III Domenica del tempo Ordinario (Anno C)

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III Domenica del tempo Ordinario (Anno C)

Messaggio  Andrea il Ven Gen 22, 2010 4:51 pm

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C )

Letture bibliche: Ne 8,2-4.5-6.8-10; Sal 18; 1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4; 4,14-21

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù è Maestro che dobbiamo ascoltare, modello che dobbiamo imitare, sacerdote e vittima al quale dobbiamo unirci per salvarci. Invece la nostra attenzione si sposta in tante direzioni diverse. Chiediamo perdono dei nostri peccati, particolarmente perché non mettiamo Gesù al centro della nostra vita.

Sintesi dell’omelia.

Con la colletta preghiamo:


O Padre, tu hai mandato il Cristo, re e profeta, ad annunziare ai poveri il lieto messaggio del tuo regno, fa che la sua parola che oggi risuona nella Chiesa, ci edifichi in un corpo solo e ci renda strumento di liberazione e di salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Nella prima lettura assistiamo a una Liturgia della Parola, figura e anticipazione dell’insegnamento di Gesù Maestro, che viene presentato nel Vangelo; nella seconda lettura si parla dei vari ministeri del Corpo di Cristo che devono aiutare a crescere fino all’età perfetta di Cristo.

Omelia. I -

Con la colletta preghiamo: O Padre,

tu hai mandato il Cristo, re e profeta, Gesù e lo Spirito Santo sono inviati dal Padre rispettivamente come Redentore e Santificatore. Gesù si presenta al popolo come Maestro per insegnare la via al Cielo, come Taumaturgo per aiutare a credere nella sua Parola come proveniente da Dio e come Esorcista perché dalla schiavitù del diavolo vuole liberare l’umanità; per questo suo triplice ministero esplose l’ammirazione da parte della gente: la sua fama si diffuse in tutta la regione. Gesù operava guidato dallo Spirito: Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito, che nell’AT trasformava uomini comuni in consacrati e operava grandi cose con loro e per mezzo loro. E’ Gesù stesso che nella sinagoga di Nazaret proclama con un testo dell’AT la venuta e l’opera dello Spirito in lui: Lo Spirito del Signore è sopra di me;/ per questo mi ha consacrato con l’unzione. Appunto nell’AT il dono dello Spirito era associato a una unzione con olio e balsami; perciò chi riceva l’unzione aveva lo Spirito e chi aveva lo Spirito era considerato unto, anche senza esserlo (Lc 4,18) e nel NT lo Spirito è chiamato “unzione”(2Cor 1,21; 1Gv 2,20.27). La parola ebraica “unto” è traslitterata in italiano “messia” e la medesima in greco è traslitterata “cristo”. Quindi dire “Gesù Cristo” è la stessa cosa che Gesù il Messia, l’unto per eccellenza, che è venuto dal Padre con la missione di salvatore.

Noi, credenti in Cristo, nel battesimo veniamo unti con l’olio detto crisma e quindi diventiamo altri “cristi”, cristiani, membra del Corpo di Cristo: Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi. Riceviamo il dono dello Spirito: tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito, che ci tiene uniti in un solo corpo: come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. La conseguenza è che dobbiamo vivere come visse Gesù e continuare la stessa sua missione giacché assumiamo la dignità e natura e missione di figli nel Figlio. Viviamo così?

II – e continuiamo:

ad annunziare ai poveri il lieto messaggio del tuo regno,

Nell’AT ai fedeli i sacerdoti riproponevano continuamente l’alleanza con i suoi obblighi e i profeti offrivano la Parola di Dio sul momento presente. Nella prima lettura sono proclamate le esigenze dell’alleanza: il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Si era all’aperto: Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno; e in evidenza era Lo scriba Esdra (che) stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza e comunque tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Anche I leviti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. E anche il laico Neemia collaborava: Neemìa, che era il governatore,… ammaestravano il popolo. I gesti sono liturgici: Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi per rispetto alla Parola di Dio. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, cioè fece una preghiera di lode a Dio per la creazione, la liberazione degli Ebrei dall’Egitto e per il loro ritorno a Gerusalemme; e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.

La missione di Gesù come Maestro è la più appariscente, perché fondamentale per la fede, come lo è questa virtù per la vita cristiana: Insegnava nelle loro sinagoghe e affascinava la gente con la sua Parola: e gli rendevano lode…. Anche a Nazaret si recò come Maestro: Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga, e fu invitato a donare la sua Parola, giacché avevano molto sentito parlare di lui, del suo insegnamento e dei miracoli che compiva: e si alzò a leggere. Era il tempo del libro di Isaia: Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; Gesù aprì il rotolo e trovò il passo… (tutti questi atti - alzarsi, ricevere il rotolo, aprirlo, leggerlo - lo fanno apparire come lo Scriba e non uno dei tanti, cfr Mc 1,22; Mt 7,28-29; 13,52). Gesù declama il passo dove era scritto: … e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, cioè un brano del Terzo Isaia, nel quale uno presenta le sue credenziali di profeta scelto da Dio e riempito di Spirito. Egli ha un compito di portare un messaggio gioioso di liberazione a tutti, e specie ai poveri, che più ne abbisognano, di annunciare la liberazione dalla schiavitù di Babilonia, di invitare a rispettare la giustizia nei rapporti interpersonali e con Dio.

