inviati da....Don Carlo

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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  annaxel il Lun Ott 24, 2016 9:52 am

Acciaio temprato
Si racconta di un fabbro che, dopo una gioventù piena di vizi, decise di dare la sua anima a Dio. Durante molti anni lavorò con ardore, praticò la carità, però, malgrado tutta questa sua dedizione, sembrava che nulla andasse bene nella sua vita, al contrario, i suoi problemi e i suoi debiti crescevano di giorno in giorno. Una bellissima sera, un amico che era andato a trovarlo, e che provava compassione per questa sua situazione difficile, gli disse: "E' realmente una cosa molto strana che, dopo aver deciso di cambiare e diventare un uomo timoroso di Dio, la tua vita abbia cominciato a peggiorare. Non voglio diminuire la tua speranza, però, nonostante la tua fede nel mondo spirituale, non hai migliorato in niente".
Il fabbro non rispose subito, aveva pensato in queste cose parecchie volte, senza capire quello che stava succedendo nella sua vita, però, siccome voleva dare una risposta al suo amico, cominciò a parlare, e finì per trovare la spiegazione che cercava. Ecco cosa disse il fabbro: "In questa officina io ricevo il ferro prima di essere lavorato e devo trasformarlo in spade. Sai tu come si fanno le spade? Prima si scalda il ferro ad una caloria infernale fin che non diventa di un rosso vivo, subito dopo, senza nessuna pietà, prendo la mazza più pesante che ho e comincio a martellarlo parecchie volte finché il pezzo non prende la forma desiderata, subito dopo lo immergo dentro un secchio pieno di acqua fredda, e tutta l'officina si riempie di rumore e di vapore, perché il pezzo molto caldo immerso nell'acqua fredda scoppietta a causa del violento cambiamento di temperatura. Devo ripetere questa operazione parecchie volte se voglio ottenere una spada perfetta, una sola volta non è sufficiente".
Il fabbro fece una lunga pausa e poi proseguì: "A volte il ferro che ho tra le mie mani non sopporta questo trattamento. Il calore, le martellate e l'acqua fredda lo riempiono di screpolature. Ed è in questo momento che mi rendo conto che mai si trasformerà in una bella lama di spada ed è allora che lo butto in una montagna di ferri vecchi che tu vedi all'ingresso della mia officina".
Fece un'altra pausa e il fabbro così terminò: "So che Dio mi sta mettendo nel fuoco della sofferenza. Accetto le martellate che la vita mi da, e a volte mi sento tanto freddo e insensibile come l'acqua che fa soffrire l'acciaio. Però, l'unica cosa che penso è: Dio mio, non smettere, fintanto che non riesco a prendere la forma che ti aspetti da me. Fammela prendere nella maniera che ti sembra migliore, impiegaci tutto il tempo che vuoi, però
non mi buttare mai nel mucchio dei ferri vecchi!"
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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  annaxel il Lun Ott 17, 2016 2:21 pm

Il miglior cuore del mondo
L'abitudine di un primario cardiologo era quella di vantarsi con i colleghi più giovani delle perfette condizioni del suo cuore; e a riprova di ciò mostrava loro non solo diagrammi ed analisi ma addirittura fotografie che riprendevano un muscolo cardiaco in perfette condizioni.
E tutti quanti doverosamente ammiravano, perché lui era comunque un superiore ma anche perché  la categoria di solito tende agli strapazzi: notevole quindi trovare qualcuno in età matura che potesse vantare un cuore davvero perfetto, senza alcun minimo difetto, e che lo rendeva capace di performance non comuni. Così tutti erano concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più brillante ed in salute che avessero mai visto in vita loro.
Ma un giorno nell'usuale crocchio deferente capitò un vecchio collega, che tranquillamente disse: "A dire il vero questo tuo cuore è molto meno bello del mio".
Quando mostrò le sue lastre e diagrammi , aveva puntati addosso gli occhi di tutti. Beh, certamente si trattava di un cuore funzionante, ma aveva un tale aspetto! Più che un cuore sembrava il vestito di Arlecchino, come ricoperto di cicatrici, con zone più o meno scure ed irregolari;  sembrava quasi se ne fossero stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri che però non combaciavano in maniera perfetta. Un organo bitorzoluto come un paesaggio collinare con vari monticelli ed avvallamenti. Tutti quanti osservarono il vecchio con perplessità e commiserazione.
Solo il luminare guardando com'era ridotto quel povero muscolo cardiaco osò scoppiare a ridere: "Starai scherzando! - disse - Confronta il tuo cuore col mio: il tuo è tutto un rattoppo! E con queste accelerazioni improvvise dei battiti, oltretutto. Ma che dici?"
"E' vero! - ammise il vecchio - Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, e un andamento di invidiabile regolarità; ma non ne farei mai a cambio con il mio. Vedi: ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore. E' come se avessi staccato un pezzo del mio cuore per darlo via, e avessi ricevuto in cambio un pezzo di un cuore altrui, per colmare il vuoto.
Ma, certo ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi: ed è quella la ragione di questa specie di cicatrici e bitorzoli, a cui però sono affezionato perché ognuna di esse mi ricorda quell'amore condiviso. Altre volte invece ho dato via interi pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: e questo spiega certi avvallamenti.
Amare è rischioso, certo, e ti provoca anche quelle accelerazioni dei battiti che tu hai notato. Ma per quanto dolorosi siano questi buchi e questi segni che mi rimangono, tutto ciò mi ricorda sempre l'amore che ho provato per tutte quelle persone, anche per chi se ne è andato e, chissà? Forse un giorno taluni ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro.  Comprendi, adesso?  Un cuore esteticamente perfetto, liscio e levigato è soltanto lo specchio della paura di amare. Perché il vero amore traccia sempre un segno; non è qualcosa che possa lasciarti il cuore indenne".
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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  annaxel il Lun Ott 10, 2016 9:27 am

