IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mer Ago 26, 2015 4:12 pm

E’ un testo violento, quello che Matteo ci propone oggi; leggiamo di un Gesù che non nasconde il suo disappunto riguardo  gli scribi e i farisei, tanto da paragonarli a < sepolcri  imbiancati>. La missione di Gesù è rivolta prima di tutto al popolo di Israele, ma il disegno di Dio è rivolto a tutta l’umanità. Non possiamo nascondere che il< fariseismo esiste  sia nell’ebraismo come nel cristianesimo, ed è così che Matteo,  riporta con violenza verbale l’atteggiamento di Gesù, che ama la sincerità del cuore e detesta quell’apparenze che nascondano la vera natura dell’uomo. Il vero popolo di Dio è formato da coloro che rendono visibili i frutti della loro vita terrena.
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Giovedi della XXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Ago 27, 2015 7:49 am

Giovedi della XXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 24,42-51)

Tenetevi pronti.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda", e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti".
Parola del Signore.

OMELIA

Il vangelo della liturgia odierna appare quasi lugubre, angosciante, paragonando il Signore ad un ladro che viene nella notte. Talvolta ci costruiamo un'immagine della fede in Dio edulcorata, e oggi vi si indulge fin troppo, ma non riusciamo a capirne la serietà e l'impegno che essa comporta. Mi sembra che le due letture siano un richiamo ad intendere la nostra scelta di fede come momento fondante della nostra stessa esistenza. Volevo proporvi uno stralcio di Padre Enzo Bianchi, ve lo propongo a commento delle due letture e provate a considerarlo come una seria riflessione non sulle "cose ultime", ma "sulle cose importanti": «E' sconcertante come oggi la fede sia relegata ad essere una cosa tra le altre, accanto al lavoro, al footing, allo studio, alla dieta. Ci pensavo perché oggi, a causa del tema "fuoco", ricordavo la sistematica reazione di una catechista quando, in occasione del loro ritiro per la cresima che fanno in monastero, racconto ai ragazzini che il fuoco è uno dei simboli della fede e che come il cero pasquale, simbolo di Cristo, si consuma facendo fuoco, così anche noi dovremmo bruciare per la nostra fede. Così poi racconto sempre l'apologo della famosa farfalla che per conoscere il segreto del fuoco decide di immergervisi. "Una sola farfalla ora conosce il mistero del fuoco - dice alla fine della storia la saggia farfalla al raduno delle altre farfalle - ma lei sola ora lo sa e lo comprende". Beh ogni volta che racconto la storia alla fine mi devo sorbire la catechista che si sente in dovere di "ridimensionare" i ragazzini e non sconvolgerli troppo, dicendo che noi non dobbiamo pensare che la fede vuol dire consumarsi, morire, ma che invece è una bella cosa che fa calore, che splende... e così se i ragazzini se un attimo, forse, hanno pensato di trovarsi di fronte ad una cosa seria, subito dopo il "sano intervento ridimensionatore" tirano un sospiro di sollievo perché capiscono che possono inserire la fede dopo il nuoto e prima dei cartoni animati. Beh io credo che questa cosa alla fine la scontiamo, se appunto Dio è fuoco divorante. Porsi il problema della morte, della nostra morte, è l'unico modo per porsi il vero problema del senso della vita, che infatti oggi spesso sfugge. Ci chiediamo più come e per che cosa vogliamo vivere e morire? Per che cosa consumiamo le nostre energie?». (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE


Il racconto evangelico può essere diviso in due parti. Nella prima, le
parole-chiave sono l’invito a vegliare, a tenersi pronti, e la denuncia di una
mancanza di conoscenza rispetto al giorno e all’ora in cui verrà il Figlio
dell’uomo. Al centro, con l’immagine del padrone di casa e del ladro, Gesù
ribadisce la necessità di vegliare, perché non si sa quando verrà il ladro a
scassinare la casa. Se, davanti a queste parole, sentiamo un certo distacco,
forse è perché viviamo senza più attendere la venuta del Signore. Se viene a
mancare questa attesa, ovviamente, viene meno la decisione di vegliare, di
tenersi pronti, e le giornate si susseguono una dopo l’altra senza che vi sia
un senso che le colleghi. Le conseguenze di questa mancanza di attesa sono ben
descritte nella seconda parte del racconto con la parabola del servo e del
padrone. Ciò che può cambiare l’atteggiamento del servo è il pensiero che gli
attraversa il cuore: «Il mio padrone tarda». Il ritardo del padrone farà la
verità sulle vere intenzioni del servo: svelerà se è davvero fedele e prudente,
o se, invece, è un servo malvagio. Nel primo caso, il non avere più la certezza
di quanto tornerà il padrone, porterà il servo a perseverare mantenendosi
fedele al compito che gli è stato affidato; nel secondo caso, il non sapere
quando il padrone tornerà diventerà l’occasione per pensare solo a se stesso,
smettendo di prendersi cura degli altri servi. Secondo la parabola, dunque, il
comportamento nei confronti degli altri cambia a seconda che, davanti al
ritardo del Signore, si continui ad attendere perseverando o si smetta di
attendere. Proviamo a scoprire cosa cambierebbe nella nostra vita, se
rimettessimo al centro la consapevolezza che, nel momento in cui meno ce lo
aspettiamo, il Signore verrà.

PREGHIERA

«Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio»
(Sal 90,12): con le parole del salmo, chiedo al Signore la saggezza del cuore.

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Venerdi della XXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Ago 28, 2015 8:25 am

Venerdi della XXI settimana del Tempo Ordinario /size]

VANGELO (Mt 25,1-13)

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".
Parola del Signore.

OMELIA

Ancora un vangelo sulla vigilanza. Lo stare pronti di cui parla Matteo non sembra, in questo caso, una fonte di angoscia, anzi tutto il quadretto è quasi idilliaco e vi si respira un'aria di festa nuziale. È interessante mettere a confronto il vangelo con la lettera ai Tessalonicesi nella sua interezza: sono il diverso svolgimento di un medesimo tema. La lettera si presenta come un richiamo dell'apostolo ai cristiani di Tessalonica affinché non si scoraggino nella loro fede, infatti essi attendevano come imminente la venuta di Cristo e non attuandosi l'evento molti ne erano sconcertati. E il testo di Matteo è un ammonimento allo stare svegli, pronti, preparati. Due brani che trattano entrambi della speranza che si attui il Regno e dell'attesa che deve essere comunque vigile. Occorre, dunque, essere previdenti, approntare quanto è necessario. E la vita cristiana non è solo "una bella cosa che fa calore, che splende", come scriveva E. Bianchi nel brano proposto ieri, nel commento di ieri, ma serietà di una scelta che ci obbliga a compiere determinati doveri e ad avere un comportamento morale privo di ambiguità in cui dobbiamo cercare sempre di piacere a Dio. Il partecipare alla festa nuziale è legato alla nostra capacità e buona volontà di approntare quanto è necessario per entrarvi. Nessuno può sentirsi escluso dal dare il suo contributo, nessuno può prendersi il lusso di sentire che Dio lo chiama alla santità e scegliere diversamente. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE


La differenza tra i due gruppi di donne emerge nel momento in cui sono
invitate ad andare incontro allo sposo. Le vergini che hanno preso l’olio
possono accendere le loro fiaccole, mentre il secondo gruppo si trova davanti
ad un grosso problema che cerca di risolvere chiedendo alle prime di
condividere il loro olio. Le cinque sagge rifiutano temendo che l’olio non
basti per tutte, lasciandole senza luce nel bel mezzo del corteo nuziale, e le invitano
ad andarlo a comprare. Ma proprio mentre vanno, arriva lo sposo e prende con le
sé le vergini sagge. Dunque, la saggezza di queste donne non si rivela in una
maggiore capacità di vegliare – tutte, infatti, si addormentano –, ma nel
mettere in conto il rischio di un’attesa più lunga del previsto e nel
prepararsi a questa eventualità. La risposta che queste donne danno alle cinque
vergini stolte suona piuttosto dura, ma ci dice qualcosa su questo olio: è
qualcosa che è assolutamente necessario avere per andare incontro allo sposo,
che non si può chiedere in prestito ad altri, che ci rimanda alla nostra
responsabilità. La coppia “saggio-stolto” si ritrova in un altro testo matteano
(Mt 7,24-27) dove, ciò che distingue uno dall’altro è il mettere in pratica le
parole di Gesù: chi lo fa è simile a un uomo saggio che costruisce la casa
sulla roccia; chi non lo fa è come un uomo stolto che costruisce sulla sabbia.
Mettendo insieme i due brani, possiamo dire che l’olio così necessario
rappresenta la scelta di mettere in pratica la parola del Signore, nella
certezza che “facendo” la parola ascoltata da lui si fa la volontà del Padre
che è nei cieli.

PREGHIERA

«Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile a
un uomo saggio» (Mt 7,24): chiedo al Signore la grazia di alimentare in me il
desiderio di compiere la sua parola.


Ultima modifica di Andrea il Mar Set 01, 2015 7:56 am, modificato 3 volte

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Ven Ago 28, 2015 10:58 am

La promessa di Gesù che sarebbe ritornato ci deve rendere vigili, perché quando questo avverrà non lo sappiamo, quindi, vivere nell’attesa del Signore non significa dimenticare il presente, ma stimolare l’uomo ad un maggiore impegno per la vita di ogni giorno. La parabola delle vergini non possiamo leggerla solo in chiave moralistica, ma ci illumina sul nostro comportamento: Vigili, attenti, svegli, così dobbiamo essere, perché il Signore può arrivare in qualsiasi momento e quale tristezza se non potremmo entrare nella gioia del suo Regno.
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Sabato della XXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Ago 29, 2015 8:19 am

Sabato della XXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 6,17-29)

Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

+Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore.

OMELIA

Il peccato genera il peccato. Una condotta riprovevole ed una vita basata solo sull'appagamento dei propri desideri può portare a conclusioni drammatiche, anche se non sempre volute, completamente. E' quanto è accaduto ad Erode che si trova "costretto" a far uccidere San Giovanni Battista. La scena che ci presenta San Marco e rapida nei suoi tratti ma profonda nelle rappresentazioni psicologiche dei personaggi. Centrale è la debolezza di Erode, presentato come un peccatore sottomesso alle leggi del desiderio e dal potere sfrenato. La sua carica regale è sfruttata per appagare i suoi desideri con feste e banchetti dove regna la lussuria. Si lascia avvincere dal ballo lascivo di una giovane ragazza: Salomè. Imprudentemente Erode si lascia sfuggire un giuramento che risulterà fatale per la presenza di Erodiade che covava nel suo seno desideri di vendetta. La regina consiglierà perfidamente la figlia che le sembra sottomessa. Erode, Salomè ed Erodiade, seppur con connotati psicologici diversi sembrano essere sottomessi; le loro azioni e le loro decisioni non sono libere ma condizionate da altri fattori A queste figure si contrappone nettamente quella di San Giovanni Evangelista nella sua integrità. Egli si trova in carcere ma dimostra una libertà interiore più forte. E' perfettamente consapevole delle conseguenze delle sua azioni e non rinuncia a proclamare la verità, anche se ciò gli costerà la vita. Sono due prospettiva di vita completamente diverse; due ideali che si contrappongono che ci insegnato dove si trovi la vera libertà. Il peccato rende schiavo l'uomo, la verità lo rende libero è l'insegnamento di Gesù che in San Giovanni trova la sua piena attuazione. (Padri Silvestrini)[/color]


MEDITAZIONE


Nel Vangelo di Marco, i versetti che precedono il racconto che oggi la
liturgia ci propone hanno per protagonista proprio Erode. Il re, sentendo
parlare di Gesù, inizia a pensare che quell’uomo sia Giovanni Battista risorto
dai morti, quel Giovanni che lui ha fatto decapitare. A questo punto viene
raccontata la morte del Battista. Le parole di denuncia di Giovanni hanno
provocato due reazioni diverse: Erodìade lo odia e vuole farlo uccidere; Erode
lo teme, lo riconosce come uomo giusto e vigila su di lui, rimane perplesso
davanti alle sue parole, ma lo ascolta volentieri. In qualche modo, il Battista
è protetto da Erode, fino al giorno in cui il re si sbilancia impegnandosi
pubblicamente a dare alla figlia di Erodìade, che ha ballato per lui, tutto ciò
che desidera. Dopo un consulto con la madre, la ragazza chiede la testa del
Battista e, a questo punto, Erode ha le “mani legate”. La tristezza, che lo
invade nel momento in cui ascolta la richiesta, rivela che, una parte di lui,
non vorrebbe assecondare quella richiesta, mentre l’altra non può venire meno
alla promessa pubblica che ha fatto. Purtroppo, Erode segue questa seconda
parte: Giovanni viene decapitato e la sua testa è consegnata dalla ragazza a
sua madre. Apparentemente, tutto sembra concluso, ma, se riprendiamo in mano
l’inizio del Vangelo di Marco, scopriamo che, proprio dopo l’arresto di
Giovanni, Gesù iniziò ad annunciare il Regno di Dio in Galilea. L’odio di
Erodiade è riuscito a chiudere la bocca di Giovanni, ma non a bloccare il
progetto di Dio che, attraverso il Battista, ha preparato il popolo ad
accogliere colui davanti al quale il Battista si sentiva indegno di slegare i
lacci dei sandali: Gesù, il Figlio amato.


PREGHIERA


«Davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!» (Sal 71,3b): ripetendo le
parole del salmo, cerco in Dio la mia salvezza.

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Domenica della XXII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Ago 30, 2015 8:06 am

Domenica della XXII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 7,1-8.14-15.21-23)

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate le indicazioni degli uomini.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]:«Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».

