ascoltiamo don Dolindo

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Feb 29, 2016 2:27 pm

L'avviso della moglie di Pilato
Pilato fece la proposta al popolo, ed attese che avesse ri-sposto. Mentre attendeva la moglie gli mandò a dire che non s'impicciasse di quel giusto, perché essa aveva avuto molti sogni penosi a causa di Lui. Non sappiamo di qual natura siano stati i suoi sogni, né si può dire che siano venuti da Dio. Molti lo sup-pongono; ma altri credono che siano stati una suggestione di sa-tana, il quale, sospettando in Gesù il Redentore promesso, a-vrebbe voluto impedirne la morte. Secondo questa opinione, l'arcana pazienza del Signore convinse satana della missione di Lui, e cercò impedirne il compimento; quando vide vano il suo sforzo, allora irruppe in tutta la sua ira per tentare almeno di vendicarsi.
Pilato non diede troppa importanza alle parole della moglie, perché credeva ormai di aver trovato il modo di uscire d'impaccio; non aveva pensato alla malignità dei sacerdoti, degli scribi e farisei che non aveva confine; questi col denaro compra-rono il voto del popolo, e lo indussero non solo a domandare la liberazione di Barabba, ma a pretendere la morte di Gesù.
Finché il popolo avesse chiesto la liberazione del ladro se-dizioso e omicida, sarebbe stata un'enormità, ma non un assurdo, dato che il popolo poteva scegliere; ma domandare a gran voce la morte di un innocente, proprio nella solennità della liberazione, a Pilato sembrò tale mostruosità che non seppe trattenersi dal dire con forza: Ma che ha fatto Egli di male? Prima aveva detto: Che cosa dunque farò di Gesù, chiamato il Cristo? Per indurre il popolo a riflettere alla richiesta che faceva, dopo ne proclamò apertamente l'innocenza; e quasi chiamò la moltitudine a giudi-care con lui.
Avrebbe dovuto imporre la sua sentenza, anzi avrebbe do-vuto punire i falsi testimoni, ma non ne ebbe il coraggio. Il po-polo aveva gridato erigendosi a giudice, ed egli, quasi esautorandosi, aveva mostrato di non poter contraddire quel giudizio; ricorse perciò ad un gesto che doveva esprimere il suo disinteressamento, e si lavò pubblicamente le mani dicendo che egli era innocente del sangue di quel giusto. Nel Deuteronomio (21,6) è prescritto ai sacerdoti di lavarsi le mani per attestare di non aver preso parte all'uccisione di un uomo trovato morto; forse Pilato s'ispirò a questa cerimonia alla quale aveva dovuto assistere molte volte, ma non riflettette che con questo si dava in balìa del popolo che da lui solo reclamava la sentenza di morte, e di morte di croce.
Tutta la moltitudine gridò come un sol uomo invocando che il Sangue di Gesù cadesse su di essa e sui suoi figli, e non s'accorse che con questo reclamava da Dio la sentenza di un terribile castigo, poiché al Signore certo non poteva essere nascosta la maligna intenzione che esso aveva nel reclamare la morte dell'Innocente.
Pilato era come la rappresentanza di tutte le ingiustizie che i giudici avrebbero consumate nel corso dei secoli. Di carattere de-bole, servile ed opportunista, cercò di difendere l'innocenza in modo da non compromettere se stesso; cedette per timore, e credette di aver provveduto sufficientemente alla sua coscienza col lavarsi le mani. Gesù Cristo subiva e riparava, e sottomettendosi Egli all'ingiustizia, consolava in tutti i secoli gli innocenti con-dannati dalla malignità umana.
Quante volte l'anima nostra ascoltando il grido delle passioni, e cedendo alle loro pretese, condanna Gesù alla morte nel suo cuore! Preferisce a Lui la degradazione, la miseria, l'impurità, la violenza e si priva della sua dolcissima grazia!
Quante volte, nell'umana società, quelli che governano si lasciano trascinare dalle correnti diaboliche delle sette, e mano-mettono i sacrosanti diritti di Dio e della Chiesa! Non si rifiuta Gesù Cristo senza condannarlo, ed è impossibile rimanere neutrali o indifferenti innanzi a Lui. Chi si lava le mani, disinteressandosi della sua gloria e dei suoi diritti, li rinnega, li manomette e li conculca. È necessario acclamare Re Gesù Cristo, e vivere della sua vita e del suo amore condannando il male e le suggestioni diaboliche che tentano di separarci dal suo amore ! Smile
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 24, 2016 2:04 pm

La cattura di Gesù
Mentre Gesù ancora parlava ai suoi apostoli, Giuda si avanzò, e con lui, ad una certa distanza, una gran turba armata di spade e di bastoni, mandata dal sinedrio. Il traditore si avanzò verso Gesù e secondo il segnale che aveva dato, lo baciò per additarlo con sicurezza agli sgherri. Quel bacio fu per il Redentore un dolore inconcepibile, non solo perché menzogna spaventosamente crudele, ma perché fu come il bacio datogli dal peccato stesso. Non si può misurare che cosa sia stato il contatto della menzogna con l'eterna verità e del peccato con l'infinita santità!
Gesù Cristo non rifiutò il bacio di Giuda, anzi chiamò questi amico, in segno di misericordia, e gli domandò perché fosse venuto, per fargli ponderare il passo che aveva dato. Forse al contatto del volto divino di Gesù ed alle sue pa-role dolcissime, cominciò in Giuda il sentimento di profondo rimorso, che avrebbe potuto essere pentimento, e per sua colpa divenne disperazione. Egli non resistette all'interrogazione soavissima del Maestro, e poiché gli sgherri si avanzarono per catturare la vittima designata, fuggì errando per le valli in preda ad un'agitazione spaventosa.
Nel vedere i manigoldi stringersi minacciosi intorno al Signore, Pietro sfoderò una spada che aveva portato con sé proprio in previsione di un pericolo notturno, ed amputò l'orecchio destro di un servo del principe dei sacerdoti. Non aveva saputo dargli amore vigilando nella preghiera, e pretese dargli aiuto di-fendendolo. L'impeto che ebbe fu una vera tentazione di satana, il quale, astutissimo com'è, volle metterlo nella condizione di compromettersi con l'autorità e di essere più facilmente spinto a rinnegare il Maestro.
Satana con quell'atto inconsulto di coraggio e di zelo, lo predispose al peccato che stava per commettere, gli dette coraggio per ferire il servo, e gli tolse il coraggio per confessare il Signore! Certo l'aver ferito il servo del principe dei sacerdoti importava per lui una compromissione penale, ed egli, quando si trovò di fronte alle serve ed ai circostanti che asserivano essere lui uno dei discepoli del Redentore, negò ripetutamente perché temette di essere coinvolto con Gesù Cristo, e di poter pagare la pena della ferita fatta al servo del sacerdote. Gesù Cristo fece capire a Pietro prima, e poi a tutti quelli che lo circondavano, che quello che avveniva era precisamente il compimento delle Scritture. Se Egli avesse voluto impedirlo, lo avrebbe potuto, domandando al Padre, più che dodici uomini, dodici legioni di angeli; ma doveva svolgersi ciò che era stato predetto. Egli lasciava il corso alle libere volontà umane, dominandole non già con la forza ma utilizzando la loro stessa perversità al compimento dei disegni del suo amore. Gesù Cristo non volle dire che ciò che succedeva era fatale, ma che era stato già predetto, e che costituiva perciò una parte del disegno divino che si sviluppava fra le libere volontà degli uomini. 

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 24, 2016 1:58 pm


Tutto il processo, inscenato dai principi dei sacerdoti e dal sinedrio, era semplicemente una formalità; essi infatti non cercavano la verità ma i falsi testimoni, non indagavano sulle supposte responsabilità del Redentore, ma vole-vano ad ogni costo disfarsene, pur serbando un'apparenza di legalità. È impressionante il pensare che gli stessi falsi testimoni, prezzolati per mentire, non poterono accusarlo verosimilmente, tanta era la sua santità, e poterono solo ripor-tare, falsandole, le parole che aveva dette guardando il tempio. Egli infatti non aveva detto di poter distruggere il tempio e riedificarlo in tre giorni, ma, parlando del suo Corpo, aveva detto ai suoi nemici: Distruggetelo voi, ed io in tre giorni lo riedificherò.
La falsa testimonianza, benché avesse deformata la verità, non era sufficiente a pronunziare una sentenza di morte, e perciò il Sommo sacerdote con diabolica malizia interrogò solennemente Gesù Cristo sulla sua divinità; lo scongiurò per il Dio vivente a dirlo, perché sapeva che Egli non l'avrebbe negato, e perché sperava che, negandolo per timore, si fosse da se stesso sfatato. Dio permise tanta malignità, perché volle che solennemente, innanzi al sacerdote, dalla bocca stessa del suo Figlio fosse stata dichiarata la verità.
Vi fu un momento di silenzio nell'assemblea. Caifa fissava Gesù con uno sguardo ipocrita e maligno, contento di averlo messo alle strette.
Gesù s'illuminò di un insolito splendore di maestà, e rispose non solo che Egli era il Figlio di Dio, ma che un giorno sarebbe ritornato sulle nubi del cielo con grande maestà, per giudicare tutti e per giudicare quelli che in quel momento presumevano di giudicarlo. Caifa a quella solenne dichiarazione finse d'addo-lorarsi, si lacerò le vesti, proclamò che Egli aveva bestemmiato, eccitò l'ira dell'assemblea, lo fece dichiarare reo di morte e lo abbandonò agli obbrobri ed alle percosse della canaglia.
In quell'aula tenebrosa s'iniziò la lotta contro il Redentore, lotta di calunnie e di persecuzioni, che dura tuttora nel suo Corpo mistico, specialmente oggi. Ma tutte le persecuzioni e gli obbrobri non potranno mai distruggere la verità, e quando l'umana nequizia avrà raggiunto il culmine di ogni nefandezza, allora la divina giustizia si manifesterà, il mondo sarà sconvolto dalle ultime tribolazioni, ed il Giudice eterno verrà a giudicarlo. Non ci scandalizziamo del fugace trionfo degli empi, non ci uniamo al loro rauco coro, mormorando della divina provvi-denza, non ci uniamo a quelli che rinnegano il Redentore ma confessiamo la no-stra fede a fronte alta, e piangiamo amaramente sui nostri peccati e sui tristissimi momenti che attraversiamo. Preghiamo e vigiliamo con l'azione per tutelare l'onore di Dio, preghiamo e confidiamo sospirando al regno del Re d'Amore, preghiamo ed uniamoci con la vita veramente cristiana alla confessione del Redentore che i martiri fanno ora stesso col loro sangue! 
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Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 24, 2016 1:49 pm

