XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

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XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Messaggio  Andrea il Sab Lug 24, 2010 10:35 am

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Letture bibliche: Gn 18, 20-21. 23-32; Sal 137; Col 2, 12-14; Lc 11, 1-13

Introduzione e Atto penitenziale.


Gesù ci invita alla fiducia nella preghiera. Quante volte la nostra preghiera è un ripiegamento sui noi stessi e persino una tentazione di Dio o una sfida a Lui. Chiediamo perdono di tutti i peccati, specie per le nostre mancanze di fiducia.

Sintesi dell’omelia.


Con la colletta abbiamo pregato: Rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo, nostro fratello e salvatore, e donaci il tuo Spirito, perché invocandoti con fiducia e perseveranza, come egli ci ha insegnato, cresciamo nell'esperienza del tuo amore. Per il nostro Signore... Nel Vangelo e nella prima lettura si parla dell’importanza della preghiera e dell’insistenza e fiducia con cui dobbiamo pregare; nella seconda lettura della vita divina, che ci viene da Dio per mezzo di Gesù Cristo.

Omelia. I - Abbiamo chiesto: Rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo,

Gesù si trovava in un luogo a pregare; non era né la prima e neanche l’unica volta (nel battesimo Lc 3,21; prima della scelta degli Apostoli 6,12; prima della professione di Pietro e nella trasfigurazione 9,18.28-29; nel Getsemani 22,41-44). Gesù prega in quanto Figlio di Dio fatto uomo. Come Figlio di Dio, Dio uguale al Padre, è in perenne colloquio col Padre, perché appunto la preghiera è dialogo; in quanto uomo egli sente il bisogno di esprimere al Padre adorazione e ringraziamento e lode; a nome degli altri uomini anche richiesta di perdono dei peccati e suppliche per grazie di ogni genere. Gesù sentiva un intimo bisogno di continuo colloquio col Padre e lo esprimeva isolandosi completamente come quando si ritira nel deserto, in varie occasioni della vita pubblica e prima della Passione, o, senza bisogno di mettersi in disparte, con quelle invocazioni che gli Ebrei usavano per collegare con Dio tutti gli avvenimenti della propria giornata e vita e tutte le creature, con le quali venivano in contatto.

Diamo tempo alla preghiera nella nostra vita?

II – ricordiamo chi è Gesù per noi: nostro fratello e salvatore,

Gesù è il nostro salvatore; è venuto dal Cielo sulla terra proprio per distruggere con la sua obbedienza le nostre disobbedienze, col suo amore le nostre mancanze di amore. Ci rese suoi fratelli, assumendo la nostra natura umana; ci rese figli del suo stesso Padre, redimendoci dal peccato e comunicandoci la sua vita divina per mezzo dello Spirito Santo. L’opera redentrice è applicata a noi per mezzo del battesimo: Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Grazie al battesimo noi siamo morti e risuscitati con Cristo, cioè sotto l’aspetto sacramentale siamo morti al peccato e risuscitati a vita nuova grazie alla fede nella bontà misericordiosa e onnipotente di Dio. Poi dobbiamo vivere nella vita quotidiana questa morte al peccato e vita nuova in Cristo.

In Cristo abbiamo tutto presso il Padre. Alimentiamo la fiducia nei meriti infiniti di Gesù?

III – e supplichiamo: e donaci il tuo Spirito,

Riceviamo lo Spirito la prima volta nel battesimo, col dono della vita divina. Col peccato grave uccidiamo lo Spirito in noi, lo rattristiamo e indeboliamo nella sua attività in noi col peccato veniale. Tutta la nostra vita spirituale, quella cioè sotto l’influsso dello Spirito Santo, è di origine e di ordine soprannaturale, quindi totalmente al di sopra nelle nostre possibilità. Perciò abbiamo bisogno assoluto del dono dello Spirito per iniziarla e portarla avanti. Lo Spirito viene dato a noi dal Padre misericordioso per i meriti e l’intercessione di Gesù: Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono! Non ci dovremmo mai stancare di invocare la venuta dello Spirito in noi in modo che ci guidi a rendere soprannaturale ogni azione che dobbiamo fare.

