Vangelo di Gesu' - Anno C

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Sab Gen 30, 2016 11:26 am

L’evangelista Marco con <Gesù placa la tempesta sul mare>; sottolinea l’incredulità dei discepoli e riproponendo ancora al lettore la domanda sull’identità di Gesù (“Chi è costui?”). Una domanda attuale, perché la nostra fede, dopo 2mila anni tentenna, paura delle decisioni che siamo stati chiamati ad affrontare, paura di quello che sarà il nostro futuro, paura ad andare contro corrente…..eppure in questo brano c’è la risposta… alla luce del Vecchio Testamento, troviamo in (Sal 107,22,25,29) Dio che placa la tempesta, Gesù si rivela come colui che possiede lo stesso potere di Dio. Come può essere indicativo per noi un incontro di questa portata con il Cristo che supera le potenze avverse del vento e del mare?
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Gen 30, 2016 12:55 pm

Gesù dice ai suoi discepoli di passare dall'altra riva, e Lui dopo aver congedato la folla si avviò insieme a loro. Proprio in quel momento arrivò una tempesta tremenda che quasi travolgeva l'imbarcazione e Gesù dormiva tranquillamente, allora lo svegliarono dicendogli che non gli importava che erano perduti, allora Lui fece cessare la tempesta, e disse a loro di perchè avevano ancora paura e di perchè non avevano ancora fede. E loro si chiedevano chi era Lui, che anche gli elementi gli ubbidivano. In questo episodio Gesù vuole che tutti gli uomini abbiano fiducia in Lui, e che Lui non ci abbandonerà mai in nessuna tempesta della vita.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Dom Gen 31, 2016 8:16 am

Domenica della IV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 4,21-30)

Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: "Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!"». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.

OMELIA

Un giorno lo stesso Gesù chiederà ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che io sia?». Egli era quindi ben consapevole che voci e giudizi diversi venivano formulati sulla sua persona. Cristo però non smetterà mai di proclamare la verità circa la sua origine divina. Oggi la proclama, dopo la lettura del brano profetico di Isaia, affermando che quella scrittura, proprio a Lui si riferisce e in Lui trova il pieno adempimento. Egli è l'inviato del Padre, il liberatore dell'uomo, colui che possiede la pienezza dello Spirito e che porta un annuncio di salvezza inaugurando il tempo della redenzione. Conferma la sua affermazione solenne con miracoli e segni, ma nonostante ciò continuano le contestazioni e le visioni miopistiche sulla sua persona e sulla sua dottrina. Vittime di questi limiti e di queste trame sono i soliti scribi e farisei e tutti coloro che in essi in modi diversi si identificano. Formano la schiera di coloro che presumono di guardare Cristo con la sola fioca luce della ragione e fanno tacere, soffocandola, il dono della fede. È impossibile ridurre alle mere categorie umane le cose di Dio: Egli trascende i limiti della nostra migliore intelligenza e se non ci fossero la fede e la rivelazione, resteremmo al buio completo. Gesù visto con gli occhi della carne è il figlio di Maria e di Giuseppe, visto con i bagliori dello Spirito e con l'umiltà della fede è invece il Figlio di Dio, che ha assunto la nostra natura umana nel seno verginale di Maria. È triste costatare che anche quando Gesù cerca di illuminare e scuotere i suoi nemici riceve come risposta la loro indignazione e le loro minacce. Quanto accadeva ai tempi del Signore accade spesso anche oggi: dal buio della fede sgorgano le violenze e le persecuzioni perché la luce divina ha il potere di rendere visibili le cattiverie degli uomini ed essi non gradiscono che vengano svelate. Viene così da pensare che certe dichiarazioni di ateismo sgorghino spesso da un precedente disordine morale ed abbiano la loro radice dall'offuscamento del peccato. Per questo una cantore di Dio, un salmista, afferma: «Nella tua luce, Signore, vediamo la luce». Ed è per la stessa ragione che Gesù stesso si proclamerà Luce del mondo aggiungendo che chi lo segue avrà la luce della vita. La fede è un fuoco che arde solo se alimentato dalla preghiera e dalle buone opere altrimenti inevitabilmente si spegne. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Nella sinagoga Gesù legge il testo di Isaìa 61, definito rotolo della consolazione. Il Vangelo che salva viene proclamato ai poveri, ai piccoli, agli emarginati. Tutte le categorie di persone bisognose divengono oggetto dell’amore del Signore. Luca modifica in modo significativo il testo greco di Isaìa: sottolinea il legame tra la venuta dello Spirito su Gesù e la sua missione: «Mi unse per annunciare la buona notizia ai poveri»; aggiunge la citazione di Isaìa 58,6: «inviare in libertà gli oppressi», richiamando un testo sul tempo messianico. Siamo nel Giubileo della Misericordia, nell’anno di grazia del Signore, l’anno del perdono per tutti i prigionieri! E noi tutti siamo fra questi prigionieri, legati alle catene del denaro e del successo, dell’apparenza e della ricerca di approvazione e gratificazione. A volte siamo prigionieri della non libertà, di tutto ciò che ci impedisce di gioire per la vita: la noia, l’angoscia, il non senso, la sfiducia. A tutti Gesù annuncia la libertà che nasce dal profondo del cuore e germoglia nella gioia di sentirci amati così come siamo, con le nostre miserie e i nostri traviamenti, le nostre povertà e cecità. Un passo del profeta Isaìa ci ricorda che la luce dell’uomo brillerà quando egli deciderà di «sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri e i senza tetto, vestire uno che vedi nudo» (Is 58,6-7). Perché il “figlio del falegname” non può annunciare il Vangelo di Dio? Bisogna andare al di là dell’apparenza e cogliere il mistero nascosto delle persone. Ognuno di noi è un mistero e non può essere giudicato per quello che appare. E Gesù passando in mezzo (letteralmente: spaccandoli nel mezzo) se ne andò. Gli abitanti di Nazaret non hanno saputo cogliere l’oggi della salvezza del Signore, non hanno saputo fidarsi del Figlio dell’artigiano che poteva cambiare la loro vita.

