ascoltiamo don Dolindo

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Gen 19, 2019 11:22 am

Ascoltiamo don Dolindo

Il Sacramento del Matrimonio

Il Matrimonio si definisce: un Sacramento della nuova legge col quale l’uomo e la donna battezzati, si danno e ricevono il legittimo dominio del loro corpo, per ricevere la prole e per educarla santamente. La materia di questo Sacramento sono gli sposi medesimi, in quanto si danno scambievolmente la fede; la formula è il loro consenso espresso con le parole. Il Parroco od il Sacerdote non fa che assistere a questa fede scambievole che si giurano, e benché la sua presenza sia essenzialmente necessaria, pure non può dirsi esso il vero ministro di questo Sacramento. Per ricevere questo Sacramento è necessario avervi l’intenzione ed accettare gli obblighi essenziali che esso porta con sé.
Il Matrimonio deve riceversi in grazia di Dio; chi lo riceve in peccato mortale, o senza una buona Confessione fatta prima, commette un orribile sacrilegio e comincia con una maledizione la sua famiglia.
Il Matrimonio contratto una volta è indissolubile, e non può contrarsi novellamente che dopo la morte di uno degli sposi. Il divorzio non è che un orribile attentato alla santità di questo Sacramento, e gli sposi che si separano contraendo novelle nozze, commettono un orribile peccato di adulterio. Come mai, Gesù Cristo ha elevato questo contratto alla dignità di Sacramento, e l’uomo miserabile tenterebbe di ridurlo al di sotto di un contratto, alla speculazione del piacere?
È per il Sacramento del Matrimonio che l’uomo è veramente consacrato come dominatore della terra, e fuori di esso non può ricevere altro che avvilimento. È per questo Sacramento che l’uomo diventa come il raggio riflesso della potenza e della bontà divina; è per esso che diventa come il primo depositario delle ricchezze che il Redentore ci ha lasciate, perché l’uomo così diventa il primo Sacerdote della prole innocente, alla quale non dà più per caso la vita del corpo, ma alla quale dà la vita dell’anima, e della quale forma i novelli cittadini del cielo. Il cosiddetto matrimonio civile non è un Matrimonio, ma se è fatto senza intenzione ostile alla Chiesa, è una semplice iscrizione nel registro del Municipio per gli effetti civili del contratto; se è fatto per ostilità della Chiesa è un sacrilegio ed è una cerimonia ridicola che non ha nessun valore.
Quelli che vanno solo al Municipio non sono marito e moglie, in altri termini, e se non vanno in Chiesa sono due estranei che vivono da bruti, in peccato mortale. Il Sacramento del Matrimonio dà agli sposi la grazia di convivere santamente, di sapersi compatire e tollerare, di saper soffrire le pene di questo stato e di educare cristianamente i figlioli. Ma quando quelli che lo debbono ricevere invece di prepararsi ad un passo così serio con la pietà e con la riflessione, vi si preparano con mille leggerezze e con mille peccati di pensieri e di opere quale grazia possono aspettarsi? Il peccato, anche umanamente parlando, uccide l’amore perché uccide la stima; essi si disprezzano senza accorgersene, ed appena è svanita la fantasia dei primi giorni, cominciano una vita infelicissima. È necessario prima del Matrimonio comportarsi onestamente, correttamente, è necessario pregare molto, accostarsi a Dio e farsi consigliare in tutto e per tutto dai propri genitori, purché siano cristiani e timorati di Dio.
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Messaggio  cassarà palma il Ven Gen 04, 2019 6:04 pm

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Il Padre nostro

Una volta gli apostoli, vedendo che Gesù ritornava dalla preghiera tutto acceso nel volto e con un atteggiamento di ammirabile bellezza, invogliati pure essi alla preghiera, gli dissero: “Maestro insegnaci a pregare!”. Fu allora che Gesù Cristo disse con la sua solita bontà: “Ecco come dovete pregare: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Nome tuo. Venga il regno tuo. Sia fatta la volontà tua, come in cielo così in terra. Dà a noi oggi il nostro pane quotidiano; e rimetti a noi i nostri debiti, siccome noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci indurre in tentazione. Ma liberaci dal male. Così sia”. Questa preghiera è tanto semplice ma per questo stesso è la più bella e la più perfetta di tutte. Essa sale più facilmente al cielo, perché è fatta da Gesù Cristo e ci fa parlare a Dio con le medesime parole del suo Figlio divino. Essa è la più efficace e la più precisa perché noi domandiamo al Signore quello che Egli stesso ci ha suggerito di domandare. Ora un re che detta al suddito la supplica che vuole, mostra con ciò stesso una piena volontà di ascoltarlo.
Col Padre nostro noi domandiamo a Dio sette cose:
1° - Che il nome di Dio sia adorato da tutti: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Nome tuo”. Glielo domandiamo come figlioli affettuosi, e per questo chiamiamo Dio Padre nostro; glielo domandiamo con uno spirito di profonda adorazione, e per questo lo riguardiamo nella sua gloria infinita e diciamo: “Che sei nei cieli”.
2° - Noi domandiamo a Dio che venga il suo regno, cioè che si formi di tutti gli uomini un solo ovile sotto del suo sguardo, e che il Signore soltanto regni nelle nazioni e nelle anime.
3° - La volontà di Dio è il segreto di ogni bene, perché Dio, che è infinita bontà ed infinita sapienza, non può volere che il vero bene e l’ordine massimo. Noi ci uniformiamo perciò in tutto alla sua SS. Volontà e lo preghiamo di farcela fare con la medesima sottomissione e con la medesima gioia con la quale gli angeli ed i santi la fanno nel cielo, oh come è dolce in tutte le pene della vita questo completo abbandono nella SS. Volontà del Signore! Oh quale grazia è per noi il saperci uniformare sempre a quello che vuole Dio! Noi allora non temiamo più di niente; siamo abbandonati ad occhi chiusi nelle braccia del più caro dei padri, noi ci facciamo dirigere dalla sua bontà! Non è più sicuro un figliolo che si abbandona interamente nelle braccia della mamma sua e che si lascia trasportare da essa?
4° - Siamo sulla terra ed abbiamo bisogno anche di ciò che è necessario alla vita del corpo ed a quella dell’anima, e per questo noi ci rimettiamo alla bontà di Dio e gli domandiamo il nutrimento dell’anima e quello del corpo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
5° - È impossibile per noi sperare nella bontà di Dio se gli siamo nemici; è impossibile aspettarsi il bene sopra della terra, ovvero lo sperare che Dio ci perdoni, se noi non sappiamo perdonare ai nostri nemici. Ecco perché diciamo al Signore: “Rimetti a noi i nostri debiti”, cioè i nostri peccati e le nostre offese, “siccome noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Queste parole sono una solenne protesta e direi quasi un patto che facciamo con Dio: il Signore ci perdonerà nella medesima misura nella quale avremo perdonato agli altri.
6° - “Non ci indurre in tentazione”, cioè non permettere che la tentazione ci vinca o ci sopraffaccia; donaci la forza per vincerla, e se ci vuoi provare con le tribolazioni, fa’ che queste prove riescano salutari per noi.
7° - In ultimo noi domandiamo al Signore la liberazione da tutto quello che è male innanzi allo sguardo suo: è questo l’ultimo atto di abbandono nelle sue braccia paterne. Questa preghiera è il segreto per volgere tutto a Dio nella sua santissima volontà; noi domandiamo che ogni cosa venga in Lui elevata e santificata. Così per la preghiera le cose più indecenti della vita acquistano valore e raggiungono il trono di Dio come nuvoletta profumata di incenso. Recitiamo perciò ogni giorno il Padre nostro, e recitiamolo sempre in unione delle intenzioni santissime di Gesù Cristo.
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Messaggio  cassarà palma il Dom Dic 30, 2018 11:18 am

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La famiglia e il matrimonio…


Le famiglie sono disgregate e vanno sempre più disgregandosi, per lo spirito del mondo che le avvelena, e per lo spirito di apostasia che praticamente vi regna. Sotto quest’aspetto si può affermare che il Sacramento del matrimonio, con il quale Gesù Cristo ha voluto consa-crare le basi di una famiglia, perché in essa germogliassero i figli del regno di Dio sulla terra e nel Cielo, è il Sacramento meno compreso e più profa-nato. Le grazie che sono annesse a questo Sacramento che san Paolo ha dichiarato grande in Gesù Cristo e nella Chiesa, sono completamente ignorate e dissipate da quelli che lo ricevono.
La preparazione a un Sacramento di capitale importanza, per la vita di quelli che lo contraggono e per la società, è completamente negativa. Il conferimento di questo Sacramento – del quale gli stessi sposi sono i ministri con il loro libero consenso, e che perciò dovrebbe avere un carattere sublimamente sacro – è ridotto ad una dissipata funzione mondana, dove manca il più piccolo riguardo religioso. La coscienza dei doveri che impone il Sacramento agli sposi si riduce alla sterile lettura degli articoli del codice civile che non danno e non possono dare il sentimento di una responsabilità di coscienza innanzi a Dio.
Prima di tutto il matrimonio è una missione nella vita, e suppone come primo fondamento l’orientamento dell’anima alla volontà di Dio, e quindi la preghiera fervorosa per conoscere la volontà di Dio. Invece, quasi sempre le anime si lasciano guidare unicamente da un principio tutto umano, materiale ed egoistico. Cercano la loro sistemazione ma-teriale nel mondo, lasciandosi guidare dal capriccio della passione, quasi sempre egoistica e materiale.
È dalla scelta dello sposo o della sposa che dipende il buon prin-cipio di un matrimonio ordinato e santo, quando la scelta è fatta nella luce di Dio. Alla scelta segue il fidanzamento che dovrebbe essere la conoscenza scambievole, la ponderazione di doveri e delle responsabilità che si abbracciano, e soprattutto lo scambievole aiuto spirituale con la frequenza dei Sacramenti, con la preghiera e con una seria accurata cogni-zione del Catechismo e dei doveri del matrimonio. Invece i fidanzamenti si riducono moltissime volte a scambi di leggerezze riprovevoli, o anche a contese banali che scindono i cuori anziché unirli in Dio con santi propositi.
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Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 22, 2018 12:36 pm

