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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  annaxel il Mer Apr 26, 2017 3:08 pm



Non aspettare...dillo oggi

C'era una volta un ragazzo nato con una grave malattia, una malattia di cui non si conosceva la cura. Aveva raggiunto l'età di 17 anni, ma poteva morire in qualsiasi momento. Aveva vissuto sempre in casa sua, con l'assistenza di sua madre.

Stanco di stare in casa, decise un giorno di uscire, almeno una volta. Chiese il permesso a sua madre. Lei acconsentì. Camminando nel suo quartiere vide diversi negozi. Passando per un negozio di musica, guardando dalla vetrina, notò la presenza di una tenera ragazza della sua età. Fu amore a prima vista. Aprì la porta ed entrò guardando nient'altro che la ragazza. Avvicinandosi poco a poco, arrivò al bancone dove c'era la ragazza. Lei lo guardò e gli chiese sorridente: "Posso aiutarti?"

Egli stava già pensando che quello era il sorriso più bello che avesse mai visto nella sua vita. Nello stesso istante sentì il desiderio di baciarla. Balbettando le disse: "Si, eeehhhmmm, uuuhhh... mi piacerebbe comprare un CD". Senza pensarci, prese il primo che vide e le diede i soldi. "Vuoi che te lo impacchetti?" - Chiese la ragazza sorridendo di nuovo. Egli rispose affermativamente annuendo. Lei andò nel magazzino, tornò con il pacchetto fatto e glielo consegnò. Lui lo prese ed uscì dal negozio.

Tornò a casa e da quel giorno in poi andò al negozio ogni giorno per comprare un cd. Faceva fare il pacchetto sempre alla ragazza e poi tornava a casa per riporlo nell'armadio. Egli era molto timido per invitarla ad uscire e nonostante provasse non ci riusciva. Sua madre si interessò alla situazione e lo spronò a tentare, così egli il giorno seguente si armò di coraggio e si diresse al negozio.

Come tutti i giorni comprò un altro cd e come sempre lei gli fece una confezione. Lui prese il cd e, in un momento in cui la ragazza era distratta, posò rapidamente un foglietto con il suo numero di telefono sul bancone; dopodichè uscì di corsa dal negozio.

Qualche giorno dopo squillò il telefono a casa del ragazzo. La mamma rispose al telefono: "Pronto?" Era la commessa del negozio di musica che chiedeva di suo figlio. La madre afflitta cominciò a piangere mentre diceva: "Non lo sai?... è morto ieri!"

Ci fu un silenzio prolungato interrotto dai lamenti della madre. Più tardi la madre entrò nella stanza del figlio per ricordarlo. Decise di iniziare guardando tra la sua roba. Aprì l'armadio. Con sorpresa si trovò di fronte ad una montagna di cd impacchettati. Non ce ne era nemmeno uno aperto. Le procurò una curiosità vederne tanti che non resistette: ne prese uno e si sedette sul letto per guardarlo; facendo ciò, un biglietto uscì dal pacchettino di plastica. La madre lo raccolse per leggerlo. Diceva: "Ciao!!! Sei bellissimo! Ti andrebbe di uscire con me?? TVB...(ti voglio bene) Sofia."

La madre emozionata ne aprì altri e trovò altri bigliettini: tutti dicevano la stessa cosa.

Questa è la vita, non aspettare troppo per dire a qualcuno quello che senti. Dillo oggi stesso. E' fondamentale e forse indispensabile per il fratello. Non aspettare più. Dì a tutti che li ami, che sono "speciali" per te, perché figli dello stesso Padre e tuoi fratelli. Domani potrebbe essere troppo tardi.

A volte basta un gesto, una parola d'amore, per cambiare la vita al fratello o solo per rendergliela almeno un po' più gradita.
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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  annaxel il Mer Apr 26, 2017 3:03 pm

La gola

Una volta una mamma, preoccupata per la figlia che aveva preso la brutta abitudine di abbuffarsi di dolci, si recò da Gandhi. Lo scongiurò: "Per favore, Mahatma, parla tu con mia figlia in modo da persuaderla a smettere con questo vizio. Accetti?".

Gandhi rimase un attimo in silenzio, un po' imbarazzato, poi concluse: "Riporta qui tua figlia fra tre settimane, e allora parlerò con lei, non prima". La donna se ne andò perplessa, ma senza replicare.

Tornò, come le era stato proposto, tre settimane dopo, rimorchiandosi dietro la figlia, golosa, insaziabile. Stavolta Gandhi prese in disparte la ragazza e le parlò dolcemente, con parole semplici e assai persuasive. Le prospettò gli effetti dannosi che possono causare i troppi dolci. Quindi le raccomandò una maggiore sobrietà.

La madre, allora, dopo averlo ringraziato, nell'accomiatarsi, gli domandò: "Toglimi una curiosità, Mahatma... Mi piacerebbe sapere perché non hai detto queste cose a mia figlia tre settimane fa".

"Tre settimane fa - rispose tranquillamente Gandhi - il vizio di mangiare i dolci l'avevo anch'io!".

Solo l'esempio permette di parlare; solo chi è può colpire a tal punto da poter essere ascoltato.
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CRISTO E' RISORTO, E' VERAMENTE RISORTO.

Messaggio  annaxel il Lun Apr 24, 2017 2:48 pm


Dopo la settimana santa, passata a contemplare le vicende umane di Cristo, finalmente la gioia oggi scoppia nei nostri cuori e li rompe, rompe i nostri cuori argillosi, aridi, cinici, egoisti...

CRISTO E' RISORTO, E' VERAMENTE RISORTO.

Dopo momenti di panico, di solitudine, di dubbio, dove é vero che ci era stato annunciato che non sarebbe finita lì con la morte, ma é anche vero che il dubbio ci assillava continuamente: "...ma sarà vero? Oppure davvero tutto é finto e siamo perduti?", finalmente scoppia la gioia e gli occhi stavolta piangono di stupore, di incredulità, di meraviglia.

Siamo spettatori dell'immenso potere di Dio che ha risuscitato dai morti suo Figlio, siamo veramente felici con una gran voglia di gridare a tutto il mondo CRISTO E' RISORTO!

Sì, gridiamolo a tutto il mondo, manifestiamo con la nostra vita questa notizia strabiliante, annunciamo a tutti coloro che incontreremo e che ci vedranno con la faccia raggiante di gioia che Cristo é l'unico Salvatore del mondo e non ve n'é altri, che Cristo é l'unico che non delude, che vale la pena dare la vita per i fratelli perché é una gioia poter assomigliare a Lui, nostro creatore, nostro fratello, nostro Dio.

