1° GENNAIO: MARIA SS. MADRE DI DIO

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1° GENNAIO: MARIA SS. MADRE DI DIO

Messaggio  Andrea il Sab Gen 01, 2011 8:07 am

Letture bibliche: Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

Introduzione e Atto penitenziale.

A Gesù viene imposto oggi il nome di Gesù, che significa che viene a salvarci dai nostri peccati. Chiediamo che questo si verifichi subito per noi che ne chiediamo perdono all’inizio della Messa.

Sintesi dell’omelia
La prima lettura offre una formula con la quale si invoca la benedizione di Dio sul popolo; tale benedizione troverà la piena realizzazione in Cristo (dono di Dio all’umanità), che viene a salvare dai peccati, come preannuncia il suo nome “Gesù” e appare dal Vangelo, mentre la seconda lettura ci presenta il grande dono dello Spirito Santo, che ci fa figli di Dio ed coeredi di Cristo.

Omelia. I - Prima lettura. a.

L’idea comune era che una benedizione o una maledizione fosse sempre efficace a produrre rispettivamente salvezza o disgrazia, in quanto in essa veniva nominato il nome di Dio. Il popolino interpretava questo in modo molto materiale, quasi che bastasse nominare Dio per provocare salvezza o disgrazia, secondo l’umore della persona che faceva la benedizione o la maledizione. In pratica esse venivano considerate un atto magico, nel quale Dio veniva piegato a mettere la sua onnipotenza a disposizione del capriccio umano. Maria e Giuseppe condividevano l’idea anche biblica che una benedizione o maledizione fosse efficace per la presenza del nome di Dio, ma escludevano ogni interpretazione magica, cioè che Dio fosse obbligato alla volontà volubile e cattiva dell’uomo (come pensano e operano i maghi), in quanto giustamente ritenevano che Dio è buono e opera solo il bene e mai il male, e quando opera quello che noi consideriamo male, come la sofferenza, lo fa solo per punire il peccato e rimettere l’ordine dove le ingiustizie hanno creato disordine, in vista della correzione e della salvezza dei peccatori.

In sostanza Maria e Giuseppe pensavano che l’invocazione del nome di Dio per benedire era sempre efficace per produrre il bene e la salvezza, e l’invocazione di Dio per maledire poteva essere efficace per riparare l’ordine rovinato dall’ingiustizia e, se produceva sofferenza, era sempre ed esclusivamente in vista del vero bene dell’uomo, per raggiungere la salvezza eterna anzitutto, ma anche la salvezza temporale per quanto possibile. Il motivo dell’efficacia era l’invocazione del Nome di Dio, cioè di Dio stesso, che comportava la venuta di Dio sulla persona per portare salvezza.

b.

Potevano benedire o maledire i laici; ma era immensamente più efficace la benedizione che dava il sacerdote, specie quella dopo la celebrazione di un sacrificio, giacché questo rendeva gradita a Dio la persona, che offriva il vero e completo sacrificio, cioè offriva se stesso a Dio per fare la sua volontà e anche il segno esterno del sacrificio interiore, segno esterno che consisteva nel cibo, cioè l’animale ammazzato o i frutti della terra o focacce. Specialmente preziosa era la cosiddetta benedizione di Aronne; in essa si invoca il nome di Dio perché Dio venga sui fedeli per portare la salvezza, che consiste nel proteggerci (v. 24; Sal 30,7) e nel mostrarsi benevolo e favorevole (v. 25) e nel dono della pace, cioè nell’abbondanza di ogni bene, spirituale anzitutto, ma anche materiale, che porta la felicità (v. 26; Sal 121,6-7; Gv 14,27; cfr Sal 66). Questa benedizione molte volte Maria e Giuseppe l’avevano ricevuta in occasione della loro partecipazione alle celebrazioni del Tempio.

Forse dovremmo imparare ad apprezzare di più l’efficacia delle benedizioni.

II - Vangelo.

A. Di Giuseppe e Maria viene detto che 1. stanno con Gesù (v. 16); 2. ascoltano ciò (v. 17) che i pastori hanno visto e sentito: l’annuncio dall’Angelo, il canto, la visione degli altri Angeli; 3. si stupiscono (v. 18); 4. serbano nel loro cuore meditando le parole ascoltate (v. 19); 5. curano che Gesù sia circonciso all’ottavo giorno e gli impongono il nome di Gesù (v. 20).