L'orazione nell'orto
Finita la cena, Gesù si avviò verso un orto chiamato Getsemani, cioè strettoia di olio, dove soleva raccogliersi per pregare. Doveva essere di proprietà di qualche amico o discepolo, avendovi Egli libertà di entrare. Per non contristare i suoi cari, li lasciò all'entrata dell'orto e prese con sé soltanto Pietro, Giacomo e Giovanni, raccomandando loro di vegliare con Lui, che aveva l'anima triste sino alla morte. Il testo evangelico è di una semplicità e laconicità impressionante, ma quello che ci dice dell'agonia del Signore lascia nell'animo un profondo senso di compassione, e ci concentra nel mistero della ineffabile angoscia che Egli soffrì. In quel momento si sentì gravato dai peccati passati, presenti e futuri di tutto il mondo, e ne ponderò l'orrore. Tre volte si sentì venire meno, e pregò il Padre che avesse allontanato da lui, se possibile, quel calice amaro; tre volte perché tre volte fu oppresso mortalmente: fu schiacciato sotto il peso dei peccati degli uomini, sotto il peso delle agonie e dei dolori della sua Chiesa, e sotto l'angoscia dei suoi imminenti tormenti. Quello che soprattutto lo fece agonizzare fu l'offe-sa di Dio, della quale ponderava tutto l'orrore, e l'ingratitudine umana verso tutte le grazie che Egli stava per versare sulla terra. La ripugnanza poi della sua umanità alla morte fu come la sintesi e il concentrato di tutta la ripugnanza umana al dolore ed alla morte, ed Egli sentì tale agonia, che, come dice san Luca (22,44), sudò vivo sangue.
La stessa agonia che soffrì gli fece fare il sacrificio di se stesso al Padre, in un abbandono pieno alla volontà di Lui, di modo che la sua offerta fu tale sublime immolazione, che la povera mente umana non può comprenderla. Egli fu veramente carne stretta nel torchio; si sentì come stirare e spezzare i nervi ed il cuore, si sentì oppresso da tenebre interiori spaventose, accresciute accresciuteci dicono i santi mistici, dalle violente incursioni di satana, che tentava distoglierlo col terrore dal suo sacrificio. In quest'agonia Egli si sentì solo, poiché i suoi apostoli, presi dalla tristezza, e forse per l'umidità stessa della notte, si addormentarono. Gesù se ne lamentò specialmente con Pietro, che pur gli aveva fatto tante proteste di amore, ma essi lungi dal vigilare erano sempre più aggravati dal sonno. La terza volta che andò a svegliarli, Gesù disse loro in tono di grande amarezza: Dormite pure e riposatevi, ecco è vicina l'ora […] alzatevi andiamo: Egli volle dire loro che oramai era inutile ogni ulteriore vigilanza e non c'era più tempo per la preghiera; il pericolo era imminente, il traditore veniva già, non gli rimaneva che an-dare incontro alla morte.
Gesù Cristo sta nell'Orto della sua Chiesa e, nascosto nel suo Tabernacolo di amore, prega e si offre al Padre. Là Egli continua la sua agonia misticamente, e là vuole i suoi figli, perché veglino e preghino con Lui. Quale dolore per Gesù il vedere che i suoi figli dormono nella notte dei loro peccati, e sognando le chimere del mondo, lo dimenticano. Le grazie particolari che il Redentore dona a quelli che ve-gliano con Lui intorno ai tabernacoli santi, ed a quelli che gli fanno compagnia nell'agonia del giovedì, mostra quanto Egli abbia cara la nostra veglia amorosa.
Il mondo congiura sempre contro di Lui, l'ingratitudine umana lo tradisce, ed Egli cerca i cuori che possono consolarlo. Oh se vigilassimo con Lui, quante tentazioni vinceremmo, ed a quali altezze di perfezioni saliremmo! Noi crediamo cosa da nulla il poltrire nella nostra accidia spirituale, eppure è proprio essa la causa del nostro decadimento spirituale! Vigiliamo e preghiamo per contrapporci al mondo che vigila per tramare insidie alla Chiesa, e siamo i suoi difensori non con semplici promesse, ma con l'attività di un profondissimo amore e di un ardente apostolato
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Feb 20, 2016 7:42 pm

Gesù si dona nell'Eucaristia
Preso il pane, il Redentore lo benedisse, lo spezzò, e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: Prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Dicendo queste parole, transustanziò la sostanza del pane in quella del suo Corpo, dandosi vivo e vero in quel mirabile cibo. Egli non parlò di simbolo del suo Corpo, ma disse puramente e semplicemente che quel pane era il suo Corpo, ag-giungendo, che era proprio il Corpo che si sarebbe offerto alla morte per la salvezza di tutti. Dunque non si poteva equivocare in nessun modo. Dopo il pane, distribuì il vino, transubstanziandolo nel suo Sangue, nel sangue del nuovo testamento che doveva essere sparso per la remissione dei peccati di molti, cioè di tutti come dice chiaramente il testo greco.
Gesù soggiunse che non avrebbe più bevuto del frutto della vite, fino al giorno in cui lo avrebbe bevuto nuovo nel regno del Padre suo. Con queste parole, volle dire apertamente che la sua vita mortale era al termine, e volle promettere la risurrezione. Egli non lo avrebbe più bevuto così come lo ve-devano, ma risorto da morte avrebbe bevuto con loro mentre si inaugurava il regno di Dio sulla terra, come difatti avvenne nei quaranta giorni nei quali dimorò fra gli apostoli dopo la risurrezione.
Cantato l’inno, cioè i salmi da 114 a 117, Gesù si avviò al monte Oli-veto per pregare. Era mesto, e camminando con i suoi cari disse loro che essi, in quella notte, si sarebbero scandalizzati di lui e sarebbero fuggiti come pecorelle sbandate. Ecco la risposta che avrebbero dato a Lui che con infinito amore si era donato loro nella Cena! Pietro protestò che sarebbe stato pronto a morire, protestò anche dopo che Gesù gli predisse che l’avrebbe rinnegato prima del canto del gallo, cioè tre volte prima che si facesse giorno, protestò insieme a tutti gli altri apostoli, ma la protesta non servì a nulla e, posto nell'occasione, spergiurò persino di non conoscere il suo Maestro!
Deve dirsi che l’umanità così ha risposto all'amore di Gesù Sacramentato: rinnegandolo praticamente. Come può dirsi, infatti, che si conosca Gesù, quando lo si riceve così raramente e così male? Chi sa di avere Gesù Cristo presente realmente nei santi tabernacoli, come può lasciarlo solo e abbandonato?
Oh, se si gustasse un po’ quella vita profonda e silenziosa che si sente dall'Ostia immacolata; se si dicesse una parola filiale e sincera al Redentore, come si avvertirebbe la sua presenza, e come si sentirebbe il bisogno di non abbandonarlo mai più! Non è un negare Gesù innanzi al mondo il trattarlo così male nell'Eucaristia? Non è un dire con Pietro: Io non lo conosco? La vita di un fedele – e molto più di un sacerdote –, dev'essere una perenne confessione del Mistero di fede come la Chiesa chiama l’Eucaristia Smile
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Feb 20, 2016 7:39 pm

