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Messaggio  Andrea il Mer Gen 27, 2010 6:03 am

4. CAP. IV - PRODIGI


I prodigi che Dio va operando in questi tempi sono specialmente pro­digi solari e prodigi di lacrimazioni di immagini di Gesú o della Madonna. I prodigi solari si verificano quasi in tutte le apparizioni autentiche del­la Madonna: si vede il sole cambiare colore, pulsare e girare attorno a sè velocemente e, anche spesso, muoversi come impazzito nel cielo, o quasi precipitare sulla terra. Qui parliamo dei prodigi di lacrimazioni.


Tutti questi prodigi rientrano nel campo dell'osservazione, ed è da sciocchi negarli o metterli in dubbio quando sono testimoniati da una moltitudine di persone; tutt'al piú si può discutere sulla loro origine.


Quando in Adrano ci fu il prodigio della lacrimazione del volto di Gesú Misericordioso, ed io cominciai a parlare pubblicamente del fatto, in una grossa riunione fui tacciato da un sacerdote di leggerezza; io risposi tran­quillamente: « Se i vostri occhi sono privilegiati e valgono piú dei miei e di molte centinaia di altri testimoni che vi posso portare, avete ragione; se credete che i vostri occhi valgono quanto quelli degli altri, sarete saggi solo se non parlate piú ». Prodigi di lacrimazioni di immagini o di statue della Madonna o di Gesú ne sono avvenuti nella seconda metà di questo secolo diverse centinaia.


Ne citiamo soltanto alcuni:


Nel 1953 la Madonna pianse per tre giorni a Siracusa; il prodigio oltre ad essere osservato da migliaia di persone fu anche filmato e, in seguito, fu fatto un grande Santuario.


A Castelvolturno piansero una statuetta della Madonna e una di Gesú Bambino nella casa di Teresa Musco, stimmatizzata e morta in concetto di santità.


A Porto Santo Stefano (Grosseto), nella casa di Enzo Alocci, ha pianto la statua della Madonna dal 3.7.1972 al 31.7.1977 per nove volte lacrime bian­che, per 18 volte lacrime di sangue.


A Maropati (R.C.) nella casa del sindaco comunista avv. Gordiano ha pianto moltissime volte l'immagine della Madonna di Pompei.


A Cinquefrondi (Reggio Calabria) ha pianto molte volte il Sacro Cuore di Maria nella casa della stimmatizzata Bettina Jamundo.


A Niscima (Caltanissetta) nella Villa Bella ha pianto moltissime volte la statua della Madonna di Lourdes: una volta un incredulo, che poi è dive­nuto mio amico (Aldo Martorelli di Catania), andato per curiosità sul luogo e presa la statua fra le mani, se la vide piangere e, naturalmente, subito si converti.


A Catania ha pianto moltissime volte una statua della Madonna dinan­zi a tanti in casa Castorina (in via dei Salesiani).


A Ravenna, nella Chiesa di S. Damiano, dal 1972 in poi ha pianto moltis­sime volte una statua della Madonna, dinanzi a moltissime persone; una volta dinanzi a un migliaio di persone. Altrettanto a Ladeira (Spagna) dal 196o in qua e a New Orleans (U.S.A.).


A Roccacorneta (Bologna) dal 12.5.1957 a oggi ha pianto moltissime vol­te una statua della Madonna. Sparsasi la notizia, nei giorni successivi, ac­corsero sul luogo molte centinaia di persone e dinanzi a tutti si ripeté quasi ogni giorno il prodigio della lacrimazione. Dinanzi a un fatto cosí impressionante venne sul posto una commissione di esperti da Bologna per studiare la « statua »; nel mese seguente venne un'altra commissione da Modena. Entrambe le commissioni, dopo aver smontato la statua, non vi trovarono alcuna traccia di trucco.


