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L'esempio

Messaggio  annaxel il Dom Nov 22, 2015 4:09 pm

L'esempio
Bruno Ferrero - A volte basta un Raggio di Sole – LDC
Un eremita vide una volta, in un bosco, uno sparviero. Lo sparviero portava al suo nido un pezzo di carne: lacerò quella carne in tanti piccoli pezzi, e si mise a imbeccare anche una piccola cornacchia ferita.
L'eremita si meravigliò che uno sparviero imbeccasse così una piccola cornacchia, e pensò: "Dio mi ha mandato un segno. Neppure una piccola cornacchia ferita viene abbandonata da Lui. Dio ha insegnato addirittura ad un feroce sparviero a nutrire una creaturina d'altra razza, rimasta orfana al mondo. Si vede proprio che Dio dà il necessario a tutte le creature: e noi, invece, stiamo sempre in pensiero per noi stessi. Voglio smetterla di preoccuparmi di me stesso! Dio mi ha fatto vedere che cosa devo fare. Non mi procurerà più da mangiare! Dio non abbandona nessuna delle sue creature: non abbandonerà neanche me".
E così fece: si mise a sedere in quel bosco e non si mosse più di là: pregava, pregava, e nient'altro. Per tre giorni e per tre notti rimase così, senza bere un sorso d'acqua e senza mangiare un boccone. Dopo tre giorni, l'eremita s'era tanto indebolito, che non era più capace d'alzare la mano.
Dalla gran debolezza, s'addormentò. Ed ecco apparirgli in sogno un angelo. L'angelo lo guardò accigliato e gli disse: "Il segno era per te, certo. Ma perché tu imparassi ad imitare lo sparviero!".
Troppo facilmente ci mettiamo dalla parte di chi deve ricevere.
Per Gesù, noi siamo tra quelli chiamati a dare!
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LA FEDE

Messaggio  annaxel il Dom Nov 15, 2015 6:07 pm

La fede
Bruno Ferrero - Libro: La Vita è Tutto Ciò che Abbiamo - Editrice: ElleDiCi
I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L'erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.
Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.
All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari. Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.
Pregare è chiedere la pioggia, credere è portare l'ombrello.
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Dove il cielo e la terra si toccano

Messaggio  annaxel il Mer Nov 11, 2015 9:03 am

Dove il cielo e la terra si toccano
Sulle pagine di un vecchio libro della biblioteca del monastero, due monaci avevano letto che esiste un luogo, ai confini del mondo, dove cielo e terra si toccano. Decisero di partire per cercarlo e promisero a se stessi di non tornare indietro affinché non lo avessero trovato.
Attraversarono il mondo intero, scamparono a innumerevoli pericoli, sopportarono tutte le terribili privazioni e sacrifici che comporta un pellegrinaggio in tutti gli angoli dell'immensa terra. Non mancarono neppure le mille seducenti tentazioni che possono distogliere un uomo dal raggiungere la sua meta. Le superarono tutte.
Sapevano che nel luogo che cercavano avrebbero trovato una porta: bastava bussare essi sarebbero trovati faccia a faccia con Dio.
Trovarono la porta. Senza perdere tempo, con il cuore in gola, bussarono.
Lentamente la porta si spalancò. Trepidanti i due monaci entrarono e si trovarono nella loro cella, nel loro monastero.
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Il sassolino (autore ignoto)

Messaggio  annaxel il Mar Ott 27, 2015 11:59 am

Il sassolino
(autore ignoto)
Il potente re Milinda disse al vecchio sacerdote: “Tu dici che l’uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent’anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in cielo. Se invece uno compie un solo delitto e non si pente, finirà all’inferno. E’ giusto questo? Cento delitti sono più leggeri di uno?”
Il vecchio sacerdote rispose al re: “Se prendo un sassolino grosso così, e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?”
“Andrà a fondo”, rispose il re.
“E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?”
“Galleggeranno”.
“Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un sassolino?”
Il re non sapeva che cosa rispondere. E il vecchio spiegò: “Così, o re, avviene agli uomini. Un uomo anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non cadrà nell’inferno. Invece l’uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà perduto”.

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Il miraggio

Messaggio  annaxel il Mar Ott 06, 2015 2:27 pm

Il miraggio
Un uomo si era perso nel deserto. Esaurita la scorta di viveri e di acqua, si trascinava penosamente sulle ghiaie roventi. Improvvisamente vide davanti a sé delle palme e udì un gorgoglio d'acqua.
Ancora più sconfortato pensò: «Questo è un miraggio. La mia fantasia mi proietta davanti i desideri profondi del mio subconscio. Nella realtà non c'è assolutamente niente». Senza più speranza, vaneggiando, si abbandonò esanime al suolo.
Poco tempo dopo, lo trovarono due beduini. Il poveretto era ormai morto.
«Ci capisci qualcosa?», disse il primo. «Così vicino all'oasi, con l'acqua a due passi e i datteri che quasi gli cadevano in bocca!  Com'è possibile?».
Scuotendo il capo, l'altro disse:  «Era un uomo moderno...»
Eliminare Dio dalla propria vita come se fosse un "miraggio", significa correre il rischio di camminare nel deserto della propria vita, trovando solo delusione, tristezza e disperazione....
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La teiera e il fiore

