Vangelo di Gesu' - Anno C

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Nov 10, 2016 1:01 pm

I farisei chiedono a Gesù quando verrà il Regno di Dio, e Lui risponde che il Regno di Dio non si manifesta con chissà quale sfarzo perchè è già in mezzo alla terra degli uomini. Poi dice ai suoi discepoli che verranno giorni in cui vorranno vedere Lui in mezzo a loro, ma Gesù verrà quando meno se l'aspettano ma prima di allora dovrà avvenire la Sua Passione. Gesù con queste parole dice che bisogna essere sempre all'erta nel riconoscere sia Lui che il regno di Dio perchè quando si manifesterà in mezzo a noi non ci colga impreparati e trovi la nostra fede.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Gio Nov 10, 2016 4:12 pm

La venuta del Regno di Dio non è uno spettacolo. Gesù identifica il Regno di Dio con se stesso, già presente in mezzo a noi nella realtà di “Figlio di Dio”, rifiutato, contestato, e ucciso. La risposta di Gesù ai Farisei è legata alla venuta del Figlio dell'uomo.  Dio si è rivelato a noi nel Figlio, e il Figlio è un uomo che è vissuto in mezzo a noi, ha sofferto, è morto, è risorto. La sua venuta è avvenuta senza segni particolari e, allo stesso tempo, non è stata nascosta nel segreto per pochi eletti, ma è stata visibile a tutti, (Beati quelli che pur non avendo visto crederanno) ci invita ad essere attenti e vigili perché non sappiamo quando ritornerà (Parusia) quando questo avverrà nessuno può sottrarsi perché sarà un intervento di Dio.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Ven Nov 11, 2016 8:21 am

Venerdi della XXXII settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 17,26-37)



Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato via e l'altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi»
.

Parola del Signore.


OMELIA


È un linguaggio apocalittico quello che ci propone oggi la liturgia della Parola nel brano di Vangelo di Luca. Realtà umane ed escatologiche s'intrecciano. Sul nostro mondo sta per essere irrorato l'amore misericordioso del Padre, con l'immolazione del Figlio suo Gesù Cristo. Egli dice che sarà un fuoco che si accende ed arde sul mondo. Vuole dirci che, per assurdo, dinanzi all'evento centrale della storia, c'è ancora la possibilità di una incomprensibile indifferenza da parte degli uomini. Già era accaduto qualcosa di simile in passato: le grandi teofanie da una parte e le imperdonabili disattenzioni degli uomini dall'altra. Ora la teofania è diventata presenza viva del Figlio di Dio. La sua incarnazione e la sua immolazione significheranno la redenzione universale dell'intera umanità; è la suprema manifestazione del Cristo, la più grande teofania della storia. Nessuno però potrà più sfuggire agli influssi divini della sua infinita misericordia. Quell'amore senza limiti è destinato a scandire l'ultima inevitabile selezione: o salvati e redenti per quel sacrificio e per la libera e gioiosa adesione personale a Cristo o irrimediabilmente condannati per un colpevole definitivo rifiuto. Così si diventa "cadaveri", dilaniati dagli avvoltoi. In questo contesto leggiamo la sua sentenza: "Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà". Salvare la propria vita nel concetto umano più immediato, significa reclamare ancora la propria libertà, esimersi dall'influsso divino, spendere la vita in completa autonomia. Perderla per Cristo significa quella umile sottomissione che ci fa godere dei frutti della redenzione e ci assimila a Cristo, che ci conferisce una più sublime somiglianza a sè e al nostro Creatore e Padre. Purtroppo siamo ancora spesso vittime di quella primordiale tentazione che ci insinua che la personale libertà è l'apice dell'auto-realizzazione per l'uomo. Noi credenti preferiamo invece di ridare a Dio il primato che gli spetta, consapevoli che questa è la via che ci consente la nostra piena realizzazione. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE



«Mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito… compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà». Dice sant’Agostino: «Che dire, dunque? Verranno condannati tutti quelli che fanno queste cose? No, loro no! Ma quelli che antepongono queste cose a Dio, quelli che sono disposti ad offendere immediatamente Dio per tali cose». A farci cogliere impreparati alla venuta del Signore non sono queste normali attività della nostra vita, che sono parte dell’esistenza; è il vivere senza pensare al fine per cui si vive; il vivere in un orizzonte angusto, che mutila l’essere umano e lo rende incapace di atti veri; l’incoscienza di cui Gesù parla nel passo di Matteo parallelo a questo di Luca: «Non si accorsero di nulla». Il problema non sta, evidentemente, nel fare tutto ciò che la vita comporta. Sta nel «non accorgersi di nulla»: nella smemoratezza, nella dimenticanza di ciò per cui davvero si vive. Ciò che fa la differenza non sono le circostanze della vita e ciò che in esse siamo chiamati a fare, ma il “cuore” con cui facciamo ogni cosa: il “cuore” che non è costituito soltanto di sentimenti ed emozioni, ma di volontà, di decisione, di chiarezza sul significato vero, sul fine ultimo, non solo quello immediato… «Maria ha scelto la parte migliore» disse Gesù a Marta intenta a preparare il pranzo: non perché Maria stava seduta ai suoi piedi e Marta, invece, sfaccendava… La differenza sta in che cosa io cerco, il “cuore” che mi porto dentro, mentre faccio ciò che le situazioni richiedono.



