Vangelo di Gesù - Anno A

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Sabato della IV settimana di Quaresima

Messaggio  Andrea il Sab Apr 01, 2017 9:01 am

Sabato della IV settimana di Quaresima


VANGELO (Gv 7,40-53)


Il Cristo viene forse dalla Galilea?

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: "Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo"?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.


Parola del Signore.


OMELIA


Se ci fosse consentito di trasformare in lenti da una parte l'intelligenza e la ragione umana e dall'altra la fede, potremmo costatare di persona la diversità degli spazi e degli ambiti che l'una e l'altra ci consentirebbero di vedere. Potremmo così confrontare i due diversi orizzonti, quello proprio dell'uomo, davvero angusto, e quello di Dio praticamente infinito, anche se per ora velato dal tempo e da altri condizionamenti umani. Con queste due lenti diverse era guardato Gesù durante la sua vita terrena e ancora oggi così è guardato. Le conclusioni a cui si arriva per le due strade sono quasi sempre diametralmente opposte: o l'autenticità della fede e le verità rivelate o le chiacchiere insulse sulle cose di Dio. Le più pericolose sono sempre quelle che presuntuosamente le si vogliono far scaturire dalla parola di Dio, interpretata con presunzione e miopia. Gesù, o è il figlio del falegname che viene dalla Galilea, o un maestro presuntuoso e scomodo, o al più un profeta, che però deve essere messo comunque in grado di non nuocere, deve essere incarcerato e condannato, oppure egli è il Figlio del Dio vivente, il Verbo che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Perfino le guardie, libere da condizionamenti e guidati soltanto dalla loro naturale onestà, non possono fare a meno di ammettere: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!». I farisei però attribuiscono ad un inganno l'ammirazione sincera che essi esprimono. Coloro che non la pensano allo stesso modo, chi non conosce la legge e non l'interpreta come fanno loro, sono definiti «maledetti». Affermano infatti: «Questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Talvolta è più facile far conoscere Cristo ai lontani che correggere gli errori più grossolani dei presuntuosi, di coloro che affermano di credere in lui e si professano religiosi e si ritengono depositari di tutte le verità. Subentra spesso una maledetta superbia e una stupida arroganza a guastare anche i nostri sentimenti migliori: dobbiamo riconoscere, non senza rossore, che il fariseismo e tutt'altro che sopito e trova spazio anche nella chiesa santa di Dio. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Sabato - 4.a di Quaresima

Vangelo - Gv 7, 40-53

Il “conflitto delle interpretazioni” si accende attorno alla figura di Gesù e si espande senza riuscire a trovare un punto fermo. Le fonti teologiche vengono ricordate e interrogate, ma probabilmente non capite nel senso profondo che  veicolano. La persona di Gesù, via,verità e vita, divide: al rivelarsi della verità le posizioni non possono rimanere sospese, o si è nella verità o si è nella non verità. Gesù risulta trascendente a ogni interpretazione e a ogni possibile manipolazione, e ancora una volta il suo arresto fallisce. Come ricorda Giovanni al capitolo 10 sul Buon Pastore, costui dà liberamente la vita e poi la riprende: non può essere catturato senza una sua libera consegna, la manipolazione dell’uomo nei confronti di Dio risulta impotente. Nella confusione i capi dei farisei scagliano una maledizione contro il popolino che non conosce la legge e si infuriano contro i soldati. Emerge tra tutti la figura di Nicodemo, colui che aveva cercato Gesù nella notte. Ora quest’uomo si pone a difesa di Gesù invocando la tradizione, ma appellandosi a una modalità di applicazione della legge che non risulta dalla prassi del tempo e neppure dalla tradizione rabbinica. Nicodemo, in effetti, interpreta la legge inconsapevolmente in una chiave nuova, che prende le mosse da Gesù: egli dice che la legge non giudica un uomo prima di averlo ascoltato e di aver saputo ciò che fa. Così applicata, la legge svela il suo vero oggetto, cioè conduce a riconoscere Gesù, spingendo a giudicarlo da ciò che fa, proprio come chiedeva Gesù che chiamava a testimonianza le opere che compiva in nome del Padre. Grazie a Gesù si compie l’alleanza tra Dio e l’uomo, relazione che chiede ascolto della Parola e accoglienza delle opere del Padre, due modalità concrete per vivere la fede. A fronte di un appello nominale e vuoto alla legge da parte dei rabbini, Gesù indica il contenuto nel quale aver fede, cioè mostra il volto del Padre e solo in lui la realtà acquista ordine e senso e la  retta interpretazione si rivela a chi vuole accoglierla.


Ultima modifica di Andrea il Sab Apr 01, 2017 9:38 am, modificato 4 volte

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Apr 01, 2017 9:08 am

Agli scribi e ai farisei dà fastidio la notorietà di Gesù, perchè la gente lo considera un grande, ma i farisei non sono d'accordo con il popolo perchè non ha mai rispettato loro che credono di essere la Legge per quanto riguarda la religione ebraica. Solo Nicodemo dice che non si può condannare un uomo prima di ascoltarlo e di aver veramente considerato ciò che fa. Ma i farisei dicono che nessun profeta nasce dalla Galilea e chiudono qui la discussione su Gesù.
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Lunedi della V settimana di Quaresima

Messaggio  Andrea il Lun Apr 03, 2017 8:40 am

Lunedi della V settimana di Quaresima

VANGELO (Gv 8,1-11)


Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e
gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. 
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. 
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».


Parola del Signore.


