Vangelo di Gesu' - Anno C

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Martedi della I settimana di Quaresima

Messaggio  Andrea il Mar Feb 16, 2016 8:07 am

Martedi della I settimana di Quaresima


VANGELO (Mt 6,7-15)

Voi dunque pregate così.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore.

OMELIA

L'umile, il povero, l'indigente, colui che nutre viva fiducia, spontaneamente implora aiuto. Chi è grato intona inni di lode e di ringraziamento al benefattore. Chi sa entrare nel mondo dello spirito, varca i confini angusti del mondo e della materia per elevarsi in più spirabil aere. Chi è puro di cuore vede Dio e lo riconosce, lo ascolta e l'invoca come Padre. Sono questi i presupposti perché l'essere umano si apra alla preghiera autentica. Non è quindi questione di parole o di formalismi esteriori. Il nostro Dio e Padre sa di quali cose abbiamo bisogno. Essendo egli bontà infinità, non deve essere convinto da noi a piegarsi alla nostra volontà. La prima cosa da chiedere, convinti che il volere divino è ispirato solo ed elusivamente a bontà e sapienza infinite, è che si compia quella volontà in perfetta armonia tra cielo e terra. Così affermiamo il primato di Dio nel mondo e, allo stesso tempo, la mèta finale a cui tutta la nostra esistenza deve tendere. Implicitamente chiediamo anche di conoscere, per quanto ci è possibile quella divina volontà, per poter poi conformare ad essa la nostra vita. Esaudite ed implorate le urgenze primarie dello spirito, chiediamo a Dio Padre il pane quotidiano. Diciamo il «nostro» pane per affermare l'impegno a condividere con i fratelli quel pane, affinché come quello che viene consacrato sugli altari, divenga strumento di carità e di comunione fraterna. È in questo spirito e con questo impegno di fraternità vissuta che chiediamo infine la remissione dei nostri peccati. Manifestiamo così la nostra vera ed estrema povertà e quell'anelito di perdono e di riconciliazione che ci restituisce la vera dignità di figli e ci consente di poter pregare Dio e chiamarlo con il dolce nome di padre. È importante riflettere sugli effetti delle nostre eventuali chiusure nei confronti del prossimo: «Se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Molti cristiani sembrano non tener conto di quanto Gesù dice nel Vangelo di oggi: «Non sprecate parole come i pagani! Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno». Eppure quanti libri di preghiere troviamo in commercio! Quante preghiere, lasciateci dai Santi, vengono ripetute innumerevoli volte da persone pie! Ma quel che il santo aveva scritto con tutto il cuore, sulle labbra di qualcun altro può facilmente diventare un susseguirsi di parole vuote, che a null’altro servono se non ad ingannare se stessi. Gesù dice che i pagani confidavano nell’uso delle parole pensando di essere ascoltati dalle divinità e di poterle persuadere. Certo, essi immaginavano gli dèi simili agli uomini, cui tutto dev’essere spiegato in dettaglio e magari ripetuto più volte, per ottenere qualche risultato. Ma con Dio non è così! Gesù ci spiega che Dio sa già di cosa abbiamo bisogno, ancor prima di chiederglielo. Ragion per cui, possiamo anche stare in silenzio davanti a Dio ed evitare di recitare formule a più non posso. Possiamo restare in silenzio, ascoltare ciò che Dio ci vuol dire. Certo, ai bambini si insegnano le preghiere, per iniziarli a un colloquio con il Signore, ma una persona adulta che vuole pregare, che vuole avvicinarsi a Dio può anche solo inginocchiarsi, o sedersi in silenzio. Quante preghiere ci sono state insegnate per ildopo comunione. E se invece, quei minuti, li trascorressimo in silenzio e lasciassimo che Dio faccia di noi ciò che vuole? Quanta più pace e quanta più forza potremmo ricevere, se stessimo in silenzio invece di pensare a recitare ininterrottamente pie formule da presentare al Signore. Anche Gesù ci insegna un’unica brevissima preghiera, il Padre nostro – nostro e non “mio” – che non ci chiede di ripetere all’infinito. Quando preghiamo, facciamolo con il cuore, una volta sola.

PREGHIERA

Preghiamo il Padre nostro, fermandoci, come indicava sant’Ignazio, a ogni parola. E rimaniamo a meditarla fino a quando possiamo. Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Feb 16, 2016 8:38 am

Gesù insegna la preghiera del Padre Nostro ai suoi discepoli, fa chiamare il Padre Suo: Padre Nostro perchè è Padre di tutti noi, ma per essere considerati degni di essere Figli del Padre dobbiamo imparare a perdonarci l'un con l'altro altrimenti anche il Padre nostro diventa una preghiera vuota e anche Dio Padre non perdonerà mai le nostre colpe.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mar Feb 16, 2016 4:40 pm

Quando ci rivolgiamo a Dio come Padre non devono essere solo parole. Gesù lo sapeva ed è per questo che ci ha insegnato il<Padre Nostro>. Non si tratta di imparare una forma di preghiera, ma di apprendere un modo diverso di essere e di vivere. Egli non è lontano da noi e condivide la nostra vita, come un padre con il figlio. Dio, è un padre misericordioso, che attende da noi la stessa cosa, la misericordia verso il nostro prossimo, sarà la chiave che ci aprirà la porta verso alla salvezza.
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Mercoledi della I settimana di Quaresima

Messaggio  Andrea il Mer Feb 17, 2016 8:38 am

Mercoledi della I settimana di Quaresima

N.B. QUEST'OGGI IL TESTO EVANGELICO E LA OMELIA DEI PADRI SILVESTRINI CHE NON ERANO REPERIBILI. COSI HO RILEVATO QUANTO HO TROVATO DAL SITO DI REGNUM CHRISTI. (L'admin.)

VANGELO (Luca 11,29-32)  

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».


