IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Ott 29, 2015 3:23 pm

I farisei, sempre con la loro ipocrisia, consigliano a Gesù di andarsene da Gerusalemme perchè Erode vuole ucciderlo. Loro si "nascondono" dietro Erode, perchè in realtà sono loro che vogliono ucciderlo e Gesù intuendo la loro malizia dice loro di andare da quella volpe di Erode e di dirgli che lui continuerà a compiere guarigioni e scacciare demoni fino al tempo in cui sarà in vita, poi aggiunge che Gerusalemme è la città che più di ogni altra ha ucciso profeti e uomini mandati da Dio e quante volte Dio ha dovuto raccogliere i suoi figli come una chioccia sotto le sue ali e loro nemmeno hanno voluto. Perciò dice Gesù, a lui non lo rivedranno fino a quando non diranno: "Benedetto colui che viene nel Nome del Signore".
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Venerdi della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Ott 30, 2015 8:13 am

Venerdi della XXX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 14,1-6)

Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabat


+ Dal Vangelo secondo Luca
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Parola del Signore.

OMELIA

"Chi di voi, se un figlio o un bue gli cadesse in un pozzo, non lo tirerebbe subito fuori in giorno di sabato"? L'agire di Dio suona bruciante domanda posta nel cuore della nostra esistenza continuamente tentata di incredulità, e chiede risposte. Ha forse paura oggi la Chiesa di Cristo di guarire in giorno di sabato, di trasmettere la beatificante realtà liberatrice dell'uomo, di farsi credibile sacramento dell'amore smisurato di Dio? La contestazione dell'agire di Dio o del Figlio suo Gesù Cristo o della sua chiesa, scaturisce quasi sempre da ottusa presunzione, da grettezza mentale o dall'aver assunto atteggiamenti di mera esteriorità che estranea dalla Verità. Dio è più grande del "sabato", è più grande di ogni umana grandezza, trascende ogni logica e i suoi disegni vanno oltre i confini della umana ragione senza umiliarla, se illuminata dalla sua stessa grazia. Impariamo oggi che ogni momento è buono per fare del bene, a tutti. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Nella sua vita terrena Gesù davvero non escludeva nessuno e se è vero che il suo amore di predilezione era per i lontani e per i peccatori, tuttavia non trascurava nemmeno chi ai suoi tempi credeva di essere giusto di fronte alla legge e a posto con la propria coscienza. È la logica di Dio che si fa prossimo a tutti e a ciascuno; il Signore non solo si fa prossimo, ma è disposto a condividere la quotidianità dell’esistenza di tutti fino in fondo: condividere la mensa e la tavola del pranzo è, infatti, segno di grande intimità. La gente, però, stava a osservarlo. Curioso l’atteggiamento di questa folla che scruta Gesù e i suoi gesti in un’atmosfera ostile. Ma Gesù non si lascia intimorire. Gli stava di fronte un infermo: è la Provvidenza che predispone questo incontro e Gesù non si sottrae, anzi prende lui l’iniziativa. A differenza di altre volte in cui veniva interrogato, qui il Signore fa il primo passo e domanda: «È lecito o no guarire di sabato?». Vuole verificare se i dottori della Legge e i farisei hanno compreso il suo insegnamento sul rapporto fra la giustizia di fronte alla Legge e le esigenze della carità verso le persone. Nessuno ha il coraggio di rispondere. Gesù dà la sua risposta con il suo segno di guarigione: prende per mano l’idropico come per dargli una nuova vita e lo guarisce. Poi spiega: le esigenze della carità verso le persone superano e compiono la giustizia di fronte alla Legge. Il bene va sempre fatto: è questa la legge suprema che supera l’osservanza formale del sabato, anzi che dà senso anche al sabato. Chiunque, infatti, anche se fosse di sabato, tirerebbe fuori il figlio o il bue dal pozzo in cui è caduto, perché c’è un comandamento che li comprende tutti, la legge dell’amore, iscritta da sempre nel cuore dell’uomo e portata a compimento da Gesù.


PREGHIERA


Padre, donami la capacità di relazionarmi con tutti, la coerenza nelle parole e nelle azioni e insieme il coraggio di andare nelle periferie fisiche ed esistenziali dei miei fratelli e sorelle che sono nel bisogno. Guariscimi dal pregiudizio e perdona i miei peccati di omissione; scusami per tutte quelle volte che potevo fare il bene e non l’ho fatto.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Ott 30, 2015 3:51 pm

Gesù viene invitato a pranzo da uno dei capi dei farisei, non per cortesia verso di lui ma per vedere il suo comportamento durante il giorno del sabato. Vi era lì un uomo malato di idropisia e lui prima di guarirlo con la sua immensa carità chiede ai farisei e ai dottori della Legge quasi il "permesso" di guarirlo chiedendo se è lecito guarire il giorno del sabato. Gesù lo prese per mano e guarì quel malato, poi rivolgendosi a loro disse che se un figlio o un bue gli cadono dal pozzo, lo salveranno o lo lasceranno affogare anche se quel giorno è il sabato? E loro non riuscirono a dargli una risposta.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Ven Ott 30, 2015 4:15 pm

L’evangelista Luca, riporta ancora un controversia relativa al sabato. L’episodio si svolge di sabato mentre Gesù si trovava alla tavola di un capo dei farisei. Tutti lo stavano osservando, pronti a contestare il suo modo di agire. Gesù non attende che gli pongono delle domande, ma prende l’iniziativa e pone ai dottori della legge questa domanda: «È lecito o no guarire di sabato?». Nessuno risponde, ed è allora che Gesù, trovandosi davanti un paralitico lo prese per mano e lo guarì. La Legge proibiva di operare di sabato, ma Gesù voleva far capire che la misericordia di Dio verso coloro che soffrano è superiore a qualsiasi Legge. L’amore è il motore che deve governare l’agire dell’uomo, non un dettame della Legge che vieti l’agire in giorno di sabato….c’è scritto: « Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato » (Mc 2,27-28).