OMELIA


Un vangelo sconvolgente quello di oggi, un vangelo difficile e bello. Un'immagine di Gesù di fronte al male vinto dall'amore. E poi i farisei... e poi la donna... La malizia e l'ipocrisia hanno portato quella donna, sorpresa in peccato, dinanzi al giudizio di Gesù. Di per sé la peccatrice ha meritato la morte, ha peccato è deve essere lapidata dai testimoni. Che farà Gesù? Evidentemente è un'altra prova dei farisei e dei dottori per mettere in difficoltà Gesù. Qualunque cosa farà sarà reo... E lui? Sta al loro gioco... nonostante la situazione terribile della donna. Invita i giudei a compiere la legge, a fare quel che la legge prescriveva in casi come questo. "Se lei è colpevole iniziate la lapidazione". Ma Gesù pone una condizione: che la prima pietra sia lanciata da chi è senza peccato. La donna ha peccato, questo è un fatto che viene manifestamente ribadito e messo in rilievo. Gesù, però, non è venuto a giudicare, ma a salvare. Perciò pronuncia la sua sentenza, che non è di condanna, ma di perdono. «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le dice: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Lunedì - 5.a di Quaresima



Vangelo - Gv 8, 1-11

Questo testo per un certo verso rappresenta un’interruzione nel racconto dei capitoli 7 e 8 di Giovanni interamente rivolti a mostrare una sorta di grande processo fatto a Gesù, ma in realtà la tensione tra Gesù e i suoi avversari non viene meno. Lo scenario è pasquale come ricorda la presenza di Gesù al monte degli Ulivi. Egli è successivamente chiamato a risolvere un caso giuridico apparentemente facile ed evidente poicheacute; la donna è stata colta in fragranza di reato. Ancora una volta però i giudei sono fondamentalmente interessati a cogliere in fallo Gesù: se non condanna disattende alla legge che a proposito è chiarissima; se condanna alla lapidazione si pone contro i romani che soli hanno il diritto di pena di morte. Gesù sfugge al tranello e sposta il piano del confronto dal tribunale esteriore a quello interiore della coscienza di fronte a Dio. Questo passaggio è simbolicamente rappresentato dall’insistenza  posta sulla scrittura per terra che richiama un versetto di Geremia 17,13: “Coloro che si allontanano da me, saranno scritti per terra”.  Ma chi sono “coloro”? In realtà tutti, come Gesù fa capire invitando chi è senza peccato a scagliare la prima pietra. Di fronte a Dio tutti sono peccatori. Questo richiamo non è però per condannare, ma per invitare alla conversione, cioè a riconoscersi peccatori e a leggersi in verità per farsi sanare da colui che è il Salvatore. Tutti, a partire dai più anziani, se ne vanno accogliendo volenti o nolenti non più l’evidenza di un fatto ma l’evidenza della parola di verità di Gesù, parola che non è per la morte del peccatore, ma “percheacute; si converta e viva” e inoltre parola che sa sottrarre al tranello dettato dal peccato e dall’invidia per restituire alla via della vita sia la donna che i suoi accusatori. Nella loro vicenda si specchia simbolicamente la storia del popolo di Israele eletto e infedele, che solo nella fedeltà di Gesù al Padre trova compimento.  Questa storia continua e coinvolge gli uomini di ogni tempo per sottrarli ai vincoli della morte e restituirli alla vita.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Lun Apr 03, 2017 8:55 am

Martedi della V settimana di Quaresima

VANGELO (Gv 8,21-30)


Avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.
Parola del Signore.


OMELIA


Chi non crede in Cristo, in «Colui che è», rimane nei suoi peccati e quindi è destinato alla morte. Gli uomini vivranno se crederanno in lui morente, ossia nel Crocifisso, e se guarderanno a lui. Il morso del peccato dà la morte; ma con la propria morte Gesù vince il serpente e dona la vita. Egli aveva già annunciato quale sarebbe stata la sua fine; ora dice con maggior chiarezza quali conseguenze avrebbero subito i giudei a causa di essa. Allora essi lo cercheranno come Salvatore, ma sarà troppo tardi, perciò morranno nei loro peccati. Il Signore ribadisce la sua dignità unica, di cui i giudei si convinceranno quando lo avranno «elevato». Questa elevazione esprime in Giovanni un doppio significato: senz'altro la crocifissione di Gesù, la morte violenta, che i giudei gli affliggeranno, ma anche l'ascensione di Gesù al cielo, nello stendere le braccia fra il cielo e la terra, in segno di perenne alleanza, l'alleanza che sarà operata da Dio stesso. Allora si rivelerà loro l'indistruttibilità della vita di Gesù e la sua piena comunione con il Padre nell'essere e nell'operare. Un monito per noi, nell'abbraccio di amore, perché il Signore continua a ripeterlo a noi come diceva a loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Chiediamo però, nonostante il nostro attaccamento alle cose di quaggiù, con la sua grazia, di essere elevati laddove Egli regna per i secoli dei secoli. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Mercoledì - 5.a di Quaresima

Vangelo - Gv 8, 31-42

Nello scontro, in lenta ma inesorabile evoluzione verso un esito tragico, il confronto tra i giudei e Gesù giunge al confronto sul Padre. Il nuovo personaggio che viene evocato dai giudei per accusare Gesù e dichiarare falsa la sua testimonianza, e per autogiustificarsi è il grande patriarca Abramo. I giudei ritengono di essere nella verità perché figli di Abramo e per questo garantiti. Gesù denuncia invece i loro propositi omicidi alimentati proprio dall’incapacità di relazionarsi allo stesso Padre. Due origini diverse, il Padre e i padri, esprimono la massima contrapposizione e l’impossibile ricongiunzione: Gesù dice quanto ha visto presso il Padre, i giudei ascoltano quanto hanno sentito presso i padri, il primo autentico garante di libertà e di verità, i secondi generatori di schiavi e figli di prostituzione. Il tenore della condanna ormai è molto alto. Si apre in questa pagina la discussione intorno alla testimonianza di Abramo, l’esito, imprevedibile da parte dei giudei, di tale appello alla figura di Abramo lo si troverà nella pagina successiva.  Accanto a coloro che si schierano contro Gesù in nome della raigione dei padri, scorgiamo un segnale che avvisa della presenza di credenti, cioè di giudei disposti a fidarsi della testimonianza di Gesù o e a convertirsi alla fede di Gesù in Dio Padre. Costoro assumono dei tratti precisi: sono fedeli alla Parola; sono chiamati a dimorare in lui; il dimorare nella Parola li porta a conoscere la verità; l’appartenere alla verità è condizione per essere sicuramente liberi; il lasciarsi attrarre dalla verità significa anche rimanere nella casa del Padre, superando la forza del peccato che separa dal Padre. L’insieme di questi tratti si ritrova frequentemente sia nella definizione dei personaggi del IV vangelo sia nei discorsi di addio dove Gesù dice ai suoi discepoli: “dimorate in me”, “rimanete nella Parola”, “vi ho chiamati amici, non servi”. L’offerta di Gesù ad ogni uomo di una relazione personale, profonda, autentica rimane oltre la sfida dell’incredulità; da parte nostra c’è però bisogno di accogliere questo appello a riconoscere l’autentica paternità a cui consegnare la vita.


