IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Nov 19, 2015 8:56 am

Gesù piange sulla città che lo porterà alla morte. Dice che ci sarà distruzione e pianto perchè non ha riconosciuto il tempo in cui è stata visitata dal Figlio di Dio che era venuto a portare la pace su di essa. Per questo motivo ci sarà una guerra in cui moriranno tutti, anche i loro figli perchè non hanno creduto in Colui che Dio ha mandato loro per portare la benevolenza del Signore Dio Padre Onnipotente.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Gio Nov 19, 2015 4:49 pm

Il lamento di Gesù di fronte a Gerusalemme è, da un lato, un annunzio di ciò che accadrà alla città quando, nel 69/70 verrà distrutta dai romani; dall’altro è un pressante invito alla conversione: la venuta di Gesù nella città santa dev’essere intesa come occasione di salvezza. Per tutti c’è un tempo in cui Dio ci visita. Guai a non saper riconoscere questo tempo di salvezza. Gli abitanti di Gerusalemme avevano avuto questo, Gesù è stato con loro, predicando, guarendo, ma non hanno capito che la salvezza era Gesù.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Ven Nov 20, 2015 8:18 am

Venerdi della XXXIV settimana del Tempo ordinario

VANGELO (Lc 19,45-48)

Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà casa di preghiera". Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo.
Parola del Signore.

OMELIA  

Gesù entra in Gerusalemme e si reca nel tempio di Dio; non è solo un atto di rispetto ma qualifica subito che la sua missione, in Gerusalemme, è religiosa e non politica. La scacciata dei venditori dal tempio non solo indica quanto Gesù ci tenga anche al decoro dei luoghi di culto ma assume quasi il valore di un rito di preparazione per tutto quello che sta per accadere a Gerusalemme. Assume quindi un aspetto di gesto di purificazione. Diventa quasi un rito. Gesù insegnerà ancora una volta che il tempio l'ha potuto di nuovo riconoscere come la sua casa. Tutto ciò però sappiamo bene che è solo un passaggio; Gesù è interessato a celebrare in un altro tempio, cercherà un altro altare. Dal tempio parte per arrivare sulla Croce; dalla celebrazione dell'Antica Alleanza si passa al luogo dove si celebrerà la Nuova Alleanza, che trova il suo altare sulla Croce. È il nuovo patto di amore già preannunciato dal profeta Geremia. La legge non sarà più scritta sulle tavole di pietra, il luogo era nel tabernacolo del tempio; ma nei nostri cuori. Il cuore è il tabernacolo del tempio della Nuova Alleanza è il sacrario più intimo del nostro incontro con il Signore dove possiamo sempre celebrare la nuova Alleanza e rinnovare quell'amore che ci è donato dalla morte e risurrezione di Cristo. Purifichiamo, allora i nostri cuori, rendiamoli degni di un così grande dono, facciamo che anche in noi Gesù possa trovare posto per porre il suo insegnamento, apriamoci al suo amore con fiducia. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Davanti a questo spettacolo Gesù, arrivato a Gerusalemme, entra nel tempio e si mette a scacciare i venditori dicendo loro: «Sta scritto: “la mia casa sarà casa di preghiera”». Egli entra in questo santuario anzitutto per purificarlo, cioè per restituirlo alla sua integrità e socialità contro ogni deviazione commerciale e speculativa. Ma nello stesso tempo annuncia la fine di questo luogo di culto e preannuncia se stesso come tempio del culto della nuova Alleanza (o patto) fra Dio e l’umanità. Il gesto di Gesù è provocatorio. I molti Giudei che affollano il santuario, chiedono una giustificazione e una spiegazione: “Quale segno mostri per fare queste cose?”. Gesù raccoglie la sfida: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Il corpo di Gesù, crocifisso e risorto, è e sarà il santuario di Dio, il luogo della vera adorazione di Dio, la vera “casa di Dio”. L’Eucaristia è l’attualizzazione della morte e della risurrezione del Signore. Il corpo di Cristo Risorto ci accoglie attorno al suo altare, fa di noi una comunità di veri adoratori. L’Eucaristia è il cuore pulsante della fede e dell’unità della Chiesa. Proprio nell’Eucaristia, sacramento della Nuova Alleanza, punto di partenza ma anche vertice del nostro essere cristiani, noi facciamo l’esperienza d’incontro con il Cristo Risorto, presente in mezzo a noi come il Vivente e il Datore della vita.

PREGHIERA

Signore, Dio di santità, la tua casa è una casa di preghiera. Donaci di rispettare sempre la tua presenza in mezzo a noi e di essere fedeli alla parola e all’esempio del tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore.


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Nov 20, 2015 8:40 am

Gesù scaccia i mercanti dal tempio perchè per lui è inammissibile che un luogo di culto riservato alla preghiera con Dio, diventi un covo di ladri. Ogni giorno insegnava nel tempio suscitando l'ira e l'invidia dei capi dei sacerdoti e degli scribi che lo volevano uccidere, ma non potevano perchè ii popolo: gente semplice e umile pendeva dalle sue parole. In questo passo del Vangelo si nota la dissonanza tra le persone istruite cioè gli scribi e i capi del popolo e il popolo stesso: i primi che essendo gente istruita dovevano per primi riconoscere il valore di Gesù, lo vogliono uccidere, mentre la povera gente, che non ha nulla se non la fede, credevano in Lui.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Ven Nov 20, 2015 2:51 pm

Gesù è arrivato nella città santa, si reca nel Tempio. Davanti ai suoi occhi , un gran numero di mercanti e di cambiavalute. Non è quello che avrebbe voluto vedere. Gerusalemme era il centro della vita della città, il cuore stesso dell’ebraismo. Gesù non polemizza contro il tempio in quanto tale, ma vuole restituirlo alla sua primitiva vocazione, e, ricordando le parole del profeta Geremia, grida: [11]Forse è una spelonca di ladri ai vostri occhi questo tempio che prende il nome da me? Anch'io, ecco, vedo tutto questo. Parola del Signore.(Ger.7, 11)
Gesù, dopo, utilizzerà il tempio per il suo insegnamento, ma desta lira dei giudei; il tempo sta per concludersi, dopo verranno giorni in cui ogni cristiano adorerà il Signore nel proprio cuore e nel sacramento dell’Eucaristia.



