ascoltiamo don Dolindo

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Mar 22, 2015 10:48 am



La mia fiducia in Gesù buono
Riconoscere Dio sopra tutte le cose è forse una novità?
Amarlo è forse una cosa nuova?
Riconoscere la verità assoluta della Fede, la sublime missione della Chiesa, l'autorità del Papa, la santità del Sacerdozio, il dovere dello zelo, sono cose nuove?
Niente può crollare nell’opera di Dio, qualunque essa sia in futuro, ed io l’ho sintetizzata sempre in questo programma semplicissimo:
Fare risorgere la coscienza cristiana, in noi e negli altri;
propagare la Fede cattolica e viverne;
conoscere le verità divine ed apprezzarne la magnificenza;
servire Dio in tutto e cercarlo in tutto;
onorare la Vergine Santissima, l'Angelo Custode, e i nostri Santi Avvocati.
Tutto questo non è novità, ed è sempre doloroso il constatare che a tanti cuori cristiani e sacerdotali possa apparire novità.
I mezzi che possono condurci alla realizzazione di questo pro-gramma, neppure sono nuovi assolutamente parlando:
Chi ha fede si mette in comunione intima con Gesù;
chi ha fede spera da Lui la grazia per operare;
chi ha fede si abbandona totalmente in Lui;
chi ha cognizione del proprio nulla, riconosce tutto da Dio solo!
A me pare che questo non sia né un esaltarsi né una novità!
Oh se io potessi esprimermi, vi farei toccare con mano quale triste concetto io mi sono formato di me, e come da questo concetto viene fuori la mia fiducia in Gesù buono, la mia audacia, dirò così, nelle opere della gloria sua, il mio povero coraggio nel difenderlo. Ho tale per-suasione della mia nullità, che non riesco neppure a spiegarmi, e mi sento talmente vile, che non so che attribuire a Dio, a Gesù, tutto quel poco di bene che si fa.
Ne ho, del resto, di argomenti logici e di fatto, e sarei un mentitore se mi attribuissi quello che assolutamente non è mio.
Se questo è colpa, ditelo voi con la vostra logica, se questo è esal-tamento ed è stranezza, giudicatelo voi. A me non pare davvero, tanto più che uno dei caratteri dello esaltamento mentale è proprio quello di credersi qualche cosa d'importante, ed io ho coscienza di non sentire per me che trepidazione di spirito e disprezzo profondo. 

( DON DOLINDO)
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mar Mar 17, 2015 10:05 am


L’unione dell’anima con Gesù
Il tralcio non è libero quando è congiunto alla vite, perché la sua vitalità dipende da essa; ma questa dipendenza non è oppressione o mancanza di attività proprie, è invece espansione di vita, fioritura e produzione di frutto. Se il tralcio si stacca dal ceppo e pretende di vivere da sé, muore, è reietto, è schiavo del terreno in cui giace inerte, è schiavo di chi lo raccoglie per gettarlo nel fuoco ed è schiavo del fuoco medesimo che lo consuma. L’anima che si dona interamente a Gesù, senza restrizioni, rinuncia alla propria inerzia e, per la dolce schiavitù d’amore, è tutta vivificata da Lui. Essa, più che rinunciare alla propria libertà, dona a Lui l’intera libertà di elevarla e santificarla, e vive di una libertà divina, immensamente più vera e più bella della propria effimera libertà. Sta, infatti, nell’ essenza della libertà, non tanto il potere di operare il male o di degradarsi, ma la possibilità di elevarsi in Dio senza restrizione, in una continua ascesa verso le vette della perfezione e della santità.
La libertà del male è un difetto della libertà non un vantaggio, com’è un difetto il servirsi di una tastiera libera di pianoforte per strimpellarvi note confuse e accordi stridenti.
Gesù Cristo è la vera vite, cioè è il vero centro della vita delle anime, congiunte a Lui nella Chiesa e per la Chiesa. Ora, come nella vigna l’agricoltore toglie via dalla vite quei tralci che non portano frutto e pota salutarmente quelli che ne portano poco, così Dio recide dal Corpo mistico del Redentore le anime che non portano frutto alcuno, perché non assorbono più la sua vita, e purifica con le tribolazioni, le prove e le tentazioni, le anime che danno con facilità corso alle proprie miserie, e si espandono nel mondo, come un povero tralcio che si allunga lontano dal tronco, si avvinghia agli sterili pali, e disperde tutto l’umore che dovrebbe farlo fiorire e fruttificare.

La Chiesa è la nostra madre perché ci genera a Dio; ma la Madre della Chiesa è Maria SS., è proprio Essa che ci dona i beni che sono nella Chiesa, come ci donò il Redentore. Per difendersi da satana e rimanere fedeli alla Chiesa, dobbiamo avere una grande e filiale devozione a Maria. Satana fugge a questo solo nome, Maria, e tutte le sue insidie sono frustrate da Colei che stette addolorata ai piedi della Croce, proprio per raccogliere nel suo Cuore tutti i figlioli che nascevano dal Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo.

(Padre Dolindo)




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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Mar 07, 2015 10:26 pm


Il culto di Dio non consiste soltanto negli atti di religione, ma tutta la nostra vita deve essere una perenne adorazione al Signore. È un errore madornale tanto comune ai nostri giorni quello di voler dividere la religione dalla vita sociale e civile, riguardandola così più o meno come una manifestazione tutta soggettiva e personale di un bisogno dell’anima. Dio è il Padrone di tutto, e il suo dominio deve essere riconosciuto in tutti gli atti della vita pubblica di un popolo. Le leggi civili non sono leggi indipendenti dalle leggi religiose; anzi, esse sono immensamente inferiori a queste e dipendono assolutamente in ogni manifestazione esterna dalle leggi religiose. Gli Stati, poggiati interamente sulle leggi civili, senza alcun riferimento alle leggi religiose, senza alcun atto pubblico di riconoscimento di Dio come supremo Signore, sono un assurdo pratico e un disonore per Dio. Gli Stati che si riconoscono talmente padroni da pretendere di dominare la stessa Chiesa di Dio, sono mostruosi. La forma politica: Tutto allo Stato, tutto nello Stato, è una formula falsa, idolatrica, apostata, poiché il dominio assoluto è soltanto di Dio.

(Padre Dolindo)

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Mar 06, 2015 9:39 am

Ascoltiamo don Dolindo
Torna, o Maria, nel cuore nostro
Torna, torna, o Maria, nello splendore della tua gloria, tor-na al mondo sconvolto, e ridonagli la pace che invano cerca nelle conferenze, nei viaggi dei capi di stato, sperando nei con-tatti diplomatici di trovare la via della pace, mentre dovunque si agitano i popoli, insidiano le sette, e fiammeggiano le guerre.
Torna, nella profonda devozione delle anime e della Chie-sa, o pacifica, o Madre del Re di Pace. Torna per rianimare le anime consacrate a Dio alla perfezione ideale che naufraga nel-le limacciose onde dell’aggiornamento e del modernismo cari-co di errori.
Torna, o Maria, e con i tuoi esempi di santità, o perfetta, spazza dalle anime consacrate a Dio le illusioni del mondo, del demonio e della carne.
Torna, o Maria, nel cuore nostro con la ricchezza delle grazie che ci impetri dal Figlio tuo, tu che retribuisci, anche una sola Ave Maria con miracoli di grazie che rinnovano le anime.
Tu, o Maria, rinnova la Chiesa, sposa di Gesù Cristo, che è luce splendida della tua bellezza nelle ombre della tua umiltà, che traspare dalle stesse parole umane con le quali lo Spirito Santo, attraverso le lodi dello Sposo alla sposa del Cantico, ti esalta.
Torni la devozione viva a te, o Maria, affinché noi ti ve-diamo, lo gridiamo a te, con le figlie di Gerusalemme, che cer-cavano lo sposo nelle tenebre della notte. E noi siamo nella notte in ogni popolo, in ogni casta, in ogni anima, e nella tua bellezza vogliamo vedere rinnovata la Chiesa insidiata dagli errori, perseguitata dal comunismo scellerato, ridotta al silenzio nelle regioni che fiorivano ed ora sono preda dei mestatori.
Per te, o Maria, la Chiesa sia vittoriosa dove geme, abbia cori di guerra, contro gli errori, contro le immoralità che dilagano nel mondo e nelle anime, persino in quelle consacrate a Dio.

Il percorso della vita dell’uomo, la sua storia nel corso dei secoli, il peccato, la redenzione, suprema manifestazione di Dio, il Verbo incarnato in Maria, la creatura più bella, più grande della creazione degli esseri visibili ed invisibili. Maria! L’uomo si sarebbe smarrito nella conoscenza di Dio infinito, come si smarrisce nelle manifestazioni sue, studiando le opere della creazione, e Dio donò all’uomo una madre, una donna piena di grazia, donò per Lei il Figlio suo, ed in Lei e per Lei l’uomo si avvicina a Dio. Si avvicina al Figlio di Dio, incarnato in Lei, la sente Madre. Credendola Madre di Dio, confida in Lei, contemplandone la grandezza, la invoca nelle pene della valle di lagrime, le affida la propria salvezza eterna. O Maria, o Maria, per questo la Chiesa ti canta su tutte le arpe delle creature e ti acclama bella come la luna, splendente come il sole, estesa come i mari, alta come i monti, rosa mistica, giglio purissimo, ecc. Le sue arpe cantano nei cieli, cantano nella terra, e dal creato le sue corde vibrano come armonia di lode, e sono canti di amore alla tua grandezza, opera suprema di Dio, che creando ogni cosa per il Verbo, si è incarnato in Te.

