XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

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XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Messaggio  Andrea il Gio Lug 08, 2010 10:01 am

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Letture bibliche: Dt 30, 10-14; Sal 18; Col 1, 15-20; Lc 10, 25-37

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù ci fa un pressante invito all’amore del prossimo, che è il segno evidente dell’amore per Dio. Purtroppo tante volte manchiamo di carità verso i nostri fratelli. Chiediamone perdono.

Sintesi dell’omelia.

Con la colletta preghiamo:

Padre misericordioso, che nel comandamento dell'amore hai posto il compendio e l'anima di tutta la legge, donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli per essere simili a Cristo, buon samaritano del mondo. Egli è Dio...

Omelia. I - Ci rivolgiamo a Dio con un titolo preziosissimo: Padre misericordioso,

Gesù è immagine del Padre: Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, a Lui perfettamente uguale (2Cor 4,4; Col 1,15; Eb 1,3) perché il Verbo è tutto quello che è il Padre, ha la medesima sostanza infinita, le medesime prerogative divine. In effetti egli è una cosa sola col Padre (Gv 10,30); chi crede nel Cristo, crede nel Padre; chi vede il Cristo vede il Padre (Gv 12,44-45; 14,7-9). Il Verbo invisibile divenne visibile nel tempo, nascendo come uomo; Cristo uomo divenne così sacramento di Dio, perché l’umanità di Cristo è una realtà sensibile, che manifesta la presenza della divinità a Lui unita in unità di persona. Un antico autore, Ireneo, diceva: “Attraverso il Verbo resosi visibile e palpabile, si rendeva palese il Padre”. Così dalla misericordia visibile del Figlio di Dio fatto uomo è facile risalire alla misericordia infinita invisibile del Padre, che si mostra specialmente misericordioso donando il Figlio con l’Incarnazione di venti secoli fa, e continuando a donarlo nella Messa come Maestro e Redentore e come cibo e sostegno nel nostro pellegrinaggio terreno.

Siamo immensamente grati per Gesù per la rivelazione che ci fa di se stesso e del Padre e per il dono che continuamente ci fa di se stesso nell’Eucaristia.

II – e ricordiamo: che nel comandamento dell'amore hai posto il compendio e l'anima di tutta la legge,

Dio che parla va ascoltato con attenzione e la sua Parola va messa in pratica. Egli si rivela e parla direttamente con Mosè e i profeti, e questi poi riferiscono al popolo: Mosè parlò al popolo, trasmettendo l’ordine che abbraccia tutti gli altri: Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, tenendo conto che l’accettazione della Parola obbliga alla conversione: ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima. La Parola non può dirsi nascosta all’uomo perché Dio l’ha rivelata: Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”; di più, il profeta l’ha messa nella bocca dei suoi fratelli e l’ha fatta penetrare nel loro cuore: Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, e non resta che osservarla: perché tu la metta in pratica.

Alla Parola di Dio si ispirava tutta la vita spirituale degli Ebrei, alcuni limitandosi al Pentateuco, altri rifacendosi anche agli altri libri. L’attenzione di tutti andava alla Legge, nella quale si esprimeva esplicitamente quello che Dio chiedeva agli uomini. Ci si rese subito conto che il centro della Legge erano le Dieci Parole, i comandamenti, dalla cui osservanza dipendeva l’esistenza stessa d’Israele, giacché erano le basi dell’Alleanza fra Dio e il suo popolo. Nella Legge però dell’AT c’erano tantissimi altri precetti, che comunque andavano osservati, mentre si discuteva fra i rabbini quale fosse il più importante e quali fossero necessari per la vita eterna.

Nel Vangelo appunto un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù, quindi non ben disposto verso di Lui, e gli rivolge una domanda che riguarda il raggiungimento della vita eterna: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Il Signore lo rimanda a quello che egli già sa, giacché è un giurista: Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi? Poiché la Legge stessa indica il da farsi (Lv 18,5) per vivere della vita di Dio, il rabbi risponde: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso. Gesù non può che approvare la risposta: Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai.

Erano uomini che consumavano la loro vita a studiare la S. Scrittura. E a volte nella loro riflessione dicevano anche cose molto belle, che venivano sicuramente da Dio; ma altre volte era solo la vanità a guidarli nello studio e nell’esposizione della Parola di Dio. Impariamo da loro a meditare ogni giorno la Parola di Dio e da Gesù Maria Giuseppe a metterla in pratica.

III - e chiediamo: donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli

La lode che riceve da Gesù e la conferma che egli fa delle sue riflessioni, forse smontano le riserve di questo rabbi su Gesù e quindi, volendo giustificarsi, cioè far vedere che ha posto giustamente la questione, gli fa un’altra domanda: E chi è mio prossimo? Gesù racconta la parabola del buon Samaritano, giustamente famosa per la sua bellezza e immediata comprensibilità e che non possiamo commentare nei singoli particolari: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.