L’istituzione dell’Eucaristia
Il momento era solenne, e gli angeli discesero dal cielo per contemplarlo. Si compiva, in quel momento, il miracolo più grande di Dio, e si compiva in un momento, ad una sola parola del Verbo Incarnato.
Il Signore medesimo volle darci quasi la misura di quel miracolo istantaneo d’amore che doveva transustanziare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue del Redentore, facendoci vedere quanti milioni di anni e di secoli si addensano sulla materia che si trasforma e si evolve. Egli, in principio, creò i cieli e la terra, ma i cieli d’allora ancora si evolvono nel loro mirabile ordine, e la terra ancora si assesta nella sua compagine. Gesù Cristo, con una parola di onnipotente amore, compiva un’opera immensamente più grande.
Era già come trasfigurato, ma si trasfigurò anche di più... Il suo volto era arcano, dolcissimo, pensoso, profondo... era co-me il volto di Dio: Potenza, Sapienza e Amore. Aveva la sicurezza di chi può tutto, la luminosità di chi tutto conosce e tutto compie con sapienza, e la soavità di chi si dona per purissimo amore. Gli angeli trattenevano quasi la vita, e i cieli quasi fermarono la loro armonia. Prese il pane, elevò gli occhi al cielo, rese grazie, cioè pregò ardentemente e ringraziò il Padre per il gran dono che dava agli uomini; spezzò il pane distribuendolo ai suoi apostoli, ed esclamò pacatamente, con voce di placido amore, innanzi al quale le leggi del creato si arrestarono adoranti e obbedirono, quasi sparendo dal suo cospetto: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. La sostanza del pane fu come colpita dall’onnipotente parola e si dileguò, dando luogo alla sostanza del Corpo del Redentore; e, poiché Egli non aveva pronunciato la sua onnipotente parola sulla quantità del pane, essa, insieme agli accidenti, rimase sospesa come velo di quella sostanza divi-na.
Era l’Arca della nuova alleanza nascosta nel mistero e celata dai veli; Arca fulgente d’oro per la divinità del Redentore, Manna vera del cielo, Pane di vita, Legge d’amore novello, Sacrificio ammirabile dell’eterno Sacerdote. Quel pane non era più il pane, era Lui stesso; Egli viveva veramente nelle dimensioni del suo Corpo e viveva in quelle del pane; non poteva dividere le dimensioni del suo Corpo per darsi a tutti, e divise quelle del pane; ma poiché esse erano accidentali e la sostanza del suo Corpo era totalmente data, ogni parte del pane lo conteneva tutto com'era, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Quale mistero ineffabile!
Sostò un momento; gli apostoli mangiavano il pane di vita, Egli era in loro e li vivificava. L’amor suo aveva raggiunto il culmine della dedizione; nessun amore umano poteva giungere a tanto, perché, se si fosse dato così, sarebbe morto e avrebbe donato non l’amore vivificante, l’anima ed il cuore, ma un po’ di cibo che tutt'al più avrebbe potuto sostenere la vita del corpo. Gli apostoli quasi non si accorsero del dono divino; ferveva in loro una nuova vita ma non la sapevano ancora discernere. Gesù, però, esultava d’amore, penetrandoli, avvolgendoli, baciandoli nell'intimo della loro sostanza, e percorrendoli come corrente d’infinita carità.
Non fu pago: si era dato come cibo, voleva darsi come bevanda; aveva dato il suo Corpo intero e voleva dare, immolandosi per amore, il suo Sangue. Voleva dividerlo ad ogni costo dal Corpo, anticiparne l’effusione e perpetuarla per i secoli, sino alla fine del mondo. Perciò prese il calice pieno di vino e, dandolo ai suoi cari, esclamò con la stessa parola onnipotente e transustanziante: Questo calice è il nuovo testamento del mio sangue che sarà sparso per voi. Egli non lo spargeva, lo dava e, dandolo sacramentalmente, separato dal Corpo, lo dava come sacrificio d’amore; era proprio il suo Sangue, non un simbolo; era lo stesso che sarebbe stato sparso, non una figura; era il Sangue del sacrificio stesso della croce che sarebbe stato consumato tra breve per il tradimento di Giuda, e per questo Gesù, per eliminare ogni dubbio, soggiunse: Del resto, ecco che la mano di chi mi tradisce è qui con me a tavola. 

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 17, 2016 2:48 pm

Ascoltiamo don Dolindo
Gesù si è immolato e si è dato a noi
Ricordando, con le parole stesse di Gesù, l’ineffabile dono dell’Eucaristia, bisognerebbe solo deporre la penna e piangere di riconoscenza e di amore! Pensare ad un Dio disceso dal cielo è una cosa che intenerisce, e suscita nel cuore l’amore più vivo; ma il considerare che Egli si è immolato e si è dato a noi come Cibo e come bevanda, rimanendo con noi vivo e vero, è una cosa che dà le vertigini.
Tu sei qui, mio Gesù, nel tabernacolo del tuo amore; sei con me, con me, nell’arcano silenzio della tua carità, Vittima perenne, Agnello di Dio, Arca di alleanza, Trono di grazia, Tesoro ineffabile che attrai tutte le nostre brame, Perla preziosa, nascosta nella nostra terra che ci spinge a tutto dare per averla, Aiuto e Sostegno della nostra vita soprannaturale, e Gioia perenne del nostro esilio!… Gesù Sacramentato! Qual dono ineffabile!
Se gli apostoli avessero potuto capirne la grandezza, non avrebbero potuto resistere alla piena dell’amore quando Gesù Cristo la istituì; bisogna riconoscere che Egli dovette nascondersi ai loro cuori per non farsi scorgere, rendendoli, così, capaci di poter vivere ancora, dopo un contatto tanto pieno e profondo con la sua vita!
O mio Gesù, l’anima mia non sa frenarsi, e si sente come liquefare al ricordo di quei momenti ineffabili nei quali il tuo amore si effuse con tanta pienezza, nonostante l’ingratitudine umana.
Proprio quando Giuda strinse col sinedrio il patto infame per con-segnare Gesù nelle mani dei suoi nemici, Egli strinse, con l’umanità, il patto d’amore, per ridonarla a Dio; a Lui preparavano la morte, ma Egli preparava a noi la vita. È un contrasto che ci fa apprezzare maggior-mente la pienezza del suo amore.
Gesù Cristo scelse una grande solennità, la Pasqua, per istituire il Sacramento del suo amore che era il compimento mirabile delle figure e delle profezie che lo preannunciavano. Nella Pasqua si riunivano le famiglie in maggiore intimità, e mangiavano l’agnello dopo averlo immolato al tempio; era il rinnovarsi del ricordo della liberazione dall’Egitto, ed era il sospiro alla liberazione che doveva apportare la redenzione; era un sacrificio di ringraziamento, e una solenne invocazione al Re atteso da secoli. Gesù Cristo volle unire la figura alla Realtà, e proprio nella Cena pasquale si donò come Agnello di vita e di liberazione. 

Gesù Cristo come Pane di vita ci nutre
Qual esempio per noi che siamo pellegrini in terra che abbiamo e-stremo e continuo bisogno della grazia, e preghiamo così poco! Qual e-sempio vivo che si rinnova per noi ogni momento nella Santissima Eucaristia! Si può dire, senza esagerazione, che Gesù Cristo come Pane di vita ci nutre, e come Prigioniero d’amore nel santo tabernacolo prega e ci insegna a pregare.
L’Eucaristia è la grande scuola della nostra orazione, e per questo le anime profondamente eucaristiche sono anime di grande preghiera. Basta concentrarsi innanzi a Gesù Sacramentato con fede e con costanza, per im-parare da Lui a pregare. Egli ci vivifica e insensibilmente ci orienta a Dio; a poco a poco ci illumina, ci riscalda, e ci rende capaci di parlare a Dio. Il silenzio che lo circonda è una scuola di silenzio interiore per noi, e la pace che Egli diffonde intorno ci abitua alla serenità e all’abbandono in Dio, indispensabili per la preghiera.
L’anima, innanzi a Gesù, si persuade che non può nulla da sé, e questo non la scoraggia ma la riempie di fiducia in Lui. Se vaga nei pensieri della terra, se si concentra nelle proprie croci, se si preoccupa del suo avvenire, se si agita e si turba non si raccoglie nella preghiera, non vi si può raccogliere.
Innanzi a Gesù, solo che rinnovi la fede in Lui, si sente fuori della terra, sicura del soccorso di Dio, calma nell’attesa delle sue misericordie, e prega.
O mio Gesù, orante in quest’Ostia d’amore, insegnaci a raccoglierci e a pregare, e non permettere mai che, avendoti con noi vivo e vero, passiamo la vita agitandoci e non sappiamo renderti testimonianza di fede, di fiducia filiale e di vero abbandono d’amore.
Soffriamo, è vero, ma le sofferenze non sono per noi un tesoro? Non sei Tu Vittima perenne per noi sull’altare, e non c’insegni ad immolarci continuamente per amore? Se ci duole, per esempio, un occhio, non è que-sto un segreto per guardarti di più Crocifisso? E se ci duole un piede, non è un segreto per star confitti con te sulla croce?
Oh, come la vita addolorata può diventare una vita di preghiera innanzi a Gesù Sacramentato, e come può mutarsi in perenne olocausto d’amore!
Mi insultano e che importa? Sono forse da più del mio Re nascosto che raccoglie solo ingratitudini e ingiurie nel Santissimo Sacramento?
Mi riguardano come nulla, e che fa? Egli è totalmente nascosto e an-nientato, e le mie umiliazioni mi uniscono a Lui, alla sua vita.
O mio Gesù Sacramentato, veramente solo nella tua orazione sul mi-stico monte dell’altare, insegnaci a vivere della tua vita, e a mutare tutta la nostra vita in una perenne orazione e in un perenne olocausto
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mar Feb 16, 2016 10:42 am

