I DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)

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I DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)

Messaggio  Andrea il Mer Nov 25, 2009 3:47 pm

I DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)
Letture bibliche: Ger 33,14-16; Sal 24; 1Ts 3,12-4,2; Lc 21,25-28.34-36

Introduzione e Atto penitenziale.

Il Signore venne venti secoli e fu preannunciato nei secoli precedenti; il Signore verrà alla fine del mondo (oltre che della nostra vita) e ce lo ha detto Gesù stesso ed è stato predicato dagli Apostoli e nella Chiesa; il Signore viene continuamente con le sue varie presenze, specie nella Messa, nella quale si rende presente sotto il segno dell’assemblea, del ministro, della Parola letta e annunciata, e soprattutto dell’Eucaristia; in che condizioni ci presentiamo a Lui in tutti questi incontri? Chiediamo perdono dei nostri peccati per essere davanti a Lui con cuore puro.

Sintesi dell’omelia.

Con la colletta preghiamo: Padre santo, che mantieni nei secoli le tue promesse, rialza il capo dell’umanità oppressa da tanti mali e apri i nostri cuori alla speranza, perché sappiamo attendere senza turbamento il ritorno glorioso del Cristo, giudice e salvatore. Egli è Dio, e vive e regna con te... La prima lettura annuncia la prima venuta del Signore, la seconda ci dà suggerimenti come prepararci all’ultima venuta; il Vangelo avverte i credenti di vigilare e pregare per prepararsi alla venuta del Signore in occasione della distruzione di Gerusalemme, venuta che è simbolo di quella che avverrà alla fine del mondo.

Omelia. I -

La colletta inizia con l’invocazione a Dio come Padre: Padre santo,

Dio è nostro Padre; tale egli è voluto essere per noi e tale ce lo ha presentato Gesù e come figli siamo stati pensati da Dio da tutta l’eternità: figli nel Figlio; e da degni figli di Dio dovremmo comportarci. Paolo, nel suo primo scritto arrivato fino a noi, parla di Dio indicandolo come Dio e Padre nostro. Egli ricorda ai Tessalonicesi: come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più, perché un buon figlio di Dio sa che deve vivere in modo da risultare sempre gradito a Lui.

Ci sentiamo figli di Dio? Ci comportiamo da degni figli di Dio? Gli altri vedono nel nostro comportamento una spinta a desiderare di essere pure loro figli di Dio?

II –

e continua: che mantieni nei secoli le tue promesse,

Dio, da parte sua, osserva le sue promesse: Ecco, verranno giorni - oràcolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. Aveva promesso di mandare il Messia e realizza la sua promessa. Geremia vede la venuta del Messia come atto di fedeltà di Dio alle sue promesse, malgrado l’infedeltà di Giuda. Si tratta della prima venuta di Gesù; il Signore farà risorgere la casa di Davide distrutta: In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. Grazie a questa giudizio esercitato a nome di Dio, ci sarà la pace (Is 2,1-5) e Gerusalemme riceverà lo stesso nome del suo salvatore: In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.

Dio resta sempre un padre amantissimo e amabilissimo nonostante noi siamo figli così cattivi. Tali furono anche gli Ebrei, ma Dio continuò ad amarli e a fare di tutto per poterli salvare. Purtroppo dobbiamo riconoscere che noi non siamo migliori degli ebrei e tante volte offendiamo il Signore con le nostre ingratitudini.

III –

e supplica: rialza il capo dell’umanità oppressa da tanti mali

Nel Vangelo Gesù annuncia la sua seconda venuta, la quale causerà una distinzione fra gli uomini; gli uni, i peccatori, saranno colti da terrore: Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte, mentre i salvati alzeranno la testa in segno di vittoria (1Ts 5,1): Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

La venuta del Figlio dell’uomo è descritta secondo Dan 7,13, che abbiamo letto domenica scorsa, e contiene una confortante prospettiva aperta alla speranza. La liberazione, di cui si parla, si riferisce certamente alla fine del mondo, quando cioè i cristiani, oppressi e perseguitati, potranno levar il capo con gioia, perché la loro prova è ormai finita ed è giunto il momento di essere giudicati dal Figlio dell’uomo. Ma essa considera anche una prospettiva più vicina, cioè l’apparizione di Cristo (visione di carattere spirituale, riservata ai credenti); l’affermazione ha presente anche lo sviluppo e l’ampia diffusione che avrà il regno di Dio nel mondo: essa parla dell’apparizione del Figlio dell’uomo come di una manifestazione della sua potenza: Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria; effettivamente, dopo la caduta di Gerusalemme, il regno di Cristo, cioè la Chiesa, avrà il suo pieno trionfo.

