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Messaggio  Andrea il Gio Nov 26, 2009 5:08 pm

don Angelo Fiasco - diocesi Teggiano Policastro

Con questa prima domenica di Avvento ha inizio un nuovo anno liturgico che trova il suo culmine nella celebrazione del mistero pasquale di Cristo e si conclude, come sempre, con la solennità di Cristo Re dell’universo. Si percorre, quindi, l’intero anno liturgico con lo sguardo sempre fisso su Gesù, come ci ricorda la lettera agli Ebrei (12, 2).

Alzatevi, guardate oltre! Siamo invitati a sollevare lo sguardo verso Colui che ha in mano le sorti della creazione e dell’umanità. L’invito ci viene già dall’antifona d’ingresso di questa prima domenica di Avvento: “A te, Signore, elèvo l'anima mia, Dio mio, in te confido: che io non sia confuso. Non trionfino su di me i miei nemici. Chiunque spera in te non resti deluso” (Sal 24, 1-3).
A partire da questi versetti del salmo 24 si comprende bene anche il senso delle letture di questa domenica. “Chiunque spera in te non resti deluso”. Il profeta Geremia, infatti, parla dell’adempimento delle promesse da parte di Dio, il quale assicura la giustizia e la pace per Gerusalemme. Da sempre l’uomo avverte un profondo desiderio di tranquillità, di pace e di giustizia, ma si rende conto anche che, purtroppo, la realizzazione di queste aspirazioni si rivela sempre fallimentare senza l’aiuto di Dio. L’uomo si ritrova spesso ripiegato su se stesso e cerca in sé la soluzione dei suoi problemi, in una dimensione quasi del tutto “orizzontale”. La liturgia di oggi, invece, ci esorta a guardare oltre, ad alzare il nostro sguardo verso l’alto: “A te, Signore, elevo l’anima mia!”.
Anche Gesù, nel vangelo, ci invita a guardare il cielo, donde verrà di nuovo sulla terra. Questa volta non più in una silenziosa e buia notte, quasi di nascosto, con semplicità e discrezione, ma verrà con grande potenza e gloria, accompagnato da eventi naturali straordinari. San Paolo dice che tutta la creazione geme e soffre nell’attesa di essere finalmente liberata dalla schiavitù del male (cfr. Rm 8, 21-22) e perciò la natura resta profondamente sconvolta dalla venuta di Cristo. Il vangelo di questa domenica, dai tratti apocalittici, potrebbe sembrare spaventoso, soprattutto in questo tempo in cui si riaccendono gli interrogativi dell’uomo sulla “fine del mondo”. In realtà si tratta di un vangelo di speranza, perché parla di liberazione! L’uomo sarà finalmente libero dal male e così pure tutta la creazione, per cui si avranno un cielo nuovo e una terra nuova, in cui avrà stabile dimora la giustizia; si stabilirà un’era di pace, quel regno di Dio che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa (cfr. Prefazio Avvento I). Si comprende bene, allora, che non abbiamo nulla da temere: la venuta del Signore non sarà altro che la rivelazione del vero senso della nostra vita, partecipazione gioiosa alla sua gloria, senza più i limiti e le fragilità che sperimentiamo nella nostra esistenza terrena.
Ecco, perciò, il motivo della gioia che accompagna questo tempo di Avvento, in cui siamo chiamati a ravvivare la speranza e la carità fraterna (cfr. seconda lettura): l’amore vicendevole e il servizio reso l’uno all’altro sono i requisiti che mai devono mancare in una comunità cristiana. In questo modo sarà possibile percepire e vivere già ora quella pace, che è dono di Dio, nonostante le vicende contrarie del mondo in cui viviamo.
Interessante notare una certa contrapposizione tra la prima lettura e il vangelo: Geremia parla di tranquillità per Gerusalemme, mentre Gesù parla di angoscia di popoli, ansia, paura. In realtà le due immagini coesistono: la Chiesa (Gerusalemme) è continuamente messa alla prova da sconvolgimenti vari, ma solo la fedeltà a Cristo e la piena fiducia in Lui le garantiscono quella pace che non è assenza di guerra, ma la consapevolezza che il Signore è tra noi e rimarrà sempre con noi, che tutto è nelle sue mani, che ogni sua promessa verrà portata a compimento.
Alzatevi, guardate oltre! Oltre le cose che non vanno, oltre le contraddizioni, oltre il pensiero materialista e pessimista. Siamo stati liberati da Cristo: non siamo servi, ma siamo suoi amici! Avendo sempre questa consapevolezza, teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù in ogni nostra scelta, perché possa essere Lui il criterio del nostro discernimento tra il bene e il male.





