ascoltiamo don Dolindo

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma Oggi alle 4:17 pm

Ascoltiamo don Dolindo

La Santa Messa

La Santa Messa è il sacrificio del corpo e del sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal Sacerdote a Dio, rinnovando così il grande sacrificio della croce. Sacrificio significa riconoscimento solenne di Dio come Padrone e Creatore di tutto; esso è l’omaggio che l’uomo fa di se stesso a Dio, è la riparazione delle offese fatte a Lui, ed è la preghiera più solenne che si elevi dalla terra.
L’uomo dovrebbe annientarsi per riconoscere il supre­mo dominio di Dio ma non potendolo fare perché non è padrone della sua vita, annienta dinanzi a Lui qualche cosa che sta in suo dominio. Per questo nell’antica legge si immolavano gli animali nel tempio, per questo il sacrificio è stato sempre la pratica di tutti i popoli della terra. Il dono inoltre essendo il più bel segno esterno di amore, ha la forza di placare il Signore, ossia di distruggere le tristi influenze del male ed il loro disordine, e diventa una preghiera piena di affetto.
Nella nuova legge Gesù Cristo si è immolato per noi morendo sulla croce, ed Egli ha voluto nella sua infinita misericordia, riprodurre e rinnovare veramente questo sublime sacrificio, nel sublime sacrificio della Santa Messa. In forza delle parole della consacrazione, infatti, sull’altare il corpo di Gesù appare diviso dal sangue, ed Egli si trova come immolato, e vi si immola veramente, benché incruentemente, cioè senza spargimento di sangue. Inoltre Egli nella Eucaristia ha un novello modo di essere, che con la Comunione del Sacerdote viene a cessare; Egli dunque muore sacramentalmente sotto di quelle specie.
La Santa Messa si offre per quattro grandi fini:
1° - Per adorare Dio in una maniera degna di Lui.
2° - Per ringraziarlo dei suoi benefizi.
3° - Per domandargli perdono dei peccati commessi.
4° - Per impetrare grazie e misericordie.
Il frutto particolare di quelli che assistono o partecipano alla Santa Messa è così distinto:
1° - Frutto generalissimo, che si applica a tutta la Chiesa sia militante che purgante, poiché il Sacerdote offre il Sacrificio in nome della Chiesa.
2° - Frutto generale, che si applica a quelli che assistono alla Messa o che vi concorrono materialmente, preparando le candele, le tovaglie, le ostie ecc. … Questo frutto dipende dalla maggiore o minore devozione di chi assiste alla Santa Messa o di chi remotamente vi concorre.
3° - Frutto speciale, che è la intenzione speciale per la quale si offre il Sacrificio, intenzione che viene determinata da quelli che concorrono al sostentamento del Sacerdote con la così detta elemosina della Messa.
4° - Infine frutto specialissimo che è riservato al Sacerdote stesso che l’offre.
Il frutto della Santa Messa di per sé è di valore infinito essendo infiniti i meriti di Gesù Cristo, benché l’applicazione possa essere limitata per le disposizioni individuali delle persone che ne usufruiscono, o per fini misteriosi della Provvidenza. La Santa Messa può offrirsi con intenzione speciale anche per i fedeli defunti ed allora costituisce il suffragio più bello che si possa fare.






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Messaggio  cassarà palma Ieri alle 7:10 pm

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Io sono la Madre della preghiera

Don Dolindo in tutte le sue lettere, e in molti altri scritti si esprime come se fosse Cristo Gesù e la Madonna a parlare: “Gesù dice”, “Maria Immacolata dice” sullo stile della Imitazione di Cristo.

Considerate l'uomo negli slanci della sua preghiera…
Oh com’è grande l'anima che si prostra alla presenza di Dio e che parla con Lui!
È Gesù che prega, perché solo Gesù comunica con Dio il suo Verbo infinito. Ma la comunicazione sostanziale del Verbo è diffusa in me, perché Egli si diede a me, volle essere mio figliolo, volle diventare la mia parola vivente. Per questo io parlai solennemente quando Egli si incarnò nel mio seno: In me l'umanità ricevette la parola, fu come la figliola che apprese dal babbo suo il linguaggio familiare. Io dunque parlo innanzi a Dio in nome dell'umanità, e sono la madre della preghiera, la madre della divina grazia che essa raccoglie e che fa spargere sugli uomini!
L'anima prega non già con le parole, ma sentendo la maestà di Dio.
L'anima domanda quello che Dio le prospetta, e la preghiera è l'elevazione dell'anima in Dio, perché Dio la eleva con la sua grazia. Essa quindi esulta in Dio Salvatore, più che domandare esulta, e non fa che umiliarsi in questa esultanza, perché Dio riguardi l'umiltà della sua creatura e ricolmi il vuoto formato in lei, lo ricolmi con i doni suoi. È così che l'anima si sente beata in tutte le sue attività, come la terra inaridita che è fecondata dall'acqua e dal sole.
È così che l'anima percepisce la potenza di Dio, e sentendola, lo prega più esaltandolo che supplicandolo; è così che l'anima sente la santità di Dio e gliela domanda nella medesima maniera. È così che l'anima apprezza la vastità della misericordia di Dio, ed esaltandola, lo prega di diffonderla sopra quelli che lo temono.
Negli slanci della preghiera l'anima conosce intimamente Dio, e naturalmente cade il misero edificio dell’orgoglio umano, cade la sua presunzione, si putrefà la sua ricchezza falsa e si sente ripiena della misericordia di Dio.
La preghiera è una grande forza perché è una grande grazia; ma voi non dovete immaginare che sia forza vostra o che consista nell'abbondanza delle parole.
Glorificare Dio, esultare in Lui, umiliarsi, riconoscerne la grandezza, implorarne la misericordia: ecco la preghiera vocale e mentale.
Riconoscere la povertà umana, demolire l'orgoglio, vuotarsi nel distacco, arricchirsi di Dio: ecco l'attività della preghiera.
Ricordate il valore della preghiera insegnatavi da Gesù nel Pater, e comprenderete il valore della preghiera.
Non vi affannate se vi sembra di non sapere pregare, mettetevi nelle mani mie materne; io sono la voce vostra, io pregherò per voi, io muterò l'aridità in fecondità innanzi al trono di Dio.
Per questo, dopo le misericordie straordinarie da voi ricevute, a voi sembra di non sapere pregare; in realtà voi non vi accorgete che crolla intorno a voi tutto un edificio logoro e vecchio, formato non già dalla grazia ma dagli sforzi umani.
È necessario che l'anima vostra si semplifichi, è necessario che sia tutta trasfusa dalla grazia, e per questo io vi sto preparando alle novelle misericordie.
Ricordatevi che io fui nel cenacolo con gli Apostoli proprio per prepararli a quella effusione straordinaria di grazie che li rese attivi per la gloria di Dio. Come madre io volli trasfondere nell'anima loro il cantico solenne dell'anima mia, io volli concorrere a rigenerarli nella grazia. Questa grande scena di amore vi rinnova, figli miei, e voi dopo questa preparazione vi sentirete ripieni dello Spirito Santo.
Umiliatevi perciò e pregate cercando la gloria di Dio!
Io vi sto nutrendo abbondantemente proprio per assorbire tutta la vostra giornata in questi grandi pensieri. Non vi do tempo di poter pensare ad altro, e le mie parole sono come il cenacolo che vi raccoglie, sono la vostra preparazione.
È giunta l'ora di Dio. Voi non avete fatto nulla per meritare queste grandi misericordie, ma io, madre vostra, ve le ho meritate.
Elevate il cuore in alto, esultati in Dio, umiliatevi, siate forti nella carità fraterna, fuggite le più piccole colpe avvertite, ed invocate il mio Nome, perché nei vostri cuori si stampi la bellezza di Gesù, la bellezza di Dio… Maria Immacolata».
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Nov 16, 2018 6:26 pm

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Umiltà, umiltà, umiltà...

Dunque, o creatura chiamata alla santità, se vuoi raggiungerla umiliati profondamente innanzi a Dio. L’anima che non si umilia, che è piena di sé, che si concentra in sé, esaltandosi nella sua estimazione di fronte agli altri, non attira la grazia di Dio, si stacca da Lui come se ne staccò Lucifero, compiaciuto di sé. Per l’umiltà, l’anima partecipa alla santità di Dio: Egli genera il Verbo conoscendosi ed il Verbo è sua Lode, infinito come Lui nella natura divina e l’anima, conoscendosi nella sua limitazione, non genera un verbo di lode, ma di umiltà, perché dalla limitazione e dalla miseria non può sorgere l’esaltazione, ma l’umile abbandono alla grazia ed alla misericordia di Dio.
Se l’anima non si umilia con amore, è dispersa da Dio. Dio, conoscendosi, generò il Verbo e con il Verbo spirò l’infinito Amore, e l’anima, conoscendosi, si umilia innanzi a Dio, e Dio la esalta, l’abbraccia con la sua grazia, la riempie di beni, la riceve come sua figlia, come sua serva fedele, e da essa spira l’amore che la unisce a Dio, la sazia di Lui, perché lo brama, e nel suo amplesso la santifica con il bacio della sua misericordia.
Oh, se le anime capissero questo segreto di vera santità che è l’umiltà! Oh, se intendessero che la grandezza vera della santità è l’umiltà! Il firmamento del cielo è immenso, e chi può raggiungerlo, chi può dirsi simile ad esso? I monti, i mari, i continenti non possono darne un’idea, non possono elevarsi in somiglianza con lui. Solo il piccolissimo atomo, la più umile delle creature, invisibile, porta nella sua struttura la somiglianza con il firmamento.
Dio è infinito, l’anima è piccolissima innanzi a Lui; ma, se per l’umiltà si fa atomo, può portare nella sua piccolezza la somiglianza con Dio per la grazia. Umiliarsi non è avvilirsi: è conoscenza di verità, è la verità della nostra piccolezza, come nell’atomo fissato o scisso, genera un’ardente fiamma d’amore a Dio, fiamma di adorante apprezzamento di Lui, e questo è santità d’unione mistica, ascesa di somma santità.
O anime che aspirate alla santità, perché Dio è santo, umiliatevi innanzi a Dio, e cogliete tutte le occasioni della vita terrena per umiliarvi innanzi a Dio ed innanzi alle stesse creature che ve ne danno occasione, per glorificare Dio nella vostra santificazione profonda. Dall’umiltà, come fioritura di un ceppo virente, sboccia l’altro ramo dell’amore a Dio che è l’amore al prossimo, la carità, la pace.
Il Verbo di Dio si umiliò facendosi Uomo, sino alla morte di croce, e se la divina sua maestà volle umiliarsi per noi, facendosi obbediente sino alla morte, noi potremo trovare difficoltà ad umiliarci? Togliamo dalla nostra vita tutto quello che è superbia: un giudizio duro sugli altri è superbia; una parola frizzante è saetta di superbia; un dispetto è superbia che reagisce; una contesa è superbia che vuole imporsi; ogni mancanza di umiltà è come barriera che si oppone al fluire della grazia di Dio che ci santifica.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Nov 15, 2018 9:41 pm