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Natale del Signore
Et Verbum caro factuorem est: e il Verbo si fece carne…
È un’espressione che ci fa cadere in ginocchio, ci fa raccogliere il capo fra le mani e ci fa tacere, pregando. È un colpo di folgore per l’Inferno che nella carne umana aveva posto il suo dominio, e che tuttora la infetta come un bruco avvelenato per mezzo dell’impurità. È una melodia che fa rimanere estatici e adoranti gli angeli, espressione della più grande opera di Dio. È per essi il compimento della loro gloria che cominciò proprio con un’adorazione al Verbo che doveva incarnarsi.
La Chiesa non sa pronunciare queste santissime parole senza chinare il capo o genuflettere; esse sono piene di maestà divina, sono la sintesi della storia dei secoli che rifluì tutta verso il Redentore, e che da Lui prese le mosse per un nuovo cammino.
A queste parole divine fa eco la Chiesa, esultando come essa sola sa fare, e noi non possiamo trattenerci dal raccogliere almeno qualcuno dei suoi canti plaudenti al Verbo fatto carne: «Lieto esulti il coro fedele, il Re dei re venne fuori dalla Vergine intatta, o miracolo! L’Angelo del consiglio è nato da una Vergine pura, un sole da una stella. Un sole che non tramonta mai, una stella sempre fulgente. Come la stella dà il raggio, così la Vergine dà alla luce il Figlio; né la stella è alterata dal raggio né la Madre dal Figlio. L’alto cedro del Libano si è reso piccolo come l’issopo nella nostra valle; il Verbo, Figlio dell’Altissimo, si è degnato di prendere un corpo umano ed incarnarsi.
Rallegrati, o Vergine Madre, del tuo parto gioioso; rallegrati, perché il tuo casto e fecondo seno ha portato un Figlio divino. Scorre il latte dal puro tuo petto, o Maria, con liliale candore, e Tu ne sostenti le tenere membra del Figlio, o Vergine pura. L’Unigenito Figlio del Padre, per cui tutto fu fatto, viene in terra come uomo, sottomesso ad una Madre poverella.
Nei cieli sostenta gli angeli con la sua felicità, e in terra Egli soffre la fame e la sete, infante poverello.
In alto regge tutto, e in terra è retto dalla Madre, in alto comanda e in terra obbedisce alla sua serva.
In alto è assiso sulle sublimi altezze del suo trono, e in terra avvolto da fasce, vagisce nel presepe.
Ricordati, o uomo, e considera quanto sono grandi le opere della divina clemenza.
Non disperare del perdono anche se hai molto peccato, innanzi allo spettacolo di tanta meravigliosa carità.
Cerca in Maria rifugio, cerca il perdono, poiché Ella tiene in grembo la fonte della misericordia; salutala spesso con fiduciosa speranza, dicendole in ginocchio: Salve, o piena di grazia!
Quante volte, o Maria, calmavi il pianto del tuo divin Figlio col tuo petto! Placalo ancora con le tue preghiere, oggi che Egli è irato per le nostre colpe.
Guarda, o Gesù, quelli che son caduti nel peccato, e per le preghiere della Madre tua rendili puri, rendili degni della Patria eterna. Amen».
Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis. Abitò prima nel seno immacolato di Maria, e poi in una piccola grotta, fredda e disadorna, per puro amore. Si umiliò ma non perse la sua gloria, e per questo san Giovanni esclama: Abbiamo visto la sua gloria, gloria veramente dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità.
E la Chiesa fa eco alle parole dell’evangelista nella sua liturgia, riguardando nel piccolo Infante il Re pacifico magnificato al di sopra dei re della terra. Lo acclama e lo invoca Figlio di Dio, luce e splendore del Padre, Creatore di tutte le cose. Lo contempla nel mistero della generazione eterna come sposo che esce dalla camera nuziale, sulle cui labbra è diffusa la grazia. Lo riconosce fonte di misericordia e di pace, luce di verità e splendore di giustizia. Lo ammira nella sua bellezza divina, e nello splendore della sua grazia.
Egli, nascendo, inaugura il suo regno, rivestito di splendore divino nella sua povertà, e di arcana fortezza nella sua medesima piccolezza, Egli è il benedetto che viene nel Nome del Signore, è il Signore Dio apparso fra noi, è il Re santo e Salvatore del mondo, nel quale esulta la Chiesa ed esulta la terra.
Ecco, lasciato il gregge, gli umili pastori chiamati alla culla si appressano. Andiamo anche noi con fretta, con passo gioioso alla culla; venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore!
Noi vedremo l’eterno splendore del Padre velato dalla carne, vedremo il Dio Infante ravvolto nei panni. Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore!
Et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis! Risponde alle voci della Chiesa la voce del mondo, e nel tempo natalizio ascendono al cielo i canti più belli, modulati su versi dolcissimi e su note soavi, espressi nell’arte muta dei presepi splendidi, ripetuti sull’umile cornamusa che dolcifica il cuore, e dalle labbra chiassose dei piccoli. Chi può misurare il valore di queste parole: Il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi?
Un Dio, un Dio reso come uno di noi, disceso su questa povera terra, accomunato alle nostre pene, immolato per nostro amore! Un Dio fatto carne, fatto Vittima, fatto Cibo d’amore!
O Padre, o Figlio, o Spirito Santo, o Santissima Trinità! O Gesù, o Maria, o san Giuseppe, o trinità terrena! O angeli, o santi, o sante del Paradiso, o trinità celeste! Impetratemi queste grazie che imploro per il prezioso Sangue di Gesù: che io compia sempre la volontà di Dio, e rimanga sempre in unione con Lui. Che io ami sempre Dio solo e compia tutto per Dio. Che io cerchi solo la gloria di Dio, e tenda alla santità per Dio solo. O Padre, o Figlio, o Spirito Santo, o Santissima Trinità!
Per questo il Verbo si è fatto carne ed ha abitato tra noi, ed io debbo rispondere al suo amore facendomi spirito nella santità e abitando nei cieli. Egli si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria, gloria veramente dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità; dobbiamo perciò vivere della sua vita, vivere per la gloria di Dio, vivere nella sua grazia e vivere nella luce della sua verità, fedeli alla Chiesa nostra Madre. Si è fatto carne per salvarci, e non possiamo noi abbrutirci nella carne per perderci, riducendoci come bruti. Questa carne, nobilitata da Lui, deve angelicarsi, dev’essere come arpa d’amore che accompagna i cantici mesti dell’esilio, e come cetra gioiosa che si unisce ai canti eterni della gloria. v

O Padre, o Figlio, o Spirito Santo, o Santissima Trinità! O Gesù, o Maria, o san Giuseppe, o trinità terrena! O angeli, o santi, o sante del Paradiso, o trinità celeste! Impetratemi queste grazie che imploro per il prezioso Sangue di Gesù: che io compia sempre la volontà di Dio, e rimanga sempre in unione con Lui. Che io ami sempre Dio solo e compia tutto per Dio. Che io cerchi solo la gloria di Dio, e tenda alla santità per Dio solo. O Padre, o Figlio, o Spirito Santo, o Santissima Trinità!
Per questo il Verbo si è fatto carne ed ha abitato tra noi, ed io debbo rispondere al suo amore facendomi spirito nella santità e abitando nei cieli. Egli si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria, gloria veramente dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità; dobbiamo perciò vivere della sua vita, vivere per la gloria di Dio, vivere nella sua grazia e vivere nella luce della sua verità, fedeli alla Chiesa nostra Madre. Si è fatto carne per salvarci, e non possiamo noi abbrutirci nella carne per perderci, riducendoci come bruti. Questa carne, nobilitata da Lui, deve angelicarsi, dev’essere come arpa d’amore che accompagna i cantici mesti dell’esilio, e come cetra gioiosa che si unisce ai canti eterni della gloria.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Dic 20, 2018 9:58 pm

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All’annunzio dell’angelo Maria si turbò

Maria fu Arca di Dio, del Verbo Eterno che in Lei si incarnò; fu l’anima sua che determinò il compimento del grande mistero, poiché Dio volle il consenso di questa sua eletta creatura per cominciarne il compimento. Nell’annunciazione di Maria si manifestò l’anima sua: intelletto e volontà. Il colloquio che ebbe con l’angelo fu atto del suo intelletto, della sua ragione; il suo fiat fu consenso della sua volontà, determinato dalla luce della ragione e della manifestazione dalla divina Volontà. L’anima sua, perciò, fu in una perfetta manifestazione: intelletto che scruta, ragione che pondera, volontà libera che acconsente. L’anima è libera solo nell’assenso, determinato dall’intelletto e dalla ragione. Non può dirsi libera nel pensiero e nella ragione, perché è legata alla verità. Fuori della verità, l’intelletto brancola nella fantasia e nel capriccio; il suo pensiero è illusione ed errore. Non c’è cosa più assurda perciò del libero pensiero, del quale l’apostasia moderna si è stoltamente gloriata, quasi come se si fosse liberato da ceppi, e fosse ritornato vittorioso alla sua nobiltà. La Chiesa non limita la libertà quando condanna l’errore; richiama l’intelletto e la ragione nella luce della verità. Solo allora l’uomo è veramente libero, e la sua volontà si determina nei confini della volontà di Dio, che è verità ed amore, e tratta l’uomo con riverenza.
All’annunzio dell’angelo che la glorificava piena di grazia e piena di Dio, Maria si turbò, perché quella glorificazione non le sembrava verità, urtando con la sua profonda umiltà. L’intelletto suo le diceva che era nullità, proprio perché Dio era con lei. La sua luminosa ragione, nella luce della pienezza di Dio, le faceva apparire come piccolezza estrema quello che era in Lei pienezza di grazia. Era logico; nella pienezza infinita della luce divina, la sua grazia appariva come lampada fioca che spariva innanzi a quella pienezza fulgente d’infinite e sempli-cissime perfezioni. Anche quando fu piena di Dio per il Verbo Eterno fatto suo Figlio, l’intelletto suo e la sua ragione non potettero farle avere altro apprezza-mento di se stessa che di essere nullità. Invece di sentirsi elevata per l’annunzio dell’angelo, si turbò.
L’anima sua profondamente riflessiva, abituata alla considerazione meditata della parola di Dio, ed alla contemplazione della divina grandezza, si turbò, perché sentiva nelle parole dell'angelo il tono solenne della parola divina, e nello splendore angelico la manifestazione della grandezza di Dio. Si turbò per profonda umiltà, ma non si sconvolse; l’anima sua placidamente si attivò nelle sue facoltà; l’intelletto pensò, e la ragione ponderò le parole dell’angelo. Pensava, dunque rifletteva, che cosa fosse quel saluto, dunque ponderava, pensava; non dice il sacro testo pensò dunque, era un’azione continuativa di quell’intelletto sublimemente equilibrato nel giudizio, nella ragione e nella libertà.
Era un tabernacolo di Dio, tanto che l’angelo nel salutarla, compreso della bellezza interiore di Lei per la pienezza di grazia, la esaltò come tabernacolo di Dio, e nello stesso tempo era la più perfetta immagine di Dio nell’umanità tutta: Benedetta tu fra le donne. Il Signore la creò con perfettissima armonia di potenze e con ammirabili riflessi nella sua natura umana, perciò ancora l’angelo la chiamò benedetta fra le donne. 
(Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, Elev. IV, p. 327)
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Messaggio  cassarà palma il Mar Dic 18, 2018 7:06 pm

