IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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Mercoledi della XV settimana del /Tempo ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Lug 29, 2015 4:21 pm

Mercoledi della XV settimana del /Tempo ordinario

VANGELO (Lc 10,38-42)
Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. 
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore.

OMELIA
Il brano evangelico, tratto da San Luca è caratterizzato dall'accoglienza del Signore. Le due sorelle, in due modi diversi accolgono lo stesso Gesù. L'una è preoccupata a pulire la casa e rendere accogliente l'ambiente che deve essere degno di ricevere Gesù. Maria invece è interessata ad accogliere la Parola stessa di Gesù in un atteggiamento raccolto da sua discepola. I due atteggiamenti non devono essere contrapposti, anzi possiamo unirli in un'unica esigenza per chi si accinge a partecipare alla Santa Messa. Per accogliere degnamente Gesù, nella forma Eucaristica dobbiamo prima purificare il nostro cuore. La Chiesa ci suggerisce come diventare degni di partecipare al banchetto eucaristico e richiede, quando necessario, la confessione sacramentale. In questo imitiamo Marta che pulisce la casa. E' anche importante il nostro atteggiamento che favorisca l'unione intima con Gesù. In questo, invece, imitiamo Maria che si è scelta la parte migliore. (Padri Silvestrini)


Meditazione


L’ascolto della Parola di Dio e la “diaconìa”, ossia il
servizio, sono spesse volte messe in conflitto, il primo preso a simbolo della
vita contemplativa, il secondo della vita attiva. Basarsi su questo testo per
avallare la “superiorità” della prima, sembra operare una riduzione al pensiero
di Gesù, allorché Luca colloca l’episodio subito dopo la parabola del Buon
Samaritano. I due modi di amare il Signore, ossia accogliere la sua Parola e
servirlo nel “prossimo”, sono complementari. Evito le parole “povero”,
“bisognoso”, “piccolo” che sono termini cristiani solo se usati come Gesù, che
non fa distinzione di persone e non ha un linguaggio classista. Certo,
l’attivismo di Marta, sovreccitata dalla visita inaspettata e importante del
Maestro, non esprime molta carità verso la sorella alla quale rimprovera di
perdere tempo, ma il tratto imperioso di Marta è redento dal richiamo delicato
e profondo di Gesù. Tra le due azioni, in se stesse buone, una è “migliore”
dell’altra perché non solo non sarà tolta, ma sarà accresciuta. Gesù non
disdice le cure di Marta, ma le fa capire che ascoltare il Signore è un compito
unico e insostituibile. La lezione è per tutti, tanto per i preti “tuttofare”,
quanto per coloro che servono nelle nostre Caritas parrocchiali, per chi fa
dell’attivismo a sfondo religioso, per chi svolge del volontariato, a volte
solo per forzare la mano in vista di un encomio. Vero è che l’eccesso di
affanno per le cose materiali è a scapito della vita interiore. Il detto “servire
Deo regnare est” è considerato da Paolo VI «la sintesi di una metafisica
religiosa» che abbraccia Dio e l’uomo. Pertanto, anche l’avvilita e incompresa
professione di massaia è riscattata da questa santa di nome Marta, che
significa “signora”.
Preghiera
Signore, so di pregare poco, ma di lavorare molto. Aiutami a
orientare spesso il mio sguardo verso di te per non smarrire il vero senso
della mia fatica e di saper accogliere sempre come ospite e pellegrino chi bussa
alla porta del mio cuore.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Lug 30, 2015 11:21 am

Marta è la donna di casa che vuole servire il Divino Maestro, mentre Maria è colei che lo vuole ascoltare. Gesù non rimprovera a Marta quello che fa per lui solo le le dice che è più importante ascoltare le sue parole che fare i servizi di casa. Per questi ultimi c'è tempo ma la Parola di Gesù è più importante agli occhi di Dio.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Gio Lug 30, 2015 12:01 pm

Giovedi della XV Settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 13,47-53)
Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.
Parola del Signore.

OMELIA
Leggiamo ancora una parabola del Regno e della fine del mondo. Affluiscono pesci buoni e pesci cattivi nella rete gettata dal Signore nel mare del mondo. Noi, specie se ci annoveriamo nell'ambito dei buoni, siamo impazienti di vedere la selezione finale. Procura un enorme fastidio vedere pasci cattivi appesantire inutilmente la rete con il rischio di farle strappare, come irrita vedere che la zizzania invade il campo e addirittura sembra prevalere sul grano buono, che appare come mortificato da quell'erbaccia. Il Signore sa che il male ci infastidisce, sa del nostro zelo e della nostra impazienza, mentre noi non siamo in grado di comprendere né il suo amore né la sua giustizia, né la sua pazienza. I tempi di Dio sono molto diversi dai nostri: Egli vede in chiave di eternità, noi siamo impauriti dal tempo che ci sfugge per condurci alla fine. Il nostro senso di giustizia e molto approssimativo e sommario. Egli, il Signore. Solo Lui, sa coniugare perfettamente amore e giustizia, misericordia ed equità, presente e futuro... Dobbiamo saper attendere quell'ultimo giorno e imparare sin da ora che l'argomento dell'esame sarà l'amore sentito e manifestato concretamente nella carità operosa. Allora vedremo anche la sorte dei pesci cattivi e della zizzania. Vedremo ardere anche i fastelli dei tralci secchi, ma soprattutto comprenderemo che i primi a beneficiare dell'attesa e della pazienza di Dio siamo stati proprio noi. Allora la nostra perplessità o incomprensione di oggi si cambierà in canto di lode e di benedizione in eterno. (Padri Silvestrini) 