PREGHIERA

Signore Gesù, vieni nella periferia del mio cuore e annunciamo il Vangelo della libertà. Fa’ che accolga il tuo “oggi” nella mia vita, perché sia Amore che perdona e Misericordia che accoglie e consola.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Gen 31, 2016 11:13 am

Gesù annuncia nella sua sinagoga di Nazareth che la profezia di Isaia era riferita a Lui. I suoi compaesani che lo conoscevano bene perchè suo padre era Giuseppe il falegname, non credono che sia Lui il Messia e allora Gesù attraverso riferimenti biblici dice alla fine che nessun profeta è ben accetto nella sua patria, allora i presenti si sdegnarono contro di Lui e lo cacciarono dalla loro sinagoga e volevano buttarlo sul ciglio di un precipizio, ma Gesù passando in mezzo a loro se ne andò. Per tutti coloro che conosciamo bene è difficile credere che siano personaggi più grandi, ma Gesù ha voluto rischiare anche nel suo Paese ed essi non lo hanno capito e lo hanno rifiutato, Gesù però è più grande: passa in mezzo a loro e si mise in cammino perchè la sua missione deve proseguire.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Lun Feb 01, 2016 7:57 am

                             


Ultima modifica di Andrea il Lun Feb 01, 2016 8:51 am, modificato 1 volta

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Lunedi della IV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Feb 01, 2016 8:40 am

Lunedi della IV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 5,1-20)

Esci, spirito impuro, da quest'uomo.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all'altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest'uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione - gli rispose - perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C'era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Parola del Signore.

OMELIA

Il miracolo descritto oggi, così movimentato e per certi versi paradossale, si comprende in queste parole che Gesù rivolge all'indemoniato guarito. Il miracolo si svolge nella Decàpoli, nella terra dove regna il paganesimo. Nella scena vi è un contrasto netto del comportamento dell'uomo; prima lo vediamo posseduto da una forza sovrumana, che lo fa vagare tra i sepolcri. In quella regione dobbiamo immaginarci luoghi impervi, solitari ed aspri dove è difficile la sopravvivenza. Dopo il miracolo ritorna in sé, calmo, rivestito ed è pronto per tornare alla sua casa, alle sua attività. Al centro l'intervento portentoso di Gesù. Non fermiamoci a considerarlo un episodio, anche imprevisto, ma poniamolo su un livello esistenziale e notiamo subito che l'esortazione di Gesù è per tutti noi! Proprio dove regna il massimo della incredulità, laddove vediamo e scorgiamo elementi che ci fanno pensare ad un nuovo paganesimo, proprio lì è il momento dell'annuncio è il luogo di mostrare la misericordia di Dio. È la vicenda di ognuno di noi; troppe volte legati da tante preoccupazioni, da tanti affanni dove la vita sembra che ci faccia vagare nel buio ed invece in Cristo troviamo la pace e la possibilità di una vita pienamente vissuta. La salvezza personale diventa, quindi fonte di evangelizzazione, diventa messaggio di speranza. (Padri Silvestrini)

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Feb 01, 2016 8:55 am

Gesù và nella terra dei Gerasèni, dove gli va incontro un uomo posseduto da spiriti impuri e gli dice che Lui è il Figlio di Dio l'Altissimo e di non tormentarlo perchè Lui ha potere contro di lui. Gesù gli ordina di lasciare quell'uomo poi gli chiede qual è il suo nome e lui dice che è: Legione perchè sono in tanti e gli chiese di poter entrare in una mandria di porci che stava lì, Lui glielo permise e gli spiriti impuri entrarono in quei duemila porci e andarono ad affogare in mare. L'indemoniato lo videro sano e salvo ma pregarono Gesù di lasciare quelle terre l'uomo che invece era indemoniato voleva seguire Gesù ma Lui non glielo permise e gli disse di tornare a casa sua e di raccontare come la Misericordia di Dio lo aveva fatto guarire. I Gerasèni non capiscono che è meglio perdere una mandria di porci che salvare la vita di uno di loro, Gesù lo ha fatto perchè non vuole che nessun uomo venga posseduto dal demonio, ma che viva nella Misericordia di Dio.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Lun Feb 01, 2016 10:44 am

L’evangelista Marco, narra il miracolo avvenuto nella regione di geraseni, al di là del mare. La disperata condizione dell’indemoniato evidenzia la situazione dei pagani. Ma anche in questo caso l’identità di Gesù rimane velata; egli non permette all’indemoniato guarito di seguirlo, e, d’altra parte, viene rifiutato dagli abitanti del luogo proprio in seguito al miracolo. Ma l’uomo guarito… Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati. Vediamo Gesù, che non si limita ad agire nei confini d’Israele ma opera anche nei territori pagani, perché è il Dio di tutti popoli.
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Martedi della IV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Feb 02, 2016 8:36 am

Martedi della IV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 2,22-40)

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.


+ Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore.