PREGHIERA




Ti adoro, mio Dio, Ti amo con tutto il cuore, Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano, conservato in questa notte. Ti offro le azioni della giornata. Fa’ che siano tutte secondo la tua santa volontà e per la maggior tua gloria. Preservami dal peccato e da ogni male. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Nov 11, 2016 9:25 am

Gesù con le allusioni all'arca di Noè e alla città di Sodoma vuole dire che anche in quei tempi tutti i peccatori facevano quello che volevano, ma chi ha avuto fede in Dio si è salvato mentre gli altri sono morti, e così avverrà quando Lui, il Figlio dell'Uomo si manifesterà al mondo. Chi penserà alle cose materiali morirà, ma chi avrà fede sarà salvato.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Ven Nov 11, 2016 2:11 pm

Il brano di Luca sul regno di Dio e la venuta del Figlio dell'Uomo, continua ricordandoci due esempi biblici : Noè e il diluvio e la distruzione di Sodoma con la salvezza di Lot .... sembrano fatti lontani, non ripetibili, ma Gesù ci dice ben altro, anzi, con questo brano ci parla della necessità di un'attenzione e vigilanza in merito alla nostra vita su questa terra. Sono parole profetiche che portano gli Apostoli a domandargli :«Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi». La morte dell'anima è cibo per gli avvoltoi, e il rifiuto di Dio porta l'uomo sua creatura a  salvare la propria vita, ma la perderà, chi invece la perde confidando solo nel Signore la salverà. Salvare la propria vita è rifiutare l'azione divina in completa libertà. Perderla per Cristo significa unirci a Lui e al nostro Creatore e Padre. Quanto nella vita quotidiana, Dio è sovrano del giorno e della notte, a noi, in piena libertà la scelta.
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Sabato della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Nov 12, 2016 9:14 am

Sabato della XXXII settimana del Tempo Ordinario


VANGELO(Lc 18,1- 8 )



Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario".
Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore.


OMELIA



Il vangelo ci racconta che Gesù trascorreva intere notti in preghiera. Gli apostoli, nel desiderio di imitarlo, un giorno chiesero al loro Maestro: "Signore, insegnaci a pregare". Gesù dettò per loro e per noi il Padre Nostro. Lo stesso tema della preghiera ricorre poi più volte in diverse pagine della scrittura sacra. Del resto il bisogno di elevare lo spirito a Dio è innato nell'uomo. Sgorga da quella somiglianza che abbiamo con il nostro creatore e Dio, che indissolubilmente ci lega a Lui. Sgorga dalla umile e vera constatazione della nostra situazione di indigenza e dalla fede che riponiamo nel nostro Signore, da cui ci attendiamo quegli aiuti e quella grazie indispensabili alla nostra crescita spirituale e umana. Oggi Gesù ci raccomanda non solo di pregare, ma di "pregare sempre, senza stancarsi". Solo se instauriamo un rapporto intimo di comunione con Dio arriveremo alla preghiera continua. L'alimento principale della preghiera è infatti l'amore, che lo stesso Signore riversa nei nostri cuori, dandoci la consapevolezza di essere amati da Lui e resi capaci di riamarlo con lo stesso amore. Amore e fede si fondono nell'orazione. Con questi vincoli è facile non dimenticarlo mai ed orientare tutta al vita verso di lui. San Paolo raccomanda ai Corinti: "Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio". Ecco come diventa possibile la preghiera continua; è l'orientamento della vita, è il pensiero costantemente rivolto al Signore. Non può subentrare la stanchezza perché si gode nello stare con Dio, che ci infonde coraggio e sicurezze che nessuno è in grado di garantirsi da solo. Il salmista canta: "Il mio bene è stare vicino a Dio: nel Signore Dio ho posto il mio rifugio". È stato scritto che la preghiera è il respiro dell'anima, il tentativo migliore possibile di percepire e far sentire a Dio la sua presenza in noi. Una presenza paterna, affabile e confortante. Non dovremmo però cadere, come spesso accade, nell'errore di confondere il nostro intimo rapporto con Dio, come la sottoscrizione di una polizza assicurativa totale: egli ci ascolta, ma ci dona, nella sua infinita sapienza, non sempre ciò che chiediamo, ma ciò che più giova alla nostra salvezza. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE



La preghiera mi mette nel giusto rapporto con Dio, con me stesso, con la realtà. È espressione di umiltà: non una tra le virtù, ma la fondamentale dimensione dell’essere umano, il quale, solo accogliendo la verità ritrova se stesso. Luca è l’evangelista che mostra la maggiore attenzione alla vita di preghiera di Gesù. Lo presenta dodicenne nella Casa del Padre, intento a scoprire le “cose” del Padre suo, convinto che di esse egli deve occuparsi; lo mostra orante al momento del battesimo e nell’assumere la missione; nei quaranta giorni vissuti nel deserto; nella notte che precede la scelta dei Dodici; in tanti e tanti momenti di solitudine cercata, nella fatica della predicazione del Regno e delle opere che accompagnano la parola; all’inizio della passione e fino all’ultimo respiro. L’elenco è incompleto, ma sufficiente a farci comprendere che per Gesù la preghiera è intimamente legata alla vita, ai fatti concreti, alle decisioni: non un “ritirarsi”, ma un vivere tutto nel colloquio con il Padre, la cui volontà – “Cerco sempre la volontà di colui che mi ha mandato!” (cfr. Gv 5,19.30) – è la vera realizzazione della nostra vita. Ma non siamo noi a decidere quale essa sia, poiché ciò che a noi spetta è cercarla nel colloquio con Lui, accoglierla e compierla in un rapporto di viva comunione. È evidente, a questa luce, il nesso inscindibile tra preghiera e fede. La preghiera la mantiene, la purifica, la fa crescere; ci fa attenti al presente e proiettati verso il futuro, con quella “vigilanza”, quello “stare svegli”, indispensabile al discepolo di Cristo per essere fedele. La domanda conclusiva – «Ma il Figlio dell’Uomo quando verrà, troverà fede sulla terra?» – non ci chiede pronostici; ci interroga sulla nostra fedeltà, sul coraggio di sperare e di agire in comunione con Lui.