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II Domenica di Avvento (Anno C)

Messaggio  Andrea il Mar Dic 01, 2009 5:40 am

II Domenica di Avvento - Anno C


don Luigi Rubino - diocesi San Severo
Tra gente sempre più preoccupata ad accumulare beni, tra uomini e donne intenti ad apparire per dire a se stessi che ci sono, tra generazioni indifferenti all’ambito religioso, tra giovani che fanno fatica a progettare il futuro, tra fratelli che fanno della violenza l’unico stile di vita per dirimere i conflitti… In questo deserto del nostro tempo ritorna forte la voce del Battista: “Preparate la via del Signore”.


Ci vuole un bel coraggio nel contesto in cui viviamo a dare nuovamente questo annuncio.
E’ veramente difficile. Innanzitutto perché quasi più nessuno, compreso molti cristiani, ha la consapevolezza che il Signore viene e che, nella sua condizione di vivente, desidera incontrare gli uomini e le donne di ogni tempo. Questa dimensione, che spinge a guardare oltre quello che si vive o si sperimenta, ha raggiunto un livello così basso da potersi considerare praticamente inesistente. Da qui una triste conseguenza: non c’è nessuno da aspettare, neppure il Signore, per cui si vive alla giornata. Tutto è appiattito sul presente che diventa così l’unica certezza.

Ma proprio in questo appiattimento è necessario lanciare un SOS capace di scuotere tante coscienze addormentate e dire con forza che non è così.
È il compito affidato alla chiesa, e con lei a ogni credente; con tutta la sua voce essa deve gridare le parole del Battista, e deve farlo così forte da superare ogni voce contraria; spetta a lei continuare a indicare con chiarezza che Gesù, Signore della storia e del tempo, vuole incontrare anche questa umanità inaridita per tanti motivi, ma pur carica di possibilità. Per cui è l’ora di risvegliare l’attesa.

Solo chi accoglie questo annuncio può preparare la via al Signore, desiderare l’incontro con lui come l’Unico capace di dare una risposta a quel desiderio di vita bella presente nel cuore di ogni uomo e che, forse, lui cerca in altri signori che fa fatica ad incontrare perché sono solo degli idoli.

E mentre la chiesa è invitata a non spaventarsi davanti a questa sfida, è chiamata pure a suggerire indicazioni concrete per facilitare l’incontro con lui.
Attingendo alla Parola di Dio di questa seconda domenica di Avvento è possibile cogliere ciò che può facilitare ciascun credente a porre sul proprio cammino il famoso cartello di “lavori in corso”.

Così la strada si prepara quando le vie tortuose che si percorrono per raggiungere il proprio tornaconto, quando i pensieri distorti che progettano il male, le sterzate improvvise che pugnalano alle spalle, i tentativi pericolosi che rischiano di fare uscire fuori strada vengono appianati dai sentieri della giustizia e della solidarietà, dalle vie della misericordia e della sincerità. I lavori sono in corso solo quando si è convinti che è questa la vera sterzata che bisogna dare alla propria vita ed è con quest’ultime caratteristiche che bisogna costruire la carreggiata su cui il Signore arriva. Ed è qui, su questa via, che si può dire addirittura di averlo già incontrato.
La strada si prepara impegnandosi a colmare le disuguaglianze, a non ragionare più nei termini di nord e sud, a non sottolineare troppo le differenze, spesso velate da falsi sentimenti di rispetto per la cultura degli altri, che rischiano invece di creare solo divisioni. Quando si smette di continuare ad allungare l’elenco dei buoni da un parte e dei cattivi dall’altra. Finché i criteri di discernimento saranno impostati ancora in questo modo, i burroni diventeranno sempre più profondi e le montagne sempre più alte, con l’impossibilità di essere raggiunti dal Signore che viene.
La strada si prepara recuperando l’interiorità quale materiale non da scartare buttandolo a bordi della via, ma ritenendolo prezioso per sostenere il cammino e limitare ogni possibile sbandata nella corsa della vita. Pregare, per il credente, significa mettersi sulla strada e aspettare il Signore che passa per poter proseguire il cammino con lui.
La strada si prepara anche deponendo la veste del lutto e dell’afflizione che di solito indossa chi è eccessivamente preoccupato dei riscontri immediati, chi è incapace di vedere nel buio una piccola luce, chi ha paura del presente e del futuro, chi sospetta di tutto e di tutti. Indossa la veste dell’afflizione anche chi avverte la vita cristiana come un peso e dubita della presenza e della venuta di Dio. Su questa strada Egli fa fatica ad arrivare.