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Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Ott 31, 2015 8:12 am

Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 14,1.7-11)

Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

+ Dal Vangelo secondo Luca
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cédigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore.

OMELIA

"I primi saranno gli ultimi", è scritto nel Vangelo ed è diventato un detto popolare. Ha in sé qualcosa di anacronistico tale affermazione; oggi potrebbe risuonare addirittura assurda. Chi riesce ad accaparrarsi un "posto" difficilmente lo molla, anche perché spesso tale conquista comporta una fatica immane e scoccia il sol pensiero di dover retrocedere e lasciare quel posto ad altri. Gesù non lascia spazio agli equivoci, condanna coloro che bramano accaparrarsi i primi posti e dichiara, senza mezzi termini, che il Regno è aperto a coloro che sanno diventare piccoli davanti a Dio. Ricordiamo il brano della porta stretta. Naturalmente se siamo afferrati dall'orgoglio, come capita spesso, l'ammonimento di Gesù suscita non consensi ma violenta contestazione. Anche per gli amanti del potere è incomprensibile ed impraticabile la proposta di Gesù. Egli ha però proclamato tale verità e ne ha dato un sublime esempio: nell'ultima cena assume la veste dello schiavo quando lava i piedi ai suoi discepoli, sulla croce è diventato la vittima designata che si lascia immolare sulla croce. Il cristiano, se davvero vuole essere un seguace di Cristo, no può esimersi dal seguire tali esempi e ciò anche quando si rischia di subire angherie e sopraffazioni. Questa è la via stretta! (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Il Signore, osservando come gli invitati sceglievano i primi posti, dice di non farlo; anzi raccomanda di mettersi all’ultimo posto. Chi sceglie il primo posto, infatti, potrebbe poi doverlo cedere a qualche ospite più illustre; a chi invece sceglie l’ultimo posto sarà il padrone di casa in persona a dire di avanzare. Non a caso Gesù parla di un banchetto di nozze: vuole richiamare il banchetto di nozze dell’Agnello, in cui lo Sposo è proprio Cristo. A quel banchetto del Regno di Dio chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato. L’invito che Gesù ci rivolge oggi è a non lasciarci ingannare dalle chimere che promettono la felicità ma non la danno: carriera, successo, posti d’onore, saluti nelle piazze. L’affermazione di sé e l’autoesaltazione non portano a nulla. Agli occhi di Dio e per conseguire la felicità, chi appartiene al suo Regno deve riconoscere umilmente la propria piccolezza. In realtà però l’umiltà è molto difficile da conseguire se non si sperimenta l’umiliazione. Non sempre ma spesso è così: nella maggior parte dei casi chi è umile ha sperimentato cosa significa essere umiliati, anche ingiustamente, e ha accolto questa prova come un’occasione per riuscire gradito a Dio. C’è di più. Chi è umile preferisce andare incontro a chi non può ricambiare i suoi favori: il brano del Vangelo, infatti, nei versetti successivi (Lc 14,12-14) suggerisce a chi offre un pranzo di non invitare amici, fratelli, parenti o ricchi ma poveri, storpi, ciechi e zoppi, perché non hanno da ricambiare. La gratuità, infatti, è l’altra faccia della medaglia dell’umiltà.


PREGHIERA


O Gesù, mite e umile di cuore, rendimi simile a te. Fa’ che io abbia i tuoi stessi sentimenti, per non cedere all’orgoglio, alla superbia e alla logica dei primi posti. Permetti che io riceva qualche salutare umiliazione e fa’ che riesca a offrirla insieme alle umiliazioni subite da Gesù stesso per la salvezza del mondo.


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Ott 31, 2015 10:02 am

Gesù viene invitato da uno dei capi della sinagoga, e nota come tutti cercano di occupare i primi posti. Allora lui dice tramite una parabola, spiega il valore dell'umiltà e cioè che quando vieni invitato ad un banchetto di non scegliere i primi posti, perchè ci può essere uno più importante e colui che ti ha invitato venga a dirti di cedergli il posto e per te l'ultimo. Mentre se ti siedi all'ultimo posto, colui che ti ha invitato, se ne sei davvero degno, venga a dirti di occupare un posto migliore, e questo sia per te motivo di grande onore davanti a tutti. Perchè dice Gesù, chi si innalza sarà umiliato e chi si umilia sarà innalzato.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Sab Ott 31, 2015 2:55 pm

Gesù, si trova a pranzo in casa di un capo dei farisei, vedendo come si comportano i commensali, prende spunto per raccontare una parabola: Gli invitati ad un banchetto di nozze. La tendenza dell’uomo a prendere i primi posti denota un comportamento ambizioso, ma nella comunità dei credenti non esistono < primi posti>, coloro che saranno umili davanti a Dio, divengono prescelti per sedere al banchetto nel Regno, ma coloro che aspirano alla gloria degli uomini dimenticando Dio, saranno umiliati, perché l’umiltà è una condizione indispensabile per entrare nel Regno
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Domenica della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Festa di tutti i Santi)

Messaggio  Andrea il Dom Nov 01, 2015 8:33 am

Domenica della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Festa di tutti i Santi)
Mt 5,1-12a)

VANGELO (Mt 5,1-12a)

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore.

