Vangelo di Gesu' - Anno C

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Ott 24, 2016 11:12 am

Gesù guarisce una donna curva nel giorno di sabato e questo desta lo sdegno del capo della sinagoga perchè il giorno di sabato non si deve lavorare, ma Gesù all'ipocrisia di costui dice che anche loro sciolgono gli animali per abbeverarli il giorno di sabato, mentre una donna che stava curva per colpa di Satana non è più importante? A queste parole tutti i suoi avversari si vergognavano mentre il popolo esultava per ciò che faceva. Per Gesù la priorità siamo noi e tutti coloro che credono in Lui, non sopporta l'ipocrisia e ammira la fede, e in Lui dobbiamo sempre credere perchè Egli ci libera da ogni male sia fisico che spirituale.
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Martedi della XXX settimana del _Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Ott 25, 2016 6:37 am

Martedi della XXX settimana del _Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 13,18-21)

Il granello crebbe e divenne un albero.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».


Parola del Signore.

OMELIA

Il Vangelo odierno contiene due brevi parabole sul regno di Dio: il granellino di senapa e il lievito nella massa di farina. La prima ne sottolinea la crescita in estensione, la seconda ne mostra la profondità. Ciò che importa è l'arbusto pieno di rami, dove si annidano gli uccelli e l'impasto fermentato. Le due immagini, riferite al Regno, si fondono insieme: indicano l'aspetto universale del Regno, aperto a tutti gli uomini. "Dio non fa preferenza di persone", tutti sono accetti. L'intenzione di Gesù è chiara. Siamo alla sua scuola. Siamo suoi discepoli. Egli vuole farci comprendere la sua presenza in noi, il suo vivere in noi. "Il mio regno è in mezzo a voi". Nella fede infatti abbiamo accolto quel seme e quel lievito la Parola - non nella pienezza, ma nella crescita. Nella pazienza poi e nella fedeltà quotidiana lo faremo crescere in noi e attorno a noi, fino alla pienezza "della misura che conviene alla piena maturità di Cristo in noi". Ecco perché queste due parabole ci mettono di fronte a un grande problema personale. E' vero che il granellino di senapa sta crescendo in noi? E' vero che quel poco di lievito sta fermentando sempre di più la nostra vita? Dio continua a operare cose grandi attraverso il nostro piccolo. Continua a rivelare il suo mistero infinito attraverso il nostro a volte incerto quotidiano. L'apostolo Paolo ne era convinto e lo esprime così: "La vita che io vivo nella carne, la vivo nella fede di colui che mi ha amato e ha dato la sua vita per me". (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE

Gesù utilizza linguaggi e comportamenti diversi, differenti generi letterari e toni di voce per annunciare il Regno. Oggi il suo repertorio ci propone due brevissime parabole per capire cos’è e come funziona il Regno di Dio. È simile ad un granello di senape, è simile al lievito, in quanto è destinato a crescere e a trasformare i cuori e il mondo. I verbi fondamentali per dirci cosa dobbiamo fare noi sono: “prese e gettò nel suo giardino,prese e mescolò”. Altrimenti, il seme resta seme e il lievito resta fermo. Il seme gettato nel giardino sprigiona la sua forza, cresce, si espande, diventa albero accogliente, capace di ospitare gli uccelli. Il lievito mescolato trasforma tutta la farina, la rende commestibile, e pure buona e saporita. Detto diversamente: l’esperienza di Dio ci lascia chiusi in noi stessi o sa di accoglienza e ospitalità? Ancora, diffonde buon odore, sa di fragranza di pane caldo, è un’avventura che trasforma la vita, la fa e ci fa lievitare, ci rende pane gustoso per sfamare gli uomini, ci rende commestibili per i bisognosi? Il “Date voi stessi da mangiare” ci invita a non declinare questo dovere, ma a metterci in gioco per offrire noi stessi, come pane spezzato per nutrire gli affamati. Non si tratta di fare rumore o accendere i riflettori quando accogliamo Dio, ma di credere alla grande forza della sua piccolezza, all’efficacia silenziosa e potente del suo agire nel cuore degli uomini. Chi direbbe mai che un albero così grande venga da un seme così piccolo, o che quel pane profumato è in obbligo ad un lievito così tanto acido? E così la nostra vita può essere o restare piccola, da non servire a nessuno e neppure a noi, oppure, può crescere e può accogliere tutto e tutti dentro di sé, dal momento che, come pane, ha accolto Dio. Possiamo restare acidi come o più del lievito, oppure gustosi come quel profumo di pane che, con nostalgia, ce ne ricorda la bontà. E, a dire se spandiamo fragranza o siamo rimasti acidi, saranno ancora gli altri e, soprattutto, Dio.

PREGHIERA

Signore, fa’ che la nostra vita, come la tua, sia cibo e nutrimento per gli altri. Sia amore e servizio per tutti, che profumi di bontà e di accoglienza, affinché dentro il nostro cuore si possano sentire a casa loro. E che tutto questo, di giorno in giorno, profumi di bontà e cresca come seme e come lievito.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mar Ott 25, 2016 9:32 am

Due brevissime parabole ci parlano della venuta del Regno di Dio.
Come ci racconta Luca, l'inizi del Regno possono apparire insignificanti, il futuro non dipende dalle aspettative degli uomini, ma è Dio che getta quel seme nella nostra vita, piccolo è nascosto può divenire un grande albero pronto ad ospitare e nutrire dei frutti che sono maturati a conferma che il Regno, testimoniato può dare molti frutti..così è per il lievito, avvolto nella farina, aspetta nel silenzio di far lievitare tutta la farina., nell'attesa siamo invitati a «fermentare» di Cristo luce i fallimenti che prima o poi aggrediscono ogni uomo. Queste parabole ci dicono di guardare e saper leggere il senso della storia.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  enricorns2 il Mar Ott 25, 2016 10:12 am

Le parabole ci insegnano che il dono di Dio della fede non è un fatto intimistico, ma un fermento da inserire nella nostra vita e in quella degli altri.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Ott 25, 2016 10:48 am

Il Regno di Dio per Gesù è una piccola cosa come un granello di senape o un pò di lievito che viene messo nel cuore di chi crede per poi poter diventare una fede gigantesca come l'albero di senape o la pasta tutta lievitata. E' un dono preziosissimo che va custodito con amore oltre che con fede, solo così potrà diventare un gigante nel nostro cuore.
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Mercoledi della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Ott 26, 2016 8:41 am

Mercoledi della XXX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 13,22-30)

Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici!". Ma egli vi risponderà: "Non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!". Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».


