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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Set 10, 2018 10:27 pm

Maria sia per noi la splendida città di Dio

Se gli apostoli sono il fondamento della Chiesa, Maria ne è lo splendore, poiché è innalzata al di sopra di essi nel fastigio della grazia, ed è tutta come purissimo oro nella ricchezza delle grazie e dei privilegi che l’arricchiscono. Le genti camminano alla sua luce, perché per Lei vengono agli uomini tutte le grazie, i Re della terra portano e Lei la gloria e l’onore, perché Lei è Regina dei cieli, e le genti la esalteranno fino alla consumazione dei secoli, chiamandola beata.
Nel pellegrinaggio terreno, Maria sia per noi la splendida città di Dio che c’incoraggi ad amare la virtù, a sospirare all’eterna gloria, a camminare per i sentieri che ad essa ci conducono. Innanzi alla sua purezza immacolata noi intendiamo che nulla d’immondo può entrare in Cielo, e fuggiamo le abominazioni dei sensi; innanzi al suo splendore, che è candore dell’eterna luce e dell’eterna verità, intendiamo che non possiamo vivere delle menzogne della vita presente; Lei, vincitrice di satana, può darci la vittoria sulle insidie del maligno, e può condurci all’eterna vita.
O Maria, o Maria, la Chiesa militante guarda a te in questi tempi di angoscia mortale, e da te aspetta il suo trionfo e il rinnovamento di tutto in Gesù Cristo e per Gesù Cristo.
La tua gloria deve rifulgere di nuovo splendore in questo mondo desolato, e fra queste macerie ancora fumanti tu devi mostrarti a tutta l’umanità come mistica città di Dio, visione di pace, luce di perfezione, splendore che ci attrae al Re pacifico.
Nella notte del pellegrinaggio terreno, tu sei la nostra luce; eletta come la luna; splendente immacolata nei raggi dell’eterno Sole, tu ti levi Regina sulla nostra povera valle di pianto. Traccia tu la via del Cielo ai poveri peccatori, rinnova con la potenza della grazia di Dio questi poveri templi diroccati, fa’ risplendere nuovamente su questa terra la luce del Signore.
Tu sei donna mirabile vestita di sole nel tuo concepimento immacolato, e sei città gloriosa di Dio nella tua assunzione alla gloria e nella tua materna regalità.
Ti cinga il capo questa nuova corona di gloria, e tutte le genti camminino nella tua luce, ascendendo al trono dell’eterno Amore.
Per te venga il regno di Dio nei nostri cuori, per te venga nel mondo o Regina, o Madre di misericordia, o vita, o dolcezza o speranza nostra. A te leviamo la voce, noi esuli figli di Eva, a te sospiriamo gemendo e piangendo in questa valle di lacrime.
Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi o nostra Avvocata, spandi su di noi i raggi delle grazie delle quali sono piene le tue mani, e dopo questo esilio mostraci Gesù, frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolcissima Vergine Maria.


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Messaggio  cassarà palma il Dom Set 02, 2018 10:40 am

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Gli analfabeti dello spirito


La civiltà moderna, della quale tanto orgogliosamente l’umanità si gloria, fa orrore.
Se ci fosse un regno nel quale il 95% fosse formato di analfabeti, sarebbe un regno di barbari. Ebbene forse più del 95% degli uomini sono analfabeti nelle cose dello spirito.
Se un territorio fosse così rimboschito, da essere pieno di belve, tanto da non poterlo attraversare senza essere azzannati, non sarebbe una città ma una giungla. Ebbene, il mondo è così pieno d’insidie per l’anima, ch’è peggiore di una giungla.
Se un paese non avesse luce, non avesse mezzi di locomozione e tanto meno di comunicazione aerea, se mancasse di strade, se difettasse di tutto ciò che serve alla vita, pur potendo avere con facilità tutto ciò che potrebbe servirgli, sarebbe un paese selvaggio. Ebbene, il mondo, pur avendo a disposizione le vie del bene, la luce soprannaturale della Fede e le forze per elevarsi nei voli dello spirito, rimane nelle sue tenebre e come lombrico, striscia nella mota senza uscirne mai.
In questo ambiente di abiezione, e con la minaccia imminente di così gravi flagelli non si può rimanere inerti, o peggio seguire lo spirito perverso ed apostata del mondo. Bisogna rinnovarsi, elevarsi, santificarsi, affinché nei pericoli terribili possiamo trovare il nostro unico rifugio in Dio e nella Chiesa.
Bisogna opporre, all’odio che domina, la carità più delicata, e mentre si affilano le armi, occorre intensificare la carità, e pensare che ogni mancanza contro il nostro prossimo si rivolge contro Gesù Cristo, ed è come un colpo dato sui suoi occhi, perché Egli ci ama come la sua pupilla.
Bisogna opporre alla miscredenza una fede viva, all’idolatria per lo Stato un profondo attaccamento per la Chiesa, all’impurità dilagante un candore angelico, alla dimenticanza di Dio una preghiera costante. Oggi più che mai è indispensabile separarsi dal mondo e dal suo spirito ed attaccarsi alla Chiesa, perché fuori di quest’arca di salute si è travolti dal male, e si precipita nell’abisso dell’eterna rovina.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Ago 31, 2018 4:12 pm

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Due ostacoli interni alla vita della Chiesa

Non è superfluo il riflettere novellamente che la Chiesa è formata di uomini, e che Dio nulla toglie ad essi della loro libertà e della loro volontà, anche se stanno all'apice della gerarchia. La vita degli uomini che formano o che reggono la Chiesa non toglie nulla allo splendore delle sue note caratteristiche, ma può influire sulla diffusione delle grazie soprannaturali che Dio spande sul suo popolo. Quello che si dà per virtù dell'atto soprannaturale, non è interamente diviso dalla perfezione del canale per il quale la grazia si comunica, e quindi la cattiva vita di chi è Ministro di Dio influisce molto sull'assorbimento delle misericordie divine da parte dei fedeli. È una verità poco considerata, ed è dannoso che un'anima, insignita della potestà divina del Sacerdozio, riposi troppo sull'opere operato.  
Dio non ci rende mai strumenti puramente passivi delle sue grazie, lascia a noi anche in questo la libertà di cooperare alle sue misericordie. Si cammina lo stesso in una strada fangosa, ma si ha il passo più svelto in una strada pulita, ombreggiata e profumata dai fiori. Il Signore dà tante ricchezze concomitanti a quelle che si hanno per i Sacramenti, tante illuminazioni interne, tante unzioni speciali di grazia, che vuole comunicare per lo stesso suo Ministro, per decoro della missione che gli dà, per divina signorilità, per renderlo in certo modo fontana di grazie; quando il Ministro è indegno, tutta questa ricchezza è sperperata.
Il Sacerdote quindi ha il dovere di essere santo e d'imitare in questo Maria SS. La Vergine benedetta non ha dato solo il suo Corpo verginale perché lo Spirito Santo vi formasse il Corpo del Re d'Amore, ma ha dato la sua anima, il suo cuore, la sua vita, con tale esuberante pienezza, da essere Essa stessa una fontana di grazia e di benedizioni. Più il Sacerdote è di Dio e più zampilla da Lui la grazia, più è santo e più diventa canale di speciali misericordie che vivificano le anime e le rendono più familiari col Signore. La vita santa del Sacerdote è il condimento del cibo celeste, è l'aroma che lo rende più gradito, è il sale che lo rende più assimilabile.
Da questo principio ne viene come logica conseguenza che la vita della Chiesa può essere influenzata ed è influenzata dalla vita dei suoi ministri. Tutto dev'essere soprannaturale in questo meraviglioso organismo, perché la Chiesa è immagine viva dell'ineffabile mistero di Dio, è il riflesso del seno del Padre che genera il Verbo, del Verbo che glorifica il Padre, e dello Spirito Santo che è l'Amore infinito del Padre e del Figliolo. La Chiesa è principio di vita, è sapienza divina, è amore divino; dona la vita soprannaturale, la sapienza eterna, l'amore eterno; in questa sublime armonia ogni attività, ispirata a vedute umane, è una stonatura che non la distrugge, è vero, ma impedisce che essa si spanda per l'aria serena in tutta la sua placida e vigorosa pienezza. Tutto quello che nella Chiesa appare deficiente al povero occhio umano, è dovuto a queste interferenze naturali nella luce soprannaturale. Il Signore, che nell'eternità svelerà tutto il mistero della storia della Chiesa, giustificherà certi periodi oscuri di quella storia, che sembrarono confinare con le miserie di un regno terreno, prospettando queste interferenze umane, come ombre che non annebbiarono il sole smagliante, tanto lontano dall'atmosfera terrena, ma che rivelarono la pienezza assoluta di quell'umana libertà attraverso la quale Egli operò da trionfatore.
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Messaggio  cassarà palma il Gio Ago 30, 2018 12:27 pm

Sulla provvidenza di Dio

Non sono le nostre ricchezze quelle che soccorrono i poveri, ma è la provvidenza di Dio che può servirsi anche delle nostre ricchezze. Non basta tassare gli averi dei ricchi per ottenere i fondi dell’assistenza sociale; occorre tassarne, per così dire, il cuore, affinché la carità riscaldi il soccorso, e l’umiltà lo renda una funzione della divina provvidenza. Tutto quello che si dà a Dio non è sottratto ai poveri, ma si muta in loro vero vantaggio, attraendo su di loro la benedizione della sua provvidenza. L’esperienza storica, del resto, dimostra che, quando si sono saccheggiate le ricchezze destinate al culto col pretesto di investirle in soccorso ai poveri, o quando si è stati avari con Dio, non solo i poveri non ne hanno avuto vantaggio, ma sono caduti in maggiore miseria. Le ricchezze sottratte a Dio cadono dolorosamente nelle borse dei ladri e dei Giuda, e finiscono per essere sperperate.

Chi dona a Dio, principalmente a Dio, dona ai poveri, poiché attrae su di essi la provvida benedizione divina. È una leggenda da sfatare quella che presume laicizzare la carità per renderla più efficace come funzione dello Stato. La carità è funzione essenzialmente provvidenziale, ed ha le sue radici nell’amore di Dio. Più si ama Dio e più fiorisce e si moltiplica. I milioni raccolti dallo Stato si polverizzano, i soldini raccolti dalla carità si moltiplicano; i milioni hanno l’impronta della miseria, il raccolto della carità ha quella della ricchezza divina. I milioni laici sono semi infecondi che si spargono e marciscono, i soldini della carità sono germi ubertosi. Dare prima di tutto a Dio, con pienissimo amore, significa attrarre la benedizione sulle fonti della ricchezza, sui campi, sulle industrie, sui mestieri, e produrre un benessere comune che si risolve in maggiore soccorso dei poveri.

DON  DOLINDO
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Messaggio  cassarà palma il Sab Lug 14, 2018 4:38 pm

Ascoltiamo don Dolindo
O religiosi, o religiosi!