CRISTO E' RISORTO, E' VERAMENTE RISORTO.      
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Messaggio  annaxel il Lun Mar 27, 2017 10:59 am

L'arcobaleno
Cieco dalla nascita l’uomo seduto sulla panchina percepì la presenza umana dal calore che essa emanava. Un altro uomo infatti, silenzioso, si era avvicinato e seduto accanto a questo suo “simile”, che viveva nel buio senza che si vedesse.
L’uomo che viveva nel buio avvertì, attraverso questo calore, la vita e provò il forte desiderio di assaporarla, parlando a questa presenza. E così ad un tratto, con voce calma e profonda domandò: “Che cos’è un arcobaleno? Ne ho sentito parlare molto nella mia oscurità, ma oggi mi hanno detto che è apparso: in molti me lo hanno descritto, ma io non ho capito di cosa si tratti perché non ho la percezione di ciò che chiamiamo “colore”. Posso comprenderlo come fenomeno fisico, ma sembra che sia molto di più di tutto questo!”.
“E’ vero rispose l’uomo che viveva nei colori, rendendosi conto di quanto fosse difficile descrivere qualcosa che si poteva solo immaginare, “l’arcobaleno è meraviglioso, è molto di più di un fenomeno fisico!”
Allora cominciò a parlare all’uomo delle tenebre del “blu” descrivendogli il mare. “Il mare, oh si il mare io lo conosco, ho annusato il profumo del mare in ogni stagione, l’ho annusato nei momenti di calma e durante la burrasca e ho sentito il suo sapore salato. So cosa intendi quando parli del colore “blu”.
E poi gli parlò del “giallo” e dell’”arancione”, descrivendogli il sole e, con suo stupore, l’uomo delle tenebre, gli rispose che conosceva questi due colori, perché conosceva il calore del sole durante le tappe della sua vita diurna.
Ma ancora più grande fu la sua emozione quando, descrivendogli il colore “verde”, l’uomo gli descrisse la bellezza dell’erba, di un prato, delle fronde di un albero che le sue mani attente tante volte avevano accarezzato.
Queste mani che tante volte avevano colto il rosso di una rosa o gli altri suoi sensi che avevano regalato il colore delle viole, di una strada bagnata, di un tramonto infuocato, delle nuvole trasportate dal vento.
Ora era l’uomo nelle tenebre che, con trasporto, spiegava cosa fosse l’arcobaleno e quanto bello e meraviglioso fosse questo fenomeno e quanta vita fosse racchiusa nei suoi colori. Fu così che l’uomo che viveva nei colori pianse perché per la prima volta nella sua vita si accorse di quanto fosse rimasto nel buio fino a quel momento.
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Messaggio  annaxel il Gio Mar 16, 2017 3:04 pm



MONUMENTO DI BARATTOLI



Passavamo con alcuni amici vicino ad una piazza: a un tratto uno di loro mi dice: “Guarda: quello è un monumento di barattoli! Un artista li ha raccolti e, col suo estro geniale, ne ha fatto un bellissimo monumento”.

Con dei barattoli un monumento? Da ciò che non ha valore, che è get­tato via, che va perduto, fare un monumento, compiendo, oltre tutto, opera ecologica? La cosa mi sembrava strana, molto curiosa; guardo e vedo che effettivamente il monumento è composto di barattoli.

Allora mi sono detto: “Io sono un barattolo, tu sei un barattolo, noi siamo barattoli: da soli, come siamo, dove siamo, siamo senza valore; ma è venuto l’artista divino, ci ha raccolti, ci ha messi insieme in maniera artistica, lavorandoci col suo Vangelo: ne è nato un monumen­to, il monumento, Gesù. È Lui che ce lo dice: dove due o più sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.”

Un niente, unito ad altri niente, “barattoli” uniti nell’amore recipro­co, fanno Gesù, ed è anche opera ecologica, perché Gesù è venuto a salvare ciò che era perduto.
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Messaggio  annaxel il Gio Mar 16, 2017 3:02 pm

ESISTONO DUE DEI

di Paulo Coelho
Esistono due dei.
Il dio che ci hanno insegnato i nostri professori,
e il Dio che insegna a noi.
Il dio del quale la gente suole parlare,
e il Dio che parla con noi.
Il dio che impariamo a temere,
e il Dio che ci parla di misericordia.
Esistono due dei.
Il dio che sta nei Cieli,
e il Dio che partecipa alla nostra vita quotidiana.
Il dio che esige il nostro pagamento,
e il Dio che perdona i nostri debiti.
Il dio che ci minaccia con i castighi dell'inferno,
e il Dio che ci mostra il cammino migliore.
Esistono due dei.
Un dio che ci allontana per le nostre colpe,
e un Dio che ci chiama con il Suo amore.
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Messaggio  annaxel il Gio Mar 16, 2017 3:00 pm

E' questione di fede

Oggi ho attraversato come al solito la strada, facendo attenzione al torrente continuo di macchine. Di solito tendo a guardare con fastidio e con un certo dispetto il traffico aggressivo e incessante.

Ma oggi mi sono sorpreso a seguire gli autisti con un occhio benevolo. Mi ripetevo: “Se fosse mio fratello, se fosse mio padre, se fosse mia sorella, quel tale o quella tale …”. Questo esercizio mi rendeva più attento e comprensivo verso ogni automobilista.

Se il solo pensiero che chi mi passa accanto può essere mio fratello, mi dona amabilità verso il prossimo, chissà quanto amore e quanta gentilezza può suscitare in me verso tutti il solo pensiero – che é poi atto di fede – che ogni automobilista é Gesù. Questo mi porta su un altro piano, mi dona la capacità di rapportarmi con gli altri come con un altro me stesso. Trattando gli altri come tratti Gesù, valorizzi meglio anche te stesso.

Capisco che non viene spontaneo pensare così; non è naturale l’atto di fede. Non è neppure solo questione di fede, ma piuttosto di fede esercitata. La fede non manca in nessuno: è stata donata da Dio ad ogni uomo che nasce in questo mondo.

Va solo esercitata, ti dona una seconda natura, ti fa gigante. Se non eserciti con la vita il tuo credo, finirai con il credere ciò che vivi o come vivi.

La palestra per esercitare quotidianamente la fede è la carità fraterna. Chi non ricorda la Rudolf che, poliomielitica, è diventata una famosa atleta. Il solo esercizio caparbio, ogni giorno allo stadio, l’ha portata a gareggiare e vincere la medaglia d’oro alle olimpiadi.