Egli sapeva che Giuda l’avrebbe tradito
Gesù scelse gli apostoli come i propagatori dell’opera sua, e li scelse inoltre, come rappresentanti delle debolezze umane e delle buone qualità che sono il fondamento sul quale lavora la grazia. La vita di Gesù e tutto quello che ne formava l’ambiente terreno era la sintesi della storia dell’umanità, era la figura e l’annuncio di quello che sarebbe avvenuto alla Chiesa, Corpo mistico del Re divino, ed era anche la sintesi di quello che sarebbe avvenuto in ogni epoca della vita della Chiesa e in ogni membro del Corpo mistico.
Gesù Cristo scelse gli apostoli con uno sguardo infinito di sapienza e di prescien-za, utilizzando ai suoi fini le loro debolezze, e mutandoli, poi, in creature nuove, con la grazia dello Spirito Santo.
Egli sapeva che Giuda l’avrebbe tradito, ma sapeva pure che l’avrebbe fatto con piena libertà; lo elesse non per renderlo traditore ma per migliorarlo, e poiché aveva un’anima bassa e volgare, gli affidò la borsa delle elemosine che era l’unica cosa che a-vrebbe potuto disimpegnare con un certo amore.
Non si può dire che l’essere stato eletto all'apostolato l’abbia reso traditore; anzi si deve fare la deduzione opposta, e pensare che la compagnia di Gesù gli abbia giovato certamente e l’abbia reso meno perverso di quello che sarebbe stato se non l’avesse seguito. D’altra parte, la previsione dell’abuso che egli avrebbe fatto delle grazie non era per Gesù Cristo un motivo per non dargliele; anzi Egli fu con lui generoso e amabile fino a quando lo tradì nell'orto, per indurlo con la carità a ritornare sulla via del bene.
Giuda si sarebbe perduto anche senza seguire Gesù, perché si dava con facilità in balia delle passioni; Gesù lo elesse per farne un santo, lasciandolo libero di corrispondere o meno alla grazia e, subordinatamente alla sua in corrispondenza, di metterlo nel suo disegno come l’espressione corrispondenza e del tradimento, per istruzione della Chiesa nei secoli.
Non lo scelse per avere il traditore, ma poiché sapeva che egli, in un modo o in un altro, sarebbe precipitato nel baratro: lo scelse per formarne almeno una parte del suo disegno, e inquadrare quella vita malefica nel disegno dell’amore misericordioso di Dio.
Se tu hai bisogno di un legno per porlo come sostegno in un mobile, scegli quello che non è atto ad essere lavorato perché nodoso o marcito. Questo non significa che tu prendi il legno buono e lo rendi marcito o nodoso.
Dio permette che nel mondo vi siano i cattivi per prova dei buoni; li utilizza ma non li forza o li predestina ad essere cattivi. Se permette questo nel mondo, non c’è da meravigliarsi che l’abbia permesso nei medesimi apostoli scelti da Lui.
Giuda, poi, non fu eletto in quanto perverso, ma fu chiamato perché anch’egli aveva il desiderio di servire Dio, e Dio non rigetta mai chi lo desidera. Egli, poi, si rese infedele a poco a poco, cominciò a cadere in piccole trasgressioni, cominciò a disistimare il Maestro divino, a perdere la fiducia in Lui, a crederlo un ingannatore, a riguardare come peso insopportabile il seguirlo, a dar retta alle insinuazioni degli scribi e farisei e, a mano a mano, a giungere fino al tradimento e alla perdizione.
Se Gesù avesse dovuto non eleggerlo, prevedendo il male che avrebbe commesso, non dovrebbe eleggere nelle sue vie nessuna creatura, perché tutte, più o meno, sono peccatrici. 

La Passione di N. S. Gesù Cristo
Il tradimento di Giuda
Don Dolindo Ruotolo
È un mistero d’iniquità che dà le vertigini il tradimento di Giuda! Come poté un apostolo che aveva ascoltato tanti insegna-menti divini di Gesù, e aveva assistito a tanti miracoli, giungere fi-no alla viltà di venderlo? Se si fosse turbato interiormente sulla sua dottrina, e l’avesse creduta un pericoloso inganno, avrebbe dovuto magari denunciarlo, oppure abbandonarlo per ritornare agli scribi e farisei; ma venderlo, e domandare con impudenza e cinismo ai suoi nemici che cosa gli avessero voluto dare come prezzo del tradimento, è tale abiezione che suppone in Giuda un decadimento spaventoso di spirito, un abbrutimento, un odio che fa fremere.
Il Vangelo ci dice che dopo l’omaggio reso da Maria Maddalena al Redentore, spargendogli sul capo l’unguento prezioso, Giuda andò a proporre ai principi dei sacerdoti il tradimento prezzolato; questo ci può far supporre che abbia voluto così rifarsi del guadagno che avrebbe voluto cavare dall'unguento, secondo lui, sperperato.
Ma, già da tempo, il suo cuore, preso da satana, si era distaccato da Gesù, e già gli pesava quella vita randagia che non offriva nessuna speranza alle sue ambizioni.
Egli aveva dovuto, a poco a poco, abituarsi a criticare quello che diceva e operava Gesù, e a vedervi tenebre e contraddizioni; tutto raccolto nel proprio orgoglioso giudizio, aveva dovuto, a poco a poco, concepire una nascosta avversione per Gesù, le cui particolari tenerezze per Giovanni avevano dovuto profondamente urtarlo.
Satana gli caricò le tinte delle sue critiche e le ombre delle sue tenebre, ed egli credé ormai di trovarsi di fronte a un imposto-re o a un illuso sognatore di chimere e di frottole. Guardò tutto dal suo corto angolo visivo, non seppe neppure sospettare che, in ciò che gli appariva oscuro potesse, esservi il piano di un disegno fu-turo, e cominciò a trarre utile dal denaro che portava per i bisogni di tutti, denaro affidato a lui. Il rubare, il turlupinare, il mentire gli abbassarono talmente il tono del cuore che divenne avaro, e guardò la borsa che portava come sua proprietà; lo spirito in lui era come morto per il peccato, e l’abbrutimento lo portò all’ ultima degradazione. Il suo cuore dovette essere soprattutto oppresso da un senso strano di dispetto, e le parole di amoroso rimprovero che Gesù non dovette mancare di dirgli, lo chiusero in un’ostilità sprezzante che lo decise al tradimento. Duro di cuore e pertinace di volontà, orgoglioso e insofferente di rimproveri, riguardò Gesù come se gli fosse stato nemico e come tale lo barattò, per disfarsene; la reazione di sterile compatimento umano che ebbe quando lo seppe condannato a morte, conferma questa sua ostilità irragionevole, perché è proprio dell’odio senza veri motivi, passare dall'ostilità alla compassione, quando si vede appagato e non trova più motivo di odiare.
Giuda fu preso da satana, e fu preso perché non corrispose al-la grazia; non credé più; divenne un critico stolto della sapienza e delle opere di Gesù, e si chiuse nel suo cupo e desolante mutismo. Avviso alle anime consacrate al Signore le quali possono facilmente essere prese nei lacci del tentatore, quando danno corso alla loro natura, e rifiutano di farsi guidare nelle vie di Dio dall'umile sottomissione a chi rappresenta loro Gesù Cristo!
I principi dei sacerdoti avevano stabilito di non catturare Gesù nelle feste pasquali, ma l’offerta di Giuda li incoraggiò a farlo e, pensando di non poter avere un’occasione più propizia, promisero e diedero al traditore trenta monete d’argento, quanto era il prezzo di uno schiavo. Giuda intascò il denaro, e d’allora cercò il momento opportuno per consegnare il maestro nelle mani dei nemici.
Mentre l’apostolo infedele preparava l’insidia mortale, il Redentore pensava a dare agli uomini la massima testimonianza del suo amore. Era il primo giorno degli azzimi, cioè il primo giorno della solennità pasquale, alla sera del quale doveva mangiarsi l’agnello, e gli apostoli domandarono a Gesù dove dovessero preparare il banchetto. Gesù li indirizzò ad un amico, dando loro dei segni per rintracciarlo. Doveva essere un suo fedele seguace per-ché Gesù gli fece dire che il suo tempo era vicino, cioè che si avvicinava l’ora del suo sacrificio supremo, e desiderava da lui quel-la testimonianza d’amore. Fattosi sera, cioè dopo le sei pomeri-diane, Gesù sedette a mensa con i suoi discepoli.
L’ordine che si seguiva nella cena pasquale era il seguente: la sera del 14 del mese di Nissan s’immolava l’agnello e lo si arrostiva in modo da non romperne, in alcun modo, le ossa. Verso la notte i convitati si radunavano intorno alla mensa, e il capo di famiglia, presa una coppa di vino temperata con l’acqua, benediceva Dio per aver creato il frutto della vite, e poi beveva lui e faceva bere i commensali. Veniva poi portata una bacinella d’acqua per lavarsi le mani, e dopo si apprestavano le vivande, cioè l’agnello, il pane azzimo, cotto in sfoglie sottili, una tazza d’aceto o d’acqua salata in memoria delle lacrime versate dagli Ebrei nella schiavitù, e una salsa chiamata chartreuse, con erbe amare. La salsa color mattone ricordava i mattoni fabbricati nella schiavitù, e le erbe amare le amarezze sofferte; ognuno ne mangiava, e dopo s’intonavano i salmi 112 e 113, bevendo poi di nuovo il vino e lavandosi le mani. Il capo di famiglia distribuiva a ciascuno il pane e l’agnello, e una terza coppa di vino detta coppa di benedizione e, quando tutti avevano bevuto, s’intonavano i salmi da 114 a 117 e si beveva di nuovo.
Gesù Cristo osservò queste cerimonie prima di donare se stesso nell'Eucaristia; e, mentre i suoi cari mangiavano, disse loro, in tono di profondo dolore, che uno di essi lo avrebbe tradito. Egli voleva spingere Giuda al pentimento prima di istituire il sacra-mento dell’Amore, e voleva che la stessa impressione di pena e di sgomento, provata dagli apostoli a quell'annuncio, lo avesse scosso. Ma Giuda non solo non si commosse, ma ebbe l’impudenza di domandare se fosse lui quegli di cui parlava. Non credendo più nel Maestro, suppose che qualcuno gli avesse svelato il tradimento e, per assicurarsene e nello stesso tempo dissimulare, glielo domandò. Gesù gli rispose con un cenno o con parole sommesse che era proprio lui, in modo però che gli altri non se ne accorgessero. La sua immensa carità non volle che fosse coperto di obbrobrio innanzi a tutti, e che fosse stato oggetto di violenta reazione. Il suo amore avrebbe voluto evitare che il traditore fosse stato presente al miracolo grandissimo che stava per compiere; ma Giuda rimase, e uscì solo dopo aver consumato il sacrilegio
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Lug 15, 2015 4:51 pm