OMELIA

L'episodio della presentazione di Gesù al tempio è pieno di personaggi e rappresenta una antologia di tutti i misteri contemplati nell'Incarnazione e nella Natività. Gesù si reca alla casa del Padre dove incontra Simeone che, spinto dallo Spirito Santo, preannuncia la Passione e la Resurrezione di Cristo e il suo piano eterno di salvezza. Nell'ultima espressione di San Luca, abbiamo anche l'umanità di Gesù, che cresce; abbiamo l'umanità di Maria che partecipa alla Passione di Cristo; abbiamo l'umanità di Giuseppe che provvede a formare con Gesù ed a Maria una famiglia terrena, luogo e palestra di crescita spirituale ed umana. In poche parole vediamo un legame unico tra il Figlio e la madre; vediamo anche la loro diversità. Maria è la piena di grazia; la creatura prescelta per essere il tabernacolo vivente del Cristo, Figlio del Dio vivente, è salutata così dall'angelo. Una legame naturale e soprannaturale lega Maria con Gesù. Un legame che si rafforza proprio nel tempo nel quale Gesù, umanamente, cresceva e si fortificava nella famiglia di Nazareth. Gesù, che non è stato informato dalla Grazia, ma ha la grazia per natura; in Lui e nella sua preesistenza, non vi è predestinazione e non vi è scelta; nella sua natura Divina, Egli è l'artefice della grazia che saprà donarci con la sua Morte e Resurrezione. Gesù è la Sapienza incarnata ed eterna e che nella sua umanità, pieno di sapienza, cresce e si fortifica nell'amore di famiglia che lo accolto nella fede. Il vangelo di oggi ispira l'esortazione di Giovanni Paolo II: «famiglia, diventa ciò che sei!». (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Quanti bambini saranno entrati in quel Tempio, quante migliaia di bambini con genitori giovani e poveri avrà visto Simeone? Eppure riconosce e prende tra le sue mani il Salvatore d’Israele, come se fosse un’offerta, lodando Dio. Sopraggiunta l’anziana profetessa Anna, senza neppure toccare Gesù, si mette a lodare Dio. Sono due personaggi conosciuti nel Tempio, poiché lo frequentano assiduamente. Hanno una certa dimestichezza con quei luoghi, con la fede ebraica, con le Sacre Scritture. Ma la loro fede non è un semplice “costume”. È una fede viva, attenta e aperta a quanto il Signore propone. È proprio per questo che riescono a riconoscere il Signore. Quanti di noi, andando quotidianamente a Messa, pregando svariate novene, prolungando digiuni e facendo opere di bene riconoscono il Signore quando passa nelle sembianze di un bambino, di un anziano o anche sotto le specie eucaristiche? Simeone e Anna riconoscono in quel bambino il Messia. Abbiamo visto anche noi, infinite volte, il sacerdote che tiene tra le sue mani l’Ostia consacrata, il Signore eucaristico. Come Anna, dovremmo poter cantare lode al Signore, ringraziarlo per il bene che ci fa. Ma siamo distratti, e a volte la nostra pietà è una routine, è intrisa di consuetudini. Non che esse siano un male, anzi, ci sostengono nei giorni più difficili. Ma c’è anche il pericolo di non vedere più la realtà con gli occhi di chi cerca il Signore, di chi lo attende con trepidazione, di chi ripone tutta la sua speranza in lui. Simeone e Anna non si sono fatti scoraggiare dalla lunga, lunghissima attesa, e sono rimasti vigili. Così sono veramente degli esempi per noi.

PREGHIERA

Signore non sono come Simeone o Anna. Anche se tutti i giorni prego e frequento i sacramenti con assiduità, non ho più quella speranza che essi avevano. Forse non mi aspetto più nulla da te. Penso di conoscerti e so “come vanno le cose”. Ti prego, Signore, donami una fede viva, trepidante, piena di aspettative. Aiutami a cercarti sempre, ad amarti nonostante le delusioni e a sperare ogni giorno nell’avvento del tuo Regno.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Feb 02, 2016 2:53 pm

In questo passo del Vangelo, Gesù ancora piccolo fa parlare di sè...
C'è questo Simeone che mosso dallo Spirito Santo che è in lui, guardando Gesù diede lode a Dio perchè ora poteva morire in pace perchè aveva tra le braccia la salvezza di Israele. C'era anche una profetessa, Anna che serviva Dio e vedendo Gesù anche lei lodò Dio per questo dono. Simeone però profetizza a Maria, sua madre che quel bambino è per la salvezza di molti e a causa di questo una spada le trafiggerà l'anima. Dopo la Presentazione al Tempio, tornarono a Nazareth dove il Bambino cresceva in grazia di Dio. Incontrare Gesù in qualunque circostanza della vita reca sempre gioia e la certezza che Dio ci ama.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mar Feb 02, 2016 3:38 pm

Siamo all’interno del tempo di Gerusalemme, leggiamo che Maria e Giuseppe portano il bambino Gesù al tempio per adempiere la legge di Mosè: come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; [24]e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. La legge era relativa alla purificazione della madre dopo il parto e all’offerta a Dio del figlio primogenito. Accade Qualcosa che neppure Maria e Giuseppe capiscono. Due vecchi, Simeone e Anna, profetizzano sul quello che sarà il futuro di quel Bambino…la lunga attesa del popolo d’Israele è finita, sarà l’inizio di qualcosa di nuovo. Il breve canto di Simeone: [29]«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
[30]perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
[31]preparata da te davanti a tutti i popoli,
[32]luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».
Annuncia nel Bambino Gesù la presenza della salvezza per tutti gli uomini.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Mer Feb 03, 2016 8:09 am

Mesrcoledi della IV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 6,1-6)

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

Parola del Signore.

