Vangelo di Gesù - Anno A

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Gen 13, 2017 2:40 pm

Figlio, ti sono perdonati i peccati". E' la frase che Gesù disse al paralitico.... la fede che aveva visto nei quattro uomini i quali avevano portato e calato dal tetto della casa il paralitico su di una barella, aveva spinto Gesù a realizzare il miracolo della guarigione. Al centro di questo miracolo è generato una controversia con gli scribi presenti, nata intorno al tema del potere di perdonare dei peccati che Gesù dichiara di avere e che aspetta di per sé soltanto a Dio (Is 43,25). in questo brano, emerge infatti con chiarezza il problema dell'identità di Gesù: egli pretende di identificarsi con Dio. Il perdono di Dio avviene attraverso la fede che dimostriamo in Gesù, nella fede dimostriamo la nostra umile adesione a Colui che per la nostra salvezza ha preso su di se i nostri peccati e lui solo ha il diritto di dire:"Figlio, ti sono perdonati i peccati".
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Sabato della I settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Gen 14, 2017 9:10 am

Sabato della I settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 2,13-17)


Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: "Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e dei peccatori?".
Udito questo, Gesù disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".


Parola del Signore.


OMELIA




L'evangelista Luca, con il suo linguaggio pittorico, semplice, essenziale, pone oggi sotto i nostri occhi una scena viva e significativa: Levi, seduto al banco, intento al suo lavoro di chiedere, riscuotere e magari estorcere, le imposte ai passanti. Un mestiere ingrato e che forse produce ricchezza, ma che genera sempre tante antipatie, come tutti quelli, che per ragioni diverse, hanno il compito di esigere tasse, multe, dazi e denaro dagli altri. Chi ci tocca il portafoglio, a torto o a ragione, non ci è mai simpatico. Proprio questo personaggio, con questo mestiere, con queste credenziali, non tra le migliori, suscita invece l'interesse e la simpatia di Gesù. Gli dice semplicemente: «Seguimi!». Egli evidentemente, quando assume il suo ruolo di salvatore dell'uomo, stravolge le nostre stime e i nostri giudizi: egli comincia dagli ultimi, dai più lontani, dai più bisognosi. Si rivolge in modo preferenziale a coloro che, pur immersi nel male o invischiati nelle cose del mondo, o sedotti dal dio denaro, anelano a qualcosa di diverso e di migliore, anche se non sono ancora in grado di vedere da dove, da che cosa, da chi potranno ricevere quanto desiderano. Quell'anelito è l'embrione della fede, che il Signore Gesù sapientemente riesce a far crescere. Così fa con Levi, così fa ancora con tanti del nostro tempo. Sfida poi i suoi nemici, ipercritici e puritani, andando a mensa a casa di Levi, ritenuto da tutti un pubblicano e un peccatore. È in quella famosa cena che Gesù proferirà una delle sue affermazioni più solenni e scultoree, dicendo ai convitati di allora, ma a tutti noi: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori». Questa verità è destinata a restare immutabile nei secoli: è una delle prerogative principali del Cristo e dei suoi ministri. Dovrebbe essere una dote sempre viva ed attuale della sua chiesa e una ferma ed irremovibile convinzione di ogni cristiano, di ognuno di noi. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



C'è un piccolo libro dell’Editrice Monti che raccoglie storie di carcerati. Ha un titolo non immediatamente comprensibile “Nuovi giunti”. È curato da Francesco Berté, un medico che per professione
incontra l’umanità sofferente che sta dietro le sbarre. “I nuovi giunti - scrive il curatore - vengono fotografati, catalogati, visitati, ingabbiati. E lasciati soli”. L’immagine si illumina alla luce della parole del medico che annuncia di essere venuto non per i sani ma per i malati. È lui il “nuovo giunto” che si mette accanto a chi soffre malattie invisibili e indicibili: l’assenza di speranza, la disperazione, il delirio di onnipotenza, la superbia delle perfezione, la paura di vivere... È lui, uomo libero, che entra nel carcere del peccato per liberare l’uomo. È lui, il medico che ascolta scrupolosamente i battiti e controlla il respiro dell’anima. È lui l'unico medico che pu` diagnosticare che nessuno è del tutto sano e che tutti sono in parte malati. Per questo non è venuto per qualcuno ma è venuto per tutti. È un medico di strada non di ambulatorio. Non ci sono code alla porta del suo studio. È lui che si mette in coda e aspetta il suo turno nella case, nelle scuole, nelle piazze, nei mercati. Non porta il camice bianco per farsi riconoscere, non ha il tesserino con foto e ancor meno porta lo stetoscopio al collo. Non ne ha affatto bisogno. A colui che egli guarisce non chiede di spargere ai quattro venti la voce sulla sua bravura così da avere molti clienti e fama mondiale. Chiede di fare della guarigione ottenuta un segno visibile di speranza e di gioia. Per far nascere domande. Non accade sempre così. I guariti dimenticano a volte di essere stati malati e di poter ricadere nella malattia. Prendono a volte le distanze da coloro che ritengono malati, anzi incurabili. Qualcuno più che suscitare negli altri il desiderio di conoscere il Medico corre il rischio di far nascere in se stesso la presunzione di essere fuori pericolo. Ma nessuno pu` cancellare quelle parole: "Non sono venuto per i sani ma per i malati”
.

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Domenica della i settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Gen 15, 2017 8:20 am

Domenica della II settimana del Tempo Ordinario



VANGELO (Gv 1,29-34)


Ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo!

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».


Parola del Signore.

OMELIA


Alleluia! "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". San Giovanni, il Battezzatore, Lo vede venire verso di Lui, per farsi battezzare... Ma è Lui, è Gesù, la Fonte dell'Acqua viva! E chi beve di quell'acqua, chi crede in Lui e a Lui aderisce con tutto sé stesso, non avrà mai più sete. ...Ed è bello vederlo Gesù mentre si s'incammina lentamente lungo le rive del fiume santo, del fiume Giordano: sopra di Lui si fa visibile lo Spirito del Signore nella sua luce sfolgorante e candidissima. E San Giovanni se ne accorge subito: "E' Lui! E' Lui l'Atteso!". Lo riconosce e Lo addìta a tutti con tanta gioia come "l'Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo". E noi, fin dal giorno del nostro battesimo Lo abbiamo accolto nella nostra vita; abbiamo accolto Colui che toglie i nostri peccati; e ci ha fatto diventare come Egli è: Figlio di Dio! E siamo sempre amati da Lui, siamo salvati, siamo perdonati e veniamo sempre più santificati e divinizzati dal suo Amore misericordioso, e già siamo diventati santi per chiamata, come ci ricorda San Paolo. E perciò dobbiamo gioire nel Signore, sempre, perché siamo "figli di Dio, figli dell'Altissimo!" E non esiste sulla terra un onore più grande, e una gioia più grande di questa: ...figli di Dio! E Giovanni Battista, ancora ci ripete: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una Colomba dal cielo e rimanere sopra di Lui... E' Lui che battezza nello Spirito Santo! ...E' il Figlio di Dio". E noi tutti dunque, che siamo battezzati in Lui, siamo stati battezzati nello Spirito Santo e siamo figli di Dio. Infatti lo Spirito, che si posò su Maria, su Gesù e sugli Apostoli santi come Colomba Immacolata e come Fuoco d'Amore, si posa anche dolcemente sopra ognuno di noi, sul nostro capo, sul nostro cuore, perché siamo figli di Dio, e siamo anche figli di Maria, assieme a Gesù. E le mani di Maria si posano, benedicenti, sopra ognuno di noi, che siamo figli suoi, e il suo sguardo di Mamma amorevole ci consola l'anima, ogni giorno. Alleluia! Alleluia! Il Verbo si fece Carne e venne ad abitare in mezzo a noi; a quanti Lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. Alleluia! (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE



“Erano trascorsi quaranta giorni da quando aveva versato l'acqua del Giordano sul suo capo e l'aspetto di Gesù doveva essere tanto e così completamente mutato che Giovanni, vedendolo, rimase sconvolto. Chi gli stava dinanzi non era più uno sconosciuto ma l’eletto di Dio. In quel corpo provato dal digiuno e dalla tentazione, che camminava lungo la riva del Giordano, Giovanni non vedeva più l'uomo, ma la vittima che si offriva liberamente al sacrificio perché il mondo fosse redento. In quell’istante Giovanni dovette vedere, dinanzi ai suoi occhi, passare insieme la gloria e il macello. Abbagliato da quella visione che non poteva ormai più scacciare, Giovanni non si stancava di ricercare con lo sguardo Gesù mescolato alla piccola folla dei penitenti e, ogni volta, vedendolo passare, lo indicava ai propri discepoli chiamandolo nel solo modo in cui poteva e sapeva chiamarlo: ‘Ecco l'Agnello di Dio!’. Ma i discepoli non sapevano che cosa volesse dire Giovanni” (F. Parazzoli). I discepoli di Giovanni non sapevano e non potevano  sapere che cosa volesse dire il loro maestro, perché al tardo giudaismo era ignota l'immagine del redentore come agnello. Noi invece sappiamo che nel Nuovo Testamento agnello ricorre quattro volte (Gv 1 ,19.36; At 8, 32; 1Pt 1, 19) e sempre in riferimento a Gesù. Noi sappiamo che fin dagli inizi la comunità cristiana vide Gesù come Gesù vide se stesso, e cioè come il servo di Dio - innocente, sofferente e paziente - raffigurato da Isaia 53, 7 come un agnello, condotto al macello. Noi sappiamo che in aramaico talja significa sia “agnello” che “servo”. Noi sappiamo pure che secondo Giovanni (19, 36) Gesù viene paragonato all’agnello pasquale, come si desume dal fatto che la Crocifissione ebbe luogo in coincidenza con la Pasqua ebraica e addirittura con l’ora stessa in cui nel tempio venivano immolati gli agnelli per il sacrificio pasquale.  Soprattutto una cosa noi sappiamo: che l’agnello immolato è l’immagine di un amore e di una obbedienza che vanno fino alla Croce: l'agnello è l'immagine del servo di Dio che prende su di se e toglie il peccato del mondo. Secondo il profeta (ls 53) il servo di Dio è innocente e  insieme solidale con i peccatori: innocenza e solidarietà che si ritrovano nel battesimo di Gesù. Con questo gesto il Nazareno non prende le distanze dal popolo peccatore - come facevano i farisei - ma si confonde con esso, pur nella consapevolezza della propria innocenza e della propria provenienza da Dio. Il battesimo è la scelta fondamentale di Gesù, che egli porterà avanti in tutta la sua vita. Fino alla Croce Gesù è l’agnello che si immerge nel fiume del nostro peccato: “noi lasciamo nell’acqua le nostre lordure, uscendone purificati: lui vi si immerge, uscendone carico della nostra immondezza” (Fausti). 2. La visione del Battista è sconvolgente: egli non si vede venire davanti il Messia nelle sembianze del leone di Giuda, che avrebbe stritolato i nemici di Dio. Ma c’è un dato ancora più sorprendente: se il Messia doveva essere l’inviato di Dio e quindi doveva somigliargli in qualche modo, il Dio che Giovanni intravede in Gesù non è neanche il leone che ruggisce da Sion - descritto da Amos, il profeta-pecora - e che con il suo ruggito raggelante brucia i pascoli verdeggianti del lontano Carmelo (Am 1,2). Agli occhi sorpresi del Precursore di fuoco, Gesù non appare nemmeno come il capro espiatorio: è indifeso «come un agnello mansueto e vulnerabile, ma non è affatto una vittima complessata, inacidita e lamentosa. E c'è da cogliere un altro particolare nella visione al Giordnao da parte del Battezzatore: egli ha visto lo Spirito scendere e posarsi dolcemente sul Figlio di Dio “come una colomba”. Una colomba, non un aquila rapace che piomba su un povero agnellino inerme ma neanche un vecchio, tranquillo piccione domestico. È la colomba delle origini e di quel grande ricominciamento che c’è stato dopo il diluvio. La colomba dice la freschezza intatta del mattino della creazione e anche l’inesausta capacità, tipicamente divina, di non arrendersi mai al nostro peccato. Se l'agnello è simbolo dell'amore spinto fino all’immolazione di sé, la colomba è indice di cieli nuovi e di terra nuova, è segno di perenne, incessante giovinezza. 3. Forse pu` bastare con l’analisi dei due simboli così carichi di significato - la colomba e l'agnello - che muovono l’odierna scena evangelica, affrescata dal quarto evangelista. È tempo ora di porci la domanda ineludibile: cosa significa per noi oggi essere i discepoli del Cristo-Agnello e dello Spirito-Colomba? Non è il caso di attardarsi in risposte teoriche e astratte: forse e più opportuno dar voce a una testimone del nostro tempo, l’ebrea olandese Etty Hillesun, morta a soli 29 anni ad Auschwitz, il 30 novembre 1945. Aveva  respinto ogni nascondiglio sicuro per “sposare” il destino del suo popolo, ed ecco come descrive la deportazione nel lager: “I vagoni merci erano 35, completamente chiusi, ma qua e là mancavano delle assi e dalle aperture spuntavano mani a salutare, proprio come le mani di chi affoga. Il cielo è pieno di uccelli, i lupini violetti stanno lì così principeschi e così pacifici, il sole splende sulla mia faccia e sotto i nostri occhi accade una strage: è tutto così incomprensibile”. Etty potrebbe essere divorata da un odio implacabile, e invece,  grazie a un continuo, intenso lavorio sulla propria anima, diventa testimone della possibilità di trasformare la storia accettando di trasformare profondamente e radicalmente la propria vita. Scrive sul suo diario: “Non sono gli avvenimenti che contano nella vita, conta solo ci`  che grazie agli avvenimenti si diventa . Etty sa bene di doversi continuamente sottrarre alla duplice tentazione della  disperazione e dell‘odio vendicativo, per essere sempre pronta a “spezzare il suo corpo come fosse pane e distribuirlo agli uomini”: questo farsi mangiare da coloro che incontra nel suo cammino è stata per Etty una conquista a caro prezzo, in cui la sua naturale tendenza alla seduzione si è trasformata in capacità di condivisione e di intercessione. Nelle prime pagine del suo diario confessa ampiamente la sua ingordigia che la induce a voler possedere tutto ci` che le piace o le aggrada: “Una volta, se mi piaceva un fiore, avrei voluto premermelo sul cuore, o addirittura mangiarmelo; la cosa era più difficile quando si trattava di un paesaggio intero”. E di seguito aggiunge con un certo incanto: “Ora, d’un tratto, non è più così, anche se non so dire per quale processo interiore”. Forse il passo che meglio riassume questa singolare - e obiettivamente cristiana - “storia di un’anima” è quanto lei stessa scrive il 3 Luglio 1943, a pochi mesi dalla morte: “Joopie, Klaas, cari amici. La miseria che c’è qui è veramente terribile - eppure la sera  tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore si innalza sempre una voce - non ci posso fare niente, è così, e di una forza elementare - e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo nuovo. A ogni nuovo crimine e orrore dovremo opporre un pezzetto d'amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire, ma non dobbiamo soccombere”. Forse questo ultimo messaggio potrebbe essere il suo testamento spirituale: “Ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ci` per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo, lo rende ancora più inospitale”. Ecco la Chiesa della Colomba e dell'Agnello: anziché vivere la sindrome della “cittadella assediata”, si accredita come la città posta sul monte, aperta, invitante e ospitale. Anziché chiudersi nel silenzio o assumere atteggiamenti di crociata, sa entrare in dialogo con gli uomini del nostro tempo per mostrare con fatti di vangelo che il vangelo rende gli “umani” più umani; una Chiesa disposta anche a rinunciare ai suoi legittimi diritti, quando l'avanzarli offuscasse la sincerità della sua predicazione, come insegna autorevolmente il Vaticano II (cfr. GS 76). Essere discepoli della Colomba e dell’Agnello significa. mettere al posto della furbizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto del prestigio la trasparenza.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Dom Gen 15, 2017 2:52 pm

Giovanni Battista indica Gesù come l'agnello di Dio e rivolti ai presenti esclama:«Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Per celebrare la Pasqua ebraica, era consuetudine sacrificare un agnello, ma quando vede ritornare Gesù dai 40giorni del deserto, vede in lui una luce nuova, che renderà Giovanni testimone di qualcosa che intere generazioni attendevano, che le Scritture annunciavano...allora Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo" . Gesù sarà il futuro Agnello che, per la nostra salvezza sarà sacrificato sulla croce, per donarci lo Spirito Santo che avevamo perso a causa del peccato, ma ora ci è data una nuova rinascita e nel Sacramento dl Battesimo ritorneremo con l'aiuto dello Spirito Santo ad essere Figli di Dio in attesa di una felicità autentica ed eterna.
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Lunedi della II settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Gen 16, 2017 9:13 am

Lunedi della II settimana del Tempo Ordinario


VANGELO  (Mc 2,18-22)


Lo sposo è con loro. 

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: "Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?".
Gesù disse loro: "Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce una pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!".

Parola del Signore.

OMELIA


Gesù come ogni sacerdote è costituito tale per iniziativa di Dio. Egli infatti è sacerdote in quanto "Figlio" e "messia" o re, proclamato dalla parola di Dio. In secondo luogo Gesù, a differenza dei sacerdoti umani, peccatori e limitati, non ha bisogno di offrire sacrifici per se stesso. Anzi Gesù non presenta a Dio cose, né compie riti simbolici, ma offre se stesso a Dio in una relazione di fedeltà filiale, attuata nella condizione estrema: la sofferenza della morte. Ogni essere umano, sfidato dalla sofferenza e dalla morte, è chiamato a vivere questa liturgia della vita. Gesù è il segno benevolo di Dio per noi. Egli è anche l'uomo che si schiera dalla parte di Dio, a costo della sua vita. È il segno supremo della fedeltà di noi uomini a Dio. Egli è il grande sacerdote che presenta al Padre il dono della sua e della nostra vita. Gesù con la sua missione storica inaugura l'epoca messianica, tempo di gioia e di esultanza spirituale. Egli però sarà riconosciuto messia solo attraverso il dramma della sua morte violenta. Allora la comunità dei discepoli, dopo la Pasqua, ricorderà la separazione dolorosa dal suo Signore, lo sposo, con la pratica del digiuno. L'annuncio gioioso fatto da Gesù: il regno di Dio si è fatto vicino; come la fede nella sua resurrezione da morte costituisce il fatto nuovo che non può essere racchiuso nei vecchi schemi della religiosità rituale e legalista. In tale prospettiva anche le pratiche religiose tradizionali devono essere ripensate e vissute nello spirito della gioia e speranza evangelica. (Padri Silvestrini)