Parola del Signore.

OMELIA

Ecco la nostra speranza. Abitare nella casa del Signore. Per sempre. Perché il tempo scorre velocemente. Noi siamo qui, come ogni domenica meditiamo la Parola di Dio. Andiamo in chiesa per dare lode al Signore, per ringraziarlo, per chiedere qualche cosa... Ma anche lui ci accoglie, ci accoglie con gioia. Come sempre ha qualcosa per noi, un messaggio per noi, un insegnamento. Come dice san Giacomo nella seconda lettura «ogni buon regalo, ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce». Ogni insegnamento che Egli ci dà è buono, è per noi, per la nostra vita, per la nostra intelligenza. Purtroppo spesso capita che ciò che ascoltiamo in Chiesa, ciò che apprendiamo di buono e di salutare, finisce lì, ce lo dimentichiamo velocemente, invece di essere un segno, un segno di Dio per noi, un segno che non viene ascoltato, non viene accolto, non diventa parte della nostra vita. Mentre la Parola di Dio di oggi ci insegna, forse anche ci rimprovera: «Siate di quelli che mettono in pratica la parola di Dio e non soltanto ascoltatori». In pratica il Signore ci dice che non basta sapere i comandamenti, non basta sapere come vivere, non basta saper parlare bene, se dietro a tutto questo non viene un impegno, una vita cristiana, una vita conforme a tutto ciò che Egli ci insegna. Siamo sempre nell'Antico Testamento ma si può vedere quanto l'Antico Testamento è attuale anche oggi. La fede deve guidare la nostra vita. Se non fosse così, la nostra fede è vana «perché questo popolo mi onora solo con le labbra ma con il cuore lontano è da me...». Il Vangelo è nella stessa linea, ci invita a guardare nel profondo del nostro cuore, guardare, se non siamo anche noi come quei farisei ipocriti che rispettano la formalità, compiono tutte le prescrizioni per essere visti, per farsi vedere, essere ammirati dalla gente. Questo potrebbe essere anche pericolo nostro. Anche noi potremmo venire in Chiesa, aiutare altri, fare opere di bene, di carità ma non perché ci sentiamo di farlo, non perché il Signore ci chiede di amare il prossimo ma solo perché così dicono i comandamenti, le leggi, o peggio ancora per essere visti da altri, ammirati dagli altri. I farisei si sentono perfetti perché osservano le leggi. Ma Gesù li chiama ipocriti perché il loro cuore è lontano da Dio. Così la risposta di Gesù, la risposta che Egli dà ai farisei, alle accuse che muovono contro Gesù e contro gli Apostoli non si fa attendere. Loro volevano ancora una volta colpire Gesù, discreditandolo davanti alla gente. Farlo vedere in cattiva luce, che lui non è un buon maestro, non è un buon insegnante perché gli apostoli non si comportano bene, secondo la legge dei padri e in questo modo risultare perfetti loro. Ma Gesù non insegna la disubbidienza, non insegna di non dover osservare le leggi di Mosé. Dice che egli è venuto a insegnare la legge dell'amore e solo alla luce di questa legge, del comandamento nuovo si possono interpretare tutte le Scritture. La Nuova Alleanza, non quella scritta sulle tavole di pietra, ma l'alleanza nuova, scritta nei cuori dei fedeli, nei nostri cuori, è il completamento e non il rinnegamento dell'Antica Legge. Chiediamo il Signore perché possiamo non solo averlo scritto nei nostri cuori ma essere sempre capaci, essere ascoltatori di quelle leggi che proprio lì sono scritte. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Farisei e scribi interrogano Gesù riguardo il comportamento dei
discepoli, perché, non lavandosi le mani prima di mangiare, per loro essi non
agiscono secondo le tradizioni degli antichi. Inizialmente, questa norma era
riferita solo ai sacerdoti, ai quali era richiesta una purità che doveva
coinvolgere tutta la loro vita, e fu poi estesa a tutti. Questo fu possibile,
perché, accanto alla Legge scritta, la Torah, per scribi e farisei aveva carattere vincolante anche la legge orale,
cioè le interpretazioni della Torah trasmesse a voce dai vari maestri. Gesù risponde smascherando la loro
ipocrisia: li accusa di osservare la tradizione di uomini e di trascurare il comandamento
di Dio. Per lui, gli insegnamenti dei maestri non sono in grado di cogliere la
volontà divina, di trasmetterla nella sua vera intenzionalità, sono solo parole
di uomini. Per spiegare il suo punto di vista, fa riferimento proprio al tema
della purità che rimanda alla relazione con Dio. L’impurità non viene
dall’esterno, ma dall’interno dell’uomo, dal suo cuore. Il cuore è, nella
Bibbia, la sede della volontà e del discernimento: è ciò che ha origine in quel
luogo, che coinvolge la volontà e la capacità di discernere dell’uomo, che
rende impuro. Gesù, dunque, ci invita a esaminare noi stessi per scoprire cosa
motiva il nostro agire, se abbiamo un cuore ipocrita o abitato dalla tenerezza
e dalla misericordia, capace di stare accanto a coloro che hanno bisogno.


PREGHIERE


«Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Sal
51,12): chiedo al Signore di rinnovare il mio cuore.

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Lunedi della XXII settimana delTempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Ago 31, 2015 8:05 am

Lunedi della XXII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 4,16-30)

Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: "Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!"». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.

