Vangelo di Gesù - Anno A

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Giovedi nell' Ottana di Natale

Messaggio  Andrea il Gio Dic 29, 2016 9:06 am

Giovedi nell' Ottana di Natale

VANGELO (Lc 2,22-35)


Luce per rivelarti alle genti.

Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».


Parola del Signore.


OMELIA


Anche la vergine immacolata, la madre del Cristo, si sottopone umilmente al rito della purificazione, lei che non aveva mai contratto nessuna impurità. Una indubbia lezione di umiltà. È ancora più significativo invece la presentazione al tempio del bambino Gesù. Prima che lo additasse al mondo Giovanni Battista come l'agnello che togli il peccato dal mondo, sono gli stessi Maria e Giuseppe a presentarlo ufficialmente all'intera umanità. È un gesto sacerdotale quell'offerta, che troverà il pieno compimento ai piedi della croce, quando il bambino sarà la vittima di espiazione da presentare al Padre. Un uomo giusto e timorato di Dio, il vecchio Simeone, illuminato dallo Spirito Santo e certo, per quella luce divina, che non sarebbe morto senza aver prima veduto il Messia del Signore, prende tra le braccia il bambino e, traboccante di gioia, benedice Dio con il suo cantico. Ora che i suoi occhi hanno visto la "salvezza", non ha più nulla da chiedere a Dio e nulla ha ancora da sperare dalla vita, ora è pronto per andare nella pace eterna. Egli ha compreso che è sorta la luce attesa da tutte le genti, il messia è venuto. Si rivolge poi alla Madre santissima, a Maria: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». In queste misteriose parole il Santo vecchio Simeone sintetizza la missione del Cristo, come ultima e suprema testimonianza dell'infinito amore misericordioso di Dio, segno di contraddizione per coloro che non comprenderanno quell'amore e svela poi il ruolo e compartecipazione piena della Madre al martirio del Figlio suo: per questo una spada le trafiggerà l'anima: avverrà ai piedi della croce. (Padri Silvestrini)



RIFLESSIONE


Simeone parlò a Maria, dicendo: «Anche a te un spada trapasserà il cuore perché siano svelati i pensieri di molti (tutti i) cuori». La missione di luce nel mondo pagano sarà accompagnata per Gesù da ostilità e da persecuzione da parte del suo popolo. Con suo figlio, Maria sarà al centro di questa contraddizione (Gesù porta salvezza e in cambio riceve persecuzione e morte) nella quale i cuori dovranno manifestarsi in favore o contro Gesù. Il dolore di Maria opererà nel cuore degli uomini orientandoli a una soluzione positiva di conversione.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Dic 29, 2016 2:53 pm

La scena che Luca ci presenta, si svolge all'interno del tempio di Gerusalemme. Il bambino Gesù  è portato al tempio per adempiere la legge  di Mosè (Lv. 12,6-8 ) relativa alla purificazione della madre dopo il parto e all'offerta a Dio del figlio primogenito. Maria, non aveva bisogno della purificazione, essendo pura fin dalla nascita, ma ha voluto con umiltà adempiere come una semplice donna quello che la legge di Mosè prescriveva. Maria, non si era resa conto di quello che era avvenuto in lei.... Maria con Giuseppe e il piccolo Gesù   si recano al tempio, erano poveri e la loro offerta  si limitava a  una coppia di tortore o due giovani colombi, nel tempio, trovano ad attenderli un vecchio chiamato Simeone, che alla vista del Piccolo Gesù, fortificato dallo Spirito Santo inizia a profetizzare sulla sorte del bambino. La lunga attesa sotto la legge mosaica è finita e l'inizio di qualcosa di nuovo sta realizzandosi per mezzo del Bambino Gesù.... e presolo in braccio intonò un breve canto:«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Ma non si limitò a questo canto, e rivolto ai genitori:  Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».  La salvezza per tutti gli uomini è presente e una nuova era accompagnerà i popoli che cercano Dio.
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Venerdi nellì Ottava di Natalw

Messaggio  Andrea il Ven Dic 30, 2016 8:23 am

Venerdi nellì Ottava di Natalw


VANGELO (Mt 2,13-15.19-23)


Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.

Dal Vangelo secondo Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».


Parola del Signore.

OMELIA


Contempliamo la Santa Famiglia e, nelle parole del vangelo di questa festività, consideriamo Gesù, Maria e Giuseppe.
Subito dopo l'adorazione dei Magi, Matteo narra nel suo Vangelo la fuga in Egitto, la strage degli innocenti e il ritorno dall'Egitto: tre episodi collegati alla storia della Santa Famiglia e presentati nel Vangelo come altrettanti compimenti di profezie dell'Antico Testamento.
L'angelo del Signore è apparso in sogno a Giuseppe e gli ha detto: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo".
Dio, colui che è il Salvatore, agisce in diversi modi.
Un tempo aveva salvato un altro Giuseppe, sempre in Egitto, facendo sì che sfuggisse ai suoi fratelli, uscisse dalla prigione e avesse, infine, autorità e potere per aiutare i suoi fratelli e l'intera famiglia di Giacobbe, suo padre. Davvero Dio salva in diversi modi. Questa volta salva la Santa Famiglia grazie all'aiuto di un altro "giusto": san Giuseppe, spinto ad obbedire alle parole dell'angelo proprio dalla sua fiducia nel disegno divino e nel compimento della volontà celeste.
"Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto", proprio mentre Betlemme e i dintorni stavano per risuonare di pianti e lamenti, provocati dalla strage degli innocenti. Dopo la morte di Erode, sempre obbedendo alle parole dell'angelo, Giuseppe ritorna dall'Egitto, portando con sé Gesù e Maria, per stabilirsi a Nazaret.
La fede in Dio e l'obbedienza alla sua parola possono cambiare il cammino della nostra vita. Così, è per la nostra salvezza che Dio ha salvato la Santa Famiglia.(Padri Silvestrini).



RIFLESSIONE



Anna era una profetessa. Quando parliamo di profeti intendiamo coloro che non pongono paletti allo Spirito, ma gli danno mano libera in se stessi. Che cos'è la profezia? Il disegno di Dio dirige la storia. Lo Spirito Santo anima quel disegno. L'azione dello Spirito Santo e, per tempi lunghi o brevi, impercettibile, ma opera. I profeti sono coloro che percepiscono quell’azione subito, anche quando per la massa è impercettibile. Per loro il futuro è già presente. Questi profeti recepiscono subito l'azione dello Spirito Santo e intuiscono il cammino della storia prima che si manifesti perché amano Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze e con tutta la mente e amano il prossimo come amano Dio. La preghiera in atto e come dimensione di Dio apre il cuore alla profezia.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Dic 30, 2016 2:54 pm

L'evangelista Matteo descrive i magi, misteriosi sapienti e astrologi orientali, ma in loro, Matteo vede i (lontani) pagani di buona volontà, uomini disposti a mettersi in cammino verso Betlemme per adorare in quel bambino il Messia annunciato nelle scritture. In questo brano, Matteo ci parla anche di Erode il Grande, re della Giudea, (vicini) che informato dai sacerdoti e gli scribi che il <re dei Giudei> sarebbe nato a Betlemme; decide di ucciderlo. La Sacra Famiglia, fugge in Egitto, avvertita in sogno da un Angelo, che indica a Giuseppe il tempo che dovrà trattenersi in Egitto... e quando Erode morì, l'Angelo apparve in sogno a Giuseppe in Egitto avvertendolo di tornare in Israele ….le profezie si stavano adempiendosi; il Signore per mezzo del profeta aveva detto: “Dall'Egitto ha chiamato mio figlio”. Giuseppe, guidato sempre dall'Angelo, condusse Gesù e sua madre a Nazareth, perché si compisse ciò che era stato detto dai profeti:< Sarà chiamato Nazareno>.
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Sabato nell' Ottava di Natale

Messaggio  Andrea il Sab Dic 31, 2016 9:11 am

Sabato nell' Ottava di Natale


VANGELO (Gv 1,1-18)


Il Verbo si fece carne.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.


Parola del Signore.

OMELIA


San Giovanni si rivolge in modo appassionato ai fedeli perché considerino la propria situazione e pensino alla propria salvezza. Due sono i motivi che spingono alla vigilanza nell'attesa della venuta del Signore: l'ultima ora che è giunta, vale a dire: l'approssimarsi della fine della nostra vita, considerando anche l'ultima tappa del piano di salvezza; e l'opera degli anticristi che vogliono approfittare del tempo che rimane, per deviare e corrompere. Un primo pensiero: Siamo alla fine dell'anno... il tempo cammina, corre, precipita... prepariamoci per l'incontro con il Signore. Viviamo questo tempo nella fedeltà ai nostri impegni. L'apostolo con tanta amarezza deve costatare che molti hanno deviato... Occorre sincerità di fede che si fonda non su interessi o valorizzazioni umane, ma solo sulla parola di vita. Il prologo del vangelo di Giovanni ci immette nelle infinite realtà di Dio. E' un invito a chiudere gli occhi e tuffarci nella sua eternità, nella contemplazione del suo Verbo che si fa carne, prende dimora fra la sua gente... capita però che questa sua gente non lo accoglie, nonostante la testimonianza di Giovanni. E' un profondissimo testo teologico che va letto adagio, meditato con umiltà, pregato con viva fede per immergerci nei segreti della vita divina e nel suo progetto di amore per l'umanità. (Padri Silvestrini)




RIFLESSIONE


Anche dentro di noi ci sono tenebre. Vi è mai capitato di sentire invidia, gelosia, un’antipatia mortale, inconciliabile? Vi è mai capitato di stare zitti e di non parlare mentre sentivate che era giusto quello che dovevate dire ma per paura di fare brutta figura avete taciuto? Queste sono tenebre che ci invadono. Vi è mai capitato (e questa è la tenebra peggiore) di volere che gli altri siano come li vogliamo noi e non come li vuole il Signore, che non ci diano fastidio, che ci lascino in pace? Tutte queste tenebre sono dentro di noi! Gesù è la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo! Come la luce di Gesù ci illumina? Siamo uniti a lui e ci illumina all'interno del nostro animo. La luce di Gesù ci compenetra, ci trasforma e ci vince, tant'è che Paolo grida: «Benedetto sia Dio, noi siamo passati dalla morte alla vita, siamo stati trasferiti dal regno delle tenebre al regno della luce del suo Figlio diletto» (cfr Col 1,13). Siamo stati trasferiti in Gesù. lnvocare: «Vieni Gesù!» è la nostra grandezza. A volte mi viene da dire: «Ma come fai ad essere sempre arrabbiato così? Che muso lungo! Ma c’è Cristo in te, luce della vita!». Non tenete mai la cattiveria nel vostro cuore, ma Cristo Signore, vita della nostra vita!

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Dic 31, 2016 10:04 am

Gesù è il Figlio del Padre e Giovanni il Battista aveva come missione dare testimonianza alla vera luce che è il Figlio di Dio, tutti coloro che lo hanno accolto Lui ha dato loro il privilegio di diventare figli di Dio e di proclamare il suo messaggio di amore, cioè di credere in colui che l'ha mandato che è Dio Padre per mezzo del Figlio.sunny

Scusatemi tanto se non mi faccio sentire da molto tempo ma il computer non funziona bene, e visto che per ora funziona ne approfitto per augurare buon anno a tutti! Vi voglio bene! I love you
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Capodanno

Messaggio  Andrea il Dom Gen 01, 2017 8:44 am

Capodanno

VANGELO (Lc 2,16-21)


I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.


