IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Sab Set 05, 2015 2:03 pm

Sabato della XXII settimana del Tempo ordinario

VANGELO (Lc 6,1-5)

Perchè fate in giorno di sabato quello che non è lecito?

+ Dal Vangelo secondo Luca
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell'offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
Parola del Signore.

OMELIA

Gli scribi e i farisei, convinti di essere loro i depositari di tutte le verità e i depositari, custodi e interpreti autentici della legge, guardavano con crescente diffidenza Gesù e i suoi apostoli e, con occhio indagatore, cercavano ogni pretesto per coglierli in fallo e poi accusarli e screditarli presso il popolo. L'ultimo pretesto lo colgono dal fatto che i discepoli, passando per i campi, con le messi già biondeggianti, raccolgono delle spighe di grano e ne mangiano il frutto. Ecco pronta l'accusa rivolta allo stesso Gesù: «Perché fate ciò che non è permesso di sabato?» Il Signore cònfuta l'accusa ricorrendo alla stessa fonte biblica da cui i farisei hanno tratto i motivi dell'accusa: «Allora non avete mai letto ciò che fece Davide, quando ebbe fame lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell'offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non fosse lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». Gesù vuol proclamare una nuova legge di libertà, egli vuole svincolare l'uomo dall'osservanza solo esteriore e formale della legge. Sta per enunciare un comandamento nuovo che si basa sull'amore; egli non vuole che la legge diventi un capestro per l'uomo, ma che la pratichi come strumento di comunione con Dio, come segnali che indicano la strada del ritorno a lui. E' significativa la frase conclusiva del vangelo di oggi: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato». Vuole così dirci che egli sta annunziando un nuovo sabato, che sta dando compimento alla legge antica, sta proclamando la libertà, che è vincolata solo dall'amore e che ci pone dinanzi a Dio come figli e non più come servi e schiavi. Il nuovo Sabato sarà il suo giorno, la sua risurrezione, la nostra domenica: la pasqua settimanale. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Il sabato rappresenta per il popolo di
Israele una delle leggi più care e preziose, dono inestimabile ricevuto dal
Signore per non cadere in nessuna nuova schiavitù dopo la liberazione
dall’Egitto e l’ingresso nella terra promessa. Nel corso dei secoli, tuttavia,
anche questa legge è stata soggetta ad appesantimenti eccessivi: per tutelarla
nella sua sacralità e facilitarne il rispetto sono state aggiunte numerose
prescrizioni, rivolte alla sua osservanza. Di fatto, la si è trasformata in un
ulteriore peso, capace solo di rendere ancora una volta schiavi i membri del
popolo. Gesù non accetta una simile impostazione e invita a tener presente il
senso fondamentale della prescrizione. C’è un dato di fatto che non deve essere
dimenticato: la nostra libertà è frutto dell’azione potente del Signore e non
possiamo permetterci di ricadere nella schiavitù. Nessuna legge, anche la più
sacra, può diventare un assoluto a cui sacrificare ogni altro valore. Quanto è
importante che noi ci lasciamo guidare unicamente dalla sua Parola: in essa troviamo
la gioia e la forza per il nostro cammino verso la pienezza della libertà. Non
abbiamo paura, quindi, di seguire Gesù e di riconoscere solo in Lui il
fondamento di ogni nostra scelta, il criterio ispiratore di ogni decisione
importante, il motivo ultimo per un progetto di vita che tenga conto delle
esigenze degli altri prima che delle nostre. Cresceremo così nella vera
libertà, che Cristo ci ha donato per vivere da figli di Dio. E potremo
testimoniare a tutti la bellezza di essere suoi amici.

PREGHIERA

Padre Santo, facci comprendere il bene
sommo che ci hai affidato rendendoci liberi in Cristo tuo Figlio. Il Battesimo
ci ha immersi nel tuo amore infinito e, liberandoci dal peccato, ci ha
introdotti nella famiglia dei tuoi figli, uniti dallo stesso Spirito. Ti
ringraziamo, o Dio, per la tua misericordia. E ti chiediamo di guidarci sempre
nel percorso che ci conduce a te, per la via della carità e del servizio
generoso ai fratelli.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Set 05, 2015 8:28 pm

I farisei con la loro ipocrisia rimproverano Gesù e i suoi discepoli perchè mangiavano apertamente in un giorno per loro solenne: il sabato. Allora Gesù ricordò loro ciò che fece Davide in un'occasione, diede dei pani dell'offerta per lui e i suoi compagni sebbene fossero solo per i sacerdoti e aggiunge che il Figlio dell'Uomo è signore del sabato. Per Gesù non è importante che sia sabato o no, quando si tratta di fare del bene o anche solo dar da mangiare ai suoi amati discepoli dice apertamente che lui il bene lo fa lo stesso, anche di sabato o in qualunque giorno.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Lun Set 07, 2015 8:13 am

Lunedi della XXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 6,6-11)

Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

+ Dal Vangelo secondo Luca
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C'era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all'uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Parola del Signore.