Ultima modifica di Andrea il Mar Apr 04, 2017 8:56 am, modificato 2 volte

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Apr 03, 2017 11:40 am

Per Gesù la cosa più importante è la misericordia, e quando gli portano davanti una donna adultera per metterlo alla prova dice loro che chi non hai mai commesso colpa scagli la prima pietra. Tutti se ne vanno e Gesù all'adultera dice che visto che nessuno dei suoi accusatori l'hanno condannata non la condanna nemmeno Lui e le raccomanda di non peccare più.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Apr 03, 2017 1:29 pm


«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Così risponde Gesù agli scribi che avevano condotto danti a Lui una donna sorpresa in adulterio..... Solo Gesù rimase con lei: l' infelice e la Misericordia. Gesù, dopo aver parlato con giustizia, si mette a scrivere per terra col dito, non si cura dei “duri di cuore”. Il male è male, ma Gesù ci insegna come comportarsi con un peccattore, egli rispetta la dignità umana.
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Mercoledi della V settimana di Quaresima

Messaggio  Andrea il Mer Apr 05, 2017 8:50 am

Mercoledi della V settimana di Quaresima


VANGELO (Gv 8,31-42)


Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: "Diventerete liberi"?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».


Parola del Signore.


OMELIA


Gesù ci invita a metterci alla sua scuola, per essere fedeli alla sua parola, per diventare suoi discepoli, per conoscere la verità e per essere davvero liberi. È difficile comprendere che la peggiore schiavitù derivi proprio dall'ignoranza, dalla menzogna, dall'errore. Tutta la nostra storia, sin dal principio, è contrassegnata pesantemente dagli errori umani, che hanno sempre la medesima origine: il distacco da Dio, l'esodo da un ambito di amore e di comunione con Lui, la conoscenza e poi l'esperienza del male in tutte le sue forme. Il lamento di Cristo: «la mia parola non non trova accoglienza in voi» ci risuona ancora vero ed attuale. Su quella parola di verità prevalgono le nostre parole, le nostre scelte, le nostre personali decisioni e, di conseguenza i nostri smarrimenti. I figli che reclamano la loro parte di eredità per spendere tutto dove e come vogliono, sono ancora tanti. La presunzione di poter gestire la vita a proprio gusto, in completa autonomia, è ancora all'origine del neopaganesimo. È ancora più subdola la tentazione che vorrebbe convincerci, come accadeva ai Giudei, contemporanei di Cristo, di essere depositari di verità solo per un vago senso di appartenenza e per una fede presunta, che non incide realmente sulla vita. A nulla serve essere figli di Abramo se non assimiliamo la sua fede e la traduciamo nelle opere. Quanti si ritengono cristiani e uccidono nei fatti gli ammonimenti e i precetti del Signore! La verità di Dio è luce e lampada ai nostri passi, è orientamento di vita, è docile e gioiosa conformazione e amore a Cristo, è la pienezza della libertà. Il Signore ha affidato a due libri le sue eterne verità per la salvezza dell'uomo: la scrittura sacra, la Bibbia, che pochi conoscono e comprendono, e poi ai suoi fedeli, chiamati a proclamare quelle verità con la forza irresistibile della testimonianza. Hai mai pensato che qualcuno sta leggendo la bibbia e cercando la verità guardando la tua vita? È autentico il messaggio che stai inviando? (Padri Silvestrini)

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mer Apr 05, 2017 11:22 am

Non lasciamoci sedurre dall’orgoglio spirituale. I giudeizzanti si consideravano superiori agli altri cristiani. Non è necessario parlare qui dei fratelli separati. Pensiamo, però, a noi stessi. Quante volte alcuni cattolici si considerano migliori di altri cattolici, solo perché seguono questo o quel movimento o perché osservano questa o quella disciplina, o perché ubbidiscono a questo o quell’uso litúrgico. Alcuni, perché sono ricchi, altri, perché studiarono di più, alcuni perché occupano cariche importanti, altri perché provengono da famiglie nobili. «Vorrei che ognuno di voi sentisse la gioia di essere cristiano… Dio guida la Sua Chiesa, è sempre il suo sostegno, anche e specialmente nei momento difficili» (Benedetto XVI)

.... «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
non saremo mai liberi se non rendiamo il nostro cuore aperto all'Amore.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Apr 05, 2017 8:22 pm

Gesù dice ai giudei che non basta dire: "siamo figli di Abramo" per considerarsi a posto agli occhi di Dio, Lui ha mandato Suo Figlio perchè abbiano le vera fede, e invece loro cercano il pretesto buono per ucciderlo perchè tutto ciò che Gesù dice non lo ascoltano. Mentre se avessero veramente le origini di Abramo che ha ascoltato veramente la Parola di Dio, loro a maggior ragione dovevano ascoltare quella del Figlio che l'ha mandato nel mondo.
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Giovedi della V settimana di Quaresima

Messaggio  Andrea il Gio Apr 06, 2017 8:24 am

Giovedi della V settimana di Quaresima


VANGELO (Gv 8,51-59)


Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.


Parola del Signore.


OMELIA


Gesù precede il tempo. Lui è prima di Abramo. Cristo è «Colui che è». Dunque è Figlio di Dio, non un semplice uomo. Egli è venuto nel mondo a portare la vita eterna, a liberare l'uomo dalla schiavitù del peccato e della morte. Chi osserva la sua parola e vive in comunione con lui, partecipa alla sua stessa vita: «Non vedrà mai la morte». In comunione di fede e di amore con Cristo non si muore se non in apparenza, in questo nostro mondo di passaggio. Come Figlio di Dio, Gesù è più grande di Abramo: «Prima che Abramo fosse, io sono», dice. Egli è anche fuori del tempo. Ma i giudei che lo ascoltano capiscono molto bene quel che Gesù intende dire e cioè che anche se lui è vero uomo è al di sopra dell'essere semplice dei mortali e che si attribuisce un'esistenza divina. E i farisei non lo sopportano. Irosi e incolleriti, afferrano le pietre per lapidarlo. Chiediamo oggi la grazia di osservare sempre i suoi comandamenti, la sua parola, perché solo chi «osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Giovedì - 5.a di Quaresima