Grazie!
Chi non sa ringraziare, non sa nemmeno accogliere e donare!
Purtroppo oggi siamo troppo impegnati ad accumulare, a pretendere, a dare tutto per scontato … per ricordarci di questa bellissima parola: GRAZIE!!
Due contadini lavoravano in due campi attigui. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, e uno simile all’altro, la loro vita trascorreva identica.
Sempre chini sulla terra a seminare o a raccogliere, essi non si scambiavano mai una parola per non perdere tempo, perché in campagna, si sa, il tempo è denaro.
Uno dei due, però, di tanto in tanto si rizzava in su, stendeva larghe le braccia e col cuore lodava il Signore.
L’altro con la coda dell’occhio guardava e tra se pensava: «Quello è un po’ tocco!». Il raccolto, a fine stagione, dava entrambi uguale profitto. Dio ricompensava allo stesso modo sia chi lo lodava con la preghiera, sia chi lavorava più sodo.
Venne infine il giorno in cui i due, a causa dell’età avanzata, dovettero abbandonare i loro campi; e colui che soleva lodare il Signore, ancora una volta, si drizzò e stese le braccia al cielo in segno di ringraziamento; ma l’altro rimase giù chino. Non riusciva più a sollevar la schiena.

Grazie mille!!! Prego ...…… (di niente; di cosa?…)! Avete già scelto cosa aggiungere? Dalla risposta che avete dato, potete riflettere sul vostro senso di gratitudine.
Purtroppo oggi siamo troppo impegnati ad accumulare, a pretendere, a dare tutto per scontato … per ricordarci di questa bellissima parola: GRAZIE!!!
Non ci accorgiamo di quanti doni quotidianamente riceviamo dalle persone che abbiamo accanto, dagli amici, dai genitori, dai figli e così non siamo più in grado di aprire il nostro cuore ai piccoli e semplici gesti d’amore che essi ci rivolgono. Ci chiudiamo in noi stessi, nel nostro piccolo mondo, incapaci di aprirci e donarci agli altri.
Ci stupiamo quando qualcuno ci rifiuta qualcosa, quando le cose non sono come sempre, quando qualcuno dice: ora arrangiati! Quasi ci arrabbiamo, se ciò che attendevamo non si realizza. Siamo scontenti, non ci accontentiamo, non siamo capaci di amare e peggio ancora di lasciarci amare.
Dice un proverbio: se cominciassimo a ringraziare Dio dei doni che ci fa ogni giorno, non avremmo più tempo per lamentarci di nulla.


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Messaggio  annaxel il Lun Set 26, 2016 2:25 pm

Il santo e il topolino

Un grande asceta, noto in tutto il mondo per la sua grande santità, abitava in una profonda caverna. Sedeva tutto il giorno immerso in profonda meditazione e il suo pensiero era sempre rivolto al Signore.
Ma un giorno, mentre il santo asceta stava meditando, un topolino sbucò dall’ombra e cominciò a rosicchiargli un sandalo.
L’eremita aprì gli occhi arrabbiatissimo. «Perché mi disturbi durante la meditazione?». «Ma io ho fame!», piagnucolò il topolino. «Vattene via, topastro della malora! -sbraitò l’asceta -come osi infastidirmi proprio mentre cerco l’unione con Dio?».
«Come fai a trovare l’unione con Dio», chiese il topolino, «se non riesci neppure ad andare d’accordo con me?».
Non si può presumere di essere amici di Dio senza essere amici delle creature.
Gli uomini sono stati affidati gli uni agli altri. Chi non è capace di amare i propri fartelli non è capace neppure di amare Dio.
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Messaggio  annaxel il Lun Set 19, 2016 1:53 pm


LA CARITA'
Regala ciò che non hai

Occupati dei guai, dei problemi del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni, le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai, la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te, la fiducia di cui tu sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso quando hai voglia di piangere.
Produci serenità dalla tempesta che hai dentro.
“ Ecco, quello che non ho, te lo do”.
Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere, diventerà veramente tua
nella misura in cui l’avrai regalata agli altri.

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Messaggio  annaxel il Lun Set 19, 2016 1:49 pm