(Padre Dolindo)




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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Mar 02, 2015 7:53 pm


Ascoltiamo don Dolindo
Lo spettacolo della terra
Com'è grandioso lo spettacolo della divina provvidenza visto dall'alto! Com'è solenne il corso delle umane vicende che sembrano casuali e fortuite e sono regolate con una sapienza infallibile! Noi vediamo il movimento degli a-stri, e rimaniamo stupefatti della loro armonia; ma se fossimo nel Cielo e contemplassimo le vicende umane, non vedremmo uno spettacolo meno armonioso di quello degli astri. Come nelle torbide acque di una palude passano riflesse le stelle, le luci del cielo, nel loro corso magnifico, così l’armonia della divina provvidenza rifulge persino nello stagno delle nostre povere attività, con un’armonia ammirabile, con un ordine rigoroso di giustizia e di bontà, con un succedersi di generazioni, di popoli, di imperi che passano come astri, ordinati nel loro movimento, regolati fino all'istante nel percorso delle loro orbite, at-tratti, repulsi, intrecciati, sfaldati, incandescenti, nel pulsare della loro missione, o agghiacciati nel loro esaurimento, come gli astri del cielo rutilanti nelle fiamme della loro luce, o gelidamente silenziosi e oscuri nella loro morte.
Lo spettacolo della terra è anzi più bello dello spettacolo stesso dei cieli: qui ci sono libere volontà che si muovono liberamente, che si sollevano fino al soprannaturale, al disopra dei cieli, o s’inabissano nel profondo dell’Inferno; qui c’è il bene con i suoi fulgori, e c’è il male nelle scoppiettanti faville del suo sinistro incendio; qui c’è la fede nella sua placida luce meridiana e c’è la miscredenza nei densi e soffocanti fumi delle sue tenebre caliginose; qui c’è la sapienza e la stoltezza, c’è la pace e la guerra, il riposo e l’infelicità, la bene-dizione e la bestemmia, la giustizia e l’ingiustizia. Eppure, dall'alto, questo groviglio è ordine sereno, e ogni cosa segue il suo corso, e ogni forza ha la sua orbita, come nell'armonia dei cieli.
È bello lo spettacolo di un’illuminazione le cui lampade sono disposte con ordine, ma è più grandioso lo spettacolo di un fuoco pirotecnico le cui fiamme multicolori si lanciano nel cielo, partendo ordinate dal fragore assor-dante di scoppi, dal denso fumo, dai petardi che si squarciano, dai ferri contorti, inseguiti dalle nubi soffocanti, ma più veloci di loro, rilucenti in disegni svariati nella profonda notte, mentre le campane suonano a distesa quasi osannando alla vittoria della luce sulle tenebre, dell’ordine sul disordine, del bene sul male! Che cosa grande è contemplare la gloria di Dio nelle vicende umane e gli eletti che salgono veloci da questa atmosfera di morte, come razzi luminosi nel cielo di Dio! Che cosa stupefacente ascoltare dall'alto l’armonia della giustizia, della verità, della grazia, dell’amore, del bene, mentre i rauchi suoni del male si sperdono come eco mostruosa nelle profondità cavernose dell’Inferno, dominati da Dio la cui gloria vanno a cantare persino nel pianto eterno e nello stridore dei denti!… Viva Dio! Viva Dio! 
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Mar 02, 2015 7:50 pm

Maria, creata ab aeterno nel disegno di Dio Regina dell’universo del Cielo e della terra: Non cesserà di essere per tutta l’eternità. Eletta da Dio nel suo disegno eterno, lo compie in Lei in una sola parola: Ecce ancilla Domini: ho servito davanti al Signore. È Maria l’ancella di Dio, non il Verbo, che è Figlio di Dio, ma si fa suo Figlio, perché Ella se ne dichiara serva, serva del suo disegno su di Lei: Ecce ancilla Domini. Per Lei il Verbo incarnato s’immola e si dona; in Lei e per Lei fonda la Chiesa, e per la Chiesa si effonde nell'umanità e nel creato. E Maria trionfante si asside Regina nella moltitudine dei Santi, assunta in Cielo in anima e corpo. Maria, creata ab aeterno nel disegno di Dio Regina dell’universo del Cielo e della terra: Non cesserà di essere per tutta l’eternità. Eletta da Dio nel suo disegno eterno, lo compie in Lei in una sola parola: Ecce ancilla Domini: ho servito davanti al Signore. È Maria l’ancella di Dio, non il Verbo, che è Figlio di Dio, ma si fa suo Figlio, perché Ella se ne dichiara serva, serva del suo disegno su di Lei: Ecce ancilla Domini. Per Lei il Verbo incarnato s’immola e si dona; in Lei e per Lei fonda la Chiesa, e per la Chiesa si effonde nell'umanità e nel creato. E Maria trionfante si asside Regina nella moltitudine dei Santi, assunta in Cielo in anima e corpo.

Tu sei benedetta fra tutte le donne, sei donna, ma benedetta fra le vergini, vergine immacolata. Sei donna, ma madre intemerata. Sei donna, amabile, ammirabile madre di Dio. Amabile a noi, perché sei madre nostra, ammirabile a tutti, gemma dell’adorabile Trinità, perché ne glorifichi la potenza, ne generi il Verbo incarnato, ne sposi l’Eterno Amore. Madre nel consiglio di Dio, che irradia luce di consiglio, di sapienza soprannaturale, a noi tuoi figli, o Maria, di prudenza nel nostro pellegrinaggio, nel quale ci guidi, veneranda perciò perché ci attiri a te  con la tua bellezza, e con la tua grandezza ci tocchi il cuore, che perciò ti loda e ti ama, o potente che ci difendi, o clemente che ci implori misericordia, o vergine fedele nel corrispondere al mandato del Figlio tuo morente, che ci affidò a Te come mamma, per renderci da ingrati, fedeli, da macchiati giusti, da perduti, salvati.

(Padre Dolindo - Servo di Dio)


Ultima modifica di cassarà palma il Dom Apr 19, 2015 9:45 am, modificato 1 volta
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 18, 2015 11:36 am


Ave Maria, ( Padre Dolindo)

Nella via dello spirito, Dio ci fa sentire la voce che grida nel nostro cuore, esortandoci a mutare vita. La conversione è sempre preceduta da una voce interna che chiama, e spesso anche da una voce esterna che rimprovera, esorta o incoraggia. Questa voce può essere quella dell’apostolato o quella della tribolazione, o può essere l’esortazione di un amico sincero, o la voce potente del dolore. Chi chiama le anime alla conversione, non può vestirsi, per così dire, di apparenze pompose di oratoria; la sua parola dev’essere semplice e quasi nuda, come era san Giovanni, rivestito della sua rude tunica. Non basta, poi, parlare, bisogna mostrare l’esempio di una vita santa, perché esso trae a Dio più di qualunque esortazione; l’anima dev’essere come immersa in questo primo battesimo spirituale, dev’essere trasportata in un ambiente di vita diverso dal suo, deve respirare l’aria pura della pietà e della bontà

Dio ci ama immensamente
Gesù non discese dal cielo nel seno di Maria senza domandarle prima il consenso; Egli non ci dona la gloria eterna se la nostra libertà non lo vuole; e non ci dona, gemendo, la perdizione se la nostra libera volontà non la reclama.
Chi ha fabbricato una macchina rispetta le leggi con le quali si muove, e tollera con pazienza il fastidio che deriva dal fragore delle sue leve; la segue quasi con rispetto. Dio non ha fatto una macchina nell’uomo, ha formato una meraviglia stupenda: la sua immagine, un essere spirituale; un’intelligenza, una volontà, e non annienta quello che ha fatto. La grazia è la più meravigliosa delicatezza di Dio; passa nella nostra libertà come la luce, placidamente, ma non la turba. Dio ci ama immensamente e ci vuole suoi, ma non ci vuole a dispetto della nostra libertà; preferisce perderci, Egli che della nostra perdita si addolora fino al punto che è disceso dal Cielo per riguadagnarci. La redenzione è l’opera più placida di Dio, è la rivelazione più bella del suo carattere, per così dire. Il Redentore è venuto di notte quasi per non turbarci; si è fatto piccolino per suscitare il nostro interessamento, senza conquiderci con la sua maestà. Quando si è fatto rumore per la sua nascita, se n’è andato in Egitto, per non rivelarsi. Egli non permise agli angeli che di cantare nella notte a pochi pastori, per i quali la semplicità era garanzia della libertà, perché quel canto essi non lo approfondirono per quello che era, non ne rimasero come impietriti, ma si consultarono fra loro e decisero di andare liberamente a vedere il nato Bambino.
Stette in silenzio trent’anni, non turbò nessuno, diremmo quasi; pose gli smorzi su tutte le armonie del suo essere meraviglioso, pose gli schermi a tutti i raggi della sua luce, si avvolse di umiltà come di un coibente meravi-glioso per impedire tutte le scariche della sua onnipotenza; e quando il suo amore lo spinse fra gli uomini e ruppe gli indugi della sua infinita deli-catezza, Egli andò girando come un maestro che discute, che ragiona, che accoglie il contraddittorio, che preferisce essere frainteso, anziché imporre la propria sapienza. Scelse un modo di parlare adatto a suscitare nei suoi ascoltatori il ragionamento; quelle umili e delicate parabole erano il signo-rile invito alla ragione umana ad approfondire essa stessa la verità, e perciò disse che parlava così perché intendendo non intendessero, perché vedendo non vedessero e ascoltando non ascoltassero. Egli voleva che il loro intel-letto si fosse liberamente mosso ad intendere, e che, volendo scoprire l’enigma di una parabola, avessero in certo modo tratta la verità dalle profondità della loro ragione. 