Messaggio  annaxel il Sab Ott 03, 2015 3:12 pm

La teiera e il fiore

C'era una volta una teiera molto superba. Andava orgo­gliosa soprattutto della sua porcellana, del suo manico e del suo beccuccio ricurvo. Di questi parlava in continua­zione, mentre era più riservata a proposito del suo coperchio, che una volta si era rotto in tre pezzi ed era stato aggiu­stato con la colla. Questo era il suo difetto, e dei difetti, si sa, non si parla mai volentieri, anche perché ci pensano sempre gli altri.
Anche in questo caso, gli altri pezzi del ser­vizio da tè preferivano chiacchierare delle debolezze della teiera, piuttosto che ricordarne i pregi. Per loro contava di più quel coperchietto rotto che non il manico saldo e il grazioso beccuccio, e questo la teiera lo sapeva benissimo e sospirava: «Difetti ne abbiamo tutti, così come tutti abbiamo qualche pregio, ma io, parola d'onore, possiedo molti più pregi che difetti. E’ vero, è capitata quella disgrazia al mio coperchio, ma io ho un beccuccio e questo le tazze e la lattiera non lo avranno mai. E’ questo che mi rende la regina della tavola da tè. Sì è vero, ogni pezzo del servizio è utile, ma chi è che decide? Nel mio interno le fo­glioline cinesi sprigionano il loro delizioso aroma nell'acqua bollente, e danno un infuso squisito». Così si consolava.
Passarono gli anni. Un giorno la teiera fu sol­levata dalla mano di un bimbo. Una manina de­licata e... un po'maldestra... tanto che lei ruzzolò sul pavimento e andò in frantumi. Il beccuccio si staccò e andò a rimbalzare sotto una sedia e anche il manico si ruppe, per non parlare del coperchio che, già mal ridotto era, andò in mille pezzi. Che dolore per la teiera: giaceva a terra distrutta, mentre l'acqua bollente scorreva tutt’intorno. Le era stato inferto un duro colpo e il peggio era che le tazzine, i piattini, la lattiera ridevano di lei, anziché ridere della manina maldestra.
Anni dopo la malridotta teiera, ricordando quel doloroso avvenimento, raccontava: «Quella volta dissero che ero mutilata, che oramai non servivo più a nulla, e mi cacciarono in un angolo. Il giorno dopo, la cameriera mi vide e mi regalò ad una povera donna. Io che ero abituata ad ogni lusso, piombai di colpo nella miseria. Ma proprio allora per me incominciò una vita migliore.
Mi riempirono di terra, e questo, sapete, per una teiera è come una sepoltura, ma nella terra piantarono un bulbo. Il bulbo stava dentro di me, diventò il mio cuore, un cuore vivo. Prima, nella mia esistenza dorata, non ne avevo mai avuto uno. Passavano i giorni e il bulbo germogliava, abbondava di pensieri e di buoni sentimenti, che un giorno sbocciarono in un fiore stupendo. Io lo avevo visto crescere, lo avevo portato in me, e così avevo dimenticato me stessa in virtù della sua grazia e della sua bellezza.
Il fiore, forse, non si accorse neanche della mia esistenza. Era ammirato e lodato ed era felice; e io mi rallegravo per lui. Un giorno sentii dire che quel fiore meritava ben altro vaso che un rudere di teiera. Mi gettarono nel cortile e lì giaccio ancora, come un vecchio coccio: ma il ricordo non lo perderò mai!».
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Il profumo di Dio

Messaggio  annaxel il Mar Set 22, 2015 3:20 pm

Il profumo di Dio
Gli indù raccontano una strana leggenda. La leggenda del capriolo delle montagne.
Tanti anni fa, c'era un capriolo che sentiva continuamente nelle narici un fragrante profumo di muschio. Saliva le verdi pendici dei monti e sentiva quel profumo stupendo, penetrante, dolcissimo. Sfrecciava nella foresta, e quel profumo era nell'aria, tutt'intorno a lui. Il capriolo non riusciva a capire da dove provenisse quel profumo che tanto lo turbava. Era come il richiamo di un flauto a cui non si può resistere.
Perciò il capriolo prese a correre di bosco in bosco alla ricerca della fonte di quello straordinario e conturbante profumo. Quella ricerca divenne la sua ossessione. Il povero animale non badava più né a mangiare, né a bere, né a dormire, né a nient'altro. Esso non sapeva donde venisse il richiamo del profumo, ma si sentiva costretto a inseguirlo attraverso burroni, foreste e colline, finché affamato, esausto, stanco morto, andò avanti a casaccio, scivolò da una roccia e cadde ferendosi mortalmente.
Le sue ferite erano dolorose e profonde. Il capriolo si leccò il petto sanguinante e, in quel momento, scoprì la cosa più incredibile. Il profumo, quel profumo che lo aveva sconvolto, che gli regalava così tanta serenità e felicità, era proprio lì, attaccato al suo corpo, nella speciale «sacca» porta muschio che hanno tutti i caprioli della sua specie.
Il povero animale respirò profondamente il profumo, ma era troppo tardi...
C'è un solo modo per trovare il "profumo" di Dio:
cercarlo nel proprio cuore...
inviatomi da Suor Luigia
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I tre figli