Il Signore non ha mai abbandonato la Chiesa (è parte integrante di sé, è il suo stesso Corpo) e non abbandona mai i credenti in lui, perché essi sono membra del suo Corpo. Egli se ne prende cura nella normalità della vita quotidiana ma specialmente nei momenti più difficili. Rinnoviamo la nostra fiducia nel suo amore per noi.

IV –

e chiede ancora: e apri i nostri cuori alla speranza,

La seconda venuta di Gesù contiene una confortante prospettiva aperta alla speranza. E’ un tempo di attesa, nel quale dobbiamo assumere un certo tipo di comportamento; perciò Gesù ci avverte di vigilare e pregare per prepararci a questo incontro. Egli ci invita a “porre mente” a noi stessi: State attenti a voi stessi, perché il cuore, come sede dell’intelligenza e delle facoltà spirituali in genere, non deve essere aggravato od offuscato dai vizi: che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita, giacché il rischio grosso è di arrivare impreparati a quel giorno: e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; invito proprio di Luca, secondo il quale il messaggio evangelico è ordinato a moderare e bandire dall’animo del credente le sollecitudini della vita presente. In effetti come il laccio, nel quale cade un uccello ignaro dell’insidia, così quel giorno cadrà sugli uomini: come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Di qui la necessità della preghiera e della vigilanza per evitare ogni pericolo ed essere trovati degni di presentarsi al Signore: Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di essere pienamente giustificati, dichiarati dalla parte della ragione nei confronti degli altri: e di comparire davanti al Figlio dell’uomo.

Oltre che della fine della vita (giudizio particolare) e della fine del mondo (giudizio universale), alcuni intendono l’esortazione di Gesù alla vigilanza, come è in Luca, come riferentesi alla “visita” punitrice di Dio in occasione della caduta di Gerusalemme. La raccomandazione di pregare per non essere coinvolti nella catastrofe mostra che vi è una possibilità di scampo. Per noi in ogni caso è un invito alla vigilanza per essere pronti a incontrare il Signore con animo gioioso e puro alla fine della vita.

V –

e conclude: perché sappiamo attendere senza turbamento il ritorno glorioso del Cristo, giudice e salvatore.
Prepararsi all’incontro finale (della vita o del mondo) col Signore è la cosa più importante della vita per ogni uomo, perché in esso si decide la gioia o l’infelicità eterna. Di qui l’insistenza di Gesù alla preparazione, che abbiamo già ascoltato, e gli inviti degli Apostoli e di ogni predicatore serio, che ci tiene alla salvezza delle anime. Verrà il momento in cui tutti gli uomini si presenteranno al Signore: Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria, ma solo chi si è preparato con una vita vissuta nella fede e nell’amore andrà a stare con lui nella gioia; perciò Paolo augura: il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. E si tratta di una cosa così importante che Paolo insiste con parole forti: Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Le esortazioni di Paolo ci riguardano personalmente in quanto credenti. Mettiamole in pratica e proponiamole agli altri, perché la salvezza non può essere solo un affare personale, ma ci deve stare a cuore anche la salvezza degli altri.

Pensiero eucaristico.
Il periodo di avvento, ricordandoci come gli ebrei sono stati preparati da Dio per mezzo dei profeti e in tanti modi alla venuta del Messia di venti secoli fa, diventa un invito per noi a riflettere sulla venuta di Gesù alla fine della nostra vita e del mondo. Ma il Signore viene anche in questa celebrazione eucaristica in tanti modi; accogliamolo con fede e carità ora, nel tempo, per poter essere ammessi a vivere con lui nella visione e nella carità nell’eternità.

24.11.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it

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