OMELIA

E' sabato. Non si possono fare lavori per non disturbare la festa. Uno tra tanti precetti dei farisei... Ma c'è un uomo che ha bisogno dell'aiuto, ha bisogno del miracolo. Si può fare del bene di sabato? E' questo che disturba la festa? O piuttosto l'indifferenza... Gesù non ha nessun dubbio. Anche se sa che è osservato dai farisei e il gesto che sta per compiere potrà risultare fatale. "Stendi la mano egli lo fece ed era guarito". Il sabato, secondo la concezione nuova di Gesù, va dedicato a fare il bene. Un'osservanza ritualistica ed esteriore non lo aveva compreso. Che cosa significa questo oggi per noi? Forse che dopo la messa di domenica possiamo ritornare a casa nostra, chiudere la porta di casa e non sapere più di tutto il mondo? O forse accendere la TV e dimenticare i figli che stanno nell'altra camera o la madre anziana che, con ansia, da mesi aspetta di vedere i suoi nipotini...? C'è un'altra possibilità, l'ultima. Forse che il giorno del Signore non va dedicato alla carità fraterna in modo tutto particolare? (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Tra i tanti luoghi scelti da Gesù per il
suo insegnamento, la sinagoga ha senz’altro un posto particolare. Non certo
come spazio chiuso e isolato dalla realtà circostante e nemmeno come ambito
privilegiato dell’incontro con il Signore. Gesù ha annunciato il Regno di Dio
ovunque, soprattutto lungo la strada e nelle case. Ma il raduno settimanale,
così sacro per gli ebrei, è occasione speciale per rivelare la santità di Dio,
che sempre opera facendo del bene. C’è, pertanto, un lungo e impegnativo
cammino da fare per accogliere la Parola in tutte le sue straordinarie
esigenze. Non si può lodare Dio chiudendo gli occhi sulle necessità del prossimo.
Tanto meno si deve ritenere giusto il mettersi davanti a Lui senza fare spazio
a chi vive situazioni di disagio o di sofferenza. Al contrario, Gesù insegna
che solo ponendo al centro della comunità coloro che sono considerati come uno
scarto l’incontro con Dio ha valore effettivo. Si tratta veramente di un
capovolgimento di prospettiva: il Signore si fa trovare da chi lo cerca nella
storia e non evade in uno spiritualismo evanescente e fumoso, che appaga i
sensi solo per qualche momento. C’è davanti a noi un uomo, nella sua
concretezza estrema: è una persona che ha bisogno di essere amata, accolta,
capita. Sapremo vederlo con gli occhi di Dio e, come Gesù, ritenerlo la via da
percorrere fino in fondo, se vogliamo alla fine giungere a contemplare il volto
misericordioso del Padre? La scelta è pericolosa, piena di rischi. Potremmo
smascherare la corruzione di chi si nasconde sotto il manto di un’ostentata
religiosità. Ma non c’è altro modo per rendere gloria a Dio che volgere lo
sguardo indietro, andare verso le periferie e “ripartire dagli ultimi”!

PREGHIERA

Ti preghiamo, o Padre, per tutti quelli che
non riescono ad alzare lo sguardo verso di te perché si sentono giudicati e
condannati da noi. Donaci uno sguardo limpido, perché sappiamo scorgere in ogni
persona un raggio della tua bellezza e un riflesso del tuo amore. Lo Spirito
Santo ci accompagni ogni giorno nel pellegrinaggio della vita, insegnandoci a
sostare al fianco di chi è rimasto solo e abbandonato da tutti.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Set 07, 2015 10:51 am

Per Gesù non ha importanza che sia sabato o un altro giorno per fare del bene e per dimostrarlo, soprattutto ai farisei, guarisce un uomo che aveva la mano destra paralizzata. I farisei con la loro ipocrisia, pensavano se avesse avuto il coraggio di guarire una persona di sabato per di più in una sinagoga, e questa è stata la risposta di Gesù: fare del bene in un qualunque giorno della settimana.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Lun Set 07, 2015 4:19 pm

 
Ancora una controversia ambientata in giorno di sabato; il sabato per i farisei era un giorno di festa ed era proibito svolgere qualsiasi lavoro…
Gesù rovescia questo precetto operando una guarigione nel giorno di sabato e pone davanti ai loro occhi un uomo con la mano paralizzata. La guarigione è un insegnamento che pone davanti ai farisei affinché riflettano sulla legge di Dio riguardo il sabato; perché lo  scopo di Dio è   fare il bene, sempre, ponendo i bisogni delle sue creature al centro dell’operato di Gesù.  
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Mercoledì della XXIII settimana del tempo ordinario

Messaggio  annaxel il Mer Set 09, 2015 5:15 pm

VANGELO (Lc 6,20-26)
Beati i, poveri. Guai a voi, ricchi.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: "Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti".
Parola del Signore.



OMELIA
I due brani della Liturgia di oggi, quello di san Paolo e del Vangelo sembrano essere complementari. Infatti, potremmo stabilire la seguente equazione: le beatitudini stanno alla vita nuova in Cristo (risorti con Cristo) come le maledizioni (guai) stanno al peccato (parte di noi che appartiene alla terra). L'essere risorti, come ci dice l'Apostolo, il far parte della vita nuova significa vivere nella povertà, nella persecuzione e nel dolore con la speranza, anzi con la certezza, che Cristo ha già vinto tutte queste cose e che noi già da ora, in maniera misteriosa, condividiamo con Lui la gioia della risurrezione. La nostra sofferenza momentanea è un mezzo per immergerci ancora di più nel grande mistero della salvezza. Non ci è chiesto di capire per amare, ma di amare per capire, proprio perché il cristianesimo non si configura come conoscenza intellettuale ma come esperienza della persona di Cristo che in se stesso e in noi ha vinto la morte e il peccato. (Padri Silvestrini)
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mer Set 09, 2015 5:52 pm

L’evangelista Luca, ricorda solo quattro beatitudini rivolte ai presenti che stavano ascoltando Gesù. La felicità che Gesù propone passa attraverso la comprensione del suo atteggiamento verso i poveri e gli oppressi; essi non sono beati perché indigenti o perché perseguitati, ma piuttosto perché la loro condizione li rende capaci di accogliere la promessa di salvezza, il dono del regno di Dio. I quattro <guai> diretti ai ricchi, ai sazi, agli oppressori, non vanno intesi come <maledizioni>, ma Gesù presenta i <guai> come l’opposto dei < beati>: al contrario dei poveri e degli oppressi, i ricchi e gli oppressori sono gli sventurati e degli infelici perché hanno perduto la via della gioia. Alla luce di quanto Gesù vuole da noi, diventa una scelta prioritaria, affinché il regno di Dio accolga tutti.
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Giovedi della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Set 10, 2015 8:09 am

Giovedi della XXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 6,27-38) 

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da' a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore.