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Il Sacerdote modello di santità

Ecco le relazioni di un ministro di Dio col popolo e del popolo con un ministro di Dio: il Sacerdote è l'esemplare e la forma del fedele, ed il fedele deve farsi come lui. Questo deve richiamare efficacemente il Sacerdote non solo all'osservanza dei suoi doveri, ma alla santità, perché com'è il Sacerdote così è il popolo. Il Sacerdote deve potere esortare i fedeli col proprio esempio, e con maggior ragione, a passare dalla legge del mondo a quella dell'Evangelo.
Il Sacerdote deve farsi come il popolo, deve vivere col popolo, deve pregare col popolo, deve mostrarsi del popolo e sempre come luce ed esempio del popolo. È un pessimo uso quello di alienarsi dalla vita del popolo, e contentarsi solo di compire più o meno al momento opportuno le sacre funzioni, rimanendo per il resto nelle sacrestie a parlare o ad oziare. Se il popolo adora Gesù, il Sacerdote deve essere come lui un adoratore pubblico di Gesù insieme al popolo, perché questo giova più di qualunque predica. Se il popolo ascolta la parola di Dio, il Sacerdote deve essere con lui ad ascoltarla, e non per ostentazione o ipocrisia, ma per nutrirsene. Egli è come il tronco vitale della sua Chiesa, e i fedeli sono i rami; or se il tronco non assorbe dalla radice gli umori vitali, come può trasmetterli ai rami? La fede del Sacerdote giova al popolo, e la fede del popolo giova ai Sacerdoti.
Il Sacerdote non deve mostrarsi mai offeso anche per le ingiurie che può raccogliere, o le contraddizioni che incontra nel suo ministero, ma deve mostrarsi superiore a tutte le beghe umane, e pieno di generosa carità con tutti.
Dolorosamente molti Sacerdoti, per la stessa immensa superiorità della loro dignità e del loro ministero, sono i più facili ad offendersi e i più tenaci nei loro risentimenti. Non si può dire loro una parola di esortazione, o, peggio, di rimprovero, senza che essi si sentano immediatamente offesi, e si mostrino tenacemente contrariati, fino al punto da essere a volte intrattabili.
Le offese che il Sacerdote riceve debbono essere come quelle nubi fugaci che passano innanzi al sole, lo oscurano per un momento, e poi subito lo fanno riapparire nella sua luce. Molte volte, invece, le offese diventano come cumuli di tempeste per il povero Sacerdote, e non si diradano se non si sono scaricati sulla vigna del Signore, causandovi incalcolabili danni. Il Sacerdote deve immediatamente sorridere a chi l'offende, proprio come sole che riappare fulgido dalla nube fuggente, e non deve mai trascinare a lungo le questioni e le dissensioni.
Il popolo, a sua volta, non deve mai disprezzare il Sacerdote per le infermità del suo carattere, ma deve prescindere dai suoi difetti, e accoglierlo come Angelo di Dio e come Gesù Cristo medesimo, togliendosi persino gli occhi per darglieli, se fosse possibile.
Non c'è cosa più stupida e scellerata quanto l'avversione che molte volte il popolo, sobillato dagli empi, ha contro il Sacerdote. Per quanto un ministro di Dio possa essere miserabile e deficiente nella sua vita privata, infatti, è sempre il migliore amico del popolo, perché serba per lui i tesori immensi della misericordia e della grazia divina.
Il Sacerdote è come una mamma, e somiglia alla verginale fecondità di Maria, poiché i figli spirituali che egli genera li riceve per opera e virtù dello Spirito Santo. Generandoli deve formare in loro Gesù Cristo, e quando muoiono alla grazia deve rigenerarli a Gesù Cristo finché non sia formato in loro. Or questa rigenerazione non può farla che con molta pazienza, perché si trova sempre in certe posizioni difficili che contrastano con la sua natura. Egli è un benefattore spirituale, e deve correre appresso a quelli che deve beneficare, quasi che dovesse egli ricevere da loro una grazia. S'immola per il loro bene, e moltissime volte ne è ricambiato con ingratitudini e disprezzi.
Passa la sua vita in un lavoro consumante più di qualunque altro lavoro, e raccoglie in ricompensa la calunnia e la persecuzione. Compie le azioni più grandi e nobili che può compiere un uomo sulla terra, ed è riguardato poco meno che un minorato od un ozioso parassita. E tutto questo in una vita generalmente povera e ristretta, senza un sollievo materiale, senza un divertimento innocente, senza affetti terreni. Questa posizione richiede in lui molta pazienza e molta carità soprannaturale. Ecco il modo come egli deve riguardare tutti i fedeli, cercando di essere loro utile in tutto quello che può, ed amandoli veramente in Gesù Cristo. E tra i fedeli la sua parte privilegiata debbono essere i peccatori e i sofferenti, i piccoli e gli umili, i diseredati e gli abbandonati, in modo da consolare, consigliare, aiutare come può, con le sue forze e con quello che può raccogliere dalla carità. Il mondo si cambierebbe in pochissimo tempo se i Sacerdoti sapessero generare le anime e formare in loro Gesù Cristo; il regno di satana dovrebbe cedere al Regno trionfante di Dio!
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Messaggio  cassarà palma il Mer Nov 14, 2018 3:27 pm

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Occorre rieducare le anime
Oggi occorre una rieducazione fondamentale del popolo, affinché le chiese siano case di orazione e non spelonche di ladri. Occorre educare le anime al rispetto della divina Maestà, e comprenderle tutte del dovere che hanno di unirsi a Gesù Cristo vivente nel santo tabernacolo, per adorare, ringraziare, espiare e pregare con Lui.
Non è possibile continuare la vita cristiana col confuso indirizzo che attualmente ha nel mondo; è necessario definirne le caratteristiche con precisa e santa intransigenza, eliminando dalla vita e dalla società dei fedeli tutto quello che non è cristiano. Come si definiscono le caratteristiche dei partiti, affinché un colore politico sia inconfondibile con un altro, così, e molto più, occorre definire nella propria vita le caratteristiche cristiane, e definirle fin dall'infanzia.
Per riuscire in questo arduo lavoro bisogna cominciare dal clero e dagli ordini religiosi, eliminando da questa nobilissima casta quel fermento che corrompe tutta la massa, e facendo in modo che siano santo lievito di una vita nuova in mezzo al popolo cristiano. La preoccupazione principale dei Pastori della Chiesa dev'essere questa: eliminare tutto quello che è infetto, e promuovere la profonda santificazione di quelli che debbono santificare gli altri. Non si tema che, facendo un'epurazione di queste caste, si avrebbe la solitudine e la mancanza di elementi. No, è proprio il contrario, poiché le anime che veramente vogliono servire Dio sono attratte al santuario o alle case religiose proprio dalla santità di quelli che le abitano.
Non è tanto la disciplina esterna rigorosa e intransigente che è fonte di ordine e di bene, ma è la disciplina interna, è il vivificare le anime con la grazia dello Spirito Santo e il riscaldarle col santo amore di Dio. Più che con i fulmini della severità bisogna formare le anime con la preghiera, la grazia soprannaturale e l'intima unione e familiarità con Gesù Sacramentato. L'anima è come un fiore silvestre, cresce tra le pietre, le immondizie e le spine, ma se ha l'acqua che lo vivifica e il sole che lo riscalda e feconda, cresce sul suo fragile stelo, apre la sua corolla e produce il frutto.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mar Nov 13, 2018 6:59 pm

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Occorre rieducare le anime


Oggi occorre una rieducazione fondamentale del popolo, affinché le chiese siano case di orazione e non spelonche di ladri. Occorre educare le anime al rispetto della divina Maestà, e comprenderle tutte del dovere che hanno di unirsi a Gesù Cristo vivente nel santo tabernacolo, per adorare, ringraziare, espiare e pregare con Lui.
Non è possibile continuare la vita cristiana col confuso indirizzo che attualmente ha nel mondo; è necessario definirne le caratteristiche con precisa e santa intransigenza, eliminando dalla vita e dalla società dei fedeli tutto quello che non è cristiano. Come si definiscono le caratteristiche dei partiti, affinché un colore politico sia inconfondibile con un altro, così, e molto più, occorre definire nella propria vita le caratteristiche cristiane, e definirle fin dall'infanzia.
Per riuscire in questo arduo lavoro bisogna cominciare dal clero e dagli ordini religiosi, eliminando da questa nobilissima casta quel fermento che corrompe tutta la massa, e facendo in modo che siano santo lievito di una vita nuova in mezzo al popolo cristiano. La preoccupazione principale dei Pastori della Chiesa dev'essere questa: eliminare tutto quello che è infetto, e promuovere la profonda santificazione di quelli che debbono santificare gli altri. Non si tema che, facendo un'epurazione di queste caste, si avrebbe la solitudine e la mancanza di elementi. No, è proprio il contrario, poiché le anime che veramente vogliono servire Dio sono attratte al santuario o alle case religiose proprio dalla santità di quelli che le abitano.
Non è tanto la disciplina esterna rigorosa e intransigente che è fonte di ordine e di bene, ma è la disciplina interna, è il vivificare le anime con la grazia dello Spirito Santo e il riscaldarle col santo amore di Dio. Più che con i fulmini della severità bisogna formare le anime con la preghiera, la grazia soprannaturale e l'intima unione e familiarità con Gesù Sacramentato. L'anima è come un fiore silvestre, cresce tra le pietre, le immondizie e le spine, ma se ha l'acqua che lo vivifica e il sole che lo riscalda e feconda, cresce sul suo fragile stelo, apre la sua corolla e produce il frutto.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Nov 12, 2018 7:35 pm


