Vangelo di Gesù - Anno A

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Mag 11, 2017 4:58 pm

Lavando i piedi ai suoi discepoli, Gesù ci ha dato una lezione di vita. Egli ci ha insegnato l'umiltà del servizio, che deve essere presente in ciascuno di noi suoi discepoli.Gesù ha appena compiuto un gesto rivoluzionario con la lavanda dei piedi. Al tempo di Gesù era consuetudine accogliere l'ospite con l'offerta dell'acqua per la lavanda dei piedi: questo servizio era riservato esclusivamente agli schiavi non ebrei, perché considerato un servizio estremamente umiliante anche per uno schiavo ebreo.  Se Lui il Cristo ha voluto donarci questo esempio come comportamento, affinchè :
..”Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.”
Agire diversamente significa rifiutarlo come Maestro.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Ven Mag 12, 2017 9:12 am

Venerdi della IV settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 14,1-6)


Io sono la via, la verità e la vita.


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». 
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 
Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me".


Parola del Signore.


OMELIA


Dai versetti del vangelo di oggi traspare con forza il sentimento di profonda tenerezza del nostro Redentore; la sua sollecitudine piena di amore per coloro che Egli lascerà e che forse saranno in balìa del dubbio e del turbamento. Egli vuole consolarci. Molte volte Egli ci ha ripetuto: non abbiate timore, non temete... Sempre la sua presenza comunica ai nostri cuori pace profonda. Egli ci dice: abbiate fede in me, e più avanti ci ripeterà «Io ho vinto il mondo». La fede è la nostra forza, è il dono di Dio ai suoi figli, è la vita di grazia innestata in noi dal battesimo. La virtù della fede in Cristo ha la capacità di spostare le montagne dell'orgoglio e della sufficienza umana per far posto alla consapevolezza del nostro essere figli di Dio, ad un dialogo continuato di amore fiducioso con Lui, nostro Padre. Su questa terra, il nostro vero luogo di pace e completezza umana è nella fede in Gesù Cristo nostro tutto, cioè nostra Via, Verità e Vita. Se ora ci lasciamo trasformare da questa «logica» divina, saremo conseguentemente accolti nella Luce e nella Vita eterna. Il nostro «posto» sarà stato preparato da Chi «tutto guarda e tutto prende nelle sue mani», da chi indicandoci la via, l'ha vissuta e mirabilmente e ampiamente aperta per ciascuno di noi. (Padri Silvestrini)




MEDITAZIONE QUOTIDIANA

 
Vangelo - Gv 14, 1-6

Potremmo ascoltare questa parola di Gesù come la beatitudine della fiducia. Può sconfiggere l’angoscia e lo smarrimento che sembrano attanagliare il cuore e chiuderlo ad ogni prospettiva di bene. Gesù ci ridona speranza e ridà energia e vita alla nostra esistenza continuamente interrogata dalle forze corrosive del male, che sembrano sopraffare ogni desiderio di amore, di bene, di gioia dentro una realtà dove dominano la complessità e la violenza, l’egoismo e l’odio. Il cristiano non si lascia sconfiggere: sa dov’è la sorgente della fiducia; sa che lo sguardo di tenerezza materna e paterna di Dio si posa su ciascuno, su ciascuna pagina della storia, a ricordarci che egli è fedele al suo amore misericordioso, che egli è salvatore per noi e per il mondo. La sua promessa, al di là delle nostre attese, cancella la paura, la diffidenza, lo scoramento e sopravvanza definitivamente i “pungiglioni” del male e della morte. La fiducia ha, dunque, la sua origine nell’adempimento delle promesse di Dio: che ci assicura un posto nella gioia senza fine. Dentro i momenti e le vicende in cui la fiducia può attenuarsi, Dio irrompe come una Presenza liberante e si prende cura delle nostre ferite, delle nostre insicurezze, diventando per noi garanzia di pace, di giustizia, di novità. Ma a condizione che ci apriamo a lui e crediamo che nulla gli è impossibile. La salvezza, la guarigione del cuore è perciò affidata alla libertà del credere, alla decisione di confidare totalmente nella sua parola: “Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33). Davanti alle nostre resistenze e diffidenze, che vorrebbero vedere con gli occhi della carne la strada verso la salvezza, la risposta di Gesù è lapidaria: “Io sono la via, la verità, la vita”. Bisognerà imparare, giorno dopo giorno, questa lezione. Imparare il coraggio di distogliere lo sguardo dalle cose caduche per tenerlo fisso su Gesù, che ci rivela il volto misericordioso del Padre. Qui sta la sorgente della fiducia. Qui si cerca e si ritrova la forza per vincere ogni difficile prova. E si impara a sperare e ad essere speranza. Per noi e per il mondo.


Ultima modifica di Andrea il Ven Mag 12, 2017 5:12 pm, modificato 2 volte

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Mag 12, 2017 9:39 am

Gesù promette ai suoi di preparare loro un posto accanto a Lui per sempre e che dove Lui va loro sanno la Via. Allora Tommaso che chiede che loro non sanno dova va e Gesù gli risponde che è Lui la Via che conduce al Padre e alla vita eterna.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Mag 12, 2017 6:49 pm

Gesù vuole togliere dal nostro cuore ogni turbamento, assicurandeci due cose: abbiamo già un posto preparato nella casa del Padre; Gesù ha detto indicandoci la via:” «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».
E' una via che dobbiamo percorrere con una unica condizione; la fede. Come Gesù incoraggia e rassicura gli apostoli così il messaggio del Vangelo ci propone un orizzonte di speranza nel nostro cammino di fede. “Non sia turbato il vostro cuore” ci ricorda... 
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”, solo in questo modo riusciamo a dare un significato profondo alla nostra vita, alle nostre scelte, se ascolteremo la Parola di Gesù e ci lasceremo guidare dai suggerimenti dello Spirito Santo. 
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Mag 13, 2017 8:53 am

Sabato della IV settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 14,7-14)


Chi ha visto me ha visto il Padre.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
Parola del Signore.


OMELIA


«Voi siete un popolo redento, annunziate...»; è la voce del Signore che risuona all'inizio della celebrazione eucaristica. Non possiamo essere sordi a tale richiamo o far finta di non essere interpellati tutti personalmente, perché ognuno di noi ha ricevuto il necessario per compiere quelle cose grandi che il Signore ha predetto. La grandezza alla quale siamo chiamati, non fa chiasso, perché è fatta di semplici e gioiosi «sì» quotidiani, gocce di acqua dissetante per noi e per molti altri fratelli... «...quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio». Gli ascoltatori innamorati della Verità, non accettano quel «quasi» che turba il cuore del sincero credente; superando l'indifferenza, prendono esempio dal buon Pastore e partono alla ricerca del fratello che non risponde, perché è troppo grande il vuoto che lascia. La nostra fede si fa annunzio quando non rimane «privata» e nascosta, non c'è nulla di «privato» nel Regno di Dio. Preghiera e umiltà, coerenza e coraggio, costituiscono un buon carburante per arrivare in pascoli lontani. Forse non servono tante parole...I figli della Carità sono instancabili, sostenuti dal Signore che ha detto «io sono nel Padre e il Padre è in me». Anche noi siamo lì con Lui; se accogliamo il Signore, pane di vita, entriamo nella vita, nella santissima Trinità che è solo e sempre, scambio d'amore. (Padri Silvestrini)