O religiosi, o religiosi, voi siete gli accampamenti ordinati della Chiesa nel suo grande combattimento contro il male e contro satana; voi siete come la veste sua adorna di varietà, e scintillante di tanti gioielli quanti sono i santi che in voi rifulgono.
Voi custodite il sacro fuoco della fede, della speranza e della carità, e siete come candelabri accesi delle sette fiamme dello Spirito Santo.
Voi siete i parafulmini di questa povera terra peccatrice,
voi l'altare degli olocausti e le vittime espiatorie,
voi l'altare d'oro dell'incenso per le vostre orazioni.
Levate, dunque, alto il vostro cuore a Dio, e non rendete vana la vocazione mirabile che Egli vi ha data. Siate ostie sante nell'esercizio della virtù, graditi a Dio nella vostra immolazione interiore ed esteriore, viventi nell'a­more ed espressione nobilissima della vita cristiana. Voi rappresentate veramente la ragione e la logica nel loro più alto fulgore, la ragione che vede le cose come sono, e la logica che le ordina come debbono essere ordinate.
Le vostre istituzioni, quali germogli liliali del campo della Chiesa, sono spuntate dal più logico dei ragionamenti, fatto dai vostri Fondatori sotto la luce dello Spirito Santo.
I solitari del deserto erano dei grandi logici a voler parlare solo con Dio.
I penitenti erano dei grandi logici nel ridurre in servitù il corpo ribelle, e nel percuoterlo come si percuote il ronzino restio perché segua la sua via.
I mendicanti erano dei grandi logici nel rimettere solo alla provvida mano di Dio la cura della loro vita temporale.
Gli oranti nelle cadenzate preghiere e nei salmi gioiosi, nelle lacrime di compassione e negli slanci delle eterne speranze, erano dei grandi logici nel servirsi dell'umana favella, formata dei trucioli di ciò che è mortale, per parla­re a modo angelico, con lampi di intelligenza e fiamme di volontà, a Dio a Dio solo, lacrimando nell'esilio cd esultando nel cammino del Cielo.
Grandi logici erano quelli che si affannavano nel sacro Ministero, per condurre anime a Dio,
che insegnavano la scienza soprannaturale per orientarle,
che effondevano la loro carità per sostenerle,
che le guidavano per non farle sviare, perché apprezzavano ciò che solo vale: la salvezza eterna.
O religiosi, membri eletti del Corpo mistico di Gesù Cristo, armonia della sua carità, coppe d'oro che raccogliete il suo Sangue per effonderlo di nuovo sulle anime, risorgete a vita nuova, illuminate e riscaldate il povero mondo assiderato, compite la vostra grande missione, siate esempio e forma del popolo di Dio e, senza stupide emulazioni terrene, emulate tra voi il gran dono dell'amore e della carità.
Non siate pigri nello zelo, poltrendo nelle celle, che sono miseramente squallide se non le adorna e le profuma la virtù; siate fervorosi di spirito, accesi d'amore, incande­scenti nell'apprezzamento di Dio solo sopra tutte le cose.
Siate lieti nella speranza dei beni eterni, che sono la vostra eredità, pazienti nelle tribolazioni della vita, assidui nell'orazione, costanti nella carità e nella beneficenza, per amore di Dio.
Rinnovatevi nella vostra vita, perché voi siete gli araldi del regno di Dio, voi la benedizione che si spande sulla terra, voi la luce che la illumina e il sale che la disinfetta; ponderate la vostra responsabilità innanzi a Dio e all'uma­nità, e siate santi.
Ve ne scongiura la Chiesa in nome delle benedizioni che avete ricevuto da Dio per spargerle sul mondo, ve ne scongiura l'umanità consunta dal dolore, che a voi mira come ad efficace rimedio dei suoi mali.
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Messaggio  cassarà palma il Gio Giu 21, 2018 12:29 pm

Le premure di Dio per la vita corporale
Non parliamo del modo mirabile col quale veniamo all'esistenza, poiché per quanto lo si scruti, non lo si può valutare. Non parliamo della vigilanza amorosa di Dio che rifulge in ogni preveggenza del nostro organismo, tutelato, difeso, armonizzato nella sua stessa compagine. Non parliamo della stessa delicata fattura di ogni organo e di ogni più piccola cellula, della molteplicità delle funzioni di ogni nostro membro, della libertà che li domina e ne dispone; siamo egoisti, non sappiamo intendere altro che il mangiare, il bere e il vestirci; non sappiamo avere gratitudine che per coloro che ci danno benefici temporali; ci giova dunque vedere in quanti modi Dio ha preparato il nostro desco e le nostre bevande. Cominciamo almeno da questa considerazione per scuotere la nostra ingratitudine.
Se una mamma, avendo molti figli petulanti ed esigenti che le danno solo dolori, fingono di non conoscerla, la maledicono e la maltrattano, si mostra sempre vigilante per il loro bene, non la dirai tu una mamma amorosa? E se ha la dispensa piena di tutto ciò che può soddisfare i vari gusti di quei figli ingrati, se ha preparato le cose più delicate per contentarli, non la dirai una mamma premurosa, degna di amore? Ebbene, guarda Dio quanta varietà di cibi ha creato, quante varietà di frutti, di fiori, di aromi, di condimenti, da rendere il cibo adatto ai gusti più esigenti e più capricciosi. È una cosa che dovrebbe farci piangere di commozione. Guarda quante specie di frutta in ogni stagione e quante ammirabili varietà! Quali insuperabili dolci, preparati dalla sua mano, offerti con tanta generosità, che se non si colgono, cadono da sé, quasi gareggiassero con la generosità di chi li ha creati per darli! In un sol giardino di modeste proporzioni si sono contate 360 specie di rose; pensa alla ricchezza delle famiglie delle cucurbitacee, alla frescura di un cocomero nel pieno dell'estate, alla corroborante freschezza dei grappoli d'uva, ai vini svariati che se ne ricavano, i quali nell'Italia, tra i prelibati, raggiungono ben 173 specie. Pensa anche al granello di pepe, al cappero che fiorisce sulle dirupate muraglie, alla cannella, alla vaniglia, al rosmarino, all'origano, a mille aromi diversi e poi ai grani, ai legumi, agli ortaggi, a tutta l'immensa varietà di quello che offre la terra. Pensa agli animali, la cui vita Dio ti cede perché te ne cibi, alla medesima provvidenza dell'uovo che la gallina ti fa, al latte che la mucca ti offre, ai grassi, alla varietà delle carni e dei pesci, a tante altre provvidenze che commuovono e fanno meravigliare.
Dovremmo stare in continua adorazione di ringraziamento per quello che Dio ci dà per ricoprirci: per le lane, le sete, i cotoni, i lini; dovremmo benedire il suo Nome per le sorgenti che scaturiscono con tanta varietà dalla brulla roccia e dalle profondità del suolo, per la diversità delle stagioni, per le provvidenze medesime del caldo, del freddo, delle piogge, delle notti, dei giorni, e non abbiamo forse un sol pensiero di riconoscenza per Dio! Come potresti mai supporre che non sia amore chi con tanto amore ti provvede? E come non ti abbandoni come figlio a chi tanto ti ama? Non senti la sua tenerezza lacrimare quasi nelle rugiade brillanti, sfavillare nei colori dei fiori, sorridere nei delicati profumi, effondersi nei doni meravigliosi della terra? Perché dubiti di un amore così documentato, ed esiti a slanciarti in Lui che ti tende le braccia in tanti modi?
Non lo senti quando solchi i mari immensi, quando voli nei cieli, quando attraversi le folte boscaglie, i campi ubertosi, i monti accesi di fiamme o imbiancati di neve? Non senti la divina generosità che ha riposto i suoi tesori anche nelle viscere della terra, che ti dona i metalli, le gemme, i marmi e le pietre per le tue dimore? Egli, intorno ad una vita fugace che innanzi all'eternità è meno di un attimo, ha costituito un servizio logistico, diciamo così, di primissimo ordine; ora tu hai fiducia nel generale che ordina i rifornimenti dell'esercito e le sue retrovie, quasi dovessero essere stabili, e non hai fiducia in Dio che ha ordinato con tanta premura la vita che passa in un lampo, e la retrovia del combattimento che deve darci la conquista eterna?
La terra è un amaro esilio, è un carcere, è una giostra, è un campo di guerra, è quanto di più penoso e scomodo possa supporsi nella vita, eppure è così arricchita, infiorata, ornata, comoda ed anche profumata di pace, ch'è difficile trovare chi voglia distaccarsene. La vita, che pure è fugace, è ricolma di tanti beni materiali da non essere opprimente. Le pene ci sono, ma c'è pure la notte che le fa dimenticare; le angustie sono assillanti, ma c'è pure la speranza che le rende sopportabili; le ore tristi sono molte, ma sul quadrante ci sono anche le ore luminose che fanno dimenticare le tristi.
C'è sopra tutto il segreto di mutare tutte le ore tristi in ore liete, c'è l'unione alla Divina Volontà, la preghiera, l'aiuto celeste, il volto misericordioso di Maria SS., e quand'anche tutto mancasse, c'è la carità cristiana che ci sorride, la compassione degli altri che ci conforta, e il loro aiuto che ci sorregge. Insomma c'è una Provvidenza amorosa che ci accompagna nella vita materiale, che ne tempera le prove, ne soccorre le miserie, ne allevia i dolori.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Giu 15, 2018 12:30 pm

Ascoltiamo don Dolindo
Lo Spirito Santo contemplato nell'anima di Maria SS.