Parola del Signore.

OMELIA

La vita di ogni uomo, il percorso di ritorno a Dio di tutta l'umanità è paragonabile ad un duro ed incerto incedere nel deserto, dove tutto è arido e la segnaletica è quasi inesistente. Tutto ci è già stato descritto nella narrazione biblica dell'Esodo. Oggi Gesù, interpellato sul numero di coloro che si salvano, ci parla della porta stretta. Vuole ricordarci che bisogna farsi piccoli ed umili per entrarci, bisogna faticare duro ed essere perseveranti e puntuali all'appuntamento per evitare il gravissimo rischio di arrivare in ritardo e trovare la porta chiusa. Accadde anche alle vergini stolte rimaste senz'olio. Nessuno allora potrà accampare scuse dinanzi al giusto giudizio di Dio; a nulla varrà il vanto di pretese intimità con Dio non suffragate dalla verità e dall'autenticità dei nostri comportamenti. Ci sentiremo dire con sgomento: "in verità vi dico, non vi conosco". Quando la fede si spegne o licenziamo Dio dalla nostra vita, non solo smarriamo la via del Regno, ma la rendiamo colpevolmente inaccessibile a noi stessi e ci ritroviamo fuori, proprio come accadde ai nostri progenitori dopo l'esperienza del primo peccato. Gesù però, ancora una volta, ci conforta: egli si definisce la porta delle pecore. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE

Gesù utilizza linguaggi e comportamenti diversi, differenti generi letterari e toni di voce per annunciare il Regno. Oggi il suo repertorio ci propone due brevissime parabole per capire cos’è e come funziona il Regno di Dio. È simile ad un granello di senape, è simile al lievito, in quanto è destinato a crescere e a trasformare i cuori e il mondo. I verbi fondamentali per dirci cosa dobbiamo fare noi sono: “prese e gettò nel suo giardino,prese e mescolò”. Altrimenti, il seme resta seme e il lievito resta fermo. Il seme gettato nel giardino sprigiona la sua forza, cresce, si espande, diventa albero accogliente, capace di ospitare gli uccelli. Il lievito mescolato trasforma tutta la farina, la rende commestibile, e pure buona e saporita. Detto diversamente: l’esperienza di Dio ci lascia chiusi in noi stessi o sa di accoglienza e ospitalità? Ancora, diffonde buon odore, sa di fragranza di pane caldo, è un’avventura che trasforma la vita, la fa e ci fa lievitare, ci rende pane gustoso per sfamare gli uomini, ci rende commestibili per i bisognosi? Il “Date voi stessi da mangiare” ci invita a non declinare questo dovere, ma a metterci in gioco per offrire noi stessi, come pane spezzato per nutrire gli affamati. Non si tratta di fare rumore o accendere i riflettori quando accogliamo Dio, ma di credere alla grande forza della sua piccolezza, all’efficacia silenziosa e potente del suo agire nel cuore degli uomini. Chi direbbe mai che un albero così grande venga da un seme così piccolo, o che quel pane profumato è in obbligo ad un lievito così tanto acido? E così la nostra vita può essere o restare piccola, da non servire a nessuno e neppure a noi, oppure, può crescere e può accogliere tutto e tutti dentro di sé, dal momento che, come pane, ha accolto Dio. Possiamo restare acidi come o più del lievito, oppure gustosi come quel profumo di pane che, con nostalgia, ce ne ricorda la bontà. E, a dire se spandiamo fragranza o siamo rimasti acidi, saranno ancora gli altri e, soprattutto, Dio.
PREGHIERA

Signore, fa’ che la nostra vita, come la tua, sia cibo e nutrimento per gli altri. Sia amore e servizio per tutti, che profumi di bontà e di accoglienza, affinché dentro il nostro cuore si possano sentire a casa loro. E che tutto questo, di giorno in giorno, profumi di bontà e cresca come seme e come lievito.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Ott 26, 2016 9:36 am

In molte costruzioni antiche, anche nella basilica della Natività a Betlemme bisogna chinarsi per varcare la porta d’ingresso e accedere così alle varie stanze. Chinarsi è lo stesso movimento che oggi ci invita a fare Gesù: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta… chinarsi all'invito di Gesù è cambiare la nostra vita e l'immagine della porta stretta che ci riporta all'urgenza della conversione. L'evangelista Luca ci consegna alcuni detti di Gesù riguardando il giudizio finale:... Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!". Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. ..di fronte a Dio, non vi sono diritti di appartenenza, e non ci è dato di sapere i numeri dei salvati, ma Gesù ci invita a non rischiare di essere lasciati fuori della porta.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Ott 26, 2016 11:35 am

Un tale si avvicina a Gesù e gli chiede a bruciapelo se sono pochi coloro che si salvano, e Gesù risponde di sforzarsi per passare alla porta stretta che è poi il Regno di Dio e Gesù stesso, perchè molti la cercheranno e quando verrà chiusa per sempre non basterà dire che erano suoi amici perchè Lui dirà che non hanno trovato quella porta, e tutti coloro che la troveranno siederanno alla mensa di Dio insieme ai grandi Patriarchi d'Israele: Abramo, Isacco e Giacobbe, e chi non la troverà quella porta sarà pianto e disperazione.
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Giovedi della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Ott 27, 2016 8:22 am

Giovedi della XXX settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 13,31-35)

Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.