Meditazione


La parola “fine” sgomenta quando si parla della vita. Anche per
i volontari della cosiddetta eutanasia, il darsi la morte sia un modo per
esorcizzare la più grande paura che l’uomo possa mai provare. Peraltro, la
parte più nobile dell’essere umano percepisce, come una forza imperiosa, il
desiderio insopprimibile di una vita immortale e la necessità di una giustizia
che corrisponda all’anelito universale di verità. Gesù entra in questa esperienza,
che può essere soffocata per una superficiale lettura del mondo. Infatti, sia
l’ateo che l’agnostico escludono tutto, la stessa capacità di lettura del
proprio “io”, piuttosto che guardare, con occhio libero, la chiamata alla vita
che Dio mette nel cuore di tutti. Nessun giudizio è permesso di fare nei loro
confronti personali: le vicende umane sono sempre molto complesse; eppure a
tutti è dato il “lume” per capire e volere. La nostra grandezza sta nella
capacità di orientarci verso il bene, il vero, il bello, il buono. Sta nello
scoprire Dio, giusto nella sua misericordia. Siamo figli dello stesso Padre,
pertanto nessuno nasce condannato a essere benedetto o maledetto da chi gli ha
donato l’esistenza. Come sulla terra è già in atto un discernimento tra la vita
e la morte spirituale, tra il bene e il male, così il giudizio divino sarà
ancora un atto di discernimento, una separazione tra i buoni e i cattivi, i
giusti e gli ingiusti, tra quelli che hanno amato e quelli che hanno fatto
della loro vita la palestra dell’odio. Dio non farà che avallare le scelte
definitive, quelle irreversibili dell’ultimo soffio. La vera vita non è altro
che un costante aprirci all’amore di Dio, un’avventura per il grande incontro:
“se vuoi”. Le parole di Gesù sono esplicite e gravi.


Preghiera

O Signore, fammi capire che un amore perfetto per te è cogliere
la vita a piene mani. Aiutami ad amarti sopra ogni cosa e liberami da ogni
timore, specie della morte, della condanna, del giudizio e dell’inferno.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Gio Lug 30, 2015 3:51 pm

Mercoledi della XV settimana del /Tempo ordinario

VANGELO (Lc 10,38-42)
Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. 
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore.

OMELIA
Il brano evangelico, tratto da San Luca è caratterizzato dall'accoglienza del Signore. Le due sorelle, in due modi diversi accolgono lo stesso Gesù. L'una è preoccupata a pulire la casa e rendere accogliente l'ambiente che deve essere degno di ricevere Gesù. Maria invece è interessata ad accogliere la Parola stessa di Gesù in un atteggiamento raccolto da sua discepola. I due atteggiamenti non devono essere contrapposti, anzi possiamo unirli in un'unica esigenza per chi si accinge a partecipare alla Santa Messa. Per accogliere degnamente Gesù, nella forma Eucaristica dobbiamo prima purificare il nostro cuore. La Chiesa ci suggerisce come diventare degni di partecipare al banchetto eucaristico e richiede, quando necessario, la confessione sacramentale. In questo imitiamo Marta che pulisce la casa. E' anche importante il nostro atteggiamento che favorisca l'unione intima con Gesù. In questo, invece, imitiamo Maria che si è scelta la parte migliore. (Padri Silvestrini)


Meditazione


L’ascolto della Parola di Dio e la “diaconìa”, ossia il
servizio, sono spesse volte messe in conflitto, il primo preso a simbolo della
vita contemplativa, il secondo della vita attiva. Basarsi su questo testo per
avallare la “superiorità” della prima, sembra operare una riduzione al pensiero
di Gesù, allorché Luca colloca l’episodio subito dopo la parabola del Buon
Samaritano. I due modi di amare il Signore, ossia accogliere la sua Parola e
servirlo nel “prossimo”, sono complementari. Evito le parole “povero”,
“bisognoso”, “piccolo” che sono termini cristiani solo se usati come Gesù, che
non fa distinzione di persone e non ha un linguaggio classista. Certo,
l’attivismo di Marta, sovreccitata dalla visita inaspettata e importante del
Maestro, non esprime molta carità verso la sorella alla quale rimprovera di
perdere tempo, ma il tratto imperioso di Marta è redento dal richiamo delicato
e profondo di Gesù. Tra le due azioni, in se stesse buone, una è “migliore”
dell’altra perché non solo non sarà tolta, ma sarà accresciuta. Gesù non
disdice le cure di Marta, ma le fa capire che ascoltare il Signore è un compito
unico e insostituibile. La lezione è per tutti, tanto per i preti “tuttofare”,
quanto per coloro che servono nelle nostre Caritas parrocchiali, per chi fa
dell’attivismo a sfondo religioso, per chi svolge del volontariato, a volte
solo per forzare la mano in vista di un encomio. Vero è che l’eccesso di
affanno per le cose materiali è a scapito della vita interiore. Il detto “servire
Deo regnare est” è considerato da Paolo VI «la sintesi di una metafisica
religiosa» che abbraccia Dio e l’uomo. Pertanto, anche l’avvilita e incompresa
professione di massaia è riscattata da questa santa di nome Marta, che
significa “signora”.
Preghiera
Signore, so di pregare poco, ma di lavorare molto. Aiutami a
orientare spesso il mio sguardo verso di te per non smarrire il vero senso
della mia fatica e di saper accogliere sempre come ospite e pellegrino chi bussa
alla porta del mio cuore.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Gio Lug 30, 2015 3:56 pm

Giovanna Maria ha scritto:Marta è la donna di casa che vuole servire il Divino Maestro, mentre Maria è colei che lo vuole ascoltare. Gesù non rimprovera a Marta quello che fa per lui solo le le dice che è più importante ascoltare le sue parole che fare i servizi di casa. Per questi ultimi c'è tempo ma la Parola di Gesù è più importante agli occhi di Dio.
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L’episodio di Marta e Maria è riportato solo dall’evangelista LUCA, protagoniste sono due donne, sorelle, che alla presenza di Gesù vivono esperienze diverse. Marta si adopera per servire materialmente il Signore, mentre Maria, ascolta, seduta ai piedi del Signore la sua parola. Le azioni di ciascuna sembrano contrapporsi, Maria, con coraggio si appropria di un ruolo riservato agli uomini;( diversi testi rabbinici vietano addirittura per le donne, la lettura della Bibbia), Marta si mette al sevizio di Gesù divenendo parte attiva, mentre Maria ha scelto la parte contemplativa. L’una non esclude l’altra, ma Gesù vuole sottolineare che il servizio di Marta dovrà avere come fondamento l’ascolto della parola del Signore.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Gio Lug 30, 2015 6:26 pm

