Vangelo di Gesù - Anno A

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Gio Gen 26, 2017 8:36 am

Giovedi della III settimana del tempo Ordinario

VANGELO (Lc 10,1-9)


La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».


Parola del Signore.

OMELIA


Sono due gli atteggiamenti cristiani messi in luce dalla Parola di oggi e dalla vita dei santi Timoteo e Tito: testimoniare e servire. 
Paolo ci invita al coraggio della testimonianza da rendere al Signore e al vangelo, con una vita animata dallo spirito ricevuto nel battesimo, confermata nella cresima, ravvivata nella partecipazione all'eucaristia.
Una vita cristiana coerente è la testimonianza che il mondo si attende dal cristiano, anche se a volte ci si espone alla derisione e, in alcune situazioni, anche alla persecuzione. Ma è Gesù stesso che nel vangelo si propone come colui che serve la nostra vita, donandoci se stesso.
Il suo esempio di umiltà ci indica la strada da percorrere e la promessa del regno sostiene la perseveranza nelle prove che dobbiamo affrontare per essere fedeli al dono ricevut



MEDITAZIONE



Nel tempo di Gesù c’erano diversi movimenti che, come Gesù, cercavano un nuovo modo di vivere. Per esempio, Giovanni Battista, i farisei ed altri. Molti di loro formavano comunità di discepoli ed avevano i loro missionari. Ma c’era una grande differenza! I farisei, per esempio, quando andavano in missione, andavano già prevenuti. Pensavano che non potevano mangiare ci` che la gente offriva loro, perché il cibo non era sempre ritualmente “puro”. Per questo, portavano borsa e denaro per potersi occupare del proprio cibo. Così invece di aiutare a superare le divisioni, queste osservanze della Legge della purezza indebolivano ancor più il vissuto dei valori comunitari.
La proposta di Gesù è diversa. Lui cerca di riscattare i valori comunitari che erano soffocati, e cerca di rinnovare e di riorganizzare le comunità in modo che fossero di nuovo un’espressione dell’Alleanza, un segno del Regno di Dio. E’ ci` che ci viene detto dal vangelo di oggi che descrive l’invio dei 72 discepoli:
La Missione. Gesù manda i discepoli nei luoghi dove anche lui deve andare. Il discepolo è il portavoce di Gesù. Non è padrone della Buona Novella. Gesù manda i discepoli due a due. Ci` favorisce l’aiuto reciproco, poiché la missione non è individuale, bensì comunitaria. Due persone rappresentano meglio la comunità, meglio che una sola.
La Corresponsabilità. Il primo compito è quello di pregare affinché Dio mandi operai. Qualunque discepolo e discepola deve sentirsi responsabile della missione. Per questo deve pregare il Padre di mandare operai per continuare la missione. Gesù manda i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai lupi. La missione è un compito difficile e pericoloso. Poiché il sistema in cui vivevano ed in cui vivono era e continua ad essere contrario alla riorganizzazione della gente in comunità vive. La Missione per cui Gesù manda i 72 discepoli cerca di riscattare quattro valori comunitari:
L’ospitalità. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù non possono portare nulla, né borsa, né sandali. Solo possono e devono portare la pace. Ci` significa che devono aver fiducia nell’ospitalità della gente. Poiché il discepolo che va senza nulla, portando solo la pace, mostra che ha fiducia nella gente. Pensa che sarà ricevuto, e la gente si sente rispettata e confermata. Per mezzo di questa pratica il discepolo critica le leggi dell’esclusione e riscatta l’antico valore dell’ospitalità. Non salutare nessuno lungo la strada significa, probabilmente, che non si deve perder tempo in cose che non appartengono alla missione.
La Condivisione. I discepoli non devono andare di casa in casa, ma rimanere nella stessa casa. Cioè, devono convivere in modo stabile, partecipare alla vita ed al lavoro della gente del luogo e vivere di ci` che ricevono in cambio, perché l’operaio è degno della sua mercede. Ci` significa che devono aver fiducia nella condivisione. Così, per mezzo di questa nuova pratica, riscattano una vecchia tradizione della gente, criticano la cultura di accumulazione che distingueva la politica dell’Impero Romano ed annunciava un nuovo modello di convivenza.
La Comunione attorno al tavolo. I discepoli devono mangiare ci` che la gente offre loro. Non possono vivere separati, mangiando il proprio cibo. Ci` significa che devono accettare la comunione e non possono vivere separati, e mangiare il loro cibo. Ci` significa che devono accettare di sedersi attorno alla tavola con gli altri. In questo contatto con gli altri non possono aver paura di perdere la purezza legale. Agendo in questo modo, criticano le leggi vigenti della purezza ed annunciano un nuovo accesso alla purezza, all’intimità con Dio.
L’Accoglienza agli esclusi. I discepoli devono occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e scacciare i demoni. Ci` significa che devono accogliere nella comunità coloro che ne sono stati esclusi. Questa pratica solidale critica la società che esclude ed indica soluzioni concrete.
La Venuta del Regno. Se tutte queste esigenze vengono rispettate, i discepoli possono e devono gridare ai quattro venti: Il Regno è giunto! Poiché il Regno è un nuovo modo di vivere e convivere partendo dalla Buona Novella che Gesù è venuto a rivelarci: Dio è Padre e per questo siamo tutti fratelli e sorelle. In primo luogo, educare per il Regno significa: insegnare un nuovo modo di vivere e di convivere, un nuovo modo di agire e pensare.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Ven Gen 27, 2017 8:45 am

Venerdi della III settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 4,26-34)


L'uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.


Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.
Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?
È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere.
Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.


Parola del Signore.


OMELIA


La fecondità dei semi divini è misteriosamente nascosta, non ha nulla di appariscente e di clamorosamente visibile; la si può scorgere solo con l'occhio della fede, che ci aiuta a comprendere, ma non ci svela mai completamente il mistero che racchiude. Sembra che tutto sia troppo piccolo ai nostri occhi, sembra che i granellini di Dio, sparsi per il mondo, siano inadeguati a confronto con le nostre attese e le nostre smanie di grandezza. C'è poi l'impazienza che ci morde dentro e non ci consente di attendere che il seme germogli e cresca. Viviamo l'epoca del tutto e subito. Dio vede il nostro tempo in chiave di eternità e quindi lo scandisce secondo un suo piano inscrutabile. Non ci è dato di conoscere neanche il tempo della mietitura o della raccolta dei frutti. Ci sfuggono perfino i criteri per valutare la crescita del Regno. Le misure di Dio infatti non corrispondono alle nostre. Tutto questo però non significa che Egli ci voglia lasciare completamente al buio: il suo piano universale di salvezza ci riguarda direttamente e la crescita del seme significa per noi l'incarnazione nel tempo e in ciascuno di noi di quel progetto. Ci dona perciò la fede, che dobbiamo alimentare con le altre virtù cristiane, specialmente con l'umiltà e la purezza del cuore. Solo così possiamo arrivare ad accogliere con una accettazione piena ed incondizionata i progetti divini, senza la pretesa, assurda per la pochezza dei nostri occhi, di volerli misurare con i nostri criteri umani. È proprio nei confronti di Dio che sperimentiamo i grandi guasti derivanti dalla superbia e le meraviglie che sgorgano dall'umiltà. I fasti e le glorie dei regni umani hanno le loro storie e rivelano la loro caducità. Il regno di Dio, anche perchè silenzioso e umile, piccolo e nascosto, si rivela infine in tutta la sua grandiosità con i prodigi che opera nella nostra storia. Gesù lo dichiara: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Il seme di Dio, il suo figlio prediletto, dovrà calarsi, proprio come seme fecondo, nelle viscere della terra, per germogliare e portare frutti di universale salvezza, in quel mattino di Pasqua. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE




Due parabole vengono qui presentate. La prima sembra detta apposta per tanti “professionisti” dell’apostolato, che credono di poter determinare l’avvento del Regno con il loro attivismo frenetico e con la loro insonne programmazione. In realtà, dice Gesù, l’opera del discepolo è meno essenziale di quanto egli non voglia credere: “Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce”. Un messaggio particolarmente attuale per le nostre Chiese, pullulanti di iniziative, convegni, progetti. Non che queste cose non si debbano fare: è l’atteggiamento interiore che forse non è, a volte, quello giusto. Perché il solo adeguato all’operaio del vangelo è quello espresso da Luca: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi e stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”» (17,10). Si apre cosi lo spazio per la fiducia in Dio chg, malgrado i nostri limiti e i nostri errori, farà crescere comunque il suo Regno. La seconda parabola mette in luce soprattutto la sproporzione tra la modestia delle premesse - la piccolezza del granello di senapa - e risultato che, ancora una volta Dio e lui soltanto, pu` trarre da questa povertà e oscurità. L’impegno del cristiano non si fonda normalmente sulla potenza e la magnificenza delle risorse umane, ma si serve preferibilmente ai quei “mezzi poveri” che evidenziano l’inadeguatezza degli strumenti rispetto al fine perseguito. Ancora una volta, non si tratta di bandire dall’evangelizzazione il criterio dell'efficacia, che ha un suo valore, e tanto meno dì scambiare per fedeltà allo spirito evangelico uno stile  di approssimazione e di trasandatezza che a volte, purtroppo, è dato riscontrare in certe iniziative ecclesiali. L’impegno umano dell’apostolo è fondamentale. Egli non dimenticherà mai, per`, le parole del Signore a Paolo che gli chiedeva maggiore forza: “Ti basta la mia grazia: la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2Cor 12,9).

