XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C )

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XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C )

Messaggio  Andrea il Mer Set 08, 2010 5:57 am

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XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C )

Letture bibliche: Sap 9, 13-18; Sal 89; Fm 9b-10. 12-17; Lc 14, 25-33

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù ci invita a portare la croce al suo seguito. E’ l’insegnamento meno è gradito, e quindi tanto più necessariamente ce lo dobbiamo riproporre spesso ed esaminarci spesso su come lo pratichiamo. Chiediamo perdono di tutte le nostre infedeltà e specie per quelle contro la sequela fedele di Gesù.

Sintesi dell’omelia.

Preghiamo con la colletta:

O Dio, tu sai come a stento ci raffiguriamo le cose terrestri, e con quale maggiore fatica possiamo rintracciare quelle del cielo; donaci la sapienza del tuo Spirito, perché da veri discepoli portiamo la nostra croce ogni giorno dietro il Cristo tuo Figlio. Egli è Dio... Nel Vangelo Gesù ci invita a seguirlo con coraggio sulla via della croce e della rinuncia totale; la prima lettura ci fa riflettere sui nostri limiti in genere e specie per quanto riguarda la comprensione del mistero di Dio e delle cose celesti; la seconda lettura ci propone Paolo come modello di sequela di Cristo.

Omelia. I – Ci rivolgiamo alla Sapienza infinita: O Dio, tu sai come a stento ci raffiguriamo le cose terrestri, e con quale maggiore fatica possiamo rintracciare quelle del cielo;

a. Grandi sono i nostri limiti. Abbandonati a noi stessi riusciremo appena, e anche con molti sforzi e fatica, a farci una qualche idea delle realtà di questo mondo e di quello che sta alla nostra portata: A stento immaginiamo le cose della terra,/ scopriamo con fatica quelle a portata di mano. Questi limiti vengono ripresentati dalle due parabole, che Gesù racconta per invitarci a riflettere su noi stessi e a calcolare le nostre forze prima di prendere la decisione di seguirlo. Egli porta l’esempio di un uomo che progetta di costruire un edificio, in cui c’è anche una torre, e che deve valutare bene la disponibilità personale di danaro, di lavoratori, di materiali per portare a termine il lavoro: Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?, altrimenti corre il rischio di diventare la favola dei dintorni: Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:“Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Gesù porta anche l’esempio di un re che, se è prudente, valuta prima le sue forze e quelle del nemico: Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?, e, se ha buon senso, ferma il nemico con un offerta di pace appena si rende conto che ha poche probabilità di vincere la guerra: Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.

Dobbiamo tenere conto che, nel fare le nostre valutazioni, sentiamo l’influsso anche delle nostre passioni, di altri limiti esterni alla natura umana e del clima corrotto creato dal peccato, i quali offuscano la nostra mente, senza dimenticare mai che la carne è debole anche quando lo spirito si sforza e si attiva per essere pronto (Mc 14,38; Gal 5,17; Rm 7,22-23): I ragionamenti dei mortali sono timidi/ e incerte le nostre riflessioni,/ perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima/ e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni. Certo la legge naturale per tutti gli uomini e la legge mosaica per gli Ebrei sono stati un grandissimo aiuto.

b. In questa situazione viene la domanda: Quale uomo può conoscere il volere di Dio?/ Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? Dobbiamo ringraziare Dio, che nella sua misericordia ha mandato il suo Figlio a rivelare la sua volontà e il mistero della sua vita intima di Padre e Figlio e Spirito: ma chi ha investigato le cose del cielo? Lo conferma Giovanni: Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato (Gv 1,18).

Manteniamoci piccoli davanti a Dio, perché lo siamo veramente; apriamo il nostro cuore all’accettazione piena della sua Parola e volontà, che ci vengono attraverso Gesù.

II – e chiediamo: donaci la sapienza del tuo Spirito,

Lo Spirito Santo è il dono dei doni e l’origine di tutti i doni. Gesù, asceso al Cielo, ha chiesto al Padre il dono dello Spirito per i suoi Apostoli e i suoi discepoli, mentre questi pregavano sulla terra con la stessa intenzione. Quando poi Maria viene assunta in Cielo, anche lei unisce la sua preghiera a quella di Gesù perché attraverso i secoli tutti possano ricevere lo Spirito Santo attraverso la via ordinaria dei sacramenti. E’ lo Spirito Santo che ora ci guida alla verità tutta intera e versa l’amore nel nostro cuore. Ma prima dello Spirito Santo già aveva svolto questo compito Gesù, che aveva portato agli uomini la Parola del Padre e aveva messo nel cuore degli uomini il desiderio di vivere nell’amore verso il Padre e verso gli uomini.