I primi testimoni furono due ragazzi undicenni, che, interrogati dal Ve­scovo, furono trovati sinceri e dichiararono di avere sentito entrambi una vocina sottile e soave che disse loro: «Piango perché gli uomini sono di­ventati cattivi; si sono allontanati da Dio e dalla Chiesa e vivono nell'im­purità e nella disonestà... Con le mie lacrime voglio richiamare tutti alla preghiera e al sacrificio, ai sacramenti, alla comunione, alla recita del ro­sario ... Gli uomini si uccideranno tra di loro, se non si ritornerà al Signore ».


Ritornano in mente le parole quasi identiche dette da Suor Lucia di Fa­tima il 22.5.1958 al padre Agostino Fuentes: « La Madonna mi ha detto espressamente: "Ci avviciniamo agli ultimi tempi". Quando saranno esau­riti gli ultimi mezzi di salvezza, disprezzati dagli uomini, Dio nella sua in­finita misericordia, ci offrirà un'ultima ancora di salvezza: la Vergine san­ta in persona, sue numerose apparizioni, sue lacrimazioni. Se anche allora non ascolteranno la voce della Madonna e continueranno a offendere il Signore, non saranno perdonati ».


In Adrano (Catania) i prodigi di lacrimazione sono stati moltissimi. Av­vennero in casa Orofino, una famiglia completamente lontana da Dio. Co­minciarono il 7.12.1980 e si ripeterono molte volte al giorno per circa cen­to giorni, cioè fino al marzo 1981. In quella casa non esistevano simboli re­ligiosi, eccetto un quadrettino di S. Giuseppe e una cartolina della Ma­donna di Cinquefrondi.


Il pomeriggio del 7.12.1980 le due stanze al 1° piano di detta casa ap­parvero con tutte le pareti completamente rigate di sangue vivo, tali da terrorizzare. La padrona di casa non ebbe coraggio di parlare con qualcu­no. L'indomani mattina, marito e moglie trovarono le due stanzette di pian terreno, dove fanno e infornano il pane, completamente insanguina­te: pareti, volte, forno, mensole di marmo, pavimento. Terrorizzati cominciano a gridare. In un batter d'occhio accorrono folle e folle di persone, ta­li da dovere subito intervenire le guardie municipali e i carabinieri per ar­ginarle. Dopo un po' di giorni un uomo porta in quella casa un poster di Gesú Misericordioso, e, dopo, uno della Madonna di Fatima. Prima l'uno e dopo l'altro cominciano a sanguinare. Il volto di Gesú si copre talmente di sangue, uscito dagli occhi e da un'invisibile corona di spine, da fare non solo pietà, ma anche spavento. Contemporaneamente cominciano a for­marsi, quasi sempre sotto gli occhi di tanti testimoni, nelle porte delle stanze al 1° piano e in fogli di carta dei segni e dei simboli fatti con sangue: l'ostia, il calice, la croce, la « M », ecc. Sopra il manto della Madonna com­parve il n. 3 e accanto al poster di Gesú Misericordioso si formò il n 21. Ri­petutamente il giudice preparò l'ordine di arresto dei coniugi Orofino, convinto che gli autori di tutto fossero essi; arresto scongiurato dai miei interventi. Il tribunale di Catania mandò il proprio medico legale per esa­minare il sangue: risultò sangue umano gruppo AB. Io personalmente fui testimonio oculare di abbondanti lacrimazioni; ho raccolto inoltre un centinaio di verbali di altri testimoni (vedi il libro Dalla Polonia a Adrano).

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Re: Dal sito "Città Cattolica.com"

Messaggio  Andrea il Lun Dic 28, 2009 6:33 am

3. CAP. III - DIO SI FA RICONOSCERE


Qualunque persona che deve fare un'operazione importante, se non è conosciuta, si fa riconoscere con dei garanti; e se deve farla fare dà al suo inviato le credenziali o la delega.


Altrettanto fa Dio sia quando interviene direttamente, sia quando in­terviene con un suo messaggero.