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Tutto è a rovescio nel mondo

Il mondo è un infermo che nasconde accuratamente le sue piaghe, e si mostra sempre in una veste falsa. Le menzogne nelle quali vive, rendono errati i nostri apprezzamenti e difficile l'esperienza della vita. Tutto è a rovescio nel mondo, e perciò quello che per esso è sapienza, per Dio è stoltezza somma. Il Signore nella sua infinita bontà rettifica le false massime del mondo con precetti chiari ed incisivi, che sono la base della nostra esperienza e della nostra saggezza.
Il mondo disprezza il povero che cammina nella sua semplicità, nella perfezione, ed apprezza il ricco, benché sia perverso e stolto; eppure che cosa rappresenta questo ricco nella vita? Il povero semplice è contento di quello che ha, onora Dio, gode la pace della giustizia, è assennato nei suoi giudizi, e sopra tutto conosce la verità, ricchezza dell’anima che nessuno può togliergli; il ricco perverso, che parla empiamente ed ignora le verità della fede, in realtà è un miserabile, povero di anima. Sono due povertà e due ricchezze antitetiche, quella del corpo e quella dello spirito, e tra esse è da preferirsi la povertà del corpo e la ricchezza dell'anima poiché dove non c'è la scienza dell’anima, non c'è nessun bene, c'è solo una corsa affannosa dietro al male ed alle passioni, che portano all'eterna rovina, non solo, ma anche quella temporale; la suprema stoltezza, infatti, cioè l'ignoranza ed il disprezzo della Legge di Dio, guasta tutti i piani dell’uomo, lo disorienta nella stessa ragione, gli fa commettere molte sciocchezze, ed è causa dei suoi insuccessi; il disorientamento tocca il sommo quando lo stolto, invece di riconoscersi causa del suo danno, se la prende con Dio, si adira, bestemmia, ed attribuisce a Lui le sventure che s'è fatte con le sue mani.
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Messaggio  cassarà palma il Lun Dic 17, 2018 7:23 pm

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Oggi c’è la mania di aggiornarsi ai tempi

Oggi è facilissimo voler quasi cristianizzare lo spirito del mondo, o mondanizzare i precetti della santificazione della nostra anima con massime che sono agli antipodi con le massime dei santi. Si pretende, con una parola che sembra fatidica, aggiornarsi ai tempi, mutare i principi fondamentali della perfezione; è per questo che lo spirito del mondo è penetrato persino nelle case religiose, e nei seminari dove si formano i leviti della casa del Signore. Il mondo ha preteso di modificare il Vangelo ed aggiornarlo.
È così che si giustificano le passioni – dalle quali i santi aborrirono – con un ipocrita slogan che vorrebbe contestare tutto con un più ipocrita sorriso d’innocente semplicità: che male c’è? Ed è logico che, quando la coscienza si è cauterizzata, non si veda più il male, anche nelle azioni più obbrobriose. È logico che certe nature e certe anime profondamente difettose e viziate si ribellino ad ogni riprensione, ad ogni avviso salutare, fatto loro per sincero bene, e vedano solo con il loro occhio cisposo di orgoglioso risentimento.
È logico che le anime, prese dal loro pensiero e dai loro apprezzamenti, non intendano più le parole della verità, immerse come sono nelle tenebre che credono bene, nei risentimenti che credono giustizia, nelle dispettose reazioni che rasentano la follia. È una cosa da considerarsi profondamente, perché le anime, così disorientate, peccano con facilità mortalmente contro la carità, con sospetti che non hanno fondamenti, con giudizi temerari che credono evidenze, con scatti di gelosia e persino di odio che credono reazione giusta e ragionevole ad un male, che però non esiste, ma che scaturisce dal loro cervello dissestato.
Queste anime piene di se stesse non si umiliano mai, non si riconoscono mai colpevoli; soffocano i rimorsi salutari esaltando la propria rettitudine, per qualche opera buona che fanno, compiacendosi del loro ingegno, e riguardando gli altri come scervellati e stolti, illudendosi di vedere esse sole giustamente divorate, come sono, da intimo orgoglio; e, commettendo peccati gravi, si mettono al livello del fariseo che, lodandosi, si credeva giusto, anzi santo, e, disprezzando il pubblicano, giudicandolo vile e riprovevole a paragone suo, fu riprovato da Dio.
Insistiamo, gemendo, su questo punto, perché oggi è facilissimo trovare anime così disorientate, incapaci di obbedienza, perché credono di potersi guidare da sé, ribelli a quelli che sono posti da Dio per curarle; ribelli fino al disprezzo di loro, all’insulto volgare, al presuntuoso giudizio di condanna, irruente nella forma e dilagante nella mormorazione. Peccano così mortalmente, e s’illudono di essere innocenti, di fruire della libertà che Dio ha loro data, di essere anzi lodevoli per la loro franchezza, soddisfatte di aver detto le cose nella verità, piene perciò dello spirito di Dio, quando sono agitate dallo spirito diabolico.


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Messaggio  cassarà palma il Gio Dic 13, 2018 7:10 pm

Oggi si disprezza il bene e si esalta il male

Noi lo vediamo in questi tempi malaugurati di decadenza intellettuale, artistica e morale: oggi si apprezza solo la forza brutale, con una leggerezza che fa spavento; si apprezzano i trionfi della superbia, le sopraffazioni della prepotenza, i piaceri più bassi dei sensi, e tutto ciò che si crede possa soddisfare la vita presente.
Si sono elevati sul trono dell’orgogliosa iattanza uomini abominevoli, carichi di delitti e sono stimati come i novelli messia dell’umanità; si sono stravolte le idee fondamentali del cristianesimo, e si riguardano come sorpassate le idee vere della vita; si disprezza l’umiltà, la bontà, la pazienza, e persino la carità; tutto ciò che è virtuoso sembra meschino, e si mettono tra i ferri vecchi gli esempi luminosi dei santi, per esaltare quelli dei cosiddetti eroi del mondo con parole sante dissacrate e rese blasfeme.
È così che una povera vita viziosa diventa vita gloriosa, e che al Paradiso si sostituisce l’immortalità stupida della gloria terrena.
È una pena immensa vedere le maniere subdole o manifeste con le quali si perseguita la Chiesa, quasi si volesse eliminare dalla terra una concezione falsa della vita. Tutto ciò è abominevole innanzi a Dio e dobbiamo persuadercene noi che seguiamo il Signore, perché potremmo essere presi e conquistati dallo spirito del mondo che invade tutto come un uragano.
Potremmo anche noi inconsciamente disprezzare la povertà e credere che l’eleganza mondana sia un bene; potremmo aspirare ad essere tenuti in considerazione dagli uomini, aborrendo le vie delle umiliazioni e dei disprezzi; potremmo credere pazzia o squilibrio la mortificazione e la penitenza, miseria morale il cercare Dio solo, spregiando ciò che è terreno, meschinità di spirito appartarsi da quello che è mondano.
Le leggi della vita come le concepiscono gli uomini sono falsate, e non dobbiamo esporci al pericolo di perderci eternamente per seguirle. Come potremo temere di fare una brutta figura innanzi agli uomini, e non temere di farla innanzi a Dio?
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Messaggio  cassarà palma il Mar Dic 11, 2018 2:44 pm

Oggi c’è la mania di aggiornarsi ai tempi

Oggi è facilissimo voler quasi cristianizzare lo spirito del mondo, o mondanizzare i precetti della santificazione della nostra anima con massime che sono agli antipodi con le massime dei santi. Si pretende, con una parola che sembra fatidica, aggiornarsi ai tempi, mutare i principi fondamentali della perfezione; è per questo che lo spirito del mondo è penetrato persino nelle case religiose, e nei seminari dove si formano i leviti della casa del Signore. Il mondo ha preteso di modificare il Vangelo ed aggiornarlo.
È così che si giustificano le passioni – dalle quali i santi aborrirono – con un ipocrita slogan che vorrebbe contestare tutto con un più ipocrita sorriso d’innocente semplicità: che male c’è? Ed è logico che, quando la coscienza si è cauterizzata, non si veda più il male, anche nelle azioni più obbrobriose. È logico che certe nature e certe anime profondamente difettose e viziate si ribellino ad ogni riprensione, ad ogni avviso salutare, fatto loro per sincero bene, e vedano solo con il loro occhio cisposo di orgoglioso risentimento.
È logico che le anime, prese dal loro pensiero e dai loro apprezzamenti, non intendano più le parole della verità, immerse come sono nelle tenebre che credono bene, nei risentimenti che credono giustizia, nelle dispettose reazioni che rasentano la follia. È una cosa da considerarsi profondamente, perché le anime, così disorientate, peccano con facilità mortalmente contro la carità, con sospetti che non hanno fondamenti, con giudizi temerari che credono evidenze, con scatti di gelosia e persino di odio che credono reazione giusta e ragionevole ad un male, che però non esiste, ma che scaturisce dal loro cervello dissestato.
Queste anime piene di se stesse non si umiliano mai, non si riconoscono mai colpevoli; soffocano i rimorsi salutari esaltando la propria rettitudine, per qualche opera buona che fanno, compiacendosi del loro ingegno, e riguardando gli altri come scervellati e stolti, illudendosi di vedere esse sole giustamente divorate, come sono, da intimo orgoglio; e, commettendo peccati gravi, si mettono al livello del fariseo che, lodandosi, si credeva giusto, anzi santo, e, disprezzando il pubblicano, giudicandolo vile e riprovevole a paragone suo, fu riprovato da Dio.
Insistiamo, gemendo, su questo punto, perché oggi è facilissimo trovare anime così disorientate, incapaci di obbedienza, perché credono di potersi guidare da sé, ribelli a quelli che sono posti da Dio per curarle; ribelli fino al disprezzo di loro, all’insulto volgare, al presuntuoso giudizio di condanna, irruente nella forma e dilagante nella mormorazione. Peccano così mortalmente, e s’illudono di essere innocenti, di fruire della libertà che Dio ha loro data, di essere anzi lodevoli per la loro franchezza, soddisfatte di aver detto le cose nella verità, piene perciò dello spirito di Dio, quando sono agitate dallo spirito diabolico.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Dic 10, 2018 7:03 pm

