Vangelo di Gesu' - Anno C

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Gen 17, 2016 9:15 am

Una festa di nozze a Cana di Galilea a cui è invitata la Madre di Gesù con Lui e i suoi discepoli, viene a mancare il vino e Maria sempre premurosa per ogni creatura che ha bisogno del Figlio gli dice che non hanno più vino. La risposta di Gesù inizialmente è negativa perchè dice che non è ancora giunta la sua ora ma Maria dice ai servitori di fare tutto ciò che Lui dirà di fare. E Gesù da bravo figlio ubbidiente fa riempire dai servitore sei anfore d'acqua, e poi dice loro di portarne a chi dirige il banchetto che bevendo si congratula con lo sposo per aver tenuto da parte fino ad ora il vino migliore. Così Gesù iniziò i suoi segni e i suoi discepoli credettero in Lui.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Dom Gen 17, 2016 2:19 pm

Oggi, l’evangelista Giovanni  da un nuovo nome ai miracoli di Gesù; chiamandoli  segni.  Il segno, è un miracolo che indica qualcosa che in futuro si realizzerà. Il segno compiuto da Gesù a Cana di Galilea è una rivelazione messianica. L’acqua per le abluzioni rituali è trasformata in vino. L’antica legge (acqua) cede il posto alla nuova alleanza (vino).Ogni giorno nel memoriale della Santa Messa quel vino diviene il Sangue di Gesù, è la nuova alleanza  che realizza pienamente le parole di Isaia…. La gioia per questa comunione che Dio ci chiama è simile alla  gioia che si vive, quando si attua  una vera comunione tra un uomo e una donna.  E ‘a un banchetto di nozze che Gesù darà inizio ai segni, lo Sposo (Dio) sarà dono per Israele su (Sposa) nell’Alleanza.[/font]
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Lunedi della II settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Gen 18, 2016 8:06 am

Lunedi della II settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 2,18-22)

Lo sposo è con loro.


+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Parola del Signore.

OMELIA

Il digiuno è un atto penitenziale che la chiesa pratica sin dalle sue origini ed comune a molte altre espressioni religiose. Ha lo scopo di distoglierci dai beni temporali, predisporre l'animo ai valori dello spirito e renderci vigilanti nell'attesa della salvezza. Ha anche un valore di espiazione e ascetico. Oggi noi viviamo il digiuno come partecipazione alle sofferenze di Cristo. Alcuni santi lo hanno praticato in modo eroico. Al tempo di Gesù lo praticavano anche i discepoli del Battista e i seguaci dei farisei. Da qui la domanda provocatoria rivolta a Gesù: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». La risposta di Gesù, come sempre, è ricca di significati e di insegnamenti. Egli vuole proclamare la novità che sta sbocciando per tutti con la sua presenza nel mondo e con l'opera redentrice che sta già attuando. Il regno di Dio è in mezzo a noi. Nascono tempi nuovi alimentati non più da paure e timori, ma dall'amore dello «sposo» verso l'umanità riconciliata. È ormai in atto il tempo nuovo, il tempo delle nozze, il tempo della gioia e della festa, circostanze che non si conciliano più con il digiuno e con il lutto. «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?». Soltanto se privati di questa gioia, inizierà il tempo del lutto e del digiuno. La novità del Cristo è totale e sconvolgente, non è assolutamente da paragonare ad un rattoppo sul vecchio e sul passato. Il vino è un vino nuovo, è quel vino, prima sorbito da Cristo come calice amaro e poi offerto a noi come bevanda di salvezza. «Verranno tempi...» - dice però il Signore. È una velata allusione alla sua morte, alla passione sua e del mondo, al «già e non ancora», che crea la perenne ansia di una pienezza che ci sfugge. (Padri Silvestrini).

MEDITAZIONE

Il digiuno è uno dei tre pilastri della pietà religiosa giudaica, insieme a preghiera ed elemosina. Gesù stesso ha digiunato, e a lungo, almeno una volta. Ma Lui lascia liberi i suoi discepoli. Perché quando lo sposo è alle nozze, i suoi amici non possono digiunare. Gesù si presenta dunque come Sposo e amici sono i suoi discepoli. Gesù annuncia e testimonia il Vangelo della libertà e della responsabilità personale, superando le soffocanti catene del precettismo farisaico. Al tempo di Gesù il digiuno era obbligatorio un giorno alla settimana, mentre i farisei digiunavano per due giorni pensando di conquistare il cielo e piegare la volontà di Dio ai loro interessi; poi godevano nel mostrare pubblicamente i “segni” del loro digiuno, per essere ammirati dalla gente. Gesù non abolisce il digiuno, infatti, dice: «in quel giorno digiuneranno», ma non lo intende più come sacrificio nell’attesa del Messia. Per Gesù il digiuno è educazione allo spirito di sacrificio, autocontrollo, dominio di sé, limitazione di tutto ciò che materialmente tendiamo a permetterci. È, dunque, una ginnastica dell’io perché ciascuno riprenda in mano le redini della propria vita, e vi dia una direzione di senso e pienezza di significato. L’attesa del Messia è finita: è il momento di vivere con gioia la festa di nozze. Egli è lo Sposo, i discepoli i suoi amici, ed è festa perché sono insieme! Anche noi quando viviamo in amicizia con il Signore abbiamo il cuore in festa, e nella comunione della comunità celebriamo la gioia sponsale. La vita è una festa di nozze, ma noi, cercando di rattoppare il vestito vecchio del nostro cuore, la trasformiamo in un triste, luttuoso lamento. Occorre allora cambiare abito, modo d’essere e di vivere. Il Vangelo, vino nuovo, chiede di vivere negli otri di uomini nuovi, in una Chiesa “nuova” che si lascia fermentare dalla gioia e dall’amicizia, per essere fermento di Vangelo nella storia. Perché noi cristiani abbiamo la vocazione alla gioia! E il vino nuovo è l’amore fraterno. Null’altro!