Il Signore ha donato a me, come a tutti, il piccolo seme della fede. È, come dice il vangelo, il piccolo grano di senapa che, cresciuto, diventa un grande albero. Dono prezioso da far crescere esercitandolo. Esercita la fede chi ama concretamente il prossimo. La fede vissuta è capace di far di te, pigmeo, un gigante nella vita. La fede esercitata è capace di sviluppare in te un atleta, un santo.
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Messaggio  annaxel il Lun Mar 06, 2017 9:17 am

Dio nel pozzo
Una comitiva di zingari si fermò al pozzo di un cascinale.
Un bambino di circa cinque anni uscì nel cortile, osservandoli ad occhi sgranati.
Uno zingaro in particolare lo affascinava, un pezzo d'uomo che aveva attinto un secchio d'acqua dal pozzo e stava lì, a gambe larghe, bevendo.
Un filo d'acqua gli scorreva giù per la barba di fuoco, corta e folta, e con le mani forti si reggeva il grosso secchio di legno alle labbra come se fosse stata una tazza.
Finito che ebbe, si tolse la fusciacca multicolore e con quella si asciugò la faccia.
Poi si chinò e scrutò in fondo al pozzo.
Incuriosito, il bambino si alzò in punta di piedi per cercare di vedere oltre l'orlo del pozzo che cosa stesse guardando lo zingaro.
Il gigante si accorse del bambino e sorridendo lo sollevò da terra tra le braccia.
"Sai chi ci sta laggiù?", chiese. Il bambino scosse il capo.
"Ci sta Dio", disse.
"Guarda!", aggiunse lo zingaro e tenne il bambino sull'orlo del pozzo.
Là, nell'acqua ferma come uno specchio, il bambino vide riflessa la propria immagine.
"Ma quello sono io!".
"Ah!", esclamò lo zingaro, rimettendolo con dolcezza a terra. "Ora sai dove sta Dio".
Bruno Ferrero da Quaranta Storie nel Deserto -LDC
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Messaggio  annaxel il Dom Feb 19, 2017 3:20 pm

LA PRIORITÀ DELLE COSE
Un giorno un anziano professore fu contattato per tenere una lezione sulla gestione efficace del tempo ad un gruppo di manager di alcune società degli Usa nell'ambito di uno stage di aggiornamento. Aveva a disposizione solo un'ora per svolgere il suo argomento.
Quando entrò nell'aula si fece immediatamente silenzio e dopo un cenno di saluto ai presenti l'anziano docente si avvicinò lentamente alla cattedra e guardò ad uno ad uno i partecipanti pronti a non perdere una parola di quello che si sarebbe detto. Disse poi loro: "Faremo un esperimento."
Prese da sotto il tavolo un grosso vaso di vetro con un'ampia imboccatura, forse di 25 litri di capacità e una quindicina di sassi delle dimensioni di una palla da tennis. Ad uno ad uno infilò i sassi dentro il vaso e quando questi raggiunsero l'imboccatura chiese: "E' pieno il vaso?" Tutti risposero di si.
Aspettò qualche secondo e disse: "Davvero?!"
Chinandosi prese una grossa ciotola piena di ghiaia e lentamente la versò nel vaso in modo che tutti gli spazi tra i sassi furono riempiti fino all'imboccatura.
Chiese nuovamente: "E adesso il vaso e' pieno?" Ci fu qualche commento e borbottio e qualcuno intuendo qualcosa disse che probabilmente non lo era.
"Bene!", disse l'anziano docente.
Si chinò ancora e prese un secchio contenente sabbia molto fine e ne riempì il vaso nuovamente fino all'imboccatura di modo che non vi era alcun spazio ormai visibile tra i sassi e la ghiaia. Di nuovo domandò: " E ora e' pieno il vaso?"
"No!", fu la risposta comune. Infatti il professore prese una brocca e lentamente versò acqua che riempì tutti gli spazi rimasti tra i granelli di sabbia, fino all'orlo.
"Quale grande verità ci mostra questo esperimento?" Uno dei più audaci disse: "Se guardiamo bene la nostra agenda possiamo sempre trovare spazi di tempo da riempire con impegni che altrimenti dovremmo rimandare!"
"No!", fu la secca risposta del professore che disse: "Se non mettete nel vaso prima i sassi grossi dopo non potrete più metterli se avrete riempito il vaso con cose meno importanti come la ghiaia e la sabbia. Così quali sono le cose veramente importanti nella vostra vita? Se non le metterete al primo posto, il senso della vita, la bellezza del creato, il tempo che vivete ora, le persone che vi sono care o quello a cui tenete veramente, non avrete dopo più la possibilità di occuparvene, se avrete riempito la vostra vita di cose trascurabili....."
Nel silenzio generale il docente uscì lentamente dall'aula.
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Messaggio  annaxel il Dom Feb 19, 2017 3:19 pm


Gocce di Rugiada
(brano tratto dalla rivista Pregare)
Il maestro sentenziò:
Se la pietra dicesse: "Una pietra non può costruire una casa", non si avrebbero case.
E se la goccia dicesse: "Una goccia non può formare un fiume", non si avrebbero fiumi.
E se il chicco di grano dicesse: "Una spiga non può fare un campo", non si avrebbe raccolto.
E se l'essere umano dicesse: "Un gesto d'amore non può salvare l'umanità", non si avrebbero mai né giustizia, né pace, né dignità, né felicità sulla terra.
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Messaggio  annaxel il Dom Feb 19, 2017 3:17 pm

Il comandamento dell’amore
Gesù Cristo insegna ai suoi discepoli il comandamento dell’amore, la nuova legge del Vangelo che sostituisce per sempre la legge pagana del vecchio uomo: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.
Il nostro spirito trema sentendo le esigenze di questo nuovo comandamento. Non è forse più facile aggredire chi ci aggredisce e amare chi ci ama? Forse è a questo che ci spingerebbero i nostri sensi, è questa la voce dell’anima umiliata non ancora raggiunta dalla luce del Dio di Gesù Cristo, del solo vero Dio.
Ecco perché l’amore di carità è un precetto insolito, che apre ad un nuovo orizzonte antropologico la civiltà antica e ogni civiltà umana possibile.
Visto da questo orizzonte, l’uomo, ogni uomo, appare creato a immagine e somiglianza di Dio e non più formato secondo una natura disuguale e arbitraria, come invece credevano i pagani. Liberato dai suoi peccati grazie all’azione redentrice di Cristo e rinnovato dall’azione dello Spirito, l’uomo, ogni uomo, è il tempio in cui risplende lo Spirito di Dio. Dio ama l’uomo per se stesso, a tal punto che consegna alla morte suo Figlio.
Dal momento che Dio ci ama in questo modo e ci ha fatti partecipi del suo amore, noi non possiamo che perdonare il nostro prossimo e aiutarlo perché viva e si sviluppi.
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Messaggio  annaxel il Lun Feb 06, 2017 9:33 am