OMELIA

Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già posseggono l'eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze.
Questa beatitudine che dà loro il condividere in questo momento la vita stessa della Santa Trinità è un frutto di sovrabbondanza che il sangue di Cristo ha loro acquistato. Nonostante le notti, attraverso le purificazioni costanti che l'amore esige per essere vero amore, e a volte al di là di ogni speranza umana, tutti hanno voluto lasciarsi bruciare dall'amore e scomparire affinché Gesù fosse progressivamente tutto in loro. È Maria, la Regina di tutti i Santi, che li ha instancabilmente riportati a questa via di povertà, è al suo seguito che essi hanno imparato a ricevere tutto come un dono gratuito del Figlio; è con lei che essi vivono attualmente, nascosti nel segreto del Padre.

MEDITAZIONE

Gesù, nel Vangelo, ci indica la via che conduce alla santità. Punto di partenza sono le condizioni concrete della vita umana, dove la sofferenza non è un incidente, ma una realtà. Gesù non è venuto per annullarla ma per redimerla, facendone un mezzo di salvezza e di beatitudine eterna. La povertà, le afflizioni, le ingiustizie, le persecuzioni accettate con cuore umile e sottomesso alla volontà di Dio, con il desiderio di partecipare alla passione di Cristo, non avviliscono. Esse ci purificano, ci rendono simili al Salvatore sofferente e quindi degni di aver parte alla sua gloria. «Beati i poveri…, beati gli afflitti…, beati quelli che hanno fame e sete della giustizia…, beati i perseguitati…, perché di essi è il Regno dei cieli». Anche le altre quattro beatitudini, sebbene non siano in rapporto diretto con la sofferenza, esigono un grande spirito di sacrificio. Non si può, infatti, essere miti, misericordiosi, puri di cuore, pacifici, senza lottare contro le passioni, senza superare se stessi per accettare serenamente situazioni difficili e seminare ovunque amore e pace. Il modello del nostro cammino è Gesù, che ha voluto prendere su di sé tutte le miserie e le tribolazioni del mondo per insegnare agli uomini a santificarle. In Lui povero, sofferente, misericordioso, pacifico, perseguitato, e per questa via giunto alla gloria, il cristiano trova la realizzazione più perfetta della beatitudine evangelica.

PREGHIERA

«Sono la creatura più piccola, conosco la mia miseria e la mia debolezza, ma so anche quanto piaccia ai cuori nobili, generosi, fare del bene; perciò vi supplico, beati abitanti del cielo, vi supplico di adottarmi come figlia; tutta vostra sarà la gloria che mi farete acquistare, ma degnatevi di esaudire la mia preghiera; è temeraria, lo so. Tuttavia oso chiedervi di ottenermi il Vostro amore» (santa Teresa di Gesù Bambino).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Nov 01, 2015 10:44 am

Gesù vede le folle che si avvicinano a lui: sono tutte povera gente che non ha avuto niente dalla vita, forse poche gioie e molte tribolazioni allora per questa gente dice che saranno beati i poveri in spirito, cioè gli umili perchè è di essi il Regno dei Cieli, beati coloro che che piangono perchè saranno consolati ed anche i miti perchè erediteranno la Terra. Beati saranno coloro che cercano giustizia e pace perchè saranno esauditi, beati coloro che usano misericordia con il prossimo perchè troveranno misericordia davanti a Dio. Beati saranno i puri di cuore perchè vedranno addirittura Dio, beati saranno chi insegna la pace perchè agli occhi di Dio saranno chiamati suoi figli e beati saranno coloro che sono perseguitati perchè cercano giustizia perchè è di essi il Regno dei Cieli. Poi l'ultima beatitudine è forse per i suoi discepoli quando Gesù dice: beati voi quando vi fanno del male per il mio Nome e di rallegrarsi ed esultare perchè la loro ricompensa sarà grande non nella Terra ma nei Cieli.
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Lunedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario (commemorazione dei defunti)

Messaggio  Andrea il Lun Nov 02, 2015 8:07 am

Lunedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Commemorazione dei defunti)

VANGELO (Gv 6,37-40)

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

Parola del Signore.