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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Feb 15, 2015 9:06 am


Il religioso si consacra a Dio per condurre una vita penitente e per conservare la sua mente e i suoi sensi in tale ordine e serenità, da essere capace di meditare le divine cose. Non c’è anormalità più brutta quanto quella di un religioso che cerca i propri comodi e la propria soddisfazione. Egli non può bere tutto ciò che ubriaca l’anima, non può bere alle fonti avvelenate del mondo, perché il mondo confonde l’anima e la distacca da Dio; non può aspirare alla gloria umana, perché essa ubriaca l’anima nei fumi dell’orgoglio; non può bere alle fonti dei sensi, amando il divertimento, perché tutto quello che lo distrae da Dio e lo concentra nelle creature è per lui una vera ubriachezza. La vita di un religioso o di una religiosa è appartata dal mondo; è vita di umiltà e di nascondimento; è quindi un assurdo che possa rimescolarsi al mondo e vivere del suo spirito.
(Padre Dolindo)

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Vergine Santissima, Madre dei Sacerdoti
Guardate la Vergine Santissima che è chiamata la Madre dei Sacerdoti; essa è vissuta tutta per Dio.
Essa non ha avuto nella vita altro scopo che Gesù: per Lui è nata, per Lui è vissuta, per Lui si è addolorata, per Lui è stata fatta grande, per Lui è stata elevata nella gloria che la riveste.
Lo dice essa stessa: "Mi fece grande Colui che è potente e il cui nome è Santo".
Essa lo ha immolato quando ha dato il suo consenso alla grande opera della Redenzione; lo ha immolato in modo da sacrificare il medesimo amore che gli portava, per glorificare Dio. Essa è rimasta ancora per lunghi anni per la gloria di Dio.
O Vergine Santissima, tu non hai voluto bearti solo di tante gioie del cielo, ma hai voluto immolarti per amore di Dio. Hai preferito la sua gloria al tuo affetto materno, alla tua gioia, alla tua pace, a tutta te stessa, e tutta la tua vita è stata sintetizzata nella grande parola che dicesti: "Magnificat anima mea Dominum".
Cercare Dio e glorificarlo in tutto e sentirlo in tutto e farlo sentire in tutto: ecco la sintesi di questo mistico sacerdozio di amore.
Cercare Dio e sentirselo presente dovunque, e pensarlo senza formule, senza impacci, senza oppressioni, come figliola sua, con quella intima fiducia di chi si riguarda come sua figliola.
Cercare Dio e industriarsi di farne emergere la bellezza, la bontà, la grandezza, l’amore, senza sforzi, senza preoccupazioni, senza artifici, così come una bimba prepara alla mamma sua la sedia per farla sedere, l'acqua fresca e limpida per farla bere, il piccolo dono per farle sorpresa e vederla sorridere. Guardate su al cielo… l'immensità dello spazio vi farà dire a Dio: quanto sei grande!
E sentirete il bisogno di ergergli un trono dovunque.
Guardate i piccoli fiori: vi sentirete intenerita della delicata Provvidenza di Dio, e sentirete il bisogno di farlo benedire da quelli che non vedono intorno a loro che disordini e lotte. Guardate al male, quando vi capita di constatarlo involontariamente, e sentirete il profondo disgusto per quello che non è di Dio, e vi sentirete più legata a Lui.
Fate che da tutto si ricavi qualche cosa per Dio, e come un negoziante non mette fuori la sua merce senza ricavarne un utile per il suo commercio, così voi non metterete fuori nessuna attività senza che ne torni a Dio la glo-ria. Così il suo Nome santissimo risuona dovunque nella vostra vita, e siete innanzi a Lui come attivata in un mistico Sacerdozio di amore, che dovunque gli erge un altare e dovunque gli brucia un pochetto d'incenso.  Smile



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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Feb 09, 2015 8:42 am

Ascoltiamo don Dolindo
Siamo un ammasso di miserie
Di fronte alle chiamate di Dio, le anime hanno questo doppio atteggiamento: vogliono apparire savie e le rifiutano come pazzia, sono vinte dalle loro miserie e non hanno il coraggio di accoglierle. Noi non ci attacchiamo che a quello che riveste un’apparenza di gloria, o da cui speriamo un vantaggio per noi.
Le stesse lotte e persecuzioni possono avere un fascino sul nostro orgoglio quando ci sembrano un’occasione per mostrarci fermi, seri o eroici. Rifuggiamo dal seguire un’anima santa quando ci sembra che il seguirla può farci dare la taccia di creduloni, ce ne mostriamo entusiasti sostenitori quando ci sembra di poterne ricavare gloria o di poter apparire come privilegiati nell’ avvicinarla.
Siamo un ammasso di miserie e di stoltezze, e crediamo di essere giusti e sapienti nei nostri giudizi.
Dobbiamo perciò pregare il Signore che ci faccia compiere in pieno la sua santissima volontà, e che abbia pietà di noi. Di fronte ai fatti soprannaturali che possono verificarsi in noi, sottostiamo al giudizio della Chiesa e per essa di chi è messo da Dio per guidarci; di fronte ai fatti soprannaturali che possono verificarsi in altri non avventiamo mai un giudizio, ma umiliamoci innanzi a Dio e preghiamo perché Egli faccia luce. Mettiamo come fondamento di ogni nostro apprezzamento che noi possiamo errare; non ci lasciamo trarre dalle ciarle e dalle mormorazioni altrui, fondate sempre su calunnie e su falsi apprezzamenti; desideriamo solo seguire la divina volontà, e raccogliere le misericordie che Dio effonde alla Chiesa per le anime sante.
Facciamoci piccoli piccoli, e persuadiamoci che, umiliandoci, non erriamo mai, ma ricaviamo fiori di pietà e di amore anche dalle terre infeconde e desolate. 

   Quando vediamo Te, o Madre Santa, che, annientata soavemente nel tuo interiore silenzio, concepisti il Verbo Eterno e raccogliesti in Te l’onnipotente parola di Dio; quando pensiamo che stimandoti nulla, desti alla luce il Re che regge il cielo e la terra per i secoli dei secoli; quando consideriamo la tua piccolezza, riguardata da Dio come terra baciata dal sole, e tutta fiorita di candore, di amore, di carità, di bontà, di sapienza eccelsa, di forza vera e di potenza che sgomina l’inferno, intendiamo che la vera grandezza sta nel farsi piccoli, nel credersi piccoli anche fra le altezze, nel riguardare ogni dono come grazia, nel rifondere in Dio tutto quello che da Lui riceviamo, nel compiacersi solo della sua gloria, nel cantare a Lui come strumenti della sua gloria, toccati dalla sua mano divina.

(Padre Dolindo)
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Messaggio  cassarà palma il Gio Feb 05, 2015 2:52 pm

La santità è sapienza vera che c’illumina sull’ordine del mondo, cioè sulla nullità delle cose presenti, che ci fa conoscere la forza degli elementi e l’ordine dei tempi, che ci fa vivere in pace tra le traversie umane, e c'insegna a considerare il tempo come un avvicendarsi di eventi che pur passando, debbono aiutarci a poter compiere la nostra missione nella vita e a servire Dio. La santità ci fa conoscere la natura degli animali e i violenti istinti delle fiere, cioè le passioni animalesche e brutali che possono allontanarci dal bene, e ce le fa fuggire. Insomma la santità è vera sapienza pratica e soprannaturale, che ci fa conoscere ciò che giova e ciò che nuoce alla vita, e ci raccoglie innanzi a Dio, facendoci godere della sua amicizia.( Padre Dolindo)
   
Ascoltiamo don Dolindo
La santità non si acquista in un giorno
L’ostacolo più grave alla nostra santificazione è il disordine. Dio c’insegna a muoverci con ordine rigoroso che è in fondo la disciplina dell’anima. Non si acquista la virtù facendo tanti atti sporadici di bene, frutto tanto spesso di un momentaneo entusia-smo. Non basta fare un fioretto per mortificarsi, ma bisogna ordinatamente vincere ad una ad una e radicalmente le nostre cattive inclinazioni. Non basta fare delle preghiere più o meno lunghe a seconda del momentaneo fervore che ci accende, ma bisogna acquistare lo spirito di preghiera, perseverando con pazienza nel cammino intrapreso, anche nelle aridità. Non bisogna cambiare opinione e metodo ad ogni momento né avere la fretta di giungere presto. La santità non si acquista in un giorno, e bisogna pur rassegnarsi a vedere in noi tanto spesso le miserie che ci conturbano. Chi si scoraggia o si adira perché cammina poco, dà alimento al suo orgoglio, e presto si arresta nel cammino. È più bello fare un atto di profonda umiltà innanzi a Dio, rialzarsi dalla caduta, e riprendere il cammino con fiducia. Pensiamo che se gli Ebrei impiegarono quarant’anni per giungere alla terra promessa, il nostro cammino è per necessità lungo e penoso.
Viviamo in compagnia di Gesù Sacramentato; quando nel nostro pellegrinaggio v’è al centro il santo tabernacolo eucaristico, abbiamo con noi il segreto più bello della vita spirituale, e giungeremo certamente alla meta, perché Gesù Cristo stesso ci guida e ci vivifica.
Noi siamo arruffoni nella nostra vita spirituale; abituiamoci alla calma e alla serena pazienza. Non intendi che il Signore in tal modo esercita la tua pazienza, e ti abitua alla ponderazione e alla calma? Non è a caso che Dio scrive così; Egli ha misurato tutto per giovare alla nostra anima e per formarci. Fa un gran bene leggere posatamente una cosa che annoia la nostra natura arruffona e frettolosa, come fa bene ai fanciulli irrequieti l’essere costretti ad andar piano. 
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mar Gen 20, 2015 9:43 pm

Chi può vivere senza di Te, o dolcissima Regina? Tu sei veramente la stella del mondo, l'allegrezza delle anime, il rifugio degli afflitti! Dove manchi Tu, manca la primavera, manca la luce, manca la vita, perché per Te è fiorita la grazia, ci ha illuminati l'eterna luce, ci ha vivificati il Redentore. Tu dunque o Maria, donaci la luce, donaci la salvezza, e fa' che fiorisca ancora una volta di fiori soprannaturali la vita umana, tutta materializzata dal vizio, dall'ignoranza, dalla mancanza di Fede. Splenda novellamente sulle morte generazioni la tua luce mattutina, e venga dopo di Te il Sole Eterno, il Re trionfante per regnare novellamente nei cuori e nelle nazioni. Il mondo sta sotto un incubo di morte, come il popolo ebreo non attende dalle sue forze che l'esterminio, non ha altra speranza che Te sola, o Maria. O Ester Immacolata, prega per il mondo, ed alla nuova luce che ti coronerà sulla terra, nella gloria della tua Assunzione, trai appresso di Te, nell'ideale divino, le morte generazioni, e fa' splendere sulla terra la luce dei Cieli. Amen.