LETTURA


Poco prima della pericope che la Chiesa ci fa ascoltare oggi, l’evangelista Luca aveva narrato come i farisei accusassero Gesù di aver cacciato i demòni con l’aiuto di Beelzebul. Gesù risponde alla loro domanda, ma i farisei, non soddisfatti, gli chiedono un segno. Segno che Gesù indica riferendosi a quello di Giona (Gio 3,5) e a quello della Regina del Sud (1Re 10,1-13).


MEDITAZIONE


In molti abbiamo pensato, forse da bambini, che sarebbe stato bello vivere al tempo di Gesù, poterlo incontrare e vederlo con i nostri occhi compiere i miracoli. Forse abbiamo anche pensato che così sarebbe stato più facile credere in Lui. E forse ci siamo spinti ancora più in là e abbiamo pensato di dettare a Dio le condizioni per credere “Signore, credo se…”, oppure, al contrario, “non credo più perché…”. Così, sembra che siamo noi a dettare a Dio le condizioni del nostro credere. Anche noi, dunque, come i farisei, e un po’ anche come la gente comune, che ai tempi di Gesù lo seguiva solo per vedere i miracoli, finiamo per porre delle condizioni. Gesù non apprezza questo modo di fare e giudica in modo severo la generazione del suo tempo. In proposito, ricorda che gli abitanti di Nìnive credettero e si convertirono ascoltando le sole parole di Giona. Gesù è più di Giona, è più di un piccolo profeta dell’Antico Testamento, eppure la gente non crede. Cosa sarà stata mai la sapienza di Salomone in confronto a quella di Gesù? Eppure la Regina del Sud fece il lungo viaggio a Gerusalemme senza chiedere prima un segno speciale. Cos’altro avrebbe dovuto fare Gesù per confermare la sua missione? Cos’altro chiediamo noi, per credere? E perché gli abitanti di Nìnive, pur avendo avuto molti meno segni, hanno cambiato vita? Gesù, riferendosi ai suoi contemporanei, parla di “generazione malvagia”, ma noi non siamo da meno. Gesù risorge – può esserci un miracolo più grande? – e loro e noi non riusciamo a credere. Crediamo più facilmente agli uomini che il più delle volte ci ingannano, che a chi si è dimostrato infinitamente buono ed è morto, innocente per noi. È l’orgoglio che impedisce la fede, come nel caso dei farisei? Siamo arroganti anche davanti al Signore?

PREGHIERA

«Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace» (sant’Agostino).

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Feb 17, 2016 9:00 am

Gesù dice alle folle che quando Giona venne per ammonire gli abitanti di Ninive, essi si convertirono ed ebbero il perdono di Dio, mentre da Lui che è il Figlio di Dio cercano un segno per vedere se è veramente il Figlio di Dio. Ma Gesù dice che non gli sarà dato alcun segno se non quello della Croce e della Sua Resurrezione, perchè Lui è più grande di Giona, egli infatti venne per ammonire Ninive mentre Gesù con la Sua Morte e Resurrezione salverà tutti coloro che crederanno in Lui.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Feb 17, 2016 4:47 pm

Ancora una volta viene richiesto a Gesù un segno. A questa generazione malvagia, risponde con degli esempi; la visita della regina di Saba al re Salomone e della conversione di Ninive alle parole del profeta Giona. Non servono altri segni: l’ambiguità, infatti, non sta nelle azioni o nelle parole di Gesù, quanto nella cecità di chi non vuole vedere quel segno che c’è già: Gesù stesso. Egli è Lucerna che però non tutti vogliono vedere.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Gio Feb 18, 2016 8:14 am

Giovedi della I settimana della Quaresima

VANGELO (Mt 7,7-12)

Chiunque chiede, riceve.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
Parola del Signore.

OMELIA

"Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe - leggiamo oggi nella prima lettura - Vieni in aiuto a me che sono sola". È una preghiera di supplica e di fiducia che sgorga dal cuore della regina. La regina Ester è sola e vive un momento di estrema angoscia per il suo popolo. Ma sa dove cercare rifugio. È davanti a Dio, è debole, senza armi ma ha la preghiera. E in questa supplica Dio, ricordando la promessa fatta al suo popolo la colma dei benefici e dei suoi doni. La regina ci presenta un vero modello di preghiera da seguire, quando rivolgiamo o presentiamo al Signore le nostre suppliche. Quante volte invece noi le preghiere le fondiamo sulle nostre qualità, sui nostri calcoli umani o progetti, quante volte ricordiamo al Signore i nostri meriti che pensiamo di avere. "Rendo grazie al tuo nome, Signore, per la tua fedeltà e la tua misericordia. Nel giorno in cui t'ho invocato - canta il salmista - mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza". E anche il vangelo ci dà una lezione di fiducia profonda: il Padre che è nei cieli è buono e ci dà cose buone se gliele domandiamo. Che cosa impariamo oggi dalla Liturgia della parola. Ma forse che la preghiera si eleva a Dio in intimità del nostro cuore, umile che chiede. Ma quando chiede, quando domanda lascia a lui la risposta e non gliela presenta pronta in anticipo. Quando esiste un rapporto di fiducia tra due persone, in seno ad una famiglia o in una relazione di amicizia in comunità, si può parlare con libertà, si può chiedere con libertà e si può dare in libertà. Ecco come dev'essere la nostra amicizia con Cristo: "Io gli chiedo e lui mi dona. Lui mi chieda e io gli do". Non sempre è facile ma sempre è utile. Perché anche quando è difficile non ci mancherà mai la sua grazia. Con lui vinciamo il mondo. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Gesù e Hillel il Vecchio, uno dei più importanti rabbini dell’epoca di Gesù, morto nell’anno 7 d.C., non si sono mai conosciuti, eppure di Hillel si riporta la frase che ritroviamo nella pericope del Vangelo di oggi: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti». Hillel fu un maestro paziente e di grande bontà che insegnava l’amore per il prossimo. Aveva molti discepoli. Si narra che gli venne chiesto da un non ebreo se potesse riassumere tutta la Torah stando in piedi su una gamba. Se vi fosse riuscito, egli si sarebbe convertito all’ebraismo. Hillel rispose «Ciò che non è buono per te non lo fare al tuo prossimo. Il resto è commento. Vai e studia (la Torah)». Tra Hillel e Gesù sembra esserci poca differenza, se non per il punto di vista: Hillel esprime il comandamento al negativo: “quello che non è buono per te, non lo fare al prossimo”, Gesù invece presenta lo stesso insegnamento ma in una formulazione positiva: “quello che volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro”. Ma quella tra “non far danno” e “aiutare” il prossimo è la differenza decisiva. Sono proprio la novità e la diversità del messaggio di Gesù, che dovrebbero essere visibili nelle nostre comunità. Non solo non arrecare danno, ma cercare attivamente il bene dell’altro. Troppo raramente questo versetto del Vangelo di oggi risuona nella nostra mente. Altrimenti molte cose sarebbero già cambiate. Quando preghiamo con fiducia il Signore, come ci chiede il Vangelo di oggi, fermiamoci anche a riflettere. Chiediamo a Dio che qualcuno sia più gentile con noi? Chiediamo che qualcuno ci aiuti? Chiediamo a Dio di non essere più soli? Gesù ci ha detto cosa possiamo fare: provare noi a essere con gli altri così come vorremmo che gli altri fossero con noi. Dio non è assente, ma farà in modo che, donando, riceviamo molto più di quanto possiamo immaginare.