MEDITAZIONE


Per i farisei - di ieri e di oggi - la legge si applica, non si interpreta. Oggi forse si appellerebbero non al codice civile o penale, o a una morale, bensì alla moda che tende a uniformare modelli di pensiero e di comportamento. Così fan tutti quelli che vogliono essere accettati. Oggi trasgredire alla legge non è poi così disdicevole e in ogni caso l’importante è non farsi cogliere in flagrante e riuscire a farla franca. Ma trasgredire a una moda, pensare in modo diverso dal pensiero comune, comportarsi in modo difforme dai comportamenti codificati, soprattutto non consumare secondo i dettami del mercato: questo è disdicevole assai. Condannabile è chi devia dal conformismo delle idee e dei consumi. In fondo anche nella Palestina di duemila anni fa c’era un gruppo di persone che dettava pensieri e stili di vita e ne controllava il rispetto. E allora, perché Gesù non digiuna mentre tutti gli altri digiunano? È forse Gesù un sovversivo che si permette di fare di testa sua? Gesù non perde troppo tempo. Fornisce la spiegazione vera, anche se sa che difficilmente sarà compresa. Lo “sposo” è lui. Sa che i suoi giorni terreni in compagnia dei discepoli volgono al termine. Sa che verranno tempi di digiuno e di ben altre sofferenze. Finché lo sposo è con loro, è bene non digiunare. L’eccezionalità della situazione esige lo strappo alla regola, perché al centro non c’è la norma, ma sempre la persona, con il suo cuore, i suoi affetti, la sua verità.  Quale lezione dà ai discepoli che assistono alla scena, e la registrano? E quale lezione ai farisei, così poco elastici mentalmente? Non è un invito al sovvertimento delle norme. Né all’anarchia. Ma ad uniformarsi a Dio e soltanto a lui. A sapersi stupire accogliendo la verità sconvolgente che è di fronte a loro: il Messia è arrivato e il nuovo tempo - come un buon vino fresco di vendemmia - esige “contenitori” nuovi, regole nuove, ma  soprattutto uomini nuovi che sappiano interpretarle sempre in funzione del bene della persona. Ma i farisei non stanno cercando la verità. Cercano solo delle conferme a ci` che già pensano. Le loro norme non li rendono liberi, ma li imprigionano. E chi fa così è un uomo vecchio, non nuovo.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Gen 16, 2017 3:00 pm

L'evangelista Marco, ci presenta la terza controversia relativa alla questione del digiuno che i discepoli di Gesù non osservavano, e gli pongono una domanda: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù come risposta gli fa notare che al banchetto dello Sposo nessuno può digiunare, figura di un banchetto che verrà celebrato quando lo Sposo non ci sarà più (Eucaristia), poi utilizza un detto che riguarda la novità del Vangelo:<E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!». il <vino nuovo>,  rappresenta la novità del Vangelo, il contenuto degli otri vecchi è l'interpretazione legalistica che i farisei danno della legge. Il Vangelo è davvero qualcosa di nuovo e il detto rivela la continuità e rottura del Signore con l'Antico Testamento...oggi la parola di Dio ci invita a volgere lo sguardo allo Sposo-Gesù che ci invita al suo banchetto di amore.
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Martedi della II settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Gen 17, 2017 8:28 am

Martedi della II settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 2,23-28)


Il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame?
Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!
Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».



Parola del Signore.


OMELIA


Nella Lettera agli Ebrei si alternano le esortazioni pratiche con le riflessioni spirituali. Nella prima parte del brano proposto per la lettura liturgica emerge l'invito alla perseveranza attiva, che si sostanzia di lavoro, carità e servizio resi ai fratelli. La seconda sezione indica le ragioni profonde della speranza cristiana: la fedeltà di Dio. Questa appare in modo palese nella storia di Abramo, al quale Dio ha promesso un futuro di benedizione e lo ha confermato con un giuramento. Ora quest'impegno irreversibile di Dio è diventato definitivo nella vicenda di Gesù. Egli infatti come sommo sacerdote costituito da Dio è penetrato nel cielo, il mondo di Dio, come precursore della nostra salvezza. Il racconto delle meraviglie compiute da Dio per Israele ci assicura che Dio è fedele agli uomini che credono nella giustizia. Dio è pietà e tenerezza. Egli ci dona il cibo in abbondanza: non abbandona chi ha fame e sete di giustizia, come non ha abbandonato Gesù sulla croce. Questa certezza intima ci sostiene in ogni momento. Gesù si appella alla tradizione biblica dove si prevede la sospensione di una norma disciplinare o religiosa in caso di necessità. Dunque, conclude Gesù, l'intenzione ultima della legge divina è il bene degli esseri umani. Egli quindi nella sua missione storica, come Figlio dell'uomo, propone in modo autorevole l'interpretazione autentica del riposo. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE


Proprio non mi riconoscete? Eppure sentite quello che dico e vedete quello che faccio. Eppure non potete non vedere i segni... Gesù sa che con i farisei è dura, ma non per questo rinuncia a spiegarsi, stando al loro gioco. Il guaio e che i farisei hanno non una verità da scoprire, ma una tesi da dimostrare costi quel che costi. A loro non interessa comprendere chi sia Gesù e perché faccia e dica quel che fa e dice. A loro interessa soltanto indurlo in contraddizione. In lui vedono non una risorsa, l’immensa risorsa di chi pu` far compiere allumanità il decisivo salto di qualità, rivelando all'uomo se stesso.  In lui vedono soltanto una minaccia. In lui non vedono il Figlio di Dio; forse qualcuno vede per` un'intelligenza nettamente superiore, quindi una minaccia doppia per la loro palese mediocrità. Scaltri ma ottusi, non possono sopportare chi manifesta carisma evidente. Così ci riprovano con la storia del sabato. L’offensiva è maldestra. Gesù ricorda loro quello che dovrebbero sapere perfettamente: la Scrittura. Non si ricordano di Davide? Ma poi li spiazza, perché se si fermasse alla Scrittura in fondo si porrebbe sul loro stesso piano rigidamente formale. Gesù non rinuncia a lanciare l’ennesimo messaggio: guardate, il Figlio di Dio è tra voi, i giorni del Messia sono compiuti. E viene a ricordarvi ci` che già Davide avrebbe dovuto farvi intuire: tutte le norme sono per gli uomini, e Dio è padrone di entrambi. Se c’è una buona ragione, il sabato (la norma) diventa secondaria ai bisogni veri, autentici dell’uomo. E io, il Figlio di Dio tra voi, sono una ragione ottima. Ma non ci sono segni che tengano, per chi è prigioniero dei propri schemi mentali, dei tanti “sabati” di cui si circonda. E non c’è vangelo che tenga per chi riduce Gesù Cristo a una serie di norme da applicare. A chi lo costringe alla stregua d’una qualsiasi ideologia. Rendendolo banale. Il fariseismo è una categoria dell’anima in agguato, un virus che seduce. Ieri come oggi. Con esiti clamorosi. Un diligente “fariseo” contemporaneo riuscirebbe a convincerci che Gesù non e abbastanza cristiano...

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mar Gen 17, 2017 11:22 am

Ancora una controversia, questa volta prende spunto da un fatto concreto: la raccolta delle spighe in giorno di sabato da parte dei discepoli di Gesù. La legge di Mosè, proibiva tale fatto, ma Gesù sottolinea che la Legge deve essere al servizio degli uomini, essa non può soffocare gli uomini né può essere ridotta a una serie di norme esteriori, “E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!
Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato» affinché l'uomo sia come Dio vuole al centro del creato e la Legge sia solo fonte di libertà.
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Mercoledi della II settimana del Tempo ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Gen 18, 2017 8:45 am

Mercoledi della II settimana del Tempo ordinario


VANGELO (Mc 3,1-6)


È lecito in giorno di sabato salvare una vita o toglierla?

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!».
Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano.
E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.


Parola del Signore.

OMELIA


Più volte nel corso della lettera agli Ebrei si parla di Gesù sacerdote secondo l'ordine o alla maniera di Melchìsedek. Questi è l'unico personaggio biblico conosciuto come sacerdote, pur non essendo della famiglia sacerdotale di Aronne. Melchìsedek, secondo il racconto della Genesi, re di Gerusalemme, si fa incontro ad Abramo e lo benedice. Nel salmo il re ideale, discendente di Davide a Gerusalemme, è proclamato da Dio "sacerdote al modo di Melchìsedek". L'autore della nostra lettera applica questo titolo a Gesù perché egli è il Cristo, cioè il Messia discendente di Davide. Chi è Gesù per noi? Balbettiamo una risposta con parole antiche e nuove. Egli è il Signore potente, il sacerdote mediatore tra noi e Dio, il re della giustizia e della pace. Che cosa vuole veramente Dio? È la domanda che pone Gesù a quelli che lo stanno osservando nella sinagoga, nel giorno di riposo, davanti ad un uomo handicappato che può essere guarito in giorno di sabato. Gesù non ha esitazioni. La legge del riposo sacro è subordinata al criterio etico fondamentale: fare il bene vuol dire difendere e promuovere la vita. Gesù fa la sua scelta a favore dell'essere umano anche a rischio della sua stessa vita. Tutta la logica che guida l'azione storica di Gesù, modello per i credenti, è racchiusa in questo piccolo brano evangelico di Marco. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



La sfida con i farisei giunge all’atto finale. Gesù compie un ulteriore tentativo perché decidano di liberarsi dalle catene che hanno imposto a se stessi. Sì, alla fine l’uomo che non pu` usare la mano potrà usarla. Il Padre, tramite il Figlio, gli dona una mano nuova. Ma non è innanzitutto per lui che Gesù “lavora” al sabato. I miracoli hanno un primo scopo, aiutare chi ne trae immediato giovamento; e un secondo scopo, più profondo, che è di essere segno della presenza di Dio, un Dio misericordioso che ama, e come ridà una mano a chi ne aveva perso l’uso, così pu` ridare un cuore e una mente a chi ne ha smarrito il senso. Per questo Gesù chiede all’uomo di “mettersi nel mezzo”. Certo non per esibizionismo. Gesù sta operando soprattutto per quel pubblico che gli lancia la sfida. È probabilmente la sfida più ardua per Gesù. Più facile moltiplicare pani e pesci, raddrizzare uno storpio, risanare un lebbroso che sciogliere un cuore indurito. All’apparenza Marco ci racconta di una vittoria di Gesù: l’uomo torna a usare la mano. In realtà questa pagina di vangelo narra di una sconfitta di Gesù. L’onnipotente sconfitto? Sì, dalla libertà dell’uomo. L’uomo pu` liberamente decidere di dire no al Padre. E il no dei farisei sembra definitivo. Il cuore, l’intelligenza, il potere di Gesù sono incomparabilmente superiori ai loro. E gli deve apparire insopportabile la sua presenza, a loro così sconsolatamente mediocri. Gesù va eliminato. L’obiettivo futuro non sarà soltanto provare a farlo cadere in contraddizione, ma impedirgli di fare alcunché. Che il primo scopo di Gesù non fosse guarire la mano, ma i cuori, è reso evidente da Marco che sottolinea in modo impietoso: Gesù li guarda «con indignazione, rattristato». Gesù è triste, e ad alleviare la tua tristezza non basterà forse neppure la gioia dell'uomo che improvvisamente vede la propria mano muoversi, ma la cui reazione ci viene taciuta, perché non è poi così importante. Importante è che i farisei abbiano ancora una volta chiuso gli occhi della mente e del cuore. Importante è la loro fredda determinazione: come si permette quel Nazareno di dire e fare tutte quelle cose che loro non sono assolutamente capaci di dire e di fare?

