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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Dic 24, 2014 2:19 pm

All’annunzio dell’angelo Maria si turbò
Maria fu Arca di Dio, del Verbo Eterno che in Lei si incarnò; fu l’anima sua che determinò il compimento del grande mistero, poiché Dio volle il consenso di questa sua eletta creatura per cominciarne il compimento. Nell’annunciazione di Maria si manifestò l’anima sua: intelletto e volontà. Il colloquio che ebbe con l’angelo fu atto del suo intelletto, della sua ragione; il suo fiat fu consenso della sua volontà, determinato dalla luce della ragione e della manifestazione dalla divina Volontà. L’anima sua, perciò, fu in una perfetta manifestazione: intelletto che scruta, ragione che pondera, volontà libera che acconsente. L’anima è libera solo nell’assenso, determinato dall’intelletto e dalla ragione. Non può dirsi libera nel pensiero e nella ragione, perché è legata alla verità. Fuori della verità, l’intelletto brancola nella fantasia e nel capriccio; il suo pensiero è illusione ed errore. Non c’è cosa più assurda perciò del libero pensiero, del quale l’apostasia moderna si è stoltamente gloriata, quasi come se si fosse liberato da ceppi, e fosse ritornato vittorioso alla sua nobiltà. La Chiesa non limita la libertà quando condanna l’errore; richiama l’intelletto e la ragione nella luce della verità. Solo allora l’uomo è veramente libero, e la sua volontà si determina nei confini della volontà di Dio, che è verità ed amore, e tratta l’uomo con riverenza.
All’annunzio dell’angelo che la glorificava piena di grazia e piena di Dio, Maria si turbò, perché quella glorificazione non le sembrava verità, urtando con la sua profonda umiltà. L’intelletto suo le diceva che era nullità, proprio perché Dio era con lei. La sua luminosa ragione, nella luce della pienezza di Dio, le faceva apparire come piccolezza estrema quello che era in Lei pienezza di grazia. Era logico; nella pienezza infinita della luce divina, la sua grazia appariva come lampada fioca che spariva innanzi a quella pienezza fulgente d’infinite e sempli-cissime perfezioni. Anche quando fu piena di Dio per il Verbo Eterno fatto suo Figlio, l’intelletto suo e la sua ragione non potettero farle avere altro apprezza-mento di se stessa che di essere nullità. Invece di sentirsi elevata per l’annunzio dell’angelo, si turbò.
L’anima sua profondamente riflessiva, abituata alla considerazione meditata della parola di Dio, ed alla contemplazione della divina grandezza, si turbò, perché sentiva nelle parole dell'angelo il tono solenne della parola divina, e nello splendore angelico la manifestazione della grandezza di Dio. Si turbò per profonda umiltà, ma non si sconvolse; l’anima sua placidamente si attivò nelle sue facoltà; l’intelletto pensò, e la ragione ponderò le parole dell’angelo. Pensava, dunque rifletteva, che cosa fosse quel saluto, dunque ponderava, pensava; non dice il sacro testo pensò dunque, era un’azione continuativa di quell’intelletto sublimemente equilibrato nel giudizio, nella ragione e nella libertà.
Era un tabernacolo di Dio, tanto che l’angelo nel salutarla, compreso della bellezza interiore di Lei per la pienezza di grazia, la esaltò come tabernacolo di Dio, e nello stesso tempo era la più perfetta immagine di Dio nell’umanità tutta: Benedetta tu fra le donne. Il Signore la creò con perfettissima armonia di potenze e con ammirabili riflessi nella sua natura umana, perciò ancora l’angelo la chiamò benedetta fra le donne. 
(Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, Elev. IV, p. 327)Laughing
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Dic 03, 2014 9:07 am

Ave Maria, Francesco

Onoriamolo Gesù senza rispetto umano, e senza curarci di quelli che riguardano l’amore di Dio e la carità verso il prossimo come riprovevoli esagerazioni. Ci sono sempre quelli che, vedendo impiegate per Dio certe attive intelligenze o certe qualità preziose, dicono con rammarico che un ingegno vivace o una mente feconda e organizzatrice non debbono perdersi e quasi sperperarsi in attività spirituali e mistiche. Vorrebbero che si donasse a Dio chi è povero di mente e di cuore, e considerano come un peccato o una sventura che gli si doni chi è ricco di spirituali qualità. Darebbero volentieri a Dio, nella carriera ecclesiastica, un figlio deficiente, ma credono un male dargliene uno di vivace e spiccata intelligenza, perché pensano che potrebbe fare carriera nel mondo. Questa è una mentalità simile a quella di Giuda, ed è ingiurioso per Dio. È sintomo di un cuore avaro col Signore e ladro della sua gloria, d’un cuore che vive non elevandosi a Dio, ma portando sempre con sé la borsa degli interessi umani. Quando si pensa a raccogliere denaro e ricchezze, il cuore s’immeschinisce e non è capace di apprezzare la generosità dell’amore che si dona a Dio. (Padre Dolindo)
 
Ascoltiamo
Il fondamento della vita dello spirito
Siamo nelle mani di Dio e sottoposti alle sue leggi nello sviluppo fisico, e siamo nelle sue braccia paterne per ciò che riguarda l’alimento e ciò che è necessario ai bisogni quotidiani. Egli sa ciò che ci occorre, e solo chi non crede in Lui vivente, come i pagani, ed ha come divinità degli idoli, può credere di doversene preoccupare fino a ridurre la vita a una ricerca assillante del mangiare, del bere e del vestire.
Dio vive veramente, è veramente, e vuol dimostrare la sua realtà, prov-vedendo a chi cerca prima il regno eterno e la sua giustizia, cioè la gloria divina e la santità della propria vita.
Basta dunque pensare a quello che può servire ai bisogni quotidiani, ba-sta a ciascun giorno il suo affanno, senza pretendere di dover assorbire tutte le attività per crearsi una posizione di sicurezza assoluta che praticamente non raggiunge neppure lo scopo di privarci dell’affanno quotidiano della vita.
L’insegnamento di Gesù Cristo è di un’importanza grandissima e riguarda le basi medesime della vita cristiana e del carattere che deve distinguerla da quella dei pagani. Non si tratta soltanto di delicate esortazioni a confidare nella divina provvidenza, ma dell’indirizzo pratico della vita e della giornata, nel pellegrinaggio terreno; si tratta di porre come fondamento la vita dello spirito e come accessorio la vita del corpo, mentre il mondo o quelli che pretendono essere anche suoi servi, essendo servi di Dio, stabiliscono come accessorio ciò che è spirituale, credendo esagerato tutto quello che si fa per l’anima, e riducono la vita ad una preoccupazione assillante di guadagni, di ricchezze, di benessere, di divertimenti e di peccati che sono la rovina della vita stessa. Potremmo dire che, in questo problema e nella sua risoluzione pratica, si vede qual è la bandiera dei figli di Dio, e perciò è necessario approfondirlo.
Certamente la vita materiale, con i suoi bisogni e le sue necessità, ci trae e tenta di prendere il sopravvento sulla vita spirituale. Se si pensa solo a quel che occorre in una casa, al cibo, alla bevanda, alla biancheria, al vestito, all’arredamento, alle più piccole cose c’è da credere che ne rimanga assorbita la giornata. Se si cucina, per esempio, occorre far prima la spesa, con le relative contrattazioni; poi bisogna preparare il cibo, e questo spesso assorbe ore intere; poi cuocerlo con cura, per evitare le possibili recriminazioni. Quando è pronto e va al desco familiare, dopo poco occorre ripulire le stoviglie, rimettere tutto a posto, e poi ricominciare per la cena. Se viene la sarta o il sarto, il calzolaio, il barbiere, ecc., la giornata viene assorbita tutta e, se vengono occupazioni straordinarie, sembra insufficiente. A questo si aggiungano il lavoro, l’ufficio, l’impiego, il commercio, e la vita appare attanagliata dalle premure temporali.
Che cosa si dà allo spirito e a Dio in tutto questo assillo quotidiano? Di-sgraziatamente nulla o quasi nulla, se non si crede addirittura la religione e la pietà una bega da teste vuote o da gente oziosa Smile
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Messaggio  cassarà palma il Mer Nov 26, 2014 12:57 pm

Ave Maria, Francesco

Maria, Madre del Verbo incarnato, attinse da Lui la santità, che in Lui era infinita; raccolse per prima e straordinariamente il frutto dei meriti del Figlio suo, frutto di santificazione ineffabile, che la nostra povera mente non potrà mai intendere appieno. Dette al Verbo di Dio la vita corporale, e attinse da Lui una vita di ineffabile santità. Come un piccolo lume accende una fiamma ed è poi tutto avvolto dalla fiamma che ha accesa, così Maria generando il Verbo di Dio dalla sua carne, per opera dello Spirito Santo, fu tutta illuminata dalla Sapienza Eterna di Dio e tutta fecondata dai doni, dai frutti, dai carismi dello Spirito Santo e dalle beatitudini della più alta perfezione. La Legge di Dio, perciò, in Lei fu un mirabile splendore di vita, di sapienza e di amore.


Ascoltiamo Don Dolindo

Scegliere la parte migliore
Se si pensa che tutto passa nella vita, chi può pensare o supporre che possa avere importanza ciò che finisce e possa valere nulla ciò che dura eternamente? Si può dire che tutto lo sconcerto della vita nostra è fondato proprio sulla poca o nessuna valutazione dei beni eterni e di ciò che ad essi ci conduce. La preghiera, la Messa, i Sacramenti, la Parola di Dio sono sempre l’ultima cosa per moltissimi uomini.
Per i genitori, per esempio, la scuola ha un’importanza capitale per i figli, dovendoli avviare verso una qualunque professione, ma tante volte per essi non ha alcun peso la vita spirituale che deve avviarli alla vita eter-na.
Se una figlia deve sposarsi, tutto è poco: dote, corre-do, spese di lusso, ma se deve farsi monaca tutto è esagera-to. Non importa nulla che la figlia, sposandosi, se ne vada lontano; anzi si giudicano poco meno che isteriche le sue lacrime nel distacco; ma se, dandosi a Dio, deve per poco allontanarsi, quel dolore appare insopportabile e si cercano tutti i mezzi per impedirlo.
Se un figlio deve affrontare i pericoli più gravi per una professione, non fa niente, ma se deve fare una piccola rinuncia per farsi sacerdote, sembra una pazzia.
È una pena grande constatare questa incoscienza per ciò che è eterno, quasi che fossimo solo per questa vita e per questa terra. Gridiamolo al mondo che vorrebbe allettarci con le sue fantasmagorie: solo una cosa è necessaria; quello che è temporale ci viene tolto e quello che è eterno non ci viene mai sottratto. Chi si dà a Dio sceglie la parte migliore anche in riguardo alla vita pre-sente, e questa non offre mai disinganni, ma è ricca di pace e di soddisfazioni incomparabili.  Smile
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Messaggio  cassarà palma il Lun Nov 10, 2014 6:45 am

Ave Maria, Francesco

La Chiesa, nella sua Fede è incrollabile, nella sua morale è incontaminata, nella sua vita è invincibile, nel suo amore è perenne: La sua storia è una vittoria, è un trionfo, è una luce smagliante. Siamo fedeli alla Sposa del Re d'Amore, e tutto quello che ne offusca la gloria non ci scandalizzi mai. Non ci facciamo illudere da altri ideali che ci si presentano come goffe e false copie della Chiesa. Nessuna potenza umana può scimmiottare la Sposa del Re d'Amore, come nessuno può dare al fiore di carta la vita. Solo la Chiesa può essere intransigente, perché la sua intransigenza non è irruenza di dominio autocratico, ma è carità. Solo la Chiesa può essere dominatrice totalitaria, perché Essa sola ha la pienezza dei tesori del Cielo. Solo la Chiesa può riunire le genti nell'unità che non ammette tentennamenti, perché Essa sola è infallibile! Tutti gli ideali umani dunque si sfasciano, e la pretesa forza dei loro atteggiamenti si riduce ad una posa goffa che termina nel dissolvimento e nella rovina. La Chiesa è casa fondata sulla pietra, le misere organizzazioni umane sono fondate sull'arena, ed al primo scroscio di pioggia si sfasciano. Uno solo sia il nostro amore: il Re divino e la Sua SS. Madre; uno solo il nostro nido di pace: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

(Padre Dolindo)