PREGHIERA

«Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto: di essere consolato, quanto di consolare, di essere compreso, quanto di comprendere, di essere amato, quanto di amare. Poiché è donando che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita alla Vita» (san Francesco d’Assisi).

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Feb 18, 2016 9:35 am

Gesù dice che chiunque confida in Dio Padre non sarà mai deluso, ed è per questo che dobbiamo avere fiducia in Lui perchè Dio è un Padre buono che si prende cura dei suoi figli, sta a noi amarlo e rispettarlo come un Padre vero.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Ven Feb 19, 2016 8:24 am

Venerdi della I settimana di Quaresima

VANGELO (Mt 5,20-26)

Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!».
Parola del Signore.

OMELIA

«Se il malvagio si ritrae da tutti i peccati che ha commessi e osserva tutti i miei decreti e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticata». Il profeta ci rivela una grandissima verità che sgorga dal cuore stesso di Dio: la sua propensione al perdono totale ed immediato quando scorge il vero pentimento nel cuore dell'uomo peccatore. La tentazione ricorrente, che sfigura l'immagine stessa del nostro Padre celeste, è quella di presentarlo come giudice spietato, sempre pronto a scagliare le sue saette e ad infliggere i suoi castighi. Dio solo sa quanti sono stati allontanati dalla vera fede a causa di una severità tutta umana, indebitamente attribuita a Dio! Capita spesso, ancora ai nostri giorni, di voler paragonare e confondere l'agire di Dio, e quindi anche la sua giustizia, con quella degli uomini. È per questo che Gesù ci ripete solennemente: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». La giustizia, quando viene disancorata dalla misericordia e dal perdono, diventa misera e riprovevole vendetta. Da quando la nostra Chiesa è stata segnata dal mistero della redenzione, dal patto della nuova ed eterna alleanza, non può più ignorare la legge del perdono. Non può più negare ad alcuno la misericordia, se la implora con cuore pentito. Sussiste ancora il rischio di far prevalere il "diritto" sull'Amore, anche se tutti siamo ben consapevoli dei comportamenti ben diversi di Gesù. Egli arriva ad essere accusato di eversione, di essere sprezzante della legge, di essere persino un bestemmiatore quando deve proclamare e dimostrare agli uomini l'avvento della misericordia e la gioia del perdono. Sono ancora troppi coloro che vengono a bussare alle porte delle nostre chiese, dopo aver bussato al cuore stesso di Cristo, e si sentono respinti, cacciati fuori in nome della legge. Che responsabilità! «Avevo fame, avevo sete di giustizia e mi è stata negata...», È come negare la risurrezione ad un morto! È come voler rinchiudere di nuovo Gesù nel suo sepolcro. La via che Gesù ci indica è diametralmente opposta: «Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stùpido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geènna». E perfino ogni nostra offerta deve essere prima purificata con il perdono e la riconciliazione: «Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono». (Padri Silvestrini)

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Feb 19, 2016 10:34 am

Se la nostra giustizia sarà come quella degli scribi e dei farisei non saremo degni del Regno di Dio, dice Gesù. Loro infatti si attengono a quello che sta scritto nella Legge, ma c'è qualcosa più importante della Legge: il cuore. Se a una persona la trattiamo da stupida o da pazza saremo già condannati agli occhi di Dio, e se offriamo qualcosa a Dio prima dobbiamo riconciliarsi con qualcuno che è contro di noi e solo allora Dio accetterà la nostra offerta perchè abbiamo avuto il coraggio di perdonare. Poi dice Gesù di mettere da parte l'orgoglio e se con un tuo avversario non ti metti d'accordo con lui egli te la farà pagare e ti farà mettere in prigione fino a quando non espierai il tuo orgoglio.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Ven Feb 19, 2016 2:14 pm

In questo breve brano Matteo illustra la relazione con la legge di Israele; la continuità con un rapporto di novità. Gesù rivela all’uomo il senso profondo della legge mosaica, spiegando il suo vero significato. Gesù non è venuto a spazzar via la fede di Israele, ma darne compimento…il perdono sarà la novità nella vita del cristiano, si tratta di imparare a vivere
il dono dell’ essere figli di Dio. Il perdono di Dio verso le persone che riconoscono i propri sbagli è immediato, perché non tollera l’odio e l’inimicizie tra fratelli ed è per questo, che ammonisce sulle conseguenze di un comportamento contrario al significato di Dio Padre Amore .
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Sab Feb 20, 2016 7:56 am

Sabato della I settimana di Quaresima

VANGELO (Mt 5,43-48)

Siate perfetti come il Padre vostro celeste.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste".
Parola del Signore.

OMELIA

In una grande teofania il Signore sul monte Sinai, aveva scritto con il suo dito il Decalogo, quelle dieci parole, con cui intendeva stabilire un patto ed una alleanza con Mosè e con il suo popolo. Molte false interpretazioni e limitazioni erano succedute a quella rivelazione divina al punto che lo stesso Cristo dirà, rimproverando scribi e farisei, che le tradizioni degli uomini avevano preso il posto della legge di Dio. L'amore al Signore e al prossimo, il primo dei comandamenti, aveva subito le più gravi mutilazioni. Per cui Gesù, volendo correggere tanti errori e dare compimento alla legge, fino a poterci parlare di perfezione, comincia col dire: "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti". Quindi per essere figli di Dio, nei fatti e non solo a parole, dobbiamo assumere l'impegno di amare tutti e perfino i nostri nemici e la nostra preghiera, per essere autentica espressione di amore, dovrà includere anche i nostri persecutori. La motivazione di questo arduo impegno deriva dal fatto che Dio per primo estende il suo amore a tutti indistintamente, prediligendo proprio gli ingiusti e i peccatori: il sole splende su tutti e la pioggia non si trattiene dal fecondare la terra dei cattivi. L'arte di amare, già difficile di per sé, diventa davvero la prova del fuoco per il cristiano, quando la persona da amare è un nemico o addirittura un persecutore. Ci affascina l'esempio di Cristo, che morente sulla croce, grida il suo perdono ai suoi crocifissori, ma non serve a spegnere il nostro orgoglio e a mortificare la nostra logica, se la grazia di Dio non ci pervade completamente. L'amore che Cristo ci propone è un apice ed una perfezione, che possiamo attuare solo ed elusivamente con la forza dell'intervento divino. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


“Voglio giustizia!” reclama chi ha subito un grave torto, come un furto o la perdita di una persona cara a causa di qualcun altro. Secondo la nostra legge, ha ragione chi chiede di avere “giustizia”. Ma se Gesù dice di amare il prossimo, se dice di pregare per chi ci perseguita, non tiene forse in conto la giustizia? Vuole forse premiare chi fa del male? Gesù non dice di non applicare la legge o la giustizia. Dice di non odiare. C’è una differenza non troppo sottile, se io chiedo che a chi mi ha fatto del male capiti la stessa cosa – occhio per occhio e dente per dente –, o se chiedo che mi sia restituito il maltolto. La giustizia deve salvaguardare la convivenza in una società; Gesù non è così estraneo al mondo, da non conoscere tale necessità. È la motivazione che è diversa per il cristiano. Buoni e cattivi, giusti e ingiusti sono tutti figli del Padre, fratelli fra loro. La preghiera per i malvagi è un dovere, dobbiamo superare l’egoismo con l’aiuto della misericordia di Dio e dello Spirito Santo. Con questo atteggiamento possiamo chiedere di incarcerare chi ha ucciso, la restituzione del maltolto e ogni altra cosa che renda giustizia e mantenga la legalità. Non è il desiderio di vendetta, ma il desiderio di vera giustizia che deve condurci. Dobbiamo, infatti, essere perfetti come è perfetto Dio. Impossibile se immaginiamo la perfezione come il più alto grado di un elenco di virtù. È invece possibile a chi si lega totalmente a Gesù Cristo, chi lascia se stesso, i propri sentimenti di vendetta e di odio, e si unisce a Lui. Gesù è Dio, ed è perfetto. Noi possiamo esserlo quanto più siamo uniti a lui. Il primo passo è imparare a non odiare, e a pregare. Esso ci mette sulla strada di Gesù, sulla strada che porta alla perfezione.

PREGHIERA

«Signore, insegnami a non parlare come un bronzo risonante o un cembalo squillante, ma con amore. Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne, ma con l’amore. Insegnami quell’amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso; l’amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare. Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole ma costante riflesso del tuo amore perfetto» (Madre Teresa di Calcutta).


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Feb 20, 2016 9:07 am

Gesù dice che non bisogna amare soltanto coloro che ci corrispondono, ma anche e soprattutto coloro che non sono proprio i nostri "amici", per essere considerati Figli del Padre, che fa sorgere il sole e fa piovere sui buoni e sui cattivi. Così dobbiamo essere noi: amare tutti senza riserve per essere degni di essere come Dio ci vuole.
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Lunedi della II settimana deìlla Quaresima

Messaggio  Andrea il Lun Feb 22, 2016 1:49 pm

Lunedi della II settimana deìlla Quaresima

VANGELO (Mt 16,13-19)  

Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Parola del Signore.

OMELIA

La liturgia della festa di oggi ci invita a celebrare contemporaneamente la fede di Pietro, la sua confessione della divinità di Cristo, il mandato che lo stesso Signore gli ha affidato di essere il nocchiero della nave della chiesa e la continuità di quel mandato nella persona dei suoi successori. È quindi una festa che coinvolge tutta la chiesa, il capo che è Cristo, colui che lo rappresenta in terra, il romano pontefice, e tutte le membra della sua Chiesa. Le chiavi del regno, affidate a Pietro, ora sono diventate sacramento universale di salvezza per tutto il genere umano. Cristo è il capo, la fede e la testimonianza del primo degli apostoli, la sua triplice dichiarazione di amore, gli offrono l'occasione di dichiarare una esplicita volontà divina per quella scelta, per quella missione e per quella responsabilità. «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Così l'umile pescatore della Galilea diventava, per volontà divina, il principe degli apostoli. Così, annesso al mandato, veniva dichiarata una inviolabilità della Chiesa, fondata sulla roccia, che è Cristo e su Pietro, confermato nella fede. Ci ha voluto dare anche una garanzia di vittoria «sulle porte degli inferi», sul male e sui nemici della Chiesa. Da quella Cattedra, segno episcopale, dove siede il Vicario di Cristo, attendiamo la verità della dottrina e una guida sicura. (Padri Silvestrini)[/b]

MEDITAZIONE

Nelle favole, talvolta, al protagonista è offerta la possibilità di vedere esauditi tre desideri. Probabilmente nessuno di noi avrebbe difficoltà a fare le sue scelte. Ma se dovessimo scegliere non per noi stessi ma per il bene della Chiesa, cosa sceglieremmo? Interverremmo sul modo in cui la Chiesa si presenta ai media? O vorremmo i “cattivi” automaticamente espulsi da essa? O chiederemmo al genio della lampada che tutti gli uomini si convertissero al Cattolicesimo? Dio, che certo non ha bisogno dei nostri suggerimenti – nel fondare la sua Chiesa aveva assai più di “tre desideri” a disposizione. Scelse però solo un simbolo, la chiave, e due parole, “legare e sciogliere”. All’epoca di Gesù, questa espressione equivaleva a dire “decidere ciò che è giusto o sbagliato”. È interessante che, con tutte le possibilità che aveva, il Signore abbia voluto dare a Pietro solo questa: amministrare l’ingresso nel Regno dei Cieli, decidere ciò che è giusto o sbagliato. E questo basta per non far prevalere gli inferi su di essa! Forse c’è una ragione per cui Gesù ha dato solo questa facoltà a Pietro e ai suoi successori. Questi, infatti, non possono concepire dottrine nuove, fare compromessi, o dire “ni”! La Chiesa è anche divina. La dottrina è data dal Signore stesso, che ci ha anche indicato il modo di comportarci. Se non sappiamo cosa è giusto o sbagliato, ecco che la Chiesa ci dice “sì” o “no”. Ma non può aggiungere o togliere nulla a quell’insegnamento originario. Questo è ciò che la rende indistruttibile. Ma la Chiesa è anche umana. Fin dal suo primo capo, Pietro, è costituita da uomini peccatori: laici, sacerdoti, vescovi e papi, tutti peccatori. Che possono sbagliare, mentire e rinnegare. Eccetto quando, come Pietro, sono sollecitati a rispondere a domande decisive, come quella posta da Gesù su chi egli sia per i suoi. Allora, con l’assistenza dello Spirito Santo, la risposta è giusta, ed è definitiva. Non serve altro, neppure i “tre desideri” per la nostra Chiesa. Dio le ha già dato tutto quello che serve!

PREGHIERA

O Dio, che tra i successori di Pietro hai scelto il tuo servo Francesco come vicario di Cristo sulla terra e pastore di tutto il gregge, fa’ che egli confermi i Vescovi, e che tutta la Chiesa sia in comunione con lui, nel vincolo dell’unità, della verità e dell’amore e, perché tutti gli uomini ricevano da te, pastore e vescovo delle anime, la verità, la grazia e la vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Lun Feb 22, 2016 3:47 pm

La professione di fede di Pietro apre le porte alla costruzione della Chiesa. Di questa Chiesa, Pietro sarà la <roccia>, la < pietra angolare> fondamento della Chiesa nascente, sarà sempre Gesù Cristo. A questa chiesa è promessa la vittoria sulla morte e sull'azione del maligno. (le porte degli inferi). A Pietro saranno date le chiavi del regno dei cieli, con l’autorità di aprire e chiudere l’accesso al Regno, affidando tramite la Chiesa la volontà di Dio.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Mar Feb 23, 2016 8:09 am

Martedi della II settimana della Quaresima

VANGELO (Mt 23,1-12)

Dicono e non fanno.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
Parola del Signore.

OMELIA

Per sedere in cattedra o salire su un pulpito, per insegnare e predicare, occorre un mandato specifico ed autoritario, occorre essere adorni di vera sapienza e soprattutto essere personalmente impegnati a vivere e testimoniare le verità che si proclamano. Ciò vale sempre, ma assume un'urgenza speciale, se il mandato viene da Dio e la sapienza da trasmettere è un suo messaggio di salvezza. Al tempo di Gesù, come egli stesso afferma: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei». Essi insegnano agli altri ciò che loro si guardano bene dal praticare. «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini». È fin troppo facile dettare leggi agli altri, mostrarsi esigenti e zelanti verso gli inermi ascoltatori, blaterare parole e poi esimersi dalla coerenza e dall'impegno personale. Così si insulta la verità e si vanifica l'annuncio. Si ottiene forse il plauso degli uomini, ma sicuramente non l'approvazione di Dio. Si diventa ladri della sua gloria e a lungo andare, una volta smascherati delle falsità e delle incoerenze, s'incorre nel rifiuto sia della dottrina proposta, sia della persona che l'ha così annunciata. Per questo Gesù forse è costretto a dire ancora oggi come allora alla nostra buona gente: «Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. L'ammonimento di Cristo riguarda in prima persona noi, ministri della Parola e suoi testimoni per speciale vocazione, ma ogni credente è, e deve essere, un testimone fedele e credibile. Nessuno però è autorizzato al giudizio e alla condanna, ricordiamo il vangelo di ieri. Ricordiamo anche le parole del Signore: «Non toccate i miei consacrati, non maltrattate i miei profeti». (Padri Silvestrini)