Dal Vangelo secondo Luca
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: "Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme".
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"».


Parola del Signore.

OMELIA

Il linguaggio di Gesù, secondo lo stilo proprio orientaleggiante, è spesso permeato di sottili allegorie, non sempre di immediata comprensione per noi non assuefatti a quello stile. Erode, che sta tramando contro di lui, viene definita una volpe per designare la sua astuzia malvagia. Dichiara poi che egli, nonostante le minacce e il reale pericolo deve compiere la sua missione ed ha bisogno di tre giorni. Anche qui il Signore sottintende quanto avverrà dopo la sua morte; egli risorgerà dopo tre giorni. E' il tempo che intercorre tra la morte e la vita. Egli sta compiendo miracoli e prodigi che anticipano quell'evento. Non dimentico però del clima ostile che deve respirare nella città santa, Gerusalemme, Gesù ci fa ascoltare il suo lamento accorato nei confronti di quella città e dei suoi abitanti: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». C'è un contrasto terribile tra le cure riservate a quella città e l'ingratitudine e la violenza con cui hanno risposto agli inviati dal Signore. È sempre grave il peccato in ogni sua forma, ma quello dell'ingratitudine ad un amore di predilezione è sicuramente particolarmente doloroso. È il peccato dei prediletti, di un popolo e di una città, che solo per scelta divina dovevano brillare di luce e di grazia e avrebbero dovuto accogliere l'Atteso delle genti come il dono più grande che si potesse desiderare. Invece anche dinanzi al Figlio di Dio continua l'ostilità e già sono in atto trame di morte. Siamo invitati ad un attento esame di coscienza per non cadere nel tremendo errore di ricambiare con l'ingratitudine l'infinito amore che è stato riversato nei nostri cuori. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE
Di Dio si è detto e si dice un po’ di tutto. Ma dire di Dio che è o che agisce “come una gallina”, ci appare non rispettoso e pure offensivo. Ma se a dirlo di sé è Lui stesso, allora cambia tutto. Oggi, infatti, per quell’estremo suo tentativo di farci capire quanto ci ama e quanto ci ha provato, Gesù arriva a dirci che fa come una gallina. Ci mette tutta la tenerezza possibile, sì, come quella di una chioccia, disposta a covare le uova, a farle schiudere e a raccogliere i suoi piccoli nel loro bizzarro girovagare. Ma noi non glielo abbiamo permesso, ci siamo rifiutati, siamo fuggiti. Tutto il discorso di Gesù, in risposta a quanti lo avvertivano di stare attento e, dunque, di scappare da Erode che cercava di ucciderlo, risente di questa amarezza e delusione. E, come possiamo notare, ha parole forti, quasi di sfida per tutti. Erode lo apostrofa come “volpe”, ma usa parole forti e pure accorate per i suoi figli di ieri e quelli di oggi, che siamo noi. Quanto a Erode, Gesù non si lascia intimorire o spaventare da lui, per questo non cambierà programma ma lo porterà a termine, per i giorni e il tempo che sarà necessario; quanto a noi, egli ribadisce che ha tentato in ogni modo di raccoglierci, ma senza risultato. È pieno di amarezza e, ancor di più, di tenerezza per Gerusalemme, per tutti e per noi. “Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte e come ci ho provato, ma nulla, vi siete ostinati”. Se è grande la sua delusione, sappiamo con certezza che più grande è la sua tenerezza. E se per dircelo nell’Antico Testamento ha scomodato la maestà dell’aquila che veglia la sua nidiata, ora si è abbassato e umiliato alla stregua di una chioccia, quando, con infinita tenerezza, cerca di raccoglierci sotto le sue ali.

PREGHIERA

Signore, donaci di affrontare con coraggio e con preghiera perseverante il combattimento contro il male. Coscienti della nostra debolezza e incapacità di resistere all’assalto del maligno, fa’ che possiamo attingere forza dalla fede, dalla verità e dalla giustizia, che sono dono tuo e del tuo Santo Spirito.


Ultima modifica di Andrea il Ven Ott 28, 2016 8:04 am, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Ott 27, 2016 10:05 am

I farisei dicono a Gesù di andarsene perchè Erode lo vuole uccidere, ma Gesù risponde che la sua missione di salvezza è più importante di qualsiasi minaccia di morte. Poi parla di Gerusalemme, una città che è stata visitata da profeti e da mandati da Dio Padre e gli uomini li hanno uccisi perchè non volevano credere alle loro parole e così sarà con Gesù, e dice che non ritornerà in quella città se non quando gli diranno: benedetto colui che viene nel Nome del Signore e poi dopo pochi giorni lo uccideranno come hanno fatto con i profeti prima di Lui.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Gio Ott 27, 2016 2:47 pm

L'appello di Gesù a Gerusalemme prende spunto da un evento preciso: l'informazione ricevuta da Gesù che Erode Antipa, tetrarca  della Giudea, lo cerca per ucciderlo. Gesù assume un tono profetico rivolgendosi direttamente a Gerusalemme. La fine della città, ormai avvenuta quando Luca scrive, diviene ammonimento diretto ad ogni credente che credono di essere salvi, ma la salvezza passa in realtà attraverso il <camminare> di Gesù verso la sua morte e risurrezione. Il lamento di Gesù verso il  popolo che non ha voluto riconoscere il Cristo atteso da sempre è di tristezza, sa di ingratitudine verso Colui che per amore ha dato la sua vita...E non soltanto per l’amore di Gerusalemme. Infatti questo passo del Vangelo non riferisce soltanto parole datate.  Queste parole riguardano me che sto trascrivendo tali pensieri e riguardano te che li leggi o li ascolti. L’atteggiamento di Gesù e in particolare il suo affetto per noi sono i medesimi da duemila anni. Seduto alla destra del Padre, ancora oggi ci rivolge un invito ogni volta che ascoltiamo la sua parola e attende paziente che gli diciamo:"Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"».
 