Parola del Signore.

OMELIA


La festa di oggi ci offre molteplici motivi di riflessione: la chiesa scandisce per tutti noi ripetutamente nel nome del Signore una solenne benedizione sacerdotale. È l'augurio migliore che possiamo ricevere e scambiarci in questo giorno: viene da Dio, ma è per tutti noi. Pur essendo la festa della Madre di Dio, domina la figura del Cristo e ci viene ricordata ancora la sua opera di salvezza operata per l'intera umanità. Maria è sapientemente incastonata nel mistero del suo Figlio per sottolineare il suo ruolo nella storia della salvezza e in quello sempre attuale di Madre dei credenti. Noi onoriamo Maria sempre vergine, proclamata nel Concilio di Efeso "santissima madre di Dio" perché Cristo sia riconosciuto veramente Figlio di Dio. È nel nome di Maria che dal 1967 si celebra oggi in tutto il mondo cattolico la giornata mondiale della pace. Dono divino, dono messianico è la pace. Non può essere costruita soltanto da noi uomini e soprattutto non potrà mai essere proclamata efficacemente fin quando non si depongono le armi. La pace degli uomini non può essere diversa da quella di Cristo: va quindi costruita sulle solide basi dell'amore fraterno e della grazia divina. Ogni cristiano per vocazione deve essere un costruttore di pace cominciando magari dalle mura domestiche, impartendo una sana educazione ai figli con la forza dell'esempio. Il tutto dobbiamo accompagnarlo con la forza della preghiera come fa la liturgia di questo giorno che ci fa ripetere nella orazione: "Tu, o Dio nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna", una salvezza che inizia già durante il nostro pellegrinaggio terreno.(Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Domenica - MARIA Ss. MADRE DI DIO

Vangelo - Lc 2, 16-21

Non tanto per sapere, quanto piuttosto per credere e contemplare: a questo ci serve il vangelo di oggi. Il brano dei pastori che si recano nella notte santa ad adorare il Bambino “avvolto in fasce, che giaceva nella mangiatoia", non ci dice niente di nuovo che già non sappiamo circa la nascita di Gesù. Del resto lo stesso brano è stato già proclamato il giorno di   Natale nella messa dell'aurora. È vero che, nella sequenza di oggi, la pericope evangelica si allunga fino al versetto contenente quel rapidissimo cenno alla circoncisione del Bambino, avvenuta esattamente come oggi, a otto giorni dalla nascita. Ma è vero pure che quell’evento non assume un particolare rilievo nel racconto di Luca e neanche nella liturgia del Vaticano II, che non celebra più la festa della circoncisione di Gesù, ma la maternità divina di Maria. 
Oggi dunque non ricordiamo un altro avvenimento che si aggiunga a quello del Natale; noi oggi contempliamo un altro svelamento dell'inesauribile mistero del Bambino, una ulteriore rivelazione di quel “misterioso scambio che ci ha redenti", secondo le parole rapite della liturgia. È lo scambio sorprendente e strabiliante, come lo declina Paolo con accenti singolarmente audaci, fra la ricchezza del Signore Gesù e la nostra povertà; tra la sua forza e la nostra debolezza; tra la sua pienezza e il nostro nulla. Spinto al limite, lo scambio transita tra i poli più distanti: tra il peccato degli uomini e la giustizia di Dio. La Lettera a Diogneto riprenderà fedelmente questi temi in uno scatto improvviso di ammirazione: “Dolce scambio! L’ingiustizia di molti viene riparata da un solo giusto e la giustizia d i uno solo rende giusti molti criminali”. Ed ecco come traduceva questa ardita teologia del misterioso e meraviglioso “scambio” natalizio, Gertrud von Le Fort  (1876-1971), la scrittrice tedesca protestante convertitasi a Roma al cattolicesimo: “Colui che abbiamo sfuggito, ci ha seguito. Colui che avevamo perso, si è riunito a no. Ci ha raggiunti nel grembo della nostra miseria e si e umiliato nelle nostre mani. Abita nel vino dei calici e nel pane bianco degli altari. Tu, o Chiesa, lo stendi sulle nostre labbra affamate. Tu lo sprofondi nel cuore della nostra solitudine, per dischiuderla come una porta disserrata”. 
In questo primo giorno dell’anno, festa di Maria Madre di Dio e Giornata Mondiale della pace, vogliamo tentare di cogliere l’altro verso del Natale, o - se si vuole - l'altro versante dello "scambio", quello che riguarda noi, così come lo esprime il canto della liturgia; "Oggi la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l'uomo mortale e innalzato a dignità perenne e noi, uniti a lui in comunione mirabile. Condividiamo la sua vita immortale". Quel Bambino, guardato con gli occhi stupiti di Maria - che osservava e “serbava tutte queste cose" - e adorato con l'ardore del suo cuore credente, non ci dice solo l'umanizzazione di Dio, ci dice anche la divinizzazione dell’uomo. Chi è l’uomo perché te ne ricordi, e il figlio dell’uomo perché te ne curi?", si chiedeva, trasognato, l’anonimo salmista, e si dava una risposta che doveva sembrargli vertiginosa; “Eppure l'hai fatto poco meno di un dio!" (Sal Cool. Ma questa risposta non vale più, perché ormai è stata superata dagli eventi, dall’evento stupefacente e insuperabile del Natale; "Dio si è fatto uomo, perché l'uomo diventasse Dio", aveva scritto sant'Agostino. E citando lo stesso salmo, san Bernardo in un discorso natalizio, arrivava a dire: "Nulla mostra maggiormente la misericordia di Dio che l’aver egli assunto la nostra stessa miseria. Da questo sappia l'uomo quanto Dio si curi di lui... Da quello a cui egli giunse per te, o uomo, riconosci quanto tu valga per lui". Questa è la verità dell'uomo, svelata a Natale; “in realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo" (Gs 22). Ed è nella verità - ha scritto Benedetto XVI nel suo primo Messaggio per questa Giornata - il fondamento della pace. Non è vero - soltanto - che la prima vittima della guerra sia la verità. Papa Benedetto va oltre e scorge nella menzogna non solo l’effetto, ma la causa della guerra; "Quando viene a mancare l'adesione all’ordine trascendente delle cose, quando viene ostacolato o impedito lo sviluppo integrale della persona e la tutela dei suoi diritti fondamentali, quando tutti i popoli sono costretti a subire ingiustizie e disuguaglianze intollerabili, come si pu` sperare nella realizzazione della pace?". Visto con gli occhi di Maria, quel Bambino - ogni bambino - non è affatto "l’ingegnoso montaggio di un impianto idraulico portatile", come voleva il meccanicismo positivista. Il corpo umano non pu` essere scambiato - come si pensava nella Germania pre-nazista - per il serbatoio di “una quantità di grasso sufficiente per produrre sette pezzi di sapone, abbastanza ferro per produrre un chiodo di media grandezza, una quantità di fosforo sufficiente per allestire duemila capocchie di fiammiferi, abbastanza zolfo per liberarsi dalle proprie pulci". L’uomo non è  neanche quello immaginato dalla nostra era tecnologica; un animale un poco più evoluto di altri, prodotto dal gioco del caso; materia organica, destinata a stare sulla crosta della terra per una manciata di anni, e indirizzata all'annientamento. Così dopo aver sofferto il delirio di onnipotenza per il miraggio dell’oltre-uomo, la nostra società è costantemente a rischio di generare il sotto-uomo. Il materialismo è tuttora la grande e non superata tentazione di questo Occidente orgoglioso e disperato, che rischia di pensare l’uomo quasi come un "pollo in batteria", poco capace di sollevare il capo dal becchime.  
Dobbiamo ritornare alla vera “scuola della pace", quella di Betlemme: “il Natale del Signore è il Natale della pace" (san Leone Magno). Se non impariamo a ridiventare umani, se non superiamo il nostro analfabetismo di ritorno che ci ha fatto dimenticare la grammatica del dialogo, la terra potrà essere solo quella “aiuola che ci fa tanto feroci". Se non riascolteremo il messaggio angelico che coordina nell'unica sintassi corretta la consecutio temporum (l’articolazione logica dei tempi) della gloria a Dio e della pace in terra; se non ricominceremo a distinguere le armi della pace dalla pace delle armi; se non riprenderemo a usare bene il vocabolario umano e a leggere "embrione" come sinonimo di “bambino” e non di “cosa” o al di più di "esserino", e a non tradurre “musulmano” con "fondamentalista", ma con “uomo”; se non reimpareremo ogni giorno di questo nuovo anno a muovere i nostri passi sulla via della pace, le nostre vite saranno dimenticate dalla speranza e non potremo superare la paura del gran botto finale. Ogni uomo è figlio di Dio, ci ripete oggi la Madre di Gesù. Ogni uomo è mio fratello, diceva lo slogan pensato da Paolo VI per la prima Giornata Mondiale della Pace. “Perdono chi mi ha ucciso il figlio", ha dichiarato Giancarlo Malfer, l’anziano padre di Stefano, assassinato da un marocchino, per aver dato lavoro a un’immigrata, ex convivente dell'omicida, qualche settimana prima dell'ultimo Natale. E si aggrappava a un foglietto con su trascritte le parole di Giovanni Paolo II per la Giornata della Pace del 2002; “Non c‘è pace senza giustizia, non c‘è giustizia senza perdono". E questo, con fare discreto: "Non ingigantiamo le cose; ce ne sono centinaia di persone che fanno come me, migliaia". Ci auguriamo - e per questo preghiamo Maria, madre e regina della pace - di cominciare o ricominciare ad essere anche noi tra queste migliaia di persone. Buon Anno, per ogni giorno del nuovo anno!

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Lun Gen 02, 2017 8:36 am

Lunedi dopo il Primo dell'Anno

VANGELO (Gv 1,19-28)


Dopo di me verrà uno che è prima di me.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.


Parola del Signore.


