Vangelo di Gesù - Anno A

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mar Mag 23, 2017 4:46 pm

La vita di Gesù sulla terra sta per concludersi...gli apostoli non capiscono quello che Gesù vuol dire, ma Lui conosce bene la loro debolezza e per quell'amore che ha verso le sue creature le consola invitandoli ad avere fiducia in Lui, perché quando non lo potranno più vedere avranno il conforto del suo Spirito che li guiderà nella missione che dovranno affrontare sulla terra....sarà il Consolatore che guida la Chiesa in questi 2000anni. Lui non ci abbandona, ma noi ci siamo dimenticati di Lui, rendendo la nostra vita molto più difficile.
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Mercoledi della VI settimana di Pasqua

Messaggio  Andrea il Mer Mag 24, 2017 8:14 am

Mercoledi della VI settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 16,12-15)


Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità.


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Parola del Signore.


OMELIA


Le «cose» di Dio non possono essere comprese se non con la luce stessa di Dio. Questa verità gli apostoli l'hanno sperimentata dopo la discesa dello Spirito Santo, e noi con loro, la sperimentiamo quotidianamente. Lo stesso Gesù li avverte: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso». Ponderare, valutare, comprendere appieno, essere capaci di assimilare ciò che Cristo fa e dice, tutto ciò che ci viene rivelato, non è alla portata delle possibilità umane; non basta la buona volontà e una intelligenza perspicace. Non è sufficiente neanche essere stati testimoni oculari di prodigi di Cristo e neanche l'averlo visto risorto e vivo, con gli occhi della carne. Ecco allora la grande promessa: «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà». La «verità tutta intera», di cui parla Cristo, è la pienezza della rivelazione, è la comprensione piena della sua divinità e umanità, della sua missione universale di salvezza, è lo Spirito Santo amore, che viene a rinnovare la faccia della terra, è la forza e la luce interiore che pervaderà prima gli apostoli e poi tutti i suoi seguaci. «Prenderà del mio e ve l'annunzierà», ci ripete il Signore. Li renderà capaci di affrontare ogni avversità per essere impavidi araldi del Vangelo e testimoni coraggiosi, pronti a dare la vita per conservare integra la propria fedeltà al Signore. Sperimenteranno finalmente cosa significhi e cosa comporti l'appartenenza a Cristo, l'essere stati con lui fin dal principio. La paternità di Dio, riconosciuta e già manifestata dal Figlio suo, ci riaprirà all'amore e ci renderà capaci di fraternità. Dopo secoli di tenebra brillerà una Luce nuova sul mondo. Gli uomini, prima brancolanti nel buio, e privi di certezze, come accadeva agli apostoli, ora nella luce dello Spirito, ritrovano la vita, ritrovano la verità e la via, ritrovano la libertà dei figli di Dio. Alla chiesa nascente viene affidato il compito di irrorare di luce l'umanità intera, di testimoniare amore sempre e a chiunque, ma non con le forze umane, ma in virtù di quel dono infinito. Le persecuzioni, le violenze di ogni genere, saranno inevitabili da parte di coloro che non credono, che non hanno conosciuto Cristo e non conoscono il Padre, ma non potranno intimorirla perché lo Spirito Consolatore è infinitamente più potente della forza dei persecutori. (Padri Silvestrini)




MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Vangelo - Gv 16, 12-15

Questo testo del vangelo di Giovanni, come tutto il discorso dell’addio di Gesù prima della sua Passione, non è facile: esso affronta infatti il mistero della vita dopo la risurrezione di Gesù, nella prospettiva di essa. Lo fa con un linguaggio reso complesso sia dal riferimento alla cultura e alle correnti religiose del tempo sia dalla sensibilità teologica dell’evangelista. Non è dunque inutile lo sforzo di capire meglio. In questo breve testo Giovanni parla per la quinta volta della promessa che Gesù fa dello Spirito. Il versetto 13, che è il cuore della promessa, parla di “Spirito di verità”: per questo la sua funzione è quella di svelare, rivelare, manifestare. Che cosa deve essere svelato? Il senso delle cose e degli eventi, dal punto di vista di Dio. La verità che lo Spirito ci renderà accessibile non è semplice svelamento di una realtà ora nascosta, ma la possibilità di partecipare alla Verità di Dio. Una verità conosciuta per partecipazione, perché essa è dentro di noi attraverso lo Spirito che è interiore, misterioso e profondo. “ Vi guiderà alla verità tutta intera”. Qui ci conduce lo Spirito: alla possibilità di vedere le cose con gli occhi di Dio: il passato, illuminato dal fine verso cui è incamminato il mondo; il futuro, aperto sul compimento della storia, quando sarà chiaro che l’amore, apparentemente sconfitto sulla croce, è la vera vittoria della storia e dà un senso nuovo alla vita di tutti. La verità verso cui lo Spirito guiderà i suoi è dunque la fede in Gesù: non un’adesione intellettuale ad una verità astratta, ma adesione personale a Gesù, superando nell’amore lo scandalo che la sua croce susciterà nella coscienza di tanti. Il mondo, visto con occhi puramente umani, sembra destinato al disastro, il mondo nuovo in cui i discepoli hanno creduto sembra destinato alla sconfitta. Senza lo Spirito, questo è ciò che vediamo; ma questa non è la verità del mondo. Senza lo Spirito, noi non siamo in grado di portare il peso del mistero: “per il momento non siete capaci di portare il peso” di queste cose, perché si può essere schiacciati più dal peso del mistero che dall’oscurità che prende il cuore quando ci si interroga di fronte alla vita e al rapporto che Dio ha con essa e con ciascuno di noi. Per questo Gesù ci fa dono dello sguardo di Dio dentro di noi.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Mag 24, 2017 8:33 am

Gesù sarà glorificato attraverso i suoi amati Apostoli che quando verrà loro lo Spirito di Verità, dirà loro ciò che dovranno dire e ciò che dovranno fare, perchè lo Spirito viene dal Padre e Gesù che è Figlio del Padre è lo Spirito stesso.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mer Mag 24, 2017 4:13 pm

La missione di Gesù è al termine, tra breve ritornerà al Padre, ma tante sone le cose che deve dire ai sui apostoli, capiranno quello che vorrà dire? Non è facile spiegare il mistero che porta Gesù a dichiararsi Figlio di Dio non è facile per noi essere umani capire Gesù quando dichiara che il Padre è in Lui è Lui è nel Padre...ma tutto sarà chiaro quando riceveranno lo Spirito e la Verità illuminerà i loro cuori e le cose che annunceranno saranno dettate dallo Spirito che il Padre invierà affinché proseguino la missione di Gesù.
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Giovedi della VI settimana di Pasqua

Messaggio  Andrea il Gio Mag 25, 2017 8:47 am

Giovedi della VI settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 16,16-20)


Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos'è questo che ci dice: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete", e: "Io me ne vado al Padre"?». Dicevano perciò: «Che cos'è questo "un poco", di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete"? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».