 MEDITAZIONE 


Vangelo - Gv 14, 7-14

Nella supplica ardita di Filippo - “Signore, mostraci il Padre” - riconosciamo la voce di tanti, la nostra voce. Vi intercettiamo l’anelito di Mosè: “Signore, mostrami la tua gloria” (Es 33, 18). Vi cogliamo il fremito di Israele: “La mia anima anela a te, o Dio... Quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Sal 42). Vi rintracciamo l’eco della preghiera di ogni uomo: “Di te ha detto il mio cuore: Cercate il suo volto. Il tuo volto, Signore, io cerco”. Riascoltiamo la risposta di Gesù: “Filippo, chi ha visto me, ha visto il Padre”. Per capire il Padre, dobbiamo tenere lo sguardo fisso sul Figlio. Gesù è in persona il Figlio del Dio vivente. Dunque - sembra dire Gesù - guardami, Filippo: eccolo il Padre. È qui accanto a te, e ti sfiora e ti parla. E tu lo puoi vedere, toccare in me, ne puoi sentire il battito del cuore, come lo ha sentito Giovanni, il discepolo amato, poco fa. No, Filippo, non aspettarti una rivelazione grandiosa, come le antiche teofanie, tra fulmini e saette: ormai Dio non è più in mezzo a fuoco ardente, né a oscurità, tenebra e tempesta. Filippo, eccolo il Padre: ha la mia faccia, la mia voce; ha il mio respiro, il mio cuore. Dio non e un sole pallido da cercare tra sperdute regioni astrali: è qui, a portata di mano, ha il passo dell’uomo per camminare con ogni uomo. Non temere, Filippo: Dio “non vuole essere tanto Signore, quanto Padre. Cerca la fede, non la morte. Ha sete della tua preghiera, non del tuo sangue. Viene placato non dalla morte, ma dall’amore” (S. Pietro Crisologo). Dio è Padre, è l’Abbà forte e tenero di Gesù di Nazaret, il nostro Babbo grande e vicino, a noi intimo, più del nostro intimo. “Padre” non è un titolo tra i vari possibili, che le nostre povere parole incerte gli possano attribuire; è il suo nome proprio. Egli è solamente, interamente, perennemente Padre. È solamente Padre: un padre umano è lui stesso figlio di qualcuno, mentre Dio Padre è il Genitore-ingenerato; la domanda “chi c’era prima di lui?” è una sgrammaticatura teologica. Egli è interamente Padre; un padre umano è anche sposo, fratello, amico. Lui. No: padre è la sua qualifica essenziale, integrale, esclusiva. È permanente: un padre umano lo diventa a un certo punto della sua vita. Dio non diventa, ma è Padre; lo è da sempre e per sempre. Hai ragione, Filippo: il Padre ci basta! Ma allora come fai a non fidarti? Come puoi pensare che esista qualcosa di più giusto e di più utile per te di accettare e di fare la sua volontà? Colui che sa far funzionare l’universo, non sarà forse in grado di far andare bene anche la tua vita?

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Dom Mag 14, 2017 2:08 pm

Domenica della V settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 14,1-12)


Io sono la via, la verità, la vita.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». 
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre".


Parola del Signore.


OMELIA


Le ultime parole che si pronunciano alla fine della vita hanno un carattere particolare. Riassumono il mistero di un essere. Platone fa parlare il suo maestro Socrate di immortalità prima di morire. Il condannato a morte consola quelli che restano.
Le ultime parole possono essere molto pragmatiche. La madre di Goethe diede istruzioni di non mettere troppa uva passa nel dolce preparato per la sua sepoltura. Alcuni esortano i loro figli a sostenersi a vicenda. I patriarchi della Bibbia muoiono benedicendo la loro discendenza.
Anche nel nostro Vangelo si tratta di ultime parole. Parla uno che è consapevole di stare per morire. E colui che ne ha preso nota è convinto che quel morto è ancora in vita.
Non leggete queste parole come un discorso ben costruito e coerente. Immaginate delle pause. Prendetele piuttosto come parole pronunciate in un profondo silenzio, come parole indirizzate a uomini prigionieri, "tutt'orecchi", in qualche modo. Noi potremmo ascoltarle anche come si ascolta una goccia d'acqua cadere in una grotta. Bisogna che chi ascolta sia assolutamente silenzioso per lasciar entrare in sé queste parole. Se noi ascoltiamo veramente, sentiamo parole di consolazione: "Non sia turbato il vostro cuore". Parole di speranza: "Nella casa del Padre mio vi sono molti posti". Parole di maestà: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Parole di vocazione esigente: "Chi crede in me compirà le opere che io compio".
Non è facile per noi capire immediatamente queste parole. I discepoli che interrompono il Signore fanno delle domande smarrite. Non hanno ancora capito, eppure è già l'ora dell'addio. Sapremo noi capire meglio?