Il SS.mo Nome di Maria

Ti saluto, o Maria, speranza del mondo, ti saluto, dolcissima e pietosa Vergine, ti saluto, o piena di grazie! Ti saluto, o purissima Vergine, Madre intatta del Figliolo Divino che ha combattuto contro le forze infernali e contro la morte; ti saluto, o Vergine senza pari, che hai resa la gioia al mondo desolato.
Ti saluto, o Vergine benedetta, dalla quale volle nascere, e del cui latte volle nutrirsi il Re del Cielo. Ti saluto, o gemma luminosa del firmamento, ti saluto, o Santuario dello Spirito Santo! Oh, quanto sei santa, quanto serena e quanto benigna, quanto dolce, Vergine soavissima, per la quale s'infransero i vincoli della nostra schiavitù, si aprirono le porte del Cielo, e ci si ridonò la libertà dei figli di Dio!
Invocando il tuo Nome soavissimo, l'anima si sente inondare di dolcezza, perché si rinnova in lei il ricordo della tua grandezza, e le si effonde come rugiada la soavità della tua benedizione materna. O Maria, Mamma mia, non mi stanco mai di invocarti, non mi stanco mai di lodarti!
Navigo nel mare di questo mondo, e mi sento agitato dalle tempeste della vita, ma il tuo Nome dolcissimo è la stella luminosa che mi guida e mi fa raggiungere il porto. Se insorgono i venti delle tentazioni, o se urto negli scogli delle tribolazioni, invoco il tuo Nome, e guardo a Te, mia fulgida stella. Se mi agitano le onde della superbia, dell'ambizione, della maldicenza e della gelosia, e mi sento smarrito tra i gorghi paurosi delle mie passioni, guardo a Te. Mamma mia, t'invoco, e mi rinasce nel cuore il desiderio della virtù e del bene. Se la collera, l'avarizia e le seduzioni della carne agitano la fragile navicella dell'anima, invoco il tuo nome e guardo a Te, Maria, come alla forza che mi sostiene e mi fa vittorioso nella lotta.
Se sono turbato per l'enormità dei miei peccati, se sono confuso per la laidezza della mia coscienza, sono atterrito per la severità del giudizio che mi aspetta, e mi sento trascinare nella voragine della tristezza e nell'abisso della disperazione, invoco il tuo nome, o Maria, e mi rinasce nel cuore la speranza del perdono e della salvezza.
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità penso a Te, e t'invoco, o Maria, e sperimento sempre la tua materna bontà. Non si parta mai dalla mia bocca e dal mio cuore questo dolcissimo Nome, e per ottenere l'appoggio delle tue preghiere, o Mamma mia, fa' che non perda mai di vista gli esempi della tua vita. Seguendoti non devierò, pregandoti non dispererò, pensando a Te non errerò. Se Tu mi sostieni non cado, se Tu mi proteggi non temo, se Tu mi accompagni non mi affatico, e se Tu mi sei propizia giungo felicemente alla meta.
O giglio di castità, prega per noi il Figlio tuo che è la salvezza dei miseri, affinché, perdonando i nostri peccati, nel giorno del giudizio ci liberi dalla perdizione. Per le tue sante preghiere Egli ci purifichi dalle colpe e ci accolga nella dimora dell'eterna luce. Così sia.







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Messaggio  cassarà palma il Dom Dic 09, 2018 4:26 pm

O Immacolata Maria, Vergine tutta pura!

O Immacolata Maria, sia gloria al Padre, al Figliuolo ed allo Spirito Santo per questo candore che ti ammanta, che riflette il candore dell’Eterna Luce, il candore del Verbo che ti elegge come sua Madre, e t’avvolge tutta degli splendori della sua luce.
Questo privilegio è unico e singolare in Te, Vergine SS., e perciò Tu, fra tutte le donne sulla terra, poni i fondamenti della tua santità sopra i più alti monti, superando ogni santità creata. Tu sei la città di Dio, perché in Te si è incarnato ed ha abitato il Verbo Eterno, l’Uomo-Dio che è vero Figlio tuo. È questa la più grande gloria che rifulga nella celeste Gerusalemme, è la più sublime grandezza che si elevi sulla povera terra.
Tu sei tutta bella e macchia originale non è in Te. Grandi cose sono state dette di Te, e tu non sei mai lodata abbastanza nei secoli. Tutte le genti ti chiamano beata, perché Colui che è potente ha compiuto in Te cose grandi, ha posto in Te come in fulgentissimo sole la sua dimora, si è glorificato in Te, ti ha cinta di forza, ti ha resa vittoriosa dell’inferno. O Maria, o Maria, l’anima mia ti saluta piena di grazia, e si unisce al coro di tutte le genti e di tutti i secoli nell’esaltarti, implorando la tua materna pietà e la tua misericordia.
Per un solo uomo il peccato entrò nel mondo, e in lui tutti furono macchiati; ma Tu, o Maria, ricevesti la benedizione dal Signore, trovasti grazia presso di Lui, ed Egli compì in Te la sua misericordia. Tu, eletta di Dio, sei candida come neve del Libano, hai le labbra che stillano miele, perché sono aperte alla benedizione, e ti avanzi come Sposa nel tuo candore, per essere coronata di gloria.
Per l’altezza cui ti eleggeva, Dio guardò a Te prima che a qualunque creatura, e Tu fosti come primogenita nella tua dignità. Sei più brillante del sole per la grazia, e paragonata alla luce sei più pura. Sei nel cielo un grande miracolo di grazia, e sulla terra una sublime visione di grandezza, poiché sei ammantata di sole, sei coronata di stelle ed hai sotto i piedi la luna, dominando ogni umana grandezza. Santità e magnificenza risplendono nella tua concezione e la tua gloria è annunziata a tutti i popoli, poiché Dio stesso la rivela, dandoti la potenza di operare meraviglie e di diffondere grazie.
Salve, o Maria, piena di grazie, più santa dei Santi, più eccelsa dei cieli, più gloriosa dei Cherubini, più onorevole dei Serafini, e venerabile più d’ogni altra creatura. Salve, o colomba, che ci porti la pace, e ci annunzi Colui che ci preserva dal diluvio della perdizione ed è il porto della salvezza; colomba rifulgente di purissimo candore come argento, ed avvolta dai raggi dello Spirito Santo, come da fulgori di oro. Salve, amenissimo paradiso di Dio, piantato dalla sua benignissima ed onnipotente destra, pieno dei profumi del giglio e germogliante immarcescibili rose. Salve, edificio sacrosanto ed immacolato, dimora purissima di Dio sommo Re; salve, monte di Dio fertilissimo ed ombreggiato, nel quale fu nutrito l’Agnello divino che portò i nostri peccati e le nostre infermità; monte dal quale si staccò, senza concorso umano, la pietra che abbattette la potenza di satana. Salve, trono santo di Dio, Altare divino, casa di gloria, ornamento incomparabile, tesoro eletto, propiziatorio di tutto l’universo e cielo splendente che canta la gloria di Dio.
O Vergine tutta pura, degnissima di ogni lode ed ossequio, arca purissima di oro, contenente la dolcezza più soave per le anime nostre, la vera manna, Gesù Cristo nostro Signore; tempio consacrato a Dio, terra intatta, campo fecondo senza coltura, vigna tutta fiorita, fontana che spande acque abbondanti, vergine feconda e madre senza concorso umano, tesoro nascosto di innocenza e di bellezza, tutta santa, con le tue accettatissime e valide preghiere, grazie alla tua materna autorità presso il Signore, Dio e creatore di tutto, che è Figlio tuo, degnati di prendere in mano Tu, o Maria, il governo dell’ordine ecclesiastico, e di condurci al porto tranquillo.
O Immacolata Maria, Tu sei esente da ogni macchia, noi lo crediamo e lo confessiamo con gioia, nel trionfo della tua gloria perché ce lo insegna il Papa, il supremo maestro della Fede, e perché Tu stessa lo hai confermato apparendo ad un’umile fanciulla nella grotta di Lourdes, e proclamandoti Immacolata. O grotta felice, onorata dall’apparizione della Madre di Dio, o rupe veneranda dalla quale sono scaturite in abbondanza le acque della salute! Là accorrono le turbe dalle vicine e dalle lontane regioni, implorando il tuo potente aiuto, o Maria, e Tu, Madre dolcissima, accogli le lagrime di quelli che ti supplicano, doni la bramata salute ai miseri che Te la domandano, e consoli tutti quelli che vengono a Te.
O Vergine SS. che ti muovi a pietà delle sventure di chi ti prega, confortaci sempre nelle nostre pene, ed impetraci dopo le tristezze presenti, le gioie dell’eterna vita. Sia gloria al Padre ed al Figliuolo Unigenito, e a Te pure, o Spirito Santo, che procedi da tutti e due, unico Dio, in ogni tempo. Così sia.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Dic 06, 2018 9:43 am

Il Sacerdote deve essere sobrio

Il sacerdote dev'essere sobrio nella sua vita, senza eleganze o lusso, parco nel vitto. Un sacerdote agghindato che, senza necessità, si fornisce di automobile, non di una macchina modesta, ma di una macchina di lusso, è un misero mestierante che, solo nel passare, contrasta la sua missione, suscita le critiche del popolo che vede e giudica, e la sua parola perde ogni valore.
La sobrietà del sacerdote deve giungere ai fioriti limiti della santa povertà evangelica, perché solo allora il popolo lo sente vicino a sé; solo allora il suo esempio e la sua parola convincono che si deve desiderare solo la vita eterna. Una toppa all'abito povero non è un disonore innanzi a persone nobili, è più di un nastrino di guerra sul petto di un combattente, che indica una battaglia vinta ed una medaglia al valore.
Una scarpa sdrucita e rattoppata è più attraente del superbo gambale di un cavaliere che, in arcioni, ha superato un ostacolo difficile, o di un generale che con la spada levata incoraggia alla vittoria. La sfregatura di un cappello, povero per amore di Dio e della carità, è più bella della greca di un generale, che è segno di comando e di guida nel combattimento della vita. Oh, se i sacerdoti amassero la povertà di spirito, quanta ricchezza di fede e di pietà darebbero al popolo; quanta raccolta di anime farebbero per il regno di Dio!
Il sacerdote dev'essere prudente per sfuggire agli attacchi del mondo, e stare in guardia contro le insidie e le tentazioni. Prudente con una grande serietà di vita, specialmente se è giovane. La gioventù può portare con sé sempre qualche cosa di fanciullesco che disdice al suo stato, e può renderlo imprudente nelle parole e negli atti. Dev'essere dignitoso, cioè di illibati costumi morali ed educato.
Anche se viene dal popolo, deve avere un tratto signorile. Ogni rozzezza, ogni mancanza di delicatezza produce un danno nelle anime che vengono da lui, e una profonda disistima per lui e per tutti i sacerdoti, perché, da uno, comunemente si giudicano tutti. La Chiesa è la casa di Dio e la casa di tutti, e quindi il sacerdote dev'essere ospitale, deve accogliere tutti con grande bontà e carità, senza distinzione di persone, capace di istruire tutti, colpendo ogni occasione per insegnare la fede ed esortare al bene.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Dic 05, 2018 6:41 pm

O mio Dio, tutto mi testimonia la tua potenza!