Parola del Signore.


OMELIA


Quanto ci occupa, ci preoccupa e talvolta ci spaventa, il tempo! Ha un ritmo inarrestabile che ci conduce alla fine; crea così distacchi dolorosi ed inevitabili perdite. È in vista di ciò che ne percepiamo meglio il valore, ma sappiamo che spesso ci sfugge, ci ingoia e ci affligge. Nella visione di Dio «Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte». È evidente che presso Dio il calcolo del tempo viene valutato con parametri diversi dai nostri. Per questo gli apostoli non comprendono le parole di Gesù quando dice loro: «Ancora un poco e non mi vedrete; un pò ancora e mi vedrete». «Che cos'è mai questo «un poco» di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». È una cronologia davvero difficile da comprendere, anche perché non è solo tempo quello di cui parla Gesù, ma piuttosto di eventi nuovi, di situazioni nuove che consentiranno di vederlo. Quel «poco» riguarda la fede dei discepoli e la luce dello Spirito Santo, le due lampade che splenderanno nei loro cuori e consentiranno di vederlo realmente. Solo allora la tristezza si cambierà in gioia. Tutti noi siamo nell'attesa di vedere. Il velo che ci offusca è ancora determinato dalla pochezza della nostra fede nel risorto e dalla non piena accoglienza dello Spirito. Per questo il «poco» che abbiamo ancora da vivere e il «poco» che ci separa dalla mèta è spesso cosparso di pianto e di tristezza. Voglia Dio che sia il desiderio di Lui e l'essere incapaci di una risposta adeguata al suo infinito amore a renderci tristi e a far sgorgare il nostro pianto. Tutti noi sappiamo come colmare quel «poco» e sconfiggere definitivamente la sensazione di un distacco doloroso da Cristo: è la nostra comunione con noi, è la nostra vita modellata al suo Vangelo, è la nostra preghiera che ce lo rende vivo, presente e partecipe della nostra storia. (Padri Silvestrini)

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Mag 25, 2017 11:01 am

Gesù parla in modo sibillino della Passione che Lo attende e i suoi amati discepoli si interrogano l'un l'altro su che cosa vuole dire Gesù. Allora Gesù dice che loro piangeranno e saranno tristi ma quando lo rivedranno Risorto dimenticheranno la tristezza e ci sarà solo gioia nel loro cuore, perchè allora capiranno ciò che Lui voleva dire loro.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Mag 25, 2017 1:45 pm

Fu detto: " Le mie vie non sono levostre vie..." così è il tempo di cui parla Gesù. Il nostro metro di calcolo e di visualizzazione non e aguale a quello di Dio, solo la fede può rompera la barriera che ci impedisce di capire.....Solo con l'aiuto dello Spirito Santo potremo partecipare all'incontro che ci attende alla fine della nostra vita. Per il momento il nostro vivere sia sostenuto dall'eucarestia, presenza viva che ci sostiene nell'arduo cammino della nostra vita terrena.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Ven Mag 26, 2017 8:15 am

Venerdi della VI settimana di Pasqua


VANGELO (Gv 16,20-23a)


Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e vi gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla".


Parola del Signore.


OMELIA


La gioia che ci è promessa da Cristo non ci sarà tolta proprio perché non guarda solo alle realtà terrene. L'esempio della donna che partorisce ci fornisce una motivazione aggiuntiva sul valore di questa gioia. La donna che porta in grembo un bambino sa che il parto le recherà dolore. La gioia di vedere alla luce quel bimbo che in lei si è formato in nove mesi sarà immensa e darà una motivazione al dolore sofferto. Le sofferenze di oggi, ci dice anche San Paolo, saranno niente rispetto alla promessa futura. Le gioie che possiamo avere nel soddisfare le nostre preoccupazioni temporali svaniranno. Il messaggio di Gesù ci invita ad un agire diverso e certamente più responsabile. È l'invito a stare sempre nel suo insegnamento; nel solco del suo Amore. La gioia che ci è promessa è senz'altro molto più grande delle difficoltà che stiamo subendo. È questa la vera conversione! Guardare a Gesù, agire come Lui vuole! È il messaggio di oggi ed è il significato della vera gioia, che in Lui è piena. Apriamo i nostri cuori allo Spirito Santo per riconoscere dove cercare la gioia in Cristo e saperla riconoscere per impossessarcene in modo definitivo! (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE quotidiana

Vangelo - Gv 16, 20-23a

Gioia e gioie: le gioie passano, la Gioia resta per sempre. Le gioie: durano un attimo, anche quando sono vere. Mentre le assaporiamo, sentiamo anche il nocciolo amaro della loro precarietà. Una festa: quanto passa in fretta! E così un incontro bello; la soddisfazione per un successo o per un risultato importante raggiunto. Le gioie spesso dipendono dagli altri, dal contesto esterno, da come vanno le cose... Chi ce le dà, ce le può anche togliere. La Gioia è quella che nasce dentro di noi per l’azione dello Spirito; è la comunione profonda con il Signore, nello Spirito; è pienezza, vita, felicità. Nessuno ci può togliere questo dono del Risorto: né il tempo che passa, né la violenza che perseguita e uccide, né l’ostilità di chi ci vuole male, né il ladro che vuole appropriarsi di pezzi della nostra vita... Se lo Spirito di amore e di vita è dentro di noi, chi ci potrà togliere la gioia? Scrive l'apostolo Paolo nella lettera ai Romani: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”. E ancora: “Chi ci separerà dall’amore di Dio? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?” (Rom 8, 35). La nostra Gioia è Lui, dentro di noi. Anche le gioie che passano sono dono di Dio: gioie piccole e fragili, sono riflesso della Gioia; ci danno l’intuizione della gioia piena, tengono vivo il desiderio, scaldano il cuore. Occorre imparare a riconoscere le gioie di cui il Signore costella le nostre giornate: il cielo limpido, il calore di un’amicizia sincera, il gusto delle piccole verità che ci aprono l’orizzonte della Verità... Se lo Spirito è dentro di noi, veramente la nostra vita scorre immersa nella gioia.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Mag 26, 2017 9:25 am