OMELIA

Il brano del Vangelo di oggi è uno di quelli che non ha bisogno di commenti. Il suo messaggio è talmente chiaro e cristallino che non resta che leggerlo e meditarlo. E poi, rileggerlo e rimeditarlo, e così via finché non ci rimarrà impresso nel nostro cuore!

MEDITAZIONE

Le parole di Gesù risuonano nel cuore di
ognuno di noi come un balsamo sulle ferite dell’egoismo e dell’inimicizia. Attendono
però di essere sempre più assimilate e tradotte in gesti concreti, fino a
diventare atteggiamento ordinario che ispira e orienta tutte le relazioni con
gli altri. Quanto Gesù chiede ai suoi discepoli è ai limiti dell’accettabile da
parte della ragione. Eppure le sue parole rivelano il segreto nascosto in ogni
persona, indicando la strada che conduce a Dio passando per il prossimo e la
sua vicenda umana. Il paradosso del rispondere al male con il bene, il coraggio
della mitezza come risposta alla violenza, il dono gratuito ben oltre il
bisogno manifestato: ecco la risposta dei discepoli alle attese e alle sfide
che incontrano sulla via della croce che percorrono insieme a Cristo. È una
misura senza misura quella che Gesù chiede a chi lo ascolta e che deve sempre
caratterizzare qualsiasi rapporto, soprattutto quando si tratta di reagire alle
offese e alle cattiverie. L’amore raggiunge un po’ alla volta il suo vertice e
diventa rappresentazione del modo di agire di Dio nei nostri confronti. Sì,
siamo chiamati da Gesù a seguirlo fino all’estremo, senza tirarci indietro e
confidando nel suo aiuto quando siamo assaliti dalla paura di non farcela. Il
Vangelo diventa anche per noi, come per tantissimi che ci hanno preceduto,
novità di vita che ci fa assomigliare sempre più al Padre buono e
misericordioso. Il paradosso raggiunge qui il suo culmine: non solo indichiamo
il Padre, ma lo rendiamo visibile con la nostra vita. A una sola indispensabile
condizione: che non veniamo meno alla sua misericordia!

PREGHIERA

Ti preghiamo, Padre misericordioso, per
coloro che ci hanno fatto del male e che ancora oggi sono causa di dispiacere o
di sofferenza. Facci vincere la tentazione del facile giudizio e aiutaci ad
amarli come li ami tu. Metti nei nostri cuori un forte desiderio di perdono e
ispira le nostre scelte, perché siano coraggiose e profetiche nell’accogliere
tutti, specie quelli che ci hanno fatto del male. Il tuo Figlio Gesù sia sempre
per noi via, verità e vita. E il suo Spirito colmi il nostro cuore di gioia.


Ultima modifica di Andrea il Ven Ott 23, 2015 7:56 am, modificato 1 volta

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Set 10, 2015 2:00 pm

Gesù predica l'atteggiamento che ogni buon cristiano dovrebbe avere: quello del perdono instancabile. Perchè se amiamo solo coloro che amiamo non avremo nessun merito davanti a Dio, mentre se, come Dio, siamo misericordiosi con gli altri saremo degni di Lui ed essere chiamati figli adottivi del Signore.
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Venerdi della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Set 11, 2015 8:27 am

Venerdi della XXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 6,39-42)

Può forse un cieco guidare un altro cieco?

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».
Parola del Signore.

OMELIA

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca?». Gesù era circondato da falsi maestri, sempre pronti a giudicare e condannare gli altri e incapaci di esaminare se stessi. Egli li stigmatizza con una serie di invettive, scatenando la loro indignazione, che culminerà con le false accuse e l'assurda sentenza di morte. Alla radice delle loro falsità c'era la presunzione, l'atteggiarsi ipocritamente a maestri e guide senza averne le doti. Dice loro esplicitamente «ciechi e guide di ciechi». Gesù ammonisce anche i suoi: «voi non fatevi chiamare «rabbì», perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli». Anche il miglior discepolo del miglior maestro deve ornarsi di umiltà e mai deve ergersi a giudice degli altri. «Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo?» Ecco cosa accade quando presumiamo di poter essere giudici degli altri senza averci prima esaminato attentamente sui nostri comportamenti. C'è una facile ed insidiosa convinzione in noi quando crediamo che scoprendo e smascherando gli altri difetti, ammantiamo e sminuiamo i nostri. Questa subdola insidia ci spinge a giudicare gli altri e a puntare lo sguardo indagatore e il dito accusatore verso gli altri e non verso noi stessi. Ci capita quando ci siamo disabituati a fare un attento esame di coscienza che ci indurrebbe a vedere prima la trave nel nostro occhio e poi la pagliuzza nell'occhio del nostro fratello. Gesù definisce tale atteggiamento come una forma di ipocrisia: «Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello». Attenzione allora agli inquinamenti della nostra vista. Abbiamo il dovere di purificare il nostro occhio affinché possa vedere nella pienezza della luce che lo stesso Signore ci dona e procedere prima, nella verità e nella carità, alla nostra personale correzione e poi a quelle dei nostri fratelli. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Non è facile riconoscere la propria cecità.
Eppure Gesù insiste su questo atteggiamento, non tanto in vista di
un’accoglienza benevola quanto per la verità che da esso scaturisce. Siamo
discepoli bisognosi di essere guidati per uscire dalle tenebre che ci accecano.
Come potremmo, altrimenti, porci accanto a chi cerca la luce se non ci
presentiamo anche noi come persone che stanno ricevendo un dono immeritato e
gratuito? Eppure siamo chiamati, man mano che entriamo in relazione con gli
altri discepoli, a farci carico delle loro difficoltà, a prenderci a cuore i
loro bisogni e a offrire il nostro contributo per venirne fuori. Il Maestro, in
tal modo, ci soccorre e ci educa, mettendoci in condizione di costruire
rapporti veri nella comunità. La Chiesa diventa, così, luogo concreto e forte
di fraternità, spazio propizio per crescere come autentica famiglia, segno
efficace di sincera comunione tra tutti i figli di Dio in vista dell’unità
dell’intero genere umano. Occorre pertanto vivere la dimensione interpersonale
con molta attenzione, guidati da vera carità fraterna e fuggendo ogni forma
d’ipocrisia. La minaccia è sottilissima e continua. Ci vuole poco, infatti, a
nascondersi dietro una premurosa preoccupazione verso l’altro in difficoltà. La
sua pagliuzza non deve mai farmi dimenticare la trave che è in me. Una buona
dose di umiltà, intesa come consapevole ammissione dei propri limiti, spinge a
creare relazioni vere, cioè alla pari, in cui ognuno accetta di farsi aiutare
dall’altro. Solo riconoscendoci fratelli possiamo condividere l’esperienza che
il Vangelo ci propone, anzi, ci richiede per essere discepoli di Gesù che si
vogliono bene sul serio, fino a portare su di sé gli uni i pesi degli altri.