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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Sab Nov 21, 2015 8:03 am

Sabato della XXXIV domenica del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 20,27-40)

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domani.

Parola del Signore.

OMELIA

A volte si pensa di poter confondere gli avversari con delle domande-trabocchetto. Ma ci si dimentica che formuliamo queste domande secondo la nostra logica e la nostra visione del mondo, senza tener conto che esistono altri punti di vista e altre prospettive di vita. Possiamo dimenticare, ad esempio, che la nostra esistenza attuale non è che una tappa provvisoria e che la vita di risorti nel Regno si svolgerà secondo norme completamente diverse. È forse per questo che le Scritture si mostrano così discrete sulla natura di questa vita futura?
Ma, se Cristo, alla vigilia di entrare nel mistero pasquale, ci dice che Dio è il Dio dei vivi, è per chiederci di avere qui la massima fiducia in lui e di allargare la nostra riflessione e il nostro cuore alla dimensione di quella realtà completamente diversa che è la nostra risurrezione.

MEDITAZIONE

Maria è stata la discepola perfetta di Gesù. Mentre Gesù, come faceva ogni giorno, parlava a quelli che lo seguivano, qualcuno gli disse: «Ecco tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Noi ci saremmo aspettati che Gesù uscisse dalla casa dove si trovava per andare ad abbracciare sua madre e i suoi parenti. Niente di tutto questo. Il Signore non si scompone ma dice: «Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre!». Quello che potrebbe sembrare un modo freddo di Gesù di rapportarsi a sua madre in questa occasione, in verità è il più grande elogio di Maria, che ha ascoltato le parole del Figlio suo praticando in sommo grado le virtù della fede, della speranza e della carità. Se vogliamo essere veri devoti della Madonna, dobbiamo fare la stessa cosa: essere uomini e donne di fede, di speranza e di carità. La Lumen Gentium ci esorta: «I fedeli si ricordino che la vera devozione [a Maria] non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa quale vana credulità, ma procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all’imitazione delle sue virtù» (nn. 6-7). Nel culto a Maria – ci ricorda ancora il Concilio Vaticano II – bisogna astenersi con ogni cura da qualsiasi falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio. Dobbiamo essere fermamente convinti che Maria è la stella che, nel buio di questa vita terrena, ci guida all’incontro con Gesù nostro Salvatore e Redentore.

PREGHIERA

«O Maria, dopo Gesù, e indubbiamente con la distanza che corre dall’infinito al finito, anche tu sei la grande lode di gloria della SS. Trinità. Quando leggo nel Vangelo che hai percorso in tutta fretta le montagne della Giudea per compiere il tuo ufficio di carità presso la cugina Elisabetta, ti vedo passare così bella, così calma e maestosa, tutta raccolta dentro di te con il Verbo di Dio» (beata Elisabetta della Trinità).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Nov 21, 2015 9:20 am

I sadducei che non credono nella resurrezione domandano a Gesù di chi sarà moglie nel giorno della Resurrezione una donna che ha avuto in marito sette fratelli senza dare figli a nessuno di loro. Gesù risponde che chi sarà degno della vita eterna sarà come gli angeli del cielo e non saranno ne moglie ne marito di nessuno perchè sono figli della resurrezione e quindi figli di Dio. Poi aggiunge che Dio ha parlato a Mosè dicendo che lui è il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, di patriarchi che hanno fatto la sua volontà e che quindi è Dio dei viventi perchè tutti coloro che credono in Lui, vivono per Lui.
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Domenica Festa di Cristo Re

Messaggio  Andrea il Dom Nov 22, 2015 8:24 am

Domenica Festa di Criato Re

VANGELO (Gv 18,33b-37)

Tu lo dici: io sono re.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Parola del Signore.