LA RUOTA
C'era una volta una ruota alla quale mancava un pezzo. La ruota voleva essere completa, perfetta, cosicché partì per cercare il pezzo che le mancava. Siccome era incompleta, però, non poteva rotolare bene ed ebbe così molto tempo per guardare i fiori, gli alberi e tutte le meraviglie del creato, godendo anche dei raggi del sole.
Durante la sua ricerca trovò molti pezzi di ruota, ma nessuno che corrispondesse al suo pezzo mancante. Continuò così a cercare nello stupore delle cose che via via vedeva.
Un giorno trovò un pezzo che le andava perfettamente, e finalmente poté essere completa: non le mancava proprio niente ed cominciò così a rotolare con molta rapidità, tanto rapidamente che non vedeva più né fiori né alberi, né aveva il tempo per godere dei raggi del sole.
Quando si rese conto di questo, non ci pensò due volte, e lasciò sul bordo della strada il pezzo che aveva trovato, ricominciando così a rotolare lentamente.
Quando accettiamo che l'imperfezione sia parte di noi stessi e viviamo senza rinunciare a godere della vita, abbiamo conquistato l'integrità alla quale gli altri possono solo aspirare.
Il Signore non ci chiede di essere perfetti, né che non commettiamo mai errori, ma di essere integri. Se abbiamo sufficiente cuore per amare, per perdonare, per rallegrarci delle piccole cose, e saggezza per riconoscere il valore immenso che rappresentiamo per Dio, allora saremo completi, benché possiamo sembrare di essere imperfetti.
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Messaggio  annaxel il Gio Ago 11, 2016 3:35 pm


PADRE METODIO E GLI AMICI
Un giorno Padre Metodio, ricevette dai suoi Su­periori l'ordine di partire dal suo convento e di tra­sferirsi in un altro, in una città lontana, molto lon­tana.
Il Religioso che voleva vivere bene quel vange­lo che aveva tanto studiato e predicato, illuminò subito la sua obbedienza, ricordando quanto Gesù aveva detto ai "superiori": "Chi ascolta voi, ascol­ta me», e disse di sì con la gioia di chi sa che fare la volontà di Dio è la più bella avventura che pos­sa capitare ad un uomo su questa terra.
Certo che il suo "sì" non era detto ad un uomo, ma a Dio che manifestava e manifesta la sua volontà tramite il suo superiore.
Gli amici e i conoscenti di P. Meto­dio, saputa la cosa, si diedero da fare per tratte­nerlo fra loro e per impedirgli di andare lontano. Del resto gli volevano bene e ne erano ricam­biati.
Vedendoli recalcitranti all'ordine del Supe­riore, padre Metodio li rassicurava: "Un giorno ‑ raccontò ‑ la terra si svegliò tutta ammantata di piante, di fiori, di frutti, giardini, campagne. Ri­conoscendosi arricchita di tanti doni e ornata di tanti colori, fu invasa da un'ondata di riconoscen­za verso il sole, autore di tanto splendore e gli dis­se: "Avvicinati, che ti do un bacio per esprimerti il mio grazie".
Il sole rispose: "Ti voglio bene ed è per questo che devo stare alla distanza voluta e fissa­ta dal Creatore. Se ti vengo vicino ti farei del ma­le; ti brucerei".
La comunione vitale, fra le creatu­re, sta nel fare ciascuna la volontà di Dio, nel vivere la vocazione che Dio le ha da­to.
Per questo il Religioso concluse dicendo agli amici: "Proprio perché vi voglio bene, lasciatemi andare in quella città lontana, ma così… vicina".

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Messaggio  annaxel il Gio Ago 11, 2016 3:31 pm

il FANTOCCIO di GHIACCIO

e il FIAMMIFERO

Un giorno un fantoccio di ghiaccio, ottimo par­latore e con una preparazione culturale adeguata, si lasciò prender dall'ansia di portare un po' di ca­lore agli uomini di tutta la terra, intirizzita dal fred­do e dall'indifferenza.
Si preparò con puntiglio e con profondità su tut­ti gli argomenti del fuoco, studiandone con pignoleria gli effetti e i particolari.
Gli capitò nel frat­tempo di incontrare un insignificante cerino, dalla fiamma tenue, ma con la prerogativa di rimanere "sempre acceso".
Lo invitò a dividere con lui questo lavoro: in­fiammare, incendiare gli uomini di tutto il mondo raggelato.
Lo istruì bene sugli argomenti da por­tare e sui quali discutere con chiunque e sulla me­todologia del discorso, sapendo che il cerino non era capace di dire una sola parola sul tema del "fuoco".
Si divisero il lavoro, ripromettendosi di incon­trarsi dopo aver percorso la propria parte del glo­bo.
Il fantoccio parlatore salutò il cerino "sempre acceso" incitandolo a fare con slancio la sua parte, ma rammaricandosi nel vederlo incapace di parla­re di fuoco.
Passato il tempo fissato per questo lavoro, si ri­videro per raccontarsi i risultati.
Il ghiaccio "par­latore" tornò scornato e avvilito perché di fronte ai suoi "discorsi" infuocati e illuminati nessuno s'in­fiammava né s'infervorava; al suo passaggio tutti rimanevano indifferenti; anzi molti si scandalizza­vano nell'udir parlare di fuoco da chi era ghiac­ciato.
Il cerino "sempre acceso" e muto, ovunque an­dava incendiava; tutti al suo passaggio godevano del desiderato calore a tal punto che a loro volta diventavano portatori di fuoco.
Nessuno dà ciò che non ha.
La parola incide se sei ciò che dici; diversamente scandalizza.
L'uomo non vale per quanto ha o mostra, ma per quello che è.
Il cristiano è tale non se sa parlare d'amore, ma se ama.
Oggi il mondo non ha bisogno di mae­stri, ma di testimoni.
Tratto dal libretto "Il mare nella goccia"

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Messaggio  annaxel il Dom Giu 19, 2016 2:40 pm

Le ali di un fiore

Una farfalla volava instancabile tra i fiori, quando d'un tratto un pianto sommesso la fece sobbalzare. «Che fatto insolito, pensò, in un giardino», e impaurita si spezzò le ali andando a urtare contro un alberello. «Ah, che mai sarà di me adesso! Non volerò più... morirò di tristezza!».