IV – e ricordiamo: perché, invocandoti con fiducia e perseveranza, come egli ci ha insegnato,

Già nell’AT abbiamo un esempio di preghiera fiduciosa e perseverante nella supplica rivolta a Dio tante volte da Abramo per ottenere il figlio dalla moglie Sara. Nello stesso contesto abbiamo un altro caso di preghiera confidente e insistente di Abramo. In modo antropomorfico viene riferito che disse il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». E così: Quegli uomini, probabilmente due Angeli, partirono di là e andarono verso Sòdoma per vedere quello che succedeva e riferire a Dio. Nel frattempo Abramo stava ancora alla presenza del Signore, il quale gli aveva confidato che avrebbe distrutto le città se le notizie negative fossero state confermate.

Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».

Notiamo che le risposte di Dio stabiliscono il ruolo dei santi nel mondo: i giusti possono ottenere il perdono per molti colpevoli. Abramo ha mostrato audacia e familiarità con Dio con la sua insistente preghiera, ma non ha osato abbassare al di sotto di 10 il numero di giusti; eppure altrove (Ger 5,1; Ez 22,30) Dio è disponibile a perdonare a Gerusalemme se vi trovasse anche un solo giusto. Anzi proprio un solo giusto, il Servo di Yahweh, salva tutto il popolo (Is 53).

Questo medesimo insegnamento sull’importanza della preghiera perseverante ripropone Gesù. Quando ebbe finito di pregare, uno dei suoi discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli. Questa richiesta dei discepoli sottende due domande; la prima è: Che cosa deve dire il discepolo quando prega? La seconda: Come e quando deve pregare? A questa seconda domanda risponde Gesù con la parabola dell’amico invadente: Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono; e con l’affermazione che segue subito dopo: Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto, cioè Gesù ci invita a pregare con insistenza, sempre. Lo facciamo?

V – e concludiamo: cresciamo nell'esperienza del tuo amore.

La preghiera è un dialogo con Dio, che non è un estraneo, anzi ha relazione strettissima con ciascuno di noi: Dio è nostro Padre, Gesù è nostro fratello, lo Spirito è nostro amico e ospite e sposo. Nella preghiera facciamo esperienza dell’amore paterno di Dio per noi. Gesù stesso ci invita a rivolgerci a Lui chiamandolo Padre: Quando pregate, dite: Padre. E da buoni figli dobbiamo chiedergli di realizzare sulla terra il suo regno, e implicitamente, che gli uomini non vi oppongano ostacoli: sia santificato il tuo nome,/ venga il tuo regno; in effetti l’uomo non può realizzare con le sue forze il regno di Dio, lo può ricercare (Lc 12,31), invocare, ereditare (Mt 25,34); e il regno viene a lui e lo raggiunge (Lc 12,38) come dono di Dio (Mt 21,43). Inoltre chiediamo al Padre il pane di ogni giorno: dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano (il discepolo si accontenta del necessario: Pr 30,Cool e un perdono fondato sul perdono dato: e perdona a noi i nostri peccati,/ anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore. Infine si chiede a Dio: e non abbandonarci alla tentazione, cioè fa che non siamo indotti nella tentazione dal maligno.

Questo amore paterno viene richiamato da Gesù; i genitori, nonostante i tanti loro difetti, sanno essere teneri e attenti con i figli,: Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Quanto più il Padre celeste, che è infinitamente buono, ascolterà la preghiera dei figli e darà la cosa buona per eccellenza, che è lo Spirito Santo.

Dio Padre è ben più buono e accogliente dell’amico, che esaudisce l’amico invadente, nella parabola, con cui si mostra con quale fiducia pregare anche nelle circostanze più impensate.

Fiducia quindi immensa nel Padre celeste, il quale, oltre a darci lo Spirito, ci ha dato la vita divina per mezzo di Gesù e con lui: Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, anzitutto dandoci il perdono dei peccati: perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce, cioè consegnando alla morte di croce il suo proprio Figlio.

La nostra preghiera è animata da questa fiducia sconfinata nella bontà infinita di Dio nostro Padre?

Pensiero eucaristico.

L’uomo incontra Dio nella preghiera. L’Eucaristia è certamente la preghiera per eccellenza, in quanto ci incontriamo con Dio e coi fratelli e, in unione con loro e con Gesù che è presente e si offre al Padre per ottenere l’esaudimento delle nostre preghiere, rivolgiamo le nostre suppliche a Dio. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, in particolare i Santi Genitori della Madonna, di ottenerci la grazia di gustare e vivere intensamente la Messa come supplica.

23.7.2010 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it

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