P A C E

Cos’è tutto questo agitarti? Pace, figlio mio, pace, poiché Gesù è soltanto pace!
Pace, pace, pace: questo Egli vuole donarti, questo deve essere l’ambiente della tua vita.
Appena risorto, Gesù diede ai suoi Apostoli la pace: Pax vobis. Si erano troppo agitati, prima.
Il bene è pace.
Il bene ti fa vivere di Dio, nel quale tutto è pace arcana, tutto è riposo tranquillo, tutto è atto puro, senza passaggio di passato e di futuro… Dio… Pace!
Il male è agitazione: l’impurità è agitazione dei sensi; l’orgoglio è agitazione della mente e del cuore; l’ira è agitazione dei nervi; l’invidia è agitazione del desiderio; l’avarizia è agitazione dell’avidità; la gola è agitazione dello stomaco; persino l’accidia è agitazione: è attività senza soggetto, senza ordine. Tutto è agitazione dell’anima, che vuole, che teme, che reagisce, che lotta.
Il bene è pace arcana; l’elevazione soprannaturale è pace divina…
Pace, figlio mio, pace!
Pace ai tuoi occhi che hanno tanto pianto…
Pace ai tuoi orecchi che hanno ascoltato tante parole violente…
Pace alla tua bocca che ha parlato con tanta agitazione…
Pace al tuo cuore, ai tuoi nervi…
Pace ai tuoi pensieri, che nell’agitazione ti hanno portato a disperare…
Pace all’anima tua perché abbia fede e riposi. La pace è come il sole che sorge e dissipa la nebbia…
Nella pace soltanto tu opererai fortemente, efficacemente e con sicurezza.
Pace!
Gesù è la tua pace,
Gesù è la tua sicurezza. v
(da uno scritto di don Dolindo – Servo di Dio)





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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Nov 10, 2018 2:25 pm

Pregate, pregate, pregate

Sono io, Maria Immacolata, madre vostra e vostra consolazione.
Pregate, figlie mie, pregate, pregate, vocalmente, col cuore, con la mente, con lo spirito… questa è 1a missione più grande che avete. Per questo Gesù vi ha dati tanti doni, per questo volle associare l'anima vostra al suo Sacerdozio, rendendovi voci di preghiera. Voi non avete allora compreso quello che Egli compì nell'anima vostra; ma Egli volle darvi tutte le attività della preghiera, e per conseguenza ve ne diede tutte le ricchezze. Ma voi non lo intendeste, ed Egli non ricevette che l'ingratitudine del dubbio, del sospetto, del disprezzo. Nel fondo proprio dell'anima voi avete sprezzata la grazia più grande che Egli vi Abbia fatta: l'unione dell'anima vostra a Lui Sacerdote, la partecipazione a quello che fu il mio Sacerdozio verginale.
Pregate, figlie mie, pregate! Gesù non vi voleva come sacerdotesse, nel senso vostro, ma come angeli di preghiera; non vi dava se stesso che per darvi una voce potente di preghiera. Egli si offriva e voleva che la sua offerta diventasse la vostra preghiera. Il Sacerdote offre il Sacrificio, lo realizza con la potestà che ha; voi raccoglievate invece l'immolazione mia, eravate con me ai piedi della Croce dove Egli stesso si immolava. Era uno dei misteri più belli di amore e lo avete disconosciuto. Ora pregate offrendo almeno con la preghiera vocale, col cuore, il Corpo ed il Sangue di Gesù. Pregate senza sfiducia, senza badare se avete diletti o se non ne avete, se avete fervore o non ne avete… pregate, perché pregando in unione con Gesù, per la gloria di Dio, la preghiera è sempre feconda. Pregate guardando solo Dio, desiderando solo la sua gloria, invocando il suo regno, il suo trionfo: questa è la preghiera più sincera e più bella: Cercate prima il Regno di Dio.
La vostra preghiera deve essere tutto un magnificat, cioè dovete lodare Dio con la voce, pregando vocalmente; col cuore sospirando la sua gloria; con la mente, meditando la sua grandezza; con le forze, operando per Lui; con la vita, dedicandovi a Lui. Tutto l'essere vostro deve essere come una preghiera vivente, e, come una colomba, dovete spiccare il volo continuamente verso Gesù, per attingere dal suo Sangue divino la forza, la grazia e l'alimento vostro. Elevatevi a Dio con l'amore, col desiderio della sua gloria, epperò annientatevi nella umiltà più profonda; in quella umiltà che vi fa prescindere da voi, che vi fa come dimenticare, che vi fa riguardare solo l'interesse della gloria di Dio. L'umiltà, la povertà di spirito, l'annientamento, il vuoto stesso e l'insufficienza dell'anima vostra, attirano lo sguardo di Dio, quando voi ve ne umiliate, abbandonandovi a Dio come sue piccole serve: Egli riguarda l'umiltà di chi vuole servirlo, non di chi si scoraggia e rimane abbandonata a se stessa. È così che Dio opera in voi cose grandi, realizza i piani della sua misericordia, la diffonde su tutte le generazioni. È così che viene il suo regno, la sua potenza si manifesta. È così che si vince il mondo superbo. È così che cade la potenza del male; è così che la povera umanità sale verso Dio, è saziata da Lui, è accolta da Lui, ed Egli solo regna secondo le promesse sue.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Nov 08, 2018 6:29 pm

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La grazia e la preghiera

Scuotiamo la nostra ingratitudine, consideriamo le grazie che riceviamo ad ogni momento, ed invece di dubitarne o ripudiarle, abbandoniamoci all’infinita bontà di Dio perché in noi si accrescano.
La grazia ha una certa infinità in noi: è incommensurabile, è senza limiti, è mirabilmente varia da anima ad anima, è feconda, immensamente feconda, sol che noi vi corrispondiamo. Chi non vi corrisponde non miete il frutto di questo seme divino posto nel suo cuore, non sente l’unzione di quell’olio soavissimo e celeste, non s’inebria di questo vino poderoso che tutto lo rinfranca.
Non è difficile corrispondere alla grazia, basta abbandonatisi e farsi da essa trasportare, basta farsi piccoli piccoli innanzi a Dio umiliandosi profondamente, e basta pregare.
Dobbiamo fare maggiore conto di questo mezzo di onnipotenza che Dio ci ha dato: la preghiera, e la preghiera fatta con fede, umiltà e costanza.
Nulla resiste alla preghiera, alla quale non resiste neppure Dio.
La grazia è come l’acqua fecondatrice, la preghiera l’attrae dall’alto. La preghiera è anch’essa una grazia, anzi una pioggia di grazie, dalla quale si formano fiumi di grazie e mare di misericordie.
Questa pioggia discende su tutte le terre, su tutte le anime, senza eccezione di persone, a meno che i venti urenti delle passioni, e soprattutto dell’orgoglio, non la sviino dal cuore lasciandovi il deserto.
Non siamo così vili da essere asserviti agli ordinamenti di satana, e a tutte le opere del mondo e della carne; chi cammina secondo i voleri di satana del mondo e della carne non può aprire il cuore alla preghiera e alla grazia, è abbandonato alla perdizione, agli scherni ed all’obbrobrio, mena una vita infelicissima e cade nell’eterna rovina. v
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Nov 01, 2018 9:27 am