Noi viviamo spensieratamente sulla terra e non ci accorgiamo che intorno a noi ferve un combattimento. La scena degli Angeli e di satana che si presentano a Dio e danno conto della loro attività, è una scena che si svolge proprio vicino a noi, perché ognuno ha il suo Angelo che lo custodisce ed ognuno subisce le insidie dei demoni che gli girano intorno. In quante maniere satana si sforza di raccogliere dall’anima nostra tutto quello che può! Egli cerca le più piccole occasioni, sfrutta ogni circostanza per non farci operare per Dio, per farci cadere in qualche peccato, per distruggere i nostri buoni propositi. Al mattino cerca di conquistare il primo momento della giornata con un atto di pigrizia, si sforza di costringere l'anima a levarsi solo per necessità di ufficio o di lavoro, e non per dare omaggio al Signore; cerca in tutto di farci operare per un motivo umano e distruggere così ogni principio soprannaturale. E noi siamo il più delle volte tanto stolti da assentire allo spirito perverso, pur sapendo che dobbiamo far tutto per la gloria di Dio, e ci lasciamo trascinare in tanti difetti ed in tante miserie da rendere la nostra giornata tutta infetta e disordinata!

(Padre Dolindo - Servo di Dio)


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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Giu 07, 2015 10:57 am

Il Sacerdote è martire della Fede
Le afflizioni della vita sono immense, e spesso le giornate sorgono per noi come un martirio. Perché? Perché siamo come il paralitico della piscina probatica che non aveva chi avesse potuto gettarlo nell'acqua salutare e risanarlo. Manchiamo di aiuti e, più disgraziati del paralitico, rifuggiamo dall'averli; andiamo verso gli abissi della miseria credendo di confortarci, viviamo fuori dell'elemento del nostro vero conforto cercando il sollievo nella vita materiale o peggio nella vita peccaminosa. Il Sacerdote deve aprire a chi soffre le vie della fede e vivere tanto soprannaturalmente da essere egli stesso luce, conforto e consolazione di tutti.
Dev'essere pieno di Spirito Santo, e con la sola presenza, come Maria in casa di Elisabetta, deve diffondere nei cuori l'esultanza della fede, della speranza e della carità; la luce della verità, la certezza convinta dei beni superiori ai quali tendiamo, la dolcezza della carità che fa sentire in Dio un rifugio, un appoggio ed un padre. La sua preoccupazione e la sua responsabilità dev'essere quella di avere la pienezza dei doni divini, per diffondere la consolazione della fede, e portare le anime in una sfera superiore, portare gli asfissiati dello spirito all'aria libera e pura del Cielo, condurre gl'illusi nel campo della realtà, e mutare la vita materiale in vita spirituale.
Egli è padre delle anime, e la sua paternità gl'impone il dovere di educarle nella fede, per dar loro il conforto nella vita temporale ed il conseguimento della vita eterna. Dev'essere perciò come fiore perennemente aperto alla rugiada del Cielo, e chiamare lo Spirito Santo, perché lo riempia di doni e lo renda distributore di consolazione. E questa la carità più bella ch'egli può fare alle anime
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Mag 13, 2015 7:53 pm


Si deve prima di tutto
pensare a Dio
Con troppa facilità si dice che il lavoro è preghiera, e che una madre di famiglia, per es., debba prima di tutto pensare al marito e ai figli. Sono frasi ipocrite che celano il più basso egoismo palliato da devozione e da pietà. Non è vero affatto che si debba prima pensare al marito e ai figli, si deve prima di tutto pensare a Dio. Lavorare è pregare quando si lavora per Dio, ma pregare è anche lavorare, perché la preghiera è il segreto della benedizione nella famiglia, ed è il segreto per aumentare il proprio tempo, dandogli un rendimento maggiore. Gesù Cristo ha posto su basi tanto diverse il problema della vita, ed ha detto che chi ama il padre, la madre, il fratello, la sorella più di Lui non è degno di Lui. Dunque il primo dovere è verso Dio, la prima occupazione è quella di servirlo e di amarlo. Nessuno acciavatterebbe le occupazioni più importanti per occupazioni di minor conto; ora far fare le spese di ogni affare terreno alle ore destinate al Signore è il sommo della stoltezza. Bisogna regolare il ritmo della vita in modo che l'ora di Dio non sia il rifiuto della giornata, ma ne sia la parte migliore; se non si fa così, s'incorre nella maledizione di Caino che non offriva al Signore i migliori frutti della sua terra. Bisogna vivere sotto lo sguardo di Dio, in modo da amarlo sempre, da ascoltarne la voce in ogni armonia naturale, da lodarlo in ogni occupazione, e bisogna riguardare come la più importante delle occupazioni il lodarlo e il pregarlo; solo così Egli è veramente il Re della nostra vita. 
Don DOLINDO
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Mag 06, 2015 3:31 pm


Ascoltiamo don Dolindo
Atto di adorazione innanzi a Dio
Io ti adoro, o mio Dio, Uno e Trino, ti adoro nella ma¬nifestazione della tua potenza, nella magnificenza della tua sapienza e nell'infinito tuo amore, ti adoro e ti amo.
Ti adoro nelle disposizioni della tua volontà, le accetto come beneficio dell'immensa tua carità; ti adoro e ti amo.
Mi umilio innanzi al tuo trono; sono un nulla, sono peccato, sono stoltezza, sono estremamente povero di tut¬to, e riconosco da te ogni bene; ti adoro e ti amo.
Fa' di me quello che vuoi e manifesta in me la tua glo¬ria come ti piace; io sono tutto nelle tue mani, o mio Dio; ti adoro e ti amo.
Nel mondo vedo ondate di malvagità che mi sconvol¬gono, ma non sono io il padrone o il regolatore del mondo. Se tu lo permetti non fai nulla di storto o d'ingiusto; ti credo, ti adoro e ti amo.
Quale aspirazione più nobile io posso avere, quante quella di fare la tua volontà? Tu sei bontà per essenza e non puoi far nulla che non sia un bene; ti adoro e ti amo.
Canti a te gloria ed onore questo mio piccolo essere, e dalla mia cenere si sprigioni l'applauso alla tua infinita grandezza; ti adoro e ti amo.
Innanzi alla tua sapienza, confesso la mia stoltezza, innanzi alla tua potenza la mia somma inettitudine, innan¬zi al tuo amore la mia malvagità; ti adoro e ti amo.
Oh, quanto sono piccoli i cieli innanzi alla tua infinita grandezza, quanto è ristretto il mare innanzi alla tua im¬mensità, quanto sono povere le forze create innanzi alla tua onnipotenza; ti adoro e ti amo.
Io credo in te, spero in te, ti amo sopra tutte le cose, e mi dono tutto a te, perché Tu compia in me i tuoi disegni d'amore; rendimi pure vaso d'onore se ridonda a tua glo¬ria, e vaso di contumelia se con questo posso esaltarti; ti adoro e ti amo.
Rendimi tuo servo, comandami quello che vuoi, do¬nami quel che comandi, disponi di me come ti piace; ti adoro e ti amo.
Se passa la morte e spegne ogni luce che illumina la mia vita, ti benedico, ti adoro e ti amo, perché so che tu sei la risurrezione e la vita.
Eccomi tutto umiliato nel mio nulla, come sgabello della ma gloria; levati trionfante, o infinita potenza e regna in me, levati, o eterna sapienza e glorificati in me, levati, o Eterno Amore e uniscimi a te.
Io sono un nulla e tu sei tutto, sia benedetto il tuo Nome e sia fatta la ma volontà ora e per sempre. Amen. 
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Mag 01, 2015 9:37 am


La devozione filiale a Maria non è per il Sacerdote un semplice atto di pietà, non è accidentale alla sua vita, è un dovere ed una necessità imprescindibile per santificarsi, per essere fecondo nel suo ministero, per essere fedele ai suoi doveri sino alla morte. Egli infatti come Sacerdote compie gli uffici di Maria verso il Verbo Umanato, e può solo da Lei imparare a trattarlo con delicato ed adorante amore, quando quasi lo genera sull'Altare e nelle anime. Egli, rappresentandolo, continua nella propria vita quella del Redentore; è un altro Gesù, è arricchito del suo Sacerdozio eterno, è mediatore tra il popolo e Dio, ed è in modo particolarissimo figlio di Maria. E una verità innegabile.