PREGHIERA

Signore Gesù, metti nel mio cuore la gioia del Vangelo, dammi la forza di cambiare vita e mentalità per essere in te fermento d’amore, vivendo la disciplina del desiderio e il digiuno come ginnastica della gioia.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Gen 18, 2016 9:21 am

I discepoli di Giovanni e i farisei fanno un digiuno, mentre i discepoli di Gesù no e allora gli chiedono perchè anche loro non fanno come loro. Gesù risponde che fino a quando lo sposo, cioè Lui, sarà con loro non digiuneranno ma quando sarà loro tolto allora lo faranno, e che non digiunano per mancanza di rispetto nei confronti di Giovanni ma perchè Gesù è con loro!
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Lun Gen 18, 2016 11:05 am

La questione relativa al digiuno è utilizzata per spiegare la novità che porta il Vangelo, il <vino nuovo>, che non può più essere contenuto negli otri vecchi dell’interpretazione legalistica che i farisei danno della legge. Gesù non è venuto per abolire l’Antico Testamento, ma la continuità deve rivelare una nuova visione, perché il Vangelo è davvero qualcosa di nuovo, è una fonte di gioia che condurrà l’uomo verso Dio.
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Martedi della II settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Gen 19, 2016 7:57 am

Martedi della II settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 2,23-28)

Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».

Parola del Signore.

OMELIA

Quando più l'autenticità della fede e della pratica religiosa è in calo, tanto più aumentano le norme e si aggrovigliano le leggi. È quanto accadeva ai tempi di Gesù e la conseguenza più drammatica era il formalismo esteriore portato all'esasperazione. I farisei erano i portabandiera di tale deviazione, per cui avevano sempre gli occhi puntati sul Cristo e sui suoi discepoli, per coglierli in fallo e poi accusarli e ordire le loro trame contro di essi. Anche il cogliere qualche spiga matura nei campi da parte dei discepoli, costituiva per loro un appiglio ed una critica. Gesù, che è venuto a riportare la libertà ai figli di Dio, fa del tutto per divincolare dalle pastoie della legge i suoi discepoli, per guidarli versò l'autenticità delle fede e della pratica religiosa. Ai farisei, che si appellano all'antica legge, fa vedere la stridente contraddizione in cui incappano, ricordando loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». E conclude: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato». Il Signore del sabato, Cristo Gesù, viene quindi a ristabilire l'ordine e le priorità. Viene a proclamare la libertà ai prigionieri, agli stessi farisei, che presi nella morsa del loro falso zelo, si erano imprigionati nello sterile legalismo esteriore. È un pericolo nel quale possiamo incorrere anche ai nostri giorni. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Per i Giudei, il riposo del settimo giorno (shabbat), oltre a rimarcare la loro identità, è anche memoria e celebrazione della liberazione dalla schiavitù, dal lavoro oppressivo in Egitto e dalla logica della produttività (Dt 5,15). Shabbat dà al lavoro il senso ultimo e perciò lo redime. Il Dio Creatore, che lavora e riposa, dona una “architettura al tempo”, con la benedizione e la consacrazione del settimo giorno e con l’alternanza fra lavoro e riposo. Grazie al settimo giorno tacciono le cose, l’avere e il fare, affinché l’uomo possa incontrare il “mistero” che lo avvolge. È il vertice della nuzialità dell’uomo con il tempo, ritmato da lavoro e riposo; dell’uomo con se stesso e la sua famiglia, della creatura con il Creatore. Il termine shabbat, in ebraico, è femminile e indica la sposa, che Dio e la comunità accolgono con gioia la sera del venerdì con il canto: «Vieni, Amico mio, alla presenza della fidanzata; accogliamo il volto del sabato». Per noi cristiani, il settimo giorno, la domenica, cioè dies Domini, è il giorno delle nozze con la vita che rinasce; è il giorno del “riscatto” dal lavoro nel riposo e nella festa; è il giorno della comunione della comunità che celebra le nozze con il suo Signore. Se il lavoro non porta alla preghiera e al riposo festoso nell’in sé dell’uomo e della famiglia, raggiungiamo non il fine ma la fine del senso della vita. I Giudei al tempo di Gesù vivevano un’osservanza ossessiva del sabato, fino a ignorare i deboli e gli ammalati, omettendo il soccorso ai bisognosi e perfino ai propri genitori anziani (Mc 7,9-13). Gesù afferma ripetutamente che la legge è fatta perché l’uomo viva meglio, viva una vita più “umana” e non perché sia schiacciato nella sua dignità. E svela il contenuto autentico della legge, affermando che il sabato della vita è più forte della quotidianità di morte che affama e getta nel bisogno le persone.

PREGHIERA

Dio, Padre delle misericordie, ti ringrazio per il dono liberante del settimo giorno, festa e patto di libertà. Aiutami a ritrovare in Cristo Gesù il primato della dignità umana, per lasciarmi incontrare dalla nuzialità del Vangelo e danzare la vita al ritmo della libertà.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Gen 19, 2016 9:10 am

I farisei guardano Gesù e i suoi discepoli cogliere delle spighe di sabato, e per loro è una cosa scandalosa perchè di sabato, secondo la loro religione, non si deve lavorare. Ma Gesù risponde che il sabato è fatto per l'uomo e non viceversa, e che Lui è Signore anche del sabato perchè non stanno facendo niente di male.
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Mercoledi della II settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Gen 20, 2016 7:59 am

Mercoledi della II settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 3,1-6)

È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Parola del Signore.

OMELIA

L'ipocrisia e la grettezza dei farisei sono davvero senza limiti. Oggi l'episodio si svolge all'interno di una sinagoga, in giorno di sabato, e, in tono di sfida nei confronti del Cristo, essi stanno a guardare se egli oserà guarire un povero uomo con una mano inaridita. Gesù è portatore di vita, ha una visione sapiente e divina del valore delle norme, che debbono regolare i comportamenti umani. Non può venir meno alla sua missione, non possono delle norme esteriori diventare un freno al suo amore. Egli dirà: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento». Il compimento della legge è l'amore, amore a Dio e al prossimo. Gesù è indignato per la durezza del loro cuore; accetta quindi la sfida dei suo avversari, vuole distoglierli dalla loro visione gretta e mortificante, vuole rinverdire, con una evidente testimonianza, tutto ciò che in loro è diventato sterile e arido, più arido della mano di quell'uomo. Vuole soprattutto dimostrare, ancora una volta, il suo amore all'uomo e il suo ruolo di redentore e salvatore dell'uomo. Gesù scandisce quindi i suoi ordini: «Mèttiti nel mezzo!» e «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata». Neanche l'evidenza del miracolo smuove però, i farisei! Spesso il male ha una durezza ed irremovibilità davvero diabolica, scatena l'odio e la più cieca e abietta avversione: «i farisei uscirono subito con gli erodiàni e tennero consiglio contro di lui per farlo morire». Circolano ancora tra di noi, anche tra la così detta «buona gente», alcuni integralisti di vecchio e nuovo stampo, che malati di ipocrisia e affetti da puerile grettezza, vorrebbero trasformare le nostre chiese in caserme e noi fedeli in militanti in divisa: sono molto pericolosi perché si ammantano di zelo e trovano spesso adepti tra i più meschini! (Padri Silvestrini).