Con la parabola, Gesù in realtà non risponde alla domanda dell’interlocutore, ma a un’altra: Come puoi diventare prossimo degli altri? E in effetti Gesù chiede: Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti? Dichiara anche nostro prossimo ogni persona che sta nel bisogno, anche se fosse un nostro nemico, come erano Samaritani e Giudei. La risposta del rabbino: Chi ha avuto compassione di lui, anche stavolta è esatta: Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

I discepoli di Gesù capirono bene che l’amore del prossimo era la nota distintiva del suo messaggio (Gv 13,34-35) e S. Paolo vi vede riassunti e compresi tutti i doveri che riguardano gli altri (Gal 5,14; Rm 13,8; 1Cor 13,1-13). S. Giovanni conferma con espressioni molto forti (1Gv 2,10; 4,12). Bisogna però notare che l’amore del prossimo è l’amore portato all’uomo in ordine a Dio (1Cor 13,2) e in Dio (Rm 8,28). E’ un genere carismatico di amore, che viene da Dio (Rm 5,5; Gal 5,22; 1Gv 2,15), imita quello di Dio per gli uomini (1Gv 4,7-11); trova Dio nell’uomo, si dirige a Dio e vuole all’uomo quel bene stesso che Dio vuole all’uomo. Nel bisognoso Gesù vuole che noi vediamo Lui e Lui facciamo termine del nostro amore per loro, perché il nostro fratello bisognoso si identifica con Cristo (Mt 25,31-45).

Amiamo così il nostro prossimo? Facciamo distinzione fra amici e nemici? Essa non è gradita a Cristo.

IV – concludendo: per essere simili a Cristo, buon samaritano del mondo.

Il nostro amore al prossimo deve essere riflesso di quello di Cristo, anzi noi dobbiamo imitarlo in tutto. Ma chi è Gesù? Paolo ce ne dà una descrizione sintetica, che è il più ricco trattato di cristologia mai elaborato, nel quale si concentra la dottrina di S. Paolo e della rivelazione sulla figura e la dignità di Cristo. Il soggetto è il Cristo preesistente, sempre considerato però come persona storica e unica del Figlio di Dio fatto uomo. E’ questo essere concreto e incarnato che è detto immagine di Dio, perché riflette in una natura umana e visibile l’immagine del Dio invisibile: Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile. E questo Cristo incarnato che può essere detto generato prima di ogni creatura: primogenito di tutta la creazione, e che gode di un primato di eccellenza e di causalità: perché in lui furono create tutte le cose/ nei cieli e sulla terra,/ quelle visibili e quelle invisibili:/ Troni, Dominazioni,/ Principati e Potenze./ Tutte le cose sono state create/ per mezzo di lui e in vista di lui, più che di tempo: Egli è prima di tutte le cose/ e tutte in lui sussistono.

Nell’ordine poi della salvezza, egli è il capo della Chiesa: Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa, poiché è il primo che è risuscitato dai morti: Egli è principio,/ primogenito di quelli che risorgono dai morti, ed è colui che ha unito in sé tutte le cose: perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

Questo Gesù, infinitamente grande come Dio e perfetto come uomo: È piaciuto infatti a Dio/ che abiti in lui tutta la pienezza, diventa il buon samaritano per l’umanità; egli ha riconciliato tutto l’universo: per mezzo di lui e in vista di lui/ siano riconciliate tutte le cose, giacché, come il sangue degli animali pacificava e riconciliava Dio con l’uomo nell’AT, così ora col Suo Sangue, ben più prezioso di quello degli animali, Egli riconcilia con Dio tutte le creature terresti e celesti: avendo pacificato con il sangue della sua croce/ sia le cose che stanno sulla terra,/ sia quelle che stanno nei cieli.

Dobbiamo credere all’amore di Dio per noi, quell’amore che si è mostrato in Gesù e che ha raggiunto il vertice nella Passione e Morte redentrice. Ci può giustamente sembrare strano che un Dio così grande e buono possa amare una creatura così debole e cattiva come siamo ciascuno di noi. Eppure è così.

Pensiero eucaristico.

E’ difficile immaginarlo e crederlo, ma il Padre ci ha tanto amati da darci suo Figlio e continuarcelo a dare in tanti modi; e anche il Figlio ci ha amati fino a darsi per noi nella passione e morte e si continua a donare nell’Eucaristia come Maestro e come cibo e bevanda per curare le nostre malattie spirituali e anche quelle fisiche, se necessario. Preghiamo la Vergine del Carmelo e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i Santi Patroni, di ottenerci la grazia chiesta nella colletta.

6.7.2010 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it




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