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Gen 27, 2017 2:53 pm

In questo brano, Marco ci presenta due parabole che riguardano la crescita misteriosa dl Regno. L'accento cade, nel primo caso, sul misterioso germogliare del seme; nel secondo sulla grandezza del risultato finale, comparato a quello che un piccolo seme può fare. Il seme che germoglia con straordinaria fecondità indica la potenza della parola di Dio, ma quanti sanno accoglierla? Ma coloro che sapranno accoglierla, vedranno germogliare, giorno dopo giorno quel seme che da solo raggiunge la pienezza del suo sviluppo, fino a dare il suo frutto. Se poi, da parte nostra ci abbandoneremo fiduciosi nella potenza dell'agire di Dio, vedremo che il seme di senape, piccolo seme che diventa, una volta sviluppato, un albero enorme, perché la Parola, sarà l'acqua che darà vita e il progetto di Dio sarà realizzato.
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Sabato della III settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Gen 28, 2017 8:55 am

Sabato della III settimana del Tempo Ordinario




VANGELO (Mc 4,35-41)


Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Dal Vangelo secondo Marco
In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva».
E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena.
Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.
Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».


Parola del Signore.

OMELIA


Il brano della Lettera agli Ebrei si apre con una dichiarazione che tenta di presentare in modo programmatico quella relazione vitale con Dio che è la fede. Meritano di essere segnalati il dinamismo e l'apertura della fede verso la realtà salvifica e definitiva futura. Nelle due affermazioni c'è un riferimento alla duplice dimensione della fede. Da una parte la fiduciosa adesione a Dio, aspetto soggettivo; dall'altra l'accoglienza della sua promessa salvifica, aspetto oggettivo della fede. Prototipo del cammino di fede per il nostro autore è Abramo. Sotto questo profilo sono presi in considerazione tre momenti fondamentali del suo itinerario spirituale: la partenza, la méta, città futura o patria celeste, e infine la prova estrema. È evidente in quest'ultimo quadro la rilettura in chiave cristiana della storia di Abramo. Isacco, il figlio unico in cui sono condensate le promesse di Dio, è il simbolo prefiguratore di Gesù, il figlio di Dio risuscitato dai morti. Ci viene chiesto di fidarci pienamente di Dio, anche nelle circostanze più drammatiche. La fede non deve abbandonarci dove il nostro occhio non vede e se procediamo al buio. Possiamo affrontare l'oscurità, nella sicurezza che Dio è fedele, come lo è stato con Abramo, il grande credente, e con Gesù, messo a morte dai suoi nemici. Egli poi, nel Vangelo rivolge un discreto invito alla fede. Prepara i discepoli a riscoprire la sua vera identità. Per ora la loro reazione religiosa sfocia in un interrogativo che riecheggia quello della folla di Cafàrnao e si riflette negli ascoltatori del vangelo: chi è Gesù? A lui obbediscono le forze cosmiche. Sullo sfondo si profila l'immagine di Dio creatore del mondo e signore della storia. (Padri Silvestrini)




MEDITAZIONE



Questo episodio risvegliava nella memoria del popolo ebreo un ricordo preciso. Anche il profeta Giona, nel libro omonimo dell'Antico Testamento, si era trovato su una imbarcazione nella tempesta: anche lui, come Gesù, dormiva; anche a lui era stato rivolto un grido di velato rimprovero da parte dei compagni, esasperati da quel sonno inconsapevole; anche lui li aveva salvati a prezzo della sua vita; e anche lui, dopo tre giorni trascorsi nel ventre del pesce, era tornato alla luce. Qui l’esito finale è anticipato dalla dinamica stessa dell'azione, piena di potenza, con cui il Signore doma il mare - simbolo, nell’immaginario ebraico, delle forze malefiche - suscitando l’atterrito stupore dei suoi discepoli. E in effetti è questo il modo di rivelarsi di Gesù. Non tanto con annunci diretti riguardanti la propria persona, quanto con gesti destinati a suscitare, negli astanti, l’interrogativo: “Chi è dunque costui'?". È un modello per la nostra evangelizzazione, che troppo spesso parte dalle risposte, invece di sforzarsi di suscitare delle domande. In un tempo in cui una ressa di messaggi opprime le persone, suscitando spesso la loro reazione infastidita, il vangelo non deve essere propinato alla stregua di un annuncio pubblicitario, in concorrenza con tanti altri che si contendono l’attenzione del pubblico. È indispensabile partire dalle situazioni concrete in cui gli uomini e le donne del nostro tempo sperimentano l’esigenza della salvezza, facendo sbocciare, dall’interno di queste situazioni, lo stupore davanti alla persona di Gesù e l’interrogativo sulla sua identità. Ma, nell’episodio, a fronte di quella degli apostoli, c’è anche la triste meraviglia del Signore: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”. La domanda risuona ancora oggi e interpella anche noi. Nietzsche osservava che i cristiani hanno ben poco l'aria di persone che sono state salvate. Forse sarebbe il caso di chiederci se non sia la nostra incredulità a oscurare agli occhi del mondo la rivelazione di Gesù e a far scambiare il vangelo per un vuoto messaggio pubblicitario.

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Domenica della IV settimana dek Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Gen 29, 2017 9:26 am

Domenica della IV settimana dek Tempo Ordinario



VANGELO (Mt 5,1-12a)


Beati i poveri in spirito.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,perché saranno consolati.
Beati i miti,perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.


Parola del Signore.

OMELIA


Già il profeta Sofonìa aveva annunciato che il Signore, attraverso i poveri, che cercano giustizia ed umiltà, da loro nascerà una nuova umanità "un popolo umile e povero: "confiderà nel nome del Signore il resto d'Israele". Egli, il Signore, nelle sue scelte, con un popolo di poveri, di semplici, di umili e persino di emarginati, ma dal cuore aperto e sincero, rivoluzionerà il mondo intero e lo trasformerà in Gesù Cristo suo Figlio. Infatti oggi San Paolo ci scrive così: "non ci sono tra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio la ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio". E Gesù, nel Vangelo, dalla santa montagna proclama: "Beati i poveri in spirito!" Sono i semplici, gli umili, gli ultimi: sono i 'piccoli del Regno di Dio', coloro che hanno il cuore da bambino. "Beati quelli che sono nel pianto perché saranno consolati". La nostra sofferenza è redentiva e verrà in eterno consolata in paradiso. "Beati i miti!" Quant'è bella una persona mite e umile... rassomiglia proprio a Gesù Cristo e alla Madonna santissima! Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia!". Ha vera sete di giustizia colui che ha vero desidero di una vita giusta, e cioè: ha davvero desiderio di vivere da giusto, da cristiano vero, sincero, autentico. "Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia!" Davvero chi ha misericordia verso gli altri somiglia in tutto a Gesù Misericordioso. "Beati i puri di cuore perché saranno chiamati figli di Dio!". E i puri di cuore sono anche coloro che non inquinano la loro fede semplice con certe false dottrine razionaliste o moderniste... "Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio!". La Madonna ci invita a diventare tutti portatori di pace, quella pace che regna nel suo Cuore di Mamma Immacolata. "Beati i perseguitati per la Giustizia!". Sono coloro che vogliono restare fedeli alla fede cristiana, alla persona e alla dottrina di Gesù Cristo, e alla sua Santa Chiesa. "Vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli!". (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