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Vangelo - Gv 14, 1-12

“Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore i mentre ci parli. Cristo, Figlio del Dio vivente, mostraci il Padre, e questo ci basta. Nostro unico, divino Maestro, facci comprendere il senso vero dell’umanissima domanda di Filippo; fa’ ardere il nostro cuore, “mentre ci spieghi il segreto della tua traboccante risposta: Chi vede me, vede il Padre”. Siamo invitati oggi a godere con gratitudine di questa sosta contemplativa, che ci dona il vangelo appena proclamato, ma prima e proprio per accogliere la rivelazione di Gesù, dobbiamo ritornare sulla domanda di Filippo: “Signore, mostraci il Padre!”. Nella supplica ardita di Filippo riconosciamo la voce di tanti, la nostra voce.   In quella domanda - solo a prima vista fuori luogo e oltre misura -  intercettiamo l’anelito di Mosè: “Signore, mostrami la tua gloria” (Es 33, 18). Vi cogliamo il fremito di Israele: “La mia anima anela a te, o Dio... Quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Sal 42). Nella supplica impaziente di Filippo rintracciamo anche l’eco della preghiera di ogni uomo: “Di te ha detto il mio cuore: Cercate iI suo volto. Il tuo volto, Signore, io cerco”. È la voce di Agostino: “Ogni nostro desiderio si spegnerà quando avremo raggiunto la visione di Dio”. È la voce dell’Innominato e di tanti e tanti che non credono o credono di non credere: “Dio! Dio! Dio! Se lo sentissi! Se lo vedessi! Dov’è questo Dio?”. È la voce di tanta povera gente che in occasione dello tsunami, come ogni volta che il dolore bussa alla porta degli esuli figli di Eva, ci viene sbattuta in faccia e ci brucia in cuore: “Ma dov’è il vostro Dio?”. La domanda di Filippo porta la firma di ogni uomo, quell’animale desiderante, troppo grande per bastare a se stesso” (Pascal). E veniamo alla risposta di Gesù:  “Filippo, chi ha visto me, ha visto il padre”. Con buona pace di tutti i commentari che ho avuto modo di esplorare, non riesco proprio a pensare che Gesù si sia stizzito o sia rimasto sconcertato e deluso dalla domanda di Filippo. Modestamente penso che Gesù non aspettasse altro, per ribadire la verità già rivelata: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Per Gesù ogni occasione è buona per ridire il vangelo del Padre, la buona notizia: “Il Padre mio vi ama!”. Per capire il Padre, dobbiamo tenere lo sguardo fisso sul Figlio. Gesù è in persona il Figlio del Dio vivente. Non possiamo ridurlo a uomo straordinario, a grande riformatore sociale, a eroe senza macchia e senza paura, magari con qualche spanna in più rispetto alla media aritmetica ponderata tra Robin Hood e Masaniello: un Gesù senza Padre, una sorta di “orfano” di Dio, sarebbe irriconoscibile. Dunque - sembra dire Gesù - guardami, Filippo: eccolo il Padre. È qui accanto a te, e ti sfiora e ti parla. E tu lo puoi vedere, toccare in me, ne puoi sentire il battito del cuore, come lo ha sentito Giovanni, il discepolo amato, poco fa. E tu lo puoi abbracciare e baciare, come farà Giuda tra un paio d’ore, ai Getsemani. No, Filippo, non aspettarti una rivelazione grandiosa, come le antiche teofanie, tra fulmini e saette; ormai Dio non è più in mezzo a fuoco ardente, né a oscurità, tenebra e tempesta. Filippo, eccolo il Padre: ha la mia faccia, la mia voce; ha il mio respiro, il mio cuore. Dio non è un sole pallido da cercare tra sperdute regioni astrali; è qui, a portata di mano, ha il passo dell’uomo per camminare con ogni uomo. Non temere, Filippo: Dio “non vuole essere tanto Signore, quanto Padre. Cerca la fede non la morte. Ha sete della tua preghiera, non del tuo sangue. Viene placato non dalla morte, ma dall’amore” (s. Pietro Crisologo). Dio è Padre, è l’Abbà forte e tenero di Gesù di Nazaret, il nostro Babbo grande e vicino, a noi intimo più del nostro intimo. “Padre” non è un titolo tra i vari possibili, che le nostre povere parole incerte e balbettanti gli possano attribuire; è il suo nome proprio. Egli è solamente, interamente, perennemente Padre. È solamente Padre: un padre umano è lui stesso figlio di qualcuno, mentre Dio Padre è il Genitore-ingenerato; la domanda: “chi c'era prima di lui?”, è una sgrammaticatura teologica. Egli è interamente Padre; un padre umano è anche sposo, fratello, amico, e poi è un lavoratore o un pensionato, un artista o un artigiano, uno sportivo o un tifoso, ecc. Lui, no; padre è la sua qualifica essenziale, integrale, esclusiva. E permanente: un padre umano lo diventa a un certo punto della sua vita. Dio non diventa, ma è Padre; lo è da sempre e per sempre. Così è fatto Dio, ci dice Gesù; Dio è fatto d’amore. In Dio c’è il Padre, l’Origine di tutto senza essere originato da nulla. E il Figlio Gesù è la sua Immagine unica, fedele, perfetta. E poiché Dio è l’Amore, il Padre è l’Origine dell’Amore, di cui il Figlio è l’immagine, lo Spirito Santo è l’Amore dell’immagine e dell’Origine, l’infinito scambio di un dono infinito. Hai ragione, Filippo, in questo hai pienamente ragione: il Padre ci basta! Ma allora non resta che fidarsi e affidarsi a Lui. Se hai la sorte di sentirti amato dall’Amore, se hai la fortuna di credere di essere preceduto e atteso da un Padre che ha contato perfino i capelli del tuo capo, se hai ricevuto la grazia di avvertire che la tua esistenza e sorretta dalle sue mani sicure e di percepire che Egli, il creatore onnipotente delle sconfinate moltitudini dei mondi che popolano l’universo, pensa, ti segue e ha tracciato una strada appositamente per te, alloora come fai a non fidarti? Come puoi pensare che esista qualcosa di  giusto e di più utile per te dell’accettare e fare la sua volontà? Colui che sa far funzionare le stelle e le galassie, non sarà forse in grado di far andare bene anche la tua vita?  Questo atteggiamento di fiducia previa, incondizionata, è talmente centrale per il credente da costituire un punto discriminante con la mentalità laico-razionalista. L’uomo mosso dalla sola ragione opera una critica implacabile contro l’idea stessa di un piano di Dio. L’uomo si autorealizza senza Dio: questo è il dogma del razionalismo. O l’alienazione della fede o l’emancipazione della ragione: terzium non datur, affermava la modernità, ovviamente optando per la ragione. Ma oggi sono gli stessi laici a sfatare quel mito. In un grande quotidiano, un maestro della cultura laica affermava: “Ogni giorno che passa, il rapporto tra modernità e felicità diventa più ambiguo; troppo spesso ogni nesso tra le due sembra svanire e apparire inesistente” (E. Galli Della Loggia). È tremendamente vero: l’autorealizzazione dell’uomo, perseguita senza o contro Dio, non è semplicemente una ingenua illusione; è la sua autodistruzione. Già De Lubac nel più drammatico Natale del Novecento, quello del ‘45, scriveva: “Non è poi vero che l’uomo sia incapace di organizzare la terra contro Dio. Ma ciò che è vero è che, senza Dio, egli non può alla fin fine che organizzarla contro l’uomo”. Oggi gli uomini del nostro tempo chiedono ai credenti non solo di parlare di Dio, ma in un certo senso di farlo loro vedere. Ma mostrare il volto di un Padre affidabile è possibile solo a chi crede, cioè a chi ha il volto e il cuore di uno che si fida di - e si affida a - Cristo: “Amen amen, dico a voi; chi crede in me, farà le opere che io faccio e ne farà di più grandi” (v. 12). Le opere buone che compiremo saranno viste dagli uomini, i quali renderanno gloria non a noi, ma al Padre che è nei cieli (cfr. Mt 5, 16). E saranno opere più grandi di quelle che Gesù ha compiuto nella sua vita terrena: perché allora ha agito da solo, senza di noi; ora opera in noi e attraverso di noi. Certamente noi non sfameremo le folle, non guariremo i lebbrosi, non risusciteremo i morti, ma la vite che è Cristo, porterà molto più frutto attraverso noi, suoi tralci, che senza. Perché, se è vero che i tralci senza la linfa della vite non vivono, è anche vero che la vite senza i tralci non porta frutto. Rendere il Padre affidabile agli occhi di molti, al cuore di tutti: questa è la missione che la Chiesa ci ha consegnato.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Lun Mag 15, 2017 8:16 am

Lunrdi della V settimana di Pasqua


VANGELO (Gv 14,21-26)


Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». 
Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto".


Parola del Signore.