IL BOSCAIOLO
di Bruno Ferrero
C’era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria. Il salario era buono e le condizioni di lavoro ancora migliori, per cui il boscaiolo volle fare bella figura. Il primo giorno si presentò al caporeparto, il quale gli diede un’ascia e gli assegnò una zona del bosco. L’uomo, pieno di entusiasmo, andò nel bosco a fare legna. In una sola giornata abbattè diciotto alberi.
“Complimenti” gli disse il caporeparto. “Va avanti così”
Incitato da quelle parole, il boscaiolo decise di migliorare il proprio rendimento il giorno dopo. Così quella sera andò a letto presto.
La mattina dopo si alzò prima degli altri e andò nel bosco. Nonostante l’impegno, non riuscì ad abbattere più di quindici alberi. “Devo essere stanco” pensò. E decise di andare a dormire al tramonto. All’alba si alzò deciso a battere il record dei diciotto alberi. Invece quel giorno non riuscì abbatterne neppure la metà.
Il giorno dopo furono sette, poi cinque, e l’ultimo giorno passò l’intero pomeriggio tentando di abbattere il suo secondo albero.
Preoccupato per quello che avrebbe pensato il caporeparto, il boscaiolo andò a raccontargli quello che era successo, e giurava e spergiurava che si stava sforzando ai limiti dello sfinimento.
Il caporeparto gli chiese: quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?
Affilare? Non ho avuto il tempo di affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi.
Ognuno faccia le sue riflessioni: quando hai affilato l’ultima volta la tua ascia?
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Messaggio  annaxel il Lun Feb 06, 2017 9:26 am

LA CONQUISTA DELLA PENNA D'AQUILA
In un villaggio indiano, il consiglio dei saggi ha deciso che la "prova di forza e coraggio" che i giovani indiani dovranno superare l'indomani, consiste nel raggiungere in canoa la riva opposta del lago dove, in un posto segreto, e' nascosta una penna d'aquila dorata: chi la troverà, avrà vinto .
Il mattino dopo, tutti sono indaffarati nei preparativi. Quand'ecco arrivare  Falco Stanco, un vecchio indiano che abita dall'altra parte del lago. Egli si avvicina ai ragazzi e dice loro: "Devo tornare dalla mia tribù. Se dovessi fare il giro del lago a piedi non arriverei che a notte inoltrata. Qualcuno di voi mi potrebbe portare sulla sua canoa?".
Tutti, chi prima, chi poi, si scusano dicendo che per via della gara, hanno fretta di arrivare per primi.
Ma uno di loro, Penna Bianca, non sa dirgli di no.
Viene dato il segnale di partenza e tutti balzano sulle loro canoe.  E' iniziata la grande prova.
Un po' più di fatica fa Penna Bianca che deve remare per due; la sua canoa e' più pesante, ora che con lui c'e' anche Falco Stanco.
Gli altri commentano la sua poca furbizia. Proprio lui che e' tra i ragazzi più abili e coraggiosi.
Anche Penna Bianca, vedendosi indietro, teme che arriverà troppo tardi. Ma poi guarda Falco Stanco che sorride felice e sente interiormente una voce che lo rassicura: "Hai fatto bene, Penna Bianca, hai fatto bene!".
Uno dopo l'altro tutti arrivano e corrono a cercare nei posti più impensati la "penna d'aquila dorata".
Arriva anche Penna Bianca. Teme che ormai i suoi compagni abbiano scovato il prezioso trofeo. Ma nessuno ancora l'ha trovato.
Saluta Falco Stanco e  corre anche lui alla caccia.
Ma il vecchio indiano lo trattiene: "Ieri sera, Bisonte Nero, il grande capo, mi ha detto: "A quello dei piccoli indiani che ti porterà sull'altra sponda, consegnerai questa!"
E tira fuori, da sotto il suo poncho, fra lo stupore di tutti, una... meravigliosa penna d'aquila; la penna d'aquila dorata!"
"Sì, continua Falco Stanco, mettendo una mano sulla spalla di Penna Bianca- hai vinto la prova perché ciò che più vale nella vita è la forza dell'amore e tu hai dimostrato di averla quando mi hai  preso sulla tua canoa".
Se fai attenzione, t'accorgerai che chi ti sta accanto ha per te la "chiave di casa"; non puoi ignorarlo.


Ultima modifica di annaxel il Lun Feb 06, 2017 9:34 am, modificato 1 volta
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San Bruno e le rane

Messaggio  annaxel il Lun Gen 23, 2017 9:15 am

San Bruno e le rane
di Bruno Ferrero
C'era una volta un santo, tanto tanto santo, magro magro, allampanato e sempre vestito con un ampio saio bianco. Si chiamava Bruno, ma era così buono che tutti lo chiamavano «san» Bruno.
Non mangiava mai carne né dolci e si nutriva in pratica di insalata, senza olio.
La cosa che piaceva di più a San Bruno era parlare con Dio e perciò passava il giorno e gran parte della notte in preghiera. .
San Bruno· si era costruito una capanna in una vallata selvaggia tappezzata di boschi e cespugli arruffati. E, ahimè, anche di qualche stagno. E gli stagni, come si sa, sono popolati di rane garrule e chiacchierone.
Così, . quando san Bruno si immergeva nella preghiera appassionata della sera, attraverso le finestre arrivava il «cra-cra» incessante e ossessionante delle rane. Tanto più che al gracidio accingevano i ronzii di mosche e zanzare, il rumore dei becchi degli aironi, il frusciare delle foglie. .
San Bruno cercava di concentrarsi nella preghiera e stringeva con feroce intensità il suo crocefisso, ma le rane, instancabili si davano il cambio e non smettevano mai.
San Bruno si metteva a recitare le preghiere a voce altissima, gridando con tutte le sue forze per vincere l'irrefrenabile gracidio delle. rane, ma non serviva a niente.
Sempre più irritato, allora, si affacciò alla finestra e gridò: «Silenzio! Sto pregando!». Era un santo e gli ordini dei santi sono sempre ascoltati.
Immediatamente, i boschi e gli stagni piombarono nel silenzio, come un fuoco che si spegne, e la capanna di san Bruno fu avvolta da un silenzio profondo e ovattato.
«Oh, finalmente!» sospirò san Bruno. Rospi e rane non facevano più il minimo rumore, gli aironi guardavano la finestra della capanna con il becco chiuso, le mosche e le zanzare non osavano decollare dalle foglie su cui si erano posate e perfino il venticello della sera taceva.
Soddisfatto, il santo riprese la sua preghiera. Ma non era contento, si sentiva a disagio. E chiara, all'interno della sua preghiera, sentì una voce che diceva: «E se a Dio il canto delle rane piacesse più delle tue preghiere?».
Sorpreso e turbato, il santo rispose: «Ma come può Dio trovare piacevole il gracidare delle rane o il ronzio delle- zanzare? O qualsiasi altro rumore? E poi, perché mai Dio ha creato il rumore?» .
In preda a questi interrogativi, san Bruno si affacciò di nuovo alla finestra e, pentito, disse: «Vabbè! Fate come volete».
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Messaggio  annaxel il Sab Gen 07, 2017 2:54 pm