Nell’AT questo compito era della Sapienza, che diventa sempre più una personificazione di Dio stesso. Essa istruisce gli uomini sulla volontà di Dio: Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,/ se tu non gli avessi dato la sapienza/ e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?... gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito; e aiuta gli uomini a camminare secondo la volontà di Dio: Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; e così raggiungere la salvezza: e furono salvati per mezzo della sapienza». Troviamo in questo testo ricordati sia la Sapienza, che verrà identificata con Gesù, il Verbo fatto carne, sia il santo spirito, che già nel nome fa pensare allo Spirito Santo.

Invochiamo la continua venuta dello Spirito in noi per via sacramentale, come la confessione e la comunione, che è certamente la via più sicura, e per via extrasacramentale con la preghiera e il compimento costante della volontà di Dio in ogni circostanza

III - e concludiamo: perché da veri discepoli portiamo la nostra croce ogni giorno dietro il Cristo tuo Figlio.

a. E’ lo Spirito oggi che ci rende discepoli autentici di Gesù, portandoci alla conoscenza piena di Lui e all’accettazione della sua Parola e a metterla in pratica. Anche quella difficilissima e durissima parola che si riferisce al portare la croce. Viene constatato: una folla numerosa andava con Gesù, e certamente i discepoli erano entusiasti per il successo che accompagnava l’attività missionaria del Maestro e l’entusiasmo che riusciva a suscitare. Ma Gesù “raggela” i facili entusiasmi ammonendo: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo; Egli allude alla sorte che Gli toccherà (la morte in croce) e alla disponibilità che deve avere il discepolo di accettare di condividere tale sorte anche per se stesso. Questa accettazione della sofferenza si concretizza in una scelta di fondo, che si esprime anzitutto nel mettere Gesù al centro della propria vita e nel collocare tutto il resto in secondo piano, anche gli affetti più cari: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo; e poi nella rinunzia ai beni di questo mondo: Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo; è necessario lo spogliamento totale.

Luca sottolinea l’importanza della chiamata al discepolato e le gravi rinunzie che esso richiede (Lc 9,59-62; 11,27-26). Le dichiarazioni del Maestro svelano un sublime ideale di vita che supera ogni altra finalità, per quanto nobile e filantropica, che l’uomo si possa proporre. Egli si propone all’uomo come supremo fine dei suoi sacrifici più radicali. I due paragoni del costruttore e del re richiamano la serietà e la ponderatezza, con cui si deve procedere quando si prende una decisione impegnativa per la vita, come è quella di seguire Gesù. Questi paragoni servono ad accentuare l’impegno che il discepolo ha assunto con chi lo ha scelto e la tenacia con cui deve perseverare nella sua nobile e santa impresa.

b. Nella Parola di oggi ci viene anche presentato l’esempio concreto di Paolo, che ha seguito Gesù con la massima fedeltà e propone tale sequela agli altri, secondo la vocazione propria di ognuno e secondo le occasioni che si presentano nella vita. Paolo scrive a Filemone, il quale aveva uno schiavo, che era scappato: Per questo forse è stato separato da te per un momento, divenendo disutile al padrone, nonostante il suo nome significhi “utile”. Ormai Paolo è diventato vecchio e, a causa della sua fedeltà alla chiamata di Cristo e al suo impegno di annuncio della parola, è anche in carcere: Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ma continua la sua attività missionaria e così si preoccupa di Onesimo, da lui convertito mentre era già in prigione: Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Gli vuole un mondo di bene: lui che mi sta tanto a cuore. E desidera che stia a cuore anche a Filemone: come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Egli aveva anche bisogno dell’aiuto di Onesimo: Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ha voluto trattenerlo di sua iniziativa: Te lo rimando, in modo che Filemone si sentisse libero nel decidere di fare ciò che è bene: Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. E il bene da fare è di considerarlo ormai come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. In questo senso lo ha perso come schiavo ma lo ha riavuto per sempre come fratello: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, anzi come Paolo stesso: Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.

Prendiamo sul serio la nostra vocazione se la conosciamo, preghiamo per conoscerla e per seguirla con fedeltà. Quale essa sia comunque deve mettere al centro la persona di Gesù e la sua Parola.

Pensiero eucaristico.
Nella Messa Gesù ci ripropone sempre la sua Parola come guida della nostra vita e la sua Persona come modello da imitare e come sorgente di grazia per poterlo imitare. Lo Spirito che riceviamo nella Comunione ci porta all’identificazione con Cristo nel modo di pensare e di amare e nello stile di vita. Preghiamo la Madonna che festeggeremo presto nel giorno della sua Nascita, e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, di sostenerci con la loro preghiera nelle nostre scelte.

2.9.2010 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it


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