IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Ott 19, 2015 9:10 am

Gesù dice di tenersi lontano dall'abbondanza che possiede, perchè non è da questo che dipende la sua vita. Poi racconta la parabola di un tale che aveva avuto un raccolto abbondante, e ragionando tra sè diceva che demolirà i vecchi magazzini, ne costruirà di nuovi e poi penserà a come divertirsi e vivere nell'abbondanza. Dio allora gli diede dello stolto, perchè quel giorno dovrà morire e di chi sarà ora quel raccolto abbondante? E Gesù aggiunge che così è chi accumula in terra ma non in Cielo.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Lun Ott 19, 2015 7:29 pm

Con la parabola del ricco stolto, Luca approfondisce il tema della libertà che i discepoli devono avere riguardo la vita, ma sottolineando la necessità di essere liberi anche di fronte ai beni materiali, che in nessun caso possono costituire il fondamento reale della propria vita. La parabola prende spunto dalla risposta di Gesù a un problema di eredità che gli era stato posto, che era di competenza dei rabbini. Gesù espone l’illusione di sicurezza data dai soldi; lo <stolto>, ha escluso Dio dall’orizzonte della propria vita. Al centro vi è l’invito a liberarsi dalle false preoccupazioni, confidando in Dio: quello che dovrebbe caratterizzare il credente.
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Martedi della XXIX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Ott 20, 2015 8:18 am

Martedi della XXIX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 12,35-38)

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!».

Parola del Signore.

OMELIA

Prima di addormentarci nel sonno della morte, rischiamo di cadere nel torpore della vita; ciò ci accade quando ci lasciamo coinvolgere dagli eventi, sedurre dal tempo e acquietare dalle cose che ci circondano, incapaci di guardare oltre per aver perso lo scopo ultimo della nostra vita. Diventiamo come pellegrini che hanno smarrito la strada il cui incedere diventa vago e immotivato. "Siate pronti" ci risuono perciò come una sveglia dal torpore e dall'immobilismo, ci ricorda di essere dei viandanti che continuamente debbono cercare la strada e fare il giusto rifornimento per non restare privi di indispensabili energie. Solo così la vita acquista il suo vero significato: siamo in marcia verso una mèta, sempre desti e pronti, camminiamo insieme, abbiamo la certezza che Qualcuno ci precede e ci indica la via. L'attesa e la fatica non sono vane perché il Signore ci attende per farci sedere al banchetto del cielo insieme ai suoi santi. Ci percorre il pensiero di tante giovani vite, prive di senso e di ideali, che soffocate dal nulla e dalla nausea, ricorrono ai falsi dèi, fino a procurarsi la morte, prima dell'anima e del corpo. Forse non si è giunti in tempo a destarli dal torpore e innamorarli della vita! (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Ancora una volta l’insegnamento di Gesù è offerto con una parabola e la sua raccomandazione trova spazio in un quadro che ci apre alla concretezza di una storia di servi e di un padrone, di attesa, di promesse e di beatitudine. La premura e la fedeltà dei servi, che attendono il padrone di ritorno dalle nozze, vengono lasciate immaginare insieme alla rapidità dei gesti con cui si cingono le vesti e accendono le lampade, tenendole in mano per essere pronti ad aprire al primo suo tocco sulla porta. Non è facile poter dire se ciò che qui Gesù voglia far capire sia soltanto la capacità dei servi di vivere l’attesa con una pronta sollecitudine che li proietta nel futuro, o anche la fretta del padrone di servire a tavola quei servi fedeli dopo averli fatti accomodare. Considerando però che, fuor di parabola, nella mente di Gesù, quel padrone non è altro che il Padre celeste, e ben sapendo quanto egli stesso ci abbia tenuto a farne conoscere la grandezza di amore e la ricchezza di misericordia, non è difficile pensare che, proprio proiettandosi dentro quel suo abbraccio d’amore fatto subito servizio, ogni servo di ogni tempo potrà trovare l’attrazione necessaria per vivere la sua vita secondo le condizioni indicate da Gesù; nella certezza che la beatitudine promessa, già assaporata nella speranza, ha in sé il potere sconfinato di soddisfare ogni attesa. Con una promessa così chiara anche una notte buia potrà essere superata. «Tanto è il bene che mi aspetto – diceva san Francesco di Assisi – che ogni pena mi è diletto». E chi può dubitare che san Francesco sia stato un servo fedele secondo il Vangelo? Tutto l’opposto di chi afferma che “questo mondo è sì una valle di lacrime ma ci si piange bene!”. E si accomoda, senza badare al resto.

PREGHIERA

Il tuo insegnamento, o Gesù, è chiaro. Tu ci vuoi servi vigilanti e premurosi nei confronti dei nostri fratelli come lo sei stato tu. Fa’ che sappiamo esserlo sempre, non per la consolazione della ricompensa promessa, ma ancor più per la gioia di aver fatto quello che tu ci chiedi.


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Ott 20, 2015 9:09 am

In questo passo del Vangelo, Gesù esorta i suoi discepoli ad essere sempre vigili e attenti nel servire Dio, e dice che quando il padrone al ritorno delle nozze li troverà ancora a lavorare, il padrone stesso li inviterà a tavola e addirittura li servirà come cari amici, e se li trova ancora svegli nel cuore della notte saranno beati per sempre.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mar Ott 20, 2015 6:27 pm

Gesù illustra l’atteggiamento richiesto al discepolo in parabole. Quella che oggi ci parla è narrata affinché i discepoli siano sempre vigili, invitati alla responsabilità, alla fedeltà. Non sappiamo quando il Signore verrà, ma se avremmo mantenuto un atteggiamento di fedeltà, il <Padrone> sarà contento e accoglierà i servi fedeli nella sua casa. Quando busserà alla porta della nostra vita dovremmo rispondere: “ Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Mer Ott 21, 2015 11:54 am

Mercoledi della XXIX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 12,39-48)

A chiunque sarà dato molto, molto sarà chiesto.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire", e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore.