Quando la grazia dello Spirito Santo inonda le sue creature, questi doni diventano luce e forza soprannaturale che trascendono la vita presente e le naturali facoltà che la creatura possiede, elevandola fino a Dio. L'anima allora si affranca dalla materia, s'eleva in un volo stupendo ch'è tutto amore verso Dio, o direttamente a Lui, per la luce della conoscenza e dell'apprezzamento, o indirettamente per l'effusione della carità verso le altre creature, carità che diventa testimonianza di amore a Lui solo.
Ed ecco che negli uomini la sapienza non è più la semplice luce della ragione, ma è luce di fede illuminata che fa discernere e giudicare Dio e le cose divine, nei loro più alti principi, dandone soavità di gusto. L'intelletto non è semplicemente la forza dell'ingegno che intuisce le verità terrene, ma è penetrante intuizione delle 'verità rivelate, che pur non sapendone svelare il mistero, sa intenderne la realtà. Il consiglio non è solo il discernimento che viene dalla prudenza umana, ma è l'intuizione soprannaturale che fa giudicare prontamente e sicuramente ciò che conviene fare nei casi difficili, sempre subordinatamente agl'interessi della divina gloria e dell'eterna salvezza. La scienza non è la sterile conoscenza delle leggi create o delle creature, ma è la loro conoscenza nelle relazioni con Dio. La fortezza non è solo la potenza delle proprie facoltà fisiche o morali, ma è impulso ed energia soprannaturale che rendono l'anima capace di operare intrepidamente grandi cose per la divina gloria e per il bene del Prossimo, soffrendo lietamente nelle difficoltà, e superando ogni ostacolo con la calma energia della volontà affidata tutta a Dio. La pietà non è una semplice delicatezza del cuore, ma un affetto filiale a Dio, una soave bontà verso le creature quali immagini di Dio, ed una tenera devozione alle persone od alle cose sacre, che fa compire con premura i doveri religiosi. Il timore di Dio, infine, non è solo un vago senso di generosità o di onestà, ma è il rispetto filiale a Dio, rispetto che ci allontana dal peccato perché dispiace al Signore, e ci fa sperare nel potente suo aiuto.
Con questi mirabili doni, l'uomo è trasformato, è elevato, è nobilitato, e produce nella sua vita mortale non semplicemente opere naturali, ma frutti di carità, di gaudio interiore, di pace, di pazienza, di benignità, di bontà, di longanimità, di mansuetudine, di fedeltà, di modestia, di continenza e di castità, che lo rendono dolce, sereno, pacifico, tollerante, buono, compassionevole, condiscendente, equo, giusto, mansueto, fedele, modesto, puro e casto, ossia gli danno la vera civiltà, l'unica civiltà che sia veramente degna di questo nome.
Negli Angeli i sette doni dello Spirito Santo sono un meraviglioso accrescimento della loro spiritualità, di modo ch'essi rifulgono tutti di contemplante ed osannante amore verso Dio, secondo le particolari attribuzioni delle loro gerarchie, e secondo le speciali attività che ciascuno ha nella sua gerarchia.
L'effusione dei doni dello Spirito Santo, tanto negli uomini quanto negli Angeli, è uno spettacolo di vita che stupisce, eppure è appena un raggio dell'effusione ch'Egli compì in Maria. Basta considerare semplicemente questo per persuadersene: Maria è Madre vera di Dio; è Madre dell'Eterna Sapienza incarnata in Lei, la generò nell'umana carne, ed è la più vicina a Dio che la genera dal suo Intelletto infinito; è quindi a parte dell'eterno Consiglio, che la elesse ad una dignità così sublime. È Madre del Dio-Uomo, ossia della natura umana più perfetta anche come sapienza e scienza, e quindi possedette la stessa scienza, possedendo Gesù in quanto Dio e in quanto uomo. È Madre della Vittima Divina, e come tale possedette la fortezza che vinse satana, possedette il Sacerdote Eterno che onorò degnamente Dio con la pietà più completa, e la Vittima salutare che lo adorò riparando, e restaurò con la sua immolazione l'onore dovuto a Lui ed il filiale timore della sua maestà. Più che avere semplicemente i sette doni dello Spirito Santo ne ebbe dunque in sé stessa le fonti arcane dalle quali scaturirono in Lei, in un'esuberanza che ha qualche cosa d'infinito: possedette l'Eterna Sapienza, generata dall'Eterno Intelletto e fu termine dell'Eterno Consiglio; fu Madre della Sapienza e quindi della scienza, della fortezza vincitrice di satana, della Vittima Divina, cioè dell'Eterno Sacerdote che fu infinito ossequio di pietà e di amoroso timore a Dio Uno e Trino. Questa sterminata ricchezza le venne per lo Spirito Santo che la volle sua Sposa e la fecondò divinamente. A quali oltranze dunque può spingersi l'azione dello Spirito Santo, se giunge ad accendere queste fiamme arcane! La mente si smarrisce, ed intende solo di quante ricchezze può essere colmata la povera creatura umana quando si volge allo Spirito Santo, e quale stoltezza è per lei il vivere immemore di questo Divino Spirito!
Io ti contemplo, o Maria, in questa luce ineffabile di grandezza, e mi sento attratto allo Spirito Santo, perché veggo in Te gli splendori di quella luce vivificante. Il sole non mi appare più bello quando contemplo le cime dei monti indorati dalla sua luce? E Tu sei monte di santità rifulgente nell'Eterno Amore. Il sole non mi sembra più soave quando inonda i campi fecondi, ondeggianti di messi, profumati di fiori e ricchi di frutti? E Tu sei campo fecondato dall'Eterno Amore, ricca di virtù e profumata di doni singolari di amore! Il sole non mi appare più fulgido quando inonda il mare sterminato e scintilla come fiamma, sulle sue onde? E Tu sei mare immenso di santità che rifulgi per lo Spirito Santo nei dolori della tua vita. Il sole non mi appare più affascinante quando si nasconde tra le placide ombre del bosco, e passa tra le foglie lussureggianti come un inno di pace? E Tu sei tutta ombre di soave umiltà, attraverso le quali passa più attraente la luce dello Spirito Santo, facendomi sospirare il silenzioso amore che cerca Dio solo!
O Spirito Santo Dio, che formasti Maria, meraviglia dei Cieli e stupore della terra, forma l'anima mia alla vita dell'amore e fammi santo: Veni, Sancte Spiritus!
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Giu 14, 2018 3:42 pm

Ascoltiamo don Dolindo
Dio si rivela all’anima semplice

Dio, ai cosiddetti “grandi” del mondo, non si rivela, per delicato rispetto alla loro libertà; non li richiama in alto se essi non vogliono ascendervi; solo all’anima semplice e infantile, che è tutta aperta a Lui quasi corpo diafano, si rivela, perché la sua verità non vi trova ostacoli. Il sole non penetra un corpo opaco: lo illumina solo esternamente; se la sua luce e il suo calore lo volessero penetrare lo dovrebbero bruciare come fa il fuoco quando investe un corpo.
L’infanzia alla quale c’invita Gesù non è la fanciullaggine irrequieta e stolta dei piccoli ma è l’infanzia, tersa come cristallo nel suo candore che si lascia plasmare, guidare ed elevare da una potenza benefica che la domina unicamente per amore e per renderla come adulta nelle sue braccia. Egli, invitandoci ad essere piccoli, dichiara Dio nostro Padre amorosissimo e ci esorta ad andare a Lui con la fiducia di figli che tutto sperano da Lui e che non cercano altri che Lui.
Oh, se si capisse la sublimità di questa piccolezza, quanto gli uomini sarebbero diversi da quelli che sono! Quello che ci uccide nello spirito è proprio quella pretesa grandezza che è elefantiasi e artrite dello spirito!
È necessario impiccolirsi, per far penetrare in noi la vita soprannaturale che non è adipe di gonfiamento umano, ma è forza di vita superiore. Sotto questo aspetto, può intendere le magnificenze di Dio più un’anima semplice che un profondo filosofo o un consumato teologo, come lo dimostra l’esperienza. Il filosofo si aggira nel labirinto delle proprie idee; il teologo fra i riflessi delle grandezze divine; l’anima semplice nelle altezze luminose della verità, libera da ogni colorito umano.
La piccolezza che sublima spunta dall’umiltà e prospera nelle umili valli della conoscenza di sé stessi. Bisogna persuadersi e convincersi della propria ignoranza, per volgere a Dio lo sguardo avido di luce.
Chi si contenta della luce di una candela e la crede un sole non accenderà mai la lampada elettrica o non aprirà mai la propria finestra perché vi penetri la luce smagliante.
Se si valutasse veramente la conoscenza umana per quel che è, qual uomo non desidererebbe la luce divina? Per impiccolirsi basta misurarsi, non è necessario uno sforzo di virtù. La misura della nostra ragione, del nostro ingegno, del nostro sapere è veramente desolante! Bisogna uscire dalle pastoie di una ragione orgogliosa che è sempre miope e non vede di là di una spanna. Tutto il sapore della sapienza umana si potrebbe concentrare in un centimetro cubo! Oh, se sapessimo avere lo sguardo puro della semplicità e dell’umiltà!
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Giu 08, 2018 7:09 pm

[size=18]L'amore di Dio e quello del prossimo[/size  (Ascoltiamo don Dolindo)

La via dell’amore si sintetizza e si sviluppa nei due grandi precetti: l'amore di Dio e quello del prossimo; l'amore di Dio si fonda sulla verità, perché è apprezzamento della sua infinita grandezza e bontà; l’amore del prossimo si fonda sulla misericordia perché è compatimento, bontà, beneficenza, perdono, dedizione, sacrificio. L’apprezzamento di Dio sopra tutte le cose produce nella creatura la piena fiducia in Lui, testimonianza autentica di fede che non permette di confondere questa virtù con un idealismo trascendentale o con un bisogno interiore di tendere alla Divinità in una maniera vaga. Chi confida in Dio lo crede veramente nella sua infinita realtà, lo considera come padre, lo ama come sommo oggetto di amore, desidera per conseguenza di fare la sua Volontà, accoglie i suoi precetti e li pratica con fedeltà. Dio da parte sua risponde alla fiducia della sua creatura, la purifica, la cesella, la ricolma di meriti, e perciò la tratta come Padre correggendola e come amico provandola.
L'uomo non è perfetto in questa vita, e specialmente dopo il peccato, non è capace di ascendere a Dio senza purificarsi di tutta la scoria che accumula in Lui la sua fragilità. Per questo Dio come Padre lo corregge e come amico lo prova. Sembra un paradosso che tra la creatura e il Creatore ci sia quasi come legame la Croce, eppure è così, perché nel mortale cammino solo la Croce elimina la piccolezza umana, rende la creatura capace di essere inondata di grazie e la eleva fino alla contemplazione di Dio. Nella sofferenza la carne è come volatilizzata, è come pressata e ridotta ai minimi termini, purché la creatura si rivolga al Creatore con un atto di unione alla sua Volontà. Possiamo dire che noi siamo sempre proclivi al male e alle imperfezioni; abbiamo bisogno di una continua pressione per tenere nei limiti le nostre potenze, e questa pressione è il dolore. Lo vediamo col fatto che l'anima, dopo una dura tribolazione nella quale credeva di essersi vinta, ritrova in sé con sorpresa gli stessi difetti, appena la pressione dolorosa si rallenta; l'orgoglio, quasi corpo elastico, li risolleva, e così l'ira, l'egoismo, la gola, la pigrizia, l'impurità e tutti gli altri vizi. Perciò, finché non è vinto questo stato di elasticità morale, è necessario che gravi su di noi la mano di Dio con le prove e i castighi. Il Signore non grava con questa amorosa pressione le anime separate da Lui; esse sono magari tormentate da satana, ma non ricevono il dono della tribolazione placida e purificatrice, perché la loro coscienza è irrigidita nel male.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Mag 21, 2018 6:48 pm

Fatevi coraggio e confidate nel Signore

Perché vi turbate tanto, buona figliuola, negli eventi della vita vostra? Non sapete che Dio può far risplendere dalle tenebre la luce, e che Egli utilizza anche le nostre miserie per nostro bene? Nelle grandi tempeste dello spirito bisogna fermarsi un poco, bisogna quasi non ragionare più, bisogna attendere prima che sopravvenga un poco di calma, che gli eventi piglino una certa piega ed un certo indirizzo.
Alle volte per sfuggire alla pioggia si corre all’impazzata e si va sotto la grondaia, proprio là dove la pioggia si raccoglie più    abbondantemente.
Alle volte per sfuggire alla tempesta si va     sotto un albero, proprio là dove cade la folgore. L’agitazione nelle proprie pene è sempre un male, perché le aumenta. Aspettate un poco, buona figlia, non abbiate fretta; il Signore che vede le vostre lagrime ed ascolta i vostri lamenti non vi farà rimanere delusa nelle vostre speranze.
Nelle tempeste noi siamo afferrati alla Fede come ad una tavola: se ci avviliamo perché con tutta la tavola il flutto ci batte il volto e ci toglie per il momento il respiro, se abbandoniamo la tavola, ecco che andremo subito in fondo alle acque.
Fatevi coraggio e confidate nel Signore che è più potente di tutta la perfidia umana e che sa cavare dal male il bene. Guardate al cielo ed abbandonatevi solo in Dio! Io vi mando la benedizione di Gesù perché voi guariate e perché vi solleviate nel vostro dolore e nella vostra tribolazione.
Il Signore legge il fondo dei cuori e ci giudica Lui fortunatamente; Egli dunque sa per quale motivo certe persone parlano a sproposito, le compatisce e le perdona. Non vi allarmate se sentite ripetere qualche sproposito o contro la Provvidenza o contro il Clero e non vi date importanza perché l’uomo, spesso, nel dolore perde il senno è diventa terribilmente pessimista. In fondo la ragione piglierà subito il sopravvento là dove si è un poco turbata.
Pregate molto, offritevi a Dio, non stancate la mente con pensieri oscuri e terribili, e riposate sopra tutto, riposate nelle mani del Signore. Vi benedico di cuore e vi raccolgo nel Cuore adorato di Gesù. Rimanetegli fedele nonostante la perversità umana, perché Gesù buono non ha nulla a che fare con i peccatori che lo negano o con i Giuda che lo tradiscono.
Pregate per me e siate calma. Credetemi
povero servo