OMELIA

Tutta la nostra storia è indelebilmente segnata dall'evento Cristo. Tutta la nostra liturgia tende come ad un approdo, ad un culmine, alla scoperta e alla solenne proclamazione della sovranità e regalità del nostro Salvatore e Signore. Così ogni anno concludiamo ed iniziamo l'anno liturgico, Ciò che era stato preannunciato con accenti apocalittici come un personaggio misterioso a lungo atteso e vagheggiato, ora è presente e vivo: ha conquistato il suo trono regale umiliandosi nella carne, scalando un monte e immolandosi per noi sul patibolo della croce. È la conquista del crocifisso, è la nostra redenzione. Egli aveva affermato che il suo regno non è come quelli del nostro mondo ed infatti egli non ha conquistato poteri umani, non si è dotato di potenza, ma ha conquistato il mondo ed ha affascinato tutti noi a prezzo della sua stessa vita. Una conquista scaturita soltanto dall'amore, dalla misericordia, dalla piena riconciliazione. Alla domanda di Pilato: «sei tu re?» Gesù risponde: «Tu lo dici; io sono re». Egli è il testimone della verità perché è venuto a cancellare la menzogna che ci ha indotto al peccato. Egli è la Voce che ristabilisce il nostro dialogo con Dio dopo averlo interrotto dopo il primo peccato; ora lo invochiamo chiamandolo Padre. Egli è la via che ci riconduce alla casa paterna dopo il nostro vagabondare nei pascoli immondi. Egli è il re della pace e il Signore dei risorti. La nostra sudditanza è scandita dalla libera e gioiosa adesione al suo vangelo, da una incondizionata fedeltà, da una continua e crescente comunione con lui. Dobbiamo soltanto tendere l'orecchio dell'anima alla sua voce, ai suoi preziosi insegnamenti. Questa è la via per affermare la sua regalità e per espandere e far crescere il suo regno. Ci vuole come testimoni anche quando siamo chiamati a pagarne il prezzo, anche quando ci potrebbe costare la vita. I martiri non si sono assoggettati alle angherie dei potenti e prepotenti del mondo per proclamare l'indiscutibile primato di Cristo, la sua divina sovranità. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Nelle prime due letture domina la maestà e la potestà regale di Cristo. La profezia di Daniele prevede la sua comparsa sulle nuvole del cielo, formula tradizionale che indica il ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi per giudicare il mondo. A lui infatti «furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano». Questo concetto è ribadito nella seconda lettura con la famosa espressione: «Cristo è colui che viene a salvare gli uomini ed è ancora colui che un giorno verrà a giudicare il mondo». Alla visione grandiosa di Cristo Signore dell’Universo si unisce così quella di Cristo crocifisso che, per purificare gli uomini dal peccato, non ha scelto altra via se non quella di lavarli con il proprio sangue. Soltanto a questo prezzo li ha introdotti nel suo regno, dove li ha ammessi non come sudditi ma come fratelli e coeredi, compartecipi della sua regalità, della sua signoria su tutte le cose, affinché con lui, unico sacerdote, possiamo offrire e consacrare a Dio tutta la creazione. Anche il Vangelo presenta la regalità di Cristo in relazione alla sua passione e nel contempo la contrappone alle regalità terrene. La regalità di Cristo non è in funzione di un dominio temporale, politico, bensì di una signoria spirituale che consiste nell’annunciare la Verità, nel condurre gli uomini a Dio, liberandoli da ogni tenebra di errore e di peccato. È impressionante che nel Vangelo di Giovanni il tema della regalità di Cristo sia costantemente legato a quella della sua passione. In realtà, la croce è il trono regale di Cristo, dalla croce egli stende le braccia per stringere a sé gli uomini e dalla croce li governa con il suo amore. Affinché egli regni su di noi, occorre che ci lasciamo attrarre e vincere da tale amore.


PREGHIERA


Dio onnipotente ed eterno, tu hai voluto rinnovare ogni cosa in Cristo tuo figlio, re dell’universo: concedi che tutte le creature, liberate dalla schiavitù del peccato, ti servano e ti lodino senza fine (cfr. Colletta).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Nov 22, 2015 8:49 pm

Oggi è la festa di Cristo Re dell'Universo, e l'evangelista e apostolo Giovanni prende il discorso tra Gesù e Pilato quando Gesù fu arrestato. Pilato gli chiede se è lui il re dei Giudei e Gesù risponde con una domanda, è lui a chiederlo o altri hanno parlato per lui? Pilato gli dice che non è Giudeo e che è stata la sua gente cioè i farisei e i sacerdoti a consegnarlo a lui. Allora Gesù risponde che il suo Regno non è di questo mondo, se lo fosse i suoi servitori avrebbero combattuto perchè non fosse consegnato a lui. Pilato allora gli chiede se lui è un re e Gesù risponde che lo è ed è per questo motivo che è nato ed è venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità e che chiunque vorrà ascoltarlo è dalla parte della verità. Pilato non capisce che il Regno di Gesù è già sulla terra, essendo un romano non capisce il linguaggio sereno e pacato di Gesù, dicendo che anche lui è un re non vuole minacciare il potere di Roma, ma far conoscere a tutti il Regno che è già sulla terra da quando è stato messo al mondo.
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Lunedi della XXXV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Nov 23, 2015 8:18 am

Lunedi della XXXV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 21,1-4)

Vide una vedova povera, che gettava due monetine.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Parola del Signore.

OMELIA

Per i ricchi è facile farsi belli e mostrarsi generosi. Anche ai tempi di Gesù facevano risuonare le loro monete gettate in abbondanza nel grande contenitore metallico. Il suono già ne misurava la quantità ed incitava gli astanti a voltarsi per vedere chi fosse il generoso donatore. Anche nelle nostre chiese, al momento della questua alcuni sventolano la loro offerta sperando che qualcuno, il celebrante prima di tutti, veda, ammiri e lodi. Lo sguardo di Cristo penetra nel profondo e non si ferma alle apparenze e sa dove porre le sue compiacenze. Una povera vedova attrae la sua attenzione. Probabilmente ha fatto cadere soltanto pochi spiccioli che non hanno attirato l'attenzione di alcuno. Il Signore la nota e la loda perché fra i tanti proprio lei ha dato più di tutti gli altri perché «nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». Non ha dato il superfluo, ma ha dato tutto, anche se secondo i nostri calcoli quel tutto è assai poco. Dobbiamo allora concludere la vera generosità la manifestiamo quando abbiamo il coraggio di privarci anche del necessario pur di prestare aiuto agli altri. Ne sono capaci solo coloro che sono animati da una grande fede, da un grande amore e da una illimitata fiducia nella provvidenza e nelle generosità di Dio. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Gesù, stando di fronte al tesoro del tempio guarda con attenzione ciò che avviene: la folla che getta monete nella cassetta delle offerte, i ricchi che ne gettano molte, la povera vedova che ne getta poche. A uno sguardo superficiale, ciò che desta ammirazione è il ricco che getta molte monete. Ma Gesù vuole che i suoi discepoli imparino ad andare oltre le apparenze e a guardare in profondità: i ricchi hanno dato molto, ma era il loro superfluo. La vedova povera, invece, che ha dato poco, in realtà ha donato tutta se stessa, tutta la sua vita. Essa ha fatto come Gesù, come quel Gesù che stava seduto di fronte a lei. Il gesto della vedova povera assume ancora un’altra valenza: quel poco donato e condiviso contribuisce a far crescere il popolo di Dio nella fede e in umanità. Su invito di Gesù, siamo chiamati anche noi a guardare la vedova povera e ad assumerla come modello di vita cristiana a livello personale, ecclesiale e sociale. La vedova rappresenta il modello del vero discepolo che ha interiorizzato lo stile di vita di Gesù. Dobbiamo essere convinti che il Signore è sempre fedele. Egli sostiene i più deboli, l’orfano e la vedova, e sconvolge le vie dei malvagi e di coloro che amano e godono delle apparenze. Chi dona tutto non si deve poi meravigliare di ricevere tutto. Carità cristiana è piangere con chi piange, è partecipare alle condizioni del povero, condividere le sue privazioni. Il modello supremo è sempre Gesù, che è venuto nel mondo per dare la sua vita agli uomini e abolire il peccato mediante il sacrificio di se stesso.

PREGHIERA

Signore Dio, tu vedi il cuore di chi dona e giudichi in base all’amore che lo anima, insegnaci a essere generosi e a offrirti non il superfluo, ma una parte della nostra vita, preparandoci così al dono totale di noi stessi, sull’esempio di tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore.


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Lun Nov 23, 2015 9:59 am

Il vangelo di oggi è stato già commentato non molto tempo fa....il Signore conosce tutta la nostra vita e ci giudica secondo le nostre reali possibilità, a Lui non possiamo nascondere nulla. Le due monetine della povera vedova dimostrano che il donare ha un valore speciale, se date con cuore puro, come in questo episodio la vedova ha donato tutto quello che possedeva.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Nov 23, 2015 10:16 am

Per Gesù l'importante è la misura del cuore con cui facciamo ogni cosa, e non la quantità. Come questa povera vedova che non mette il superfluo ma ciò che aveva per vivere, e questo agli occhi di Dio e agli occhi di Gesù è un gesto d'amore che va apprezzato.
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Martedi della XXXV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Nov 24, 2015 8:05 am

Martedi della XXXV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 21,5-11)

Non sarà lasciata pietra su pietra.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo».

Parola del Signore.

OMELIA

Spesso l'uomo crede di aver realizzato qualcosa di indistruttibile, di perenne e ciò soprattutto quando si tratta di realtà umane a cui si annette uno speciale valore e significato. Lo pensavano anche gli ebrei del loro maestoso tempio di Gerusalemme, segno per loro della divina presenza, della speciale predilezione di cui godevano e del loro prestigio e grandezza. Non avevano compreso che quella splenditi realtà era legata ad un patto di alleanza e di fedeltà. Tutto crolla quando la fede viene meno e l'ipocrisia impera. Prima della distruzione del tempio si è infranto colpevolmente quel patto, quel legame e quel vincolo. A quel punto il tempio non ha più motivo di esistere, sarebbe un segno bugiardo. Viene quindi condannato alla distruzione perché assuma un altro significato, quello di una distruzione del male, dell'egoismo, della presunzione. Sono questi in primo luogo gli eventi terrificanti di cui parla il Vangelo. La vera catastrofe è sempre originata dal peccato e dall'infedeltà a Dio. Viene da pensare che anche le nostre splendide chiese potrebbero assumere le stesse caratteristiche del tempio di Gerusalemme se non le viviamo co0me segno di comunione vera con Dio e tra di noi. Il tempio, la chiesa è tale solo se coloro che li frequentano esprimono coerentemente nel culto e nella vita l'autenticità della fede. Possiamo perciò essere noi a sconsacrare e distruggere templi e chiese. «Dov'è carità e amore lì c'è Dio», ne consegue che dove non c'è amore e fraternità Dio viene cacciato e una chiesa senza Dio diventa un normale e comune locale di umane adunanze. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

I discepoli chiedono a Gesù: «Maestro, quando avverrà questo?». Gli uomini vogliono sapere anche ciò che avverrà prima della fine, per potersi regolare. E perciò la domanda degli apostoli: «Quale sarà il segno che ciò dovrà accadere?». Ma la risposta di Gesù è un rifiuto di indicare il tempo. Gli uomini non devono lasciarsi ingannare da nulla e da nessuno. Non da falsi profeti che ingannano la gente, spesso troppo credulona. Neanche da catastrofi provocate dagli uomini o dalla natura, come fame, pestilenza, terremoti, eclissi di sole. Tutto ciò non dice nulla. Gesù sottolinea: «la fine non verrà così presto». In realtà, ci sono sempre uomini che, nei tempi di guerra o in altre calamità, credono e tendono le orecchie alle profezie. Niente di più facile che incutere terrore, con sinistre parole, sulle folle turbate e impaurite. Ma questo non è lo Spirito del Signore. Tutti questi eventi non sono segno della fine, ma, visti con gli occhi di Dio, sono in parte castighi per i peccati, in parte un’esortazione a non perdersi dietro le cose terrene. La caducità delle cose terrene deve ricordare all’uomo le realtà ultraterrene, le uniche che “non passano”: Dio, e le opere di Dio. Noi cristiani preferiamo parlare di impegno sociale e mettiamo tra parentesi quelle realtà, le sole che possono dare un senso alla vita umana. La Sacra Scrittura, invece, vede le “cose ultime” come realtà che sono presenti già oggi e che danno un senso all’agire umano. La vita eterna, cioè la vita vera, è la partecipazione allo stile divino dell’amore. In questo modo un’autentica vita cristiana assume il significato di un “allenamento” e di una “abilitazione” all’amore: noi siamo al mondo per imparare ad amare.