OMELIA

Come è narrato nella scrittura sacra, sin dal principio, il buon Dio ha affidato all'uomo una missione; lo ha fatto somigliante a sé, lo ha dotato di intelligenza e di volontà e ad ognuno ha dato dei talenti speciali da far fruttificare con l'umile e docile servizio allo stesso Signore. Gesù, servitore del Padre, adempie perfettamente la sua missione, accettando la passione, il Calvario, la croce e le morte. I due servi del Vangelo di oggi hanno un comportamento diverso l'uno dall'altro. C'è il servo vigilante, che attende il ritorno del suo padrone, vivendo in piena fedeltà al mandato ricevuto. Egli è un docile esecutore degli ordini ricevuti. Riferendoci ad un'altra parabola, potremmo dire che è colui che ha fatto fruttificare a dovere i talenti ricevuti. L'altro servo, che non ha interiorizzato gli ordini ricevuti e non li vive come un dono di fiducia da parte del Signore, vive in piena autonomia, il padrone è lontano e non solo fisicamente, e quindi si sente di fatto libero di agire a proprio piacimento. Verrà sorpreso in questo atteggiamento di infedeltà e di distacco e dovrà subire l'inevitabile condanna. Si perde di vista il Signore e lo si ritiene molto lontano e disinteressato alle nostre vicende, quando la fede si spegne e la vista dello spirito si offusca. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Quanto maggiore è la responsabilità, tanto più grande dev’essere l’impegno del cristiano a compiere la volontà del Signore, valorizzando al massimo i doni ricevuti; perché quel Dio che ha promesso di ricompensare anche un solo bicchiere d’acqua dato nel suo nome, non mancherà di chieder conto di ciò che lui ha dato. Potrebbe essere sintetizzato così l’insegnamento delle due parabole riportate dal Vangelo di oggi. Gesù sembra insistere sul tema della vigilanza non soltanto per sottolinearne l’importanza ma, forse, anche per evidenziare la difficoltà che essa venga ben capita da parte dei suoi ascoltatori, compresi i suoi discepoli. Parlando proprio a questi ultimi, infatti, Gesù, con la prima parabola presenta un padrone di casa pronto a far del tutto pur di non farla scassinare. E questo è comprensibile: chi non lo farebbe? Con la seconda – provocato dalla domanda di Pietro che vuol sapere se la parabola è per tutti o riservata solo a loro – Gesù presenta il caso del padrone che al suo ritorno premierà o punirà l’amministratore che ha messo a capo di tutti i suoi servi perché provveda loro in sua assenza. E se, per la prima, nello stile di Gesù, basterebbe un: “Chi ha orecchi per intendere intenda”, per l’altra – per rispondere anche a Pietro – Gesù si fa più esplicito avvertendo che non basta stare svegli o fare qualche cosa, ma ciascuno deve adoperarsi al massimo che può, in sintonia con il volere del padrone il quale – viene detto chiaramente – a chi ha dato molto chiederà molto di più. Chiamati a stare in prima linea dietro a lui, i discepoli non possono accontentarsi di fare il minimo indispensabile e neppure limitarsi a fare quel che fanno tutti. Il loro limite può essere stabilito soltanto dal massimo che possono.

PREGHIERA

Con l’apertura del cuore che la tua Parola ci richiede, o Gesù, desidero accogliere il tuo insegnamento e seguire il tuo esempio senza tentennamenti. Aiutami a superare ogni difficoltà perché in ogni occasione che mi è data possa sempre impegnarmi con il massimo delle mie capacità.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Ott 21, 2015 3:13 pm

Gesù esorta i suoi discepoli ad essere sempre vigili, come un padrone di casa vigila per non farsi rubare quello che ha, anche loro dovranno essere attenti perchè nell'ora che non si aspettano verrà il Figlio dell'Uomo. Pietro allora chiede se questa parabola è solo per loro o per altri e Gesù risponde con un'altra parabola: se un padrone lascia amministrare uno dei suoi dipendenti e al ritorno lo trova ancora al lavoro, il padrone lo ricompenserà come merita. Ma se invece il padrone tarda ad arrivare e questi si fa trovare che maltratta tutti quanti e si ubriaca, lo punirà severamente. Poi Gesù fa capire che Dio dà a tutti secondo quello che si merita, se si fa bene si riceve bene al contrario la punizione degli infedeli è inevitabile.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mer Ott 21, 2015 4:49 pm

La vita e il battesimo sono doni, ma questi doni gli abbiamo fatti crescere nel percorso della nostra esistenza? Forse non siamo consapevoli che un giorno dobbiamo render conto dei frutti che abbiamo saputo far crescere… la vita è un passaggio terreno, vogliamo chiamarla prova di vita? Con il dono del Battesimo siamo entrati a far parte della famiglia di Dio, dove lo Spirito Santo ci guiderà, ma a noi il compito  di renderli fertili come dei servi fedeli, perché colui che avrà ricevuto tanto in
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sarà pronto quando Gesù busserà alla sua porta? Perchè tanto di più richiederà.


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Giovedi della XXIX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Ott 22, 2015 2:55 pm

Giovedi della XXIX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 12,49-53)

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore.