L’anima mia, misera e poverella, tenta di levare il trepido ed annebbiato sguardo a te, o infinito Dio, e per levarlo attraversa tutta la creazione, come cosmonauta, nella ristretta capsula della sua mente, e nel vibrante razzo che la spinge in alto, la fede, con lo scoppio del cuore che ti ama e che vorrebbe amarti consumandosi per te, o Dio, o Dio! Tutto mi parla di te, eppure non ti vedo; tutto mi testimonia la tua potenza, eppure non so misurarla; tutto la tua sapienza, eppure non so comprenderla; tutto il tuo amore, eppure non so infiammarmi! Tutto è riflesso della tua bontà, eppure non so commuovermi.
Sei Luce infinita, ma lo splendore mi acceca, perché vorrei vederti, ma l’occhio mio può scorgerti solo nello schermo oscuro della fede che mi fa intravedere la tua infinita bellezza, quando, umiliandomi, ti contemplo e ti prego. Sei come una stella lontana che spunta da una nebulosa immensa, la cui luce è come un uragano di fiamma, e giunge a me come un punto tremolante, dopo miliardi di secoli, percorrendo trecentomila chilometri al secondo, ed ogni secondo è un lampo, ogni lampo una luce che avanza nella sorridente oscurità della notte che, in quel lampo, in quei lampi s’illumina... Dio, mio Dio, come posso scrutare la tua grandezza, come posso estasiarmi della tua santità? Sono tanto piccolo, tanto meschino; posso solo amarti, adorandoti… Credo!
Io sono sulla terra, io, minuscolo atomo che ci si smarrisce, eppure è tanto piccola innanzi a te; un polveroso granello che rotea nello spazio, e a quel granello tu tracciasti il cammino intorno al sole, perché s’illuminasse e si riscaldasse. Piccolo come sono, i monti nella loro gravitante mole par che mi schiaccino, e nella loro catena frastagliata… picchi che s’ergono e valli inabissate, acque che sgorgano, cascate che strapiombano, fiumi che s’avanzano, nastri d’argento tra le fulve rive… io m’incanto ed in quelle altezze vedo un pallido riflesso della tua maestà; nel disordine di quelle vette vedo la tua bellezza; in quelle acque la tua bontà che si effonde, nel loro rigurgito la tua provvidenza che feconda, e, negli immensi mari dove sfociano, la tua misericordia che dilata ed abbraccia… Dio, ordine infinito, beltà infinita, carità, carità infinita!… Credo!
La vita: ad un cenno della tua parola dalla terra che germoglia, dai mari che brulicano di piccoli e giganteschi esseri che guizzano! Dalle erbose valli gli animali domestici che vi muggiscono, e le fiere che ruggiscono, e gli uccelli che cantano… tutto un inno di vita, e tu sei Vita, e tu solo mio Dio, eterna Vita che è tutta in te; senza principio perché è in te; senza fine perché è eterna; senza mutamenti, perché è tutta in atto, tutta perfetta nella sua infinita semplicità: potenza che si effonde, sapienza che ordina, amore che abbraccia le sue creature, e nella sua eterna, semplicissima essenza, conoscenza infinita di Sé che genera il Verbo eterno, amore infinito che lo ama ed è amato… Dio, Dio mio, ti credo e ti adoro!
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Nov 29, 2018 9:39 am

Maria Immacolata modello di santità
Dalle pagine autobiografiche
«Sono io, Maria Immacolata, modello di santità e madre di quelli che tendono alla perfezione; per questo la Chiesa mi chiama, invocando la mia santità come il titolo mio: Santa Maria. Ora è necessario che io vi tracci la via della santità, e, come mamma vostra, ve ne insegni il cammino.
Voi desiderate la santità, voi vi tendete, voi la apprezzate, ma tanto raramente la raggiungete perché non ne conoscete il cammino. La santità sta nel ritorno dell'anima in Dio; l'anima non può ritornare nel suo Signore che rendendosi perfetta in modo da apprezzarlo nella sua grandezza sopra tutte le cose, da amarlo con tutto il cuore. L'atto fondamentale della santità quindi, è tutto nel raccoglimento e nella meditazione.
Il raccoglimento è frutto del sentimento del proprio nulla, poiché in questo sentimento l'anima non può dissiparsi fuori di sé, poiché non sente il bisogno dell'applauso e della compiacenza umana.
Raccolta semplicemente ed umilmente innanzi a Dio, l'anima ne riceve i lumi, ne medita la grandezza, senza sforzi, senza ragionamenti, senza affanno, e rimane abbandonata in Lui in un sentimento di pace profonda, in un sentimento di angoscia calma e tranquilla. In questo atteggiamento l'anima non bada più a sé stessa; sente sopra di sé la maestà di Dio, così come può sentirsi la calda atmosfera in una calda giornata di estate; ne sente la gloria come un'immensa melodia echeggiante in una solitudine immensa; ne sente la bontà come calore di sole che assonna soavemente e la rende sicura e piena di fede. Si è contenti allora anche fra le lotte più aspre e più terribili, e l'anima, non apprezzando altri che Dio, lo benedice, lo loda, lo esalta, e si sente contenta nelle mani di Lui.
La santità, in sintesi, è il grido dell'anima che apprezzando Dio lo esalta; è il sospiro profondo del cuore, che si sente soddisfatto della grandezza di Dio, che ne esulta, che vi trova il riposo completo. È così che si trova la forza per vincersi, per dominarsi, per immolarsi, per sacrificare a Dio la vita della propria carne, per dirgli sinceramente: l'anima mia ha sete di Te!
È in questa sete che si cercano tutte le occasioni per raggiungere Dio, e tutte le attività giornaliere diventano il richiamo a Dio, si compiono per la sua gloria, si elevano nel suo amore.
Questo è il segreto della costanza di un'anima che tende alla santità: ansiosa di ritornare in Dio come lode sua, essa non bada a difficoltà, e, sentendosi povera, utilizza tutto quello che ha per formarsene scala sino a Dio.
Così la via della santità appare la più normale ed è tutta una esultanza di spirito in Dio, è tutta un'intima familiarità con Gesù. La vera santità non ha esteriorità, non ha austerità di forme, non ha repressioni violente; è tutta una calma esultanza di spirito che tutto volge a Dio, che s'immola in tutto, che vive, per tutte le cose, come nella casa del buon Padre celeste.
Questa è la santità nella sua attività: sguardo alla grandezza di Dio, raccoglimento in Lui, lode della sua grandezza. Apprezzamento di Dio, gioia di vederlo grande sopra tutte le cose, desiderio di dargli tutto, esultanza filiale in Lui, in Gesù buono, Salvatore.
Lodando Dio, l'anima ne sente la infinita superiorità, e si umilia; esultando in Lui, l'anima ne gusta la bontà, e non sente che il desiderio di esaltarlo.
Essa non vede altro che Dio sopra tutte le cose, e la sua vita diventa un cantico interno, il cantico e l'esultanza dell'anima. Queste sono le basi della santità, ed io ne dò l'esempio luminoso, poiché fui tutta per Dio, fui ordinata a Lui, non feci nulla di straordinario esteriormente nella mia vita, ma essa fu tutta un'intima esultanza per la gloria sua.
Io non riguardai altri che Dio solo, e la mia anima esultò in Lui, perché non ebbe altro scopo, non ebbe altra attrattiva all'infuori di Dio soltanto».
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Nov 28, 2018 2:36 pm

Maria SS. è Madre dell’umanità

Quando un figlio ha prodotto un disastro nella casa, chi è che cerca di ripararlo, chi è che cerca di calmare il dispiacere del padre? È sempre la mamma. Essa conosce il suo bimbo, ne apprezza le debolezze, ne compatisce le miserie; essa è stata incaricata proprio dal padre di famiglia di temperare con la sua dolce bontà la stranezza dei figli ed il rigore che egli è costretto a mostrare nei loro disordini. La mamma dunque sulla terra è come un angelo di bontà e di pace! Anche nelle vie spirituali noi abbiamo una dolcissima Madre, della quale non possiamo pronunziare il Nome senza intenerirci, e questa madre è Maria SS.! Gesù Cristo medesimo ce la diede nel momento solenne nel quale dava la sua vita sulla croce; allora disse alla umanità, nella persona di S. Giovanni: “Ecco la madre tua!”. La Vergine SS. però non ci è madre nel seno limitato e meschino della umanità, ma la sua maternità ha un significato molto più alto:
1 ° - Gesù Cristo venendo sulla terra volle assumere la nostra natura nel seno purissimo di una vergine, e volle formarsi un’abitazione tutta pura, tutta santa e degna di Dio. Ecco perché la Vergine SS. fu concepita Immacolata, fu piena di grazie, fu tutta bella nell’anima e nel corpo.