L'esempio di una donna che partorisce che prima è nel dolore, ma quando nasce il suo bambino dimentica il dolore e prova solo gioia è significativo per lo stato d'animo dei discepoli che stanno ascoltando Gesù mentre allude alla Sua Passione. Loro ora sono tristi ma quando risorgerà tornerà da loro e la loro gioia sarà così forte che allora capiranno quanto è grande il Suo amore per l'umanità e per loro.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Mag 26, 2017 2:22 pm

Anche oggi l'evangelista Giovanni torna sul tema dell'addio. ... Gesù non si stanca di consolarli e parla di gioia, una gioia che farà dimenticare la salita al cielo di Gesù.
Chi ha sperimentato il dolore del parto può capire, tutto viene dimenticato davanti al volto del nascituro. ....fu così per gli apostoli, sarà così per noi quando torneremo al Padre.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Mag 27, 2017 8:12 am

Sabato della VI settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 16,23b-28)


Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».


Parola del Signore.


OMELIA


Un giorno gli Apostoli, dopo essere stati ripetutamente testimoni delle preghiere che Gesù faceva spesso durante intere notti, chiesero al loro maestro: «Signore insegnaci a pregare». Fu allora che sgorgò dal cuore di Cristo la più bella preghiera che mai si sia potuta recitare sulla terra. Più e più volte Gesù tornerà sul tema della preghiera fino a dire di pregare sempre, senza stancarsi. Oggi l'insegnamento di Cristo ci indica in "nome" di chi dobbiamo rivolgere le nostre richieste al Padre nostro che è nei cieli. «In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà». Egli è il nostro mediatore presso Dio, «abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo». Il nome di Cristo sarà usato anche come strumento d'inganno: «Molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno». Quello stesso nome però darà valore anche alle nostre azioni apparentemente insignificanti: «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa». I suoi sacramenti saranno amministrati nel nome di Gesù: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo». L'annuncio del Vangelo e i prodigi che l'accompagnano avverranno sempre nello stesso nome: «Pietro gli disse: 'Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!'». La chiesa di oggi prosegue ancora la sua missione evangelizzatrice nel mondo traendo forza dal nome di Cristo. Le nostre preghiere e le nostre azioni ne traggono efficacia e motivo di santificazione. Non mancano purtroppo coloro che bestemmiano e profanano quel nome santo e benedetto. Saremo noi, davanti al Santo Volto, a riparare questi peccati. Santo Volto di Gesù guardaci con misericordia. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Vangelo - Gv 16, 23b-28

Il testo che la liturgia di questo giorno ci propone è così carico di motivi e di suggestioni che verrebbe da fermarsi su ogni parola: ciascuna di esse conduce il nostro pensiero lontano, e ci fa ripercorrere tutto il vangelo, ma anche tutta la nostra vita con il Signore. In questo testo c’è il cuore del vangelo: il Padre vi ama. Il discorso che Gesù fa ai suoi prima di lasciarli è pieno di calore, carico di tensione affettiva, pervaso di amicizia. La sollecitudine per i suoi nel momento dell’addio gli fa dire le parole più calde, più affettuose e più commosse. Ci sentiamo coinvolti in questa relazione di intenso affetto e ascoltiamo anche noi, con i discepoli, quella parola che non ci stanchiamo mai di ascoltare: il Padre vi ama. Quale parola è più dolce per una persona che sentirsi dire che qualcuno le vuole bene? Siamo gratificati quando ci viene detto che qualcuno ci stima, ci apprezza. Sentirci dire che qualcuno ci vuole bene ci fa sentire raggiunti da un sentimento che è più della stima, della considerazione. Chi ci vuole bene sceglie di legarsi a noi; ci esprime una fiducia che va oltre il valore di ciascuno; si prende a cuore la nostra vita; si prende cura di noi. Anche a noi il Signore oggi dice: il Padre vi ama. Il Padre ti ama e dunque non sei mai solo. Chi ti ama è il Padre della misericordia, che ti attende anche quando te ne vai di casa. Chi ti ama e il Padre che sa il numero dei tuoi capelli e provvede a te, che vali ben più dei gigli dà campo. Il Padre ti ama, e dunque sei figlio, sei persona libera, fai parte della sua famiglia. Il Padre ti ama: per questo ha dato alla morte il suo Figlio prediletto: perché tutti i suoi figli fossero coinvolti in questo amore. Il Padre ti ama e non ti abbandona mai: nell’ora del dolore ti è a fianco e sostiene il tuo passo. Oggi forse non lo vedi, ma domani, guardando indietro, ti accorgerai che le orme dei suoi passi camminavano a fianco delle tue.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Mag 27, 2017 5:06 pm

Gesù dice ai suoi amati Apostoli che Dio Padre li ama perchè hanno creduto nel Figlio e che tutto ciò che Egli ha detto è il Padre che glielo ha rivelato, e che tutto ciò che chiederanno nel Suo Nome il Padre glielo concederà per la fede filiale che hanno in Lui. Gesù sta per andare incontro alla Sua Passione ma li rassicura sul fatto che Lui è venuto al mondo, ma torna dal Padre che ama sia il Figlio che loro.
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Ascensione del Nostro Signore Gesù Cristo

Messaggio  Andrea il Dom Mag 28, 2017 8:40 am

Ascensione del Nostro Signore Gesù Cristo


VANGELO (Mt 28,16-20)

A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Parola del Signore.

