Movimento apostolico - Diocesi di Catanzaro (2a parte)

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Movimento apostolico - Diocesi di Catanzaro (2a parte)

Messaggio  Andrea il Sab Mag 08, 2010 5:35 am

Oggi si dà inizio al slla seconda parte di queste catechesi della diocesi di Catanzaro. Spero che saranno seguite sempre con maggiore interesse in quanto aiutano moltissimo alla meditazione...
A.


ALLA SCUOLA DELLA PAZIENZA DEL SIGNORE


"La carità è paziente", "La misericordia di Dio giudicatela come salvezza", "Il Signore non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva": sono questi i margini dell'agire del Signore durante il breve tempo della nostra vita terrena.
Ma l'uomo insipiente non comprende, a volte neanche vuole. Lui di Dio ha una idea, o teoria giustificativa di ogni peccato, errore, malvagità, chiusura del proprio cuore nella concupiscenza e nella superbia della vita. Il tempo è elargizione di grazia. Molte volte e in molti modi Dio interviene nella nostra storia per chiamarla a pe-nitenza e a conversione. Lui non scende a patto con i nostri peccati, la nostra malafede, la cattiva volontà che non fa compiere il bene, quell'inerzia e quell'omissione che giornalmente distruggono la nostra storia.
Ogni nostra azione è generatrice di bene e di male e le conseguenze sono nostre; noi abbiamo piantato l'albero, noi gustiamo i frutti, noi assaporiamo il veleno che uccide. Ma anche la "morte" sotto ogni suo aspetto fisico, morale, spirituale, (non quella eterna), è via di ripensamento, di riflessione, di meditazione, di esame di coscienza, perché ci convertiamo, ritornando a Dio.
La fame del figliol prodigo lo indusse al pentimento e al ritorno alla casa del Padre. Oggi c'è tanta "fame", ma per molti essa non è via di conversione. Il figliol prodigo non perdette la fede nel Padre. L'uomo moderno, invece, pur avendo toccato il fondo, non ha bisogno del Padre celeste. L'uomo moderno è orfano, non perché il Padre sia morto, ma perché lo ha espulso dal suo cuore, dalla sua mente, dal suo spirito. Dio "muore" nel cuore quando si distrugge la sua verità, si rinnega la sua grazia, si professano su di lui dottrine fal¬se e bugiarde.
Divenuto "deicida", l'uomo diviene anche "omicida", nel senso che, uccidendo la vita dell'anima, la conduce alla morte eterna. La falsità annunzia un Dio solo misericordia, solo grazia, solo benedizione, solo vita eterna, solo gaudio senza fine nel suo regno. Essa dice la vita eterna, ma non la morte eterna, il paradi¬so, ma non l'inferno, la grazia, ma non la conversione, la verità, ma non la fede. Solo Dio senza l'uomo, solo la salvezza senza la verità di Dio, solo i frutti senza l'albero, solo il bene senza la croce, solo il Padre, ma senza il ritorno a Lui. Essa vuole Dio "prigioniero" dell'uomo. E tuttavia lungo il corso dei secoli, con costanza, con premura, incessantemente, Dio ha sempre voluto offrirci la sua Paternità e il suo Amore, invitandoci alla conversione e alla fede.