OMELIA


La voce nel deserto è il grido, l'annuncio di un solitario che costata che le sue parole si perdono inascoltate nelle dune. La voce che proclama una presenza e d'intorno il silenzio muto o il chiasso dei lontani. Accade ancora perché il frastuono è grande e soffoca le voci autentiche, anche quelle di chi umilmente parla nel nome del Signore. Le voci cadono nel deserto anche quando si ammassano le folle, se queste sono affette da sordità spirituale. Non si ascolta e non si riconoscono i profeti. "Chi sei tu?" - chiedono a Giovanni Battista. L'identità del profeta è riposta unicamente nella sua missione; per mandato divino egli parla e quanto proclama va accolto con la fede. Il profeta non parla di sé, non ha un messaggio proprio da proporre, né verità personali da scandire: parla la Parola di Dio, è un intermediario tra cielo e terra, tra Dio e gli uomini. Il Battista ha una missione davvero speciale: egli deve additare al mondo l'Agnello di Dio che viene a cancellare il peccato del mondo. Invita alla conversione, rifiuta le false identificazioni che alcuni fanno sulla sua persona, ribadisce che egli sta preparando la strada a colui al quale non è degno di sciogliere il legaccio del sandalo. Egli è il testimone del Cristo già presente nel mondo e che sta per iniziare la sua missione. Egli afferma che la vera adesione non deve essere rivolta alla sua persona, ma al Messia, al Salvatore del mondo. Ai nostri giorni non mancano profeti, sono pochi gli ascoltatori attenti. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



Dopo di me verrà uno che è prima di me ln questi primi giorni dopo lottava di Natale la Chiesa ci vuole aiutare a penetrare sempre più intimamente nel mistero del Bambino che "ci è nato". Per questo si serve del vangelo di Giovanni, che dopo il prologo "teologico" sul Verbo fatto carne, inizia il suo racconto, partendo da una sorta di prologo “narrativo” - distribuito nell'arco di una settimana - che prepara alla missione pubblica di Gesù. Si comincia con la testimonianza di Giovanni; così questo grande profeta che ci ha preparato al Natale, ci introduce ora all'attività messianica di Gesù. Giovanni è stato già presentato dal quarto evangelista come il “mandato a testimoniare"; adesso ci viene proposta in modo preciso ed esplicito la testimonianza da lui resa, davanti ai rappresentanti delle supreme autorità giudaiche. Innanzitutto il Battista dice chi non è: non è il Messia, non è Elia, non è il Profeta atteso per la fine dei tempi. Molto probabilmente l’evangelista tiene presenti alcuni circoli giudaici fondati da discepoli di Giovanni, che non avevano compreso il vero senso del messaggio del loro maestro e lo consideravano superiore allo stesso Cristo. Dopo la risposta con i tre no, il Battista si definisce in positivo; egli è solo voce che chiama a preparare la via del Signore, e pu` battezzare solo con acqua. Ma è in grado di poter cominciare a dire chi è il vero Messia; è un personaggio ancora ignoto, ma che sta per rivelarsi; viene dopo di lui, ma gli è superiore. L’evangelista vuole aiutarci a correggere le nostre idee sul Battista; non è l’uomo di un passato morto e sepolto; senza dubbio la sua confessione di fede si colloca nella storia di Israele come punto di passaggio, proprio dall'attesa al compimento. Ma Giovanni è una figura attuale perché è stato il primo testimone di Cristo, e quindi in lui ogni cristiano pu` rispecchiarsi per verificare l'autenticità della propria testimonianza. Il discepolo-testimone non è uno che attira l’attenzione su di sé; non si sostituisce mai al Maestro, di cui resta umile e fedele allievo, ha il compito di spianare la strada al suo passaggio, non al proprio trionfo; non punta sull’audience personale, ma si preoccupa che venga ascoltata e conosciuta solo la Parola fatta carne. Gesù è la luce, il testimone è la lampada; Gesù è il Verbo, il testimone è la sua voce. La luce della Parola viene tutta dal Signore; nulla è merito nostro. È lui a risplendere sugli altri. A noi tocca far passare in limpida, fedele trasparenza tutta la luce, tutta la sua parola.

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Martedi del Tempo di Natale

Messaggio  Andrea il Mar Gen 03, 2017 8:42 am

Martedi del Tempo di Natale

VANGELO (Gv 1,29-34)


Ecco l'agnello di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni 
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele".
Giovanni testimoniò dicendo: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui chi mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".


Parola del Signore.

OMELIA


Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio». È la presentazione ufficiale che Giovanni Battista fa del Signore, ma è lo stesso Spirito Santo che ha confermato la sua e la nostra fede. Il battesimo di penitenza che egli amministrava, nel caso di Gesù, si è trasforma in una grande teofania: la voce di Dio completa e perfeziona quella di Giovanni, proclamando Cristo suo Figlio. Per questo il battezzatore afferma di non conoscere Gesù prima di quella rivelazione e di poter ora, che ha visto lo Spirito Santo discendere, essere invece un convinto testimone della sua divinità. Così si afferma l'autorivelazione di Dio, così ci è concesso di certificare la nostra fede in Lui e nel suo Figlio. Ci prepariamo alla grande epifania per vedere nella vera luce il mistero dell'incarnazione e della missione si salvezza apportata da Cristo a tutti noi. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE




Ecco l’agnello di Dio al secondo giorno della “settimana inaugurale" dell'attività messianica di Gesù, il quarto evangelista ci racconta il  riconoscimento pubblico di Cristo da parte di Giovanni, suo primo testimone. Ora il Battista non si rivolge - come ieri - ai capi del popolo,  ma a tutto Israele. Per Giovanni, Gesù è l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo; è colui sul quale lo Spirito si è posato come una colomba; è il Figlio di Dio. La prima identificazione - Gesù-agnello - evoca la morte espiatoria di Gesù associando due immagini tradizionali; da una parte quella del Servo sofferente (Is 53) che prende su di sè i peccati della moltitudine e, benché innocente, si offre come agnello; dall'altra quella dell'agnello pasquale, simbolo della redenzione di Israele (Es 19, 1-28; cfr. 1Cor5,7). L’agnello è l’immagine di una obbedienza e di un amore che arriveranno fino alla croce. Questo agnello è perfettamente innocente, eppure pienamente solidale con i peccatori; pertanto il suo sacrificio non è semplicemente una riparazione delle colpe commesse, ma una redenzione totale e definitiva, che elimina del tutto e toglie via “il” peccato, ossia l'insieme dei peccati in tutta la loro estensione e le loro ramificazioni. Ma Gesù - secondo Giovanni - è anche l'uomo dello Spirito, il quale è sceso e si è fermato su di lui in occasione del battesimo al Giordano. Con la scelta di farsi battezzare, Gesù dimostra di non voler prendere le distanze dalla massa dei peccatori, ma si mescola con essa, pur nella consapevolezza della propria origine divina e della piena innocenza personale. Gesù è il Figlio di Dio, l’Unigenito nella cui carne traspare la "gloria" del Padre. L’incarnazione per il Verbo-Figlio non è solo il farsi uomo, ma l’immergersi completamente nell'umanità peccatrice. Solo così Gesù ci pu` liberare dal contagio dell’antico male, e “battezzarci”, ossia immergerci nel suo stesso Spirito. Non ci resta che contemplare, adorare, amare: "Agnello di Dio, nel tuo Nome ci liberi dal peccato del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, nella tua carne ci riveli l’amore del Padre, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, nel tuo Spirito ci riconcili con il Padre e tra di noi, dona a noi la pace". 

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mar Gen 03, 2017 2:17 pm

Giovanni, stava battezzando a Betània, al di là del Giordano ( da non confondersi con Betània vicino a Gerusalemme), quando vide arrivare Gesù. I due non si conoscevano pur essendo parenti, ma quando vide Gesù venire verso di lui, iniziò a profetizzare:  "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele".
Giovanni è il testimone della messianicità di Gesù Cristo, Figlio di Dio. E' Lui il Salvatore atteso da secoli è Lui che ha pienezza dei doni di Dio...infatti Giovanni da testimonianza dicendo:: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui chi mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".
Giovanni Battista dà questa decisa testimonianza per convincere gli uomini che Gesù è colui che “era prima”, il Servo sofferente di Isaia, la realizzazione dell’attesa apocalittica degli ebrei simbolizzata dall’Agnello Pasquale.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Mer Gen 04, 2017 8:45 am

Mercpòedi del Tempo di Natale


VANGELO (Gv 1,35-42)


Abbiamo trovato il Messia.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.


Parola del Signore

OMELIA


Giovanni fissa ancora lo sguardo su Gesù, lo addita come agnello di Dio e suscita la curiosità di due dei suoi discepoli i quali si mettono alla sua sequela. Gesù li interroga: «Che cosa cercate?». Una domanda ancora più che mai opportuna per ciascuno di noi che abbiamo scelto di seguirlo. Dicendo «che» cercate e non «chi» cercate, vuole chiederci se da lui attendiamo qualcosa, qualche umana sicurezza, qualche bene di cui fruire. L'evangelista Matteo riferisce più dettagliatamente la risposta di Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». Così egli dichiara la sua estrema povertà e contemporaneamente orienta i suoi seguaci a scelte chiare e consapevoli: nessuno si mette alle sequela del Cristo per avere beni di questo mondo, ma per ottenere il sommo bene, la vita in Dio. Così fece Andrea, il fratello di Simone, così fece lo stesso Pietro, che ottiene un nuovo nome, così hanno fatto milioni e milioni di seguaci e apostoli del Cristo. Sono loro che ancora una volta ci rivelano con semplicità ed entusiasmo la grande scoperta della vita: «abbiamo trovato il Messia» che si traduce Cristo». È la scoperta di ogni cristiano che vive il proprio battesimo e sceglie con piena convinzione di seguire Cristo e il suo Vangelo. È poi l'esperienza della vita a convincerci giorno dopo giorno della splendida realtà del dono ricevuto; è l'esperienza a convincerci quanto ci convenga rinunciare alle nostre fragili ed umane sicurezze per possedere quelle stabili e certe che Dio ci dona rivelandosi gratuitamente a ciascuno di noi. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE


"Erano circa le quattro del pomeriggio ": questo dettaglio non finisce di stupirci. Secondo alcuni computi apocalittici, il decimo secolo, il decimo periodo era il periodo decisivo, di modo che l'ora decima è da considerarsi quella che noi chiameremmo l’ora X, l’ora del compimento definitivo e perfetto: ad anni di distanza, l’evangelista si sentiva ancora trapassare l’anima dal lampo di quegli occhi, quando Lui si volt`" (v. 38). Ma c'è un altro dettaglio, che merita di essere rimarcato: solo uno dei due discepoli viene nominato: è Andrea, mentre l'altro resta rigorosamente senza volto e senza nome. È una casella vuota, che ciascuno pu` riempire. Il discepolo anonimo ha il volto mio, tuo, suo... E allora affiancandoci a lui, possiamo ripercorrere il cammino del discepolo dietro Gesù, secondo i tre verbi tematici: cercare - dimorare - testimoniare. “Che cercate?”; viviamo in tempi di pensiero debole; per la nostra cultura occidentale il valore supremo non è la verità ma la veracità, la sincerità, l'autenticità. Ma il puro desiderio di autenticità non basta; pu` portare a esiti individualistici, e, in casi estremi, anche violenti. Né si pu` essere sempre “in ricerca": finché si è alla ricerca della verità, il protagonista è il ricercatore, non la verità. È un tentativo sottile di tenere in scacco Dio. Di questo passo infatti l'uomo pu` passare la vita intera a fare ricerche su Dio, senza mai adorare Dio. "Rabbi, dove abiti (lett. dimori)?". Una tale intimità di rapporto tra maestro e discepolo si ha solo nel cristianesimo; nel buddhismo, ad esempio, il Buddha indica al discepolo la via per arrivare alla pace, ma è il discepolo che deve fare poi tutta la strada da sé. Gesù è diverso: non è un maestro che resta esterno al discepolo, non è riducibile ad un modello perfetto che il povero discepolo si deve sforzare di imitare a tutti i costi. Gesù Cristo “vive in me" e “per me il vivere è Cristo” (Gal 9,20; Fil 1,21). Ma basta un... millimetro di non aderenza del cuore al cuore del Maestro, per non rendere aderente a lui tutto quello che pensiamo, diciamo, facciamo. Andrea gli disse: “Abbiamo trovato il Messia". Succede sempre così: se hai veramente incontrato il Signore, se hai risposto sinceramente si alla chiamata, quando riprendi il fiato non sei più quello di prima. Io, tu, lei, lui... ognuno con la sua faccia e la sua storia, identificati per nome e riconosciuti, uno ad uno, e chiamati a raccontare con una vita cambiata che noi lo abbiamo incontrato.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mer Gen 04, 2017 2:31 pm

«Ecco l'agnello di Dio!». ….. che toglie i peccati del mondo.... sono parole che ogni sacerdote ripete durante la liturgia eucaristica,. Giovanni le pronunciò per indicare il Figlio di Dio, il sacerdote per confermare che in quell'ostia consacrata è presente il Corpo di Gesù..... i due discepoli di Giovanni  lo sentirono parlare così, e intuirono che in quell'Uomo che s'avvicinava v'era tutto ciò che il loro cuore desiderava, che Israele aspettava, che il mondo non osava sperare. Sì, Gesù è Colui che ogni uomo attendeva e che avrebbe cambiato la storia di ogni vita. Della tua e della mia, perché Gesù dirà a ciascuno di noi, ogni giorno:” Venite e vedrete”.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Gio Gen 05, 2017 8:43 am

Giovedi del Tempo di Natale


VANGELO (Gv 1,43-51)


Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».


