Maria Debellatrice delle Eresie

Andare in basso

Maria Debellatrice delle Eresie

Messaggio  Andrea il Lun Apr 26, 2010 5:49 am

Dal testo di p. AMADIO M. TINTI dei Servi di Maria

MARIA DEBELLATRICE DELLE ERESIE

DA Totus Tuus

CAPITOLO 15

Maria e lo scisma di Fozio

Tra i molti mali che afflissero la Chiesa nel secolo IX, il più grave fu certo lo scisma di Fozio.
Ascoltiamo quanto scrive lo storico Henrion. «Nel 846, morto il Patriarca S. Metodio, fu nominato a succedergli un certo Monaco Ignazio, distinto specialmente per la santità di vita. Contemporaneamente era imperatore di Costantinopoli Michele III, giovane principe, senza alcun ritegno dedito alle dissolutezze, circondato da gente, come lui, dissoluta. Fra questi, dominava un certo Barda, fratello della Imperatrice Teodora, madre di Michele. Questo Barda, per la sua condotta pubblicamente immorale, fu dal Patriarca Ignazio escluso dalla partecipazione dei Sacramenti.
Infuriato il Barda per questo atto, invece di entrare in sé stesso, usò tutto il suo ascendente sull'animo dell'Imperatore per far deporre Ignazio, il quale fu scacciato dal suo palazzo e relegato nell'isola di Terebinto, il 23 Novembre 857: e, dopo alcuni giorni, furono mandati a lui distinti personaggi e Vescovi per indurlo a rinunciare alla sede. Ma invano. Ignazio fu irremovibile. (Henrion. Stor. Univ. P. IV. p. 2).
Per consiglio di Gregorio, Vescovo di Siracusa, che, per i suoi delitti, nel 850, era stato deposto dallo stesso Patriarca Ignazio e di Barda, l'Imperatore Michele III intruse Fozio nella sede Patriarcale di Costantinopoli, pur essendo laico. Ma in sei giorni venne consacrato Vescovo dal detto Gregorio, e nel Natale del 857 fu immesso in sede.
Di qui ebbe inizio lo scisma. Fozio fu l'uomo più malvagio del suo tempo.
Appena intruso nella sede Patriarcale, Fozio ebbe l'impudenza di scrivere lettere al Papa Nicolò I, affermando che Ignazio, ormai vecchio, aveva spontaneamente rinunciato al Patriarcato; solo per imposizione dell'Imperatore, del Clero e del popolo tutto, egli aveva accettato il difficile incarico, contro la propria volontà.
Anche l'Imperatore scrisse al Papa, invocando Legati per un Concilio, al fine di restaurare la disciplina ecclesiastica, assai decaduta durante il tempo di Ignazio.
Papa Nicolò I non si fidò di tali scritti; mandò Legati e lettere per indagare la verità e riferire.
I Legati andarono, ma spaventati dalle minacce di esilio e di prigione, tradirono la loro missione e annuirono alla elezione di Fozio.
Con mille raggiri, Fozio, senza tener conto dei Legati Pontifici, volle celebrare il Concilio (861), a cui intervennero 318 Vescovi. In questo falso Concilio, fu invitato anche il Vescovo Ignazio in qualità di reo. Ma quantunque egli avesse appellato al Romano Pontefice, fu deposto e degradato. Si diede lettura degli scritti di Papa Nicolò, però alterati dall'astuzia di Fozio, il quale tentava di costringere Ignazio a confessare che la sua elezione a Patriarca di Costantinopoli fu illegittima, ma Ignazio non cedette, e fuggì alla persecuzione, dandosi alla campagna, travestito da servo.
Ritornati a Roma i Legati Pontifici con il legato Imperiale, furono consegnati al Papa gli atti del Concilio. Ma nel medesimo tempo, arrivò pure a Roma l'Abate Tognosto con uno scritto di Ignazio, il quale, con tutta sincerità, narrava al Sommo Pontefice come si erano svolti i fatti.
Conosciute le cose, Papa Nicolò I scomunicò i suoi Legati, e mandò una Enciclica ai Patriarchi dell'Oriente in data 18 Marzo 862, dove condannava la deposizione di Ignazio e l'intrusione di Fozio. Ma Fozio si rise delle sentenze del Papa, e continuò a tenere la sede usurpata e ad infliggere tormenti ad Ignazio.