Bella sei tu, Madre di Dio
Tutta bella sei tu, o Maria. La tua fede in Dio, fu come l’occhio dell’anima tua immacolata; beata perché credesti all’annunzio dell’Angelo, e al tuo ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum, come per un delirio di infinito amore, il Verbo di Dio s’incarnò in te per lo Spirito Santo. Bella sei tu, Madre di Dio. Gli donasti te stessa dandogli l’umana carne, e il Verbo ti si donò facendosi tuo Figlio.
Bella nello splendore dello Spirito Santo che ti fecondò; bella per la tua verginità consacrata dalla infinita purezza di Dio, intimamente unita a Lui col tuo amore materno; bella sei tu per questo ineffabile amore, amica di Dio.
Bella sei tu, madre del Redentore, che raccolse le anime come gregge del suo ovile; per la fede come testimonianza di Dio, eterna verità, testimonianza sulla terra dell’altezza eterna che si rende a Dio con la confessione della bocca, sorriso di amore a Colui che solo è. Tu sei la Regina della Chiesa di Dio, tu sola, perché tu sola sei la sposa dello Spirito Santo, tu sola la madre del Redentore. Bella come la luna, attrai le anime a Dio con la fede, per la tua bellezza. Senza la luce tua non si diradano le tenebre della notte delle anime. Fulgida come il sole, la tua bellezza attrae le anime nel fulgore della santità; terribile a satana, come esercito schierato, sei tu che dissipi con la potente forza della tua materna protezione le insidie di satana alle anime ed alla Chiesa. Senza una viva devozione a te, o Maria, il mondo cristiano decade, la perfezione delle anime consacrate a Dio si oscura, si sconvolgono i regni, viene meno la pace.  Smile


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Ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Gen 14, 2015 11:29 am

Ascoltiamo don Dolindo

Principi senza valore morale

Lo spirito del mondo dolorosamente è così insidioso e sottile, che è penetrato anche tra le anime consacrate a Dio, sotto l'apparenza di aggiornamento ai tempi, sotto l'illusione di potere così penetrare più facilmente nelle anime. Questo spirito maledetto induce a vivere secondo i precetti e le tradizioni degli uomini. Si crede così di essere sapienti seguendo la natura, di promuovere facilmente un culto spontaneo, senza opprimere l'anima con precetti severi di rinunzia, di penitenza e di santa povertà, senza costringerla con la santa obbedienza, ma lasciandola in libertà.
Gonfiando l'orgoglio con secondare la natura, si pretende di poter meglio promuovere nelle anime l'umiltà ed il disprezzo del corpo.
Secondando le passioni che insorgono violenti, quando l'anima è lasciata in balia del mondo, si presume di lasciare essa al proprio istinto, che inclina sempre al male, alla propria coscienza, che inclina sempre a giustificare come giusta ed equilibrata ogni esigenza della natura e della carne, si presume di lasciare al disordine la cura dell'ordine, alla superbia l'esercizio della santa umiltà, ai sensi disordinati dalle seduzioni del mondo la forza per essere puri e casti.
Questi principi di morte sono i criteri che si hanno nella stessa formazione delle anime le quali debbono essere luce del mondo e sale della terra, e per questo si hanno molte volte anime che ottenebrano con false dottrine e con gli scandali, e fanno sembrare scipite le massime dei Santi e del medesimo Vangelo.
Da questi principi senza valore né psicologico né morale, che servono solo per saziare la carne, vengono dolorosamente le apostasie di tante anime da Dio, l'illanguidimento della fede nei cristiani, e il dilagare funesto della corruzione del mondo.
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Messaggio  cassarà palma il Mar Gen 13, 2015 5:42 pm

Forte come la morte fu l’Eterno Amore che per il Figlio tuo, vinse la morte che aveva colpito il genere umano col peccato; inesorabile come l’inferno, perché aveva vinto satana ricacciandolo nell’inferno. Geloso il Verbo di Dio della salvezza delle creature sue, geloso della gloria del Padre, s’incarnò in te, o Maria, per opera dello Spirito Santo, lampada eterna di fuoco e di fiamma che unì il Verbo al Padre e il Padre al Verbo, Figlio di Dio, e questi a te. Le soffocanti acque del peccato e le irruenti fiumane dell’iniquità umana non poterono impedire l’azione dell’Eterno Amore in te, perché l’amore divino è misericordia, lampada di fuoco e di fiamma che riscalda e purifica, che si dona, donando il Verbo di Dio, ricchezza eterna. Anche sulla terra un uomo, per l’amore, offrirebbe tutte le ricchezze della sua casa, disprezzandole come un nulla. E Dio per l’Eterno Amore offrì il suo Figliuolo, e lo donò alla povera umanità, donandolo a te, o Maria, quasi fosse un nulla, perché si umiliò fino alla morte e alla morte di Croce. Non poteva Dio manifestarci di più il suo amore, non poteva che donare il suo Figlio, infinita ricchezza, per avere il nostro amore.
(Padre Dolindo)

    Ascoltiamo don Dolindo
O Maria, sei tu che attrai la grazia di Dio
La tua bellezza, o Maria, è prima di tutto nell’anima tua immacolata, amica di Dio, soave per la pienezza della grazia, splendida come Gerusa-lemme, perché piena di grazie, Dio vive in te e tu in Lui; sei tempio vivo di Dio, come lo era quello di Gerusalemme, perché in te si raccolse il Santo dei Santi, sei fortezza, perché debellatrice di satana, esercito di vittoriose sconfitte al nemico di Dio. Bella sei tu, o Maria, e la Chiesa ripete come eco tra i monti e le valli della terra desolata dal peccato: Tutta bella sei tu, o Maria.
La tua fede in Dio, fu come l’occhio dell’anima tua immacolata; beata perché credesti all’annunzio dell’Angelo, e al tuo ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum, come per un delirio di infinito amore, il Verbo di Dio s’incarnò in te per lo Spirito Santo. Bella sei tu, Madre di Dio. Gli donasti te stessa dandogli l’umana carne, e il Verbo ti si donò facendosi tuo Figlio. Bella nello splendore dello Spirito Santo che ti fecondò; bella per la tua verginità consacrata dalla infinita purezza di Dio, intimamente unita a Lui col tuo amore materno; bella sei tu per questo ineffabile amore, amica di Dio.
Bella sei tu, madre del Redentore, che raccolse le anime come gregge del suo ovile; per la fede come testimonianza di Dio, eterna verità, testimonianza sulla terra dell’altezza eterna che si rende a Dio con la confessione della bocca, sorriso di amore a Colui che solo è. Gregge che viene dalla lavanda, per il Battesimo. Gregge fecondo di due gemelli, l’oriente e l’occidente, gregge condotto al pascolo della vita, da te, o Maria, attratto dalla tua bellezza perché tu sei la Regina della Chiesa di Dio, tu sola, perché tu sola sei la sposa dello Spirito Santo, tu sola la madre del Redentore.
Bella come la luna, attrai le anime a Dio con la fede, per la tua bellezza. Senza la luce tua non si diradano le tenebre della notte delle anime. Fulgida come il sole, la tua bellezza attrae le anime nel fulgore della santità; terribile a satana, come esercito schierato, sei tu che dissipi con la potente forza della tua materna protezione le insidie di satana alle anime ed alla Chiesa. Senza una viva devozione a te, o Maria, il mondo cristiano decade, la perfezione delle anime consacrate a Dio si oscura, si sconvolgono i regni, viene meno la pace.
Come eri bella, o Maria, in queste aspirazioni ardenti dell’anima tua, alle quali dobbiamo se il Figlio di Dio si incarnò in te, e per il suo sacrificio ci redense! Senza di te, non germoglia la vigna di Dio, e perciò ora e per i secoli sei tu che attrai nella Chiesa e nelle anime la grazia  Very Happy
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Don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Gen 11, 2015 11:48 am

Gesù è nostro amico nel Santo Tabernacolo, e la visita al Sacramento è la Santa Comunione di questa amicizia. Quando voi entrate nella chiesa per visitare Gesù, e la lampada fioca vi dice dove Egli si trova, sentite nel cuore un santo raccoglimento ed una pace arcana; vi pare di essere quasi estranei al mondo che si muove al di fuori. Voi parlate a Gesù, Egli parla a voi intimamente, e quella visita costituisce lo sfogo santo e soave di un reciproco amore. Si capisce bene che visitare Gesù non significa andare a curiosare in chiesa, né significa sentire in un momento la soavità della sua amicizia. Appena voi andate a Lui Egli vi guarda, vi benedice, e poco per volta comincia ad orientarvi, dirò così, verso di lui.