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La morte

È raro, rarissimo, per non dire impossibile, trovare un uomo che goda nella vita presente, ma non è raro trovare chi, pur soffrendo, si trovi fra grandi ricchezze ed abbia prosperità nei suoi affari; ebbene, per questi gaudenti, la morte si leva come spettro terribile sui loro passi, e il suo ricordo li rattrista profondamente. È anche questa una delicatezza del paterno amore di Dio, che non può tollerare di vedere la sua creatura totalmente impegolata nelle miserie della vita presente, e legata ad esse quasi fossero veri beni.
L'uomo cerca dissimulare in tutti i modi la propria pena interiore, cerca un diversivo nella vita fragorosa del mondo, s'inabissa persino nei peccati, ma non può dimenticare che deve morire; se lo sente ricordare tutti i giorni dai funebri rintocchi delle campane, dal lento incedere delle esequie, dal lutto per i propri cari che passano prima di lui all’eternità; sente in se stesso la voce cupa della morte negli anni che passano, nelle forze che vengono meno, nei denti che cadono, nei capelli che imbiancano o si sfoltiscono, nella stessa esuberante vita delle giovani generazioni che sorgono per rimpiazzare la sua. Che cosa vale la casa elegantissima? Essa è per quelli che verranno; per il vecchio che l’abita è quasi il vestibolo della bara. A che servono le ricchezze smisurate? Esse debbono lasciarsi, e sta pronta nello scrigno la carta testamentaria ch'è un avviso di morte. I divertimenti non saziano, anzi acuiscono l'insaziata fame dell'anima, ma anche quando illudono, viene subito lo spettro della morte a dissiparne l’effimero fascino. È terribile! È tanto più doloroso quanto più l'uomo ha chiuso il suo cuore negli asfissianti beni della terra, e non avendo alcuna aspirazione eterna, vive brutalmente come un giumento! Nessuno s'illude che non debba morire, e quando un uomo si sbriglia nella vita, un malanno grave lo richiama alla realtà penosa ed inevitabile; i medici stessi, con la loro troppo comune impotenza di fronte ai malanni veramente gravi, accrescono la percezione della realtà penosissima, e la loro presenza è un preannunzio di morte. Il Sacerdote no, non è annunzio di morte, è invece apportatore di vita immortale; viene negli ultimi momenti per mutare fisionomia alla morte, per trasfigurare lo scarno teschio che ne è simbolo, in luce aureolata di verità, di amore e di pace. Il Sacerdote viene per portare il Medico Divino ed il rimedio sovrano contro l'infermità dell'anima e del corpo, l'Unzione degli Infermi, viene per profumare la stanza afosa col profumo della preghiera; egli è benedizione divina, è apportatore di pace nelle profondità del cuore. All’infuori di questa figura di vita, tutto è ricordo di morte nella stanza di un infermo grave; i beni temporali e le agiatezze medesime che dovrebbero sollevarlo, lo angustiano, perché pensa che deve lasciarli in testamento agli altri.
Di fronte alla morte bisogna prendere un atteggiamento di pacata rassegnazione pensando ch’essa è stabilita dal Signore per tutti, e ci apre le porte di una novella vita. Dire ch'è stabilita da Dio, è lo stesso che dire ch'è trasfusa di pace e di amore; il Signore anestetizza, per così dire, in ogni modo il corpo e l'anima del morente, e massime di chi muore in grazia sua, di modo che rende meno penoso quel dolore che in sé è il più grave, perché è la separazione dell’anima dal corpo. Non dobbiamo lamentarci della vita, perché è un gran dono di Dio; non possiamo presumere di averla lunga o breve, perché questo dipende unicamente dalla Volontà del Signore, secondo un disegno di precisa sapienza; contro questo disegno non può esserci recriminazione nel tempo, come non ce n'è nell'eternità, dove tutte le disposizioni di Dio appariscono in una grande luce di sublime e precisa bellezza. Quelli che imprecano alla vita, o peggio attentano ai loro giorni, sono esseri stolti od anormali, ridotti dal peccato a tale stato di degradazione, da contrastare il sentimento della propria conservazione ch'è radicato in tutte le creature viventi. Il suicida arma la propria libertà contro se stesso, e Dio non glielo impedisce; ma facendo così va incontro ad una pena terribile, e lungi dal trovare nella morte il riposo, vi trova la perdizione eterna.


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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Ott 31, 2018 2:34 pm

Alla nostra generazione manca la coscienza cristiana

È innegabile che la maggior parte di quelli che si professano cattolici sanno appena, come un’infarinatura superficialissima, qualcuna delle verità della Fede, appresa nei primi anni della vita, quando affrettatamente e stentatamente andavano a scuola ancora bambini, o quando si preparavano alla prima Comunione, con istruzioni affrettate, nel frastuono dell’incoercibile ed irriflessiva vivacità dell’infanzia. Non si può negare che quelle istruzioni superficiali, apprese pappagallescamente, furono come un poco d’acqua sul terreno, che presto evaporò, rendendo impossibile la germinazione di una vita veramente cristiana e la fecondità della grazia di Dio e dell’azione dello Spirito Santo nell’anima. È così che alla nostra generazione manca la coscienza cristiana.

Travolta dal mondo paganeggiante e corrotto, avvelenata dagli errori e dalle superstizioni, rimane in essa soltanto un vago sentimento religioso, quando non è manifestamente apostata; una stentata e quasi incosciente pratica dei Sacramenti: una reminiscenza di preghiere più o meno storpiate; un’assenza completa, o quasi, della vita della Chiesa credente e supplicante nella sacra Liturgia che ne è come il palpito ed il respiro.

Manca la coscienza vera di Dio, di Gesù Cristo Redentore, di Maria Santissima, dei santi, dei doveri cristiani, e rimane, solo nelle circostanze penose della vita, un certo bisogno di pratiche religiose, per ottenere grazie temporali, quasi come ultimo ricorso disperato ad un rimedio, ad un intervento superiore che, nella possibile delusione, sfocia facilmente nell’incredulità, se non nella bestemmia.

Questa coscienza profondamente cristiana manca anche nelle anime consacrate a Dio, per mancanza di formazione profonda dell’anima, molte volte distratta da studi malfatti, avvelenati da aberrazioni moderniste o, per le suore, da quisquilie di formalismi, se non da pettegolezzi che fanno rinascere le debolezze femminili, e non immergono l’anima in Dio. v



Preghiamo il Signore che, per la sua gloria e per una più apprezzata penetrazione della sua Divina Parola in mezzo al popolo cristiano, disponga – se è nei suoi disegni – che sia elevato all’onore degli altari Don Dolindo, sacerdote che, nella sua umiltà e nella sua mistica unione con Gesù sofferente per i peccatori, giorno e notte ha consumato la vita per la salvezza delle anime. Voglia unirsi in questo voto anche la Vergine Santissima Immacolata che lo ebbe figlio devoto e predicatore della sua mirabile grandezza e misericordia.




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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Ott 28, 2018 10:30 pm

Ascoltiamo don Dolindo

La preghiera è la nostra forza

Ho sentito molte volte certe persone che si mostravano sfiduciate nelle vie del bene e della virtù e che dicevano: «Io vorrei essere buona, vorrei fuggire il peccato, vorrei farmi santa, ma non ne ho la forza. Ci ho provato tante volte, ma ho visto che sono debole e ho rinunciato completamente all'idea».
Dio stesso ci solleva da questa debolezza permettendoci di supplicarlo, di pregarlo, di attirare così in noi la sua medesima potenza. La preghiera è il grande mezzo che supplisce a tutte le nostre deficienze morali e che ci rende capaci di una virtù che deriva da un aiuto speciale di Dio, da un dono suo. Di qui la grande parola di sant'Alfonso: «Chi prega si salva e chi non prega si danna». Quando uno non prega, si riduce necessariamente come un fanciullo abbandonato a sé stesso, che ha le mani ma non può provvedere alle sue necessità; ha le gambe ma non può camminare, perché sono deboli; ha la lingua ma non può parlare, perché non sa esprimersi. La nostra casa, allora, è deserta e desolata, e dove non penetra la mano potente di Dio non regna che lo squallore.
Noi preghiamo poco e, quel che è peggio, preghiamo solamente con le labbra, perché siamo persuasi che la preghiera sia semplicemente una voce che oltrepassa la nostra povera terra. Non sappiamo che essa, invece, è una vera forza, perché ci attira sul capo la protezione di Dio.
Un'anima si trova dinanzi ad un pericolo e prega con viva fede: il pericolo svanisce, per esempio si calmano le onde del mare, si dissipa la tempesta, ecc. La preghiera equivale, in questo caso, alla forza immensa che ci sarebbe voluta per frenare i venti e per domare una tempesta.
San Francesco di Paola domanda ad alcuni barcaioli di trasportarlo per mare; essi si rifiutano e allora il Santo prega, poi distende sulle onde il suo mantello, vi si siede sopra e attraversa così il mare. La sua preghiera equivale alla forza di un battello che si muove.
Noi ci sentiamo pigri nello spirito, ci annoiamo di tutto e ci pare di esserci scoraggiati nella via del Cielo; preghiamo, e subito Dio viene nell'anima nostra e la rafforza. Questa preghiera equivale alla forza di una lunga abitudine e di un lungo esercizio. Se, infatti, la preghiera è la forza dello spirito, è chiaro che, vivendo senza pregare, l'anima si infiacchisce, si debilita, è come abbandonata alla sua potenzialità, che non è se non debolezza e miseria. Per questo, Gesù ci raccomandò con tanta insistenza di pregare sempre e di non desistere mai; per questo volle, Egli medesimo, insegnarci a pregare.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Ott 28, 2018 10:27 pm

Don Dolindo Ruotolo e Padre Pio, due vette di santità

Padre Pio diceva: Cosa venite a fare qui a San Giovanni Rotondo voi di Napoli? Avete Don Dolindo che è un santo sacerdote.
Don Dolindo Ruotolo, sacerdote e terziario francescano. Un amanuense dello Spirito Santo, una Sapienza infusa dall’alto, un taumaturgo di non minor potenza del confratello cappuccino, uno stigmatizzato di Cristo già nel nome, un figlio prediletto della Vergine iniziato alla sapienza delle Scritture, un servo fedele che volle essere il nulla del nulla in Dio e il tutto di Dio negli uomini.
Questo santo sacerdote fu un anticipatore del Concilio Vaticano II, propugnò, tra l’altro, la Messa vespertina, la Comunione al venerdì Santo, la revisione delle norme riguardanti il digiuno eucaristico, la riforma liturgica.
Innumerevoli fedeli lo seguivano, persone umili, professionisti, scienziati, come Enrico Medi che ogni giorno si recava e si sedeva ai piedi di Padre Dolindo per ascoltare la sua parola.
A Napoli tutti lo vedevano camminare con in mano una borsa di pezza nera, piena di pietre per una penitenza che gli pesava molto, perché soffriva di un’artrosi che lo aveva letteralmente piegato in due. Nell’altra mano aveva sempre la corona del rosario, dal quale non si staccava mai, per pregare per tutte le anime che gli confidavano le loro pene. La sua vita fu una offerta continua, fu Ostia vivente consumata con amore alla Chiesa.
Padre Dolindo fu calunniato e rispose con l’amore a chi lo calunniava, pregava per loro e quando li incontrava attraversava lo strada per baciargli la mano. Non permetteva a nessuno di parlare contro i suoi calunniatori. Isolato e calunniato scriveva ogni giorno alle sue figlie spirituali per sostenerle e prevenirle da giudizi sulla Chiesa Santa e Immacolata.
E’ stato un Santo, e ne ha avuto tutti i carismi: bilocazione, esorcismi, profezia, vivendo sempre in pieno tutte le virtù di umiltà, obbedienza, silenzio. Ma da un Santo ci si aspettano i miracoli, ed innumerevole è la documentazione di eventi straordinari concessi da Dio per sua intercessione.
Padre Dolindo ha soprattutto lasciato una mole immensa di scritti di mistica, di ascetica, e altri scritti come gocce di balsamo per molte anime. Ma la sua opera più grande è il suo immenso commento alla Sacra Scrittura, dettagliando ogni libro della Scrittura fin nei minimi particolari. Un’opera la cui lettura è sorgente di grandi miracoli, soprattutto conversioni, per le anime che in tale lettura si formano e crescono, miracoli avvenuti ieri, oggi e sempre a tutti quelli che si nutrono della Parola di Dio.
Grazia Ruotolo
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Ott 27, 2018 7:47 am