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mer Gen 18, 2017 1:38 pm

Ancora una volta il sabato è l'oggetto della contestazione. Gesù, operando un miracolo provoca una disputa sul tema del sabato. Nella sinagoga, vi era un uomo la cui mano era paralizzata, era sabato e nulla doveva essere fatto secondo la Legge. I farisei e gli erodiani, questa volta uniti contro Gesù erano attenti a quello che avrebbe operato, per poi accusarlo... chiamò l'uomo con la mano offesa e pose ai presenti questa domanda: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Nessuno rispose, allora Gesù operò il miracolo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. Con questo miracolo operato di sabato, fu decisa la sua morte. Cosa voleva dire ai presenti di allora e di oggi con questa disputa? Le nostre ferite “stese” davanti al mondo, infatti, sono il luogo della misericordia di Dio che “ristabilisce” la vita laddove era la morte; non ci saranno più giorni dove la misericordia di Dio si fermi per rispettare i tempi della Legge, non sarà più possibile una religiosità fatta di osservanze esteriori, perché Gesù con la sua morte e la sua risurrezione a ricondotto tutti gli uomini a Dio.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Gio Gen 19, 2017 8:53 am

Giovedi della II settimana ddl Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 3,7-12)


Gli spiriti immondi gridavano: Tu sei il Figlio di Dio! Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall'Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero.
Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!».
Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.


Parola del Signore.

OMELIA



L'originalità del sacerdozio di Cristo è radicata nella sua persona: è santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; e si manifesta nell'efficacia della sua mediazione salvifica: non ha bisogno di offrire sacrifici per i propri peccati e ha offerto se stesso per noi una volta per sempre nella sua morte ed ora, trasfigurato nella sua umanità, vive presso Dio. Perciò è in grado di intercedere per noi, suoi fratelli. A questo punto si innesta la parte centrale della mediazione sul modo di attuazione del sacerdozio di Gesù. Esso si svolge come mediazione di salvezza universale e piena nel santuario celeste, quello della sua umanità gloriosa. Il tempio o la tenda con la relativa liturgia terrena del popolo ebraico erano solo un'anticipazione profetica di questa nuova e definitiva liturgia celeste, attuata da Gesù, sacerdote per eccellenza. Gesù ha vissuto per fare la volontà di Dio: morire a ciò che è disumano e far crescere l'umanità in noi come Dio l'ha creata. Diventare uomini comporta questo morire, opponendosi a ciò che è disumano. Dio non chiede di rinunciare ad essere uomini, ma di esserlo veramente, vivendo come Gesù, uomo perfetto. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE



Quello che i farisei non possono riconoscere, altri l0 riconoscono immediatamente: gli «spiriti immondi». Costoro devono possedere  un fortissimo senso della gerarchia e all’apparire del Figlio di Dio non possono comportarsi che a quel modo: inchinarsi, riconoscendone il potere. Ma Gesù non è tra gli uomini per affermare questo genere di potere. Soprattutto, quale valore pu` avere che gli uomini riconoscano la sua divinità perché sono dei  demoni a suggerirglielo? Pu` Gesù “servirsi” dei demoni per affermare la propria divinità? No, difatti Gesù intima loro di tacere. Ma potrebbe esserci dell’altro, nell’atteggiamento di quei demoni troppo solerti nel palesarsi. I demoni, in fondo, sono maestri nella dissimulazione e i loro percorsi sono tortuosi... Dunque la folla preme, a tal punto che Gesù rischia di venire schiacciato e cerca rifugio su una barca. La folla è affascinata dal suo potere di guaritore. Vede e apprezza il miracolo, il segno, ma non sembra comprenderne il significato. I demoni afferrano al volo il concetto e potrebbero decidere di mutare strategia. Perché combattere il Figlio di Dio? Diventiamogli alleato; e facciamo in modo che a seguirlo sia una folla enorme, indistinta, che arrivi a credere in lui non per un percorso interiore di conversione, non per amore, ma per timore, per reverenza nei confronti del potere... Con una simile folla di discepoli, la missione di Gesù andrebbe fatalmente in crisi. Forse stiamo lavorando troppo per congetture. Ma se davvero fosse cosi, quei demoni non stanno inchinandosi a Gesù, stanno invece cercando di sedurlo, esattamente come fanno con gli esseri umani, perché poi altro non sanno fare: astuti, ma anche monotoni. E allora si spiegherebbe ancor meglio l’ordine perentorio di Gesù: andatevene e tacete. Gesù afferma il suo potere su di loro intimandogli di non tormentare più gli uomini, ma rifiutando anche ogni genere di omaggio, specialmente se pu` nascondere un’oscena proposta di alleanza.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Gen 19, 2017 1:51 pm

L'evangelista Marco ci parla di popoli pagani che si recano da Gesù portando i loro malati, le loro tristezze, cercando l'aiuto di Gesù. L'attività di Gesù ha portato entusiasmo e speranza in ogni parte di Israele: ma si tratta di vera fede? È una domanda che noi poveri mortali non ci è dato di sapere, ma cosa certa è che senza la fede nulla può avvenire, non a caso Gesù ripete sempre: “la tua fede ti ha salvato”. In questo breve brano vediamo che anche gli spiriti impuri, vedendolo si prostrano ai suoi piedi, ma l'ora di Gesù non è giunta solo con la croce e la Risurrezione potrà essere rivelata la sua grandezza di Figlio di Dio....Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.
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Venerdi della II settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Gen 20, 2017 8:37 am

Venerdi della II settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 3,13-19)


Chiamò a sé quelli che voleva perché stessero con Lui.


+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui.
Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare
con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.


Parola del Signore.

OMELIA



L'autore della Lettera agli Ebrei continua il suo trattato sul sacerdozio di Cristo. Parla della novità della mediazione sacerdotale di Gesù. Essa si colloca nel contesto della nuova alleanza, quella preannunciata da Geremia al tempo della crisi dell'esilio. Due sono i punti sui quali fa leva il testo profetico riferito dall'autore della lettera come chiave di lettura della mediazione di Gesù: l'interiorità della legge e il perdono dei peccati. Non basta proclamare all'esterno la volontà di Dio. È l'intimo, il cuore che deve essere modificato. D'altra parte questo non può avvenire senza togliere l'ostacolo alla relazione vitale con Dio: il peccato. Nella missione di Gesù, culminante nella sua autodonazione, nella morte, si realizzano le condizioni della nuova alleanza sognata da Geremia. Infatti, la morte di Gesù è la massima espressione dell'amore, sintesi della volontà di Dio. Egli affronta il suo dramma finale con la fedeltà di Figlio e nella solidarietà radicale con gli uomini fratelli. In tal modo viene tolta la radice del peccato, che è ribellione a Dio e incapacità di rapporti di amore tra gli uomini. Il peccato intorpidisce il nostro cuore, annebbia l'intelligenza fino a non sapere chi siamo veramente. Ma in Gesù sperimentiamo il perdono gratuito di Dio. Ora, che Dio mostra il suo volto amorevole, nonostante i nostri peccati, sappiamo chi siamo noi, osserviamo senza paura il nostro volto. Vogliamo vivere con la generosità con cui Dio ci perdona. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE



Nasce la comunità di Gesù, come Gesù vuole che nasca. Forse, osservandone bene la genesi, potremmo ricavare utili insegnamenti per le nostre comunità... L’azione è segnata da quattro verbi chiave. Gesù «chiama» i dodici, che «vanno» da lui. affinché «stiano» con lui; e a sua volta li «manda» a predicare e scacciare i demoni. La comunità cristiana non nasce dunque per un’arbitraria iniziativa degli uomini, ma per una chiamata, una vocazione. È sempre Dio che convoca. E i fedeli vanno, ossia decidono di rispondere positivamente alla chiamata. Gli uomini potrebbero, liberamente, non rispondere affatto, far finta di non sentire, dire di no. Riassumendo: Dio chiama e i discepoli rispondono “andando”, verbo dinamico, che indica un movimento del cuore, un cambiamento, uno spostamento. Chi risponde non rimane fermo, non pu` restare quello di prima. Chi risponde e va, costituisce una comunità dal duplice fine, stando agli ultimi due verbi. «Stare»: stare con Gesù, ricordarlo, radicarsi in lui. Celebrando l’eucaristia, approfondendo la sua parola, pregando. Ma non basta. «Mandare»: Gesù li manda, li mette in moto, li invia in missione. Così come Gesù guarisce e scaccia i demoni - guarire e scacciare, due segni potenti dietro i quali dovremmo saper riconoscere il significato della potenza del Padre - anche gli inviati guariscono e scacciano, prolungando e ramificando la presenza di Cristo in mezzo agli uomini. Nella comunità costituita da Gesù, fa notare in forma impietosa e asciutta l'evangelista Marco, c’è anche «quello che poi lo tradì». Gesù lo sapeva? Gesù sa tutto, certo. Ma tutto lascia alla libertà dell’uomo. E nella sua libertà, quel giorno anche Giuda Iscariota sale sul monte, e nessuno pu` dubitare che in quel momento ci salga con entusiasmo, senza pensare minimamente al tradimento. La comunità di Gesù non sarà la comunità dei perfetti. Eppure, nella sua imperfezione, resisterà. Non basteranno un tradimento, la Crocifissione e tre giorni di notte per demolirla.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Sab Gen 21, 2017 9:04 am

Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Gen 21, 2017 9:43 am

Sabato della II settimana del TEmpo Ordinario


VANGELO (Mc 3,20-21)


I suoi dicevano: "È fuori di sé".