Dio mai si stanca di ricominciare la ricostruzione dell'uo¬mo. E' questa la sua pazienza. Il suo amore non vuole che ci perdiamo e per questo ritorna, interviene, entra con infinita saggezza nelle menti per cambiarne i pensieri, penetra nei cuori per immettere i germi divini del suo amore, pur sapendo che domani dovrà ricominciare una volta ancora, poiché altre tentazioni hanno già conquistato la creatura, fat¬ta da Lui a sua immagine e somiglianza.
Gli operatori di pastorale devono andare alla scuola della pazienza di Dio, devono imparare da lui come agire, come comportarsi, quali metodi usare, quali vie percorrere per annunziare agli uomini tutto l'amore del Padre in Cristo Gesù e nello Spirito Santo. Devono recuperare prima di ogni altra cosa il senso e il significato della Paternità di Dio, della Figliolanza del Cristo, della Comunione dello Spirito Santo. Occorre allora che gli evangelizzatori si evangelizzino, che i catechizzatori si catechizzino, che i santificatori si santifichino. Tutto questo per andare all'uomo con la verità dello Spirito e con la Grazia di Cristo Gesù.
Frequentare la scuola della pazienza e della misericordia di Dio vuol dire essenzialmente avere prima di tutto una certezza: l'uomo è nella morte e sicuramente perirà di morte eterna, sarà la fine per lui se rimarrà nel suo peccato e in esso morirà, senza ravvedimento, senza conversione, senza credere al vangelo. La seconda certezza è che anche la vita sulla terra senza Dio è un fallimento. Senza di lui il nostro albero non produce frutti. Se vogliamo una società diversa, un mondo rin¬novato dobbiamo ancorarlo alla legge divina del Decalogo e delle beatitudini.
Quando queste due certezze sono la forma di vita dell'evangelizzatore e dopo aver indossato l'abito della pazienza di Dio, la veste della misericordia di Cristo, solo allora ci si può incamminare sulla via della croce e spargere il proprio sangue per aiutare l'uomo affinché ritorni alla casa del padre, ricominciando ogni giorno, come se fosse il primo e la prima ora, sapendo che durante la notte è passato "il nemico dell'uomo" e ha seminato la zizzania nel campo del buon grano.
O divina pazienza, quanto sei a noi necessaria! O misericordia celeste, di te nulla è più utile a chi vuole condurre i fratelli sulla via della pace! O scuola del Signore, da te bisogna venire per imparare come si ricostruisce nell'uomo la speranza, come si riaccende la fiaccola della fede, come si riscalda il cuore della celeste carità!
O Madre della sapienza e della misericordia, tu che ci ami di un amore grande, conducici per mano alla scuola del tuo Figlio Gesù. Solo ai piedi della croce è possibile imparare come amare, e si ama solo se si è disposti ad offrire la propria vita come olocausto per la salvezza del mondo. Tu ci farai da Maestra in questa scuola e noi apprenderemo l'umiltà, la pazienza, il rinnegamento, il disprezzo di noi stessi, la volontà di donarci agli altri, semplicemente, come tuo Figlio Gesù, il quale per amore non solo si è dona¬to a noi, ma si è assunto la nostra colpa, i nostri peccati, facendosi per noi "peccato" e maledizione". Alla scuola della pazienza divina, o Madre, insegnaci ad amare Dio e i fratelli come hai amato tu!