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Non rinfacciare i torti ricevuti

Impariamo ad avere una carità delicata per chi soffre, non lo rimproveriamo neppure delle sue colpe quando ha l'anima esacerbata, non gli ricordiamo i castighi che lo hanno colpito. Stimiamoci sempre peggiori degli altri, non cadiamo nella volgarità ributtante di rinfacciare i torti ricevuti, le debolezze del carattere, l'ignoranza, l'inesperienza, la mancanza di educazione.
Non ci eleviamo mai a maestri innanzi a chi soffre, ma mostriamoci piuttosto come servi, pronti ad ogni ufficio di carità; non mostriamo di disistimare chi è colpito dalla sventura, ancorché fosse colpito per sua colpa; imitiamo la carità di Gesù Cristo che non solo riabilita il peccatore, ma lo arricchisce, gli mostra un amore più grande di quello che porta ai giusti medesimi, lo riguarda come sua parte prediletta, come unico scopo della sua Incarnazione.
Nel parlare non trascendiamo mai in volgarità, non insultiamo, non gridiamo, poiché chi vuoi veramente far del bene ad un povero peccatore sofferente non può e non deve amareggiarlo, ma deve lenire le piaghe con la carità di Gesù Cristo. Non usiamo mai un parlare subdolo, acre, velenoso, sospettoso, pieno d'insinuazioni, palliandolo con lo zelo, con la pietà, col rispetto dovuto a Dio, perché la pietà avvelenata dall'ira, dall'invidia, dalla vendetta e dal risentimento è al cuore più amara del fiele, e serve solo a generare il disgusto per tutto quello che è santo.
Se veramente amiamo il bene di un peccatore, preghiamo per lui, sacrifichiamoci, umiliamoci, consoliamolo e facciamogli sentire riflessa nella nostra vita la bontà e la carità del Signore.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Ott 10, 2018 1:40 pm

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Talvolta più che chiedere pretendiamo

Le divine parole di Gesù sulla fede e sulla preghiera a noi sembrano oscurissime, anche se non osiamo dirlo, perché ci pare di non vederne l'avveramento nella nostra vita. Rimaniamo quasi sempre delusi. «Domandate e riceverete, picchiate e vi sarà aperto…». E noi domandiamo e non otteniamo, picchiamo e non ci viene aperto. Possiamo dire, senza esagerazione, che la massima parte dei Cristiani, delle anime pie, gemono delusi, perché sembra loro che le domande che fanno falliscano; che le insistenti picchiate siano fatte a chi è sordo. Implorano, ma vedono che le cose vanno fatalmente per il loro verso; picchiano, e credono di picchiare con le novene ripetute, con le promesse e i voti che fanno, con le penitenze, i fioretti ai quali si sottopongono. Nell'ansia di ciò che domandano si aggrappano alle preghiere segnalate come irresistibili, all'intercessione del Santo o della Santa che sembra od è annunziata come capace di superare ciò che è impossibile. Preghiere cimentanti la loro fede più che dilatanti la loro speranza. Si fanno illudere, questi cristiani, persino da impeti di superstizione, ultima risorsa, sembra loro, per avere ciò che domandano; ultima picchiata vigorosa per essere aperti. Vanno cercando ciò che domandano tra le tredici grazie che dicono fatte ogni giorno da Sant'Antonio; si attengono alle insinuazioni anonime delle superstiziose e deprecate catene di preghiere; sono dominati in questo più dal timore dei castighi minacciati in queste stolte propagande, e fanno con scrupolosa esattezza le nove copie da far recapitare a nove persone. Pensano di porre come loro voce implorante tre candele accese in onore della SS. Trinità, e persino di dividere il cibo in tre porzioni, e l'acqua che bevono in tre sorsi, i passi che fanno in tre cadenze.
Prescindendo da queste stoltezze che si credono preghiere, molti cristiani invocano Gesù, invocano Maria SS. con clamorose grida, e si appellano alla bontà di Gesù, ai dolori di Maria, con impeti agitati che non sono fede, ma che nascondono la sfiducia; sono come i pianti capricciosi dei bimbi, che più che domandare pretendono, più che supplicare vogliono, assolutamente vogliono, anche quello che a loro nuoce. Sono invocazioni che agitano l'anima in sé stessa, e non la elevano; sbatacchiamenti di ali nel terriccio, che non si aprono, che non hanno uno slancio di volo; implorazioni senza umiltà, presunzione d'imporre assolutamente la propria volontà, senza rimettersi a quella di Dio, in un pieno abbandono al suo amore e alla sua misericordia. v



Preghiamo il Signore che, per la sua gloria e per una più apprezzata penetrazione della sua Divina Parola in mezzo al popolo cristiano, disponga – se è nei suoi disegni – che sia elevato all’onore degli altari Don Dolindo, sacerdote che, nella sua umiltà e nella sua mistica unione con Gesù sofferente per i peccatori, giorno e notte ha consumato la vita per la salvezza delle anime. Voglia unirsi in questo voto anche la Vergine Santissima Immacolata che lo ebbe figlio devoto e predicatore della sua mirabile grandezza e misericordia.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Set 10, 2018 10:27 pm

Maria sia per noi la splendida città di Dio

Se gli apostoli sono il fondamento della Chiesa, Maria ne è lo splendore, poiché è innalzata al di sopra di essi nel fastigio della grazia, ed è tutta come purissimo oro nella ricchezza delle grazie e dei privilegi che l’arricchiscono. Le genti camminano alla sua luce, perché per Lei vengono agli uomini tutte le grazie, i Re della terra portano e Lei la gloria e l’onore, perché Lei è Regina dei cieli, e le genti la esalteranno fino alla consumazione dei secoli, chiamandola beata.
Nel pellegrinaggio terreno, Maria sia per noi la splendida città di Dio che c’incoraggi ad amare la virtù, a sospirare all’eterna gloria, a camminare per i sentieri che ad essa ci conducono. Innanzi alla sua purezza immacolata noi intendiamo che nulla d’immondo può entrare in Cielo, e fuggiamo le abominazioni dei sensi; innanzi al suo splendore, che è candore dell’eterna luce e dell’eterna verità, intendiamo che non possiamo vivere delle menzogne della vita presente; Lei, vincitrice di satana, può darci la vittoria sulle insidie del maligno, e può condurci all’eterna vita.
O Maria, o Maria, la Chiesa militante guarda a te in questi tempi di angoscia mortale, e da te aspetta il suo trionfo e il rinnovamento di tutto in Gesù Cristo e per Gesù Cristo.
La tua gloria deve rifulgere di nuovo splendore in questo mondo desolato, e fra queste macerie ancora fumanti tu devi mostrarti a tutta l’umanità come mistica città di Dio, visione di pace, luce di perfezione, splendore che ci attrae al Re pacifico.
Nella notte del pellegrinaggio terreno, tu sei la nostra luce; eletta come la luna; splendente immacolata nei raggi dell’eterno Sole, tu ti levi Regina sulla nostra povera valle di pianto. Traccia tu la via del Cielo ai poveri peccatori, rinnova con la potenza della grazia di Dio questi poveri templi diroccati, fa’ risplendere nuovamente su questa terra la luce del Signore.
Tu sei donna mirabile vestita di sole nel tuo concepimento immacolato, e sei città gloriosa di Dio nella tua assunzione alla gloria e nella tua materna regalità.
Ti cinga il capo questa nuova corona di gloria, e tutte le genti camminino nella tua luce, ascendendo al trono dell’eterno Amore.
Per te venga il regno di Dio nei nostri cuori, per te venga nel mondo o Regina, o Madre di misericordia, o vita, o dolcezza o speranza nostra. A te leviamo la voce, noi esuli figli di Eva, a te sospiriamo gemendo e piangendo in questa valle di lacrime.
Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi o nostra Avvocata, spandi su di noi i raggi delle grazie delle quali sono piene le tue mani, e dopo questo esilio mostraci Gesù, frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolcissima Vergine Maria.


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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Set 02, 2018 10:40 am

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Gli analfabeti dello spirito


La civiltà moderna, della quale tanto orgogliosamente l’umanità si gloria, fa orrore.
Se ci fosse un regno nel quale il 95% fosse formato di analfabeti, sarebbe un regno di barbari. Ebbene forse più del 95% degli uomini sono analfabeti nelle cose dello spirito.
Se un territorio fosse così rimboschito, da essere pieno di belve, tanto da non poterlo attraversare senza essere azzannati, non sarebbe una città ma una giungla. Ebbene, il mondo è così pieno d’insidie per l’anima, ch’è peggiore di una giungla.
Se un paese non avesse luce, non avesse mezzi di locomozione e tanto meno di comunicazione aerea, se mancasse di strade, se difettasse di tutto ciò che serve alla vita, pur potendo avere con facilità tutto ciò che potrebbe servirgli, sarebbe un paese selvaggio. Ebbene, il mondo, pur avendo a disposizione le vie del bene, la luce soprannaturale della Fede e le forze per elevarsi nei voli dello spirito, rimane nelle sue tenebre e come lombrico, striscia nella mota senza uscirne mai.
In questo ambiente di abiezione, e con la minaccia imminente di così gravi flagelli non si può rimanere inerti, o peggio seguire lo spirito perverso ed apostata del mondo. Bisogna rinnovarsi, elevarsi, santificarsi, affinché nei pericoli terribili possiamo trovare il nostro unico rifugio in Dio e nella Chiesa.
Bisogna opporre, all’odio che domina, la carità più delicata, e mentre si affilano le armi, occorre intensificare la carità, e pensare che ogni mancanza contro il nostro prossimo si rivolge contro Gesù Cristo, ed è come un colpo dato sui suoi occhi, perché Egli ci ama come la sua pupilla.
Bisogna opporre alla miscredenza una fede viva, all’idolatria per lo Stato un profondo attaccamento per la Chiesa, all’impurità dilagante un candore angelico, alla dimenticanza di Dio una preghiera costante. Oggi più che mai è indispensabile separarsi dal mondo e dal suo spirito ed attaccarsi alla Chiesa, perché fuori di quest’arca di salute si è travolti dal male, e si precipita nell’abisso dell’eterna rovina.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Ago 31, 2018 4:12 pm