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Venerdi dellas XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Ott 28, 2016 8:06 am

Venerdi dellas XXX settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 6,12-19)

Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.


In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.


Parola del Signore.

OMELIA

Simone e Giuda, due nomi di una lista di dodici, due di cui sappiamo ben poco, due del gruppo degli apostoli, il gruppo che impegna tutta la notte di preghiera di Gesù affinché la sua scelta sia in sintonia con la volontà del Padre. Spesse volte, leggendo l'elenco, lancio una provocazione: forse Gesù era assonnato dopo la notte di preghiera? Dico: avete visto che razza di gente sceglie? Nessuno di noi, credetemi, sarebbe riuscito a mettere insieme gente così diversa. Intellettuali come Giovanni con pescatori come Pietro, pubblici peccatori come Matteo il pubblicano con fedeli farisei come Bartolomeo, conservatori come Giacomo con aspiranti terroristi come Simone lo zelota, che oggi ricordiamo come santo. Gli zeloti: una setta segreta che voleva con l'uso della violenza liberare Israele dall'occupazione romana; con sé abitualmente portavano un coltello per uccidere qualche romano, tra le loro fila, probabilmente, si schierava Barabba. Tra i dodici, Gesù sceglie un violento, un aspirante terrorista, che però diventerà santo. Simone verrà come perforato dall'umiltà e la remissività del Maestro, capirà che l'amore è più forte e devastante della violenza...
Rileggiamo questa pagina quando vogliamo insegnare a Dio come rifare la Chiesa. Fidiamoci della scelta del Signore Gesù quando vorremmo far diventare le nostre comunità dei club di persone devote e omologare le diverse sensibilità. Non ci siamo scelti, Dio ci ha scelto e l'unica cosa che davvero ci lega è la grande passione verso il Maestro. La Chiesa, popolo di discepoli, scuola di vangelo, non raccoglie bravi ragazzi, ma raccatta chiunque si lasci chiamare, cioè noi. Stemperiamo le nostre intemperanze, allora: anche gli accesi e gli iracondi hanno un loro patrono, Simone zelota. Tutti possono diventare cittadini del Regno e tutti dobbiamo imparare a guardare oltre. La preghiera di Gesù la dice lunga sullo stile di Dio, che ama l'impresa impossibile, che ci propone un modello di apostolato per le nostre comunità. La croce fonderà i cuori di questi uomini diversi, la resurrezione li renderà un unico, acceso annuncio di luce per ogni uomo.
Simone lo zelota, Giuda Taddeo convertano le nostre comunità alla tolleranza e all'accoglienza, Signore, le aprano alla logica della ricchezza nella diversità e ci aiutino, oggi a passare dalle nostre logiche alle sconcertanti e logiche di Dio che tutti ama, tutti accoglie, tutti rende santi... (Paolo Curtaz)



MEDITAZIONE
Luca ci racconta la chiamata dei dodici Apostoli nella maniera apparentemente più semplice, fornendocene solo l’elenco. Ma dal contesto in cui matura e da ciò che accade in mezzo alla folla, si capisce che è avvenuto un nuovo big bang. È l’inizio di una missione che ha cambiato il destino degli uomini e il volto del mondo. La scelta si sviluppa nel cuore della notte, matura dentro una lunga preghiera e soprattutto nasce dall’amore di Gesù. All’alba del nuovo giorno, chiamò i suoi discepoli e scelse chi volle: «ne scelse dodici». Per distinguerli, impose il nome nuovo di “Apostoli”. Inviati ad evangelizzare il mondo, la loro vita è ormai intimamente legata a quella del Maestro. Luca racchiude la scelta nei verbi: “chiamò a sé, ne scelse dodici, diede il nome”. Sono scelti per stare con lui, per andare e portare Gesù agli uomini, con la parola, la testimonianza e pure l’offerta della vita. Tutto questo è nel nome che hanno, o che Gesù cambia. Perché nel nome è custodito ciò che siamo, ciò che Dio pensa e vuole da noi, la ragione per cui ci ha scelti prima della creazione del mondo e nasciamo nel tempo. Nel nome è declinata tutta la vita, la singolarità e l’irripetibilità della nostra esistenza, ciò che abbiamo e siamo. Dentro il nome, non a caso, c’è tutto. Quel che siamo e saremo, quel che potremo essere e faremo. E così Simone non è soltanto Simone, è Pietro, con tutto quello che significherà per lui e per la Chiesa. Nel bene, come lo è per i primi tre Apostoli, sempre presenti nel ministero di Gesù, o nel male come lo è drammaticamente per Giuda, il traditore. La loro missione è accompagnare Gesù, scendere e salire con lui: in mezzo alla folla e nel deserto, sul monte o in mezzo al mare, sulla croce e dentro il martirio. È la chiamata a sperimentare, annunciare e testimoniare per il mondo, che da Gesù, e solo da lui, usciva ed esce una forza che guarisce tutti. Perché da nessuno, come da lui e dal suo fianco squarciato, è mai uscito per noi un fiume di amore, così grande e forte, così invincibile e inesauribile.