OMELIA

Quanto Gesù fa è sotto gli occhi di tutti, le sue parole tutti l'ascoltano, gli stessi testimoni però giungono spesso a conclusioni contrastanti ed opposte. Lo stupore e la meraviglia non costituiscono da soli un valido elemento di giudizio, occorre ben altro per comprendere il messaggio di Cristo. Senza la fede tutto viene ridotto a categorie umane, troppo al disotto delle dimensioni di Dio. Le affermazioni degli ascoltatori di Cristo, sembrerebbero inizialmente scaturire da valutazioni positive: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?». Vengono quindi riconosciute al Figlio di Dio doti eccezionali ed incomprensibili di sapienza, le sue mani operano evidenti ed incontestabili prodigi, ma poi, nonostante ciò, tutto viene fatto ripiombare pesantemente entro i limiti umani: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Gesù non è più il Messia, l'inviato del Padre, non è più colui che compie prodigi ed è adorno di divina sapienza, ma semplicemente il «figlio del carpentiere». Molti di coloro che giungono a tale mortificante conclusione sono, tra l'altro, compatrioti e conoscenti di Gesù e alcuni, della sua famiglia. Dovrebbero quindi essere più ben disposti ad ascoltarlo ed accoglierlo, ma nessuno è profeta in patria. È l'errore che ancora ai nostri giorni capita a chi vorrebbe ridurre tutto ciò che è di Dio ai limiti angusti della ragione umana. Sono ancora molti coloro che, privi di fede, azzardano giudizi e sentenze sull'operato di Dio, di Cristo e dalla sua chiesa. Assomigliano a degli astrologi sprovveduti, che pretendono di scrutare i cieli senza dotarsi di strumenti idonei. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Se Gesù vivesse oggi, sicuramente sarebbe attorniato da reporter e giornalisti che gli metterebbero il microfono davanti alla bocca, torturandolo con domande che ritengono di qualche interesse per il loro pubblico. L’Evangelista ha elencato queste domande e non è difficile immaginare il cameraman – in attesa della risposta di Gesù – inquadrare la casa dove è cresciuto, il campanello della porta con il nome, e i suoi parenti, magari intervistando poi anche loro. Poi l’inquadratura della telecamera torna su Gesù, che dà una risposta poco soddisfacente per fare uno scoop. Tanto più che proprio lì, nella sua patria, Gesù non compie nessun prodigio. Dopo la prima notizia, se Gesù vivesse oggi, si sprecherebbero articoli di fondo e autorevoli interpretazioni. Tavole rotonde e dibattiti televisivi seguirebbero a ruota. Sarebbe interessante sapere se riuscissero a cogliere – come possiamo noi, duemila anni dopo – che il problema non è Gesù, non è Dio, ma siamo noi. Che è la nostra fede, la nostra fiducia nel Signore che rende possibile la sua azione nella nostra vita. Dio ha lasciato la libertà all’uomo. Dio vuole essere amato, vuole la fiducia dell’uomo, non per dovere ma per libera scelta. Oggi si sente dire: “devi fidarti”, ma è un controsenso: la fiducia si merita, poco a poco, conoscendosi. Gesù compie molti miracoli, parla alla gente per farsi conoscere, per far conoscere Dio, per aiutarci a fidarci di Lui. Ma la fiducia è sempre anche un po’ un salto nel vuoto. Poiché è di Dio che dobbiamo fidarci, in questo caso il salto è meno problematico. Ma comunque richiede uno sforzo. Gli abitanti di Nazaret non riescono a fidarsi. Non riescono ad aprirsi a Gesù e alla sua opera. Credono che non sia possibile, credono di conoscere Gesù. Un po’ come faremmo noi se, a forza di ascoltare notizie e dibattiti sul suo conto, ci sembrasse di conoscere davvero una persona. Analizziamo pure razionalmente i fatti. Riconosciamo che parlano a favore di Gesù. E poi fidiamoci! Solo così Lui potrà operare per il nostro bene.

PREGHIERE

Signore, a volte mi dicono che non devo pensare, ma solo credere. Tu invece mi hai dato la ragione, per ricordare le tue opere, per studiarle, per riflettere. Tu mi hai dato la ragione come supporto al cuore. La mia ragione dice: sì! Tu sei il Figlio di Dio, mi posso fidare. Aiutami ora ad aprirti il mio cuore, per lasciarti entrare nella mia vita e fidarmi di te, così che tu possa condurmi a te.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Feb 03, 2016 10:47 am

Gesù torna nella sua patria e insegnando nella sinagoga del suo paese tutti rimangono meravigliati dalla sua sapienza e cominciano a malignare tra di loro dicendo che Lui era solo un falegname, figlio di umile gente che era tra loro, e Gesù risponde loro che un profeta non è disprezzato se non dalle persone che gli sono più vicine. Per questo motivo Gesù lì potè compiere pochi prodigi e si meravigliava della loro incredulità. Questo passo del Vangelo ci fa vedere l'ottusità dei compaesani di Gesù, essi non credono che Lui possa essere superiore a loro per la sua sapienza che viene da Dio, per loro è solo un semplice falegname che vuole fare il profeta ed è per questo motivo che non credono in Lui.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Feb 03, 2016 3:22 pm

L’incredulità dei nazaretani nei confronti di Gesù è tanta che non può compiere nessun prodigio. Era cresciuto fra loro, conoscevano tutti i suoi parenti, ed è per questo che non riescono a vedere in Lui il Messia promesso. L’insegnamento di Gesù era così profondo, così nuovo che richiedeva un cambiamento radicale del loro vivere , tanto da dire: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data?
La paura del nuovo gli rende ostili, ed è allora che Gesù, prima di lasciare Nazareth dichiara: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». Così andrà con i suoi discepoli a predicare la Buona notizia nei paesi vicino,, affinché anche gli altri potessero beneficiare della sua parola.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Gio Feb 04, 2016 10:22 am

Giovedi della IV settimana del Tempo Ordinario

]VANGELO (Mc 6,7-13)
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Incominciò a mandare i Dodici.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.
E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.
Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore.