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Mag 01, 2015 9:35 am

Per il mese mariano

Ascoltiamo don Dolindo
O Maria, tu sei arca di rifugio
Noi, figli tuoi, o Maria, fermamente confidiamo e crediamo che la salvezza ci verrà per te, o madre di misericordia, arca di rifugio, arcobaleno di pace per le nazioni sconvolte. La rovina del mondo moderno ci fa temere un flagello come quello del di-luvio. Allora un diluvio di acqua, ora con le moderne scoperte possiamo attenderci un diluvio di fuoco. Ma come allora l’arca galleggiò sulle acque e salvò l’umanità dal completo sterminio, così noi speriamo, o Maria, che tu splenderai coma arca di sal-vezza ed arca di misericordia, e dopo la rovina ci donerai la pace che ci portò Gesù morendo per noi, e per te verrà sulla terra il regno di Dio. Per tutto il mondo, nei secoli, tu sei stata, o Maria, arca di rifugio, e l’epilogo delle grandi tribolazioni della terra, è stato, per te, sempre, un arcobaleno di consolazione e di pace. Nelle guerre, quando la barbarie irruppe come diluvio contro il Cristianesimo, e stava per sopraffarlo, tu fosti invocata come supremo rifugio, e ti levasti sulle orde che cantavano il trionfo dell’empietà, come trionfatrice e le disperdesti.
Nelle epidemie che devastarono le città e le nazioni, quando la morte passava sulle sgominate moltitudini con inesorabile falce e le mieteva come grano disseccato, bastò un’immagine tua, che, come il vento mandato da Dio per far diminuire le acque del diluvio sulla terra, dissipò le infezioni e ridonò la salute alle desolate nazioni. Innanzi a te si arrestarono le lave di fuoco dei vulcani; innanzi a te si placarono le terre che sussultavano, rovinando le case e riducendole in macerie. Innanzi a te si aprirono i cieli in fecondanti piogge, e le inaridite terre rifiorirono, dando l’abbondanza del grano, del vino e dell’olio alle scarnite moltitudini affamate.
O Maria, in ogni tribolazione sei mamma, in ogni dolore sei conforto, in ogni miseria sei ricchezza di misericordia e di pace. Lo sei per il mondo, lo sei per la Chiesa, lo sei per ogni anima, lo sei per me, povero nulla, che scrivo, piangendo le tue lodi. 
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Apr 27, 2015 12:31 pm

O Re divino vieni a liberarci
Venga il tuo regno, o Gesù, e da un capo all’altro del mondo rifulga la tua gloria! Ti chiamiamo con tutte le forze dell’anima, perché siamo stanchi di questo mondo scellerato che non conosce più limiti nei suoi delitti.
Vieni! Su questa immane tempesta! Tu solo puoi levarti e imporre la pace, la tua pace, perché qualunque altra pace è solo un armistizio di guerra.
Vieni! La Chiesa la tua sposa, ti chiama a gran voce nella sua preghiera liturgica, e Tu non puoi non ascoltarla. Chiama le pecorelle smarrite nell’unico tuo ovile, prendi nelle tue mani il vincastro amoroso, guidale ai pascoli sempre ubertosi e sempre freschi nella tua Chiesa!
Vieni! Prepara la tua Mensa eucaristica alle anime affamate, e manda i tuoi angeli e i tuoi servi fedeli a forzare le anime restie: spingile ad entrare.
Vieni! Donaci il latte del tuo amore, affinché siamo saziati di te, e ti seguiamo fino ai pascoli eterni!
Vieni da grande trionfatore, trionfando nel tuo dolcissimo amore, e la terra, esilio penoso, si muterà in un’oasi di pace!
O Re divino che ascendesti sui cieli nel trionfo della tua vittoria, vieni a liberarci dalla confusione delle apostasie che credono di avanzare trionfanti; arrestale con mano potente, stritola i loro idoli, rovescia i loro altari, spegni i loro fuochi, dissipa le loro infami libagioni; avanzati, procedi, regna Tu solo, Tu solo, o Re della gloria. Amen! 

  Don Dolindo
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Apr 19, 2015 9:41 am

Il vero eroismo
L’eroismo è un’altra cosa: è la bontà che si dona, è carità che soccorre, è generosità che perdona; è vittoria sui sensi propri, è sacrificio di ciò che di brutale affiora nella natura disordinata, è immolazione della propria volontà e della propria stessa ragione per amore di Dio e per amore del prossimo. L’eroismo è virtù, non è irruenza di forza brutale; è bontà non è ira, è purità, soprattutto è purità, non è abiezione che giunge sino alla profanazione della vita. L’umanità deve rivedere l’albo dei suoi eroi, specie oggi, e spezzare le medaglie che hanno sanzionato l’assassinio. Deve ritornare all’eroismo dei santi, i soli, i veri, i purissimi eroi che ha nella sua storia obbrobriosa.
La gioventù non dev’essere educata al pugnale e alla bomba a mano, ma alla bontà e alla carità.
Un governo d’amore e di timore di Dio, vale mille volte più che un governo armato fino ai denti, la cui legge di giustizia è la forza. Se non si smobilitano gli animi e, se non si ritorna al vero spirito cristiano, non ritornerà la pace nel mondo. I Papi, veri padri dei popoli, lo hanno detto chiaramente: non si educano i giovani impunemente alla violenza né si fabbricano invano armi, proiettili e bombe; questo porta alla guerra, e la guerra è distruzione, non è civiltà; è crudeltà, non è virtù; è abbrutimento, non è eroismo. I popoli guerrieri scrivono pagine di obbrobrio mille volte più truci di quelle dei cannibali, sotto una lustra di progresso e di grandezza; disdegnano divorare gli uomini, e li fanno divorare dal ferro e dal fuoco!
Ecco il vero eroismo: immolarsi, riparare, perdonare, amare; ecco la vera regalità: dominare con la carità e col sacrificio di se stesso! Ecco il vero prestigio regale: la pace, il compatimento, la remissività, la beneficenza, la bontà! O Gesù, coronato di spine, disinganna la povera umanità in tutte le sue pazzie omicide; regna Tu solo sui regni e sui popoli, e donaci la pace sotto lo scettro del tuo amore!  Smile
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Apr 15, 2015 7:59 pm


La mia fiducia in Gesù buono
Riconoscere Dio sopra tutte le cose è forse una novità?
Amarlo è forse una cosa nuova?
Riconoscere la verità assoluta della Fede, la sublime missione della Chiesa, l'autorità del Papa, la santità del Sacerdozio, il dovere dello zelo, sono cose nuove?
Niente può crollare nell’opera di Dio, qualunque essa sia in futuro, ed io l’ho sintetizzata sempre in questo programma semplicissimo:
Fare risorgere la coscienza cristiana, in noi e negli altri;
propagare la Fede cattolica e viverne;
conoscere le verità divine ed apprezzarne la magnificenza;
servire Dio in tutto e cercarlo in tutto;
onorare la Vergine Santissima, l'Angelo Custode, e i nostri Santi Avvocati.
Tutto questo non è novità, ed è sempre doloroso il constatare che a tanti cuori cristiani e sacerdotali possa apparire novità.
I mezzi che possono condurci alla realizzazione di questo pro-gramma, neppure sono nuovi assolutamente parlando:
Chi ha fede si mette in comunione intima con Gesù;
chi ha fede spera da Lui la grazia per operare;
chi ha fede si abbandona totalmente in Lui;

chi ha cognizione del proprio nulla, riconosce tutto da Dio solo!
A me pare che questo non sia né un esaltarsi né una novità!
Oh se io potessi esprimermi, vi farei toccare con mano quale triste concetto io mi sono formato di me, e come da questo concetto viene fuori la mia fiducia in Gesù buono, la mia audacia, dirò così, nelle opere della gloria sua, il mio povero coraggio nel difenderlo. Ho tale per-suasione della mia nullità, che non riesco neppure a spiegarmi, e mi sento talmente vile, che non so che attribuire a Dio, a Gesù, tutto quel poco di bene che si fa.
Ne ho, del resto, di argomenti logici e di fatto, e sarei un mentitore se mi attribuissi quello che assolutamente non è mio.
Se questo è colpa, ditelo voi con la vostra logica, se questo è esal-tamento ed è stranezza, giudicatelo voi. A me non pare davvero, tanto più che uno dei caratteri dello esaltamento mentale è proprio quello di credersi qualche cosa d'importante, ed io ho coscienza di non sentire per me che trepidazione di spirito e disprezzo profondo.

Padre Dolindo- Servo di Dio)


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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Mar 22, 2015 10:50 am


Chi vede il Papa è come affascinato dallo splendore che lo ammanta, dalla corte e dagli ossequi che gli si tributano, e non immagina neppure lontanamente il sacrificio che comporta quella dignità. Il Papa può dire veramente che stende le mani, un altro lo cinge, ed è condotto dove non vorrebbe. Egli perde ogni libertà personale, ed è stretto da un continuo cerimoniale ed è spesso trasportato dalle persone e dagli eventi dove non vorrebbe. È la caratteristica più spiccata della crocifissione del Papa, poiché Egli, per prudenza, deve tante volte subire le situazioni del mondo, e non può fare tutto il bene che vorrebbe. Il Papa è un perenne crocifisso, sempre con le mani aperte per benedire, sempre con le mani inchiodate dalla perfidia umana, sempre sanguinante d’angoscia. Dobbiamo pregare per il Papa, affinché venga il giorno del grande trionfo, nel quale Egli possa stendere le mani all’umanità, e farle sentire, in piena libertà, tutta la grandezza del suo benefico potere, luce di verità, fiamma d’amore, e fonte vera di pace per la terra.

