DAI DISCORSI DI SANT'AGOSTINO

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DAI DISCORSI DI SANT'AGOSTINO

Messaggio  Andrea il Lun Mar 17, 2014 3:59 pm

DAI DISCORSI DI SANT'AGOSTINO

DISCORSO SULLA PROVVIDENZA DI DIO


L’apostolo Paolo condanna i negatori della divina Provvidenza.

1. Fratelli, prendiamo lo spunto dal testo dell'Apostolo che ora avete ascoltato mentre lo si proclamava. In esso il beatissimo apostolo Paolo diceva: O uomo, tu che giudichi coloro che compiono tali azioni mentre tu stesso fai altrettanto, credi forse che sfuggirai al giudizio di Dio? 1, con quel che segue sul medesimo argomento. Con tali parole il Signore ci esorta a presentarvi qualcosa riguardo alla Provvidenza con cui egli nella sua benignità si prende cura delle vicende umane. Egli stesso ci vorrà concedere l'aiuto. Sono molti infatti coloro che negano questa Provvidenza, specialmente quando considerano il gran numero di fatti importanti della vita e convivenza umana che sembrano accadere per un cieco destino. Non riuscendo, questi negatori, a scoprire le cause e l'ordine di tali eventi, pensano che essi non possono rientrare nel piano di un Dio che governa l'universo ma accadono per una tal quale volubilità del caso. Pensiero comune di costoro - e sono tanti! - è quello che ricorda il santo Apostolo nella parola da noi letta, dove egli si fa incontro al modo di pensare di certi uomini, cioè di coloro che dicono: " Se Dio s'interessasse della vita dell'uomo, non farebbe vivere i delinquenti e gli empi ". In tal modo costoro, mentre dicono di dispiacersi perché son lasciati vivere gli empi, proferiscono essi stessi parole empie contro Dio 2. A questi tali risponde l'insegnamento dell'Apostolo, che dice: O uomo, tu che giudichi coloro che compiono tali azioni, mentre tu stesso fai altrettanto, credi forse che sfuggirai al giudizio di Dio? Ma vuoi proprio disprezzare la ricchezza della sua bontà e pazienza e longanimità, senza pensare che questa bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? Tu invece con la tua durezza e l'impenitenza del tuo cuore accumuli sopra di te l'ira per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, il quale ripagherà ciascuno secondo le sue opere 3. Come si fa dunque a dire che Dio non si prende cura delle vicende umane, se è vero che egli ripagherà ciascuno secondo le sue opere 4?

(segue)

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La formula della fede.

Messaggio  Andrea il Mar Mar 18, 2014 2:37 pm

La formula della fede.


1. 1. Ricevete la formula della fede che è detta Simbolo. E quando l'avete ricevuta imprimetela nel cuore e ripetetevela ogni giorno interiormente. Prima di dormire, prima di uscire, munitevi del vostro Simbolo. Nessuno scrive il Simbolo al solo scopo che sia letto, ma perché sia meditato. E perché la dimenticanza non distrugga ciò che la diligenza ha tramandato, funzioni da libro per voi la vostra memoria. Ciò che udrete sarà l'oggetto della vostra fede e quello che crederete lo ripeterete anche con la lingua. Ha detto infatti l'Apostolo: Con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza 1. Questo è il Simbolo che ripasserete e che ripeterete. Le parole che avete sentito recitare si trovano qua e là nelle Scritture divine ma da lì sono state raccolte e riassunte in un unico testo per evitare fatica alla memoria degli uomini più lenti e perché ogni uomo possa dire, possa ritenere quello che crede. Non avete proprio appena adesso sentito che Dio è onnipotente? Ebbene voi cominciate ad averlo anche come Padre, dal momento in cui foste nati da quella Madre che è la Chiesa.

Dio onnipotente è Padre.

