XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Messaggio  Andrea il Dom Ott 10, 2010 7:32 am

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Letture bibliche: 2 Re 5, 14-17; Sal 97; 2 Tm 2, 8-13; Lc 17, 11-19

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù guarisce dalla lebbra ma perdona anche i peccati. Chiediamo il perdono di tutti i peccati per poterci rendere meno indegni dell’incontro con lui.

Sintesi dell’omelia.


Con la colletta preghiamo:

O Dio fonte della vita temporale ed eterna, fa' che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, ….La prima lettura ci presenta la guarigione del lebbroso Naaman per la sua obbedienza alla parola del profeta, il Vangelo la guarigione dei 10 lebbrosi per l’obbedienza alla Parola di Gesù; la seconda lettura ci avverte di mettere al centro della nostra vita la Persona di Gesù, al quale, se ci uniamo intimamente, possiamo essere salvati.

Omelia. I - La colletta inizia:

O Dio fonte della vita temporale ed eterna, fa' che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo riflessioni – affetti - propositi

Dio è fonte della vita temporale perché ci ha creati, ci conserva e concorre alle nostre singole azioni, ed è fonte della vita eterna in quanto per i meriti di Gesù ci dà lo Spirito Santo, il quale ci comunica la vita divina, ce la conserva e ci dà le grazie attuali, sotto la spinta delle quali noi rimaniamo fedeli alla volontà di Dio. Nostro rischio costante è quello di cercare Dio perché è sorgente della vita temporale e trascurarlo come sorgente di vita eterna.

a. Non sappiamo quale era il grado di fede di Naaman, il comandante dell’esercito del re di Aram, il quale venne da Damasco al re d’Israele con la richiesta di essere guarito dalla lebbra. Il re protestò la sua incapacità a guarirlo, e vide nella richiesta subdole intenzioni provocatorie. Il profeta Eliseo lo fece avvertire di mandarlo da lui, e così Naaman si portò col suo seguito dal profeta. Aveva immaginato che Eliseo sarebbe venuto da lui, avrebbe invocato Dio su di lui, gli avrebbe imposto le mani e avrebbe offerto molti sacrifici di animali per operare la guarigione. Invece il profeta attraverso il proprio servo gli ordina di andare a bagnarsi sette volte nel Giordano. Grande fu l’irritazione del generale, che considerò un’offesa l’atteggiamento di Eliseo, e si mise sulla via del ritorno a casa. I suoi accompagnatori lo convincono a cambiare idea, facendogli notare che egli certamente avrebbe fatto grandi cose per avere la guarigione, e perciò tanto più doveva ora tentare ciò che non gli costava quasi niente.

Così egli scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra]. La gioia che egli provò fu immensa, come è facile immaginare, ma non dimentica che è Dio la fonte di tutto e perciò Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui facendo la sua professione di fede: Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Vorrebbe anche mostrare tangibilmente la sua gratitudine verso colui che aveva fatto da intermediario per la sua guarigione: Adesso accetta un dono dal tuo servo. Eliseo però sa che non per suo potere è avvenuto il miracolo, ma perché Dio è intervenuto e quindi giura che non accetterà regali: Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò. La ripetuta insistenza di Naaman non lo convinse a cambiare idea: L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Il generale era partito col desiderio di essere guarito solo nel corpo; si ritrova invece anche guarito nell’anima col dono della fede, alla quale vuole essere fedele.

b. Dieci lebbrosi vanno alla ricerca di Gesù: Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza, rispettosi della Legge dell’AT che imponeva loro di non avvicinarsi a nessuno per non renderlo impuro con la propria malattia, e dissero ad alta voce, per farsi sentire: Gesù, maestro, abbi pietà di noi!. Anche questi vengono guariti nel corpo tutti, ma solo uno è guarito anche nell’anima, il Samaritano che viene a ringraziare Gesù per il dono ricevuto della guarigione. A questi Gesù dà il congedo: Àlzati e va’, con la certezza del grandissimo dono della salvezza: la tua fede ti ha salvato!

Dobbiamo essere grati a Dio per tutto quello che ci dà sul piano naturale, ma soprattutto per quello che ci ha donato sul piano soprannaturale, perché è per il dono della vita eterna, della vita di grazia, che noi possiamo aspirare alla eternità beata.

II – e chiediamo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede,

La domenica è il giorno del Signore e ci deve aiutare a mostrargli al nostra gratitudine per tutto quello che ci ha donato in genere e per quello che ci ha dato nel corso della settimana. Il dono più prezioso è certamente quello del Figlio per la nostra salvezza; ma anche per tutti gli altri doni soprannaturali e quelli naturali vale la pena ringraziare Dio. Si dice che riceve più grazie chi sa ringraziare: Dio ci fa tante grazie senza che gliele chiediamo e senza riceverne ringraziamenti, ma certamente non è insensibile di fronte alla gratitudine o all’ingratitudine. Lo notiamo dal modo di parlare e di agire di Gesù. Mentre i dieci lebbrosi, prestando fede alla Parola di Gesù e seguendo la sua indicazione, si dirigono verso Gerusalemme, si ritrovano perfettamente guariti. Ma solo Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, cioè dando forte espressione alla sua gioia, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò con amarezza: «Non ne sono stati purificati dieci? Solo uno è tornato? E gli altri nove dove sono? La gratitudine verso Dio è così poco diffusa? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». Gesù ricompensa la gratitudine del samaritano con la salvezza dell’anima, dopo avergli già dato quello del corpo.

Anche la gratitudine di Naaman ha la sua ricompensa; è per la sua fede che viene guarito, ma rivela che la grazia di Dio sta operando in lui in profondità, giacché aggiunge una richiesta: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, in modo da creare un rialzo, un altare rudimentale, dove possa offrire sacrifici solo al vero Dio, quello degli Ebrei, che lo ha guarito: perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore». E’ questa la fede che salva.

Nei due casi si tratta di fede che c’è già prima del miracolo, ma che si accresce in modo indescrivibile grazie ad esso. Così essi vivono forti sentimenti di gratitudine a Dio e cercano di mostrarla. Anche noi nel giorno del Signore dovremmo abituarci a dedicarlo tutto a Lui e in special modo a ringraziarlo per tutto quello che ci da.

III - e chiediamo ancora: e la Chiesa intera sia testimone della salvezza

La salvezza di Dio arriva a noi per mezzo della Chiesa, la quale riceve la Parola di Gesù e la salvezza da lui operata e le trasmette sia come comunità sia per mezzo dei singoli. E’ quello che ci fa intendere Paolo quando dice a Timoteo: ricòrdati di Gesù Cristo,…/quel Gesù, la cui incarnazione, vita, morte e resurrezione è l’oggetto della sua predicazione: come io annuncio nel mio vangelo, per la cui diffusione non si limita a parlare ma soffre: per il quale soffro/ fino a portare le catene come un malfattore, giacché il vangelo avanza per mezzo della testimonianza della parola dei discepoli ma anche grazie alle loro sofferenza, come era avvenuto del Maestro. Varie cause possono tentare di bloccare il testimone della Parola: Ma la parola di Dio non è incatenata!, perché essa progredisce anche per mezzo del sacrificio: Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza… insieme alla gloria eterna.

Potremmo vedere un accenno sulla necessità della Chiesa come strumento di salvezza nell’ordine di Gesù ai lebbrosi di presentarsi ai sacerdoti per averne la certificazione della guarigione avvenuta, in modo da poter essere reinseriti nella comunità a pieno titolo: Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». Essi obbedirono alla parola di Gesù, accettata per fede, e furono guariti: E mentre essi andavano, furono purificati.

Siamo salvati da Dio nella Chiesa e per mezzo della Chiesa.

IV – e conclude: che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio.

La salvezza ci viene per l’opera redentrice di Gesù, il quale deve stare al centro della nostra attenzione: Figlio mio, / ricòrdati di Gesù Cristo,/ risorto dai morti,/ discendente di Davide; così Paolo ricorda la missione di Gesù come Messia e Salvatore, e la via da lui battuta per salvarci, quella della passione, morte e resurrezione. La salvezza degli uomini continua a realizzarsi per mezzo di Gesù anche oggi: anch’essi raggiungano ora la salvezza che è in Cristo Gesù. La salvezza, insieme alla gloria eterna, noi possiamo raggiungerla nell’unione con Cristo, e quanto più la comunione è completa, tanto meglio è per noi. Dobbiamo accettare senza riserve questa affermazione: Questa parola è degna di fede: la condivisione della morte di Cristo ci rende partecipi della sua vita divina: Se moriamo con lui al peccato, con lui anche vivremo; la perseveranza nella fedeltà alla sua Parola e al suo stile di vita ci aprirà le porte del Regno eterno e ci farà anche regnare con lui: se perseveriamo, con lui anche regneremo; ma potrebbe avvenire che noi non lo riconosciamo più come Maestro e Salvatore; in tal caso anche lui si rifiuterà di riconoscerci come suoi discepoli: se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; ma alla nostra infedeltà egli risponderà con la sua fedeltà: se siamo infedeli, lui rimane fedele,/ perché non può rinnegare se stesso, cioè Dio non cambia.

In che misura Gesù è al centro dei nostri pensieri, sentimenti, affetti, parole, opere…?

Pensiero eucaristico.
Gesù ci salva oggi come salvò gli uomini di 20 secoli fa. Allora per il contatto diretto con la sua Persona, ma supponendo la fede e la carità; oggi per mezzo dei sette sacramenti, in particolare per mezzo dell’Eucaristia, nella quale egli è presente in modo speciale, ma sempre supponendo la fede e la carità. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, che ci ottengano la grazia di crescere costantemente nella fede speranza e carità, che solo ci consentono di entrare in comunione con Cristo e così salvarci.


9.10.2010 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it



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