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Due ostacoli interni alla vita della Chiesa

Non è superfluo il riflettere novellamente che la Chiesa è formata di uomini, e che Dio nulla toglie ad essi della loro libertà e della loro volontà, anche se stanno all'apice della gerarchia. La vita degli uomini che formano o che reggono la Chiesa non toglie nulla allo splendore delle sue note caratteristiche, ma può influire sulla diffusione delle grazie soprannaturali che Dio spande sul suo popolo. Quello che si dà per virtù dell'atto soprannaturale, non è interamente diviso dalla perfezione del canale per il quale la grazia si comunica, e quindi la cattiva vita di chi è Ministro di Dio influisce molto sull'assorbimento delle misericordie divine da parte dei fedeli. È una verità poco considerata, ed è dannoso che un'anima, insignita della potestà divina del Sacerdozio, riposi troppo sull'opere operato.  
Dio non ci rende mai strumenti puramente passivi delle sue grazie, lascia a noi anche in questo la libertà di cooperare alle sue misericordie. Si cammina lo stesso in una strada fangosa, ma si ha il passo più svelto in una strada pulita, ombreggiata e profumata dai fiori. Il Signore dà tante ricchezze concomitanti a quelle che si hanno per i Sacramenti, tante illuminazioni interne, tante unzioni speciali di grazia, che vuole comunicare per lo stesso suo Ministro, per decoro della missione che gli dà, per divina signorilità, per renderlo in certo modo fontana di grazie; quando il Ministro è indegno, tutta questa ricchezza è sperperata.
Il Sacerdote quindi ha il dovere di essere santo e d'imitare in questo Maria SS. La Vergine benedetta non ha dato solo il suo Corpo verginale perché lo Spirito Santo vi formasse il Corpo del Re d'Amore, ma ha dato la sua anima, il suo cuore, la sua vita, con tale esuberante pienezza, da essere Essa stessa una fontana di grazia e di benedizioni. Più il Sacerdote è di Dio e più zampilla da Lui la grazia, più è santo e più diventa canale di speciali misericordie che vivificano le anime e le rendono più familiari col Signore. La vita santa del Sacerdote è il condimento del cibo celeste, è l'aroma che lo rende più gradito, è il sale che lo rende più assimilabile.
Da questo principio ne viene come logica conseguenza che la vita della Chiesa può essere influenzata ed è influenzata dalla vita dei suoi ministri. Tutto dev'essere soprannaturale in questo meraviglioso organismo, perché la Chiesa è immagine viva dell'ineffabile mistero di Dio, è il riflesso del seno del Padre che genera il Verbo, del Verbo che glorifica il Padre, e dello Spirito Santo che è l'Amore infinito del Padre e del Figliolo. La Chiesa è principio di vita, è sapienza divina, è amore divino; dona la vita soprannaturale, la sapienza eterna, l'amore eterno; in questa sublime armonia ogni attività, ispirata a vedute umane, è una stonatura che non la distrugge, è vero, ma impedisce che essa si spanda per l'aria serena in tutta la sua placida e vigorosa pienezza. Tutto quello che nella Chiesa appare deficiente al povero occhio umano, è dovuto a queste interferenze naturali nella luce soprannaturale. Il Signore, che nell'eternità svelerà tutto il mistero della storia della Chiesa, giustificherà certi periodi oscuri di quella storia, che sembrarono confinare con le miserie di un regno terreno, prospettando queste interferenze umane, come ombre che non annebbiarono il sole smagliante, tanto lontano dall'atmosfera terrena, ma che rivelarono la pienezza assoluta di quell'umana libertà attraverso la quale Egli operò da trionfatore.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Ago 30, 2018 12:27 pm

Sulla provvidenza di Dio

Non sono le nostre ricchezze quelle che soccorrono i poveri, ma è la provvidenza di Dio che può servirsi anche delle nostre ricchezze. Non basta tassare gli averi dei ricchi per ottenere i fondi dell’assistenza sociale; occorre tassarne, per così dire, il cuore, affinché la carità riscaldi il soccorso, e l’umiltà lo renda una funzione della divina provvidenza. Tutto quello che si dà a Dio non è sottratto ai poveri, ma si muta in loro vero vantaggio, attraendo su di loro la benedizione della sua provvidenza. L’esperienza storica, del resto, dimostra che, quando si sono saccheggiate le ricchezze destinate al culto col pretesto di investirle in soccorso ai poveri, o quando si è stati avari con Dio, non solo i poveri non ne hanno avuto vantaggio, ma sono caduti in maggiore miseria. Le ricchezze sottratte a Dio cadono dolorosamente nelle borse dei ladri e dei Giuda, e finiscono per essere sperperate.

Chi dona a Dio, principalmente a Dio, dona ai poveri, poiché attrae su di essi la provvida benedizione divina. È una leggenda da sfatare quella che presume laicizzare la carità per renderla più efficace come funzione dello Stato. La carità è funzione essenzialmente provvidenziale, ed ha le sue radici nell’amore di Dio. Più si ama Dio e più fiorisce e si moltiplica. I milioni raccolti dallo Stato si polverizzano, i soldini raccolti dalla carità si moltiplicano; i milioni hanno l’impronta della miseria, il raccolto della carità ha quella della ricchezza divina. I milioni laici sono semi infecondi che si spargono e marciscono, i soldini della carità sono germi ubertosi. Dare prima di tutto a Dio, con pienissimo amore, significa attrarre la benedizione sulle fonti della ricchezza, sui campi, sulle industrie, sui mestieri, e produrre un benessere comune che si risolve in maggiore soccorso dei poveri.

DON  DOLINDO
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Lug 14, 2018 4:38 pm

Ascoltiamo don Dolindo
O religiosi, o religiosi!

O religiosi, o religiosi, voi siete gli accampamenti ordinati della Chiesa nel suo grande combattimento contro il male e contro satana; voi siete come la veste sua adorna di varietà, e scintillante di tanti gioielli quanti sono i santi che in voi rifulgono.
Voi custodite il sacro fuoco della fede, della speranza e della carità, e siete come candelabri accesi delle sette fiamme dello Spirito Santo.
Voi siete i parafulmini di questa povera terra peccatrice,
voi l'altare degli olocausti e le vittime espiatorie,
voi l'altare d'oro dell'incenso per le vostre orazioni.
Levate, dunque, alto il vostro cuore a Dio, e non rendete vana la vocazione mirabile che Egli vi ha data. Siate ostie sante nell'esercizio della virtù, graditi a Dio nella vostra immolazione interiore ed esteriore, viventi nell'a­more ed espressione nobilissima della vita cristiana. Voi rappresentate veramente la ragione e la logica nel loro più alto fulgore, la ragione che vede le cose come sono, e la logica che le ordina come debbono essere ordinate.
Le vostre istituzioni, quali germogli liliali del campo della Chiesa, sono spuntate dal più logico dei ragionamenti, fatto dai vostri Fondatori sotto la luce dello Spirito Santo.
I solitari del deserto erano dei grandi logici a voler parlare solo con Dio.
I penitenti erano dei grandi logici nel ridurre in servitù il corpo ribelle, e nel percuoterlo come si percuote il ronzino restio perché segua la sua via.
I mendicanti erano dei grandi logici nel rimettere solo alla provvida mano di Dio la cura della loro vita temporale.
Gli oranti nelle cadenzate preghiere e nei salmi gioiosi, nelle lacrime di compassione e negli slanci delle eterne speranze, erano dei grandi logici nel servirsi dell'umana favella, formata dei trucioli di ciò che è mortale, per parla­re a modo angelico, con lampi di intelligenza e fiamme di volontà, a Dio a Dio solo, lacrimando nell'esilio cd esultando nel cammino del Cielo.
Grandi logici erano quelli che si affannavano nel sacro Ministero, per condurre anime a Dio,
che insegnavano la scienza soprannaturale per orientarle,
che effondevano la loro carità per sostenerle,
che le guidavano per non farle sviare, perché apprezzavano ciò che solo vale: la salvezza eterna.
O religiosi, membri eletti del Corpo mistico di Gesù Cristo, armonia della sua carità, coppe d'oro che raccogliete il suo Sangue per effonderlo di nuovo sulle anime, risorgete a vita nuova, illuminate e riscaldate il povero mondo assiderato, compite la vostra grande missione, siate esempio e forma del popolo di Dio e, senza stupide emulazioni terrene, emulate tra voi il gran dono dell'amore e della carità.
Non siate pigri nello zelo, poltrendo nelle celle, che sono miseramente squallide se non le adorna e le profuma la virtù; siate fervorosi di spirito, accesi d'amore, incande­scenti nell'apprezzamento di Dio solo sopra tutte le cose.
Siate lieti nella speranza dei beni eterni, che sono la vostra eredità, pazienti nelle tribolazioni della vita, assidui nell'orazione, costanti nella carità e nella beneficenza, per amore di Dio.
Rinnovatevi nella vostra vita, perché voi siete gli araldi del regno di Dio, voi la benedizione che si spande sulla terra, voi la luce che la illumina e il sale che la disinfetta; ponderate la vostra responsabilità innanzi a Dio e all'uma­nità, e siate santi.
Ve ne scongiura la Chiesa in nome delle benedizioni che avete ricevuto da Dio per spargerle sul mondo, ve ne scongiura l'umanità consunta dal dolore, che a voi mira come ad efficace rimedio dei suoi mali.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Giu 21, 2018 12:29 pm