L’evangelista Matteo, chiude il capitolo 13 con il discorso sul Regno.  Questa volta lo paragona ad una rete da pesca, dove raccoglie tutti i tipi di pesce, quelli buoni e quelli cattivi. Così sarà alla fine del mondo. La chiave di questa parabola è che tutti, buoni e cattivi sono mescolati tra di loro e questo fino alla fine del mondo, quando un giudizio finale separerà quelli buoni da quelli cattivi per una punizione eterna…la misericordia di Dio è così grande che sa attendere, è paziente e darà  a ciascuno di noi la possibilità di convertirsi ad una vita nuova,  dove le porte del Regno si apriranno per riceverci.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Ven Lug 31, 2015 8:18 am

Venerdi della XVII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 13,54-58)
Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Parola del Signore.

OMELIA
Nel Vangelo di oggi abbiamo una reazione all'insegnamento di Gesù. L'evangelista Matteo precisa dove nasce la contestazione a Gesù. Non nelle strade, non tra il popolo dove Gesù ha operato, guarito, consolato e perdonato i peccatori. Nasce nella sinagoga dove Gesù ha la pretesa di insegnare. La classe colta, che non comprende l'insegnamento di Gesù, è quella che si dimostra più restia ad accettare il suo messaggio di salvezza. Gesù non è attaccato sul contenuto del suo insegnamento ma disprezzato per le sue umili origini; Egli non proviene dalla classe sacerdotale e vuol pretendere di insegnare la sua dottrina nella sinagoga! Può capitare anche noi di non voler accettare un consiglio o un insegnamento. Può, allora succedere che siamo tentati a colpire quelli che riteniamo i nostri avversari sul piano personale. Gesù invece ci insegna a non disprezzare ciò che ci sembra umile. E' l'invito a non giudicare dalle apparenze e nel saper accettare tutti senza nessun pregiudizio. (Padri Silvestrini)


Meditazione
Gesù non finisce di stupire l’uomo contemporaneo perché, col
solo mezzo della ragione, questi non riuscirà mai a penetrarne il mistero. Ogni
risposta che l’uomo si dà è insufficiente o deviante, spesso meschina. Chiunque
si accosti al Vangelo, superando ogni luogo comune, scopre la straordinaria
personalità del “Figlio del falegname e di Maria”. Gesù è certamente un uomo
affascinante, a partire dall’aspetto esteriore per giungere alle sue
straordinarie doti spirituali e intellettuali. È un autentico “signore”, con
nulla del superuomo, ma con tutto dell’uomo completo e autorevole per la sua
forte nobiltà d’animo, la ricchezza del temperamento, dei sentimenti, dei
pensieri, dell’insegnamento, dell’intelligenza solare e penetrante, della libertà
coerente e coraggiosa. È stato fedele alla missione affidatagli da Dio, “il suo
Padre”, sino alla morte in croce. Non si può scorgere in lui nessuna
somiglianza con l’ideologo che, immerso nei suoi pensieri, non riesce – come
invece Gesù – a essere vicino alla gente, a essere povero con i poveri e
piangere con chi piange… Gesù ha un cuore grande e predica un amore
misericordioso che supera ogni limite. Ignazio ne è affascinato e, superando
gli aspetti umani, arriva lui pure alla fede di Pietro, quella che fa dire al
Pescatore di Galilea e al testimone della sua risurrezione: «Tu sei il Cristo,
il Figlio del Dio vivente!». Per noi Gesù è quest’uomo che, morto oltre duemila
anni fa, è corporalmente vivo. Il suo messaggio, i suoi esempi, il suo influsso
sulla storia, i poveri, i fratelli, le comunità – rilevava il cardinale Giacomo
Biffi – «sono tutte immanenze di Cristo, vere, mirabili, decisive per la vita
ecclesiale, ma posteriori alla verità primordiale e sorgiva del Cristo
corporalmente vivo nella sua personale identità» (da G. Biffi, Gesù di Nazaret,
p. 100).

Preghiera
O Signore, tu sei il Messia, il Cristo, il Vivente, il Figlio
di Dio, l’Uomo perfetto che interpreti e illumini le sorti dell’umanità: tu sei
il mio Signore, il mio tutto. Ti possa amare sempre e, accostandomi a te, 
possa essere, per quanto uomo fragile, un raggio della tua presenza in mezzo 
ai fratelli.


Ultima modifica di Andrea il Dom Ago 02, 2015 3:48 pm, modificato 1 volta

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Ven Lug 31, 2015 10:10 am

Con molta meraviglia ci domandiamo: perché un profeta è disprezzato in patria? Conoscendo la parte umana di Gesù non vanno oltre, si fermano alla vita che fino allora Gesù aveva condotto, ed hanno paura di quello che dice di quello che opera, non riescono a capire che in quell'uomo della porta accanto potesse essere il Messia. E’ la fede in lui che porta Gesù a compiere prodigi, ma senza la fede, nessun segno sarà dato…
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Lug 31, 2015 10:35 am

Gesù ritorna nel suo paese: Nazareth, che lo ha visto crescere insieme alla sua famiglia di povera gente, e si stupiscono delle opere che compie e che dice, dato che per loro è solo il figlio di Giuseppe e Maria. Gesù allora fa un'amara constatazione: nessuno è profeta nella sua patria, e a causa di ciò non fece molti prodigi a causa dell'incredulità dei suoi stessi compaesani.