Eccetto qualche rarissima volta in cui si fa riconoscere con immediata evidenza, come ai tempi di Mosè, o come nel prodigio del sole del 13.10.1917 a Fatima, visto nel raggio di km 25 da oltre 80.000 persone, quasi sempre Dio dà garanzie sicure, ma non di immediata evidenza, tali da la­sciare negli uomini di buona volontà la libertà e il merito, e da lasciare quelli di mala volontà nell'indifferenza o nell'ostilità.


Tali garanzie sono: le profezie, i prodigi, i miracoli. Con tali segni Dio garantisce i suoi interventi, i suoi messaggeri, i suoi messaggi.



1. Necessità dei segni di riconoscimento


Nessuno viene creduto senza garanzie. Gesú stesso ebbe a dire: « Se io rendo testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non vale. Vi è un altro che testifica per me e so che vale la testimonianza che mi rende ... Quelle opere che il Padre mi ha dato da compiere e che io faccio, esse atte­stano per me che il Padre mi ha mandato. E il Padre stesso che mi ha man­dato rende testimonianza a mio favore » (Gv. 5, 31).


E quando gli ebrei gli chiedono di dire chiaramente se egli è una cosa sola con Dio, egli risponde: « Ve l'ho detto e non mi credete; le opere che io faccio in nome del Padre mio, queste mi rendono testimonianza; tutta­via voi non credete perché non siete delle mie pecore ... Io e il Padre sia­mo Uno. Se non faccio le opere del Padre mio non credetemi; ma se le fac­cio, anche se non volete credere a me, credete alle opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre » (Gv 10, 25-37). Allora gli ebrei tentarono di prenderlo per ucciderlo. Per questo Gesú, sfuggito da loro, disse poi di loro: « Se non avessi fatto tra loro le opere che nessun al­tro mai fece, sarebbero senza colpa » (Gv. 15, 24).


E un altro giorno di alcune città che non avevano voluto credere a lui, disse: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Bethsaida! Perché se in Tiro e in Sido­ne fossero stati fatti i miracoli compiuti in mezzo a voi, già da gran tempo avrebbero fatto penitenza, cinti di cilizio e ricoperti di cenere. Perciò vi di­co: nel giorno del giudizio Tiro e Sidone saranno trattate meno severa­mente di voi. E tu, Cafarnao, sarai esaltata fino al Cielo? Tu discenderai si­no all'inferno: perché se in Sodoma fossero stati fatti i miracoli opera­ti in te, ancora oggi sussisterebbe. Perciò vi dico: nel giorno del giudizio il paese di Sodoma sarà trattato meno duramente di te » (Mt.11, 21-24). E dei suoi discepoli Gesú dice: «In verità, in verità vi dico: chi crede in me, com­pirà anche lui le opere che io faccio, anzi ne farà delle maggiori» (Gv. 14, 12).

Prima di andare in cielo, mandando i suoi discepoli a predicare il Van­gelo in tutto il mondo, dice: « Ed ecco i miracoli che accompagneranno coloro che avranno creduto: cacceranno i demoni in nome mio, parleran­no lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualcosa di mortifero non farà loro del male; imporranno le mani ai malati e saran­no guariti » (Mc. 16, 17).


Da qualche tempo hanno cominciato a girare per le strade e spesso per le case seguaci di tante sette: protestanti, mormoni, testimoni di Geova, discepoli di Hare Krishna, discepoli di Sai Baba, ecc.


Si presentano a nome di Dio, senza portare alcuna credenziale né alcu­na garanzia; spesso addirittura si presentano a nome proprio; e tanti po­veri cristiani, sprovveduti di senso critico e di buon senso, li ascoltano e finiscono per seguirli, senza chiedere loro chi li manda, né quali garanzie o credenziali hanno.


Se qualcuno si presentasse a nome del giudice a chiedere loro qualche centinaio di milioni o anche solo un milione, richiederebbero l'esibizione della condanna del giudice; questi falsi profeti vengono a rubare la loro anima, ed essi gliela danno stupidamente, senza chiedere con quali ga­ranzie provano che è Dio che li manda.