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: "È fuori di sé".


Parola del Signore.

OMELIA


Gesù, come fa il sommo sacerdote ebraico annualmente, è entrato nel santuario una volta sola, con il proprio sangue. Ma nel caso di Gesù si tratta del santuario della sua umanità trasfigurata dalla potenza di Dio. Lo spirito eterno sta all'origine della sua offerta per amore. Di qui deriva l'efficacia radicale dell'autodonazione di Gesù che fa passare i credenti dalla schiavitù del peccato al servizio del Dio vivente. In questa nuova prospettiva si intuisce qual è il nucleo del culto cristiano come partecipazione all'offerta di Gesù. Nella donazione di Gesù a Dio, l'umanità, di cui egli è rappresentante, passa dalla schiavitù del peccato al servizio del Dio vivente. È un dono gratuito del Dio di Gesù ad ogni uomo che si affida a lui. Con Gesù possiamo allora applaudire Dio ed acclamarlo perché ci chiama a lavorare per il suo regno. Nel vangelo, Gesù, secondo il buon senso comune, è esagerato. Questo è il primo sintomo di quella tensione con l'ambiente parentale che attraversa la prima parte del vangelo di Marco. In tal modo egli mette in guardia i lettori di tutti i tempi contro la tentazione di ridurre l'immagine di Gesù a quella commisurata ai propri schemi, fossero pure suggeriti dal cosiddetto buon senso. Non basta la vicinanza fisica o il legame di parentela per capire il mistero di Cristo. (Padri Silvestrini)

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Gen 21, 2017 9:51 am

MEDITAZIONE



La situazione sembra fuori controllo. La folla preme da tutte le parti e si sa com’è la folla: ingorda e senza limiti nella sua ingordigia. «Molta folla», specifica l’evangelista Marco per sottolineare l'emergenza: una piccola folla è governabile, una grande folla no. Una grande folla incute timore. Un uomo ha un volto, e anche due o tre possiedono volti riconoscibili. Ma una grande folla è anonima e anche quando si agita spinta da intenti amichevoli assume contorni vagamente minacciosi. I discepoli cominciano a preoccuparsi soprattutto quando si rendono conto che non è più possibile muoversi. E non sarà possibile sfamarsi. A quel punto si rivolgono verso Gesù e devono accorgersi che qualcosa non va. Loro sono agitati, in preda allansia - quasi al panico - che una folla enorme priva di controllo pu` generare. In Gesù si aspettano di incontrare un’analoga preoccupazione. Se Gesù si rende conto della situazione e si preoccupa, chissà che non ci pensi lui. E faccia qualcosa. Invece, appunto, Gesù non risponde alle loro aspettative. La folla non gli incute timore alcuno. Non sembra nemmeno preoccupato del cibo, della scomodità, della precarietà della situazione. La folla lo stringe ma lui non vede la folla, come farebbe qualsiasi semplice essere umano. Da Figlio di Dio, nella folla sa distinguere ad uno ad uno i volti, i cuori, le anime. E riesce a parlare non “alla folla” indistinta, bensì alle persone singole. Sa riconoscere le mani che lo sfiorano, le voci che lo chiamano, gli occhi che lo cercano. I discepoli non hanno torto: Gesù è veramente «fuori di se», nel senso che si sta dedicando a un numero enorme di persone, e per farlo ha dovuto abbandonare se stesso. È lì dove, ma anche contemporaneamente accanto a ogni puntino di quella folla. È talmente fuori di sé che i discepoli si preoccupano e si muovono per andare a... recuperarlo, a “rimetterlo insieme”. A modo loro sentono il bisogno di salvarlo. Così si esprime il loro amore. E Gesù certamente non li avrà rimproverati per questo.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Gen 21, 2017 10:00 am

Sabato della II settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 3,20-21)


I suoi dicevano: "È fuori di sé".


+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: "È fuori di sé".


Parola del Signore.

OMELIA


Gesù, come fa il sommo sacerdote ebraico annualmente, è entrato nel santuario una volta sola, con il proprio sangue. Ma nel caso di Gesù si tratta del santuario della sua umanità trasfigurata dalla potenza di Dio. Lo spirito eterno sta all'origine della sua offerta per amore. Di qui deriva l'efficacia radicale dell'autodonazione di Gesù che fa passare i credenti dalla schiavitù del peccato al servizio del Dio vivente. In questa nuova prospettiva si intuisce qual è il nucleo del culto cristiano come partecipazione all'offerta di Gesù. Nella donazione di Gesù a Dio, l'umanità, di cui egli è rappresentante, passa dalla schiavitù del peccato al servizio del Dio vivente. È un dono gratuito del Dio di Gesù ad ogni uomo che si affida a lui. Con Gesù possiamo allora applaudire Dio ed acclamarlo perché ci chiama a lavorare per il suo regno. Nel vangelo, Gesù, secondo il buon senso comune, è esagerato. Questo è il primo sintomo di quella tensione con l'ambiente parentale che attraversa la prima par)te del vangelo di Marco. In tal modo egli mette in guardia i lettori di tutti i tempi contro la tentazione di ridurre l'immagine di Gesù a quella commisurata ai propri schemi, fossero pure suggeriti dal cosiddetto buon senso. Non basta la vicinanza fisica o il legame di parentela per capire il mistero di Cristo. (Padri Silvestrini).



MEDITAZIONE



La situazione sembra fuori controllo. La folla preme da tutte le parti e si sa com’è la folla: ingorda e senza limiti nella sua ingordigia. «Molta folla», specifica l’evangelista Marco per sottolineare l'emergenza: una piccola folla è governabile, una grande folla no. Una grande folla incute timore. Un uomo ha un volto, e anche due o tre possiedono volti riconoscibili. Ma una grande folla è anonima e anche quando si agita spinta da intenti amichevoli assume contorni vagamente minacciosi. I discepoli cominciano a preoccuparsi soprattutto quando si rendono conto che non è più possibile muoversi. E non sarà possibile sfamarsi. A quel punto si rivolgono verso Gesù e devono accorgersi che qualcosa non va. Loro sono agitati, in preda allansia - quasi al panico - che una folla enorme priva di controllo pu` generare. In Gesù si aspettano di incontrare un’analoga preoccupazione. Se Gesù si rende conto della situazione e si preoccupa, chissà che non ci pensi lui. E faccia qualcosa. Invece, appunto, Gesù non risponde alle loro aspettative. La folla non gli incute timore alcuno. Non sembra nemmeno preoccupato del cibo, della scomodità, della precarietà della situazione. La folla lo stringe ma lui non vede la folla, come farebbe qualsiasi semplice essere umano. Da Figlio di Dio, nella folla sa distinguere ad uno ad uno i volti, i cuori, le anime. E riesce a parlare non “alla folla” indistinta, bensì alle persone singole. Sa riconoscere le mani che lo sfiorano, le voci che lo chiamano, gli occhi che lo cercano. I discepoli non hanno torto: Gesù è veramente «fuori di se», nel senso che si sta dedicando a un numero enorme di persone, e per farlo ha dovuto abbandonare se stesso. È lì dove, ma anche contemporaneamente accanto a ogni puntino di quella folla. È talmente fuori di sé che i discepoli si preoccupano e si muovono per andare a... recuperarlo, a “rimetterlo insieme”. A modo loro sentono il bisogno di salvarlo. Così si esprime il loro amore. E Gesù certamente non li avrà rimproverati per questo.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Sab Gen 21, 2017 1:47 pm

I suoi dicevano: "È fuori di sé".
Come tutte le cose nuove, l'uomo ha timore; se non si conosce il significato, abbiamo paura di stravolgere le nostre vite le nostre conoscenze, perché il nuovo ci porta verso lidi sconosciuti, così era per le persone che ascoltavano Gesù....parlava di cose che avrebbero messo in discussione la Legge il loro vissuto e Gesù con
la forza dello Spirito Santo annunciava la Verità, perché egli stesso era la Verità. Non era venuto ad abolirla, ma dare una giusta, interpretazione...neppure i suoi parenti lo capivano e la folla che si era radunata era tanta che gli apostoli e i parenti vorrebbero ricondurlo in casa, ma lui è il Figlio di Dio e conosce ogni singola persona con i suoi affanni, con i suoi mali, ed è per questo che è venuto sulla terra e il suo compito è donare amore.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Dom Gen 22, 2017 8:24 am

Domenica della III settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 4,12-23)


Venne a Cafarnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia.

Dal Vangelo secondo Matteo
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.