Non contento di questo, nell' 866, in Costantinopoli, Fozio celebrò un altro Concilio presieduto dall'imperatore. In quel Concilio si osò pronunciare sentenza di scomunica contro Nicolò I e contro coloro che erano in comunione con lui. E come ciò fosse poco, fu spedita una pseudo enciclica a tutti i Patriarchi e Vescovi dell'Oriente condannando la Chiesa di Roma. (Pighi. Hist. Eccl. To. II. p. 128).
Fozio voleva la supremazia su Roma!
Ad un tratto però gli avvenimenti mutarono.
Basilio, il Macedone, fece uccidere, dopo un banchetto, l'ubriaco
Michele III. Poi, fatta penitenza del suo delitto, prese le redini del governo, dando prova di saper regnare da buon principe.
Il primo atto del suo governo fu di scacciare Fozio, restituendo Ignazio con solennissima pompa alla sede Patriarcale, attirandosi l'appoggio degli occidentali, la benevolenza del popolo di Costantinopoli, favorevole al santo Vescovo Ignazio, e liberandosi da un uomo pericolosissimo, qual era appunto Fozio.
La cosa fu riferita al Papa Adriano II (Nicolò I era morto il 13 Novembre 867), e in un Sinodo tenuto a Roma nel Giugno 869, fu approvata. Con questa approvazione, naturalmente, furono condannati i conciliaboli e tutti gli atti di Fozio contro Ignazio e contro la Santa Sede. Ignazio venne restituito alla sede Patriarcale, e Fozio con i suoi fautori nuovamente condannato e mandato in esilio (Pighi. Hist. Eccl. To. III, p. 130).
Fozio però non si diede vinto. Morto Ignazio il 23 Ottobre 877, ottantenne, consenziente l'Imperatore, Fozio riprese possesso della Chiesa Patriarcale, e mandò una legazione al Pontefice Giovanni VIII, (Adriano II era morto il 30 Ottobre 872) implorando Legati Pontifici per un Concilio onde essere assolto dalle censure e restituito alla sede già usurpata.
Il Pontefice annuì, a condizione che, prima di essere assolto dalle censure e immesso in sede, domandasse perdono davanti a tutto il Concilio e alla presenza dei Legati Pontifici. Ma il pseudo Patriarca, finto e malvagio, alterò la lettera del Papa: vi cancellò l'apposita condizione, vi aggiunse la condanna di tutti gli atti di Nicolò I, di Adriano II e del Concilio VIII, riempendola di lodi e di encomi per sé stesso.
In quel Concilio, presieduto da Fozio stesso, celebrato nel Novembre 879, col tradimento dei Legati Pontifici, intervennero 380 Vescovi; e venne stabilita l'eguaglianza dei Patriarcati di Roma e Costantinopoli, fissando che ogni Vescovo o Prete o laico, deposto o scomunicato da uno dei due Patriarcati, dovesse aversi reciprocamente per deposto o scomunicato dall'altro.
Giovanni VIII, avuta relazione di quel Concilio, puniti i Legati Pontifici, sconfessò tutto, e ancora una volta anatematizzò Fozio.
Morto Basilio il 29 Agosto 886, salì al trono imperiale il figlio Leone, il quale cacciò Fozio, lo rinchiuse in Monastero, mentre Stefano, fratello di Basilio, occupò la sede Patriarcale. Fozio, ostinato nello scisma, moriva impenitente il 6 Febbraio 891.
Con Stefano si riebbe l'unione della Chiesa Costantinopolitana con la Chiesa di Roma. Ma Stefano morì nel 893, e non poté avere da Roma le lettere di ricognizione. Le ebbe poi il suo successore, Antonio Caulea, che, con un nuovo Concilio, riconfermò l'unione, e riuscì a dare una tregua che durò sino alla fine del secolo XI. (Mauri. Lez. Eccl. P. L p. 891).
Dopo questa lunga, forse troppo lunga, esposizione sullo scisma di Fozio, che tanto male fece alla Chiesa, viene spontaneo domandarsi: Quale relazione vi può essere tra questo scisma e l'intervento della Madre di Dio, Maria, mentre lo scisma dura anche oggi?
Rispondiamo che Maria SS. ma non conosce né frontiere, né stirpe, né limiti di tempo: tutto è soggetto al suo impero, e, nel tempo stabilito da Dio, interverrà. Un popolo che da secoli è stato educato alla pietà verso la Madre di Dio, che tante volte ne ha esperimentato la Materna protezione, e che abitualmente la saluta «Custode della città», non può andare perduto!
