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Messaggio  cassarà palma il Gio Ott 23, 2014 10:11 am

Ave Maria, Francesco

O Maria, o Maria, da quella fiamma che si ergeva sul tuo Cuore doloroso partiva la voce della Redenzione e della liberazione: Padre, perdona loro, e la voce che ti faceva Madre di tutti, come eri madre sua: Ecco i tuoi figli… E la fiamma divampava dalla Croce che era un roveto di dolori per il Figlio tuo e per te; per il Figlio tuo, che non s’acquetò nel riposo della morte senza arderne fino all’ultimo nel suo amore, senza che tu non avessi consunta in quella fiamma tutto il tuo dolore, incombusta nell’immolante ardore, perché eri viva nel tuo dolore mentre il tuo Figlio moriva… Ancora una volta incombusta nella fiamma della morte che nel tuo Figlio era fiamma di amore… crepitava la fiamma nel monte di Dio, si effondeva il tuo calore nell’umanità e nei secoli, e tu sola, o Maria, non effondevi che lacrime di dolore. O mistero di amore in una umile scena: una fiamma e un roveto, o grandezza divina in un unico simbolo… O Gesù, o Maria… o fiamma d’amore, o spine di dolore!

(Padre Dolindo)



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La benedetta fra le donne
Non basta considerare Maria nel mistero della sua divina maternità attraverso i simboli e le figure dell’Antico Testamento, che formano in noi la mentalità per intendere quel grande mistero, luce della nostra salvezza per il Verbo di Dio incarnato; bisogna considerare la benedetta fra le donne nello splendore meraviglioso della sua anima piena di grazie. Nel momento stesso, infatti, nel quale si compì in Maria l’Incarnazione del Verbo di Dio per il fiat di umile cooperazione e di completa obbedienza alla volontà di Dio che Essa disse, piena di Spirito Santo, Maria sentì il bisogno di effonderlo, ed in fretta andò a visitare sant’Elisabetta. Andò in fretta perché era tutta luce, e la luce anche materiale si effonde in fretta, percorrendo trecentomila chilometri al minuto secondo. Quell’espressine del Vangelo di san Luca: “Maria in quei giorni stessi andò in fretta alla montagna… ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta, la quale al suo saluto… fu ripiena di Spirito Santo” (Lc 1,29-30) rivela la pienezza della luce divina che inon-dava Maria ed il suo bisogno di effonderla.
Non vi andò per controllare la verità di ciò che le aveva detto l’angelo della maternità della sua parente per miracolo di Dio, essendo questa sterile ed avanzata negli anni, ma vi andò solo per santificarla e per santificare il figlio che essa aveva concepito. Se avesse voluto accertarsi della verità di ciò che aveva detto l’angelo per confermarla sulla volontà di Dio che chiedeva il suo consenso per mandare in terra il Figlio divino, che si sarebbe incarnato in Lei senza il concorso di uomo, avrebbe dato il suo consenso dopo il controllo della verità.
Maria aveva concepito il Verbo di Dio incarnato, per opera dello Spirito Santo, ne aveva piena l’anima, ne era stata tutta vivi-ficata, ed alle parole di sant’Elisabetta che riconosceva in Lei la divina maternità: “Donde a me questo onore, che la madre del mio Signore venga a me?” (Ivi 42), non seppe rispondere che con un mirabile cantico che erompeva dall’anima sua: “Magnificat anima mea Dominum, et exultavit spiritus mus in Deo salutari meo” (Ivi 46,47). Era dunque l’anima sua che si manifestava in quel momento, e noi dobbiamo considerare la grandezza di quest’anima piena di grazia per approfondirne la magnificenza.   Smile
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Messaggio  cassarà palma il Mer Ott 22, 2014 11:32 am

Ave Maria, Francesco

Pregando innanzi al Trono di Dio – Liberaci da ogni male, da ogni peccato, dalla tua ira, dalla morte repentina ed improvvisa, dalle insidie di satana, dall’ira, dall’odio, da ogni cattiva volontà e dallo spirito di fornicazione. Liberaci dalla folgore e dalla tempesta, dal flagello del terremoto, dalla peste, dalla fame e dalla guerra, e soprattutto dalla morte eterna. Non guardare i nostri demeriti, o Gesù, perché noi non siamo degni di essere esauditi; liberaci da questi mali e da questi pericoli per il mistero della tua santa Incarnazione, per la tua nascita, per il tuo Battesimo e per il tuo santo digiuno, per la tua croce e Passione, per la tua morte e sepoltura, per la tua santa Resurrezione per la tua ammirabile Ascensione, per la venuta dello Spirito Santo Paraclito. Liberaci nel giorno del Giudizio, nel quale dovremo dar conto di tutte le nostre azioni.

(Padre Dolindo)

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O Maria, Tu solo puoi illuminarci
Ogni peccato produce una tempesta interiore spavento-sa, eppure ci si cade; ogni degradazione suscita il desiderio della liberazione dai lacci del male, perché sono ritorte dell'a-nima, eppure si continua a degradarsi; si sente lo spasimo dei ceppi e si ha cura di stringerli, si avverte l'oppressione della prigione e si ha cura di sbarrarla, si ha la soffocazione dell'au-ra del mondo e la si respira a larghi polmoni asfissiandosi. È terribile!
Le perverse abitudini ci fanno piangere, eppure non ne tronchiamo nessuna; sarebbe facile dire recisamente no alla prepotenza della curiosità, della dissipazione, della gola, dell'ira, eppure non ce ne liberiamo! Condiscendiamo, cediamo, ci diamo prigionieri, cadiamo miseramente dalla pace della grazia di Dio nell'orrore delle passioni, come angeli ribelli precipitati dal Cielo! Abbiamo lo sguardo dell'a-nima per esplorare le magnificenze dello spirito, ed esploriamo le fogne; ci accorgiamo che non ci sono stelle nella melma, eppure la fissiamo; che non ci sono gioielli nel greto, eppure lo frughiamo! O Maria, Tu sola puoi spezzare le catene che ci avvincono, Tu solo puoi illuminarci, trarci in alto, renderci novelle creature e ridonarci a Dio nella piena libertà del cuore!
Non è possibile liberarsi dalla schiavitù dei sensi se non si spezzano tutti i legami che essi stringono intorno all'anima; bisogna liberarsi da questo corpo di morte, dal demonio che lo agita, dal mondo che lo lusinga, e santificarsi. La santità è vera e piena liberazione dalla schiavitù; il Santo è l'unico uomo veramente libero di quella libertà che ci ha data il Signore. Niente è capace di avvincerlo alla terra, ed il suo cuore dilatato dall'amore e ricco di grazia, vola sempre al di sopra dell'atmosfera terrena, quasi areostato, più leggero dell'aria, che sale, sale e si ferma trionfante nel silenzioso e sereno azzurro dei cieli.  Smile
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