(Padre Dolindo)

   Volgiamo gli occhi al Cielo
Siamo chiamati dal Signore al banchetto della vita eterna, e non possiamo rifiutarci di prendervi parte senza essere puniti severamente. A che servono le aspirazioni terrene? Le occupazioni della vita presente ci rendono schiavi e sono piene di spine; occorre volgere gli occhi al Cielo, e occuparci, prima di tutto, di conquistarlo.
Dolorosamente la vita vertiginosa delle nazioni moderne concentra gli uomini negli affari materiali, o li rende asserviti a Cesare: o s’idolatra la materia, come si fa negli Stati apostati, o s’idolatra l’uomo, il potere e lo Stato, come avviene spesso nelle nazioni cosiddette d’ordine; bisogna invece sottomettersi a Dio e persuadersi che dobbiamo amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. In questo sta il sommo Comandamento della Legge, in questo la suprema ragione della nostra vita. Tutto è vanità fuorché amare Dio, e tutto ci è di angustia fuori di Lui. Il prossimo dobbiamo amarlo per amore di Dio, non per simpatia naturale o, peggio, per semplice convenienza; è necessario riguardare in lui l’immagine del Signore, e rispettarlo come tempio vivente di Dio. È questa la vera base dell’armonia umana, è la legge suprema che non può dimenticarsi senza andare incontro alla rovina, come lo abbiamo sperimentato e sperimentiamo tuttora in tutta la terra. Disinganniamoci sulle concezioni della vita che ci danno gli uomini moderni, i quali l’hanno resa insopportabile tanto nelle nazioni in rivolta quanto in quelle cosiddette d’ordine. Volgiamo gli occhi a Dio e pensiamo che Egli solo è tutto per noi. Al grido scellerato degli apostati, opponiamo il grido del nostro amore, alle chimere della fantasia umana opponiamo la nostra fede, ad aspirazioni folli, a felicità ipotetiche opponiamo la nostra incrollabile aspirazione alla vita eterna. 
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Messaggio  cassarà palma il Sab Gen 03, 2015 3:43 pm

Ave Maria

Io credo, o Gesù, queste altissime verità, che la Chiesa non cessa di ricordarmi, proprio perché la fede in questo mistero di fede, continuamente rinnovato, mi fa conversare con te vivo e vero, e mi unisce a te. Se rimanessi ore e ore innanzi al tuo trono, ripetendoti: Io credo, o Gesù, che sei qui vivo e vero, quanto sentirei in me la tua vita! La Chiesa si espande innanzi a te con atti di fede, perché la fede forte in te genera l’amore, e perché quando promettesti questo dono ineffabile, richiedesti dai tuoi una fede assoluta. Perciò, ancora una volta, io credo, io credo, o Gesù, che Tu sei qui vivo e vero, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Ecco il Pane degli angeli divenuto Cibo dell’uomo viatore, il vero pane dei figli che non può darsi a chi si abbrutisce nel peccato. O buon Pastore, o Gesù, vero Pane di vita, abbi pietà di noi. Nutrici e difendici; facci vedere i tuoi beni nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e tutto puoi, che ci alimenti nel nostro cammino mortale, fa’ che noi ci uniamo a te come tuoi eredi e commensali, insieme con i santi cittadini del Cielo. Amen. Alleluia.

(Padre Dolindo)

Auguriamo Buon Anno a tutti e tante benedizioni dall’Immacolata per voi e le vostre famiglie


Abbiamo bisogno di una guida
(Supplica a Gesù del 15 settembre 1917 di una sua figlia spirituale)
Le nostre anime hanno sete di Te. Attraici, congiungici familiarmente a Te, guidaci al porto della vita.
Noi vogliamo essere tue, ma siamo deboli, siamo misere creature, abbiamo bisogno di una guida, di un angelo terreno che ci sia luce celeste per andare a Te e solo a Te.
Tu ce l’hai dato. Il suo cuore ha un solo palpito: tutto per Te.
E noi non vogliamo vivere che per piacere a te, per glorificarti e guadagnarti i cuori. Il suo esempio ci è di sprone nella santa impresa che tanto dovrebbe essere a cuore, perché tutto ritorni all'ideale cristiano. Facci con lui forti e ben provviste di munizioni, donaci la luce, donaci l'amore.
Egli ci ha fatto un poco penetrare il più alto mistero, egli ci ha parlato della Potenza, Bontà e Santità della Trinità santa. Ora abbiamo cominciato a contemplare la creazione.
Ebbene mentre egli scrive, tieni il tuo Cuore presso il suo, stillagli goccia a goccia ciò che Tu vorrai scrivere.
E tu, o divina sapiente, o Maria, che più assomigli alla poten-za del Padre, alla sapienza del Figlio, alla tenerezza dello Spirito Santo, fa’ che come il tuo divin Figliolo, egli non porti la pace ma la spada. Fa’ che egli sconvolga il mondo per la tua gloria, fa’ che egli distrugga per riedificare, e Gesù ne faccia la sua lira. Canti e-gli Lui solo, sempre; canti egli, e sia l'agitatore delle anime, canti egli, e faccia delle anime tutte un infinito coro che glorifichi, o Gesù, Te solo in tutte le cose, Te sopra tutte le cose, Te solo sem-pre.
Se l'angelico Pane ci nutre, fa', o Gesù, angelica la nostra vi-ta, facci passare sulla terra come morti al mondo; sia questo misero nostro corpo come il sudario che ci inviluppi, sia egli la tomba della nostra gloriosa risurrezione. E facci, o Gesù, piccoli e santi; facci, o amore, liberi e forti e dona al nostro padre ed a noi tutte la tua pace. 




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Messaggio  cassarà palma il Gio Gen 01, 2015 11:37 am

Ascoltiamo Don Dolindo
Il Cuore di Maria abbraccia tutto il genere umano per ottenergli misericordia, ma lo illumina con la luce della verità, lo rimette nella via della verità, esortandolo ad essere fedele alla dottrina della Chiesa, e lo richiama alla integrità della vita cristiana con la penitenza. Dunque, l’anima di Maria ha sul Cuore l’umanità come scolpita su pietre preziose per l’amore materno col quale l’abbraccia, ed in questa stretta di misericordia appare e si manifesta nei suoi Santuari, per esortare le anime alla preghiera, alla penitenza ed alla conversione.

(Padre Dolindo)

La preghiera penitenziale
La penitenza umile e sincera è il segreto della nostra riabilitazione e, fatta in unione con Gesù Cristo, è il mezzo più efficace per ottenere ve-ramente le grazie divine. A che vale la preghiera se l'anima rimane ancora nella miseria delle sue colpe? I castighi di Dio sono un richiamo alla no-stra coscienza, precisamente per farci emendare dalle colpe; pregare per essere liberati dal castigo, senza emendarsi e senza far penitenza è lo stesso che volere la continuazione del castigo. È logico, anche tu, se bussi alla porta e ti si risponde di dentro, ma non ti si apre, torni a bussare, perché lo scopo tuo nel picchiare è quello di entrare.
Un'anima tribolata innanzi tutto deve fare penitenza ed emendarsi anche dei più piccoli difetti per togliere così la causa della sua tribolazio-ne; deve aprire le porte del cuore perché Dio entri e rinnovarsi spiritual-mente perché Egli non la percuota più. Sarebbe stolto lamentarci dell'i-nondazione dell'acqua, senza pensare che abbiamo noi lasciato aperto il rubinetto e ostruito il discarico: l'acqua non cessa d'inondare la stanza se non si chiude il rubinetto e non si lascia libero il discarico. Le grazie pio-verebbero sulla nostra vita se ad esse lasciassimo libero il varco, invece noi ne ostruiamo il passaggio; imploriamo la luce tenendo le imposte chiuse, e pretendiamo che le grazie penetrino in una vita chiusa alla grazia o piena di miserie e di detriti. Questa è la vera ragione per la quale non siamo ascoltati, e per la quale certe grazie si fanno attendere; se vuoi rac-cogliere il frumento nel tuo granaio, non lo riempire di rifiuti, liberalo, ri-puliscilo, rendilo vuoto, ed il grano lo riempirà.
Nei flagelli sociali, come erano per i Romani del VII secolo le inva-sioni dei Longobardi, nelle pene giornaliere, nelle angustie delle persecu-zioni, nell'incertezza e nel dolore, bisogna prima di tutto far penitenza; non basta solo confessarsi, bisogna emendarsi e riparare le proprie colpe; per questo è tanto opportuno per implorare grazie, il recitare con vero spi-rito di umiltà i sette Salmi penitenziali, unendosi così alle espiazioni che Gesù Cristo ha fatto per noi. È necessario togliere dalla propria vita le cat-tive abitudini, i vizi e le miserie spirituali, ed è indispensabile esercitarsi in atti contrari ai vizi che ci hanno attirato il flagello, e menare una vita santa.
Togliamo dalla nostra vita cristiana tutto quello ch'è peccaminoso, imperfetto e viziato, rispondiamo alla voce di Dio che ci chiama, ed il Cielo si aprirà sopra di noi in una grande abbondanza di grazie Smile
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Messaggio  cassarà palma il Mer Dic 31, 2014 10:25 am


Il Magnificat dell’umiltà
Elévati, anima mia, abbassandoti, e scendi nelle profondità del tuo nulla perché la misericordia divina ti ricolmi di beni. L’umiltà che non si abbandona alla misericordia non è umiltà: è dispetto della propria miseria; l’umiliazione che non volge lo sguardo a Dio, confidando, non è riconosci-mento vero della propria impotenza ma è agitazione dello spirito nel fa-stidio di una bruttura che lo diminuisce innanzi all’occhio dell’orgoglio. Non è il desiderio di Dio, ma l’aspirazione di una vanità spirituale. Chi cade nelle onde e si agita affonda; chi si abbandona gridando e invocando aiuto galleggia ed è tratto alla riva. O mio Signore, io non mi stupisco di essere peccatore, poiché di questo solo è capace l’anima mia. Non mi meraviglio d’essere impotente ad ogni bene, poiché senza di te sono nulla. Godo di es-sere un nulla, perché rifulga di più la luce della tua grandezza. Il peccato mi addolora, e Tu sai quanto ho pianto per averti offeso, ma Tu mi hai redento col tuo Sangue. Vorrei farti ora l’esposizione di tutte le mie bassezze, e con-templarle per cantarti in tutti i toni: Io sono nulla e peccato, e Tu sei tutto e infinita Santità. Tutto quello di cui si dilettò l’anima mia fuori della tua Legge è per me un obbrobrio, ma il pentimento ha mutato la soddisfazione in amoroso rammarico, ha attratto il tuo sguardo, e mi ha colmato di pace.
Oh, la grande beatitudine di riconoscermi peccatore e di piangere per averti offeso! E perché sono così beato? Perché Tu mi guardi con miseri-cordia. Spuntano dall’anima mia tanti piccoli fiori sulla mota delle mie lor-dure, perché il Sole eterno l’ha illuminata, e nel lezzo delle mie iniquità si apre un germoglio olezzante, perché Tu mi usi misericordia. Oh come riful-ge la potenza della tua grazia nella mia nullità, e come si allieta l’anima mia peccatrice nei fulgori della santità del tuo Nome. Hai fatto in me cose grandi purificandomi, fortificandomi, nutrendomi, perdonandomi, e hai santificato la mia vita nel tuo Nome, o Santissima Trinità. Mi hai dato un desiderio ar-dente di riparare e hai acceso in me le fiamme dello zelo; così la tua miseri-cordia passa da te nel mio cuore e dal mio cuore pentito a quelli che ti te-mono. Son peccatore e mi hai vinto con la potenza della tua grazia, disper-dendo i disegni vani del mio orgoglio; sono stato ribelle al tuo amore inal-berandomi, e Tu mi hai umiliato ma, umiliandomi, mi hai esaltato con la tua grazia.
Ho fame di te, mio Dio, saziami; ho vergogna di tutte le miserie che considerai come ricchezze della vita, svuotami. Accoglimi nelle braccia del tuo amore misericordioso, ricordandoti della tua bontà, e fammi riposare nel tuo amore secondo le tue promesse, ora e nei secoli eterni. Così sia. 
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Messaggio  cassarà palma il Dom Dic 28, 2014 11:02 am