Dolindo Ruotolo
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Messaggio  cassarà palma il Ven Apr 27, 2018 10:15 am

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L’Eucaristia: la grande scuola della nostra orazione

Qual esempio per noi che siamo pellegrini in terra che abbiamo estremo e continuo bisogno della grazia, e preghiamo così poco! Qual esempio vivo che si rinnova per noi ogni momento nella Santissima Eucaristia! Si può dire, senza esagerazione, che Gesù Cristo come Pane di vita ci nutre, e come Prigioniero d’amore nel santo tabernacolo prega e ci insegna a pregare.
        L’Eucaristia è la grande scuola della nostra orazione, e per questo le anime profondamente eucaristiche sono anime di grande preghiera. Basta concentrarsi innanzi a Gesù Sacramentato con fede e con costanza, per imparare da Lui a pregare. Egli ci vivifica e insensibilmente ci orienta a Dio; a poco a poco ci illumina, ci riscalda, e ci rende capaci di parlare a Dio. Il silenzio che lo circonda è una scuola di silenzio interiore per noi, e la pace che Egli diffonde intorno ci abitua alla serenità e all’abbandono in Dio, indispensabili per la preghiera.
        L’anima, innanzi a Gesù, si persuade che non può nulla da sé, e questo non la scoraggia ma la riempie di fiducia in Lui. Se vaga nei pensieri della terra, se si concentra nelle proprie croci, se si preoccupa del suo avvenire, se si agita e si turba non si raccoglie nella preghiera, non vi si può raccogliere.
        Innanzi a Gesù, solo che rinnovi la fede in Lui, si sente fuori della terra, sicura del soccorso di Dio, calma nell’attesa delle sue misericordie, e prega.
        O mio Gesù, orante in quest’Ostia d’amore, insegnaci a raccoglierci e a pregare, e non permettere mai che, avendoti con noi vivo e vero, passiamo la vita agitandoci e non sappiamo renderti testimonianza di fede, di fiducia filiale e di vero abbandono d’amore.
        Soffriamo, è vero, ma le sofferenze non sono per noi un tesoro? Non sei Tu Vittima perenne per noi sull’altare, e non c’insegni ad immolarci continuamente per amore? Se ci duole, per esempio, un occhio, non è questo un segreto per guardarti di più Crocifisso? E se ci duole un piede, non è un segreto per star confitti con te sulla croce?
        Oh, come la vita addolorata può diventare una vita di preghiera innanzi a Gesù Sacramentato, e come può mutarsi in perenne olocausto d’amore!
        Mi insultano e che importa? Sono forse da più del mio Re nascosto che raccoglie solo ingratitudini e ingiurie nel Santissimo Sacramento?
        Mi riguardano come nulla, e che fa? Egli è totalmente nascosto e annientato, e le mie umiliazioni mi uniscono a Lui, alla sua vita.
        O mio Gesù Sacramentato, veramente solo nella tua orazione sul mistico monte dell’altare, insegnaci a vivere della tua vita, e a mutare tutta la nostra vita in una perenne orazione e in un perenne olocausto!


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Messaggio  cassarà palma il Mar Apr 24, 2018 7:49 pm

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La fede è inquinata da errori

Lo stato del mondo nel quale viviamo oggi, dolorosamente, non è diverso da quello in cui si ridusse l’uomo dopo il peccato. Mai forse come oggi, il mondo è dominato da satana. Anche nelle nazioni, come la nostra, che si chiamano cristiane, regna l’idolatria del peccato, in tutte le sue manifestazioni più turpi. Il mondo, redento dal sacrificio di Gesù Cristo, praticamente lo rinnega e nello svolgimento della vita civile è apostata, in quella della vita religiosa è in profondo decadimento, nonostante la parvenza di attività, che è l’indefettibile vitalità della Chiesa, ma alle quali si mescola non raramente lo spirito del mondo.
La fede è inquinata da errori, e le più pericolose eresie s’insinuano nelle anime sotto l’aspetto di progresso, di critica, di autenticità storica, ecc. …I giovani nelle scuole dello stato diventano atei, facile preda del nichilismo che cancella dalla loro mente la verità. È un fatto dolorosissimo che i giovani, appena raggiungono il liceo, se non sono ben saldi nella fede e nella morale, decadono fino alla incredulità ed alla immoralità, per colpa di professori scellerati, comunisti e massoni, che si fanno propagandisti di errori. E lo stato non solo lo tollera, ma per insinuazioni settarie dà loro posti di preminenza. Nei Seminari e negli Ordini religiosi, i giovani non sono formati alla santità: langue la pietà, langue la virtù, spira tra essi lo spirito del mondo.
L’arte sacra è in pauroso decadimento, e le immagini sacre che dovrebbero dilatare l’anima nella fede ed il cuore nell’amore, ne diventano la parodia.
Il mondo tutto è sconvolgimento; i delitti raggiungono estremi di perversità che spaventa: l’immoralità giunge a degradazioni che avviliscono, le nazioni sono sconvolte da rivoluzioni che le fanno sanguinare; guerre e voci di guerre, danno un senso di sgomento, nonostante le voci di pace che ipocritamente si levano da quelli che le suscitano e le fomentano.
Noi non esageriamo, accenniamo appena e fugacemente, allo stato nel quale è il mondo moderno, che pure orgogliosamente si gloria di civiltà e di progresso. In tanta desolazione il male maggiore è l’incoscienza. Il mondo non si accorge o non vuole accorgersi dell’abisso nel quale è caduto, ed in quello nel quale sta per cadere.
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Messaggio  cassarà palma il Gio Mar 29, 2018 2:50 pm

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  Venerdì Santo – «In Passione Domini»

La sconfitta di satana


Via Crucis XIISospeso a tre chiodi, spasimante d’angoscia inenarrabile, tutto piaghe, con un corpo ridotto all’estrema impotenza, agonizzante, Gesù affrontò le forze infernali, e le vinse con la sua obbedienza, con la sua umiliazione e col suo amore.
L’orgoglio satanico si senti venir meno, non potette reggere, esso che aveva detto non serviam, innanzi a quella completa obbedienza, che non si compiva tra estasianti gioie di amore, ma nell’estremo abbandono e nell’estrema umiliazione. Quell’atto di obbedienza era divino; satana ne sentì la divina superiorità, fu confuso, sentì in quella luce tutto l’orrore della sua colpa, si vergognò del regno tenebroso del quale si gloriava, cedette, si inabissò coi suoi satelliti, giù giù nell’orrida oscurità del suo spirito tenebroso! Per la prima volta capì che non era luce, che non era dominatore, che non era re, e misurò per la prima volta la strettezza del suo regno di rovine in proporzione del suo spirito teso sempre verso gli illimitati confini dell’Infinito! Quale momento! Gesù ansava; aveva l’occhio velato dall’agonia, era coperto dall’odio di tutti i perversi, ma diffondeva amore. Satana, lo spirito dell’odio, ne fu come stritolato. Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno; satana l’ascoltò, e vide all’istante come un varco aperto alla fiumana dell’odio, del quale aveva inondato la terra. Fu vinto dall’amore misericordioso, e si vide allora stesso sfuggire uno dei ladri condannati, sul quale aveva già posto gli artigli adunchi. Tremò a quella parola di amore: Ricordati di me, tremò a sentire: Oggi sarai con me in Paradiso. Si apriva dunque il Paradiso che egli credeva d’aver chiuso per sempre all’uomo. Vide a piedi della Croce la Madre divina, e fu il colpo finale della sua sconfitta: era l’Immacolata, non aveva avuto mai dominio su di Lei, non poteva avvicinarsi a Lei perché se ne sentiva dominato. Arse d’ira a sentirla chiamare Madre universale: Maria era la Regina del mondo, si elevava come astro fulgente, era luce di amore, perché come lucido specchio di giustizia raccoglieva tutti i raggi della misericordia della Vittima divina… e Gesù affannava tra le tenebre dell’atmosfera pesante e le tenebre del suo Cuore angosciato… affannava solo, solo, abbandonato dal Padre, ma nell’abbandono gli dava la massima testimonianza di amore, ardendo di sete, di amore per Lui e per le anime… Satana sostò come inebetito; ancora una volta era vinto, e appena l’anima divina di Gesù in un ultimo grido di amore si separò dal corpo, egli come annientato dalla folgore si inabissò facendo tremare la terra.
L’amore aveva vinto!
Fu questa la sua vittoria, grandiosa vittoria, poiché il peccato era espiato, la giustizia era soddisfatta, il regno del male era annientato per sempre, e da allora a gradi, di secolo in secolo doveva dissolversi, fino all’ultimo giudizio, nel quale il Crocifisso, glorioso e trionfante, l’avrebbe per sempre relegato nel l’inferno.
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Messaggio  cassarà palma il Dom Mar 25, 2018 11:03 pm

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Il Signore ci segue come una mamma

Quando l’anima comincia il suo cammino nella vita dell’onestà e della virtù, va quasi a tentoni, passa da un pensiero ad un altro e da un proposito ad un altro con grande facilità; si direbbe che la sua mente vada vagando come quella dei fanciulli, che nella scuola fondono insieme i loro giochi e la serietà degli studi, le loro monellerie e la compostezza della disciplina, la refezione dello spirito e quella del corpo. L’anima che comincia il suo cammino di amore soprannaturale non ha propriamente né un metodo né una disciplina precisa; passa dai pensieri spirituali a quelli temporali, dalle silenziose meditazioni ai frastuoni delle cure materiali, dalla calma all’agitazione.
Il Signore ci segue come una mamma in queste alternative, segue la nostra piccolezza e quasi si adatta ai nostri capricci. Egli ha un unico pensiero ed un unico disegno nel suo discorso, ma questa unità non la fa trasparire per non obbligarci ad una disciplina alla quale la nostra instabilità non si presterebbe. I nostri primi voli spirituali non sono come i voli dell'aquila che in uno slancio poderoso va dritto sulle nubi, ma come volitare di farfalle, che passano sui fiori e sugli aridi rami senza posarvisi a lungo, che si elevano e discendono, quasi senza meta. Può avvenire che qualche anima in uno di questi capitoli meravigliosi non trovi che un sol fiore sul quale posarsi per suggerne il miele, ed il Signore li ha resi perciò come corimbi, anzi come aiuole svariate dove ogni anima può trovare il suo nutrimento, anche se è tanto distratta da non poter seguire un ragionamento. Essa può trovarsi in tante contingenze diverse, in momenti di angustia, di disinganno, di agitazione, di lotta, di pace; può trovarsi assillata dalle preoccupazioni materiali, dalle fantasie di eleganza, di lusso, di grandezza, può sentirsi un momento come pressata a parlare molto, può avere la febbre di notare le miserie del prossimo, o al contrario sentirsi chiusa, quasi incapace di parlare; può sentirsi or pigra, or animosa, or fiduciosa in Dio solo or conversa sugli aiuti terreni, or riflessiva ed or avventata.