OMELIA


Alla verità fa capo l'umiltà. Questa è umile ma fondamentale virtù cristiana che spesso è disprezzata o mal compresa. L'umiltà mal compresa diventa distorsione e contorsione dello spirito: ipocrisia, affettazione, caricatura. La vera umiltà si trova nell'insegnamento e nella vita di Gesù. E poi nella vita di Maria e dei santi. Andando a questa scuola, cerchiamo di ricordare almeno le linee direttrici della virtù dell'umiltà. Il Figlio di Dio, il Verbo eterno, obbedendo al Padre si fa uomo. Vero uomo: nella condizione di schiavo, obbediente fino alla morte. Il motivo è l'amore, non può esservi umiltà se non si ama. La realizzazione dell'umiltà è il riconoscimento della volontà del Padre e il servizio dei fratelli. Su queste direttrici cammina l'umiltà del cuore di Cristo e deve camminare la nostra. (Padri Silvestrini)




MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Vangelo - Gv 14, 21-26

Dal capitolo 13 del vangelo di Giovanni siamo immersi nella seconda parte della sua opera. Alla rivelazione della gloria (doxa) di Dio attraverso i segni (semeia) l’evangelista ci introduce nella rivelazione della gloria nell’ora della morte e resurrezione. Dai segni all’ora. Morte e resurrezione: per Giovanni Dio manifesta la sua gloria già nell’innalzamento del Figlio sulla croce, di cui il serpente innalzato da Mosè nel deserto, e ricordato da Gesù con Nicodemo, è simbolo potente. Giovanni utilizza uno stile rotatorio, circolare, una spirale che si innalza verso l’alto. Utilizza pochissimi termini; per questo diventa importante ascoltare le assonanze, riconoscere la ricorrenza di certe parole perché costituiscono una trama silenziosa della complessa teologia giovannea. Nei versetti appena letti veniamo immersi completamente nella relazione trinitaria: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che è stato chiamato nei versetti precedenti «l’altro Consolatore», «lo Spirito di verità». È difficile parlare dello Spirito ma qui Gesù ci dice che lo Spirito insegna e ricorda: insegna ogni cosa e ricorda le parole di Gesù. Sono i due verbi che Gesù utilizza per dirci l’azione dello Spirito e sono al futuro, un tempo verbale aperto in cui l’azione non è conclusa: «perché rimanga con voi per sempre», aveva infatti detto qualche versetto precedente (14,16). È lo stesso Spirito che al versetto 1, 33 ha permesso a Giovanni presso il fiume Giordano di riconoscere colui che battezza in Spirito Santo. Esso dice chi è Gesù e lo dice a noi come Figlio. Insegna ogni cosa: interviene cioè sulla nostra capacità di intendere quello che accade. Gesù donandoci lo Spirito vuole che attraverso di esso noi continuiamo ad avere il suo stesso sguardo sulla realtà. Ricorda le parole: osservare le parole di Gesù, cioè la parola del Padre è segno dell’amore per lui. Lo Spirito ce le ricorda cosicché possiamo per sempre continuare ad osservarle e solo così la Trinità prenderà dimora, metterà la tenda, presso di noi e noi saremo pienamente figli.  

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Mag 15, 2017 9:32 am

Gesù dice che chi lo ama osserva la Sua Parola che non è sua ma del Padre che l'ha mandato sulla terra. E chi lo amerà, amerà anche il Padre ed entrambi gli saranno sempre vicino perchè ha creduto alla sua Parola e sarà amato dal Padre e dal Figlio.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Mag 15, 2017 2:52 pm

La Madonna è la strada più breve che porta a Gesù; Gesù è l'unico punto di incontro tra noi e il Padre, perchè come l'amore del Padre per noi passa attraverso Gesù, così è anche il nostro amore per il Padre..... seguire i suoi comandamenti non vuole dire che la Parola sia vissuta come un dover fare, come degli ordini o dei precetti: sarebbe troppo poco. Ascolto e osservanza richiedono uno sforzo interiore: siamo chiamati a fare nostra la Parola di Gesù per poterla osservare e mettere in pratica nella vita di tutti i giorni....sapeva bene che da creature tutto sarebbe stato difficile, ma per amore il Padre avrebbe mandato un consolatore...
.... il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto".
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Mar Mag 16, 2017 8:42 am

Martedi della V settimana di Pasqua


VANGELO (Gv 14,27-31a)


Vi do la mia pace.


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».
Parola del Signore.


OMELIA


La pace è il dono di Cristo redentore del mondo. Dopo la sua gloriosa risurrezione, egli ripetutamente, apparendo ai suoi, li saluta dicendo: «Pace a voi». Poi mostra loro le mani forate dai chiodi e il costato aperto dalla lancia. Vuole così ricordare loro e annunciare a tutti noi che quel dono è scaturito dalla sua passione, dalla sua morte e dalla sua gloriosa risurrezione. Vuole così tracciare il percorso sicuro e indicare il prezzo della pace vera, affermando che è dono di Dio, che non la si raggiunge se non attraverso la sofferenza e l'umiliazione, che sempre costa sangue, che sgorga dalla croce e infine che è dono di una illuminazione dello Spirito Santo. Non può quindi realizzarsi soltanto con le astuzie e gli artifici umani, non può essere frutto di momentanei accomodamenti o di instabili equilibri. È frutto di un amore, che giunge fino alla passione, fino alla croce di Cristo, che comporta sempre anche sofferenze e passioni per gli uomini. Comprendiamo così come e quanto sia difficile per gli uomini diventare costruttori e testimoni di pace se non affidano a Cristo il compito di realizzarla definitivamente. Ecco perché Gesù oggi ci ripete: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». La pace di Cristo è riconciliazione piena con Dio, è la ritrovata fraternità tra gli uomini, è il suo amore riversato nei nostri cuori, è la visione sapiente del valore dei beni terreni e la predilezione per quelli del cielo. Egli ci fa intravedere l'intima ed indissolubile connessione tra la sua passione, la sua morte, la sua risurrezione, la sua ascensione al cielo e la discesa dello Spirito Santo e il dono della pace. Gesù vuole dirci che tutta la sua opera è orientata alla definitiva costruzione della pace tra gli uomini, è un dono messianico. Purtroppo costatiamo, non senza rammarico, che ancora non siamo capaci di stabilirci nella pace, nell'ordine e nella concordia perché manca la nostra libera adesione al progetto che Dio ha già realizzato per noi. Il mondo si sta condannando ad una riprovevole solitudine da Dio e ne sta sperimentando tutte le più funeste conseguenze. È ancora attuale il lamento di un salmista che dice: «Parlano di pace al loro prossimo, ma hanno la malizia nel cuore». Dobbiamo rimuovere la malizia e lasciarci irrorare dalla grazia. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Vangelo - Gv 14, 27-31a