MEDITAZIONE

Presso la sinagoga, che significa luogo dell’incontro, Gesù “vede” un emarginato, un uomo con una mano paralizzata. Il testo greco dice “inaridita”, usando lo stesso termine di Ezechiele (37,2) a proposito delle «ossa inaridite», alle quali Dio per mezzo dello Spirito ridona vita. La situazione di quest’uomo è critica: la mano esprime l’agire umano e, dunque, lui non può lavorare, né essere autosufficiente, né gestire la sua vita in pienezza, ma sempre in dipendenza da altri. Quest’uomo non dice niente, non chiede niente e alla fine nemmeno ringrazia Gesù. Unica sua azione è la duplice obbedienza: mettersi in mezzo alla sinagoga e stendere la mano. In mezzo alla sinagoga si poneva la Torah e anche gli altri rotoli sacri. Perciò appare scandaloso l’ordine di Gesù: l’uomo paralizzato prende il posto della Parola di Dio; è lui la Parola, al centro del cuore di Dio, della Chiesa e della società! Mettendo al centro la persona e non la legge, Gesù sa di rischiare molto: la sua vita per dare vita all’uomo! Eppure sembra scegliere intenzionalmente di operare guarigioni in giorno di sabato: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?» (Mc 3,4). Per Gesù si può e si deve sempre fare il bene, anche di sabato, perché il rispetto della dignità dell’uomo viene prima di ogni legge, che questa dignità dovrebbe garantire e tutelare. La legge dovrebbe accogliere l’uomo per proteggerlo e, nel sabato, farlo risplendere come la creazione di Dio molto buona e bella. I farisei, invece, con le loro interpretazioni restrittive pervertono la legge, facendone una cappa oppressiva per i più poveri, i deboli, i disabili. Donata per proteggere e guidare nel cammino di alleanza con Dio e di solidarietà civile fra gli uomini, la legge così interpretata diventa un impedimento e un inciampo. Come capita a noi quando recintiamo le nostre vite e quelle altrui di leggi figlie dei nostri criteri, che si tramutano ben presto in aguzzine violentatrici della libertà e della solidarietà.

PREGHIERA

Signore Gesù, dài respiro di libertà alla mia anima, donami intelligenza e coraggio per mettere sempre al centro le persone e non i miei criteri e le mie vedute. Donami il tuo sguardo di carità perché per tutti sia respiro di serenità.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Gen 20, 2016 9:54 am

C'è nella sinagoga dove Gesù insegna, un uomo con la mano paralizzata. Era sabato e i farisei volevano vedere se lo guariva proprio quel giorno, e Gesù disse a quest'uomo di venire da lui, poi chiese ai farisei se è lecito fare del bene o del male salvare una vita o ucciderla nel giorno di sabato. Essi non sapevano cosa rispondere e Gesù che conosceva le loro intenzioni, disse a quell'uomo di tendere la mano, ed egli guarì subito.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Gen 20, 2016 5:11 pm

Ancora una volta i farisei accusano Gesù di non rispettare il sabato. I farisei e i partigiani di Erode ponevano il sabato al centro della loro vita, ma Gesù affinché capiscano che l’uomo è più importante del sabato guarisce un uomo dalla mano inaridita, ora la chiameremo (paralizzata), infatti Gesù, vuole mostrare un aspetto della misericordia di Dio; non è più possibile una religiosità fatta di osservanze esteriori, così il sabato è ricondotto al suo pieno significato: il giorno del Signore.
Dopo questo miracolo operato nel giorno di sabato, porta i farisei alla decisione di metterlo a morte .
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Gio Gen 21, 2016 8:20 am

Giovedi della II settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 3,7-12)

Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall'Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Parola del Signore.

OMELIA

Usando un linguaggio moderno, verrebbe da dire che Gesù, durante la sua esperienza terrena, è stato un trascinatore di folle, soprattutto di quella massa di gente povera e delusa dai comportamenti e dagli insegnamenti di quei maestri, i quali imponevano agli altri pesanti fardelli che loro non osavano neanche toccare. Gesù invece attrae per la limpidezza del suo messaggio, per la coerenza della vita, per il potere divino di sanare corpi e anime. Egli parla con autorità umana e divina e vuole innanzi tutto calarsi nella realtà più viva della storia dell'uomo. Stando tra la gente ne percepisce e sperimenta tutta la profondità e la drammaticità nella debolezza della nostra stessa natura, corrotta dal peccato. Si accostano a lui famelici e assetati di verità; gente di ogni ceto. Molti sono malati nel corpo e nello spirito. Gesù teme di essere schiacciato da tanta miseria per cui «egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero». Noi sappiamo che il peso dell'umanità si tramuterà in passione, croce, calvario e morte per Cristo. Intanto come preannuncio e in vista di quella risoluzione finale, molti vengono prodigiosamente guariti. Per Cristo però i miracoli sono soltanto segni tangibili del suo amore e della sua missione e non vogliono essere espressione di potere o, ancor meno, motivo di trionfo. Ecco perché fa tacere gli spiriti immondi, che gli prostrano dinanzi e lo proclamano figlio di Dio. I destinatari del vangelo di Marco erano provenienti dal mondo pagano, quel mondo dove la spettacolarità e le grandezze erano misurate dalle acclamazioni e dai trionfi negli stadi e nella vita; egli vuole distoglierli dal valutare allo stesso modo gli interventi di Dio nella loro vita. Dio agisce di preferenza nel silenzio e opera nelle profondità dell'anima: vuole non dar spettacolo agli uomini, ma garantire loro la salvezza. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE  

«Molta folla… grande folla» segue Gesù. C’è il rischio di schiacciarlo. I più deboli però desiderano soltanto toccarlo, stabilire un contatto con Lui. Dal tentativo di metterlo a morte, al mondo intero che cerca Gesù, fonte di vita e di liberazione. Nasce la Chiesa dei popoli! E Gesù preferisce la vicinanza dei suoi discepoli e sceglie come “luogo” una piccola barca, per iniziare dal poco, dal quasi niente, da un piccolo gruppo. «Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare»: il ritrarsi in solitudine non è scelta di solitarietà, ma bisogno di solidarietà. C’è una Chiesa da costituire, discepoli da educare, evangelizzatori da formare. Gesù non è più solo, è come il seme che se muore porta frutto. Ormai “si ritira”, ma per stare con i discepoli. Vuole che alcuni apprendano a vivere come Lui, a stare dalla parte della gente e degli ultimi. Come dalla Croce nasce la Chiesa, così dalla decisione di ucciderlo nasce la comunità dei Dodici. Il libro degli Atti degli Apostoli racconta che qualcosa di nuovo accade quando la Chiesa viene perseguitata. E i frutti nascono proprio dai fallimenti e dai momenti di crisi. Così è nella nostra vita! E il Vangelo si diffonde per irradiazione fascinosa. Non per le strategie teologiche e organizzative, ma per contatto, per l’attenzione ai più deboli, per attrazione (Gv 12,32). Folle che schiacciano, malati che toccano: spesso noi tendiamo a schiacciare gli altri, soprattutto i più deboli, gli emarginati, quelli che agli occhi dei potenti non contano. Ma così schiacciamo Gesù! Quando si ama qualcuno si sente il bisogno di toccarlo. Come fa Lui con il lebbroso, con l’uomo dalla mano inaridita, con la suocera di Pietro, con la figlia di Giairo; come fa l’emorroissa con Lui; come è chiamata a fare la Chiesa: toccare senza schiacciare, cercando la solitudine dell’incontro nella solidarietà. Senza mai cavalcare l’onda del clamore, del successo, del potere, e mai dribblando il fragile sentiero del legno: quello della piccola barca, quello della Croce.

PREGHIERA

È la Croce il tuo trono, Signore! E là hai raccolto la tua prima piccola famiglia, riscrivendo la storia del tuo sogno perduto. È la Croce il tuo trono, Signore! E, innalzato a quel legno, a te attiri i credenti e il tuo sogno consegni a noi tutti redenti. È la Croce il mio trono, Signore!

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Gen 21, 2016 9:38 am

La fama di Gesù si diffonde ovunque perchè tutti sapevano che operava miracoli e si presentavano a Lui anche solo per toccarlo, e tutti coloro che avevano in corpo spiriti impuri gli dicevano che era il Figlio di Dio, e Lui li faceva tacere perchè nessuno doveva sapere chi era. Per Gesù il fatto di essere il Figlio di Dio non deve essere un privilegio ma un mezzo per salvare tutti coloro che credono in Lui.
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San Vincenzo di Saragozza Diacono e martire

Messaggio  Andrea il Ven Gen 22, 2016 7:50 am

Venerdi della II settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 3,13-19)

Chiamò a sé quelli che voleva perché stessero con lui.


+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè "figli del tuono"; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.
Parola del Signore.

OMELIA

Gesù sale sul monte! Si sottrae alla folla, s'immerge nella preghiera, deve operare scelte importanti. Deve chiamare, convocare, costituire il primo nucleo della chiesa nascente. Deve scandire dodici nomi che stessero sempre con lui e diventassero i messaggeri, gli apostoli del suo regno. Deve affermare una autorità umano divina per garantire una continuità al suo messaggio. In modo sostanzialmente identico ripeterà quella chiamata e quell'invito speciale un numero infinito di volte affinché dopo i dodici, tanti e tanti altri assumessero la stessa missione. L'evangelista Marco nel suo stile stringato, essenziale sintetizza così quell'evento: «Salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che chiamò apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni». È l'inizio della storia di tutte le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Tutto sembra estremamente semplice, immediato, spontaneo, secondo Marco. Effettivamente è sempre difficile resistere alla Voce che chiama. Il Signore esercita un fascino irresistibile. Se Egli chiama e perché ama di un amore di predilezione gratuito coloro che dovranno appartenergli in modo speciale. Diventare collaboratori di Cristo è un dono e un privilegio unico. Se oggi sono pochi coloro che l'ascoltano dipende forse da una mancanza di fiducia in Colui che chiama, dipende ancora dall'incapacità di valutare l'importanza della chiamata divina o forse ancora da una specie di sordità spirituale che non consente ai giovani del nostro tempo di udire quella Voce. Serpeggia nelle famiglie, anche in quelle cristiane, un diffuso senso di sfiducia che ostacola ulteriormente l'assecondare una vocazione. Non bisogna infine nascondere che talvolta concorre negativamente anche la mancanza di esempi e di modelli nella schiera dei sacerdoti e dei religiosi. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

«Salì poi sul monte»: come Mosè, sospinto dall’immenso bisogno del popolo, sale sulla montagna per ascoltare la Parola di Dio, così Gesù, in questo quadro di estremo bisogno umano, si stacca dalla folla e va in alto. Ma, diversamente da Mosè, che sale sul monte per accogliere la Parola, Gesù sale sul monte per donare la sua Parola. «Chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui»: in greco il verbo è al presente – chiama – e indica la solennità dell’azione. Dal punto di vista del contenuto il verbo contiene l’idea di subordinazione: è usato quando un superiore chiama a rapporto presso di sé un inferiore (Mc 15,44). Il verbo include anche l’idea di preferenza. Con questa chiamata Gesù compie anche un gesto di separazione, di consacrazione dei Dodici: li separa dalla folla per farli salire più in alto, presso di Lui, per poi restituirli alla folla con poteri nuovi, capaci di venire in aiuto ai bisogni della gente. «Ed essi andarono presso di lui»: i Dodici si incamminano non verso un luogo, ma verso una persona, Gesù, per stare e intessere con Lui una relazione di intimità. Gesù, infatti, costituisce i Dodici innanzitutto «perché stessero con lui». Marco ci tiene a sottolineare che i Dodici non sono chiamati innanzitutto alla missione, ma a stare con Lui. La missione dei Dodici si realizza nell’annunciare la Parola e portare la salvezza e la liberazione dal male. I discepoli saranno così i continuatori dell’opera stessa di Gesù, sono chiamati a essere come Lui. Per questo devono innanzitutto stare con Lui. Altrimenti annunciano se stessi e non il Vangelo di Gesù! I Dodici sono tutti uomini socialmente diversi; la chiamata, però, li trasformerà in una comunità capace di realizzare nel mondo la missione loro affidata dal Signore. Occorre, però, essere e fare come Lui, sapendo che non si agisce da soli ma come comunità.


PREGHIERA

Spirito Santo, Respiro d’Amore, schiudi la conchiglia del mio cuore per accogliere la rugiada della Parola, metti ali ai miei passi e spingimi a saper stare con Gesù per essere libro aperto di Vangelo.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Gen 22, 2016 1:15 pm

I monti sono i luoghi preferiti da Gesù quando deve fare qualcosa di importante! E su un monte che chiamò dodici uomini, come le tribù d'Israele, che avranno il compito di predicare il Vangelo e di scacciare i demoni, non tutti saranno corretti con Lui, ma Gesù li chiama Apostoli e se ne prenderà cura per la missione che li attenderà.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Ven Gen 22, 2016 3:42 pm

Le folle piene di stupore seguano Gesù, tanta e la folla, che Gesù è costretto a salire sul monte. Un evento speciale sta per avvenire: La chiamata di dodici uomini, Gesù li chiama per nome, ed essi raggiungono Gesù. Gli sarà dato il nome di Apostoli e dal quel momento accetteranno di stare con Lui. ..gli <chiamo> e gli <costituì>, mettendo in risalto il potere di Gesù, che uniti a Lui torneranno fra la folla con il potere conferitoli. predicando e scacciando i demoni.
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Sabato della II settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Gen 23, 2016 8:01 am

Sabato della II settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 3,20-21)

I suoi dicevano: «E' fuori di sé»


+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Parola del Signore.


OMELIA

Noi, esseri umani, ordinariamente stiamo tutti molto attenti per comprendere e definire al meglio i contorni della normalità e cerchiamo di conformarci ad essi per essere felicemente annoverati nella schiera dei così detti "normali". Ci siamo dotati perciò di norme e di paràmetri sempre più precisi perché fossimo universalmente accolti. Nonostante ciò sono frequenti i casi in cui si confondono i giudizi e si stravolgono i valori. È capitato e capita spesso di confondere lo zelo per le cose di Dio, il fervore che spinge fino all'eroismo, l'amore che diventa dono totale di sé all'altro, con la pazzia. Tra l'altro i primi accusatori e i malpensanti provengono spesso dai parenti e dagli amici o dai confratelli. Le vite dei Santi sono cosparse di episodi, nei quali emerge questo grossolano errore di ritenere alienati mentali persone che invece vivevano l'eroismo della santità. Ricordiamo figure eccelse come San Giovanni Bosco e, più vicino a noi, il San Padre Pio e tantissimi altri. Prima di loro è rimasto vittima di simili pregiudizi lo stesso Signore Gesù. Attorniato dalla folla, bramosa di ascoltarlo, sia Lui che gli astanti dimenticano di soddisfare anche le necessità più urgenti: «non potevano neppure mangiare». Da ciò la facile deduzione dei discepoli, che escono per andare a prenderlo, perché dicevano: «È fuori di sé». Soltanto chi è pervaso dallo stesso zelo, e animato dalle stesse convinzioni, nutre la stessa ansia di bene, può comprendere certe scelte e certi comportamenti. La pazzia del Cristo troverà il suo pieno compimento nella morte volontaria sul patibolo della croce, dopo aver annunziato un parametro di giudizio davvero sconvolgente: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». (Padri Silvestrini).

MEDITAZIONE  

L’amore di pura perdita porta Gesù a darsi senza riserve, nella totalità di sé, del suo cuore, del suo tempo. Gesù, e con Lui la Chiesa nascente, appartiene solo a Dio Padre e alla missione della sua carità pastorale. Questo darsi nell’incondizionata e gratuita totalità deve aver così tanto colpito i discepoli che, per ben due volte, Marco annota: «Tanto che non potevano neppure mangiare» (Mc 3,20); e ancora: «Non avevano più neanche il tempo di mangiare» (Mc 6,31). Gesù non si cura di sé, ma sono i suoi familiari a preoccuparsi seriamente per Lui, anche perché «si diceva» in giro: «È fuori di sé», cioè ha perso la testa. Quanto Gesù dice e opera, agli occhi dei suoi familiari – che agiscono per il “suo bene” – è pericoloso per lo stesso Gesù. E allora bisogna riportarlo a casa, all’ordinarietà della vita, dentro i binari della “normalità”. Ma così si comprime il Vangelo fra le righe del pensare comune, fra le mode e gli stili di vita che accontentano tutti e non infastidiscono nessuno. Un giorno, Maria e Giuseppe avevano detto a Gesù: «angosciati, ti cercavamo». E Lui aveva risposto: «Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,48-49). Allora non “conobbero” né capirono le sue parole. Vent’anni dopo, si preoccupano delle voci che si sentono in giro: «È fuori di sé». Ma è proprio questo che Gesù aveva dichiarato: «Convertitevi», cioè “andate fuori di testa”, vivete l’amore fino alla follia, fino allo “spreco” di voi stessi e della vostra vita. «Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la salverà» (Mc 8,35). È radicale il Vangelo di Gesù, non ammette compromessi e non fa sconti. Noi però cerchiamo di “chiudere la bocca” a Dio, di dargli le briciole tenendo ben saldo tutto il resto per noi stessi. E così cerchiamo di conservare la nostra vita, i nostri interessi, il nostro tempo e il nostro denaro… e di “salvare la faccia” della nostra fede. E misuriamo il tempo da dedicare a Dio e ancor più quello da dedicare agli altri.

PREGHIERA

Signore Gesù, tu hai donato la vita e il tempo all’umanità, soprattutto ai più poveri ed emarginati, illumina e guida il mio cammino perché i tuoi passi possa seguire ed essere Vangelo di carità per raggiungere la misura alta della santità.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Gen 23, 2016 9:14 am

I famigliari di Gesù non comprendono che la gente viene da Lui per ascoltare la Sua Parola e non per mangiare, preferiscono dire che è fuori di sè piuttosto che dire: "tutti hanno bisogno di Lui".
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Lunedi della III settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Gen 25, 2016 9:39 am

Lunedi della III settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 16,15-18)

Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo.  

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Parola del Signore.

