Domenica delle Palme (Anno C)

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Domenica delle Palme (Anno C)

Messaggio  Andrea il Dom Mar 28, 2010 5:58 am

DOMENICA DELLE PALME (Anno C)

Letture bibliche: Ingresso: Lc 19,28-40; Messa: Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Lc 22,14-23,56


A. Omelia d’ingresso

Introduzione. Come dal Messale

Omelia. La celebrazione è lunga e quindi le omelie saranno necessariamente brevi. Prendiamo tre pensieri dal Vangelo che abbiamo ascoltato.

a. Gesù organizza nei particolari la realizzazione della profezia di Zaccaria: Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina (Zc 9,9); egli vuole il compimento perfetto della volontà del Padre riguardo al Messia, manifestata attraverso le profezie dell’AT. Questa profezia prevedeva l’ingresso del Re-Messia nella città cavalcando un puledro..., sul quale nessuno è mai salito (Lc 19,30). Potevano essere consacrati a Dio solo animali come questo, mai adoperati per usi profani perché ancora giovani. Precisamente un puledro d’asina viene scelto da Gesù per entrare solennemente in Gerusalemme.

Ringraziamo Gesù che cerca di facilitarci la fede. Gesù ci ama e vuole che siamo nella gioia: ascoltiamo come proveniente da lui l’invito alla gioia in un mondo, che ci sa dare solo tristezza. Se lo seguiamo, egli ci comunicherà la sua gioia, che nessuno potrà mai toglierci, perché viene da Dio.

b. Gesù fa organizzare il compimento della profezia perché vuole dare segni chiari agli abitanti di Gerusalemme che egli è il Messia atteso e che egli viene con una missione spirituale da compiere. In realtà molti ebrei avevano idee confuse sul ruolo del Messia. Alcuni lo desideravano come un lottatore politico, che avrebbe ricostituito il regno d’Israele, ridando l’indipendenza alla Palestina. Idea sbagliata, perché Gesù è venuto a lottare non contro i Romani, ma contro il diavolo che tiene schiavi gli uomini, anche se è sua intenzione liberare l’umanità da ogni forma di schiavitù. Adesso che sta per terminare la sua permanenza in questo mondo (entro otto giorni sarà già morto e risuscitato), egli dà un messaggio chiaro a tutti, cioè che non è un Messia politico ma religioso con missione religiosa. Per questo non usa un cavallo, la cavalcatura dei re. Gradisce che la città lo accolga con una festa semplice e spontanea: rami di piante, mantelli, acclamazioni. La gente modesta lo acclama come Messia: tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli! (Lc 19,37-38).

Riconosciamo anche noi Gesù come Messia, come Cristo, e quindi come nostro Salvatore. Egli viene dal cielo, dal Padre, e si fa uomo, muore e risuscita precisamente per salvarci.

c. Un ultimo pensiero: Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme. Egli va con coraggio ad affrontare la Passione e Morte per la salvezza del mondo, ma chiede la collaborazione degli Apostoli: adesso per il compimento della profezia, poi anche per il compimento della sua missione di salvatore. Egli li manda a prendere il puledro: Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno (Lc 19,30-31). La loro collaborazione è necessaria, perché il regno di Dio si diffonde certamente per l’opera redentrice di Cristo, ma anche per l’impegno degli uomini. Ognuno di noi deve fare la sua parte non solo per la salvezza personale, ma anche per quella dei fratelli. Cristo affronta la passione per salvare l’umanità; noi, membra del suo corpo, dobbiamo dare il nostro contributo: sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1,24). Così le nostre piccole e povere azioni sono così importanti che Cristo le vuole unite alle sue per la redenzione. Abbiamo molti motivi per sentirci importanti.

Accogliamo anche noi Gesù festosamente. Con la nostra processione lo acclamiamo come Cristo, Re e Salvatore.. Gesù si renderà presente nella Messa con una presenza molto più intensa, quella eucaristica, ma già adesso lo accompagniamo realmente in questa processione verso la chiesa perché è in mezzo a noi giacché siamo riuniti nel suo nome e c’è il sacerdote suo rappresentante. Cerchiamo di sentire anche noi la gioia della presenza del Signore. La gioia sarà proporzionata alla nostra fede e amore.

B. Omelia della Messa

Sintesi dell’omelia.