Messaggio  annaxel il Mer Feb 25, 2015 2:09 pm

I tre figli
Tre donne andarono alla fontana per attingere ac­qua. Presso la fontana, su una panca di pietra, se­deva un uomo anziano che le osservava in silen­zio ed ascoltava i loro discorsi. Le donne lodava­no i rispettivi figli.
"Mio figlio - diceva la prima - é così agile che nessuno gli sta alla pari".
"Mio figlio - sosteneva la seconda - canta come un usignolo. Non c'è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella come la sua".
"E tu, che cosa dici di tuo figlio?", chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio.
"Non so che cosa dire di mio figlio - rispose la donna - E' un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale ..."
Quando le anfore furono piene, le tre donne ripre­sero la via di casa. Il vecchio le seguì per un pezzo di strada.
Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle. Ad un certo punto si fermarono per far riposare le povere schiene doloranti. Vennero loro incontro tre giovani.
Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dietro l'altro. Le donne lo guardavano estasiate: "Che giovane abile!".
Il secondo giovane intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell'aria, come un usignolo. Le donne lo ascoltavano con le lacrime agli occhi: "E' un angelo!".
Il terzo giovane si diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla, camminando accanto a lei.
Le donne si rivolsero al vecchio: "Allora che cosa dici dei nostri figli?" "Figli? - esclamò meravigliato il vecchio - Ma io ho visto un figlio solo!"
* * * * * * * * * * * * * * * * *
"Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni
e ogni albero cattivo produce frutti cattivi.
Un albero buono non può produrre frutti cattivi,
né un albero cattivo produrre frutti buoni."
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Re: inviati da....Don Carlo

Messaggio  Andrea il Mer Feb 18, 2015 6:44 pm

Bellissimo e molto istruttivo!!

Pace e bene!

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Messaggio  annaxel il Lun Feb 16, 2015 12:44 pm

Con la forza di un fiore



         
Nel prato di un giardino pubblico, con il tiepido sole della primavera,
in mezzo all'erba tenera,
erano spuntate le foglie dentellate e robuste dei Denti di Leone.
Uno di questi esibì un magnifico fiore giallo, innocente,
dorato e sereno come un tramonto di Maggio.



Dopo un po' di tempo il fiore divenne un "soffione":
una sfera, leggera, ricamata dalle coroncine di piumette attaccate ai semini
che se ne stavano stretti stretti al centro del soffione.
E quanti progetti facevano i piccoli semi!

"Dove andremo a germogliare?"
"Chissà?".
"Solo il vento lo sa".



Un mattino il soffione fu afferrato dalle dita invisibili e forti del vento.
I semi partirono attaccati al loro piccolo paracadute e volarono via.

"Addio...addio", si salutavano i piccoli semi.

Mentre la maggioranza atterrava nella buona terra degli orti e dei prati,
uno, il più piccolo di tutti,
fece un volo molto breve e finì
in una screpolatura del cemento di un marciapiede.
C'era un pizzico di polvere depositato dal vento e dalla pioggia,
così meschino in confronto alla buona terra grassa del prato!

"Ma è tutta mia!", si disse il semino.
Senza pensarci due volte,
si rannicchiò ben bene e cominciò subito a lavorare di radici.



Davanti alla screpolatura nel cemento
c'era una panchina sbilenca e scarabocchiata.
Proprio su quella panchina si sedeva spesso un giovane.
Era un giovane dall'aria tormentata e lo sguardo inquieto.
Nubi nere gli pesavano sul cuore e le sue mani erano strette a pugno.

Quando vide le due foglioline dentate verde tenero
che si aprivano la strada nel cemento.
Rise amaramente:
"non ce la farai! Sei come me!",
e con un piede le calpestò.

Ma il giorno dopo vide che le foglioline si erano rialzate
ed erano diventate quattro.
Da quel momento non riuscì più a distogliere gli occhi
dalla testarda coraggiosa pianticella.

Dopo qualche giorno spuntò il fiore,
giallo brillante,come un grido di felicità.

Per la prima volta dopo tanto tempo il giovane avvilito
sentì che il risentimento e l'amarezza che gli pesavano sul cuore cominciavano a sciogliersi.

Rialzò la testa e respirò a pieni polmoni.
Diede un gran pugno sullo schienale della panchina e gridò:
"Ma certo! Ce la posso fare!".

Aveva voglia di piangere e di ridere.
Sfiorò con le dita la testolina gialla del fiore.

Le piante sentono l'amore e la bontà degli esseri umani.
Per il piccolo e coraggioso Dente di Leone
la carezza del giovane fu la cosa più bella della sua vita.



Non chiedere al Vento perché ti ha portato dove sei.
Anche se sei soffocato dal cemento, lavora di radici e vivi!
Tu sei un messaggio.

                                         



Ultima modifica di annaxel il Mar Ott 06, 2015 2:26 pm, modificato 1 volta
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