All’annunzio dell’angelo Maria si turbò
Maria fu Arca di Dio, del Verbo Eterno che in Lei si incarnò; fu l’anima sua che determinò il compimento del grande mistero, poiché Dio volle il consenso di questa sua eletta creatura per cominciarne il compimento. Nell’annunciazione di Maria si manifestò l’anima sua: intelletto e volontà. Il colloquio che ebbe con l’angelo fu atto del suo intelletto, della sua ragione; il suo fiat fu consenso della sua volontà, determinato dalla luce della ragione e della manifestazione dalla divina Volontà. L’anima sua, perciò, fu in una perfetta manifestazione: intelletto che scruta, ragione che pondera, volontà libera che acconsente. L’anima è libera solo nell’assenso, determinato dall’intelletto e dalla ragione. Non può dirsi libera nel pensiero e nella ragione, perché è legata alla verità. Fuori della verità, l’intelletto brancola nella fantasia e nel capriccio; il suo pensiero è illusione ed errore. Non c’è cosa più assurda perciò del libero pensiero, del quale l’apostasia moderna si è stoltamente gloriata, quasi come se si fosse liberato da ceppi, e fosse ritornato vittorioso alla sua nobiltà. La Chiesa non limita la libertà quando condanna l’errore; richiama l’intelletto e la ragione nella luce della verità. Solo allora l’uomo è veramente libero, e la sua volontà si determina nei confini della volontà di Dio, che è verità ed amore, e tratta l’uomo con riverenza.
All’annunzio dell’angelo che la glorificava piena di grazia e piena di Dio, Maria si turbò, perché quella glorificazione non le sembrava verità, urtando con la sua profonda umiltà. L’intelletto suo le diceva che era nullità, proprio perché Dio era con lei. La sua luminosa ragione, nella luce della pienezza di Dio, le faceva apparire come piccolezza estrema quello che era in Lei pienezza di grazia. Era logico; nella pienezza infinita della luce divina, la sua grazia appariva come lampada fioca che spariva innanzi a quella pienezza fulgente d’infinite e semplicissime perfezioni. Anche quando fu piena di Dio per il Verbo Eterno fatto suo Figlio, l’intelletto suo e la sua ragione non potettero farle avere altro apprezza-mento di se stessa che di essere nullità. Invece di sentirsi elevata per l’annunzio dell’angelo, si turbò.
L’anima sua profondamente riflessiva, abituata alla considerazione meditata della parola di Dio, ed alla contemplazione della divina grandezza, si turbò, perché sentiva nelle parole dell'angelo il tono solenne della parola divina, e nello splendore angelico la manifestazione della grandezza di Dio. Si turbò per profonda umiltà, ma non si sconvolse; l’anima sua placidamente si attivò nelle sue facoltà; l’intelletto pensò, e la ragione ponderò le parole dell’angelo. Pensava, dunque rifletteva, che cosa fosse quel saluto, dunque ponderava, pensava; non dice il sacro testo pensò dunque, era un’azione continuativa di quell’intelletto sublimemente equilibrato nel giudizio, nella ragione e nella libertà.
Era un tabernacolo di Dio, tanto che l’angelo nel salutarla, compreso della bellezza interiore di Lei per la pienezza di grazia, la esaltò come tabernacolo di Dio, e nello stesso tempo era la più perfetta immagine di Dio nell’umanità tutta: Benedetta tu fra le donne. Il Signore la creò con perfettissima armonia di potenze e con ammirabili riflessi nella sua natura umana, perciò ancora l’angelo la chiamò benedetta fra le donne. 
(Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, Elev. IV, p. 327)Smile
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Dic 24, 2014 2:21 pm



Salve, o Maria, piena di grazie, più santa dei Santi, più eccelsa dei cieli, più gloriosa dei Cherubini, più onorevole dei Serafini, e venerabile più d’ogni altra creatura. Salve, o colomba, che ci porti la pace, e ci annunzi Colui che ci preserva dal diluvio della perdizione ed è il porto della salvezza; colomba rifulgente di purissimo candore come argento, ed avvolta dai raggi dello Spirito Santo, come da fulgori di oro. Salve, amenissimo paradiso di Dio, piantato dalla sua benignissima ed onnipotente destra, pieno dei profumi del giglio e germogliante immarcescibili rose. Salve, edificio sacrosanto ed immacolato, dimora purissima di Dio sommo Re; salve, monte di Dio fertilissimo ed ombreggiato, nel quale fu nutrito l’Agnello divino che portò i nostri peccati e le nostre infermità; monte dal quale si staccò, senza concorso umano, la pietra che abbattette la potenza di satana. Salve, trono santo di Dio, Altare divino, casa di gloria, ornamento incomparabile, tesoro eletto, propiziatorio di tutto l’universo e cielo splendente che canta la gloria di Dio.

(Padre Dolindo)








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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Dic 24, 2014 2:19 pm

All’annunzio dell’angelo Maria si turbò
Maria fu Arca di Dio, del Verbo Eterno che in Lei si incarnò; fu l’anima sua che determinò il compimento del grande mistero, poiché Dio volle il consenso di questa sua eletta creatura per cominciarne il compimento. Nell’annunciazione di Maria si manifestò l’anima sua: intelletto e volontà. Il colloquio che ebbe con l’angelo fu atto del suo intelletto, della sua ragione; il suo fiat fu consenso della sua volontà, determinato dalla luce della ragione e della manifestazione dalla divina Volontà. L’anima sua, perciò, fu in una perfetta manifestazione: intelletto che scruta, ragione che pondera, volontà libera che acconsente. L’anima è libera solo nell’assenso, determinato dall’intelletto e dalla ragione. Non può dirsi libera nel pensiero e nella ragione, perché è legata alla verità. Fuori della verità, l’intelletto brancola nella fantasia e nel capriccio; il suo pensiero è illusione ed errore. Non c’è cosa più assurda perciò del libero pensiero, del quale l’apostasia moderna si è stoltamente gloriata, quasi come se si fosse liberato da ceppi, e fosse ritornato vittorioso alla sua nobiltà. La Chiesa non limita la libertà quando condanna l’errore; richiama l’intelletto e la ragione nella luce della verità. Solo allora l’uomo è veramente libero, e la sua volontà si determina nei confini della volontà di Dio, che è verità ed amore, e tratta l’uomo con riverenza.
All’annunzio dell’angelo che la glorificava piena di grazia e piena di Dio, Maria si turbò, perché quella glorificazione non le sembrava verità, urtando con la sua profonda umiltà. L’intelletto suo le diceva che era nullità, proprio perché Dio era con lei. La sua luminosa ragione, nella luce della pienezza di Dio, le faceva apparire come piccolezza estrema quello che era in Lei pienezza di grazia. Era logico; nella pienezza infinita della luce divina, la sua grazia appariva come lampada fioca che spariva innanzi a quella pienezza fulgente d’infinite e sempli-cissime perfezioni. Anche quando fu piena di Dio per il Verbo Eterno fatto suo Figlio, l’intelletto suo e la sua ragione non potettero farle avere altro apprezza-mento di se stessa che di essere nullità. Invece di sentirsi elevata per l’annunzio dell’angelo, si turbò.
L’anima sua profondamente riflessiva, abituata alla considerazione meditata della parola di Dio, ed alla contemplazione della divina grandezza, si turbò, perché sentiva nelle parole dell'angelo il tono solenne della parola divina, e nello splendore angelico la manifestazione della grandezza di Dio. Si turbò per profonda umiltà, ma non si sconvolse; l’anima sua placidamente si attivò nelle sue facoltà; l’intelletto pensò, e la ragione ponderò le parole dell’angelo. Pensava, dunque rifletteva, che cosa fosse quel saluto, dunque ponderava, pensava; non dice il sacro testo pensò dunque, era un’azione continuativa di quell’intelletto sublimemente equilibrato nel giudizio, nella ragione e nella libertà.
Era un tabernacolo di Dio, tanto che l’angelo nel salutarla, compreso della bellezza interiore di Lei per la pienezza di grazia, la esaltò come tabernacolo di Dio, e nello stesso tempo era la più perfetta immagine di Dio nell’umanità tutta: Benedetta tu fra le donne. Il Signore la creò con perfettissima armonia di potenze e con ammirabili riflessi nella sua natura umana, perciò ancora l’angelo la chiamò benedetta fra le donne. 
(Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, Elev. IV, p. 327)Laughing
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Dic 03, 2014 9:07 am