OMELIA
Gesù sarà il Giudice glorioso di tutti gli uomini. Le immagini della parabola presentate da questa liturgia, sono tipiche dei discorsi profetici sul "tempo della fine", tempo insieme nostro e di Gesù che si rivela qui in due inaudite identificazioni, se pur su due piani diversi: lui e Dio, lui e i "poveri". Questa "parabola del giudizio" ha la funzione di mettere i credenti sull'avviso: il discernere o no questa equazione a tre termini, già fin d'ora giudica la tua esistenza. La speranza dei credenti è indirizzata verso l'incontro definitivo con Dio, come invito a una comunione piena, quella comunione alla quale già ci introduce, come a primizia, l'adesione a Cristo, e massimamente la partecipazione alla sua Eucaristia. Ma lui nella sua presenza e nella sua sembianza, nei poveri, nei piccoli, chiamerà i suoi fratelli ad una fede in una presenza diversa da quella eucaristica, ma sicuramente non meno vera ed impegnativa. È in questa prospettiva di fede che oggi facciamo memoria di tutti i fedeli defunti, pensando a loro ancora in attesa dell'incontro finale con Cristo nella beatitudine eterna. Preghiamo per le anime purganti, quelle che, nella luce dello Spirito, non si sentono ancora degne di accedere alla perfetta visione di Dio nel suo Regno di amore e di perfezione. Quello che compiamo in questo giorno non è un semplice gesto di pietà, non è la solita visita ai cimiteri e alle tombe dei nostri defunti a deporre fiori o a ravvivare in noi la loro memoria, è piuttosto una manifestazione di fede e di autentica carità cristiana, mossi dalla certezza che le nostre preghiere, i nostri suffragi, le indulgenze che possiamo lucrare a loro favore, concorrono ad affrettare l'ingresso nel Regno di Dio, nella beatitudine eterna. Possiamo considerare anche utilitaristicamente i nostri suffragi a favore delle anime purganti nel senso che abbiamo la certezza di poter poi godere della loro preghiera per noi quando avranno raggiunto la pienezza della gioia nell'eternità di Dio. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Finché esisterà il mondo, la Chiesa sarà formata da tre schiere: i beati che già godono la visione di Dio, i defunti bisognosi di purificazione, i pellegrini che sostengono la prova della vita presente. Tra gli uni e gli altri, c’è una separazione profonda che tuttavia non impedisce l’unione spirituale perché tutti quelli che sono di Cristo, avendo lo Spirito Santo, formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in Lui. L’unione, quindi, dei pellegrini in questo mondo con i fratelli morti nella pace di Cristo non è spezzata; anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunione dei beni spirituali. I santi intercedono per i fratelli che combattono quaggiù la loro battaglia per conservare la fede e li incoraggiano con i loro esempi; e questi pregano per affrettare la gloria eterna ai fratelli defunti, che attendono di esservi introdotti. Spesso pensiamo al purgatorio come a un inferno abbreviato: l’inferno è eterno, il purgatorio è provvisorio. In verità, nel cuore dei defunti che si trovano in una situazione di purificazione c’è certo sofferenza ma anche, contemporaneamente, gioia perché sanno che saranno ammessi alla visione beatifica di Dio. È la comunione dei santi in atto. Santi del cielo, del purgatorio, della terra; tutti santi, sebbene in grado assai diverso, per la grazia di Cristo che li vivifica e per la quale sono tutti uniti. Nella prospettiva di questa santa realtà la morte non si presenta come distruzione dell’uomo ma come transito, come nascita alla vera vita. Si dissolverà il corpo, tenda terrena, ma lo spirito vivrà presso Dio finché, alla fine dei tempi, anche i corpi risorgeranno. Viatori in terra, defunti in purgatorio e beati in cielo: siamo tutti in cammino verso la risurrezione finale che ci renderà pienamente partecipi del mistero pasquale di Cristo. Perciò preghiamo gli uni per gli altri e offriamo suffragi, soprattutto in questo giorno, per i nostri defunti perché santo e salutare è pregare per i defunti perché siano liberati dalle conseguenze dei loro peccati.

PREGHIERA

«Ti imploro, o Dio sovrano, affrettati ad accogliere questi figli diletti nel seno della vita. Al posto della loro vita terrena cosi breve, concedi loro di possedere la felicità eterna» (sant’Ambrogio).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Nov 02, 2015 12:06 pm

Gesù dice a chi lo ascolta che lui è venuto per fare la volontà del Padre suo, cioè di accogliere tutti nel suo Regno, in modo che chi lo ascolterà verrà resuscitato nell'ultimo giorno, e che chiunque veda il Figlio veda il Padre che accoglie tutti nella sua Dimora Celeste, cioè il Paradiso dei giusti e anche dei peccatori convertiti alla fede nel Figlio di Dio.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Lun Nov 02, 2015 7:21 pm

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario….sono parti del salmo 26, che leggiamo nella liturgia della parola: oggi, giorno della Commemorazione dei defunti…. Anche il vangelo di Giovanni ci parla di Gesù che promette la vita eterna a tutti coloro che crederanno che Lui è il Figlio di Dio venuto a fare la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno». La nostra fede ci porterà lassù, , così recita il nostro credo:…aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
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Lunedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Nov 03, 2015 8:05 am

Lunedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 14,15-24)

Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: "Venite, è pronto". Ma tutti, uno dopo l'altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: "Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi". Un altro disse: "Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi". Un altro disse: "Mi sono appena sposato e perciò non posso venire".
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: "Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi".
Il servo disse: "Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c'è ancora posto". Il padrone allora disse al servo: "Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena"».

Parola del Signore.

OMELIA

Sono ancora tantissimi i così detti fedeli chi si dichiarano talmente affaccendati al punto di non avere più tempo da dedicare al Signore e ai propri doveri religiosi. C'è da credere invece che l'invito è di primaria importanza, è un invito a partecipare all'intimità con Dio, è un invito alle nozze con Cristo; è lui lo sposo tanto atteso e desiderato e ora misconosciuto e rifiutato. Le scuse che ancora oggi sono addotte per giustificarsi non sono sostanzialmente diverse da quelle che degli invitati alle nozze; cambiano i mestieri e il tipo di occupazione, ma tutti sono ugualmente presi e coinvolti dalle mille faccende della vita presente. Il loro tempo e stracolmo di impegni per le «cose» da fare, quindi non c'è più spazio per il Signore. Così molti posti rimangono vuoti: perché gli invitati hanno ben altro da fare! Così accade che i prediletti rimangono nelle strade del mondo e al loro posto sono invitati ciechi, storpi e zoppi. Il Signore non si rassegna mai ai rifiuti degli uomini. Proprio dal rifiuto degli «eletti» la fede è giunta fino a noi. Ora comprendiamo meglio la frase evangelica «gli ultimi saranno i primi»! Anche noi eravamo tra gli ultimi. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Con la parabola dei partecipanti al banchetto, Gesù parla della partecipazione al Regno di Dio nella sua pienezza. Israele è il popolo che cronologicamente prima di ogni altro è stato invitato al banchetto delle nozze. L’espressione “venite, è già tutto pronto” contiene la chiamata che il Signore ha rivolto all’umanità con la sua venuta tra gli uomini. Tutto quello che c’era stato prima era solo preparazione. Ora questa è conclusa, il banchetto è pronto. La Chiesa intera è preparazione del Regno di Dio; o, più esattamente, è il Regno di Dio nella sua fase preparatoria. Gli invitati della parabola però non sono pronti. Apparentemente, hanno cose più importanti da fare e cosi trascurano ciò che maggiormente urge. Si danno a cose secondarie e perdono l’essenziale. Nonostante tutto, il Regno di Dio vince perché al banchetto sono invitati «poveri e storpi, ciechi e zoppi». La povera gente, disprezzata dai dottori della legge, trova il suo posto nel Regno di Dio. Quelli che i farisei consideravano rifiuti, scarti, come si esprime Papa Francesco, sono in realtà i prescelti. Un secondo invito – questa volta fuori, per i viottoli e lungo le siepi – è diramato agli estranei, ai lontani, a coloro che erano esclusi. È un avvertimento che vale anche per i cristiani. Al banchetto celeste del Regno di Dio mancheranno persone che dovrebbero essere presenti e saranno presenti invece persone che non si aspettavano, uomini che non fanno parte visibilmente della Chiesa e che tuttavia sono stati uniti a Cristo interiormente senza conoscere la Chiesa. I prescelti saranno diversi da coloro che erano considerati chiamati. E la casa del Signore si riempirà. Non è l’appartenenza che conta. La differenza la fa la fede, la fiducia in Dio che salva, che non fa preferenza di persona, ma guarda nell’intimo dei cuori.