L'esperienza lo conferma. Quando una parte della cristianità o anche un semplice peccatore ha abbandonato Dio e la Religione, ma rimane unito alla Religione con qualche segno di devozione a Maria SS. ma, che porta con sé, o per qualche preghiera che ancora osa indirizzarle, questo, per quanto fragile legame, lo farà ravvedere.
Per quanto Maria si elevi al di sopra di tutti gli uomini e dei nove Cori Angelici, è sempre «Madre», e questa missione di Madre fa sì che, anche fra i disordini della vita, si conservino in cuore i più teneri affetti, quasi scintille di speranza che un giorno diventerà una fonte di bene e di virtù. E quando si approssimerà il giorno benedetto del ritorno a Dio e alla sua Chiesa, chi ne faciliterà il momento sarà certamente Maria!
Non si deve dimenticare che i due grandi centri che gareggiavano nel mondo, Roma e Costantinopoli, erano centri di sentita devozione alla gran Madre di Dio. Roma, ad ogni Papa che saliva il Trono di S. Pietro, consacrava a Maria SS. ma un qualche monumento. Bonifacio IV (608-615) consacrava alla Madre di Dio e alla memoria dei Martiri quel Pantheon che aveva concentrato tutte le mostruosità della idolatria pagana, e dava alla Vergine Santa l'onore di questo trionfo sulle false divinità.
Giovanni VII (705-707), dopo avere riedificata con singolare magnificenza la Basilica di S. Maria Maggiore, distrutta da un incendio, vi espose la bella Immagine della SS. ma Vergine, che la tradizione attribuiva a S. Luca. E così altri simili atti si compivano con l'intento di mettere la città eterna e i destini della Chiesa sotto il Patrocinio della gran Madre di Dio. E Roma, in grazia del Papato, rimase fedele e corrispose.
Anche Costantinopoli, per volontà del suo fondatore, era stata posta sotto la protezione della Madre di Dio; e tale pietà fu sempre alimentata dalla Regina S. Elena e poi da Giustiniano. Questa città fu ricca di Templi consacrati a Maria SS.PP. Assalita dai barbari, sempre li respinse con tali vittorie che, giustamente, la pietà pubblica le riferiva alla SS. ma Vergine. E' pure noto che il culto Mariano in Costantinopoli veniva espresso sopratutto dalla venera-zione ad una celebre Immagine di Maria chiamata Nicopeja, cioè distributrice di vittorie.
A chi poi ci oppone che intanto là lo scisma continua, rispondiamo che proprio là è tuttora vivo e palpitante un segno ammirabile, che, Iddio ha voluto lasciarvi come pegno di risurrezione, e questo segno è la devozione alla gran Madre di Dio, devozione che dura tuttora; e sarà proprio quella che salverà l'Oriente.
Del resto poi, non tutti i Vescovi e la parte più eletta del Clero di Costantinopoli aderirono a Fozio. Se la storia ci dice che Fozio perseguitava gli aderenti al Patriarca Ignazio, vuol dire che molti rimasero fedeli alla Chiesa di Roma. Neppure mancarono Santi, Confessori che subirono umiliazioni, ludibri di ogni specie e carceri. Vi furono Martiri, e la Chiesa anziché sconfitta, poté cantare la sua vittoria. In fine, è pure da notarsi che Fozio, nonostante la sua intelligenza e la sua ipocrisia, non riuscì a realizzare il suo superbo intento di opprimere la Chiesa di Roma.
Anche se la storia non lo dice, è facile intuire, data la grande pietà verso la Madre di Dio, quanto si sarà pregato la Madonna dai fedeli di Costantinopoli perché venisse loro risparmiata una prova così dolorosa...! E Maria trionferà!
Sia pure stata grande l'impostura di Fozio e degli Imperatori che lo coadiuvarono nell'intento di staccare dalla Chiesa di Gesù Cristo il Patriarcato di Costantinopoli, ma ben più grande sarà la potenza della Madre di Dio nel ricondurre lo stesso Patriarcato all'unità della Chiesa di Roma!

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5755
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Visualizza il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum