IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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Domenica della IV settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Dom Dic 20, 2015 9:58 am

Domenica della IV settimana dell' Avvento

VANGELO (Lc 1,39-45)


A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Parola del Signore.

OMELIA

Lo sguardo misericordioso di Dio Padre, dopo aver visto lo stato miserevole in cui la nostra umanità si era ridotto, si posa su Maria. Per bocca dell'Angelo proclama al mondo il suo splendore e ci fa conoscere l'arcano disegno di averla come Madre del suo Figlio. La piena di grazia, la prossima mamma di Gesù, oggi la contempliamo mentre sollecita sale la montagna per raggiungere la sua parente Elisabetta, anche lei prossima alla maternità. La Madre che già si era definita umile ancella del Signore, ora si propone come serva di Elisabetta. Ancora una volta è l'amore operoso a svelare i misteri di Dio. Elisabetta piena di Spirito Santo, al saluto di Maria esclama: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me». La fanciulla che lei conosceva ora viene chiamata Madre del Signore. Ciò che era rimasto nascosto agli occhi degli uomini e che aveva causato un comprensibile turbamento in Giuseppe, il promesso sposo, ora viene proclamato ad alta voce. Sgorga la gioia: in Elisabetta, nel nascituro Giovanni Battista, che sussulta nel grembo materno e in Maria, che intona il suo canto. È la vera gioia messianica che ora esplode in pienezza, prima del canto degli angeli sulla grotta di Betlemme. È in chiaro preannuncio del Natale e lo svelarsi del piano salvifico pensato e voluto da Dio Padre con l'incarnazione del Figlio. L'uomo voleva diventare come Dio, Dio è diventato uno di noi! Ecco la meraviglia dell'evento, ecco il Natale: l'umiltà della Vergine, l'annientamento di Dio nella nostra natura umana. Ecco infine il grande monito per tutti noi, per la nostra umanità, che ancora spesso cade nella trappola dell'orgoglio, che induce al rifiuto di Dio, soprattutto al rifiuto di un Dio Bambino, di una Madre Vergine. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


La ragazza di Nazaret ha accolto con fiducia la Parola di Dio che è entrata nel suo cuore e l’ha resa feconda, facendola diventare madre: Gesù, la Parola eterna del Padre, si fa carne nel suo grembo. Lei sperimenta tutta la felicità, la gioia della beatitudine promessa a coloro che accolgono nella propria vita la Parola. Questa gioia la rende intrepida, tanto che si reca in fretta a trovare la cugina Elisabetta. Dio ha scelto la carne per manifestarsi e Maria è la prima manifestazione, il primo tabernacolo di Gesù. Nella sua trasparenza si vede l’opera di Dio in lei. La reazione di Elisabetta al saluto di Maria è, ancora una volta, “gioia”. La gioia è trasmessa da Maria a Elisabetta. Ci chiede Papa Francesco: «Perché non entrare anche noi in questo fiume di gioia? Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua» (Evangelii Gaudium, 7). Non perdiamo le occasioni per gioire, per essere felici. Non facciamoci rubare la gioia della fede nell’adempimento di ciò che il Signore ha detto, di credere che lo Spirito Santo ci rende capaci di riconoscere l’opera di Dio, anche quando questa non è immediatamente visibile o comprensibile. Elisabetta si è lasciata illuminare dallo Spirito Santo e riconosce un diverso movimento del bambino dentro di lei. Anche Giovanni Battista sussulta di gioia nel grembo di sua madre. La buona notizia è che sei felice quando ti accorgi della sua presenza. Quando siamo alla presenza del Signore, è lo Spirito Santo che ci fa sussultare; in questo dono sono coinvolte tutte le dimensioni umane: l’intelligenza, l’affettività, i sensi, il corpo… tutto “sussulta di gioia”. E la gioia è anche frutto dello Spirito Santo.


PREGHIERA

Insegnaci, o Madre, ad accogliere la volontà di Dio; ottieni per noi il dono dello Spirito Santo, perché la sua Parola diventi loquace e interpelli la nostra storia, perché ci renda capaci di leggere gli eventi, le circostanze e gli imprevisti come il disegno di Dio che si sta compiendo. Solo facendoci guidare da Lui così possiamo abitare con gioia la nostra storia. Così sia.


Ultima modifica di Andrea il Dom Dic 20, 2015 10:09 am, modificato 2 volte

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Dom Dic 20, 2015 10:05 am

Il sacerdote Zaccaria, uomo giusto, e sua moglie Elisabetta, sterile, ci pongono una situazione di attesa.
E' nel tempio di Gerusalemme che Zaccaria riceve la promessa della nascita di un figlio.
Nascerà ad Elisabetta un figlio di nome Giovanni (in ebraico significa< il Signore fa grazia>);  egli avrà il compito di preparare
la venuta del Signore. I dubbi di Zaccaria si traducono in un simbolico mutismo che si contrappone con forza alla successiva
risposta positiva di Maria.



L'incontro tra le due madri e i loro bambini non ancora nati, si manifesta nel Magnificat posto sulle labbra di Maria;
è la gioia che nasce dall'incontro con il Signore. Il cantico di Maria è la proclamazione della gioia di chi ha scoperto ciò che ha compiuto in lei la misericordia del Signore.  che si è già  realizzata nel bambinello che nascerà.


Ultima modifica di annaxel il Dom Dic 20, 2015 1:54 pm, modificato 1 volta
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Dic 20, 2015 10:26 am

Maria raggiunge Elisabetta e la saluta e il bambino di Elisabetta sussulta di gioia nel suo grembo, lei e il futuro Giovanni Battista gioiscono della sua visita e sotto l'influsso dello Spirito Santo Elisabetta le dice che è benedetta fra le donne e benedetto anche il frutto del suo grembo. Ma non solo per questo è benedetta, ma anche perchè Maria ha creduto in ciò che si doveva adempiere in lei all'annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio.
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Lunedi della IV settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Lun Dic 21, 2015 8:31 am

Lunedi della IV settimana dell' Avvento

VANGELO (Lc 1,39-45)

A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?


+ Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore.

OMELIA

Entrati nel cuore dell'Avvento, prossimi al Natale, la liturgia ci introduce sempre più nel cuore della Vergine. La consapevolezza del dono della maternità divina avrebbe potuto legittimamente indurre Maria a immergersi in una adorante e solitaria contemplazione del mistero che si stava compiendo in lei. Oggi invece la vediamo sollecita salire in fretta verso la montagna per prestare gli umili soccorsi di cui ha bisogno Elisabetta, prossima alla maternità. È bello costatare come i misteri di Dio si svelino quando sono irrorati dall'amore e dalla carità fraterna: «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo». Amore genera amore e la luce di Dio illumina i suoi misteri: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». La luce dello Spirito Santo, che emana da Maria, pervade il cuore di Elisabetta. Le è così consentito, nella gioia, di scorgere le realtà profonde ed invisibili ad occhio umano: Maria non è più la giovane parente che conosceva da sempre, ma la Madre del Signore, la benedetta fra tutte le donne, che ha creduto alla parola del Signore e porta nel grembo verginale il Dio della vita. Ancora così Dio ci si fa conoscere, attraverso la vie dell'amore, amore verso di Lui e verso i nostri fratelli. Quando l'amore diventa un vissuto quotidiano e un abito che stabilmente ci adorna, Dio è con noi e noi siamo con Lui: è il massimo della gioia possibile a noi, esseri viandanti verso il cielo. (Padri Silvestrini)

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Lun Dic 21, 2015 12:21 pm

Il Magnificat

[46]Allora Maria disse:

«L'anima mia magnifica il Signore
[47]e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
[48]perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
[49]Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
[50]di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
[51]Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
[52]ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
[53]ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
[54]Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
[55]come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre».

[56]Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Mar Dic 22, 2015 9:10 am

Martedi della IV settimana dell' Avvento

VANGELO (Lc 1,46-55)

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Parola del Signore.

OMELIA

La poesia, quella vera, sgorga dalla capacità di sentire interiormente e profondamente l'essenza stessa dei messaggi più belli, traducendoli poi in parole, senza sminuirne l'intensità. È quanto riesce mirabilmente a Maria, proclamata pubblicamente da Elisabetta, Madre del Signore. Lei si rivolge a Colui che l'ha amata esaltandola nella verginità e rendendola madre del Cristo. Lei vuole esaltare e magnificare l'opera divina che in lei s'adempie, ma che è per l'umanità intera. Esulta nel Signore che riconosce come suo salvatore, perché Egli l'ha vista povera ed umile e l'ha esaltata operando in lei «cose grandi». Sente che il suo ruolo è ormai aperto a Dio e al mondo. Sente, con viva intensità, che alla compiacenza divina farà riscontro nei secoli la perenne beatitudine che verrà proclamata per lei dagli uomini di tutti i tempi. Tutti coloro che faranno parte della schiera dei salvati, coloro che volgeranno lo sguardo a Cristo, non potranno non vedere Lei, la madre. Tutti coloro che vorranno benedire il Signore per la redenzione apportata agli uomini, sicuramente troveranno nel canto di Maria le parole migliori per lodare e ringraziare il Signore. I giovani e i meno giovani che vorranno trovare motivi di gioia autentica e duratura, motivi per cantare dal profondo del cuore e conservarne l'eco benefico per tutti i giorni della vita, ancora oggi, ricorrono efficacemente al canto della giovane vergine di Nazaret. La chiesa ha fatto suo l'inno di Maria e ogni giorno, quando il sole volge al declino e si recita la preghiera serale del vespro, monaci, religiosi e religiose, sacerdoti e semplici fedeli, cantano con Maria il Magnificat, per lodare Dio e per proclamarla ancora «beata». (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Maria loda Dio e lo fa senza “risparmiare”. Nel canto che le sgorga dal cuore usa verbi “esagerati”, che calcano la mano sulla grandiosità dell’azione di Dio e sulla sua risposta fattasi azione. Maria riconosce con gratitudine quello che Dio ha fatto, nei secoli, per il suo popolo, ma anche nella sua vita. È importante la capacità di riconoscere l’agire di Dio nella storia perché se non lo riconosciamo, non siamo capaci di gratitudine, non sappiamo dire “grazie”. Papa Francesco ci ha ricordato in diverse occasioni quanto sia importante saperlo fare. «Sembra facile pronunciare questa parola, ma sappiamo che non è così… Però è importante! La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! La gratitudine è un sentimento importante! È necessaria la nobiltà dell’anima perché cresca il fiore della gratitudine. Grazie non è una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati». La Chiesa canta il Magnificat tutte le sere, durante la preghiera del vespro, per educare a ringraziare ogni giorno per quanto Dio compie nella storia personale di ciascuno quanto in quella comunitaria. L’esultanza e il ringraziamento sta nel dire e nel riconoscere che Dio ha proprio pensato a me. Maria esulta e canta la fedeltà di Dio, perché è certa che la fedeltà che ha mostrato nel passato la manifesta nel presente e non mancherà in futuro. Questo vale anche per me: Dio è fedele anche nella mia vita come lo è stato nella mia storia e anche io, come Maria, posso cantare il mio canto di lode a Dio, riconoscendo la sua presenza negli avvenimenti belli o tristi della mia vita. Il “sì” di Maria è ancorato a un passato di grazia. Qui sta la sua fede.


PREGHIERA


«Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te» (sant’Agostino, Confessioni, I, 1).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Dic 22, 2015 11:09 am

Maria è piena di gioia per la sua maternità, perchè non ha scelto come Madre di Dio una donna in vista ma un'umile vergine devota al Signore, e per questo tutte le generazioni la chiameranno beata per questa sua umiltà e devozione. Il Signore ha fatto grandi cose in lei e benedice e santifica il Suo Nome Santo e tutti coloro che lo temono lo benediranno di generazione in generazione. Ha mostrato la sua potenza contro coloro che sono superbi, i re sono stati rovesciati dai troni ed ha invece innalzato gli umili, coloro che avevano fame gli ha ricolmati di beni mentre i ricchi che hanno già avuto, a mani vuote. Inoltre, dice Maria, Dio ha soccorso Israele suo servo rammentandosi della misericordia che aveva promesso al grande padre Abramo e alla sua discendenza che ora è per sempre.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mar Dic 22, 2015 2:30 pm

Sono trascorsi più di 2000anni da quando Maria, ispirata dallo Spirito Santo dette voce al cantico del Magnificat. E’ una lode ai disegni dell’Onnipotente, che rovescia i piani dei potenti per innalzare gli umili e che mette in luce il servizio dei poveri. Fino a che punto assumiamo le proposte straordinarie che il Magnificat getta sulla storia dell’umanità e della comunità cristiana?
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Mercoledi della IV settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Mer Dic 23, 2015 8:14 am

Mercoledi della IV settimana dell' Avvento

VANGELO (Lc 1,57-66)

Nascita di Giovanni Battista.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Parola del Signore.

OMELIA

Anche Maria, la Vergine Madre, nel suo cantico aveva lodato il Signore per la sua misericordia. Fanno la stessa cosa i vicini e i parenti di Elisabetta alla notizia che si è compiuto per lei il tempo del parto. Questo è sempre motivo di gioia perché una nuova vita viene in questo mondo, nel caso della nascita di Giovanni, così vuole Elisabetta che si chiami il suo bambino, ci sono motivi speciali per rallegrarsi e benedire il Signore. Quel bambino ha una missione davvero speciale da compiere: sarà il precursore del Cristo, colui che ha il compito di preparargli immediatamente la strada. Lo dovrà additare al mondo come l'Agnello che togli i peccati del mondo. Già la sua nascita prodigiosa viene accolta da molti come un'attesa di fausti eventi futuri. La gente si chiedeva: «Che cosa sarà mai questo bambino?». Lo scopriranno dopo non molti anni quando il Precursore sulle rive del Giordano, inizierà la sua vibrante predicazione. Il lieto evento tra l'altro segnerà la fine del mutismo del padre Zaccaria, il che ha un significato che trascende quello letterale. «Aprire la bocca dei muti» è appunto una dei compiti messianici, è quindi normale che tale azione salvifica inizi dal padre del Battista. Sarà poi Gesù a completare quell'opera quando insegnerà ai suoi apostoli e tramite loro ad ognuno di noi, a chiamare Dio con il nome di Padre. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Dopo la nascita del bambino è arrivato il momento di circonciderlo e dargli il nome; una cerimonia tradizionale gioiosa per tutta la famiglia “allargata”. I familiari si rallegrano per la misericordia di Dio, che ha fatto partorire una donna sterile! Tutto sembra andare bene, sono pronti a dare al piccolo il nome del padre come tradizione. Ma si sente echeggiare un forte “no” nella stanza. Elisabetta non è d’accordo, suo figlio si chiamerà Giovanni, che in ebraico significa Dio ha fatto grazia. Lei, una donna semplice, che non ha voce in capitolo, con grinta e coraggio oppone il suo “no” deciso a ciò che non corrisponde alla volontà di Dio. Poi la questione è rimessa a Zaccarìa, il padre, che però è ancora muto: al contrario di sua moglie non ha creduto all’angelo che gli è apparso nel Tempio, e per tutta la gravidanza non ha potuto parlare. Ci si sarebbe aspettati che con la nascita del bimbo gli si sarebbe aperta la bocca, e invece no. Dio attende la sua purificazione totale, vuole da lui un segno, una professione di fede autentica. Solo quando scrive il nome sulla tavoletta e quindi manifesta accoglienza della volontà di Dio, viene “liberato”. E noi? Abbiamo la fede “concreta” e il coraggio di Elisabetta, o ci vergogniamo di gridare il nostro “no” al maligno, giustificandoci con il fatto “che tanto fanno tutti così?”. Oppure siamo come Zaccarìa, preghiamo, presentiamo offerte, ma in fondo abbiamo perso la speranza e, quando Dio concretamente ci viene in aiuto, non ci crediamo e preferiamo andare avanti come prima? Natale è proprio questo: accogliere la novità di un Dio che si fa bambino, che ci dona sempre una nuova possibilità di aderire al disegno divino di salvezza. Questo e solo questo renderà piena e gioiosa la nostra vita.

PREGHIERA

«Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra» (dal Salmo 139).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Dic 23, 2015 10:16 am

Elisabetta dà alla luce suo figlio, e tutti i parenti che la credevano sterile avendo saputo che la Misericordia di Dio le aveva permesso di concepire si congratulavano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e i parenti lo volevano chiamare come suo padre Zaccaria, ma Elisabetta invece disse che il suo nome sarà Giovanni. Loro si opposero a questa scelta, perchè nessuno della sua famiglia si chiamava così, allora il padre chiese una tavoletta e scrisse che il suo nome è: Giovanni, e proprio in quel momento ritrovò la parola lodando Dio. E da allora si sparse la voce che quel bambino era veramente uno strumento nella mani di Dio.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mer Dic 23, 2015 2:44 pm

Elisabetta partorisce un bambino il cui nome sarà Giovanni, il mutismo del padre Zaccaria scompare appena conferma il volere di Dio: sarà chiamato Giovanni e avrà la missione di preparare la strada al Signore che viene. La gioia che caratterizza il momento è espressa nel cantico di Zaccaria ….
[67]Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo, e profetò dicendo:
[68]«Benedetto il Signore Dio d'Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
[69]e ha suscitato per noi una salvezza potente
nella casa di Davide, suo servo,
[70]come aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:
[71]salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
[72]Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
[73]del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
[74]di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, [75]in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
[76]E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
[77]per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati,
[78]grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge
[79]per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell'ombra della morte
e dirigere i nostri passi sulla via della pace».
La profezia di Malachia si compie nella persona di Giovanni, figlio del sacerdote giudeo Zaccaria. Giovanni “ Dio fa grazia” annuncerà tempi nuovi.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Gio Dic 24, 2015 8:23 am

Giovedi della IV settimana dell' Avvento

VANGELO (Lc 1,67-79)

Verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace».
Parola del Signore.

OMELIA

Dinanzi alle meraviglie del Signore, viene spontaneo cantare con accenti poetici. Oggi ascoltiamo l'inno di Zaccaria, il padre di Giovanni battista. Lo ascoltiamo e preghiamo con lui in vista del Natale. La preghiera al Dio d'Israele va oltre la motivazione della nascita prodigiosa di Giovanni. Dio ha visitato e redento il suo popolo e ha suscitato una salvezza potente, fedele alle sue promesse. Si è ricordato della sua alleanza, del suo giuramento di liberarci dalle mani dei nemici. Ribadisce la missione del suo bambino: sarai chiamato profeta dell'Altissimo e andrai dinanzi al Signore a preparargli le strade. Poi ci lascia intravedere il sole che sorge dall'Alato per rischiarare quelli che sono nelle tenebre e nell'ombra della morte. La missione di Giovanni è intimamente legata a quella di Gesù. È il canto della redenzione ed è diventato il canto perenne dei redenti. Ogni giorno infatti la chiesa lo canta con tutti coloro che pregano l'Ufficio divino delle lodi. La meraviglia e il canto fanno parte della nostra preghiera di ogni giorno che diventa particolarmente intensa quando come Zaccaria, come Maria, come il vecchio Simeone diventiamo capaci di comprendere al meglio tutto quello che il Signore ha fatto e fa per noi, le meraviglie della sua grazia. Dovremmo spesso perciò benedire il Signore ed esclamare: «Quanto sono grandi le tue opere, Signore, tutto hai fatto con saggezza». Lo dovremmo gridare a Natale. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Zaccarìa profetizza, lui che stato reso muto dal Signore fino alla nascita del suo bambino. Non aveva creduto alle parole dell’angelo, all’Onnipotenza di Colui che gli faceva una promessa di paternità. Ma ora è cambiato: l’incontro con la fedeltà di Dio cambia la direzione della vita e lo sguardo sulle cose. Le sue parole sono quasi una nenia al suo bambino. È bello che un padre insegni al figlio ciò che è importante, è la sua eredità. Dopo la crisi, Dio lo ha reso capace di riconoscere le meraviglie che ha compiuto e che sta compiendo per la salvezza del suo popolo. Con questo cantico, Zaccarìa invita anche noi a guardare le cose con lo sguardo di Dio, e ci apre alla gratitudine per quanto compie per noi e attorno a noi. Egli ora ha capito qual è il suo posto e gode per la misericordia e la presenza di Dio. Vede non solo la missione a cui è chiamato suo figlio, ma anche quella di Colui che “verrà a visitarci dall’alto come un sole che sorge”. Ma il sole non sorge dal basso? È la novità di Dio che investe la nostra vita e la riempie di sfumature inedite. Egli è l’unico che può far sorgere un sole dall’alto anche nei nostri giorni grigi e faticosi. Zaccarìa chiude la sua lode proprio parlando di gente che non ha luce, che si trova nell’ombra della morte. Quante persone in questo giorno si trovano nell’angoscia e sentono su di loro la cappa opprimente delle loro preoccupazioni? Quanti sono nel peccato, oppure sono oppressi dal male? Ebbene, la nascita che questo Cantico annuncia è per tutti loro! Ma qual è il luogo in cui sorgerà questo sole? L’unico “luogo” in cui, in questa Santa Notte, Gesù chiede di nascere è il nostro cuore.

PREGHIERA

«Dio mio, fa’ ch’io ricordi per ringraziarti e ch’io confessi gli atti della tua misericordia nei miei riguardi. Le mie ossa s’impregnino del tuo amore e dicano: “Signore, chi simile a te? Hai spezzato i miei lacci, ti offrirò un sacrificio di lode”. Come li hai spezzati, ora narrerò, e diranno tutti coloro che ti adorano, all’udirmi: “Benedetto il Signore in cielo e in terra; grande e mirabile il suo nome”» (sant’Agostino, Confessioni, VIII,1).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Dic 24, 2015 10:07 am

Zaccaria professa la sua fede e dice, sotto l'influsso dello Spirito Santo, che Dio ha visitato il suo popolo facendo nascere un Salvatore potente dalla discendenza di Davide. Dio si è ricordato delle promesse fatte al grande padre Abramo, e il figlio che ha avuto sarà chiamato Profeta dell'Altissimo, perchè preparerà le strade e i cuori all'arrivo del Figlio di Dio che deve venire.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Dom Dic 27, 2015 2:14 pm

L‘episodio che ci viene raccontato nel Vangelo di oggi, è unico, tramandato nei Vangeli relativo all’infanzia di Gesù. Luca ricorda un solo evento, collocato al dodicesimo anno d’età, un anno prima che compiesse i tredici anni, quando i ragazzi ebrei vengono considerati adulti e divengono responsabili dell’osservanza della legge. Gesù educato alla legge di Mose, come i suoi genitori, proclama la sua libertà di Figlio ubbidiente <nelle cose > del Padre suo. La scena di Gesù tra i dottori rivela la scoperta di una sapienza straordinaria che fa di Gesù un uomo libero anche di fronte ai suoi genitori….ma essi non compresero ciò che aveva detto loro …. Poi tornò con loro a Nàzaret.
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Venerdi NATALE DEL SIGNORE Venerdi NATALE DEL SIGNORE

Messaggio  Andrea il Mar Dic 29, 2015 8:07 am

Venerdi NATALE DEL SIGNORE

VANGELO (Gv 1,1-18)

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

OMELIA

E' nato! Nasce oggi per noi. È vivo tra noi. Il Verbo si è fatto carne. Dio è diventato uomo, è il più piccolo di noi. L'ha accolto prima il seno verginale di Maria, ora una grotta e una mangiatoia. Vuole immergersi così nelle viscere della terra, nel nostro mondo. Chiede accoglienza e un po' di calore umano. Vuole scuoterci dal nostro torpore e dalle nostre assurde distrazioni. Viene ad operare un recupero totale della nostra umanità. Vuole distoglierci dalla antica e perenne tentazione di poter agire senza di Lui o contro di Lui. Egli sa che la vera miseria che ci opprime consiste nell'aver perso la nostra primitiva identità: non siamo più in grado di comprendere e vivere la nostra figliolanza e la nostra fraternità divina. Ci ritroviamo estranei e pellegrini senza meta. Mostrandoci nello specchio limpido della sua natura il volto di Dio, egli vuole farci recuperare l'iniziale nostro splendore. Questa è la luce vera del Natale, questa dobbiamo sorbire nella fede, in questo senso noi guardiamo le luci che brillano dovunque: vogliamo la luce vera che illumina ogni uomo, vogliamo la grazia che ci santifica e rende presente in noi la divinità. Il Natale vero avviene allora dentro di noi: è una nascita misteriosa ma reale, diventa orientamento per la vita, diventa amore alla vita, diventa gioia della verità e certezza di essere amati per essere poi a nostra volta capaci di amare. In quella nascita c'è un germe di vita nuova, c'è un monito da non disattendere, c'è una grande lezione, grande di umiltà e di autentica grandezza. Sono le virtù più urgenti per tornare a Dio. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Nella profondissima pagina del prologo del Vangelo di Giovanni, raccogliamo un appassionato desiderio di Dio di comunicare con l’uomo. Egli non ha mai infranto la sua alleanza, ha sempre riconosciuto nell’uomo la creatura «molto buona» (Gen 1,31) uscita dalle sue mani, e intesse continuamente il suo dialogo con la sua creatura fino a donare Gesù, il Figlio, che si fa Parola incarnata per riallacciare quel dialogo ferito dal peccato. A ciascuno di noi è chiesto di entrare in questo dialogo tra Padre e figlio, tra Dio che viene e noi sue creature. E non è più impossibile o irraggiungibile, perché Lui stesso viene a noi, pone la sua tenda in mezzo alle nostre, si fa incontrare, ci viene incontro. L’ha fatto nei suoi anni, camminando per le strade della Galilea e della Giudea, e lo fa ancora, in ogni nostro oggi. L’evangelista Giovanni, proprio in questa pagina che apre il suo Vangelo, si affida a tutti i nostri sensi: l’udito, il tatto, la parola. Dio sceglie la carne per manifestarsi. Lì, nella carne, possiamo incontrarlo, è oggetto di contemplazione, è luogo del mio incontro con Dio. Con “carne” si intende il corpo, lo strumento del mio incontro con gli altri, con la storia, con i luoghi, la fragilità, la malattia, la stessa morte. Non è possibile altra strada: questa ha scelto Dio per il suo Figlio e per ciascuno di noi. Facciamo pace con la nostra storia, con la nostra natura umana, con le nostre infermità, con le nostre ferite. Facciamo pace non per cancellarle da noi, come fossero un incidente di percorso, ma per riconciliarci con esse, e farne davvero luogo di incontro con Gesù. Allora potremmo anche quest’anno vivere il Natale!

PREGHIERA

Signore Gesù, apri gli occhi del mio cuore, perché sappia accogliere la dolce tua luce; squarcia la crosta di superficialità dal mio sguardo, perché sappia guardare con i tuoi stessi occhi la bellezza dei miei fratelli; fa’ breccia nelle tenebre del mio peccato e possa gustare la tenerezza e la pace che regali a tutti dalla grotta di Betlemme. Amen.

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Sabato del tempo di Natale

Messaggio  Andrea il Mar Dic 29, 2015 8:22 am

Sabato del tempo di Natale

VANGELO (Mt 10,17-22)

Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.".

Parola del Signore.

OMELIA

Le feste che seguono immediatamente il Natale hanno un nesso evidente con la nascita del Cristo. Oggi la lapidazione del diacono Stefano, primo martire, ci parla in modo evidente della sorte che toccherà al Figlio di Dio, nato bambino. Ci parla del prezzo del nostro riscatto, ci parla delle trame oscure che gli uomini vanno ordendo da sempre contro di lui. Ci descrive in anticipo una storia assurda, che si snoda nei secoli. Ci parla del peccato del mondo e della storia vera della Chiesa di Cristo. Si snoda già da oggi quel mirabile ed incessante duello tra le forze del male che vorrebbero chiudere definitivamente in un sepolcro di morte prima il Cristo e poi i suoi seguaci. Tutti i persecutori della Chiesa dovrebbero finalmente capire che il sangue dei martiri, da Santo Stefano fino a quello dei nostri giorni, è stato sempre il seme che l'ha fecondata di nuovi figli e l'ha resa sempre più sposa degna del martire divino. Il martirio del Santo di oggi ricalca fedelmente, nei suoi tratti essenziali, quello di Cristo. Ancora una volta viene condannato un innocente, che si "vendica" con il suo perdono. Così egli diventa il vero vincitore e i cieli si aprono su di lui. (Padri Silvestrini)

[b]MEDITAZIONE [/b]

Oggi la Chiesa ci invita a rallegrarci per la nascita al cielo del suo primo martire. Il martire è un credente la cui presenza non lascia indifferenti, scuote e chiede una presa di posizione, produce una divisione: o con lui o contro di lui. Questo carattere di giudizio non può essere tolto alla fede cristiana; esso non si scaglia, come molti vorrebbero, contro singole persone, ma fa risaltare, per contrasto con le parole dei credenti e con la loro vita, l’adesione o il rifiuto verso la verità e il bene che sono in Cristo Gesù. Prima delle sue parole, la sua stessa persona e il suo modo di vivere sono una condanna verso coloro che si chiudono alla verità e al bene, a Dio e al suo inviato. Il cristiano non può fare a meno di testimoniare: c’è una sovrabbondanza che lo abita, un “di più” che non può negare agli altri. Il martire non è l’uomo perfetto e senza macchia la cui condotta irreprensibile va replicata in quanto modello; il martire è colui che ha scoperto che può perdere tutto, che può rinunciare a tutto, ma non a Cristo! Egli, infatti, può donare la vita perché continuamente la riceve dalla certezza che ha di essere amato da Lui! La follia d’amore di Cristo in croce risplende ai suoi occhi quale unica misura d’amore per cui valga la pena vivere. Il beato Charles de Foucauld affermava di non riuscire a comprendere come si potesse dire di amare Cristo senza desiderare di imitarlo in tutto. Ecco chi è un martire, ecco chi è stato Stefano: un uomo dal desiderio unificato, il desiderio di imitare la “passione” di Cristo, di somigliare a Lui, di arrivare a possedere quella stessa qualità di amore. Dovremmo riflettere più spesso sulla qualità del nostro amore e della nostra “passione” per gli altri.

PREGHIERA

«La passione, noi l’attendiamo. Noi l’attendiamo, ed essa non viene. Vengono, invece, le pazienze. Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno lo scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria, di ucciderci senza la nostra gloria. Fin dal mattino esse vengono davanti a noi: sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti, è l’autobus che passa affollato […]» (M. Delbrêl, La gioia di credere).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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