OMELIA



Il Signore risorto è ritornato nella Galilea pagana. È qui che egli aveva cominciato ad annunciare la conversione e il Vangelo del Regno. È qui, in questo luogo di frontiera, che egli aveva dato appuntamento ai suoi discepoli, che si erano dispersi quando egli, il pastore, era stato ferito. È ritornato sui luoghi dell'inizio, per dare loro la pienezza: il Risorto è la luce decisiva che rischiara tutti coloro che camminano nelle tenebre e nell'ombra della morte.
Egli ha convocato i discepoli - in numero di undici - su una montagna, come all'inizio li aveva condotti sulla montagna, quando parlò loro per annunciare la via della felicità del regno dei cieli. Dio ha anche convocato il popolo ai piedi del Sinai quando ha voluto fare di lui la sua "ekklesia". Il Risorto è su questa montagna in Galilea, che simboleggia l'incontro tra il cielo e la terra, dichiarandosi, solennemente, come colui che ha ricevuto tutta l'autorità nei cieli e sulla terra.
Da questa montagna egli invia i discepoli - e in loro, e con loro, noi tutti che li seguiamo lungo la storia - a convocare la Chiesa per riunirla dai quattro punti cardinali del mondo nel regno; nessuno è escluso dalla parola e dalla partecipazione alla vita della famiglia divina: la comunione del battesimo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Oggi noi, come gli undici discepoli sulla montagna, lo adoriamo e riaffermiamo la nostra obbedienza al suo comando missionario. Egli sembra assente ma è in realtà sempre presente tra di noi. È per questo che si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre: per essere l'Emmanuele, il Dio con noi, fino alla fine del mondo.





MEDITAZIONE QUOTIDIANA


ASCENSIONE DEL SIGNORE


Vangelo - Mt 28, 16-20

Non è sempre facile, nella vita di ogni giorno, sentire che il Signore è presente con il dono del suo Spirito e ci accompagna e sostiene. La tentazione di scoraggiarsi, di lasciarsi andare al pessimismo e alla sfiducia e di venir così meno al nostro impegno di testimoni di Gesù è sempre dietro l’angolo, pronta ad assalirci per farci cadere. Gli ostacoli e soprattutto la prova del dolore, minano alle radici la nostra speranza nel Risorto. Ma è proprio in questi momenti che dovremmo ricordare quello che Gesù ci dice e dona attraverso la sua ascensione al cielo, su cui oggi la Chiesa richiama la nostra attenzione. Gesù infatti nella sua ascensione ci ricorda che per ciascuno di noi c’è un futuro di gloria, di consolazione, di gioia celeste perché come lui è risorto e vive nell’intimità con il Padre, anche noi lo saremo. Nulla di noi andrà perduto, neppure il nostro corpo che già qui nella vita terrena rende visibile la nostra somiglianza con Dio. Il Signore infatti non ci abbandona nelle lande desolate e nella valle di lacrime della nostra storia, ma sarà sempre con noi attraverso il dono del suo Spirito, trasformando i nostri lamenti in canti di  speranza. Inoltre tale giorno ci aiuta a tener presente come la salvezza proclamata da Cristo e portata a compimento con la sua risurrezione sia per tutti gli fuomini. Egli, infatti non è come noi, sempre portati a fare dei distinguo, a decidere secondo il nostro punto di vista chi si può salvare e chi no. Il Signore salva indistintamente chi si affida a lui senza differenze di sesso, né di razza, né di cultura, perché la sua salvezza ha una portata universale. Ecco perché l’ascensione al cielo non deve essere interpretata come un fatto, quanto un modo di essere. Il Figlio fatto uomo, ritornando nel seno del Padre, ascende alla gloria di lui (cfr. Gv 10, 17). E poiché il Figlio in quanto uomo include e personifica l’intera umanità, l’ascensione è l’ingresso nell’eterno dell’umanità stessa; è l’accoglienza da parte di Dio dell’umano che è riportato oltre il velo delle apparenze alla sua dimensione originaria, alla sua purezza iniziale ripristinata da Cristo. Il cielo nel linguaggio biblico non indica lo spazio fisico, nè un luogo dove si giunga, ne una misura di tempo che prospetti un futuro al quale si approda. Il cielo non è un mito ma esprime il mistero della trascendenza di Dio inaccessibile all’umanità che abita sulla terra, ma reso accessibile ad ogni uomo attraverso Cristo, il solo che può condurci e aprirci le porte che danno l’accesso al mistero di Dio: “Vado a prepararvi un posto” (Gv 14,2). L’uomo attraverso l’ascensione di Cristo viene divinizzato, viene riportato alla sua primitiva dignità di �iglio di Dio scaduta a causa del peccato. Egli viene redento, riscattato nella sua dimensione di fragilità dalla comunione piena con Dio Padre che Gesù gli assicura. L’umanità intera viene glorificata ed è partecipe realmente degli attributi divini dell’onnipotenza e dell’immortalità, per cui Cristo è oggi più che mai nella storia dell’umanita, nel cammino quotidiano della Chiesa e della vita di ogni discepolo. Elevato per intercedere presso il Padre e regnare sull’universo, Cristo continua, attraverso lo Spirito, la sua opera di salvezza. Unito alla gloria del Padre, partecipa al suo dominio su tutta la creazione. Più l’uomo quindi è unito a Cristo, al Risorto, e più parteciperà alla sua intimità con Dio Padre riuscendo a leggere con gli occhi di Dio tutto il creato e la storia che si dipana lungo i secoli. Nella misura quindi in cui noi ascendiamo con il Signore, poniamo tutta la nostra vita con Lui nei cieli e questo è un atteggiamento che è perenne, continuo, che possiamo vivere ogni giorno. Pertanto Cristo glorioso, di cui dobbiamo rivestirci, non ci trae fuori dalla storia, ma come ha fatto con i discepoli ci invita, più che il cielo, a guardare la terra per impegnarci in essa affinché si rivesta di una vita nuova, inaugurata dalla sua ascensione. Così la nostra ascensione non è dal mondo, ma col mondo. È immersione in tutte le realtà umane, fino ad aprirle oltre i limiti che le rinserrano, per vedere in esse quella luce che proviene da Dio che tanta parte del mondo vuole negare. È saper valorizzare tutte le cose, anche quelle che apparentemente non hanno valore o non fanno notizia, quelle piccole e magari dimenticate, per scorgere la presenza di Dio che si è unito all’uomo in maniera indissolubile. È riuscire a vedere che anche nei segni dell’eucaristia che celebriamo, rappresentati da un po’ di pane e da un sorso di vino, simboli della vita e del lavoro dell’uomo si realizza quella promessa riportata dal vangelo di oggi: “Ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Una promessa che per noi cristiani diventa il dovere urgente dell’annuncio di cieli e terra nuovi per tutti gli uomini e per il mondo intero.   