PREGHIERA



Mio Dio, credo fermamente tutto quanto hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere; conforme a questa fede voglio sempre vivere. Spero dalla tua bontà, per le tue promesse e i meriti di Gesù Cristo, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere. Ti amo con tutto il cuore, sopra ogni cosa, e per amore tuo amo il prossimo mio come me stesso.




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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Nov 12, 2016 9:33 am

Gesù con la parabola del giudice iniquo e della vedova insistente vuole dire che Dio è sensibile a tutti coloro che si rivolgono a Lui, ma c'è un interrogativo che Gesù pone: quando il Figlio dell'Uomo verrà troverà la giustizia sulla terra? E' una domanda anche per noi adesso, nel senso che Dio fa giustizia per i suoi eletti, ma gli eletti avranno ancora fede in Gesù?
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Sab Nov 12, 2016 12:29 pm

Anche in questo brano, Gesù si serve di un esempio <immorale> per parlare del giudizio di Dio. Lo scopo della parabola è descrivere uno degli aspetti della venuta del Figlio dell'Uomo. La figura della vedova che chiede giustizia è immagine del popolo di Dio che nell'Antico Testamento domanda con insistenza giustizia e come mai egli non intervenga. La risposta di Gesù è l'invito a una preghiera costante in attesa della risposta di Dio. La preghiera è la radice della fede,  e la fede in Gesù, sarà la risposta a tutte le nostre preghiere, ma i nostri tempi non saranno i tempi di Dio, ed è allora che la pazienza si fonderà con  la totale fiducia in Dio. Gesù chiude questa parabola con un interrogativo:....Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»...sono passati 2000anni, ma la domanda è sempre valida.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Dom Nov 13, 2016 8:37 am

Domenica della XXXII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 21,5-19)


Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».


Parola del Signore.

OMELIA


Capita anche ai nostri giorni di soffermarsi dinanzi ai nostri templi per ammirarne le belle pietre, i doni votivi, e di godere per quello che per noi rappresentano. Si era formato un gruppo dinanzi al tempio di Gerusalemme, orgoglio del popolo d'Israele, costruito dal re Salomone per volere di Dio. Non mancavano davvero i motivi per restarne ammirati e stupìti dinanzi a tanta bellezza. La maestosità e la solidità di quel tempio dava l'idea di una costruzione destinata a sfidare i secoli. Ed invece ecco l'intervento di Gesù: «Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». Non ci viene riferita la reazione degli astanti, ma possiamo ben supporre lo sgomento che li ha assaliti e forse anche la vibrata protesta contro il Cristo che appariva loro come profeta di sventura. Gesù prende l'occasione per parlare di un'altra fine e dei difficili tempi che stanno per sopraggiungere. «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo». Tutto ciò riguarda le inevitabili ricorrenti guerre e fenomeni naturali avversi e catastrofici. Non meno grave è quanto viene preannunciato per i suoi discepoli: «Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza». Quanto preannunciato è già in gran parte puntualmente accaduto. La Chiesa fino ai nostri giorni ha sofferto persecuzioni e il numero dei martiri è praticamente una schiera che nessuno può contare. Non dobbiamo mettere l'accento sugli aspetti minacciosi che il testo evangelico potrebbe contenere. Il Signore non vuole spaventarci, ma al contrario garantirci la sua costante ed efficace protezione in tutte le vicende che possono accaderci. È interessante infatti la conclusione a cui Gesù vuole condurci: lo Spirito Santo si ergerà a nostro difensore nei tribunali degli uomini e poi aggiunge: «Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime». Dobbiamo perciò guardarci da coloro che interpretando a modo proprio questo vangelo, vanno facendo terrorismo religioso, passando di casa in casa ingenerando immotivate paure. Non ricordano le altre consolanti parole del maestro divino: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geènna». (Padri Silvestrini)



Meditazione



«Maestro, quando accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Sconvolgimenti della natura e, forse più ancora, tragedie prodotte dalla violenza degli uomini, in ogni epoca fanno sorgere questa domanda. «Habet mundus iste noctes suas et non parvas»: ha le sue notti il mondo e non piccole, diceva san Bernardo. Solo al momento della mietitura, zizzania e grano saranno separati. “Quando accadrà?”. Gesù non risponde su ciò che “solo il Padre conosce”; risponde sul “come” affrontare le situazioni: vigilanza e fermezza, attenzione e attesa fiduciosa. Il tempo che ci è dato è tempo di testimonianza, la quale comporta, in alcune circostanze, il martirio fino all’effusione del sangue ad opera di estranei, ma «traditi perfino dagli amici e odiati a causa del mio nome». Anche in questo caso, però, da temere è solo la nostra incapacità di affidarci completamente a lui, poiché – come canta il prefazio della festa dei martiri – il Padre «rivela nei deboli la sua potenza e dona agli inermi la forza del martirio» e lo fa «per Cristo nostro Signore» misteriosamente presente nella storia, come ha promesso: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Interessa non il “quando”, ma “come” vivere l’attesa. Ed è per questo che Gesù mette in guardia dall’inganno rappresentato dai venditori di date e di progetti di salvezza che non sono i Suoi. “Tu solo il Santo, Tu solo il Signore, Tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo” gli cantano i discepoli! E la dichiarazione non lascia spazio ad aggiustamenti. Impegno nel mondo e per il mondo; ma nell’abbraccio di chi ci dice: «Nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».