Vangelo - Gv 8, 51-59

Lungo i capitoli dal 5 all’8 del vangelo di Giovanni si è snodato il grande annuncio del Dio della vita, capace di risanare i malati, restituire alla vita e indicare con forza la via della vita che non viene meno, una via che Gesù percorre in anticipo rispetto agli uomini. Egli, proprio perché è dal Padre, ne è l’inviato e non agisce per se stesso, apre per tutti la via della vita che non verrà mai meno: è la via del ritorno alla piena comunione con il Padre. Questa via passa per la strettoia della morte, ma la morte non sarà l’ultima parola. In questa conclusione del capitolo 8 tutti questi temi tornano ormai ridisegnati dalla rivelazione offerta da Gesù nel testimoniare il vero volto di Dio. quale tutto è stato creato: prima che Abramo fosse, egli era! Alla luce di questa sconvolgente affermazione cade anche l'ultimo tentativo dei giudei di incastrare Gesù per delegittimarne l’identità. In questo ultimo atto del grande processo dei giudei a Gesù, succede infatti che l’ultimo testimone chiamato a “deporre” dall’accusa contro Gesù, risulta essere invece favorevole “allimputato”: Abramo ha esultato infatti nel vedere da lontano il giorno del compimento della promessa, giorno della presenza di Gesù, prefigurato dalla vita di Isacco. Il grande patriarca iniziatore della storia dell’alleanza ha preannunciato Gesù, non ha indicato altri. Se i giudei non lo capiscono, perdono anche questo riferimento fondativo e dunque si espongono alla morte. In queste considerazioni sulla figura di Abramo si coglie ancora una volta una dimensione profonda: l’unità della rivelazione e l’unicità del rivelatore lungo tutto il percorso della storia della salvezza. A questa rivelazione il popolo non è pronto, diversi giudei cercano di uccidere Gesù, ma la libertà e la sovranità del Figlio di Dio non ha ancora deciso la consegna di sé.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Apr 06, 2017 8:58 am

I giudei non accettano le Parole di Gesù, credono in Abramo ma non riconoscono la grandezza di Gesù che dice loro che quando è venuto al mondo, Abramo era felice della sua venuta. I giudei dicono allora che quando Lui è venuto Abramo era già morto e Gesù risponde che prima che venisse Abramo Lui già era.
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Venerdi della IV settimana ellai Quaresima

Messaggio  Andrea il Ven Apr 07, 2017 8:35 am

Venerdi della IV settimana ellai Quaresima

VANGELO (Gv 10,31-42)


Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.


Parola del Signore.


OMELIA


Sarebbe stato davvero facile per Gesù ritorcere contro i suoi accusatori, e con maggiore ragione, l'accusa che essi temerariamente gli rivolgono: «Ti fai Dio». È proprio in questo l'essenza e la radice del loro e nostro peccato sin da quello commesso in principio dai nostri progenitori. «Sarete come dei», aveva insinuato loro il maligno, in quella prima tentazione e così va ripetendo ancora ogni volta che vuole indurci alla libertà sfrenata per metterci contro Dio e farci poi sperimentare la paura e la nudità. I Giudei invece rivolgo contro il Figlio unigenito del Padre questa accusa. Per questo, a loro giudizio, deve subire la lapidazione perché ai loro orecchi le sue parole suonano come una orribile bestemmia. Ne traggono motivo di scandalo e di condanna. Eppure molti, ricordando la testimonianza di Giovanni il Battìsta e vedendo con cuore semplice le opere che egli andava compiendo, ascoltando con docilità i suoi insegnamenti, cedettero in lui. I più duri di cuori sono da sempre quelli che si sentono particolarmente disturbati dalla verità, che si ritengono inattaccabili e depositari del bene, che si sentono invece toccati e feriti nell'orgoglio. Gesù ricorda loro: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa h«Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio e la Scrittura non può essere annullata , a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"?». Gesù conclude la sua serrata argomentazione: «se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre». È un momento e un argomento conclusivo quello che Gesù enuncia: Egli è vero Dio nell'unione ipostàtica con il Padre. Invoca perciò la fede perché solo così può essere compreso, chiede di vedere con quella luce, dono divino, le sue opere, per smettere il giudizio e far nascere l'accoglienza amorosa. Anche noi siamo testimoni e destinatari delle opere di Cristo, offriamogli la nostra più intensa gratitudine. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Venerdì - 5.a di Quaresima

Vangelo - Gv 10, 31-42

A conclusione del capitolo dedicato alla festa della Dedicazione del Tempio, cioè alla festa che celebra il ritorno della presenza di Dio presso il Tempio avviene questa ultima scena di contrapposizione di Gesù ai giudei. Ciò che in realtà è in questione è la stessa presenza di Gesù che dice di essere Figlio di Dio. Mentre si celebra la presenza di Dio nel Tempio, non si riesce a   riconoscere il segno compiuto della presenza di Dio nella storia e a gioire per l’incontro con colui che è l’inviato dal Padre. Il dramma dell’incomprensione paradossalmente continua. Gesù, che pure è posto sotto il tiro delle pietre dei giudei, ancora non fugge, ma cerca di persuadere i giudei argomentando a partire dalla comune venerazione per la Scrittura. Come anche i giudei vengono appellati dei perché vicini a Dio, recettori della sua Parola, non dovrebbe essere improprio chiamare figlio di Dio colui che è il santificato e inviato del Padre. Questi due attributi richiamano il profeta Geremia al versetto 1,5: colui che è stato santificato, cioè messo da parte, consacrato, è anche l’inviato. Gesù si definisce così: santificato e inviato per la salvezza del mondo. Eppure questa sua affermazione è ritenuta una bestemmia da espiare con la morte. Gesù si appella ancora alle opere come segno di rivelazione inequivocabile circa la verità della sua testimonianza, ma ormai i margini di comunicazione possibile sono esauriti. Gesù deve ritrarsi al di là del Giordano, abbandonando Gerusalemme, e tornare così ai luoghi dell’inizio  della sua missione, dove Giovanni lo aveva per primo riconosciuto e indicato. Ora, a distanza di tempo, dopo la morte dello stesso Giovanni, la testimonianza del precursore è ritenuta vera da molti che credono in Gesù.  Accanto al rifiuto ostinato di molti, la Scrittura ci ricorda anche l’accoglienza  di altri che proprio a partire dalle stesse Scritture riescono a riconoscere l’annuncio di Gesù e il senso di quanto era stato preannunciato. Questo affidamento iniziale a Gesù dovrà passare ancora per la dura prova della consegna del Figlio nelle mani dei suoi persecutori.