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Sabato della XVII settimana dek Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Ago 01, 2015 3:06 pm

Sabato della XVII settimana dek Tempo Ordinario


VANGELO (Mt 14,1-12)
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!.
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: Non ti è lecito tenerla con te!. Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. 
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista. 
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. 
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
Parola del Signore.

OMELIA
La liturgia di oggi ci propone una delle pagine più crudeli del Vangelo: il martirio di Giovanni Battista. Il precursore del Signore lo anticipa anche con l'effusione del sangue in nome della verità. Il suo coraggio è premiato con la corona gloriosa del martirio. La difesa dei valori fondamentali della vita non può ammettere compromessi. E' duro, per noi applicare fino in fondo questa legge. Siamo tentati a considerare questo episodio con un brillante esempio della vita di un santo ma che è lontano dalla nostra vita. Volgiamo invece l'attenzione di Erode, che sembra riluttante ad essere complice di quello che è un omicidio eppure compie un gesto obbrobrioso. Erode, senza rendersene conto, è costretto però, costretto ad accettare il martirio di Giovanni non solo dal desiderio di vendetta di Erodìade; è proprio la sua condotta di vita che lo conduce inesorabilmente a scelte drammatiche. E' qui l'insegnamento anche per noi, in tutte le situazioni della vita e non necessariamente così estreme. E' l'invito a considerare sempre la nostra condotta di vita piuttosto che colpevolizzare sempre �gli altri� per scelte che sentiamo non conformi alla vera giustizia. Cerchiamo di vedere quanto effettivamente noi siamo costretti a subire i condizionamenti esterni o piuttosto non siamo sempre alla ricerche di scusanti per i nostri atteggiamenti. (Padri Silvestrini)


Meditazione


Erode, come re
vassallo di Roma, governò la Galilea e la Perea dal 4 a.C. al 39 d.C. Egli
viene presentato come uno che agisce condizionato dagli altri. Arresta Giovanni
“a causa di Erodiade”, non lo fa morire “per paura della folla”, “a causa del
giuramento” fatto alla figlia di Erodiade supera la paura e la tristezza e fa
uccidere Giovanni. Sembra che ciò che lo spinge ad agire sia la “paura di
perdere”: perdere il controllo della folla e perdere l’onore davanti ai
commensali. Guidato da questa realtà finisce con il non fare ciò che vuole
assecondando i suoi interlocutori. Se ci confrontiamo con la figura di Erode,
forse ritroviamo anche in noi quella “paura di perdere” che lo caratterizza. Se
proviamo a riguardare la nostra giornata, forse emergeranno situazioni di
compromesso in cui abbiamo agito per compiacere gli altri o noi stessi. Come
uscire da questa realtà? Il primo passo è guardare la nostra “paura di perdere”
come la guarderebbe Gesù, senza giudicarci e condannarci per questo, ma
riconoscendo, con umiltà, che essa fa parte di noi. In questo modo scopriremo
che accanto alla paura c’è il desiderio di agire in modo diverso. Il secondo
passo è spostare lo sguardo su questo desiderio che portiamo in cuore, un
desiderio alimentato dalla parola di Gesù che ci rivela ciò che orienta le
scelte di chi ha deciso di porsi alla sua sequela: «chiunque fa la volontà del
Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,50).
Ritornare al desiderio di vivere facendo la volontà del Padre, come ha fatto
Gesù, chiedere al Padre la grazia di vivere orientati dalla sua Parola, piano
piano scioglierà le catene che ci legano alla “paura di perdere” rendendoci
sempre più uomini e donne liberi, perché fratelli, sorelle e madri di Gesù.
Preghiera
«Piega il mio
cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso il guadagno» (Sal 119,36): con
queste parole, chiedo al Padre la grazia di orientare il mio cuore verso la sua
parola.


Ultima modifica di Andrea il Dom Ago 02, 2015 3:52 pm, modificato 1 volta

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Sab Ago 01, 2015 5:16 pm

Matteo, oggi ci parla dell’assassinio  del Battista da parte di Erode Antipa, tetrarca della Galilea. La voce di Giovanni risuonava in tutta la Galilea, una voce moralmente scomoda, tanto da indurre Erode ad arrestarlo.  L’epilogo è la morte tragica del Battista. Erode Antipa  è la figura di un uomo debole, pauroso, che davanti a decisioni importanti subisce l’influenza di coloro che lo circondano.
Il Battista annunciava la parola di Dio, era il precursore che anticipa la venuta di Gesù. Come tutti i profeti subisce il martirio,ma la sua voce non cesserà di parlare a tutti noi, perché lui ha fatto la volontà del Padre.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Ago 01, 2015 8:22 pm

Giovanni Battista è stato l'ultimo dei profeti, Gesù stesso lo ha definito: il più grande tra i nati di donna, perchè è stato il suo Precursore, ha preparato gli animi e i cuori all'Avvento della sua venuta sulla terra. Persino Erode in segreto lo ammirava, ma da codardo qual era non aveva il coraggio di confessarlo nemmeno a se stesso, poi è bastata una danza per farlo decapitare per ordine di una moglie nemmeno sua. I discepoli sapendo della sua morte lo seppellirono e andarono a informare Gesù della morte del grande Giovanni il Battista.
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Domenica della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Ago 02, 2015 8:16 am

Domenica della XVIIII  settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Gv 6,24-35)
Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: Rabbì, quando sei venuto qua?.
Gesù rispose loro: In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo.
Gli dissero allora: Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?. Gesù rispose loro: Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato.
Allora gli dissero: Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo. Rispose loro Gesù: In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo.
Allora gli dissero: Signore, dacci sempre questo pane. Gesù rispose loro: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!.
Parola del Signore.