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Re: Movimento apostolico - Diocesi di Catanzaro (2a parte)

Messaggio  Andrea il Mar Mag 18, 2010 6:13 am

2a Puntata

LA GRAZIA SOTTERRATA


L'anima vive, illuminandosi di Verità e nutrendosi di Grazia. La Grazia la fa crescere, la Verità la fa procedere spedita sulla via verso il regno. Quando Verità e Grazia non sono più il nutrimento dell'anima cristiana, questa, privata del suo soprannaturale alimento, deperisce, decresce, muore. Urge allora rientrare nella giustizia.
Si è giusti presso Dio quando il Suo Santo Spirito è lasciato vivere in noi pienamente, totalmente, globalmente; quando Egli diviene l'Anima della nostra anima e lo Spirito del nostro spirito, affinché anima e spirito sviluppino tutte le soprannaturali potenzialità di amore di cui il Signore ci ha arricchiti, rigenerandoci. Ostacolo alla onnipotente azione dello Spirito di Dio non sono solo i vizi capitali e quella concupiscenza, o dominio della carne, che allontana la carità di Dio dall'anima. C'è il cristiano che vive quotidianamente nella morte.
Ma c'è anche il cristiano, che pur non arrivando a tanto sfacelo, non riesce però a compiere il cammino della santità, poiché non vuole iniziare a debellare dalla sua vita quell'infinità di piccoli difetti, quelle lievi mancanze che impediscono alla grazia il suo completo sviluppo e la sua perfetta fruttificazione. C'è una grazia data da Dio e che viene come sotterrata da questo pulviscolo di giornaliere veniali trasgressioni. Sono pensieri inopportuni, parole vane, giudizi affrettati, condanne sommarie, sentenze arbitrarie, facili confronti, deroghe e autodispense da responsabilità, disimpegno, "innocenti" simpatie o antipatie, disattenzione, imprudenze di ogni genere, impazienza, frettolosità, non rispetto della "ministerialità" altrui, non osservanza scrupolosa della sana e santa discrezionalità, moti di superbia, di invidia e gelosia, culto dell'io, ambizioni e desideri vari, affezioni dello spirito, attaccamento ad un passato che non dona salvezza, paura della novità di Dio creatrice di bontà per ogni uomo, delusione, scoraggiamento, perdita della speranza, non volontà di leggere i segni dei tempi, cammino nell'ignoranza della verità della fede, non piena capacità di totale libertà interiore nella verità, dipendenza dal giudizio o dall'opinione altrui, lasciarsi andare, vivere alla giornata, sciupio del tempo, incuria per la propria costante crescita in sapienza, indecisioni, rinvii ingiustificati, ritardi immotivati, debolezza nel compiere il bene e infinite altre "minuzie".
L'anima da giardino di bene, irrorato dalla grazia, si tra¬sforma in un deserto sabbioso, dove diviene impossibile ogni forma di vita spirituale. E' questa quotidiana venialità l'impedimento più grande alla santità. Per essa l'anima a poco a poco si indebolisce, fino a divenire incapace di resistere a quella tentazione che vuole che essa abbandoni la via della giustizia e si consegni totalmente al male. Ci sono delle situazioni spirituali che solo in apparenza sono tranquille; in verità manifestano il sotterramento del¬la grazia in una molteplicità di imperfezioni nell'osservanza della Legge della Nuova Alleanza.
