XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

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XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Messaggio  Andrea il Sab Lug 17, 2010 6:36 am

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Letture bibliche: Gn 18, 1-10; Sal 14; Col 1, 24-28; Lc 10, 38-42

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù ci invita a dare a lui e alla sua Parola il primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita. Purtroppo abbiamo altro per la testa, con le conseguenze disastrose per la nostra vita pesonale e di relazione. Chiediamo perdono di tutti i nostri peccati.

Sintesi dell’omelia.

Con la colletta preghiamo: Padre sapiente e misericordioso, donaci un cuore umile e mite, per ascoltare la parola del tuo Figlio che ancora risuona nella Chiesa, radunata nel suo nome, e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Nel Vangelo si parla di Gesù che riceve ospitalità da Maria e Marta; nella prima lettura Dio con due Angeli è ospitato da Abramo; nella seconda lettura è al centro dell’attenzione ancora Gesù, come oggetto della predicazione e colui col quale si collabora alla salvezza del mondo.

Omelia. I – Iniziamo invocando Dio: Padre sapiente e misericordioso,

Ci rivolgiamo a Dio con due titoli che bene si associano; Dio usa la sua infinita sapienza per metterla al servizio del suo amore per noi; e poiché noi siamo miseri, il suo amore diventa misericordia. E’ il caso di Abramo e Sara, che si avviano ai cento anni e che non hanno generato figli, nonostante il desiderio intensissimo che ne avevano; il problema non era stato risolto con la nascita del bambino di Abramo da Agar, la schiava di Sara. Ma Dio gli mostra la sua infinita sapienza preannunziandogli la nascita del figlio della promessa proprio da Sara, la moglie di primo grado. I tre Personaggi, che Abramo aveva invitato con grande senso di ospitalità, gli dissero, dopo aver gustato il pasto da lui organizzato: Dov’è Sara, tua moglie?, per introdurre l’argomento. Abramo Rispose: «È là nella tenda». E stavolta solo Uno dei tre ospiti, Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio», promessa di un figlio tante volte rinnovata da Dio, ma mai realizzata fino a quel momento. E ora era anche più difficile credere al compimento di essa, considerata l’età avanzatissima dei due coniugi. Ma come a Dio non manca la sapienza infinita e l’amore infinito, così non manca la potenza infinita.

Chiediamo anche per noi il dono della fede di Abramo, che credette e sperò contro ogni logica umana…, e ancora più di Maria e Giuseppe, che dovettero esercitare una fede ancora più grande di quella del capostipite degli Ebrei.

II – e gli chiediamo: donaci un cuore umile e mite,

Mite e umile è il Cuore di Gesù, che accoglie totalmente la Parola del Padre, la cui volontà è venuto a compiere con la massima fedeltà, obbedendo fino alla morte di croce. Noi chiediamo che sia simile al Cuore di Cristo il nostro cuore, totalmente aperto a ricevere la volontà di Dio e a compierla, seguendo l’esempio di Maria: sono la serva del Signore; si compia in me la tua Parola.

III - per un fine ben preciso: per ascoltare la parola del tuo Figlio

La Parola di Dio arriva a noi attraverso Gesù, Dio e uomo. Lo capisce molto bene Maria, sorella di Marta e di Lazzaro: Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Non altrettanto se ne rende conto Marta (che) invece era distolta per i molti servizi, necessari per approntare quanto necessario per offrire una generosa accoglienza all’illustre ospite, preparandogli una refezione non usuale, e in parte anche al numero degli invitati. Marta Allora si fece avanti e rivolse a Gesù un’espressione, che suona certamente come un rimprovero anzitutto per Lui e poi per la sorella: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Queste parole dovettero essere pronunciate con un tono alquanto risentito perché ella non riusciva a spiegarsi come Gesù e Maria, che pure sapevano quanto lavoro ella doveva sbrigare in quella circostanza, potessero rimanere tranquilli a conversare. Marta ritiene Gesù responsabile della situazione e che può autorevolmente dire a Maria di sospendere la conversazione per accorrere in aiuto all’affaccendata sorella: Dille dunque che mi aiuti. Potrebbe sembrare giusta a prima vista l’osservazione di Marta, ma Gesù la pensa diversamente, lo dice esplicitamente e l’ammonisce delicatamente: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, cioè le cose di cui ti occupi sono giuste, ma tu te ne preoccupi troppo, e questo non va bene, mentre di una cosa sola c’è bisogno, l’incontro con Cristo per la salvezza eterna (Lc 12,29-31; Mt 6,33). Gesù sottolinea che Maria ha scelto la parte migliore, cioè un’occupazione migliore di quella a cui attendeva la sorella, che non le sarà tolta, cioè non sarà distolta dall’ascolto della Parola di Gesù.