Il discorso “della Montagna” è il primo dei cinque discorsi contenuti nel vangelo di Matteo. Lo potremmo chiamare, con un linguaggio moderno, un “discorso programmatico”. Gesù annuncia un Dio che si fa garante della riuscita dell’uomo. Il quadro in cui si svolge questo discorso è estremamente interessante. Gesù “si mette a sedere”. L’insegnamento che egli ci dà è autorevole. Non è un ammaestramento casuale. Gesù parla da “una montagna” e in tal modo si ricollega alla Legge mosaica, donata a Israele dal monte Sinai. Egli parla, ma a chi? Parla ai discepoli? Alla folla? Possiamo seguire il campo visivo di Gesù. Egli guarda alle folle, avendo davanti i suoi: è come se le indicasse con lo sguardo. Probabilmente Matteo ci mostra due destinatari: Gesù parla ai discepoli e contemporaneamente alle folle, a quelli che lui ha chiamato e che lo hanno seguito, ma anche a tutti gli uomini, di tutti i tempi e di tutte le culture. Il discorso della Montagna non è esclusivo, non è emarginante. “Voi dovete essere le avanguardie delle folle, quelli che cominciano a trascinare il mondo verso Gesù Cristo, ascoltando la sua parola e mettendola in pratica. La comunità cristiana ha una funzione di mediazione: Gesù Cristo non appartiene alla comunità cristiana, appartiene all’umanità intera. Ma la comunità cristiana è quel pezzo di umanità che ha creduto nel Signore, che gli è andata dietro e quindi deve trascinarsi dietro le folle, l’umanità intera... Il discorso della Montagna è per noi, ma ci dà una responsabilità nei confronti degli altri” (Mons. Luciano Monari). Gesù ci spinge  dunque a cercare i “beati” dentro le folle. Egli ci chiede di affinare lo sguardo secondo il vangelo e di saper scoprire, nella grande folla di coloro che incontriamo, i segni del vangelo vissuto. 2. Beato è chi si abbandona in Dio... “Beati i poveri in spirito, perché di essi e il regno dei cieli” (Mt 5,3). La povertà in spirito esiste là dove ci si riconosce bisognosi. Essa è l’esatto contrario di un atteggiamento autosufficiente, che non ritiene utile affidarsi incondizionatamente a Dio nella preghiera e nella vita. Il fondamento di ogni vera relazione con Dio sta proprio nell’abbandono confidente. È questa una beatitudine molto consolante: basta riconoscere di aver bisogno
di Dio, con quell’atteggiamento di ‘venerazione’ che la Bibbia chiama timor di Dio. “La povertà in spirito... di chi pu` essere se non di coloro che conoscono la povertà di Gesù? Essendo lui il Signore, ha condiviso la natura e il modo di vivere dei servi... Lui che ci fa ricchi ha scelto la povertà... Dunque se siamo coscienti di noi stessi, come possiamo pensare altamente di noi, se la nostra propria forza, di per sé non è utile a nulla?” (Cabasilas). Beato è chi attende consolazione da Lui... “Beati gli afflitti, perché saranno consolati” (Mt 5,4). Come fa un afflitto ad essere beato? La contraddizione è palese. L’afflitto è l’uomo colpito da disgrazie, proprie o altrui. Egli si trova nella condizione contraria al “sistemato”, cioè a colui che ritiene la sua vita appagata da ci` che possiede. Il rifiuto dell’afflizione è una forma di indurimento del cuore. L’afflitto invece torna al Signore, non si perde. Speria nel perdono, nella consolazione. Spesso ci capita di essere afflitti per i nostri peccati, per le nostre debolezze morali: allora siamo beati se sappiamo lasciarci consolare dal Signore. Beato è chi dà spazio agli altri... “Beati i miti, perché erediteranno la terra” (Mt 5,5). I miti sono coloro che sanno dominare se stessi, che non si impongono, che non usano il potere, né “sgomitano” per essere i primi. Il mite lascia spazio all’altro per vivere. Lo accetta e si accetta, riconoscendo a ciascuno la dignità e il diritto all’esistenza. Il mite sa amare veramente, di un amore che fa crescere la persona che ha davanti. Gesù è il vero mite: egli, desiderando la nostra amicizia, ci fa essere noi stessi, unici, davanti a sé. “La mitezza (è) principio della imitazione di Cristo... Egli (il mite) è solidamente piantato, come una pietra e in nessun modo è scosso dal vento e dalle onde della vita... Sa, per discernimento, che tutto passa” (Pietro Damasceno). Beato è chi ha sete di Dio... “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5,6). Fame e sete sono bisogni naturali, così il senso della giustizia. Molto spesso, per`, questo senso viene soffocato in noi dalla rivalsa e dal desiderio di “essere qualcuno”. La giustizia è un tema centrale nell’insegnamento di Gesù. In termini concreti, “fare giustizia” significa offrire solidarietà, essere schietti, sinceri, nella vita quotidiana, con  stile di condivisione e di aiuto alle persone. Questo è lo stile della vita di Cristo stesso. “L’uomo diventa come affamato e assetato di giustizia, della virtù corporale e di quella morale, cioè dell’anima. Infatti, se uno non gusta una cosa, non sa che cosa gli manca... ma chi ha gustato desidera molto: così, anche chi ha gustato la dolcezza dei comandamenti e sa che a poco a poco i comandamenti lo conducono all’imitazione del Cristo” (Pietro Damasceno). Beato è chi ha il cuore aperto alla debolezza altrui... “Beati i misericordiosi, perché troverano misericordia” (Mt 5,7). La misericordia è uno dei principali  attributi di Dio. Essa richiama da vicino il perdono. Quanto sappiamo perdonare? Quanto parliamo agli altri del perdono? Essere misericordiosi è anche saper tenere il proprio cuore aperto alle debolezze altrui, alla povertà altrui. E, in fondo, aprire la nostra vita alla storia di perdono in cui noi per primi, con il Battesimo, siamo stati inseriti da Dio. Noi abbiamo già trovato misericordia! Beato è chi ha nel cuore Dio... Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,Cool. Bontà o cattiveria provengono dal di dentro dell’uomo (cfr. Mt 15, 1-20), dal cuore. È  il cuore che deve essere  purificato, cioè orientato a Dio. Il compiere la volontà del Padre nella nostra vita rende il nostro cuore capace di  vedere l’azione di Dio nella storia degli uomini. Così realizziamo il più  profondo e grande desiderio dell’uomo: vedere Dio. Beato è chi cerca le vie della comunione... “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). Avvertiamo tutta l’attualità di queste parole. Fare pace, operare una cultura di pace, amare la pace... “Pace” Significa creatività continua nel ricercare le vie della comunione, dell’ascolto, dell’apprezzamento e della stima. La pace è il frutto di una continua conversione del cuore. Non si pu` predicare la pace facendo della retorica. La pace si prepara nel silenzio di una coscienza vigile e attenta, nella capacità quotidiana di discernere il giusto, l’utile, il conveniente. La pace è il frutto di un giudizio sulla storia in cui si sono scorti i segni disseminati da un Dio, Padre di misericordia. “Quale  pu` essere ritenuto superiore alla pace da coloro che fanno l’oggetto della meditazione e dell’impegno dell’anima i misteri del Cristo? Essi andranno in cerca  della pace... quanto di nessun’altra cosa; in questo si faranno guida degli altri. Distruggeranno l’odio stolto, faranno cessare i vani conflitti, ben sapendo che la pace è così preziosa che Dio stesso è venuto sulla terra a comprarla per gli uomini» (Cabasilas). Beato è infine chi condivide la sorte di Gesù... “Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno...” (Mt 5, 10-12). La giustizia e il compimento della volontà di Dio provocano, spesso, rifiuto. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo partecipi della sorte di Gesù. Per questo dobbiamo concretamente mettere in conto la “fatica” di operare la giustizia del Regno dei cieli. Questo senza ipotizzare chissà quali gesti di eroismo: basta pensare alla nostra vita quotidiana, in famiglia, sul lavoro, con gli amici... Il cristiano è uno che sa, all’occorrenza, anche pagare di persona, in modo responsabile, perché il Regno di Dio possa essere concretamente annunciato. 3. ll Dio delle Beatitudini è il Padre che genera la gioia e la bellezza dell’operare umano. Dio fonda ogni beatitudine. Solo in lui gioia e bellezza trovano il loro compimento e valore. Noi diventiamo efficaci operatori del Regno proprio perché Dio, in primo luogo, agisce così per noi. Questo viene affermato in ogni beatitudine. ll nostro agire secondo la volontà di Dio non è una  pura adesione a un codice di comportamento dettatoci da un Dio lontano. È veramente l’entrare nella potestà di Dio. Noi apparteniamo al Regno, noi operiamo per il Regno. Siamo i discepoli sul cui volto le folle del nostro tempo devono poter leggere la gioia che scaturisce dalle Beatitudini e devono poter lodare Dio. E questo è il frutto della conversione.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Lun Gen 30, 2017 8:48 am

Lunedi della IV settimana del TEmpo Ordinario


VANGELO (Mc 5,1-20)


Esci, spirito impuro, da quest'uomo!

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all'altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni.
Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».
Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest'uomo!».
E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione - gli rispose - perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C'era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo.
E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».
Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto.
Giunsero da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te».
Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.


Parola del Signore.

OMELIA


L'episodio di Marco che leggiamo oggi non è di facile comprensione. Sicuramente però deve aver suscitato una profonda impressione nei primi cristiani. Il tutto si svolge in territorio pagano e questo sta a indicarci che nessuno è escluso dal messaggio di salvezza e dall'opera redentiva di Cristo. Quel mondo è tutto invasato dal male: non si tratta infatti di un singolo demonio, ma di una legione, un numero sterminato, che ha ridotto il malcapitato, che ne è posseduto, a vivere come un morto nei sepolcri. È interessante la dichiarazione che il demonio fa urlando, prostrato ai piedi di Gesù: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Ancora una volta i demoni lo riconoscono come Figlio del Dio altissimo. Chiedono poi in particolare di non essere scacciati da quella regione o almeno che possano trasferirsi in un branco di porci, che sono al pascolo in un monte vicino. Viene da pensare che esistano luoghi prediletti da satana, che abbia i suoi inferni anche nel mondo, lì dove il male dilaga, dove è accettato e vissuto come stile di vita, dove nessuno gli è contrario, dove può prendervi stabile dimora. Sono spiriti immondi e quindi l'abitare nei porci potrebbe essere loro di sollievo rispetto all'essere rilegati nel loro inferno. La loro presenza è sempre e comunque devastante anche nei confronti di quegli animali, infatti al loro arrivo nei porci, un enorme branco precipita nel mare. I mandriani avvertono i padroni dell'accaduto, ma questi più che considerare l'intervento salvifico e prodigioso operato da Gesù, calcolano il grave danno economico subito e lo invitano ad uscire dal loro territorio. Capita ancora che l'interesse per le cose di questo mondo, per quanto misere possano apparire, prevalgano su quello per lo stesso Cristo. Solo l'indemoniato guarito si mostra grato e desidererebbe addirittura diventare un seguace del Signore. Riceve però l'invito e l'incarico di essere un annunciatore in terra pagana di quanto ha ricevuto dalla misericordia del Signore. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



La regione dei geraseni era terra pagana. Lo dimostra, fra l’altro, il fatto che vi si allevassero dei porci, animali ritenuti impuri dalla legge mosaica. Dello stato di abbrutimento che il paganesimo determina è simbolo eloquente la condizione dell’uomo che Gesù incontra per primo. Ma non si tratta solo della situazione dei pagani. Ha un significato ben più vasto la sua risposta al Signore, che chiede il suo nome: “Legione, perché siamo in molti”. Una risposta che rivela la perdita, da parte dell’io, della sua intima unità e il suo disgregarsi in una molteplicità. Ancora un secolo fa questa  scissione del soggetto - la cosiddetta “alienazione” - era considerata una patologia da guarire. Oggi, invece, l’idea che la persona debba avere una sua unità coerente viene messa in discussione e negata. L’individuo sarebbe, in realtà, come dice Pirandello, “uno, nessuno, centomila”, e si risolverebbe nelle sue diverse maschere, dietro cui non sarebbe possibile individuare un volto “vero”. In effetti, è ci` che di fatto si verifica: sotto la piena dei messaggi e degli stimoli, il soggetto diventa sempre più incapace di un discernimento critico e di una sintesi che dia senso al succedersi vorticoso delle esperienze. E finisce per essere dominato da spinte diverse e spesso contraddittorie, che si manifestano nella dissociazione, ai limiti della schizofrenia, dei suoi comportamenti nei diversi ambienti e nelle diverse situazioni. Il racconto evangelico acquista allora una straordinaria attualità: cacciando i demoni, Gesù restituisce l’uomo, prima che a Dio, a se stesso, alla propria identità e dignità di persona. E non si tratta di un evento meramente privato: l’affogamento in massa dei porci indemoniati sta a indicare una purificazione di tutta la regione. Ma la gente non è affatto contenta della perdita dei suoi porci: “Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio”. Anche questo non riguarda solo il passato.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Gen 30, 2017 3:19 pm

L'episodio dell'indemoniato di Gerasa permette di scoprire la potenza di Gesù sulle realtà demoniache, ma anche il suo atteggiamento nei confronti dei concittadini dell'indemoniato. Il miracolo narrato da Marco si svolge nel territorio dei pagani, la regione dei geraseni, al di là del mare. La guarigione operata da Gesù è così prodigiosa, ma anche in questo caso l'identità di Gesù rimane velata; egli non permette all'indemoniato guarito di seguirlo e in seguito al miracolo compiuto, gli abitanti del luogo invitano Gesù ad andarsene da il loro territorio. La disperata condizione dell'indemoniato ci porta a prendere conoscenza sulla disperata situazione in cui vivevano i pagani, colpiti anche nei loro interessi oltre che svelati nella loro grettezza umana non accettano Gesù, ma la sua missione è annunciare a tutti il Regno di Dio ed è per questo che visiterà i territori pagani anche se sarà ritenuto una presenza scomoda.
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Martedi della IV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Gen 31, 2017 8:29 am

Martedi della IV settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 5,21-43)


Fanciulla, io ti dico, alzati!