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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Mar 23, 2018 6:52 pm

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Maria, io t’invoco in ogni momento

Ti saluto, o Vergine gloriosa, più fulgente dell’oro, più fragrante dei gigli. Ti saluto, o Maria, Madre del Redentore, da Te concepito senza concorso umano!
Sempre pura e sempre intatta concepisti la gioia del mondo che doveva ridonarci la gioia della grazia e dell’eterna eredità. Hai dato un rimedio non umano ma divino alla povera umanità languente, addolorata, ed esposta ad ogni pericolo, e continui a darglielo perché è tuo Figlio sempre. Il tuo Nome benedetto ci ricorda la tua incomparabile grandezza, e rinnova in noi la speranza; per Te, Dio venne sulla terra e l’uomo fu elevato nei Cieli; per Te, la fragile natura umana portò la gloria della Divinità. Un Angelo trattò con Te della salvezza nostra, perché l’angelo della perdizione aveva trattato con Eva della nostra rovina, e l’uomo fu condotto alla vita per il medesimo cammino che l’aveva condotto alla morte.
Salve, dunque, o Vergine singolare, porta del Cielo! stella del mare; salve, o decoro delle vergini! Salve, o tutta vergine e feconda, salve, o Maria, purissima ed immacolata, che hai generato Gesù Cristo, il Redentore del mondo!
O Maria, fiore delle vergini, morte di ogni peccato, unica speranza dei miseri, l’anima mia esulta nel tuo Nome dolcissimo. Maria guida, Maria luce, Maria stella sicura. Maria fonte di grazie, Maria monte di grandezze, Maria rosa mistica. Maria nostro fiore, Maria nostra ricchezza, che unisce i Cieli alla terra. Maria pace, Maria fiamma che illumina ciò che sta nelle tenebre. Maria trono del Re Eterno, riposo di Dio, tempio della SS. Trinità, dimora della santità, custodia della Vita, porta della Redenzione.
Maria, apportatrice della salvezza, stella luminosa del mare, Madre di Dio, verga fiorita di Gesse, olivo fruttifero e nardo profumato, il tuo nome è più dolce del miele, più fragrante dei fiori, più bello delle rose, più candido dei gigli, più sereno del firmamento, più scintillante degli astri! Maria, luce dei fedeli, gioia dei credenti, terrore e sconfitta dei nemici, consolatrice degli afflitti, guarigione degl’infermi, salvezza dei morenti, io t’invoco in ogni momento del mio pellegrinaggio, e per Te spero di ottenere da Dio la misericordia e la vita.
Non temere, o Maria. Prima di annunziarti il motivo per il quale era mandato a Te, ti fa intendere con questo nome qual è la tua dignità poiché Maria significa Sovrana. L’Angelo dunque ti chiama Regina, perché Tu, Madre del Dominatore, smetta il timore proprio di chi serve, e intenda che Colui che spunterà da Te, già ti ha fatta Regina, mettendoti a parte dei disegni divini, e colmandoti di grazie.
Anche noi ti chiamiamo Regina, o dolcissima Mamma, Madre di Misericordia, vita dolcezza e speranza nostra. A Te gridiamo, esuli figli di Eva, a Te sospiriamo gemendo e piangendo in questa valle di lagrime. Orsù dunque, nostra avvocata, rivolgi a noi questi tuoi occhi misericordiosi, e dopo questo esilio facci vedere Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Beata sei Tu, o Maria, che fra tutti meritasti di udire: Hai trovato grazia. Quanta ne hai trovata? Quanta l’Angelo aveva detto prima: Piena di grazie. E veramente sei piena, essendosi la grazia riversata su di Te a fiotti abbondanti così da penetrarti e riempirti.
Il tuo Nome dunque, o Maria, è l’espressione luminosa della grazia che ti arricchisce, poiché la pienezza del dono divino è inseparabile da Te; dire Maria è lo stesso che dire la piena di grazie, l’unica creatura che trovò grazia presso Dio, la Vergine Madre che donò al mondo la grazia, la Mediatrice di ogni grazia, la donatrice di ogni grazia.
Tutte le anime che vogliono arricchirsi di grazia e vogliono santificarsi, sono rivolte a Te, o Maria, e tutte le vergini che vogliono elevarsi al Cielo, all’unica ricerca del Sommo Amore, vengono appresso di Te invocandoti, perché Tu sei il grande segreto della santità e della purezza. Chi ha il tuo dolcissimo Nome sulle labbra non perisce, né può essere preda di satana, perché al suono di questo Nome esso ricorda le sconfitte subite, e fugge terrorizzato negli abissi.
Concedi Te ne preghiamo, Dio onnipotente, che i tuoi fedeli che esultano di essere sotto il Nome e la protezione della SS. Vergine Maria, siano liberati, mercé la sua materna intercessione, da tutti i mali in terra, siano protetti dal suo patrocinio in ogni luogo, ottengano per Lei la prosperità e la pace presente e perpetua, e i gaudi eterni del Cielo. Così sia.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Mar 16, 2018 4:21 pm

Che cosa è il Decalogo

La Legge di Dio è raccolta in dieci articoli, il cui insieme si chiama perciò Decalogo. Gli uomini nel fare le loro leggi adoperano molte parole, sono sempre confusi sono costretti a mutarle ad ogni momento, perché gli uomini sono pieni di miserie, e spesso le loro medesime leggi non sono che disordine ed empietà. Dio invece comanda con poche parole, e la sua Legge è sempre immutabile perché Egli è infinita sapienza ed è infinita giustizia. Dio ha impresso nei nostri cuori la legge sua e basta essere arrivati all’uso di ragione per accorgersene: ognuno sa, anche senza averlo imparato, che il rubare, l’uccidere il trascurare Dio è un gran male. Siccome la degradazione umana giunse a tale punto da dimenticare persino la legge naturale, impressa nel cuore, il Signore diede a Mosè la legge scritta, affinché gli uomini avessero potuto conoscerla anche quando si fossero miseramente abbrutiti nel male. Questa legge data al mondo circa 1500 anni prima della venuta di Gesù Cristo, dura ancora e durerà sempre; Gesù è venuto a perfezionarla, a spiegarla a compirla, ma non per nulla venuto a distruggerla, come Egli stesso dice. I dieci comandamenti di Dio sono il vero codice dell’umanità; basterebbe che tutti li osservassero, per non aver più bisogno di codici umani e di leggi penali sulla terra. Ma l’uomo è come un fanciullo: preferisce operare da sé per rovinarsi, e non si sottopone sempre alla Santa Legge di Dio, che è per lui una grande misericordia! Dio non ha parlato per imporsi, per dominarci, nel senso umano della parola; Egli ha parlato per misericordia, ha voluto dare alla piccola creatura sua un preciso indirizzo nella vita. Così il maestro nella scuola non detta le regole della grammatica per avere il piacere di dominare, ma le detta per facilitare ai suoi fanciulli il modo di scrivere bene. Dovremmo stare sempre con la faccia per terra innanzi a Dio; dovremmo praticare 1a sua Legge con sentimenti di profonda riconoscenza, e noi tante volte la trasgrediamo!
Potremmo mostrarci pii e piccoli di mente e più ingrati col buon Dio? Ciascuno dei dieci comandamenti della Legge di Dio contiene una parte affermativa ed una parte negativa; Dio cioè con lo stesso precetto ci comanda alcune cose e ce ne proibisce altre. Se la mamma dice ad un bambino: “Non battere il fratellino tuo!”, gli proibisce di batterlo e gli comanda pure di volergli bene. Noi abbiamo il dovere di osservare tutti i comandamenti della Legge di Dio, e di osservarli interamente; chi ne escludesse uno solo non potrebbe chiamarsi veramente cristiano. Potete voi far camminare un orologio togliendovi una ruota? Certo che no. Ebbene i comandamenti di Dio formano tutti un insieme ammirabilmente armonico; se un uomo ne trascura uno solo vale come se avesse tolta una ruota all’orologio.
I dieci comandamenti della Legge di Dio sono:
1° - Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me.
2° - Non nominare il Nome del Signore Dio tuo invano.
3° - Ricordati di santificare le feste.
4° - Onora il padre e la madre.
5° - Non ammazzare.
6° - Non commettere atti impuri.
7° - Non rubare.
8° - Non dir falso testimonio.
9° - Non desiderare la donna d’altri.
10° - Non desiderare la roba altrui. v
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Messaggio  cassarà palma il Mar Mar 06, 2018 9:59 am

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Le nostre comunicazioni con i trapassati

Troppo spesso si dice dai miscredenti che nessuno è venuto mai dall'altro mondo a parlarci; è un errore, poiché in realtà le comunicazioni coi defunti sono frequenti; si può dire che non c'è persona che non ne abbia avuta qualcuna, almeno nel sogno. È un fatto che sarebbe ridicolo negare, che i defunti vengono a noi per divina disposizione, a volte per domandare aiuto, a volte per manifestarci la loro benevolenza, a volte per darci notizie vaghe sul loro stato. Sarebbe una interessantissima letteratura il raccogliere scrupolosamente tutti i sogni sui trapassati. In generale si può dire che essi si manifestano nei sogni, perché è quello il momento nel quale trovano il maggior silenzio in noi e nel quale è per noi più difficile lo spaventarci. Il sogno diventa una scena viva, nella quale sono riprodotti gli ambienti dove l'anima è vissuta; essa rivela il suo stato placidamente, con un atteggiamento o con un gesto, facendosi, per es., inferma, se ha bisogno di aiuto, o ringiovanita se è in luogo di felicità. A volte, le anime trapassate parlano, ma il loro parlare è sobrio e non rispondono mai sulle condizioni della vita futura. Manifestano la più profonda sottomissione a Dio, perché in generale non si manifestano mai le anime perdute, essendo per loro inutile ogni nostro aiuto.
Quando il sogno è una realtà e non è una fantasia, lascia nell'anima una profonda impressione ed anche una profonda calma, e la spinge alla preghiera, alla virtù, al disprezzo del mondo. Sarebbe stoltezza credere a tutti i sogni, ma sarebbe pure stoltezza il pensare che tutti sono falsi, giacché dalla Sacra Scrittura sappiamo che Dio può parlarci con i sogni.
Nel sogno la nostra vita corporale è affievolita, il mondo esterno non ci distrae, le potenze riposano; l'anima trapassata viene in nostro contatto per la fantasia, ci risuscita le immagini che vi sono impresse ed in quelle immagini si fa vedere. Potremmo citare molti fatti di sogni veri e misteriosi, che ci danno uno sprazzo di luce sulla vita futura, ma non è questo il nostro compito. Di fronte al mistero profondo dell'altra vita, dobbiamo ponderare che anche noi un giorno passeremo a Dio, e che è di sommo interesse il viver bene per passar bene nell'altro inondo. Che cosa sono tutte le vanità della terra di fronte all'eterna vita? Sono nullità fastidiose. È salutare per noi recarci al camposanto non per evocare i morti, ma per considerare la vanità della vita umana.
È sommamente illecito e nocivo, il pretendere di comunicare con i morti con le pratiche dello spiritismo, condannate formalmente dalla Chiesa. In quelle pratiche non sono i morti che vengono all'uomo ma sono gli spiriti infernali che vagano nel mondo, o sono le anime perdute che Dio permette che per nostro castigo si manifestino. È davvero poco confortante sentire la voce dei propri cari da un tavolino parlante: è il segno della loro perdizione, e non produce in noi che frutti di morte, anche se palliati da un effimero bene che dura tanto poco. Noi non ci dilunghiamo su questo tema, poiché è perfettamente inutile; a noi basti sapere dalla voce sapientissima della Chiesa che le pratiche spiritiche sono illecite, per tenercene lontani; esse sono nocive all'anima ed al corpo, perché turbano la nostra fede e sconvolgono il nostro organismo; ci rendono eccitabili, fanatici, nevrastenici e non di rado anche squilibrati.
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Messaggio  cassarà palma il Ven Feb 23, 2018 3:40 pm