1. Essi convivevano con Gesù con sentimenti di fede, speranza, carità; credevano fermamente che era figlio di Dio oltre che uomo ed era venuto come salvatore di tutto il mondo; speravano nell’efficacia della sua opera di salvezza e confidavano nella sua bontà e nella solidità dei suoi insegnamenti; amavano il Padre e Lui e lo Spirito con tutto il cuore l’anima e la mente e le forze, e amavano il prossimo per amore di Dio. Nella convivenza con Gesù crescevano nella pratica di queste virtù teologali e di tutte le virtù sotto l’influsso dello Spirito Santo. Anche noi dobbiamo valorizzare le presenze di Gesù, ma specie tre: la presenza nel nostro cuore, nei fratelli tutti, nei sacramenti e specie nell’Eucaristia, ed esercitare nei confronti di Gesù la fede speranza e carità. In tal modo anche noi matureremo come cristiani sotto l’influsso dello Spirito Santo.

2. Maria e Giuseppe ascoltavano la Parola di Dio, che era ancora in crescita, che veniva loro in quel momento per mezzo dei semplici pastori. Anche noi dobbiamo ascoltare la Parola di Dio come ci viene dalla Chiesa per mezzo dei ministri di Cristo ed attingerla nelle sua Sorgente che è la Rivelazione, la quale arriva a noi per mezzo della S. Scrittura e della Tradizione dei Padri della Chiesa, sotto la guida del Magistero del Papa. Impegniamoci ad ascoltare con attenzione la Parola di Dio nelle celebrazioni e a leggerla ogni giorno per conto nostro.

3. Essi si stupivano. Entrambi avevano sentito messaggi molto importanti su Gesù, da un Angelo; eppure conservano la freschezza interiore di meravigliarsi di fronte alla Parola di Dio, che arriva loro dai pastori e vi aderiscono. Essi non si abituavano al rapporto con Gesù, che dovevano incontrare anche nella fede come noi. Di qui l’importanza per noi di crescere nella fede, seguendo il loro esempio.

4. In Maria la freschezza dei sentimenti veniva alimentata precisamente dalla meditazione continua di quello che avevano sentito dalla Parola di Dio e dagli altri su Gesù. Così dobbiamo fare anche noi. La meditazione assidua della Parola di Dio ci fa conservare la sensibilità di fronte ad essa e alimenta la nostra capacità di gustare in modo sempre nuovo la Parola sempre antica e identica. Di qui la necessità di meditare ogni giorno chi è Gesù che incontriamo nei vari modi di presenza e che cosa fece e continua a fare per noi.

5. Maria e Giuseppe circoncidono il Bambino all’ottavo giorno e gli impongono il nome di Gesù, che corrisponde alla sua missione nella storia della salvezza, che è quella di salvare il mondo dal peccato originale e dai peccati personali. Obbediscono essi quindi alla Parola di Dio dell’AT sulla circoncisione e a quella dell’Angelo del NT sull’imposizione del nome. In questo modo mostrano la loro fede nella Parola di Dio e la loro carità verso Dio. Anche noi dobbiamo osservare i comandamenti e compiere il nostro dovere e seguire le ispirazioni, verificandole col nostro padre spirituale per evitare di prendere abbagli.

B. Anche dai Pastori abbiamo da imparare: 1. ascoltano l’annuncio dell’Angelo e gli credono; e noi dobbiamo avere la stessa docilità ad accettare la Parola; 2. obbediscono senza indugio e hanno il premio: trovano tutto secondo l’indicazione dell’Angelo e soprattutto vedono la trinità in terra (Gesù Maria Giuseppe), che per l’amore reciproco è riflesso della Trinità celeste; incontrano le persone più belle e più sante che ci fossero sulla terra e mai ci saranno in futuro; e nell’Eucaristia e in tanti modi anche noi incontriamo Gesù; 3. sono ascoltati da Maria e Giuseppe e provocano il loro stupore. Non possiamo immaginare con quanta carità e dolcezza siano stati accolti da Maria e Giuseppe e quanti teneri sguardi hanno ricevuto da Gesù e quanta dolcezza hanno provato nell’avere Gesù nelle braccia e baciarlo e accarezzarlo… Quanti pensieri e propositi buoni hanno avuto nel loro cuore nel sentire che nome del bambino era Gesù o Giosuè, come il conquistatore della Terra Promessa; possiamo anche noi fare la stessa esperienza in proporzione della nostra fede e carità; 4. partecipano con somma gioia alla circoncisione del Bambino all’8° giorno, alla cui festa erano stati invitati (e noi oggi con loro). 5. sono fedeli nel ringraziare Dio per questo dono che è Gesù e perchè Egli l’ha rivelato loro, che erano una categoria disprezzata dalla gente e dai capi ebrei. Anche noi dobbiamo condividere i singoli atteggiamenti dei pastori e imitarli, specie nel portare Gesù al prossimo, nell’annunciare agli altri le grandi opere di Dio.