OMELIA


Gesù nella sinagoga di Nazaret, facendo una lettura sapienziale di un passo del profeta Isaia, indica il significato della sua missione: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore». Viene confermata la testimonianza di Giovanni Battista: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.», ma tutto il messaggio profetico biblico trova in Cristo il pieno adempimento: «Oggi si è adempiuta questa scrittura». Cristo è l'unto di Dio, consacrato e prescelto per una missione esclusiva di salvezza. Egli deve restituire la verità agli uomini, vittime della menzogna e del peccato, deve liberarli dai lecci del male, deve richiamare a se tutti gli affaticati e oppressi per dare loro ristoro, deve rendere gli uomini soggetti della divina misericordia e capaci a loro volta di riconciliazione e di perdono. E' triste costatare che sin dall'inizio della sua missione e proprio nella sua patria Gesù incontri ostilità e assurde resistenze. Quegli uditori che da secoli erano in attesa di un messia liberatore, ora che è venuto ad abitare in mezzo a loro, pur meravigliati per le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, non lo riconoscono, si scandalizzano di lui e già lo minacciano di morte. Quanta fatica facciamo noi uomini per entrare con semplicità e fede autentica nei misteri di Dio: chi sa quali idee avevano i concittadini del Signore sul Messia, quali erano le loro attese? Spesso, quasi istintivamente noi vorremmo che il Signore Dio rispondesse alle nostre speranze con i toni e gli accenti della grandiosità, della potenza, della spettacolarità. Nessuna di queste caratteristiche appartengono al Cristo; egli si è umiliato nella carne e la sua proposta di salvezza sappiamo che passerà attraverso l'ignominia della croce. Egli viene ad annunciare la verità e la libertà, ma per far questo deve cancellare dalla nostra mente tutte le manie di grandezza e di prestigio per far rifiorire in noi l'umiltà dei figli e la gioia di poter chiamare il nostro Dio, Padre. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Luca descrive in modo dettagliato le azioni compiute da Gesù
permettendoci di essere lì, in mezzo a coloro che lo ascoltano e tengono gli
occhi fissi su di lui. Il testo di Isaìa fa riferimento alla presenza dello
Spirito che ci rimanda immediatamente al battesimo di Gesù: in questo modo
possiamo trovare nelle parole del profeta una chiave di lettura per comprendere
il ministero del Signore. Esso si concretizzerà nel portare il “lieto
annuncio”, l’annuncio dell’anno di grazia del Signore, che si esprimerà
attraverso atti di liberazione. I destinatari di tutto questo saranno i poveri,
coloro che si trovano ai margini della società. Dunque, se desidero scoprire i
segni della presenza dell’azione di Dio nella storia, è necessario che mi metta
dalla parte degli ultimi, in mezzo a loro. Le persone che ascoltano le parole
di Gesù passano velocemente dalla meraviglia allo sdegno. Questo perché Gesù
propone loro come modelli a cui ispirarsi una vedova e un lebbroso non ebrei:
la fede della donna l’ha spinta a mettere a rischio la sua vita e quella del
figlio per obbedire alla parole di Elìa (1Re 17,1-16); quella del lebbroso lo
spinge a immergersi nelle acque del Giordano obbedendo alle parole di Eliseo
(2Re 5,1-19). Nuovamente, Gesù ci invita a indossare gli occhiali giusti per
cogliere i segni della presenza di Dio che si diverte a spiazzarci scegliendo
di costruire il suo Regno lì dove non immaginiamo.

PREGHIERA

«Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato
di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53):
ringrazio Dio perché sceglie di manifestarsi in mezzo agli ultimi.


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Lun Ago 31, 2015 3:37 pm

Gesù, legge il testo profetico di Isaia, altri nella sinagoga l’avranno letto, ma questa volta, qualcosa di nuovo sta accadendo, il figlio del falegname, come lo chiamavano, non si limita a riconsegnare il rotolo, ma afferma che <oggi> le parole del profeta si sono compiute. Gesù non rivela pienamente la sua identità; il messaggio di Nazaret appare come un discorso programmatico, nel quale Gesù propone ai suoi ascoltatori il contenuto della sua missione; per chi è disposto ad accogliere Gesù, sarà il resto del Vangelo a svelarne la sua identità.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Mar Set 01, 2015 8:05 am

Lunedi della XXII settimana del Tempo Ordinario
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l
VANGELO (Lc 4,31-37)

So bene chi sei: il Santo di Dio!
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù scese a Cafarnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c'era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

Parola del Signore.

OMELIA

Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità. È questo l'atteggiamento di Gesù che colpisce in questo episodio. Questa autorità non è quella che viene imposta con la forza fisica ma si esprime in due aspetti che saranno poi tipici dell'insegnamento di Gesù stesso. Vi è l'autorità della parola che si basa anche sulla conoscenza della Sacra Scrittura e vi è anche l'autorità con la quale opera i miracoli. Non è la spettacolarizzazione di poteri sovrumani ma la manifestazione più piena e consapevole della Potenza di Dio. In entrambi i casi vi è il fine salvifico di Gesù che però viene allargato, tramite l'opera della chiesa, a tutti noi e per tutti i tempi. La consapevolezza che le parole ed i gesti nascondono fini più profondi rende l'insegnamento autoritario e gli interlocutori attenti partecipi a tali opere. L'Autorità è ascoltata: è questa l'esortazione che dovremo ricavare da questo brano evangelico. (Padri SilvestrIini)

MEDITAZIONE

Anche noi facciamo l’esperienza di coloro
che ascoltavano Gesù, quando leggiamo il Vangelo con attenzione. Parla al
nostro cuore e ci provoca. Qualche volta addirittura ci sembra che si stia
rivolgendo personalmente a ognuno di noi, per la situazione particolare in cui
ci troviamo. Non è un’illusione o un inganno. È la potenza della Parola di Dio,
sempre viva e forte, capace di penetrare nella nostra storia e aprirla alla
novità di Dio stesso. Essa non solo ci fa conoscere l’amore del Padre, ma lo
immette dentro di noi fino a guarirci dai mali che ci tengono legati.
L’indemoniato che gridava davanti a Gesù esprime bene la nostra condizione
umana, quella in cui il Signore ci trova quando ci parla. Quante schiavitù non
ci consentono di vivere sereni e ci impediscono di essere felici! Non siamo
liberi come vorremmo. Solo l’incontro con Cristo ci restituisce la nostra
dignità di figli e fratelli. Nella celebrazione dell’Eucaristia tocchiamo con
mano l’amore di Dio che ci salva: confessiamo i nostri peccati e accogliamo il
suo perdono, ascoltiamo la Parola di Dio e siamo nutriti con il cibo che ci fa
crescere nell’amore vero, diventiamo una sola cosa nel suo spirito e siamo
mandati a tutti come testimoni della sua Pasqua. Ancora oggi, dunque, Gesù si
avvicina a noi e ci fa sentire tutta la forza del suo intervento divino. Tutte
le volte che risuona nella nostra vita la sua parola di liberazione e di vita
accade ciò di cui furono testimoni quanti erano presenti nella sinagoga di
Cafàrnao: il demonio è sconfitto e noi siamo restituiti a noi stessi. Niente e
nessuno potrà più farci del male, perché il suo amore è grande e ci avvolge
totalmente.

PREGHIERA

Signore Gesù, liberaci dal male. Ti
preghiamo con fiducia di essere esauditi. Sappiamo che la tua parola non lascia
mai le cose come le trova, ma cambia i nostri cuori e ci apre alla grande gioia
dell’amore. Crediamo in te, o Cristo: tu sei la nostra forza, l’unica speranza
che ci fa guardare avanti con coraggio, la luce che ci guida nel cammino.
Rendici autentici testimoni del Vangelo!
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Anche noi facciamo l’esperienza di coloro
che ascoltavano Gesù, quando leggiamo il Vangelo con attenzione. Parla al
nostro cuore e ci provoca. Qualche volta addirittura ci sembra che si stia
rivolgendo personalmente a ognuno di noi, per la situazione particolare in cui
ci troviamo. Non è un’illusione o un inganno. È la potenza della Parola di Dio,
sempre viva e forte, capace di penetrare nella nostra storia e aprirla alla
novità di Dio stesso. Essa non solo ci fa conoscere l’amore del Padre, ma lo
immette dentro di noi fino a guarirci dai mali che ci tengono legati.
L’indemoniato che gridava davanti a Gesù esprime bene la nostra condizione
umana, quella in cui il Signore ci trova quando ci parla. Quante schiavitù non
ci consentono di vivere sereni e ci impediscono di essere felici! Non siamo
liberi come vorremmo. Solo l’incontro con Cristo ci restituisce la nostra
dignità di figli e fratelli. Nella celebrazione dell’Eucaristia tocchiamo con
mano l’amore di Dio che ci salva: confessiamo i nostri peccati e accogliamo il
suo perdono, ascoltiamo la Parola di Dio e siamo nutriti con il cibo che ci fa
crescere nell’amore vero, diventiamo una sola cosa nel suo spirito e siamo
mandati a tutti come testimoni della sua Pasqua. Ancora oggi, dunque, Gesù si
avvicina a noi e ci fa sentire tutta la forza del suo intervento divino. Tutte
le volte che risuona nella nostra vita la sua parola di liberazione e di vita
accade ciò di cui furono testimoni quanti erano presenti nella sinagoga di
Cafàrnao: il demonio è sconfitto e noi siamo restituiti a noi stessi. Niente e
nessuno potrà più farci del male, perché il suo amore è grande e ci avvolge
totalmente.