MEDTAZIONE

Nel suo discorso, Gesù sottolinea come si debba distinguere tra la persona e il ruolo che essa svolge. Il Maestro, infatti, chiede ai suoi uditori di osservare e praticare ciò che i farisei dicono, ma di non agire come loro. Verrebbe spontaneo chiedere a Gesù che valore abbia la parola di una persona che non vive essa stessa quel che va proclamando. È qui che il gruppo dei discepoli deve distinguersi dai farisei. Nelle comunità cristiane tutti si devono considerare fratelli, senza elevare uno a “padre” o a “guida”, perché solo Dio è nostro padre e solo Cristo è la nostra guida. Questo brano del Vangelo sembrerebbe perciò in contrasto con la realtà di “autorità” e di “gerarchia” presente nella Chiesa. Chiamiamo “Santo Padre” il vescovo di Roma e “padre” ogni sacerdote religioso, proprio come facevano i farisei. Ma non è questo il messaggio: contraddirebbe quanto poco prima Gesù stesso aveva fatto, dando a Pietro il ruolo di capo della Chiesa. Il ruolo del papa, dei vescovi e di qualsiasi religioso, non è quello di farsi ammirare e riverire – come pretendevano i farisei – ma di guidare la Chiesa con umiltà. Non sono loro a ideare la dottrina. Come Padre, abbiamo Dio, e, come Maestro, Gesù. Il papa, i vescovi, i religiosi – i catechisti! – non hanno quindi il diritto di ergersi, di esaltarsi in quanto maestri, ma possono solo umilmente servire ripetendo, riportando, riproponendo, ciò che il Signore ha insegnato. E per farlo bene essi stessi devono porsi all’ascolto di quanto ha da dire Dio, che è Padre anche del papa! Siamo fratelli, e a quanto viene predicato, a quanto è fissato come norma per i cristiani, deve attenersi anche chi ha autorità nella Chiesa. E, infine, ricordiamo che chi sale sulla cattedra non è stato eletto da un popolo che lo acclama, come accade ai politici, ma è scelto da Dio. Solo per questa ragione, dunque, i cristiani si rivolgono con deferenza e particolare rispetto a coloro che, nella Chiesa, hanno la responsabilità di insegnare e guidare il popolo nel cammino di santità che tutti – papi, vescovi e sacerdoti inclusi – siamo invitati a seguire.

PREGHIERA

Signore, aiutaci a riconoscere l’autorità nella Chiesa. È quella che viene da te, che tu hai dato a chi deve guidare la Chiesa. E poi aiutaci a riconoscere che ciò che dicono viene da te. Amen.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Feb 23, 2016 10:18 am

Gesù sottolinea che della Legge di Mosè si sono fatti maestri gli scribi e i farisei, persone per Gesù del tutto inaffidabili perchè: dicono e non fanno, cioè predicano bene e razzolano male, fanno di tutto per essere ammirati dalla gente perchè secondo loro osservano la Legge dei Profeti, ma di fronte all'umiltà del popolo non muovono nemmeno un dito. Per questo motivo, dice Gesù, di non chiamarli mai "rabbi" perchè uno solo è il Maestro che devono ascoltare e che li ama come fratelli. Di non chiamare mai "padre" nessuno perchè uno è il Padre cioè: Dio, e tra loro non si devono chiamare "guide" perchè la loro unica guida è il Cristo, e poi raccomanda tutti di essere umili di fronte a Dio Padre, perchè chi si innalza sarà abbassato ai suoi occhi, mentre chi si abbassa è meritevole di lode e quindi sarà innalzato.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Feb 24, 2016 9:33 am

La struttura del discorso è semplice: Gesù invita a prendere le distanze da scribi e farisei. Dobbiamo osservare che sin dall’inizio del capitolo il discorso non è diretto agli scribi e ai farisei, bensì alle folle; gli ammonimenti di Gesù sono perciò diretti a chiunque lo ascolta. I capi d’ accusa sono: l’esibizionismo di coloro che ostentano le proprie opere, il<dicono e non fanno>, l’ipocrisia, ovvero la simulazione. Con queste affermazioni, Gesù ribalta completamente la mentalità del mondo. Affermando che il più grande sarà il sevo di tutti…2000anni sono trascorsi, ma ancora nel mondo contano solo chi ha il potere economico, politico sociale…abbiamo ancora tempo per cambiare questo mondo?
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Mercoledi della II settimana della Quaresima

Messaggio  Andrea il Mer Feb 24, 2016 12:48 pm

Mercoledi della II settimana della Quaresima

VANGELO (Mt 20,17-28)

Lo condanneranno a morte.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parola del Signore.

OMELIA
Sin dagli esordi della sua predicazione Gesù andava annunciando l'avvento del Regno. Appare evidente che molti non ne avevano compreso la natura e le caratteristiche. I più lo riducevano a dimensioni umane prevedendo logicamente un re, i suoi ministri, il potere e la gloria. È perciò comprensibile lo sbigottimento dei Dodici al sentire il loro Maestro parlare di condanna a morte, di flagellazione e addirittura di crocifissione e di morte. Egli aggiunge: «Ma il terzo giorno risorgerà». L'annuncio e la promessa finale della risurrezione non è sufficiente però a fugare e correggere le loro illusioni. Costatiamo ancora una volta che quando si profila l'ombra della croce, se la grazia non ci sostiene e lo Spirito non ci illumina, sgorga in noi istintivamente il rifiuto. È troppo lontano quel segno dai nostri sogni di gloria. La mente umana non riesce a comprendere che una liberazione totale, un riscatto dal male, un nuovo e definitivo patto di alleanza tra Dio e gli uomini, debba passare per la via oscura della morte e della croce. Ancora oggi quel segno di morte e di vittoria diventa motivo di fede e di speranza per molti, per altri però è motivo di scandalo, specie se lo si vuole giudicare solo con i limiti dello sguardo della ragione umana. Davvero i disegni di Dio trascendono ogni umana immaginazione: nessuno al mondo avrebbe potuto pensare che la redenzione si dovesse attuare mediante l'umiliazione del figlio di Dio nell'incarnazione prima, e poi nella crudelissima passione e nella sua morte nell'ignominia della croce. Chi del resto avrebbe potuto misurare in anticipo l'immensità dell'amore di Dio e della sua misericordia senza limiti? Avremmo dovuto saper valutare prima la gravità del peccato e tutte le sue funeste conseguenze. La via della vera gloria ha ora un percorso completamente diverso: consiste nella sequela di Cristo, consiste nel bere il calice amaro del dolore e delle nostre umane passioni fino al martirio, fino alla croce, abbracciata come lui per amore. Chi vuole diventare grande dice più esplicitamente Gesù, contrariamente all'andazzo del mondo, «si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti». Questa dimensione dell'amore era completamente ignota prima di Cristo. Ora è motivo fondamentale della nostra fede e orientamento sicuro del nostro agire. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