Parola del Signore.

OMELIA


Un imperativo che cambia radicalmente la vita di un uomo esce dalla bocca di Cristo. Il fortunato interlocutore è Filippo, che ha solo il merito di aver incontrato il Signore nella sua strada. Solo lui ha questo potere di comandare o meglio di donare così perché è il Figlio di Dio. Lui chiama perché ama di un amore di predilezione. Poi la risposta alla chiamata diventa testimonianza per altri: l'amore divino è sempre coinvolgente. Filippo racconta a Natanaele della sua scoperta: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Alla fede ancora parziale di Filippo fa riscontro quella ancora più negativa di Natanaele: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». È una visione ancora molto umana, ma i dubbi, anche quelli che potrebbero apparire legittimi, si sciolgono solo facendo esperienza di Dio. È ciò che sostiene Filippo quando dice: «Vieni e vedi». È l'invito che spesso possiamo rivolgere ai nostri interlocutori ancora dubbiosi della fede o con una visione solo razionale delle verità di Dio. Vieni e vedi, significa incontra anche tu il Signore, accostati a Lui con naturale onestà e sarai inondato della sua grazia e illuminato dal suo Spirito. Anche Natanaele verrà illuminato da Cristo e passerà dal dubbio alla fede piena e dichiarata: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Oggi il nostro pensiero si rivolge ai giovani chiamati da Cristo ad una speciale sequela: quanti dubbi, quanti tentennamenti, e ahimè, quanti rifiuti. È Gesù che ripete loro: «Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi». (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



Questo è il giorno centrale della prima settimana di Gesù Messia; dobbiamo quindi prepararci a una rivelazione importante. Continuano i primi approcci con il giovane rabbi venuto da Nazaret. Ora tocca a Filippo, il quale, a sua volta passa la voce a Natanaele. In que sto giovane rude e schietto, Gesù riconosce un vero Israelita, un fedele autentico,un vero “giusto” che cammina secondo la legge del Signore. Lo aveva già visto sotto il fico; probabile allusione a una vita consacrata allo studio delle Scritture; i rabbini riferiscono che ci si riparava all'ombra di un albero di fico per meditare la Legge; inoltre nella loro letteratura il fico, con il suo dolce frutto, simboleggiava l'albero della conoscenza del bene e del male. A questo punto la catena delle chiamate si apre verso il futuro: un giorno si potranno vedere cose ancora più grandi e soprattutto si potrà contemplare  il cielo aperto, in una piena comunicazione tra Dio e gli uomini. L'immagine del cielo aperto e degli angeli che salgono e che scendono rinvia al sogno di Giacobbe in Betel (Gen 28, 10-22). Nella rilettura che ne fa Giovanni, è Gesù stesso ad accreditarsi come colui che apre la via del cielo; è lui la scala che collega il cielo alla terra; è lui stesso il suo tempio, la nuova casa di Dio, il luogo di incontro tra Dio e l’umanità. Sulla base della testimonianza di Giovanni - che aveva dichiarato solennemente che Gesù era “il Figlio di Dio” - anche i primi discepoli, con Filippo arrivano a questa professione di fede. Ma ora è Gesù stesso a dichiararsi, e lo fa ricorrendo al suo titolo preferito, quello di Figlio dell’uomo. Come nei primi tre vangeli questo titolo si trova solo in bocca a Gesù. Secondo il libro di Daniele (7,13), il Figlio dell'uomo viene all’ultimo giorno per giudicare i peccatori e salvare i giusti. Gesù quindi è colui che anticipa il giudizio di Dio, salvando i peccatori e inaugurando l'era messianica.  Ormai quasi al termine del tempo di Natale, possiamo pregare con le parole della liturgia: “Gesù, Figlio di Dio, che nascendo da Maria Vergine ti sei fatto nostro fratello, abbi pietà di noi. Cristo, Figlio dell'uomo, che conosci e comprendi la nostra debolezza. abbi pietà di noi. Gesù, Figlio primogenito del Padre, che fai di noi una sola fagmiglia, abbi pietà di noi”

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Epifania del Signore

Messaggio  Andrea il Ven Gen 06, 2017 8:22 am

Epifania del Signore


VANGELO (Mt 2,1-12)


Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.

Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.


Parola del Signore.


OMELIA


La festa, la solennità dell'Epifania del Signore, la festa della manifestazione. Manifestazione del Signore a tutto il mondo. La liturgia oggi è piena di luce, della luce di colui che illumina, che ha illuminato il mondo intero. Già il profeta, e subito all'inizio delle letture ci incoraggia, ci sprona: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te». Sono finite le tenebre, ci dice Isaia. È finita la notte. Sta per arrivare il giorno, sta arrivando la luce vera... E' la luce vera è arrivata... Inizialmente ha brillato, ha illuminato solo il popolo di Israele,... Betlemme, pastori, pochi eletti che hanno visto la Luce. Ma la vera luce, la luce cosi grande non poteva rimanere per pochi eletti. Il Signore è nato per tutti gli uomini, per tutte le genti. Ecco, la festa di oggi ci ripresenta, ci fa partecipi, attraverso il mistero della liturgia, ci fa partecipi di questo mistero dell'Epifania, della manifestazione. Erano studiosi i re magi, sapevano guardare il cielo, scrutare le stelle, «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?» Sono in cerca e in ricerca di Dio, in ricerca della Verità. Ed egli si lascia trovare, non si nasconde, perché il nostro Dio è l'Emmanuele. E' il Dio con noi... Fa vedere loro la guida, li fa vedere i segni, la stella, la stella che ogni tanto si perde, sparisce dai loro occhi, allora loro perdono la strada, ma chiedono, domandano gli altri, per andare avanti, per camminare su, per andare verso il Signore. Ecco, anche noi come i magi, siamo in ricerca, in ricerca di Lui, in ricerca di quella luce, della luce della fede... Dobbiamo saper riconoscere nella nostra vita i segni, i prodigi del Signore, quei piccoli e quei grandi, quelli di ogni giorno e i grandi miracoli che il Signore compie per noi (e in noi). E se ogni tanto ci capita di perdere la stella, come ai re magi, quella luce che ci guida verso lui, sappiamo dove trovarla, dove ri-trovarla, sappiamo che quella vera, la luce vera e solo la sua. Chiediamo a lui, all'Emmanuele perché ci riveli la nostra stella, la nostra guida la nostra strada che ci porterà direttamente a Lui. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