PREGHIERA

Signore, tu che sei la pietra angolare e il fondamento della Chiesa, fa’ di noi pietre vive per essere tempio santo e dimora di Dio nello Spirito Santo. Signore della storia, alla sera di tutto, scrivi il nostro nome in cielo nel libro della vita.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Ott 28, 2016 10:39 am

Gli Apostoli sono stati scelti da Gesù per la futura missione che li attende: evangelizzare il mondo nel Suo Nome e fare le stesse cose che fa Lui: guarire i malati, gli indemoniati e portare a tutti il messaggio d'amore di Gesù. Loro faranno le veci di Gesù quando Lui non sarà più su questa terra, ma fino a quando c'è la folla lo cerca, lo ascolta e Lui si fa anche toccare perchè da Gesù esce una forza che nessun altro ha.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Ven Ott 28, 2016 2:36 pm

La preghiera al Padre accompagna ogni decisione di Gesù....a trascorso una notte in preghiera e all'alba di un nuovo giorno Gesù chiama a se dodici discepoli, scelti  come cardine della futura Chiesa. Li chiamerà Apostoli e avranno il compito di continuare la missione di Gesù quando Lui lascerà questa terra....in questo brano Luca fa un elenco di coloro che sono stati chiamati da Gesù sottolineando  le loro caratteristiche, sarà una Chiesa guidata da strane persone, ma Colui che conosce l'oggi e il domani,  sa bene che per il suo amore doneranno la propria vita.


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Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Ott 29, 2016 9:31 am

Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 14,1.7-11)

Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

Dal Vangelo secondo Luca
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cédigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».


Parola del Signore.

OMELIA

Il Vangelo di oggi ci riferisce di un certo lavoro che, questa volta, Gesù proibisce egli stesso a tutti, non solo nel giorno di sabato, ma sempre. Entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare, stava a vedere come la gente si sistemava, e vide appunto che tutti miravano ai primi posti. Questo è un lavoro che tutti sappiamo fare molto bene, ed è un lavoro che rende e piace, perché i primi posti significano esaltazione, proprio prestigio, onorificenze. Di fronte a questa gara individuale nei confronti degli altri, Gesù propose loro con la parabola degli invitati a nozze di scegliere gli ultimi posti; così che venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato. La proposta di Gesù non è una semplice regola di educazione, né stratagemma per migliorare la propria posizione. E' invece la rivelazione del giudizio di Dio, che valuta in modo opposto al nostro. E' quanto Gesù ci ha manifestato e ciascuno di noi è chiamato a vivere. Egli ha scelto l'ultimo posto, si è fatto servo di tutti e si è umiliato. Suoi amici sono quanti fanno altrettanto. Questa umiltà è un atteggiamento religioso che ha a che vedere con il posto nel banchetto del regno di Dio, che umilia il superbo e innalza l'umile, come cantò la Vergine Maria nel suo Magnificat. Solo l'umile dà gloria a Dio e riceve da lui gloria. Il superbo invece dà gloria al proprio io e resiste a Dio. L'ultimo è il posto di Dio: lì troveremo Gesù, nostro Maestro. E questo è il motivo per cui Dio ama gli ultimi. Solo questi partecipano al banchetto del Regno, che la misericordia del Padre imbandisce per il figlio perduto e ora ritrovato. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE

Gesù è invitato ad un grande pranzo, ad un pranzo di rappresentanza, nella casa di un personaggio importante, un capo dei farisei. Non sappiamo perché abbia accettato l’invito, dal momento che egli è stato molto critico con loro. Ma oggi la polemica non è contro i farisei, vale per tutti, noi compresi. Come se fossimo invitati ad un pranzo di nozze. Metafora del banchetto della vita, al quale partecipiamo, senza nostro merito o desiderio. Quello che Gesù osservò e disapprovò allora, continua ancora ad accadere sistematicamente. Purtroppo, anche in noi suoi seguaci, che più e meglio di altri dovremmo assimilare la sua lezione. Chi nel suo agire non è portato a farsi largo a spintoni, o non ha finto di far strada agli altri per farsi strada? Chi può affermare con sincerità che suo progetto di vita è far passare avanti gli altri, o lottare per l’ultimo posto non ambito da nessuno? Pensare ed agire così, ci appare normale e anche giusto. Non c’è da scomodare parole grosse come carrierismo, arrivismo, successo, sebbene in maniera subdola sono striscianti nel cuore di tutti. E ci vuole una continua attenzione e disciplina per non lasciarsene conquistare. La regola di Gesù è un’altra: “Quando sei invitato, non scegliere il primo posto, ma l’ultimo”. Alla prima scelta è legata la vergogna di doverlo cedere, alla seconda l’onore di venire avanti da chi ti ha invitato. Ma ti deve onorare più di tutto sentirti dire “Amico” dal signore della casa, che è il Signore di tutto e di tutti. Dobbiamo puntare al suo riconoscimento, non a quello degli uomini. Perché se gli uomini ci lodano non aumentano la nostra gloria, e nemmeno la diminuiscono se ci biasimano. Perché, ci ricorda san Francesco, tu sei quanto sei davanti a Dio. E questo non te lo può togliere o aumentare nessuno. Gesù ci conferma che la via dell’esaltazione non è il fai da te o il fare contro gli altri, ma soltanto l’umiltà. E non dobbiamo scegliere l’ultimo posto neppure per essere chiamati a passare avanti, ma perché per amore l’ha scelto Gesù. E questo ci dovrebbe bastare.

