La figura di S, Agostino vista dal S. Padre

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La figura di S, Agostino vista dal S. Padre

Messaggio  Andrea il Ven Feb 22, 2008 6:40 am

CATECHESI DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

dopo la pausa degli esercizi spirituali della settimana scorsa ritorniamo oggi alla grande figura di sant'Agostino, sul quale giΰ ripetutamente ho parlato nelle catechesi del mercoledμ. E’ il Padre della Chiesa che ha lasciato il maggior numero di opere, e di queste oggi intendo parlare brevemente. Alcuni degli scritti agostiniani sono d’importanza capitale, e non solo per la storia del cristianesimo ma per la formazione di tutta la cultura occidentale: l’esempio piω chiaro sono le Confessiones, senza dubbio uno dei libri dell’antichitΰ cristiana tuttora piω letti. Come diversi Padri della Chiesa dei primi secoli, ma in misura incomparabilmente piω vasta, anche il Vescovo d’Ippona ha infatti esercitato un influsso esteso e persistente, come appare giΰ dalla sovrabbondante tradizione manoscritta delle sue opere, che sono davvero moltissime.

Lui stesso le passς in rassegna qualche anno prima di morire nelle Retractationes e poco dopo la sua morte esse vennero accuratamente registrate nell’Indiculus ("elenco") aggiunto dal fedele amico Possidio alla biografia di sant'Agostino, Vita Augustini. L’elenco delle opere di Agostino fu realizzato con l’intento esplicito di salvaguardarne la memoria mentre l’invasione vandala dilagava in tutta l’Africa romana e conta ben milletrenta scritti numerati dal loro Autore, con altri "che non si possono numerare, perchι non vi ha apposto nessun numero". Vescovo di una cittΰ vicina, Possidio dettava queste parole proprio a Ippona – dove si era rifugiato e dove aveva assistito alla morte dell’amico – e quasi sicuramente si basava sul catalogo della biblioteca personale di Agostino. Oggi, sono oltre trecento le lettere sopravvissute del Vescovo di Ippona e quasi seicento le omelie, ma queste in origine erano moltissime di piω, forse addirittura tra le tremila e le quattromila, frutto di un quarantennio di predicazione dell’antico retore che aveva deciso di seguire Gesω e di parlare non piω ai grandi della corte imperiale, ma alla semplice popolazione di Ippona.

E ancora in anni recenti le scoperte di un gruppo di lettere e di alcune omelie hanno arricchito la nostra conoscenza di questo grande Padre della Chiesa. "Molti libri – scrive Possidio – furono da lui composti e pubblicati, molte prediche furono tenute in chiesa, trascritte e corrette, sia per confutare i diversi eretici sia per interpretare le sacre Scritture ad edificazione dei santi figli della Chiesa. Queste opere – sottolinea il Vescovo amico – sono tante che a stento uno studioso ha la possibilitΰ di leggerle ed imparare a conoscerle" (Vita Augustini, 18, 9).

Tra la produzione letteraria di Agostino – quindi piω di mille pubblicazioni suddivise in scritti filosofici, apologetici, dottrinali, morali, monastici, esegetici, antieretici, oltre appunto le lettere e le omelie – spiccano alcune opere eccezionali di grande respiro teologico e filosofico. Innanzi tutto bisogna ricordare le giΰ menzionate Confessiones, scritte in tredici libri tra il 397 e il 400 a lode di Dio. Esse sono una specie di autobiografia nella forma di un dialogo con Dio. Questo genere letterario riflette proprio la vita di sant'Agostino, che era un vita non chiusa in sι, dispersa in tante cose, ma vissuta sostanzialmente come dialogo con Dio e cosμ una vita con gli altri. Giΰ il titolo Confessiones indica la specificitΰ di questa autobiografia. Questa parola confessiones nel latino cristiano sviluppato dalla tradizione dei Salmi ha due significati, che tuttavia si intrecciano. Confessiones indica, in primo luogo, la confessione delle proprie debolezze, della miseria dei peccati; ma, allo stesso tempo, confessiones significa lode di Dio, riconoscimento a Dio. Vedere la propria miseria nella luce di Dio diventa lode a Dio e ringraziamento perchι Dio ci ama e ci accetta, ci trasforma e ci eleva verso se stesso. Su queste Confessiones che ebbero grande successo giΰ durante la vita di sant'Agostino, lui stesso ha scritto: "Esse hanno esercitato su di me tale azione mentre le scrivevo e l’esercitano ancora quando le rileggo. Vi sono molti fratelli ai quali queste opere piacciono" (Retractationes, II, 6): e devo dire che anch’io sono uno di questi «fratelli». E grazie alle Confessiones possiamo seguire passo passo il cammino interiore di quest’uomo straordinario e appassionato di Dio. Meno diffuse ma altrettanto originali e molto importanti sono poi le Retractationes, composte in due libri intorno al 427, nelle quali sant’Agostino, ormai anziano, compie un’opera di "revisione" (retractatio) di tutta la sua opera scritta, lasciando cosμ un documento letterario singolare e preziosissimo, ma anche un insegnamento di sinceritΰ e di umiltΰ intellettuale.

Il De civitate Dei – opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia – venne scritto tra il 413 e il 426 in ventidue libri. L'occasione era il sacco di Roma compiuto dai Goti nel 410. Tanti pagani ancora viventi, ma anche molti cristiani, avevano detto: Roma θ caduta, adesso il Dio cristiano e gli apostoli non possono proteggere la cittΰ. Durante la presenza delle divinitΰ pagane Roma era caput mundi, la grande capitale, e nessuno poteva pensare che sarebbe caduta nelle mani dei nemici. Adesso, con il Dio cristiano, questa grande cittΰ non appariva piω sicura. Quindi il Dio dei cristiani non proteggeva, non poteva essere il Dio al quale affidarsi. A questa obiezione, che toccava profondamente anche il cuore dei cristiani, risponde sant'Agostino con questa grandiosa opera, il De civitate Dei, chiarendo che cosa dobbiamo aspettarci da Dio e che cosa no, qual θ la relazione tra la sfera politica e la sfera della fede, della Chiesa. Anche oggi questo libro θ una fonte per definire bene la vera laicitΰ e la competenza della Chiesa, la grande vera speranza che ci dona la fede.