Ave Maria, Francesco

La Chiesa, nella sua Fede è incrollabile, nella sua morale è incontaminata, nella sua vita è invincibile, nel suo amore è perenne: La sua storia è una vittoria, è un trionfo, è una luce smagliante. Siamo fedeli alla Sposa del Re d'Amore, e tutto quello che ne offusca la gloria non ci scandalizzi mai. Non ci facciamo illudere da altri ideali che ci si presentano come goffe e false copie della Chiesa. Nessuna potenza umana può scimmiottare la Sposa del Re d'Amore, come nessuno può dare al fiore di carta la vita. Solo la Chiesa può essere intransigente, perché la sua intransigenza non è irruenza di dominio autocratico, ma è carità. Solo la Chiesa può essere dominatrice totalitaria, perché Essa sola ha la pienezza dei tesori del Cielo. Solo la Chiesa può riunire le genti nell'unità che non ammette tentennamenti, perché Essa sola è infallibile! Tutti gli ideali umani dunque si sfasciano, e la pretesa forza dei loro atteggiamenti si riduce ad una posa goffa che termina nel dissolvimento e nella rovina. La Chiesa è casa fondata sulla pietra, le misere organizzazioni umane sono fondate sull'arena, ed al primo scroscio di pioggia si sfasciano. Uno solo sia il nostro amore: il Re divino e la Sua SS. Madre; uno solo il nostro nido di pace: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

(Padre Dolindo)



Ave Maria, Francesco

La Chiesa, nella sua Fede è incrollabile, nella sua morale è incontaminata, nella sua vita è invincibile, nel suo amore è perenne: La sua storia è una vittoria, è un trionfo, è una luce smagliante. Siamo fedeli alla Sposa del Re d'Amore, e tutto quello che ne offusca la gloria non ci scandalizzi mai. Non ci facciamo illudere da altri ideali che ci si presentano come goffe e false copie della Chiesa. Nessuna potenza umana può scimmiottare la Sposa del Re d'Amore, come nessuno può dare al fiore di carta la vita. Solo la Chiesa può essere intransigente, perché la sua intransigenza non è irruenza di dominio autocratico, ma è carità. Solo la Chiesa può essere dominatrice totalitaria, perché Essa sola ha la pienezza dei tesori del Cielo. Solo la Chiesa può riunire le genti nell'unità che non ammette tentennamenti, perché Essa sola è infallibile! Tutti gli ideali umani dunque si sfasciano, e la pretesa forza dei loro atteggiamenti si riduce ad una posa goffa che termina nel dissolvimento e nella rovina. La Chiesa è casa fondata sulla pietra, le misere organizzazioni umane sono fondate sull'arena, ed al primo scroscio di pioggia si sfasciano. Uno solo sia il nostro amore: il Re divino e la Sua SS. Madre; uno solo il nostro nido di pace: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

(Padre Dolindo)

La carità di Gesù
Impariamo ad avere una carità delicata per chi soffre, non lo rimproveriamo neppure delle sue colpe quando ha l'anima esacerbata, non gli ricordiamo i castighi che lo hanno colpito. Stimiamoci sempre peggiori degli altri, non cadiamo nella volgarità ributtante di rinfacciare i torti ricevuti, le debolezze del carattere, l'ignoranza, l'inesperienza, la mancanza di educazione. Non ci eleviamo mai a maestri innanzi Ascoltiamo don Dolindo
Imitiamo a chi soffre, ma mostriamoci piut-tosto come servi, pronti ad ogni ufficio di carità; non mostriamo di disistimare chi è colpito dalla sventura, ancorché fosse colpito per sua colpa; imitiamo la carità di Gesù Cristo che non solo riabilita il peccatore, ma lo arricchisce, gli mostra un amore più grande di quello che porta ai giusti medesimi, lo riguarda come sua parte prediletta, come unico scopo della sua Incarnazione.
Nel parlare non trascendiamo mai in volgarità, non insultiamo, non gridiamo, poiché chi vuoi veramente far del bene ad un povero peccatore sofferente non può e non deve amareggiarlo, ma deve lenire le piaghe con la carità di Gesù Cristo. Non usiamo mai un parlare subdolo, acre, velenoso, sospettoso, pieno d'insinuazioni, palliandolo con lo zelo, con la pietà, col rispetto dovuto a Dio, perché la pietà avvelenata dall'ira, dall'invidia, dalla vendetta e dal risentimento è al cuore più amara del fiele, e serve solo a generare il disgusto per tutto quello che è santo. Se veramente amiamo il bene di un peccatore, preghiamo per lui, sacrifichiamoci, umiliamoci, conso-liamolo e facciamogli sentire riflessa nella nostra vita la bontà e la carità del Signore Very Happy