PREGHIERA

«O Dio venga il tuo Regno! Quando sarò nel Tuo Regno? L’anima brama, languisce, viene meno anelando di entrare nei tuoi tabernacoli eterni, in quella città che non cadrà mai in rovina. Oh! Potessi giungere subito a questo Regno!» (Jacques Bénigne Bossuet).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Nov 03, 2015 8:49 am

Gesù con questa parabola vuole insegnarci che Dio è un padrone che invita tutti al suo banchetto, ma certe volte preferiamo attaccarci alle cose di questo mondo piuttosto a ciò che ci è concesso dall'Alto che è ancora più importante, ed è per questo motivo che manda i suoi servi ad invitare: ciechi, storpi e zoppi, persone umili che non hanno niente e per questo saranno grati al Signore dell'invito che dà loro.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mar Nov 03, 2015 2:32 pm

La parabola prende, lo spunto dall’osservazione di uno dei commensali, che ha intuito come il discorso di Gesù riguardi le realtà ultime. Il banchetto di nozze è ancora al centro della parabola, è chiaro che lo sposo è Gesù e il banchetto è immagine del Regno. Chi sono le persone che con varie scuse rifiutano l’invito? Siamo noi, che ascoltiamo la parola, senza metterla in pratica, perché ai quali viene proposta devono affrontare un radicale cambiamento di mentalità a favore dei poveri.
“Venite è pronto!” è l’invito che per mezzo di Gesù possiamo accedere al banchetto che Dio a preparato per coloro che hanno scelto di divenire discepoli, ma seguire Gesù, comporta esigenze di rinunce, saper scegliere tra l’invito a quel banchetto e le false sicurezze che come un miraggio riempiono la nostra vita. Agli ultimi saranno riservati i posti rifiutati da coloro che erano stati invitati, ma trovati non pronti ad accogliere il Suo invito.

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Mercoledi della XXXI settimana del Tempo ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Nov 04, 2015 9:12 am

Mercoledi della XXXI settimana del Tempo ordinario

VANGELO (Lc 14,25-33)

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro".
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore.

OMELIA

È duro il linguaggio che Gesù usa per invitare i suoi e tutti noi a seguirlo in modo totale: egli esige un superamento radicale da ogni legame terreno, anche dagli affetti più spontanei. Arriva a dirci che dobbiamo avere una interiore disposizione a dare perfino la nostra vita, se questa ci è richiesta, come testimonianza di fedeltà a lui. Per nostra fortuna abbiamo esempi luminosissimi ed innumerevoli di sante e di santi, di martiri e di eroi, che con tutta la loro vita hanno testimoniato la loro completa dedizione al Signore. Possiamo dunque dedurre alla luce della storia che la radicalità evangelica, per quanto difficile, è comunque praticabile con la forza della fede, l'intensità dell'amore a Dio e soprattutto con la sua grazia. Sono ancora tanti e tante a lasciare tutto per seguire Cristo ed affermare concretamente il suo primato. Nonostante la crisi di vocazioni religiose e sacerdotali, sono ancora migliaia e migliaia nel mondo le persone che, sulla scia dei primi discepoli e sull'esempio di Cristo, obbediente, povero e casto, lasciano tutto, ma veramente tutto, per dare la vita a lui. Il materialismo, il consumismo, la brama dei beni terreni, distolgono ai nostri giorni dalla sequela del Signore: ci vogliono fede e coraggio non comuni per lasciare tutto ciò che il mondo può offrire, cedere volontariamente ad una povertà totale e sperare solo nei beni futuri. Il mondo ha comunque urgentissimo bisogno di esempi chiari di distacco dalle cose materiali e di una visione più spirituale della vita. È il ruolo a cui il Signore ha chiamato i monaci e tutta la schiera dei consacrati. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