2. Uno sguardo alle garanzie


Prima di entrare in merito ad esse facciamo alcune osservazioni preli­minari: Dio ha provvisto abbondantemente alla vita degli uomini sulla terra con tutta la creazione minerale, vegetale, animale. Quando ora inter­viene lo fa direttamente o indirettamente in ordine alla nostra vita e feli­cità eterna; e non interviene mai senza uno scopo adeguato, cosí per pas­satempo, come possiamo fare noi uomini. In conseguenza tutta la Rivela­zione del Vecchio e Nuovo Testamento e le garanzie che ne dà sono in or­dine a Gesú, alla grande opera per cui Gesú è venuto: la Chiesa e la sal­vezza di ogni singolo uomo.


Le innumerevoli profezie del Vecchio Testamento ci mostrano con estrema chiarezza la persona e la missione di Gesú; gli innumerevoli mi­racoli di Gesú ci mostrano con estrema chiarezza la sua divinità e la verità della sua dottrina; gli innumerevoli prodigi e miracoli che accompagnano passo passo la vita della Chiesa ci mostrano la sua divina istituzione e ci fanno ricordare quanto Gesú ci ha rivelato e come egli è sempre pre­sente nella sua Chiesa, cosí come aveva predetto (Mt. 28, zo) per illumi­narci, per richiamarci, per convertirci, per guidarci al paradiso.


Pace e bene

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Re: Dal sito "Città Cattolica.com"

Messaggio  Andrea il Lun Dic 28, 2009 6:13 am

Ecco il canto al quale accennava Paola. Forse Daniele non lo trovava usando la parola "cantano" invece di "narrano"

http://www.youtube.com/watch?v=WD95xBShwMo

ma ecco ancora uno:

http://www.youtube.com/watch?v=IPNJP0WaZ_k

Pace e bene


Ultima modifica di Andrea il Lun Dic 28, 2009 5:06 pm, modificato 1 volta

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Re: Dal sito "Città Cattolica.com"

Messaggio  chiarotta91 il Gio Dic 17, 2009 12:23 am

I cieli cantano la gloria di Dio è anche un bellissimo brano musicale composto da mons. Frisina ( di cui oggi ricorre il compleanno !!!) con le parole dell'omonimo salmo. Scommetto che Daniele riuscirà a trovarlo e a linkarlo sul sito...........................
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I cieli narrano la gloris di Dio

Messaggio  Andrea il Mar Dic 15, 2009 4:23 pm

3. CAP. II - I CIELI NARRANO LA GLORIA DI DIO


Ai primordi della nuova astronomia gli scienziati, in genere, hanno creduto che l'universo abbia avuto un infinito passato e abbia un futuro infinito, che cioè sia senza principio e senza fine. Altri, senza essere scien­ziati, come Marx, hanno creduto che la materia fosse infinita.


Di tutte queste concezioni ha fatto giustizia la scienza moderna, spe­cialmente per merito di Einstein.


Newton aveva scoperto la legge della gravitazione: «un'attrazione re­ciproca tra i corpi, proporzionata alla quantità della loro massa e inversa­mente proporzionale alla loro distanza ».


I portatori di massa sono i protoni, i neutroni, gli elettroni. Essi sono i componenti fondamentali degli atomi dei corpi: sono per cosí dire, i mat­toni con cui è costituito tutto l'universo e rivelano l'unità dell'universo tenuto insieme dalla forza di gravità esistente e agente tra pianeti, stelle e galassie.


Einstein dà una nuova idea all'idea della gravitazione, legandola ai concetti di tempo, spazio, massa, inerzia e dice che la forza gravitazionale ha esattamente la stessa natura di un'accelerazione di velocità.


« L'inerzia è la resistenza che una massa materiale oppone a una forza che tende a muoverla e a darle una certa velocità». Secondo Einstein l'i­nerzia è un qualche cosa legato alla massa, come la gravitazione; anzi Einstein, riprendendo una teoria di Mach, formulò il principio di Mach: «L'inerzia è creata dall'azione gravitazionale dell'intera massa dell'uni­verso in ogni suo punto ». La cosa si può dimostrare con la Relatività; ma non è questo il luogo di farlo.