Auguri...scomodi
(don Tonino Bello)

E' Natale, momenti di serenità....Io, invece, vi voglio infastidire: non posso, infatti, sopportare l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla «routine» di calendario.
Mi lusinga, addirittura, l'ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali.
E vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunziano la pace portino guerra nella vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l' aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.

I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere «una grande luce», dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, fanno bella figura ma non scaldano.
Che i ritardi dell'edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, «facendo la guardia al gregge» e scrutando l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio.
E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l'unico modo per morire ricchi. Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza.
               
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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  annaxel il Mar Dic 27, 2016 1:16 pm

santa Se per te il Natale

è solo un giorno di felicità fatta di cose
non dire …. “oggi è Natale”.

Se non fai silenzio dentro di te
per accogliere Cristo che viene  
non dire …. “è Natale per me”.

Se continui a dividere
buoni e cattivi, ricchi e poveri
non dire …. “è nato per tutti noi”

Se ascoltando l’annuncio di Betlemme
non pensi che la guerra e le fame
uccidono ancora non dire …. “pace a ogni uomo”

Ma se hai capito
che la pace di Cristo viene
se tu porti giustizia nel tuo piccolo mondo ….

…. se hai capito
che devi spendere la vita
ogni giorno per gli altri ….

…. se hai capito
che i primi nel cuore
devono essere i “poveri” ….

puoi davvero gridare:
“Vi annuncio una gioia grande come il mondo:
oggi a Betlemme è nato il Salvatore”.

E’ Natale ogni volta che sorridiamo ad un fratello
e gli tendiamo una mano,
è Natale ogni volta che permettiamo al Signore
di amare gli altri attraverso di noi.

Solo i piccoli e i semplici, come i pastori e i santi, sanno lasciarsi sorprendere, trasformare, cambiare dal Natale.
La gioia, la letizia e la pace, i doni che Gesù Bambino ci ha portato con il suo Natale, siano in voi e nelle vostre famiglie.
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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  annaxel il Gio Dic 08, 2016 3:41 pm

La casa perfetta
Un pastore protestante era particolarmente conosciuto nella zone per i suoi polemici attacchi verso la devozione dei cattolici nei confronti della Vergine Maria.
Mancavano pochi giorni all'8 dicembre e una notte quell'uomo ebbe un sogno. Gli apparve un angelo che lo portò in un villaggio pieno di case. "Voglio che tu scelga una casa per il tuo unico e amato figlio" gli disse l'angelo.
Il pastore non si dimostrò sorpreso che l'angelo sapesse quanto lui amava quel suo unico figlio: era o non era un angelo? Così l'uomo e la creatura celeste attraversarono in lungo e largo il villaggio. Il pastore esaminava attentamente ogni casa. Amava così tanto suo figlio che voleva solo il meglio per lui. Ma con suo disappunto si accorse che tutte le case avevano qualche difetto: una era senza tetto, un'altra era un deposito di immondizia, l'altra ancora sembrava lì lì per cadere...
"Non vedo una casa che possa andare bene per mio figlio" disse l'uomo all'angelo. "E' possibile invece costruire la casa che ho in mente per lui?" "Dimmi la casa che hai in mente" rispose l'angelo" e sarà fatta in un istante".
Il pastore descrisse la casa ideale per suo figlio: doveva essere pulita, bella... perfetta. Appena ebbe finito di parlare, la casa apparve davanti ai suoi occhi.
"Perché hai scelto questa casa per tuo figlio?" chiese l'angelo. "Come posso permettere che mio figlio viva nelle case che abbiamo visto?" replicò il pastore protestante. "Sono tutte sporche e malridotte. Per mio figlio voglio il meglio!" "Le tue parole sono la risposta alle tue critiche sulla devozione all'Immacolata" disse l'angelo.
"Non capisco..." "Non stavi preparando un sermone per criticare la devozione cattolica all'Immacolata Concezione?" "Sì! - rispose il pastore - ma non vedo che cosa questo abbia a che fare con la scelta delle case." "Quando Dio stava cercando una donna che diventasse la Madre del Suo Figlio - disse l'angelo - non ne trovò nessuna di adatta, perché ogni creatura umana é imperfetta e macchiata dal peccato. Nel Suo amore e nella Sua sapienza Dio ha voluto che una donna fosse perfetta, immacolata, non contagiata dal peccato, in modo che fosse un'abitazione degna per il Suo unico Figlio.
Se tu, imperfetto come sei, vuoi il meglio per tuo figlio, pensi che Dio si accontenti di meno per Suo Figlio? Per questa ragione c'é l'Immacolata Concezione. La dimora di Cristo, Maria, doveva essere perfetta per accogliere Colui che é Perfetto".


8 dicembre 1841: Don Bosco incontra il primo ragazzo e dà inizio alla sua missione. Ecco come lui stesso racconta questo incontro nelle sue “Memorie dell’oratorio”