Quando la grazia non cresce, quando non sviluppa nell'anima tutta la sua divina energia, quando essa viene ridotta all'impotenza, lo stato spirituale del cristiano entra in una fase assai critica, si trova come in un preludio di morte. La tentazione sa che indebolendo a poco a poco l'anima, questa perde di forza, manca nel discernimento, si lascia andare, si abbandona nelle piccole "licenze", e infine, con calcolato e inevitabile appuntamento, come per naturale movimento, precipita nella morte.
Molta santità non si produce perché non si vuole rompere con il peccato veniale, da molti non più considerato come la porta della colpa grave. I Santi non sono persone differenti da noi. Anche loro hanno sperimentato la debolezza dell'umana fragilità. Loro però l'hanno vinta, avendo deciso nel loro cuore che bisognava sconfiggerla, per poter operare tutto il bene secondo Dio. Loro sono santi perché hanno deciso di abbattere quel peccato veniale che noi lasciamo vivere in "pace e tranquillità" nel nostro cuore.
L'aria che la nostra anima respira è infatti tutta contaminata dal peccato veniale. Sono a centinaia, se non a migliaia quelli che si commettono. Siamo talmente abituati a convivere con essi, che neanche più li avvertiamo, non li conosciamo, non ce ne rendiamo conto. Li commettiamo e basta. Ciò però di cui ci si rende conto è il nostro non progresso sulla via del regno.
E' la nostra stasi spirituale ed è quella quotidianità fatta di infiniti gesti di non santità che tradisce la nostra regressione dalla via del regno. Di questo ce ne accorgiamo: sappiamo di non essere santi.
Madre della Redenzione, Madre Tutta Santa, tu che non hai conosciuto neanche l'ombra di un solo peccato veniale, aiutaci a capire che non si può convivere con esso e pensare di fare la volontà di Dio. Convincici che lo Spirito Santo non può agire in noi con pienezza e in potenza a causa di esso. Liberaci dall'illusione che si può avanzare verso il regno con la venialità nel cuore. Soprattutto apri la nostra mente perché crediamo che molto cammino è impedito dalla sua coabitazione in noi.
Madre di Dio, tu che hai creduto e per questo sei beata, aumenta la nostra fede, rafforza la nostra carità, incrementa la nostra speranza. Vogliamo imitarti: come Te non vogliamo più conoscere l'imperfezione. Dacci questa fede e questa certezza: si fa santo chi decide di rompere definitivamente con il peccato veniale, sotto ogni forma, in tutte le sue possibili manifestazioni, ad ogni livello di pensiero, opera, parola, omissione. Aiutaci, o Madre, e noi dissottereremo la grazia, la libereremo dalla prigione delle nostre trasgressioni dichiarate e pensate "insignificanti" ed essa irradierà il mondo della sua bellezza, della sua gloria, della sua magnificenza di santità e di verità.