In parole povere un corpo (vagone ferroviario o ... protone che sia), è inerte proporzionalmente alla propria massa, a causa dell'azione gravita­zionale che tutte le altre masse dell'universo hanno su di esso. E mentre la gravitazione, come forza attraente universale, si annulla in ogni punto perché si è attirati ugualmente da ogni parte (solo tra corpi relativamente vicini: pianeti, stelle, galassie: si crea una dissimetria ed emerge una lo­cale attrazione reciproca); la stessa gravitazione invece, come forza iner­ziale, si fa sentire fortissima in ogni punto durante ogni accelerazione ap­plicata a un corpo. È come se il campo gravitazionale universale tendesse a tenere inchiodato ogni corpo nella situazione di quiete o di moto uni­forme che ha. L'insieme totale della materia, tutto l'infinito numero di ga­lassie distribuite per miliardi e miliardi di anni-luce (o meglio, l'infinità di protoni, neutroni ed elettroni che ne compongono tutti gli elementi) creano un campo universale di gravitazione che si esprime, in ogni punto, con l'inerzia di ogni singola massa.


Potrebbe sembrare ridicolo pensare che questi esseri lontanissimi, queste galassie distanti miliardi di anni-luce, possano esercitare una sen­sibile influenza, sulla terra. Anzi, è naturale pensare che, se tutte le galas­sie sparissero e restasse solo la nostra, nessuno se ne accorgerebbe. Invece nulla di piú sbagliato. La teoria della Relatività, applicando il principio di Mach, dimostra che infinitamente piú del sole, della luna, della nostra ga­lassia e delle galassie vicine, è l'infinito numero delle galassie lontane (e proprio le piú lontane perché infinitamente piú numerose) che contri­buiscono all'inerzia, a dare cioè corpo alla terra stessa.


Se si annientasse l'universo lontano, anche noi resteremmo annientati, poiché la nostra massa è definita dalla totalità delle altre masse; anche se è vero che, a sua volta, la nostra massa contribuisce essa pure a definire l'intero universo.


« Si rivela cosí una essenziale situazione di unità: a livello primordiale, ogni parte costituisce il tutto; ma è anche costituita dal tutto » (Pasolini). Materia nell'universo ce n'è tanta quanta è necessaria perché ci siano le presenti leggi chimico-fisiche-biologiche che regolano il mondo, ossia quanta è necessaria per la nostra esistenza.


Nel 1916 Einstein formulò la teoria della Relatività generale. Essa in­quadra la gravitazione newtoniana nella cornice relativistica e introduce l'ipotesi audace che la forza gravitazionale, emanata dalla materia agisce sullo spazio-tempo incurvandolo.


È una visione nuova dell'universo cosí sconvolgente che Einstein stes­so ammise piú volte di essere costretto a vedere al di là di esso un disegno creatore, un Dio che si rivela alla ragione, un Dio che costruisce, con un perfetto linguaggio matematico, con un preciso disegno geometrico: Un Dio che non gioca a dadi con il mondo, sottile ma non malizioso, un Dio che si fa comprensibile, se sappiamo porgli le domande giuste.


È un universo dove spazio e tempo, energia e materia cessano di esiste­re come entità assolute a sé stanti, ma diventano un'unica realtà inscindi­bile: lo spazio-tempo, che a sua volta diventa un qualcosa di inconcepibi­le senza la materia, che è al tempo stesso anche energia. Non esiste lo spa­zio vuoto, e neppure il tempo senza gli oggetti fisici.


Non restava ai fisici che controllare sperimentalmente se lo spazio real­mente fosse curvo.


Ciò che fecero in un'eclissi di sole. In essa poterono vedere che la luce di una stella veniva attirata dal campo gravitazionale del sole; nella foto era ben visibile la stella con i raggi incurvati verso il sole.


« Dunque lo spazio è curvo », conclusero gli astronomi. La conseguenza evidente è che lo spazio è limitato e che quindi la materia non è infinita, né eterna, e perciò ha avuto un principio. Cosí nasceva la nuova teoria astronomica del « bing-bang » a opera degli astronomi Le Maitre, Huble e Gamow.