Ultima modifica di Andrea il Lun Mag 29, 2017 9:20 am, modificato 3 volte

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Lun Mag 29, 2017 8:36 am

Lunedi della VII settimana di Pasqua


VANGELO (Gv 16,29-33)


Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».


Parola del Signore.


OMELIA


Gli antichi romani, che non erano santi perché pagani, ma spesso sapevano essere saggi, dicevano che l'amico sincero lo si riconosce nel momento della prova. Professare amicizie e garantire fedeltà, quando tutto va per il verso giusto, è fin troppo facile. Gesù ci ha rivelato che la prova suprema della fedeltà, quando è animata da amore sincero, è la disponibilità piena a dare la vita per la persona amata. Proprio come ha fatto Lui. Gli apostoli credono di aver capito il messaggio del loro maestro, egli però deve ancora ribadire un concetto ch'è di difficile assimilazione e riguarda proprio la loro fedeltà nel momento della prova. Sembra che il Signore voglia parlarci dei fervori facili e superficiali, che spesso ci convincono erroneamente di aver raggiunto una fede e una sicurezza incrollabili, che poi però vengono clamorosamente smentiti quando il prezzo da pagare ci sembra troppo alto. È la storia vera di tanti di noi che presumono e confidano nelle proprie forze, anche quando sono chiamati a realizzare progetti divini. C'è per ognuno di noi un «ora» in cui siamo chiamati a testimoniare a caro prezzo la verità e troppo spesso siamo colti di sorpresa, perché non siamo in grado di portarne il peso. Dal primo peccato fino ad oggi, sono innumerevoli le vittime della presunzione. Gli stessi apostoli sperimenteranno con delusione e sofferenza, Pietro ne sarà la vittima più illustre. Dinanzi alla tragedia della croce, si disperderanno tutti e lasceranno solo il Signore. Quante fughe, quanti tradimenti dopo quell'episodio: fughe da responsabilità e da impegni, fughe dopo solenni promesse di fedeltà, fughe da responsabilità e da testimonianze, tradimenti nei confronti delle persone amate, tradimenti di consacrati e di consacrate, di ministri e di pastori. La causa unica per tutti è sempre la stessa: lontani dalla linfa vitale della vite, tralci secchi, uomini e donne, carichi di pesi e lontani da Cristo, privi del dono dello Spirito. Poi inevitabilmente stramazzano uno sull'altro sotto quei pesi e si creano, con le proprie mani, ciascuno una tomba: li muore il cristiano, lì muore il sacerdote, lì lo sposo, lì la consorte, lì i figli: lì è il sepolcro dell'amore. A pensare che sono ancora pienamente valide tutte le promesse di Cristo: «Non vi lascio soli, vi manderò un nuovo Consolatore, abbiate fiducia, io ho vinto il mondo». Perché allora tanta solitudine e tanta presunzione? Dobbiamo riscoprire tutti insieme il
dono della fedeltà appoggiandoci totalmente a Cristo. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Vangelo - Gv 16, 29-33

A conclusione del discorso di addio, Gesù riassume la sua missione: è venuto dal Padre, ora torna al Padre. Ai discepoli pare finalmente di aver capito il senso della vita e delle parole di Gesù e di poterne riconoscere l’identità. Commenta la loro ingenua pretesa Gesù, tra ironia e amarezza. Ironia: solo ora credono? Allora non era chiaro il suo essere Figlio di Dio quando compiva miracoli, quando aveva compassione della folla, quando li ha chiamati a seguirlo, con quella parola autorevole che non poteva appartenere a un qualsiasi rabbì umano. Amarezza: loro se ne andranno, impauriti dalla bufera che si sta abbattendo su di lui, che resterà solo. Ma è un’amarezza senza risentimento, quella di Gesù: lui sa che ha vinto il mondo. Ha già vinto il mondo. Nel linguaggio di Gesù le parole cambiano il loro significato ordinario, e ne acquistano uno nuovo. C’è un modo di vincere il mondo con il suo corredo di potere, di ricchezze, di lusinghe, che è il riconoscerne implicitamente il valore. Non vince veramente il mondo chi usa il suo potere, ad esempio, per arricchire: riconosce cosi il valore della ricchezza... Gesù vince il mondo perché non accetta che il mondo abbia la regia della sua vita. Il mondo è già stato vinto e nella vita delle persone può entrare finalmente quella felicità che nasce nella libertà e che è generata dall’amore. Le beatitudini che Gesù ha proclamato, ora in lui prendono carne, diventano visibili e permettono di vedere dove sta la vera felicità. Che non è senza prezzo. Gesù ha vinto il mondo anche a prezzo della morte e l’amore può entrare nella storia come la vera anima delle cose. Per questo i discepoli devono avere fiducia e vivere nella pace. La vittoria sul mondo già avvenuta. Ora deve solo manifestarsi.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Mag 29, 2017 9:42 am

Gli Apostoli dicono a Gesù che finalmente hanno capito che Lui è il Figlio di Dio, e Gesù risponde che è arrivata l'ora in cui loro lo abbandoneranno e lo lasceranno solo, ma Dio Padre è con Lui ed è grazie al Suo Divino Volere che con la Sua sofferenza redimerà il mondo e di avere fiducia in questo: loro si sentiranno smarriti, ma Gesù con il sacrificio della Croce vincerà il mondo.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Mag 29, 2017 3:00 pm

Avevano vissuto con Lui, aveva assistito ai suoi miracoli, ma solo ora dichiarano di aver capito....Gesù non gli nasconde che presto lo lasceranno solo, perché l'ora della prova è giunta....quante volte noi lo lasciamo solo, dimentichi che proprio nelle prove Lui è con noi? Con la sua morte e risurrezione ho vinto il mondo, ma domandiamoci se la nostra fede è forte da vincere il mondo uniti a Lui. Quante volte dimentichiamo che Lui non ci abbandona mai?
volte lo lasciamo solo dimentichi che Lui non ci abbandona mai
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Mag 29, 2017 3:10 pm

Martedi della VII settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 17,1-11a)


Padre, glorifica il Figlio tuo

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».


Parola del Signore.