Ultima modifica di Andrea il Ven Apr 07, 2017 8:57 am, modificato 2 volte

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Apr 07, 2017 8:42 am

I giudei vogliono lapidare Gesù non per le opere che compie ma perchè si proclama Figlio di Dio, e questo non lo accettano. Allora Gesù dice loro che se non fosse il Figlio di Dio, e Dio agisce in Lui non potrebbe compiere le opere che Lui compie in Nome del Padre, e che se non vogliono credere in Lui, credano almeno a ciò che Egli compie perchè Dio è in Lui. Lasciato quel posto perchè volevano ucciderlo, Gesù si recò dove battezzava Giovanni, e la gente che andava da Lui diceva che Giovanni non aveva compiuto alcun prodigio ma tutto ciò che aveva preannunciato su Gesù era vero, e molti credettero in Lui.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Apr 07, 2017 3:05 pm

I giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù (Gv 10,31).
Le parole di Gesù sono certamente scomode e ingombranti! È impegnativo seguirlo, averlo accanto nello scorrere delle giornate. Lo era allora, lo è oggi. Ci sono giorni in cui anche noi vorremmo far tacere il Vangelo, troppo arduo metterlo in pratica... Ma la Parola non tace, non si maschera, non si lascia piegare agli interessi di pochi; sfugge da chi vuole dominarla. L'uomo Gesù, non è compreso, quello che dice e fa mette in discussione le proprie coscenze ed è troppo, perchè mettere a nudo la propria anima fa male e non sappiamo accettare colui che dice:"Sono Figlio di Dio" Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani..... ancora non era giunta la sua ora.
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Sabato della IV settimana di Quaresima

Messaggio  Andrea il Sab Apr 08, 2017 8:57 am

Sabato della IV settimana  di Quaresima

VANGELO (Gv 11,45-56)


Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».


Parola del Signore.


OMELIA


E' veramente strano: il miracolo compiuto da Gesù avrebbe dovuto portare a credere in lui, come l'inviato dal Padre, invece per i suoi nemici esso diventa incentivo di odio e di vendetta. Più volte Gesù aveva rimproverato ai Giudei la malafede di chiudere gli occhi per non vedere. Infatti a causa del miracolo si approfondisce la divisione tra loro. Molti credono. Altri ne informano i farisei, suoi nemici giurati. Viene convocato il sinedrio e c'è una grande perplessità. Neppure gli avversari di Gesù possono negare il fatto del miracolo. Ma invece di trarne l'unica conclusione logica, riconoscerlo cioè come l'inviato dal Padre, temono che la diffusione dei suoi insegnamenti sia di danno alla nazione, travisando le intenzioni di Gesù. Temono la perdita del tempio. Càifa, somma sacerdote, sa come fare. Il suo suggerimento deriva da considerazioni di carattere politico: il singolo deve essere "sacrificato" per il bene di tutti. Non si tratta di accertare quale sia la colpa di Gesù. Senza saperlo e senza volerlo, il sommo sacerdote, con la sua malvagia decisione, diventa strumento della divina rivelazione. Dio non permette che si perda uno dei suoi figli, anche se di fronte all'opinione umana appare perdente: manderà piuttosto i suoi angeli ad aiutarlo. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Sabato - 5.a di Quaresima

Vangelo - Gv 11, 45-56

Il contesto di questo passo è dato dalla resurrezione di Lazzaro, l’ultimo miracolo narrato dal vangelo di Giovanni, a cui segue la decisione definitiva di “farlo morire”. Questo spunto rappresenta un lato della cornice del quadretto che i versetti offrono. Gli altri lati della cornice sono dati dalla memoria di molti che credettero in lui e da alcuni che andarono a riferire ai farisei del miracolo. Infine il quadro si chiude con il richiamo all’evento ormai prossimo della Pasqua, festa alla quale Gesù sembra non possa mancare... e non mancherà. Al centro del quadro abbiamo la constatazione ormai limpida: Gesù deve morire. Il lunghissimo processo non ha condotto a nulla, a nessuna prova definitiva, ma solo al timore circa la potenza di Gesù e a una crescente paura delle conseguenze delle azioni di Gesù: la distruzione del Tempio e della nazione. La condanna a morte sembra dunque venata da un motivo politico. Eppure già in queste parole risuona l’ironia giovannea; per salvare il Tempio, i farisei distruggono il vero Tempio della presenza di Dio tra gli uomini e cioè l’umanità del Verbo incarnato. L’ironia poi traspare anche dalla sottolineatura delle parole di Caifa che, suo malgrado, indica il vero motivo della morte: non per colpa, ma per la salvezza di tutti. Nelle parole del sommo  sacerdote si ritrovano i rimandi al profeta Ezechiele (37, 21-26 e 34, 12-13) alla sua promessa di riunificazione del popolo: il tema dell’unità, che troverà  ampia trattazione nei discorsi d’addio, viene introdotto in collegamento con l’evento della morte di Gesù, via unica per riportare l’umanità al Padre. Gesù è l’inviato, è venuto da Dio per tornare a lui con tutti gli uomini e compiere così la promessa data con l’alleanza: “Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”. Non un atto di conversione dell’uomo, ma la dedizione d’amore di Gesù a Dio Padre e all’uomo colma per sempre la distanza tra Dio e l’uomo,  tra tutti gli uomini, non solo quelli della nazione. In questa profezia si  preannuncia la portata universale della crocifissione di Gesù, che pure sarà espressa simbolicamente dal cartello apposto sopra la croce, con una scritta in  tre lingue: greco, ebraico e latino. Egli è uno, o l’unico, che può morire per la salvezza di tutti.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Apr 08, 2017 1:18 pm

Dopo la resurrezione di Lazzaro, Gesù desta l'invidia dei farisei che dicono che Lui in nome di Dio compie molti prodigi, e questo ai farisei dava fastidio perchè la loro autorità veniva messa in discussione. Allora Caifa decide che visto che erano sotto la dominazione romana, per non sfigurare davanti a questi, decide di far uccidere Gesù perchè è meglio che muoia un solo uomo che una nazione intera. Gesù immaginando queste cose si ritira in una zona deserta con i suoi discepoli, e i farisei aspettavano il momento giusto per ucciderlo perchè sapevano che sarebbe venuto a Gerusalemme per la Pasqua.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Sab Apr 08, 2017 2:59 pm

Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi (Gv 11,51-52).
Senza saperlo, Caifa, sommo sacerdote profetizza quello che avverrà per mezzo di Gesù. La morte di Gesù diverrà l'apice di una nuova era..decidono di ucciderlo dopo la resurrezione di Lazzaro perchè era troppo capire quello che Gesù diceva e faceva (è un popolo di dura cervice Es.32,9) ed è per paura del nuovo che decideranno di uccidere Gesù e non sanno che il Tempio che volevano proteggere sarà messo a morte, perchè il vero Tempio nella nuova era è Gesù stesso e chi crederà in Lui avrà in dono la vita eterna..
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Lunedi della Settimana Santa

Messaggio  Andrea il Lun Apr 10, 2017 9:13 am

Lunedi della Settimana Santa


VANGELO (Gv 12,1-11)


Dal Vangelo secondo Giovanni
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.


Parola del Signore.


OMELIA


Viviamo i giorni che precedono immediatamente la Passione del Signore. Il vangelo di Giovanni ci fa vivere con Cristo momenti di intimità e di tenerezza; sembra che Gesù voglia offrirci, a mo' di testamento, ulteriori e più intense testimonianze di amore, di amicizia, di calda accoglienza. La risposta al suo amore, per sé e per tutti noi, la porge Maria, la sorella di Lazzaro. Lei è ancora prostrata ai piedi di Gesù, in quell'atteggiamento tante volte si era beata delle parole del maestro fino a suscitare la santa invidia della sorella Marta, tutta intenta a preparare un buon pranzo all'ospite divino. Ora non ascolta soltanto, ma sente di dover esprimere con un gesto concreto la sua immensa gratitudine: Gesù è suo Signore, il suo Re e perciò deve ungerlo con un unguento prezioso e profumato. La prostrazione ai suoi piedi, è il gesto dell'umile sudditanza, è il gesto di una fede viva nella risurrezione, è l'onore tributato a colui che ha richiamato tra i vivi il suo fratello Lazzaro, già nella tomba da quattro giorni. Maria esprime la gratitudine di tutti i credenti, il grazie di tutti salvati da Cristo, la lode di tutti i risorti, l'amore di tutti gli innamorati di Lui, la risposta migliore a tutti i segni con i quali egli ha manifestato a tutti noi la bontà di Dio. L'intervento di Giuda è la contro testimonianza più assurda e maldestra: l'espressione d'amore per lui diventa freddo e gelido calcolo tradotto in cifra, trecento denari. Chissà se egli si ricorderà fra non molti giorni del valore attribuito a quel vasetto di alabastro e se lo confronterà con i trenta denari per i quali ha venduto il suo maestro? Per chi è attaccato al denaro e lo ha fatto diventare il proprio idolo, davvero l'amore vale zero e la stessa persona del Cristo può essere svenduta per pochi soldi! È l'eterno contrasto che spesso sconvolge la vita del nostro povero mondo e dei suoi abitanti: o le ricchezze di Dio, incommensurabili, eterne, che riempiono l'umana esistenza o il vile denaro, chi schiavizza e illude. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Lunedì - Settimana Santa

Vangelo - Gv 12, 1-11

Questa pagina, lascia stupiti e commossi. L0 sguardo indugia su Maria di Magdala, una pubblica peccatrice che insegna la scienza del dono perfetto. Entra senza esitazione nella sala del convito, incurante degli sguardi maliziosi di quanti vorrebbero scacciarla e si inginocchia davanti a Gesù, in lacrime. Le sue sono lacrime d’amore, che dicono tutto il rammarico, il pentimento di una vita; e dicono, soprattutto, il desiderio di un dono senza riserve a Colui che l’ha attratta a sé con ineffabile misericordia. Porta un vaso d’alabastro, ripieno di un profumo delicatissimo. Con il gesto di chi non può che donare tutto, dopo l’esperienza di un incontro singolare, manda in frantumi il vaso, troppo prezioso per chi ha il cuore attaccato alle cose e al denaro, troppo povero per lei, e vorrebbe un dono perfetto per il suo Signore. Pare di avvertire il colpo secco di un oggetto che va in frantumi, simbolo delle troppe cose inutili, che costellano la vita e a cui ci atticchiamo talora quasi con voracità. Questa donna innamorata sconvolge i giudizi di chi non capisce che il dono del cuore non ha prezzo; e ciò che appare irragionevole alla miopia di chi fa solo calcoli umani diviene un modo di dichiarare un amore senza riserve. La casa, tutta penetrata dall’intensità del profumo, può essere per noi simbolo del “luogo” dove abitiamo, dove viviamo i nostri impegni, dove incontriamo i fratelli; luogo in cui versare questo profumo d’amore, espressione di prossimità, di carità autentica: imparata ai piedi del Signore, assaporata in ginocchio davanti a lui, che perdona e difende i deboli e i poveri, e dichiara di essere venuto non per i sani ma per i peccatori. Questo vangelo insegna ad andare al di là dei limiti, sempre troppo angusti, di un dovere “formale”, per spenderci senza riserve, al di là di chi vorrebbe appellarsi alla legge, proprio mentre la viola. La difesa di Gesù nei confronti di questa donna, che non misura con il metro dell’economia il suo dono, diventa  proposta persuasiva per noi: perché in questo tempo, dove prevale il profitto e l’efficienza a qualunque prezzo, possiamo imparare un’impareggiabile lezione di gratuità. E ci lasciamo persuadere che non si perde quanto si dona se il profumo dell’amore sopravanza il fetore del male e del peccato e se le lacrime della conversione irrorano di bontà la nostra storia.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Apr 10, 2017 1:34 pm

Gesù và a casa di Lazzaro dove Marta serviva e Maria invece lo omaggia con del profumo di nardo, questo provoca il fastidio di Giuda che dice che si poteva vendere quel profumo per poi darlo ai poveri. Ma Gesù gli risponde di lasciarla fare perchè i poveri li possono aiutare sempre ma non sempre avranno Lui. La gente veniva a Betania sia per vedere Gesù che Lazzaro, e i capi dei sacerdoti decisero di uccidere anche lui perchè attraverso l'amico credevano anche al Maestro che l'aveva resuscitato.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Apr 10, 2017 4:24 pm