OMELIA

Gesù è pienamente consapevole del carattere esplosivo e radicale della sua venuta. Egli dice di essere venuto a portare il fuoco sulla terra; vuol dire che l'amore di Dio si è reso più che mai visibile nella sua persona, il Verbo si è fatto carne, abita in mezzo a noi. Egli sta per dare al mondo la suprema testimonianza della misericordia divina con la sua immolazione sulla croce. Tutto ciò sarà il suo battesimo di sangue. Egli già intravede la realizzazione della sua promessa di inviare alla chiesa nascente "il Consolatore, lo spirito di verità" che scenderà sugli apostoli come lingue di fuoco. Egli sa che quel fuoco arde e arderà nei secoli per essere la forza dei deboli, la luce sul cammino della chiesa, la vera sapienza per gli uomini. Con questa forza, che genera la fermezza nella fede, il seguace di Cristo, dagli apostoli fino a noi, diventa un suo testimone e un annunciatore del suo Vangelo, ma proprio questo annuncio e questa testimonianza sarà motivo di lotta e di persecuzioni da parte di coloro che li rifiutano. Ecco perché Gesù, autore della pace, oggi ripete di non essere venuto a portare la pace, ma la guerra; egli riafferma che i suoi si troveranno spesso come agnelli in mezzo ai lupi. I lupi talvolta, come la storia ci testimonia, sono le persone a noi più vicine. È accaduto anche a Gesù con Giuda! (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Quello che Gesù è venuto a portare sulla terra non è il fuoco della giustizia e del giudizio; ha detto chiaramente, infatti, di non essere venuto a giudicare il mondo ma a salvarlo. Quello di Gesù è un fuoco di amore, che brucia e non consuma, che incendia e non distrugge, che illumina e non acceca; che ha bisogno di passare per la morte, perché in quello stesso istante possa trasformarsi in dono di vita. È un fuoco che ben presto, se accolto, diventa un guadagno per tutti. Gli unici a rimetterci sono le tenebre e il gelo del peccato. Inviando i suoi primi compagni ad annunciare il Vangelo fino agli estremi confini del mondo allora conosciuto, sant’Ignazio, fondatore dei Gesuiti, il giorno della loro partenza fece questa consegna: «Andate, e incendiate il mondo». Tanti secoli dopo un suo figlio salito al soglio pontificio, parlando ai religiosi ma con il desiderio che tutti i battezzati possano seguirli, non si stanca di ripetere: «Svegliate il mondo!». In un periodo non facile per la Chiesa e per il mondo, il beato Paolo VI ha intuito che la migliore risposta alle aspirazioni di un mondo stanco di violenza, di guerre e di terrorismo fosse quella di adoperarsi tutti per costruire «la civiltà dell’amore». Un’espressione che affonda le radici proprio in quel fuoco che Gesù dice di essere venuto a portare sulla terra e che anche negli anni successivi san Giovanni Paolo II ha fatto suo, rilanciandolo quale stimolo per i cristiani ad accogliere il fuoco portato da Gesù con l’impegno di diffonderlo in ogni angolo della terra. Lo aveva ben capito il filosofo francese François Mauriac quando scriveva: «Il giorno in cui tu non brucerai più d’amore molti altri moriranno di freddo». Nono sono parole che possono lasciare indifferenti!

PREGHIERA

Concedimi o Signore un cuore umile e pieno di te; un cuore veramente innamorato che sappia avvertirti in ogni suo palpito. Fa’ che io sappia spendere la mia vita tutta per te lasciandomi guidare dalla potenza del tuo Spirito perché mi accompagni e mi sostenga nel compito non semplice di incendiare il mondo del tuo amore.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Ott 22, 2015 7:26 pm

Gesù non desidera altro che la Divina Redenzione che lui paragona ad un fuoco che sarà acceso e che sarà al culmine con il Suo Divino Sacrificio sulla Croce. Poi dice che lui è venuto sulla terra per portare divisione, perchè chi crederà o non crederà in Lui sarà diviso anche nella sua stessa famiglia.
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Venerdi della XXIX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Ott 23, 2015 8:04 am

Venerdi della XXIX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 12,54-59)

Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: "Arriva la pioggia", e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: "Farà caldo", e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo».

Parola del Signore.

OMELIA

I progressi nella scienza, vertiginosi in questo ultimo secolo, consentono agli uomini di scrutare sempre meglio i segni dei tempi. Pare che non esistano più barriere per l'intelligenza umana: pare che ormai siamo in grado di trovare la spiegazione di tutto ciò che ci accade intorno sia nel bene che nel male. In misura diversa ciò accadeva anche ai tempi di Gesù; gli scribi e i farisei, i suoi avversari di sempre, cavillando e ragionando a modo loro, emanavano sentenze e si ritenevano depositare si quasi tutte le verità. Il rimprovero del Signore: "Ipòcriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, ma questo tempo non sapete giudicarlo" - risuona anche per noi con grande attualità. Anche oggi si vuol vedere tutto con un solo occhio, quello più debole e fallace della ragione e si rifiuta di scrutare gli eventi con l'occhio della fede. Ci si priva così di rendere sacra la nostra storia, non la si vede come guidata e redenta da Dio, ma tutto si riduce a squallida cronaca di stile giornalistico. Si rimane così nella inevitabile condanna dei continui conflitti, che ostacolano la pace con Dio e tra gli uomini. Non dovremmo ridurci ad aprire gli occhi solo in occasione di fatti tragici e violenti! (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Tagliano come lama affilata queste parole nella nostra mente e possono farci tanto bene se riusciamo ad accoglierle nel profondo del cuore. Da parte di Gesù sono un invito; meglio dovremmo dire, una chiamata a responsabilità: quella che ci tocca come conseguenza della fiducia che Dio stesso ha posto in noi quando ci ha fatto dono della libertà. Come battistrada al discernimento Gesù usa la parola “ipocriti!” che, quando viene detta verso altri, esce facilmente anche dalla nostra bocca; ma se soltanto qualcuno la usa verso di noi, saltiamo come grilli. Non ci vuole molto per capire che anche questo può essere un campo nel quale dobbiamo esercitare il discernimento. Gesù, infatti, ci pone dinanzi la parola “ipocriti!” perché apriamo gli occhi e facciamo nostro l’invito a comprendere che proprio da essa possiamo ricevere dei benefici. Meravigliandosi di trovarci molto bravi nel discernere per quello che riguarda le cose materiali e poco interessati quando invece si tratta dei valori dello spirito, Gesù ci stimola ad allargare il campo, senza barricarci nelle nostre convinzioni. Ipocriti per Gesù sono i farisei, verso i quali questa parola l’ha usata tante volte, e tutti coloro che sono rimasti chiusi dinanzi alle sue parole senza lasciarsi neppure un po’ scalfire, rifiutando in partenza ogni segno di apertura per non corre il rischio di scomodarsi e non cambiare. L’antidoto di ogni ipocrisia è proprio la capacità di leggere la propria vita e quella degli altri – con tutto ciò che ci circonda e che succede nel mondo ogni giorno – lasciandoci guidare dalla Parola e dalla volontà di Dio che si fa più chiara nella misura in cui siamo capaci di entrare nella logica di una vera conversione. Dono quest’ultimo che Dio è pronto a concedere a tutti, in ogni istante.