OMELIA

Gesù aveva iniziato la sua predicazione con un messaggio semplice, essenziale: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Egli parlava del tempo "compiuto", dalla realizzazione cioè delle promesse antiche con la sua venuta tra noi, parlava dell'avvento del Regno, ormai prossimo a stabilirsi definitivamente nel mondo, parlava di fede ed infine esortava tutti alla conversione. Oggi festeggiamo proprio una grande conversione, quella di Paolo di Tarso. Da persecutore di Cristo, folgorato dalla grazia sulla via di Damasco, diventa l'apostolo delle genti. Una conversione, quella di Paolo, che egli stesso racconta con accenti di commozione e di gratitudine e che ha segnato come una corsia preferenziale, sulla quale si sono immessi dopo di lui, una schiera innumerevole di persone che, come lui, con esperienze di vita, prima lontane da Dio e talvolta nemici dichiarati di Lui, hanno poi ritrovato la strada del ritorno. La conversione è un rinnegamento degli errori passiti, una inversione di rotta rispetto ai percorsi del male, un sincero pentimento degli errori commessi e il conseguente innamoramento di un bene nuovo, vero, autentico. Coinvolge l'uomo in tutta la sua esistenza, ma è sempre frutto della grazia divina: è Dio che agisce. Spesso il Signore dopo la chiamata, sollecita ad un impegno e ad una missione speciale. Anche Paolo, come gli altri apostoli, sentirà imperioso il comando del Signore ad andare in tutto il mondo a predicare il vangelo ad ogni creatura. Egli diventerà, insieme a Pietro, la colonna portante dell'edificio della Chiesa. Coronerà la sua missione, dopo fatiche e persecuzioni di ogni genere, con la palma del martirio. Come fedeli in Cristo e convertiti dal paganesimo, dobbiamo immensa gratitudine a questo Apostolo: lui per primo ci ha annunciato la vera fede e con i suoi scritti a reso perenne quell'annuncio. La conversione, in quanto costante ed indefessa tensione a Dio, è dovere di ogni cristiano ed è un impegno che non dobbiamo mai smettere. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Saulo-Paolo non è un uomo remissivo, che accetta facilmente il parere degli altri; non è un moderato, che preferisce i compromessi agli scontri frontali; non è un uomo schivo, che si trattiene dal frequentare il prossimo per orgoglio o per timidezza; non si accontenta di credere genericamente in Dio, perché si affaccerà al balcone più alto della teologia e della spiritualità cristiana. Paolo è un operaio del Vangelo. Anche se il primo pagano è stato battezzato da Pietro, è di Paolo il merito di svincolare la giovane Chiesa cristiana dalle ristrettezze dell’ambiente palestinese. Grazie a lui la Chiesa diventa “cattolica”, cioè universale. «[…] all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”» (At 9,3). Fu in quel preciso istante che la vita di Saulo si “converte” radicalmente. Da persecutore dei discepoli di Gesù, egli si trasforma in annunciatore appassionato della Buona Novella. La sua non è una conversione “morale” bensì “teologica”. Egli, infatti, non viveva prima in modo dissoluto o moralmente reprensibile, anzi, era un rigorosissimo osservante della Torah e un appassionato credente in Dio. Ma da quel giorno sulla via di Damasco cambia totalmente la sua “idea” di Dio e, di conseguenza, il suo modo d’essere e di vivere da credente, nel mondo. Quel Saulo che aveva assistito alla lapidazione di Stefano e con furioso fanatico zelo aveva perseguitato i cristiani, viene conquistato da Cristo e rimane per sempre affascinato dal mistero della Croce, sulla quale i Giudei come lui avevano inchiodato Gesù. È la vendetta dell’Amore! In Saulo, il viaggio diviene caduta, sbilanciamento, accecamento rigenerante che prepara il rialzamento, schiude il cuore alla novità e germoglia in un nuovo modo di vedere. «Cadendo a terra udì una voce» (At 9,4): solo cadendo a terra, ode la voce. C’è il bagliore della luce che illumina l’intimità del cuore, ma occorre il silenzio che si apre all’ascolto.

PREGHIERA

Signore Gesù, apri il mio cuore all’ascolto della tua voce, fa’ che possa percepire e capire il suono della tua Parola e dammi il coraggio di saper rischiare con responsabilità tutta la mia vita per il Vangelo.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Lun Gen 25, 2016 4:14 pm

Oggi, la liturgia ricorda <la conversione di San Paolo (Saul) apostolo>.  Il vangelo che leggiamo è di Marco il quale ci descrive la missione che Gesù consegnò ai suoi Apostoli: <Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.>
Andare in tutto il mondo  e proclamare il Vangelo è quello che ha fatto San Paolo. Dopo l’evento di Damasco, incomincia per Paolo una vicenda epica, che lo porterà ripetutamente per mari, monti e deserti, culminando a Roma nel martirio. Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo alcuni"
(1 Cor. 9,22)
Solo con la forza dello Spirito Santo, San Paolo ha dato al mondo la consapevolezza che credere non è una dottrina, ma l’incontro con una persona :Gesù Cristo.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Gen 25, 2016 7:18 pm

Gesù parla agli Undici apostoli della missione che li attende: parlare al mondo del Vangelo, non sarà un'impresa facile anche se non lo dice apertamente, ma chi crederà e accetterà di essere battezzato sarà salvo agli occhi del Signore, chi non crederà sarà condannato e in Nome della Nuova Fede nessun essere malvagio o veleno gli nuoceranno ma anzi nel Suo Nome Santo parleranno nuove lingue, scacceranno spiriti impuri e potranno persino guarire i malati. La Fede in Gesù compie questi miracoli e chi crede veramente in Lui può appellarsi al Suo Divino Amore senza rimanere deluso.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Mar Gen 26, 2016 8:09 am

Mercoledi della III settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 10,1-9)

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».

Parola del Signore.

