Vangelo di Gesù - Anno A

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Giovedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Ago 03, 2017 8:58 am

Giovedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO   (Mt 13,47-53)



Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 


+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni 
nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Terminate queste parabole, Gesù partì di là.



Parola del Signore. 



OMELIA


Leggiamo ancora una parabola del Regno e della fine del mondo. Affluiscono pesci buoni e pesci cattivi nella rete gettata dal Signore nel mare del mondo. Noi, specie se ci annoveriamo nell'ambito dei buoni, siamo impazienti di vedere la selezione finale. Procura un enorme fastidio vedere pasci cattivi appesantire inutilmente la rete con il rischio di farle strappare, come irrita vedere che la zizzania invade il campo e addirittura sembra prevalere sul grano buono, che appare come mortificato da quell'erbaccia. Il Signore sa che il male ci infastidisce, sa del nostro zelo e della nostra impazienza, mentre noi non siamo in grado di comprendere né il suo amore né la sua giustizia, né la sua pazienza. I tempi di Dio sono molto diversi dai nostri: Egli vede in chiave di eternità, noi siamo impauriti dal tempo che ci sfugge per condurci alla fine. Il nostro senso di giustizia e molto approssimativo e sommario. Egli, il Signore. Solo Lui, sa coniugare perfettamente amore e giustizia, misericordia ed equità, presente e futuro... Dobbiamo saper attendere quell'ultimo giorno e imparare sin da ora che l'argomento dell'esame sarà l'amore sentito e manifestato concretamente nella carità operosa. Allora vedremo anche la sorte dei pesci cattivi e della zizzania. Vedremo ardere anche i fastelli dei tralci secchi, ma soprattutto comprenderemo che i primi a beneficiare dell'attesa e della pazienza di Dio siamo stati proprio noi. Allora la nostra perplessità o incomprensione di oggi si cambierà in canto di lode e di benedizione in eterno. (Padri Silvestrini) 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Quella donna, che veniva da Canaan, quindi pagana, si prostra ai piedi di Gesù. Per Dio nessuno è straniero; egli è Padre di tutti, tutte le genti sono salvate da lui. È la fede il nuovo elemento che unisce tutte le genti in un solo popolo. Dio ci ha chiamati a gridare con la vita che siamo tutti figli di Dio e non c'è più nessuno straniero. Siamo stati scelti da Dio fin dall’eternità per manifestare che Dio è Padre di tutti. In che modo lo manifestiamo? Il mondo ci capisce solo dalla nostra vita perché manifestiamo in noi, in questo corpo mortale, la vita del figlio di Dio che è dentro di noi, ed immergendoci in Cristo ci immergiamo nella misericordia di Dio!

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Venerdi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Ago 04, 2017 8:43 am

Venerdi della XVIII settimana del Tempo Ordinario



VANGELO (Mt 13,54-58)  


Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose? 

+ Dal Vangelo secondo Matteo  
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. 


Parola del Signore. 


OMELIA 


Nel Vangelo di oggi abbiamo una reazione all'insegnamento di Gesù. L'evangelista Matteo precisa dove nasce la contestazione a Gesù. Non nelle strade, non tra il popolo dove Gesù ha operato, guarito, consolato e perdonato i peccatori. Nasce nella sinagoga dove Gesù ha la pretesa di insegnare. La classe colta, che non comprende l'insegnamento di Gesù, è quella che si dimostra più restia ad accettare il suo messaggio di salvezza. Gesù non è attaccato sul contenuto del suo insegnamento ma disprezzato per le sue umili origini; Egli non proviene dalla classe sacerdotale e vuol pretendere di insegnare la sua dottrina nella sinagoga! Può capitare anche noi di non voler accettare un consiglio o un insegnamento. Può, allora succedere che siamo tentati a colpire quelli che riteniamo i nostri avversari sul piano personale. Gesù invece ci insegna a non disprezzare ciò che ci sembra umile. E' l'invito a non giudicare dalle apparenze e nel saper accettare tutti senza nessun pregiudizio. (Padri Silvestrini) 