Cercare la verità ci è necessario, anzi indispensabile - più dell'aria che respiriamo, più dell’acqua che beviamo - ma è possibile? Dove trovare una via sicura, rapida, efficace, che ci porti verso “la verità tutta intera”? Dobbiamo tornare al vangelo dei Magi; nel racconto di s. Matteo emergono tre reazioni diverse all’annuncio della nascita di Gesù: quella di Erode, quella dei sacerdoti, e quella dei Magi. 1. La reazione di Erode è improntata allo sconcerto: il re “si turba” e convoca subito una riunione dei responsabili ufficiali della vita religiosa del paese: i membri dell'aristocrazia sacerdotale di Gerusalemme, e gli scribi, gli interpreti accreditati della legge. Ma l’intenzione segreta di Erode non è quella di conoscere la verità dei fatti, quanto piuttosto di ordire un inganno per far fuori l’ennesimo pretendente al trono, e forse stavolta un rivale invincibile e perci` il più temibile. Questa intenzione viene allo scoperto nella raccomandazione finale che Erode rivolge ai Magi, di andare e poi tornare a riferirgli l’esatto domicilio di questo millantato “re dei Giudei”. Erode rappresenta il “tipo” che ha già fatto la sua scelta; non cerca sinceramente la verità, perché e ostinatamente convinto di averla già trovata. È accecato da quello che s. Agostino chiamava “l'amore di sé fino al disprezzo di Dio”. È stregato dall’idolo del potere che, pur di indurlo a stroncare qualsiasi minaccia al suo trono, porterà il sanguinario tiranno a ordinare la feroce strage degli innocenti. L’atteggiamento dei sacerdoti è quello degli “esperti” delle Scritture: le conoscono a memoria e sanno dire esattamente quando deve essersi verificato l’evento - a Betlemme, secondo gli antichi oracoli profetici - ma loro non si muovono. Da gente che non attendeva altro che la venuta del Messia, ci si doveva aspettare che si precipitassero di corsa a Betlemme, e invece restano comodamente insediati nelle loro case o pomposamente insediati sulle loro cattedre. Essi - diceva s. Agostino - si comportano come le pietre miliari - oggi noi diremmo, i cartelli stradali - indicano la strada, ma restano attaccati al palo che li sorregge. Quello dei sacerdoti e degli scribi di Gerusalemme e l’atteggiamento di chi non cerca la verità, perché la conosce già. Ma l’errore di fondo non è quello di conoscerla, bensì quello di ridurla a un argomento da insegnare ad altri, al massimo da discutere; non la trattano come messaggio da vivere. È quanto avviene nella vita di noi cristiani, quando riduciamo Cristo ad argomento di cui parlare, a oggetto di discussione, più che a persona che mi interpella, a soggetto che mi chiama a rinunciare a tutto per seguirlo. Non sono né la via del sapere “carnale”, il sapere ridotto a calcolo - rappresentato da Erode - e neanche quella del sapere intellettuale, il sapere scambiato per informazione ed erudizione - rappresentato dai sacerdoti e dagli scribi - le vie che portano alla verità, ma la via della stella, seguita dai Magi. Loro non ci hanno pensato due volte a mettersi in cammino; hanno lasciato palazzi e stanze dei bottoni, notorietà, comfort e, forse, anche dolce vita, e hanno intrapreso un aspro cammino per andare ad adorare il Bambino Gesù. Perché quel Messia bambino è la Verità, la verità fatta carne e sangue: fatta pane per la nostra fame d’amore, fatta acqua per l’arsura dei nostri desideri infiniti, fatta luce per la nostra rischiosa ricerca, fatta via per il nostro incerto, e spesso penoso cammino.  2. Ma vediamo più da vicino che cosa significa cercare Dio. Come per i Magi, cercare Dio vuol dire camminare, fissando gli abissi del cielo e sondando i crepacci del cuore: occorre guardare in alto, guardare dentro, guardare oltre... Adattando un proverbio cinese, si potrebbe dire; “Se vuoi andare per la via diritta che porta a Cristo, lega il tuo carro ad una stella”. La stella è la parola di Dio, come si legge nella stessa Scrittura, che si autoaccredita come “lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei nostri cuori” (1Pt 1,19). Quando poi trovano il Messia-bambino, i Magi aprono gli scrigni e gli offrono i loro doni. Conoscere Dio è adorare, è ri-conoscerlo nella forma povera da lui scelta per non schiacciarci con il peso della sua gloria: e la povertà di Dio è sempre sconcertante, scandalosa! Di fronte a quel piccolo bambino - apparentemente così uguale a tanti altri - i Magi hanno fatto il salto della fede e lo hanno adorato. Solo la fede permette di superare lo scandalo della ragione, perché solo la fede permette di arrivare alla  conclusione giusta di fronte al presepe di Betlem: “Umano così poteva essere solo Dio”. E adorare si traduce concretamente nel verbo “offrire”. Ma cosa possiamo offrire noi miseri all’Altissimo che non ha bisogno di nulla? “Accogli, Signore, i nostri doni in questo misterioso incontro tra la nostra povertà e la tua grandezza: noi non ti offriamo oro, incenso e mirra, ma ti doniamo le cose che tu stesso ci hai donato, e tu donaci in cambio te stesso”.
Offrire è “ri-donare” quanto si è ricevuto, ma il dono più gradito a Dio è la nostra povertà. Come si racconta in una delicata leggenda natalizia. Oltre i tre Magi, che, vista la stella, si erano già messi in cammino, c’era un quarto re, il quale si era dovuto attardare per poter preparare il suo dono. Aveva venduto tutto e acquistato tre gemme preziose: uno zaffiro, un rubino, un diamante e, montato sul suo dromedario, si era messo finalmente in cammino. Ma non ce la fece a raggiungere i primi tre, perché durante il viaggio aveva dovuto soccorrere un uomo assalito dai briganti e per pagare l'albergatore che si sarebbe preso cura di lui, impegn` il suo zaffiro. Più avanti gli capit` di incontrare un drappello di soldati che portavano a vendere schiava una povera ragazza incatenata, e per riscattarla, dette via il suo rubino. Finalmente arriv` a Betlemme, ma trov` la città a ferro e fuoco; gli sgherri di Erode stavano uccidendo tutti i bambini. Si avvicin` e fu colpito da una povera mamma che tentava di strappare il suo bambino dalle mani di un soldato. Impietositosi, diede il suo diamante al soldato che, abbagliato dal suo splendore, si lasci` sfuggire la povera donna con la sua creatura. Più tardi, passando vicino a una baracca, fu incuriosito dalla voce  di una mamma che cantava una dolce ninna-nanna. Entr` e trov` un uomo che stava preparando i bagagli per fuggire in Egitto, e riconobbe Maria e il Bambino in quella mamma e nel bambino, per la cui liberazione aveva impegnato la sua ultima perla preziosa. Allora croll` in ginocchio, perché non aveva più il suo dono da offrire. Ma il Bambino tese le sue manine verso le mani vuote del re e sorrise. Non avere più nulla da offrire gli procur` la felicità: quella di prendere il bambino tra le sue braccia... Infine - è il terzo messaggio dei Magi - cercare Dio è cambiare la strada. I Magi non sono né turisti né vagabondi: hanno cercato, hanno trovato. Poi “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” e certamente non si saranno tenuti la cosa per sé. Perché quando si è trovata la parola che cambia la vita, allora la gioia straripa, proprio come avvenne per loro che - racconta testualmente Matteo – “gioirono di una gioia grande assai”. La parola incontrata è incontenibile e il minimo che si possa fare è passarla agli altri. Il cristiano è un portavoce,  un passa-parola. Da tante parti sale il grido: dov’è il vostro Dio? Cosa rispondi, tu fratello prete, tu monaca di clausura, tu laico impegnato nel mondo: hai incontrato Dio? Dov’è la sua casa, quale stella hai seguito? Dimmelo perché venga anch'io ad adorarlo; diccelo perché vogliamo anche noi fargli dono della nostra povera vita. Credere amando, amare adorando, adorare donando, come i santi Magi; non è forse qui il senso di tutto? 

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Gen 06, 2017 3:13 pm

Oggi si celebra l'Epifania del Signore, Epifania significa manifestazione, si, Gesù, Piccolo Bambino si presenta al mondo, perché è per questo che è venuto sulla terra. Non solo per la casa d'Israele, ma per tutti gli uomini di buona volontà. L'evangelista Matteo ci racconta della presenza di tre <Magi> che guidati da una stella (luce) si sono messi in viaggio per adorare Colui che gli astri e le Sacre Scritture lo indicavano come il messia il re dei Giudei. I Magi, misteriosi sapienti orientali portavano con se dei doni, oro, incenso, e mirra. Nella tradizione raffigurano l'identità e il destino di Gesù: egli è re (oro), ha prerogative divine e sacerdotali (incenso), ma è anche un umo destinato a morire(mirra, l'unguento con cui si ungevano i morti). Nel brano di Matteo si noti: Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. ..ma sarebbe bello pensare che i Magi cambiarono strada dopo aver incontrato Gesù....
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Gen 07, 2017 8:29 am

Sabato dopo l'Epifania


VANGELO (Mt ,12-17.23-25)


Il regno dei cieli è vicino.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.


Parola del Signore.

OMELIA


Gesù inizia la sua missione nel mondo lanciando agli uomini un imperativo: "convertitevi". Egli vuole così anzitutto renderci coscienti della nostra situazione di peccato e poi vuole rivelarci il motivo della sua venuta e della sua presenza tra noi. Già era stato additato da Giovanni Battista come l'Agnello che toglie i peccati del mondo. Ora con la sua predicazione, con i suoi miracoli, con i reiterati gesti di misericordia, vuole convincerci che ci è possibile recedere dal male e intraprendere una via, quella della salvezza; è possibile convertirsi. Ciò che era stato promesso ai nostri padri ora finalmente si adempie: "il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata". È il peccato che ci immerge nelle tenebre, Cristo è la luce del mondo, luce dell'anima che ritrova la grazia e la gioia di vivere in Dio e di sentirsi amata. Comprendiamo allora il vero significato che Gesù vuole dare alle sue prodigiose guarigioni: la sua missione, il Regno di Dio ormai vicino, debbono significare concretamente una conversione totale dell'uomo, una vera rinascita che coinvolge tutto l'uomo nella sua realtà spirituale e fisica. L'accorrere dei malati segna l'inizio di una storia ininterrotta, di tutti coloro che, ritrovandosi malati nel corpo e nello spirito, andranno o saranno condotti da Gesù, dai suoi ministri, resi capaci di assolvere e di perdonare. L'essere risanati da lui significa aver ritrovato la vita, significa la nostra completa e reale conversione. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



Fatto quasi unico, più che raro, l’appello - “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!” - ricorre per ben tre volte nel vangelo di s. Matteo; qui, e sono le primissime parole di Gesù, allinizio della sua missione. Ma già prima questo messaggio si trova in bocca al Battista (Mt 5,2). E queste sono pure le primissime parole che dovranno predicare i discepoli quando saranno inviati in missione (Mt 10,7). L’evangelista vuole così mostrare Giovanni come l’anticipatore che prepara la strada al Cristo e i discepoli come i continuatori della sua missione. Gesù è quindi il messaggero di un evento appena iniziato con la predicazione di Giovanni, e ormai in pieno svolgimento. Il messaggio evangelico, prima di essere un insegnamento, è un annuncio, un grido di gioia; viene il regno di Dio! Questa espressione è così importante per levangelista perché essa contiene il kerygma, il messaggio-base di ogni missione cristiana. Nella sua semplicissima struttura, questo annuncio risulta composto da un imperativo (convertitevi!) e da un indicativo (il regno dei cieli è vicino). Quindi: un’esortazione e un’affermazione, un comportamento e un evento. Logicamente viene prima l'evento, realizzato da Dio - la venuta del suo regno - poi viene la conseguenza che ne dobbiamo tirare: la nostra conversione. Come si vede, l’iniziativa di Dio precede, poi segue la nostra risposta; prima l’avvenimento, poi il comportamento; prima il dono-pegno, poi l’impegno. La bella notizia che Gesù ci porta e che il regno di Dio è in arrivo, anzi in qualche modo è già presente. Là dove viene accolto nell’umiltà e nella gratitudine, lì fioriscono la pace e la giustizia, la libertà e la vera fraternità. Beati allora i poveri! Beati gli afflitti! Beati i perseguitati! Con Gesù è Dio stesso che viene in mezzo a noi a liberarci dalla lebbra dell’egoismo. dalla peste dell’invidia, dalla droga del successo. Ad una condizione: che operiamo una inversione ad u nella nostra vita, un cambiamento di direzione. Questa e la conversione. Tenendo presente quanto testimoniato da Israele Zolli, gran rabbino della sinagoga di Roma, convertitosi alla fede  cattolica, alla fine della seconda guerra mondiale: “Il convertito come il miracolato, è l’oggetto e non il soggetto del prodigio. È sbagliato dire che uno si e convertito, come se si trattasse di una iniziativa personale. Del miracolato non si dice che si è guarito, ma che è stato guarito. Del convertito bisogna dire la stessa cosa”. E aggiungeva; “La conversione consiste nel rispondere a un appello di Dio. Un uomo non sceglie il momento della sua conversione, ma è convertito quando riceve questo appello da Dio. Allora resta una sola cosa da fare; obbedire”.

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Domenica del Battesimo di Gesù

Messaggio  Andrea il Dom Gen 08, 2017 4:00 pm

Domenica del Battesimo di Gesù



VANGELO (Mt 3,13-17)


Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". Ma Gesù gli rispose: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia".
Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento".


Parola del Signore.