OMELIA

La missione di Cristo non potrà finire con la sua ascensione al cielo. Egli ha già scelto dodici uomini, gli apostoli, ai quali affidare prima un ruolo di diretta collaborazione e poi una vera e propria missione da espletare in tutto il mondo. Il compito primario sarà per loro quello di scacciare, dovunque si annidi, lo spirito immondo, tutte quelle immondezze cioè, che hanno invaso i cuori degli uomini e che non consentono più a Dio di entrare per costituirvi il suo regno di amore. Li manda a due a due «E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche». È una caratteristica essenziale dell'inviato da Cristo non affidarsi per nulla alle proprie risorse o alle umane sicurezze, che dovrà trarre invece solo ed esclusivamente da Colui che lo invia e dalla forza del messaggio che ha da annunciare. Tutto il resto diventa pesante e d'ingombro quando si è guidati da Dio, quando si è chiamati ad andare oltre i confini delle umane attese, quando gli interessi prevalenti riguardano non l'affermazione di un proprio prestigio, ma la diffusione del regno di Dio. Il missionario, l'apostolo non è un immigrato o un giramondo in cerca di fortuna, ma una portatore, in nome di Cristo, di un messaggio di salvezza. Non deve però attendersi né accoglienza e tanto meno successo personale, anzi, benché dotato di poteri speciali dallo stesso Cristo, dovrà mettere in conto rifiuti, allontanamenti e persecuzioni. Il mondo per questo lo riterrà uno sconfitto, Gesù però dirà: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia». Che lezione per noi sacerdoti e consacrati, ma anche che utili indicazioni per ogni credente che vuole essere anche un testimone. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Di certo gli Apostoli non erano pronti per la missione! È interessante notare, infatti, che Gesù non dice loro di “predicare”. Che cosa avrebbero potuto dire quei dodici uomini, che ancora si sarebbero spaventati vedendo Gesù camminare sul lago, e che di morte e risurrezione non potevano avere neppure un’idea? Agli Apostoli mancava, in fondo, la base, conoscevano Gesù, o forse intuivano chi era, ma non la sua opera salvifica. Ecco perché Gesù dà loro solo il potere sugli spiriti impuri. Gli Apostoli annunciano solo la necessità della conversione, come aveva fatto anche Giovanni Battista. Il Signore è un bravo pedagogo. Infatti, passo dopo passo gli Apostoli vengono introdotti al loro compito futuro, e nel brano di oggi ci viene raccontato un primo passo. La missione è un volere di Gesù, ci viene qui confermato. Questo non significa che ora tutti dobbiamo andare in giro predicando… anzi! Forse sarebbe meglio innanzitutto iniziare a fare pratica, facendo del bene: ungere gli infermi all’epoca di Gesù significava assisterli, prendersi cura di loro. Non essendoci molti altri rimedi, le applicazioni con l’olio erano la pratica più comune. Oggi dovremmo trovare situazioni paragonabili, per esempio, tenere compagnia e stare vicini ai malati. Non avendo avuto un mandato per scacciare i demoni, la nostra testimonianza, la testimonianza della nostra vita, sarebbe la miglior missione. I cristiani della Chiesa antica destavano meraviglia per la loro condotta di vita, così diversa da quella dei pagani – per la fedeltà coniugale, l’onestà, l’educazione dei figli, l’attenzione ai deboli e ai poveri – tanto da impressionare e spingere i pagani a interessarsi della loro fede. Potremmo fare così tanto, per convertire il mondo a Cristo, se solo iniziassimo da noi stessi.

PREGHIERA

Signore, sono così convinto che la fede in te può cambiare il mondo! E vorrei gridarlo al mondo, vorrei predicare dai tetti che tu ci sei! Ma poi, mi suona il vicino e si lamenta delle urla di ieri sera, quando litigavo con mia moglie. E i miei figli mentono… e io ho fatto male il mio lavoro, non solo oggi. Sì, Signore, ho capito: farò il missionario! E inizierò a far le prediche a me stesso. Aiutami, Signore, a convertire prima me stesso!


Ultima modifica di Andrea il Gio Feb 04, 2016 3:46 pm, modificato 4 volte

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Gio Feb 04, 2016 1:36 pm

In questo brano, marco ci parla della <missione dei Dodici>. Per la prima volta, l’evangelista chiama i Dodici <Apostoli>, sarà a loro che Gesù dona lo stesso suo potere. Il brano diviene l’occasione per una piccola catechesi sulla figura del discepolo divenuto <missionario>. Chiamando i Dodici , Apostoli, Marco anticipa quella che sarà la missione della Chiesa dopo la risurrezione. L’Apostolo, come la Chiesa di oggi è il portatore di un messaggio di salvezza ,non ha bisogno di molte cose terrene, solo confidando nella potenza di Colui che gli ha inviati potranno compiere cose straordinarie.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Feb 04, 2016 4:37 pm

Gesù manda i suoi Dodici Apostoli per una missione, che sarà l'anticipo della Grande Missione, cioè annunciare il Regno di Dio attraverso il loro operato che sarà benedetto da Lui stesso. Dice loro di portare con loro solo il necessario, di entrare in una città e se li accoglieranno quella città sarà benedetta in caso contrario dovranno lasciarla al loro destino. Li manda a due a due e loro proclamarono la conversione alla gente, scacciavano demoni e ungendo d'olio i malati li guarivano.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Ven Feb 05, 2016 8:22 am

Venerdi della IV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 6,14-29)

Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Parola del Signore.