2° - Gesù Cristo doveva trovare un cuore sulla terra, capace di accogliere tutte le sue misericordie, capace di diventare depositario dei beni che Egli meritava a questa povera umanità. Questo cuore fu proprio quello di Maria. Esso fu pieno di grazie, fu il trono della misericordia quando Gesù compì l’opera sua sulla croce.
3° - Gesù Cristo doveva dimostrare in un modello pratico tutta la bellezza e l’efficacia dell’opera sua, affinché l’umanità avesse potuto avere un ideale di virtù, affinché avesse acquistato coraggio nell’ applicare a se stessa i frutti della redenzione. Questo sublime modello pratico fu proprio Maria; Essa è piena di grazia celeste ed è piena di tutte le più belle virtù.
4° - Gesù Cristo doveva stabilire un mezzo di comunicazione fra la l’umanità peccatrice ed il suo Cuore divino, affinché la miseria della umanità non avesse posto impedimento alle sue misericordie. Maria SS. è per questo costituita avvocata dei peccatori.
5° - Gesù Cristo volle ricompensare la Vergine di quello che Essa aveva fatto per Lui, e l’associò mirabilmente all’opera sua; la fece perciò Corredentrice del mondo. Chi può lodare abbastanza questa nostra dolcissima madre? Chi può essere capace di misurare la grazia e la virtù sua? Essa è più bella, è più santa, è più grande di tutti gli angeli ed i santi presi insieme, e noi rimaniamo come schiacciati dalla sua sublime maestà e grandezza! Anche per gli uomini più depravati Essa è come una spinta al bene, perché la sua santità, la sua purità e la sua bellezza li fa almeno vergognare di essersi abbrutiti nel peccato.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Nov 23, 2018 10:46 am

La Fede si apprende come verità,
si vive come vita
Pagine di autobiografia
Le opere di Dio in mezzo alla Chiesa Cattolica sono, al principio, sommamente misteriose, e richiedono quindi una grande vita di fede per poterle compiere. L'anima scelta dal Signore, assicuratasi che è Dio che opera, deve seguirlo tra continui atti di abbandono. Così fece Maria SS. quando fu annunziata dall'Angelo. Assicuratasi che era Dio che operava, Essa credette e disse il suo fiat. Di questa fede la lodò S. Elisabetta quando le disse: Beata sei tu che hai creduto, poiché in te si realizzerà quello che ha detto il Signore.
Le opere di Dio sono come lo sviluppo di una formula matematica: spesso lo sviluppo è lungo, vi sono tanti valori che prima erano parte dello sviluppo e poi si annullano. Ci sono tante uguaglianze, cioè tante operazioni, che, isolate non dicono nulla, ed il cui valore si vede dal seguito. Il valore del risultato non si vede che in ultimo. Spesso nelle opere di Dio si cammina fra tenebre; si vede annullato ad un tratto il lavoro di prima; si vede la lotta, la contraddizione. Invece di scoraggiarsi, bisogna avere fede ed andare avanti sempre, fino all'ultimo.
Quando spunta il fiore sulla pianta, tu godi; ma quando lo vedi sfrondato, è allora che si forma il frutto. Vedendolo così ridotto, non lo strappare, non credere che sia paglia, abbi fiducia nella forza germinatrice, seguita ad innaffiare la pianta, perché dal fiore sfrondato si forma il frutto.
Chi non vive di fede non è adatto alle opere di Dio, ci si smarrisce, giudica le cose col criterio umano, e toglie la mano dall'aratro, guardando indietro, cioè guardando con uno sguardo umano.
Più universale e vasta è un'opera di Dio, e più richiede, in chi deve esserne strumento, una vita di fede.
Gesù, utilizzando una domanda fatta da una sua pecorella, dopo averci promessi i doni suoi, ci parlò della Fede della quale dovevamo vivere per essere nelle sue mani, strumenti adatti alla dilatazione del regno suo.
Ecco il discorso che ci fece Gesù il 27 maggio 1918:
«Sono io Gesù, attività e vita della vostra fede. Voi mi domandate che cosa significa aver fede.
Ecco figli miei cari: Aver fede significa vivere di Dio, delle sue misericordie, delle sue verità, delle sue grandezze, in modo da riguardarsi in Lui come nella propria casa.
La vita della Fede non è uno sforzo od una chiarezza intellettiva, è un riposo dell'anima, è una sicurezza calma e soave in Dio solo, è una fiducia incrollabile nella sua potenza, è l'esclusione della propria attività come cosa inutile; è l'abbandono completo e semplice in Dio.
Chi ha fede vera non ha bisogno di considerare le verità della fede determinatamente, non ha bisogno di esaminarle; vi riposa e ne vive talmente, da sentire nel cuore una grande gioia, una pienezza, una sicurezza.
Quando Dio è presente all'anima ed opera in lei, allora la fede vive in lei, perché si sente trasportata dalla sua misericordia e dalla sua attività; e quindi avere fede significa avere la vita soprannaturale.
Ecco perché la fede è una virtù infusa, ed io ve lo spiegai già. Lo studio della fede non è il possesso della fede. Si può studiare anni ed anni, senza comprendere in uno sguardo semplice interiore tutto quello che si è studiato.
Voi apprendete la fede come verità, la vivete come vita; di modo che se essa non diventa vita, è sempre estranea all'anima e non la attiva. È un dono di Dio che bisogna invocare, preparando l’anima con l'istruzione.
L'istruzione è come la fabbricazione di uno strumento musicale, è come lo studio dell'armonia; la fede è come il suono che trasporta e che diletta, è come l'applicazione delle regole armoniche, applicazione che può essere tanto svariata e tanto diversa.
Ogni anima ha una vita speciale di fede.
La pienezza interna che sazia, che rinnova, che consola, che fa riposare, che eleva, è diversa da cuore a cuore, benché sia sempre una dolce armonia, un riposo ineffabile.
Nel momento nel quale si ha la fede, l'anima è sola con Dio, non è disturbata né dal meschino criterio umano, né dal miserabile giudizio umano. Perde di vista in un momento le parole degli uomini, si sottrae alla loro suggestione restrittiva, non cura il loro giudizio. Tutto si ricopre di tenebre, al di fuori del centro luminoso che illumina l'anima. Tutto appare debolezza e miseria, all'infuori della forza divina che fortifica l'anima, e l'uomo si trova inabissato in Dio solo. Percepire anche per un momento la luce divina significa viverne, e questa vita, essendo superiore ed esuberante, rende paralizzata ogni vita inferiore. L'anima allora è attivata da me, mi sente, e quindi si trova fuori della sua meschinità». v
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Nov 22, 2018 5:48 pm

La grande speranza della Chiesa

Così avverrà e avviene nella Chiesa: quando la tempesta sembra più terribile e minaccia di sommergerla Gesù le si manifesta con grazie specialissime attraverso la stessa tempesta. Alla fine dei tempi, questa manifestazione dell’amore di Gesù sarà più grande ed Egli, camminando attraverso la tempesta, sembrerà quasi voler oltrepassare la barca di san Pietro, tanta sarà la piena di misericordie, superiori ad ogni aspettativa, con la quale si farà sentire al mondo.
La Chiesa, vigile custode della verità, crederà al principio quasi un fantasma la pienezza con la quale Gesù Cristo si manifesterà, come avvenne già nella manifestazione del suo Cuore, ma poi alla rassicurazione che le verrà dalla sua stessa parola, l’accoglierà nella pienezza dei suoi doni, e la tempesta sarà sedata intorno a Lei.
Egli la farà allora approdare a Genesaret all’orto del principe, al luogo di pace, e le genti riconosceranno Lui, Re d’Amore, gli domanderanno la sanità; e l’otterranno al contatto della sua veste, cioè nell’unione con la Chiesa, unica salvezza di tutti i popoli della terra.
È questa la grande speranza della Chiesa, soprattutto in questi tempi nei quali il vento della ribellione e della miscredenza infuria contro di essa.
Ora sembra veramente un periodo più che mai oscuro; eppure è proprio ora che sta per spuntare il sole di una più grande luce, e che la tempesta sta per essere sedata da Gesù stesso. Abbiate fiducia: sono io, non temete; è questa la parola che deve sostenerci quando la nostra fede esita e tentenna. Non ci turbiamo: è Gesù che sta con noi, Gesù che c’ispira piena fiducia che si manifesta in una luce inconfondibile nella sua Chiesa che si dimostra sua difesa e suo appoggio. I tempi che attraversiamo sono penosi senza dubbio, ma sono ancora belli, perché sono il primo preludio di un’epoca immensamente ricca di benedizioni e di grazie; eleviamo dunque le mani al Signore e, pieni di fiducia, corriamo ai suoi altari eucaristici, troni della sua regalità, e Mense dell’ineffabile Cibo di vita.
Invochiamolo nella tempesta e, benché ci sembri fonda la notte, guardiamo l’aurora lontana che già comincia a rifulgere e contrapponiamo, al grido delle bestemmie e dell’egoismo, il grido della nostra immolazione e del nostro amore. v


Preghiamo il Signore che, per la sua gloria e per una più apprezzata penetrazione della sua Divina Parola in mezzo al popolo cristiano, disponga – se è nei suoi disegni – che sia elevato all’onore degli altari Don Dolindo, sacerdote che, nella sua umiltà e nella sua mistica unione con Gesù sofferente per i peccatori, giorno e notte ha consumato la vita per la salvezza delle anime. Voglia unirsi in questo voto anche la Vergine Santissima Immacolata che lo ebbe figlio devoto e predicatore della sua mirabile grandezza e misericordia.

Qualora non desideraste ricevere ulteriori comunicazioni, vi invitiamo ad inviare una e-mail vuota indicando nell’oggetto “cancellami”.




Mail priva di virus. www.avast.com
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Nov 19, 2018 3:05 pm

Ascoltiamo don Dolindo

O Maria, apri le tue mani ricche di grazie

Noi viviamo sulla terra, ma ci viviamo di passaggio; non possiamo, dunque, dimenticare due verità certissime: che certamente moriremo; che certamente saremo giudicati da Dio, che nel giorno finale del mondo dovremo presentarci dinanzi al Giudizio di Gesù Cristo, insieme a tutte le genti. Questo Giudizio sarà preceduto dalla distruzione finale, cataclisma terribile al quale nulla sfuggirà, cataclisma di fuoco, nel quale tutto sarà travolto. E allora perché ci attacchiamo alle stupide vanità della terra? Perché non viviamo tanto santamente da formarci la veste nuziale per presentarci al cospetto di Dio, e per conquistare l’eterna felicità e l’eterna gloria?
Pecorelle dell’ovile di Gesù Cristo, seguiamolo fedelmente, anche a costo di sacrificarci, portando la nostra croce giornaliera per amor suo che portò la sua croce per amor nostro. Non c’illudiamo in vani desideri che sono spine che germogliano spine; camminiamo per la via stretta che conduce a salvezza, ed allontaniamoci dalla via della perdizione che sembra larga, ma conduce al precipizio della morte eterna.
Piante vive della vigna del Signore, abbiamo cura di coltivarci, se non vogliamo essere pieni di foglie di vanità e, come quel fico privo di frutti, essere i maledetti nel giorno nel quale il Signore cercherà da noi i frutti e non li troverà, perché il giorno estremo non sarà tempo di frutti, ma tempo di rendiconto.
Tu farai, o Signore, cieli nuovi e terra nuova, e lo hai promesso; ebbene, ecco l’anima mia, ecco il mio cuore: te lo dono; prima che tu faccia cieli nuovi e terra nuova, fammi a nuovo con la tua grazia, rinnovami con la tua misericordia, ricolmami dei tuoi doni. Sei morto per me: donami la vita tua, perché io viva di te, per te e con te. O Maria, Immacolata e divina Madre del mio Gesù, generami a Lui come lo generasti per noi, apri le tue mani ricche di grazie, effondile in me, volgi a me gli occhi tuoi misericordiosi, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Nov 19, 2018 3:01 pm



Faccio un accenno alla vita di Don Dolindo

Oggi è la festa  del servo di DIO Don Dolindo Ruotolo 1882 - 19/ 11/ 1970

La sua vita è stata sacerdozio, ha avuto 30 anni di persecuzioni ma accettò sempre tutto

e rispondeva sempre con amore.