PREGHIERA

Eccomi dinanzi a te, Signore, con il desiderio profondo di rimettermi pienamente nella tua volontà, in ogni circostanza della mia vita. E quando la tua Parola si fa esigente e mi spinge a prendere delle decisioni faticose fa che sappia ripeterti con sant’Agostino: «Dammi quello che mi chiedi e chiedimi quello che vuoi».

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Ott 23, 2015 10:41 am

Gesù rimprovera alle folle che lo seguono perchè sanno vedere bene i segni del tempo in senso metereologico, ma non sanno valutare i segni del tempo attuale, e cioè che il Figlio di Dio è venuto sulla Terra per dare veramente compimento al tempo che viene, ossia: il Regno di Dio. Poi Gesù invita tutti a non essere troppo rigidi con il proprio avversario, ma anzi di mettersi d'accordo con lui per una qualsiasi disputa, altrimenti ti metterà in prigione fino a quando non pagherai ciò che devi.
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Sabato della XXIX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Ott 24, 2015 7:58 am

Sabato della XXIX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 13,1-9)

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?". Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"».
Parola del Signore.

OMELIA

"Non c'è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo" - ci dice San Paolo. Quello che non era possibile alla legge, causa del peccato e delle nostre stridenti contraddizioni, "Dio lo ha reso possibile mandando il proprio figlio", il quale ha preso la nostra carne di peccato e l'ha purificata con la sua carne, immolata sulla croce e resa cibo che rinnova e santifica la nostra. Siamo così deificati in Cristo e di conseguenza resi finalmente capaci di vivere non più secondo i desideri della carne, ma dello spirito: abbiamo così ripreso fiato, abbiamo ripreso quell'alito divino che sin dalle origini ci qualificava come figli di Dio, fatti a sua immagine e somiglianza. Nella prospettiva della fede non è più possibile interpretare gli eventi umani, anche quelli più catastrofici come castigo divino, ma solo come monito alla nostra negligenza e sollecitazione paterna ad una vera ed efficace conversione. La nostra vita, resa feconda da Cristo stesso, deve produrre frutti di vita e di santità. Dio è un agricoltore paziente, ma non può soprassedere all'infinito, noi siamo indissolubilmente legati al tempo che ci è dato per aderire a Dio e conseguire la salvezza. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

A chi pensa di poter cambiare in un momento, con un taglio improvvisato, le situazioni che non vanno secondo quello che ci si aspetta, Gesù insegna una pazienza oltre misura le cui ragioni sono tutte da inventare. Anche se la cronaca quotidiana sembra spingere per la via di una giustizia che va fatta quanto prima o le vicende che si alternano porterebbero a domande le cui risposte non arrivano, non c’è mai da scoraggiarsi. Il Vangelo che conosciamo offre sempre una speranza da riaccendere ogni volta e che, nel testo appena letto, ha come punto di confronto la parola conversione. Non c’è miglior punto di partenza su cui si possa costruire un cammino di discepoli che hanno scelto come meta proprio quella di seguire e imitare il Maestro che, se sembra perder la pazienza davanti a un fico, infruttuoso ormai da anni, dando ordine di tagliarlo perché non sfrutti più il terreno, d’altra parte si mostra pronto a lasciarsi consigliare dal vignaiolo premuroso che offre un di più del suo lavoro, per coltivarlo ancora meglio nella speranza fiduciosa che alla fine anche quello darà i suoi frutti. Quanto poi alla conversione, i sentimenti che si alternano nel profondo di ciascuno vanno indirizzati per la via della fiducia che la vittoria arriverà, benché spesso le cadute si ripetano a catena, nonostante tutti gli sforzi. Perché se la morte può arrivare all’improvviso e la chiamata del Signore quando meno ci si aspetta, una vera conversione, benché decisa in un istante per un dono di grazia, va costruita lentamente e va pensata sotto lo sguardo provvidente di un Dio che è tutto amore, da cui attingere con gioia quella forza che ci occorre per non lasciarci scoraggiare, quasi fosse impossibile raggiungere il traguardo sospirato.

PREGHIERA

Quante volte, o Gesù, mi succede di lamentarmi o di non comprendere quel che succede dentro di me o attorno a me! Non permettere che mi lasci andare a sentimenti di ribellione, ma aiutami a trovare in ogni avvenimento doloroso un occasione per la mia conversione.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Ott 24, 2015 8:53 am

Ad un fatto di cronaca avvenuto recentemente Gesù ribadisce ciò che gli sta più a cuore: la conversione della sua gente, poi facendo un esempio con la parabola del fico che non dà frutti da tre anni e il padrone decide di tagliarlo, interviene il vignaiolo che dice di lasciarlo ancora per un anno, per prendersene cura e se non darà frutti di tagliarlo, Gesù dice che Dio, e anche Lui stesso, danno sempre un'altra possibilità di conversione anche a chi è tardo a capire, ma se persevera nel non capire sarà tagliato fuori agli occhi del Signore.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Sab Ott 24, 2015 6:16 pm

Gesù, invita alla conversione attraverso i segni dei tempi scegliendo due fatti di cronaca che, letti alla luce del progetto di Dio, evidenziano la necessità della conversione. Negando che il dolore e la morte siano sempre legati ad una punizione per i nostri peccati. Gesù vuol far comprendere che l’uomo non può giudicare gli eventi della storia pretendendo di analizzare la mente di Dio. Non dobbiamo ricercare a tutti costi i colpevoli o cercare di dare una spiegazione sulle cause di ogni sciagura, ma Gesù invita alla conversione, perché davanti a Dio tutti gli uomini sono colpevoli. Chiude questa catechesi con la parabola del fico, dove vediamo l’urgenza della conversione, evidenziando allo stesso tempo la pazienza di Dio.
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Domenica della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Ott 25, 2015 8:18 am

Domenica della XXX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 10,46-52)

Rabbunì, che io veda di nuovo!