PREGHIERA

Ti chiedo perdono, o Signore, per la mia
poca benevolenza nei riguardi dei miei fratelli. Purifica il mio cuore e
rendilo pronto a gioire e a soffrire con chi mi hai messo accanto, senza
finzioni o sotterfugi di alcun tipo. Fammi essere occhio per il cieco, piede
per lo zoppo, ma anche pronto ad accogliere il sostegno che mi viene offerto e
di cui necessito per vivere sempre meglio il Vangelo
.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Set 11, 2015 3:56 pm

Qui Gesù ci ammonisce attraverso esempi: quando uno è cieco dentro non può guidare un suo pari altrimenti andranno tutti e due in un fosso che è la metafora dell'inferno, poi dice che un discepolo non è più grande del suo maestro ma se il discepolo si istruisce può superare il maestro. Infine ci redarguisce sull'esempio della pagliuzza e della trave nell'occhio, perchè prima di guardare i piccoli difetti di una persona dobbiamo guardare prima i nostri che sono come travi.
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Sabato della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Set 12, 2015 2:27 pm

Sabato della XXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 6,43-49)

Perché mi invocate: Signore, Signore! e non fate quello che dico?

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».
Parola del Signore.

OMELIA

L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore. Il bene del nostro cuore sono i frutti che noi produciamo. L'albero buono, infatti si riconosce dai suoi frutti. Così anche l'uomo si riconosce dalle sue opere. Uno che va contro la legge di Dio si può forse chiamare cristiano? Sul marciapiede giaceva un giovane, è passato uno che chiamavano medico, era medico? Nella stanza affianco da un'ora sta piangendo un bimbo, quella che sta guardando la telenovela è forse sua madre? In un convento ogni frate va per conto suo, colui che dice di essere guardiano lo è davvero? Le parole valgono poco. Non contano nemmeno le invocazioni, le preghiere al Signore, se non sono accompagnate dal compimento della sua volontà. Occorre l'ascolto e la pratica. Diversamente la vita diventa precaria, senza fondamenti. A parole o con le intenzioni siamo tutti cristiani perfetti. Proviamo ad esserlo anche con i fatti. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Le parole di Gesù si fanno sempre più
incisive e concrete, man mano che i discepoli si lasciano aiutare da lui nel
rileggere la propria storia personale alla luce del Vangelo. L’esperienza di
fede si decide nell’intensità dell’ascolto, che non può rimanere in superficie
o accontentarsi di qualche momento più coinvolgente. Occorre che la Parola
penetri nella vita del discepolo e porti frutto abbondante. Il paragone con
l’albero è quanto mai incisivo: la qualità del frutto dipende da quella
dell’albero, ne è la manifestazione evidente. Anche nella nostra vita di
cristiani accade lo stesso: la conseguenza diretta del nostro incontro con il
Signore non è semplicemente uno stato d’animo soddisfatto o una consolazione
intima, ma un cambiamento concreto nella vita e soprattutto nelle relazioni
fraterne. Gesù chiede ai discepoli di lasciarsi fecondare nell’intimo dalla
Parola che il Padre dona con magnanimità a tutti i suoi figli. Più ci lasciamo
riempire il cuore da questa Parola che dà vita e più siamo trasformati in segni
viventi del suo Vangelo. Diventiamo come Lui: portatori di gioia con la nostra
stessa vita, testimoni di speranza con le nostre scelte coraggiose, costruttori
instancabili di un mondo nuovo dove regna la pace e la concordia. L’immagine
della casa costruita sulla roccia o sulla terra viene così a completare il
quadro, rendendolo ancora più chiaro ed eloquente. Una costruzione con solide
fondamenta non crollerà mai, qualunque avversità si abbatta su di essa. La
distruzione, invece, è inevitabile se poggiamo solo su noi stessi: saremmo come
la casa la cui stabilità dura poco perché apparente. Da come ascoltiamo si
decide il nostro futuro.

PREGHIERA

Apri i nostri cuori, Signore, perché
possiamo ascoltare la tua Parola e nutrirci di essa ogni giorno. Rendici forti
e stabili nel tuo amore, incrollabili anche quando le tempeste si abbattono
sulla nostra vita. Aiutaci a costruire comunità attente ai bisogni di tutti,
solidali con i più poveri e desiderose di condividere con ogni persona la gioia
del Vangelo.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Lun Set 14, 2015 7:55 am

Lunedi della XXIV settimana del Tempo Ordinario/size]

[size=18]VANGELO (Gv 3,13-17)


Bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Parola del Signore.