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Re: Movimento apostolico - Diocesi di Catanzaro (2a parte)

Messaggio  Andrea il Ven Mag 28, 2010 5:49 am

3a Puntata

INVITO DI COVERSIONE E DI SALVEZZA

La salvezza dell'uomo è il frutto di Cristo e in Cristo di ogni battezzato. Dio e l'uomo insieme, il Santo ed il santificato in sinergia per la santificazione di tutte le genti. E' verità di fede: nell'economia della grazia l'uomo è strumento necessario per la salvezza dell'uomo. Dio si fece carne, divenne uomo per salvare l'uomo, l'uomo in Cristo si fa suo Corpo per partecipare in Lui, con Lui e per Lui alla salvezza dei suoi fratelli.
Il cristiano è chiamato ad assumersi questa responsabilità e la sua vocazione è quella di essere "Corpo di Cristo" che compie e attualizza il sacrificio, la missione, la pasqua e risurrezione del suo Signore attraverso l'offerta di se stesso a Dio per la propria santificazione e per la conversione dei fratelli.
Il Cristiano deve rendere, nella sua vita, presente Cristo, presentarlo al vivo, incarnarlo; Cristo deve vivere oggi per mezzo del Cristiano e nel Cristiano, non in forma invisibile e spirituale, ma nella visibilità e nella concretezza storica della sua vita santa, senza macchia, in una obbedienza perfetta al Padre dei cieli, che diviene culto, oblazione, sacrificio, offerta di vita, per la gloria di Dio e la santificazione del mondo.
Non è salvezza vera ed autentica quella che si ferma e si incarcera nella propria persona. Amare Dio significa donare tutto l'uomo a Dio; amare l'uomo significa donare all'uomo tutto Dio e il suo Regno, Regno che si costruisce attraverso il suo annuncio chiaro, esplicito, storico, fatto con parole, testimoniandolo con la vita, mostrandolo compiuto nella propria persona. La chiamata al regno è un invito, un appello, è fare risuonare tra gli uomini il Vangelo della salvezza. Sovente si parla, ma non si annunzia; si dice, ma non si invita; si pensa e si descrive il regno, ma non si chiamano gli uomini, perché non lo si predica loro. Tutto ciò tradi¬sce un male profondo, una concezione errata della salvezza, un nostro non possesso della vita eterna, una nostra non dimora nel regno di Dio.
Chi possiede veramente il regno lo annunzia, lo testimonia, lo rende presente. Chi vive per il regno è anche capace di fare innamorare del Regno i fratelli. Chi ha il cuore ricol¬mo della salvezza operata da Dio farà sgorgare dal suo seno sorgenti di acqua che zampillano per la vita eterna. Non dare il regno manifesta la nostra esclusione spirituale da esso. E se noi non siamo nel regno, se non vi appartenia¬mo vitalmente, se non lo edifichiamo santamente nella nostra persona, tutto quello che facciamo è opera vana, è pastorale sterile, è azione dell'uomo, non di Dio, è attività della terra per la terra, non attività del cielo per condurre l'uomo al cielo, per infondere nel suo spirito l'anelito e il desiderio della speranza dei cieli nuovi e della terra nuova dove regneranno per sempre comunione, fratellanza, fraternità, unità, spiritualità, pace, gioia, luce eterna.