PREGHIERA

Signore Gesù, liberaci dal male. Ti
preghiamo con fiducia di essere esauditi. Sappiamo che la tua parola non lascia
mai le cose come le trova, ma cambia i nostri cuori e ci apre alla grande gioia
dell’amore. Crediamo in te, o Cristo: tu sei la nostra forza, l’unica speranza
che ci fa guardare avanti con coraggio, la luce che ci guida nel cammino.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Set 01, 2015 3:58 pm

Mi scuso per l'assenza ma il computer era guasto...

In questo passo del Vangelo, si nota l'autorità con cui Gesù insegna alla gente e questa ne è stupita. Un uomo posseduto da un demonio, capisce chi è Lui, e Gesù che non vuole pubblicità di ogni genere scaccia da questi il demonio. Le opere di Gesù destano sempre sorpresa e meraviglia perchè è in parte uomo ma soprattutto Figlio di Dio.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Mer Set 02, 2015 2:57 pm

Mercoledi della XXII settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 4,38-44)

E' necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Parola del Signore.

OMELIA

La liturgia ci presenta oggi alla meditazione il brano delle guarigioni. Ma vorrei attirare l'attenzione sopra un'altra cosa. "Lo pregarono per lei ed egli, chinatosi la guarì". Ecco, lo pregarono... Egli, per fare miracoli, vuole le nostre preghiere, ha bisogno che chiediamo, che lo invochiamo... Come preghiamo noi? Sappiamo chiedere al Signore ciò di cui abbiamo bisogno? Sappiamo aprire il nostro cuore e dire: Signore ti prego, Signore, sia fatta la tua volontà, se vuoi puoi aiutarmi..., puoi sanarmi... Sì, Dio sa e conosce le nostre necessità, Dio è consapevole delle nostre malattie e povertà, nonostante ciò egli dice: entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
(Padri Silvestrini
)


MEDITRAZIONE

Seguire Gesù nel suo viaggio di
annunciatore del Regno è sempre motivo di gioia e, allo stesso tempo, di grande
sorpresa. Lo vediamo presente, infatti, nella vita quotidiana e immerso nei
problemi, anche gravi, di una famiglia. A casa di Simone egli mostra non solo
il suo potere sulle malattie, guarendo la suocera del discepolo, ma anche il
dono sconvolgente che comunica a quanti lo incontrano e si affidano a lui:
rimettersi in piedi per servire la comunità è quanto rende ogni discepolo di
Gesù veramente libero di amare, pronto ad andare incontro agli altri offrendo
tutto ciò che ha e che è. Proprio come il Maestro, che si fa servo di tutti
coloro che lo cercano, spinti dalle tante difficoltà che li affliggono. Mai il
Signore si tira indietro, anzi, più si fanno avanti quelli che portano il peso
di sofferenze insopportabili e più egli si china su ciascuno di loro: è venuto
per prendere su di sé le nostre pene e i nostri peccati. Ma non è disposto a
farsi catturare dalle piccole e meschine prospettive umane, che vorrebbero fare
di lui un guaritore a nostra disposizione, quasi un talismano o addirittura un
portafortuna che tiene lontano ogni avversità. Gesù non può essere ridotto a un
idolo, di cui servirci quando non ce la facciamo più dinanzi alle sfide della
vita. Egli è sempre oltre ogni nostra attesa e chiede anche a noi di guardare
lontano, aprendo il cuore agli orizzonti vasti e sconfinati del mondo: la gioia
del Vangelo è per tutti e non possiamo tenerla gelosamente nascosta solo per un
piccolo gruppo, fosse pure una comunità che si ispira a Lui. La Chiesa nasce
missionaria e rimane fedele alla sua vocazione solo se è sempre pronta ad
andare incontro a tutti, specialmente ai più poveri ed emarginati.


PREGHIERA

Grazie, Signore Gesù, per il tuo amore
tenero e appassionato. Ti contempliamo mentre ti abbassi sulle nostre ferite e
restiamo stupiti per tanta benevolenza. Tu non dimentichi nessuno. Anzi vai a
cercare quelli che noi scartiamo, giudichiamo, disprezziamo. Sono i tuoi
prediletti. Fa’ che diventino anche per le nostre comunità cristiane fratelli e
sorelle privilegiati e amati.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Set 02, 2015 8:32 pm

L'amore di Gesù per l'umanità ce lo dimostra sempre: sia guarendo la suocera di Simone che tutti i malati che portarono da lui e li guariva. Gesù vuole innanzitutto il nostro bene, ma non dimentica la sua missione: cioè annunciare il Vangelo alle altre sinagoghe della Giudea. Tutti coloro che lo amano tentano di averlo tutto per sé ma Gesù appartiene a tutti, sia a coloro che lo amano che chi lo deve ancora conoscere.
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Giovedi della XXII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Set 03, 2015 2:10 pm

Giovedi della XXII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 5,1-11)

Lasciarono tutto e lo seguirono.

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore.