La madre dei figli di Zebedèo arriva a prostrarsi ai piedi di Gesù per assicurare loro un posto “di alto rango”. Quantomeno non ha sbagliato a scegliere la persona che davvero poteva assicurare ai suoi figli un buon posto per l’eternità! Ma quante mamme e papà si prostrano davanti alle persone sbagliate? Quanti, per avere delle gratificazioni nel lavoro, per salire di livello, o per non perdere il posto di lavoro, si buttano ai piedi di chiunque? Potremmo interrogarci su come ci comporteremmo in una simile situazione di necessità. Cosa saremmo disposti a fare, noi, per un “posto sicuro”? Gesù spiega alla madre dei due discepoli che non si tratta di un “posto”, ma di un vero lavoro, uno di quelli difficili da fare, perché si tratta di mettere in gioco la propria vita, di soffrire. La smania di un “posto” è così grande che i due, all’inizio, si dichiarano entusiasticamente capaci. Ma Gesù aveva appena detto che cosa lo attendeva, aveva appena annunciato la sua morte. E così chiude anche il brano: “dare la vita in riscatto”. Ne sono capaci i due figli di Zebedèo? E ne siamo capaci noi? Gesù non ci chiede di candidarci per il posto di martire, ma di capovolgere la nostra mentalità. Ci chiede di abbandonare le ambizioni prettamente umane. Ci chiede di non insegnare ai più piccoli che bisogna “sgomitare” per andare avanti, farsi notare, eccellere. Di non pensare che ogni mezzo sia lecito per raggiungere la propria personale ambizione. Cambiando mentalità, non perderemo nulla. Forse non saremo in prima fila. Ma saremo felici. Più di quanto lo possiamo essere in quei pochi minuti di gloria che ci può regalare il mondo. La felicità non è data dalla notorietà, né dal denaro. La vera gioia viene dal Signore. Non solo nella prossima vita, ma anche qui e oggi, se siamo consapevoli di seguire il comandamento del Signore.

PREGHIERA

Signore, voglio seguirti! Tu mi chiedi di non lasciare la vita per te, ma solo la mia ambizione di essere una persona importante. È solo un atteggiamento, è solo una ricerca sbagliata, non è la mia vita. Eppure, Signore, è difficilissimo. Più onestamente, Signore, oggi ti chiedo: aiutami a desiderare onestamente di seguirti, e rendimi disponibile a lasciare qualcosa cui ambisco per amor tuo.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Feb 24, 2016 2:19 pm

Gesù preannuncia la Sua Passione ai suoi Apostoli, e dopo aver detto questo si avvicina a lui la madre di Giovanni e Giacomo per concedere ai suoi figli di stare uno alla destra e uno alla sinistra nel Suo Regno. Gesù inizialmente dice che non sanno quello che chiedono, e poi dice loro se sono disposti a soffrire tutto quello che soffrirà Lui, e i due fratelli dicono che possono. Gesù aggiunge che loro soffriranno per il Vangelo, ma i posti d'onore che chiedono li può assegnare solo Dio Padre. Gli altri dieci Apostoli sentendo questi discorsi si sdegnarono contro di loro, ma Gesù li richiama all'ordine dicendo che chi vuole essere grande nel Suo Regno deve essere il servo di tutti, come Lui che è venuto al mondo per servire la sua vita per tutti.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Feb 24, 2016 3:39 pm

L’episodio dei figli di Zebedeo, ci porta a riflettere sulle esigenze richieste ai discepoli: umiltà e servizio, vissuto sino al dono della propria  vita. Nella comunità dei credenti vengono rovesciati i principi di potere che animano le aggregazioni umane. Conclude il capitolo con la frase: Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Il significato è chiaro, la frase pronunciata da Gesù anticipa l’episodio della Cena: la vita di Gesù è offerta per la liberazione di tutti degli uomini.
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Giovedi della II settimana della Quaresima

Messaggio  Andrea il Gio Feb 25, 2016 10:24 am

Giovedi della II settimana della Quaresima

VANGELO (Lc 16,19-31)
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma".
Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".
E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento". Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro". E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno". Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"».
Parola del Signore.

OMELIA

Se la pagina del vangelo di oggi si fosse limitata a descriverci soltanto la situazione iniziale dell'uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e che ogni giorno banchettava lautamente, ignaro del povero mendicante Lazzaro, coperto di piaghe, fuori della sua porta, bramoso di sfamarsi delle briciole che cadevano dalla sua mensa e poi fossimo stati invitati a scegliere noi la sorte dell'uno o dell'altro, sicuramente avremmo preferito la ricchezza e il benessere alla miseria estrema del povero mendicante. Il Signore però ci trasferisce in una dimensione ultraterrena, dove i criteri di giudizio non sono più quelli umani, ma scanditi da Dio stesso. Qui i ruoli si invertono: il povero Lazzaro è stato ritenuto degno di un premio eterno con Abramo e tutti i giusti. Il ricco, sazio dei suoi beni e delle sue ricchezze, di cui ha goduto egoisticamente nella vita terrena, si è privato colpevolmente di quelle, promesse da Dio in cielo per l'eternità. Fra i due c'è ormai un abisso e le grida e le richieste del dannato non possono essere accolte da Abramo perché egli per primo, quando era in vita, non ha voluto ascoltare i gemiti del povero Lazzaro. La mancanza di amore genera distanze incolmabili. Il ricco, pur tra i tormenti, conserva un briciolo di pietà verso i cinque fratelli che, ancora nel mondo, stanno vivendo dissolutamente come lui è vissuto. Sostiene che «se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». Quando la fede è spenta, l'amore è affogato nell'egoismo e tutte le speranze sono riposte nei beni di questo mondo «non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti». La conversione a Dio e al suo volere non è mai frutto di paura, sgorga dalla grazia, è dono dello Spirito. Anche gli apostoli avevano sentito parlare dallo stesso Cristo di risurrezione, eppure non capivano e non smettevano le loro errate convinzioni. Fin quando il nostro spirito rimane invasato dalla cupidigia, dominato dai falsi idoli, chiuso nella morsa dell'egoismo, l'amore vero e santificante dell'unico Dio non trova spazio. Si rimane legati al tempo e alle cose e la stessa risurrezione non ci convince. (Padri Silvestrini)