PREGHIERA


Sono tante e diverse, Signore, le occasioni di martirio. Oggi, la nostra preghiera è per i fratelli di fede la cui vita è in pericolo per le persecuzioni cruente. Il loro coraggio scuota il nostro torpore, ci ricordi che siamo discepoli del Crocifisso: risorto da morte dopo essere passato per la morte di croce.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Nov 13, 2016 9:09 am

Gesù con un linguaggio quasi apocalittico dice che verranno giorni in cui di quello che vedono non rimarrà pietra su pietra e annuncia che verranno alcuni che diranno nel Suo Nome che è Lui o che il tempo è vicino e invita a tutti di non lasciarsi ingannare perchè sono degli impostori. Poi dice che si solleveranno nazioni contro nazioni a causa del Suo Nome e che loro saranno traditi perfino dai famigliari più stretti, e che saranno trascinati nei tribunali e nelle sinagoghe a causa Sua. Ma loro non dovranno temere nulla perchè se avranno fede nel Figlio di Dio salveranno la loro vita. Gesù con queste parole non vuole intimorire chi lo sta ad ascoltare, vuole solamente metterli in guardia perchè seguire Lui non è facile ci vuole fede, amore ma anche coraggio.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Dom Nov 13, 2016 6:32 pm

La chiave di lettura di questo brano ci porta a l'osservazione di Gesù sulla grandiosità dei lavori in atto per la costruzione del tempio iniziati quarant'anni prima da Erode il Grande; l'annuncio che <non resterà pietra su pietra> è relativo al rapporto dell'uomo con Dio: con Gesù non c'è più bisogno di alcun tempio, Lui stesso è il tempio in cui si pregherà il Padre. Il discorso di Gesù ha toni apocalittici e porta i discepoli a chiederli un <segno> della fine, ma il discepolo non deve temere questi eventi, perché il segno importante sarà la persecuzione e la testimonianza che saranno e saremo chiamati a dare, fiduciosi nell'aiuto di Gesù troveremo la via da seguire, forti della fede e del coraggio nel testimoniare il Vangelo offriamo a Dio la nostra offerta di amore. Il messaggio che Gesù ci rivolge è chiaro:” Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Lun Nov 14, 2016 8:23 am

Lunedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 18,35-43)


Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!

+ Dal Vangelo secondo Luca
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.[/size]

Parola del Signore.

OMELIA


"Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me". Il Signore ci passa accanto, bussa alla porta del nostro spirito, rischiamo di non accorgerci di Lui e di perdere l'occasione di un incontro che potrebbe anche risultare definitivo per noi. Non manca mai qualcuno che, se ci trova interessati, ci avverte della sua presenza, anche se siamo ciechi. Il Signore si fa trovare da chi lo cerca. Il cieco del Vangelo, era tutt'altro che rassegnato alla sua condizione, infatti informato del passaggio del Signore, fa esplodere la sua accorata preghiera: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me". È troppo urgente la sua richiesta e davvero unica l'occasione che gli si presentava, per cui benché invitato a tacere da alcuni zelanti del seguito, egli grida con maggiore intensità e ripete ancora la sua ardente preghiera. Quel Gesù che passa, si arresta quando sente il grido della nostra preghiera e anche se ci trova non vedenti, chiede che qualcuno ci conduca da Lui. Ora il cieco non ha più bisogno di gridare, il Signore è lì, ne avverte la presenza e la forza e può finalmente esplicitare la sua richiesta. "Signore, che io riabbia la vista". Chiede di riavere qualcosa di prezioso che ha perso. La risposta di Gesù non si fa attendere: "Abbi di nuovo la vista. La tua fede ti ha salvato". Ora il suo non è più un vagare incerto, un procedere a tentoni. La sua preghiera assume la caratteristica della gratitudine e della lode, si pone quindi alla sequela di Cristo e già adempie lodevolmente la sua missione, coinvolgendo nella lode a Dio tutti gli astanti. È avvenuto un doppio miracolo: un cieco ha recuperato la vista degli occhi, la sua anima si è illuminata nella fede. Accade sempre così quando incontriamo Cristo e l'invochiamo con fervore. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE



«Un cieco – dal racconto di Marco conosciamo il suo nome: Bartimeo – era seduto lungo la strada a mendicare... Gli annunciarono: “Passa Gesù, il Nazareno!”. Allora gridò dicendo: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”». Non siamo in una parabola, ma nel vivo racconto di un fatto accaduto. Eppure, il cieco Bartimeo si rivela anche icona della condizione dell’uomo che grida il bisogno di luce, senza arroganza, consapevole del proprio limite; non umiliato, ma umile. Insiste, grida più forte, e Gesù si ferma e lo salva: gli ridà la vista ed egli diventa discepolo. Interessante la dinamica dell’incontro, che avviene in più tappe: l’annuncio del passaggio di Gesù, il grido di dolore del cieco; la sua resistenza a coloro che “camminavano avanti” e volevano impedirgli di gridare; l’alzarsi in piedi e il gettar via – è Marco a sottolinearlo – quel mantello che era tutta la sua sicurezza; infine, la domanda – «Che cosa vuoi che io faccia per te?» – con cui Gesù interroga Bartimeo su una questione fondamentale: se davvero egli “vuole” ciò che istintivamente chiede, poiché la salvezza è amorosa decisione di Dio, ma accolta con un atto di consapevole decisione dell’uomo. È importante questa domanda che, a prima vista, sembrerebbe retorica. Rispondere significa affermare che abbiamo chiaro ciò che chiediamo al Signore… C’è quel «vuoi» che sempre accompagna la proposta di Cristo: “Se vuoi…”. “Chi vuole venire dietro a me…”. “Volete?” chiede Gesù – in identici termini –, ad esempio, a Giacomo e a Giovanni quando, nella loro cecità, chiedono di sedere ai primi posti nel Regno (Mc 10,36). Interessante anche la risposta di Bartimeo: «ina anablepso»: il verbo significa “vedere di nuovo”, ma anche “guardare in alto, levare gli occhi”. La nuova vista è vedere non più ripiegati verso il basso...