Dal Vangelo secondo Marco
Essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva».
Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello.
Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"».
Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte.Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina.
Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.


Parola del Signore.

OMELIA



Gesù si presenta a noi come il prototipo della fedeltà, come fonte e fondamento della fede, come suo compimento e mèta finale: è Gesù l'autore e il perfezionatore della fede. Egli, infatti, ha affrontato, per restare fedele a Dio, la morte infame e dolorosa della croce, e ora è intronizzato alla sua destra. Nella sequela di Gesù, la prospettiva del martirio cristiano è la scelta di fedeltà estrema anche a costo della vita. È per una felicità grande che, come Gesù, accettiamo, la sofferenza per essere fedeli a Dio. Non cerchiamo la sofferenza per la sofferenza, ma affrontiamo quella che ci colpisce per il regno di Dio. Gesù ha ottenuto per noi la capacità di ripetere le sue gesta. Ora tocca a noi, come ci sprona il salmista, di diventare la gloria di Dio, affinché anche di noi si possa dire: ecco l'opera del Signore. Gesù annuncia per chi ha fede il superamento della morte e lo conferma con il suo gesto e le sue parole. Noi che ascoltiamo oggi questo vangelo della ragazza richiamata alla vita, siamo invitati a guardare in avanti, alla resurrezione di Gesù. Infatti senza questa piena vittoria sulla morte non si possono annunciare come vangelo, come "buona notizia", i gesti prodigiosi di Gesù. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE




Due miracoli rivelano, qui, non solo Gesù, ma il Dio che egli è venuto ad annunziare. Il primo è quello della guarigione della donna con perdite di sangue. Questa patologia, nel mondo ebraico, comportava, per la persona che ne era affetta, una permanente impurità e la conseguente esclusione dalla comunità religiosa. La donna, dunque, aveva ben ragione di temere di essere scoperta  nell’atto di toccare il mantello di Gesù. Perci` ella si mimetizza tra la folla. Ma qui emerge, imprevedibile, il rapporto del Signore con le persone: con grande stupore degli apostoli e della donna stessa, egli, per quanto pressato dalla folla, “si accorge" di questa creatura reietta e la strappa all’anonimato. I filosofi greci pensavano che la divinità non potesse conoscere il mondo e tanto meno gli individui. Col suo sguardo, che è quello del Padre, Gesù qui annuncia che per Dio ogni essere umano, ognuno dei miliardi di uomini e donne che vivono sulla terra, è importante come se fosse l’unico. Per Lui non esiste la massa, ma soltanto le persone. Questo sguardo, peraltro, non scruta per condannare, ma per usare misericordia: la donna, malgrado la sua trasgressione delle severe regole sulla purità, non viene rimproverata, ma consolata e benedetta con l’augurio della pace (shalom). Il secondo miracolo, relativo alla figlia di Giairo, evidenzia la fedeltà di Dio al dolore umano. Vi è qualcosa di crudele nel realismo delle parole rivolte al padre della fanciulla: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. È Gesù stesso a rispondere: “Non temere”. Solo Dio pu` restare vicino a chi ha perduto qualsiasi possibilità e chiedergli di sperare contro ogni speranza. Di questa situazione umanamente disperata sono eco sia  le urla e i pianti che accolgono i nuovi arrivati, sia la derisione che suscitano le parole di Gesù. Ma, in questo buio, risuona la Parola che all’alba dei tempi aveva creato dal nulla il mondo: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. E di nuovo la luce fu.

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Mercoledi della IV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Feb 01, 2017 8:34 am

Mercoledi della IV settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 5,1-20)


Esci, spirito impuro, da quest'uomo.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all'altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest'uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione - gli rispose - perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 
C'era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. 
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. 
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.


Parola del Signore.

OMELIA


Il miracolo descritto oggi, così movimentato e per certi versi paradossale, si comprende in queste parole che Gesù rivolge all'indemoniato guarito. Il miracolo si svolge nella Decàpoli, nella terra dove regna il paganesimo. Nella scena vi è un contrasto netto del comportamento dell'uomo; prima lo vediamo posseduto da una forza sovrumana, che lo fa vagare tra i sepolcri. In quella regione dobbiamo immaginarci luoghi impervi, solitari ed aspri dove è difficile la sopravvivenza. Dopo il miracolo ritorna in sé, calmo, rivestito ed è pronto per tornare alla sua casa, alle sua attività. Al centro l'intervento portentoso di Gesù. Non fermiamoci a considerarlo un episodio, anche imprevisto, ma poniamolo su un livello esistenziale e notiamo subito che l'esortazione di Gesù è per tutti noi! Proprio dove regna il massimo della incredulità, laddove vediamo e scorgiamo elementi che ci fanno pensare ad un nuovo paganesimo, proprio lì è il momento dell'annuncio è il luogo di mostrare la misericordia di Dio. È la vicenda di ognuno di noi; troppe volte legati da tante preoccupazioni, da tanti affanni dove la vita sembra che ci faccia vagare nel buio ed invece in Cristo troviamo la pace e la possibilità di una vita pienamente vissuta. La salvezza personale diventa, quindi fonte di evangelizzazione, diventa messaggio di speranza. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE




Il rifiuto degli uomini stupisce Dio. Di questa dolorosa meraviglia è espressione quella di Gesù davanti allo scetticismo dei suoi concittadini: “E si meravigliava della loro incredulità”. Le ragioni di questa freddezza non sono da ricercare nell’estraneità della figura e del messaggio di Gesù, ma, al contrario, in un eccesso di familiarità che rende poco credibile l’inaudita pretesa del carpentiere di essere un profeta. Anche oggi viviamo in un’epoca, definita dai sociologi “postcristiana”, in cui non è la sorpresa di fronte a qualcosa di nuovo e di incomprensibile, come al tempo del paganesimo, a motivare la resistenza nei confronti del vangelo, bensì, al contrario, l'impressione di aver già troppo a lungo convissuto con esso. In altri termini, oggi il problema non sono la netta opposizione e il rifiuto nei confronti di qualcosa di inaccettabile, ma la stanchezza e la noia per una prospettiva che si pensa di conoscere ormai fin troppo bene e di cui si pensa di avere ormai assimilato e “digerito” gli elementi di validità. Per l'evangelizzazione questo è un nemico assai più pericoloso e difficile da battere. Era meno arduo convincere i pagani ad accettare l’annuncio dell’amore fraterno che non portare questo annuncio, come una vera “buona notizia”, a una società che ha fatto abuso della parola “amore” e che sbadiglia sentendola pronunziare. Era preferibile l’indignazione degli antichi davanti all’ipotesi che Dio avesse un Figlio, che non la distratta accettazione, da parte dei credenti di oggi, della dottrina della Trinità. Perciò è più facile per la Chiesa trovare risposta nei continenti dove la missione ad gentes è da sempre un’avventura, che non nelle società tradizionalmente cristiane, dove la routine offusca la novità rivoluzionaria dell’annunzio evangelico e dove, come Gesù a Nazaret, anche i suoi discepoli di oggi stentano a fare miracoli.

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Giovedi della IV settimanadel Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Feb 02, 2017 8:24 am

Giovedi della IV settimanadel Tempo Ordinario



VANGELO (Lc 2,22-40)


I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore.


OMELIA


L'incontro con il Signore Gesù è sempre un incontro decisivo per tutti: grazie a lui, conosciamo l'amore di Dio per noi, comprendiamo il significato più vero della nostra vita e dell'intera storia umana, e veniamo resi capaci di agire con potenzialità nuove, nella gratitudine per i doni ricevuti, nell'imitazione di colui che ci ha amato per primo. Se condividiamo questa esperienza dell'incontro con il Signore Gesù, senza dubbio ci aiuteremo insieme a comprendere come tale incontro può cambiare le nostre vita, e ci sostenteremo vicendevolmente nella missione di testimoniare agli altri la grandezza e la potenza del suo amore. Purtroppo, sovente ci sono incontri non riusciti. Gesù ci insegna che la forza di un incontro riuscito sta nella gratuità, nella condivisione e nel sevizio. Così il Signore Gesù ci viene incontro, e tale è il progetto divino, motivo che deve suscitare gioia e gratitudine come ad esempio di Maria, Giuseppe, Anna, e il vecchio Simeone. Un vero incontro esige un atteggiamento di apertura e di accoglienza. L'incontro con il Signore, non può attuarsi senza che in noi avvenga una profonda purificazione, l'offerta della nostra vita. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