Questo brano del Vangelo di Giovanni, racconta un episodio della vita di Gesù, dove Maria, sorella di Lazzaro, l'amico risuscitato dai morti, si prosta ai piedi di Gesù, cospargendoli con un costoso olio profumato.....
anche Matteo e Marco narrano una scena simile, (Mt26,69 (Mr.14,3)..questi fatti si svolgono tutti a Betania, ma è chiaro che Gesù fu ospite di due famiglie diverse: Matteo e Marco ci dicono che Gesù si trovava a casa di Simone il lebbroso e la donna che si presenta non ci è dato di sapere il suo nome, mentre Giovanni racconta il gesto che Maria
fece in onore di Gesù....questi racconti molto simili hanno in comune un unico significato la futura sepoltura di Gesù. Sia Maria che la donna senza nome hanno anticipato quello che viene fatto ai corpi dei defunti... cospargendolo con olio profumato, hanno voluto onorarlo con un gesto concreto.
Gesù è il loro Signore, e perciò devono ungerlo con un unguento prezioso e profumato. La prostrazione ai suoi piedi è la testimonianza della sua immensa riconoscenza per tutto quello che aveva fatto e detto.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Mar Apr 11, 2017 8:32 am

Martedi Santo


VANGELO (Gv 13,21-33.36-38)


Uno di voi mi tradirà� Non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, mentre era a mensa con i suoi discepoli, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».
Parola del Signore.


OMELIA


Dopo le accese polemiche con i suoi indomabili nemici, ci saremmo aspettato il tradimento da uno di loro: da tempo erano nell'aria minacce di morte, avevano tentato ripetutamente di trarlo in inganno, di coglierlo in fallo. Avviene però che il traditore è a mensa con Lui, è lì tra i suoi a condividere una intimità già dissacrata con i cupi pensieri, a fingere una fedeltà già tradita nel cuore. C'è tanta amarezza in ogni tradimento perché è l'offesa peggiore all'amore, all'amicizia, alla fedeltà. Aveva ragione il salmistra a dire con profonda delusione: «Se mi avesse insultato un nemico, l'avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa». Comprendiamo la profonda commozione del Signore: una dei suoi, un commensale, uno a cui aveva riservato stima e fiducia particolari, ora è in preda a satana. Ingoia un boccone e poi s'immerge nel buio della notte. Come è triste quella notte senza luce! Come è turbata quella cena! Che brutta esperienza uscire dalla Luce e immergersi delle tenebre. Gesù però scandisce già la sua vittoria su quelle tenebre: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito». Uno dei discepoli esce e si distacca da Gesù, ma un altro in atteggiamento di amore e di tenerezza posa il capo sul petto di Gesù. Alla trama di morte, già in atto, fa riscontro l'annuncio della glorificazione del Padre e del Figlio. Il piano divino di salvezza sta per compiersi, la redenzione è già in atto, la vittoria sul male e sul peccato troverà il suo sigillo nella ascensione al cielo. Il tutto suono come un addio, ma poi lo stesso Gesù dirà «vado a prepararvi un posto». L'impazienza si Pietro è frenata dalla dichiarazione della sua fragilità e sui suoi rinnegamenti: non può essere la presunzione umana a far cambiare i progetti al buon Dio. Le promesse di fedeltà devono essere prima irrorate dallo Spirito per poter trovare l'attuazione nel momento della prova. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Martedì - Settimana Santa

Vangelo - Gv 13, 21-33.36-38

Tutto fa pensare che si tratta di una cena di amicizia, fatta di intimità e di profonda comunione. Ci sono tutti i discepoli: Giovanni, il discepolo amato, reclinato sul petto di Gesù; Pietro, a cui non sfugge alcuna parola del Maestro e gli altri, felici di celebrare la Pasqua insieme a Gesù. Ma, proprio qui, nell’ora in cui dovrebbe regnare soltanto la gioia, si consuma il più grave tradimento della storia. Perché tra i “suoi”, quei suoi discepoli introdotti nel segreto di una cena singolare, c’è Giuda, pronto a consumare il suo gesto malvagio. Gesù potrebbe svelarne il nome, renderne palese l’intenzione puntando il dito su di lui; invece compie un gesto d’amore, straordinariamente sorprendente: gli porge un boccone intinto nel piatto comune. Il pane intinto non svela, infatti, il traditore, perché offrire un boccone all’ospite indica un gesto di deferenza e di rispetto. Forse, proprio così il Maestro vuole ridire il suo amore a chi intende tradirlo: quasi a confermargli che può ancora fidarsi di lui, e ripetergli che può ancora sottrarsi all’influenza di satana. Ma Giuda sfugge a questo richiamo: aveva già pattuito una manciata di denaro con cui vendere il Signore. E non può che uscire “nella notte”. La notte in cui Gesù consegna il suo corpo come pane, è la notte infida del male, delle tenebre, che occultano la luce. Era dunque stato vano l’ammonimento di Gesù: “Se uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce” (Gv 11,1)? Che cosa passa nel suo cuore? È turbato per l’ “ora" che si fa vicina: l’ora della passione e della morte. Gesù non si sottrae alla paura e all’angoscia, ma dice a Giuda di “far presto”. Dentro l’acuirsi dell’attesa, si anticipa, o si inaugura, il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre. L’ora della morte è l’ora della glorificazione del Figlio  dell’uomo. Dovrebbe essere così anche per noi se vogliamo essere discepoli di Gesù e vivere una sequela per sperimentare la gioia della salvezza. Ma bisogna imparare a chiedere al Signore, come Pietro: “Dove vai?”, senza indugiare nel seguirlo: senza la pretesa di essere troppo sicuri di noi stessi, con il rischio di non valutare la nostra debolezza, come è stato per Pietro, in cui ci possiamo identificare. La sequela è resa possibile dal confessarci peccatori; soprattutto dal non voler precedere il Maestro quando Egli ci ripete: “Seguimi!”. Il suo invito, o il suo comando, è già un dono per potergli obbedire.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Apr 11, 2017 1:40 pm