E mentre così si lamentava, si ricordò del pianto appena udito e chiese al vento:

«Chi piangeva prima di me?». «Io, stelo nudo senza fiore; una folata di vento mi ha ridotto cosi. E a che serve uno stelo senza fiore?».

La farfalla si trascinò stancamente fino a lui. «Non sei il solo a soffrire; con le mie ali spezzate, non volerò mai più libera nell'aria». Lo stelo tacque e sembrò riflettere, ma tanto durava il suo silenzio, che la farfalla quasi si innervosì.

Alla fine parlò: «Insieme, possiamo aiutarci. Posati su di me, così tu porgerai le ali al vento ed io avrò di nuovo un fiore». La farfalla si illuminò tutta di un sorriso. I passeri accorsero ad aiutarli e unirono per sempre la farfalla al verde stelo. Da allora ci sono farfalle che volano ed altre che, trasformate in fiori, si lasciano cullare sugli steli.

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Messaggio  annaxel il Dom Giu 19, 2016 2:38 pm

Amici
(Anonimo)


Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontreremo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se fosse stata la migliore conversazione mai avuta. E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che ci arrivi.

Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta! Non ti aspettare amore indietro; aspetta solo che cresca nei loro cuori, ma se non succede, accontentati che cresca nel tuo.

Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo. Non cercare le apparenze; possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi. Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.

Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare. Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente da renderti felice.

Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.

Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino. La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l'importanza delle persone che hanno toccato le loro vite.

L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the. Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato: non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori. Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sorrida.



E' importantissimo sorridere, perché il viso è lo specchio dell'anima.

Chi ha Dio nel cuore, sorride, è felice, sereno, anche se ha problemi e sofferenze enormi.

Gustare che Dio non carica di pesi, ma li porta con e per noi, è motivo di felicità e di gaudio.

Confidare nel Signore è certezza di felicità e di pace interiore.

A chi ha Dio, nulla manca. Dio solo basta. (Santa Teresa)
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Messaggio  annaxel il Mar Apr 26, 2016 2:04 pm

Mendicante per amore



In un regno sconosciuto viveva un re, buono e giusto, che si preoccupava anzitutto di soccorrere i miseri e di procurare una vita migliore a tutti. Un giorno, al ritorno da un lungo viaggio, vedendo accanto a un gregge una ragazza bella, sorridente, gra­ziosa, il sovrano fu assalito da un'emozione sconosciuta. Tornò alla reggia con la pastorella nel cuore.

Nei giorni che seguirono continuò a pensare a lei. Avrebbe potuto usare il suo potere per sedurla presentandosi con le vesti da sovrano, seduto sulla carrozza reale. Ma il suo sogno era di essere amato per quello che era.

Una sera il re chiamò l'intendente, gli affidò gli affari del regno, si vestì da mendicante e partì per il paese dove abitava la pastorella. Arrivato in quel luogo si mise a servizio della gente, vivendo di ciò che gli veniva dato in cambio. Quando poteva, si avvicinava alla ragazza e le offriva le uniche ricchezze in mano sua: le perle del suo animo, i diamanti del suo spirito, i gioielli del suo cuore. L'aiutava a trasportare i secchi del latte, le offriva semplici fiorellini, le raccontava le storie che aiutano a superare la miseria e fanno sognare. All'inizio la ragazza era un po' imbarazzata, perché il giovane era uno straccione, ma poi si era lasciata incantare dalle sue maniere delicate, così diverse dalla doppiezza dei giovani che solitamente la corteggiavano.

Un giorno pensò: «Quel giovane è povero, ma quello che vedo brillare nei suoi occhi vale più di tutto l'oro del mondo!». Da allora cominciò ad at­tendere, con impazienza, il momento quotidiano dell'incontro con lui.

Un giorno il ragazzo non arrivò. Il giorno dopo neppure. Allora la pastorella decise di andarlo a cercare nelle periferie della città. Dopo lungo cercare, incontrò una donna che conosceva il giovane e lo stimava per la sua rinomata bontà. Costei la condusse alla capanna del ragazzo, da alcuni giorni immobile, divorato dalla febbre, mori­bondo. La pastorella si avvicinò al capezzale, posò la mano sulla fronte del malato e gli parlò sorri­dendo. Lui, per un istante, si svegliò, sorrise, poi piombò in un coma profondo. Da quel giorno la ragazza si prese cura di lui. Pian piano, grazie alle sue cure delicate, il giovane uscì dal coma; quando fu in grado di parlare, le raccontò la storia di un Re che si era innamorato di una pastorella, ma, temendo di essere ricambiato solo per le sue ricchezze, si era fatto mendicante.

Lei chiese, senza immaginare la verità: «Come andò a finire?». Lui rispose: «Dipende da te!». Poi continuò: «Quel re sono io e tu sei la Regina del mio cuore; senza di te sarei davvero il più povero dei mendicanti». Andò a finire che vissero insieme, felici.
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Domanda.

Messaggio  silvia il Ven Feb 05, 2016 11:56 pm

Chi è don Carlo?
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LA BIBBIA MURATA

Messaggio  annaxel il Sab Gen 30, 2016 2:25 pm

LA BIBBIA MURATA



Il 10 maggio 1861, un violento incendio devastò la città di Glaris, in Svizzera: 490 case furono inghiottite dal fuoco. I cittadini decisero di ricostruire le loro case.