Ti saluto, o Vergine benedetta

Maria, Maria, il tuo nome è dolcissima armonia che suona nelle angustie della vita come unico conforto, perché Tu ci doni Gesù Cristo, ci riconcili con Lui, ci soccorri con le tue grazie, ci apri le porte dell’eternità beata. Sei veramente l’astro che illumina le tenebre della nostra notte, sei la nobile stella sorta da Giacobbe, il cui raggio rifulge nei cieli e penetra negli abissi, riscalda la terra e vi fa crescere i germogli santi delle virtù; sei l’astro rutilante, che scintilla sul nostro mare tempestoso per guidarci al porto.
Ti saluto, o Maria, lampada delle vergini, per cui rifulse la luce superna a quelli che giacevano nelle ombre della morte. Ti saluto, o Vergine benedetta, dalla quale volle nascere, e del cui latte volle nutrirsi il Re del Cielo. Ti saluto, o gemma luminosa del firmamento, ti saluto, o Santuario dello Spirito Santo! Oh quanto ammirabile e degna di ogni lode è la tua verginità nella quale, per virtù dello Spirito Paraclito, rifulse la fecondità! Oh, quanto sei santa, quanto serena e quanto benigna, quanto dolce, Vergine soavissima, per la quale s’infransero i vincoli della nostra schiavitù, si aprirono le porte del Cielo, e ci si ridonò la libertà dei figli di Dio!
Invocando il tuo Nome soavissimo, l’anima si sente inondare di dolcezza, perché si rinnova in lei il ricordo della tua grandezza, e le si effonde come rugiada la soavità della tua benedizione materna. O Maria, Mamma mia, non mi stanco mai di invocarti, non mi stanco mai di lodarti!
Navigo nel mare di questo mondo, e mi sento agitato dalle tempeste della vita, ma il tuo Nome dolcissimo è la stella luminosa che mi guida e mi fa raggiungere il porto. Se insorgono i venti delle tentazioni, o se urto negli scogli delle tribolazioni, invoco il tuo Nome, e guardo a Te, mia fulgida stella. Se mi agitano le onde della superbia, dell’ambizione, della maldicenza e della gelosia, e mi sento smarrito tra i gorghi paurosi delle mie passioni, guardo a Te. Mamma mia, t’invoco, e mi rinasce nel cuore il desiderio della virtù e del bene. Se la collera, l’avarizia e le seduzioni della carne agitano la fragile navicella dell’anima, invoco il tuo nome e guardo a Te, Maria, come alla forza che mi sostiene e mi fa vittorioso nella lotta.
Se sono turbato per l’enormità dei miei peccati, se sono confuso per la laidezza della mia coscienza, sono atterrito per la severità del giudizio che mi aspetta, e mi sento trascinare nella voragine della tristezza e nell’abisso della disperazione, invoco il tuo nome, o Maria, e mi rinasce nel cuore la speranza del perdono e della salvezza.
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità penso a Te, e t’invoco, o Maria, e sperimento sempre la tua materna bontà. Non si parta mai dalla mia bocca e dal mio cuore questo dolcissimo Nome, e per ottenere l’appoggio delle tue preghiere, o Mamma mia, fa’ che non perda mai di vista gli esempi della tua vita. Seguendoti non devierò, pregandoti non dispererò, pensando a Te non errerò. Se Tu mi sostieni non cado, se Tu mi proteggi non temo, se Tu mi accompagni non mi affatico, e se Tu mi sei propizia giungo felicemente alla meta.
O giglio di castità, prega per noi il Figlio tuo che è la salvezza dei miseri, affinché, perdonando i nostri peccati, nel giorno del giudizio ci liberi dalla perdizione. Per le tue sante preghiere Egli ci purifichi dalle colpe e ci accolga nella dimora dell’eterna luce. Così sia.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 14, 2018 7:32 pm

L’umiltà è il semplicissimo

L'umiltà non è il niente: l'umiltà è il semplicissimo. Oh, se le anime sapessero apprezzare questo tesoro dell'umiltà, che somiglia tanto all'immobile e pacifico abisso dell'infinità di Dio! Sono due estremi nei quali si trova la imperturbata tranquillità: l'infinito semplicissimo, che è umiltà infinita per la stessa sua semplicità e l'umiltà che è semplicità sincera che si accosta all'Infinito e rifonde tutto in Lui. L'infinito è incommensurabile per grandezza semplicissima tutta in atto; l'umiltà è incommensurabile perché non ha proporzioni e non ha dimensioni; è l'ultima e più grande espressione della spiritualità, perché è ridotta alla estrema semplicità.  
L'umiltà non è il niente; è il semplicissimo, è lo spirito nella sua più nobile espressione, e, perché ha immediato contatto con Dio, è incommensurabilmente feconda. E non ci stupisca: nel consorzio della SS. Trinità non può entrare nessuna creatura, eccetto quella completamente umile; per questo Maria SS. vi ha avuto parte; è l'unica semplicità che può avere contatto con Dio e parteciparne la grandezza, perché è ombra della SS. Trinità.
Dio è, si conosce, si ama; è, infinitamente, si conosce e genera il Verbo, si ama e spira l'Amore. Fuori di Dio niente è veramente, in se stesso, pienamente, perché ha l'essere partecipato; solo l'umiltà è, perché vive in Dio e gli si dona interamente, piccola molecola diafana che ne riflette la luce assorbendola, e ne vive inabissandosi in essa.
Niente è sole, niente può dirsi sole all'infuori del corpicciuolo, così… niente da confondersi nei suoi raggi, pur rimanendone distinto. L'umiltà dà all'anima questa trasparenza arcana, la inabissa in Dio, la riempie di Dio, la rende in Lui piccolo sole di luce, di vita, di amore. Essa è in Dio, si conosce alla luce di Dio e genera in sé il riconoscimento del nulla, e dal suo conoscimento e dal suo abbassamento spira un amore nuovo e potente che la congiunge a Dio.
Ogni atto di orgoglio è ignoranza di se stesso, è riduzione di grandezza, è raffreddamento d'amore. L'orgoglioso si conosce per quello che non è, presume di essere qualche cosa ed è isolato in se stesso; non ha luce di verità, non ha fecondità di conoscenza, non ha fiamma d'amore.
La vita vera è frutto di umiltà. Anche nel campo naturale l'acqua non ascende ma discende, ed è l'umile letto del fiume che l'accoglie; se si arresta in se stessa ristagna, e se ristagna s'impantana.
Se l'anima non si vuota di se stessa e non si abbassa, la grazia non può raggiungerla ed inondarla; anche se conserva una piccola elevatura è incapace di riempirsene. La creatura, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, si abbassa per riceverne la grazia, e solo nell'abbassamento lo incontra, perché Dio si compiace degli umili e li riguarda con amore.
Se vogliamo un'idea dell'umiltà, guardiamola in Gesù che ne ha tracciato il cammino, e che se ne è fatto modello: – Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore –.
Discese dal Cielo, umiliandosi nel seno di Maria, e terminando l'umana natura; la natura umana si umiliò innanzi a Dio sino a non avere persona, a non rappresentare nulla senza la persona divina; dunque, Dio si umiliò e discese in unione ipostatica alla natura più umiliata; dunque, questo estremo di umiltà rese divina l'umanità assunta, che nell'annientamento si trovò terminata da Dio.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mar Gen 30, 2018 6:12 pm