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Parola del Signore.

OMELIA

Il cieco del brano evangelico di oggi rappresenta l'uomo sulla via della fede; non vede ancora Gesù, ma ne percepisce la presenza. E' una percezione però così viva che gli fa intuire come solo da Dio gli può venire la salvezza e gli fa gridare: «figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me». Il suo è un atto di fede nella messianicità di Gesù. La fede però non è solo adesione ad una verità, ma è soprattutto adesione ad una persona, in un incontro vitale con Cristo Gesù. Sappiamo bene che è la grazia divina a guarire e a salvare. Ma alla corrente della grazia l'uomo arriva attraverso la spina della fede. In questo caso siamo portati ad ammirare un doppio intervento di Gesù che dona la vita e dona la fede. La fede è capitale nella vita cristiana. Senza essa è impossibile aderire a Dio. L'aver ricevuto la vista, simbolo della fede, impegna immediatamente chi era stato cieco a seguire Gesù; e il cammino del cieco di Gerico, verso la vera luce, si presenta come un esemplare itinerario per chi, dalla tristezza di un'esistenza opaca e senza avvenire, vuole pervenire al traguardo della vera vita. Saper percepire la salutare presenza di chi ci passa accanto, il calore del sole divino che ci illumina; lasciar salire verso di lui l'anelito della propria anima, implorare incessantemente finché ci avvenga di essere toccati dall'esperienza viva del suo splendore e della sua infinita benevolenza. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Nell’incontro con il Signore si gioca tutta l’esistenza di questo cieco e lo stesso Gesù si mette in gioco senza riserve. “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me” – è il grido di aiuto che nel testo risuona due volte e che Gesù raccoglie. La nostra preghiera è come quel grido: a volte sale al Signore più forte perché proviene da persone sole, inferme o disperate; a volte si fa intercessione per altri che soffrono; a volte è il nostro. È un grido che chiede compassione, che chiede al Signore di condividere il nostro dolore. Gesù è il Signore che salva e quindi ascolta il grido della nostra preghiera, ma vuole che, per andare da Lui, gettiamo via il nostro mantello, simbolo delle nostre false certezze, delle nostre sicurezze umane. Anche il cieco lo fa, si sbarazza del suo mantello e balza in piedi per venire verso Gesù. Inizia un dialogo sincero fra i due, a cuore aperto: «Cosa vuoi che io faccia per te?», e il cieco: «Che io veda di nuovo». E Gesù: «Va’, la tua fede ti ha salvato». I miracoli di Gesù sono sempre segni di salvezza, mai solo prodigi; perciò la guarigione del corpo è sempre il segno di una salvezza integrale in cui a operare è la fede. Gli occhi del corpo, infatti, possono vedere solo le cose visibili; gli occhi della fede, invece, possono guardare nel profondo, perché, come affermava Antoine de Saint-Exupery, l’essenziale è invisibile agli occhi. Il cieco vede di nuovo con gli occhi del corpo e con quelli della fede ed è per questo che il Vangelo si conclude con l’annotazione dell’Evangelista che specifica: «ci vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada». Il miracolo della vista riacquistata diventa funzionale alla sequela: ci vide e si mise alla sequela di Gesù; potremmo dire “ci vide per seguire Gesù”.


PREGHIERA


«Signore Gesù, che sanavi gli infermi e aprivi gli occhi ai ciechi, crea in me un cuore nuovo, perché io possa annunziare a tutti la salvezza» (cfr. VI formula dell’Atto di dolore – Rito della Penitenza). Più volte in questa giornata ripetiamo la cosiddetta preghiera del cuore, tanto raccomandata dalla tradizione cristiana orientale: “Signore Gesù, abbi pietà di me”, se riusciamo, associandola anche al ritmo del respiro.[/b][/b]


Ultima modifica di Andrea il Mar Ott 27, 2015 8:40 am, modificato 1 volta

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Ott 25, 2015 9:43 am

Un cieco di nome Bartimeo, chiama Gesù e la folla cerca di farlo tacere, ma lui grida ancora più forte il suo nome. Gesù sentendolo dice di chiamarlo e il cieco lascia il mantello, tutto ciò che aveva, per avere da Gesù un dono più grande: la sua vista. Gesù allora gli fa riavere la vista, dicendo che la sua fede lo ha salvato, perchè non ha avuto dubbi sul fatto che Gesù potesse guarirlo dalla sua infermità.
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Lunedi della XXX esttimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Ott 26, 2015 8:05 am

Lunedi della XXX esttimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 13,10-17)

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C'era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Parola del Signore.