In uno dei numerosi cantieri che si aprirono in città la­vorava un giovane muratore venuto dal Nord Italia, di no­me Giovanni.

Il giovane fu incaricato di esaminare lo stato di un mu­ro lesionato. Cominciò a battere con un martello quando un pezzo di intonaco si staccò, e lasciò intravedere un li­bro che era stato inserito al posto di un mattone. Un grosso volume che era stato murato.

Incuriosito, Giovanni lo estrasse. Era una Bibbia. Qual­cuno l'aveva messa là di proposito, forse per scherzo...

Il giovane muratore non aveva mai avuto molto inte­resse per le questioni religiose, ma durante la pausa del pranzo cominciò a leggere quel libro.

Continuò alla sera, a casa, e per tante altre sere. A po­co a poco scoprì le parole che Dio aveva indirizzato agli uomini. E lentamente la sua vita cambiò.

Due anni dopo, l'impresa per cui Giovanni lavorava, si trasferì a Milano. Il cantiere era molto vasto e gli operai condividevano alcune camerette. Una sera, il compagno di stanza di Giovanni si fermò incuriosito a osservare il giova­ne che leggeva con aria assorta e tranquilla la sua Bibbia.

«Che cosa leggi?», gli chiese.

« La Bibbia».

«Uff! Come fai a credere a tutte quelle scemenze? Pen­sa che io, una volta, ne ho murata una nella parete di una casa in Svizzera. Sarei curioso di vedere se il diavolo o chi per esso è riuscito a farla uscire di là!».

Giovanni alzò la testa di scatto e guardò negli occhi il compagno.

«E se io ti facessi vedere proprio quella Bibbia? », disse semplicemente.

«La riconoscerei, perché l'avevo segnata».

Giovanni porse al compagno il volume che stringeva in mano: «Riconosci il tuo segno?».

L'altro prese in mano il libro, aprì la pagina e rimase turbato, in silenzio. Quella era proprio la Bibbia che ave­va murato in Svizzera, dicendo ai compagni di lavoro: «Voglio proprio vedere se uscirà di qui sotto!».

Giovanni sorrise: «Come vedi è tornata da te».

Da Nuove Storie di Bruno Ferrero



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Dubitare dell'esistenza di Dio

Messaggio  annaxel il Lun Gen 18, 2016 10:38 am

Dubitare dell'esistenza di Dio
(A, De Mello)
Un saggio, vedendo i suoi discepoli discutere sull'esistenza di Dio, un giorno pensò bene di recarsi da loro in sella al proprio asino. Si aggirava attorno come se cercasse qual­cosa.
Gli chiesero preoccupati i discepoli: "Maestro, dove stai andando?"
Rispose: "Sto andando in cerca del mio asino!"
Scoppiarono tutti a ridere e fecero notare: "Ma ciò è ridicolo: gli stai in sella!"
E lui: "Ancora più ridicoli siete voi: andate in cerca di Dio, quando è su di lui e per lui che vivete! "
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Il papavero e l'ortica

Messaggio  annaxel il Lun Gen 18, 2016 10:35 am

Il papavero e l'ortica

Un papavero, arrivato dal lontano Oriente, fu trapiantato nel posto più bello del giardino. Tutti si recavano a vederlo, ammirandone i colori dei petali, lo stelo alto ed elegante, le grandi foglie ovali. Ma il papavero più cresceva e più diventava triste, piegando sul calice la bella corolla.
Un'ortica, gesticolando tra i sassi del muro di cinta, richiamò un giorno la sua attenzione e gli chiese: "Fiorellino, come mai sei così triste? Tutto il resto del giardino è verdeg­giante e lieto. Ti hanno messo nel posto d'onore, e le più tenere erbette e i fiori più delicati ti fanno da nobile e degna corona. Tu, invece, sei pallido e tremi come se avessi paura; sei lan­guido e sospiri come se avessi un gran dispiacere. La tua non è vita! Un'esistenza meschina ed ignobile si conver­rebbe piuttosto a me, che sto sempre rintanata fra i calcinacci, evitata, disprezzata ed odiata da tutti!".
"Povero me! ‑ esclamò il papavero ‑ Nessuno vede i pericoli che mi minacciano; me li porto dentro, li conosco soltanto io! Tu non ti lasci toccare da nessuno, perché la natura ti ha dato di che mordere chiunque volesse coglierti, tu basti a te stessa, non ti curi degli altri e sai difenderti da sola anche dal vento e dalla tempesta, dal caldo e dal gelo. Io, invece, devo piacere a tutti e inchinarmi da una parte o dall'altra a seconda di chi mi vezzeggia; e sono cresciuto talmente, che il più lieve soffio di vento potrebbe rovesciarmi a terra. Non sempre le creature piacevoli hanno una storia piacevole.
L'ortica capì, in quel momento, che vivere da rintanati, talvolta, può essere un privilegio.