L’uomo che vuole seguire Gesù deve staccarsi proprio da ciò a cui è più attaccato, strappare finanche i legami della famiglia: padre e madre, moglie e figlio, fratello e sorella. I legami di sangue fanno parte della natura dell’uomo e sono rafforzati dal vivere insieme per lungo tempo. Ma Dio è più importante. Ogni diritto umano deve cedere dinanzi a Dio. Egli può legare a sé cosi fortemente un uomo che tutti gli altri legami debbono essere sciolti. Secondo la Bibbia il nostro Dio è un Dio geloso. Bisogna amare Lui solo, esclusivamente e totalmente, affinché Egli, da parte sua, possa riempire della pienezza del suo amore coloro che la sua grazia ha scelti. C’è di più. Bisogna lasciare se stessi e bisogna rinunciare definitivamente alla propria umanità in ciò che ha di più puramente naturale, con i suoi desideri che ci allontanano dal Signore, il suo impulso a farsi valere e la sua sete naturale di vivere. La farfalla deve uscire fuori dalla crisalide. L’uomo deve fare la scelta e decidersi: “Chi non prende la sua croce, non può essere mio discepolo”. Nel dono totale di se stesso al Signore non c’è posto per nessun ragionevole compromesso, non c’è posto per altri, anche se questo potrebbe far comodo: Dio pretende l’esclusiva e l’amore che si porta a Lui deve ignorare tutto il resto. Nel nostro vocabolario croce significa sofferenza, tribolazione. Ed è vero, ma in bocca a Gesù croce significa soprattutto capacità di donarsi agli altri, fino a dare, se è necessario, la propria vita, imitando pienamente il Signore. Lo avevano capito i martiri che andavano incontro alla morte cantando e lodando il Signore.


PREGHIERA

«O Gesù, mi presenti un calice così amaro che la mia debole natura si ritrae spaventata. Ma non voglio ritirare le labbra da questo calice preparato dalla tua mano. Per essere tua sposa, Signore, bisogna somigliare a Te e Tu sei tutto sanguinante, coronato di spine!» (santa Teresa di Gesù Bambino).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Nov 04, 2015 12:21 pm

Una folla numerosa segue Gesù, ma lui voltandosi verso di loro dice che chi non ama lui più di qualunque altra cosa, persino la propria vita, non può essere suo discepolo perchè sopra ogni cosa ci deve essere lui soprattutto deve lasciare i propri averi materiali perchè altrimenti non è degno di Lui.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mer Nov 04, 2015 2:37 pm

La parola <odio> che l’evangelista Luca usa, può indurre a pensare a qualcosa di estremo nei confronti degli affetti più cari, ma, il significo che Gesù intende è uno solo, per seguirlo ed essere suo discepolo, deve manifestarsi un distacco immediato, tutto diventa secondario davanti all’amore per lui. La croce che dobbiamo portare per seguirlo è il distacco da tutto ciò che è materiale, per vivere una vita spirituale. Tutto sembra impossibile, ma la chiamata a tale compito è sopportata da Dio, un Dio Amore che non lascerà mai solo la sua creatura.
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Giovedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Nov 05, 2015 6:54 am

Giovedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 15,1-10)

Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Parola del Signore.

OMELIA

«Vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione». È la gioia di Dio e di tutto il paradiso che oggi è solennemente proclamata. Peccato che tale gioia non sia sempre condivisa dagli uomini! Ciò accade forse perché noi nei confronti degli altri esigiamo la giustizia e per noi stessi invece la misericordia. L'intensità della gioia di ritrovare ciò che era perduto è proporzionata all'amore che abbiamo per ciò che si è perso: Ciò si può sperimentare anche nelle nostre esperienze umane. Esulta il pastore che ritrova la pecora smarrita e vuole rendere partecipi del suo gaudio anche gli amici. Dio ci ama di un amore immenso ed incontenibile. Tutta la storia della salvezza ne è una chiarissima e splendida dimostrazione. Dal momento del peccato il Signore si è messo alla ricerca dell'uomo, nudo, spaurito e fuori del paradiso terrestre. In Gesù l'opera divina ha trovato il suo culmine quando per ritrovare l'uomo e redimerlo dal peccato ha immolato se stesso sulla croce. La gioia poi è diventata perenne, sicura e garantita nella risurrezione sua e nostra. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

In mezzo alla folla che segue il Signore ci sono molti peccatori e pubblicani. La cosa dà nell’occhio. I farisei e gli scribi, specializzati nella legge divina, se ne scandalizzano. La loro meraviglia e la loro disapprovazione sono comprensibili. I pubblicani si guadagnavano da vivere con pratiche affaristiche piuttosto dubbie. Sono gli esattori delle tasse e dei dazi sulle merci. Oltre a riscuotere le tasse per i Romani, sono liberi di applicare nei loro distretti altri tributi per tornaconto proprio, creando così un sistema aperto alla corruzione e alle frodi. Di conseguenza, non si curano della legge di Dio: non hanno né tempo, né interesse per la religione e perciò godono scarsa considerazione negli ambienti religiosi. I peccatori, a loro volta, sono gente che sta tranquilla solo se non pensa a Dio e perciò scansa più che può ogni idea religiosa. I farisei e gli scribi si ritenevano invece giusti: tutto era a posto in loro e non avevano bisogno della grazia di Dio. Chi si fa santo da sé non ha bisogno che lo santifichi Dio, l’unico Santo. I pubblicani e i peccatori, invece, si considerano gente perduta, lontani da Dio, tutt’altro che pii e religiosi, immersi nel peccato. Erano perciò convinti di non potersi aiutare da sé e che l’unico loro aiuto era la grazia di Dio e la sua misericordia. Dio guarda al cuore dell’uomo che se ha coscienza della propria meschinità, dei propri limiti, della propria debolezza, del proprio peccato, in fondo cerca Dio, lo desidera ed è disposto a ricevere la sua grazia. Un uomo siffatto è malato, ma proprio per questo cerca il medico. È vuoto, ma proprio questo vuoto è un appello alla pienezza che solo Dio può dare. Egli è giunto al vicolo cieco della sua vita e proprio per questo è pronto per il ritorno, per la conversione.