OMELIA


Il mistero del Battesimo di Gesù... in conformità alla sensibilità della liturgia, anche papa Giovanni Paolo II, ha voluto dare risalto al Suo battesimo, quello di Gesù, invitando a meditarlo nei misteri del Rosario. Le letture ci presentano il Signore come il Figlio di Dio, che è sostenuto dal Padre. Sua caratteristica sarà la dolcezza, quella che renderà "beati" chi la possiede: Beati i miti, perché erediteranno la terra!... Pietro nelle seconda lettura riassume la storia di Gesù che "passò beneficando e sanando tutti coloro che erano sotto il dominio del demonio perché Dio era con Lui". Si può immaginare con quanta commozione egli ricordasse le opere di bene compiute dal Maestro! Matteo ci narra come avvenne il battesimo di Gesù: resistenza da parte di Giovanni, che cede alla richiesta di Gesù, lo Spirito Santo che scende in forma di colomba su di lui mentre una voce dal cielo ammonisce: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento". Ha inizio così, con questa testimonianza, la missione di Gesù con la rivelazione del suo vero essere. D'altra parte egli è senza peccato: non ha bisogno di essere battezzato... ma doveva santificare l'acqua che avrebbe purificato e lavato dai peccati noi tutti. Lode e onore a te, Signore Gesù, che ti confondi tra i peccatori... ma il cielo testimonia la tua innocenza e la tua origine divina. Mantienici nell'umiltà quando ci sentiamo divorare dalla febbre della superbia e dell'orgoglio! Lode e onore a te, Salvatore nostro, che per mezzo del tuo Santo Spirito e dell'acqua santificata dalla tua persona, ci hai donato la vera vita! (Padri Silvestini)



MEDITAZIONE



Il mondo era allora in attesa! Il mondo è sempre in attesa, ed e il suo bene; solo in questo contesto di tensione verso il futuro gli uomini si pongono domande serie e decisive, e si mettono in ricerca. Non attendere più equivale ad arrendersi, a morire! L’uomo è in attesa, perché non è pienamente soddisfatto del presente o non ne è per nulla soddisfatto, e allora prova a guardare oltre, a scrutare l’orizzonte, per cogliere qualche segnale di novità. È questa un'esperienza non solo personale, ma anche familiare e collettiva: si sogna una realtà “diversa”, più umana, più dignitosa, più gratificante. Il mondo, in quel tempo, era in viva attesa; le testimonianze dell'epoca a questo riguardo sono numerose. Ci fu chi colse l’occasione per presentarsi come salvatore del mondo e portatore di assoluta novità, anche se aveva usato mezzi violenti, l'esclusione forzata degli avversari e l'imposizione del proprio dominio assoluto. Un solo padrone o pochi padroni e tanti servi! In terra d'Israele si aspettava l'avvento del Messia. Giovanni Battista ne annunciava l’imminenza con parole molto forti: sarebbe iniziato un mondo  nuovo, perché quello “vecchio”, ormai decrepito, stava andando in rovina. Per un compito di così radicale trasformazione dell’uomo e della società, il Messia avrebbe utilizzato il “ventilabro” in modo da ripulire la sua aia e spargere al vento la pula, ed avrebbe usato la “scure” per abbattere gli alberi ormai secchi e infruttuosi. Il Battista era profondamente consapevole dell’importanza della sua missione e, nello stesso tempo, ne comprendeva  esattamente il limite: “Non sono io Elia, non sono il profeta, non sono il Cristo; sono semplicemente voce che grida e che indica una presenza ancora
ignota, da riconoscere e da accogliere” (cfr. Gv 1, 19-27). Ed ecco la grande sorpresa, anche per il Battista; Gesù, colui sul quale Giovanni aveva visto scendere e rimanere lo Spirito e che perci` aveva indicato come il Messia atteso, chiede lui stesso di essere battezzato. Questo il Battista proprio non se lo aspettava, perché il Messia non ha bisogno del perdono; è lui piuttosto che lo porta e che lo offre. Ma bisogna imparare ad attendersi da Dio  qualsiasi sorpresa! Il tempo del Natale, che si chiude con la festa del battesimo di Gesù, è fortemente connotato dalla meraviglia, sentimento alimentato dai capitoli 1-2 del vangelo di Matteo e Luca, per le cose impensate e impensabili, che il Signore va compiendo. Perci` l’Avvento si è aperto con l’invito alla “vigilanza”, non solo per evitare rischi e pericoli, ma anche e soprattutto per cogliere le tante opportunità, offerte dall’amore misericordioso e provvidente di Dio, che possono essere riconosciute solo da chi tiene gli occhi ben aperti. Il racconto del battesimo di Gesù nel vangelo di Matteo ha due caratteristiche proprie: in primo luogo, l’evangelista riporta il dialogo fra Gesù che chiede il battesimo, e il Battista che vuole rifiutarsi. Se il battesimo di Giovanni esprimeva il bisogno della conversione e del perdono dei peccati senza poterlo soddisfare, il battesimo del Messia “in Spirito Santo e fuoco” (Mt 3,11), sarebbe stato capace di trasformare l’uomo in profondità, di creare quel cuore nuovo, “cuore di carne”, di cui avevano parlato i profeti (cfr. Ez 36, 24-28). Chi porta il battesimo “decisivo”, che crea l’uomo nuovo é (cfr. Ef 4,24), non pu` aver bisogno di un battesimo soltanto simbglico e anticipativo. “Non sono degno neanche di portargli i sandali”, aveva dichiarato Giovanni: fra lui e Gesù una distanza abissale, incolmabile! Ma Gesù e venuto proprio per colmare la distanza tra l’uomo e Dio. Se Gesù è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte delluomo, e riunisce ci` che era diviso. Per questo Gesù chiede a Giovanni di essere battezzato, perché “si compia ogni giustizia”, si realizzi cioè il disegno del Padre che passa attraverso la via dell’obbedienza amorosa e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore, la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli. Anche il testo della prima lettura (il primo “canto del Servo di Dio”) e quello degli Atti degli Apostoli (seconda lettura)  parlano di “giustizia”; la giustizia del Servo di Dio che con uno stile umanamente improbabile (mitezza, semplicità, rispetto, non-violenza, nascondimento) realizza il grande disegno della salvezza, e la giustizia del discepolo, del vero credente che, convertitosi al Signore e ai suoi progetti, è reso capace di “praticare la giustizia” alla maniera di Gesù nell’ascolto e  nella obbedienza alla parola e allo stile di Dio che “non fa preferenza di persone” (At 10, 34). In secondo luogo, le parole che vengono dall’alto sono rivolte a tutti i presenti: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 5,17). Gesù, il Messia ricolmo di Spirito Santo, viene presentato a Israele e all’intera umanità; è il Figlio amatissimo, in cui il Padre trova tutta la sua compiacenza. Sembra di sentire nelle parole del Padre l'eco di Gen 1,31: “E Dio vide che era cosa molto buona”. ll Padre vede in Gesù l'uomo come lo ha pensato con sapienza e amore fin dall’eternità. Gesù, immagine del Dio invisibile (Col 1,15), è l’ “uomo nuovo che svela pienamente l'uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione” (cfr. GS 22). La festa del battesimo di Gesù chiude il tempo liturgico del Natale: tempo della “epifania” di Dio nella umanità del Figlio di Maria. Ormai l’uomo non solo pu` sognare di “vedere Dio", ma lo pu` direttamente contemplare sul volto di Gesù; il rapporto con Cristo diventa decisivo. L’uomo pu` specchiarsi in Gesù per conoscersi (e riconoscersi) fino in fondo, per fare la verità su di sè. Nel confronto con Cristo l'uomo si ritrova fragile e, insieme, dotato di grandi possibilità: peccatore e destinatario dell’amore misericordioso di Dio; caduto e risollevato dalla bontà onnipotente del Padre; tentato di coltivare visioni di corto respiro e interessi di basso profilo e, nello stesso tempo, orientato verso grandi prospettive e verso una grandezza sognata e desiderata, ma umanamente irrealizzabile. Nel battesimo di Gesù riscopriamo il nostro battesimo: rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, sappiamo di essere figli amati, oggetto della compiacenza di Dio, fratelli di tanti altri fratelli, investiti di una grande missione, per testimoniare e annunziare a tutti gli uomini l'amore sconfinato del Padre.

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Lunedi della I settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Gen 09, 2017 8:34 am

Lunedi della I settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 1,14-20)


Convertitevi e credete al vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo".
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini". E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.


Parola del Signore.

OMELIA


Inizia oggi il cosiddetto tempo «ordinario» prima della Quaresima. L'aggettivo «ordinario» potrebbe indurci in errore se gli attribuiamo il significato di dimesso, non importante, usuale. La liturgia cattolica non consente mai una simile interpretazione, perché il tempo ha sempre una sua sacralità ed una primaria importanza, ci consente infatti di immergerci in Dio e realizzare in noi il suo progetto di amore e di santificazione. Ci viene in soccorso a proposito anche il Vangelo di oggi, che ci riporta la prima brevissima omelia del Signore: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». La pienezza del tempo significa la presenza del Figlio di Dio incarnato e vivo tra noi, significa ancora il suo annuncio di salvezza, implica una chiamata e un impegno per ciascuno di noi. L'impegno è di accogliere la persona del Cristo come nostro redentore e salvatore, ascoltare il suo messaggio e convertirsi alle verità che egli ci rivela. È l'impegno della conversione, l'impegno di assumere in noi la grazia per cambiare rotta se ci ritroviamo a muoverci con la nostra vita per strade e direzioni diverse da quelle che lui ci indica. È in questo contesto che Gesù comincia a formare il primo nucleo della sua futura chiesa: i primi a cambiare mestiere e vita, perché chiamati dal Signore sono prima Andrea e Simone, suo fratello e poi i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni. Da pescatori di pesci dovranno diventare pescatori di uomini, nel mare più vasto del mondo. L'incontro personale con Cristo sconvolge tutti i loro piani: devono lasciare le barche, le reti, i garzoni e tutto ciò che alimentava la loro esistenza. Molto spesso convertirsi significa avere il coraggio di abbandonare o almeno ridimensionare le false sicurezze per scoprire ed attuare un progetto che più direttamente ci conduce a conseguire gli obiettivi primari dell'esistenza umana. Solo con la fede ben alimentata possiamo raggiungere un tale obiettivo. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE



Oggi iniziamo la lettura del vangelo di Marco. Come ogni vangelo, anche questo è vangelo della Chiesa su Gesù (Cristo come oggetto di annuncio), ma, come ogni altro, è anche vangelo di Gesù alla Chiesa, in quanto ci riporta detti e fatti che hanno avuto Gesù come protagonista e soggetto di evangelizzazione. Il brano di oggi ci racconta il primo annuncio (kerygma)  da parte di Gesù e le sue scelte iniziali. L’oggetto delle primissime parole dell'Uomo venuto da Nazaret è il “vangelo di Dio”: è la lieta notizia che viene da Dio e parla di Dio. Concretamente questa sorta di “manifesto programmatico” di Gesù è strutturato in quattro slogan, brevi e incisivi, appaiati a coppie di due: i primi due (il tempo è compiuto; il regno di Dio è vicino) sono annunci che riguardano ci` che fa Dio e sono espressi con verbi allindicativo; gli altri due sono appelli che riguardano ci` che deve fare il discepolo e sono formulati all’imperativo. Dio fa giungere il tempo non alla fine, ma al fine: il tempo è compiuto, nel senso che con Gesù è scoccata l’ora centrale e decisiva della storia, e il regno di Dio si è avvicinato, quindi  è venuto. Ecco l’evento: Dio è venuto ad instaurare il suo regno in mezzo a noi - proclama Gesù - e quando è il Signore che regna, allora fiorisce una umanità guarita e liberata (cfr. Salmo 146, 8-9). Questo evento fa da fondamento all'appello morale: poiché il regno di Dio si è avvicinato, occorre convertirsi (cioè “cambiare strada”) per avvicinarsi al regno. Concretamente la conversione si traduce nel credere, nell’accettare questa lieta notizia, portataci da Gesù. Dopo le prime parole di Gesù, l’evangelìsta ci racconta le prime chiamate. Gesù è in cammino: ormai non starà più fermo. Va e viene e non si stanca di camminare per arrivare fino a noi. La prima chiamata - come poi le altre - non ha luogo nel quadro di una solenne liturgia al tempio della città santa, come avvenne per il profeta Isaia: avviene nel contesto feriale di una normalissima riva del lago di Galilea. Lì Gesù “vede” Simone e Andrea: non li trova nell'atto di recitare salmi o di fare un digiuno sacro o sul punto di intraprendere un pellegrinaggio per andare a sciogliere un voto sacro al tempio; li vede nellesercizio del loro umile mestiere. Le parole che il Maestro rivolge loro contengono un ordine - non è un invito: “qui, dietro a me!” -; il verbo del discepolo non è “imparare”, ma “seguire”, andare-dietro al Maestro. Ma il messaggio folgorante di Gesù contiene anche una promessa: “Vi far` diventnibile.are pescatori di uomini”. Ecco le componenti di una chiamata-tipo: da parte di Gesù, uno sguardo d’amore, una parola forte, una promessa sicura. Da parte del discepolo, un ascolto fiducioso, un distacco radicale (dal lavoro, dagli affetti), una sequela immediata, generosa, totale. Beati quelli che accolgono la bella notizia del vangelo e vi aderiscono convertendosi al Signore con cuore libero e disponibile.

