III Domenica di Avvento (Anno C)

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III Domenica di Avvento (Anno C)

Messaggio  Andrea il Mer Dic 09, 2009 4:50 am

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)

Letture bibliche: Sof 3,14-18a; Is 12,2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

Introduzione e Atto penitenziale.
Giovanni ci prepara all’incontro con Gesù con l’esortazione alla carità fraterna. Chiediamo perdono di tutti i nostri peccati, specie quelli contro il prossimo.

Sintesi dell’omelia.

Con la colletta preghiamo: O Dio, fonte della vita e della gioia, rinnovaci con la potenza del tuo Spirito, perché corriamo sulla via dei tuoi comandamenti, e portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te... La prima lettura è un invito alla gioia per la presenza di Dio in mezzo a noi; la seconda lettura anche ripete lo stesso invito per la vicinanza del Signore; nel Vangelo Giovanni annuncia la venuta imminente del Messia e presenta le condizioni per incontrarlo bene: la conversione che si traduce nella pratica dell’amore verso il prossimo.

Omelia. I – La colletta invoca: O Dio, fonte della vita e della gioia,

Da Dio ci viene tutto il bene che abbiamo, da noi viene tutto il male. Riconoscere questo è certamente umiltà, ma poi bisogna lasciarci penetrare da questa idea profondamente e che noi effettivamente andiamo a ricercare tutto ciò che è bene in lui e da lui come sorgente. Paolo esorta: fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri (Fil 4,Cool; cioè ci invita a realizzare tutto questo col nostro impegno ma anche sapendo che è dono di Dio. Quindi vita e gioia provengono da Dio; e solitamente quando ci si sente pieni di vita, si avverte anche gioia, mentre all’abbassamento della vitalità si associa il cattivo umore, la malinconia, la tristezza, la depressione.

Nella prima lettura abbiamo un inno di gioia, per la salvezza offerta a Israele, che non solo non ha motivi di aver paura e di scoraggiarsi: Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!, ma ha ben ragione di stare nell’esultanza: Rallegrati, figlia di Sion,/ grida di gioia, Israele, /esulta e acclama con tutto il cuore,/figlia di Gerusalemme! Il motivo di tanta gioia è la presenza di Dio in mezzo al suo popolo: Re d'Israele è il Signore in mezzo a te,… Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Anche Paolo esorta alla gioia e dà lo stesso motivo, la presenza del Signore: Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti…. Il Signore è vicino!

Anzi addirittura Isaia ci avverte che Dio stesso proverà gioia per il suo popolo: Gioirà per te… /esulterà per te con grida di gioia. Quando Dio prova gioia per noi? Quando ci impegniamo a fare la Sua volontà, cioè a regolare la sua vita secondo fede, speranza e carità.

Se stiamo nella gioia, spontaneamente mettiamo anche in pratica l’invito di Paolo a evitare l’ansia: Non angustiatevi per nulla, e piuttosto ad affidarci a Dio con pieno abbandono, ma supplicandolo anche di intervenire: in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.

Dio ci vuole nella gioia; ma noi gli consentiamo, con la nostra adesione totale a lui, di tenerci in questo stato di gioia?

II – e supplica: rinnovaci con la potenza del tuo Spirito,

Dio ama di amore preveniente il suo popolo, indipendentemente dalla fedeltà con cui risponde ai doni che Egli gli elargisce; ma, poiché gioisce per il benessere del suo popolo, lo arricchisce di doni, fino a trasformarlo radicalmente: ti rinnoverà con il suo amore. In effetti gli dà la sua stessa presenza, che è fonte di ogni bene, e in particolare della salvezza. Nella seconda lettura appaiono i due termini del tema della salvezza; essa è in senso negativo perdono dei peccati e revoca della condanna: Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico, liberazione dal male: tu non temerai più alcuna sventura; in senso positivo è riconciliazione e comunione con Dio, presente in mezzo al suo popolo. Tutto questo Dio realizza in Cristo per mezzo dello Spirito, che noi faremo bene a chiedere insistentemente come dono del Padre e del Figlio e a invocare continuamente che venga in noi e ci guidi.

III - e continua: perché corriamo sulla via dei tuoi comandamenti,
I comandamenti di Dio sono dieci (le Dieci Parole, come le definivano nell’AT); i primi tre riguardano l’amore verso Dio, gli altri sette l’amore per il prossimo. Dio vuole che osserviamo sia i primi tre, sintetizzati nel primo precetto: Ama Dio con tutto il tuo cuore…, sia gli altri, sintetizzati nel secondo precetto: Ama il prossimo tuo come te stesso. Dobbiamo amare Dio per se stesso e il prossimo per amor di Dio, Dio nella sua realtà e Dio nella sua immagine, l’uomo. Le raccomandazioni di Giovanni si riferiscono proprio a questa seconda parte dei comandamenti e rivelano come egli intendeva la penitenza. Egli non propone una penitenza in sacco e cenere (Lc 10,13) né la fuga dal mondo o dure pratiche ascetiche, ma opere di giustizia e di carità verso il prossimo. La domanda delle folle: Che cosa dobbiamo fare? manifesta l’efficacia della parola ardente del Precursore, come anche una fondamentale apertura spirituale di una parte almeno dei suoi ascoltatori. Certamente le espressioni così forti e le immagini tanto incisive del Battista non potevano lasciar indifferenti coloro che erano accorsi a lui. Giustizia e amore sono i frutti del proprio ravvedimento; chi possiede qualcosa in più e chi ha cibo in abbondanza lo dia a chi si trova nell’indigenza: Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto. Per il Battista il modo di riformare la propria vita consiste nello spogliarsi dell’egoismo e nell’amare fattivamente il prossimo.