1. 2. Così dunque avete già imparato, avete meditato, avete ritenuto il concetto, siete nella situazione di poter dire: Credo in Dio Padre onnipotente 2. Dio è onnipotente. Essendo tale, non può morire, non può ingannarsi, non può mentire, e, come dice l'Apostolo: Non può rinnegare se stesso 3. Quante cose non può fare pur essendo onnipotente, anzi proprio perché non le può fare è onnipotente! Infatti se potesse morire, non sarebbe onnipotente; così se potesse mentire, ingannarsi, ingannare, agire ingiustamente, non sarebbe onnipotente; se tali possibilità ci fossero in lui, ciò non corrisponderebbe alla onnipotenza. Indubbiamente il nostro Padre onnipotente non può peccare. Può fare quel che vuole perché è la onnipotenza stessa. Fa qualunque cosa voglia di bene, di giusto; una cosa che sia male a farsi non la vuole. Nessuno resiste all'Onnipotente così da non fare quello che egli vuole. Egli fece il cielo, la terra, il mare e tutto quello che essi contengono 4, realtà invisibili e realtà visibili. Invisibili come, nei cieli, i Troni, le Dominazioni, i Principati, le Potestà, gli Arcangeli, gli Angeli, i nostri concittadini, se vivremo bene. Creò nel cielo anche realtà visibili: il sole, la luna, le stelle. Ornò la terra dei suoi animali terrestri, popolò l'aria di volatili; popolò la terra di esseri che camminano e di esseri che strisciano, il mare di esseri che nuotano. Tutto popolò di creature appropriate. Fece anche l'uomo, con la mente a sua immagine e somiglianza. Nella mente infatti c'è l'immagine di Dio, perciò la mente non può essere compresa neppure da se stessa, in quanto c'è in essa l'immagine di Dio. Noi siamo stati fatti per aver dominio sulle altre creature, ma per il peccato siamo caduti, nel primo uomo, e divenuti tutti partecipi di un'eredità di morte. Siamo divenuti poveri mortali, siamo pieni di timori, di errori, e questo a causa del peccato: con questo demerito e questa colpa nasce ogni uomo. Perciò, come avete visto oggi, come sapete, anche i bambini vengono purificati col soffio, ed esorcizzati per scacciare da loro il potere nemico del diavolo, che inganna l'uomo per possedere gli uomini. Nei bambini non viene esorcizzata e purificata col soffio la creatura di Dio, ma colui sotto il potere del quale si trovano tutti coloro che nascono nel peccato: [Satana] è infatti il capo dei peccatori. Perciò a causa di uno che cadde nella colpa e mandò tutti alla morte fu inviato Uno senza colpa per condurre alla vita tutti quelli che credono in lui, liberandoli dal peccato.

(Segue) 

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Re: DAI DISCORSI DI SANT'AGOSTINO

Messaggio  Andrea il Ven Mar 21, 2014 8:43 am

Scopo del digiuno.

5. 7. Perciò bisogna considerare quale sia il fine dei nostri digiuni in rapporto al nostro cammino, quale sia il nostro cammino, quale la méta. Infatti anche i pagani qualche volta digiunano, ma non sanno quale è la méta a cui tendiamo noi. Anche i Giudei qualche volta digiunano ma non hanno preso la via che percorriamo noi. E` come quando uno doma il suo cavallo ma prende una strada sbagliata. Digiunano anche gli eretici. Vedo il loro comportamento. Domando quale è la loro méta. " Voi digiunate - dico - ma per piacere a chi? ". " A Dio ", rispondono. " Ma siete sicuri che il dono è accettato? ". Bisogna anzitutto considerare questo monito: Lascia il tuo dono e va' prima a riconciliarti col tuo fratello 27. Non è corretto domare le proprie membra e dilaniare le membra di Cristo 28. E` stato scritto: Si sente il clamore di litigi tra di voi e anche provocate e colpite con pugni quelli che stanno sotto la vostra giurisdizione. Non è questo il digiuno che voglio, dice il Signore 29. Sarebbe dunque da disapprovare il tuo digiuno se tu fossi nel contempo eccessivamente severo col tuo servo. Come si può approvare il tuo digiuno se non riconosci il tuo fratello? Non cerco da che cibo ti astieni, ma che cibo ami. Dimmi che cibo ami perché io possa acconsentire al fatto che tu te ne astenga. Ami il cibo della giustizia? Forse mi risponderai: " Lo amo ". Sia dunque manifesta la tua giustizia. Io ritengo cosa giusta infatti che tu adempia al tuo servizio verso il tuo superiore, affinché il tuo dipendente lo adempia verso di te. Parlavamo della carne, che è inferiore allo spirito, gli è soggetta; è fatta per essere da lui domata e regolata. Tu ti comporti con essa in modo che ti ubbidisca e le razioni il cibo perché la vuoi a te soggetta. Riconosci chi è maggiore, riconosci chi è superiore, se vuoi che l'inferiore giustamente si sottometta a te.

6. 7. E` un controsenso se la tua carne ubbidisce a te e tu non ubbidisci al tuo Dio. Da essa stessa sei condannato per il fatto che ti ubbidisce. Ubbidendoti fa testimonianza contro di te.

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