PREGHIERA


Dio mio, per il tuo avvento definitivo, sopprimi in me il peccato che intralcia la tua opera, distruggi tutto quello che fa da impedimento, trionfa su ogni debolezza e vieni nell’ora tua come un padrone a lungo desiderato.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Nov 24, 2015 10:50 am

Alcuni guardano il tempio e fanno commenti su di esso, e Gesù profetizza che verranno giorni in cui sarà completamente distrutto per mano di Dio. Allora gli domandano quando succederà tutto questo, e Gesù risponde che molti verranno nel suo nome dicendo che è lui o che il tempo è vicino e li mette in guardia di non ascoltarli, e che quando sentiranno parlare di guerre e rivoluzioni, non sarà ancora quella la fine. Dice Gesù che si solleveranno nazioni contro nazioni, ci saranno terremoti e pestilenze ma soprattutto segni grandiosi nel Cielo. Tutto questo accadrà perchè nel Tempio dedicato a Dio Padre non hanno creduto nel Figlio di Dio sceso sulla terra non per portare la guerra ma la pace.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mar Nov 24, 2015 11:49 am

Siamo alla fine dell’anno liturgico, e, Luca ci accompagna con un brano che riguarda la fine dei tempi. Alla domanda dei discepoli: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».
Gesù sottolinea che nessuno conosce i segni della fine dei tempi, ma una certezza sarà la venuta del Figlio dell’uomo. La via da seguire è piuttosto quella della fedeltà e del coraggio, della testimonianza da dare anche di fronte alle persecuzioni: ora non è il tempo della fine, ma quello della Chiesa. <Il tempo della fine> non è qualcosa di esaltante o, al contrario, di terribilmente spaventoso, ma per il cristiano c’è un invito a leggere i segni di questa venuta nella storia di tutti i giorni, alla luce della parola di Gesù che rimane al di là di ogni possibile sconvolgimento della storia.
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Mercoledi della XXXV settimana del Rempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Nov 25, 2015 8:04 am

Mercoledi della XXXV settimana del Rempo Ordinario

VANGELO (Lc 21,12-19)

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore.


OMELIA

Ormai i tempi si stanno compiendo, Gesù è prossimo a celebrare la sua pasqua a Gerusalemme. Il tempo della Passione si sta avvicinando. Il brano del Vangelo di oggi è quasi una cerniera, un punto di svolta. Gesù ha già preannunciato ai suoi discepoli la sua Passione e la sua Morte. Questi eventi così incomprensibili per i suoi discepoli, non sono incidenti di percorso ma assumono un valore di salvezza preciso nella sua Resurrezione. È la resurrezione per la vita eterna, per entrare in maniera definitiva nel vortice d'amore trinitario che è la nostra predestinazione, secondo il piano del Padre che proprio in Cristo e nel suo Mistero pasquale trova il suo pieno compimento. Gesù, quindi non vuole solo ammonire i suoi discepoli per il futuro che li attende; non vuole solo inaugurare il tempo della Chiesa ma ha un suo scopo ben preciso. Imitare, nel martirio, le vicende del Maestro diventa partecipare allora al suo stesso Mistero che si glorifica con la Resurrezione. Il messaggio di Gesù è allora proprio guardare alla vita non solo per nelle la sua vicende terrene, non solo nella sua componente naturale ma considerare le cose più alte. La predizione di Gesù non è solo quindi un'esortazione del Maestro verso i tempi difficili che attendono i suoi discepoli; non è solo un messaggio di conforto ma è un invito più preciso. È l'invito per tutti ad una partecipazione che non appartiene a questo mondo ma riguarda propria la Signoria di Cristo. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Gli uomini, come abbiamo scritto ieri, devono stare attenti a non farsi ingannare dai falsi profeti, dalle catastrofi umane e naturali, e nemmeno dalle persecuzioni della Chiesa, che ci saranno sempre. Molti cristiani saranno abbandonati e accusati dai loro familiari. Ma tutto questo non deve gettarli nello sconforto e nell’inquietudine. Dio li proteggerà, e se essi terranno duro e resisteranno, salveranno con la morte del corpo la loro anima. Le persecuzioni verranno, Gesù le predice chiaramente. La parola di Gesù contiene una profezia inaudita e sconvolgente: “Voi sarete odiati da tutti a causa mia”. Ma neanche questo deve gettare i cristiani nella paura. Le persecuzioni contro la Chiesa non sono segno della fine vicina. La venuta della fine è certa: incerto è il tempo in cui essa verrà. La fede dà la certezza del fatto, ma chi vuol dare la certezza sul tempo preciso, non parla per fede. Il cristiano avanza in mezzo a difficoltà, angustie e lotte, impressionato certamente ma non inquieto. Non è sorpreso, perché Dio glielo ha predetto. Ma non è nemmeno sopraffatto, perché è forte della parola di Gesù. Chi promette una falsa pace è un profeta bugiardo e inganna gli uomini. Ma chi annuncia queste difficoltà e turbamenti, come segni della prossima fine, è anch’egli un profeta bugiardo. Perché l’uomo non può sapere quando viene la fine. Con la parola del Cristo noi abbiamo la certezza del fatto, ma non del “quando”: della venuta, ma non del tempo della venuta. Chi perciò crede, crede alla fine, ma non crede alle date che vengono prospettate sulla fine del mondo.