Marta non sa vedere oltre le sue occupazioni e preoccupazioni; si dà troppo da fare per cose che lei stessa ha volute; avrebbe fatto bene a preparare una refezione usuale e a trovare tempo per ascoltare la Parola di Dio, che è la sorgente della salvezza. Siamo anche noi come Marta o rassomigliamo a Maria?

IV – e crediamo: che ancora risuona nella Chiesa, radunata nel suo nome,

Chi si imbatteva in Gesù venti secoli fa, incontrava Dio ed era salvo, se lo accoglieva con fede e carità, come fece il ladro pentito sulla croce, a differenza dell’altro ladro che non si pentì. Ma lo stesso Gesù si rende presente in tanti modi ancora oggi: nei fratelli sofferenti; nel cuore di ognuno che crede e ama e che è membro del Corpo di Cristo; in ogni uomo che è fatto a immagine e somiglianza di Dio e ancora di più se per il battesimo diventa conforme all’immagine di Cristo; soprattutto nei segni liturgici come sono l’assemblea riunita nel nome di Cristo, la Parola letta e annunciata, i singoli sacramenti, e soprattutto l’Eucaristia. Paolo era cosciente di avere questa missione nella Chiesa: Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, cioè di annunciare Gesù e la sua opera di salvezza, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, appena accennato nell’AT, ma ora manifestato nel NT ai suoi santi, cioè ai credenti in Cristo, ai salvati.

Dio desidera la salvezza di tutti, perché per tutti Cristo è morto, anche se solo alcuni accettano: A loro che sono diventati “santi” proprio per la fede in Cristo, Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti, ricchezza inesauribile, Dio fatto uomo: Cristo in voi, cioè Cristo presente in voi e sorgente di vita eterna, e perciò speranza della gloria. L’impegno di Paolo è quello di annunciare Gesù: È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, con uno scopo ben preciso: per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. Perché, bisogna ricordarsene sempre, la perfezione si raggiunge attraverso un cammino, che suppone vari passi in avanti, o un’ascesa che suppone salire vari gradini, che ci tengono impegnati per tutta la vita; il primo passo è l’eliminazione del peccato grave dalla nostra vita.

Ma il vero apostolo non si può accontentare dell’annuncio della Parola di Dio, ma si associa a Cristo, che patì per la salvezza degli uomini: sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa, cioè la sua sofferenza, che prima o poi sarà quella di ogni cristiano, è una sofferenza messianica, cioè salvatrice. E’ il Cristo totale, la Chiesa (1Cor 12,12) che in lui e in ogni cristiano continua, attraverso la sofferenza, l’opera di liberazione umana e di annuncio della croce.

Anche noi dobbiamo essere annunciatori della Parola di Dio e dobbiamo impegnarci a collaborare con Gesù alla salvezza dei fratelli con la preghiera e i sacrifici.

V – e concludiamo: e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli.

Abramo ebbe la gioia di ospitare Dio, accompagnato da due angeli: il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno (nel primo pomeriggio?). Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Abramo non riconosce Dio, ma ha rispetto verso gli ospiti: Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, e offre l’ospitalità: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli accettarono: «Fa’ pure come hai detto». E Abramo mise subito gli altri in movimento: Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce», e si mise all’opera: All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono. Ma Dio che viene porta gioia con sé: segue la promessa della nascita del figlio Isacco entro l’anno.

Fortunato Abramo, ma più fortunata la famiglia di Marta: mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò, insieme con Maria e Lazzaro.

Meno fortunati noi? E invece no! Gesù si rende presente nel prossimo in genere per l’immagine e somiglianza che ognuno di noi porta di Dio; nel battezzato in particolare perché questi è conforme all’immagine di Cristo e perché è membro del Corpo di Cristo; in ogni bisognoso perché con lui si identifica Gesù. Se abbiamo una fede viva, serviremo Cristo nei fratelli sempre.

Pensiero eucaristico. Nell’Eucaristia c’è Gesù presente attraverso la sua Parola ma soprattutto per mezzo del pane e vino consacrati, che sono il segno della più intensa presenza di Cristo. Rinnoviamo la nostra fede in questa realtà meravigliosa e impariamo ad amare e servire Cristo nell’Eucaristia, nei fratelli, nel nostro cuore, che sono i tre segni della presenza di cristo che meglio dovremmo imparare a valorizzare nella nostra vita spirituale.

13.7.2010 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it

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