Ascoltiamo don Dolindo
Sprazzi di luce

La Chiesa è una fucina dove si fonde l'oro purissimo della regale corona del Re d'Amore, è l'opera meravigliosa della grazia, attuata in mezzo alle miserie ed alle debolezze dell'umana libertà; è il capolavoro di Dio, formato gradatamente in mezzo a tutte le lotte del mondo, del demonio e della carne. Si presenta come un campo di desolazione, ed è invece un crogiolo di ricchezze soprannaturali che si liberano a mano a mano dalla scoria umana, per diventare meravigliose opere cesellate dalla grazia. La storia della Chiesa, così com'è scritta in generale, riguarda solo gli avvenimenti umani del suo mortale cammino, e tiene più conto delle sue scorie che delle ricchezze che Essa accumula nei secoli; ma se si vedesse tutto quello che Essa ha di grande, se si potessero raccogliere tutti i frutti germinati in lei e raccolti solo da Dio, quale spettacolo di magnificenza soprannaturale Essa offrirebbe al mondo attonito!
Un campo ubertoso non sempre mostra tutta la sua ricchezza. Chi vede il grano disseccato e non sa che proprio allora è maturo per la messe, crede di vedere un campo devastato, pieno di paglia inutile, di steli curvati, di foglie marcite! Eppure in quella paglia c'è la spiga bionda, nascosta dalla stessa pianta inaridita e morta, e piena di granelli fecondi. La storia della Chiesa si presenta a volte come la paglia di un campo di grano, sembra una devastazione penosa ed è invece una ricchezza meravigliosa. Nella desolazione del popolo ebreo, quanti fiori raccolsero gli Angeli per il trono di Dio! Quei fiori erano il popolo di Dio, il resto era la paglia del grano maturo. Nelle miserie che appariscono nella Chiesa quante ricchezze immensamente più grandi di quelle del popolo eletto, quante virtù, quanti ricami di grazia, quante fiamme di amore! È questa una considerazione di capitale importanza per non rimanere smarriti in mezzo alle tenebre del mortale cammino della Chiesa, e per valutare nel loro giusto valore queste penose storie dei Re del popolo di Dio.
Se per estrarre un brillante si accumulano migliaia di metri cubi di terriccio, vuol dire che il brillante sepolto nelle profondità della terra è preziosissimo. Non si può dire che il padrone della miniera sia un fallito nel suo lavoro sol perché non ha estratto che terriccio per lunghi anni; la gemma raccolta dopo tanto lavoro vale mille volte più di tutto il terriccio. Il popolo ebreo fu una miniera: dette terra brulla e fangosa, ma dette anche gemme d'inestimabile valore, dette la gemma più bella di tutte, Maria SS., il brillante del Cielo; dette il rubino splendente nel Redentore sanguinante, dette come oro nel quale s'incastonarono questi gioielli, i Patriarchi; come pietre preziose le anime più vicine alla Redenzione, ammirabili nello splendore della loro santità. Questa è la ricchezza che Dio trasse dalla terra sgretolata e brulla, e non fallì il suo scopo d'amore.
La Chiesa, immensamente più ricca del popolo ebreo, è stata, ed è miniera inesauribile che ha fatte sue le inestimabili gemme dell'antico patto e ne ha prodotte altre. Le scorie del suo lavoro non sono il fallimento dell'opera di Dio, ma sono detriti trascurabili, com'è trascurabile la cenere che si accumula intorno ad una fornace quando la splendida fiamma si leva in alto. La Chiesa si leva come fiamma di olocausto perenne innanzi a Dio, risplende, rischiara, infiamma, consuma, vince, non si spegne mai. Qui sta il nucleo della sua vita, qui la sua magnificenza; il terriccio, le pietre, le ceneri, il fumo, non distruggono questa fiamma che sembra imprigionata, e consuma tutto quello che non è suo, che screpola le pietre, che fonde i metalli, annienta la paglia, e muta tutto in sublime incandescenza d'amore.
Che cosa è un'eclissi se non l'oscuramento di un astro? I piccoli mortali non vedono mai con tanta premura la luna o il sole che quando appariscono oscurati; allora dimenticano per un momento le povere cose della terra e guardano in su, nell'ampia serenità del cielo. Ecco: la luna è toccata dall'ombra, si fa sanguigna, si oscura, dispare quasi dal cielo; è questa la storia dell'ombra non quella della luna la quale è quello che era, e continua il suo corso… Comincia a sparire l'ombra, una falce di argento si delinea nel cielo, poi un mezzo globo, poi la luna in tutto il suo splendore. L'ombra non era la luna, e quel sanguigno colore era fenomeno di poche ore; la bella regina della notte non fu tocca da quell'ombra, ma attrasse sul suo disco che sembrava angosciato, gli occhi degli uomini. Le sue macchie, le ombre dei suoi monti e delle sue valli, sembrarono occhi più mesti, e quella luce rossastra sembrò il sanguinare del suo volto, ma non era che l'ombra della terra.
Così è la Chiesa nel suo mortale cammino: le ombre della terra sembrano oscurarla, ma Essa è sempre nelle altezze del Cielo soprannaturale, è sempre con la faccia rivolta all'Eterno Sole, e quando sembra che si sfaldi e precipiti, allora ricomparisce il suo immacolato volto, tanto lontano dalla miseria della terra che per un momento l'offuscò. Noi non studiamo le miserie della Chiesa quando ne percorriamo la storia, ma quelle delle nostre ombre; soltanto uno stolto può dire che la luna s'è cambiata, s'è offuscata, è morta, sol perché la considera nelle ombre che la toccano tanto di lontano, e la riguarda in quell'oscurità. La Chiesa non si offusca mai, non cambia, non muore; è luna splendente nei raggi dell'Eterno Sole, è sole Essa stessa che non perde la sua incandescenza per un'ombra che lo celi per poche ore allo sguardo mortale.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Gen 14, 2018 7:03 am

Ascoltiamo don Dolindo
Note d’amore e fiori di carità colti per Dio


Sì, gloria a Te solo, o Signore, consolazione, riposo, quiete dell’anima che ti cerca. Gloria al tuo Nome, posto sopra ogni nome, che pone in noi il suggello della vita, ci riscalda nei raggi dell’amore, e ci dilata nella tua carità.
Tu sei l'infinita perfezione, Tu compi ogni meraviglia nel mondo, Tu dissolvi ogni miseria nelle creature, Tu misuri ogni responsabilità, Tu rivesti ogni povertà, Tu dissipi ogni inganno, Tu rassereni ogni tristezza, Tu purifichi il nostro fango, e ci porti nelle braccia del tuo amore, traendoci con la forza della tua bontà, irrorandoci con gli effluvi della tua grazia.
Tu sei fuoco d'amore che arde, acqua di grazia che stilla, si diffonde, irriga e feconda; Tu sei medicina della nostra debolezza, Tu rimedio delle nostre piaghe, Tu perdono delle nostre colpe, Tu segreto della nostra contrizione, Tu il forte vincitore della nostra fralezza.
O mio Dio, Tu solo sei, o Agnello di Dio, Tu solo salvi, o Eterno Amore, Tu solo presti aiuto a questo povero cuore, e lo fecondi, o Santissima Trinità.
L' anima mia ti contempla, la mia mente ti scruta… il mio cuore ti gode; stritola in me quello che non è tuo, perché io riposi in Te che sei tutto.
Sono pieno di tenebre, la tribolazione mi chiude nelle angustie, ed elevo a Te la mia orazione, perché Tu mi riempia della tua dolcezza, e Tu risponda alla mia afflizione.
In Te io vivo, Tu mi circondi, Tu mi comprendi, Tu m'inebri d’amore. Tu mi hai generato nel tuo dolore, o mio Re, mi hai circondato di cure come una mamma, mi hai rivestita della tua grandezza, Tu, percosso, ferito, umiliato per mio amore.
Sono ancora peccatrice e Tu convertimi; ridonami la tua amicizia, giudicami con la tua misericordia, vinci la mia ribellione, domina la mia volontà, discendi fino a me nella misericordia, liberami dalla confusione del mondo, sanami con la tua carità, donami una scintilla del tuo amore che m'infiammi e mi consumi, spogliami di me stessa, fammi felice con Te, accoglimi nella tua gioconda dimora, nella tua città eterna; ecco mi umilio innanzi a Te, e metto un freno alle mie passioni per amarti con tutte le mie forze.
Tu nascesti per me sulla terra, fosti nell'afflizione per purificarmi, combattesti contro satana per salvarmi, apristi il tuo cuore per ricevermi, m’irrorasti di grazie per elevarmi, mi copristi dei tuoi meriti per arricchirmi, per farmi abitare nell’eterna tua città, e con la tua mano ferita m'abbracciasti, ricoverandomi come tortorella nel tuo petto.
Per mio amore Tu fosti come il mercante che vende quello che ha per comprare la gemma preziosa; mi prendesti nel tuo laccio amoroso come cacciatore e nelle tue reti come pescatore; spezzasti la mia resistenza, mi sottraesti al disprezzo, alle amarezze, e ti avvicinasti Tu a me, empio, cattivo, iniquo, che fuggivo da Te come tuo nemico, carico di maledizioni e di spine pungenti, rendendomi tuo servo fedele.
Abito nella terra dell'esilio dove satana vuol sottrarmi a Te; egli come un mercante mi baratta, e mi getta i suoi lacci come cacciatore e le sue reti come pescatore, egli mercanteggia con l’inganno per possedere l'anima mia peregrina, e Te la disputa combattendomi; egli si fa forte contro di me, tenta dividermi da Te, per rendermi ribelle, per legarmi a ciò che è terreno, per affascinarmi con gli onori, per ingannarmi con la bellezza fugace.
Nascondimi, nel tuo cuore, o Signore, nascondimi al secolo, tutela la mia verginità, fa’ che io goda solo della tua felicità. Risanami se sono inferma, rigenerami se sono morta, elevami se sono caduta, consigliami con i tuoi lumi divini, solleva il mio dolore, raccoglimi come tortorella nella tua Chiesa, perché ti contempli nella tua luce, e mi unisca a Te nel contatto Sacramentale, innanzi ai tuoi altari.  
Tu sei il Messia, che come dardo scoccasti sulla terra dalle eterne sedi, e ti spogliasti di tutto nel seno di Maria. Tu passasti per la nostra terra, e camminasti per le nostre vie, affrontando il furore dell’ingrato tuo popolo.
Tu dividesti con noi la tua eredità, ci liberasti dalla contesa di satana che ci voleva per sé, ci rivestisti di grazia, sguainasti la tua spada, lo inseguisti fin nelle tenebre della morte, e ci profumasti di Te.
Tu sei potente, o Signore, Tu sei grande nel tuo dolore e nella umiliazione, per la quale perdesti ogni grandezza e ti riducesti come verme. Tu distillasti su di noi il tuo Sangue dalla Croce, e nel tuo stritolamento come palma ci donasti il dolcissimo frutto di vita, Tu, nostro Padre, mandato a noi da Dio. Nell’ebbrezza del tuo amore, nella cenere della tua umiliazione, nei dolori della tua Umanità, nelle grida della tua preghiera Tu ci salvasti, o Redentore.
Liberaci anche ora dal peso delle nostre iniquità, portaci nelle tue braccia, elevaci con i tuoi meriti, salvaci con le acque della salute, scrivi il nostro nome nel libro della vita, numera l'anima nostra fra gli eletti, perché cessata la lotta, Tu sii l’eterno nostro riposo, l’eterna quiete, l'eterna nostra consolazione.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mar Gen 09, 2018 12:22 pm

Ascoltiamo don Dolindo
La Fede si vive come vita

Le opere di Dio in mezzo alla Chiesa Cattolica sono, al principio, sommamente misteriose, e richiedono quindi una grande vita di fede per poterle compiere. L'anima scelta dal Signore, assicuratasi che è Dio che opera, deve seguirlo tra continui atti di abbandono. Così fece Maria SS. quando fu annunziata dall'Angelo. Assicuratasi che era Dio che operava, Essa credette e disse il suo fiat. Di questa fede la lodò S. Elisabetta quando le disse: Beata sei tu che hai creduto, poiché in te si realizzerà quello che ha detto il Signore.
Le opere di Dio sono come lo sviluppo di una formula matematica: spesso lo sviluppo è lungo, vi sono tanti valori che prima erano parte dello sviluppo e poi si annullano. Ci sono tante uguaglianze, cioè tante operazioni, che, isolate non dicono nulla, ed il cui valore si vede dal seguito. Il valore del risultato non si vede che in ultimo. Spesso nelle opere di Dio si cammina fra tenebre; si vede annullato ad un tratto il lavoro di prima; si vede la lotta, la contraddizione. Invece di scoraggiarsi, bisogna avere fede ed andare avanti sempre, fino all'ultimo.
Quando spunta il fiore sulla pianta, tu godi; ma quando lo vedi sfrondato, è allora che si forma il frutto. Vedendolo così ridotto, non lo strappare, non credere che sia paglia, abbi fiducia nella forza germinatrice, seguita ad innaffiare la pianta, perché dal fiore sfrondato si forma il frutto.
Chi non vive di fede non è adatto alle opere di Dio, ci si smarrisce, giudica le cose col criterio umano, e toglie la mano dall'aratro, guardando indietro, cioè guardando con uno sguardo umano. Più universale e vasta è un'opera di Dio, e più richiede, in chi deve esserne strumento, una vita di fede.
Gesù, utilizzando una domanda fatta da una sua pecorella, dopo averci promessi i doni suoi, ci parlò della Fede della quale dovevamo vivere per essere nelle sue mani, strumenti adatti alla dilatazione del regno suo.
Ecco il discorso che ci fece Gesù il 27 maggio 1918:
«Sono io Gesù, attività e vita della vostra fede. Voi mi domandate che cosa significa aver fede.
Ecco figli miei cari: Aver fede significa vivere di Dio, delle sue misericordie, delle sue verità, delle sue grandezze, in modo da riguardarsi in Lui come nella propria casa. La vita della Fede non è uno sforzo od una chiarezza intellettiva, è un riposo dell'anima, è una sicurezza calma e soave in Dio solo, è una fiducia incrollabile nella sua potenza, è l'esclusione della propria attività come cosa inutile; è l'abbandono completo e semplice in Dio.
Chi ha fede vera non ha bisogno di considerare le verità della fede determinatamente, non ha bisogno di esaminarle; vi riposa e ne vive talmente, da sentire nel cuore una grande gioia, una pienezza, una sicurezza. Quando Dio è presente all'anima ed opera in lei, allora la fede vive in lei, perché si sente trasportata dalla sua misericordia e dalla sua attività; e quindi avere fede significa avere la vita soprannaturale.
Ecco perché la fede è una virtù infusa, ed io ve lo spiegai già. Lo studio della fede non è il possesso della fede. Si può studiare anni ed anni, senza comprendere in uno sguardo semplice interiore tutto quello che si è studiato. Voi apprendete la fede come verità, la vivete come vita; di modo che se essa non diventa vita, è sempre estranea all'anima e non la attiva. È un dono di Dio che bisogna invocare, preparando l’anima con l'istruzione. L'istruzione è come la fabbricazione di uno strumento musicale, è come lo studio dell'armonia; la fede è come il suono che trasporta e che diletta, è come l'applicazione delle regole armoniche, applicazione che può essere tanto svariata e tanto diversa.
Ogni anima ha una vita speciale di fede. La pienezza interna che sazia, che rinnova, che consola, che fa riposare, che eleva, è diversa da cuore a cuore, benché sia sempre una dolce armonia, un riposo ineffabile.
Nel momento nel quale si ha la fede, l'anima è sola con Dio, non è disturbata né dal meschino criterio umano, né dal miserabile giudizio umano. Perde di vista in un momento le parole degli uomini, si sottrae alla loro suggestione restrittiva, non cura il loro giudizio. Tutto si ricopre di tenebre, al di fuori del centro luminoso che illumina l'anima. Tutto appare debolezza e miseria, all'infuori della forza divina che fortifica l'anima, e l'uomo si trova inabissato in Dio solo. Percepire anche per un momento la luce divina significa viverne, e questa vita, essendo superiore ed esuberante, rende paralizzata ogni vita inferiore. L'anima allora è attivata da me, mi sente, e quindi si trova fuori della sua meschinità».
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 30, 2017 2:00 pm