OMELIA

Anche durante l'esperienza terrena di Gesù, molti chiacchierano di Lui, pochi lo conoscono e lo riconoscono veramente. Alcuni lo identificano con Giovanni Battista, altri, facendo riferimento alla scrittura sacra e alla tradizione, dicono che è Elia, tornato vivo dal carro di fuoco che l'aveva trasportato via dalla terra. Altri ancora, affermano, più vagamente, che Gesù è semplicemente un profeta. L'identificazione con il Battista offre all'evangelista Marco l'occasione per raccontare il martirio del precursore del Signore. La verità, che Dio scandisce per noi o che affida ai suoi ministri, è spesso come una spada a doppio taglio che penetra fino alle profondità dell'anima o come la forbice affilata del potatore, che recide i tralci secchi, staccati dalla vite e ormai destinati solo al fuoco. Qualcosa di simile deve essere capitato ad Erode e ad Erodìade, la sua compagna illegittima, quando Giovanni ripeteva: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». È sempre rischioso muovere rimproveri ed accuse ai potenti. Sembra che per loro sia legittima la vendetta. Un po' di potere lo esercitano spesso così, specie se poi c'è una donna di mezzo che diventa istigatrice. Si attende solo l'occasione propizia, che nel nostro caso avviene in una festa che si trasforma poi in una specie di orgia. Una danza, l'ebbrezza, una promessa assurda, ma ritenuta vincolante, l'onore da difendere davanti ai commensali ed ecco che l'accusatore impertinente, Giovanni Battista, già in carcere, deve essere decapitato e messo a tacere per sempre. È evidente che la sensualità smodata degenera in crudele brutalità in chi non sa e non vuole trarre dagli ammonimenti divini motivo di ravvedimento: è così che Erode diventa tristemente l'emblema della peggiore corruzione e di tutti coloro che, nel tentativo assurdo e non riuscito di far tacere la coscienza, arrivano a sopprimere la voce di chi li rimprovera del male. Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Re Erode ha un carattere instabile, è facilmente manipolabile, incline ai piaceri sensuali. Non ha forza interiore e capacità decisionale. Dalla narrazione, infatti, si nota come la figliastra, fatta di tutt’altra stoffa rispetto allo zio-patrigno, approfitti, in modo subdolo, delle debolezze del sovrano, circuendolo con le sue grazie, per poi costringerlo in una situazione dalla quale egli non riesce a uscire. Vera artefice di questa situazione è sua madre, con cui Erode convive, ma che, in realtà, è moglie del fratello di Erode. Il Battista, così, perde la vita in modo orribile. Se re Erode, desolato – il Vangelo dice che egli è molto triste –, ci raccontasse cosa ha fatto, come potremmo fraternamente aiutarlo? Cosa dirgli? Innanzitutto, probabilmente dovremmo aiutarlo a confrontarsi con la propria debolezza. Egli non è coraggioso, non ha un carattere forte ed è un indeciso. È una persona fragile, manipolabile e insicura. Di per sé – probabilmente – non sarebbe cattivo, se trovasse i giusti consiglieri e avesse a fianco la moglie giusta. Dovremmo quindi spiegargli che, sebbene non possa cambiare il suo carattere, per non trovarsi in queste situazioni, dovrebbe necessariamente evitare l’occasione: finirla con le feste di dubbio genere, interrompere il rapporto con la moglie e la figlia di suo fratello, e farsi condurre da una morale che gli dia sostegno. Per tutto questo ha bisogno di un aiuto, di qualcuno che lo sostenga, di cui fidarsi. Se ci chiedesse: “chi?”, potremmo parlargli di Gesù e dei suoi. Forse, nel parlare a Erode, ci renderemmo conto che anche noi, sebbene il nostro carattere sia magari più forte di quello del re, siamo inclini a lasciarci andare su alcuni aspetti. Pensiamo: “che c’è di male?”, oppure diciamo: “per una volta…”, o ancora “starò attento”. Ma non è difficile per il peccato farsi strada nella nostra debolezza e condurci a fare ciò che non vorremmo mai aver fatto. L’unica via è quella che abbiamo indicato a Erode: evitare le occasioni di peccato! E affidarci alla guida del Signore.


PREGHIERA


Sono caduto, Signore, ancora una volta. So che devo evitare le occasioni di peccato. Tu mi chiedi, nelle occasioni di peccato, di rivolgere lo sguardo subito a te, di chiedere la tua vicinanza. Ti prometto, Signore, ancora una volta: fuggirò le occasioni di peccato, che così chiaramente riconosco.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Feb 05, 2016 9:35 am

Erode ha fatto decapitare Giovanni Battista, il Precursore di Gesù e solo al sentirne parlare ha paura che sia lui resuscitato dai morti. Nonostante Giovanni lo ammoniva per aver sposato Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo lo ascoltava volentieri, ma la sera di quel banchetto in cui danzò la figlia di Erodiade e lei sotto consiglio della madre gli chiese come premio della sua danza la testa del Battista, lui non potè dire di no perchè aveva giurato di darle qualsiasi cosa avrebbe chiesto. I discepoli di Giovanni quando seppero l'accaduto presero il corpo e lo misero in un sepolcro.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Ven Feb 05, 2016 3:26 pm

Gesù continuava la sua missione, il suo nome era diventato famoso, ma la folla si domandava: <Chi è mai Costui?>. Pure Erode Antipa si poneva la stessa domanda. Il tetrarca di Galilea pensava che fosse Giovanni Battista, quel Giovanni, che per un capriccio aveva fatto decapitare. Erode, un uomo debole che non aveva saputo opporsi ad un capriccio della figliastra, temeva quello che Gesù annunciava …. L’episodio che Marco racconta ha una sua logica, non è causale: la missione dei Dodici deve avere sempre davanti la prospettiva del rifiuto e quindi la croce; dovranno percorrere la stessa strada di Gesù, perché solo dalla croce avranno la risposta alla domanda, che con loro si sono chieste intere generazioni, ma l’identità di Gesù si rivelerà infatti soltanto sulla croce.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Sab Feb 06, 2016 8:28 am

Sabato della IV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 6,30-34)

Erano come pecore che non hanno pastore.