OMELIA


Mentre Gesù sta per iniziare la sua crudelissima passione fa sgorgare dal suo cuore una intensissima preghiera al Padre. Egli parla della sua «ora» come di un momento di glorificazione per sé e per i suoi, ai quali sta per garantire la vita eterna. È difficile per noi comprendere come si possano conciliare gloria e passione, morte e vita. Cristo vuole farci intendere che la vera gloria coincide sempre e soltanto con l'adempimento della volontà del Padre, anche quando questa significa la via del Calvario, la passione, la morte ignominiosa della croce perché poi tutto converge e culmina nella gloriosa risurrezione, che è di Cristo e anche nostra. Tutta la vita di Cristo, tutta la sua missione, le sue stesse parole, le opere che ha compiuto per i suoi e per tutto il mondo hanno significato la glorificazione di Dio. Ora però è giunto il momento, l' «ora» appunto, in cui quella gloria deve raggiungere il culmine. Lo dirà lo stesso Gesù morente sulla croce: «Tutto è compiuto». La preghiera di Cristo ha anche tutti i segni di un commiato: sta per lasciare i suoi e vuole perciò, nel dare loro la suprema testimonianza di amore con il dono della vita, affidarli al Padre celeste perché li custodisca dal maligno e perché siano capaci di dare una continua testimonianza di unità nella perfezione dell'amore. Siamo certi che quella accorata invocazione risuona continua in cielo per i suoi e per la sua Chiesa. Pur nelle inevitabili debolezze, la chiesa anela all'unità, i credenti in Cristo cercano di essere testimoni di amore vero, di reciproco perdono, di unità nell'unica fede. Resta comunque vero che questi grandissimi valori, queste divine ed umane aspirazioni passano inevitabilmente attraverso il travaglio della sofferenza e della croce. Accade così che i momenti di più intensa testimonianza della chiesa e dei fedeli, i richiami più forti all'unità, coincida sempre con le più feroci persecuzioni, con le più crudeli passioni e con le più marcate lacerazioni. Ecco perché quella preghiera di Cristo è incessante, il suo sacrificio è un memoriale. L' «ora» di Cristo è quindi legata indissolubilmente alla nostra storia, è l'ora del suo amore per noi, che è inesauribile. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA




Vangelo - Gv 17, 1-11a

Il lungo discorso di addio si conclude con una preghiera, in cui echeggiano parole di benedizione. Gli occhi rivolti al cielo, Gesù entra nell’intimità del Padre di cui ritrova l’amore, il mistero, la trascendenza. Il Padre non si lascia racchiudere nella storia umana che pure lo contiene; egli resta in essa attraverso il Figlio e il cuore dell’uomo, e al tempo stesso la supera per darle compimento e pienezza. La preghiera di Gesù è particolarmente intensa, decisiva: l'ora è giunta. L’ora attesa e invocata anche da Maria a Cana, ora è giunta: ciò che andava compiuto, è stato compiuto. Ora può manifestarsi al mondo chi è veramente Gesù. Ma perché l’ora potesse manifestarsi, era necessario che Gesù avesse portato a termine quanto il Padre gli aveva dato da fare: far conoscere al mondo che Dio non è un semplice principio perfetto e impassibile, ma è un Padre che ama, che si compromette nella storia degli uomini, che si dà preoccupazione e cura di loro. Questo conoscere non è il sapere teorico e astratto, che genera una certezza della mente. Noi ora possiamo conoscere Dio per esperienza, per partecipazione, attraverso quella comunione con Lui che il Figlio ci ha reso possibile. Finalmente conosciamo la vita nella sua pienezza: quella che l’uomo aveva quando è uscito dalle mani di Dio e quella cui è chiamato, perché il soffio del Creatore che è stato posto in lui continua a sospingerlo al di là di se stesso. Questa vita è per sempre, piena, felice, amata, custodita dall’amore del Padre. L’ora è giunta, la missione è compiuta: ora il Padre può glorificare Gesù. La gloria è la manifestazione di Dio nella verità del suo essere; questa manifesterà la vita divina del Figlio. Ma questa gloria non sarà né nube luminosa né monte alto e stupendo; sarà il legno della croce innalzato sulla collina del Calvario. Lì si manifesterà la gloria vera e piena di Dio, quella che racconterà di lui non come di un Dio potente, ma come di un Dio che ama fino a soffrire e morire.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Mag 30, 2017 2:10 pm

Gesù sa che è venuta la sua ora e prega il Padre di proteggere coloro che sono stati sempre vicino a Lui perchè ora hanno finalmente compreso che Lui e Dio Padre sono una cosa sola, e che tutto ciò che detto è stato per mezzo di Lui che lo ha rivelato al mondo intero. Ora che la Redenzione dell'umanità è vicina e prega il Padre per i suoi amati Apostoli affinchè loro, quando verrà il tempo, continuino l'opera da Lui cominciata annunciare l'Amore di Dio attraverso Gesù, il Figlio diletto del Padre.
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Mercoledi della VII settimana dopo Pasqua

Messaggio  Andrea il Mer Mag 31, 2017 8:29 am

Mercoledi della VII settimana dopo Pasqua



VANGELO (Lc 1,39-56)


Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto». 
Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. 
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. 
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». 
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.


Parola del Signore.