OMELIA

Genera sconforto e irritazione il comportamento assurdo del capo della sinagoga che si indigna nel vedere Gesù, che impone le mani e guarisce una povera donna afflitta da diciotto anni da un terribile male in giorno di sabato. Egli la proclama libera dalla sua infermità e le impone le mani. La reazione della donna "raddrizzata" miracolosamente è quello di glorificare Dio, la reazione del capo della sinagoga è una critica assurda e cieca nei confronti del Cristo. Nella sua ottusità e grettezza, citando a sproposito la scrittura sacra, dichiara che ci sono sei giorni in cui si deve lavorare e non in giorno di "shabbàth". Il Signore definisce da ipocriti tale comportamento e tale giudizio. Quanto Gesù ha fatto non può assolutamente essere paragonato al lavoro umano; Egli sta rivelando ancora una volta la centralità della sua missione nei confronti dell'uomo infermo e peccatore. Egli è colui che guarisce e colui che salva. Lo dichiarerà più esplicitamente in altre occasioni: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" e altrove dice: "sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato". Capita ancora di sentire e leggere critiche assurde e talvolta blasfeme nei confronti di Cristo, della chiesa e dei suoi ministri e dei suoi fedeli: molto spesso si costata che il lucignolo della ragione umana vorrebbe giudicare e condannare la Luce stessa di Dio! (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Anche altre volte Gesù sceglie il sabato per i suoi miracoli, per far comprendere un messaggio fondamentale che riguarda il rapporto fra le persone e la legge. L’osservanza del sabato è importante, così come l’osservanza di ogni regola, ma le regole sono fatte per il bene delle persone e non il contrario. In un altro brano del Vangelo Gesù chiarisce: «il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27). Gesù, il Figlio di Dio, mediatore della Nuova Alleanza è superiore anche al sabato, ne è il Signore, perché Egli è il Signore del cielo e della terra. Con questo segno Gesù vuole affermare la Nuova Alleanza, anche se non abolisce quella Antica, fatta di prescrizioni e di leggi, ma viene a darle senso e compimento. Qui, a essere guarita, è una donna inferma da diciotto anni e la sua guarigione è più importante della regola formale del riposo sabbatico. Il messaggio di Gesù è chiaro: l’amore è la pienezza della legge. A volte anche noi cristiani cadiamo nella tentazione di salvare i principi e uccidere le persone, di preferire l’osservanza formale delle regole all’accoglienza sostanziale degli altri. Il capo della sinagoga mostra tutta la sua chiusura davanti alla novità imprevedibile di Dio: «ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli venite dunque a farvi guarire». Questo personaggio, simile a tanti di noi, cristiani osservanti e perbenisti, vuole regolare anche l’azione di Dio, vuole mettere dei paletti anche ai tempi della sua salvezza, ma Gesù ricorda a tutti di fare attenzione perché, mentre sleghiamo buoi e asini perché è nel nostro interesse che bevano, leghiamo gli altri e perfino Dio a causa della nostra grettezza d’animo, finendo per essere di impedimento all’azione nuova e salvifica del Signore.

PREGHIERA

O Padre, guariscimi dalla durezza del cuore e dalle mie logiche chiuse e meschine. Scàrdina i miei schemi, la mia presunzione di giustizia, le mie false certezze. Non lasciare che io cada nella tentazione di credere di sapere sempre tutto, di avere sempre ragione, di “filtrare il moscerino e di ingoiare il cammello”. Apri il mio animo e la mia mente ad accogliere la novità di Dio e degli altri.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Ott 26, 2015 8:59 am

Gesù insegna nella sinagoga di sabato, e vi è una donna che il Maligno la teneva curva per diciotto anni. Gesù sempre sensibile alle infermità degli altri la fa guarire, ma questo desta lo sdegno del capo della sinagoga che dice che ci sono ben sei giorni in cui si può lavorare e questo giorno non è il sabato. Gesù allora dà degli ipocriti ai suoi avversari dicendo che per il bue e l'asino infrangono il giorno del sabato, e per una donna posseduta da Satana non poteva guarirla di sabato. A questa risposta i suoi avversari si vergognavano, mentre la gente esultava della meraviglie che compiva.
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Martedi della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Ott 27, 2015 8:21 am

Martedi della XXX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 13,18-21)

Il granello crebbe e divenne un albero.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Parola del Signore.

OMELIA

I regni di questo mondo legano il loro prestigio alla grandiosità, al fasto, alla potenza; ci stupisce perciò sentire Gesù che parla del Regno di Dio paragonandolo ad un granellino di senape, inizialmente quasi invisibile, ma che, posto nel terreno fecondo, diventa albero. È ancora più suggestiva l'immagine del lievito, che in piccolissima quantità, mescolato alla farina, la fa tutta fermentare. Vengono così demolite tutte le false idee che istintivamente possiamo farci di Dio e delle sue manifestazioni. Egli, pur nella sua immensità e perfezione, si cela in ciò che è piccolo agli occhi degli uomini, perché lo riconoscano, non nella spettacolarità, che tanto ci affascina e ci tenta, ma alla luce della fede, dentro i suoi misteriosi silenzi, e nella sua sconcertante umiltà. La crescita graduale del Regno è scandita non dalla nostra spasmodica fretta e neanche dalle nostre mire di espansione e di crescita, ma unicamente dai i suoi tempi e dai suoi disegni divini. Gesù ci lascia intendere che il Regno di Dio è già presente in mezzo a noi, è presente nella sua persona e ancor più nell'opera redentiva che egli sta operando per tutti. Vuole dirci però che l'affermazione piena la possiamo percepire e vivere soltanto in una prospettiva di personale santificazione e di eternità. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

L’espressione “regno di Dio” era molto cara a Gesù. Egli parla di un Regno di Dio che è vicino, o meglio, potremmo dire di un Regno che si è avvicinato, nel senso che innanzitutto il Regno di Dio è Lui stesso, Lui che, lasciate le sedi celesti, si è fatto prossimo a noi, si è incarnato ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Da quel momento il Regno di Dio non dobbiamo immaginarlo come qualcosa di là da venire, ma come una realtà già è in mezzo a noi: la sua presenza è una realtà già seminata. Tuttavia, poiché l’agire di Dio è discreto e non suona la tromba davanti a sé, questo Regno, che è l’opera di Dio in mezzo a noi, non si manifesta in maniera eclatante: ecco perché Gesù usa l’esempio del granello di senape. Il granello di senape è piccolo ma poi diventa un albero con rami tanto grandi da permettere agli uccelli di costruire perfino il nido fra le sue fronde. Il crescere e lo svilupparsi del Regno di Dio ha le stesse caratteristiche di Dio, che agisce in maniera discreta e al tempo stesso efficace, in punta di piedi: il Signore, infatti, preferisce il fruscio di una brezza leggera a un tuono o a un terremoto (cfr. 1Re 19,12). Il Regno di Dio ha poi la caratteristica di essere non solo piccolo, ma anche concentrato, come il lievito in una grande quantità di farina: ne basta una presenza in piccole dosi per fermentare tutta la pasta. Questo dovrebbe insegnarci a non sposare la logica dei grandi numeri, che non è quella del Vangelo, né della Scrittura, ma a rimanere fedeli, perché fu con il Resto di Israele dell’Antico Testamento e con il piccolo gregge di cui parla il Nuovo che si sono realizzate la storia della salvezza e le meraviglie di Dio.