La Passione di Gesù si avvicina e Lui sa che sarà tradito da due persone a Lui care, prima Giuda che lo venderà per trenta denari e poi da Pietro che lo rinnegherà tre volte. Mentre il primo peccherà in modo grave davanti a Dio perchè davanti al suo crimine non si pentirà, Pietro dopo il suo rinnegamento piangerà lacrime amare perchè aveva giurato di proteggere Gesù nel Suo momento più difficile.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mar Apr 11, 2017 5:50 pm

E' la cena pasquale quella che Giovanni ci racconta, è un momento di gioia, Gesù si siede a tavola con i suoi discepoli, ma l'ora di Gesù si sta avvicinando, la sua passione ha inizio...Prima della sofferenza fisica della passione, nostro Signore deve anche subire il tradimento dei suoi amici, di quelli da Lui stesso chiamati ad essere “pescatori di uomini”....due fatti rendono Gesù triste e commosso, sa bene che a breve due dei suoi discepoli più fidati lo tradiranno. Gesù sa che il sacrificio della sua vita coincide con la glorificazione di Dio e la propria. Alla figura di Giuda che collabora con Satana per toglierli la vita, si contrappone quella di Pietro che è disposto a dare la vita per lui, anche se Pietro lo rinnegherà tre volte, ma quando Pietro capisce la gravità della ferita inflitta al Maestro, piange. il suo pianto sincero laverà la sua colpa.
La misericordia di Dio è immensa e mi piace pensare che se Giuda non avesse aggravato la sua posizione uccidendosi, Gesù lo avrebbe perdonato....
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Mer Apr 12, 2017 9:31 am

Mercoledi Santo

VANGELO (Mt 26,14-25)


Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito!


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
Parola del Signore.


OMELIA


Ascoltiamo di nuovo con sgomento il patteggiamento di Giuda per consegnare Cristo ai sommi sacerdoti: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo». Così viene venduto l'Agnello pasquale, così basso è il prezzo della vittima divina! Intanto si avvicina la pasqua, è la pasqua ebraica, l'ultima celebrata con quel rito antico, la prima nuova pasqua di Cristo, turgida di misteri e pregnante di amore. Proprio mentre si celebrano i grandi segni della misericordia, mentre la novità di Cristo sta per emergere in tutto il suo fulgore, lo stesso Signore deve preannunciare il tradimento di uno dei suoi discepoli. È quasi incomprensibile alla mente umana questo assurdo e meraviglioso intreccio: l'amore che perdona e il peccato che uccide. Questa è però la nostra storia più vera, la storia dell'umanità e la storia di ogni uomo, che ama, è amato, rinnega l'amore e poi diventa anche traditore. Anche se ci ripugna, dobbiamo ammettere che Giuda non è poi tanto lontano e diverso da noi. Capita anche ai prediletti di rinnegare l'amore, di vendere Cristo per poche briciole di presunta felicità e il tradimento degli amati è sempre il più doloroso. «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà». È ancora un figlio amato che lascia la casa paterna per avventurarsi, avido di libertà, nell'ignoto, nella valle dei porci. «Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». Sta per consumarsi il tradimento e il sacrificio: siamo tentati di pensare che possa essere Cristo a soccombere, ma fra breve ci sarà dato di scoprire l'eterna verità: Cristo risorge glorioso e trionfante, Giuda lo vedremo impiccato ad un albero. Non vogliamo privarci della speranza che anch'egli abbia trovato la misericordia divina dall'albero della croce e della vita, ma siamo certi che il vincitore è Lui, il venduto per trenta denari, il tradito da un suo discepolo. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Mercoledì - Settimana Santa

Vangelo - Mt 26, 14-25

Stupisce la risposta ambigua di Giuda. Preferiremmo il suo silenzio, almeno come segno di pudore nel tacere il proprio peccato. Ma questa sua ambiguità ci fa percepire l’ambiguità del cuore, anche del nostro cuore. Agostino dice, infatti, che il cuore è il luogo dove ci scopriamo “a immagine di Dio”, ma anche “dissimiglianti” da lui. Scoprire il cuore, così, è come avvertire il peccatore che è in noi e che pure troppe volte vogliamo occultare anche a noi stessi. È scoprire la complicità con il peccato dentro di noi, prima ancora dei gesti concreti. Dovrebbe suonare vera e provocatoria anche per noi la risposta di Gesù a Giuda: e indurci a ripensare alla nostra libertà, quando si consegna alle cose, i “trenta denari” per vendere Gesù, e non accoglie l’iniziativa di Dio, che non si ritrae, mai, dall’essere misericordioso, per vincere la durezza del nostro cuore impietrito, quando, come Giuda, non sappiamo rimuovere i propositi malvagi di possessività, di vi0lenza, di egoismo, di aggressività nei confronti delle persone e delle cose. Ma perché siamo capaci di peccare? Perché ci ritroviamo peccatori? È un interrogativo che ha turbato tanti autori spirituali e turba anche noi. Non è facile rispondere. Ma sappiamo che il peccato non significa semplicemente avere dei limiti. Né si identifica con il senso di colpa nei confronti di una situazione di cui si porta il peso. È invece il rifiuto, consapevole e voluto, del riferimento a Dio, alla sua parola, alla gratuità del suo amore. È un comportamento o un gesto o un’azione in netto contrasto con il mistero della comunione, regalataci in Gesù Cristo. Anche noi, dunque, possiamo cedere, come Giuda, alla tentazione di un baratto tra la scelta di Gesù, dell’amore assoluto e l’opzione per ciò che appaga la voracità dei sensi. Ma il Signore ci raggiunge, con la forza di una parola che pone nella verità: “Tu l’hai detto”, non per condannarci, ma per ridarci la dolcezza del suo perdono, che riconcilia e riammette nella pace. Allora l’esperienza dell’essere peccatori ci riconduce all’esperienza del Salvatore e rende autentico il bisogno di lui, della sua salvezza: per noi e per la nostra storia. Basterebbe questo a sorreggere un cammino di purificazione e di conversione. Ma non bisogna aver paura che il Signore ci ponga nella verità.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Apr 12, 2017 10:28 am

Giuda cerca l'occasione propizia per consegnare Gesù ai capi dei sacerdoti proprio nei giorni della Pasqua ebraica. Gesù nell'Ultima Cena annuncia a tutti quanti che uno di loro sta per tradirlo, e tutti quanti ne sono rattristati, e quando è Giuda a chiedere se è lui che lo tradirà Gesù risponde che è lui che lo ha affermato.
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