OMELIA
L'esaltazione della santa Croce ci fa conoscere un aspetto del suo cuore che solo Dio stesso poteva rivelarci: la ferita provocata dal peccato e dall'ingratitudine dell'uomo diventa fonte, non solo di una sovrabbondanza d'amore, ma anche di una nuova creazione nella gloria. Attraverso la follia della Croce, lo scandalo della sofferenza può diventare sapienza, e la gloria promessa a Gesù può essere condivisa da tutti coloro che desideravano seguirlo. La morte, la malattia, le molteplici ferite che l'uomo riceve nella carne e nel cuore, tutto questo diventa, per la piccola creatura, un'occasione per lasciarsi prendere più intensamente dalla vita stessa di Dio.
Con questa festa la Chiesa ci invita a ricevere questa sapienza divina, che Maria ha vissuto pienamente presso la Croce: la sofferenza del mondo, follia e scandalo, diventa, nel sangue di Cristo, grido d'amore e seme di gloria per ciascuno di noi.

Vita spirituale

Lo stile di vita proposto ai membri [Del Movimento Regnum Christi ] è quello dell’adesione fedele a Cristo e alla Chiesa, un cristianesimo attivo ed entusiasta nell’amore, che stimola la comunione nella Chiesa, con un profondo slancio missionario, capace di trasmettere al mondo la fede e la speranza mediante l’annuncio della Parola e la solidarietà evangelica. Il Regnum Christi, come movimento ecclesiale, non può prescindere dall’avere tali caratteristiche, proprie della perenne giovinezza della Chiesa sostenuta dall’azione costante dello Spirito Santo su di Essa. (MMRC n. 21).

MEDITAZIONE

Dinanzi alla croce di Gesù rimaniamo sempre
senza parole, quasi schiacciati anche noi da un dolore assurdo e insopportabile
ancora oggi, per tantissimi crocifissi nel corpo e
nello spirito. La festa di oggi ci invita a rallegrarci, a godere di un dono
immenso, a contemplare l’amore che immeritatamente riceviamo proprio dal
Crocifisso. È il mistero pasquale, cuore della nostra fede. Non possiamo
chiudere gli occhi o fermarci semplicemente a quel moto di compassione che
subito ci prende dinanzi a tanto ingiustificato dolore. Abbiamo bisogno di essere
aiutati a capire, per poter accettare questo mistero che ci sovrasta, e
contemplare nel volto del Cristo sofferente la gloria del Padre che mai smette
di amarci. Le parole di Gesù sono perciò preziose per il nostro cammino di fede
e ci consentono di aprirci al senso più profondo della vita ferita, che Dio
viene a curare e sanare perché possiamo di nuovo godere di tutti i doni da Lui
ricevuti. Credere in Gesù significherà dunque tenere fisso lo sguardo su di
Lui, avere davanti agli occhi e custodire nel cuore l’immagine della sua croce:
su di essa Egli si è donato senza riserve al Padre, perché l’intera famiglia
umana di tutti i tempi possa entrare nella gioia della vita e abbattere, così,
tutte quelle divisioni e paure che minacciano continuamente il nostro futuro.
L’esaltazione della Croce di Cristo diventa anche oggi annuncio di speranza, se
sappiamo condividere questo immenso amore con chi ne è privo e lo cerca, o
addirittura ne ignora l’esistenza.

PREGHIERA

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti
benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo. Noi ti
supplichiamo per tutti coloro che piangono, per quelli che soffrono, per quanti
sono accecati dall’odio e dalla violenza, per chi ancora non ti conosce o ti ha
rifiutato. Noi ti preghiamo per le famiglie: i genitori e i figli, gli anziani
e i giovani. Ti


Ultima modifica di Andrea il Sab Ott 24, 2015 8:04 am, modificato 4 volte

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Set 14, 2015 8:19 am

Gesù dice a Nicodemo qual è la sua missione: salvare il mondo innalzando se stesso, come fece Mosè innalzando il serpente di bronzo. Dio Padre non ha mandato il Figlio per condannare il mondo ma per salvarlo attraverso il suo sacrificio, affinchè chi crederà in lui abbia la vita eterna.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Mar Set 15, 2015 8:39 am

Martedi della XXIV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Gv 19,25-27)

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
Parola del Signore.

OMELIA
L'obbedienza!
Al giorno d'oggi, a pochi piace sentir parlare di obbedienza, specialmente quando questa è intesa nel senso di sottomissione ad una autorità superiore. Il padre dice al figlio: «Fa' quello che ti dico io». «Perché non puoi obbedire al tuo professore?», dice il preside allo studente che gli è stato mandato. Dopo aver fatto spostare la macchina al lato della strada, il poliziotto chiede all'autista: «Lo sa che non ha obbedito al limite di velocità?».
Sottomettersi al comando di un altro è sempre una cosa dura nella nostra epoca gelosa della libertà personale, dell'indipendenza religiosa e dell'individualità psicologica. Diviene ancora più difficile annunciare l'obbedienza di Gesù, Figlio di Dio. Eppure, fu obbediente.
Gesù fu obbediente alla volontà di Dio, sempre, fino alla croce. A motivo della sua umanità - un aspetto che si dimentica facilmente - Gesù ha sofferto, come tutti. Ha conosciuto la solitudine, lo sconforto, la sete, la fame, il tradimento degli amici, ecc. Attraverso le sue sofferenze umane, ha imparato l'obbedienza alla volontà di Dio. È stata la sua obbedienza a renderlo perfetto.
Maria, la Madre di Gesù, un essere umano anche lei, ha conosciuto la sofferenza. Nella sua vita sperimentò ben presto il dolore. Ancora ragazza, non sposata e incinta, non fu risparmiata dalla sofferenza. Ha conosciuto le sofferenze della povertà alla nascita di Gesù, l'angoscia, la solitudine, la morte. Però, come suo Figlio, anche Maria attraverso le sue sofferenze ha imparato l'obbedienza alla Parola di Dio. Dare a Maria il titolo di «Addolorata» significa riconoscerla capace di essere solidale con chi soffre.
Mentre l'obbedienza richiama all'uomo d'oggi aspetti negativi, essa merita invece un'attenta riflessione. Se il Figlio di Dio fu obbediente al Padre suo, se Maria, la Madre di Dio, fu anch'essa obbediente al Padre, perché allora non si può anche oggi imparare l'obbedienza attraverso la sofferenza?