(Padre Dolindo- Servo di Dio)






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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Dom Mar 22, 2015 10:48 am



La mia fiducia in Gesù buono
Riconoscere Dio sopra tutte le cose è forse una novità?
Amarlo è forse una cosa nuova?
Riconoscere la verità assoluta della Fede, la sublime missione della Chiesa, l'autorità del Papa, la santità del Sacerdozio, il dovere dello zelo, sono cose nuove?
Niente può crollare nell’opera di Dio, qualunque essa sia in futuro, ed io l’ho sintetizzata sempre in questo programma semplicissimo:
Fare risorgere la coscienza cristiana, in noi e negli altri;
propagare la Fede cattolica e viverne;
conoscere le verità divine ed apprezzarne la magnificenza;
servire Dio in tutto e cercarlo in tutto;
onorare la Vergine Santissima, l'Angelo Custode, e i nostri Santi Avvocati.
Tutto questo non è novità, ed è sempre doloroso il constatare che a tanti cuori cristiani e sacerdotali possa apparire novità.
I mezzi che possono condurci alla realizzazione di questo pro-gramma, neppure sono nuovi assolutamente parlando:
Chi ha fede si mette in comunione intima con Gesù;
chi ha fede spera da Lui la grazia per operare;
chi ha fede si abbandona totalmente in Lui;
chi ha cognizione del proprio nulla, riconosce tutto da Dio solo!
A me pare che questo non sia né un esaltarsi né una novità!
Oh se io potessi esprimermi, vi farei toccare con mano quale triste concetto io mi sono formato di me, e come da questo concetto viene fuori la mia fiducia in Gesù buono, la mia audacia, dirò così, nelle opere della gloria sua, il mio povero coraggio nel difenderlo. Ho tale per-suasione della mia nullità, che non riesco neppure a spiegarmi, e mi sento talmente vile, che non so che attribuire a Dio, a Gesù, tutto quel poco di bene che si fa.
Ne ho, del resto, di argomenti logici e di fatto, e sarei un mentitore se mi attribuissi quello che assolutamente non è mio.
Se questo è colpa, ditelo voi con la vostra logica, se questo è esal-tamento ed è stranezza, giudicatelo voi. A me non pare davvero, tanto più che uno dei caratteri dello esaltamento mentale è proprio quello di credersi qualche cosa d'importante, ed io ho coscienza di non sentire per me che trepidazione di spirito e disprezzo profondo. 

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mar Mar 17, 2015 10:05 am


L’unione dell’anima con Gesù
Il tralcio non è libero quando è congiunto alla vite, perché la sua vitalità dipende da essa; ma questa dipendenza non è oppressione o mancanza di attività proprie, è invece espansione di vita, fioritura e produzione di frutto. Se il tralcio si stacca dal ceppo e pretende di vivere da sé, muore, è reietto, è schiavo del terreno in cui giace inerte, è schiavo di chi lo raccoglie per gettarlo nel fuoco ed è schiavo del fuoco medesimo che lo consuma. L’anima che si dona interamente a Gesù, senza restrizioni, rinuncia alla propria inerzia e, per la dolce schiavitù d’amore, è tutta vivificata da Lui. Essa, più che rinunciare alla propria libertà, dona a Lui l’intera libertà di elevarla e santificarla, e vive di una libertà divina, immensamente più vera e più bella della propria effimera libertà. Sta, infatti, nell’ essenza della libertà, non tanto il potere di operare il male o di degradarsi, ma la possibilità di elevarsi in Dio senza restrizione, in una continua ascesa verso le vette della perfezione e della santità.
La libertà del male è un difetto della libertà non un vantaggio, com’è un difetto il servirsi di una tastiera libera di pianoforte per strimpellarvi note confuse e accordi stridenti.
Gesù Cristo è la vera vite, cioè è il vero centro della vita delle anime, congiunte a Lui nella Chiesa e per la Chiesa. Ora, come nella vigna l’agricoltore toglie via dalla vite quei tralci che non portano frutto e pota salutarmente quelli che ne portano poco, così Dio recide dal Corpo mistico del Redentore le anime che non portano frutto alcuno, perché non assorbono più la sua vita, e purifica con le tribolazioni, le prove e le tentazioni, le anime che danno con facilità corso alle proprie miserie, e si espandono nel mondo, come un povero tralcio che si allunga lontano dal tronco, si avvinghia agli sterili pali, e disperde tutto l’umore che dovrebbe farlo fiorire e fruttificare.

La Chiesa è la nostra madre perché ci genera a Dio; ma la Madre della Chiesa è Maria SS., è proprio Essa che ci dona i beni che sono nella Chiesa, come ci donò il Redentore. Per difendersi da satana e rimanere fedeli alla Chiesa, dobbiamo avere una grande e filiale devozione a Maria. Satana fugge a questo solo nome, Maria, e tutte le sue insidie sono frustrate da Colei che stette addolorata ai piedi della Croce, proprio per raccogliere nel suo Cuore tutti i figlioli che nascevano dal Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo.

(Padre Dolindo)




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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Sab Mar 07, 2015 10:26 pm


Il culto di Dio non consiste soltanto negli atti di religione, ma tutta la nostra vita deve essere una perenne adorazione al Signore. È un errore madornale tanto comune ai nostri giorni quello di voler dividere la religione dalla vita sociale e civile, riguardandola così più o meno come una manifestazione tutta soggettiva e personale di un bisogno dell’anima. Dio è il Padrone di tutto, e il suo dominio deve essere riconosciuto in tutti gli atti della vita pubblica di un popolo. Le leggi civili non sono leggi indipendenti dalle leggi religiose; anzi, esse sono immensamente inferiori a queste e dipendono assolutamente in ogni manifestazione esterna dalle leggi religiose. Gli Stati, poggiati interamente sulle leggi civili, senza alcun riferimento alle leggi religiose, senza alcun atto pubblico di riconoscimento di Dio come supremo Signore, sono un assurdo pratico e un disonore per Dio. Gli Stati che si riconoscono talmente padroni da pretendere di dominare la stessa Chiesa di Dio, sono mostruosi. La forma politica: Tutto allo Stato, tutto nello Stato, è una formula falsa, idolatrica, apostata, poiché il dominio assoluto è soltanto di Dio.

(Padre Dolindo)

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Ven Mar 06, 2015 9:39 am

Ascoltiamo don Dolindo
Torna, o Maria, nel cuore nostro
Torna, torna, o Maria, nello splendore della tua gloria, tor-na al mondo sconvolto, e ridonagli la pace che invano cerca nelle conferenze, nei viaggi dei capi di stato, sperando nei con-tatti diplomatici di trovare la via della pace, mentre dovunque si agitano i popoli, insidiano le sette, e fiammeggiano le guerre.
Torna, nella profonda devozione delle anime e della Chie-sa, o pacifica, o Madre del Re di Pace. Torna per rianimare le anime consacrate a Dio alla perfezione ideale che naufraga nel-le limacciose onde dell’aggiornamento e del modernismo cari-co di errori.
Torna, o Maria, e con i tuoi esempi di santità, o perfetta, spazza dalle anime consacrate a Dio le illusioni del mondo, del demonio e della carne.
Torna, o Maria, nel cuore nostro con la ricchezza delle grazie che ci impetri dal Figlio tuo, tu che retribuisci, anche una sola Ave Maria con miracoli di grazie che rinnovano le anime.
Tu, o Maria, rinnova la Chiesa, sposa di Gesù Cristo, che è luce splendida della tua bellezza nelle ombre della tua umiltà, che traspare dalle stesse parole umane con le quali lo Spirito Santo, attraverso le lodi dello Sposo alla sposa del Cantico, ti esalta.
Torni la devozione viva a te, o Maria, affinché noi ti ve-diamo, lo gridiamo a te, con le figlie di Gerusalemme, che cer-cavano lo sposo nelle tenebre della notte. E noi siamo nella notte in ogni popolo, in ogni casta, in ogni anima, e nella tua bellezza vogliamo vedere rinnovata la Chiesa insidiata dagli errori, perseguitata dal comunismo scellerato, ridotta al silenzio nelle regioni che fiorivano ed ora sono preda dei mestatori.
Per te, o Maria, la Chiesa sia vittoriosa dove geme, abbia cori di guerra, contro gli errori, contro le immoralità che dilagano nel mondo e nelle anime, persino in quelle consacrate a Dio.

Il percorso della vita dell’uomo, la sua storia nel corso dei secoli, il peccato, la redenzione, suprema manifestazione di Dio, il Verbo incarnato in Maria, la creatura più bella, più grande della creazione degli esseri visibili ed invisibili. Maria! L’uomo si sarebbe smarrito nella conoscenza di Dio infinito, come si smarrisce nelle manifestazioni sue, studiando le opere della creazione, e Dio donò all’uomo una madre, una donna piena di grazia, donò per Lei il Figlio suo, ed in Lei e per Lei l’uomo si avvicina a Dio. Si avvicina al Figlio di Dio, incarnato in Lei, la sente Madre. Credendola Madre di Dio, confida in Lei, contemplandone la grandezza, la invoca nelle pene della valle di lagrime, le affida la propria salvezza eterna. O Maria, o Maria, per questo la Chiesa ti canta su tutte le arpe delle creature e ti acclama bella come la luna, splendente come il sole, estesa come i mari, alta come i monti, rosa mistica, giglio purissimo, ecc. Le sue arpe cantano nei cieli, cantano nella terra, e dal creato le sue corde vibrano come armonia di lode, e sono canti di amore alla tua grandezza, opera suprema di Dio, che creando ogni cosa per il Verbo, si è incarnato in Te.