PREGHIERA

«O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da te. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissare sempre te e restare sotto la tua grande luce. O mio Astro amato, affascinami perché non possa uscire dallo splendore dei tuoi raggi» (beata Elisabetta della Trinità).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Nov 05, 2015 9:01 am

Gesù raccontando le parabole della pecorella smarrita e della moneta perduta, vuole far capire agli scribi e ai farisei che Dio non è una loro esclusiva, ma Dio è per tutti soprattutto per chi si converte ad una vita nuova all'insegna dell'amore per Dio e per il prossimo. Dio è come un pastore che lascia le novantanove pecorelle per cercare quella smarrita affinchè non si perda, oppure è una donna che spazza tutta la casa per trovare la moneta perduta ed in entrambi i casi si rallegra quando trova ciò che era perduto ed è felice per chi ritorna a Lui.
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Venerdi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Nov 06, 2015 7:54 am

Venerdi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 16,1-Cool

I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Parola del Signore.

OMELIA

Ascoltare da Gesù la parabola dell'amministratore infedele ci stupisce. Sia che si ispiri a un fatto realmente accaduto in quel tempo, sia che inventi di pura fantasia, come può il Signore lodare tale amministratore? È la domanda che ci facciamo.
Osservando più da vicino, ci accorgiamo però che le lodi di Gesù non si riferiscono propriamente a quest'uomo e al suo agire colpevole: non lo approva completamente, né lo propone come esempio ai discepoli. Come uno gestisce i beni materiali è una questione che non interessa a Gesù. Il centro del paragone è un altro: si tratta dell'intelligenza. I figli della luce dovranno impararla da quest'uomo disonesto.
Infatti avranno anch'essi dei conti da rendere. Gesù ci esorta a puntare tutto, assolutamente tutto, sull'intelligenza, e a misurare su di essa le nostre parole e le nostre scelte. L'intelligenza che egli esige non è quella di una migliore conoscenza delle cose, del sapere, del "know-how". Consiste piuttosto nel prendere le proprie decisioni alla luce della meta prefissata; è "la prua della conoscenza" (Paul Claudel) della nave della nostra vita che si dirige verso l'eternità. L'intelligenza ci insegna a non fermarci all'immediato e a guardare, invece, alla meta ultima, come già dicevano gli antichi Romani.
Ciò potrebbe riguardare anche il buon uso dei nostri beni. Come si dice alla fine del Vangelo di oggi: "Procuratevi amici con la iniqua ricchezza" (Lc 16,9). Colui il cui animo s'attacca troppo alla ricchezza, è sulla cattiva strada.
Ma l'intelligenza, che tutto dispone in funzione del proprio fine, non basta ai nostri sforzi. Se non ci si vuole ritrovare senza difesa, se si vuole avere Dio stesso non come giudice, ma come amico, bisogna seguire fin d'ora i suoi comandamenti e le sue esortazioni. Ottenere dall'uomo che sia attento ai segni dello Spirito: ecco ciò che Gesù si è proposto di fare per mezzo di tale parabola.

MEDITAZIONE

La parabola dell’amministratore che il Vangelo di oggi ci presenta tratta proprio del possesso dei beni materiali. Il nocciolo della parabola sta in questo: i figli della luce per compiere il bene devono essere abili come i figli delle tenebre che con caparbietà si impegnano a fare il male. È l’esperienza che facciamo ogni giorno. Chi fa il male, si impegna con energia e sacrifici personali per perseguire i propri fini cattivi. Noi cristiani, invece, spesso siamo sonnolenti nel fare il bene. Basta che le mie cose vadano bene, non mi impegno per cambiare, pur potendolo fare, le condizioni sociali di tanti fratelli o ad aiutarli a uscire da tante situazioni di peccato. L’uomo ha ricevuto da Dio i beni materiali perché li amministri. Egli deve servirsene in tale maniera che nel momento in cui si troverà nel bisogno abbia amici che lo aiutino. L’uso accorto delle ricchezze, in certo modo la furbizia nel loro uso, non sta nel cercare di accrescerle più che si può, di incassare e di essere avidi di guadagno, ma nel dare piuttosto che nel ricevere, nell’aiutare piuttosto che nel farsi aiutare. Quanto più bene si fa con il denaro, tanto più bene si può ricevere un giorno, nell’altra vita. Oggi, dire “fare l’elemosina” suona male. Il lavoratore vuole giustamente non l’elemosina, ma la giustizia. Per il lavoro che si fa, si vuole la paga corrispondente, non l’elemosina fatta per grazia e misericordia. Ciononostante, fare l’elemosina ha la sua ragion d’essere nel senso che chi possiede qualcosa deve, secondo le circostanze, far del bene con il suo denaro anche quando non riceve alcun vantaggio. L’elemosina, come del resto il digiuno e la preghiera, deve essere espressione di un nostro atteggiamento interiore di prossimità, di vicinanza fattiva, di amore verso i fratelli. Dare e aiutare: ecco la migliore maniera di usare le ricchezze. Vivendo la legge dell’amore che costituisce il cuore del messaggio evangelico.

PREGHIERA

«O anima mia, lascia il tutto e troverai il tutto: lascia per Cristo tutte le cose, perché, avendo Lui, egli ti darà il tutto ed essendo per amor suo povera, sarai molto più contenta che se tu fossi ricchissima» (L. da Ponte, sj).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Nov 06, 2015 9:39 am

Gesù racconta la parabola di un amministratore che sperperava gli averi del suo padrone, e questi lo licenziò. L'amministratore non voleva nè lavorare nei campi e tanto meno mendicare, quindi escogitò un piano per essere accolto dai debitori del padrone: facendo pagare di meno di quanto gli dovevano. Questo padrone lodò questo amministratore perchè aveva agito con furbizia, e Gesù commenta dicendo che i figli della terra con i loro pari sono più furbi di quelli della luce. Con questa parabola Gesù dice che dobbiamo agire con intelligenza in tutte le situazioni, naturalmente non danneggiando il prossimo, ma con gli occhi sempre aperti.
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Sabato della XXXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Nov 07, 2015 8:06 am

Sabato della XXXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 16,9-15)

Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Parola del Signore.