Oggi regna un assopimento "benevolo", siamo come addormentati, il regno è realtà molto distante da noi, una cosa lontana, che verrà, forse; che è per tutti, indipendentemente dal nostro annunzio, dalla nostra testimonianza, dal suo compi¬mento in noi. Ogni contatto del cristiano deve invece trasformarsi in una testimonianza del regno ed un invito ad entrarvi, secondo giustizia e verità.
E' la nostra vera, reale, autentica, perfetta appartenenza al regno la forza della sua testimonianza e della sua predicazione. Cristo Gesù non ha avuto momenti "vuoti" nella sua vita, così come essa è testimoniata dai vangeli. Ogni incontro era un incontro per il regno, era un invito di conversione e di salvezza. Ogni sua parola era parola di vita eterna. Lui non mescolava parole di Dio e parole di uomo, parole di salvezza e parole di perdizione, invito al bene e invito al male, momenti con Dio e momenti con il principe di questo mondo.
Oggi si ha come paura di annunziare il regno e di impiantarlo nel mondo. E' su questa paura cristiana che il male pianta le sue radici e affonda la sua strapotenza. La nostra paura è l'alimento del male, il suo nutrimento, la sua forza, la sua giustificazione, il suo incremento. E' la nostra uscita dal regno di Dio la potenza del regno delle tenebre. Cristo è il forte, il potente, il vincitore, colui che vince per vincere ancora. Ma lui deve essere forte, potente, vin¬citore attraverso noi. Se noi manchiamo il suo regno non si edifica, anzi si incam¬mina verso la sua distruzione, sulla terra naturalmente, non nel cielo, perché nel cielo Cristo è già il vincitore del peccato e della morte, sconfitti dalla sua obbedienza e dalla sua risurrezione dai morti.
Signore Gesù, abbi pietà di noi, paurosi e timorosi di an¬nunziare il tuo regno di luce e di gloria eterna. Perdona il nostro peccato di tradimento. Vogliamo essere tuoi servitori fedeli, imitando l'esempio dei martiri e dei santi che hanno costruito sulla terra il regno di Dio, fondandolo sul proprio sangue e sull'offerta della propria vita.
Madre di Gesù, sostieni il nostro proposito. Ottienici dal cielo tanta luce di eterna verità, perché comprendiamo che senza la nostra appartenenza piena al regno non solo è compromessa la nostra vita eterna, ma viene meno anche la salvezza di tanti nostri fratelli e Tu, senza il nostro aiuto, non puoi più generare misticamente figli a Dio e fratelli al tuo Gesù. Noi siamo come quei servi che alle Nozze di Cana dovettero attingere l'acqua e portarla al maestro di tavola, perché la desse trasformata in vino agli invitati. E' grande la nostra missione. Senza la nostra opera il miracolo è incompleto. La grazia resta nelle Idrie, ma non disseta l'umanità. Madre, vogliamo che per la tua preghiera l'azione onnipotente del tuo divin Figlio porti frutti di conversione e di salvezza. Siamo noi ora la Tua voce e la voce del tuo figlio Gesù.