La festa di oggi viene ancora popolarmente chiamata candelora, per il rito di ingresso della liturgia eucaristica: i fedeli entrano in chiesa con un cero acceso in mano, per simboleggiare il cammino del popolo di Dio verso la luce definitiva, resa già visibile nel bambino Gesù. Egli infatti è la “luce per illuminare le genti”, come lo definisce il vecchio Simeone. A quaranta giorni dal Natale, la festa ci orienta già verso la notte di Pasqua, quando entreremo nella chiesa al buio seguendo Cristo luce-del-mondo, simboleggiato dal cero pasquale. Le parole di Simeone lasciano intravedere la passione del Signore  (“Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione... E anche a te una spada trafiggerà l’anima”): Cristo, con il suo sacrificio, ha liberato “quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (II lettura). Perciò il Bambino che entra nel tempio di Gerusalemme è il Signore stesso che viene incontro al suo popolo come re della gloria, secondo la profezia di Malachia e le parole del salmo responsoriale. Per questo preghiamo di “essere presentati” anche noi al Signore, per venire da lui illuminati ed essere anche noi “figli della luce”, come dice s. Paolo, e “luce del mondo”, come veri discepoli del Signore. La nostra vita sarà allora un “camminare incontro al Signore, per possedere la vita eterna”, come chiediamo con la preghiera dopo la comunione.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Feb 02, 2017 2:05 pm

Oggi, ci viene presentato dall'evangelista Luca la Presentazione di Gesù al Tempio. Tutte le famiglie di Israele, dopo il parto si recavano al tempio per la purificazione della madre e la presentazione dei loro primogeniti, così si adempiva la legge di Mosè. Maria e Giuseppe, rispettosi della Legge, portarono il Piccolo Gesù al Tempio. La scena che Luca ci racconta è di una dolcezza infinita, la coppia di sposi si recava portando  in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ma quello che accade, lascia Il padre e la madre di Gesù stupiti: due vecchi, Simeone e Anna, iniziano a profetizzare... Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Simeone e Anna, segnano la fine di una lunga attesa sotto il regime della legge mosaica e l'inizio di qualcosa di nuovo. Nel bambino Gesù preso in braccio da Simeone è già presente la salvezza per tutti i popoli e nelle parole del Vecchio Simeone già si intravede la luce della Pasqua.
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Venerdi della IV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Feb 03, 2017 8:54 am

Venerdi della IV settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 6,14-29)


Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risorto.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi».
Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti».
Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata.
Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea.
Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».
E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno».
Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista».
E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre.
I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore.



OMELIA


Anche durante l'esperienza terrena di Gesù, molti chiacchierano di Lui, pochi lo conoscono e lo riconoscono veramente. Alcuni lo identificano con Giovanni Battista, altri, facendo riferimento alla scrittura sacra e alla tradizione, dicono che è Elia, tornato vivo dal carro di fuoco che l'aveva trasportato via dalla terra. Altri ancora, affermano, più vagamente, che Gesù è semplicemente un profeta. L'identificazione con il Battista offre all'evangelista Marco l'occasione per raccontare il martirio del precursore del Signore. La verità, che Dio scandisce per noi o che affida ai suoi ministri, è spesso come una spada a doppio taglio che penetra fino alle profondità dell'anima o come la forbice affilata del potatore, che recide i tralci secchi, staccati dalla vite e ormai destinati solo al fuoco. Qualcosa di simile deve essere capitato ad Erode e ad Erodìade, la sua compagna illegittima, quando Giovanni ripeteva: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». È sempre rischioso muovere rimproveri ed accuse ai potenti. Sembra che per loro sia legittima la vendetta. Un po' di potere lo esercitano spesso così, specie se poi c'è una donna di mezzo che diventa istigatrice. Si attende solo l'occasione propizia, che nel nostro caso avviene in una festa che si trasforma poi in una specie di orgia. Una danza, l'ebbrezza, una promessa assurda, ma ritenuta vincolante, l'onore da difendere davanti ai commensali ed ecco che l'accusatore impertinente, Giovanni Battista, già in carcere, deve essere decapitato e messo a tacere per sempre. È evidente che la sensualità smodata degenera in crudele brutalità in chi non sa e non vuole trarre dagli ammonimenti divini motivo di ravvedimento: è così che Erode diventa tristemente l'emblema della peggiore corruzione e di tutti coloro che, nel tentativo assurdo e non riuscito di far tacere la coscienza, arrivano a sopprimere la voce di chi li rimprovera del male. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



L'evangelista inserisce a questo punto, nell’intervallo tra l’invio degli apostoli e il loro ritorno - intervallo durante il quale anche la figura di Gesù esce momentaneamente di scena - il racconto degli ultimi giorni e della tragica morte di Giovanni il Battista. È un racconto che fa irrompere nella trama della “buona notizia” la tristezza e le brutture di una storia profana che però non può essere mai del tutto separata da quella sacra. L’incarnazione non ha creato di colpo, per incanto, un mondo diverso da quello che esisteva precedentemente: ha solo inaugurato un processo che, sia durante la vita terrena di Gesù, sia dopo, si sviluppa più spesso nel nascondimento che non alla luce del sole e che a volte sembra aver lasciato tutto come prima. Le  parabole del seme, che precedono immediatamente questo racconto, ci avvertono che alla fine il Regno sboccerà, come un fiore, da questo letame. Ma il seme deve restare a lungo nascosto nella terra e la sua crescita, per quanto inarrestabile, richiederà all'agricoltore molta pazienza e molta speranza. Così, l’episodio dell’assassinio di Giovanni, con la sua crudezza, si svolge nella logica dei noir cinematografici: un finale oscuro, senza giustizia, né riparazione, né redenzione, anzi segnato dal trionfo dei “cattivi” e dall’oscurarsi dei pochi spiragli di luce presenti all'inizio della squallida vicenda. I personaggi in scena sono tre. Erode, innanzi tutto. È uno dei tanti potenti che cercano di mascherare dietro un’apparente disinvoltura e una finta autorità la propria insicurezza e le proprie paure. Più semplice ed elementare è la posizione di Erodiade, che una lunga esperienza della vita di corte ha reso astuta e crudele come una belva feroce. II terzo personaggio è la figlia di Erodiade, la cui danza leggiadra è portatrice di morte. C’è, fuori campo, anche un quarto personaggio, che è Giovanni. Con il suo coraggio e la sua purezza è un estraneo in questo universo di passioni e di intrighi. Perciò sembra facile eliminarlo. Ma da morto sarà più vivo e presente che mai: “Quel Giovanni che ho fatto decapitare è resuscitato!”.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Feb 03, 2017 2:50 pm

Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Queste parole risuonano nella testa di Erode Antipa, ma Giovani era stato decapitato per un capriccio di Erodiade, sposa di suo fratello Filippo, allora chi era costui che aveva il potere di operare miracoli e parlare alle folle in un modo mai sentito? I dubbi del tetrarca di Galilea relativi all'identità di Gesù lo rendono pauroso, e al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!» Il martirio di Giovanni il Battista chiude il tempo dei profeti, in effetti Giovanni sarà l'ultimo dei profeti, e la presentazione al mondo del Messia concluderà la sua missione...Gesù è il Messia atteso è colui che Giovanni disse:  [11]Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. [12]Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile». MT. 3,11-12
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Sabato della IV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Feb 04, 2017 8:17 am

Sabato della IV settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 6,30-34)


Erano come pecore che non hanno pastore.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.


Parola del Signore.


OMELIA


La folla che seguiva Gesù, è presentata come pecore che ascoltano la voce del pastore. Da lui può attingere sicurezza perciò lo segue. E Gesù, commosso, si mise ad insegnare loro molte cose. Ancora oggi Gesù può commuoversi ed insegnare, ma forse manca in noi la stessa disponibilità, la stessa sete, perché non lo cerchiamo assiduamente e con tutte le nostre forze. Non gli stiamo dietro per sentire dalla sua bocca parole di salvezza, preferiamo invece altro, ad esempio la televisione, lo svago, ma non sentire lui! Se lo cerchiamo con assiduità, lui ci renderà perfetti con la sua parola onnipotente e creatrice, affinché possiamo compiere la sua volontà. Rischiamo anche di lasciarci sedurre da falsi pastori, che ci conducono, non a pascoli della vita e della grazia, ma in quelli inquinati del mondo e delle sue miserie. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE



Gli apostoli ritornano dalla missione eccitati e stanchi. Hanno parlato, hanno curato, hanno fatto tante nuove esperienze. Gesù ora li invita a fermarsi e a riposare in sua compagnia. È un invito che ripete a tutti i suoi collaboratori su questa terra, con tanta maggiore insistenza quanto più intensa è la loro attività. Senza queste soste prolungate in calmo dialogo col Signore l’attività missionaria rischia di trasformarsi in un frenetico attivismo fine a se stesso e l’inviato si può accorgere, alla fine, di aver portato agli altri solo la propria agitazione. Si dice che il cardinale Suhard, arcivescovo di Parigi nei difficili anni del secondo dopoguerra, chiedesse ai suoi sacerdoti un’ora al giorno di orazione. “A meno che” - aggiungeva - “qualcuno di voi non sia troppo occupato. Perché in questo caso gliene chiedo due”. Anche Gesù deve aver pensato qualcosa di simile, perché la sua proposta di appartarsi a riposare non nasce in un momento di relativa calma, ma quando fervono da ogni parte le richieste e le sollecitazioni, tanto che “non avevano neppure il tempo di mangiare”. Il distacco, quando tutti sembrano aver bisogno di noi, non è facile, ma forse proprio per questo è necessario. Chi vuole veramente servire, e non solo abbandonarsi all’ebbrezza di sentirsi indispensabile, deve imparare a saper dire anche qualche “no”. La paura di deludere qualcuno non deve far dimenticare il rischio di svuotarsi al punto di nor poter più offrire nulla a nessuno. E del resto, provvedono le circostanze a rendere la pausa fin troppo breve. In questo episodio, appena il tempo di una traversata. Sull’altra riva un’altra folla di persone aspetta Gesù ed egli, commosso ricomincia a insegnare. Perché sa bene che essi sono disperatamente in cerca del pane della Parola, più ancora che di quello materiale, che egli pure fra poco farà loro gustare. E anche la Chiesa non deve mai dimenticare che la fame più profonda a cui è chiamata a far fronte è quella di senso e di verità, a cui nessuna istituzione umana potrà mai dare adeguata risposta.