MEDITAZIONE

Questa scena evangelica, brevissima e
intensa, descritta dall’evangelista Giovanni, ci invita a contemplare in germe
il mistero della Chiesa che nasce dalla Croce. L’episodio narrato suscita di
per sé sentimenti di pietà e commiserazione: una madre dinanzi al figlio
morente, umiliato e straziato, rappresenta, infatti, la punta più alta della
sofferenza umana, assurda e insopportabile. La luce della fede consente
tuttavia di leggere il fatto in una nuova ottica, ancora più profonda e
fruttuosa. Il dolore del Crocifisso è talmente trasfigurato dal suo amore per
il Padre che diviene per i fratelli dono inimmaginabile e straordinariamente
fecondo. Gesù non vede solo la Madre o il discepolo, ma l’uno accanto
all’altra. Il suo atto estremo di donazione al Padre, amando il mondo “fino
alla fine”, vince ogni solitudine, annulla le distanze, supera quelle divisioni
che ci rendono estranei gli uni agli altri. Nasce così la fraternità, proprio
lì dove gli uomini hanno tentato di eliminare chi la vive nella sua carne. Ed è
affidata, nei suoi primissimi passi, ai due più vicini, non solo perché ai piedi
del supplizio mortale, ma soprattutto perché, pronti ad aprire una nuova pagina
della storia, si lasciano guidare da una fede che continua a sperare contro
ogni speranza. Il discepolo, amato da Gesù e perciò disposto ad amare, si
riconosce figlio in una relazione che lo fa crescere nella fede e nella
comunione fraterna. Maria, “donna” tenera e forte, accetta di diventare madre
nostra per sostenere ogni discepolo nel cammino della vita e così favorire la
nostra apertura al dono di un’accoglienza generosa, senza limiti e oltre ogni
confine.

PREGHIERA

«Vergine e Madre
Maria, tu che rimanesti ferma davanti alla Croce con una fede incrollabile, e
ricevesti la gioiosa consolazione della risurrezione, hai radunato i discepoli
nell’attesa dello Spirito perché nascesse la Chiesa evangelizzatrice. Ottienici
ora un nuovo ardore di risorti per portare a tutti il Vangelo della vita che
vince la morte»
(Evangeli gaudium, Papa Francesco).


Ultima modifica di Andrea il Mar Dic 15, 2015 1:44 pm, modificato 1 volta

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Set 15, 2015 11:44 am

Oggi è il giorno della Madonna Addolorata e Giovanni ci racconta come è diventato figlio adottivo lui e l'umanità di Maria Santissima. Lei stava sotto la croce del Figlio, e Lui che stava soffrendo per noi affidò a Lei: Giovanni il discepolo che lui amava, e da allora lui la prese con sè. Nonostante la sofferenza che stava provando per il Figlio, Maria accettò di diventare Madre non solo di quelli che Gesù amava, ma anche di chi lo aveva crocifisso, ecco perchè è la Madre anche dei peccatori, perchè ha obbedito a tutto ciò che Dio le ha affidati.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mer Set 16, 2015 9:37 am


Madre, Tu che conosci il dolore,
aiutaci nel cammino di questa vita, affinché possiamo trovare conforto in Gesù nostro Salvatore.
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Mercoledi della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Set 16, 2015 9:41 am

Mercoledi della XXIV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 7,31-35)

Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore disse: "A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!".
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: "È indemoniato". È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: "Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!".
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli".
Parola del Signore.

OMELIA

"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato: vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!" Gli eventi tristi e lieti della vita, la stessa voce di Dio ci colgono talvolta distratti, distaccati e superficiali. Gesù ci ha invitato invece a saper leggere i segni dei tempi; egli vuole che la storia sia letta alla luce di Dio e non solo con la nuda razionalità umana. Dobbiamo rendere giustizia alla sapienza. È arcana, divina la pedagogia del Signore. Non possiamo però esimerci dal leggere con gli occhi dello Spirito quanto accade fuori e dentro di noi. Rischiamo così, come spesso accade, di ridurre a cronaca la storia e a scarni eventi l'azione di Dio e i suoi interventi. Cadono nel nulla, nel vuoto e nel deserto degli spiriti le voci dei profeti, la voce del figlio di Dio, la sua stessa venuta tra noi assume le caratteristiche di un fugace passaggio di un illustre condannato e le sue massime di vita ridotte a slogan da scordare. Oggi anche noi cristiani siamo vittime dei media che hanno assunto il compito di fornirci la notizia lampo e di spettacolarizzare gli eventi. Tutto viene riferito in fretta, la notizia anche la più drammatica scorre veloce per fare spazio a quella successiva; il giornale invecchia in poche ore e tutto corre a ritmi vertiginosi. Come sarebbe utile fermare i pensieri al punto giusto, essere capaci di sane valutazioni, saper trarre le migliori conclusioni dalle voci e dagli eventi del mondo e soprattutto dalla voce di Dio! (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE


Rimaniamo sempre sconcertati dinanzi alle
reazioni dei contemporanei di Cristo. Lo ascoltavano come folla numerosa, erano
spettatori delle azioni prodigiose da Lui compiute, avevano la possibilità di
incontrare nel suo sguardo intenso e profondo quell’amore che tutti cerchiamo e
che ci appaga solo quando viene da Dio. Ma molti non si decidevano a seguirlo.
Il suo stile di vita era motivo di smarrimento per tanti, che restavano
incerti. Proprio come accade oggi. Non basta lasciarsi incuriosire e neppure
avvertire il fascino di una parola o di un gesto che potrebbero cambiare la
vita dei singoli, addirittura di tutti. Occorre fare un passo avanti e
dichiararsi pronti ad accettare la sua chiamata: stare con Lui, andare con Lui,
condividere tutto con Lui. Non è facile, perché dobbiamo rinunciare a qualcosa
che ci tiene legati. Ma non è impossibile. Anzi, la sua vicinanza ci consente
di dire il nostro “sì” con prontezza e gioia: è Lui infatti che si avvicina a
noi, viene nella nostra realtà quotidiana, si lascia toccare anche dalle nostre
miserie senza giudicarci mai. Ci apre le braccia e ci accoglie così come siamo,
perché possiamo sentire forte l’amore misericordioso del Padre e cambiare vita.
La sua Parola ci fa rinascere, ci rende nuovi, dischiude orizzonti prima
impensabili. È data anche a me la possibilità di vivere nella luce e
contribuire alla costruzione di un mondo più giusto e fraterno. Ma bisogna che
io mi faccia avanti, esca dal buio dell’anonimato, rinunci al vuoto dell’indifferenza
e dell’insoddisfazione. Gesù mi chiama per nome: la mia risposta mi renderà non
solo felice, ma giusto e santo.

PREGHIERA

Grazie, Signore Gesù, per il dono della tua
Parola: in essa mi chiami a uscire dalle mie paure e a collaborare con tanti
altri miei fratelli per rendere questo mondo più bello, così come il Padre ce
lo ha consegnato. Il tuo Spirito mi guidi ogni giorno con la sua luce e mi
inondi l’animo del suo fuoco d’amore, perché con le mie scelte coraggiose io
sappia donare a tutti la gioia del Vangelo.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mer Set 16, 2015 10:21 am

Gesù, in questo brano di Luca, rende testimonianza su Giovanni, il profeta annunziato da Malachia (Ml 3,1.23). Giovanni non fu compreso dalla sua generazione, lo credevano un indemoniato per il modo di parlare e come viveva. Gesù, si presentava con atteggiamenti ben diversi da Giovanni, ma entrambi non furono accolti bene, tanto che Gesù mette alla nostra attenzione l’accoglienza negativa che lo stesso Gesù e il Battista, hanno avuto. Come accogliamo la parola di Gesù? Siamo forse come quei bambini che nulla ci contenta? Lasciamo scivolare con superficialità ogni cosa della nostra vita, senza pensare che è Dio che ci parla?
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Set 16, 2015 5:20 pm

La gente con cui ha a che fare Gesù li paragona a dei bambini: ha insegnato cose belle e non hanno gioito, ha detto anche parole dure e non hanno capito, e poi mette anche il paragone tra lui e Giovanni il Battista, il quale non mangiava e non beveva e dicevano di lui che era un indemoniato mentre Lui che mangia e beve spesso e volentieri in compagnia dei pubblicani, dicono di lui che è un mangione e beone, amico dei peccatori. E Gesù allora dice giustamente che la Sapienza, quella vera è stata riconosciuta da tutti coloro che la sanno apprezzare.
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Giovedì 17 della XIV settimana del Tempo ordinario

Messaggio  annaxel il Gio Set 17, 2015 2:03 pm

VANGELO (Lc 7,36-50)

Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».

Parola del Signore.

OMELIA
Ancora oggi suscita compassione anche in noi questa donna peccatrice che si prostra ai piedi di Gesù, li cosparge di lacrime e di olio profumato e li asciuga con i suoi capelli e li bacia con venerazione. È un sincero atto di pentimento, di amore e di profonda gratitudine. Ci ricorda le lacrime di tanti pentiti della storia, di quanti, come Sant'Agostino, dopo l'esperienza amara del peccato hanno trovato la via della salvezza e della santità. A dire di molti le lacrime umane, quelle causate dal dolore più intimo e profondo, hanno un grande potere di interiore purificazione e sicuramente meritano un sincero rispetto; forse proprio per questo nei vecchi libri di preghiere troviamo ancora diverse invocazioni a Dio per ottenere il dono della lacrime. Quelle della donna del Vangelo gli meritano il perdono e la salvezza da parte di Gesù. Ancora una volta però all'atteggiamento misericordioso di Cristo si contrappone la stupida e meschina miopia degli scribi e dei farisei, i quali, come è loro costume, si ostinano nel pensare solo agli spetti formali della legge fino a deformare lo stesso pensiero di Dio. Capita ancora a certi zelanti dell'umana giustizia vedere nella misericordia divina solo un atteggiamento di debolezza o addirittura di sottile ingiustizia. A pensare che in Paradiso saremo lì a cantare in eterno la misericordia del Signore; vale la pena iniziare sin da ora quel canto! (Padri Silvestrini)
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Gio Set 17, 2015 2:09 pm

 L’evangelista Luca, pone di nuovo al centro dell’attenzione, una donna.
La circostanza  che Luca ci presenta è volutamente provocatoria; Gesù si trova in casa di un fariseo: Simone, quando viene avvicinato da una donna dal passato discutibile. Le attenzioni che dimostra verso Gesù, portano Simone a dubitare  : < Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice>. E’ allora che Gesù chiamato Simone gli narra una parabola …. L’episodio diventa per Luca un’accusa contro la falsa sicurezza e l’egoismo del fariseo che poco a amato, mentre la donna riceve il perdono dei suoi peccati perché dimostra il suo grande amore per quel Dio che attraverso l’amore perdona e invita ad una nuova vita.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Set 17, 2015 4:52 pm