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Re: Movimento apostolico - Diocesi di Catanzaro (2a parte)

Messaggio  Andrea il Ven Giu 25, 2010 4:00 pm

4a Puntata

SERVI DI DIO, MINISTRI DELLA SUA LIBERAZIONE


La schiavitù è perdita della propria essenza nello scardinamento dall'ordine della creazione; è abbandono di sé al momento, consegna al nulla e al vuoto, vendita al male, caduta nella morte morale e spirituale. Dopo il peccato e a causa di esso l'uomo si è fatto costruttore di schiavitù per se stesso e per gli altri, da solo e anche in forma associata, strutturata ben compaginata e connessa, in ogni modo e con ogni mezzo.
La liberazione è il rifacimento della propria natura nel cambiamento della mente e del cuore ed è opera di Dio. Dio è il liberatore dell'uomo, solo lui, poiché nessun può rifare se stesso o rifare gli altri. Dio ci libera rigenerandoci e ricostituendoci. La liberazione è dal proprio peccato. Facile è liberarsi dagli altri. Lasciare l'Egitto costò a Dio solo dieci segni. Il Faraone perì nel Mar Rosso e più non si parlò di lui. E tuttavia il popolo non si riscattò dalla sua non-fede. L'altra liberazione, quella dalla disobbedienza e della caduta dalla fede, costò il sangue di Cristo e costa il nostro martirio.
La schiavitù è una sola: la nostra consegna alle tenebre e all'errore e così la liberazione: il trionfo della grazia del Padre celeste nel nostro cuore e la potente azione dello Spirito Santo che ci ricrea, ci ricostituisce, ci rinnova, ci eleva, poiché riversa nel nostro cuore la vita nuova, quella eterna, divina, immortale.
E' l'uomo l'artefice della propria liberazione; è nella propria volontà la forza per rompere ogni schiavitù, ma è anche nella propria non-volontà rinserrarsi in carceri sempre più bui per mantenersi e conservarsi nella morte dell'anima e dello spirito. L'anima liberata da Cristo respira l'alito divino, si nutre della celeste carità, si sazia di vita eterna, comincia a stare bene, a crescere rigogliosa.
Lo spirito inizia l'apprendimento della sapienza e della saggezza, la mente concepisce i pensieri di Dio, il cuore aspira a realizzare i desideri del suo Signore. La vita eterna ricolma l'anima e questa ritrova la sua pace. Il corpo di riflesso vive dell'armonia del suo cuore santificato, le passioni si placano, le concupiscenze vengono come rallentate, la superbia svanisce, le cose riacquistano la loro originaria significanza: sono cose e basta, servono finché servono, ma esse non sono il nutrimento dell'anima.
Come ci sono i ministri della schiavitù, o i servi del peccato - ed ogni peccato ci costituisce servi di esso e ministri di schiavitù, innalzatori di croci per i nostri fratelli -; così ci sono i servi della grazia, i servi di Dio, i ministri della liberazione cristiana. Liberatore è Dio, per i meriti di Cristo, per l'azione soprannaturale dello Spirito di santificazione. Ministro della liberazione è ognuno che diviene servo del Signore, vive nella sua grazia, offre la sua vita perché il mondo ritrovi la via dell'obbedienza e ritorni a Dio, nel cui amore è la pace e la gioia di ogni uomo.
Perché la liberazione si compia occorrono persone che si lasciano totalmente liberare da Dio e che nello stato di libertà evangelica si presentino al mondo per annunziare la verità di Cristo. I ministri della liberazione sono coloro che invitano i fratelli a lasciarsi riconciliare con Dio in Cristo, facendosi ricomporre nel proprio essere, consegnando cuore, mente, anima allo Spirito di Santità perché li vivifichi di vita divina ed eterna. La liberazione si compie sull'albero della croce e dalla cima di esso bisogna anche annunziarla. E' sulla croce che si diventa ministri di salvezza, lì è la cattedra da cui insegnare, lì è la scuola nella quale proclamare agli uomini come lasciarsi portare fuori dalla propria schiavitù per vivere la nuova dignità di figli di Dio.
Ad un uomo dominato dalla concupiscenza, che è disfacimento della propria natura creata, rinnegamento della particolare condizione storica, libertinaggio e assenza della norma morale, la liberazione cristiana non conviene, poiché essa richiede rinnegamento di sé, abnegazione, mortificazione dell'uomo vecchio, sequela di Gesù Signore, nella mitezza e nell'umiltà del cuore.
E così si sceglie la "liberazione" dagli altri e dai "mali" che ci affliggono, "liberazione" dalle croci e dalla croce, "liberazione" da Dio e dall'uomo. La liberazione evangelica domanda ed esige che si viva ogni attimo, ogni condizione, ogni storia nella pienezza della luce di Cristo Gesù. E' libero chi è capace di donarsi e donare ogni cosa al Signore per il trionfo nel mondo della sua gloria in favore della salvezza di tutti gli uomini. La liberazione è spogliamento, è farsi poveri, è perdersi, è morire come il chicco di grano, è incamminarsi verso il cielo; è scegliere Dio e in Dio scegliere ogni creatura. Liberazione è farsi "pane di vita" per i fratelli.
Il Vangelo libera se lo si vive. E noi siamo chiamati a realizzare solo quella liberazione che è perfetta vita evangelica. E' nel Vangelo la vita, non è fuori di esso. Ed occorre stare bene attenti a parlare di liberazione, quando noi non siamo stati ancora liberati, quando viviamo nelle nostre piccole schiavitù di ogni giorno.
Madre di Dio, tu che fosti la Donna sempre libera, e mai conoscesti la schiavitù del peccato, vieni in nostro soccorso. Facci comprendere che la liberazione evangelica è l'assenza in noi di ogni peccato. E' libero chi lascia sprigionare dal suo cuore tutta la potenza di grazia e di amore che il Signore vi ha riversato, con l'invio del suo Santo Spirito. Tu ci aiuterai e noi saremo veramente liberi.