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Feb 25, 2016 11:31 am

Gesù racconta ai farisei la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, narra di come questo ricco vivesse nell'agiatezza senza considerare che vicino a lui c'era un povero che aveva bisogno di lui. Morti tutti e due, il povero venne portato dagli angeli in cielo mentre il ricco negli inferi e guardando Abramo e Lazzaro insieme, pregò che Lazzaro tornasse dai morti per ammonire i suoi fratelli che hanno vissuto come lui, ma Abramo rispose che avevano la Legge e i Profeti e di ascoltare loro, e che se non ascoltavano le Leggi di Mosè non si sarebbero convinti a cambiare vita nemmeno con la resurrezione di un povero come Lazzaro. Gesù racconta questa parabola perchè vuole sottolineare ai farisei che non basta conoscere la Legge per essere considerati giusti ma ci vuole ben altro per essere meritevoli di lode di fronte a Dio, ci vuole la carità verso le persone più bisognose.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Gio Feb 25, 2016 3:51 pm

La parabola lucana, oggi illustrata, ci parla della ricchezza. I protagonisti sono, un ricco senza nome e un povero chiamato Lazzaro. Il racconto è costruito intorno a due punti focali; prima di tutto, il rovescio delle sorti: il ricco, volutamente senza nome, è abbandonato da quel Dio che accoglie <nel seno di Abramo> il povero Lazzaro; il ricco diviene così l’esempio per quei ricchi che godono sulla terra di tanti beni, ignorando, chi come Lazzaro soffrono per l’egoismo di coloro che pensano solo a se stessi. Il secondo punto è la richiesta del ricco ad Abramo, perché mandi Lazzaro a convertire i suoi fratelli. Dalla risposta di Abramo, emerge, non tanto il problema della ricchezza, ma la necessità di credere alla parola di Dio, affidata alle scritture. Lazzaro è il simbolo di quanti sono disprezzati e derisi dai potenti, ma le cui vite hanno un valore enorme agli occhi di Dio.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Ven Feb 26, 2016 9:12 am

Venerdi della II settimana della Quaresima

VANGELO (Mt 21,33-43.45-46) )

Costui è l'erede. Su, uccidiamolo!

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: "Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono.
Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?". Gli risposero: "Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo".
E Gesù disse loro: "Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti".
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
Parola del Signore.

OMELIA

«Voi avete devastato la vigna; le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case. Qual diritto avete di opprimere il mio popolo, di pestare la faccia ai poveri?». Già il profeta Isaia, ai suoi giorni, aveva da muovere rimproveri alle autorità d'Israele. Gesù, con un linguaggio sottile, facendo ricorso ad una parabola, traccia nelle grandi linee, la storia d'Israele evidenziando in particolare le infedeltà dei capi al mandato divino. Avevano tramutato la loro missione di promotori di un patto e di un alleanza universale con il vero ed unico Dio, in una serie di privilegi. L'incuria emerge e la si nota nel tempo del raccolto, quando il padrone chiede i frutti della sua vigna. È allora che esplode tutta la violenza dei vignaioli iniqui. Quando Dio, che ci ha colmato di doni, riponendo in noi la sua fiducia, ci trova poi sterili ed infruttuosi, se non matura il pentimento, esplode in noi soltanto la rabbia e la vendetta contro chiunque viene a scuotere la nostra coscienza. Accadeva al già citato Isaia, che lamentava: «Gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli stessi accenti di lamento e di accusa sono proferiti dal profeta Neemia: «Sono stati disobbedienti, si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e ti hanno offeso gravemente». Lo stesso Gesù, ai suoi giorni, non potrà far a meno di apostrofare Gerusalemme, la città simbolo del potere religioso: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!». I privilegi divini, i suoi doni, i suoi talenti, sono sempre segni di predilezione, implicano però una responsabilità ed una risposta: debbono produrre frutti e non sono da consumare nell'egoismo o stravolgere per manie di grandezza o per ammantarsi di potere. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Come togliere il potere a qualcuno o qualcosa? Quando il coniuge, il genitore o i figli non ci danno ascolto, perché in tv c’è un bel film, spegniamo semplicemente il televisore, sicuri di avere poi, tutta l’attenzione che richiediamo. Facciamo similmente con i computer e non di rado ci viene voglia di “togliere di mezzo” anche altre cose che ci sottraggono tempo e comportano fatica. In molti, per esempio, ogni tanto pensiamo a quanto sarebbe bello non dover lavorare! Se siamo veri credenti, Dio è al primo posto tra i nostri interessi e ha la nostra massima attenzione. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che c’è chi, approfittando della nostra buona fede, voglia occupare quel primo posto, facendo di tutto per sostituirsi a Dio, per “toglierlo di mezzo”. Così fanno talvolta anche alcuni rappresentanti della nostra fede, che tentano di focalizzare la nostra attenzione su di loro, o su attività che poco o niente hanno a che fare con la fede. Forse nessuno in quel momento si rende conto che sta uccidendo Dio nell’altro. Vuole solo l’attenzione per sé. Anche i contadini nella parabola non pensavano di uccidere Dio, ma solo l’erede del padrone della vigna. Dicevano, infatti: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». Non tengono conto però che non sono proprietari. Come non sono “proprietari” assoluti del nostro tempo e della nostra vita i nostri coniugi, figli, genitori. Non lo sono né il lavoro, né le associazioni e gli hobby. Dio ci ha dato tutto, è lui il proprietario della nostra vigna. Stiamo attenti a non “uccidere” chi ci fa notare che sbagliamo, né Dio stesso in noi.

PREGHIERA

Abbiamo tentato di liberarci di te, Signore, tante volte. Ma tu sei risorto. Sei più forte dei nostri tentativi di diventare padroni di tutto. Ci offri una casa solida, una casa accogliente. Ne sei la pietra d’angolo. Aiutaci a lavorare e vivere per te, in te, con te. Ne guadagneremmo molto: non ultima la vita eterna.

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Andrea
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

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