PREGHIERA

O Dio, che sei il principio e il termine del mondo, fa’ vivere i tuoi discepoli nella speranza della tua venuta. Quando verrà per loro il tempo della prova, fa’ che la loro fiducia non venga meno e che sappiano rendere testimonianza al tuo Figlio, che vive e regna con te per i secoli dei secoli.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Nov 25, 2015 11:55 am

Gesù preannuncia ai suoi discepoli sofferenza e tribolazioni a causa del Suo Nome, ma li conforta dicendo di non avere paura perchè Lui stesso gli darà la forza e il coraggio di controbattere i loro avversari. Saranno traditi da tutti, persino dalle loro famiglie, però dice loro Gesù che con la loro fede in Lui salveranno la loro vita.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mer Nov 25, 2015 2:32 pm

Ai discepoli che chiedono un <segno> della fine, Gesù risponde con immagini caratteristiche del linguaggio apocalittico. Ma il segno più importante sarà la persecuzione dei discepoli e la testimonianza che essi saranno chiamati a dare, fiduciosi nell’aiuto di Gesù. Il tempo che viviamo, per quanto possa essere terribile, non va confuso con il tempo della fine: esso è piuttosto il tempo della testimonianza. Ai discepoli sono promesse la sicurezza di saper rispondere ad ogni accusa contro di loro e l’assicurazione che <neppure un capello del vostro capo perirà>, ma il vero significato che muoverà ogni uomo nel perseverare davanti alla persecuzione è la fede in Gesù, unica porta che condurrà alla vita eterna.
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VENERDI' della XXXIV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Messaggio  annaxel il Ven Nov 27, 2015 10:18 am

VANGELO (Lc 21,29-33)
Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Parola del Signore.

OMELIA
La storia dell'umanità è segnata da grandi travagli; non vi sono le calamità naturali che determinano la storia; il desiderio irrefrenabile di potere, l'egoismo che stravolge tutte le leggi dell'uomo sono meccanismi che ritroviamo spesso nella storia. È la nostra storia che, in Cristo, diventa storia di salvezza, storia che ci avvicina sempre di più alla manifestazione del Regno. La notazione di vicinanza di Gesù, che leggiamo nel brano odierno del Vangelo, non è da leggersi in senso temporale ma proprio perché con Lui possiamo sempre di più rendere visibile il Suo regno. Non parla di un regno che è legato ai poteri della terra, ma è il regno delle virtù, il regno dell'amore che non è di questo mondo, anche se si realizza anche oggi. È una partecipazione che si attua nella storia e con essa ed è perciò legata alle leggi del tempo ma che trova in Cristo la sua pienezza. Le sue parole non passeranno mai! È un messaggio, una certezza, una speranza, la base della nostra fede nel Dio fedele e che mantiene le sue promesse; la parola data in Cristo, Parola del Padre nella Grammatica dello Spirito Santo. È la legge dell'amore di Cristo. Egli solo, Parola fatta carne, ha parole di vita eterna; solo in Lui troviamo l'acqua che disseta sempre; in Lui abbiamo il cibo per la vita eterna. La sua Parola illumina le nostre parole; la sua Vita da senso alla nostra vita; la sua Verità rende comprensibili le nostre verità; la sua Via indica la méta per le nostre vie. (Padri Silvestrini)
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Nov 27, 2015 5:24 pm

Gesù dice ai suoi discepoli con il paragone della pianta di fico che quando inizia a germogliare sanno che l'estate è vicina, così quando vedranno segni apocalittici vedranno che il Regno di Dio che è tra loro. Inoltre dice che i cieli e la terra finiranno, ma le sue parole non saranno mai dimenticate da nessuno che crede in Lui.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Ven Nov 27, 2015 6:02 pm


Gesù vuole che i discepoli imparino dalla natura, stiano attenti a leggere i segni dei tempi, nei quali si realizza il regno di Dio. Ogni generazione che legge il versetto 32, si apre alla speranza nella venuta del Signore, alla quale è legata la necessità della conversione: l’attesa del Signore che viene è il tempo del ritorno a Dio.
Guardare al futuro significa perciò fedeltà ai propri impegni terreni, nella speranza del ritorno del Signore.
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Sabato dell XXXV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Nov 28, 2015 1:01 pm

Sabato dell XXXV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 21,34-36)

Vegliate, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».

Parola del Signore.