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Martedi della I settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Gen 10, 2017 8:31 am

Martedi della I settimana del Tempo Ordinario



VANGELO (Mc 1,21b-28)


Gesù insegnava come uno che ha autorità.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: "Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!". E Gesù gli ordinò severamente: "Taci! Esci da lui!". E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!".
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Parola del Signore.

OMELIA


L'insegnamento di Gesù non solo è vero, ma è la Verità; s'identifica cioè con perfezione della sua stessa persona umano-divina. Se ne accorgono in qualche modo gli ascoltatori, i quali rimangono stupiti del suo insegnamento, che viene dato appunto con autorità. Non possono non notare la differenza con quello degli scribi e dei farisei, dai quali lo stesso Gesù mette in guardia i suoi seguaci, affermando: «Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno». Se ne accorge anche un indemoniato, un povero uomo invasato da uno spirito immondo, che grida il suo sdegno contro Gesù, ma che non può fare a meno di dichiararne la divinità. Il Signore non accetta quella testimonianza, non vuole che si creda in lui per un'affermazione di satana, definito il menzognero; la fede autentica non può e non deve sgorgare dal demonio anche se, suo malgrado, è costretto talvolta a dire la verità su Cristo. Impone quindi il silenzio al demonio e lo scaccia da quell'uomo. Egli chiederà ai suoi: «anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre». Quindi è dall'essere del Cristo che emana l'autorità e la verità: egli è Dio e per la volontà del Padre si è incarnato e quello che dice e fa tutto è orientato all'adempimento della sua volontà santissima: «le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza». Noi diamo autorità a Cristo quando il nostro ascolto è docile e accogliamo il seme della sua parola in un terreno buono e fecondo. La nostra testimonianza diventa efficace quando viviamo in coerenza di quella parola. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE


Quando ammiriamo una persona, siamo presi dal desiderio di conoscere tante cose che caratterizzano la sua vita: idee, gusti, esperienze; soprattutto ci piace conoscere il suo stile, quello che si rivela nel suo quotidiano. L’evangelista Marco ha appena cominciato il racconto della storia di Gesù:  dopo aver riferito dei grandi eventi iniziali (battesimo, tentazioni, chiamata dei primi discepoli), si mette a raccontarci una sua giornata-tipo: gli serve per farci capire chi è Gesù. È di sabato, siamo a Cafarnao: i pii ebrei la mattina vanno nella sinagoga del villaggio a pregare. Anche Gesù ci va, ma non per ascoltare: si mette ad “insegnare”. Con sorpresa, l'evangelista non ci riferisce il contenuto del discorso di Gesù, ma ce ne descrive l'enorme impatto sugli uditori: rimanevano “stupiti” a sentirlo insegnare. Gesù colpisce e il suo messaggio stupisce: ogni volta che lo incontri e non ne resti colpito, è segno che non l’hai capito! Gesù non parla come libro stampato, come invece fanno gli scribi: loro stanno sempre lì a fare tiritere sui testi sacri o sulle tradizioni degli antichi. Si legano al dettaglio e dimenticano l'essenziale; si fissano sulle esteriorità e trascurano ci` che è nel cuore; ripetono continuamente cose trite e ritrite. La parola di Gesù invece è caratterizzata da tre aggettivi. È nuova: chi lo sente, è come se sentisse quella dottrina per la prima volta; gli altri maestri fanno sbadigliare, Gesù desta stupore. Inoltre il suo è un insegnamento autorevole: l’evangelista usa due volte la parola “autorità” nel giro di poche righe: quella parola viene normalmente attribuita solo a Dio, quindi è segno che Gesù insegna con la stessa sacrosanta autorità di Dio. E, terzo, la parola di Gesù è efficace: fa ed opera quello che dice. Tra il dire e il fare di Gesù non c’è di mezzo il... male. Ecco, mentre Gesù parla, un uomo posseduto dallo spirito del male si dimena come un ossesso. Urla e grida proprio come Satana: usa  insieme il singolare e il plurale; parla come uno e molti, perché è in se stesso frammentato e diviso; infatti è sotto la presa del diabolos, il divisore. Ma Gesù lo apostrofa al singolare, lo tratta come una persona unica: così lo libera dal maligno e lo ri-unifica, lo rifà uno. Lo sgrida: “Tacil!”, con la stessissima parola con cui sgriderà il mare in tempesta (Mc 4, 39). Il mare infatti per la mentalità ebraica è simbolo del male. È proprio vero; tra il dire e il fare di Gesù non c’è di mezzo neanche il... mare! Niente - neanche la morte - ci potrà separare dal suo amore.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mar Gen 10, 2017 10:57 am

L'evangelista Marco, oggi ci racconta di un Gesù in veste umana. Come tutti gli ebrei osservanti, iniziano la giornata di sabato pregando in sinagoga. Anche Gesù si reca nella sinagoga di Cafarnao, non per ascoltare, ma per parlare, annunciare con un tono di autorità che farà dire ai presenti: <Che è mai questo?>. La giornata di Gesù inizia con la preghiera e terminerà ancora pregando il Padre. E' dunque il suo rapporto con il Padre che Marco evidenzierà anche la parte spirituale che esiste in Gesù... "Un uomo posseduto da uno spirito immondo si mise a gridare: "Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci". Davanti a Gesù non ha potuto fare meno di smascherarsi e Gesù allora può scacciarlo "Gesù lo sgridò: "Taci, ed esci da costui!.", anche qui con grande autorità. La vittoria di Gesù sul maligno, ci presenta il progetto del Maestro divino: portare tra noi il regno di Dio.
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Merrcoledi della I settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Gen 11, 2017 8:34 am

Merrcoledi della I settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 1,29-39)


Gesù guarì molti che erano afflitti da diverse malattie.

Dal Vangelo secondo Marco.
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta.
Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.
Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: "Tutti ti cercano!". Egli disse loro: "Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!".
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.


Parola del Signore

OMELIA



Gesù passava spesso le notti in preghiera. Le sue giornate erano spese in lunghi viaggi, con soste nei villaggi e nelle città dove si radunavano grandi folle, desiderose di ascoltarlo e dove incontrava l'umanità più povera e bisognosa delle sue guarigioni fisiche e spirituali. Nel vangelo di oggi, dopo l'episodio dell'indemoniato, l'evangelista Marco ci narra di Gesù che entra nella casa di Simone, che era quasi accorpata alla sinagoga. Il primo atto di Gesù è ancora una guarigione: ad essere risanata è la suocera di Pietro. Gesù si accosta, la prende per mano, la solleva e la guarisce all'istante. Bello e significativo questo gesto del Signore di prendere per mano e sollevare. Quante volte con accenti diversi abbiamo desiderato e gli abbiamo chiesto la stessa cosa per noi. È sera, ma la giornata di Gesù non è ancora terminata: «dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni». Così egli adempie alla sua missione, così si manifesta al mondo: Gesù è colui che guarisce e che salva, colui che si cala dentro la nostra storia per redimerla. Questa città riunita dinanzi alla porta della Casa di Pietro ci fa pensare a quella parte di umanità, che pur non essendo dentro la chiesa, da essa si attende gesti concreti di salvezza, per la potenza del suo fondatore, Cristo Gesù. Anche ai nostri giorni molti rimangono ai margini della nostra chiesa, magari la contestano per le sue umane debolezze, ma non smettono di sperare un aiuto, un soccorso, un orientamento dal vangelo, da Cristo stesso, dai suoi testimoni, da ciascuno di noi. (Padri Silvestrini).


MEDITAZIONE


Continua la sequenza della giornata di Cafarnao, cominciata ieri. Per farci capire chi è Gesù, l’evangelista ci sta raccontando quello che egli fa in un sabato, ricostruito come una giornata-tipo. Gesù non è un sognatore, un seduttore, un accademico, un rivoluzionario: è il Messia, come si è già visto ieri da quello che dice e da quello che fa. San Marco ci fa rivivere gli avvenimenti come se si stessero volgendo sotto i nostri occhi, quasi di ora in ora, con ritmo incalzante, scandito continuamente da quell' avverbio insistente, “subito”: subito Gesù entra nella sinagoga, subito quell’uomo indemoniato si mette a gridare, subito la sua fama si diffonde... Dopo la preghiera sabbatica, subito Gesù esce dalla sinagoga e va a pranzo a casa di Simone, con gli altri tre discepoli. La suocera di Simone è una donna debole, perché tale era considerata la donna nella cultura del tempo, e per giunta è malata: secondo i farisei non potrebbe essere guarita nel santo giorno del sabato. Ma Gesù che, da buon rabbi non potrebbe entrare in contatto con una donna malata, osa addirittura “afferrare” la sua mano, infrangendo così in un colpo solo tre tabù. Gesù è un uomo libero ed è il vero liberatore della donna: prova compassione nel vederla ridotta in quel modo e la guarisce, facendola uscire dallo stato in cui l'ha relegata la cultura maschilista, discriminante e repressiva. Il segno della ritrovata libertà è il fatto che la donna “si mise a servirli”: è la figura del discepolo, che viene liberato dal Signore per poterlo servire nei fratelli. E arriviamo alla sera: è la prima di sette sere riportate da s. Marco: l’ultima (15, 42) preluderà al sole nuovo del mattino di Pasqua. Davvero il regno di Dio, annunciato da Gesù, comincia a farsi strada nella storia: il demonio fugge, gli ammalati guariscono, la gente è in visibilio. Ma Gesù non ha tempo per riposare e, al termine di queste ventiquatt’ore massacranti, si ritira a pregare. La preghiera gli serve più del pane e più del sonno: nel colloquio intimo con il Padre Gesù smaschera la subdola presenza del "tentatore" nelle parole di Pietro, che “tenta” di rinchiuderlo nei suoi schemi. No, Gesù non si pu` fermare a Cafarnao per bissare il successo del giorno prima: è stato mandato dal Padre per andare ad evange-lizzare. È venuto “in missione", non in... gita turistica, perci` non si pu` fermare alla prima stazione. E la missione continua. Abbiamo capito allora chi è Gesù? Basta ripercorrere questa giornata-tipo che comincia con la preghiera - quella comunitaria della sinagoga - e si riapre con la preghiera, quella intima del mattino presto. La preghiera avvolge e ispira tutta la vita del Maestro. Inoltre, Gesù frequenta la strada e la sinagoga, la casa e il deserto. E poi basta rileggere i verbi che descrivono la sua azione: insegnare, mangiare, guarire, pregare. Ecco Gesù: un uomo come tutti, eppure così diverso...