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Domenica della V settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Feb 05, 2017 8:23 am

Domenica della V settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mt 5,13-16)



Voi siete la luce del mondo.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte,
né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".
Parola del Signore.


OMELIA


Se metto un grosso cucchiaio di sale nella zuppa, sarà immangiabile. Ce ne vuole solo un pizzico, che basta ad insaporirla. O, senza utilizzare un'immagine, anche se non ci sono che pochi uomini a sopportare con buon umore, bontà e indulgenza le debolezze del loro prossimo (e le loro, in più!), a non essere solo preoccupati di imporsi, di perseguire i propri scopi e i propri interessi, questo pugno di uomini ha la possibilità di cambiare il proprio ambiente, contribuendo a che il nostro mondo resti umano. Il nostro mondo sarebbe povero, inumano e freddo se non ci fossero uomini che danno prova di questa cordialità e di questa generosità spontanee.
Essere il sale della terra: siamo abbastanza fiduciosi per credere al carattere contagioso della bontà? O ci accontentiamo di temere il potere contagioso del male? Un pizzico di sale basta a dare gusto a tutto un piatto.
Ognuno di noi, anche se si sente isolato, ha la fortuna di poter cambiare il clima che lo circonda! Gesù ci crede capaci: voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo! Lo siamo?



MEDITAZIONE



Gesù ci rivela oggi l’identità più profonda del discepolo: essere sale ed essere luce, cioè essere per gli altri una via percorribile, un sapore che non si guasta, un punto di riferimento. Se nelle Beatitudini Gesù ci aveva educati a guardare le folle per scorgere in esse coloro che sono beati, qui Gesù ci educa a cosa dovrebbero vedere le folle quando ci incontrano. La piccola parabola del sale in realtà cela due esemplificazioni ugualmente preziose. La prima ha un contesto tutto palestinese. La terra, infatti, del paese di Gesù è in gran parte composta di argilla e sale; quando piove e il sale si scioglie, tutto diventa un gran pantano. Il “sale della terra” è dunque quel componente all’interno del terreno che lo rende calpestabile e sicuro, gli dà consistenza e solidità. La seconda esemplificazione è più universale e forse messa qui per rendere la parabola del sale comprensibile anche ai cristiani lontani dalla terra di Israele. Il sale dà sapore ai cibi, anzi nel mondo antico era il conservante per eccellenza, quello che non permetteva che i cibi prendessero un sapore guasto. Ciò che unisce le due esemplificazioni è dunque la capacità di mantenere unito, di conservare, e insieme l’essere disciolti, l’essere “in mezzo” al terreno e alle pietanze. Anche nella parabola della luce abbiamo due esemplificazioni. La luce (assai più fioca all’epoca) di una città collocata sopra un monte che nell’oscurità brilla di lontano, e la luce domestica di una lampada a olio che deve essere posta in un luogo ben visibile. Anche qui ciò che unisce le due esemplificazioni è la capacità di attrazione che la luce esercita su chi è nel buio, e insieme una certa gioia che allude alla vita notturna di una città e a quella di una casa. Ma questa gioia non è a buon mercato: il sale è disperso, la lampada brucia; nei due esempi avvertiamo anche un retrogusto impegnativo che indica un servizio difficile, di vita donata. Si sente anche nel testo evangelico aleggiare quella “sapienza della croce” che Paolo ci ha testimoniato nella seconda lettura. Per questo l’esortazione conclusiva ai discepoli non è la glorificazione di questi: essere luce, essere sale non significa esaltare se stessi, ma rendere manifesta l’opera di Dio tra gli uomini. C’è una dimensione “sociale” molto bella in queste due parabole: il discepolo non è chiamato a vivere l’esperienza ecclesiale per se  solo, chiuso nel suo gruppo, tra coloro che condividono lo stesso linguaggio e le stesse esperienze. Il discepolo è sale, è luce per tutti. E lo è normalmente, senza alcuna preoccupazione di doverlo essere. Anzi, lo è a prescindere da ciò che sarà il risultato finale - sia che gli uomini rendano o che non rendano gloria a Dio. Il sale solidifica il terreno, la luce di una cittè è ben visibile di lontano. L’essere dei cristiani nel mondo rende piu vivibile il mondo stesso. Il nostro essere inseriti nella società la vivifica e la rende più abitabile. Cosa sarebbe il mondo senza il concetto della persona e dei suoi diritti? Eppure, questo concetto è nato all’interno del pensiero cristiano! Così anche i concetti di solidarietà, fratellanza, libertà, giustizia sono concetti che devono tantissimo ai credenti in Cristo, e non per questo dobbiamo rinfacciare al mondo una specie di copyright. Ora sono lì per tutti, sono lì di tutti. Queste due parabole ci aprono davvero a una gioia tutta interiore se pensiamo che le nostre  parrrocchie, con le loro comunità, i gruppi e le associazioni, possono davvero diventare come la luce di quella città che rinfranca lo sguardo  del pellegrino che arriva stanco la sera. E insieme sono un terreno solido, una strada ben battuta per il suo cammino. Quando arriverà, troverà una pietanza saporita ad accoglierlo e gioia e festa nella stanza tutta illuminata. Così è stata la vita di tanti santi. Essi non hanno agito solo per il bene della chiesa o della loro comunita. Se sono santi è perché hanno trovato nel vangelo la forza di agire per il bene comune, di credenti e non, di cristiani e non. Il loro agire è stato luce e sale. Talvolta così impastati nella vita comune che sono dovuti passare molti anni prima che fosse evidente la loro peculiare testimonianza: vengono in mente s. Francesco e santa Caterina e la loro opera di riconciliazione delle faide famigliari che dilaniavano le città. Viene in mente s. Tommaso Moro, campione insieme di rettitudine di coscienza e di servizio allo stato. Viene in mente il beato Piergiorgio Frassati, esempio inossidabile per generazioni di giovani cattolici italiani, tra i quali tanti altri santi come Alberto Marvelli. Viene in mente, in giorni più vicini a noi, Annalena Tonelli, uccisa dai guerriglieri perché dava asilo a tutti i feriti di ogni fazione. Quanto sale è stato sparso per le vie del mondo, quanta luce gratuita è stata donata alla società dal vangelo vissuto di Gesù! I versetti finali della parabola sono così un monito per i cristiani a operare in modo che ogni loro azione, che sa di sale e che sa di luce, sia un dono fatto al mondo non perché sia propagandato un certo pensiero o una certa forma di vita, ma perché il mondo glorifichi Dio e riconosca in coloro che sono sale e sono luce i veri figli di questo Dio. Possiamo così gioiosamente verificare, nella vita nostra e delle nostre comunità quanta opera di sale e di luce venga certamente profusa, e noi per primi lodare il Signore che ci ha chiamati nella Chiesa a una vocazione tanto importante.


Ultima modifica di Andrea il Lun Feb 06, 2017 8:31 am, modificato 1 volta

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Lunedi della V settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Feb 06, 2017 8:30 am

Lunedi della V settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 6,53-56)


Quanti lo toccavano venivano salvati.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Parola del Signore.


OMELIA


La fede in Gesù salva! Ne hanno fatto esperienza gli uomini di cui si narra nel vangelo: lo toccavano e guarivano. Possiamo fare anche noi le stessa esperienza, abbiamo bisogno soltanto di fede che ci fa credere a Gesù, alle cose che Egli dice, e nelle sua persona divina e umana. Colui nel quale riponiamo la nostra fede, colui che abbiamo incontrato nel vangelo è anche colui che ha creato nella bontà l'universo e che vuole portare, giorno dopo giorno, tutto ciò che vive al compimento finale. Diciamo spesso col salmista: "quanto sono grandi, Signore le tue opere!". E, pensando alle nostre infermità fisiche, spirituali, ripetiamo la preghiera umile e fiduciosa dei malati del Vangelo: "Signore, Tu puoi guarirmi!". (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE



Il testo del vangelo odierno ci presenta un Gesù accerchiato da gente che si accalca per ottenere da lui qualcosa. Dalla solitudine orante nella notte alla consegna di se alle folle: vale la pena notare nella vita di Gesù l’alternanza, stridente e feconda al tempo stesso, tra la sua esperienza di silenzio e di preghiera solitaria (Lc 6, 46) e gli incontri con la gente - singoli, gruppi, folle numerose - significativi, sempre unici, connotati da un senso di infinita misericordia, da parte sua ma talvolta avvolti da un alone di ambiguità o, peggio, dettati da un’evidente ipocrisia o da sentimenti di inimicizia da parte della folla. Il contesto dei versetti che stiamo analizzando è costituito dalla incomprensione da parte dei discepoli e della gente del “fatto dei pani” (Lc 6, 52), a causa dell’indurimento dei loro cuori, come nota l’evangelista. Quello stesso Gesù, che ha sfamato la folla immensa si fa ora pane egli stesso, lasciandosi assediare dalla gente, mostrandosi, in tal modo, per essa, maestro, fratello, pastore, guaritore. Il Figlio di Dio rivela nei fatti, oltre che nelle parole, di essere venuto “per i molti” e non per elites privilegiate. Una speciale attenzione va rivolta al verbo “toccare”: la gente, in maniera anche scomposta, cerca di “toccare” Gesù, quasi a voler compiere un gesto che potrebbe avere a che fare più con la magia che con la fede. Ma Gesù non solo non se ne meraviglia, ma neppure lo impedisce poiché egli si è incarnato proprio per lasciarsi incontrare e toccare dall’uomo. Il “tocco” di Gesù guarisce l’uomo integralmente. Egli solo può guarire tutte le nostre ferite, solo che noi comprendiamo il senso e il valore di quel genere di guarigione che è salvezza integra.le, vita che non muore. Il tocco di Gesù raggiunge la persona integralmente, la sana nelle profondità del suo essere, la apre ad una logica nuova, che finalmente offre risposte alle domande esistenziali più laceranti: il senso del nascere e del morire, del vivere e del soffrire. Cercare di toccare Gesù e lasciarsi toccare da Lui implica la volontà di una relazione autentica e trasformante, capace di condurci oltre i nostri bisogni, fino ad inoltrarci nel mistero del Suo amore, per trovare quella pienezza di cui avvertiamo un’infinita nostalgia, che è stata seminata nei nostri cuori.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Feb 06, 2017 1:48 pm

Quanti lo toccavano venivano salvati...... è  ancora possibile che questo avvenga? Ogni giorno Gesù si lascia toccare, ma la nostra fede è sempre sincera?  Gesù guarisce, ma perché avvenga ci viene chiesta la fede in Lui, perché come allora, l'uomo è propenso a mettere  le proprie usanze esigenze al di sopra della volontà di Dio e ridurre la fede ad una somma di gesti,  rendendo l'uomo incapace di vedere quello che opera Gesù ogni giorno. La fede che permetterà a Gesù di operare miracoli  nasce dal profondo di ogni cuore, ed è lì che Gesù incontra i nostri dolori le nostre preoccupazioni e a memoria del suo amore spinge il nostro cuore a toccarlo, affinché la nostra speranza non venga meno per l'incontro con Gesù.
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Martedi della V settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Feb 07, 2017 8:48 am

Martedi della V settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 7,1-13)


Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione.
Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte.
Voi invece dite: "Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio", non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre.
Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte»..