Sentiamoci poveri e bisognosi perché lo siamo; così saremo fra i preferiti di Gesù.

III – e preghiamo:

fa che la sua parola che oggi risuona nella Chiesa,

I primi cristiani leggevano l’AT e l’Apostolo o chi presiedeva faceva memoria dei fatti e detti di Gesù, e in particolare della sua opera redentrice e salvatrice per mezzo della Passione e Morte. Luca ci presenta notizie su Gesù allo scopo che ogni amante di Dio: illustre Teòfilo, si renda personalmente conto della solidità della catechesi ricevuta: in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Perciò constata che molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi; ora la catechesi non è semplice informazione materiale sulla cronaca di un evento, ma è ricerca del senso che i testimoni oculari hanno dato all’evento nella luce della Pasqua: come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola. Luca comunque fa una ricerca seria e una raccolta accurata di notizie in modo che la fede abbia un fondamento anche storico: così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te.

Questa parola dell’AT venne proclamata e letta nel passato solo come preannuncio di Dio circa ciò che doveva avvenire. Ora invece quella medesima Scrittura e la stessa testimonianza di Gesù (Lc 4,18-19.21) affermano che in lui si compie ciò che il profeta aveva annunciato (Is 61,1-2). Luca, come ha ricordato uno per uno i movimenti di Gesù prima della lettura, così ora ricorda quelli seguenti per sottolineare la solennità del momento: Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette per commentare la Parola. C’è un’evidente curiosità di tutti nei confronti di Gesù, che mai aveva frequentato scuole di rabbini e ora si mostrava Rabbi eccezionale e in più Taumaturgo, che la gente seguiva con ammirazione: Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Gesù a tutti annuncia il compimento della profezia: Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato», e che già venne lo Spirito della liberazione definitiva; questo allude a una verità e presenta un’esigenza: la verità è che Gesù già durante la sua missione ha cominciato a liberare i prigionieri e gli altri necessitati di questo mondo; l’esigenza è che a questi gesti di Gesù seguano i nostri perché lo Spirito possa continuare la liberazione. Perciò Gesù continua a parlarci in tanti modi, ma certamente la sua Parola raggiunge il vertice di intensità nella celebrazione liturgica.

V – concludendo:

ci edifichi in un corpo solo e ci renda strumento di liberazione e di salvezza.

Già l’incontro con la Parola di Dio nell’AT rompeva la durezza di cuore del popolo e lo faceva piangere: Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge; ma non era il giorno adatto. I capi dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Poi Neemia diede un’indicazione: Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza, invitando a fare opere di carità e a riporre fiducia nel Signore.

Anche, e molto di più, Gesù realizza, con la guida dello Spirito, una missione di gioia perché offre la liberazione: a proclamare ai prigionieri la liberazione/ e ai ciechi la vista;/ a rimettere in libertà gli oppressi/. Sono quattro le categorie destinatarie: alcuni soffrono di difetti di origine biologica (ciechi), altri soffrono a causa della malvagità degli uomini (oppressi e prigionieri), e altri il disordine sociale e la scarsezza di mezzi economici (poveri). A tutti è offerta la misericordia di Dio per mezzo di Gesù: proclamare l’anno di grazia del Signore.

Quello che Gesù ha operato per la liberazione degli uomini dalla schiavitù del diavolo, del mondo, della carne, della morte, del peccato, devono continuarlo le membra del suo Corpo. Per il servizio degli uomini lo Spirito distribuisce differenti carismi, i quali mettono le membra del corpo di Cristo in condizioni di continuare la sua missione: tutti i carismi sono importanti per il bene della Chiesa e del mondo. S. Paolo sottolinea l’importanza di sentirci un corpo solo e la necessità di sentirci tutti importanti per il benessere dell’insieme e ricorda l’unità, che per mezzo del battesimo si instaura fra tutti i cristiani (1Cor 12,13). Ma egli constata pure che in questa unità noi siamo diversi (1Cor 12,12) per la diversità dei carismi: Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? (1Cor 12,28-30; cfr 12.7-10).

Ma questa diversità con contrasta con l’unità della Chiesa; anzi il pluralismo nell’unità è necessario come è necessaria la molteplicità delle membra in un corpo: E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra (1Cor 12,14-27). Ma perché il pluralismo sia legittimo deve essere sulla linea dell’agape cioè dell’amore di Dio manifestato in Cristo e non semplice tolleranza di posizioni inconciliabili.

Siamo capaci di non aver paura delle differenze? Esse in realtà ci arricchiscono…

Pensiero eucaristico. Nella celebrazione dell’Eucaristia c’è il Ministro principale e invisibile, che resta sempre Cristo, e un Ministro visibile e tanti ministeri (lettori, accoliti, coristi, ecc…). Ma la Messa è una e ci fa fare esperienza di unità nella diversità. Davanti a Gesù eucaristico e nella Comunione siamo tutti eguali. Chiediamo alla Vergine e S. Giuseppe, agli Angeli e ai Santi la grazia di fare esperienza di Chiesa, che resta unita sempre senza temere le diversità.

21.1.2010 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it

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