PREGHIERA

Donaci, Signore, la sete ardente di te, per cercarti sempre e in tutto, come la cerva assetata anela ai corsi d’acqua. E fa’ che la nostra vita non sia guidata dalla smania di primeggiare, ma dal desiderio di servire, per trovare ristoro e pace solo in te e nella tua casa.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Ott 29, 2016 10:49 am

Gesù con la parabola di chi vuole stare ai primi posti, insegna che la cosa più importante è l'umiltà. Chi vuole occupare i primi posti sarà umiliato mentre chi si siede agli ultimi sarà esaltato. Ed è la stessa cosa con Dio: chi vuole essere primo sarà ultimo, mentre gli ultimi saranno grandi davanti a tutti.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Sab Ott 29, 2016 5:36 pm

La parabola che riguarda il banchetto, prende spunto dall'osservazione fatta da Gesù sui posti scelti dai diversi commensali. La tendenza dell'uomo a prendere i primi posti non denota soltanto  un comportamento arrivista, ma, molto di più, mette in luce la tentazione di  
giustificarsi di fronte alla propria coscienza per le azioni con una motivazione fittizia. Nel giorno delle “nozze”, il padrone di casa lo porterà alla dolorosa conoscenza di sé. Gli negherà quel posto d’onore per cui tanto si sarà dato da fare al banchetto della vita terrena.
Nella comunità dei credenti non esistono <primi posti>, l'umile sa quale sia il suo posto: solo così possiamo riconoscere con veridicità il posto che occupiamo e il compito che siamo chiamati a svolgere.
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Domenica della XXX settimana del Tempo ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Ott 30, 2016 6:31 am

Domenica della XXX settimana del Tempo ordinario


VANGELO (Lc 19,1-10)

Il Figlio dell'uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gerico ela stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».


Parola del Signore.

OMELIA


Nel Vangelo di oggi emerge, simpatica ed accattivante, la figura del piccolo Zaccheo. Lo potremmo definire un curioso di Dio, un cercatore di Cristo e, volendo, un arrampicatore sui sicomori. Egli si stacca dalla folla, si libera dall'anonimato, arrampica su un sicomoro, vuole vedere chi è Gesù; per ora non osa sperare di più. Il Signore però trascende i desideri degli uomini e si rende visibile e comprensibile a chi lo cerca con cuore sincero. Gesù guarda con simpatia Zaccheo, rannicchiato tra i rami, e lo invita a scendere "Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". Gesù attua con Zaccheo la sua solenne promessa e la esplicita ulteriormente dicendo: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa". La salvezza coincide con una totale e sincera conversione: Zaccheo alla presenza del Cristo, fa un attento e puntuale esame della sua vita, riconosce i propri errori, si mostra sinceramente pentito, li dichiara in una pubblica confessione alla presenza del Signore, si impegna concretamente a riparare per il maltolto e si rende disponibile a dare ai poveri la metà dei suoi averi. È un esempio mirabile di autentica confessione sacramentale dove tutti gli elementi vengono scrupolosamente e pienamente osservati. Il vero protagonista della storia è però ancora una volta lo stesso Signore: è lui che prende l'iniziativa, lui si autoinvita a casa di Zaccheo, è lui l'autore principale che lo induce alla confessione e alla conversione. Zaccheo potrebbe essere il patrono dei convertiti e anche dei piccoli di statura, di tutti coloro che per vedere qualcosa o qualcuno debbono arrampicarsi su un albero purché non vengano a trovarsi in un deserto! (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE
Se c’è una nostalgia che ci accompagna tutti e sempre, è quella di volere vedere e incontrare Dio. E Gesù, per accogliere e appagare questo struggente desiderio del nostro cuore, si è fatto uomo come noi. Oggi Zacchèo è il concentrato e il portavoce di questo desiderio che portiamo dentro. Ma in lui ci sono pure i limiti che abbiamo, e che rendono impossibile vedere Gesù. Quanto è vero che siamo “piccoli di statura” e che ci perdiamo in mezzo alla folla anonima. Ma quest’uomo ci invita a non scoraggiarci: un vero desiderio, specialmente quello di vedere Dio, alla fine la spunta. Il suo stratagemma, di correre avanti, di salire su un albero, ci insegna che quando veramente vogliamo qualcosa, e soprattutto qualcuno, raggiungiamo l’obiettivo. Specialmente quando sappiamo, e lo dobbiamo sapere, che complice di questo nostro anelito è Dio stesso. Egli, infatti, si vuole donare a noi più di quanto noi lo cerchiamo. Per questo la storia, più che una nostra ricerca di Dio, è la ricerca appassionata che Egli fa di noi, fin dalle prime battute nel paradiso terrestre. Gesù ci invita a scendere da tutti i nostri piedistalli, perché l’incontro vero con lui avviene nella normalità, nella nostra casa, nel nostro cuore, avviene per un suo autoinvito a cui tiene tanto e che, in attesa della nostra disponibilità, da sempre ci propone. Zacchèo ci mostra come accogliere questo invito, e soprattutto il Signore: in fretta, e con il cuore pieno di gioia. Inoltre, ci insegna che accoglierlo veramente significa cambiare radicalmente la nostra vita; significa condividere i nostri beni con i poveri; restituire quanto abbiamo defraudato. L’apertura a Dio è direttamente proporzionata all’apertura agli altri. Lasciamo che si continui a mormorare che Dio preferisce stare con i peccatori. Ci conviene, perché così sta con noi. Nel suo amore infinito, Dio Padre ci dona suo figlio Gesù, il quale lascia il cielo per venire a cercare e salvare noi peccatori. E così la sua salvezza ci giunge e ci raggiunge.
PREGHIERA

Signore, ti vogliamo accogliere subito e con gioia nella nostra vita. E sebbene siamo piccoli e peccatori, vieni nella nostra casa. Tu non disdegni di metterti a tavola con noi peccatori, perché mentre gli altri e noi stessi giudichiamo, tu invece sei venuto per salvarci, per salvare noi che altrimenti saremmo perduti.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Ott 30, 2016 11:11 am

Zaccheo vuole vedere Gesù e ci riesce a modo suo, e vedendolo Gesù gli dice che vuole fermarsi a casa sua. Zaccheo pieno di gioia lo accoglie volentieri e fa un radicale cambiamento di vita: dice a Gesù che le metà dei suoi beni la darà ai poveri e a chi a frodato restituirà tutto con gli interessi, e Gesù commenta che la salvezza è entrata in quella casa perchè anch'egli è un figlio di Abramo. Un incontro con Gesù cambia sempre la vita delle persone, perchè Egli vuole la nostra salvezza come a Zaccheo, che da peccatore è diventato benefattore perchè ha visto in Gesù la salvezza della sua vita.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Dom Ott 30, 2016 2:53 pm