Ave Maria, Francesco

Onoriamolo Gesù senza rispetto umano, e senza curarci di quelli che riguardano l’amore di Dio e la carità verso il prossimo come riprovevoli esagerazioni. Ci sono sempre quelli che, vedendo impiegate per Dio certe attive intelligenze o certe qualità preziose, dicono con rammarico che un ingegno vivace o una mente feconda e organizzatrice non debbono perdersi e quasi sperperarsi in attività spirituali e mistiche. Vorrebbero che si donasse a Dio chi è povero di mente e di cuore, e considerano come un peccato o una sventura che gli si doni chi è ricco di spirituali qualità. Darebbero volentieri a Dio, nella carriera ecclesiastica, un figlio deficiente, ma credono un male dargliene uno di vivace e spiccata intelligenza, perché pensano che potrebbe fare carriera nel mondo. Questa è una mentalità simile a quella di Giuda, ed è ingiurioso per Dio. È sintomo di un cuore avaro col Signore e ladro della sua gloria, d’un cuore che vive non elevandosi a Dio, ma portando sempre con sé la borsa degli interessi umani. Quando si pensa a raccogliere denaro e ricchezze, il cuore s’immeschinisce e non è capace di apprezzare la generosità dell’amore che si dona a Dio. (Padre Dolindo)
 
Ascoltiamo
Il fondamento della vita dello spirito
Siamo nelle mani di Dio e sottoposti alle sue leggi nello sviluppo fisico, e siamo nelle sue braccia paterne per ciò che riguarda l’alimento e ciò che è necessario ai bisogni quotidiani. Egli sa ciò che ci occorre, e solo chi non crede in Lui vivente, come i pagani, ed ha come divinità degli idoli, può credere di doversene preoccupare fino a ridurre la vita a una ricerca assillante del mangiare, del bere e del vestire.
Dio vive veramente, è veramente, e vuol dimostrare la sua realtà, prov-vedendo a chi cerca prima il regno eterno e la sua giustizia, cioè la gloria divina e la santità della propria vita.
Basta dunque pensare a quello che può servire ai bisogni quotidiani, ba-sta a ciascun giorno il suo affanno, senza pretendere di dover assorbire tutte le attività per crearsi una posizione di sicurezza assoluta che praticamente non raggiunge neppure lo scopo di privarci dell’affanno quotidiano della vita.
L’insegnamento di Gesù Cristo è di un’importanza grandissima e riguarda le basi medesime della vita cristiana e del carattere che deve distinguerla da quella dei pagani. Non si tratta soltanto di delicate esortazioni a confidare nella divina provvidenza, ma dell’indirizzo pratico della vita e della giornata, nel pellegrinaggio terreno; si tratta di porre come fondamento la vita dello spirito e come accessorio la vita del corpo, mentre il mondo o quelli che pretendono essere anche suoi servi, essendo servi di Dio, stabiliscono come accessorio ciò che è spirituale, credendo esagerato tutto quello che si fa per l’anima, e riducono la vita ad una preoccupazione assillante di guadagni, di ricchezze, di benessere, di divertimenti e di peccati che sono la rovina della vita stessa. Potremmo dire che, in questo problema e nella sua risoluzione pratica, si vede qual è la bandiera dei figli di Dio, e perciò è necessario approfondirlo.
Certamente la vita materiale, con i suoi bisogni e le sue necessità, ci trae e tenta di prendere il sopravvento sulla vita spirituale. Se si pensa solo a quel che occorre in una casa, al cibo, alla bevanda, alla biancheria, al vestito, all’arredamento, alle più piccole cose c’è da credere che ne rimanga assorbita la giornata. Se si cucina, per esempio, occorre far prima la spesa, con le relative contrattazioni; poi bisogna preparare il cibo, e questo spesso assorbe ore intere; poi cuocerlo con cura, per evitare le possibili recriminazioni. Quando è pronto e va al desco familiare, dopo poco occorre ripulire le stoviglie, rimettere tutto a posto, e poi ricominciare per la cena. Se viene la sarta o il sarto, il calzolaio, il barbiere, ecc., la giornata viene assorbita tutta e, se vengono occupazioni straordinarie, sembra insufficiente. A questo si aggiungano il lavoro, l’ufficio, l’impiego, il commercio, e la vita appare attanagliata dalle premure temporali.
Che cosa si dà allo spirito e a Dio in tutto questo assillo quotidiano? Di-sgraziatamente nulla o quasi nulla, se non si crede addirittura la religione e la pietà una bega da teste vuote o da gente oziosa Smile
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ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Nov 26, 2014 12:57 pm

Ave Maria, Francesco

Maria, Madre del Verbo incarnato, attinse da Lui la santità, che in Lui era infinita; raccolse per prima e straordinariamente il frutto dei meriti del Figlio suo, frutto di santificazione ineffabile, che la nostra povera mente non potrà mai intendere appieno. Dette al Verbo di Dio la vita corporale, e attinse da Lui una vita di ineffabile santità. Come un piccolo lume accende una fiamma ed è poi tutto avvolto dalla fiamma che ha accesa, così Maria generando il Verbo di Dio dalla sua carne, per opera dello Spirito Santo, fu tutta illuminata dalla Sapienza Eterna di Dio e tutta fecondata dai doni, dai frutti, dai carismi dello Spirito Santo e dalle beatitudini della più alta perfezione. La Legge di Dio, perciò, in Lei fu un mirabile splendore di vita, di sapienza e di amore.


Ascoltiamo Don Dolindo

Scegliere la parte migliore
Se si pensa che tutto passa nella vita, chi può pensare o supporre che possa avere importanza ciò che finisce e possa valere nulla ciò che dura eternamente? Si può dire che tutto lo sconcerto della vita nostra è fondato proprio sulla poca o nessuna valutazione dei beni eterni e di ciò che ad essi ci conduce. La preghiera, la Messa, i Sacramenti, la Parola di Dio sono sempre l’ultima cosa per moltissimi uomini.
Per i genitori, per esempio, la scuola ha un’importanza capitale per i figli, dovendoli avviare verso una qualunque professione, ma tante volte per essi non ha alcun peso la vita spirituale che deve avviarli alla vita eter-na.
Se una figlia deve sposarsi, tutto è poco: dote, corre-do, spese di lusso, ma se deve farsi monaca tutto è esagera-to. Non importa nulla che la figlia, sposandosi, se ne vada lontano; anzi si giudicano poco meno che isteriche le sue lacrime nel distacco; ma se, dandosi a Dio, deve per poco allontanarsi, quel dolore appare insopportabile e si cercano tutti i mezzi per impedirlo.
Se un figlio deve affrontare i pericoli più gravi per una professione, non fa niente, ma se deve fare una piccola rinuncia per farsi sacerdote, sembra una pazzia.
È una pena grande constatare questa incoscienza per ciò che è eterno, quasi che fossimo solo per questa vita e per questa terra. Gridiamolo al mondo che vorrebbe allettarci con le sue fantasmagorie: solo una cosa è necessaria; quello che è temporale ci viene tolto e quello che è eterno non ci viene mai sottratto. Chi si dà a Dio sceglie la parte migliore anche in riguardo alla vita pre-sente, e questa non offre mai disinganni, ma è ricca di pace e di soddisfazioni incomparabili.  Smile
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Ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Nov 10, 2014 6:45 am

Ave Maria, Francesco

La Chiesa, nella sua Fede è incrollabile, nella sua morale è incontaminata, nella sua vita è invincibile, nel suo amore è perenne: La sua storia è una vittoria, è un trionfo, è una luce smagliante. Siamo fedeli alla Sposa del Re d'Amore, e tutto quello che ne offusca la gloria non ci scandalizzi mai. Non ci facciamo illudere da altri ideali che ci si presentano come goffe e false copie della Chiesa. Nessuna potenza umana può scimmiottare la Sposa del Re d'Amore, come nessuno può dare al fiore di carta la vita. Solo la Chiesa può essere intransigente, perché la sua intransigenza non è irruenza di dominio autocratico, ma è carità. Solo la Chiesa può essere dominatrice totalitaria, perché Essa sola ha la pienezza dei tesori del Cielo. Solo la Chiesa può riunire le genti nell'unità che non ammette tentennamenti, perché Essa sola è infallibile! Tutti gli ideali umani dunque si sfasciano, e la pretesa forza dei loro atteggiamenti si riduce ad una posa goffa che termina nel dissolvimento e nella rovina. La Chiesa è casa fondata sulla pietra, le misere organizzazioni umane sono fondate sull'arena, ed al primo scroscio di pioggia si sfasciano. Uno solo sia il nostro amore: il Re divino e la Sua SS. Madre; uno solo il nostro nido di pace: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

(Padre Dolindo)

Ave Maria, Francesco

La Chiesa, nella sua Fede è incrollabile, nella sua morale è incontaminata, nella sua vita è invincibile, nel suo amore è perenne: La sua storia è una vittoria, è un trionfo, è una luce smagliante. Siamo fedeli alla Sposa del Re d'Amore, e tutto quello che ne offusca la gloria non ci scandalizzi mai. Non ci facciamo illudere da altri ideali che ci si presentano come goffe e false copie della Chiesa. Nessuna potenza umana può scimmiottare la Sposa del Re d'Amore, come nessuno può dare al fiore di carta la vita. Solo la Chiesa può essere intransigente, perché la sua intransigenza non è irruenza di dominio autocratico, ma è carità. Solo la Chiesa può essere dominatrice totalitaria, perché Essa sola ha la pienezza dei tesori del Cielo. Solo la Chiesa può riunire le genti nell'unità che non ammette tentennamenti, perché Essa sola è infallibile! Tutti gli ideali umani dunque si sfasciano, e la pretesa forza dei loro atteggiamenti si riduce ad una posa goffa che termina nel dissolvimento e nella rovina. La Chiesa è casa fondata sulla pietra, le misere organizzazioni umane sono fondate sull'arena, ed al primo scroscio di pioggia si sfasciano. Uno solo sia il nostro amore: il Re divino e la Sua SS. Madre; uno solo il nostro nido di pace: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