OMELIA  

La memoria dei discepoli degli apostoli ci propone da meditare testi profondi. Scegliamo un brano soltanto che riguarda la nostra testimonianza di fede. San Paolo chiede a Timoteo di mettere in pratica la solidarietà fraterna, per manifestare la propria fede. Questa fedeltà obbliga ma talvolta anche costa: «Non vergognarti della testimonianza da rendere al Signore, non aver vergogna di me che sono in carcere per lui». E nel momento della prova che si dimostra veramente lo spirito di fraternità, quando non c'è più nessun vantaggio a dimostrarsi fratello, sorella di quella tal persona. In quel momento si rivela il fondo del cuore, che condivide fraternamente la pena, con una solidarietà che vale più di tutte le manifestazioni esteriori superficiali: «Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo, aiutato dalla forza di Dio». Tutti siamo chiamati a soffrire con Cristo, per partecipare pienamente al suo amore. E dare la nostra testimonianza. Forse particolarmente richiesta proprio nei giorni nostri... (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Gesù è l’evangelizzatore della strada e il Messia di tenerezza, perché è uomo di preghiera. Vive veramente e profondamente la contemplazione nell’esercizio quotidiano della “missionarietà agapica”. Per questo ai suoi discepoli comanda di pregare, andare, non portare borsa, curare. La Parola di Dio, infatti, è sempre connessa con la terapia, che significa rispetto, venerazione, cura. Il Vangelo di Gesù è dunque una logoterapia: la Parola è una spada che ferisce e guarisce e crea cicatrici di salvezza, perché risana dal di dentro l’uomo, tutto l’uomo. Gli “inviati” di Gesù devono rappresentare in modo radicale l’urgenza della missione e l’assoluta fiducia in Dio che realizza il suo Regno. Le direttive sull’equipaggiamento, infatti, non prevedono la rinuncia al superfluo, ma a ciò che è più necessario e utile per la stessa missione: «Non portate borsa, né sacca, né sandali», per poter essere, così, “segno eloquente”, da tutti comprensibile e per tutti inquietante. La missione, tuttavia, presenta non lievi difficoltà: «Vi mando come pecore in mezzo ai lupi». Portando su di sé il male del mondo senza restituirlo, gli inviati di Gesù sono vittoriosi sul male. Il bene, infatti, è vittorioso se è amore agapico di pura perdita! Secondo la logica e l’esempio di Gesù, il male si arresta lì dove trova qualcuno talmente forte da rispondere alla violenza con l’amore. «Non portate borsa, né sacca, né sandali»: il testimone del Vangelo non può essere legato al denaro e al vestito; dev’essere distaccato dagli incubi economici e dalla preoccupazione per il futuro, deve ricevere ciò che gli viene offerto e donare ciò che ha ricevuto. Il suo amore per i malati e i poveri gli fa ben presto perdere borse e bisacce. Preghiera, Parola, Povertà; distacco e carità: sono le caratteristiche dei missionari del Vangelo, che vanno a due a due. L’evangelizzazione è un “affare di Chiesa”, un mandato alla comunità perché, dall’inizio alla fine, «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

PREGHIERA

Signore Gesù, tu fiducia in me riponi, mi chiami e mi mandi a testimoniare il tuo Vangelo per le strade – mia casa –, nelle piazze – mia chiesa. Sii luce sulla via e conforto nella vita oggi e sempre. E così sia.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Gen 26, 2016 9:08 am

Gesù invia settantadue discepoli per una missione: fare del bene nel Nome del Regno di Dio che è vicino. Dice loro che li manda come agnelli in mezzo ai lupi e di portare con loro lo stretto indispensabile perchè Dio provvederà a loro, di dire "Pace in questa casa" quando entreranno da qualcuno e chi li accoglierà sarà benedetto in caso contrario la pace tornerà a loro, e di restare in quella casa guarendo i malati e di annunciare il Vangelo del Signore dicendo che il Regno di Dio è già in mezzo a loro.
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Mercoledi della III settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Gen 27, 2016 8:09 am

Mercoledi della III settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 4,1-20)

Il seminatore uscì a seminare.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l'ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l'accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l'accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
Parola del Signore.

OMELIA

È bella e suggestiva l'immagine del seminatore che esce nel campo arato a spargere il buon seme: è un gesto misurato, solenne, impregnato di sacralità. L'immagine, rapportata al buon Dio, ci fa comprendere tutta la meravigliosa opera della rivelazione, con la quale Egli si è fatto conoscere all'uomo, gli ha rivelato la sua vera origine e dignità e lo ha guidato, dopo il peccato, sulla via della salvezza. Non possiamo quindi dubitare della bontà del seme, dobbiamo invece scrutare con attenzione che tipo di terreno lo accoglie. Sì, perché, dopo il distacco da Dio con il peccato, abbiano dentro di noi un inquinamento atavico e altri ostacoli e gramigne s'insinuano continuamente dentro il terreno della nostra anima. La strada è il luogo del transito, della confusione e dell'anonimato e anche il luogo percorso spesso dal maligno: lì il seme non può attecchire; c'è sempre pronto qualcuno a carpirlo dal cuore dell'uomo. Neanche gli incostanti o i malfermi nell'animo consentono al seme di crescere e germogliare in loro; l'accolgono con gioia infantile, ma non sono in grado di resistere alle tentazioni e alle prove della vita. Le preoccupazioni del mondo, l'inganno della ricchezza e le più svariate bramosie sono altri gravi impedimenti perché il seme della parola attecchisca e porti frutto: molti ai nostri giorni si ritrovano in queste ultime categorie. I super affaccendati, gli ammagliati dal denaro, i malati delle più disparate bramosie non hanno più né orecchie né cuore per ascoltare ed accogliere il sussurro della Parola: c'è troppo chiasso dentro e fuori di noi per sentire Dio: molti non hanno tempo, altri non hanno voglia, altri ancora hanno mente e cuore inzavorràti, non c'è più spazio per l'ascolto. Grazie a Dio, però esiste anche il terreno buono, o bonificato dalla misericordia divina; lì il seme attecchisce e cresce portando, in misura diversa, frutti di buone opere. Capita allora che il seme sfama e nutre abbondantemente non solo chi lo ha accolto e fatto fruttificare, ma anche altri accedono, nella carità fraterna e nella genuina testimonianza, alla stessa mensa. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Ascoltate! Per la Bibbia, la fede nasce dall’ascolto. Ascoltare è aprire il cuore e la mente per accogliere il dono e il mistero dell’Altro. La folla è avvertita: esiste l’eventualità di non capire la parabola! E, infatti, quelli che non la capiscono sono proprio i discepoli! Il punto focale della parabola è l’affermazione di apertura dopo l’imperativo dell’ascolto: «Ecco, il seminatore uscì a seminare»: è giunto il tempo decisivo dell’intervento di Dio che, nonostante le difficoltà, sicuramente sarà coronato da successo. Una è la storia, uno il seminatore, uno il seme gettato con speranza nello stesso giorno in un unico campo. Ma il futuro del seme si apre alla sorpresa: i risultati sono diversi. Tanto diversi! Questa parabola racconta la storia del ministero di Gesù e, dopo di Lui, della comunità cristiana, di ogni evangelizzatore. Si tratta di una parabola cristologica, mentre la spiegazione data in privato ai discepoli è ecclesiologico-morale. Nella parabola l’attenzione è focalizzata sul seme, nella spiegazione sui terreni. La Parola di Dio non sempre e non dovunque è coronata da successo. Il fallimento fa parte della sua storia: il frutto non segue “automaticamente” la semina. I primi tre terreni vengono descritti con un crescendo di fallimento: il seme viene “rubato” prima ancora di potersi sviluppare; quando è già tenero germoglio, viene bruciato; quando è già una pianta cresciuta, viene soffocata. Dopo la triplice serie negativa, abbiamo la fase positiva: un triplice rendimento crescente tale da compensare il triplice fallimento precedente. Dunque, quello stesso seme seminato in quella stessa giornata certamente porta frutto. L’importante è non cedere, non scoraggiarsi dopo i primi tentativi. Il successo finale non è posto in un lontano futuro ma nel presente: qui e ora il frutto c’è! L’evangelizzatore però faccia attenzione: non si lasci afferrare dalla tentazione di “selezionare” i terreni, scegliendo quelli che gli sembrano “buoni”; bisogna saper seminare con larga generosità e il seme scriverà la sua storia. La Parola incontrerà da sé il terreno buono.