OMELIA
Continua il discorso eucaristico del Capitolo sesto del Vangelo di San Giovanni. Il Maestro introduce i suoi discepoli nel mistero eucaristico a tappe. Ha iniziato questa sezione con il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ora esorta i discepoli a leggere in profondità questo evento e non fermarsi solo sul risultato immediato dello sfamare migliaia di persone. Inizia quindi il suo insegnamento a partire dall'Antico Testamento e leggerlo alla luce della Verità che Egli stesso proclama. La Liturgia della Parola inizia con una lettura biblica tratta dall'Antico testamento. E' la consapevolezza che senza di esso anche per noi è difficile comprendere in pieno il messaggio di salvezza portato da Cristo. Noi, che accogliamo la completezza della Rivelazione di Dio, nell'Antico e Nuovo Testamento, possiamo comprendere appieno i misteri che Cristo ci rivela. L'esortazione di oggi è, nel considerare l'episodio della manna dell'Esodo una prefigurazione del mistero Eucaristico e quindi nella necessità del sostentamento. Gesù parla del sostentamento e del cibo ma di altra natura. Lui è il nostro cibo, lui dobbiamo mangiare. La sua parola, il suo corpo e il suo sangue devono essere il nostro pane quotidiano. Anche il Santo Padre ci esorta spesso a leggere di più la Bibbia, a meditare la Parola di Dio, ad adorare il Santissimo Sacramento dell'altare, ad accostarci alla comunione eucaristica... Quanto tempo dedico alla lettura della Bibbia...? O forse, ahimè, quando, l'ultima volta, ho avuto la Bibbia in mano? Eppure questo è il nostro cibo spirituale, senza il quale la nostra anima non può vivere... (Padri Silvestrini)


Meditazione
Le prime parole
che Gesù rivolge alla folla affermano la verità sul motivo che l’ha spinta a
cercarlo: l’essere sazi. Il tema della sazietà ritorna nell’ultima frase in cui
è legata al “venire a Gesù”, cioè al credere in lui. C’è, dunque, sazietà e
sazietà: quella che nasce dal nutrirsi del pane “materiale” e quella che nasce
dalla relazione con Gesù. È questa la conclusione a cui il Signore conduce i
suoi interlocutori. Quando gli chiedono cosa possono fare per compiere le
“opere di Dio”, svela che c’è un’unica “opera di Dio”: credere in colui che Egli
ha mandato. Quando fanno riferimento alla manna nel deserto, rivela che il pane
di Dio è una persona, che discende dal cielo e dà la vita al mondo. Infine,
davanti alla folla che gli chiede questo pane, proclama che proprio lui è il
pane della vita che sazia coloro che credono. Potremmo così chiederci che cosa
ci sazia, oppure fare memoria di alcuni momenti di gioia per scoprire da cosa
essa ha origine. In entrambi i casi, scopriremo che, anche nella nostra vita,
c’è sazietà e sazietà, c’è gioia e gioia. Ci sono una sazietà e una gioia che
entrano nella nostra vita in modo irruento, intenso, ma hanno una breve durata
e, una volta scomparse, lasciano in dono un po’ di amarezza, tristezza e un
vuoto che chiede di essere nuovamente riempito. Ci sono anche una sazietà e una
gioia più “tranquille”, “pacifiche”, che ritroviamo in noi senza sapere bene da
cosa siano causate, che ci spingono a guardare la realtà con uno sguardo
contemplativo, capace di coglierne tutta la bellezza, e ci fanno sentire in
pace con tutti. Una volta scomparse, si ha la sensazione che siano comunque in
noi, anche se in quel momento non le stiamo più vivendo. Accorgendoci di queste
differenze, come suggerisce sant’Ignazio di Loyola, potremmo imparare a
riconoscere se la nostra sazietà nasce dall’aver mangiato pane o dalla
relazione con il Signore.
Preghiera
«Esultino e
gioiscano in te quelli che ti cercano» (Sal 70,5): con le parole del salmo,
chiedo al Signore la grazia di trovare in lui la mia gioia.


Ultima modifica di Andrea il Dom Ago 02, 2015 3:47 pm, modificato 3 volte

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Ago 02, 2015 9:16 am

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù si ritira in un luogo isolato e quando lo trovano i suoi discepoli Lui dice loro che lo cercano perchè sono stati saziati dal miracolo, e dice loro di non cercare il pane sulla terra ma di cercare quello che è disceso dal cielo perchè in quello vi è l'impronta di Dio. I discepoli allora gli domandano cosa devono fare per compiere le opere di Dio, e Gesù risponde di rispettare lui e Colui che l'ha mandato cioè Dio Padre. Allora i discepoli chiedono un segno a Gesù, come aveva fatto Mosè nel deserto che nutrì il popolo israelita con la manna, e Gesù risponde che non fu Mosè a nutrire i loro padri ma il Padre Suo, e sempre Lui ha mandato sulla terra un pane che dà la vita per il mondo. I discepoli gli chiedono di dargli sempre di questo pane, e Gesù risponde che è Lui il vero Pane disceso dal Cielo, e chi si nutrirà di questo Pane non avrà mai più fame.
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Lunedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Ago 03, 2015 8:05 am

Lunedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 14,13-21)
Alzati gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. 
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero:Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare. Ma Gesù disse loro: Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare. Gli risposero: Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!. Ed egli disse: Portatemeli qui.
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Parola del Signore.