OMELIA

Con quale stupore e meraviglia Pietro ha tirato fuori le reti. Ha faticato tutta la notte e non ha preso niente. Egli però conosce Gesù, ha già visto tante cose da lui operate, ma non è questa la cosa più importante. Pietro sa che colui che gli parla è Figlio di Dio. "...abbiamo faticato tutta la notte... ma sulla tua parola getterò le reti". Ecco l'atto di fede: abbiamo faticato senza di Lui e non abbiamo fatto niente". Adesso Gesù è qui, adesso sta sulla sua barca, sta presso di lui. "Sono sicuro dice fra sé e sé che prenderemo tanto". Abbiamo anche noi questa fede alla presenza di Cristo? Siamo coscienti del suo amore e della sua vicinanza? Ecco il segreto: costruire con Gesù. Da soli non possiamo far niente, ma con Lui possiamo tutto. C'è però un'altra cosa: "Gesù, allontànati da me perché sono un peccatore". Pietro quando ha capito ciò che succedeva, quanti grandi pesci ha preso!, si è sentito indegno di quel miracolo e della vicinanza della divinità di Gesù. Ma Cristo gli resta vicino, e rimane vicino anche a noi, alla sua Chiesa, per sempre, nonostante tante brutture del mondo. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Sorprende il modo in cui il Signore
coinvolge Pietro e i suoi compagni nella missione. L’ascolto del suo
insegnamento, indirettamente favorito con la richiesta della barca per poter
parlare alla gente, non è una forzatura o una violenza alla libertà. Al
contrario, è un atto di amore che svela la predilezione del Maestro. E quando
il cuore si apre al dono e si lascia raggiungere da forti provocazioni si è
pronti ad andare oltre ogni logica puramente umana. L’invito di Gesù consente
così di guardare lontano, trovando in lui la forza e il coraggio di fare ciò
che mai nessuno avrebbe osato da solo. Ci si può fidare, anzi si deve obbedire
al suo comando: è un’esperienza di altissima intensità, dove il rapporto
interpersonale si fa così stretto e profondo da generare nuove possibilità di
vita e di condivisione. Pietro tocca con mano la presenza di Gesù nella sua
storia: nulla è più come prima, da quando comincia a rileggere la sua vita e a
riconoscervi la presenza di Dio che lo riempie dei suoi doni. Una pesca
impensabile è all’origine del suo itinerario di conversione e di fede. Ma ancor
prima vi è la Parola ascoltata e accolta innanzitutto con curiosità, poi con
stupore, finalmente con fiducia. Il dono è così grande e inatteso che suscita
sentimenti d’inadeguatezza e fa prendere coscienza dell’abisso che ci separa da
Dio. È ancora più bello, di conseguenza, sentirsi dire che ogni paura può
essere vinta se, da veri discepoli, si impara dal Maestro, a guardare gli altri
con occhi nuovi: siamo responsabili della loro felicità, perciò non possiamo
lasciarli nella tristezza e nella solitudine, ma dobbiamo tirarli fuori dal
vuoto della morte per farli vivere nella beatitudine della comunione fraterna.


PREGHIERA

Confesso, o Padre, il mio peccato davanti a
te: sono troppo chiuso in me stesso e non riesco ad abbandonarmi tra le tue braccia.
Fa’ che riesca ad ascoltare tuo Figlio Gesù nel mio cuore, così che io possa
fidarmi di Lui e mettere tutta la mia vita a sua disposizione. Sarò anch’io
“pescatore di uomini” e potrò donare a tanti la gioia del Vangelo, nella
libertà dell’amore che salva.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Gio Set 03, 2015 2:32 pm

Giovanna Maria ha scritto:L'amore di Gesù per l'umanità ce lo dimostra sempre: sia guarendo la suocera di Simone che tutti i malati che portarono da lui e li guariva. Gesù vuole innanzitutto il nostro bene, ma non dimentica la sua missione: cioè annunciare il Vangelo alle altre sinagoghe della Giudea. Tutti coloro che lo amano tentano di averlo tutto per sé ma Gesù appartiene a tutti, sia a coloro che lo amano che chi lo deve ancora conoscere.
sunny

Nei gesti di Gesù si rivela la potenza della sua parola, l’evangelista vuole porre l’attenzione su due guarigioni, l’indemoniato e la suocera di Pietro ammalata. Entrambi vengono guariti da Gesù. Le guarigioni, sono il risultato della fede e delle preghiere che vengono rivolte al Signore, e non resteranno delusi tutti coloro che lo cercano con cuore sincero… ma Gesù ha un compito da svolgere, annunciare il regno di Dio; freme perché il tempo sta per concludersi e i posti da visitare sono tanti, così lascia Cafarnao e coloro che sono stati sanati, ringraziano Dio per essere stati miracolati.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Gio Set 03, 2015 3:02 pm

L’episodio di oggi, che Luca ci racconta, mette alla luce la figura di Pietro. Prima di essere chiamato, egli deve ascoltare la parola di Gesù, soltanto allora prende il via il racconto della sua vocazione: è infatti, sulla parola di Gesù che Pietro potrà gettare le reti. In questo brano notiamo l’umanità di Pietro, le diverse reazioni che leggiamo, fanno parte della natura umana, dalla sfiducia e dalla delusione per una notte di lavoro perduta, passa all’entusiasmo (< sulla tua parola getterò le reti>) e, di nuovo alla tristezza per essere un peccatore (< allontanati da me, perché sono un peccatore>)… riconoscendo il proprio peccato, Pietro e tutti noi, sperimentiamo la grazia del Signore; ed è allora che riceveremo la fiducia del Signore, Pietro lo fece <pescatore di uomini>….. e noi?
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Set 03, 2015 4:16 pm

Gesù vuole che la Sua Parola sia divulgata a tutti quanti, ed è per questo che chiede a dei pescatori di farlo salire su una delle barche per insegnare alle genti che lo vogliono ascoltare. Poi dice a Pietro di prendere il largo per pescare e Pietro fidandosi di Gesù lo ascolta. Al ritorno la quantità di pesci che riescono a pescare è talmente grande che quasi le reti si rompevano, ed è qui la professione di fede di Pietro: dice a Gesù che lui è solo un peccatore, ma Gesù gli dice che d'ora in poi sarà un grande pescatore di uomini. Gesù premia sempre l'umiltà di chi si riconosce piccolo o peccatore e lo fa diventare un grande.
I love you

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Venerdi NATALE DEL SIGNORE

Messaggio  Andrea il Ven Dic 25, 2015 8:24 am

Venerdi NATALE DEL SIGNORE

VANGELO (Gv 1,1-18)