+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore.

OMELIA

Quello che oggi il vangelo ci narra è un bel momento di intimità, tra Gesù e gli Apostoli, reduci dalle loro fatiche missionarie. Hanno da raccontare le loro gioie e le loro delusioni, tutto ciò che hanno detto e fatto, ma ciò che appare più evidente agli occhi del loro maestro è la fatica e la stanchezza dei dodici. Le parole di Gesù hanno accenti materni e pieni di premura per loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». La calca della gente, l'andirivieni delle persone, l'anelito di annunciare e sanare per adempiere il mandato ricevuto dal Signore, i lunghi e ed estenuanti trasferimenti di villaggio in villaggio, spesso sotto il sole cocente, avevano davvero messo a dura prova la loro resistenza: «non avevano neanche il tempo di mangiare». È bello e consolante costatare che Gesù amorevolmente si accorga dei loro e dei nostri disagi, delle loro e nostre stanchezze fisiche e spirituali e ci chiami in disparte per consentirci di riposare. È il richiamo del giorno del Signore, la domenica, ma non solo. Molto spesso gli apostoli di oggi, nonostante le innumerevoli ed evidentissime testimonianze contrarie, vengono tacciati come nulla facenti. Solo chi lo vive può comprendere il duro ed indefesso lavoro spirituale e fisico di tanti ministri, spesso posti in situazioni di grande disagio. Non sempre ci si rende conto delle loro situazioni difficili a causa di una mentalità diffusa che ritiene che i preti siano solo da criticare e non da aiutare, definendoli inaccessibili e inossidabili. Le premure di Gesù verso gli apostoli ora sono spesso trasferite a persone buone, umili e silenziose, che come le pie donne del Vangelo, provvedono alle necessità dei ministri del Signore. C'è però un insegnamento ed un invito per tutti: per non lasciarsi sommergere dalle faccende del mondo e dalle sue frenesie, occorre ogni tanto, come si suol dire «staccare la spina» e cercare un luogo solitario, in disparte, fuori dal ritmo vertiginoso che rischia di travolgerci, per riposare un poco. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


“Per riposarmi avrò tempo quando sarà morto!”. Qualcuno giustifica così il suo continuo fare, il suo ininterrotto agire. Abbiamo forse sentito queste parole da chi stimiamo per lavoro pastorale, lo abbiamo forse sentito dai sacerdoti della nostra parrocchia, o da chi dopo il proprio lavoro si applica anche al lavoro pastorale, fa catechismo, si occupa delle tante necessità della parrocchia, oppure dà una mano alla Caritas. E il riposo? Può aspettare! Ma questo non è evangelico, non è quello che Gesù vuole. Oltre alla missione a cui invia i discepoli, e prima ancora di sfamare le cinquemila persone che lo cercano, Gesù ha offerto ai suoi dei momenti di riposo. L’azione, così ci dice questo Vangelo, deve conoscere anche dei tempi di riposo, tempi in cui stare con Gesù senza “fare”. Qualcuno non si accorge neppure che anche nella preghiera resta continuamente attivo, leggendo preghiere, parlando ininterrottamente al Signore. C’è chi pensa di dover essere sempre attivo, perché è questo il suo modo di pregare. Forse, però, occorrerebbero anche dei momenti in cui stare insieme a Gesù senza fare né dire nulla. Quanto impressione destano quelle coppie di anziani coniugi che camminano o siedono, mano nella mano, senza fare o dire nulla. Sembra che il semplice stare insieme sia per loro appagante, soddisfacente. Con il Signore non è diverso. Se non siamo abituati a stare con Lui, è forse il momento di ascoltare le parole del Signore che dicono anche a noi: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Questo luogo “deserto” può essere ovunque possiamo stare per un po’ soli e godere semplicemente della presenza del Signore nella nostra vita. Se non siamo abituati, accendiamo una candela per poter imparare, guardando la fiamma, a lasciare da parte i tanti pensieri che ci attorniano, e cerchiamo di non pensare troppo. Concentriamoci sulla presenza del Signore, magari ripetendo solo il suo nome, senza altre parole.

PREGHIERA

Gesù, tu sicuramente premi il mio fare, ma sono sicuro che vuoi anche che io stia con te, senza fare nulla. Aiutami a imparare a stare vicino a te, a riposarmi in te. Allontana per qualche tempo ogni preoccupazione, ogni pensiero bello o brutto, e fammi stare in te.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Feb 06, 2016 9:41 am

Gli Apostoli sono entusiasti dei doni che hanno avuto da Gesù: fare del bene attraverso l'insegnamento da Lui stesso impartito, e Gesù dice loro di riposarsi un pò perchè li vede affaticati e dice loro di prendere la barca e di andare in un luogo isolato. La gente però sempre desiderosa di ascoltare Gesù intuì dove volevano andare e li precedettero e Gesù che li vedeva come pecore senza pastore insegnò loro molte cose. Servire Gesù, o anche starlo a sentire è sempre una gioia per ogni buon cristiano che lo ama, ed è per questo che Lui ha cura di tutti: sia quelli che gli sono vicini ma anche tutti coloro che vogliono stare con Lui.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Sab Feb 06, 2016 2:15 pm

Gli Apostoli di ritorno dalla missione affidatali, sono stanchi, ma ansiosi di raccontare quello che era accaduto, come se Gesù non fosse stato presente nel loro operato. In questo brano, Marco, sottolinea la sensibilità di Gesù nei riguardi dei suo discepoli. L’invito a riposarsi è rivolto a coloro che aveva mandato in missione, sembra che Gesù ci voglia dire: dopo la fatica l'uomo ha bisogno di riposo sia fisico che spirituale, è necessario creare un angolo di silenzio dentro di noi..... ma la folla che li seguiva li videro partire su di una barca, e, prima che giungesse a riva, si erano radunati; una grande moltitudine di gente desiderosi di ascoltare la sua parola. Gesù ebbe compassione e si mise ad insegnare a loro molte cose.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Dom Feb 07, 2016 8:16 am

Domenica della V settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 5,1-11)

Lasciarono tutto e lo seguirono.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore.