Luca ambienta questo episodio a Gerico. A Gerico si trovava un posto di controllo doganale dell’amministrazione romana. Zaccheo era il capo dei controllori, per questo non era amato dai suoi concittadini, anzi lo consideravano un peccatore. Ma accade qualcosa eccezionale, Zaccheo vuole vedere e conoscere l'uomo che tanto si parla: Gesù. La folla impedisce a Zaccheo di avvicinarsi, causa la sua statura decide di salire su un piccolo albero di sicomoro...prima ancora che questi possa cercare di vedere Gesù, è Gesù stesso che viene a cercare Zaccheo, lo vede e gli disse:< Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua>.. e si fa invitare a casa sua e gli apre il cuore alla salvezza. Ma la folla che aveva assistito mormorava: «È entrato in casa di un peccatore!». Luca contrappone il desiderio di vedere di Zaccheo e la cecità reale delle folle e dei discepoli, che non comprendono l'agire del Signore. Gesù esprime così il suo amore e il suo completo dedicarsi ai peccatori: sono essi che si sono allontanati, eppure è lui che è venuto a cercarli.
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Lunedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Ott 31, 2016 6:35 am

Lunedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 14,12-14)

Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore.


OMELIA

Quando nelle nostre ricorrenze più gioiose stiliamo l'elenco degli invitati, istintivamente iniziamo la lista delle persone che noi riteniamo più ragguardevoli, che sono a noi più care e dalle quali, più o meno consapevolmente, ci attendiamo un contraccambio. Questo è un criterio umano e logico, che abitualmente viene praticato dalla stragrande maggioranza. Non siamo diversi neanche noi cristiani. Gesù però contesta palesemente tale scelta e ci dice chiaramente: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Il banchetto cristiano, da quando Cristo ha consumato con noi la sua cena, dandosi a tutti come cibo e bevanda di salvezza, deve essenzialmente conservare le stesse caratteristiche, deve avere cioè le caratteristiche della carità e della solidarietà vera. Anche alla nostra mensa deve essere sempre presente Cristo, se non sotto le specie eucaristiche, almeno in coloro che meglio lo rappresentano. Egli infatti si identifica in coloro che hanno fame, che hanno sete, che sono nudi, malati o carcerati. Una identificazione che è la naturale espansione e il pieno completamento dell'eucaristia. La stessa fede che ce lo fa riconoscere vivo e vero nell'ostia consacrata ci deve illuminare per farcelo vedere ancora vivo e vero nel povero, nell'affamato, negli ultimi e negli abbandonati. "Avevo fame e tu mi hai dato da mangiare. Avevo sete e tu mi hai dato da bere..." L'invito alla mensa non significa soltanto la condivisione del nostro cibo con loro, ma sta ad indicare il posto privilegiato che riserviamo loro nel nostro cuore e nella nostra vita per averli sempre con noi, perennemente invitati alla nostra mensa. Solo facendo risorgere tanti prostrati dalle miserie del mondo, potremmo garantirci la nostra personale risurrezione. "Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti". (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE

Dietro un invito a pranzo c’è ben altro che il cibo. C’è tanto di più. C’è la nostra vita, il mondo, e soprattutto l’universo delle nostre relazioni, quello che facciamo e che siamo. Lì, tutto questo si rivela apertamente. E per primo si evidenzia se agiamo secondo gratuità, oppure per calcolo e interesse. Gli invitati alla nostra mensa sono gli stessi ai quali concediamo di entrare in casa, nella vita e soprattutto nel cuore. Per gli altri non c’è spazio, ma solo esclusione e distanza. Lontani dalla tavola, lontani dal cuore! E il rimprovero di Gesù a questo fariseo tocca questo piano più profondo, relazionale e simbolico. Lo invita e ci invita a passare all’accoglienza e alla gratuità. E per far questo ci invita a non essere solo e sempre pieni di noi stessi, come se al mondo non ci fosse, oltre noi, nessun altro che meriti rispetto e considerazione. La legge del contraccambio e dell’interesse regola non solo l’economia, ma purtroppo pure i rapporti tra le persone e tutta la vita. Ma Gesù vuole che invitiamo “al contrario”, prima gli esclusi. Dove sono i poveri, gli storpi, gli zoppi e i ciechi nella nostra vita? Ci sono, o restano sempre fuori? Per rispondere con i fatti, chiediamoci quante volte li invitiamo a casa, alla nostra mensa. La nostra regola non può essere il do ut des, per avere in cambio o anche di più. Per essere beati secondo il Vangelo, dobbiamo essere e fare contento chi può ricambiare solo con la sua povertà e il suo bisogno. Così si allarga il nostro orizzonte e il nostro cuore, perché ci fa guardare il cielo e ci fa attendere da Dio la ricompensa che il povero non ci dà. E se lo facciamo, non per la ricompensa, ma solo per amore e gratuità, per dono, per fare del bene all’altro e solo per lui, è ancora meglio. Gesto nobile e secondo Cristo, il quale, oggi, alla mensa dell’altare imbandita con il suo corpo, per puro amore, ha chiamato noi poveri e peccatori. Che cosa renderemo al Signore per averci dato se stesso? Ce lo diranno quei poveri che abbiamo invitato o escluso, e ai quali il Signore ci dice di dare non solo pane, ma prima ancora noi stessi.