OMELIA

Sono sempre più frequenti le forme di alienazione inventate dagli uomini. Dovrebbero servire come fuga dalla realtà soprattutto se penose, dalle nostre responsabilità, dai nostri impegni. Ce ne parla oggi lo stesso Signore. Li definisce appesantimenti dello spirito; pesi che offuscano la vista dell'anima, che danno ebbrezza ma non chiarezza. Abbiamo l'impressione, suffragata dai fatti di ogni giorno, di essere troppo spesso ubriachi e non di vino, affannati per avere e possedere sempre di più senza mai sperimentare la sazietà. Capita allora che l'ubriaco dorma e non vegli, l'affannato non trovi più il tempo e la voglia di pregare e di conseguenza ciò che accade ci piomba addosso cogliendoci sempre impreparati. Vegliare e vigilare è proprio di chi attende e non conosce in quale ore della notte o del giorno sopraggiungerà l'ora fatidica della prova, della chiamata, del rendimento di conto. Pregare è proprio di è ben consapevole di non avere in se l'energia e la luce che occorre per riconoscere, amare e praticare il bene ed evitare il male. L'umile e il sapiente chiedono al Signore quanto riconoscono di non possedere e di cui hanno indispensabile ed urgente necessità. Per questo un cieco del Vangelo chiese a Gesù: «Che io riabbia la vista» e Gesù: «Va la tua fede ti ha salvato!». (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Il battezzato non può pregare come vuole, ma deve conoscere e rispettare i caratteri della preghiera cristiana, che è innanzitutto soprannaturale. Egli, infatti, prega sotto l’impulso dello Spirito Santo che lo “muove” e lo guida alla ricerca della volontà di Dio. Il secondo carattere è quello trinitario. Pregando, il credente entra in comunione con la Trinità, ha “accesso” al Padre per mezzo del Figlio Gesù Cristo nello Spirito Santo. Nel colloquio interiore incontra la Trinità presente in lui. Questo carattere trinitario va strettamente congiunto a quello cristologico, non solo in quanto preghiera di Cristo, ma anche perché preghiera a Cristo e per mezzo di Lui. Il quarto carattere è l’ecclesialità. Sia che preghi da solo, nel silenzio della propria stanza, sia che lo faccia insieme con altri, il cristiano prega sempre nella Chiesa, in quanto è vitalmente inserito in essa. Il battezzato, quando prega, prega nella Chiesa e per la Chiesa. Il cristiano non deve smettere di pregare neanche quando, scosso e sconcertato da tante contraddizioni e resistenze in sé e intorno a sé, ha l’impressione di non farcela più a credere. Infatti, la forma prima ed originale della preghiera del credente è la seguente: “Credo, Signore, aiutami nella mia incredulità”. Propriamente parlando, la preghiera cristiana non è mai privata. Questo non significa che non sia e non debba essere “personale”, oppure che solo la preghiera fatta insieme con gli altri, o quella liturgica, sia cristianamente valida. La preghiera è personale anche quando è fatta in comune, e la stessa preghiera liturgica non avrebbe valore se non fosse un atto personale dei membri che formano la comunità celebrante. L’ecclesialità della preghiera cristiana significa che il battezzato, quando prega, prega nella Chiesa e per la Chiesa.

PREGHIERA

«Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto. Eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile. Il Signore farà tutto per me. Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani» (dal Salmo 138).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Nov 28, 2015 7:40 pm

Gesù invita i suoi discepoli nel stare attenti a non lasciarsi andare a cose futili, perchè quando verrà il giorno in cui il Figlio dell'Uomo comparirà ancora sulla Terra trovi la fede e non l'indifferenza, e invita in particolare a loro di pregare sempre perchè quel giorno li trovi impreparati alla Sua Venuta.
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Domenica della I settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Dom Nov 29, 2015 7:58 am

Domenica della I settimana dell' Avvento

VANGELO (Lc 21,25-28.34-36)

La vostra liberazione è vicina.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo".

Parola del Signore.

OMELIA

Le letture cosiddette apocalittiche, ci inducono quasi sempre a pensieri catastrofici di ordine naturale, quelli che in una certa misura sempre ci accompagnano. Il messaggio essenziale è però di natura spirituale: riguarda quell'ordine meraviglioso che lo stesso Signore aveva predisposto sin dal principio con la creazione e che è stato ed è ancora sconvolto da peccato del mondo e dalle nostre assurde ribellioni. I cuori appesantiti, le ubriachezze e gli affanni della vita ci piombano addosso improvvisamente se non siamo attenti e vigilanti. Quando escludiamo Dio dalla nostra vita e dalla nostra storia le catastrofi peggiori incombono su di noi. Quando presumiamo di portare da soli i nostri pesi richiamo di restarne schiacciati e sepolti. Dobbiamo imparare a leggere in modo sapiente la nostra storia. Non ci è più lecito trovare spiegazioni dei peggiori disastri soltanto negli intrighi e nelle malvagità degli uomini. Dobbiamo leggerli soprattutto come salutari avvertimenti e trarne motivi di definitive conversioni. Non possiamo più fermarci a superficiali visioni escludendo categoricamente l'intervento divino. Gesù ci ammonisce in proposito dicendoci che in concomitanza degli sconvolgimenti si appressa anche la nostra liberazione. È accaduto già quando il Figlio di Dio è stato appeso ad una croce e calato in un sepolcro: in quella circostanza davvero le potenze dei cieli sono state sconvolte dall'umana ferocia, ma per quella via assurda è giunta a noi la piena e totale liberazione. Pare che oggi si voglia ripetere quella crocifissione, si voglia ancora chiudere Dio in un sepolcro e decretarne la fine. Dobbiamo invece alla luce della storia, di quell'evento e del nostro avvento, sperare e credere che il tempo di Dio è vicino a noi più di quanto osiamo sperare. Così noi cristiani iniziamo questo periodo che ci conduce ad una nascita e ad una rinascita alla luce di un umile presepio, lì dove la vita a ripreso a pulsare in tutta la sua intensità. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Il battezzato non può pregare come vuole, ma deve conoscere e rispettare i caratteri della preghiera cristiana, che è innanzitutto soprannaturale. Egli, infatti, prega sotto l’impulso dello Spirito Santo che lo “muove” e lo guida alla ricerca della volontà di Dio. Il secondo carattere è quello trinitario. Pregando, il credente entra in comunione con la Trinità, ha “accesso” al Padre per mezzo del Figlio Gesù Cristo nello Spirito Santo. Nel colloquio interiore incontra la Trinità presente in lui. Questo carattere trinitario va strettamente congiunto a quello cristologico, non solo in quanto preghiera di Cristo, ma anche perché preghiera a Cristo e per mezzo di Lui. Il quarto carattere è l’ecclesialità. Sia che preghi da solo, nel silenzio della propria stanza, sia che lo faccia insieme con altri, il cristiano prega sempre nella Chiesa, in quanto è vitalmente inserito in essa. Il battezzato, quando prega, prega nella Chiesa e per la Chiesa. Il cristiano non deve smettere di pregare neanche quando, scosso e sconcertato da tante contraddizioni e resistenze in sé e intorno a sé, ha l’impressione di non farcela più a credere. Infatti, la forma prima ed originale della preghiera del credente è la seguente: “Credo, Signore, aiutami nella mia incredulità”. Propriamente parlando, la preghiera cristiana non è mai privata. Questo non significa che non sia e non debba essere “personale”, oppure che solo la preghiera fatta insieme con gli altri, o quella liturgica, sia cristianamente valida. La preghiera è personale anche quando è fatta in comune, e la stessa preghiera liturgica non avrebbe valore se non fosse un atto personale dei membri che formano la comunità celebrante. L’ecclesialità della preghiera cristiana significa che il battezzato, quando prega, prega nella Chiesa e per la Chiesa.