OMELIA
Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Così Gesù chiama a se i suoi e detta loro un nuovo programma di vita. Egli stesso, proponendosi come loro modello, afferma il primato della Parola e della testimonianza. Istruisce continuamente le folle che accorrono a Lui. Deve scostarsi dalla riva del lago per evitare la calca e farsi sentire e vedere da tutti. Gesù è il pescatore di uomini; Egli li attrae, li illumina, li converte, li risana nel corpo e nello spirito. È questa la sua missione, questa sarà anche la missione degli apostoli. Dovranno però agire nel suo nome, essere umili portatori del suo Vangelo di Cristo. Hanno perciò bisogno di maturare una illimitata fiducia in Colui che li ha chiamati e li invierà al mondo. Ecco allora il comando del Signore: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Non è né il momento né l'ora per andare a pescare e Pietro, Giacomo e Giovanni, tutti espertissimi del mestiere, ricordano a Gesù che hanno trascorso già l'intera notte nel lago senza aver preso nulla, ma aggiungono, per bocca di Simon Pietro: «Sulla tua parola getterò le reti». La pesca che ne segue è miracolosa. Riempiono di grossi pesci le loro barche e il cuore di meraviglia e di stupore. Gli Apostoli hanno ricevuto una bella lezione da non dimenticare mai. Quando si agisce nel nome del Signore, è Lui stesso a dare efficacia alle nostre azioni. Gesù lo spiegherà meglio dicendoci più chiaramente: «Senza di me non potete fare nulla». Gli apostoli e i fedeli di ogni tempo lo hanno sperimentato. La storia della Chiesa lo testimonia. I Santi fino ai nostri giorni, in modo eroico hanno affermato con tutta la loro vita il primato di Cristo e la forza della sua parola di verità. Nello stesso nome avvengono ancora le pesche miracolose. Nel suo nome ogni giorno iniziamo le nostre azioni quotidiane affinché siano per noi fonte di merito, nello stesso nome la chiesa inizia tutte le sue liturgie. In questa domenica ci viene offerta l'occasione propizia per dare il vero senso ai nostri segni di croce quando ripetiamo appunto: «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Significa dare la giusta intenzione al nostro agire e garantirsi la protezione della Trinità beata. (Padri Silvestrini)

M4EDITAZIONE


È un giorno di grazia, quello descritto nella scena evangelica. Gesù vuole far conoscere la Buona Novella, che è offerta a tutti gli uomini, senza distinzioni. Gesù sale sulla barca di Pietro e gli chiede subito di portarla un po’ distante dalla riva. Da lì, stando seduto, insegna. E l’uomo a riva sentirà il messaggio. Poi, Gesù chiede a Pietro di prendere il largo per pescare e, quando quei pescatori ritirano le reti, le due barche vengono riempite così tanto che quasi affondano. Chi vorrà, sarà “catturato” nelle reti, portato sulla barca, nella Chiesa. L’annuncio è offerto a tutti, e molti sono quelli che lo accolgono. Moltitudini di persone nel corso della storia e la barca non di rado quasi affonda, le difficoltà sono notevoli, si rischia la distruzione totale. Ma la presenza di Gesù, rende possibile ciò che le sole forze umane non possono garantire. Dopo duemila anni di storia, la Chiesa è sempre lì; Gesù continua a garantire la navigazione, sulla rotta verso la meta eterna. Così si esprimeva anche Benedetto XVI, 265° successore di Pietro, nella sua ultima udienza pubblica: «Signore, perché mi chiedi questo e che cosa mi chiedi? È un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se tu me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che tu mi guiderai, anche con tutte le mie debolezze. […] Mi sono sentito come san Pietro […] sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. […] Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore».

PREGHIERA

Signore, ai vescovi, successori degli Apostoli, hai dato l’incarico di insegnare. Ma a noi chiedi di dare una mano per tirare su le reti, testimoniando la nostra fede in te. Aiutaci a offrire una testimonianza coerente di vita!


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Feb 07, 2016 11:34 am

Gesù vede la folla che vuole sentire la Sua Parola, e vista la barca di Simone chiese se potava salirci e sulla barca insegnava molte cose alla folla, poi quasi per ringraziare Simone di questo favore gli disse di prendere il largo e Simone disse che avevano lavorato tutta la notte e non avevano preso niente ma sulla Parola di Gesù avrebbe gettato le reti. Quando gettarono le reti presero una gran quantità di pesci che le reti quasi si rompevano e Simone allora si gettò ai suoi piedi e gli disse che era un peccatore e non meritava doni da parte del Signore, così fecero anche Giovanni e Giacomo che erano soci di Simone, ma Gesù lo tranquillizzò dicendo che d'ora in poi sarebbe stato un pescatore di uomini. Allora sia Simone che Giovanni e Giacomo lo seguirono. L'incontro con Gesù cambia sempre qualcosa nel cuore degli uomini, soprattutto quando il Signore ci fà un dono senza chiedere nulla in cambio, perchè Egli vuole per noi una felicità completa alimentata dalla Fede in Lui.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

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