OMELIA

Quando un padre smette l'amore per i propri figli diventa per loro padrone e despota e i figli diventano, di conseguenza, sudditi e schiavi. Non mancano nelle vicende umane storie di questo genere. Non solo gli uomini hanno il potere di soggiogare i propri simili, ma le cose del mondo e il denaro in modo particolare, esercita tale assurdo e subdolo potere. Nasce così l'alternativa, la scelta che ognuno nella propria vita è chiamato coerentemente ad operare. Di questa scelta il Signore oggi ci parla, volendo anzitutto, distoglierci dall'equivoco di non fare scelte e cadere così nell'intento disastroso di voler far coesistere in noi valori diversi e contrastanti. Rischiamo così una forma morbosa di schizofrenia personale e collettiva. Gesù vuole svelarci il potere ingannatore che il denaro esercita talvolta su di noi: può accaderci di diventarne schiavi e illusi dal suo fascino bugiardo perché «ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio». Ciò anche perché l'animo umano, se non illuminato dallo Spirito, è insaziabile nella sue bramosie. Dio non è padrone, ma padre di noi tutti e ci vuole come figli, liberi dagli inganni e dalle seduzioni. Se scegliamo di servirlo possiamo godere, già in questa vita, del suo amore e sentirci appagati e sazi nell'anima. I desideri migliori poi, noi credenti, li orientiamo nella speranza, verso i beni futuri, che non periscono perché eterni. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Dio è uno e unico. La vita o è adorazione di Dio o è danza intorno al vitello d’oro. O l’uomo possiede Dio Signore o è posseduto dal denaro. La sua esistenza sarà o servizio di Dio o schiavitù del denaro. I farisei la pensano diversamente: «Si facevano beffe di lui». È loro convinzione che esigere di doversi decidere per Dio o per il denaro sia un ingenuo fanatismo. Può parlare così solo uno che non conosce il mondo e gli uomini. Voler rinunciare al denaro per amore di Dio può essere l’ideale di un ingenuo sognatore. I farisei, invece, vedono dietro le quinte della vita. Si sono decisi per un compromesso: serviranno tanto Dio quanto il denaro. Vogliono farsi una vita comoda e per questo hanno bisogno di denaro. Tuttavia vogliono passare nello stesso tempo per persone pie e religiose. Questo è, secondo la loro convinzione, il colmo della furberia. Così deve agire chi vuol riuscire nella vita. Bisogna puntare su tutte e due le carte. In questo modo si ha la terra e il paradiso, si guadagna Dio e si guadagnano gli uomini. Ma Gesù la pensa diversamente: «Non potete servire Dio e la ricchezza». Se l’uomo non è distaccato dall’interesse, il maneggiare soldi diventa una tentazione da cui si difende male. Allora, da padrone o amministratore può finire schiavo del denaro, pessimo tiranno che non lascia nessuna libertà, neppure quella di servire Dio. In varie occasioni Gesù ha detto che è molto difficile per i ricchi salvarsi. Molto spesso, infatti, la ricchezza genera superbia e durezza di cuore verso il prossimo. È raro trovare un ricco umile. È umile nelle ricchezze e negli onori soltanto chi, comprendendone la vanità, fonda la sua vita in Dio e si ritiene anche amministratore dei beni che la Provvidenza gli ha affidato, perché ne faccia parte ai fratelli bisognosi.

PREGHIERA

«O Signore, fa che io comprenda quale grande pace e sicurezza ha il cuore che non desidera cosa alcuna di questo mondo. Infatti, se il mio cuore brama di ottenere i beni terreni, non può essere né tranquillo né sicuro, perché cerca di avere quello che non ha o di non perdere quello che possiede» (san Gregorio Magno).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Nov 07, 2015 9:22 am

In questo passo del Vangelo Gesù dice che chi è ricco dentro potrà servire Dio degnamente, e di non attaccarsi alla ricchezza materiale perchè è come un secondo dio e bisogna scegliere: o servire Dio Padre con tutto il cuore lasciando da parte ogni ricchezza terrena, oppure il secondo dio che dà una felicità superficiale. Gli scribi e i farisei che erano ricchi si facevano beffe di lui, ma Gesù risponde che Dio conosce i loro cuori e ciò che per loro è bene davanti a Dio è detestabile.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Sab Nov 07, 2015 5:04 pm

La parabola che Luca riporta, vuole insegnarci il buon uso del denaro.
Gesù definisce la ricchezza < disonesta>, non solo perché chi la possiede l’ha male acquistata, ma anche perché, all’origine di quasi tutte le fortune c’è qualche ingiustizia. Per i discepoli, il possesso dei beni terreni, deve essere prova della loro fede, (aiuto verso il prossimo) e non segno di una particolare benedizione divina, come pensavano i farisei. Gesù ripete più volte: <Non potete servire due padroni>..<Non potete servire Dio e mammona>(Lc. 16,13). Così la <fedeltà> al denaro si trasforma in un atto di vera idolatria. Luca, vuole sottolineare la finalità morale per chi possiede ricchezze, e dell’uso che una ne fa. La salvezza eterna passa attraverso il nostro comportamento, perché la ricchezze è un bene esteriore all’uomo, ma la vera ricchezza è fatta di beni spirituali, i quali possono appartenere all’uomo.

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annaxel

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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