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Messaggio  Andrea il Dom Ago 01, 2010 6:17 am

5a Puntata

IL CAMMINO NELLA FEDE


La fede è affidamento della propria persona alla volontà del Padre dei cieli, consegna dell'uomo nelle mani del suo Signore. Attraverso la fede l'uomo abbandona la via della non-vita e della morte, per entrare nel regno della vita eterna, vita divina, vera, autentica. Per la fede il Dio della vita prende nelle sue mani la no¬stra inesistenza spirituale e la riveste della sua divinità. L'essere dell'uomo si libera dai suoi legami di morte e co¬mincia a respirare l'aria della libertà, a sentire il gusto dell'essere, partecipando di quella capacità di sapienza e di anelito verso l'invisibile, per immergersi nell'infinito di Dio, sua soprannaturale origine.
Nella fede tutto l'uomo e tutta la sua storia deve essere data, consegnata, offerta. La continuità nella novità, la perseveranza nel rinnovamento e nella perfezione, l'instancabilità nella presenza sempre attuale della risposta alla volontà di Dio è già cosa assai difficile alla natura umana, così come si è fatta dopo il peccato. Ogni uomo tende all'abitudine, alla ripetitività, a quella quiete che diviene circuito di un divenire che non ha ten¬sione verso l'infinito. E' già assai pesante la perennità "naturale" per la nostra storia, impossibile diviene la perennità nella novità, la perseveranza nell'attualità, la presenza nel divenire che si apre all'eterno, che è perfettissimo possesso del proprio essere, in quell'oggi senza tramonto e in quell'istante che non registra nessun calo di tensione, nessuna imperfezione di vita, nessun momento di stanchezza, di indeterminazione, di imprecisione, di perdita di essere.
A questa difficoltà della natura, si aggiunge l'elemento esterno, quella tentazione che dice la morte vita, le tenebre luce, il non essere essere e quell'inganno che dell'uomo ne fa un dio, del mortale un immortale, e della creatura fatta di fango e di terra un essere soprannaturale ed eterno. Fede ed incredulità vanno alla conquista dell'uomo, la grazia e la seduzione, la morte e la vita vogliono avere il possesso di questa creatura fatta da Dio a sua immagine. L'uomo viene sollecitato nella sua volontà a scegliere, ad aderire, a schierarsi per il Signore, o per il principe di questo mondo.
La decisione vale per un solo gesto ed ogni gesto deve ria¬vere la sua decisione da parte della volontà illuminata dalla ragione, la quale coglie con la sua luce fortificata dal¬la luce del cielo il bene e il male, sceglie il bene, se aderisce a Dio, si lascia scegliere dal male, se si abbandona alle tenebre e all'errore. E poiché ogni gesto è sottoposto a tentazione, per ogni gesto, pensiero, parola, opera dobbiamo chiedere a Dio luce e grazia, verità e vita perché possiamo resistere agli assalti del tentatore.
Il valore della fede si prova sì con il superamento della tentazione, che è invito al male, sia esso male mortale, come anche male veniale. Ma la fede non è solo superamento del male, essa è conquista di tutto il bene. La fede esige che niente di quanto è nell'uomo appartenga all'uomo, di nulla l'uomo può appropriarsi, neanche di un pensiero della mente, di un piccolissimo gesto, di un moto dell'anima.
La fede vuole che tutta la vita in ogni sua manifestazione, in ogni sua espressione, dello spirito e del corpo, sia consegnata al Dio onnipotente perché se ne serva e ne faccia l'uso che vuole. In ogni situazione, in ogni particolare circostanza, in ogni croce piccola o grande tutto deve essere affidato a Dio: povertà, ricchezza, salute e malattia, comprensione e incomprensione, odio ed amore, vita e morte, serenità e tristezza, gioia e dolore, infermità, fame, sete, stanchezza, ogni difficoltà di ordine fisico, ma anche mora¬le e spirituale devono essere consegnati all'Onnipotente, dopo aver ricevuto perfetta santificazione in noi.
Purtroppo la storia ci dice che nella prova si cade, e si cade fino a perdere la fede. Nella prova si può insinuare la tentazione che ci spinge non solo ad appropriarci di quell'attimo di vita che stiamo vivendo, ma anche a ribellarci contro il Signore, a rinnegarlo, a tradirlo, a non ricono¬scerlo più come il Signore della nostra vita. Manca in noi quell'annientamento della nostra razionalità, della nostra intelligenza, delle nostre paure, incertezze, timori. Non ci siamo ancora spogliati di rispetto umano, di abitudini storiche, di ricerca di tranquillità.
Ogni attimo è nuovo presso Dio, ogni attimo necessita di un gesto nuovo di fede. La fede di ieri non serve più, non è più capace di redimere l'atto, di riscattarlo, di santificarlo, di offrirlo al Signore. Occorre un gesto nuovo, una preghiera nuova, una mentalità nuova, una spiritualità nuova. E' necessario che l'uomo interpelli lo Spirito Santo di Dio, faccia ricorso alla sua grazia, disponga il suo cuore alla carità, il suo spirito alla speranza, tutto il suo essere all'affidamento al Signore di ogni storia, di ogni attimo, di ogni momento, poiché tutto ciò che avviene è per la no¬stra santificazione, redenzione, crescita nella perfezione della speranza e della carità. Consegnarsi a Dio sempre, in ogni istante, non appropriarsi neanche di un momento per viverlo per sè: è questa la legge santa della fede.
Signore Gesù, tu che ti consegnasti tutto nelle mani del Padre tuo e che pregasti perché la sua volontà fosse fatta e non la tua, insegnaci a non possederci mai, aiutaci a consegnare tutto di noi nelle mani del Signore della storia e degli eventi.
Madre di Gesù, tu che ai piedi della croce offristi tuo figlio e te stessa, in una consegna purissima di amore e di speranza a Dio e a noi tuoi figli, intercedi per noi presso il Padre di ogni grazia, di ogni vita. Vogliamo imitarti nel tuo dono, dono di servizio, ma anche di martirio, di carità e di speranza, di purissima santità.













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