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Messaggio  cassarà palma il Mar Nov 04, 2014 10:47 am

Ave Maria, Francesco

La tua bontà, o Maria, faccia conoscere al mondo la grazia che hai trovata presso Dio, ottenendo con le tue preghiere il perdono ai rei, la salute agli infermi, la forza alle anime deboli, la consolazione agli afflitti, il soccorso e la liberazione a quelli che sono in pericolo. Regina clemente, i servi tuoi che lodano ed invocano il tuo Nome dolcissimo, siano ripieni da Gesù Cristo dei suoi doni, affinché possano raggiungerti un giorno nella gloria.

(Padre Dolindo)

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Che cosa mirabile è la Sacra Scrittura!
La Sacra Scrittura è come un vasto e ubertoso campo, con alberi colossali, con fiori soavissimi, con sterpi inariditi, con erbe selvatiche. È il campo di Dio, dove sono trapiantate tutte le umane attività, buone e cattive. I suoi racconti così belli e freschi, così pieni di fascino e d'insegnamenti, così ricchi di misteri e di riflessi eterni, sono come boschetti ricchi di ogni sorta di vegetazione e di profumo.
I salmi, i cantici, le preghiere sono come il gorgheggio placido e so-ave degli uccelli del campo, o come il placido risuonare di dolcissime me-lodie lontane, che dal cielo giungono a noi sulle ali della divina ispirazione. I libri guerrieri sono come i forti venti di questo campo che scuotono il torpore; i libri Sapienziali sono come aiuole fiorite; i libri legali ne sono come la palizzata e la siepe; il Cantico dei Cantici è come il canto pastorale del Re d'Amore; le voci dei Profeti sono come l'eco dei monti eterni ripercossa nella nostra valle!
Che cosa mirabile è la Sacra Scrittura! È come un mare pieno di vita nascosta dalle sue onde! V'è lo zefiro e la tempesta, il forte riflesso del sole ed il pallido candore della luna e delle stelle, la nave magnifica che solca le acque, la Chiesa Cattolica, figurata in tanti modi nel Libro Divino.
Tutti i libri umani sono come il sillabario del pensiero, di fronte, alla profonda sapienza del Libro Divino.
Nessuno può leggere la Sacra Scrittura senza farsi guidare, poiché oggi specialmente, le anime sono così povere di spirito e di vita sopranna-turale, che certe cose potrebbero leggerle a modo umano, con fini e con preoccupazioni umane. Ma in generale deve dirsi che se Dio ha conservato la memoria di certi delitti, lo ha fatto per uno scopo altissimo. Il male oggi si conosce purtroppo da tutti, grandi e piccoli, e si conosce sotto la falsa luce di affascinanti colori. Gli episodi raccontati nella Scrittura, quando non sono letti per morbosa curiosità, ci danno il santo odio e l’avversione al male, per la grazia interna che ne accompagna la lettura. Essi sono allora come il siero che si ricava dalle medesime infezioni e immunizza contro i malanni. Certe medicine sono salutari per uso esterno, e sono mortali per uso interno. Alcuni racconti della Scrittura sono per uso esterno; l'anima se ne serve come disinfettante; non li beve, non li assorbe, ma uccide con quel veleno l'attrattiva al male. In questo bisogna farsi regolare dal proprio direttore, che conosce le debolezze e le necessità dell'anima, e la guida nel nome santo di Dio.  Smile  Very Happy  Smile
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Messaggio  cassarà palma il Gio Ott 30, 2014 9:00 am

Ave Maria, Francesco

Che importa a noi, sapere se sono pochi o molti quelli che si salvano? Ciò che è necessario, per noi, è salvarci e, poiché non c’è un destino di perdizione per alcuni o di salvezza per altri, salvarci dipende dal nostro sforzo nel fare il bene e dal nostro filiale appello alla divina misericordia. Più che sapere il numero degli eletti, bisogna sforzarsi di appartenervi, senza presumere di poter avere una posizione di privilegio nel Paradiso solo perché la si è avuta sulla terra, facendo parte del popolo eletto. Gesù esortò ad entrare in Cielo per la porta stretta, cioè per la via delle rinunce alle passioni disordinate e della fedeltà alla divina Legge. Il mondo crede stretta e opprimente questa via, e Gesù la chiama stretta in questo senso, ma, in realtà, la vera porta stretta e opprimente è quella del male, perché stringe l’anima nei lacci della più terribile schiavitù. La porta del Cielo appare stretta, ma in realtà è immensamente larga e bella; basta introdurvisi per intenderlo.