III - II Lettura. A. Maria e Giuseppe gustavano la pienezza dei tempi non solo come compimento del tempo stabilito e scadenza del tempo fissato per la venuta del Messia, ma anche come maturazione progressiva e graduale della storia fino a raggiungere un livello determinato. Nell’AT c’era stato certamente un progresso nella rivelazione delle verità, che riguardavano Dio e l’uomo, e anche non c’era più l’idolatria e si era rafforzata l’idea del Dio unico, Dio non solo del popolo ebreo ma di tutti i popoli. E’ in questa pienezza del tempo che il Padre manda suo Figlio e poi dopo l’Ascensione manda a tutti lo Spirito Santo, che prima era stato riservato solo a pochi. Maria vive queste realtà e le capisce meglio degli altri. E’ probabile che Maria e Giuseppe fossero stati anche istruiti e illuminati da Gesù nei loro colloqui privati prima che si compissero queste cose, come Gesù fa con gli Apostoli per prepararli a capire queste realtà e a viverle prima di annunciarle.

Maria e Giuseppe sanno che il Messia, atteso e desiderato ma mal compreso e accolto poco o niente dai suoi (come da varie profezie era preannunciato, cfr Is 52-53), in quanto nato da Maria era veramente come tutti i mortali, ma sapevano che egli era anche celeste, dall’Alto come il Figlio dell’uomo (Dan 7,14), e, grazie alle precisazioni dell’Angelo Gabriele, erano perfettamente a conoscenza che Egli era Signore e Figlio di Dio.

Alimentiamo in noi la stessa fede e professiamola nell’accostarci a Gesù.

b. 1. Maria e Giuseppe vissero intensamente il grande dono dell’adozione a figli. Essi erano senza peccato originale (certamente Maria, forse anche Giuseppe, che comunque era stato santificato nel grembo materno); forse non sapevano di avere questo privilegio, ma vedevano la differenza fra l’essere figli di Dio e non esserlo, tra il modo di comportarsi degli uni e degli altri. E gustavano molto l’intervento benevolo di Dio, che adotta il non figlio come figlio, e l’iniziativa di Dio nella realizzazione di questo passaggio, e desideravano moltissimo che si realizzasse per tutti gli uomini. E per loro il divenire figlio non era un fatto solo legale ed esteriore per avere un cognome o un’eredità, ma conoscevano e sperimentavano l’azione particolare dello Spirito Santo, la quale stabilisce con Dio un’intimità senza precedenti, che preparava anche la resurrezione finale. Maria e Giuseppe gustavano moltissimo l’essere figli di Dio e ci tenevano moltissimo a conservare tale dignità e a non perderla col peccato.

Anche noi dobbiamo riflettere sulla nostra dignità di figli di Dio, che ci eleva infinitamente al disopra del nostro stato di semplice creatura e di figli dei nostri genitori. Dobbiamo molto ringraziare Dio Padre per avercelo concesso, e Gesù per avercelo meritato e lo Spirito Santo che ci rende figli e ci fa sentire la nostra relazione col Padre in questi termini, fino al punto di chiamarlo con lo stesso nome che usava Gesù: Abba, paparino, babbuccio. Dobbiamo lottare seriamente per allontanare da noi ogni occasione che può mettere a rischio questo intimo rapporto con Dio.

2. I figli, volenti o nolenti, ereditano dai genitori quello che essi hanno in bene o in male; come figli di Adamo abbiamo ereditato debiti con Dio, il peccato originale e le sue conseguenze, la morte, la sofferenza. Gesù ci ha riscattato dal diavolo, sotto cui ci aveva messo Adamo, e ci ha fatti figli di Dio; perciò adesso abbiamo diritto all’eredità, al paradiso; Maria e Giuseppe lo sapevano, Bernardetta e i tre ragazzi di Fatima ne avevano avuto la promessa, anche noi se facciamo i primi venerdì e i sabati o rispondiamo ad altri inviti fatte da Nostro Signore o dalla Madonna.

Pensiero eucaristico. Gesù continua a venire a salvarci nei sacramenti e specie nell’Eucaristia, perché con essi applica a noi l’opera di salvezza che egli è venuto a compiere venti secoli fa. Accostiamoci a Lui con fede e carità e gli effetti saranno straordinari, specie se ci uniamo a Lui nella comunione eucaristica. Preghiamo la Madonna e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di renderci partecipi dei loro sentimenti nell’incontro con Gesù.

31.12.2010 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, tel. +393288136406

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