L'universo ha avuto origine da un'esplosione di luce, che ha proiettato la materia in tutte le direzioni, costituendo i vari miliardi di galassie (di cui una è la nostra con circa 200 miliardi di stelle) e i quasars. Ogni stella è piú o meno come il nostro sole; questo è 1.300.000 volte piú grande della terra.


Questa spinta iniziale continua ancora, sicché l'universo è in espansio­ne: galassie e quasars sono in fuga e si allontanano sempre piú, come si prova dalla loro luce rossa. Esattamente come dice la Bibbia: Dio disse: « Sia fatta la luce e la luce fu » (Gen. 1, 3).


Ci vollero millenni di studi per arrivare a una scoperta che la Bibbia aveva proclamata 3300 anni prima.


Oggi molti scienziati studiano per scoprire un modello matematico dell'universo che spieghi tutto e che Einstein aveva intuito dicendo: « Vo­glio scoprire il disegno di Dio »; quel disegno di cui parla la Bibbia dicen­do: « Dio fece tutto in numero, peso e misura » (Sap. 11, z1).


Le prime registrazioni delle onde gravitazionali e la scoperta di nuove particelle negli acceleratori, ci danno speranza che forse presto verrà fatta la scoperta di questo progetto unico e armonioso di Dio. È sempre piú ve­ro quanto dice la Bibbia: « I cieli narrano la gloria di Dio » (Ps. 18, 2).

(Segue)


Ultima modifica di Andrea il Lun Dic 28, 2009 6:27 am, modificato 1 volta

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Re: Dal sito "Città Cattolica.com"

Messaggio  Andrea il Ven Dic 11, 2009 5:50 am

2. Il Dio in cui credo


È il Dio della Bibbia, Jawhé, colui che è, e che dà principio a tutte le co­se.


È il Dio che ascoltò i gemiti del suo popolo tenuto schiavo in Egitto dal faraone e lo liberò con braccio potente, facendo miracoli inauditi per por­tarlo in Palestina.


È il Dio che premurosamente addita ai suoi figli la strada da percorrere per essere felici: « Guarda, io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Se tu ascolti gli ordini del Signore, Iddio tuo, che oggi ti prescrivo, amando il Signore, tuo Dio, camminando nelle sue vie, osservando i suoi comandamenti, le sue leggi e i suoi precetti, allora tu vivrai e ti moltipli­cherai e il Signore, Iddio tuo, ti benedirà nel paese, dove tu stai per entrare e prenderne possesso. Ma se il tuo cuore si volge indietro e non vuoi ob­bedire e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri déi e servir loro, io vi dichiaro oggi formalmente che voi perirete, e non vivrete a lungo nella terra, in cui entrate per possederla, passando il Giordano » (Deut. 30, 15­18).


È il Dio che sta sempre vicino al suo popolo per ascoltarlo ogni volta che lo prega (Deut. 4, 7).


È il Dio che anzi abita in mezzo al suo popolo e si è fatto fare una tenda in mezzo a loro (Es. 26, 30).


È il Dio che ama tutte le cose che sono e non aborre nulla di quello che ha fatto, perché, se odiasse qualcosa, non l'avrebbe creata. (Sap. 11, 24). È il Dio che soccorre in tutti i pericoli e bisogni i suoi figli che lo amano e a lui si affidano, come poeticamente canta il Salmo 90.


È il Dio che pone le sue delizie nello stare in mezzo ai figli degli uomini (Prov. 8, 21).


È il Dio che ha compassione di tutti e finge di non vedere i peccati degli uomini per non essere costretto a castigarli subito e poter aspettare che si convertano (Sap. 11, 23).