Togliamo, dunque, l’asfalto della pigrizia, i guard-rail degli inutili campanilismi, i divieto d’accesso per chi non la pensa come noi, le sbarre delle convinzioni antievangeliche e prepariamo una strada appianata secondo la logica della Parola di Dio per poter non solo incrociare il Signore della Vita, ma soprattutto sentirlo compagno di viaggio fin dalle prime ore del mattino.

don Luigi Rubino - diocesi San Severo

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Re: Dal sito di mons. Marco Frisina

Messaggio  Andrea il Lun Dic 07, 2009 4:57 pm

III Domenica di Avvento - Anno C


don Antonio Marotta - diocesi Teggiano - Policastro


Come la folla, dopo aver ascoltato e accolto l’invito della parola di Dio, scesa su Giovanni, a realizzare “opere degne di conversione” (cfr Lc 3, 1-9), interroghiamo lo stesso profeta: “che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3,10). Ci viene risposto: condividi l’essenziale, dalle vesti per ricoprire il nudo corpo, alla giustizia nei rapporti reciproci, perchè la condivisione con l’altro è la dimostrazione della vera conversione.

Dovremmo ricordarlo soprattutto noi cantori perché spesso esortiamo le assemble liturgiche con la musica e le parole dell’inno “dove la carità è vera e sincera là c’è Dio”. E proprio alla vera carità che il Battista invita. Una conversione del cuore interiore, cioè dei soli sentimenti, non è un vero cambiamento di mentalità. La vera carità viaggia nel “letto” di tutta la persona per sfociare dai “piedi”, già dalla parte più bisfrattata del corpo eppure quella che ci consente di camminare, agire, realizzare la vita. Un cambiamento, cioè, che diventa visibile affinchè il Vangelo sia vivibile nelle nostre strade del tram-tram quotidiano. Non si tratta di aiutare, né di dare il superfluo, ma di imitare la povera vedova del vangelo (Mc 12, 38-44), si tratta di partecipare alla vita dell’altro come il Samaritano (Lc 10, 25-37), si tratta di farsi prossimo più che di cercare il prossimo.

Di fronte a questa indicazione evangelica ci chiediamo: Come è possibile un tale stile di vita? “Nulla è possibile all’uomo senza Dio, anzi nulla è impossibile a Dio; questa è la verità. Non è l’uomo che decide di donare, piuttosto egli vive il dono come una risposta. Non è l’uomo che mette in moto la comprensione della verità, piuttosto egli si impegna ad ascoltare. Non è l’uomo che realizza il cambiamento, piuttosto egli riceve in dono una trasformazione. Giovanni in questa domenica ci ricorda che il battesimo di Gesù dona lo Spirito Santo e il fuoco, dona cioè la “passione” per la vita della carità. Allora, anche per l’agire morale personale l’uomo vive il primato della grazia. Dio, in Gesù che è il veniente, realizza nell’uomo la carità operosa e globale nella misura in cui l’uomo è costantemente disponibile verso Dio.

In questa chiave del primato di Dio nella carità globale dell’uomo ha senso riascoltare la prima lettura: Rallègrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia». Rallègrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia». (Sof 3, 14-18). Il profeta ci chiede di prendere consapevolezza che Gesù ha revocato la condanna per l’uomo, ha disperso il nostro nemico, l’oppositore alla carità, rinnovandoci nell’amore. “Ecco quant’è bello e soave che i fratelli vivano insieme” (Sal 133). “Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, dall'amore che avrete a vicenda” (Gv 13,35). Oh! Se è così, quan’è bello rallegrarsi nel Signore! Ha abbassato colline, monti, … per farci condividere il nostro pane quotidiano e superare ogni altro ostacolo che impediva il nostro isolato camminare. “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!” (Fil 4, 4).

Infine, vi auguro “scomodamente” un santo Natale con le parole di un profeta dei nostri tempi:

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Per la copia

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