Nuovamente Gesù è preoccupato del turbamento dei discepoli. Ripete esattamente le parole dell’inizio del capitolo quattordicesimo. È in questo brano che si comprende con maggiore chiarezza il perché di questo lunghissimo discorso di Gesù, prima del precipitare degli eventi con la sua cattura (capitolo 18). Gesù ormai incamminato decisamente verso la sua ora è preoccupato non tanto di spiegare ai discepoli quello che accadrà, ma di aiutarli a credere. Intuiamo qui con queste parole il senso e il significato della fede: non è semplicemente questione di capire, di ragione, ma è questione di credere, di legarsi cioè a qualcuno che si rivela. La fede è dono e assenso, di qualcuno a qualcuno. Rivelazione e libera accettazione di quella rivelazione. Parte da Dio che si manifesta per legarsi all’uomo, il quale con la sua intelligenza decide di starci. Credere comporta il lasciarsi coinvolgere dalla vita. È così che Gesù dà la pace. Della pace se ne parla nei vangeli a volte in maniera contrastante, in modi che a volte scandalizzano, basti pensare a Lc 12, 51. Nel brano di Giovanni invece l’evangelista ci dice che Gesù dà la pace. Non si sofferma nello spiegare in che cosa consiste questa pace particolare che viene da Gesù, piuttosto articola il “come”: «non come il mondo». Gesù dà la pace aiutandoci a credere. Aiutandoci, con le sue parole, a scorgere la grandezza e la bellezza del Padre. Questa è la pace come la dà solo Gesù. La pienezza della rivelazione, quella pienezza che è costretta, pur di manifestarsi, a cedere al principe del mondo pur potendolo dominare, è il “come” della pace.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Mag 16, 2017 12:40 pm

Dio Padre agisce attraverso il Figlio, e tutto ciò che il Figlio fa lo fa perchè è il Padre che è in Lui guida il suo operato. Gesù tra poco dovrà affrontare il principe di questo mondo cioè il diavolo, che dice che contro di Lui non può fare niente perchè il Figlio dovrà affrontare la Sua Passione per rivelare il Suo Divino Amore e quello di Dio Padre.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mar Mag 16, 2017 4:22 pm

Ogni domenica, alla S. Messa ci scambiamo un segno di pace, è l'inizio che ci deve accompagnare tutta la settimana...ma è così?
Gesù ha detto: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
La pace di cui parla Gesù è la Pace che scaturisce dalla fede in Lui. Mentre il mondo cerca compromessi  certi di una pace per il bene di molti, ma è solo una pace fittizia perchè lontana da lui. Lui che ha vinto la morte, infatti, fa la pace e la dona, sciogliendo le catene degli sconfitti ridotti in schiavitù. Se oggi siamo senza pace dobbiamo chiederci perché; le situazioni o le persone si sono allontanate da Dio, forti del proprio io, stiamo cercando la nostra volontà e non quella del Padre, perché solo in essa vi è la vera pace.



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Mercoledi della V settimana di Pasqua

Messaggio  Andrea il Mer Mag 17, 2017 8:28 am

Mercoledi della V settimana di Pasqua


VANGELO (Gv 15,1 - Cool


Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto.


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.


OMELIA


Già nelle antiche profezie, il Messia veniva preannunciato come un germoglio nuovo e un virgulto fecondo, turgido di vita. La sua venuta, la sua storia, tutto ciò che egli ha detto e fatto ci hanno confermato quell'immagine e quella promessa. Oggi egli si autodefinisce vera vite in cui opera il provvido e sapiente vignaiolo, che è il Padre celeste. Egli toglie i tralci secchi, ormai buoni solo come legna da ardere, e pota quelli fecondi affinché portino più frutto. È evidente che la forza e la vitalità dei tralci sono indissolubilmente legate alla vicinanza o distanza dalla vite, da cui traggono l'alimento per produrre frutti buoni e abbondanti. Gesù vuole dirci l'importanza di restare intimamente uniti a lui, di formare un tutt'uno con la sua persona. Non abbiamo alcun dubbio che la vite è lo stesso Cristo e noi i suoi tralci. Non possiamo perciò avere una vita autonoma e staccata dalla vite, pena l'infecondità, la morte e il fuoco. I legami con cui possiamo e dobbiamo continuamente legarci a lui, sono l'ascolto della sua parola, la conformità della nostra vita alla sua, il vivere costantemente l'intimità della comunione con lui. Dobbiamo avere il coraggio e la fiducia di lasciarci potare, di far rimuovere dalla nostra vita tutte le inutili pesantezze, tutti i motivi che ci distolgono dal Signore e ci tengono lontano da lui. Per questo l'autore della lettera agli ebrei afferma: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore». Così, il buon Dio con quella spada, con la spada tagliente della sua parola, ci pota, con la forza della sua verità sfronda i nostri errori, con il suo amore cancella i nostri peccati, con la sua grazia ci santifica. Questa è la linfa che, incessante, sgorga dalla vite, questo è il seme buono che dalla nostra arida terra sa trarre i succulenti grappoli, che spremuti al torchio della vita, vanno sugli altari per diventare sangue di Cristo. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Vangelo - Gv 15, 1-8

L’immagine della vite siamo abituati ad ascoltarla nei racconti parabolici dei vangeli sinottici. In questi racconti Gesù la utilizza come parabola del Regno dei cieli. Il rischio sarebbe di applicare lo stesso procedimento adottato nei confronti delle parabole sinottiche a queste parole di Gesù nel vangelo di  Giovanni. È un rischio, e non è un rischio da poco. Giovanni, a differenza di Matteo, Marco e Luca non solo non utilizza il termine parabole, ma non utilizza neppure questa figura retorica, preferisce piuttosto la similitudine. In particolare poi a partire dalla sezione dell’ora (dal capitolo 13) Gesù, nel vangelo di Giovanni, non utilizzerà più nemmeno le similitudini perché preferisce parlare un linguaggio aperto (Gv 16, 25). La parabola è un racconto che va preso nel suo insieme, il significato non viene dalla decodificazione dei singoli elementi presenti. Essa è l’effetto finale, il giudizio che viene espresso su di una realtà e che come un balzo viene applicato ad una realtà altra, diversa da quella raccontata. Nel racconto parabolico della vigna di Mt 20, 1-8 va compresa la logica e trasferita al Regno dei cieli. Usando una immagine matematica: la parabola è come una proporzione. Troppe volte invece noi tendiamo ad allegorizzare le parabole, ad attribuire ad ogni elemento un significato. Ascoltare Gesù che in Giovanni ci parla della vigna ci può portare per abitudine ad attivare lo stesso meccanismo o allegorizzante o giustamente parabolico utilizzato con i sinottici. La differenza è sostanziale. Gesù qui non ci rivela il Regno dei cieli, non c’è nessuna logica da comprendere e trasportare altrove. Qui Gesù sta rivelando se stesso e il particolare rapporto   con il Padre. Non solo. Sta rivelando anche il particolare rapporto che il Figlio e il Padre hanno con i discepoli. E nell’ora della rivelazione piena della gloria del Padre nella morte e resurrezione del Figlio, rivela che Egli è glorificato nella sequela dei discepoli e nel loro portare frutto, nel rendere la vigna rigogliosa.