Non occorre quindi cambiare lo stato in cui uno si trova, ma bisogna lasciarsi guidare da un amore operante per i miseri e i bisognosi. Questo propose alle due categorie, che si rivolsero a lui per chiedergli se anche loro potevano sperare di fare penitenza dei peccati. I pubblicani, per i continui contatti con i pagani, erano esposti a continue infrazioni della purità legale ed erano vivamente disprezzati dai Farisei, gelosi custodi delle prescrizioni della legge, e considerati da loro come pubblici peccatori: Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e interrogavano Giovanni: Maestro, che cosa dobbiamo fare?, in dubbio se il loro mestiere era compatibile con l’appello alla penitenza. Il Precursore li accoglie benevolmente, come farà anche Gesù, e non chiede loro di cambiare attività ma di compierla con coscienza, attenendosi con fedeltà a quanto fu pattuito e agli usi comunemente accettati: Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato.

Anche i soldati ascoltano l’invito di Giovanni e gli chiedono spiegazioni: Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Forse non erano né soldati romani né ebrei al soldo dei romani, ma soldati di Erode Antipa, che affiancavano i pubblicani nell’esercizio del difficile compito della riscossione delle imposte. Essi spesso approfittavano della loro posizione sia estorcendo del denaro sia ricorrendo a false denunzie e Giovanni invita anche loro a fare bene il loro dovere senza prevaricare: Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe. Quindi nella sua predicazione nessuna professione o attività, richiesta dalle esigenze sociale (gabelliere, soldati), è esclusa dalla salvezza; quello che conta è vivere rettamente, secondo i comandamenti, nella pratica dell’amore del prossimo, superando l’innato egoismo umano e praticando la giustizia.

Sono insegnamenti sulla carità fraterna attuali anche per noi; consideriamo rivolta a noi anche l’esortazione di Paolo sulla stessa linea: La vostra amabilità sia nota a tutti, pregando che si realizzi per noi la profezia e l’augurio bellissimo: E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

IV – e conclude: e portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio.
Giovanni annunzia Gesù, di cui è il precursore. La sua predicazione e l’intensa sua attività impressionarono le folle che lo avvicinavano. L’invito al ravvedimento e al battesimo di penitenza per la remissione dei peccati, come l’accenno all’ira che sta per sopraggiungere, inducevano la gente e i suoi seguaci a domandarsi con ansia se egli non fosse l’atteso Messia: il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo. L’apparizione di questo grande profeta, che aveva sentito la Parola del Signore e la offriva, orienta naturalmente gli Ebrei verso la consolante prospettiva messianica. Giovanni risponde precisando che la sua missione consiste nel richiedere un battesimo, che ne prefigura un altro più efficace e salutare: Io vi battezzo con acqua;… Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. L’acqua purifica soltanto esteriormente; lo Spirito Santo e il fuoco invece compiono una purificazione profonda; lo Spirito e il fuoco non sono due principi di purificazione; il fuoco è un immagine che designa un’efficacia penetrante dell’acqua, che purifica l’esterno; come il fuoco distrugge tutte le impurità dei metalli preziosi, così lo Spirito nel battesimo purifica tutte le macchie dell’anima.

Di Gesù Giovanni riconosce la superiorità: viene colui che è più forte di me, affermando anche la distanza fra Gesù e lui: a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali; cioè egli sa di essere meno di uno schiavo nei suoi confronti. E, con un immagine suggeritagli dagli usi agricoli, lo presenta anche come Messia – giudice. Qui il messianismo è visto nell’ultima fase del regno di Dio, quando si avrà la definitiva separazione dei buoni dai cattivi: Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile, dove il frumento rappresenta i buoni e la paglia, la pula, i cattivi.

Con l’ultima frase:

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo, Luca fa osservare che l’attività del Precursore è stata molto intensa e varia., anche se egli si limita a ben distinguere i due punti salienti della predicazione del Battista, cioè l’insegnamento di principi morali (Lc 3,7-14) e l’annunzio dell’opera che il Messia dovrà svolgere (Lc 3,15-17),

Pensiero eucaristico.
Questo Gesù noi incontriamo nell’Eucaristia; egli si offre a noi come Maestro e come sacerdote, che si dà in cibo a noi in modo che possiamo continuare la missione di Giovanni, di preparargli la via per arrivare al cuore dei nostri fratelli. Preghiamo la Vergine dell’ascolto e S. Giuseppe, così docili alla Parola di Dio, e gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, di ottenerci di avere a cuore la salvezza eterna del nostro prossimo e impegnarci per loro.

5.12.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it

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