La festa dell'Immacolata Concezione
e il principio dell'Oratorio festivo
Appena entrato nel convitto di S. Francesco, subito mi trovai una schiera di giovanetti che mi seguivano pei viali, per le piazze e nella stessa sacristia della chiesa dell'istituto. Ma non poteva prendermi diretta cura di loro per mancanza di locale. Un lepido incidente porse occasione di tentare l'attuazione del progetto in favore dei giovanetti vaganti per le vie della città specialmente quelli usciti dalle carceri.62
Il giorno solenne all'Immacolata Concezione di Maria (8 dicembre 1841) all'ora stabilita era in atto di vestirmi dei sacri paramentali per celebrare la santa messa. Il chierico di sacristia, Giuseppe Comotti, vedendo un giovanetto in un canto lo invita di venirmi a servire la messa. Non so, egli rispose tutto mortificato.
- Vieni, replicò l'altro, voglio che tu serva messa. - Non so, replicò il giovanetto, non l'ho mai servita. - Bestione che sei, disse il chierico di sacristia tutto furioso, se non sai servire messa, a che vieni in sacristia?
Ciò dicendo da di piglio alla pertica dello spolverio, e giù colpi sulle spalle o sulla testa di quel poverino. Mentre l'altro se la dava a gambe:
- Che fate, gridai ad alta voce, perché battere costui in cotal guisa, che ha fatto?
- Perché viene in sacristia, se non sa servir messa?
- Ma voi avete fatto male.
- A Lei che importa?
- Importa assai, è un mio amico, chiamatelo sull'istante, ho bisogno di parlare con lui.
- Tuder, tuder.63 si mise a chiamare; e correndogli dietro, e assicurandolo di miglior trattamento me lo ricondusse vicino.
L'altro si approssimò tremante e lagrimante per le busse ricevute. Hai già udita la messa? gli dissi colla amorevolezza64 a me possibile.
- No, rispose l'altro.
- Vieni adunque ad ascoltarla; dopo ho piacere di parlarti di un affare, che ti farà piacere. Me lo promise. Era mio desiderio di mitigare l'afflizione di quel poveretto e non lasciarlo con quella sinistra impressione verso ai direttori di quella sacristia. Celebrata la santa messa e fattone il dovuto ringraziamento condussi il mio candidato in un coretto. Con faccia allegra ed assicurandolo, che non avesse più timore di bastonate, presi ad interrogarlo così:
- Mio buon amico, come ti chiami?
- Mi chiamo Bartolomeo Garelli.
- Di che paese tu sei?
- D'Asti. - Vive tuo padre? - No, mio padre è morto. - E tua madre? Mia madre è anche morta.
- Quanti anni hai?
- Ne ho sedici.
- Sai leggere e scrivere?
- Non so niente.
- Sei stato promosso alla s. comunione?
- Non ancora.
- Ti sei già confessato?
- Si, ma quando era piccolo.
- Ora vai al catechismo?
- Non oso.
- Perché?
- Perché i miei compagni più piccoli sanno il catechismo; io tanto grande ne so niente. Perciò ho rossore di recarmi a quelle classi.
- Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo?
- Ci verrei molto volentieri.
- Verresti volentieri in questa cameretta?
- Verrò assai volentieri, purché non mi diano delle bastonate.
- Sta tranquillo, che niuno ti maltratterà. Anzi tu sarai mio amico, e avrai da fare con me e con nissun altro. Quando vuoi che cominciamo il nostro catechismo?
- Quando a Lei piace. - Stasera? - Si.
- Vuoi anche adesso?
- Si anche adesso con molto piacere.
Mi alzai, feci il segno della S. Croce per cominciare, ma il mio allievo nol faceva perché ignorava il modo di farlo. In quel primo catechismo mi trattenni a fargli apprendere il modo di fare il segno della Croce e a fargli conoscere Dio Creatore e il fine per cui ci ha creati. Sebbene di tarda memoria tuttavia coll'assiduità e coll'attenzione in poche feste riuscì ad imparare le cose necessarie per fare una buona confessione e poco dopo la sua santa comunione.
A questo primo allievo se ne aggiunsero alcuni altri e nel corso di quell'inverno mi limitai ad alcuni adulti che avevano bisogno di catechismo speciale soprattutto per quelli che uscivano dalle carceri.
Fu allora che io toccai con mano, che i giovanetti usciti dal luogo di punizione, se trovano una mano benevola, che di loro si prenda cura, li assista nei giorni festivi, studi di collocarli a lavorare presso di qualche onesto padrone, e andando li qualche volta a visitare lungo la settimana, questi giovanetti si davano ad una vita onorata, dimenticavano il passato, divenivano buoni cristiani ed onesti cittadini. Questo è il primordio del nostro Oratorio, che benedetto dal Signore prese quell'incremento, che certamente non avrei potuto allora immaginare.


62 Giovanettì vaganti: in quegli anni, a causa della crescita demografica e della crisi agricola, si verificava una crescente migrazione di giovani ed anche di ragazzi che, dalle campagne e dalle montagne, andavano nella capitale in cerca di lavoro. Abbandonati a se stessi, aggregati in gruppi o bande, spinti dal bisogno e dalla fame, questi ragazzi facilmente compivano furti e violenze che venivano repressi con la carcerazione.
63 Tuder: parola dialettale piemontese per indicare gli immigrati di origine svizzero-tedesca o provenienti dai territori appartenenti all'Impero Austro-Ungarico.
64 Amorevolezza: è una delle tre parole-chiave usate da don Bosco per esprimere i capisaldi del suo sistema educativo: «Ragione, Religione, Amorevolezza», Il racconto che segue illustra in modo chiaro che cosa egli intenda con tale termine: una relazione umana attenta alla persona del ragazzo, sinceramente cordiale e affettuosa, ispirata dalla carità cristiana, che spinge l'educatore ad avvicinarsi per capire il ragazzo e farsi carico delle sue necessità e dei suoi problemi.
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Messaggio  annaxel il Gio Dic 08, 2016 3:40 pm

L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Luca 1,30-31).

Giovedì è la solennità di Maria Immacolata.
Maria, "Tota pulchra", senza macchia, preservata da Dio pura e Immacolata per essere dimora terrena del suo Figlio Gesù! Madre umile, silenziosa, tenera, amabile.
Tutto ha accettato per Amore a Dio, il suo "sì" ha salvato tutti gli uomini, é divenuta corredentrice con Gesù Cristo, é Madre di tutti i popoli, é Colei che ci indica la strada, che ci porta continuamente a Gesù, unico Salvatore del Mondo.
Maria, Stella del Cielo, colei che non si stanca mai di consolarci, di parlarci, di guardarci con quei suoi occhi pieni di Amore, pieni di tenerezza, pieni di misericordia.
Immacolata, sì, preservata da ogni peccato, anche dal più piccolo. Non poteva essere diversamente: doveva accogliere Dio fatto uomo, doveva essere la prima casa terrena di Dio.
Maria, oggi é la tua festa, oggi é la nostra festa, guardaci dal cielo, preservaci dal peccato, soccorrici nell'afflizione, consolaci nella sofferenza, prendici nelle tue braccia e accompagnaci, rendici degni, nella nostra vita, di poterti un giorno godere assieme al Padre, al tuo Figlio e allo Spirito Santo, in Paradiso.
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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  annaxel il Mer Nov 30, 2016 8:40 am