Parola del Signore.



OMELIA


La fede che ci viene richiesta di professare in Gesù è una fede che deve avere strettissimo contatto con la vita quotidiana, anzi è la fede che fa agire, pensare, parlare in maniera degna delle vocazione che abbiamo ricevuto. Oggi Gesù richiama proprio quanti negano questi reali e imprescindibili legami tra fede e opere di ogni giorno. Per noi cristiani non ci può essere religione autentica senza azione, fede e amore. "La fede senza le opere è morta". Da qui si avrà che anche le azioni quotidiane potranno diventare culto interiore a Dio Padre e continuazione della nostra preghiera. Non può non essere così visto che l'uomo è stato creato a immagine di Dio, perciò Gesù ci richiama ad avere gli stessi pensieri di Dio, Padre e creatore, a percorrere le stesse vie. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE




La domanda, rivolta dai farisei a Gesù, con cattiva intenzione e malizia, in merito al comportamento dei suoi discepoli, offre al Figlio di Dio l’opportunità di mostrare il senso più autentico della fede religiosa. Gesù, infatti, mostra la fragilità, l’inconsistenza, la inefficacia di una concezione di vita, costruita sui precetti degli uomini, nell’evidente trascuratezza riguardo ai comandi di Dio. Al posto di una “religione” che pretende di essere perfetta, perché ossequiente alla tradizione degli uomini, Gesù propone una fede fondata sulla parola di Dio, radicata nel suo amore e perciò resa feconda nel servizio gratuito agli altri. I tre verbi adoperati da Gesù, in un tono di crescente giudizio, esprimono gli atteggiamenti e i comportamenti dei farisei, dettati da forme di ipocrisia costante: trascurate, eludete, annullate. Tutti e tre i verbi adoperati rimandano all’uso della libertà umana, non certo alla fragilità della natura. Trascurare la parola di Dio vuol dire non solo essere disattenti, presi da altro, ma anche esercitare la volontà e decidere di non aderire. Eludere significa voler sfuggire ad un incontro, ad una assunzione piena di responsabilità e voler imboccare strade altre. Annullare è un termine molto forte perché mostra come l’uso della volontà e l’abuso della libertà da parte dell’uomo possono rendere del tutto inefficace la potenza creatrice e salvifica della parola di Dio. Annullare la Parola di Dio significa interrompere una relazione vitale, per affidarsi a illusioni e prospettive costruite dagli uomini, del tutto sganciate dal progetto salvifico di Dio. L’esito finale di una scelta contraria alla Parola di Dio manifestata e incarnata è, evidentemente, l’optare consapevole, e perciò colpevole, per una vita fondata sulla autosufficienza, su una falsa idea di perfezione basata sull’apparenza e sulle proprie capacità, rifiutando in tal modo di accogliere la grazia, l’autodono gratuito di Dio in Cristo Gesù. La prospettiva farisaica si ripropone ad ogni epoca della storia nella vita della Chiesa e di ciascun uomo: solo la consapevolezza di essere peccatori, poveri in attesa di ricevere il dono della vera vita, in un atteggiamento interiore di abbandono alla divina misericordia e di fedeltà per la potenza dello Spirito Santo, alla volontà di Dio, appare conducente all’incontro di salvezza e permette di vincere ogni tentazione di legalismo e di tradimento, vivendo in tal modo da veri figli di Dio.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mar Feb 07, 2017 4:08 pm

«Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me..... gli scribi e farisei continuano a contestare l'operato di Gesù e dei suoi discepoli, oggi ci viene presentata la controversia sul tema della purità legale. L'accusa mossa dai farisei a Gesù è la non osservanza delle tradizioni degli antichi, ma Gesù conoscendo i loro cuori, usa le parole del profeta Isaia per ricordare loro che la fede non si può ridurre a una somma di gesti e prescrizioni esteriori......
….Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio... Gesù ci dice: " quello che rende impuro l'uomo, è quel che nasce dal suo cuore".
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Mercoledi della V settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Feb 08, 2017 8:37 am

Mercoledi della V settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 7,14-23)


Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo.


Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene!
Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola.
E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo.
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».
Parola del Signore.


OMELIA


I nostri pensieri sono sconvolti dalle parole che Gesù oggi ci rivolge. Comunemente crediamo che sono le cose e le persone intorno a noi che ci fanno peccare, di conseguenza il male non è in noi ma nelle cose e nelle persone. Ma questo modo di pensare è sconvolto da Gesù che dice: "non è nel fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo". Il male viene invece dal di dentro. Riflettiamo attentamente! Gesù ci dice questo perché chiamati a conversione e una volta ravveduti ritorniamo ad essere abitanti del giardino dell'Eden in cui furono messi Adamo ed Eva, e da cui furono cacciati i nostri progenitori. Accadrà questo se avremo accettato di seguire Gesù e di mettere in pratica la sua parola di vita. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE


L’invettiva contro i farisei raggiunge, in questo testo, uno dei momenti più acuti. Gesù coglie l’occasione offertagli per toccare il cuore della polemica. Le coppie legge-vangelo e puro-impuro costituiscono le chiavi di lettura del brano. C’è un implicito ma chiaro riferimento alla concezione esteriore e ritualistica, già molto diffusa nell’Antico Testamento: viene manifestata una critica esplicita all’esteriorità di certi precetti e al legalismo, imposto, in tante forme, dai maestri della legge. Ciò che è in questione non è la legge, ma è l’interpretazione di essa. Gesù non si stanca di far chiarezza sul fatto che ciò che salva non è il perbenismo dei comportamenti e delle buone opere ma la relaione vitale con lui e, attraverso lui, col Padre e lo Spirito. È il fiducioso abbandono al suo amore, è la fede senza riserve, è l’atteggiamento di interiore ascolto e obbedienza che fa la differenza. Da parte di Gesù è chiesto un salto vero e proprio, un superamento delle prospettive legalistiche in favore di una visione religiosa, che parte da una relazione vitale e intima col Figlio di Dio e giunge all’amore gratuito e incondizionato verso i fratelli. Si evidenzia nella persona e nelle parole di Gesù, l’inaugurazione di un tempo nuovo che richiede un profondo cambiamento di mentalità. Cristo, venendo nel mondo, ha dichiarato, con la sua presenza, la bontà di tutte le cose create e con la sua azione redentiva ha reso santa ogni realtà corrotta, se vissuta in relazione al piano salvifico di Dio. In questo consiste l’assoluta novità apportata dal Figlio di Dio: nell’abolizione del confine tra sacro e profano, tra tempio e città, tra puro e impuro. Non ci si può fermare al pedissequo ottemperare a precetti che riguardano il comportamento, bisogna andare al cuore, sede intima dei pensieri e delle decisioni e creare una profonda corrispondenza tra intimo sentire e agire, tra intenzioni, decisioni e condotta evitando ogni forma di ipocrisia e di mera appariscenza. Da qui l’urgenza di lasciar purificare il mondo dell’interiorità dal Cristo liberatore e medico, per agire in maniera coerentemente luminosa e credibile. È dall’incontro con Cristo che nasce l’esigenza di superare ogni formalismo esteriore per coltivare e vivere un amore senza riserve, che coinvolga tutte le dimensioni antropologiche, per la gloria di Dio e il servizio dei fratelli. Nella prima lettera di Giovanni si insiste in questo senso “Non amiamo a parole, né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1 Gv 5,18).

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Gio Feb 09, 2017 8:33 am

Giovedi della V settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 7,24-30)


I cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi.
Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia.
Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli».
Allora le disse: «Per questa tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato.
Parola del Signore.


OMELIA


Gesù si rivela mandato a raccogliere tutti i figli di Dio, ovunque si trovino, anche i pagani, in un solo ovile sotto un solo pastore. È aperto a tutti e vuole accogliere tutti. Tutte le cose genuinamente umane trovano eco nel suo cuore. È nostro fermo dovere di imitarlo in questo compito, fino a che tutti non entreremo a godere la pace che ci ha promesso. Si tratta di aderire al disegno di Dio per costruire le realtà nuove, inaugurate da Cristo. La prima lettura oggi ci suggerisce l'ambito nel quale è particolarmente necessario intervenire perché sia rispettato il piano di Dio e riportata così alla sua origine la famiglia e in particolare l'amore coniugale. Dio voglia aiutarci a costruire la famiglia secondo i suoi piani, ma occorre che ci sia da parte nostra la volontà di farlo. (Padri Silvestrini)

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Feb 09, 2017 2:06 pm

Tiro e Sidone si trovavano in terra pagana, ed è lì che Gesù guarisce la figlia di una donna < siro - fenicia di origine greca>.Greca di origine siro-fenicia, la donna del Vangelo era una pagana, non poteva nasconderlo. Sapeva dunque di non avere alcun diritto perché faceva parte dei “cagnolini”. La parola è fortissima: per gli ebrei, infatti, i pagani erano considerati e chiamati “cani”, esseri impuri da evitare. L'apparente durezza di Gesù rivolto alla donna, segue un elogio riguardo alla fede che la donna esprime verso Lui....è una madre disperata che chiede aiuto per sua figlia, perché non c'è dolore più grande di una madre che nulla può per salvare la propria figlia. ...si accontenterebbe delle briciole che usciranno dal cuore di Gesù, certa che quelle poche briciole possono salvare sua figlia. Gesù si rivolge alla donna elogiando la sua fede e per questo salverà sua figlia: la salvezza è per tutti, e i confini verranno annullati dall'amore di Dio.
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Venerdi della V settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Feb 10, 2017 8:27 am

Venerdi della V settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 7,31-37)


Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.
Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».