Nella prima lettura Isaia annuncia il ruolo profetico del Messia. Nel Vangelo vediamo tutto quello che Gesù soffre fino alla morte per liberarci dalla schiavitù di satana, espiando i nostri peccati e rendendoci giusti davanti al Padre. S. Paolo ci presenta un sintesi della vita di Gesù, ma nella visuale dell’umiliazione nella Passione e Morte e della glorificazione nella Resurrezione e Ascensione al cielo.

Omelia.

La celebrazione è lunga e quindi l’omelia sarà necessariamente breve. Prendiamo spunto dalle letture della Messa.

I – Nella prima lettura abbiamo uno dei quattro Carmi sul Servo di Yahweh, un personaggio misterioso, che è da identificare con l’Inviato di Dio, col Messia salvatore. Egli dice di sé due cose.

a. Dio gli parla: Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati (Is 50,4); Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati (Is 50,4); Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio (Is 50,5). Il motivo per cui Dio gli parla è per comunicargli ciò che egli deve trasmettere agli altri: perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola (Is 50,4); egli svolge quindi un ruolo profetico nei confronti di gente scoraggiata e abbattuta.

b. Il suo atteggiamento è quello della docilità: io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro (Is 50,5), e della fedeltà al suo impegno nonostante la persecuzione: Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi (Is 50,6), e della speranza, animata da fiducia: Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso (Is 50,7). Il Salmo 21 entra ancora di più nei particolari della Passione del Messia.

Ritroviamo in questa profezia il ruolo di profeta esercitato da Gesù in tutta la sua vita pubblica e dopo la resurrezione, ma anche durante la passione, nella quale parla poco con la bocca, ma molto con le azioni. Rinnoviamo la nostra fede in lui nostro Maestro e Redentore.

II – Nella seconda lettura troviamo una sintesi di tutta la vita di Gesù, ma nella visuale della umiliazione e dell’obbedienza a Dio. Di Gesù si dice che è Dio: pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio (Fil 2,6); ma nasconde la sua divinità, diventando uomo: spogliò se stesso (Fil 2,7) assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana (Fil 2,7-Cool; nella passione scende un gradino ulteriore: umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2,Cool. Alla sua umiliazione Dio Padre risponde con l’esaltazione: Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre (Fil 2,9-11). Ma la glorificazione di Gesù avviene dopo la morte, non prima.

Paolo parla ai primi cristiani di Gesù, che ha patito ed è morto per noi. Il Figlio di Dio si è abbassato facendosi uomo, si è abbassato ancora di più patendo e morendo per noi, per salvarci. Non ci dovremmo mai stancare di contemplare la Passione e Morte del Signore Gesù e di imitarLo.

III – Abbiamo ascoltato il racconto della Passione e dovremmo fare tre cose nei confronti di Gesù, che ha patito, è morto ed è risuscitato:

a. fare memoria della Passione del Signore, cioè farne oggetto di lettura frequente, di meditazione, o contemplazione, come per es. nel Rosario o nella preghiera personale; dobbiamo riflettere pensando: chi è che patisce, che cosa patisce, quanto patisce, per chi patisce, che cosa si aspetta da me e posso fare per lui. Anche guardare e portare il Crocifisso con fede e amore è modo di onorare la sua Passione. Gesù benedice senza misura quelli che meditano la sua Passione e Morte.

b. fare memoriale della Passione del Signore, cioè ricevere i sacramenti, in particolare la confessione ogni mese e l’eucaristia ogni settimana: essi rendono presente Gesù e la sua opera redentrice. In essi Gesù agisce e applica la sua opera di salvezza a chi crede in lui e lo ama.

c. diventare memoria vivente della Passione del Signore: la vita del cristiano è vita in Cristo, del membro vivo del Corpo di Cristo, del tralcio che è inserito nella vite. Quello che è avvenuto di Cristo avviene necessariamente del cristiano. Allora ogni cristiano deve anche essere disposto a portare la croce appresso a Gesù, ad accettare le sofferenze ordinarie e straordinarie della vita.

Pensiero eucaristico. Gesù, che ha patito ed è morto per nostro amore, si rende per amore presente nell’Eucaristia, che è il memoriale della passione del Signore. Chiediamo alla Vergine Addolorata, a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai nostri Santi Patroni, che ci ottengano di fare memoria e memoriale del Signore con fede e carità per diventarne memoria vivente, come loro.

26.3.2007 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164 334.1706621 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it

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