OMELIA


L'"Ave Maria", la preghiera con cui salutiamo ed invochiamo la Vergine, iniziata dall'Angelo Gabriele, è oggi proseguita e completata da Elisabetta. La prescelta da Dio per essere la madre del Signore, colei che concepirà il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, ha saputo dal messo divino che anche Elisabetta, che tutti dicevano sterile, è ormai prossima alla maternità. La Madre di Dio, che si era professata "la serva del Signore", ora la vediamo salire in fretta verso la montagna per raggiungere la sua parente e diventare la sua serva. Splende l'umiltà di Maria, brilla di luce vera nel suo cuore purissimo l'amore del Signore; è piena di grazia, lo Spirito Santo è sceso su di lei, la potenza dell'Altissimo l'ha adombrata, ora sollecita e quasi ignara della sublime dignità a cui Dio stesso l'ha innalzata, deve testimoniare lo stesso amore ad Elisabetta, deve prestare a lei quegli umili servizi di cui ogni mamma ha bisogno prima del parto. Proprio da questa testimonianza è della completa disponibilità di Maria, proprio nel dare gratuitamente amore, anche ciò che è arcano, velato nel mistero e chiuso nel segreto del cuore, si svela in un incontro di due anime votate a Dio e illuminate dallo steso Spirito. Al saluto di Maria esulta il bambino nel grembo di Elisabetta. Lei, piena di Spirito Santo, riconosce nella giovane parente "la madre del Signore" e la proclama "benedetta fra tutte le donne" perché ha creduto alla parola del Signore. Esplode in un canto di lode e di ringraziamento la vergine Maria: canta e magnifica il Signore, esulta in Dio salvatore, perché ha posato il suo sguardo di compiacenza sulla sua povertà. Ora più nulla può nascondere Maria e la sua "beatitudine" dovrà essere proclamata nei secoli futuri. La misericordia divina sta per espandersi sul nostro mondo per tutti coloro che, con la stessa umiltà di Maria, accoglieranno i doni di Dio. L'incarnazione del Verbo viene a cancellare la superbia degli uomini e ad esaltare gli umili. La grande promessa di salvezza definitiva ed universale, scandita da Dio sin dal principio, ora si compie, sta per nascere nel grembo della vergine Maria. I motivi della gioia vengono lanciati dal quel canto a tutta l'umanità, l'esultanza di Maria si trasferisce alla Chiesa del suo Bambino, che ancora ogni giorno al calar del sole, con le stesse parole, con la stessa gioia canta il suo "Magnìficat". Abbiamo imparato da lei e ci verrà confermato da Cristo stesso che i privilegi divini non vengono dati per una personale esaltazione, ma per la gloria di Dio e per l'edificazione del nostro prossimo. Maria, la benedetta fra tutte le donne, la Madre del Signore, prima del suo Gesù, insieme a lui, portato in grembo, sale la montagna per essere la serva di Elisabetta e la nostra serva, assumendo così il suo ruolo di Madre della Chiesa, prima ancora che il suo Figlio, morente sulla croce, la proclamerà tale. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Vangelo - Lc 1, 39-56

L’angelo Gabriele ha appena dato a Maria il segno del suo prossimo concepimento - Elisabetta, anziana e sterile, e già al sesto mese di gravidanza - e Maria subito, in tutta fretta, si mette in viaggio, decisa e spedita, per andare ad incontrare l’anziana parente. Maria si comporta subito da quello che ha detto di essere e di voler essere: una “serva del Signore”, e va da Elisabetta non per verificare una “prova” dell’affidabilità di Dio, ma per accogliere nella fede una rivelazione del suo grande amore e per esaltare le sue meraviglie, come infatti farà subito, una volta arrivata a destinazione. Il viaggio di Maria è una semplice cornice, mentre al centro del quadro non c’è né Elisabetta né Maria, ma la rivelazione del bambino, che Maria porta in grembo. Quel bambino è “il Signore”. Appena udito il saluto di Maria, il bimbo di Elisabetta ha un sobbalzo di gioia nel suo grembo: prima ancora di nascere, Giovanni già rinvia a Gesù; il vecchio mondo può trasalire di gioia. E anche se a parlare ora è Elisabetta, è di Maria che si parla, e di lei si dicono tre cose: è la donna più benedetta da Dio, è la madre del Signore, è beata perché ha creduto. Le prime due qualifiche riguardano solo Maria, ma vista ancora una volta dalla parte di Dio; difatti l’essere la “benedetta fra le donne” e il diventare la madre del Signore non dice ciò che fa Maria; dice le “grandi cose che ha fatto in lei l’Onnipotente”. Il canto gioioso di Maria - il Magnificat - è il primo cantico del vangelo di Luca. Elisabetta aveva appena finito di esaltare Maria, decantandola come la donna più benedetta della storia, la madre del suo Signore, e proclamanclola beata per aver creduto. Maria non nega questi elogi, ma riconosce che tutto è opera di Dio in lei. S. Ireneo, commentando questa pagina evangelica, dice che “Maria, piena di esultanza, gridò profeticamente in nome della Chiesa: L’anima mia magnifica il Signore�” . Il Magnificat non è solo il cantico di Maria, ma anche di tutta la Chiesa. La santa Vergine è come la voce solista che intona per prima un’antifona che poi deve essere ripetuta da tutto il coro. Chiediamo a Maria la nota del Magnificat e preghiamo perché noi non siamo solo tra coloro che la proclamano beata, ma possiamo sperimentare la sua stessa beatitudine di magnificare con lei il Signore.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Mag 31, 2017 11:59 am

Maria ed Elisabetta, due donne: una in attesa del Figlio di Dio e l'altra in attesa del Suo Precursore. Ed è causa del saluto di Maria ad Elisabetta che già si compie il destino di due bambini, il primo salverà il mondo dai peccati rivelando l'Amore del Padre e l'altro preparerà il Suo cammino per questo percorso. Maria dopo il saluto della cugina intona il canto del Magnificat, dove dice che lei sarà beata per sempre e che è arrivata l'ora in cui Dio attraverso di lei si manifesterà.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Gio Giu 01, 2017 8:28 am

Giovedi della VII settimana di Pasqua


VANGELO (Mc 12,18-27)



Non è Dio dei morti, ma dei viventi

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: "Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe"? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».


Parola del Signore.