È il Dio che in un anno preciso della storia, nel 754 di Roma « si incarnò ed abitò fra noi » (Gv. 1, 14) e si fece in tutto simile a noi: nella fame, nella sete, nella stanchezza, nel dolore; tranne che nel peccato. Anzi « Egli, pos­sedendo la natura divina, non pensò di valersi della sua eguaglianza con Dio, ma annientò se stesso, prendendo la natura di schiavo e diventando simile agli uomini; e dopo che ebbe rivestito la natura umana, umiliò se stesso ancor di piú, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce » (Fil. 2, 6-Cool.


È il Dio che non ci ha abbandonati al nostro destino, ma ha continua cura di noi e minutamente ci provvede di quello di cui abbiamo bisogno come il piú tenero dei padri, almeno fino a quando noi non lo rifiutiamo come Padre (Lc. 12, 22-31).


È il Dio amoroso dei cristiani che mette piú cura per una persona che lo ama che non a guidare tutte le stelle dell'universo.


È il Dio che si è definito « Amore » e che ci ha amati tanto da consegnare il suo Figlio unigenito perché venisse ucciso per noi, affinché ognuno che crede in lui non perisca ma abbia la vita eterna (Gv. 3, 16).


È il Dio che ci ha resi e ci ha chiamati amici (Gv.15,15), anzi addirittura suoi figli, destinati a divenire simili a lui, come dice S. Giovanni: « Consi­derate quale ineffabile amore ci ha donato il Padre: che ci chiamiamo figli di Dio, e che lo siamo » (Gv. 3, 1); e aggiunge: « Ancora non è apparso ciò che saremo. Sappiamo che quando apparirà saremo simili a lui, perché lo vedremo quale egli è » (1 Gv. 3, 2).


il Dio che ha voluto che dove andava lui (in Paradiso) andassero pure i suoi amici e per questo ha fatto quella meravigliosa preghiera riportata da Giovanni nel cap. 17.


È il Dio che, per meritarci questo, per divinizzarci e portarci con sé in cielo, ci ha purificati « non con il sangue di capri e di vitelli, ma con il pro­prio sangue » (Ebr. 9, iz), sparso fra orrendi tormenti sulla croce.


È il Dio che, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv. 13, 1) cioè sino all'estremo possibile, restando nell'Eucarestia si­no alla fine del mondo, in balia anche dei cattivi e dei suoi nemici, per es­sere nostro compagno, nostro amico, nostro confidente, nostro cibo, no­stra luce, nostra vita, nostra forza, per renderci simili a sé e darci il pegno della futura gloria, ossia della nostra resurrezione e felicità eterna in Para­diso.


È il Dio che ci risusciterà nell'ultimo giorno (Gv. 6, 39) e ci renderà im­mortali e felici per tutta l'eternità.


Dice Gesú: « Io sono la resurrezione e la vita: chi crede in me, anche se morto vivrà; e chi vive e crede in me, non morrà in eterno » (CV. 11, z5). Non val la pena vedere se tutto questo è vero?


Non abbiamo tutto da guadagnare, se potremo vivere felici eterna­mente in Dio con le persone che amiamo?


Questo libro ti vuol aiutare a scoprire questa certezza.


C'è poi un risvolto terribile per coloro che non vogliono tale felicità: è l'inferno, ossia la perdita eterna di Dio.


Ci sono molti che fanno gli spavaldi e i forti: negano Dio, negano l'altra vita, ridono dell'inferno e a chi dice loro: « Non sai che, se c'è l'inferno, tu, vivendo cosí, ci andrai di certo? ».


Rispondono: «Beh! Se ci sarà, lo affronteremo ».


Costoro dovrebbero ricordare le parole di Napoleone: « Non amo gli spiriti forti. Non ci sono che gli imbecilli a sfidare l'ignoto».


Questo libro, se lo leggi senza prevenzioni, ti aiuterà a scoprire l'ignoto del dopo morte.

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Messaggio  Andrea il Lun Nov 30, 2009 5:35 am

1. Il Dio in cui non credo


È il Dio-nulla degli atei, che senza esistere produce l'universo; senza essere vita crea la vita; senza avere l'intelligenza produce l'intelligenza. È il Dio-materia cieca e stupida dei marxisti, capace di organizzare le galassie e questa terra meravigliosa, di programmare l'esistenza di tutti i viventi e di fare spuntare dal non essere l'essere, dalla non vita la vita, dalla non intelligenza l'intelligenza; siamo all'assurdo di un programma senza programmatore.