Parola del Signore.


OMELIA


Chiunque incontra Cristo con fede diventa nuova creatura, e illuminato e salvato, non può fare altro che narrare quanto per lui il Signore ha fatto. È il caso del sordomuto del vangelo di oggi e dovrebbe essere il caso di ognuno di noi, battezzati e toccati nel battesimo agli orecchi e alle labbra in segno di "Effatà". Ma noi lo abbiamo dimenticato o lo dimentichiamo spesso. Esortiamoci a riconoscere le cose che il Signore opera in noi e diventiamone annunciatori. Il motivo che ci fa dimenticare i grandi benefici di Dio compiuti in nostro favore lo troviamo nella prima lettura: è il diavolo che per invidia spinge Eva e Adamo e spinge anche noi, invitandoci a non diventare uomini di Dio... Noi invece sforziamoci di seguire la sua strada e di riconoscere sempre i benefici che ci sono stati dati. (Padri Silvestrini).



MEDITAZIONE



La narrazione di questo episodio conclude la prima parte della sezione dei pani. L’evangelista sembra perseguire un doppio intento: da una parte quello di dimostrare con questo genere di guarigione che Gesù è veramente il Messia, dal momento che “i sordi odono e i muti parlano”, secondo il dettato del profeta Isaia (Is 55, 5), e dall’altro quello di mostrare, indirettamente, che è necessario l’intervento del Cristo liberatore e guaritore per aprire nei suoi discepoli i loro sensi all’accoglienza della assoluta novità dell’annuncio del Regno, a partire dal segno incompreso dei pani. Gesù conduce “in disparte, lontano dalla folla” il sordomuto che alcuni avevano portato dinanzi a lui. Tale gesto di riservatezza mostra da un lato la costante volontà del Figlio di Dio di non far montare la curiosità degli astanti, suscitando in tal modo forme di fanatismo, e dall’altro sembra voler mettere a fuoco la necessità di un incontro più personale, a due, in cui si manifesti il mistero e la bellezza di una relazione salvifica, intima, che si rivela. Gesù quindi si sottrae alla ressa della folla per manifestare, nel segreto, qualcosa che supera ogni umana comprensione, e che pure, come afferma l’apostolo Paolo, “Dio ha preparato per quelli che lo amano” (1 Cor 2,9). Il Figlio di Dio mostra di farsi carico della sofferenza dell’uomo che ha dinanzi, emettendo “un sospiro” prima del miracolo. I gesti che Egli compie (“mise le dita negli orecchi, sputo e gli toccò la lingua”) hanno a che fare con rituali di guarigione, presenti sia nell’antichità greca che nella cultura ebraica, ma lasciano anche pensare ad un possibile rito di iniziazione battesimale già in uso nella comunità dei cristiani. Pronunziando la parola ebraica “effata”, Gesù apre le orecchie del sordomuto, cui viene sciolto anche il nodo della lingua. L‘uso della saliva evoca la solidificazione dello Spirito. È evidente il nesso antropologico e teologico tra udire e parlare. Solo chi ascolta può parlare e solo chi accoglie nello Spirito la Parola di Dio può divenire annunciatore efficace. Tale comando che Cristo rivolge ad ogni uomo, a ciascuno dei credenti, è accompagnato da una sua azione liberatrice. Solo se lo vogliamo, possiamo essere liberati da ogni forma di chiusura che ci impedisce di accogliere pienamente il dono di grazia dell’amore di Cristo. Nell’ascolto della sua Parola, toccati dal suo misterioso tocco, e inondati dal Suo Spirito, ci è dato di annunziare a piena voce il mistero del Suo Regno.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Feb 10, 2017 5:28 pm

"Effatà", "Apriti" è la stessa parola che pronunzia il sacerdote nel sacramento del Battesimo. Come Gesù apre gli orecchi e scioglie la lingua del sordomuto, così sarà per ciascuno di noi che nel battesimo  riceviamo l'alito dello Spirito che scioglie ogni vincolo con il male. Ma il brano di Marco ci dice:... Lui passa oggi per Sidone, in pieno territorio della Decapoli, cioè nel pieno della vita pagana di chi non conosce o ha eliminato dalla sua vita l'unico vero Dio.... ancora oggi passa nelle nostre città, ma non riusciamo a riconoscerlo, perché viviamo come allora in terra pagana... allora...        
                  cosa può ridare entusiasmo e fiducia,
che cosa può incoraggiare l’animo umano a ritrovare il cammino,
ad alzare lo sguardo sull’orizzonte,
a sognare una vita degna della sua vocazione se non la bellezza?
L’esperienza del bello, del bello autentico, non effimero né superficiale,
non è qualcosa di accessorio o di secondario nella ricerca del senso e della felicità,
perché tale esperienza non allontana dalla realtà,
ma, al contrario, porta ad un confronto serrato con il vissuto quotidiano,
per liberarlo dall’oscurità e trasfigurarlo, per renderlo luminoso, bello.

Benedetto XVI agli artisti, 21 novembre 2009

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Feb 11, 2017 8:18 am

Sabato della V settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 8,1-10)


Mangiarono a sazietà.

Dal Vangelo secondo Marco
In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro:
«Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.
Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?».
Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla.
Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte.
Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.


Parola del Signore.

OMELIA


Un sentimento nobile di Gesù, pieno di umanità che significa prontezza al servizio ed alla donazione; una volontà a guardare l'altro come se stesso e rinunciare alla sua superiorità per servire l'altro. Un sentimento umano che Gesù mostra nel brano del vangelo di oggi. Il gesto lo rende partecipe dei nostri dolori e delle nostre sofferenze. È umano, nel senso più nobile e concreto del termine, nel riconoscere l'altro che mi sta di fronte come soggetto dell'amore e non come oggetto da sfruttare. È umano perché è la volontà di unire gli uomini in un nuovo legame di solidarietà. Ma è anche divino perché proviene da Dio, è divino perché Gesù rende grazie sui sette pani e sui pochi pesciolini, è divino perché Gesù opera il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è divino perché ci induce a contemplare con maggior profondità il Mistero di Cristo. È la compassione divina che è il preannuncio della sua Passione. Dio sente le nostre passioni, e ci dona la sua Passione. La sua compassione ha questo doppio movimento. Da Dio all'uomo per assumere tutte le passioni umane e dall'uomo a Dio per partecipare alla Sua Passione. È qui, nella compassione umana-divina che troviamo il valore delle nostre celebrazioni eucaristiche che sono incontro tra Dio e l'uomo; un incontro di amore, di salvezza e di redenzione. Poniamo sull'altare la nostra vita perché possa essere benedetta da Gesù e inserita nel suo progetto di Amore. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



Siamo dinanzi a un secondo racconto di moltiplicazione dei pani, quasi un doppione del racconto precedente, anche se con dettagli un po’ differenti. Si tratta di una ripresa del tema e del gesto, nella prospettiva di un approfondimento del mistero dell’eucarestia. In questo testo emerge con maggiore evidenza la considerazione di Gesù (vv. 1-3) per le folle estenuate da tre giorni di cammino nel deserto. La precisazione del luogo - il deserto - offre un’ulteriore ragione di compassione e di tenerezza all’amore di Gesù, che, a tratti, si manifesta con caratteristiche materne. L’evangelista nota che “alcuni di loro vengono da lontano” (v. 3b), alludendo forse al fatto che non tutti sono appartenenti al popolo ebreo. Sembra esserci in questa folla una inclusione di gente lontana cui, adesso, è concesso di sfamarsi dello stesso “pane dei figli”. I discepoli, anche in questo episodio, mostrano di non comprendere (v. 4). L’evangelista ripropone Gesù buon pastore dell’umanità, specialmente di quanti lo seguono con dedizione e sacrificio. Egli non si stanca di rinnovare il gesto di bontà e di misericordia di moltiplicare il pane della vita, nonostante la persistente incapacità a capire e a vivere il mistero nella sua pienezza. La centralità della vita eucaristica nutre la speranza dei viatores, donando nuova linfa per l’annuncio della Parola e per la ricchezza della vita fraterna centrata sul suo amore. La ripetizione del miracolo, lungi dall'essere considerata ridondante, o addirittura superflua, va letta con occhi di fede, per indurci a riflettere sul fatto che Cristo ogni giorno si offre nel sacrificio della Messa, che egli non si stanca di rinnovare il miracolo del dono di sè sull’altare, per nutrirci di sé e rinnovare le nostre energie fisiche, psichiche e spirituali lungo l’arduo cammino dell’esistenza. L’eucaristia, posta al centro della nostra esistenza, ci trasforma amore, ci rende capaci di divenire noi stessi pane spezzato per i nostri fratelli, e crea un nuovo legame di fraternità e di circolarità comunionale fra i credenti in Cristo. Dall’Agnello immolato si irradia una potenza capace di trasformare il mondo e la storia, attraverso l’impegno e la testimonianza luminosa dei cristiani e, in particolare, di quei laici resi capaci di incarnare il loro amore in ogni ambito dell’esistenza umana.

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