OMELIA



I sadducei, avversari della risurrezione, pongono volutamente una questione al Maestro, partendo da una affermazione di Mosè circa la "legge del levirato". Se un uomo moriva senza avere figli, il fratello doveva prenderne la moglie per assicurare la discendenza. Ci fu un fratello che sposò la moglie del fratello, morto e, per una successione di morti, questa donna passò secondo la legge, di marito in marito. Il caso parlava da sé e la tesi della risurrezione era veramente screditata e ridicola. La risposta di Gesù tende a far luce sul senso della vita oltre la morte. Negare la risurrezione, sembra essere la conclusione a cui porta la riflessione del Maestro, significa non conoscere Dio, né la sua potenza. La chiave per la comprensione del passo evangelico è offerta nelle parole conclusive: "Egli non è un Dio dei morti, ma dai vivi". La vita che Dio ha creato non si accorda con lo svanire e il morire. Dio non congeda gli uomini dal suo amore neppure dopo la morte. Proiettare nell'aldilà le condizioni della vita terrena è solo un trascinare ancora i ben noti limiti della natura umana. A queste condizioni la nostra vita futura sarebbe alquanto povera. Il paragone con gli Angeli sta proprio a sottolineare invece l'idea della nuova creazione, che viene realizzata dall'onnipotenza di Dio. "Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né mariti". "La fede cristiana insegna che la morte corporale sarà vinta un giorno, quando l'onnipotenza e la misericordia del Salvatore restituiranno all'uomo la salvezza perduta per la sua colpa", (Gaudium et Spes). L'evangelista Marco ha sicuramente visto e compreso che Gesù al di là della pretestuosa polemica, proietta sulle meschinità umane la sua risurrezione, pertanto il progetto redentivo finale del Padre, realizzato e reso visibile nel suo Figlio, sarà retaggio di tutti coloro che credono nel suo Amore, conforme a quanto ci ha detto Gesù: "La vita eterna, o Padre, è credere in te che tu hai mandato". (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Con la morte la vita non finisce ma si trasforma ed entra nella sua pienezza! Ditemi una notizia più bella, se l'avete! Sono certo che se voi non foste convinti che con la morte la vita non finisce, voi neppure vivreste: nulla ha senso! E questa certezza che ci dà l'entusiasmo della vita, perche la vita è per sempre! Il Signore adesso noi lo vediamo nei segni che ci ha lasciato, appena chiuderemo gli occhi a questa terra lo vedremo faccia a faccia, così come Egli è. Quel giorno è il giorno più pieno della nostra esistenza, è il giorno della nostra vera nascita perché finalmente avremo la possibilità più grande di superare l’effimero e la vanità, che normalmente occupano le profondità del nostro essere lasciandoci in una insoddisfazione e inquietudine continue. Noi siamo fatti per incontrarci con Dio: nessun altro scopo su questa terra potrà mai saziare la persona umana. Sì, non ci sarà mai uno sposo che è scopo della sua sposa, non ci sarà mai un fidanzato che è scopo della sua fidanzata. Tutte le volte che sarà cosi, con amarezza profonda, l'uomo scoprirà che ha prostituito il suo amico, la sua sposa, la sua fidanzata perché l’ha resa Dio. Invece sarà un cammino stupendo e meraviglioso quello dello sposo e la sposa che si sentono incamminati e immersi in questa esperienza profonda di Dio fino a vederlo.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Giu 01, 2017 10:04 am

Gesù dopo il "raccontino" dei sadducei che non credono alla resurrezione, risponde loro che non conoscono nè Dio e nemmeno le Sacre Scritture, perchè Dio ha parlato a Mosè e ai Profeti dicendo loro che è un Dio dei viventi e non dei morti e che nel giorno della resurrezione della carne saranno come gli angeli del Cielo e godranno della vita eterna.
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Giovanna Maria

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Giu 01, 2017 1:58 pm

Gesù ha una controversia con i sadducei che non credono alla risurrezione, così gli pongono un caso dove la legge del liverato sarebbe un problema riguardo la risurrezione. Gesù non si lascia ingannare dalla loro ipocrisia e risponde appellandosi alle scritture. La loro ignoranza è tale che Gesù dichiarerà che non conoscono Dio, ne sanno che Dio è il Dio dei vivi e non dei morti.
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annaxel

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Ven Giu 02, 2017 9:11 am

Venerdi della VII settimana di Pasqua

VANGELO (Mc 12,28b-34)


Non c'è altro comandamento più grande di questi.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.


Parola del Signore.


OMELIA


"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". La risposta di Gesù conferisce al problema in questione una nuova valutazione tramite il livellamento fra il primo comandamento, sul quale era posta la domanda dello scriba e il secondo, aggiunto da Gesù come equivalente. Amore verso Dio e verso il prossimo hanno preso un'altra posizione per l'accostamento di due parole, originariamente separate. Chi ama Dio secondo la volontà di Gesù non può trascurare il prossimo. Chi vuole essere buono verso il prossimo, deve aderire pienamente e completamente alla volontà di Dio. Noi non abbiamo altra possibilità che servire questo mondo, annunciando che l'amore a Dio e l'amore agli altri è la verità fondamentale, ed è la legge che ci salva perché ci rende uomini reciprocamente accoglienti, sotto la benevolenza del Signore. Rifarsi continuamente a questo essenziale è la nostra vera sapienza. Sarebbe interessante domandarsi se, dinanzi alla proposta di Gesù, noi avremmo la franca sicurezza dello scriba, che rispose di essere d'accordo col discorso di Gesù. Dobbiamo essere coscienti che, se non si torna all'essenziale dell'amore nella sua integrità, nella sua ambivalenza, nulla potrà salvare né noi né gli altri. Amare vuol dire una sola cosa: espandersi nell'altro, consumarsi nella sua vita e crescere in lui: sia che si ami Dio, sia che si ami il prossimo. Dio s'incarna in ogni fratello e ogni fratello è l'immagine di Dio. L'amore di Dio da ali al mio. L'amore al prossimo verifica il mio a Dio. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Lo scopo dell'esistenza umana è arrivare ad amare il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze, ma com'è possibile arrivarci? Per arrivare ad amarlo bisogna che tu ti accorga che Lui ti ama. Se io mi accorgo che il Signore mi ama è ben difficile che io non lo riami, bisogna proprio che sia Satana che domina per rifiutare il suo amore. Lo scopo vero della nostra esistenza è accorgersi di essere amati da Dio e quando fai questa esperienza tutta la tua vita si riempie, cambia, si trasforma e diventa canto. La malinconia, la tristezza, le arrabbiature, le delusioni, il pessimismo, tutte queste forme non sono altro che la denuncia di un essere che non si sente amato da nessuno. Nessuna realtà umana può essere vissuta bene se non siamo certi dell'amore di Dio per noi. Quando arrivi a fare l'esperienza dell'amore di Dio, allora ce la fai a lasciare tutto, anche quello che ti sembrava impossibile, perché tu non riesci a lasciare niente finché il cuore è vuoto, ma quando fai l'esperienza del Tutto non ci sta più niente dentro; lasci ogni cosa e dici al Signore: «Vieni!». 

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Giu 02, 2017 9:48 am

Amare Dio e amare il prossimo sono i primi comandamenti che bisogna osservare. Alla domanda dello scriba a Gesù, Lui risponde così e lo scriba gli dice che è proprio amando Dio e il prossimo si osserva la Parola di Dio. Gesù sentendo che aveva risposto con saggezza dice a quello scriba che non è lontano dal Regno di Dio.
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