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

OMELIA

E' nato! Nasce oggi per noi. È vivo tra noi. Il Verbo si è fatto carne. Dio è diventato uomo, è il più piccolo di noi. L'ha accolto prima il seno verginale di Maria, ora una grotta e una mangiatoia. Vuole immergersi così nelle viscere della terra, nel nostro mondo. Chiede accoglienza e un po' di calore umano. Vuole scuoterci dal nostro torpore e dalle nostre assurde distrazioni. Viene ad operare un recupero totale della nostra umanità. Vuole distoglierci dalla antica e perenne tentazione di poter agire senza di Lui o contro di Lui. Egli sa che la vera miseria che ci opprime consiste nell'aver perso la nostra primitiva identità: non siamo più in grado di comprendere e vivere la nostra figliolanza e la nostra fraternità divina. Ci ritroviamo estranei e pellegrini senza meta. Mostrandoci nello specchio limpido della sua natura il volto di Dio, egli vuole farci recuperare l'iniziale nostro splendore. Questa è la luce vera del Natale, questa dobbiamo sorbire nella fede, in questo senso noi guardiamo le luci che brillano dovunque: vogliamo la luce vera che illumina ogni uomo, vogliamo la grazia che ci santifica e rende presente in noi la divinità. Il Natale vero avviene allora dentro di noi: è una nascita misteriosa ma reale, diventa orientamento per la vita, diventa amore alla vita, diventa gioia della verità e certezza di essere amati per essere poi a nostra volta capaci di amare. In quella nascita c'è un germe di vita nuova, c'è un monito da non disattendere, c'è una grande lezione, grande di umiltà e di autentica grandezza. Sono le virtù più urgenti per tornare a Dio. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Nella profondissima pagina del prologo del Vangelo di Giovanni, raccogliamo un appassionato desiderio di Dio di comunicare con l’uomo. Egli non ha mai infranto la sua alleanza, ha sempre riconosciuto nell’uomo la creatura «molto buona» (Gen 1,31) uscita dalle sue mani, e intesse continuamente il suo dialogo con la sua creatura fino a donare Gesù, il Figlio, che si fa Parola incarnata per riallacciare quel dialogo ferito dal peccato. A ciascuno di noi è chiesto di entrare in questo dialogo tra Padre e figlio, tra Dio che viene e noi sue creature. E non è più impossibile o irraggiungibile, perché Lui stesso viene a noi, pone la sua tenda in mezzo alle nostre, si fa incontrare, ci viene incontro. L’ha fatto nei suoi anni, camminando per le strade della Galilea e della Giudea, e lo fa ancora, in ogni nostro oggi. L’evangelista Giovanni, proprio in questa pagina che apre il suo Vangelo, si affida a tutti i nostri sensi: l’udito, il tatto, la parola. Dio sceglie la carne per manifestarsi. Lì, nella carne, possiamo incontrarlo, è oggetto di contemplazione, è luogo del mio incontro con Dio. Con “carne” si intende il corpo, lo strumento del mio incontro con gli altri, con la storia, con i luoghi, la fragilità, la malattia, la stessa morte. Non è possibile altra strada: questa ha scelto Dio per il suo Figlio e per ciascuno di noi. Facciamo pace con la nostra storia, con la nostra natura umana, con le nostre infermità, con le nostre ferite. Facciamo pace non per cancellarle da noi, come fossero un incidente di percorso, ma per riconciliarci con esse, e farne davvero luogo di incontro con Gesù. Allora potremmo anche quest’anno vivere il Natale!

PREGHIERA

Signore Gesù, apri gli occhi del mio cuore, perché sappia accogliere la dolce tua luce; squarcia la crosta di superficialità dal mio sguardo, perché sappia guardare con i tuoi stessi occhi la bellezza dei miei fratelli; fa’ breccia nelle tenebre del mio peccato e possa gustare la tenerezza e la pace che regali a tutti dalla grotta di Betlemme. Amen.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Sab Dic 26, 2015 8:25 am

Sabato del tempo di Natale

VANGELO (Mt 10,17-22)  

Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.".

Parola del Signore.

OMELIA

Le feste che seguono immediatamente il Natale hanno un nesso evidente con la nascita del Cristo. Oggi la lapidazione del diacono Stefano, primo martire, ci parla in modo evidente della sorte che toccherà al Figlio di Dio, nato bambino. Ci parla del prezzo del nostro riscatto, ci parla delle trame oscure che gli uomini vanno ordendo da sempre contro di lui. Ci descrive in anticipo una storia assurda, che si snoda nei secoli. Ci parla del peccato del mondo e della storia vera della Chiesa di Cristo. Si snoda già da oggi quel mirabile ed incessante duello tra le forze del male che vorrebbero chiudere definitivamente in un sepolcro di morte prima il Cristo e poi i suoi seguaci. Tutti i persecutori della Chiesa dovrebbero finalmente capire che il sangue dei martiri, da Santo Stefano fino a quello dei nostri giorni, è stato sempre il seme che l'ha fecondata di nuovi figli e l'ha resa sempre più sposa degna del martire divino. Il martirio del Santo di oggi ricalca fedelmente, nei suoi tratti essenziali, quello di Cristo. Ancora una volta viene condannato un innocente, che si "vendica" con il suo perdono. Così egli diventa il vero vincitore e i cieli si aprono su di lui. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Oggi la Chiesa ci invita a rallegrarci per la nascita al cielo del suo primo martire. Il martire è un credente la cui presenza non lascia indifferenti, scuote e chiede una presa di posizione, produce una divisione: o con lui o contro di lui. Questo carattere di giudizio non può essere tolto alla fede cristiana; esso non si scaglia, come molti vorrebbero, contro singole persone, ma fa risaltare, per contrasto con le parole dei credenti e con la loro vita, l’adesione o il rifiuto verso la verità e il bene che sono in Cristo Gesù. Prima delle sue parole, la sua stessa persona e il suo modo di vivere sono una condanna verso coloro che si chiudono alla verità e al bene, a Dio e al suo inviato. Il cristiano non può fare a meno di testimoniare: c’è una sovrabbondanza che lo abita, un “di più” che non può negare agli altri. Il martire non è l’uomo perfetto e senza macchia la cui condotta irreprensibile va replicata in quanto modello; il martire è colui che ha scoperto che può perdere tutto, che può rinunciare a tutto, ma non a Cristo! Egli, infatti, può donare la vita perché continuamente la riceve dalla certezza che ha di essere amato da Lui! La follia d’amore di Cristo in croce risplende ai suoi occhi quale unica misura d’amore per cui valga la pena vivere. Il beato Charles de Foucauld affermava di non riuscire a comprendere come si potesse dire di amare Cristo senza desiderare di imitarlo in tutto. Ecco chi è un martire, ecco chi è stato Stefano: un uomo dal desiderio unificato, il desiderio di imitare la “passione” di Cristo, di somigliare a Lui, di arrivare a possedere quella stessa qualità di amore. Dovremmo riflettere più spesso sulla qualità del nostro amore e della nostra “passione” per gli altri.

PREGHIERA

«La passione, noi l’attendiamo. Noi l’attendiamo, ed essa non viene. Vengono, invece, le pazienze. Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno lo scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria, di ucciderci senza la nostra gloria. Fin dal mattino esse vengono davanti a noi: sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti, è l’autobus che passa affollato […]» (M. Delbrêl, La gioia di credere).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Dom Dic 27, 2015 8:13 am

Domenica del Tempo di Natale

VANGELO (Lc 2,41-52)

Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.

+ Dal Vangelo secondo Luca
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Parola del Signore.