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



La persona umana raggiunge il massimo della propria libertà nel momento in cui prende decisioni, sceglie, giudica. L'uomo è la sua scelta. Il mondo si modifica in bene o in male in ogni scelta che l'uomo compie. Se scegliamo secondo l'ottica di Dio entriamo nelle libertà dei figli di Dio e il mondo si trasforma in «un nuovo cielo e in una nuova terra» (cfr. Ap 21,1); se scegliamo secondo l'ottica mondana, noi entriamo nella schiavitù del peccato e la creazione viene sottoposta alla violenza (Rm 8,l9-23). Alla domanda: «Chi te lo fa fare?», il mondo risponde: l'interesse immediato, il piacere, l'attuazione di un proprio progetto di vita, la sicurezza riposta nel possesso, l'affermazione dell'Io. Per noi cristiani l'ottica è scegliere ciò che è giusto agli occhi di Dio, essere continuamente nel Padre, non aver nulla di nostro da difendere, essere servi del suo amore, essere disponibili fino ad espiare il peccato del mondo, essere solo un gesto d'amore su questa terra. Che i sentimenti di Cristo siano dentro di voi in modo che sappiate guardare tutto con gli occhi di Cristo in un'ottica diversa da quella che vede il mondo.

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Sabato della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Ago 05, 2017 8:56 am

Sabato della XVIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO  (Mt 14,1-12)


Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!». Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù. 


Parola del Signore. 


OMELIA 


La liturgia di oggi ci propone una delle pagine più crudeli del Vangelo: il martirio di Giovanni Battista. Il precursore del Signore lo anticipa anche con l'effusione del sangue in nome della verità. Il suo coraggio è premiato con la corona gloriosa del martirio. La difesa dei valori fondamentali della vita non può ammettere compromessi. E' duro, per noi applicare fino in fondo questa legge. Siamo tentati a considerare questo episodio con un brillante esempio della vita di un santo ma che è lontano dalla nostra vita. Volgiamo invece l'attenzione di Erode, che sembra riluttante ad essere complice di quello che è un omicidio eppure compie un gesto obbrobrioso. Erode, senza rendersene conto, è costretto però, costretto ad accettare il martirio di Giovanni non solo dal desiderio di vendetta di Erodìade; è proprio la sua condotta di vita che lo conduce inesorabilmente a scelte drammatiche. E' qui l'insegnamento anche per noi, in tutte le situazioni della vita e non necessariamente così estreme. E' l'invito a considerare sempre la nostra condotta di vita piuttosto che colpevolizzare sempre «gli altri» per scelte che sentiamo non conformi alla vera giustizia. Cerchiamo di vedere quanto effettivamente noi siamo costretti a subire i condizionamenti esterni o piuttosto non siamo sempre alla ricerche di scusanti per i nostri atteggiamenti. (Padri Silvestrini) 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA


«Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Il rinnegamento è perdere ciò che non è me stesso, perché la nuova creatura, Cristo, regni dentro di me. Non è un rinnegare per negare, è un rinnegare per affermare la novità della vita. Sarebbe assurdo ogni rinnegamento di noi stessi se non ci fosse quell’andar dietro a Gesù perché è lui la creatura nuova. «Prenda la sua croce e mi segua»: ci si incammina in un cammino di amore e di salvezza, quindi si è disposti a prendere la croce. Quante volte vi ho detto che chi dice di amare e non è capace di soffrire per chi ama, è una barzelletta! La caratteristica dell’amore su questa terra sarà sempre quella di essere un amore crocifisso: non per nulla Gesù ha voluto rimanere crocifisso con noi. La croce ci sarà sempre, però è croce che dà la vita.


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Domenica della Trasfigurazione del Signore

Messaggio  Andrea il Dom Ago 06, 2017 8:54 am

Domenica della Trasfigurazione del Signore




VANGELO (Mt 17, 1-9)


Questi è il Figlio mio, l’amato

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». 


Parola del Signore


OMELIA 


La Trasfigurazione non era destinata agli occhi di chiunque. Solo Pietro, Giacomo e Giovanni, cioè i tre discepoli a cui Gesù aveva permesso, in precedenza, di rimanere con lui mentre ridava la vita ad una fanciulla, poterono contemplare lo splendore glorioso di Cristo. Proprio loro stavano per sapere, così, che il Figlio di Dio sarebbe risorto dai morti, proprio loro sarebbero stati scelti, più tardi, da Gesù per essere con lui al Getsemani. Per questi discepoli la luce si infiammò perché fossero tollerabili le tenebre della sofferenza e della morte. Breve fu la loro visione della gloria e appena compresa: non poteva certo essere celebrata e prolungata perché fossero installate le tende! Sono apparsi anche Elia e Mosè, che avevano incontrato Dio su una montagna, a significare il legame dei profeti e della Legge con Gesù. La gloria e lo splendore di Gesù, visti dai discepoli, provengono dal suo essere ed esprimono chi egli è e quale sarà il suo destino. Non si trattava solo di un manto esterno di splendore! La gloria di Dio aspettava di essere giustificata e pienamente rivelata nell'uomo sofferente che era il Figlio unigenito di Dio.