Ultima modifica di annaxel il Lun Gen 18, 2016 10:40 am, modificato 1 volta
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Contrabbando...in Paradiso

Messaggio  annaxel il Lun Gen 18, 2016 10:32 am

Contrabbando...in Paradiso
Un giorno mentre Dio stava facendo la sua solita visita al Paradiso notò che alcune persone non avevano la faccia sufficientemente pura e che si vergognavano di essere tra le altre anime di grande santità. Tra di se si disse: "Cosa sta succedendo a San Pietro? Che la sua età gli abbia indebolito il carattere; è necessario rimproverarlo il disattento guardiano; che lo si chiami......"
E subito un angelo, con un rapido e bel volo, andò a cercarlo e lo trovò seduto e molto attento al lato della porta del Paradiso. "Io vengo, San Pietro, a sostituirlo per un momento perché il buon Dio vuole interrogarlo. San Pietro corse ed il Signore, con severità, lo riprese dicendogli: "No! No! Questo non deve succedere, tu hai lasciato entrare gente macchiata in questa mia pura e celestiale dimora."
"Mi confondi, o buon Dio, - rispose Pietro - io sto sempre sulla porta attento come una sentinella, e anche se sono di una età molto avanzata, non passa nessuna cosa per disattenzione; credimi, buon Signore, non sono colpevole, io sono sempre al mio posto di guardia e nessuno è mai entrato in questo Paradiso senza il debito passaporto."
"Calmati, - disse Dio - forse ci stiamo sbagliando. Guarda laggiù, conosci quelle persone?" "Oh mio buon Dio, ti dico francamente che non le ho mai viste, che non sono nella mia lista e che non fanno parte del Paradiso...sicuramente qua si sta facendo contrabbando, ed io ti prometto, o buon Signore, di trovare molto presto il responsabile, perché io non voglio rinunciare alla portineria del Paradiso."
Dopo tutto questo San Pietro chiuse molto bene tutte le serrature delle porte fino a quando non fu ben sicuro che non vi fossero fessure né passaggi dove potesse passare un'anima, ed essendo già notte inoltrata si sedette a vigilare l'entrata celestiale.
Più tardi, con sua grande meraviglia, vide delle persone sconosciute calarsi dal cielo senza sapere da dove venissero e come facessero.
Allora San Pietro immediatamente mandò a chiamare Dio perché vedesse quello che stava succedendo e quando Egli arrivò, il buon portinaio gli fece cenno che si nascondesse, senza far rumore, e che stesse ad ascoltare e a guardare.
La scena che videro fu stupenda! Fuori dal Paradiso c'erano molte anime che San Pietro, inesorabile, aveva mandato via perché non avevano i documenti in regola per poter entrare in Paradiso. Tutte queste anime erano tristi e si lamentavano, e la Vergine Maria ascoltando tutti quei lamenti e non sopportando che tutta quella gente la implorasse invano era salita sul muro di cinta del cielo e da lì, credendo che, essendo notte, nessuno la potesse vedere, con tanta allegria li faceva entrare in Paradiso, facendo contrabbando a San Pietro.
San Pietro con questo, poté provare la sua innocenza e tutto soddisfatto disse al buon Signore: "Almeno falle un rimprovero!" Ma il buon Dio che aveva riconosciuto sopra il muro del cielo sua Madre, tanto dolce, bella e pura, gli rispose con dolcezza: "PERCHÉ ? TU SAI COME E' LEI !!!"
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NATALE

Messaggio  annaxel il Gio Dic 10, 2015 1:39 pm

NATALE
Fu il tintinnio dei vetri, il leggero tremolare della casa, un rumore sordo e vibrante, a distogliere Samuele dalla costruzione del suo Presepio. Si accorse che un elicottero stava girando basso sulla sua casa, cercando di atterrare nel campo vicino.
Una volta atterrato, senza spegnere i motori e l'ala rotante, scendono da esso due uomini, caricano in fretta un ferito e l'elicottero riparte, alzandosi verticalmente verso il cielo con il suo nuovo carico umano.
Samuele sta alla finestre con il naso all'insù, finché quel concentrato di ingegneria umana non scompare nel cielo. Ritorna poi al suo Presepio, guardando la capanna, guardando il Bambino Gesù...
... anche Lui è sceso dal cielo per caricare l'uomo ferito e portarlo a volare verso la salvezza... per dare ad ogni uomo una forza nuova per non strisciare più sulla terra, ma per volare sempre in alto, insieme a Lui, che è l'Amore del Padre.
Se accoglieremo Gesù nel nostro cuore, vivremo volando su questa misera terra, verso una salvezza gioiosa e festante.



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Un cieco con un lume acceso

Messaggio  annaxel il Lun Nov 30, 2015 11:59 am

Un cieco con un lume acceso



Molti di anni fa,

un uomo camminava per le strade buie di una città dell'oriente

con in mano una lampada ad olio accesa.

La città era molto scura in quella notte senza luna.

All'improvviso incontra un amico che lo riconosce e gli dice:

"Cosa fai, Gino,

sei cieco e vai in giro con una lampada accesa in mano ?

Se tu non vedi ......... "

"E' che io non porto la lampada

per vedere la mia strada;

conosco l'oscurità di queste strade a memoria;

porto la lampada accesa affinché

gli altri trovino la loro strada quando mi vedono!"

Ognuno può illuminare la strada per se stesso

o perché sia vista dagli altri,

anche se all'apparenza non ne hanno di bisogno.

Non è facile illuminare il cammino degli altri:

molte volte invece di illuminare,

oscuriamo la strada degli altri.

Come ?

Quando siamo scoraggiati,

quando critichiamo,

quando siamo egoisti,

nell'odio,

nel risentimento,

e nel non saper ascoltare.

Tutti attraversiamo momenti difficili,

o sentiamo il peso del dolore in determinati momenti della vita.