La libertà di vivere
(Racconto cinese)
Un uomo decise di addomesticare due piccioni. Insegnò loro a ritornare, dopo ogni volo, al luogo di partenza. I due piccioni impararono a ritornare, ma uno dei due arrivava sempre prima dell'altro.
L'uomo pensava: «Come mai non tornano insieme? Forse perché uno dei due fa fatica a ritrovare la via di casa...». Pensò di legare i due piccioni insieme dicendosi: «Così riusciranno ad orientarsi, a ritrovare entrambi il cammino più breve e ad arrivare a destinazione contemporaneamente».
E così unì la zampina dell'uno a quella dell'altro con una catenella e li fece volare. Siccome però i due piccioni non volavano alla stessa velocità e non mantenevano la stessa distanza; più volavano e più si ostacolavano a vicenda. Ad un certo punto, stremati, caddero dal cielo. Non riuscendo più a volare, ostacolati dal peso e dagli strattoni dell'altro, piombarono a terra e morirono.
Se fossero stati liberi di volare, ciascuno secondo la propria inclinazione, avrebbero continuato, chi prima chi poi, a ritrovare la via di casa.

Ogni persona è un individuo particolare, unico e irrepetibile, con inclinazioni, ritmi, difetti, pregi tutti suoi.
Dobbiamo accettare gli altri così come sono e accettare noi stessi per quello che siamo... con le nostre gambe, i nostri ritmi, la nostra identità.
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Messaggio  annaxel il Dom Nov 13, 2016 5:30 pm

Con l'anima
Si racconta che un giorno un vecchio saggio sacerdote regalò a un bel giovane, alto, biondo, dal fisico scolpito dai muscoli, ma, con il cuore lontano da quello di Dio, una Bibbia. - La dovrai leggere minimo tre volte- gli raccomandò come soleva fare con tutti i suoi amati parrocchiani. E continuando gli spiegò il perché: - Leggendola una prima volta ti sarà utile per spalancare gli occhi della mente e leggendola una seconda volta ti sarà utile per spalancare gli occhi del cuore!-
Ma, il giovane non comprendeva l’utilità di leggerla ancora una terza volta, tanto che la sua impulsività e la sua curiosità lo portarono ad interrogare lo strano prete. - Perché dovrei leggerla una terza volta? Non basterebbero le due letture precedenti? La devo per caso imparare a memoria? Non sarebbe sprecato tutto questo lavoro mentale?
- No!- esclamò seccamente il sacerdote.
- No!- ripeté con insistenza.
- Leggendola una terza volta - continuò con sollecitudine - ti sarà utile per serrare gli occhi della mente e del cuore.-
Chi di noi avrebbe compreso il significato di quelle affermazioni se fossimo stati al posto del giovane? Anche il giovane se ne andò amareggiato e insoddisfatto dalle motivazioni che il sacerdote gli aveva elencato. Tuttavia, gli rimaneva tra le mani un bel regalo!
Da quel momento, si calò notte e giorno nella lettura meditata con cura, del suo libro, ricordandosi tra un libro storico ed uno profetico, tra un vangelo ed una lettera apostolica, tra un capitolo ed un versetto, dei suggerimenti del suo parroco.
Un giorno, mentre era assorto nella terza lettura del testo biblico, dopo aver gustato e goduto globalmente il penetrante fascino delle Scritture ispirate da Dio, si accorse che qualcosa si stava spalancando nel suo intimo. Erano le pupille dell’anima!
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Messaggio  annaxel il Lun Ott 24, 2016 9:52 am

Acciaio temprato
Si racconta di un fabbro che, dopo una gioventù piena di vizi, decise di dare la sua anima a Dio. Durante molti anni lavorò con ardore, praticò la carità, però, malgrado tutta questa sua dedizione, sembrava che nulla andasse bene nella sua vita, al contrario, i suoi problemi e i suoi debiti crescevano di giorno in giorno. Una bellissima sera, un amico che era andato a trovarlo, e che provava compassione per questa sua situazione difficile, gli disse: "E' realmente una cosa molto strana che, dopo aver deciso di cambiare e diventare un uomo timoroso di Dio, la tua vita abbia cominciato a peggiorare. Non voglio diminuire la tua speranza, però, nonostante la tua fede nel mondo spirituale, non hai migliorato in niente".
Il fabbro non rispose subito, aveva pensato in queste cose parecchie volte, senza capire quello che stava succedendo nella sua vita, però, siccome voleva dare una risposta al suo amico, cominciò a parlare, e finì per trovare la spiegazione che cercava. Ecco cosa disse il fabbro: "In questa officina io ricevo il ferro prima di essere lavorato e devo trasformarlo in spade. Sai tu come si fanno le spade? Prima si scalda il ferro ad una caloria infernale fin che non diventa di un rosso vivo, subito dopo, senza nessuna pietà, prendo la mazza più pesante che ho e comincio a martellarlo parecchie volte finché il pezzo non prende la forma desiderata, subito dopo lo immergo dentro un secchio pieno di acqua fredda, e tutta l'officina si riempie di rumore e di vapore, perché il pezzo molto caldo immerso nell'acqua fredda scoppietta a causa del violento cambiamento di temperatura. Devo ripetere questa operazione parecchie volte se voglio ottenere una spada perfetta, una sola volta non è sufficiente".
Il fabbro fece una lunga pausa e poi proseguì: "A volte il ferro che ho tra le mie mani non sopporta questo trattamento. Il calore, le martellate e l'acqua fredda lo riempiono di screpolature. Ed è in questo momento che mi rendo conto che mai si trasformerà in una bella lama di spada ed è allora che lo butto in una montagna di ferri vecchi che tu vedi all'ingresso della mia officina".
Fece un'altra pausa e il fabbro così terminò: "So che Dio mi sta mettendo nel fuoco della sofferenza. Accetto le martellate che la vita mi da, e a volte mi sento tanto freddo e insensibile come l'acqua che fa soffrire l'acciaio. Però, l'unica cosa che penso è: Dio mio, non smettere, fintanto che non riesco a prendere la forma che ti aspetti da me. Fammela prendere nella maniera che ti sembra migliore, impiegaci tutto il tempo che vuoi, però
non mi buttare mai nel mucchio dei ferri vecchi!"
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Messaggio  annaxel il Lun Ott 17, 2016 2:21 pm