PREGFHIERA



Signore, figlio di Davide, abbi pietà di me! Signore, che io possa alzare gli occhi per vedere nella verità e te e me e ogni cosa. Che la tua grazia mi risani, a cominciare dall’ascolto delle tue domande, dopo che io ti ho posto le mie. Tu sei la luce, la via, la verità e la vita. Che io ti segua e ti lodi.


Ultima modifica di Andrea il Lun Nov 14, 2016 6:41 pm, modificato 2 volte

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Nov 14, 2016 11:50 am

Un cieco ha fiducia che in Gesù possa riavere la vista, non gli importa di coloro che vogliono che taccia perchè sa che Gesù in lui può fare un miracolo e così succede. Dopo il miracolo l'ex cieco glorifica Dio per il prodigio che ha avuto ed anche coloro che hanno assistito a tutto questo. Gesù non rimane mai insensibile a chi ha fede in Lui perchè chi ha fede in Lui ha fede anche in Dio Padre che lo ha mandato sulla terra per guarire l'umanità con il Suo Amore Eterno.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Lun Nov 14, 2016 3:15 pm

Gesù  arriva in Gerico, ultima tappa del suo cammino verso Gerusalemme. La  guarigione di un cieco e segno del compiersi di ciò che Gesù aveva promesso con la parole di Isaia:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore.

L'insistenza del cieco nel pregare Gesù affinché lo guarisca,  diviene un modello per i discepoli, mentre la folla lo azzittiva, impedendoli di vedere Gesù, anticipa quella che sarà la sorte di Gesù a Gerusalemme.
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Martedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Nov 15, 2016 8:04 am

Martedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 19,1-10)


Il Figlio dell'uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.


+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».


Parola del Signore.

OMELIA


Ecco un altro piccolo uomo che cerca Gesù! Lo cerca tra la folla, ma la sua statura non gli consente di vedere. Deve correre avanti e salire per vedere. Occorre staccarsi da terra ed elevarsi verso l'alto per vedere. Occorre essere disposti a lasciare tutto per seguire Cristo e Zaccheo era ricco, molto ricco! Egli era convinto, come spesso capita, di poter essere lui il protagonista di quella ricerca e di quel desiderato incontro. Capita esattamente il contrario: noi muoviamo i prima passi, poi è il Signore che alza lo sguardo verso di noi per darci anche quello che non osiamo sperare: «Gesù alzò lo sguardo». Questo sguardo del Signore ci riconduce ad un altro episodio del Vangelo, quello del giovane ricco che dichiara di aver sempre osservato i comandamenti. Dopo questa dichiarazione l'evangelista ci dice che Gesù «fissatolo lo amò». È proprio vero quando Gesù ci guarda ci ama e opera prodigi per noi. Zaccheo, sorpreso da tanta inattesa benevolenza, accoglie con gioia il Signore nella sua casa, lo accoglie come salvatore e redentore. Infatti ci fa ascoltare la sua umile e sincera confessione, accompagnata dal proposito di riparare adeguatamente al male fatto: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». È essenziale e completa la formula assolutoria che Gesù proferisce: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa». Per fugare poi le solite accuse: «È andato ad alloggiare da un peccatore!», ribadisce che «Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Questa è la missione che Cristo affiderà poi ai suoi e alla sua Chiesa. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



Luca riporta il suo nome ma, per prima cosa – e la sottolineatura è tutt’altro che banale – dice che è “un uomo”. Era così anche per coloro che vedevano in lui il pubblico peccatore, l’odiato esattore delle tasse per conto dell’Impero romano? Questo mestiere, odioso già di per sé agli occhi dei sudditi, era reso ancor più odioso dal sistema della riscossione, che permetteva di essere ladri. Zacchèo ha fatto carriera e ha molte ricchezze, ma è un uomo insoddisfatto di sé, che non si chiude, però, nella tristezza, ma si spinge a “cercare”; il greco “ezetei” (in latino: “quaerebat”) è verbo che esprime non la banale curiosità, ma il vivo desiderio di una svolta. «Cercava di vedere chi era Gesù» – in greco, alla lettera: «Cercava di vedere Gesù, chi fosse». Evidentemente aveva sentito parlare di lui, della novità che egli rappresentava. Sperava in un incontro? Almeno di vederlo, sentire se dicesse qualcosa che corrispondeva alla sua attesa. La conclusione del brano – «Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» – è la chiave di lettura di tutta la vicenda. I peccatori pubblici, proprio dall’essere indicati a dito, esposti al pubblico biasimo, sono indotti – Gesù non ha mancato di sottolinearlo altre volte – a pensare alla loro vita; più facilmente di coloro che peccatori lo sono, ma i cui peccati rimangono nascosti. La prima ventata di novità, Zacchèo, salito per “vedere”, la sperimenta nel sentirsi guardato da Gesù, chiamato per nome, invitato a scendere e ad accogliere il Maestro in casa sua. “Scese pieno di gioia” e in casa, senza che Gesù gli chiedesse qualcosa, prese la sua decisione… “Oggi la salvezza – due parole chiave nel Vangelo lucano – è entrata in questa casa perché anch’egli è figlio di Abramo”. È l’amore a suscitare la conversione. Ogni giorno si può ricominciare.