PREGHIERA

«Hai consacrato […] Re dell’universo il tuo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore. Egli, sacrificando se stesso immacolata vittima di pace sull’altare della Croce, operò il mistero dell’umana redenzione […] e offrì alla tua maestà infinita il regno eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace» (cfr. Prefazio della Solennità di Cristo Re). Signore, venga il tuo Regno, insegnaci la sua logica e rendici collaboratori della tua salvezza


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Ott 27, 2015 1:24 pm

Gesù paragona il Regno di Dio prima ad un granello di senape che da piccolo che è diventa un grande albero su cui gli uccelli fanno crescere i nidi. Il Regno di Dio è sulla Terra una piccola cosa, che però c'è e quando qualcuno si accorge che c'è diventa una cosa grande nel cuore che attira a sè tutte le vite di cui qualcuno ne vuole fare parte. Gesù fa un altro paragone sul Regno dei Cieli che è come un lievito che fa lievitare tutta la pasta, la Parola di Gesù è così: all'inizio ci mette tempo a comprenderla ma quando qualcuno la capisce è come un lievito che ha bisogno di crescere nel cuore di ognuno.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mar Ott 27, 2015 2:33 pm

Con due brevissime parabole, Luca ci parla della venuta del Regno. Gesù per far capire cosa sia il Regno usa due elementi che facevano parte della vita di ogni giorno: il chicco di senape e il lievito. Per chi si aspettasse un Regno dai contorni sfarzosi, rimarrebbe deluso, un chicco di senape, così piccolo e insignificante, ma da un grande futuro, perché se verrà seminato in un buon terreno fertile, germoglierà divenendo un albero, così è il Regno di Dio, cosa dire del lievito che fermenta tutta la farina pur averne deposto una piccola dose. Due segni semplici, invitano ancora il discepolo a saper leggere il senso della storia, perché è in Gesù che il Regno si è realizzato, non è forse la sua parola che come lievito fermenta nei nostri cuori affinché Dio operi in noi?
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Mercoledi della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Ott 28, 2015 7:53 am

Mercoledi della XXX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 6,12-19)

Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore.

OMELIA

Simone e Giuda, due nomi di una lista di dodici, due di cui sappiamo ben poco, due del gruppo degli apostoli, il gruppo che impegna tutta la notte di preghiera di Gesù affinché la sua scelta sia in sintonia con la volontà del Padre. Spesse volte, leggendo l'elenco, lancio una provocazione: forse Gesù era assonnato dopo la notte di preghiera? Dico: avete visto che razza di gente sceglie? Nessuno di noi, credetemi, sarebbe riuscito a mettere insieme gente così diversa. Intellettuali come Giovanni con pescatori come Pietro, pubblici peccatori come Matteo il pubblicano con fedeli farisei come Bartolomeo, conservatori come Giacomo con aspiranti terroristi come Simone lo zelota, che oggi ricordiamo come santo. Gli zeloti: una setta segreta che voleva con l'uso della violenza liberare Israele dall'occupazione romana; con sé abitualmente portavano un coltello per uccidere qualche romano, tra le loro fila, probabilmente, si schierava Barabba. Tra i dodici, Gesù sceglie un violento, un aspirante terrorista, che però diventerà santo. Simone verrà come perforato dall'umiltà e la remissività del Maestro, capirà che l'amore è più forte e devastante della violenza...
Rileggiamo questa pagina quando vogliamo insegnare a Dio come rifare la Chiesa. Fidiamoci della scelta del Signore Gesù quando vorremmo far diventare le nostre comunità dei club di persone devote e omologare le diverse sensibilità. Non ci siamo scelti, Dio ci ha scelto e l'unica cosa che davvero ci lega è la grande passione verso il Maestro. La Chiesa, popolo di discepoli, scuola di vangelo, non raccoglie bravi ragazzi, ma raccatta chiunque si lasci chiamare, cioè noi. Stemperiamo le nostre intemperanze, allora: anche gli accesi e gli iracondi hanno un loro patrono, Simone zelota. Tutti possono diventare cittadini del Regno e tutti dobbiamo imparare a guardare oltre. La preghiera di Gesù la dice lunga sullo stile di Dio, che ama l'impresa impossibile, che ci propone un modello di apostolato per le nostre comunità. La croce fonderà i cuori di questi uomini diversi, la resurrezione li renderà un unico, acceso annuncio di luce per ogni uomo.
Simone lo zelota, Giuda Taddeo convertano le nostre comunità alla tolleranza e all'accoglienza, Signore, le aprano alla logica della ricchezza nella diversità e ci aiutino, oggi a passare dalle nostre logiche alle sconcertanti e logiche di Dio che tutti ama, tutti accoglie, tutti rende santi... (Paolo Curtaz)