Don Dolindo  ha amato tanto Dio e ci ha lasciato   una immensità di libri che sono una miniera di cristianità.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Nov 18, 2018 4:17 pm

Ascoltiamo don Dolindo

La Santa Messa

La Santa Messa è il sacrificio del corpo e del sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal Sacerdote a Dio, rinnovando così il grande sacrificio della croce. Sacrificio significa riconoscimento solenne di Dio come Padrone e Creatore di tutto; esso è l’omaggio che l’uomo fa di se stesso a Dio, è la riparazione delle offese fatte a Lui, ed è la preghiera più solenne che si elevi dalla terra.
L’uomo dovrebbe annientarsi per riconoscere il supre­mo dominio di Dio ma non potendolo fare perché non è padrone della sua vita, annienta dinanzi a Lui qualche cosa che sta in suo dominio. Per questo nell’antica legge si immolavano gli animali nel tempio, per questo il sacrificio è stato sempre la pratica di tutti i popoli della terra. Il dono inoltre essendo il più bel segno esterno di amore, ha la forza di placare il Signore, ossia di distruggere le tristi influenze del male ed il loro disordine, e diventa una preghiera piena di affetto.
Nella nuova legge Gesù Cristo si è immolato per noi morendo sulla croce, ed Egli ha voluto nella sua infinita misericordia, riprodurre e rinnovare veramente questo sublime sacrificio, nel sublime sacrificio della Santa Messa. In forza delle parole della consacrazione, infatti, sull’altare il corpo di Gesù appare diviso dal sangue, ed Egli si trova come immolato, e vi si immola veramente, benché incruentemente, cioè senza spargimento di sangue. Inoltre Egli nella Eucaristia ha un novello modo di essere, che con la Comunione del Sacerdote viene a cessare; Egli dunque muore sacramentalmente sotto di quelle specie.
La Santa Messa si offre per quattro grandi fini:
1° - Per adorare Dio in una maniera degna di Lui.
2° - Per ringraziarlo dei suoi benefizi.
3° - Per domandargli perdono dei peccati commessi.
4° - Per impetrare grazie e misericordie.
Il frutto particolare di quelli che assistono o partecipano alla Santa Messa è così distinto:
1° - Frutto generalissimo, che si applica a tutta la Chiesa sia militante che purgante, poiché il Sacerdote offre il Sacrificio in nome della Chiesa.
2° - Frutto generale, che si applica a quelli che assistono alla Messa o che vi concorrono materialmente, preparando le candele, le tovaglie, le ostie ecc. … Questo frutto dipende dalla maggiore o minore devozione di chi assiste alla Santa Messa o di chi remotamente vi concorre.
3° - Frutto speciale, che è la intenzione speciale per la quale si offre il Sacrificio, intenzione che viene determinata da quelli che concorrono al sostentamento del Sacerdote con la così detta elemosina della Messa.
4° - Infine frutto specialissimo che è riservato al Sacerdote stesso che l’offre.
Il frutto della Santa Messa di per sé è di valore infinito essendo infiniti i meriti di Gesù Cristo, benché l’applicazione possa essere limitata per le disposizioni individuali delle persone che ne usufruiscono, o per fini misteriosi della Provvidenza. La Santa Messa può offrirsi con intenzione speciale anche per i fedeli defunti ed allora costituisce il suffragio più bello che si possa fare.






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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Nov 17, 2018 7:10 pm

Ascoltiamo don Dolindo

Io sono la Madre della preghiera

Don Dolindo in tutte le sue lettere, e in molti altri scritti si esprime come se fosse Cristo Gesù e la Madonna a parlare: “Gesù dice”, “Maria Immacolata dice” sullo stile della Imitazione di Cristo.

Considerate l'uomo negli slanci della sua preghiera…
Oh com’è grande l'anima che si prostra alla presenza di Dio e che parla con Lui!
È Gesù che prega, perché solo Gesù comunica con Dio il suo Verbo infinito. Ma la comunicazione sostanziale del Verbo è diffusa in me, perché Egli si diede a me, volle essere mio figliolo, volle diventare la mia parola vivente. Per questo io parlai solennemente quando Egli si incarnò nel mio seno: In me l'umanità ricevette la parola, fu come la figliola che apprese dal babbo suo il linguaggio familiare. Io dunque parlo innanzi a Dio in nome dell'umanità, e sono la madre della preghiera, la madre della divina grazia che essa raccoglie e che fa spargere sugli uomini!
L'anima prega non già con le parole, ma sentendo la maestà di Dio.
L'anima domanda quello che Dio le prospetta, e la preghiera è l'elevazione dell'anima in Dio, perché Dio la eleva con la sua grazia. Essa quindi esulta in Dio Salvatore, più che domandare esulta, e non fa che umiliarsi in questa esultanza, perché Dio riguardi l'umiltà della sua creatura e ricolmi il vuoto formato in lei, lo ricolmi con i doni suoi. È così che l'anima si sente beata in tutte le sue attività, come la terra inaridita che è fecondata dall'acqua e dal sole.
È così che l'anima percepisce la potenza di Dio, e sentendola, lo prega più esaltandolo che supplicandolo; è così che l'anima sente la santità di Dio e gliela domanda nella medesima maniera. È così che l'anima apprezza la vastità della misericordia di Dio, ed esaltandola, lo prega di diffonderla sopra quelli che lo temono.
Negli slanci della preghiera l'anima conosce intimamente Dio, e naturalmente cade il misero edificio dell’orgoglio umano, cade la sua presunzione, si putrefà la sua ricchezza falsa e si sente ripiena della misericordia di Dio.
La preghiera è una grande forza perché è una grande grazia; ma voi non dovete immaginare che sia forza vostra o che consista nell'abbondanza delle parole.
Glorificare Dio, esultare in Lui, umiliarsi, riconoscerne la grandezza, implorarne la misericordia: ecco la preghiera vocale e mentale.
Riconoscere la povertà umana, demolire l'orgoglio, vuotarsi nel distacco, arricchirsi di Dio: ecco l'attività della preghiera.
Ricordate il valore della preghiera insegnatavi da Gesù nel Pater, e comprenderete il valore della preghiera.
Non vi affannate se vi sembra di non sapere pregare, mettetevi nelle mani mie materne; io sono la voce vostra, io pregherò per voi, io muterò l'aridità in fecondità innanzi al trono di Dio.
Per questo, dopo le misericordie straordinarie da voi ricevute, a voi sembra di non sapere pregare; in realtà voi non vi accorgete che crolla intorno a voi tutto un edificio logoro e vecchio, formato non già dalla grazia ma dagli sforzi umani.
È necessario che l'anima vostra si semplifichi, è necessario che sia tutta trasfusa dalla grazia, e per questo io vi sto preparando alle novelle misericordie.
Ricordatevi che io fui nel cenacolo con gli Apostoli proprio per prepararli a quella effusione straordinaria di grazie che li rese attivi per la gloria di Dio. Come madre io volli trasfondere nell'anima loro il cantico solenne dell'anima mia, io volli concorrere a rigenerarli nella grazia. Questa grande scena di amore vi rinnova, figli miei, e voi dopo questa preparazione vi sentirete ripieni dello Spirito Santo.
Umiliatevi perciò e pregate cercando la gloria di Dio!
Io vi sto nutrendo abbondantemente proprio per assorbire tutta la vostra giornata in questi grandi pensieri. Non vi do tempo di poter pensare ad altro, e le mie parole sono come il cenacolo che vi raccoglie, sono la vostra preparazione.
È giunta l'ora di Dio. Voi non avete fatto nulla per meritare queste grandi misericordie, ma io, madre vostra, ve le ho meritate.
Elevate il cuore in alto, esultati in Dio, umiliatevi, siate forti nella carità fraterna, fuggite le più piccole colpe avvertite, ed invocate il mio Nome, perché nei vostri cuori si stampi la bellezza di Gesù, la bellezza di Dio… Maria Immacolata».
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Nov 16, 2018 6:26 pm

Ascoltiamo don Dolindo

Umiltà, umiltà, umiltà...

Dunque, o creatura chiamata alla santità, se vuoi raggiungerla umiliati profondamente innanzi a Dio. L’anima che non si umilia, che è piena di sé, che si concentra in sé, esaltandosi nella sua estimazione di fronte agli altri, non attira la grazia di Dio, si stacca da Lui come se ne staccò Lucifero, compiaciuto di sé. Per l’umiltà, l’anima partecipa alla santità di Dio: Egli genera il Verbo conoscendosi ed il Verbo è sua Lode, infinito come Lui nella natura divina e l’anima, conoscendosi nella sua limitazione, non genera un verbo di lode, ma di umiltà, perché dalla limitazione e dalla miseria non può sorgere l’esaltazione, ma l’umile abbandono alla grazia ed alla misericordia di Dio.
Se l’anima non si umilia con amore, è dispersa da Dio. Dio, conoscendosi, generò il Verbo e con il Verbo spirò l’infinito Amore, e l’anima, conoscendosi, si umilia innanzi a Dio, e Dio la esalta, l’abbraccia con la sua grazia, la riempie di beni, la riceve come sua figlia, come sua serva fedele, e da essa spira l’amore che la unisce a Dio, la sazia di Lui, perché lo brama, e nel suo amplesso la santifica con il bacio della sua misericordia.
Oh, se le anime capissero questo segreto di vera santità che è l’umiltà! Oh, se intendessero che la grandezza vera della santità è l’umiltà! Il firmamento del cielo è immenso, e chi può raggiungerlo, chi può dirsi simile ad esso? I monti, i mari, i continenti non possono darne un’idea, non possono elevarsi in somiglianza con lui. Solo il piccolissimo atomo, la più umile delle creature, invisibile, porta nella sua struttura la somiglianza con il firmamento.
Dio è infinito, l’anima è piccolissima innanzi a Lui; ma, se per l’umiltà si fa atomo, può portare nella sua piccolezza la somiglianza con Dio per la grazia. Umiliarsi non è avvilirsi: è conoscenza di verità, è la verità della nostra piccolezza, come nell’atomo fissato o scisso, genera un’ardente fiamma d’amore a Dio, fiamma di adorante apprezzamento di Lui, e questo è santità d’unione mistica, ascesa di somma santità.
O anime che aspirate alla santità, perché Dio è santo, umiliatevi innanzi a Dio, e cogliete tutte le occasioni della vita terrena per umiliarvi innanzi a Dio ed innanzi alle stesse creature che ve ne danno occasione, per glorificare Dio nella vostra santificazione profonda. Dall’umiltà, come fioritura di un ceppo virente, sboccia l’altro ramo dell’amore a Dio che è l’amore al prossimo, la carità, la pace.
Il Verbo di Dio si umiliò facendosi Uomo, sino alla morte di croce, e se la divina sua maestà volle umiliarsi per noi, facendosi obbediente sino alla morte, noi potremo trovare difficoltà ad umiliarci? Togliamo dalla nostra vita tutto quello che è superbia: un giudizio duro sugli altri è superbia; una parola frizzante è saetta di superbia; un dispetto è superbia che reagisce; una contesa è superbia che vuole imporsi; ogni mancanza di umiltà è come barriera che si oppone al fluire della grazia di Dio che ci santifica.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Gio Nov 15, 2018 9:41 pm