(Padre Dolindo)



Ave Maria, Francesco

La Chiesa, nella sua Fede è incrollabile, nella sua morale è incontaminata, nella sua vita è invincibile, nel suo amore è perenne: La sua storia è una vittoria, è un trionfo, è una luce smagliante. Siamo fedeli alla Sposa del Re d'Amore, e tutto quello che ne offusca la gloria non ci scandalizzi mai. Non ci facciamo illudere da altri ideali che ci si presentano come goffe e false copie della Chiesa. Nessuna potenza umana può scimmiottare la Sposa del Re d'Amore, come nessuno può dare al fiore di carta la vita. Solo la Chiesa può essere intransigente, perché la sua intransigenza non è irruenza di dominio autocratico, ma è carità. Solo la Chiesa può essere dominatrice totalitaria, perché Essa sola ha la pienezza dei tesori del Cielo. Solo la Chiesa può riunire le genti nell'unità che non ammette tentennamenti, perché Essa sola è infallibile! Tutti gli ideali umani dunque si sfasciano, e la pretesa forza dei loro atteggiamenti si riduce ad una posa goffa che termina nel dissolvimento e nella rovina. La Chiesa è casa fondata sulla pietra, le misere organizzazioni umane sono fondate sull'arena, ed al primo scroscio di pioggia si sfasciano. Uno solo sia il nostro amore: il Re divino e la Sua SS. Madre; uno solo il nostro nido di pace: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

(Padre Dolindo)

La carità di Gesù
Impariamo ad avere una carità delicata per chi soffre, non lo rimproveriamo neppure delle sue colpe quando ha l'anima esacerbata, non gli ricordiamo i castighi che lo hanno colpito. Stimiamoci sempre peggiori degli altri, non cadiamo nella volgarità ributtante di rinfacciare i torti ricevuti, le debolezze del carattere, l'ignoranza, l'inesperienza, la mancanza di educazione. Non ci eleviamo mai a maestri innanzi Ascoltiamo don Dolindo
Imitiamo a chi soffre, ma mostriamoci piut-tosto come servi, pronti ad ogni ufficio di carità; non mostriamo di disistimare chi è colpito dalla sventura, ancorché fosse colpito per sua colpa; imitiamo la carità di Gesù Cristo che non solo riabilita il peccatore, ma lo arricchisce, gli mostra un amore più grande di quello che porta ai giusti medesimi, lo riguarda come sua parte prediletta, come unico scopo della sua Incarnazione.
Nel parlare non trascendiamo mai in volgarità, non insultiamo, non gridiamo, poiché chi vuoi veramente far del bene ad un povero peccatore sofferente non può e non deve amareggiarlo, ma deve lenire le piaghe con la carità di Gesù Cristo. Non usiamo mai un parlare subdolo, acre, velenoso, sospettoso, pieno d'insinuazioni, palliandolo con lo zelo, con la pietà, col rispetto dovuto a Dio, perché la pietà avvelenata dall'ira, dall'invidia, dalla vendetta e dal risentimento è al cuore più amara del fiele, e serve solo a generare il disgusto per tutto quello che è santo. Se veramente amiamo il bene di un peccatore, preghiamo per lui, sacrifichiamoci, umiliamoci, conso-liamolo e facciamogli sentire riflessa nella nostra vita la bontà e la carità del Signore Very Happy





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Messaggio  cassarà palma il Mar Nov 04, 2014 10:47 am

Ave Maria, Francesco

La tua bontà, o Maria, faccia conoscere al mondo la grazia che hai trovata presso Dio, ottenendo con le tue preghiere il perdono ai rei, la salute agli infermi, la forza alle anime deboli, la consolazione agli afflitti, il soccorso e la liberazione a quelli che sono in pericolo. Regina clemente, i servi tuoi che lodano ed invocano il tuo Nome dolcissimo, siano ripieni da Gesù Cristo dei suoi doni, affinché possano raggiungerti un giorno nella gloria.

(Padre Dolindo)

Ascoltiamo don Dolindo
Che cosa mirabile è la Sacra Scrittura!
La Sacra Scrittura è come un vasto e ubertoso campo, con alberi colossali, con fiori soavissimi, con sterpi inariditi, con erbe selvatiche. È il campo di Dio, dove sono trapiantate tutte le umane attività, buone e cattive. I suoi racconti così belli e freschi, così pieni di fascino e d'insegnamenti, così ricchi di misteri e di riflessi eterni, sono come boschetti ricchi di ogni sorta di vegetazione e di profumo.
I salmi, i cantici, le preghiere sono come il gorgheggio placido e so-ave degli uccelli del campo, o come il placido risuonare di dolcissime me-lodie lontane, che dal cielo giungono a noi sulle ali della divina ispirazione. I libri guerrieri sono come i forti venti di questo campo che scuotono il torpore; i libri Sapienziali sono come aiuole fiorite; i libri legali ne sono come la palizzata e la siepe; il Cantico dei Cantici è come il canto pastorale del Re d'Amore; le voci dei Profeti sono come l'eco dei monti eterni ripercossa nella nostra valle!
Che cosa mirabile è la Sacra Scrittura! È come un mare pieno di vita nascosta dalle sue onde! V'è lo zefiro e la tempesta, il forte riflesso del sole ed il pallido candore della luna e delle stelle, la nave magnifica che solca le acque, la Chiesa Cattolica, figurata in tanti modi nel Libro Divino.
Tutti i libri umani sono come il sillabario del pensiero, di fronte, alla profonda sapienza del Libro Divino.
Nessuno può leggere la Sacra Scrittura senza farsi guidare, poiché oggi specialmente, le anime sono così povere di spirito e di vita sopranna-turale, che certe cose potrebbero leggerle a modo umano, con fini e con preoccupazioni umane. Ma in generale deve dirsi che se Dio ha conservato la memoria di certi delitti, lo ha fatto per uno scopo altissimo. Il male oggi si conosce purtroppo da tutti, grandi e piccoli, e si conosce sotto la falsa luce di affascinanti colori. Gli episodi raccontati nella Scrittura, quando non sono letti per morbosa curiosità, ci danno il santo odio e l’avversione al male, per la grazia interna che ne accompagna la lettura. Essi sono allora come il siero che si ricava dalle medesime infezioni e immunizza contro i malanni. Certe medicine sono salutari per uso esterno, e sono mortali per uso interno. Alcuni racconti della Scrittura sono per uso esterno; l'anima se ne serve come disinfettante; non li beve, non li assorbe, ma uccide con quel veleno l'attrattiva al male. In questo bisogna farsi regolare dal proprio direttore, che conosce le debolezze e le necessità dell'anima, e la guida nel nome santo di Dio.  Smile  Very Happy  Smile
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Messaggio  cassarà palma il Gio Ott 30, 2014 9:00 am

Ave Maria, Francesco

Che importa a noi, sapere se sono pochi o molti quelli che si salvano? Ciò che è necessario, per noi, è salvarci e, poiché non c’è un destino di perdizione per alcuni o di salvezza per altri, salvarci dipende dal nostro sforzo nel fare il bene e dal nostro filiale appello alla divina misericordia. Più che sapere il numero degli eletti, bisogna sforzarsi di appartenervi, senza presumere di poter avere una posizione di privilegio nel Paradiso solo perché la si è avuta sulla terra, facendo parte del popolo eletto. Gesù esortò ad entrare in Cielo per la porta stretta, cioè per la via delle rinunce alle passioni disordinate e della fedeltà alla divina Legge. Il mondo crede stretta e opprimente questa via, e Gesù la chiama stretta in questo senso, ma, in realtà, la vera porta stretta e opprimente è quella del male, perché stringe l’anima nei lacci della più terribile schiavitù. La porta del Cielo appare stretta, ma in realtà è immensamente larga e bella; basta introdurvisi per intenderlo.

(Padre Dolindo)

Ascoltiamo don Dolindo
Tutti siamo peccatori
Non c'è chi sia giusto, neppure uno, infatti, se si con-sidera la giustizia e la santità integralmente, tutti sono peccatori, ed anche le anime più buone hanno la loro trista soma di peccati passati e di imperfezioni presenti. Non c 'è persona sapiente che conosca veramente la grandezza di Dio, e sia compresa appieno della sua infinita realtà.
C'è sempre in ogni anima qualche linea oscura nel luminoso spettro della fede, qualche esitazione più o meno nascosta nel professarne le verità, qualche confusione nell'approfondirne la realtà. C'è sempre in ogni anima qualche giorno caliginoso nel quale il cielo eterno le sparisce, e si trova come im¬mersa nelle tenebre dell'ignoto e della materia, senza vedere più splendere al disopra della natura e della materia la fulgida luce di Dio, del Dio vivente, unico, personale, trino nelle Persone, Creatore e Padrone di tutte le cose, Provvidenza e Giustizia infinita che domina tutto, misericordia ed amore che tutto dispone e tempera con infinità bontà.
Non c'è chi cerchi Dio con pienezza d'amore, e gli si doni con assoluta dedizione. Anche nelle anime più sante c'è qualche riserva nel cercarlo, qualche attacco alla terra, qualche zona isolante dove la grazia sua non rifulge e non può liberamente operare. Chi si converge su di se stesso e si esamina spassionatamente non potrà non riconoscere in se stesso qualcuna di queste deficienze e di queste miserie. Tutti hanno traviato peccando, tutti quanti sono guasti per difetto di virtù, per miserie di carattere o per debolezza di volontà, non c'è chi faccia il bene integralmente, non ce n'è neppure uno; basterebbe pensare ai santi; a questi ful¬gidi astri della Chiesa, a queste meraviglie di grazia so¬prannaturale, tutti compresi di profondissima umiltà nel Considerare la propria coscienza, fono al punto di proclamarsi per profonda convinzione i più grandi peccatori. Very Happy
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