Ultima modifica di Andrea il Gio Mag 18, 2017 9:18 am, modificato 5 volte

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Mag 17, 2017 8:51 am

Gesù è la vera vite e chi crede in Lui è il tralcio che porta frutto, mentre chi non porta frutto in Lui Dio Padre che è l'agricoltore lo taglia e lo brucia, perchè chi porta frutto glorifica il Padre attraverso il Figlio perchè crede in Lui e di conseguenza anche in Dio.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mer Mag 17, 2017 4:39 pm

Gesù è la nostra meta, la nostra vita, separati da lui siamo dei tralci secchi. L'allegoria della vite e dei tralci ci porta a vedere in quale misura facciamo fruttificare la nostra fede. Spesso le vicende della vita ci portano lontano da Gesù, ma se ci soffermassimo a pensare che esse vengano da Dio, il quale opererebbe come un vignaiolo che pota i rami della vite, (immagine molto efficace) essa vuol dire che, sebbene le vicissitudini della vita possano avere tante cause, il credente sa trovare in esse l'effetto di una volontà divina che fa convergere al bene tutte le prove a cui l'uomo va incontro a motivo dei limiti propri della sua natura di creatura...
<<Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli >>.
Il discepolo glorifica il Padre in misura ai frutti che produce.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Gio Mag 18, 2017 9:00 am

Giovedi della V settimana di Pasqua


VANGELO (Gv 15,9-11)


Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
Parola del Signore.


OMELIA


Amare e sentirsi amati è una della aspirazioni più profondi, importanti ed urgenti nella vita di ogni essere umano e ciò sia nelle nostre mutue relazioni, sia soprattutto nei confronti del Signore. Il contrario è sempre motivo di un profondo ed insanabile malessere, che spesso degenera in depressione, solitudine e abbandono. L'amore che Cristo ci ha donato è il massimo che si potesse desiderare e sperare e ciò per due fondamentali ragioni: egli, come figlio di Dio, identificandosi con lui nella stessa natura, è la fonte inesauribile dell'amore; inoltre la sua testimonianza, offertaci con l'incarnazione e con la sua passione morte, non poteva essere più grande e più evidente. Egli stesso ci offre la misura dell'amore quando afferma solennemente: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Egli ha dato la vita prima umiliandosi nella carne e poi soffrendo volontariamente l'immolazione sul patibolo della croce. Così egli ci ha immersi nuovamente nel cuore stesso di Dio, pagando con la sua vita il prezzo del nostro riscatto. Comprendiamo allora l'accorato appello che oggi Egli rivolge a tutti noi: «Rimanete nel mio amore», comprendiamo anche l'immensità e la perfezione di quell'amore: «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi». Questo incalcolabile dono è la condizione indispensabile per vivere in comunione con Lui, ma è anche la forza interiore che ci consente di osservare i suoi comandamenti, non più per paura o timore, ma solo perché convinti che quanto egli ci propone è la cosa migliore per noi. Come l'amore che ci viene donato è della stessa natura e della stessa intensità con cui Padre e Figlio vivono l'intimità divina, così anche la nostra obbedienza a Cristo deve avere le stesse caratteristiche di quella praticata da Gesù nei confronti del Padre suo. Dalla consapevolezza di essere amati e dalla certezza di essere noi capaci di amare sgorga la vera gioia nel cuore dell'uomo: «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Quanto rammarico nel costatare invece le nostre angosce, le nostre infelicità, i nostri persistenti e interiori tormenti! Abbiamo dissertato l'amore e abbiamo spento la gioia. (Padri Silvestrini)




 MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Vangelo - Gv 15, 9-11

Ci sono alcune parole che ricorrono con insistenza in questo lungo discorso di Gesù e una di queste è «rimanete». Gesù è preoccupato della capacità di resistenza dei discepoli. Nell’ora più difficile per Gesù anche per i discepoli sarà difficile rimanere, restare fedeli, continuare la sequela quando chi si segue muore in croce. Come si fa a rimanere? A questa domanda sembrano rispondere i versetti appena letti. Il punto nodale sembra stare per Giovanni nel «come-così»: «come il Padre ha amato me cosi anch’io ho amato voi» (v. 9), accanto a «come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» del capitolo 14, 34. Noi possiamo amare come lui perché lui ha amato come noi. Possiamo essere come Cristo perché siamo fatti uguali a lui, siamo amati come lui. Possiamo osservare i suoi comandamenti perché anche lui ha osservato i comandamenti del Padre. È in questa relazione tra il come-così che si intreccia la fune che ci permette di resistere. Qui sta la gioia. Ed è piena perché è la stessa del Signore. Non viene da qualche accadimento esteriore ma dal dono della stessa gioia di Gesù. È nella certezza che si può rimanere, anche quando sembra di non poter sopportare il peso della fatica e del dolore.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Mag 18, 2017 12:46 pm

Gesù dice ai suoi amati Apostoli quanto li ama e di rimanere nel Suo Divino Amore, perchè quando la Redenzione sarà avvenuta, dopo la Sua Passione, la Sua gioia sarà pari alla loro.
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MEDITAZIONE DI OGGI Venerdì - 5.a di Pasqua Vangelo - Gv 15, 12-17 L’osservanza dei comandamenti da parte dei discepoli, possibile perché Gesù stesso ha osservato quelli del Padre, genera la pienezza della gioia del Signore e quindi la pienezza della

Messaggio  Andrea il Ven Mag 19, 2017 9:29 am

Venerdi della V settimana di Pasqua


VANGELO (Gv 15,12-17)


Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Parola del Signore.


OMELIA


Amare significa voler bene. Gesù ci ha tanto voluto bene che ha dato la sua vita per noi e ha dato la sua vita a noi; questo è veramente l'amore più grande. Quando l'amore è vicendevole c'è anche l'amicizia. Gesù ci dice: "Voi siete miei amici", e quindi ci impegna a rispondere al suo amore. Assolveremo a tale impegno quando cercheremo di conoscere e di fare la sua volontà. Se ci sforzeremo di fare questo, noi non saremo né servitori di Cristo, né semplici suoi discepoli, ma suoi amici, per i quali Gesù ha dato la vita ed ai quali comunica tutto ciò che ha udito dal Padre. E tali siamo diventati perché Gesù ci ha scelti..., ci ha comunicato il suo amore e la sua verità..., e ci ha inviati perché portiamo frutto..., ed esso sia duraturo..., e noi meritiamo di essere sempre arricchiti dei doni che chiederemo, nel suo nome, al Padre. (Padri Silvestrini)




MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Vangelo - Gv 15, 12-17

L’osservanza dei comandamenti da parte dei discepoli, possibile perché Gesù stesso ha osservato quelli del Padre, genera la pienezza della gioia del Signore e quindi la pienezza della gioia in ognuno di noi. Nei versetti appena letti Gesù ricorda qual è il comandamento che occorre osservare «che vi amiate gli uni gli altri. Nessuno ha un amore più grande di questo dare la vita per i propri amici». Potrebbe sembrare che Gesù parli qui un linguaggio iperbolico: dare la vita cioè darsi tanto da fare per i propri amici. Chi sarebbe veramente disposto a morire per i propri amici? Gesù, fra un paio di capitoli verrà arrestato, giudicato, condannato e crocifisso per i propri amici, cioè per coloro che lo seguono da tempo, per le persone che ha amato perché gli sono state date dal Padre. Ma questo “per” può essere inteso anche come un complemento di causa: a causa dei propri amici. Non bisogna dimenticare che  in Giovanni la trama contro Gesù inizia ad essere intessuta dopo la resurrezione di Lazzaro, dopo che Gesù ha salvato dalla morte il suo amico. Ecco perché è lui il primo a morire per i propri amici. Non solo c’è chi l’ha fatto, ma lo stile di Gesù nel morire diventa un modello. Gesù spiega anche qui il senso profondo del gesto che di li a poco dovrà subire: la sua morte va compresa come il segno più profondo e stupendo dell’amore per l’uomo. È questo il punto centrale che viene nuovamente sottolineato in questi versetti, che in puro tratto giovanneo tornano come spirali ascendenti su passaggi che ci sembrano già uditi, ma in realtà cercano di innalzarci. Il punto è Gesù modello della sequela. Siamo amici, siamo figli. Gli assomigliamo, possiamo assomigliargli sempre più, possiamo seguire il suo modello, metterci nella stessa scia. Per chi segue, l’oggetto dello sguardo non è l’orizzonte vuoto ma la persona che ci sta davanti. Se per Giovanni la gloria di Dio si manifesta già a partire dall’innalzamento sulla croce, allora anche la sequela appassionata di uomini e donne che donano la propria vita, disposti a morire per i propri amici diventa manifestazione della gloria di Dio, anche noi possiamo diventare segno splendente della sua bellezza.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Mag 19, 2017 3:11 pm