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mer Gen 11, 2017 2:30 pm

La guarigione della suocera di Simone, sembra un episodio marginale, ma in solo tre versetti Marco ci presenta un Gesù, Figlio dell'uomo e Figlio di Dio. Era sabato, e come tutti gli ebrei  si era recato alla sinagoga, uscito, si recò a casa di Simone Pietro, la casa era situata a pochi passi dalla sinagoga, ma Gesù dimostrò una gran fretta <subito>, Non c'è tempo da perdere, perché il demonio non riposa mai e non risparmia nessuno. Gesù lo sa, e per questo "subito, uscito dalla sinagoga, si recò in casa di Simone e Andrea, con Giacomo e Giovanni". Il suo zelo trascina i primi discepoli nell'urgenza di trasmettere il messaggio di Dio, e assieme ai suoi discepoli entrò in casa, dove gli comunicarono della malattia della suocera, che giaceva febbricitante (cosa spesso considerata come punizione divina
Lv 26,16 / Dt 28,22). Gesù  è molto umano e la scena è del tutto naturale: prende per mano la suocera, la fece rialzare e la febbre scomparve.... la guarigione è, in qualche modo, un anticipo della risurrezione futura, e il  <servire> è quello che Gesù si aspetta da ciascuno di noi, perché la salvezza offerta da Dio è fatta di semplici gesti di amore.
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Giovedi cella I settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Gen 12, 2017 8:55 am

Giovedi cella I settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 1,40-45)


La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.


Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi purificarmi!".
Ne ebbe compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato!". E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: "Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro".
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Parola del Signore.

OMELIA

Sperare oltre ogni speranza. È un sentimento umano che sgorga solo quando siamo animati da una fede in qualcuno o in qualcosa che supera le ordinarie possibilità. Ci fa vivere il futuro carichi di attese. La speranza del povero lebbroso, prostrato ai piedi di Gesù, in atteggiamento di supplica, è davvero ben riposta. Non sappiamo se egli abbia udito dal Maestro la solenne affermazione con la quale si proclamava medico e portatore di misericordia: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori», sicuramente però, in qualche modo, è sgorgata in lui la fede, la speranza e la certezza di potersi accostare a Gesù senza incorrere in un rifiuto e in un allontanamento per la sua lebbra, malattia, considerata da tutti, immonda. Gesù infatti lo accoglie, lo tocca e lo guarisce. Ancora una volta intervengono le sua mani monde a curare l'umana miseria. Gli impone il silenzio, «Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte». Capita di non poter tacere la gioia di una vita recuperata. È più che perdonabile la disobbedienza del lebbroso guarito: si sente rinato e deve dire a tutti chi è stato l'autore della sua prodigiosa rinascita. Dovremmo anche noi essere i cantori della bontà e della misericordia divina, ogni volta che siamo liberati dalla lebbra del nostro peccato. Dopo ogni nostra confessione ben fatta. (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONI



Finora, di nessuna delle persone risanate da Gesù, san Marco ci ha riportato parole di richiesta per ottenere la guarigione. Il primo a supplicare Gesù “in ginocchio” è questo povero lebbroso, e lo fa con quella preghiera ardente che vale un intero trattato sulla fede: “Se vuoi, puoi guarirmi”. Gesù non è insensibile ad una situazione cosi triste e drammatica come quella di un lebbroso, che la società di allora emarginava duramente e considerava con disprezzo un simbolo vivente del male. Alla supplica umile e fiduciosa del lebbroso, la reazione di Gesù è quella della “compassione”: è un sentimento, questo, tipicamente femminile, materno, poiché indica la reazione “viscerale” che la mamma prova quando vede il figlio correrle incontro o quando percepisce che il suo bambino sta correndo un pericolo. La donna allora si sente come un tuffo al cuore e prova una stretta al grembo, dove il bambino ha cominciato a formarsi prima di nascere. Il segno della compassione viscerale di Gesù è quel gesto rischioso e severamente proibito dalla legge mosaica: stendere la mano e toccare il lebbroso. Abbiamo già trovato nel vangelo di ieri questo gesto di stendere la mano da parte di Gesù (Mc 1, 51), un gesto che lui fa con tanta naturalezza, eppure in tutte due i casi egli sa bene di contrarre l’impurità legale: lì perché si trattava di una donna malata, e quindi “immonda”, secondo la legge mosaica: qui, perché si tratta di un lebbroso, “impuro” e perci` radiato, secondo lo stesso codice, dalla società, “scomunicato”. Ma Gesù è un uomo libero e si serve della potenza di cui è dotato, non per inseguire l’ennesimo successo, ma per fare un servizio, quello di guarire tanti poveri malati, come questo lebbroso.
Il Maestro di Nazaret per` non tollera assolutamente che questa guarigione diventi occasione di una “pubblicità", peraltro ambigua e strumentale. Invece deve essere l’occasione di una testimonianza agli occhi delle autorità responsabili del bene comune, secondo la legge di Mosè. In cima a tutti gli interessi di Gesù, c'è sempre il regno di Dio e, di conseguenza, l’impegno a testimoniare la tenerezza misericordiosa del Padre nei confronti di ogni fratello o sorella, specialmente se nel bisogno o nella prova. Gesù non si chiude mai a nessuna sofferenza e sa veramente compatire le nostre debolezze: basta aprirgli la porta del cuore.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Gen 12, 2017 1:49 pm

Continua la narrazione della giornata -tipo di Gesù. L'evangelista Marco ci presenta un episodio che farà discutere e darà atto a controversie nei riguardi di Gesù da parte dei farisei e i sacerdoti...l'episodio riguarda la guarigione di un lebbroso; infatti, è considerato dalla Legge mosaica un <impuro>, toccandolo Gesù infrange la Legge stessa. Ma Gesù è un uomo libero e la sua missione è la misericordia, che davanti ad un uomo prostrato davanti a Lui che implora la sua guarigione, Gesù vede solo un uomo e la sua immensa fede che porterà Gesù a dire:"Lo voglio, sii purificato!". E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.   La salvezza portata da Gesù diventa oggetto di contestazione, ma  noi  che siamo figli della Risurrezione imploriamo Gesù come il lebbroso del Vangelo: avviciniamoci al Signore e diciamogli: "Se tu vuoi, puoi. Io sono impotente, ma tu, se vuoi, puoi". Ripetiamoglielo, sapendo che è perfettamente vero e che questa è la preghiera che egli aspetta da noi, per indicarci come vivere secondo la volontà di Dio.  
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Ven Gen 13, 2017 8:36 am

Venerdi della I settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mc 2,1-12)


Il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.

Dal Vangelo secondo Marco
Gesù entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portaglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati".
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati se non Dio solo?".
E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico: "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire: "Alzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua".
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!".


Parola del Signore.

OMELIA


Fa parte della missione della chiesa e di ogni cristiano farsi portatore delle proprie e altrui infermità. Tale dovere deriva dalla esperienza che felicemente ci è toccata, quando Cristo, il figlio di Dio, si è caricato, Lui per primo, dei nostri peccati, pagando il nostro debito a prezzo della vita. Se ci muoviamo a cuore aperto, c'è sempre sulla nostra strada qualcuno malconcio che implora il nostro aiuto. Noi stessi potremmo aver bisogno di un buon samaritano che si prenda cura selle nostre ferite o ci conduca dove e da chi poter recuperare la salute. Questo dovere e questa missione sembrerebbe sia in crisi ai nostri giorni, visto il comportamento di certi pirati della strada e non solo loro. Capita troppo spesso di fare del male agli altri e poi abbandonarli stremati a se stessi. La carità, quando è vera e disinteressata, costa sacrificio: i quattro del vangelo di oggi debbono superare non poche difficoltà per calare dal tetto il povero paralitico. La loro fiduciosa ed ardita impresa viene però abbondantemente premiata: «Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». È quindi la fede dei portatori che ottiene prima il perdono dei peccati e poi la guarigione al paralitico dal suo male fisico. Gesù ribadisce così alcune importanti verità: la paralisi dello spirito è più grave di quello che immobilizza il corpo. Egli è il figlio di Dio e ha il potere non solo di guarire, ma anche di rimettere i peccati, che che ne dicano gli scribi. La finale dell'episodio risuona come un inno di lode e di ringraziamento: «tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE



“Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati”. Sollevano tante domande queste parole di Marco. Cosa è mai il peccato per l’uomo di oggi? Perché mai Qualcuno dice di avere il potere di rimettere ciò che la cultura moderna definisce inesistente o appartenente a tempi lontani e oscuri? Come pu` questo Qualcuno affidare un potere così delicato a quei pochi che egli ha scelto? Come possono costoro giudicare, come possono perdonare? Non basta che io chieda perdono in diretta a questo Qualcuno? Domande che formano il terreno in cui il dottor sottile della menzogna lavora con grande solerzia raccogliendo non pochi risultati. Soprattutto nell’eclissi della coscienza egli gode di un tempo particolarmente favorevole. E indossa maschere diverse, sempre seducenti per tener lontano il momento della verità, della scoperta del limite. Scoperta che più di altre teme. Egli ha terrore del risveglio della coscienza, teme l’infiammarsi della scintilla di verità in essa sempre accesa. Il dottor sottile della menzogna sa che la sua sconfitta è nell’abbraccio tra l'infinito e la finitudine, tra il volto dell’uomo libero e il volto di Dio salvatore, tra il calcolo e la gratuità. Sa che la sua sconfitta è nel sacramento della confessione inàu Dio dà alla sua Chiesa, ai suoi ministri il potere di perdonare, di elargire la grazia, di donare la forza per rialzarsi e proseguire nella ricerca del bene e della verità. “Io ti assolvo”, parole straordinarie sulle labbra del sacerdote. Parole che egli pronuncia infinite volte. Parole che non ripete mai perché parole sempre nuove, dette con trepidazione. Perché egli sa che sono le parole del Figlio dell'uomo. Lo sa anche colui che le ascolta. E mai come in questi momenti, l'uno e laltro, sentono l’infinita tenerezza di Dio. Comprendono, entrambi, che il suo potere è fatto di amore per ogni uomo. Non viene meno di fronte al più terribile peccato. Rimane, rispettoso della libertà dell’uomo, in attesa trepidante di un incontro.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

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