Le premure di Dio per la vita corporale
Non parliamo del modo mirabile col quale veniamo all'esistenza, poiché per quanto lo si scruti, non lo si può valutare. Non parliamo della vigilanza amorosa di Dio che rifulge in ogni preveggenza del nostro organismo, tutelato, difeso, armonizzato nella sua stessa compagine. Non parliamo della stessa delicata fattura di ogni organo e di ogni più piccola cellula, della molteplicità delle funzioni di ogni nostro membro, della libertà che li domina e ne dispone; siamo egoisti, non sappiamo intendere altro che il mangiare, il bere e il vestirci; non sappiamo avere gratitudine che per coloro che ci danno benefici temporali; ci giova dunque vedere in quanti modi Dio ha preparato il nostro desco e le nostre bevande. Cominciamo almeno da questa considerazione per scuotere la nostra ingratitudine.
Se una mamma, avendo molti figli petulanti ed esigenti che le danno solo dolori, fingono di non conoscerla, la maledicono e la maltrattano, si mostra sempre vigilante per il loro bene, non la dirai tu una mamma amorosa? E se ha la dispensa piena di tutto ciò che può soddisfare i vari gusti di quei figli ingrati, se ha preparato le cose più delicate per contentarli, non la dirai una mamma premurosa, degna di amore? Ebbene, guarda Dio quanta varietà di cibi ha creato, quante varietà di frutti, di fiori, di aromi, di condimenti, da rendere il cibo adatto ai gusti più esigenti e più capricciosi. È una cosa che dovrebbe farci piangere di commozione. Guarda quante specie di frutta in ogni stagione e quante ammirabili varietà! Quali insuperabili dolci, preparati dalla sua mano, offerti con tanta generosità, che se non si colgono, cadono da sé, quasi gareggiassero con la generosità di chi li ha creati per darli! In un sol giardino di modeste proporzioni si sono contate 360 specie di rose; pensa alla ricchezza delle famiglie delle cucurbitacee, alla frescura di un cocomero nel pieno dell'estate, alla corroborante freschezza dei grappoli d'uva, ai vini svariati che se ne ricavano, i quali nell'Italia, tra i prelibati, raggiungono ben 173 specie. Pensa anche al granello di pepe, al cappero che fiorisce sulle dirupate muraglie, alla cannella, alla vaniglia, al rosmarino, all'origano, a mille aromi diversi e poi ai grani, ai legumi, agli ortaggi, a tutta l'immensa varietà di quello che offre la terra. Pensa agli animali, la cui vita Dio ti cede perché te ne cibi, alla medesima provvidenza dell'uovo che la gallina ti fa, al latte che la mucca ti offre, ai grassi, alla varietà delle carni e dei pesci, a tante altre provvidenze che commuovono e fanno meravigliare.
Dovremmo stare in continua adorazione di ringraziamento per quello che Dio ci dà per ricoprirci: per le lane, le sete, i cotoni, i lini; dovremmo benedire il suo Nome per le sorgenti che scaturiscono con tanta varietà dalla brulla roccia e dalle profondità del suolo, per la diversità delle stagioni, per le provvidenze medesime del caldo, del freddo, delle piogge, delle notti, dei giorni, e non abbiamo forse un sol pensiero di riconoscenza per Dio! Come potresti mai supporre che non sia amore chi con tanto amore ti provvede? E come non ti abbandoni come figlio a chi tanto ti ama? Non senti la sua tenerezza lacrimare quasi nelle rugiade brillanti, sfavillare nei colori dei fiori, sorridere nei delicati profumi, effondersi nei doni meravigliosi della terra? Perché dubiti di un amore così documentato, ed esiti a slanciarti in Lui che ti tende le braccia in tanti modi?
Non lo senti quando solchi i mari immensi, quando voli nei cieli, quando attraversi le folte boscaglie, i campi ubertosi, i monti accesi di fiamme o imbiancati di neve? Non senti la divina generosità che ha riposto i suoi tesori anche nelle viscere della terra, che ti dona i metalli, le gemme, i marmi e le pietre per le tue dimore? Egli, intorno ad una vita fugace che innanzi all'eternità è meno di un attimo, ha costituito un servizio logistico, diciamo così, di primissimo ordine; ora tu hai fiducia nel generale che ordina i rifornimenti dell'esercito e le sue retrovie, quasi dovessero essere stabili, e non hai fiducia in Dio che ha ordinato con tanta premura la vita che passa in un lampo, e la retrovia del combattimento che deve darci la conquista eterna?
La terra è un amaro esilio, è un carcere, è una giostra, è un campo di guerra, è quanto di più penoso e scomodo possa supporsi nella vita, eppure è così arricchita, infiorata, ornata, comoda ed anche profumata di pace, ch'è difficile trovare chi voglia distaccarsene. La vita, che pure è fugace, è ricolma di tanti beni materiali da non essere opprimente. Le pene ci sono, ma c'è pure la notte che le fa dimenticare; le angustie sono assillanti, ma c'è pure la speranza che le rende sopportabili; le ore tristi sono molte, ma sul quadrante ci sono anche le ore luminose che fanno dimenticare le tristi.
C'è sopra tutto il segreto di mutare tutte le ore tristi in ore liete, c'è l'unione alla Divina Volontà, la preghiera, l'aiuto celeste, il volto misericordioso di Maria SS., e quand'anche tutto mancasse, c'è la carità cristiana che ci sorride, la compassione degli altri che ci conforta, e il loro aiuto che ci sorregge. Insomma c'è una Provvidenza amorosa che ci accompagna nella vita materiale, che ne tempera le prove, ne soccorre le miserie, ne allevia i dolori.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Giu 15, 2018 12:30 pm

Ascoltiamo don Dolindo
Lo Spirito Santo contemplato nell'anima di Maria SS.

Quando la grazia dello Spirito Santo inonda le sue creature, questi doni diventano luce e forza soprannaturale che trascendono la vita presente e le naturali facoltà che la creatura possiede, elevandola fino a Dio. L'anima allora si affranca dalla materia, s'eleva in un volo stupendo ch'è tutto amore verso Dio, o direttamente a Lui, per la luce della conoscenza e dell'apprezzamento, o indirettamente per l'effusione della carità verso le altre creature, carità che diventa testimonianza di amore a Lui solo.
Ed ecco che negli uomini la sapienza non è più la semplice luce della ragione, ma è luce di fede illuminata che fa discernere e giudicare Dio e le cose divine, nei loro più alti principi, dandone soavità di gusto. L'intelletto non è semplicemente la forza dell'ingegno che intuisce le verità terrene, ma è penetrante intuizione delle 'verità rivelate, che pur non sapendone svelare il mistero, sa intenderne la realtà. Il consiglio non è solo il discernimento che viene dalla prudenza umana, ma è l'intuizione soprannaturale che fa giudicare prontamente e sicuramente ciò che conviene fare nei casi difficili, sempre subordinatamente agl'interessi della divina gloria e dell'eterna salvezza. La scienza non è la sterile conoscenza delle leggi create o delle creature, ma è la loro conoscenza nelle relazioni con Dio. La fortezza non è solo la potenza delle proprie facoltà fisiche o morali, ma è impulso ed energia soprannaturale che rendono l'anima capace di operare intrepidamente grandi cose per la divina gloria e per il bene del Prossimo, soffrendo lietamente nelle difficoltà, e superando ogni ostacolo con la calma energia della volontà affidata tutta a Dio. La pietà non è una semplice delicatezza del cuore, ma un affetto filiale a Dio, una soave bontà verso le creature quali immagini di Dio, ed una tenera devozione alle persone od alle cose sacre, che fa compire con premura i doveri religiosi. Il timore di Dio, infine, non è solo un vago senso di generosità o di onestà, ma è il rispetto filiale a Dio, rispetto che ci allontana dal peccato perché dispiace al Signore, e ci fa sperare nel potente suo aiuto.
Con questi mirabili doni, l'uomo è trasformato, è elevato, è nobilitato, e produce nella sua vita mortale non semplicemente opere naturali, ma frutti di carità, di gaudio interiore, di pace, di pazienza, di benignità, di bontà, di longanimità, di mansuetudine, di fedeltà, di modestia, di continenza e di castità, che lo rendono dolce, sereno, pacifico, tollerante, buono, compassionevole, condiscendente, equo, giusto, mansueto, fedele, modesto, puro e casto, ossia gli danno la vera civiltà, l'unica civiltà che sia veramente degna di questo nome.
Negli Angeli i sette doni dello Spirito Santo sono un meraviglioso accrescimento della loro spiritualità, di modo ch'essi rifulgono tutti di contemplante ed osannante amore verso Dio, secondo le particolari attribuzioni delle loro gerarchie, e secondo le speciali attività che ciascuno ha nella sua gerarchia.
L'effusione dei doni dello Spirito Santo, tanto negli uomini quanto negli Angeli, è uno spettacolo di vita che stupisce, eppure è appena un raggio dell'effusione ch'Egli compì in Maria. Basta considerare semplicemente questo per persuadersene: Maria è Madre vera di Dio; è Madre dell'Eterna Sapienza incarnata in Lei, la generò nell'umana carne, ed è la più vicina a Dio che la genera dal suo Intelletto infinito; è quindi a parte dell'eterno Consiglio, che la elesse ad una dignità così sublime. È Madre del Dio-Uomo, ossia della natura umana più perfetta anche come sapienza e scienza, e quindi possedette la stessa scienza, possedendo Gesù in quanto Dio e in quanto uomo. È Madre della Vittima Divina, e come tale possedette la fortezza che vinse satana, possedette il Sacerdote Eterno che onorò degnamente Dio con la pietà più completa, e la Vittima salutare che lo adorò riparando, e restaurò con la sua immolazione l'onore dovuto a Lui ed il filiale timore della sua maestà. Più che avere semplicemente i sette doni dello Spirito Santo ne ebbe dunque in sé stessa le fonti arcane dalle quali scaturirono in Lei, in un'esuberanza che ha qualche cosa d'infinito: possedette l'Eterna Sapienza, generata dall'Eterno Intelletto e fu termine dell'Eterno Consiglio; fu Madre della Sapienza e quindi della scienza, della fortezza vincitrice di satana, della Vittima Divina, cioè dell'Eterno Sacerdote che fu infinito ossequio di pietà e di amoroso timore a Dio Uno e Trino. Questa sterminata ricchezza le venne per lo Spirito Santo che la volle sua Sposa e la fecondò divinamente. A quali oltranze dunque può spingersi l'azione dello Spirito Santo, se giunge ad accendere queste fiamme arcane! La mente si smarrisce, ed intende solo di quante ricchezze può essere colmata la povera creatura umana quando si volge allo Spirito Santo, e quale stoltezza è per lei il vivere immemore di questo Divino Spirito!
Io ti contemplo, o Maria, in questa luce ineffabile di grandezza, e mi sento attratto allo Spirito Santo, perché veggo in Te gli splendori di quella luce vivificante. Il sole non mi appare più bello quando contemplo le cime dei monti indorati dalla sua luce? E Tu sei monte di santità rifulgente nell'Eterno Amore. Il sole non mi sembra più soave quando inonda i campi fecondi, ondeggianti di messi, profumati di fiori e ricchi di frutti? E Tu sei campo fecondato dall'Eterno Amore, ricca di virtù e profumata di doni singolari di amore! Il sole non mi appare più fulgido quando inonda il mare sterminato e scintilla come fiamma, sulle sue onde? E Tu sei mare immenso di santità che rifulgi per lo Spirito Santo nei dolori della tua vita. Il sole non mi appare più affascinante quando si nasconde tra le placide ombre del bosco, e passa tra le foglie lussureggianti come un inno di pace? E Tu sei tutta ombre di soave umiltà, attraverso le quali passa più attraente la luce dello Spirito Santo, facendomi sospirare il silenzioso amore che cerca Dio solo!
O Spirito Santo Dio, che formasti Maria, meraviglia dei Cieli e stupore della terra, forma l'anima mia alla vita dell'amore e fammi santo: Veni, Sancte Spiritus!
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Giu 14, 2018 3:42 pm