PREGHIERA



Quante volte mi hai perdonato, Signore! Sono davanti a te a riconoscerlo: non umiliato, ma umile davanti al tuo dono. Che io ne abbia coscienza sempre più. Che dal tuo amore offerto in anticipo io riparta quando, insoddisfatto di me, cerco il cambiamento. Tu sei l’Amore misericordioso che cambia la vita!

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Nov 15, 2016 9:41 am

Zaccheo è un pubblicano, uno considerato da tutti un peccatore ma a Gesù non gli importa, Egli dopo essersi invitato a casa di quest'uomo e sentendo la sua conversione dice che è venuto a salvare ciò che era perduto, perchè anche un pubblicano è figlio di Abramo ne quindi meritevole di essere amato come tutti.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mar Nov 15, 2016 3:11 pm

Chi è Zaccheo? Perché Luca ci riporta con abbondanza di particolari la figura di questo piccolo uomo? La folla lo indica come un peccatore, ma Gesù va oltre le voci del popolo, Lui conosce il cuore di ciascuno di noi e sa che nel cuore di Zaccheo palpita un'amore non espresso che solo Dio conosce.
<... Il Figlio dell'uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. >
Zaccheo, rappresenta tutti noi, perduti nel nostro io, sicuri che la nostra vita ci appartenga ed è per questo che cerchiamo di vivere ignorando gli altri, come faceva Zaccheo, che viveva di una ricchezza guadagnata disonestamente. L'incontro con Gesù cambierà la sua vita. Così sarà per noi se guardiamo a Gesù, lui si farà trovare e come disse a Zaccheo, così dirà anche a noi: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

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Mercpòedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Nov 16, 2016 6:34 am

Mercpòedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 19,11-28)


Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d'oro, dicendo: "Fatele fruttare fino al mio ritorno". Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: "Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi". Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate dieci". Gli disse: "Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città".
Poi si presentò il secondo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate cinque". Anche a questo disse: "Tu pure sarai a capo di cinque città".
Venne poi anche un altro e disse: "Signore, ecco la tua moneta d'oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato". Gli rispose: "Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi". Disse poi ai presenti: "Toglietegli la moneta d'oro e datela a colui che ne ha dieci". Gli risposero: "Signore, ne ha già dieci!". "Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me"».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Parola del Signore.

OMELIA


Non è difficile ravvisare in questo uomo di nobile stirpe che parte per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi tornare, lo stesso Cristo. Domenica prossima, a conclusione dell'anno liturgico, celebreremo Cristo, Re dell'universo! La parabola delle mine o monete ci esorta ancora una volta, più che a smaniare di vana curiosità per le future manifestazioni, a far tesoro dei beni che il Signore gratuitamente ci ha dato e a perseverare nella fedeltà e nella vigilanza. Abbiamo una triste storia alle spalle: con il nostro peccato abbiamo lanciato un grido blasfemo contro il nostro Re e Signore: «Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi». È stata ed è la radice di ogni male, la premessa della peggiore
infedeltà e la manifestazione della più assurda infedeltà. Ribellarsi a chi tutto ci dona soltanto per amore e per la nostra migliore felicità, è il peccato nella sua infima espressione. La vita stessa, il primo dono, la nostra intelligenza e la nostra volontà che ci rendono somiglianti a Dio, ci devono servire per moltiplicare ed accrescere quei doni, dando così lode a Colui che è la fonte del bene e la felicità piena vuole donarci come premio alla nostra fedeltà. Non importa valutare quanti talenti abbiamo ricevuto. Saremmo giudicati secondo giustizia e con misericordia, ma non potremmo accampare scuse. Tutti siamo in grado di raggiungere la santità, di impiegare al meglio quanto abbiamo ricevuto. Leggendo le vite dei santi ci accorgiamo che spesso quei nostri fratelli non erano particolarmente dotati, molti di loro forse avevano soltanto una mina... Eppure con eroica fortezza hanno saputo moltiplicarla e ricevere per questo il premio e la gloria. Troppo spesso ci capita di rassegnarci alla mediocrità, immemori delle dure parole del Signore: «Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca». Chiediamo oggi al Signore di poter riconoscere in noi i doni ricevuti e farli moltiplicare per poter ricavarne il cento per uno. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE



Non èato; a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha’”. Il Signore domanda fedeltà, coraggio, impegno nell’amministrare i doni ricevuti. La paura è sintomo di una volontà fiacca e indecisa, di generosità carente. Il premio che Dio elargisce è sproporzionato al merito (come una città rispetto a una moneta), ma questa stessa sproporzione dice che non si tratta di cose, ma della realizzazione della persona di chi è chiamato. Accogliere il Regno comporta la disponibilità a rischiare. Chi non ne ha il coraggio perde tutto: il Regno e se stesso! «Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme»: la morte di Gesù, ormai prossima, è passaggio obbligato per la risurrezione e la vita. Senza la croce non c’è sepolcro vuoto: solo sepolcri che custodiscono cadaveri. elemento importante nella riflessione a cui la parabola ci invita, ma alcuni studiosi pensano che Gesù, riferendo di uno che «partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re» alluda ad Erode, il quale, settant’anni prima, era andato a Roma per questo; la gente non lo voleva, conoscendo la sua crudeltà; quando rientrò con il suo titolo fece, in effetti, quel che si legge al termine della parabola: «i miei nemici portateli qui, ed uccideteli dinanzi a me». Erode o no, poco importa; l’insegnamento della parabola è sull’impegno a far fruttificare i doni di Dio, primo dei quali il Regno che – si è visto – è Gesù stesso. “Fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. ‘Ne ha fruttate dieci’, ‘ne ha fruttate cinque’, ‘ecco la tua moneta che ho tenuto nascosta in un fazzoletto poiché avevo paura di te’. ‘Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci… A chi ha, sarà d



