LE QUARESIME DI SAN FRANCESCO

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Re: LE QUARESIME DI SAN FRANCESCO

Messaggio  Andrea il Ven Mar 05, 2010 3:16 pm

Grazie Francersco per questi pensieri...


Pace e bene

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LE QUARESIME DI SAN FRANCESCO

Messaggio  Francesco il Ven Mar 05, 2010 12:50 pm

Le molte Quaresime di San Francesco...

Sicuramente ci aiutano a fare una riflessione profonda,
per illuminare il nostro cammino verso la santa Pasqua

“Fervore di carità e desiderio di martirio”

Chi potrebbe descrivere degnamente il fervore di carità, che infiammava Francesco, amico dello sposo?
Poiché egli, come un carbone ardente, pareva tutto divorato dalla fiamma dell'amor divino.
Al sentir nominare l'amor del Signore, subito si sentiva stimolato, colpito, infiammato:
quel nome era per lui come un plettro, che gli faceva vibrare l'intimo del cuore.

Cristo Gesù crocifisso dimorava stabilmente nelI'intimo del suo spirito, come borsetta di mirra posta
sul suo cuore in Lui bramava trasformarsi totalmente per eccesso ed incendio d'amore.

Per singolare amore e devozione verso di Lui, a cominciare dalla festa dell'Epifania per quaranta giorni continui,
cioè per tutto il tempo in cui Cristo rimase nascosto nel deserto, si ritirava nella solitudine e, recluso nella cella,
riducendo cibo e bevanda al minimo possibile, si dedicava senza interruzione ai digiuni, alle preghiere e alle lodi di Dio.
Certo il servo di Dio era infiammato da un affetto ardentissimo verso Cristo; ma anche il Diletto lo contraccambiava
con grande amore e familiarità, tanto che gli sembrava di sentirsi sempre presente il Salvatore davanti agli occhi,
come rivelò una volta lui stesso ai compagni in confidenza.

Bruciava di fervore in tutte le sue viscere per il Sacramento del corpo del Signore,
ammirando stupefatto quella degnazione piena di carità e quella carità piena di degnazione.
Si comunicava spesso e con tale devozione da rendere devoti anche gli altri, e, gustando in
ebbrezza di spirito la soavità dell'Agnello immacolato, il più delle volte veniva rapito in estasi.

Circondava di indicibile amore la Madre del Signore Gesù, per il fatto che ha reso nostro fratello
il Signore della Maestà e ci ha ottenuto la misericordia.

In Lei, principalmente, dopo Cristo, riponeva la sua fiducia e, perciò, la costituì avvocata sua e dei suoi.
In suo onore digiunava con gran devozione dalla festa degli apostoli Pietro e Paolo,
fino alla festa dell'Assunzione.

Agli spiriti angelici, i quali ardono di un meraviglioso fuoco, che infiamman le anime degli eletti e le fa penetrare
in Dio, era unito da un inscindibile vincolo d'amore. In loro onore digiunava per quaranta giorni continui,
a incominciare dalla Assunzione della Vergine gloriosa, dedicandosi incessantemente alla preghiera.
Per il beato Michele Arcangelo, dato che ha il compito di presentare le anime a Dio,
nutriva particolare devozione e speciale amore dettato dal suo fervido zelo per la salvezza di tutti i fedeli.

I santi e il loro ricordo eran per lui come carboni ardenti, che ravvivano in lui l'incendio deificante.
Venerava con devozione ferventissima tutti gli apostoli e specialmente Pietro e Paolo, per la loro fervente
carità verso Cristo. In loro onore e per loro amore offriva al Signore il digiuno di una quaresima speciale.
Nient'altro possedeva, il povero di Cristo, se non due spiccioli, da poter elargire con liberale carità: il corpo e l'anima.

Ma corpo e anima, per amore di Cristo, li offriva continuamente a Dio, poiché quasi in ogni istante immolava
il corpo col rigore del digiuno e l'anima con la fiamma del desiderio: olocausto, il suo corpo, immolato alI'esterno,
nell'atrio del tempio; incenso, I'anima sua, esalata all'interno del tempio.

Ma, mentre quest'eccesso di devozione e di carità lo innalzava alle realtà divine, la sua affettuosa bontà
si espandeva verso coloro che natura e grazia rendevano suoi consorti .
Non c'è da meravigliarsi: come la pietà del cuore lo aveva reso fratello di tutte le altre creature,
così la carità di Cristo lo rendeva ancor più intensamente fratello di coloro che portano in sé l'immagine
del Creatore e sono stati redenti dal sangue del Redentore.
Non si riteneva amico di Cristo, se non curava con amore le anime da Lui redente.

Niente, diceva, si deve anteporre alla salvezza delle anime, e confermava l'affermazione soprattutto con
quest'argomento: che l'Unigenito di Dio, per le anime, si era degnato di salire sulla croce. (FF 1161- 1168)

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