È il Dio-tutto dei panteisti, confuso con la materia, che fa brillare per un momento il pensiero dell'uomo per riassorbirlo e farlo scomparire con la morte.


È il Dio-statua dei pagani, insensibile alle necessità degli uomini, inca­pace di vedere, di ascoltare, di commuoversi, di intervenire, di apprezzare gli sforzi e i sacrifici degli uomini, di rallegrarsi; uno di quegli dei pagani di cui dice la Bibbia: « Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non ve­dono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Con le loro mani non palpano, con i loro piedi non camminano, non danno suono con la loro gola » (Ps. 115, 5-17).


È il Dio-uomo dei greco-romani, fatto con gli stessi istinti, con le stesse debolezze, con le stesse passioni, con la stessa maniera di ragionare degli uomini.


È il Dio-fato, inferiore alle leggi da lui stesso create, che non può piú modificare quanto ha fatto, perché non è libero, ma schiavo di se stesso. È il Dio-architetto dei liberali e dei massoni, disinteressato delle vicen­de di questi piccoli uomini, perché occupato a guidare le stelle.


È il Dio-tabú dei feticisti, che dà ordini capricciosi per esercitare la sua potestà; castiga e uccide chi osa toccarlo o anche solo avvicinarglisi. È il Dio-moloch dei cananei e degli altri popoli medio-orientali che co­mandava agli uomini di sacrificargli i loro nemici, gli schiavi e perfino i loro figli.


È il Dio menefreghista dei pessimisti che abbandona gli uomini alla lo­ro sorte: lavorare, soffrire, morire.


È il Dio dei peccatori che condanna la felicità degli uomini e gode della loro infelicità.


È il Dio dei manichei che considera il matrimonio un peccato.


È il Dio altissimo dei deisti con il quale è impossibile allacciare un qual­siasi rapporto, perché troppo superiore e lontano da noi.


È il Dio di Zarathustra, limitato dal principio del male.


È il Dio ragione dei razionalisti, fatto a misura di uomo, capace di esse­re capito e compreso dagli uomini.


È il Dio dei satanisti capace di essere condizionato, sottomesso agli uo­mini e ai demoni.


È il Dio dei giansenisti che aspetta al varco questi poveri disgraziati di uomini peccatori, per avere il piacere di vendicarsi e di mandarli all'infer­no.


È il Dio vecchio maestoso degli indifferenti verso cui sentono rispetto ma nessuna attrattiva.


È il Dio-tappabuchi di tanti pseudo-religiosi, intento a riparare, dietro segnalazione dei suoi clienti, tutti i difetti commessi seguenti l'opera del­la creazione e la vita e il cattivo uso della libertà degli uomini.


È il Dio principio dei sadducei (che negano la resurrezione) secondo i quali egli ha esaurito tutte le sue possibilità nella creazione di questo mondo, e quindi dà ricchezze e felicità a quelli che ama; miseria e malattie ai peccatori.


Giustamente dice Tolstoi: « Se vi capita di pensare che tutte le vostre credenze concernenti Dio sono false e che non esiste nessun Dio, non scoraggiatevi. È una cosa che capita a molte persone. Non crediate però che la ragione della vostra incredulità sia nel fatto che Dio non esiste. Il fatto di non credere piú nel Dio nel quale credevate prima, proviene dal fatto che la vostra credenza precedente era sbagliata; dovete fare ancora uno sforzo per comprendere meglio quello che voi chiamate Dio.


Quando un selvaggio cessa di credere nel suo dio di legno, non signifi­ca che Dio non esiste; significa solo che il vero Dio non è il dio di legno ».


Dal sito CITTA CATTOLICA.COM

(Segue)


Ultima modifica di Andrea il Ven Dic 11, 2009 5:52 am, modificato 1 volta

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