Parola del Signore.

OMELIA


San Matteo ci racconta che: "Gesù lasciò Nàzareth"... Possiamo ben immaginare la sua partenza da Nàzareth, e il distacco dalla sua Mamma. Quando ci si stacca da una persona cara si soffre, e specialmente quando uno saluta la sua mamma, per partire lontano. Personalmente mi è rimasto dentro al cuore ancora il pianto di mia madre, che piangeva accorata ogni volta che ripartivo da casa per rientrare in monastero... quante lacrime di dolore! E a me rimaneva sempre come un groppo alla gola... Immaginiamoci perciò il dolore dei due cuori santissimi e sensibilissimi ogni volta che Gesù salutava la sua mamma per andare a predicare. E anche questo loro dolore fa parte della nostra Redenzione. Gesù incomincia la sua missione pubblica a Cafàrnao, sulla via del mare, Galilea delle genti, che era un crocevia dove passavano tutti, e anche gente pagana e idolàtra "che abitava in ombra di morte", nelle tenebre. Ma ecco che finalmente arriva la Luce: Gesù Cristo, che è la Luce del mondo! E cominciò a predicare: "Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino!". E là, proprio lungo la riva del mare di Galilea, egli vide due fratelli: Simone, chiamato Pietro e Andrea suo fratello: stavano gettando le reti in mare. Disse loro: "Venite dietro a Me, vi farò pescatori di uomini!". Essi subito lasciarono le reti e Lo seguirono. Più avanti Egli incontra altri due fratelli: Giacomo e Giovanni, che erano nella barca assieme a Zebedeo, loro padre: stavano riparando le reti. Li chiamò, ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e Lo seguirono". E' proprio da ammirare la prontezza e la generosità di questi Apostoli santi che hanno saputo davvero lasciare tutto e sùbito, per seguire il loro Signore, che continua il suo cammino di luce, di salvezza e di consolazione, guarendo, al suo passaggio, ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. Com'è bella la chiamata del Signore! E beato chi la riceve, perché è una grazia così grande che solo in Cielo potremo capire in pieno la sua bellezza. E allora il Signore, ad ognuno di quelli che gli hanno risposto sì, dirà: "Grazie, perché hai risposto alla mia chiamata!", proprio come dice la Madonna a Medjugorje, dopo ogni suo messaggio di pace. E con gioia rispondiamo, ed io per primo:: "Grazie, Signore, perché mi hai chiamato! E grazie anche a Te, Madre di Misericordia!". (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE




Non ci fa difficoltà pensare che Gesù abbia compiuto le profezie dell’Antico Testamento nei momenti salienti della sua vita come la sua nascita o la sua passione, morte e risurrezione... tuttavia è bello scoprire nel vangelo di questa domenica che tutta la vita di Gesù, anche nei momenti più ordinari, e stata all’insegna del compimento delle scritture. Questo pensiero ci aiuta a scoprire che ogni battezzato. anche nell’ordinarietà, pu` e deve vivere il vangelo. 1. Con il brano evangelico di questa domenica comincia in Matteo il racconto della vita pubblica di Gesù nelle città e nei villaggi della Galilea. Dopo la presentazione di Giovanni il Battista, il battesimo di Gesù nel Giordano (in Giudea), le tentazioni nel deserto e l'arresto di Giovanni ad opera di Erode, i primi versetti del brano ci informano che Gesù “si ritir` nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abotare a Cafarnao, presso il mare”. A prima vista verrebbe da pensare che Gesù in qualche modo, vista la piega che prendeva la situazione, abbia voluto “defilarsi” ritenendo che non fosse ancora maturo il tempo di una predicazione aperta in Giudea. Ma Matteo previene questi sospetti del lettore, dandoci alcune “cifre” indiscutibili: innanzitutto dice che Gesù non se ne torn` al suo paesello, ma si stabilì a Cafàrnao, sul mare. In secondo luogo individua più o meno in quel luogo il territorio di confine ascritto alle tribù di Zabulon e Nefitali, chiamato con il profeta lsaia, Galilea delle Genti. Il fatto che Gesù scelga come teatro della sua predicazione le rive del “mare” di Galilea, in una cittadina vivace come Cafàrnao, dice quanto a lui interessasse l’incontro con le persone nella loro vita ordinaria. Il del “mare”, d’altra parte, non gode mai nella Bibbia di una buona reputazione. Il mare è sempre visto come simbolo di confusione, di peccato e di morte, luogo negli abissi del quale si cela il mistero del caos, contrapposto all’ordine voluto da Dio nella creazione. A questo riferimento del “mare” dobbiamo poi aggiungere la citazione di Isaia e la situazione sociale della Galilea ai tempi di Gesù. Il brano di Isaia citato da Matteo - e ripreso anche nella 1a lettura – fa riferimento a un periodo glorioso della storia del regno di Giuda, quando il giusto re Giosia (un re giovane del quale il brano profetico sta esaltando l’ascesa al trono) ripristina i confini dell'antico stato davidico. Sui territori del confine nord, sui quali era scesa la “tenebra” della devastazione assira, con i suoi orrori e con il ritorno all’idolatria, si era così di nuovo manifestata la luce della liberazione dall’oppressione e dalla violenza. Anche ai tempi di Gesù, la Galilea in genere era vista con sospetto dall’ebraismo ufficiale: luogo di confine, i villaggi ebraici sorgevano vicino a città pagane e sulle diverse sponde del lago di Tiberiade sorgevano luoghi di scambio con mescolanza di lingue, dialetti, usi e costumi.  Il vangelo ci mostra cosi Gesù aprire la sua predicazione in un quadro sociale e religioso tanto simile al nostro: multiculturalità, diversità di ogni genere e insieme necessità di confronto e di incontro. Anche noi siamo immersi, ognuno nella propria quotidianità, nella “Galilea delle Genti”. Talvolta guardiamo con sfiducia e forse perfino con sofferenza il correre quotidiano e le continue e insistenti “invasioni di campo” alle quali siamo sottoposti in ogni angolo della nostra giornata. Non che non ci faccia bene il richiamo a una vita più contemplativa, arricchita dal silenzio, dall’ascolto della Parola e dalla prolungata preghiera. Quante volte si sentono laici, sacerdoti e religiosi, seriamente impegnati, sospirare la quiete di un chiostro, o il lungo respiro che ci dona l’orizzonte visto dalla cima di un monte, quasi che bastasse un luogo per spegnere l’affanno della vita. Tuttavia il vangelo di Gesù è stato prima annunciato nella Galilea, in mezzo ai traffici di una città. Lo stesso Gesù è qui presentato diversamente dal Battista: Giovanni (la cui figura è ugualmente introdotta da Matteo attraverso una citazione di Isaia) stava nel deserto ove conduceva una vita penitente e solitaria; Gesù lascia il paese e cerca una città, un porto, un mercato, un luogo dove sono frequenti gli scambi: anche con persone di lingua, cultura e religione diverse. Sì perché è lì, tra bancarelle, massaie e mendicanti che vuole far risuonare la buona notizia: la conversione ora è davvero a portata di mano, il regno dei cieli si sta avvicinando! Dobbiamo davvero renderci conto che il primo annuncio del vangelo non è questione di luoghi o di strutture e neppure di raffinati slogan: il primo annuncio è credere che ogni luogo, ogni tempo, ogni situazione e degna dell’amore di Dio in Cristo Gesù. E ci commuove vedere come proprio dal di dentro di questa ordinarietà Gesù fa nascere le prime vocazioni a seguirlo. Dalla calca indistinta del porto di Cafàrnao, lo sguardo attento di Gesù, narrato da Matteo, ci fa incontrare Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, un attimo prima che essi lo abbiano scorto, intenti nei loro traffici quotidiani: pescare e riassettare le barche per poi tornare a pescare. Una ripetizione continua, che talvolta pare non avere senso e cadere nella tenebrra del vuoto e della noia. È lì, in quella caligine che appare la grande luce: lo sguardo di Gesù li ha incontrati, loro ancora non lo sanno, ma se diranno di sì e lo seguiranno, quella stessa vita diventera un’avventura umana ricca di significato e di fascino. Chiediamo al Signore di essere cristiani così, capaci di sentire, in forza del nostro battesimo, lo sguardo del Signore che ci chiama in ogni più piccola e banale azione delle nostre giornate. Preghiamo perché in particolare i laici, le famiglie, i giovani, possano nei loro luoghi di vita incontrare cristiani capaci di mostrare come la luce del vangelo possa entrare in ogni situazione, e così sanare, far crescere e fortificare la fiducia nella vita.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Dom Gen 22, 2017 1:24 pm