Il miglior cuore del mondo
L'abitudine di un primario cardiologo era quella di vantarsi con i colleghi più giovani delle perfette condizioni del suo cuore; e a riprova di ciò mostrava loro non solo diagrammi ed analisi ma addirittura fotografie che riprendevano un muscolo cardiaco in perfette condizioni.
E tutti quanti doverosamente ammiravano, perché lui era comunque un superiore ma anche perché  la categoria di solito tende agli strapazzi: notevole quindi trovare qualcuno in età matura che potesse vantare un cuore davvero perfetto, senza alcun minimo difetto, e che lo rendeva capace di performance non comuni. Così tutti erano concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più brillante ed in salute che avessero mai visto in vita loro.
Ma un giorno nell'usuale crocchio deferente capitò un vecchio collega, che tranquillamente disse: "A dire il vero questo tuo cuore è molto meno bello del mio".
Quando mostrò le sue lastre e diagrammi , aveva puntati addosso gli occhi di tutti. Beh, certamente si trattava di un cuore funzionante, ma aveva un tale aspetto! Più che un cuore sembrava il vestito di Arlecchino, come ricoperto di cicatrici, con zone più o meno scure ed irregolari;  sembrava quasi se ne fossero stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri che però non combaciavano in maniera perfetta. Un organo bitorzoluto come un paesaggio collinare con vari monticelli ed avvallamenti. Tutti quanti osservarono il vecchio con perplessità e commiserazione.
Solo il luminare guardando com'era ridotto quel povero muscolo cardiaco osò scoppiare a ridere: "Starai scherzando! - disse - Confronta il tuo cuore col mio: il tuo è tutto un rattoppo! E con queste accelerazioni improvvise dei battiti, oltretutto. Ma che dici?"
"E' vero! - ammise il vecchio - Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, e un andamento di invidiabile regolarità; ma non ne farei mai a cambio con il mio. Vedi: ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore. E' come se avessi staccato un pezzo del mio cuore per darlo via, e avessi ricevuto in cambio un pezzo di un cuore altrui, per colmare il vuoto.
Ma, certo ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi: ed è quella la ragione di questa specie di cicatrici e bitorzoli, a cui però sono affezionato perché ognuna di esse mi ricorda quell'amore condiviso. Altre volte invece ho dato via interi pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: e questo spiega certi avvallamenti.
Amare è rischioso, certo, e ti provoca anche quelle accelerazioni dei battiti che tu hai notato. Ma per quanto dolorosi siano questi buchi e questi segni che mi rimangono, tutto ciò mi ricorda sempre l'amore che ho provato per tutte quelle persone, anche per chi se ne è andato e, chissà? Forse un giorno taluni ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro.  Comprendi, adesso?  Un cuore esteticamente perfetto, liscio e levigato è soltanto lo specchio della paura di amare. Perché il vero amore traccia sempre un segno; non è qualcosa che possa lasciarti il cuore indenne".
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Messaggio  annaxel il Lun Ott 10, 2016 9:27 am

Grazie!
Chi non sa ringraziare, non sa nemmeno accogliere e donare!
Purtroppo oggi siamo troppo impegnati ad accumulare, a pretendere, a dare tutto per scontato … per ricordarci di questa bellissima parola: GRAZIE!!
Due contadini lavoravano in due campi attigui. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, e uno simile all’altro, la loro vita trascorreva identica.
Sempre chini sulla terra a seminare o a raccogliere, essi non si scambiavano mai una parola per non perdere tempo, perché in campagna, si sa, il tempo è denaro.
Uno dei due, però, di tanto in tanto si rizzava in su, stendeva larghe le braccia e col cuore lodava il Signore.
L’altro con la coda dell’occhio guardava e tra se pensava: «Quello è un po’ tocco!». Il raccolto, a fine stagione, dava entrambi uguale profitto. Dio ricompensava allo stesso modo sia chi lo lodava con la preghiera, sia chi lavorava più sodo.
Venne infine il giorno in cui i due, a causa dell’età avanzata, dovettero abbandonare i loro campi; e colui che soleva lodare il Signore, ancora una volta, si drizzò e stese le braccia al cielo in segno di ringraziamento; ma l’altro rimase giù chino. Non riusciva più a sollevar la schiena.

Grazie mille!!! Prego ...…… (di niente; di cosa?…)! Avete già scelto cosa aggiungere? Dalla risposta che avete dato, potete riflettere sul vostro senso di gratitudine.
Purtroppo oggi siamo troppo impegnati ad accumulare, a pretendere, a dare tutto per scontato … per ricordarci di questa bellissima parola: GRAZIE!!!
Non ci accorgiamo di quanti doni quotidianamente riceviamo dalle persone che abbiamo accanto, dagli amici, dai genitori, dai figli e così non siamo più in grado di aprire il nostro cuore ai piccoli e semplici gesti d’amore che essi ci rivolgono. Ci chiudiamo in noi stessi, nel nostro piccolo mondo, incapaci di aprirci e donarci agli altri.
Ci stupiamo quando qualcuno ci rifiuta qualcosa, quando le cose non sono come sempre, quando qualcuno dice: ora arrangiati! Quasi ci arrabbiamo, se ciò che attendevamo non si realizza. Siamo scontenti, non ci accontentiamo, non siamo capaci di amare e peggio ancora di lasciarci amare.
Dice un proverbio: se cominciassimo a ringraziare Dio dei doni che ci fa ogni giorno, non avremmo più tempo per lamentarci di nulla.


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Messaggio  annaxel il Lun Set 26, 2016 2:25 pm

Il santo e il topolino

Un grande asceta, noto in tutto il mondo per la sua grande santità, abitava in una profonda caverna. Sedeva tutto il giorno immerso in profonda meditazione e il suo pensiero era sempre rivolto al Signore.
Ma un giorno, mentre il santo asceta stava meditando, un topolino sbucò dall’ombra e cominciò a rosicchiargli un sandalo.
L’eremita aprì gli occhi arrabbiatissimo. «Perché mi disturbi durante la meditazione?». «Ma io ho fame!», piagnucolò il topolino. «Vattene via, topastro della malora! -sbraitò l’asceta -come osi infastidirmi proprio mentre cerco l’unione con Dio?».
«Come fai a trovare l’unione con Dio», chiese il topolino, «se non riesci neppure ad andare d’accordo con me?».
Non si può presumere di essere amici di Dio senza essere amici delle creature.
Gli uomini sono stati affidati gli uni agli altri. Chi non è capace di amare i propri fartelli non è capace neppure di amare Dio.
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Messaggio  annaxel il Lun Set 19, 2016 1:53 pm


LA CARITA'
Regala ciò che non hai

Occupati dei guai, dei problemi del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni, le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai, la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te, la fiducia di cui tu sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso quando hai voglia di piangere.
Produci serenità dalla tempesta che hai dentro.
“ Ecco, quello che non ho, te lo do”.
Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere, diventerà veramente tua
nella misura in cui l’avrai regalata agli altri.

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