OMELIA
Da un po' di tempo stiamo seguendo le vicende del popolo eletto e il mistero di salvezza iniziato con loro. E' la storia sacra, la storia della Promessa fatta da Dio, la Promessa che verrà mantenuta sempre, perché Dio non può smentire se stesso. E' una storia sacra ma essa è anche una storia dell'uomo. La storia della salvezza ma anche la storia della disobbedienza, della ribellione, del peccato. E anche oggi gli Israeliti si lamentano, protestano: Stavamo meglio quando stavamo peggio... eravamo schiavi ma avevamo buoni pesci, bei cocomeri, la cipolla, l'aglio... Ma Dio è paziente, Dio ascolta i loro lamenti, li dà la manna da mangiare, li dà tutto gratuitamente. Nel Vangelo la folla non ha tempo di lamentarsi. Gesù previene il loro desiderio, la loro fame, si preoccupa della loro sorte. Con fiducia guarda verso il celo, rende grazie in un momento in cui non c'è abbondanza, c'è solo un po' di qualcosa. Non si abbatte, non si lamenta. Confida. Quante volte ci siamo trovati in difficoltà, magari non di mancanza di cibi ma di qualche altra cosa... Qual era il nostro atteggiamento? Quello degli Israeliti che protestano, che si ribellano, che rimpiangono le cose passate o quello di Gesù che anche in difficoltà sa ringraziare, sa alzare le mani a Dio, sa guardare il cielo con supplicante fiducia... Chiediamo che il Signore aumenti la nostra fede perché anche nelle situazioni difficili siamo in grado di trovare la giusta via. (Padri Silvestrini)



Meditazione

Il Vangelo ci
presenta due modi di reagire davanti alle necessità degli altri: quello di Gesù
e quello dei discepoli. Gesù, davanti alla folla, prova compassione, un
sentimento che arriva a toccare le viscere, quella strana sensazione che prova una madre quando vede il proprio
figlio in pericolo. La compassione lo spinge a modificare i suoi progetti
portandolo a guarire i malati, opera che accompagna e rende visibile l’annuncio
del Vangelo del Regno. I discepoli non provano tale sentimento e non si mettono
in gioco in prima persona, pensando che la cosa migliore da fare sia lasciare
che queste persone provvedano a loro stesse. Con la sua risposta, «non occorre
che vadano, voi stessi date loro da mangiare», Gesù li invita a guardare la
realtà con i suoi occhi, facendosene carico. Le parole dei discepoli rivelano
che la difficoltà a mettersi in gioco in prima persona può nascere dalla
sensazione d’impotenza che si avverte quando si mette a confronto il bisogno
dell’altro con le proprie risorse. Per ciascuno di noi potrebbe essere facile
pensare a una situazione in cui ha sperimentato questa impotenza. Mentre
facciamo memoria di quella situazione, proviamo ad ascoltare la voce di Gesù
che ci dice: “portami qui quello che hai”. Fermiamoci ad ascoltare le sue
parole e chiediamo a lui la grazia di donargli i nostri cinque pani e due
pesci, perché ce li restituisca divisi e moltiplicati in modo che, attraverso
di noi, tutti possano ricevere ciò di cui hanno bisogno.

Preghiera

«Non respingere a supplica del povero, non distogliere lo sguardo dell’indigente» (Pr 4,4):
chiediamo al Signore il dono della compassione.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Lun Ago 03, 2015 11:23 am

All’assassinio del Battista e al potere omicida di Erode, l’evangelista Matteo contrappone la narrazione della prima moltiplicazione dei pani. Nel contesto in cui Matteo ha inserito questo episodio, il miracolo diviene segno della compassione di Gesù per le folle, ma anche anticipo del cibo da lui donato alla Chiesa, l’Eucaristia. Gesù si fa dono di se attraverso la consacrazione dell’ostia, sarà la nostra forza che ci porterà a continuare la compassione per il nostro prossimo, come lui ha fatto nella sua vita terrena.  
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VANGELO (Mt 15,21-28) Donna, grande è la tua fede!

Messaggio  annaxel il Mer Ago 05, 2015 11:36 am

VANGELO (Mt 15,21-28) Mercoledì 5 della XVIII del Tempo ordinario
Donna, grande è la tua fede!
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio. Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!. Egli rispose: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele.
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: Signore, aiutami!. Ed egli rispose: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. È vero, Signore, - disse la donna - eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.
Allora Gesù le replicò: Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri. E da quell'istante sua figlia fu guarita.
Parola del Signore.

OMELIA
Anche un rifiuto può diventare occasione per far crescere la fede. Gesù si è portato in una zona pagana, dalle parti di Tiro e di Sidone. Gli viene incontro una donna Cananèa con una intensa preghiera: Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio. L'evangelista aggiunge: Ma egli non le rivolse neppure una parola. Tacere dinanzi all'accorata invocazione di soccorso pronunciata da una madre affranta, potrebbe sembrare crudele, ma il proseguo della storia cambia completamente il nostro parere. Intervengo anche gli astanti a favore della donna, il Signore però insite quasi a voler far splendere dal buio tutta l'intensità della luce della fede di quella "pagana". Ed egli rispose: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini. È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Allora Gesù le replicò: Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri. E da quell'istante sua figlia fu guarita. C'è un felice abbinamento che dovrebbe sempre accompagnare la nostra preghiera, fede ed umiltà. Solo le virtù aprono il cuore di Dio alla misericordia e anche al miracolo, quando occorre. (Padri Silvestrini)
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Ago 05, 2015 8:28 pm

Gesù inizialmente rifiuta questa donna cananea che le chiede la grazia di far guarire sua figlia dal demonio che la tormenta, e dice che lui è venuto solo per il popolo d'Israele ma lei insiste per avere sua figlia sana. Gesù allora le fa notare che non è bene togliere il pane ai figli per darlo ai cagnolini, e lei gli fa osservare che anche i cagnolini mangiano le briciole dei loro padroni. A questa intelligente risposta Gesù le dice che la sua fede è grande e che avrà salva sua figlia. Con la metafora dei cagnolini Gesù dice che il pane è un alimento prezioso e che non va dato con superficialità, ma a chi ne ha veramente bisogno cioè i propri cari, e la risposta della donna cananea dà ragione a Gesù ma è anche un'espressione di fede.
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Giovedì 6 della XVIII settimana del Tempo ordinario

Messaggio  annaxel il Gio Ago 06, 2015 8:31 am

VANGELO (Mc 9,2-10)
Questi è il Figlio mio, l'amato.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: �Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia�. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: �Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!�. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Parola del Signore.