Ascoltiamo don Dolindo
Dio si rivela all’anima semplice

Dio, ai cosiddetti “grandi” del mondo, non si rivela, per delicato rispetto alla loro libertà; non li richiama in alto se essi non vogliono ascendervi; solo all’anima semplice e infantile, che è tutta aperta a Lui quasi corpo diafano, si rivela, perché la sua verità non vi trova ostacoli. Il sole non penetra un corpo opaco: lo illumina solo esternamente; se la sua luce e il suo calore lo volessero penetrare lo dovrebbero bruciare come fa il fuoco quando investe un corpo.
L’infanzia alla quale c’invita Gesù non è la fanciullaggine irrequieta e stolta dei piccoli ma è l’infanzia, tersa come cristallo nel suo candore che si lascia plasmare, guidare ed elevare da una potenza benefica che la domina unicamente per amore e per renderla come adulta nelle sue braccia. Egli, invitandoci ad essere piccoli, dichiara Dio nostro Padre amorosissimo e ci esorta ad andare a Lui con la fiducia di figli che tutto sperano da Lui e che non cercano altri che Lui.
Oh, se si capisse la sublimità di questa piccolezza, quanto gli uomini sarebbero diversi da quelli che sono! Quello che ci uccide nello spirito è proprio quella pretesa grandezza che è elefantiasi e artrite dello spirito!
È necessario impiccolirsi, per far penetrare in noi la vita soprannaturale che non è adipe di gonfiamento umano, ma è forza di vita superiore. Sotto questo aspetto, può intendere le magnificenze di Dio più un’anima semplice che un profondo filosofo o un consumato teologo, come lo dimostra l’esperienza. Il filosofo si aggira nel labirinto delle proprie idee; il teologo fra i riflessi delle grandezze divine; l’anima semplice nelle altezze luminose della verità, libera da ogni colorito umano.
La piccolezza che sublima spunta dall’umiltà e prospera nelle umili valli della conoscenza di sé stessi. Bisogna persuadersi e convincersi della propria ignoranza, per volgere a Dio lo sguardo avido di luce.
Chi si contenta della luce di una candela e la crede un sole non accenderà mai la lampada elettrica o non aprirà mai la propria finestra perché vi penetri la luce smagliante.
Se si valutasse veramente la conoscenza umana per quel che è, qual uomo non desidererebbe la luce divina? Per impiccolirsi basta misurarsi, non è necessario uno sforzo di virtù. La misura della nostra ragione, del nostro ingegno, del nostro sapere è veramente desolante! Bisogna uscire dalle pastoie di una ragione orgogliosa che è sempre miope e non vede di là di una spanna. Tutto il sapore della sapienza umana si potrebbe concentrare in un centimetro cubo! Oh, se sapessimo avere lo sguardo puro della semplicità e dell’umiltà!
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Giu 08, 2018 7:09 pm

[size=18]L'amore di Dio e quello del prossimo[/size  (Ascoltiamo don Dolindo)

La via dell’amore si sintetizza e si sviluppa nei due grandi precetti: l'amore di Dio e quello del prossimo; l'amore di Dio si fonda sulla verità, perché è apprezzamento della sua infinita grandezza e bontà; l’amore del prossimo si fonda sulla misericordia perché è compatimento, bontà, beneficenza, perdono, dedizione, sacrificio. L’apprezzamento di Dio sopra tutte le cose produce nella creatura la piena fiducia in Lui, testimonianza autentica di fede che non permette di confondere questa virtù con un idealismo trascendentale o con un bisogno interiore di tendere alla Divinità in una maniera vaga. Chi confida in Dio lo crede veramente nella sua infinita realtà, lo considera come padre, lo ama come sommo oggetto di amore, desidera per conseguenza di fare la sua Volontà, accoglie i suoi precetti e li pratica con fedeltà. Dio da parte sua risponde alla fiducia della sua creatura, la purifica, la cesella, la ricolma di meriti, e perciò la tratta come Padre correggendola e come amico provandola.
L'uomo non è perfetto in questa vita, e specialmente dopo il peccato, non è capace di ascendere a Dio senza purificarsi di tutta la scoria che accumula in Lui la sua fragilità. Per questo Dio come Padre lo corregge e come amico lo prova. Sembra un paradosso che tra la creatura e il Creatore ci sia quasi come legame la Croce, eppure è così, perché nel mortale cammino solo la Croce elimina la piccolezza umana, rende la creatura capace di essere inondata di grazie e la eleva fino alla contemplazione di Dio. Nella sofferenza la carne è come volatilizzata, è come pressata e ridotta ai minimi termini, purché la creatura si rivolga al Creatore con un atto di unione alla sua Volontà. Possiamo dire che noi siamo sempre proclivi al male e alle imperfezioni; abbiamo bisogno di una continua pressione per tenere nei limiti le nostre potenze, e questa pressione è il dolore. Lo vediamo col fatto che l'anima, dopo una dura tribolazione nella quale credeva di essersi vinta, ritrova in sé con sorpresa gli stessi difetti, appena la pressione dolorosa si rallenta; l'orgoglio, quasi corpo elastico, li risolleva, e così l'ira, l'egoismo, la gola, la pigrizia, l'impurità e tutti gli altri vizi. Perciò, finché non è vinto questo stato di elasticità morale, è necessario che gravi su di noi la mano di Dio con le prove e i castighi. Il Signore non grava con questa amorosa pressione le anime separate da Lui; esse sono magari tormentate da satana, ma non ricevono il dono della tribolazione placida e purificatrice, perché la loro coscienza è irrigidita nel male.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Mag 21, 2018 6:48 pm

Fatevi coraggio e confidate nel Signore

Perché vi turbate tanto, buona figliuola, negli eventi della vita vostra? Non sapete che Dio può far risplendere dalle tenebre la luce, e che Egli utilizza anche le nostre miserie per nostro bene? Nelle grandi tempeste dello spirito bisogna fermarsi un poco, bisogna quasi non ragionare più, bisogna attendere prima che sopravvenga un poco di calma, che gli eventi piglino una certa piega ed un certo indirizzo.
Alle volte per sfuggire alla pioggia si corre all’impazzata e si va sotto la grondaia, proprio là dove la pioggia si raccoglie più    abbondantemente.
Alle volte per sfuggire alla tempesta si va     sotto un albero, proprio là dove cade la folgore. L’agitazione nelle proprie pene è sempre un male, perché le aumenta. Aspettate un poco, buona figlia, non abbiate fretta; il Signore che vede le vostre lagrime ed ascolta i vostri lamenti non vi farà rimanere delusa nelle vostre speranze.
Nelle tempeste noi siamo afferrati alla Fede come ad una tavola: se ci avviliamo perché con tutta la tavola il flutto ci batte il volto e ci toglie per il momento il respiro, se abbandoniamo la tavola, ecco che andremo subito in fondo alle acque.
Fatevi coraggio e confidate nel Signore che è più potente di tutta la perfidia umana e che sa cavare dal male il bene. Guardate al cielo ed abbandonatevi solo in Dio! Io vi mando la benedizione di Gesù perché voi guariate e perché vi solleviate nel vostro dolore e nella vostra tribolazione.
Il Signore legge il fondo dei cuori e ci giudica Lui fortunatamente; Egli dunque sa per quale motivo certe persone parlano a sproposito, le compatisce e le perdona. Non vi allarmate se sentite ripetere qualche sproposito o contro la Provvidenza o contro il Clero e non vi date importanza perché l’uomo, spesso, nel dolore perde il senno è diventa terribilmente pessimista. In fondo la ragione piglierà subito il sopravvento là dove si è un poco turbata.
Pregate molto, offritevi a Dio, non stancate la mente con pensieri oscuri e terribili, e riposate sopra tutto, riposate nelle mani del Signore. Vi benedico di cuore e vi raccolgo nel Cuore adorato di Gesù. Rimanetegli fedele nonostante la perversità umana, perché Gesù buono non ha nulla a che fare con i peccatori che lo negano o con i Giuda che lo tradiscono.
Pregate per me e siate calma. Credetemi
povero servo

Dolindo Ruotolo
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