...ho trovato questa meditazione, sarà luce per coloro che hanno pazienza di leggerla...Che cosa ha spinto Pietro e Andrea, e Giacomo e Giovanni a lasciare barca, reti e padre e seguire subito il Signore, senza alcun indugio? Subito. Non v’è stato tempo per riordinare le idee, fare due calcoli, neanche per soppesare pro e contro di una scelta. Lasciare e seguire.
Gesù, e questo è bastato. Lui passava, Lui li ha visti, Lui li ha chiamati. Per questo hanno lasciato tutto per seguirlo. Solo nelle sue parole, infatti, c’è una forza così dirompente da cambiare la vita nello spazio di un istante. Solo nei suoi occhi vi è la Misericordia infinita capace di strappare alle reti la nostra vita.
Sono tantissime, infatti, quelle con le quali ogni giorno cerchiamo di sfangarla. Le gettiamo per carpire un affetto, un po’ di considerazione, guadagnare un posto di lavoro, fare carriera. E reti di contatti, cellulari pieni di sms, brevi messaggi come reti gettate dal vuoto profondo dell’incomunicabilità.
La rete, non si chiama così quel pozzo senza fondo che, attraverso lo schermo di un computer, ci afferra sino a precipitarci nell’illusione d’essere in contatto col mondo intero? Internet, la rete, metafora della nostra vita, una piroetta virtuale che sfiora la realtà senza viverla realmente.
Sempre connessi per dimenticare d’essere disconnessi dall’essenziale, dal vero, dal bello, dal buono. Sempre connessi eppure soli, con il cuore lontano dall’unico link autentico, la Croce di Cristo, come tralci staccati dalla vite, dalla fonte della vita vera.
Siamo immersi nell’illusione che basti un click o un touch per parlare, relazionarsi, forse anche amare; un secondo e i desideri si realizzano. Tutto sottomesso a un polpastrello, dimenticando la fatica e il sudore dell’amore autentico, il sacrificio del donarsi, i chiodi che trafiggono il link eterno, l’amore che non può essere che crocifisso.
Network, links, chat, maglie di una rete che ci rapisce il cuore, sottrae il tempo, evapora i profili, scolora le relazioni in una menzogna travestita di vuota pienezza. E’ l’immagine della vita senza Cristo, nella quale ci si dibatte come pesci indifesi, pescati irrimediabilmente e sottratti all’acqua autentica della volontà divina.
Anche noi siamo pesci fuor d’acqua, figli di un Popolo avvolto nelle tenebre; siamo cresciuti anche noi a Cafarnao, nella “Galilea delle genti”, la regione estrema e borderline, compromessa con i traffici dei pagani, “reti” commerciali che avevano sbiadito la purezza della religione dei Padri, lontana dall’autorità del Tempio. Come la nostra vita passata accanto a Zebedeo, immagine della nostra origine carnale, debole e schiava della rete di peccati.
Proprio qui, anche oggi, Gesù viene a rifugiarsi; possiamo “convertirci” perché “è giunto a noi, nella nostra Cafarnao, il Regno dei Cieli”. Non siamo noi a dover cercare nel buio un’isola di felicità e di tregua tra le reti della vita; al contrario, sono il Regno, la pace, il perdono, la libertà che vengono a cercarci.
Quello che per noi è da fuggire è per Lui un rifugio, il fondamento del suo Regno. Quella casa che vorremmo chiudere e da cui vorremmo traslocare è la dimora che Gesù ha sognato e desiderato da sempre.
Cafarnao infatti significa “Villaggio del conforto, della consolazione“. Anche se per noi è solo noia e dolore, Gesù sa vedere nella nostra vita il seme della consolazione. Lui sa che, prendendovi dimora, tutto può cambiare.
Come la “casa della consolazione” ha ospitato il Consolatore, così la nostra stessa vita abitata da Lui, salvata e perdonata, diviene annuncio per ogni uomo: le tenebre che hanno visto la luce divengono luce per le tenebre del mondo. Il Vangelo, infatti, è annunziato solo da chi ha sperimentato nella carne la stessa sorte di coloro ai quali è inviato.
E’ questa la vera inculturazione del Vangelo: scendere nella vita di chi giace nelle tenebre, obbligato a trascinare un “giogo” pesantissimo. Per chi è preso nelle maglie della “rete” del demonio servono “pescatori di uomini” pescati a loro volta da Colui che si è lasciato imprigionare dalla morte per distruggerla. Servono apostoli liberati da Cristo, l’unico che ha saputo introdursi nella fitta rete di inganni spezzandone le maglie una ad una con il suo amore. Testimoni che hanno imparato come si pesca un uomo che sta annegando…
Gesù anche oggi “passa lungo il Mare di Galilea”, ed è Pasqua! Ci guarda e ci dice: “Seguitemi, vi farò pescatore di uomini”. Ovvero, “venite con me a passare oltre la morte; camminate dietro a me verso la libertà autentica per gettarvi nel mare della morte per salvare questa generazione”.
Tutto ha inizio dalla chiamata che è personale proprio perché detta al plurale: solo Gesù, infatti, scorge accanto a noi il fratello che abbiamo da sempre dimenticato; Lui sa che siamo nati per amare, anche se oggi non ne siamo capaci.
Non a caso chiama due coppie di fratelli, profetizzando lo sguardo con cui ci avrebbe raccolti e chiamati insieme con le persone che non immaginiamo. I l frutto del peccato di Adamo ed Eva, infatti, è stato l’omicidio di Abele: “sono forse il guardiano di mio fratello?” disse Caino. Come ciascuno di noi, quando irrompe l’invidia e la gelosia ci soffoca. Gesù “passa” e chiama Caino e Abele, Giacobbe ed Esaù riconciliando quello che la carne e il peccato avevano diviso.
Gesù “passa” e ridona ordine e dignità alla nostra storia, combatte con il nostro uomo vecchio con la forza del suo sguardo e della sua parola. Solo quando saremo liberi potremo farci schiavi di tutti, al punto di offrirci come “pescatori di uomini”.
Il suo amore fa nuove tutte le cose. Senza disprezzare nulla di ciò che siamo, come Pietro e Andrea, Giovanni e Giacomo che, pescatori, hanno continuato ad esserlo, ma con un’altra qualità, un altro senso: la loro vita sino ad allora messa al servizio di se stessi, era ora “gettata” come una rete al servizio della felicità dell’altro.
Così, nella chiamata di Gesù, quello che siamo, carattere, parole, debolezze, capacità, tutto si trasfigura, acquisisce un senso che colma e sazia. “Convertirsi” è proprio questo: lasciare che la Parola di Gesù “converta” carne, mente e anima al suo amore, portando a perfezione tutto quello che ci appartiene. ( dal sito di P. Antonello Lapicca)
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Lun Gen 23, 2017 8:38 am

Lunedi della III settimana del TEmpo Ordinario


VANGELO (Mc 3,22-30)


Satana è finito.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana?
Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi.
Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».


Parola del Signore.

OMELIA


Sono ancora in scena gli scribi, rappresentanti del potere religioso del tempo, che malignano pesantemente su Gesù, definendolo posseduto dal prìncipe dei demòni e come colui che nel nome di Beelzebùl, scaccia i demòni. Viene da pensare come sia tristemente facile per chi si lascia guidare da preconcetti, confondere lo Spirito di Dio con quello del maligno. Qui si ravvisano tutti gli estremi di quel terribile peccato contro lo Spirito Santo, che lo steso Gesù definisce imperdonabile. Si stravolge il significato, il valore e lo scopo dei miracoli attribuendo a satana ciò che è opera di Dio e del suo Spirito. È una forma di cecità spirituale provocata dall'invidia, accresciuta dalla bramosia del potere e confermata da una falsa religiosità: una malattia dell'anima che ancora miete vittime ai nostri giorni specie dove l'integralismo religioso degenera in violenza. È una gravissima bestemmia che vorrebbe negare l'amore in Dio, privandolo della sue stessa essenza e riducendolo a un demiurgo, ad un dio cattivo. La logica stringente a cui ricorre Gesù per convincerli del loro errore, lascia intendere che Egli è disposto anche a farci percorrere la via della razionalità quando la fede è accecata dal male. Pare però che neanche dinanzi all'assurdo della ragione quei scribi vogliano trovare la via per un cambiamento di mentalità e di comportamenti. Abbiamo l'impressione che il demone peggiore sia proprio dentro di loro e che abbia preso in essi una stabile dimora. Noi credenti, contrariamente a quanto insinuano malignamente gli scribi, abbiamo imparato a fare tutto nel nome di Dio; ogni giorno ci segniamo ripetutamente con il segno della croce affidandoci alla santissima Trinità; tutte le invocazioni iniziano e terminano nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. In quel nome riponiamo tutta la nostra forza, memori di quanto Gesù stesso ci ha detto: "Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò". (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



C’è qualcosa, nel fondo del cuore dell'uomo, che resiste a Dio e si oppone disperatamente al suo irrompere nella nostra vita. Di questo tremendo mistero parla l’episodio riportato da Marco, in continuità con la pericope che immediatamente lo precede. In questa si manifesta l’incomprensione, nei confronti di Gesù, da parte dei suoi parenti, che lo credono pazzo. Adesso sono gli scribi, i maestri d’Israele, a pronunciare la loro sentenza senza appello: no, il falegname di Nazaret non è un folle, ma, peggio, un indemoniato. ll motivo non è detto esplicitamente, ma risulta dal contesto: egli non corrisponde ai canoni stabiliti dall’autorità religiosa e non rispetta le regole fissate dalla tradizione. Per questo viene demonizzato dai rigidi custodi della Legge. Gesù ha buon gioco nell’evidenziare l’assurdità dell’accusa: come potrebbe satana scacciare satana? Qui è chiaro che la chiusura nei confronti della fede compromette anche la ragione, lasciando campo libero a un livore che non si arresta davanti ad alcun controsenso, pur di colpire. Per una simile  ostinazione del cuore non c’è rimedio né riscatto possibile. Neppure Dio può costringere l’uomo a cambiare il proprio atteggiamento di rifiuto, se questo giunge fino al punto di capovolgere la realtà e di imputare al Santo, al Signore, una complicità col maligno. Questa colpevole chiusura sbarra la strada del profondo, impedendo alla luce del Salvatore di penetrarvi con la sua forza risanatrice. Perciò un simile peccato, finché è in atto, non è suscettibile di perdono. Preghiamo di non cadervi anche noi, nell’ora in cui ci troveremo di fronte a messaggeri di salvezza - eventi, situazioni, persone -  che contraddicono le nostre certezze troppo umane. Preghiamo di vincere la tentazione di respingerli, appioppando loro una maschera demoniaca che sarebbe solo la proiezione delle nostre paure o della nostra pigrizia mentale, e di saper accogliere docilmente, in quell’ora - anche se ci dovesse disorientare! - , la manifestazione dello Spirito.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Gen 23, 2017 2:41 pm

Se i parenti di Gesù lo consideravano un pazzo, gli scribi hanno una, reazione ancor più negativa; Gesù per loro è un indemoniato, posseduto da Belzeebùl, capo dei demoni. L'accusa che gli scribi li rivolgono, inducano Gesù ad una ulteriore spiegazione: «Come può Satana scacciare Satana? Ma orgogliosi dei loro preconcetti non capivano e ne cercavano di capire; allora Gesù disse a loro e a noi oggi:In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Lo Spirito Santo! ma in realtà sappiamo chi è lo Spirito Santo per tutti gli uomini?...un giorno un bimbo che frequentava il catechismo in preparazione della prima Comunione, gli fu posta questa domanda: “Chi è per te lo Spirito Santo?”...”E' l'Amore di Dio che attraverso Gesù ci viene donato”...aveva solo 9anni, ma se guarderemo con gli occhi di un bambino saremmo capaci di darci una risposta che ci condurrà a tutta la Verità.
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Martedi della III settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Gen 24, 2017 8:53 am

Martedi della III settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 3,31-35)



Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».