MEDITAZIONE

Gesù prega di notte, quando il silenzio avvolge tutte le cose e tacciono le distrazioni e i rumori. Di notte, nel silenzio, emerge la verità di noi stessi e può essere più facile aprire la porta al Signore, perché entri e illumini le profondità del nostro spirito. Quando noi dobbiamo prendere una decisione importante, può accadere che invece di pregare ci attardiamo a fare i nostri bravi calcoli umani, soppesando solo i vantaggi e gli svantaggi della nostra scelta, l’interesse e il profitto che potremmo ricavarne, se per l’impresa vale la spesa ecc. Qui, invece, ci viene proposta un’altra via: quella del discernimento davanti a Dio. La mia decisione è secondo la tua volontà? Se ci pensiamo bene, sostanzialmente preghiamo per entrare più facilmente nella volontà di Dio e non tanto per piegare la volontà Sua alla nostra. Gesù, in comunione con il Padre, fa la sua scelta che ricade su dodici uomini, che hanno pregi e difetti, peccati e virtù e chiama le loro dodici storie a diventare storia di salvezza per sé e per gli altri: li costituisce, infatti, come apostoli, inviati per una missione. Tra questi c’è anche Giuda, il traditore. È un mistero grande: Gesù chiama anche chi lo avrebbe tradito! La logica del Maestro non è la nostra, perché il suo amore non si basa sui nostri meriti, ma sulla gratuità della sua misericordia. A Gesù accorrono grandi folle per vari motivi: ascoltarlo, essere guariti dalle malattie, essere liberati dagli spiriti immondi. Tutti cercano la pace ed esprimono questo desiderio profondo in modi diversi, in una forma non sempre pura e disinteressata, ma Gesù è il Principe della pace e da Lui esce una forza, l’amore di Dio, che ha il potere di guarire tutti e infondere nell’intimo la pace. Qualunque siano i motivi per i quali cerchiamo Gesù, l’incontro autentico con Lui ci guarisce, perché l’amore gratuito ha questo potere.

PREGHIERA

«Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a Te Signore lo dono di nuovo. Tutto è tuo: di tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia e questo mi basta» (S. Ignazio di Loyola).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Ott 28, 2015 10:41 am

Gesù dopo aver pregato scelse dodici discepoli che poi diede il nome di Apostoli, loro sarebbero stati i suoi immancabili compagni di viaggio, i suoi confidenti, gli eredi della Divina Missione: annunciare il Vangelo alle genti. La gente comune cercava Gesù per essere guarita, e venivano da ogni parte: chi per ascoltarlo, chi per essere guarito dalle infermità e chi semplicemente per toccarlo perchè da Lui veniva una forza che guariva tutti coloro che credevano in Lui.
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Giovedi della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Ott 29, 2015 7:52 am

Giovedi della XXX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 13,31-35)

Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: "Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme".
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"».

Parola del Signore.

OMELIA

Il linguaggio di Gesù, secondo lo stilo proprio orientaleggiante, è spesso permeato di sottili allegorie, non sempre di immediata comprensione per noi non assuefatti a quello stile. Erode, che sta tramando contro di lui, viene definito "una volpe" per designare la sua astuzia malvagia. Dichiara poi che egli, nonostante le minacce e il reale pericolo deve compiere la sua missione e ha bisogno di tre giorni. Anche qui il Signore sottintende quanto avverrà dopo la sua morte; egli risorgerà dopo tre giorni. E' il tempo che intercorre tra la morte e la vita. Egli sta compiendo miracoli e prodigi che anticipano quell'evento. Non dimentico però del clima ostile che deve respirare nella città santa, Gerusalemme, Gesù ci fa ascoltare il suo lamento accorato nei confronti di quella città e dei suoi abitanti: "Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». C'è un contrasto terribile tra le cure riservate a quella città e l'ingratitudine e la violenza con cui hanno risposto agli inviati dal Signore. È sempre grave il peccato in ogni sua forma, ma quello dell'ingratitudine ad un amore di predilezione è sicuramente particolarmente doloroso. È il peccato dei prediletti, di un popolo e di una città, che solo per scelta divina dovevano brillare di luce e di grazia e avrebbero dovuto accogliere l'Atteso delle genti come il dono più grande che si potesse desiderare. Invece anche dinanzi al Figlio di Dio continua l'ostilità e già sono in atto trame di morte. Siamo invitati ad un attento esame di coscienza per non cadere nel tremendo errore di ricambiare con l'ingratitudine l'infinito amore che è stato riversato nei nostri cuori. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Gesù non “legava tanto” con i farisei e non condivideva nemmeno il fatto che agissero con circospezione e “di sponda”, parlando per sentito dire e seminando zizzania, come a volte facciamo noi riportando a qualcuno cose dette da altri, per metterlo alla prova e raccogliere la sua eventuale reazione indispettita. Magari erano i farisei stessi a volere che Gesù andasse via e usavano Erode per ottenere il loro scopo. Chissà, non sarebbe stata una novità. Ma Gesù non ha il loro fare diplomatico e dissimulatore, parla a viso aperto e, senza remore, dice: «andate a dire a quella volpe»; è la schiettezza di Cristo che, in un altro episodio del Vangelo, viene stigmatizzata e riconosciuta anche dagli scribi con la frase «sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno» (Lc 20,21), per descrivere la libertà di parola di Gesù e il suo essere refrattario a ogni tipo di dissimulazione. Gesù aveva quella virtù che il Nuovo Testamento chiama “parresia”, la franchezza, il parlare franco, “pane al pane” e “vino al vino”. Davanti a questa sua virtù dovremmo misurare anche la nostra capacità di essere schietti e leali nei rapporti con gli altri. Nella seconda parte del brano evangelico di oggi, Gesù accenna a un terzo giorno in cui si compie la sua opera. Inevitabile per noi pensare a una profezia sulla sua Passione, Morte e Resurrezione. Gesù non era nuovo a questi annunci della Passione e anche ai riferimenti ai profeti di Dio, uccisi perché non accolti. Nemmeno Gesù venne accolto come profeta e come Figlio di Dio, pur essendo Egli veritiero. In realtà, a ben guardare, proprio per questo coraggio della verità che Gesù aveva, venne ucciso.

PREGHIERA

«Concedimi, Padre misericordioso di desiderare ardentemente ciò che piace a te, di ricercarlo con saggezza, di riconoscerlo con verità. Donami di rivolgermi spesso a te. Dammi un cuore vigile, che nessun pensiero inutile porti lontano da te; dammi un cuore nobile, che niente e nessuno trascini in basso; dammi un cuore libero. Donami, Signore mio Dio, un intelletto che ti cerchi, una sapienza che ti trovi, uno stile di vita che ti piaccia» (san Tommaso d’Aquino).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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