Gesù entra in casa del fariseo Simone quando all'improvviso viene, per vedere Gesù, una peccatrice che pentita dei suoi peccati, piange sui piedi del Divino Maestro e li cosparge di profumo. Allora Gesù vedendo l'amore e il pentimento di questa donna, fa notare al fariseo la sua poca ospitalità: lui non gli ha dato l'acqua per i piedi, ci ha pensato lei con i suoi capelli, non l'ha salutato con un bacio mentre lei gli ha baciato incessantemente i piedi e poi il fariseo non ha unto di olio il suo capo mentre lei gli ha cosparso il profumo sui piedi. Per questo atto di amore Gesù le perdona i suoi peccati e noncurante dei giudizi dei farisei, le dice che la sua fede l'ha salvata e la manda in pace, la Sua Divina Pace.
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Venerdi della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Set 18, 2015 8:06 am

Venerdi della XXIV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 8,1-3)

C'erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Parola del Signore.

OMELIA

È di primaria importanza il ruolo che le donne svolgono nella vita di Gesù. Sappiamo tutti della Madre sua, della vergine Maria. Quello delle altre donne è meno appariscente di quello degli Apostoli e dei Discepoli, ma non per questo meno incisivo. Cristo ha goduto dell'amicizia di alcune di loro come Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro; più volte egli si ritirava nella casa di Betania con i suoi discepoli e sappiamo in quelle circostanze di tutto lo zelo di Marta e del fervore che animava Maria, assetata della Parola del Signore. A loro restituì vivo il fratello, che da tre giorni era nel sepolcro. Oggi l'evangelista Luca ne menziona altre che erano state beneficate da Gesù: «C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni». È interessante la sottolineatura che Luca fa nel riferirci l'origine e la storia di quelle donne. Alcune di loro sicuramente sarebbero state definite donne non di buona fama e appartenenti a categorie che suscitavano il disprezzo dei giudei. Gesù ha un modo diverso di accogliere e di scegliere: egli accettando la loro preziosa collaborazione e annoverandole nella sua grande famiglia, vuole sottolineare ancora una volta che i prediletti del cuore sono i lontani che ritornano all'ovile, i peccatori e le peccatrici convertite. La storia conferma che spesso i più ardenti di amore, di gratitudine e di fervore apostolico, sono stati e sono ancora convertiti e convertite; persone che dopo aver sofferto la lontananza dal Signore, hanno poi goduto di un abbraccio di misericordia e si sono visti rivestiti di dignità nuova e ammessi dal Padre celeste al festoso banchetto nella casa paterna. È lo stile di Dio, spesso tanto diverso dalle nostre umane considerazioni. Quelle prime donne hanno poi segnato la storia sia nel testimoniare l'eroico coraggio di seguire Gesù fino al calvario, mentre gli apostoli erano in fuga, terrorizzati dagli eventi che rischiava di coinvolgerli in prima persona, sia nella schiera innumerevole di tante e tante altre, che si sono consacrate in modo totale ed esclusivo al Signore. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Che Gesù se ne andasse per i villaggi e le
città della Galilea a proclamare con le parole e i gesti la vicinanza del Regno
è un dato acquisito. Che fosse accompagnato da un gruppo di discepoli, che
stabilmente lo seguiva, appartiene alle nostre conoscenze indiscusse. Ma che
accanto ad essi ci fossero pure delle donne, in numero imprecisato ma consistente,
per lo più ci sfugge, come un elemento troppo facilmente messo da parte. Solo
Luca ne fa cenno in modo esplicito, offrendo anche una pista di lettura dalle
conseguenze imprevedibili pure ai nostri giorni. Queste donne vengono
presentate insieme ai Dodici, distinte dal gruppo e allo stesso tempo accanto
ad esso, quasi a formare un’unica comunità nella quale Gesù vive e alla quale
prima di tutto rivolge la sua predicazione. Inoltre, alcune di esse vengono
presentate più direttamente, indicando ai lettori qualche elemento della storia
personale che le lega al Maestro in modo speciale: la liberazione dal male
fisico o spirituale, che in Maria Maddalena diventa addirittura esperienza di
rinascita radicale a vita nuova; il legame con ambienti di corte o l’origine
facoltosa che consentiva ad alcune di loro di assistere il gruppo con i propri
beni. È un’esperienza veramente straordinaria e liberante quella che la
comunità dei discepoli può fare, in ogni epoca, alla scuola di Gesù. Il suo
Vangelo s’incarna nella cultura del tempo, ne assume le tradizioni religiose e
sociali, senza lasciarsi tuttavia imprigionare da uno schema precostituito e
immutabile. Il Signore vuole che la Chiesa, fin dai primi passi che la
prefigurano e la costituiscono come comunità missionaria, abbia la dimensione
dell’accoglienza e del rifiuto di ogni discriminazione. Abbiamo ancora tanta
strada da percorrere!


PREGHIERA

Grazie, o Padre, per la santità di tante
donne che nel corso dei secoli e anche oggi arricchiscono la Chiesa con la loro
preziosa testimonianza. Suscita ancora in tante di esse il desiderio di seguire
il Cristo nelle vie nuove che lo Spirito ci indica. Concedi a ogni comunità
ecclesiale di aprirsi con grande libertà e coraggio a quella ministerialità
sempre necessaria per l’annuncio del Vangelo.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Set 18, 2015 9:24 am

Gesù e i suoi Apostoli vengono aiutati con i loro beni da delle donne. Una è Maria Maddalena, miracolata da Gesù dall'uscita di sette demoni, un' altra è Susanna e un'altra ancora è Giovanna, moglie di un amministratore di Erode. Loro amavano Gesù e lo servivano volentieri, non solo per gratitudine ma anche e soprattutto per amore del Divino Maestro, e il Vangelo di Luca è quello che parla di più sui rapporti di amicizia e di devozione che aveva Gesù con le donne del suo tempo.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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