(Padre Dolindo)

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Tutti siamo peccatori
Non c'è chi sia giusto, neppure uno, infatti, se si con-sidera la giustizia e la santità integralmente, tutti sono peccatori, ed anche le anime più buone hanno la loro trista soma di peccati passati e di imperfezioni presenti. Non c 'è persona sapiente che conosca veramente la grandezza di Dio, e sia compresa appieno della sua infinita realtà.
C'è sempre in ogni anima qualche linea oscura nel luminoso spettro della fede, qualche esitazione più o meno nascosta nel professarne le verità, qualche confusione nell'approfondirne la realtà. C'è sempre in ogni anima qualche giorno caliginoso nel quale il cielo eterno le sparisce, e si trova come im¬mersa nelle tenebre dell'ignoto e della materia, senza vedere più splendere al disopra della natura e della materia la fulgida luce di Dio, del Dio vivente, unico, personale, trino nelle Persone, Creatore e Padrone di tutte le cose, Provvidenza e Giustizia infinita che domina tutto, misericordia ed amore che tutto dispone e tempera con infinità bontà.
Non c'è chi cerchi Dio con pienezza d'amore, e gli si doni con assoluta dedizione. Anche nelle anime più sante c'è qualche riserva nel cercarlo, qualche attacco alla terra, qualche zona isolante dove la grazia sua non rifulge e non può liberamente operare. Chi si converge su di se stesso e si esamina spassionatamente non potrà non riconoscere in se stesso qualcuna di queste deficienze e di queste miserie. Tutti hanno traviato peccando, tutti quanti sono guasti per difetto di virtù, per miserie di carattere o per debolezza di volontà, non c'è chi faccia il bene integralmente, non ce n'è neppure uno; basterebbe pensare ai santi; a questi ful¬gidi astri della Chiesa, a queste meraviglie di grazia so¬prannaturale, tutti compresi di profondissima umiltà nel Considerare la propria coscienza, fono al punto di proclamarsi per profonda convinzione i più grandi peccatori. Very Happy
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Messaggio  cassarà palma il Lun Ott 27, 2014 2:48 pm

Ave Maria, Francesco

O Maria, o Maria, ci attragga il Cielo, che è la nostra patria, mentre ferve intorno a noi l’angustiante vita del mondo. A che cosa giovano le cose presenti se non a rendere più pesante il nostro cammino? Ci aggravano come catene, ci tormentano come spine, ci deludono perché vanità, ci macchiano di colpe e ci cagionano la più grande infelicità. Traici a Dio solo, o Madre nostra dolcissima, e fa’ che noi eleggiamo la parte migliore che scegliesti Tu, e che non ci sarà giammai tolta in eterno. Staccaci dall’allettamento della vita, prima che la vita si stacchi da noi; liberaci da tutte le aspirazioni terrene prima che siamo costretti a lasciarle, rendici cittadini del Cielo, pur peregrinando in terra, ed accoglici nelle tue braccia materne in vita e in morte, per riporci Tu nelle braccia della divina misericordia e renderci partecipi dell’eterna gloria. Così sia.

(Padre Dolindo)