Non facciamo vedere il nostro dolore quando qualcuno,

disperato, cerca di trovare sostegno in noi!

Aiutiamo gli altri

seminando una luce di speranza nel loro cuore ferito.

IL NOSTRO DOLORE DIMINUISCE
QUANDO AIUTIAMO GLI ALTRI A SOPPORTARE IL LORO DOLORE.


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L'esempio

Messaggio  annaxel il Dom Nov 22, 2015 4:09 pm

L'esempio
Bruno Ferrero - A volte basta un Raggio di Sole – LDC
Un eremita vide una volta, in un bosco, uno sparviero. Lo sparviero portava al suo nido un pezzo di carne: lacerò quella carne in tanti piccoli pezzi, e si mise a imbeccare anche una piccola cornacchia ferita.
L'eremita si meravigliò che uno sparviero imbeccasse così una piccola cornacchia, e pensò: "Dio mi ha mandato un segno. Neppure una piccola cornacchia ferita viene abbandonata da Lui. Dio ha insegnato addirittura ad un feroce sparviero a nutrire una creaturina d'altra razza, rimasta orfana al mondo. Si vede proprio che Dio dà il necessario a tutte le creature: e noi, invece, stiamo sempre in pensiero per noi stessi. Voglio smetterla di preoccuparmi di me stesso! Dio mi ha fatto vedere che cosa devo fare. Non mi procurerà più da mangiare! Dio non abbandona nessuna delle sue creature: non abbandonerà neanche me".
E così fece: si mise a sedere in quel bosco e non si mosse più di là: pregava, pregava, e nient'altro. Per tre giorni e per tre notti rimase così, senza bere un sorso d'acqua e senza mangiare un boccone. Dopo tre giorni, l'eremita s'era tanto indebolito, che non era più capace d'alzare la mano.
Dalla gran debolezza, s'addormentò. Ed ecco apparirgli in sogno un angelo. L'angelo lo guardò accigliato e gli disse: "Il segno era per te, certo. Ma perché tu imparassi ad imitare lo sparviero!".
Troppo facilmente ci mettiamo dalla parte di chi deve ricevere.
Per Gesù, noi siamo tra quelli chiamati a dare!
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LA FEDE

Messaggio  annaxel il Dom Nov 15, 2015 6:07 pm

La fede
Bruno Ferrero - Libro: La Vita è Tutto Ciò che Abbiamo - Editrice: ElleDiCi
I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L'erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.
Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.
All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari. Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.
Pregare è chiedere la pioggia, credere è portare l'ombrello.
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Dove il cielo e la terra si toccano

Messaggio  annaxel il Mer Nov 11, 2015 9:03 am

Dove il cielo e la terra si toccano
Sulle pagine di un vecchio libro della biblioteca del monastero, due monaci avevano letto che esiste un luogo, ai confini del mondo, dove cielo e terra si toccano. Decisero di partire per cercarlo e promisero a se stessi di non tornare indietro affinché non lo avessero trovato.
Attraversarono il mondo intero, scamparono a innumerevoli pericoli, sopportarono tutte le terribili privazioni e sacrifici che comporta un pellegrinaggio in tutti gli angoli dell'immensa terra. Non mancarono neppure le mille seducenti tentazioni che possono distogliere un uomo dal raggiungere la sua meta. Le superarono tutte.
Sapevano che nel luogo che cercavano avrebbero trovato una porta: bastava bussare essi sarebbero trovati faccia a faccia con Dio.
Trovarono la porta. Senza perdere tempo, con il cuore in gola, bussarono.
Lentamente la porta si spalancò. Trepidanti i due monaci entrarono e si trovarono nella loro cella, nel loro monastero.
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Il sassolino (autore ignoto)

Messaggio  annaxel il Mar Ott 27, 2015 11:59 am

Il sassolino
(autore ignoto)
Il potente re Milinda disse al vecchio sacerdote: “Tu dici che l’uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent’anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in cielo. Se invece uno compie un solo delitto e non si pente, finirà all’inferno. E’ giusto questo? Cento delitti sono più leggeri di uno?”
Il vecchio sacerdote rispose al re: “Se prendo un sassolino grosso così, e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?”
“Andrà a fondo”, rispose il re.
“E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?”
“Galleggeranno”.
“Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un sassolino?”
Il re non sapeva che cosa rispondere. E il vecchio spiegò: “Così, o re, avviene agli uomini. Un uomo anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non cadrà nell’inferno. Invece l’uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà perduto”.

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Il miraggio

Messaggio  annaxel il Mar Ott 06, 2015 2:27 pm

Il miraggio
Un uomo si era perso nel deserto. Esaurita la scorta di viveri e di acqua, si trascinava penosamente sulle ghiaie roventi. Improvvisamente vide davanti a sé delle palme e udì un gorgoglio d'acqua.
Ancora più sconfortato pensò: «Questo è un miraggio. La mia fantasia mi proietta davanti i desideri profondi del mio subconscio. Nella realtà non c'è assolutamente niente». Senza più speranza, vaneggiando, si abbandonò esanime al suolo.
Poco tempo dopo, lo trovarono due beduini. Il poveretto era ormai morto.
«Ci capisci qualcosa?», disse il primo. «Così vicino all'oasi, con l'acqua a due passi e i datteri che quasi gli cadevano in bocca!  Com'è possibile?».
Scuotendo il capo, l'altro disse:  «Era un uomo moderno...»
Eliminare Dio dalla propria vita come se fosse un "miraggio", significa correre il rischio di camminare nel deserto della propria vita, trovando solo delusione, tristezza e disperazione....
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La teiera e il fiore