Parola del Signore.

OMELIA



Finalmente, nella Lettura della Lettera agli Ebrei, oggi si arriva al nucleo centrale della mediazione sul valore dell'auto-offerta di Gesù. Anche se il modo di argomentare del nostro autore è un po' sottile, il messaggio che egli comunica è perfettamente comprensibile e preciso. Gesù Cristo con la sua libera e generosa offerta della sua vita, ha portato a compimento il disegno di Dio. In questo dinamismo spirituale di fedeltà estrema egli coinvolge tutti quelli che vi aderiscono con fede. La vicenda della morte redentrice di Gesù consente di rileggere in modo più nitido il progetto di Dio già anticipato nei testi della tradizione biblica. Gesù è totalmente aperto a Dio e a lui si affida. Ma non è solo l'affidamento di una creatura al suo Dio. Egli pone liberamente se stesso a disposizione di una missione dolorosa e mortale: far trionfare la giustizia liberatrice di Dio. Noi siamo il popolo che Cristo ha liberato: possiamo aprirci anche noi a Dio edcolmati della sua santità. Cosi, nel Vangelo Gesù non nega i rapporti parentali, ma li relativizza. Quello che conta è la volontà di Dio che egli ora rivela con i suoi gesti e con la forza della sua parola. Quanti ascoltano e compiono questa volontà di Dio costituiscono la sua nuova famiglia. Dio, infatti, è l'unica figura paterna che Gesù rende presente per mezzo della sua attitudine di Figlio. Non a caso egli lo invocherà in modo unico ed eccezionale con l'appellativo inconsueto di Abbà. (Padri Silvestrini).


MEDITAZIONE



Nelle società arcaiche il singolo non aveva il rilievo che ha nelle nostre. Al di fuori della sua comunità naturale - la famiglia, il clan, la città - egli si trovava esposto ad ogni prevaricazione, ad ogni insulto, senza difesa. E ci` non era avvertito neppure come un’ingiustizia, ma come una normale conseguenza del suo isolamento. Quando si trova isolato, sradicato dal suo ambiente d’origine, il solo nome che gli conviene è quello che Ulisse si attribuisce, presentandosi a Polifemo: “Nessuno”. Gesù, all'inizio della sua missione, si trova a dover scegliere tra questa sicura appartenenza e l’ignoto, costituito da un mondo esterno che potrebbe essergli - come gli sarà, alla fine – drammaticamente ostile. Non dobbiamo sottovalutare il richiamo che poteva avere, su quest’uomo senza moglie e senza figli, il grembo familiare da cui proveniva. Uscendone, egli rimane totalmente solo. O forse, non del tutto. In questo episodio, intorno a lui, dentro la casa dove egli si trova, ci sono i discepoli, che stanno lì seduti ad ascoltarlo. Rispetto ad essi, i parenti, quelli che dovrebbero costituire la famiglia di Gesù, restano “fuori”. Non è un caso che l’avverbio sia ripetuto due volte. Le parti si sono invertite. Malgrado i legami di sangue, essi non mantengono più nessuna reale comunione con il giovane rabbi, della cui sanità mentale hanno, proprio poco prima, dubitato. Altri, viceversa, come dirà Giovanni nel suo Prologo, “l’hanno accolto”, e perci` sono diventati figli di Dio, perché “non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1, 12-13). La chiamata a camminare sulle vie del Regno spesso precipita chi l’ha percepita in una grande solitudine. Ci` che si riproduce è veramente un esodo, come quello del popolo ebreo dall’Egitto verso il deserto. Ma proprio in questo deserto Dio fa fiorire nuovi legami che, pur non essendo fondati sul sangue e sulla  carne, sono resi ancora più forti dal comune ascolto della Parola e dall’obbedienza alla volontà di Dio.



Ultima modifica di Andrea il Mer Gen 25, 2017 9:10 am, modificato 2 volte

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Mercoladi della III settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Gen 25, 2017 8:55 am

Mercoladi della III settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 16,15-18)


Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».


Parola del Signore.

OMELIA


Gesù aveva iniziato la sua predicazione con un messaggio semplice, essenziale: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Egli parlava del tempo "compiuto", dalla realizzazione cioè delle promesse antiche con la sua venuta tra noi, parlava dell'avvento del Regno, ormai prossimo a stabilirsi definitivamente nel mondo, parlava di fede ed infine esortava tutti alla conversione. Oggi festeggiamo proprio una grande conversione, quella di Paolo di Tarso. Da persecutore di Cristo, folgorato dalla grazia sulla via di Damasco, diventa l'apostolo delle genti. Una conversione, quella di Paolo, che egli stesso racconta con accenti di commozione e di gratitudine e che ha segnato come una corsia preferenziale, sulla quale si sono immessi dopo di lui, una schiera innumerevole di persone che, come lui, con esperienze di vita, prima lontane da Dio e talvolta nemici dichiarati di Lui, hanno poi ritrovato la strada del ritorno. La conversione è un rinnegamento degli errori passati, una inversione di rotta rispetto ai percorsi del male, un sincero pentimento degli errori commessi e il conseguente innamoramento di un bene nuovo, vero, autentico. Coinvolge l'uomo in tutta la sua esistenza, ma è sempre frutto della grazia divina: è Dio che agisce. Spesso il Signore, dopo la chiamata, sollecita ad un impegno e ad una missione speciale. Anche Paolo, come gli altri apostoli, sentirà imperioso il comando del Signore ad andare in tutto il mondo a predicare il vangelo ad ogni creatura. Egli diventerà, insieme a Pietro, la colonna portante dell'edificio della Chiesa. primo ci ha annunciato la vera fede e con i suoi scritti ha reso perenne quell'annuncio. La conversione, in quanto costante ed indefessa tensione a Dio, è dovere di ogni cristiano ed è un impegno che non dobbiamo mai smettere. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE




“Quis es Domine?”. «Chi sei, Signore?» «Quo vadis Domine?» «Dove vai, Signore?» Due domande: la prima all'inizio e la seconda al termine dell’avventura cristiana di Paolo. Ritornano in ogni avventura cristiana. La conversione è nelle risposte a queste due domande. La risposta alla prima sorprende e disarciona. Ci si trova improvvisamente a terra, il cavallo delle sicurezze umane ha uno scarto così brusco che trova del tutto impreparato il cavaliere. Colui  che disarciona è anche colui che tende la mano per rialzare da terra. Ora per l'apostolo c’è un nuovo compagno di strada. Non è come gli altri e in più indica una direzione diversa, mai pensata prima. Insieme con lui attraversa il paesaggio dell’umanità, si ferma alla porta di casa, entra nei luoghi della sofferenza, condivide la fatica, danza nella piazza al suono del flauto. Conversione è la scoperta che un Altro vive in te, con te e negli altri. Avventura straordinaria e rischiosa. Paolo se ne rende conto. Ogni cristiano se ne rende conto quando la strada diventa irta e nel percorso appaiono pericoli e minacce. Quando sembra che il compagno di strada ci lasci per andare altrove. Allora la tentazione di trovare un posto sicuro, di fuggire dai rischi delle diversità, dell’indifferenza e del rifiuto prende il sopravvento e si torna sui propri passi. Ed è proprio là che arriva la seconda domanda. C’è qualcuno che ci viene incontro mentre abbandoniamo luoghi poco rassicuranti. Lo guardiamo  attentamente. L’andatura non ci è nuova. Non occorre molto tempo per accorgerci che quel volto che sfiora il nostro è proprio quello dello Sconosciuto. Quello di Colui che aveva spaventato il cavallo e gettato a terra il cavaliere. Presi in contropiede tentiamo una scusa e gli diciamo che da dove noi veniamo e dove lui sta andando ormai tutto è perduto. E allora: “Quo vadis Domine?”. Dove vai Signore mentre io, convertito a metà, lascio i luoghi incerti della vita dove tu mi avevi chiesto di restare per annunciare il tuo amore? Alla mia domanda lui risponde con una domanda; “Quo vadis Paule?”. “Dove vai, Paolo?”. La conversione è nel singhiozzo di Paolo. Come fu, una notte, in quello di Pietro.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mer Gen 25, 2017 2:14 pm

Il brano che Marco ci presenta non ha bisogno di commento,ogni singola parola parla da se...la nota finale sulla missione universale dei discepoli, viene confermata dalla promessa di una presenza costante del Signore accanto a loro, ( a noi), perché, solo attraverso la testimonianza della comunità cristiana continua nel mondo la presenza del Signore risorto.
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annaxel

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

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