PREGHIERA

Signore Gesù, apri il mio cuore alla tua Parola, schiudi la conchiglia della mia anima perché non spenga l’entusiasmo e con la luce del tuo Amore possa portare i frutti da te sperati.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Gen 27, 2016 10:30 am

La parabola del seminatore ci insegna che nella vita la Parola di Gesù non deve essere portata via subito dal demonio, non deve essere accolta e poi abbandonata e nemmeno preoccuparci per cose inutili ma bisogna accoglierla e farla germogliare in noi come un frutto buono.
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Giovanna Maria

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Sabato della III settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Gen 30, 2016 10:31 am

Sabato della III settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 4,35-41)
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore.

OMELIA

Stiamo costatando, dopo secoli di storia, quanto sia facile ancora oggi, in nome di una fede e di una appartenenza religiosa, creare steccati e muri di divisione. Molti con zelo si sono posti a difesa dei propri recinti, rendendoli di fatto inaccessibili. Gesù invita i suoi a passare all'altra riva! Bisogna avere il coraggio di valicare i confini e remare insieme ad altre barche. Bisogna affrontare insieme i rischi della traversata della vita quando le mete ci accomunano. Quando poi, come spesso accade, si solleva la tempesta del vento e i flutti inondano le barche, è lo stesso Signore che sgrida i venti e impone al mare, con la sua forza divina, di tacere e calmarsi. Anche gli occupanti le altre barche godono dello stesso prodigio, anche se non hanno con se il Cristo. Quella tempesta di vento ci ricorda in modo evidente, l'infuriare delle passioni umane. Ci ricorda le dispute e le divisioni, l'oltranzismo e l'integralismo religioso. Gesù fa tacere questi venti e rimprovera i suoi per la poca fede manifestata nel pericolo. È vero che mentre infuriano le tempeste e la paura ci assale, egli ci dà talvolta l'impressione di una colpevole assenza, ma, dopo tante testimonianze di amorose premure, non dovremmo più dubitare neanche quando egli dorme. Evidentemente è la mancanza e la debolezza di fede a convincerci dell'assenza e del disinteresse del Cristo nei nostri confronti. Non dovremmo forse concludere che purtroppo solo in momenti di crisi ci interroghiamo sul Signore e desideriamo la sua presenza salvifica? Non dovremmo invece vivere costantemente in comunione con Lui in modo da sentirlo sempre presente? (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Il racconto è davvero una parabola in atto, di nascondimento e rialzamento, di morte e vita. I discepoli vengono messi alla prova per vedere se, nella loro vita concreta, hanno capito la parola sul seme. Ma l’esito è negativo: i discepoli non hanno capito nulla! Gesù è nella barca e dorme. È notte, e in questa notte la comunità dei discepoli incontra una tempesta in mezzo al lago, chiamato da Marco mare, simbolo delle potenze del caos. E dentro questo tempestoso caos, Gesù dorme, in contrapposizione alla nevrotica agitazione e paura dei discepoli. Moltissime pagine della Bibbia sono intrise dell’inquietante inchiostro del silenzio di Dio, bagnate dalle lacrime di credenti che, dinanzi al dramma dell’umano dolore, si chiedono: «Ma Dio dov’è?». È il silenzio dell’inaudito! È il Deus absconditus! Il Dio che sempre si sottrae alla vista e, nel dramma dell’umano dolore, anche all’udito. Entrare nel patto di fede con Dio significa ascoltare il suo silenzio come sottile voce del suo parlare. Cristo ci insegna che tutte le tempeste e le paure provengono dalla nostra mancanza di fede. A chi con angoscia pensa a questi tempi burrascosi, a tutti i pessimisti, a tutte le chiese che temono di andare a fondo, Gesù risponde con meraviglia: «Non avete ancora fede?». Le nostre angosce e paure nascono dal non aver capito nella nostra vita «chi è Costui». È la domanda che attraversa tutto il Vangelo di Marco. I discepoli in mezzo alla tempesta siamo noi in mezzo alle difficoltà. Spesso abbiamo paura perché non abbiamo fiducia in Gesù, perché non sappiamo cogliere i segni di speranza che ci sono intorno a noi. Dio ci parla anche in questa situazione di silenzio, ma esige la nostra fede. E purtroppo ne abbiamo poca! C’è la poca fede di chi non ha il coraggio di lasciare tutto per Gesù; c’è la poca fede di chi pretende una presenza del Signore chiara e accompagnata da ripetute verifiche. È questa una fede immatura, perché confonde il “silenzio” con l’assenza del Signore, confonde il permanere dell’opposizione con la sconfitta del Vangelo. Ma la vera fede consiste nell’abbandono pieno a Gesù.

PREGHIERA


Signore Gesù, aiutami a capire te e il tuo Vangelo perché di fede e fiducia sia pieno il mio cuore, dammi la grazia di vincere angoscia e paura, e abbracciami con il tuo eloquente silenzio perché la mia vita consegni sereno al sorriso del tuo avvolgente Amore.


Ultima modifica di Andrea il Sab Gen 30, 2016 2:25 pm, modificato 3 volte

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