Questo grande libro θ una presentazione della storia dell’umanitΰ governata dalla Provvidenza divina, ma attualmente divisa da due amori. E questo θ il disegno fondamentale, la sua interpretazione della storia, che θ la lotta tra due amori: amore di sι "sino all'indifferenza per Dio", e amore di Dio "sino all'indifferenza per sι", (De civitate Dei, XIV, 28), alla piena libertΰ da sι per gli altri nella luce di Dio. Questo, quindi, θ forse il piω grande libro di sant'Agostino, di una importanza permanente. Altrettanto importante θ il De Trinitate, opera in quindici libri sul principale nucleo della fede cristiana, la fede nel Dio trinitario, scritta in due tempi: tra il 399 e il 412 i primi dodici libri, pubblicati a insaputa di Agostino, che verso il 420 li completς e rivide l’intera opera. Qui egli riflette sul volto di Dio e cerca di capire questo mistero del Dio che θ unico, l'unico creatore del mondo, di noi tutti, e tuttavia, proprio questo unico Dio θ trinitario, un cerchio di amore. Cerca di capire il mistero insondabile: proprio l'essere trinitario, in tre Persone, θ la piω reale e piω profonda unitΰ dell'unico Dio. Il De doctrina Christiana θ invece una vera e propria introduzione culturale all’interpretazione della Bibbia e in definitiva allo stesso cristianesimo, che ha avuto un’importanza decisiva nella formazione della cultura occidentale.

Pur con tutta la sua umiltΰ, Agostino certamente fu consapevole della propria statura intellettuale. Ma per lui, piω importante del fare grandi opere di respiro alto, teologico, era portare il messaggio cristiano ai semplici. Questa sua intenzione piω profonda, che ha guidato tutta la sua vita, appare da una lettera scritta al collega Evodio, dove comunica la decisione di sospendere per il momento la dettatura dei libri del De Trinitate, "perchι sono troppo faticosi e penso che possano essere capiti da pochi; per questo urgono di piω testi che speriamo saranno utili a molti" (Epistulae, 169, 1, 1). Quindi piω utile era per lui comunicare la fede in modo comprensibile a tutti, che non scrivere grandi opere teologiche. La responsabilitΰ acutamente avvertita nei confronti della divulgazione del messaggio cristiano θ poi all’origine di scritti come il De catechizandis rudibus, una teoria e anche una prassi della catechesi, o il Psalmus contra partem Donati. I donatisti erano il grande problema dell'Africa di sant'Agostino, uno scisma volutamente africano. Essi affermavano: la vera cristianitΰ θ quella africana. Si opponevano all'unitΰ della Chiesa. Contro questo scisma il grande Vescovo ha lottato per tutta la sua vita, cercando di convincere i donatisti che solo nell'unitΰ anche l'africanitΰ puς essere vera. E per farsi capire dai semplici, che non potevano comprendere il grande latino del retore, ha detto: devo scrivere anche con errori grammaticali, in un latino molto semplificato. E lo ha fatto soprattutto in questo Psalmus, una specie di poesia semplice contro i donatisti, per aiutare tutta la gente a capire che solo nell'unitΰ della Chiesa si realizza per tutti realmente la nostra relazione con Dio e cresce la pace nel mondo.

In questa produzione destinata a un pubblico piω largo riveste un’importanza particolare la massa delle omelie, spesso pronunciate ‘a braccio’, trascritte dai tachigrafi durante la predicazione e subito messe in circolazione. Tra queste, spiccano le bellissime Enarrationes in Psalmos, molto lette nel medioevo. Proprio la prassi di pubblicazione delle migliaia di omelie di Agostino – spesso senza il controllo dell’autore – spiega la loro diffusione e successiva dispersione, ma anche la loro vitalitΰ. Subito infatti le prediche del vescovo d’Ippona diventavano, per la fama del loro autore, testi molto ricercati e servivano anche per altri Vescovi e sacerdoti come modelli, adattati a sempre nuovi contesti.

La tradizione iconografica, giΰ in un affresco lateranense risalente al VI secolo, rappresenta sant’Agostino con un libro in mano, certo per esprimere la sua produzione letteraria, che tanto influenzς la mentalitΰ e il pensiero cristiani, ma per esprimere anche il suo amore per i libri, per la lettura e la conoscenza della grande cultura precedente. Alla sua morte non lasciς nulla, racconta Possidio, ma "raccomandava sempre di conservare diligentemente per i posteri la biblioteca della chiesa con tutti i codici", soprattutto quelli delle sue opere. In queste, sottolinea Possidio, Agostino θ "sempre vivo" e giova a chi legge i suoi scritti, anche se, conclude, "io credo che abbiano potuto trarre piω profitto dal suo contatto quelli che lo poterono vedere e ascoltare quando di persona parlava in chiesa, e soprattutto quelli che ebbero pratica della sua vita quotidiana fra la gente" (Vita Augustini, 31). Sμ, anche per noi sarebbe stato bello poterlo sentire vivo. Ma θ realmente vivo nei suoi scritti, θ presente in noi e cosμ vediamo anche la permanente vitalitΰ della fede alla quale ha dato tutta la sua vita.

La catechesi del S. Padre a S. Pietro il 20.02.2008

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