Messaggio  annaxel il Sab Ott 03, 2015 3:12 pm

La teiera e il fiore

C'era una volta una teiera molto superba. Andava orgo­gliosa soprattutto della sua porcellana, del suo manico e del suo beccuccio ricurvo. Di questi parlava in continua­zione, mentre era più riservata a proposito del suo coperchio, che una volta si era rotto in tre pezzi ed era stato aggiu­stato con la colla. Questo era il suo difetto, e dei difetti, si sa, non si parla mai volentieri, anche perché ci pensano sempre gli altri.
Anche in questo caso, gli altri pezzi del ser­vizio da tè preferivano chiacchierare delle debolezze della teiera, piuttosto che ricordarne i pregi. Per loro contava di più quel coperchietto rotto che non il manico saldo e il grazioso beccuccio, e questo la teiera lo sapeva benissimo e sospirava: «Difetti ne abbiamo tutti, così come tutti abbiamo qualche pregio, ma io, parola d'onore, possiedo molti più pregi che difetti. E’ vero, è capitata quella disgrazia al mio coperchio, ma io ho un beccuccio e questo le tazze e la lattiera non lo avranno mai. E’ questo che mi rende la regina della tavola da tè. Sì è vero, ogni pezzo del servizio è utile, ma chi è che decide? Nel mio interno le fo­glioline cinesi sprigionano il loro delizioso aroma nell'acqua bollente, e danno un infuso squisito». Così si consolava.
Passarono gli anni. Un giorno la teiera fu sol­levata dalla mano di un bimbo. Una manina de­licata e... un po'maldestra... tanto che lei ruzzolò sul pavimento e andò in frantumi. Il beccuccio si staccò e andò a rimbalzare sotto una sedia e anche il manico si ruppe, per non parlare del coperchio che, già mal ridotto era, andò in mille pezzi. Che dolore per la teiera: giaceva a terra distrutta, mentre l'acqua bollente scorreva tutt’intorno. Le era stato inferto un duro colpo e il peggio era che le tazzine, i piattini, la lattiera ridevano di lei, anziché ridere della manina maldestra.
Anni dopo la malridotta teiera, ricordando quel doloroso avvenimento, raccontava: «Quella volta dissero che ero mutilata, che oramai non servivo più a nulla, e mi cacciarono in un angolo. Il giorno dopo, la cameriera mi vide e mi regalò ad una povera donna. Io che ero abituata ad ogni lusso, piombai di colpo nella miseria. Ma proprio allora per me incominciò una vita migliore.
Mi riempirono di terra, e questo, sapete, per una teiera è come una sepoltura, ma nella terra piantarono un bulbo. Il bulbo stava dentro di me, diventò il mio cuore, un cuore vivo. Prima, nella mia esistenza dorata, non ne avevo mai avuto uno. Passavano i giorni e il bulbo germogliava, abbondava di pensieri e di buoni sentimenti, che un giorno sbocciarono in un fiore stupendo. Io lo avevo visto crescere, lo avevo portato in me, e così avevo dimenticato me stessa in virtù della sua grazia e della sua bellezza.
Il fiore, forse, non si accorse neanche della mia esistenza. Era ammirato e lodato ed era felice; e io mi rallegravo per lui. Un giorno sentii dire che quel fiore meritava ben altro vaso che un rudere di teiera. Mi gettarono nel cortile e lì giaccio ancora, come un vecchio coccio: ma il ricordo non lo perderò mai!».
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Il profumo di Dio

Messaggio  annaxel il Mar Set 22, 2015 3:20 pm

Il profumo di Dio
Gli indù raccontano una strana leggenda. La leggenda del capriolo delle montagne.
Tanti anni fa, c'era un capriolo che sentiva continuamente nelle narici un fragrante profumo di muschio. Saliva le verdi pendici dei monti e sentiva quel profumo stupendo, penetrante, dolcissimo. Sfrecciava nella foresta, e quel profumo era nell'aria, tutt'intorno a lui. Il capriolo non riusciva a capire da dove provenisse quel profumo che tanto lo turbava. Era come il richiamo di un flauto a cui non si può resistere.
Perciò il capriolo prese a correre di bosco in bosco alla ricerca della fonte di quello straordinario e conturbante profumo. Quella ricerca divenne la sua ossessione. Il povero animale non badava più né a mangiare, né a bere, né a dormire, né a nient'altro. Esso non sapeva donde venisse il richiamo del profumo, ma si sentiva costretto a inseguirlo attraverso burroni, foreste e colline, finché affamato, esausto, stanco morto, andò avanti a casaccio, scivolò da una roccia e cadde ferendosi mortalmente.
Le sue ferite erano dolorose e profonde. Il capriolo si leccò il petto sanguinante e, in quel momento, scoprì la cosa più incredibile. Il profumo, quel profumo che lo aveva sconvolto, che gli regalava così tanta serenità e felicità, era proprio lì, attaccato al suo corpo, nella speciale «sacca» porta muschio che hanno tutti i caprioli della sua specie.
Il povero animale respirò profondamente il profumo, ma era troppo tardi...
C'è un solo modo per trovare il "profumo" di Dio:
cercarlo nel proprio cuore...
inviatomi da Suor Luigia
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Re: inviati da....Don Carlo

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