PREGHIERA



Anche a me, Signore, hai fatto dono di talenti. Riconoscerlo non è falsa modestia; è richiamo all’impegno. Aiutami a rispondere con volontà e con amore alla proposta da cui attendi i frutti.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Nov 16, 2016 7:47 am

Gesù sa che la gente vorrebbe da Lui che il Regno si manifestasse e racconta la parabola del re e dei servi. Questo re certa gente non lo voleva come sovrano, e prima di andare a ricevere il titolo
lascia dieci monete d'oro a tre servi. Ritornato con il titolo di re, un servo dice che ne ha guadagnate dieci, un altro cinque e uno sapendo che lui è un uomo severo non ha guadagnato niente. Al primo dà il potere su dieci città, al secondo cinque mentre all'ultimo lo considera una malvagio perchè ha avuto paura del suo signore e gli fa togliere tutto. Poi ai suoi nemici, a tutti coloro che non lo volevano re li fa uccidere tutti davanti a lui. Con questa parabola Gesù dice che Lui è quel sovrano che dà potere a chi crede in Lui, chi non crede in Lui è un malvagio mentre chi non lo accetta nel giorno del giudizio sarà condannato.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Nov 16, 2016 6:38 pm

La manifestazione del regno di Dio non è un problema di nostra competenza, perché solo Dio è padrone del tempo. Ma i discepoli la pensavano diversamente, tanto che , Gesù, per tranquillizzarli racconta una parabola.... il protagonista è un nobile che parte per divenire re (Gesù) ed affida ai servi (noi) delle mine (doni) che abbiamo il dovere di far fruttificare nell'attesa che il Re torni....la parabola ha anche la finalità di anticipare il destino che attende Gesù a Gerusalemme, il viaggio terreno di Gesù sta per concludersi, in questo cammino, che prelude a una partenza e a un ritorno, Gesù si è rivelato ai suoi discepoli come il segno della presenza di Dio. Quello che si compierà a Gerusalemme è la storia stessa del regno di Dio, che si rende presente nella persona di Gesù.
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Giovedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Nov 17, 2016 8:30 am

Giovedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 19,41-44)



Se avessi compreso quello che porta alla pace!

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Parola del Signore.



OMELIA


/b]

Alcune opere degli uomini sono espressamente volute da Dio stesso. Allora il cielo diventa pienamente partecipe dei significati che quelle realtà si annettono. Gerusalemme, con il suo maestoso tempio, era considerata la città di Dio, il luogo dove egli aveva fissato la sua dimora. Gli abitanti di quella città godevano di un grande privilegio e avrebbero dovuto con il loro comportamento rendere un culto particolare al Signore. Avrebbero dovuto testimoniare quella alleanza che Dio aveva stipulato con il suo popolo. Invece Gesù è testimone di un vero sfacelo religioso e morale che stava raggiungendo il suo culmine con il rifiuto e la condanna dello stesso Cristo, non riconosciuto come l'Inviato del Padre, il Messia. Gli autori principali di questa situazione erano proprio i capi religiosi del tempo, scribi e farisei, che insidiavano per invidia la vita del Cristo. Egli «alla vista della città pianse su di essa». È sicuramente un pianto di dolore quello di Gesù. La sua «vista» valica il tempo, egli vede il presente e il futuro di quella città e dei suoi abitanti: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace». Parla della pace messianica tanto vagheggiata ed ora incompresa. Non può fare a meno di anticipare con accenti profetici il triste futuro che è stato riservato a quella città ingrata: «Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra». Sono chiare le motivazione che Gesù scandisce: non hanno compreso la via della pace e non hanno riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata. Ora quel rimprovero, motivo di pianto per Cristo, è rivolto a tutta l'umanità, a ciascuno di noi e alla sua Chiesa. Dopo secoli ancora non abbiamo compreso la via della pace nonostante la redenzione; non abbiamo compreso appieno il tempo e i tempi in cui siamo visitati da Dio e dal suo Unigenito. Ci sono ancora i motivi di pianto per Cristo, è ancora accorato il suo lamento. «Se tu conoscessi il dono di Dio», credo siano queste le parole che Cristo ci sta rivolgendo. Attende la tua e la mia risposta. (Padri Silvestrini)Meditazione

MEDITAZIONE



La salita di Gesù verso Gerusalemme è segnata da un “indurimento del suo volto”, che esprime la determinazione con cui si dirige consapevolmente verso quel che lo attende. Ora, di fronte alla Città, egli piange. È un pianto di compassione, come in altri momenti: quando pianse di fronte al dolore della vedova di Naim; e a Betania, davanti al sepolcro dell’amico. È il pianto dell’Uomo-Dio; il pianto di Dio che in Gesù si manifesta con lacrime vere, lacrime come le nostre, esprimendo il suo dolore per ciò che deturpa la bellezza della creatura amata. «Attraverso l’uomo Gesù – scrive Benedetto XVI in Gesù di Nazaret – divenne visibile Dio. L’umanità di Gesù è la trasparenza del volto di Dio». Gerusalemme non ha compreso «la via della pace» e, rifiutando Colui che è la pace, conoscerà la guerra: «I tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra». Accadde nel passato. Accadrà nell’anno 70, ad opera dei Romani. Gesù, «misericordiae vultus», volto dell’amore misericordioso di Dio, non è venuto per punire, ma per salvare; porta la pace, non la guerra. A provocare il disastro è l’infedeltà dell’uomo, il suo rifiuto di Dio. L’amore di Dio tiene lontane le potenze del male, ma se Dio è allontanato, come belve esse si scatenano. Il potere del demonio, «omicida fin da principio», si serve di tutto per distruggere in odio a Dio. «Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?» (Papa Francesco, 6 maggio 2016).