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



«Questo è il mio Figlio, ascoltatelo». Ma cosa vuol dire ascoltarlo? Non è l'ascolto di uno che ha cose interessanti da dirci, ma piuttosto l'ascolto è nel significato profondo della parola, quasi etimologico, che non è altro che la coltivazione di ciò di cui sei innamorato. L'ascolto è la tua relazione intima con Dio nel quale tu hai trovato il tutto. In questa relazione intima, come stiamo di fronte a Gesù? Può darsi che alcuni di noi siano solo nella fase del desiderio di poterlo vedere, di incontrarlo e di vivere con lui. Certamente questo è il punto di partenza per tutti: non esiste una persona che non provi in sé il desiderio di vedere Cristo. Poi c'è chi dal desiderio passa ai fatti e lo cerca insistentemente, allora entra nella verità dell'essere e si libera da ogni bugia e si attua la promessa di Gesù: «Se uno mi ama io mi rivelerò a lui» (Gv 14,23), ed è il cammino interiore profondo della rivelazione di Gesù, della sua trasfigurazione. Nella tua cella interiore, nel tuo intimo avviene questo incontro fortunato e stupendo con Dio e finalmente dici; «Era quello che io cercavo!». Un mistero intimo, una serietà profonda e una gioia nuova entrano dentro di te: è la vita definitiva! Io balbetto parlando di queste cose, ma è il mistero di Dio che si rivela a noi, è Dio presente nella nostra vita. La cosa di cui sentiamo fame e sete inestinguibile è questa unione mistica e profonda con Cristo.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Lun Ago 07, 2017 8:15 am

Lunedi della XIX settimana del Tempo Ordinario


VANGELO  (Mt 14,13-21) 



Alzati gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai 
tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.Parola del Signore. 


OMELIA 


Da un po' di tempo stiamo seguendo le vicende del popolo eletto e il mistero di salvezza iniziato con loro. E' la storia sacra, la storia della Promessa fatta da Dio, la Promessa che verrà mantenuta sempre, «perché Dio non può smentire se stesso». E' una storia sacra ma essa è anche una storia dell'uomo. La storia della salvezza ma anche la storia della disobbedienza, della ribellione, del peccato. E anche oggi gli Israeliti si lamentano, protestano: Stavamo meglio quando stavamo peggio... eravamo schiavi ma avevamo buoni pesci, bei cocomeri, la cipolla, l'aglio... Ma Dio è paziente, Dio ascolta i loro lamenti, li dà la manna da mangiare, li dà tutto gratuitamente. Nel Vangelo la folla non ha tempo di lamentarsi. Gesù previene il loro desiderio, la loro fame, si preoccupa della loro sorte. Con fiducia guarda verso il celo, rende grazie in un momento in cui non c'è abbondanza, c'è solo un po' di qualcosa. Non si abbatte, non si lamenta. Confida. Quante volte ci siamo trovati in difficoltà, magari non di mancanza di cibi ma di qualche altra cosa... Qual era il nostro atteggiamento? Quello degli Israeliti che protestano, che si ribellano, che rimpiangono le cose passate o quello di Gesù che anche in difficoltà sa ringraziare, sa alzare le mani a Dio, sa guardare il cielo con supplicante fiducia... Chiediamo che il Signore aumenti la nostra fede perché anche nelle situazioni difficili siamo in grado di trovare la giusta via. (Padri Silvestrini) 



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno». La vitalità non è legata al numero delle persone, ma alla qualità della vita che le persone vivono. I discepoli devono essere sereni perché sono scelti da Dio per instaurare il suo Regno. La pace non è frutto dell'assenza di difficoltà ma è frutto della certezza che Dio conduce coloro che, chiamati da Lui, hanno riposto con un “sì” fermo, chiaro, deciso. Ognuno di noi deve lasciarsi coinvolgere pienamente da Gesù e affrontare tutte le situazioni della vita in Gesù, con Gesù, per Gesù. Quando ci si sente inadeguati è possibile superare l'ansia, la paura, l'angoscia fidandoci di lui che ha detto: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16). Gesù inoltre afferma che dai capi della Chiesa si aspetta molto. Il loro compito è così importante che se sarà svolto bene meriterà il massimo della ricompensa. Ieri, come oggi, come sarà sempre, il popolo chiede ai ministri della Chiesa che vivano la vita di Cristo radicalmente, e non coprano con il titolo del loro incarico una vita pagana, non secondo il Vangelo.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Mar Ago 08, 2017 8:24 am