OMELIA

Una famiglia davvero speciale quella che oggi ci viene additata a modello. Il primo protagonista è lo stesso Gesù, il figlio di Dio, concepito da Maria per opera dello Spirito Santo. La stessa Madre è davvero speciale, è la donna senza macchia di peccato, è la prescelta da Dio stesso per essere la genitrice del Verbo. È speciale anche S. Giuseppe, uomo giusto, padre, senza essere genitore, sposo senza essere marito. Eppure entrando nel vivo della loro storia emergono situazioni e virtù non dissimili da quelle che siamo chiamati a vivere e praticare tutti noi nel contesto di una qualsiasi umana normale famiglia. La vita di Gesù è stata una vita travagliata sin dalla sua nascita e della sua prima infanzia. Non l'hanno risparmiato né prove né persecuzioni e sappiamo bene come si è conclusa la sua esperienza terrena. La madre sua Maria ha condiviso in tutto e con rara intensità le sofferenze del figlio suo. Ha sperimentato i dubbi di Giuseppe, la persecuzione di Erode, l'esilio in Egitto, il misterioso silenzio di lunghi anni e poi le contestazioni e le trame contro il suo Gesù. Una mamma vera come tante altre, che contempliamo, nel momento finale, ai piedi della croce con il suo figlio morente tra le braccia. Giuseppe ha svolto il suo ruolo oscuro ed umile da uomo giusto, saggio ed operoso, nell'esercizio di un umile mestiere, nella consapevolezza che le grandi opere di Dio passano anche attraverso i semplici gesti di un povero falegname. Se così è, quanti esempi abbiamo da assumere, quanta luce emana da quell'umile casetta di Nazaret, quante grazie possiamo attenderci da una famiglia così speciale, ma anche così esperta di vita vera. Quante nostre famiglie dovrebbero fare continuo spirituale pellegrinaggio in quella casa per raccogliere virtù ed esempi salutari. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Giuseppe e Maria perdono Gesù. Che modo è mai questo di celebrare la famiglia? Seppure sembri un paradosso, anche questa scena di crisi familiare può dirci qualcosa. È facile immaginare i due genitori nel momento in cui si accorgono che il figlio non c’è più: è passato già un giorno intero, sono in viaggio. Si saranno fatti prendere dall’angoscia, chissà, forse avranno anche discusso: la crisi fa parte della vita di ognuno e di ogni famiglia... perché non anche della santa Famiglia? Ma c’è una cosa molto bella che i due fanno, essenziale perché la vita familiare non muoia: cominciano a cercare insieme il figlio. Non ognuno per conto proprio, magari dopo aver litigato, ma insieme. La crisi fa parte della vita di tutti, non è uno scandalo; quello che è importante è che si cerchi e si custodisca il dialogo, ricucendo eventuali dissensi, cercando di crescere insieme. Maria e Giuseppe tornano quindi sui loro passi. Vanno a Gerusalemme a cercare Gesù, che è il figlio, certo, ma anche il Signore. E questo ci dice che, se non c’è Dio al centro della vita di una famiglia, c’è qualcosa che non funziona. È Lui, con la sua presenza, a custodire il cammino di ogni coppia, è il suo amore in loro che li fa crescere. Ogni famiglia ha bisogno di fondarsi su di Lui, di cercarlo e di riconoscerlo presente nella sua storia, perché è Lui che la apre agli altri. Quando Maria e Giuseppe trovano Gesù, egli quasi li rimprovera: perché guardate a voi? Io devo occuparmi delle cose del Padre mio! La famiglia muore se si chiude su di sé. Essa, con al centro il Signore, è chiamata a creare comunione in sé e ad aprirsi così alle relazioni. È tutta qui la santità.


PREGHIERA


«Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori. Se il Signore non vigila sulla città, invano veglia la sentinella. Invano vi alzate di buon mattino e tardi andate a riposare, voi che mangiate un pane di fatica: al suo prediletto egli lo darà nel sonno» (Salmo 26,1-2).

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Lunedi del Tempo di Natale

Messaggio  Andrea il Lun Dic 28, 2015 8:04 am

Lunedi del Tempo di Natale

VANGELO (Mt 2,13-18)

Erode mandò ad uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall'Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».
Parola del Signore.

OMELIA

È molto significativa la festa di oggi. Si ode un pianto ed un lamento ed è il pianto straziato di madri alle quali vengono strappati via i propri figli in tenera età che vengono poi barbaramente trucidati. Una storia senza fine. È la festa degli innocenti di tutti i tempi uccisi con Cristo e per Cristo, immedesimati con Lui nel martirio e assunti con lui nella gloria dei santi.. Davvero il Verbo incarnato, il salvatore dl mondo, ha coinvolto e coinvolge ancora nella sua passione tutti i dolori del mondo, tutte le vittime innocenti. Già un salmista, prima della venuta del Signore, affermava: "le mie lacrime nell'otre tuo raccogli". Una storia che non finisce mai di stupirci e di inquietarci: il dolore e le sofferenze umane assunte a valore salvifico come quelle di Cristo. Per questo Sant'Agostino asseriva che bisogna che aggiungiamo del nostro ai patimenti di Cristo. Queste realtà, intrise di mistero e pregnanti di umane realtà, ci aiutano a leggere in modo diverso la storia del mondo e la nostra storia personale. Apre una squarcio sulla tremenda realtà del dolore umano e soprattutto sul dolore dell'innocente, quello che maggiormente ci turba e ci sconvolge. Pur restando un mistero, ora possiamo comprendere, alla luce di Cristo e di tutta la storia della sua chiesa che la sofferenza e il martirio ci innestano a lui nella croce e nella gloria. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Ogni “nascere” mette in crisi. È il cambiamento che ci viene incontro per farci arrivare a una vita piena. Gli avvenimenti imprevisti, incomprensibili, hanno la forza di far emergere i sentimenti che abitano il nostro cuore, anche se a volte non sono così edificanti. Sono, quelli, eventi che spesso mettiamo a tacere, che combattiamo perché non corrispondono ai nostri desideri, che ci mettono in crisi e che non sappiamo cogliere come occasione per cambiare. La nascita del Bambino fa emergere ciò che c’è nel cuore dell’uomo. Giuseppe ha la capacità di essere pronto a muoversi; compie la volontà di Dio senza cadere nell’affanno: non si agita per gli imprevisti. Anche se non comprende il disegno di Dio nel dettaglio, si fida del suo messaggero che gli parla in sogno, nella notte, quando tutto è ancora celato nel buio, quando le forze vengono meno per le fatiche del giorno, Giuseppe accoglie, senza titubanza, un comando di Dio. Quasi a fare da contraltare, dietro le quinte, c’è un altro uomo che mette in atto non il piano di Dio, ma i suoi “piani”: Erode, ostinato nel suo proposito di uccidere, è mosso dalla paura e dall’egoismo, difende se stesso e i suoi diritti: non sono queste le condizioni per compiere la volontà di Dio; diversamente da Giuseppe, che difende la vita innocente, egli provoca la morte di tanti innocenti. Da una parte, c’è Giuseppe con il suo completo affidarsi a Dio, dall’altra, Erode che, con la sua furia cieca, l’ira che avvampa all’improvviso, non accetta che questo Bambino sia ormai nato e uccide. Quante volte ci scagliamo contro qualcosa che in realtà non è pericoloso?

PREGHIERA

«Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore [...]. Non si addormenta, non prende sonno, il custode d’Israele. Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre» (dal Salmo 120).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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