]size=16]La devozione alla Madonna[/size]

Il Sacerdote deve trovare nella devozione a Maria il segreto di una grande santità interiore, e deve riaccendere questa devozione nelle anime. Dovunque passa, deve ispirare un tenero amore verso la Mamma Divina, e come il vento porta con sé le piccole sementi facendo fiorire così anche le dirute macerie, egli deve far germinare almeno un fiore di tenerezza verso Maria nelle anime devastate e refrattarie a qualunque grazia ed a qualunque richiamo. Non è mai vano, infatti, il ricordo di Maria anche per i cuori più induriti, poiché il suo Nome santo è ricco di benedizione ed il suo ricordo è risveglio di fede e di salutari rimorsi.
La vita del Sacerdote sia come un Santuario di Maria; questa dolcissima Mamma risplenda da lui come se fosse in un trono di amore; la sua devozione a Maria parli continuamente di Lei alle anime, e susciti in loro profondi sentimenti di filiale tenerezza; la sua vita, modellata su quella di Maria, ne ricordi le virtù e ne proclami la gloria. Egli, separato dal mondo, consacrato a Dio, legato dal suo voto di castità, deve risplendere della luce verginale di Maria, e poter ripetere con Lei: non conosco creature terrene, amo Dio solo! Tutti lo credono un uomo come gli altri, e pensano ch’egli non possa prescindere dalle miserie della natura; è così che giungono spesso fino a tentarlo, sperando di vincerlo. Egli deve tener lontano le insidie del male con la sua modestia, convincendo così i più scettici che non solo è possibile la castità, ma è ammirabile segreto di fecondità spirituale.
Il Sacerdote deve mostrare nella sua vita che se è possibile la piena integrità, pur essendo povera creatura della terra, è immensamente più possibile, logica, necessaria, la verginale purezza in Colei che generò il Verbo Umanato.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 23, 2017 12:37 pm

[size=16]Il nostro atteggiamento innanzi al dono di Gesù
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La promessa di Gesù Cristo per noi è una realtà, poiché lo abbiamo vivo e vero con noi. Il fuoco sacro del tempio che non si estingueva mai era una pallida figura di questa fiamma divina d’amore e di carità che si accese nell’Ultima Cena e non si è spenta mai più. Il pensiero d’avere Gesù con noi dovrebbe farci mutare in angeli adoranti, e dovrebbe rendere i sacerdoti serafini d’amore.
Invece, ahimè, è ancora notte nel nostro spirito, e dobbiamo fare quasi uno sforzo per non rinnegare il dono mirabile. Siamo come ciechi assiderati che stanno nei raggi del sole e non lo vedono, stanno esposti al suo calore e finché dura il gelo non se ne accorgono.
Da che deriva questa nostra insensibilità?
Seguiamo di nuovo il discorso di Gesù per scoprirne la causa, perché è di suprema importanza, per noi, porre un termine alla nostra ingratitudine.
Alla turba che lo cercava Gesù disse: Voi mi cercate perché avete mangiato i pani e ve ne siete saziati. Procuratevi non quel cibo che passa, ma quello che dura sino alla vita eterna. Noi cerchiamo tanto spesso Gesù per cercare il pane materiale, per ottenere grazie temporali, per avere un conforto, e non intendiamo che l’Eucaristia è un cibo ordinato alla vita eterna.
Dobbiamo dunque andare da Gesù per vivere soprannaturalmente in Lui e per Lui, per unirci a Lui, trasvolare la terra e andare verso il Cielo. Questo ci scopre i veli che nascondono il dono di Dio. I pensieri della terra ce lo nascondono, e quando non lo vediamo più possiamo dire con certezza che l’anima non è ancora orientata all’eternità.
È questa la ragione per la quale gli uomini specialmente, assillati dalla ricerca del pane materiale, ne vivono tanto lontani, quasi che fossero estranei alla mensa dell’amore.
Quello che fu la manna per gli Ebrei è l’Eucaristia per noi: sostenta la vita dell’esilio, e ci fa giungere alla meta. La nostra vita senza la comunione quotidiana è un deserto senza manna, è una vita da affamati e da assetati.
Questa è l’opera di Dio – disse Gesù –, che voi crediate in Colui che Egli ha mandato. Bisogna credere veramente in Gesù Sacramentato, e rinnovare questa fede in Lui, ripetendogli spesso: Io credo in te vivo e vero in quest’Ostia d’amore, credo e t’adoro. È il Padre che ci attrae a Gesù, e Gesù ci accoglie per compiere la volontà del Padre; noi, dunque, andiamo a Dio compiendo la sua volontà nelle tribolazioni dell’esilio. Cerchiamo la sua gloria e il suo amore, ed Egli ci attrarrà a Gesù.
Gesù Cristo è il pane della vita, Egli alimenta e sostenta chi è vivo alla grazia, e impedisce che possa cadere nella morte. Il mondo è morto alla grazia perché è lontano da Gesù Eucaristia, e ne è lontano perché è morto; non vive che di carne, e l’impurità è ostacolo terribile all’intimità quotidiana con Gesù. È necessario purificarsi, e cercare non la soddisfazione di un momento, ma le gioie celesti.
Siamo esiliati, e tutto quello che possiamo raccogliere quaggiù non ci appartiene, è provvisorio, passa. Abbiamo solo un tesoro vero che ci appartiene, e che è come gemma venutaci dall’alto: il pane vivo disceso dal cielo. Questo è nostro, e questo ci alimenterà in eterno, svelandoci le meraviglie di Dio.
Ora, come potremo essere così stolti da attaccarci a quello che passa e non è nostro, e stare lontani dall’unica vera ricchezza che abbiamo nell’esilio? Quante volte insiste Gesù nel suo discorso che il suo Corpo e il suo Sangue ci donano la vita! Ora come possiamo noi rifiutarla, cercando la morte nelle misere cose della terra o, peggio, nel peccato? Quanti si ritirano da Gesù come i discepoli infedeli, perché sembra loro duro il rinunciare alla carne e al peccato! Che cosa terribile e spaventosa: rinunciare alla carne divina che dà la vita eterna, per non rinunciare alla carne del peccato che produce l’infelicità e la morte eterna! Dove compariranno quegli uomini che sono stati e sono lontani da Gesù, e che rifiutano l’unica vera e sublime felicità della vita, per non rifiutare i ceppi dell’infelicità?
È davvero impazzita l’umanità che affolla i ritrovi dove si perde la vita, e lascia deserto il tabernacolo dove la si trova e la si gode! Se si acquista familiarità con Gesù, e si orienta a Lui tutta l’anima, senza riserve, oh quanto è dolce conversare con Lui cuore a Cuore, nel placido silenzio che avvolge il tabernacolo!
Tu ci hai privilegiati, o Gesù, in una maniera mirabile; Tu sei con noi vivo e vero, Tu supplisci la nostra vita interiore, Tu sei nel tabernacolo rifulgente d’amore, e noi ti dimentichiamo, e tante volte riguardiamo come segreto di normale tranquillità stare lontano da te, o l’accomunarsi alle abitudini di quelli che non ti amano, o ti amano poco! Aprici gli occhi, non permettere più che siamo ingrati, castigaci se occorre, ma tienici fedeli all’amor tuo per sempre. Amen.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Dic 21, 2017 10:36 pm

Ascoltiamo don Dolindo

Venga Gesù, venga Gesù


Parlano di carità, di fratellanza e di amore, oggi, quelli che hanno le mani lorde di sangue, il cuore di Caino e l’anima di Giuda; dicono di voler fondare un mondo nuovo di giustizia quelli che hanno posto la giustizia sotto i piedi e l’hanno dilaniata, marciando alla testa dei popoli, da essi ridotti in orde di distruzione.
Venga Gesù, venga Gesù, vero Dio, sapienza eterna, fonte di verità, Redentore degli uomini, vincolo di carità vera fra i popoli, fiamma d’amore dei cuori, pace di tutta la terra.
Venga Gesù, e si avanzi sulle rovine dell’apostasia delle genti, inalberando di nuovo il vessillo glorioso della croce.
Vieni, Gesù, vita delle anime nostre, vieni a donarcela abbondantemente, secondo la tua promessa, e raduna tutte le nazioni nell’unico ovile della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Vieni, Cibo di vita agli affamati della povera valle, vieni, ristoraci, ridonaci le forze dello spirito, risollevarci nelle sante aspirazioni eterne!
A che ci giova aspirare al benessere materiale, per poi dilaniarci come lupi affamati, e distruggere con le nostre sa-crileghe mani la provvidenza che Dio ci dona? Abbiamo visto popoli interi che per un lembo di terra hanno subissato le nazioni in un uragano di fuoco, mentre la tua carità le avrebbe elevate, ed esse gemono nella fame, come il prodigo, dilaniandosi nell’angoscia più terribile!
Vieni, Gesù, e il Vangelo che meditiamo sia come fol-gore tonante contro le utopie umane e contro le insidie diaboliche, sia un nuovo sole nelle anime nostre, ci riscaldi, ci rianimi, ci attivi per la gloria di Dio, e ci guidi alle eterne vette della vera beatitudine. Amen.
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cassarà palma

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Re: ascoltiamo don Dolindo

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