Martedi della XIX settimana del Tempo Orsinario




VANGELO  (Mt 15,1-2.10-14)



Ogni pianta, che non è stata piantata dal mio Padre celeste, sarà sradicata. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Riunita la folla, disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l'uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l'uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 


Parola del Signore. 


OMELIA 


La domanda che scribi e farisei rivolgono tendenziosamente a Gesù, offre al Maestro l'occasione per continuare la catechesi circa il perfezionamento della legge antica. Così, egli ne approfitta per svolgere una riflessione sulla purità. Il nucleo della purezza, insegna, è il cuore, perché da qui nascono i gesti e le parole. Il «puro-impuro» non lo si stabilisce in base a ciò che entra nell'uomo o lo tocca, ma in base a quanto esce dal cuore. È come se Gesù ci dicesse che la bocca dell'uomo va intesa come megafono del cuore, quindi dei sentimenti e dei pensieri, invitandoci a non fermarci all'esterno, ma a considerare l'interno, il centro della vita. Dal cuore nascono le intenzioni malvagie e le cattiverie. Ed è sempre dal cuore dell'uomo che scaturiscono i sentimenti buoni, le intenzioni di carità, la disponibilità verso i fratelli, gli atteggiamenti di misericordia. Di conseguenza la nostra bocca può assomigliare a un vulcano che erutta distruzione, oppure a una sorgente di doni, una preziosa sorgente di acqua fresca e salutare. Ma la questione vera è il cuore. È attraverso un cuore purificato che entriamo in comunione con Dio Padre e con i fratelli. È attraverso questo cuore che orientiamo la vita nel bene e nel male e operiamo le scelte importanti. Liberiamo allora il cuore e la mente dagli ostacoli che ci tengono lontani dall'amicizia con Dio, e impariamo a generare gesti e parole di pace.


MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Gesù rivela la sua passione e morte. Dopo aver rivelato che lui è il Figlio di Dio, adesso può manifestarsi e dire qual è il disegno del Padre su di lui, disegno che accetta totalmente. Gesù svela la sua libertà nell'amore al Padre che prevede questo suo passaggio attraverso la morte per la redenzione degli uomini. In tal modo i suoi apostoli arrivano a capire che facendo società con Gesù e mettendo la loro vita con la vita di Gesù, non possono ritirarsi, non possono stare con lui solo quando compie i miracoli o quando si trasfgura sul monte, e poi tirarsi indietro quando è crocifisso. È la nostra storia: una volta accettato di stare con Gesù, non possiamo tirarci indietro quando il Signore ci chiede di condividere la sua croce per la resurrezione, per la salvezza. D'altra parte non c'è redenzione, non c'è salvezza senza passare per la croce! Redenzione vuol dire riportare l'uomo al suo essere primitivo, come era nel disegno del Padre, e non si può riportarlo senza passare attraverso la crocifissione. Questo elemento lo scegliamo liberamente e coscientemente anche noi: è una conseguenza necessaria dell'amore!


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Giovedi della XIX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Ago 10, 2017 8:21 am

Giovedi della XIX settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Gv 12,24-26)


Se il chicco di grano muore, produce molto frutto. 

+ Dal Vangelo secondo Giovanni   
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». 
Parola del Signore. 