OMELIA
La Trasfigurazione non era destinata agli occhi di chiunque. Solo Pietro, Giacomo e Giovanni, cioè i tre discepoli a cui Gesù aveva permesso, in precedenza, di rimanere con lui mentre ridava la vita ad una fanciulla, poterono contemplare lo splendore glorioso di Cristo. Proprio loro stavano per sapere, così, che il Figlio di Dio sarebbe risorto dai morti, proprio loro sarebbero stati scelti, più tardi, da Gesù per essere con lui al Getsemani. Per questi discepoli la luce si infiammò perché fossero tollerabili le tenebre della sofferenza e della morte. Breve fu la loro visione della gloria e appena compresa: non poteva certo essere celebrata e prolungata perché fossero installate le tende! Sono apparsi anche Elia e Mosè, che avevano incontrato Dio su una montagna, a significare il legame dei profeti e della Legge con Gesù.
La gloria e lo splendore di Gesù, visti dai discepoli, provengono dal suo essere ed esprimono chi egli è e quale sarà il suo destino. Non si trattava solo di un manto esterno di splendore! La gloria di Dio aspettava di essere giustificata e pienamente rivelata nell'uomo sofferente che era il Figlio unigenito di Dio.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Santifica queste offerte, o Padre, per il mistero della Trasfigurazione del tuo unico Figlio, e rinnovaci nello spirito con lo splendore della sua gloria. Per Cristo nostro Signore.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Ago 06, 2015 12:09 pm

Gesù prima di morire, anticipa la sua gloria di Risorto davanti agli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Lì sul Monte Tabor si trasfigura davanti a loro e assieme a lui vi sono i profeti Mosè ed Elia che parlavano con lui. Pietro era così eccitato nel vedere Gesù insieme a due Grandi dell'Antico Testamento che dice che per loro era bello stare lì, e si offrì di costruire tre tende: una per Gesù, una per Mosè e una per Elia. Mentre stava dicendo questo parlò Dio Padre che diceva che Gesù è il Suo Figlio Amato, e di ascoltarlo. Ad un tratto non videro più nessuno, solo Gesù che mentre scendeva dal Monte, raccomandò loro di non dire a nessuno ciò che avevano visto, solo dopo che lui sarebbe risorto dai morti.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Gio Ago 06, 2015 4:53 pm

L’episodio della trasfigurazione va visto in uno stretto rapporto con la scena del battesimo(Mc.1,9-11); divenendo una conferma divina dell’identità di Gesù, e, un anticipo della risurrezione di Gesù. Come nel battesimo, Dio conferma Gesù come suo diletto, invitando tutti a seguirlo. I tre discepoli sono stati scelti  affinché affrontassero in un tempo futuro lo scandalo della croce.  Hanno potuto assistere alla trasfigurazione, ma il cammino verso Gerusalemme e la croce continua
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Sabato 8 Agosto XVIII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO

Messaggio  annaxel il Sab Ago 08, 2015 11:44 am

[font=Arial Black]

VANGELO (Mt 17,14-20)

Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo.
E Gesù rispose: O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me. Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?. Ed egli rispose loro: Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile.
Parola del Signore.

OMELIA

"Nulla è impossibile a Dio": egli è l'onnipotente, il suo stesso pensiero è in se creativo. A chi agisce nel suo nome viene dato il potere di compiere le sue stesse opere. Egli ha promesso: "In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre ". In questo contesto comprendiamo la delusione e l'amarezza di Gesù sentendo dire da un padre che implora la guarigione del figlio epilettico: "L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo". Deve costatare di avere a che fare con una generazione incredula e perversa e con discepoli ai quali deve dire di non aver potuto scacciare quel demonio: "Per la vostra poca fede". È significativo che Gesù non chiede ai suoi e a noi una fede eroica, ma ci dice semplicemente: Se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spostati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile. Dobbiamo ricordarci però che i doni di Dio, la fede è sicuramente uno dei più importanti, sono conservati in vasi di argilla ed sono simili alle lampade delle vergini che attendono l'arrivo dello sposo nel cuore della notte: devono essere opportunamente alimentate e con prudenza bisogna conservare sempre una scorta si olio. Ciò significa concretamente: la pratica della vita cristiana, la frequenza ai sacramenti, le opere buone, la carità fraterna. Mosè nella prima lettura di oggi ci ricorda i precetti da vivere ed insegnare: "Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai". Così quel granellino di fede potrà germogliare anche in ciascuno di noi. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA

Santifica, o Dio, i doni che ti presentiamo e trasforma in offerta perenne tutta la nostra vita in unione alla vittima spirituale, il tuo servo Gesù, unico sacrificio a te gradito. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
[color=#993366]
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Dom Ago 09, 2015 8:48 am

Domenica della XIX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Gv 6,41-51)
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: Io sono il pane disceso dal cielo. E dicevano: Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?.
Gesù rispose loro: Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.
Parola del Signore.