Gesù dà ai suoi amati Apostoli il comandamento dell'amore: di amarsi gli uni gli altri così come anche loro gli ha amati e che non c'è amore più grande che dare la vita per le persone a cui si tiene di più. Loro sono i suoi amici non i suoi servi perchè tutto ciò che Gesù ha detto per opera di Dio Padre, Lui l'ha fatta conoscere a loro. Inoltre Gesù dice che Lui gli ha scelti perchè portino frutto di ciò che ha detto e che quando verrà il tempo la loro opera rimanga per sempre in nome dell'Amore Divino.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Mag 20, 2017 8:49 am

Sabato della V settimana di Pasqua


VANGELO (Gv 15,18-21)


Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: "Un servo non è più grande del suo padrone". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».
Parola del Signore



OMELIA


Lo stesso Gesù si fa garante del futuro della sua chiesa nascente. Inviando i suoi ad andare in tutto il mondo per annunciare l'avvento del suo regno, ha predetto loro odi, rifiuti e persecuzioni, ma tutto ciò, quasi per assurdo, viene annoverato tra le beatitudini: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia». Egli vuole così dirci che insulti e persecuzioni non potranno inficiare la pace della sua chiesa, anzi proprio da quegli eventi, sgorgherà la migliore fecondità. Neanche la gioia potrà essere compromessa come testimonieranno, prima gli apostoli, e poi la schiera dei testimoni di Cristo nel corso della storia fino ai nostri giorni. Già San Paolo affermava: «Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa!». Non c'è quindi contraddizione tra la pace, la gioia e la fiducia cristiana e le inevitabili persecuzioni, anzi in Cristo, crocifisso e risorto, abbiamo scoperto che queste sono la via della vita, la certezza della risurrezione. Alla sofferenza che uccide Egli ha sostituito quella che salva. Per questo predice ai suoi seguaci: «Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi». Tra i grandi doni della fede cristiana dobbiamo annoverare sicuramente quello che ci consente di valorizzare agli occhi di Dio anche gli eventi più negativi della nostra esistenza. L'esempio dei martiri ci illumini. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE quotidiana

Vangelo - Gv 15, 18-21

Continua in questi versetti a farsi sentire quel dualismo tipico di Giovanni: mondo/non-del-mondo. Un dualismo a cui questo vangelo ci ha abituato e che si ritrova per la prima volta nel prologo: «la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» o meglio «l’hanno sopraffatta». È la medesima dinamica di accoglienza/rifiuto, di persecuzione/osservanza che si ritrova in questi versetti. Gesù vuole preparare i suoi a un insuccesso strutturale. Pur essendo stati scelti, amati e presi dal mondo ora non vi appartengono più: «voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato» (Gv 15, 3). C’è una lontananza che non è colmabile, che è legata alla persona di Gesù, che non dipenderà dalla bravura dei discepoli. La persecuzione, l’incomprensione, la fatica sono tutte dimensioni tipiche che si vivono quando si prova a stare seriamente nella realtà. Le parole di Gesù però ci chiedono un supplemento di riflessione, ci chiedono di comprendere con schiettezza le ragioni dei rifiuti che riceviamo. Essere rinnegati, sopraffatti per causa sua è una cosa, esserlo per cattivo carattere, per mancanza di attenzione, per  eccesso di zelo, un’altra. È bello poter leggere tutto d’uno fiato questo ultimo discorso di Gesù che si snoda lungo tanti capitoli. Leggerlo tutto d’un fiato, avendo poi il tempo di soffermarsi sui particolari certo, ma uno sguardo d’insieme permette di ascoltare la cura e l’amore di Gesù per i suoi discepoli, le preoccupazioni che nutre per la loro fatica a credere. È una lunghissima dichiarazione d’amore all’uomo che ci fa sentire desiderati, amati e insieme responsabili di un amore che si deve allargare.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Mag 20, 2017 4:40 pm

Gesù parla ancora ai suoi Apostoli dicendo che Lui li ha scelti dal mondo, e non sono più del mondo ma Suoi, e che tutto ciò che soffrirà Lui con la Sua Passione loro ne soffriranno allo stesso modo, a causa del Suo Nome e della Sua Dottrina d'amore. Ma Gesù dice che non sarà sempre così perchè come hanno ascoltato la Sua Parola osserveranno anche la loro perchè il Vangelo dell'Amore Divino è per tutti gli uomini che crederanno in Lui e in loro.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Lun Mag 22, 2017 8:27 am

Lunedi della VI settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 15,26- 16,4a)


Lo Spirito della verità darà testimonianza di me.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l'ho detto».


Parola del Signore



OMELIA


Gesù parla sempre in modo franco ai suoi discepoli. Riconosce loro che sono stati sempre con Lui, con il Maestro. Non è fonte di privilegio per chi lo ha sempre seguito. Gesù è chiaro ed esplicito; i suoi discepoli dovranno subire prove e persecuzioni. Non nasconde loro le future difficoltà. Non vuole creare false illusioni. È un realismo che non è crudo ma che nasce dall'amore. È un dono di generosità che continua a tributare per i suoi discepoli e per noi stessi. Ogni volta che preannuncia delle difficoltà, Gesù indica sempre una strada; un percorso che permette di superare questi ostacoli. Lo stesso amore che ci dona è posto poi a fondamento di questo cammino. Egli preannuncia questi momenti perché siano affrontati e superati con generosità. Il momento di comunione intima di Gesù che il vangelo di oggi propone ha proprio questo intento. È un grande messaggio che ispira fiducia. La base è sempre e solo l'amore; l'amore del Padre verso il Figlio, l'amore di Gesù verso di noi e il nostro amore verso Dio e gli altri. È come se fosse un circuito elettrico dove è necessaria la presenza di tutti questi elementi. La promessa dello Spirito Santo garantisce la presenza di un Dio-Amore che infonde coraggio e fiducia. La chiesa garantisce questa presenza. A noi renderla credibile con generosità ed altruismo. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Vangelo - Gv 15, 26-16,4a