OMELIA 


La figura di un martire così lontano da noi crea non pochi problemi. Alle già scarse notizie si aggiunga che il suo ricordo si è sedimentato in tradizioni che ne offuscano la veridicità storica. È come se celebrassimo un personaggio mitologico che poco o niente ha a che fare con la fede. È solo la Parola di Dio che può dare spessore a questi santi, ormai messi nel dimenticatoio se non fosse per i vari onomastici che vi si celebrano. Il servizio e il martirio sono due componenti basilari del dinamismo cristiano, attraverso di essi la fede trova la sua pienezza e la sua ragion d'essere. Sarebbe interessante sapere quale risonanza aveva nella vita di questi santi la parola che abbiamo letta e come percepivano il "dare testimonianza", qual era la loro relazione con la morte che essi affrontavano coerentemente con la loro scelta di servizio. Ma ciò che si chiede ad un tempo così lontano, non si può fare a meno di vederlo intorno a noi in molte persone che vivono il loro cristianesimo con slancio e semplicità. Il celebrare i martiri ha senso in quanto in essi celebriamo tutti quei cristiani che nella vita testimoniano Cristo attraverso i piccoli, ma altrettanto dolorosi, martirii quotidiani. Insieme a san Lorenzo ricordiamo i genitori che soffrono per i loro figli senza perdere la speranza in Dio, coloro che sono oppressi dalla malattia e sanno fare del loro dolore una fonte positiva di bene, tutti coloro che pur vivendo situazioni disagiate economiche, fisiche e morali sanno mantenere viva la loro fede. Non è forse anche questo martirio? E se vissuto in unione alle sofferenze di Cristo non diventa servizio a favore di tutti i fratelli? "Se il chicco di grano caduto in terra non muore...". (Padri Silvestrini) 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Gesù prende l'esempio del chicco di grano che se non muore rimane solo; se invece muore produce molto frutto, e ci dischiude orizzonti infiniti. Ci dice che chi s’incapsula in se stesso, si chiude cioè nel suo egoismo ed egocentrismo, si autodistrugge. L'uomo infatti è un "essere per". È una originalità destinata ad essere in comunione. L'identità vera dell’uomo è essere se stesso per gli altri. L'uomo diventa veramente se stesso quando diventa popolo. Quando l'uomo capisce che è un essere per gli altri e si dona, raggiunge la sua pienezza ed esce dalla sua solitudine.

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Venerdi della XIX settimana del TEmpo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Ago 11, 2017 8:35 am

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Messaggio  Andrea il Ven Ago 11, 2017 8:50 am

Venerdi della XIX settimana del Tempo Ordinario


VANGELO

Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 
+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,24-28)
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno». 

Parola del Signore. 


OMELIA 

Tanti sono i volti di Dio, con tante voci Egli parla. E' importante per noi avere un rapporto con lui, un rapporto personale, tu per tu. Nella prima lettura, dell'Antico Testamento, Mosè insiste proprio su questo fatto. Dio è andato a scegliersi una nazione in mezzo ad un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie. E tante volte questo popolo santo si è voltato contro Dio. Sa però che per rimanere con Lui, con Dio, in questa relazione d'amore, deve rinunciare ai propri capricci, ascoltare la sua voce e conformarsi alle istruzioni divine che indicano la giusta via della fedeltà. Con la venuta di Gesù, l'aspetto personale della nostra relazione con Dio è diventato ancora più evidente, più forte, più intimo. Invece del tuono del Sinai, che faceva udire la voce di Dio, abbiamo un contatto personale con il Figlio di Dio fatto uomo come noi, fratello nostro. Il suo amore per noi si è manifestato in modo ancor più generoso, non soltanto con segni e prodigi, ma pagando di persona, fino a stancarsi, a soffrire, a morire. Ma anche noi dobbiamo darci da fare. Non si rimane con lui senza una collaborazione... Che cosa dobbiamo fare? Gesù ce lo dice apertamente: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso...». Dobbiamo rinunciare radicalmente al nostro egoismo, non mettere più il nostro "Io" al centro di tutto. Dobbiamo saper perdere, e non una volta sola, saper perdere, per amore, per Lui. Se vogliamo salvare la nostra vita, la perderemo. Sa la perdiamo per lui, la troveremo. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Secondo il modo di esprimersi della lingua ebraica, “sette volte” vuol dire un numero definito di volte. Gesù dice che il perdono per essere perfetto deve essere dato sempre, senza un numero limitato di volte. Dio ci offre sempre il suo perdono. Non ci perdona solo un numero limitato di volte, ma sempre cioè tutte le volte che ci presentiamo a lui umili e sinceri e gli chiediamo: «Riprendimi, mio Dio, fra le tue braccia, nel tuo cuore». In quel momento noi diamo al Signore la gioia di perdonarci. Il segno inconfondibile che vogliamo essere sinceramente perdonati è la gioia nostra (anche se nel pianto della sofferenza per il torto subito) di perdonare chi ci ha offeso. Il perdono è la prova che vogliamo essere ciò che siamo: veri figli di Dio che si riconoscono dai fatti e non dalle parole soltanto. 

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

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