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O Maria, quanto debbo amarti
Tra questi pensieri, solenni come i Cieli e splendenti come soli nella povera anima mia sacerdotale, che cosa posso fare io avvicinandomi all’Altare, io che sono pieno di miserie? Mi getto ai tuoi piedi o Mamma mia, mi riconosco peccatore, pur riconoscendomi tuo figlio, sperando da Te un aiuto speciale per non essere profanatore dell’azione divina che vado a compiere. Tu mi sei Mamma, mi guardi, mi ami, mi sostieni, ed io piango ai tuoi piedi benedicendo la tua materna bontà, e mi ti dono come bimbo perché Tu mi ammanti di luce, di adorazione, di amore e di profonda umiltà nella celebrazione della Messa.
Innanzi a Te, purissima rosa di vita, di sapienza e di amore, sbocciata dalla Vita, dalla Sapienza e dall’Amore Eterno, sento il bisogno di vivere di amore, d'immergermi nella luce di Dio, di donargli tutto me stesso, di riscaldarmi al caldo del tuo Cuore, o Mamma mia. Sono tanto meschino innanzi a Te, eppure oso andare all'Altare per generare eucaristicamente anch’io il Verbo Emanato, per dare anch’io al Signore una lode infinita nel Verbo suo, e per ardere nella fiamma dell'Eterno Amore, che con la sua fiamma consumò quest’olocausto d'infinito valore. Sono come lebbroso in tanto splendore, e grido a Te, Mamma mia, vestendomi dei Sacri paramenti: Nascondimi in Te, nascondimi in questi lini come nel tuo Cuore; purificami, innestami al tuo candore, fammi bocciolo tuo, o Rosa splendente, perché io mi dischiuda per Te sull’Altare in un profumo di amore, e non lo profani col lezzo della mia miseria.
Mi umilio profondamente, ma sono ricco di pace e di amore, perché la mia Mamma mi supplisce e copre col suo fulgido manto la mia nullità. Ho chiusi gli occhi dell’anima nel profondo raccoglimento che mi dà la presenza di Maria, ed ho il cuore nel suo cuore, la mente nei suoi pensieri, le mani nelle sue mani e la vita tutta affidata alla sua materna bontà. Essa sia nel mio Sacerdozio per supplire la mia indigenza, io sia nella luce della sua maternità per trattare Gesù col suo amore; Essa offra per me al Padre il Figlio suo, ed io lo doni per Lei al Padre… O Maria, quanto debbo amarti e come debbo vivere stretto a Te per non profanare il mio altissimo ministero!  Very Happy


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Messaggio  cassarà palma il Gio Ott 23, 2014 10:11 am

Ave Maria, Francesco

O Maria, o Maria, da quella fiamma che si ergeva sul tuo Cuore doloroso partiva la voce della Redenzione e della liberazione: Padre, perdona loro, e la voce che ti faceva Madre di tutti, come eri madre sua: Ecco i tuoi figli… E la fiamma divampava dalla Croce che era un roveto di dolori per il Figlio tuo e per te; per il Figlio tuo, che non s’acquetò nel riposo della morte senza arderne fino all’ultimo nel suo amore, senza che tu non avessi consunta in quella fiamma tutto il tuo dolore, incombusta nell’immolante ardore, perché eri viva nel tuo dolore mentre il tuo Figlio moriva… Ancora una volta incombusta nella fiamma della morte che nel tuo Figlio era fiamma di amore… crepitava la fiamma nel monte di Dio, si effondeva il tuo calore nell’umanità e nei secoli, e tu sola, o Maria, non effondevi che lacrime di dolore. O mistero di amore in una umile scena: una fiamma e un roveto, o grandezza divina in un unico simbolo… O Gesù, o Maria… o fiamma d’amore, o spine di dolore!

(Padre Dolindo)



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La benedetta fra le donne
Non basta considerare Maria nel mistero della sua divina maternità attraverso i simboli e le figure dell’Antico Testamento, che formano in noi la mentalità per intendere quel grande mistero, luce della nostra salvezza per il Verbo di Dio incarnato; bisogna considerare la benedetta fra le donne nello splendore meraviglioso della sua anima piena di grazie. Nel momento stesso, infatti, nel quale si compì in Maria l’Incarnazione del Verbo di Dio per il fiat di umile cooperazione e di completa obbedienza alla volontà di Dio che Essa disse, piena di Spirito Santo, Maria sentì il bisogno di effonderlo, ed in fretta andò a visitare sant’Elisabetta. Andò in fretta perché era tutta luce, e la luce anche materiale si effonde in fretta, percorrendo trecentomila chilometri al minuto secondo. Quell’espressine del Vangelo di san Luca: “Maria in quei giorni stessi andò in fretta alla montagna… ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta, la quale al suo saluto… fu ripiena di Spirito Santo” (Lc 1,29-30) rivela la pienezza della luce divina che inon-dava Maria ed il suo bisogno di effonderla.
Non vi andò per controllare la verità di ciò che le aveva detto l’angelo della maternità della sua parente per miracolo di Dio, essendo questa sterile ed avanzata negli anni, ma vi andò solo per santificarla e per santificare il figlio che essa aveva concepito. Se avesse voluto accertarsi della verità di ciò che aveva detto l’angelo per confermarla sulla volontà di Dio che chiedeva il suo consenso per mandare in terra il Figlio divino, che si sarebbe incarnato in Lei senza il concorso di uomo, avrebbe dato il suo consenso dopo il controllo della verità.
Maria aveva concepito il Verbo di Dio incarnato, per opera dello Spirito Santo, ne aveva piena l’anima, ne era stata tutta vivi-ficata, ed alle parole di sant’Elisabetta che riconosceva in Lei la divina maternità: “Donde a me questo onore, che la madre del mio Signore venga a me?” (Ivi 42), non seppe rispondere che con un mirabile cantico che erompeva dall’anima sua: “Magnificat anima mea Dominum, et exultavit spiritus mus in Deo salutari meo” (Ivi 46,47). Era dunque l’anima sua che si manifestava in quel momento, e noi dobbiamo considerare la grandezza di quest’anima piena di grazia per approfondirne la magnificenza.   Smile
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Messaggio  cassarà palma il Mer Ott 22, 2014 11:32 am