PREGHIERA

Signore, tu ci inviti alla tua mensa, senza nostro merito, per nutrirci di te e del tuo perdono, fa’ che anche noi possiamo invitare, gratuitamente, coloro ai quali nessuno dona cibo e meno ancora accoglienza e amore.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Ott 31, 2016 11:14 am

Gesù dice al capo dei farisei di non invitare a casa sua solo chi potrà ricambiarlo, ma di invitare persone umili come ciechi, storpi e poveri. Essi non potranno mai ricambiare, ma agli occhi di Dio sarà beato e avrà la ricompensa nelle resurrezione dei giusti. Gesù lo dice al fariseo, ma è come se lo dicesse a tutti noi, e cioè di considerare prima le persone che non possono ricambiare dei favori, facendo questo saremo beati perchè vedremo in una persona bisognosa di rispetto e considerazione: Gesù stesso.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Lun Ott 31, 2016 2:56 pm

L'apertura al povero non è un atto moralistico dettato dal buon cuore, ma una condizione indispensabile per entrare nel Regno.«Beato», è colui che «invita» il prossimo accogliendolo proprio quando non ha nulla per «contraccambiare» perché è allora che il Signore si fa presente provvedendo con più generosità. Può anche capitare di essere oggetto di discussione e derisioni riguardo la nostra fede da parte di coloro che invitiamo (povero)...allora non resta che ricordare quello che ha detto Gesù:Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi .(Gv, 15,18-21)
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Martedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Nov 01, 2016 7:04 am

Martedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mt 5,1-12a)

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


Parola del Signore.

OMELIA

È una bella festa quella di oggi: celebriamo la fedeltà di Dio nei nostri confronti e quella degli uomini verso Dio: da questo felice connubio nasce e sgorga la santità. Dio, il tre volte Santo, ne è il primo autore, gli uomini, fedeli fino all'eroismo, sono coloro che hanno ricevuto la grazia e la hanno trasformato in opere di bene e in testimonianza concreta di indefessa fedeltà a Dio stesso. Sono gli eroi di Dio, i campioni prescelti tra gli uomini di ogni razza, popolo e nazione. È una schiera che nessuno può contare; i loro nomi non sono scritti nei calendari degli uomini, ma ancor meglio nel libro della vita. Sono così diventati i nostri modelli e i nostri intercessori presso il trono di Dio, dove cantano la sua gloria e l'inno incessante di lode e di ringraziamento. È bello per noi pensare, sperare e credere che in quella schiera ci siano anche i nostri cari e tante persone che ci hanno preceduto nel Regno e sono stati nostri compagni nei percorsi della vita. Ci è di grande incoraggiamento tale pensiero perché alimenta fortemente la nostra più fervida speranza, quella di essere annoverati anche noi nel numero dei beati e di essere nel futuro tra i festeggiati di questo giorno. Lo speriamo non per i nostri meriti, ma soltanto per la grazia che Cristo Gesù ha meritato per noi. Abbiamo la grande opportunità di comprendere dove ci conduce la fedeltà a Dio e in che cosa consista il vivere le beatitudini pronunciate da Gesù, come fonte sicura di felicità autentica. I santi ci rammentano anche la caducità del tempo e l'immenso valore dell'eternità. Ringraziamoli e invochiamoli tutti questi nostri amici del cielo. (Padri Silvestrini


MEDITAZIONE 

Sembra paradossale accostare il termine «beati» (felici) a chi è «povero in spirito», a chi è «nel pianto», a «quelli che hanno fame e sete della giustizia», ai «perseguitati per la giustizia», a «voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia»; ma anche ai «miti», ai «misericordiosi», ai «puri di cuore», agli «operatori di pace», che spesso non godono di preferenza rispetto a chi è considerato furbo, scaltro e potente. Sembra paradossale e lo sarebbe, se questa beatitudine già non fosse in Cristo compiuta. È da lui, presente e vivo, che noi la attingiamo: vivendo con lui in un rapporto di osmosi, vivendo ogni cosa sotto il suo sguardo, in quella amicizia che nel racconto evangelico è espressa dall’accostarsi dei discepoli al Maestro. I santi: uomini e donne dell’accoglienza, prima ancora che del fare: l’accoglienza del Dono di Dio; uomini e donne che hanno vissuto affidandosi a Dio, sostenuti dalla sua Grazia: alcuni come martiri in persecuzioni cruente o nella sofferenza dell’emarginazione, poiché coraggiosamente hanno assunto come criterio la Parola del Signore, non l’opinione propria o di altri; alcuni come discepoli di Cristo nel cammino quotidiano della vita: alcuni “grandi”, che hanno impegnato doti elevate in opere straordinarie, altri “piccoli” che hanno vissuto senza grandi imprese. Uomini e donne, giovani e adulti, che hanno conosciuto il peccato e i limiti della creatura umana, ma hanno lottato in un cammino di conversione a Cristo dentro le situazioni e le circostanze del loro viaggio terreno ed hanno fatto esperienza della misericordia di Dio, della pace che Dio dona e di cui quel martellante “Beati” nel Discorso della montagna rivela le condizioni.

PREGHIERA
«O Casa luminosa e bellissima, ho sempre amato il tuo splendore. Sospiri a te il mio cammino quaggiù: io grido a Colui che ti ha fatta perché dentro le tue mura Egli possieda anche me. Il dolce ricordo del tuo nome beato mi sollevi da ogni tristezza e da tutto ciò che mi opprime» (Giovanni di Fécamp).


Ultima modifica di Andrea il Mar Nov 01, 2016 7:54 am, modificato 5 volte (Motivazione : Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i per)

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Nov 01, 2016 8:33 am

Oggi è la Solennità di Tutti i Santi ed è come se Gesù, parlando delle Beatitudini, parlasse al nostro cuore dicendoci che la vita sulla terra non è sempre facile, ma che se ci comportiamo secondo il volere Suo e di Dio Padre sarà grande la nostra ricompensa nei Cieli e là non ci saranno più ingiustizie e persecuzioni ma la pace dell'Eterno a cui tutti dobbiamo ambire.
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