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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Mar 02, 2015 7:53 pm


Ascoltiamo don Dolindo
Lo spettacolo della terra
Com'è grandioso lo spettacolo della divina provvidenza visto dall'alto! Com'è solenne il corso delle umane vicende che sembrano casuali e fortuite e sono regolate con una sapienza infallibile! Noi vediamo il movimento degli a-stri, e rimaniamo stupefatti della loro armonia; ma se fossimo nel Cielo e contemplassimo le vicende umane, non vedremmo uno spettacolo meno armonioso di quello degli astri. Come nelle torbide acque di una palude passano riflesse le stelle, le luci del cielo, nel loro corso magnifico, così l’armonia della divina provvidenza rifulge persino nello stagno delle nostre povere attività, con un’armonia ammirabile, con un ordine rigoroso di giustizia e di bontà, con un succedersi di generazioni, di popoli, di imperi che passano come astri, ordinati nel loro movimento, regolati fino all'istante nel percorso delle loro orbite, at-tratti, repulsi, intrecciati, sfaldati, incandescenti, nel pulsare della loro missione, o agghiacciati nel loro esaurimento, come gli astri del cielo rutilanti nelle fiamme della loro luce, o gelidamente silenziosi e oscuri nella loro morte.
Lo spettacolo della terra è anzi più bello dello spettacolo stesso dei cieli: qui ci sono libere volontà che si muovono liberamente, che si sollevano fino al soprannaturale, al disopra dei cieli, o s’inabissano nel profondo dell’Inferno; qui c’è il bene con i suoi fulgori, e c’è il male nelle scoppiettanti faville del suo sinistro incendio; qui c’è la fede nella sua placida luce meridiana e c’è la miscredenza nei densi e soffocanti fumi delle sue tenebre caliginose; qui c’è la sapienza e la stoltezza, c’è la pace e la guerra, il riposo e l’infelicità, la bene-dizione e la bestemmia, la giustizia e l’ingiustizia. Eppure, dall'alto, questo groviglio è ordine sereno, e ogni cosa segue il suo corso, e ogni forza ha la sua orbita, come nell'armonia dei cieli.
È bello lo spettacolo di un’illuminazione le cui lampade sono disposte con ordine, ma è più grandioso lo spettacolo di un fuoco pirotecnico le cui fiamme multicolori si lanciano nel cielo, partendo ordinate dal fragore assor-dante di scoppi, dal denso fumo, dai petardi che si squarciano, dai ferri contorti, inseguiti dalle nubi soffocanti, ma più veloci di loro, rilucenti in disegni svariati nella profonda notte, mentre le campane suonano a distesa quasi osannando alla vittoria della luce sulle tenebre, dell’ordine sul disordine, del bene sul male! Che cosa grande è contemplare la gloria di Dio nelle vicende umane e gli eletti che salgono veloci da questa atmosfera di morte, come razzi luminosi nel cielo di Dio! Che cosa stupefacente ascoltare dall'alto l’armonia della giustizia, della verità, della grazia, dell’amore, del bene, mentre i rauchi suoni del male si sperdono come eco mostruosa nelle profondità cavernose dell’Inferno, dominati da Dio la cui gloria vanno a cantare persino nel pianto eterno e nello stridore dei denti!… Viva Dio! Viva Dio! 
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Lun Mar 02, 2015 7:50 pm

Maria, creata ab aeterno nel disegno di Dio Regina dell’universo del Cielo e della terra: Non cesserà di essere per tutta l’eternità. Eletta da Dio nel suo disegno eterno, lo compie in Lei in una sola parola: Ecce ancilla Domini: ho servito davanti al Signore. È Maria l’ancella di Dio, non il Verbo, che è Figlio di Dio, ma si fa suo Figlio, perché Ella se ne dichiara serva, serva del suo disegno su di Lei: Ecce ancilla Domini. Per Lei il Verbo incarnato s’immola e si dona; in Lei e per Lei fonda la Chiesa, e per la Chiesa si effonde nell'umanità e nel creato. E Maria trionfante si asside Regina nella moltitudine dei Santi, assunta in Cielo in anima e corpo. Maria, creata ab aeterno nel disegno di Dio Regina dell’universo del Cielo e della terra: Non cesserà di essere per tutta l’eternità. Eletta da Dio nel suo disegno eterno, lo compie in Lei in una sola parola: Ecce ancilla Domini: ho servito davanti al Signore. È Maria l’ancella di Dio, non il Verbo, che è Figlio di Dio, ma si fa suo Figlio, perché Ella se ne dichiara serva, serva del suo disegno su di Lei: Ecce ancilla Domini. Per Lei il Verbo incarnato s’immola e si dona; in Lei e per Lei fonda la Chiesa, e per la Chiesa si effonde nell'umanità e nel creato. E Maria trionfante si asside Regina nella moltitudine dei Santi, assunta in Cielo in anima e corpo.

Tu sei benedetta fra tutte le donne, sei donna, ma benedetta fra le vergini, vergine immacolata. Sei donna, ma madre intemerata. Sei donna, amabile, ammirabile madre di Dio. Amabile a noi, perché sei madre nostra, ammirabile a tutti, gemma dell’adorabile Trinità, perché ne glorifichi la potenza, ne generi il Verbo incarnato, ne sposi l’Eterno Amore. Madre nel consiglio di Dio, che irradia luce di consiglio, di sapienza soprannaturale, a noi tuoi figli, o Maria, di prudenza nel nostro pellegrinaggio, nel quale ci guidi, veneranda perciò perché ci attiri a te  con la tua bellezza, e con la tua grandezza ci tocchi il cuore, che perciò ti loda e ti ama, o potente che ci difendi, o clemente che ci implori misericordia, o vergine fedele nel corrispondere al mandato del Figlio tuo morente, che ci affidò a Te come mamma, per renderci da ingrati, fedeli, da macchiati giusti, da perduti, salvati.

(Padre Dolindo - Servo di Dio)


Ultima modifica di cassarà palma il Dom Apr 19, 2015 9:45 am, modificato 1 volta
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Re: ascoltiamo don Dolindo

Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 18, 2015 11:36 am


Ave Maria, ( Padre Dolindo)

Nella via dello spirito, Dio ci fa sentire la voce che grida nel nostro cuore, esortandoci a mutare vita. La conversione è sempre preceduta da una voce interna che chiama, e spesso anche da una voce esterna che rimprovera, esorta o incoraggia. Questa voce può essere quella dell’apostolato o quella della tribolazione, o può essere l’esortazione di un amico sincero, o la voce potente del dolore. Chi chiama le anime alla conversione, non può vestirsi, per così dire, di apparenze pompose di oratoria; la sua parola dev’essere semplice e quasi nuda, come era san Giovanni, rivestito della sua rude tunica. Non basta, poi, parlare, bisogna mostrare l’esempio di una vita santa, perché esso trae a Dio più di qualunque esortazione; l’anima dev’essere come immersa in questo primo battesimo spirituale, dev’essere trasportata in un ambiente di vita diverso dal suo, deve respirare l’aria pura della pietà e della bontà

Dio ci ama immensamente
Gesù non discese dal cielo nel seno di Maria senza domandarle prima il consenso; Egli non ci dona la gloria eterna se la nostra libertà non lo vuole; e non ci dona, gemendo, la perdizione se la nostra libera volontà non la reclama.
Chi ha fabbricato una macchina rispetta le leggi con le quali si muove, e tollera con pazienza il fastidio che deriva dal fragore delle sue leve; la segue quasi con rispetto. Dio non ha fatto una macchina nell’uomo, ha formato una meraviglia stupenda: la sua immagine, un essere spirituale; un’intelligenza, una volontà, e non annienta quello che ha fatto. La grazia è la più meravigliosa delicatezza di Dio; passa nella nostra libertà come la luce, placidamente, ma non la turba. Dio ci ama immensamente e ci vuole suoi, ma non ci vuole a dispetto della nostra libertà; preferisce perderci, Egli che della nostra perdita si addolora fino al punto che è disceso dal Cielo per riguadagnarci. La redenzione è l’opera più placida di Dio, è la rivelazione più bella del suo carattere, per così dire. Il Redentore è venuto di notte quasi per non turbarci; si è fatto piccolino per suscitare il nostro interessamento, senza conquiderci con la sua maestà. Quando si è fatto rumore per la sua nascita, se n’è andato in Egitto, per non rivelarsi. Egli non permise agli angeli che di cantare nella notte a pochi pastori, per i quali la semplicità era garanzia della libertà, perché quel canto essi non lo approfondirono per quello che era, non ne rimasero come impietriti, ma si consultarono fra loro e decisero di andare liberamente a vedere il nato Bambino.
Stette in silenzio trent’anni, non turbò nessuno, diremmo quasi; pose gli smorzi su tutte le armonie del suo essere meraviglioso, pose gli schermi a tutti i raggi della sua luce, si avvolse di umiltà come di un coibente meravi-glioso per impedire tutte le scariche della sua onnipotenza; e quando il suo amore lo spinse fra gli uomini e ruppe gli indugi della sua infinita deli-catezza, Egli andò girando come un maestro che discute, che ragiona, che accoglie il contraddittorio, che preferisce essere frainteso, anziché imporre la propria sapienza. Scelse un modo di parlare adatto a suscitare nei suoi ascoltatori il ragionamento; quelle umili e delicate parabole erano il signo-rile invito alla ragione umana ad approfondire essa stessa la verità, e perciò disse che parlava così perché intendendo non intendessero, perché vedendo non vedessero e ascoltando non ascoltassero. Egli voleva che il loro intel-letto si fosse liberamente mosso ad intendere, e che, volendo scoprire l’enigma di una parabola, avessero in certo modo tratta la verità dalle profondità della loro ragione. 






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