Ave Maria, Francesco

Pregando innanzi al Trono di Dio – Liberaci da ogni male, da ogni peccato, dalla tua ira, dalla morte repentina ed improvvisa, dalle insidie di satana, dall’ira, dall’odio, da ogni cattiva volontà e dallo spirito di fornicazione. Liberaci dalla folgore e dalla tempesta, dal flagello del terremoto, dalla peste, dalla fame e dalla guerra, e soprattutto dalla morte eterna. Non guardare i nostri demeriti, o Gesù, perché noi non siamo degni di essere esauditi; liberaci da questi mali e da questi pericoli per il mistero della tua santa Incarnazione, per la tua nascita, per il tuo Battesimo e per il tuo santo digiuno, per la tua croce e Passione, per la tua morte e sepoltura, per la tua santa Resurrezione per la tua ammirabile Ascensione, per la venuta dello Spirito Santo Paraclito. Liberaci nel giorno del Giudizio, nel quale dovremo dar conto di tutte le nostre azioni.

(Padre Dolindo)

 Ascoltiamo don Dolindo
O Maria, Tu solo puoi illuminarci
Ogni peccato produce una tempesta interiore spavento-sa, eppure ci si cade; ogni degradazione suscita il desiderio della liberazione dai lacci del male, perché sono ritorte dell'a-nima, eppure si continua a degradarsi; si sente lo spasimo dei ceppi e si ha cura di stringerli, si avverte l'oppressione della prigione e si ha cura di sbarrarla, si ha la soffocazione dell'au-ra del mondo e la si respira a larghi polmoni asfissiandosi. È terribile!
Le perverse abitudini ci fanno piangere, eppure non ne tronchiamo nessuna; sarebbe facile dire recisamente no alla prepotenza della curiosità, della dissipazione, della gola, dell'ira, eppure non ce ne liberiamo! Condiscendiamo, cediamo, ci diamo prigionieri, cadiamo miseramente dalla pace della grazia di Dio nell'orrore delle passioni, come angeli ribelli precipitati dal Cielo! Abbiamo lo sguardo dell'a-nima per esplorare le magnificenze dello spirito, ed esploriamo le fogne; ci accorgiamo che non ci sono stelle nella melma, eppure la fissiamo; che non ci sono gioielli nel greto, eppure lo frughiamo! O Maria, Tu sola puoi spezzare le catene che ci avvincono, Tu solo puoi illuminarci, trarci in alto, renderci novelle creature e ridonarci a Dio nella piena libertà del cuore!
Non è possibile liberarsi dalla schiavitù dei sensi se non si spezzano tutti i legami che essi stringono intorno all'anima; bisogna liberarsi da questo corpo di morte, dal demonio che lo agita, dal mondo che lo lusinga, e santificarsi. La santità è vera e piena liberazione dalla schiavitù; il Santo è l'unico uomo veramente libero di quella libertà che ci ha data il Signore. Niente è capace di avvincerlo alla terra, ed il suo cuore dilatato dall'amore e ricco di grazia, vola sempre al di sopra dell'atmosfera terrena, quasi areostato, più leggero dell'aria, che sale, sale e si ferma trionfante nel silenzioso e sereno azzurro dei cieli.  Smile
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