PREGHIERA



Signore Gesù, ci hai detto: «vi lascio la mia pace, non come la dà il mondo». Vogliamo essere tuoi discepoli, seguire te, Principe della pace. Aiutaci ad accoglierti nella mente e nel cuore, convinti che «tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo, con lo Spirito Santo, nella gloria di Dio Padre».

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Nov 17, 2016 9:57 am

Gesù piange su Gerusalemme...
Non per se stesso e ciò che gli succederà, ma per una città che non ha riconosciuto in Lui colui che porta la pace e non la guerra quando avverrà che predice che sarà spietata, perchè non ha accolto Colui che l'ha visitata.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Gio Nov 17, 2016 2:51 pm

Quanti ciechi hanno ottenuto la vista avendo espresso la fede in Gesù, ma Gerusalemme, al contrario, si è ostinata nella sua cecità, meritando la distruzione. Il lamento di Gesù di fronte a Gerusalemme è l'annunzio di ciò che accadrà alla città quando, nel 69/70 verrà distrutta dai romani, ma alla base del suo pianto, “piange” il rifiuto di ieri come quello di oggi che “giorno” dopo “giorno”, con la nostra indifferenza causiamo il suo dolore. Il pianto di Gesù esprime il contrasto tra l'amore di Dio e l'ostinazione degli uomini che rifiutano la salvezza. Il pianto di Gesù è il pianto di Dio che in Gesù Cristo si manifesta nel dolore più profondo perché le sue creature lo rifiutano.. e Gerusalemme pur avendolo visto, conosciuto, si è resa cieca davanti al volto dell'Uomo Dio.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Ven Nov 18, 2016 8:17 am

Venerdi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 19,45-48)


Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà casa di preghiera". Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo.


Parola del Signore.

OMELIA


Quandoe. Gesù subiva con santa pazienza le continue insidie ed i frequenti insulti dei suoi nemici, che tramavano contro la sua persona, ma non può sopportare la violazione continuata e sacrilega della maestà divina. Ecco perché si munisce di una cordicella e scaccia i venditori dal tempio. Per poi ribadire: «Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!». Gesù si riappropria del tempio e vi entra da vero Signore e Maestro: «Gesù ogni giorno insegnava nel tempio» nonostante che i sommi sacerdoti e gli scribi, in combutta con i notabili del popolo, cercavano di farlo morire. Quante volte i «sommi» di altri tempi e coloro che sono posti in autorità, con identiche minacce, hanno cercato di far tacere la verità, di ammutolire i portatori del Vangelo! È accaduto sin dai primordi della Chiesa ma accade anche oggi. La risposta è stata ed è ancora sostanzialmente sempre la stessa: «Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Quante volte le chiese sono state trasformate in vere e proprie spelonche di ladri. Quante ancora sono chiuse e dissacrate! Quante volte, anche ai nostri giorni, nella casa del Signore si compiono furti e atti sacrileghi! «La mia casa sia casa di preghiera...» (Padri Silvestrini) Gesù ha posato il suo sguardo sulla città di Gerusalemme ed è scoppiato in pianto, probabilmente aveva sotto i suoi occhi anche la visione del tempio e degli atti sacrìleghi che ivi si compivano impunemente. «Lo zelo per la tua casa mi divora»: lo zelo per il Signore, che è dettato dall'amore e dalla giustizia, esplode in giusta ira contro i profanatori della casa del Signore (Padri Sibillini)

MEDITAZIONE


La Bolla inizia affermando: «Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre». La misericordia, dunque, ha un volto, un nome; è una Persona: Gesù Cristo. Da lui, vivente nella Chiesa, occorre accoglierla; a lui occorre riferirsi per intenderla rettamente e per apprendere ad esercitarla a nostra volta. Ripartire da Cristo, Redentore dell’uomo, è dunque il compito di sempre. La misericordia: «è condizione della nostra salvezza; è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità; è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro; è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita; è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato» (MV, 2). Essa – continua il Papa citando “il grande insegnamento”, “più che mai attuale” di san Giovanni Paolo II – «è dettata dall’amore verso l’uomo, verso tutto ciò che è umano e che è minacciato da un pericolo immenso» (11). «La prima verità della Chiesa è l’amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia» (12). «Poniamo di nuovo al centro con convinzione il sacramento della Riconciliazione, perché permette di toccare con mano la grandezza della misericordia. Sarà per ogni penitente fonte di vera pace interiore. Non mi stancherò mai di insistere perché i confessori siano un vero segno della misericordia del Padre» (17).


PREGHIERA


Abbi pietà di noi, Cuore di Gesù, Figlio dell’Eterno Padre, fonte di giustizia e di carità, pieno di bontà e di amore, re e centro di tutti i cuori, Cuore di Gesù, paziente e misericordioso, generoso verso tutti quelli che ti invocano, fonte di vita e di santità, nostra pace e riconciliazione.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Nov 18, 2016 9:44 am

Dopo aver scacciato i mercanti dal tempio, perchè per Gesù è un'indecenza che una casa di preghiera diventi un covo di ladri, i capi dei sacerdoti cercavano di ucciderlo perchè a loro Gesù dava fastidio ma non sapevano come fare perchè il popolo quando insegnava pendeva dalle sue labbra e cercavano la Sua Parola. Purtroppo questo è molto attuale: c'è chi cerca le Parole di Gesù e c'è invece chi non le vuole ascoltare e Lo ignora completamente.
Gesù invece continua ancora oggi ad essere presente nella nostra vita sta a noi cercarlo e ascoltarlo.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

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