Quando il mondo farà carte false per dimostrare che Gesù è un imbroglione e un bestemmiatore che tradisce la purezza della Legge e la vera religione, Gesù darà ai suoi la convinzione di essere nella verità. Nel momento doloroso del distacco, Gesù è preoccupato di dare ai discepoli la certezza che non li lascia soli, che non li abbandona: non ha appena detto che sono suoi amici? Ma nel turbine di violenza, di menzogne, di persecuzioni che si abbatteranno su di loro, come potranno non scandalizzarsi? Come è possibile che la prova non faccia loro da inciampo - questo è il senso della parola ‘scandalo’ - nel loro rapporto con lui? Come potrà non spezzare la loro fedeltà? Gesù promette lo Spirito che darà loro la possibilità di capire tutto dal punto di vista di Dio; li aiuterà a capire più in profondità il mistero della sua Persona e suggerirà loro la convinzione che la croce, follia secondo il mondo, è la vera vittoria sul  mondo, sulla morte, sul dolore. Lo Spirito di verità renderà testimonianza a Gesù nel cuore dei discepoli, e loro parleranno di lui davanti al mondo nonostante tutto, nonostante la morte stessa. Bisogna stare in ascolto dello Spirito che parla dentro di noi, in ascolto di ciò che lui sussurra nella nostra coscienza, per resistere alla parola chiassosa con cui il mondo vorrà  convincere i discepoli che Gesù è un traditore e che la sua parola su Dio, sulla vita, sull’amore, sulle relazioni tra le persone... è un inganno. Ma lo Spirito è una forza dolce e sosterrà la testimonianza dei discepoli. È vero che quella dello Spirito è una voce discreta e sommessa, ma proprio per questo può consolarci e darci forza. La sua discrezione è prova del suo essere voce di amore, voce per la libertà.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Mag 22, 2017 1:01 pm

Essere discepoli di Gesù non è facile anzi sarà molto difficile per i suoi amati Apostoli che subiranno ogni tipo di maltrattamento a causa del Suo Nome credendo di fare la volontà di Dio. Però Gesù li rassicura sul fatto che lo Spirito Santo, che Lui manderà per loro, darà loro la forza di superare ogni tipo di tribolazione e martirio.
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Martedi della VI settimana di Pasqua

Messaggio  Andrea il Mar Mag 23, 2017 8:14 am

Martedi della VI settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 16,5-11)


Se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: "Dove vai?". Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato".
Parola del Signore.


OMELIA


"Ci sono molti modi di essere presenti. Se due alberi si trovano l'uno vicino all'altro, sono presenti l'uno all'altro, ma in un senso del tutto esteriore ed imperfetto. Non sanno nulla l'uno dell'altro, non si preoccupano l'uno dell'altro e, nonostante la loro vicinanza, rimangono estranei l'uno all'altro.
La presenza nel vero senso della parola comincia solo nel momento in cui due esseri si conoscono spiritualmente e si mettono l'uno di fronte all'altro consapevolmente. Ciò permette loro di avere interiormente una sorta di immagine l'uno dell'altro, per cui l'altro ha, per così dire, una seconda esistenza in colui con il quale è in rapporto. E se una presenza di questo genere è mantenuta nella maggior parte delle persone che si incontrano, essa può diventare una realtà potente in chi ci conosce e ci ama. L'immagine dell'altro che ognuno porta in sé è, per così dire, carica di realtà. Anche la solitudine può essere piena della presenza dell'altro".
Gesù risponde alla tristezza dei discepoli, provocata dal suo annuncio che presto se ne sarebbe andato, con la promessa dello Spirito: "È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore". Mandando loro il suo Spirito, Gesù sarà presente in loro. Ma la sua presenza non sarà puramente esteriore. Con la discesa dello Spirito, la sua assenza si trasformerà in una forma di presenza più profonda, più reale.
Questa nuova forma della presenza di Gesù nei suoi, tramite lo Spirito, porterà a compimento la sua vittoria definitiva sul mondo.
Nel corso della sua vita terrena, Gesù era stato respinto dagli Ebrei e stava per essere condannato a morte. Lo Spirito rivisiterà questo avvenimento, provando ai discepoli che il peccato è dalla parte del mondo, perché non ha creduto in lui, che la giustizia è dalla parte di Gesù, poiché la sua vita non termina nel sepolcro, ma ritorna al Padre, e che è il principe del mondo ad essere condannato. Testimoniando questa vittoria, lo Spirito Paraclito diventa un antidoto alla tristezza che attanaglia i cuori dei discepoli nel momento in cui Gesù se ne sta andando e, nello stesso tempo, alla persecuzione che si scatenerà contro di loro.




MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Vangelo - Gv 16, 5-11

Gesù ha detto in modo chiaro ai suoi discepoli che lui se ne sta andando; e la tristezza ha riempito il loro cuore. È una reazione che tutti conosciamo: quando siamo legati ad una persona; quando abbiamo immaginato che la nostra vita passa per la sua e il nostro futuro è legato al suo, siamo delusi e angosciati all’idea che ci abbandoni, interrompendo una storia su cui avevamo costruito un sogno. Restiamo senza parole, chiusi nella nostra solitudine in cui si mescolano senso di abbandono, paura e incertezza, delusione e risentimento. Gesù si fa carico dello stato d’animo dei suoi e dice loro: “è per il vostro bene! Cosi resto dentro di voi attraverso il Consolatore. Finché sono con voi, la mia vicinanza è legata al tempo e allo spazio. Ma quando il mio Spirito verrà, abiterà nel vostro cuore e io sarò con voi sempre e ovunque: nel vostro lavoro, nella vostra famiglia, davanti ai tribunali e davanti a quelli che vi applaudiranno... così vi faccio diventare adulti”. È La maturità, nella vita come nella fede, ha bisogno di distacchi, di  responsabilità assunte in proprio, di capacità di dare le proprie ragioni. Così, ciò che abbiamo ricevuto diventa nostro; chi ci ha amato e aperto gli occhi è dentro di noi ed è vivo per sempre. Qualcosa di simile accade quando Gesù invia lo Spirito. Egli permetterà di capire del mistero di Gesù ciò che si può conoscere solo dall’interno, dal cuore e che è incomprensibile fino a quando lo si guarda solo con occhi di carne. Con la luce dello Spirito, i discepoli potranno vedere il vero volto del mondo e contestarne il peccato radicale, che è nel non aver riconosciuto Gesù come Figlio di Dio. Potranno riconoscere che Gesù è il Giusto che si immerge nella volontà del Padre, che non lo abbandona: con la sapienza dello Spirito potranno capire e accogliere senza scandalo la croce e la persecuzione. Infine, la forza dello Spirito sosterrà i discepoli nel proclamare che il “principe di questo mondo”, il Male, è stato sconfitto per sempre. Questa è la speranza di cui lo Spirito li rende testimoni nel mondo.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Mag 23, 2017 8:54 am

Gesù va incontro alla Sua Passione per affrontare il principe di questo mondo cioè il diavolo che a causa di ciò è condannato, perchè l'Amore Divino prevalga. Gesù dice ai suoi Apostoli che sta per andarsene e anche se la cosa li rende tristi hanno una ragione per cui gioire: il Paràclito che Lui manderà per dare loro forza e consolazione per la missione che li attenderà.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

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