OMELIA
La fame è diventata avidità in noi e ci ha indotto al peccato sin dal principio. Un cibo proibito e venefico ci ha procurato la morte. Quella bramosia insaziata rode ancora nel cuore dell'uomo; si esprime nella voglie incontenibili e nei desideri smodati. Sperimentiamo, come il profeta Elia, con il peccato e la morte, la corruzione della carne, la debolezza e tutte le umane fragilità. Abbiamo bisogno di rinascere ed essere rinvigoriti con un cibo buono e salutare, urge rinverdire tutto il nostro essere e restituirgli l'originario divino splendore. Ecco allora il capolavoro di Dio: incarna il suo Figlio unigenito Gesù Cristo con la carne purissima e incorrotta della Vergine Immacolata; ora quella stessa carne, consacrata sugli altari del mondo, ci viene offerta come pane di vita. È il pane vivo disceso dal cielo. Ci viene dato gratuitamente per essere rigenerati a vita nuova, perché la nostra carne perda la debolezza della corruzione e torni ad essere candida come Dio l'aveva creata. È carne di comunione che così rinsalda i nostri vincoli con il nostro Creatore e con i nostri fratelli. È carne traboccante di energia divina che ci consente di superare tutti gli ostacoli e le prove della vita e di raggiungere l'obiettivo finale della nostra esistenza. Per noi partecipi del banchetto celeste il cammino non è troppo lungo perché l'energia abbonda. In virtù di quel cibo ci è concesso di orientare al bene tutta la nostra vita. Ecco perché san Paolo, sapendo del pane di cui possiamo nutrirci, proprio oggi così ci esorta: "Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore". Chi si nutre di Dio è pervaso dal suo Spirito; è interiormente rinnovato e purificato dal quel Soffio divino, possiamo davvero diventare imitatori e figli di Dio. (Padri Silvestrini)
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Ultima modifica di Andrea il Dom Ago 09, 2015 2:04 pm, modificato 1 volta

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Ago 09, 2015 11:36 am

I Giudei criticano Gesù perchè dice di essere disceso dal cielo, quando loro hanno conosciuto il padre e la madre e di conseguenza le sue origini umili. Gesù allora dice che è stato mandato da Dio Padre e che chiunque ha visto il Padre viene anche dal Cielo e che chi crede in lui avrà la vita eterna. Gesù dice che lui è il pane disceso dal Cielo e che chi mangia di questo pane vivrà in eterno.
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Domenica della XIX settimana del Tempo ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Ago 09, 2015 1:54 pm

Domenica della XIX settimana del Tempo ordinario

VANGELO (Gv 6,41-51)

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: Io sono il pane disceso dal cielo. E dicevano: Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?.
Gesù rispose loro: Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.
Parola del Signore.

OMELIA

La fame è diventata avidità in noi e ci ha indotto al peccato sin dal principio. Un cibo proibito e venefico ci ha procurato la morte. Quella bramosia insaziata rode ancora nel cuore dell'uomo; si esprime nella voglie incontenibili e nei desideri smodati. Sperimentiamo, come il profeta Elia, con il peccato e la morte, la corruzione della carne, la debolezza e tutte le umane fragilità. Abbiamo bisogno di rinascere ed essere rinvigoriti con un cibo buono e salutare, urge rinverdire tutto il nostro essere e restituirgli l'originario divino splendore. Ecco allora il capolavoro di Dio: incarna il suo Figlio unigenito Gesù Cristo con la carne purissima e incorrotta della Vergine Immacolata; ora quella stessa carne, consacrata sugli altari del mondo, ci viene offerta come pane di vita. È il pane vivo disceso dal cielo. Ci viene dato gratuitamente per essere rigenerati a vita nuova, perché la nostra carne perda la debolezza della corruzione e torni ad essere candida come Dio l'aveva creata. È carne di comunione che così rinsalda i nostri vincoli con il nostro Creatore e con i nostri fratelli. È carne traboccante di energia divina che ci consente di superare tutti gli ostacoli e le prove della vita e di raggiungere l'obiettivo finale della nostra esistenza. Per noi partecipi del banchetto celeste il cammino non è troppo lungo perché l'energia abbonda. In virtù di quel cibo ci è concesso di orientare al bene tutta la nostra vita. Ecco perché san Paolo, sapendo del pane di cui possiamo nutrirci, proprio oggi così ci esorta: "Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore". Chi si nutre di Dio è pervaso dal suo Spirito; è interiormente rinnovato e purificato dal quel Soffio divino, possiamo davvero diventare imitatori e figli di Dio. (Padri Silvestrini)


Meditazione

Gesù invita i suoi interlocutori a non mormorare e indica la strada per
farlo: credere in lui. Proprio al “credere in lui”, che, nella parte precedente
del discorso, ha messo in parallelo con il “venire a lui”, è dedicata questa
parte del discorso. Della realtà del credere rivela le due dimensioni: è,
contemporaneamente, opera del Padre e del fare dell’uomo. Per prima cosa, Gesù
nega che sia possibile venire a lui, costruire una relazione con lui, se non ci
attira il Padre. A questo punto, verrebbe da pensare: “Beati quelli che il
Padre attira verso il Figlio”. Ma non è così, perché subito Gesù afferma che
questa attrazione è un essere istruiti da Dio e che essa raggiunge tutti. Se
questa attrazione raggiunge tutti, non funziona però in modo automatico,
costringendo l’uomo a credere: è necessario, infatti, che chi viene attratto
ascolti e impari dal Padre, solo a questo punto verrà a Gesù. Possiamo così
affermare che il credere in Gesù è un dono che chiede di essere accolto: «La
fede è la risposta a una Parola che interpella personalmente, a un Tu che ci
chiama per nome» (Lumen Fidei, Cool. L’atto del credere, dunque, non si può ridurre al solo accogliere
determinate idee, ma è il costruire una relazione con Gesù che ci plasma da
dentro insegnandoci a guardare la realtà con i suoi occhi: «In tanti ambiti
della vita ci affidiamo ad altre persone che conoscono le cose meglio di noi. […]
Abbiamo anche bisogno di qualcuno che sia affidabile ed esperto nelle cose di
Dio. Gesù, suo Figlio, si presenta come colui che ci spiega Dio. […] “Crediamo
in” Gesù, quando lo accogliamo personalmente nella nostra vita e ci affidiamo a
lui, aderendo a lui nell’amore e seguendolo lungo la strada» (Lumen
Fidei,
18).

Preghiera

«Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 27,8b): con le parole del salmo,
alimento il mio desiderio di costruire una relazione con Gesù.


Ultima modifica di Andrea il Mer Ago 12, 2015 4:10 pm, modificato 1 volta

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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