PREGHIERA

«Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto. Eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile. Il Signore farà tutto per me. Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani» (dal Salmo 138).

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Lunedi della I settimana dell'Avvento

Messaggio  Andrea il Lun Nov 30, 2015 7:48 am

Lunedi della I settimana dell'Avvento

VANGELO (Mt 4,18-22)  

Essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini". Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Parola del Signore.

OMELIA

È difficile per noi immaginare come un voce, un invito, un richiamo possa essere decisivo per la vita di una persona. Solo pensando al fascino che Gesù esercitava con tutta la sua persona, e con la sua divina autorità, riusciamo a comprendere come semplici e rozzi pescatori, abbiano potuto, senza esitazione, lasciate le reti, e con esse tutte le loro umane sicurezze, mettersi alla sua sequela. È evidente che l'eco di quanto il Maestro di Nazaret andava facendo e dicendo, fosse arrivato anche sulle spiagge del lago di Tiberiade, anche agli orecchi e al cuore dei due fratelli pescatori Pietro e Andrea. Resta comunque vero che per giungere alla determinazione di "lasciare tutto", cambiare completamente vita, occorre una grandissima fiducia in colui che chiama. A maggior ragione se si pensa che Gesù non fa promesse, non dà sicurezze, non offre compensi, anzi ad uno scriba che esprime il desiderio di volerlo seguire dice: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
A Pietro e ad Andrea ha da scandire solo una proposta, non di immediata comprensione: "Vi farò pescatori di uomini". "Ed essi subito, lasciate le reti lo seguirono". Gesù non si ferma! "Andando oltre vide altri due fratelli". Davvero è andata oltre quella voce suadente: quanti e quante hanno sentito lo stesso invito di Andrea e con la stessa sollecitudine, hanno lasciato tutto per seguirlo. Questo ricordo degli apostoli ci sprona a rendere grazie per la chiamata e per tutte le chiamate. Ringraziamo perché sul fondamento degli apostoli poggia la nostra fede. Ringraziamo tutti coloro che in modi e momenti diversi offrono la stessa loro preziosa testimonianza. Ringraziamo il buon Dio se ciascuno di noi si sente concretamente impegnato a vivere ed annunciare la stessa fede trasmessa da Andrea a da tutti gli apostoli. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Il luogo scelto da Gesù per dare inizio alla sua attività pubblica, il primo messaggio e la prima chiamata degli apostoli sono sorprendenti e significativi. Fin da queste prime mosse si ha la netta sensazione di essere davanti a una persona che procede con passo sicuro, perfettamente conscio di quello che vuole. Gesù raccoglie intorno a sé i primi discepoli. Il primo, Simone, viene designato, fin dall’inizio, con il nome di “Pietro”. Egli è la prima pietra, la pietra fondamentale, scelta da Cristo. Accanto a lui, suo fratello Andrea. Dal Vangelo di Giovanni sappiamo che Andrea fu il primo apostolo a incontrare Gesù lungo il fiume Giordano. Pietro e Andrea erano entrambi pescatori. Ora devono diventare pescatori di uomini. Pietro sarà “il grande pescatore”, gli altri lo aiuteranno. Cristo rimane il vero pescatore di uomini. Al suo comando i discepoli getteranno le reti nel mare del mondo, non per trascinare i pesci nella secca che li ucciderà, ma per portarli dallo stagno del puramente umano all’oceano infinito di Dio. Quando l’uomo sente nella propria anima l’uncino della Parola di Dio e lo strattone della lenza, egli è tirato in realtà da Cristo e diventa preda di un amore eterno. Anche la seconda coppia di fratelli, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, sono pescatori e vengono chiamanti dal Signore. Devono abbandonare la barca per servire, da quel momento in poi, sulla nave della Chiesa. Devono abbandonare il padre Zebedèo perché diventino figli del Padre celeste. È una chiamata a cose grandi, che impone nello stesso tempo l’abbandono immediato delle reti e della barca, della vita precedente e di tutto ciò che possiedono, per mettersi alla sequela di Cristo. Chi vuole essere veramente discepolo non può conoscere una via di mezzo. La risposta alla chiamata divina non può conoscere tentennamenti e incertezze. È, invece, dedizione incondizionata e completa. La vita cristiana è imitazione di Cristo.

PREGHIERA

«Dio onnipotente, esaudisci la nostra preghiera nella festa dell’apostolo sant’Andrea; egli che fu annunciatore del Vangelo e pastore della Chiesa, sia sempre nostro intercessore nel cielo» (Colletta).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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