Ascoltiamo don Dolindo

Il Sacerdote modello di santità

Ecco le relazioni di un ministro di Dio col popolo e del popolo con un ministro di Dio: il Sacerdote è l'esemplare e la forma del fedele, ed il fedele deve farsi come lui. Questo deve richiamare efficacemente il Sacerdote non solo all'osservanza dei suoi doveri, ma alla santità, perché com'è il Sacerdote così è il popolo. Il Sacerdote deve potere esortare i fedeli col proprio esempio, e con maggior ragione, a passare dalla legge del mondo a quella dell'Evangelo.
Il Sacerdote deve farsi come il popolo, deve vivere col popolo, deve pregare col popolo, deve mostrarsi del popolo e sempre come luce ed esempio del popolo. È un pessimo uso quello di alienarsi dalla vita del popolo, e contentarsi solo di compire più o meno al momento opportuno le sacre funzioni, rimanendo per il resto nelle sacrestie a parlare o ad oziare. Se il popolo adora Gesù, il Sacerdote deve essere come lui un adoratore pubblico di Gesù insieme al popolo, perché questo giova più di qualunque predica. Se il popolo ascolta la parola di Dio, il Sacerdote deve essere con lui ad ascoltarla, e non per ostentazione o ipocrisia, ma per nutrirsene. Egli è come il tronco vitale della sua Chiesa, e i fedeli sono i rami; or se il tronco non assorbe dalla radice gli umori vitali, come può trasmetterli ai rami? La fede del Sacerdote giova al popolo, e la fede del popolo giova ai Sacerdoti.
Il Sacerdote non deve mostrarsi mai offeso anche per le ingiurie che può raccogliere, o le contraddizioni che incontra nel suo ministero, ma deve mostrarsi superiore a tutte le beghe umane, e pieno di generosa carità con tutti.
Dolorosamente molti Sacerdoti, per la stessa immensa superiorità della loro dignità e del loro ministero, sono i più facili ad offendersi e i più tenaci nei loro risentimenti. Non si può dire loro una parola di esortazione, o, peggio, di rimprovero, senza che essi si sentano immediatamente offesi, e si mostrino tenacemente contrariati, fino al punto da essere a volte intrattabili.
Le offese che il Sacerdote riceve debbono essere come quelle nubi fugaci che passano innanzi al sole, lo oscurano per un momento, e poi subito lo fanno riapparire nella sua luce. Molte volte, invece, le offese diventano come cumuli di tempeste per il povero Sacerdote, e non si diradano se non si sono scaricati sulla vigna del Signore, causandovi incalcolabili danni. Il Sacerdote deve immediatamente sorridere a chi l'offende, proprio come sole che riappare fulgido dalla nube fuggente, e non deve mai trascinare a lungo le questioni e le dissensioni.
Il popolo, a sua volta, non deve mai disprezzare il Sacerdote per le infermità del suo carattere, ma deve prescindere dai suoi difetti, e accoglierlo come Angelo di Dio e come Gesù Cristo medesimo, togliendosi persino gli occhi per darglieli, se fosse possibile.
Non c'è cosa più stupida e scellerata quanto l'avversione che molte volte il popolo, sobillato dagli empi, ha contro il Sacerdote. Per quanto un ministro di Dio possa essere miserabile e deficiente nella sua vita privata, infatti, è sempre il migliore amico del popolo, perché serba per lui i tesori immensi della misericordia e della grazia divina.
Il Sacerdote è come una mamma, e somiglia alla verginale fecondità di Maria, poiché i figli spirituali che egli genera li riceve per opera e virtù dello Spirito Santo. Generandoli deve formare in loro Gesù Cristo, e quando muoiono alla grazia deve rigenerarli a Gesù Cristo finché non sia formato in loro. Or questa rigenerazione non può farla che con molta pazienza, perché si trova sempre in certe posizioni difficili che contrastano con la sua natura. Egli è un benefattore spirituale, e deve correre appresso a quelli che deve beneficare, quasi che dovesse egli ricevere da loro una grazia. S'immola per il loro bene, e moltissime volte ne è ricambiato con ingratitudini e disprezzi.
Passa la sua vita in un lavoro consumante più di qualunque altro lavoro, e raccoglie in ricompensa la calunnia e la persecuzione. Compie le azioni più grandi e nobili che può compiere un uomo sulla terra, ed è riguardato poco meno che un minorato od un ozioso parassita. E tutto questo in una vita generalmente povera e ristretta, senza un sollievo materiale, senza un divertimento innocente, senza affetti terreni. Questa posizione richiede in lui molta pazienza e molta carità soprannaturale. Ecco il modo come egli deve riguardare tutti i fedeli, cercando di essere loro utile in tutto quello che può, ed amandoli veramente in Gesù Cristo. E tra i fedeli la sua parte privilegiata debbono essere i peccatori e i sofferenti, i piccoli e gli umili, i diseredati e gli abbandonati, in modo da consolare, consigliare, aiutare come può, con le sue forze e con quello che può raccogliere dalla carità. Il mondo si cambierebbe in pochissimo tempo se i Sacerdoti sapessero generare le anime e formare in loro Gesù Cristo; il regno di satana dovrebbe cedere al Regno trionfante di Dio!
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Nov 14, 2018 3:27 pm

Ascoltiamo don Dolindo

Occorre rieducare le anime
Oggi occorre una rieducazione fondamentale del popolo, affinché le chiese siano case di orazione e non spelonche di ladri. Occorre educare le anime al rispetto della divina Maestà, e comprenderle tutte del dovere che hanno di unirsi a Gesù Cristo vivente nel santo tabernacolo, per adorare, ringraziare, espiare e pregare con Lui.
Non è possibile continuare la vita cristiana col confuso indirizzo che attualmente ha nel mondo; è necessario definirne le caratteristiche con precisa e santa intransigenza, eliminando dalla vita e dalla società dei fedeli tutto quello che non è cristiano. Come si definiscono le caratteristiche dei partiti, affinché un colore politico sia inconfondibile con un altro, così, e molto più, occorre definire nella propria vita le caratteristiche cristiane, e definirle fin dall'infanzia.
Per riuscire in questo arduo lavoro bisogna cominciare dal clero e dagli ordini religiosi, eliminando da questa nobilissima casta quel fermento che corrompe tutta la massa, e facendo in modo che siano santo lievito di una vita nuova in mezzo al popolo cristiano. La preoccupazione principale dei Pastori della Chiesa dev'essere questa: eliminare tutto quello che è infetto, e promuovere la profonda santificazione di quelli che debbono santificare gli altri. Non si tema che, facendo un'epurazione di queste caste, si avrebbe la solitudine e la mancanza di elementi. No, è proprio il contrario, poiché le anime che veramente vogliono servire Dio sono attratte al santuario o alle case religiose proprio dalla santità di quelli che le abitano.
Non è tanto la disciplina esterna rigorosa e intransigente che è fonte di ordine e di bene, ma è la disciplina interna, è il vivificare le anime con la grazia dello Spirito Santo e il riscaldarle col santo amore di Dio. Più che con i fulmini della severità bisogna formare le anime con la preghiera, la grazia soprannaturale e l'intima unione e familiarità con Gesù Sacramentato. L'anima è come un fiore silvestre, cresce tra le pietre, le immondizie e le spine, ma se ha l'acqua che lo vivifica e il sole che lo riscalda e feconda, cresce sul suo fragile stelo, apre la sua corolla e produce il frutto.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mar Nov 13, 2018 6:59 pm

Ascoltiamo don Dolindo

Occorre rieducare le anime


Oggi occorre una rieducazione fondamentale del popolo, affinché le chiese siano case di orazione e non spelonche di ladri. Occorre educare le anime al rispetto della divina Maestà, e comprenderle tutte del dovere che hanno di unirsi a Gesù Cristo vivente nel santo tabernacolo, per adorare, ringraziare, espiare e pregare con Lui.
Non è possibile continuare la vita cristiana col confuso indirizzo che attualmente ha nel mondo; è necessario definirne le caratteristiche con precisa e santa intransigenza, eliminando dalla vita e dalla società dei fedeli tutto quello che non è cristiano. Come si definiscono le caratteristiche dei partiti, affinché un colore politico sia inconfondibile con un altro, così, e molto più, occorre definire nella propria vita le caratteristiche cristiane, e definirle fin dall'infanzia.
Per riuscire in questo arduo lavoro bisogna cominciare dal clero e dagli ordini religiosi, eliminando da questa nobilissima casta quel fermento che corrompe tutta la massa, e facendo in modo che siano santo lievito di una vita nuova in mezzo al popolo cristiano. La preoccupazione principale dei Pastori della Chiesa dev'essere questa: eliminare tutto quello che è infetto, e promuovere la profonda santificazione di quelli che debbono santificare gli altri. Non si tema che, facendo un'epurazione di queste caste, si avrebbe la solitudine e la mancanza di elementi. No, è proprio il contrario, poiché le anime che veramente vogliono servire Dio sono attratte al santuario o alle case religiose proprio dalla santità di quelli che le abitano.
Non è tanto la disciplina esterna rigorosa e intransigente che è fonte di ordine e di bene, ma è la disciplina interna, è il vivificare le anime con la grazia dello Spirito Santo e il riscaldarle col santo amore di Dio. Più che con i fulmini della severità bisogna formare le anime con la preghiera, la grazia soprannaturale e l'intima unione e familiarità con Gesù Sacramentato. L'anima è come un fiore silvestre, cresce tra le pietre, le immondizie e le spine, ma se ha l'acqua che lo vivifica e il sole che lo riscalda e feconda, cresce sul suo fragile stelo, apre la sua corolla e produce il frutto.
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Re: ascoltiamo don Dolindo

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