Raccontando l'Avvento

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Raccontando l'Avvento

Messaggio  annaxel il Mer Nov 30, 2016 10:42 am



RACCONTANDO L’AVVENTO


Era il mese di Novembre, quando nel bosco dove  abitavo, assieme a tutti i miei parenti,  accadde una  cosa, che per la mia verde età non avevo mai visto….La neve era  caduta durante la notte, ed io piccolo ramo sempre verde n’ ero estasiato, era così bella, che mi faceva dimenticare, che, come giovane ramoscello la mia vita era in pericolo, ma quello che vedevo era talmente bello che non sentii quello strano rumore che si era insinuato nel silenzio che regnava nel bosco. Ai piedi di mio padre, babbo abete, si era fermato uno strano congegno; emanava un cattivo odore e faceva un gran fracasso da far volare via i  pochi amici uccelli che cercavano riparo tra i rami, fratelli miei. Babbo abete informò tutti che, lo strano oggetto, che giaceva ai suoi  piedi, era il camioncino del boscaiolo, che tutti gli anni si aggirava nel bosco per segare i rami secchi e cercarne altri, belli e verdi.
Non aveva terminato di parlare, che i primi lamenti riecheggiarono fra gli alberi del bosco, non capivo cosa succedesse, ma la risposta non tardò ad arrivare: hai!hai! Ero stato reciso da mio padre e gettato, senza tanti complimenti nel fondo di quello strano congegno, che si era fermato ai piedi dell’albero. Non ero solo, cugini e fratelli, giacevano tutti aggrovigliati in grossi cesti, e fu  proprio lì che atterrai. Come tutti i giovani germogli, ero curioso, così passato lo spavento, iniziai a porre domande: nessuno aveva fatto questo tipo d’esperienza, nessuno sapeva dove eravamo diretti.  Tra scossoni e  brusche frenate, arrivammo ad una strana foresta, un ramo di mia conoscenza esclamò: “Siamo in città!” quello che vedevo non mi piaceva, erano alberi strani, e poi avevano tutti  dei pennacchi fumanti, no, proprio non mi piaceva; volevo solo tornare nella mia foresta, da mio padre, ma due poderose mani sollevarono il cesto dove mi trovavo, e in ben che si dica, mi trovai sul bancone, dove tante piante e fiori mi circondavano, emanando piacevoli profumi. Una graziosa  ragazza mi prelevò dal cesto assieme ad altri giovani rami, con delicatezza fummo adagiati sul banco di lavoro e dopo poco fummo intrecciati, piegati tagliati, insomma modellati a forma di ghirlanda, ma il bello doveva venire, quattro grossi ceri di un rosso vivo furono collocati nel centro della ghirlanda e per finire grossi nastri dello stesso colore dei ceri furono attorcigliati fra i rami; mi sembrava di soffocare e il mio compagno d’avventura non stava meglio di me. La notte sopraggiunse, le speranze di tornare nel bosco si persero fra i rumori di quella foresta chiamata città.
Un’ alba nebbiosa, rendeva tutto più minaccioso, ed io, ero preoccupato  per quello che ancora doveva accadere. Ecco che la porta del negozio si aprì, le luci furono accese e due mani gentili, mi portarono via dal bancone per depositarmi con massima attenzione in una bella cesta.
Dopo poco mi deposero su di un altro bancone, ma questo era coperto da una splendida tovaglia bianca, tutta ricamata; mi circondava una quiete magica e uno strano profumo mi avvolgeva.
Ma, dove siamo? Chiesi al compagno che per forza di cose era parte di quest’evento.
Non vedi; è una Chiesa! Come fai a saperlo? Ben, sono cresciuto dentro un vaso, situato  davanti alla porta della  Chiesa…poi, quando sono divenuto troppo grande, sono stato portato nel bosco.
Ora  mi era chiaro, ( in parte) perché  non sapevo ancora cosa ci facessi in quella chiesa.
Mi ero quasi appisolato, quando un soave suono di campane; mi svegliò. Oh, si! Era un suono amico  ogni giorno l’udivo; spesso si univa al vento,  che giocherellava fra i rami del bosco.
Al suono delle campane la chiesa s’illuminò, tante candele furono accese,  anche  uno dei ceri, che si trovavano al centro della ghirlanda, fu acceso.
Ero talmente curioso, che sussurrai al mio compagno, cosa mai stava accadendo, ma non fece in tempo a rispondermi, perché la scena cambiò; un uomo con una  meravigliosa veste bianca e sopra una mantella viola, si collocò  al mio fianco dicendo: “ Oggi, è la prima domenica d’Avvento…”
Le parole del sacerdote (così  era definito) furono accompagnate dalle note melodiose di un organo, che  inondò tutta  la chiesa; così  fra i canti e la musica, terminò la funzione: tutto tornò nel silenzio. 
Il silenzio, era solo esteriore, perché quello che avevo ascoltato,  mi frullava come un vento travolgente.
Nomi e storie nuove, ora facevano parte del mio mondo; uno in particolare: Gesù era al centro della storia, poi Isaia, Paolo e tanti altri.  Una parola in particolare mi rendeva curioso: < l’attesa>, sembrava che tutti attendessero qualcosa, qualcosa di speciale, come noi, alberi del bosco attendevamo l’arrivo della Primavera. Passarono alcuni giorni, la ghirlanda, dominava sempre tutta la scena dall’altare in cui era stata  collocata, tutto intorno era silenzioso, interrotto ogni tanto dall’aprirsi del portone  della chiesa,  uno scalpiccio  di scarpe, poi,  tenui fiammelle brillarono da  un enorme  candeliere di ferro battuto, rischiarando parte della chiesa. Il tempo non passava mai, ma un bel giorno, ecco che tutte le luci si accesero, l’organo riprese a suonare, la ghirlanda fu di nuovo illuminata, da ben due ceri; che luce! Tutto tornò ad essere vivo.
Il solito sacerdote prese posto al centro dell’altare e proclamò: “La seconda domenica d’Avvento ci parla…” così mi ritrovai  a pensare di nuovo, a quei personaggi, Giovanni, lo chiamavano anche il Battista, le sue parole erano un grido:”Convertitevi: Il regno dei cieli è vicini” ma, l’annuncio aveva un unico scopo: far conoscere Colui che doveva venire…colui al quale apparteneva il regno dei cieli…l’organo riprese a suonare, anche le campane si fecero sentire, era così bello, essere parte  di qualcosa che per il momento non capivo, ma che sapeva donarmi pace e serenità.
Piano, piano, mi stavo abituando a quella strana vita e attendevo con gioia, il momento in cui tutto tornava ad illuminarsi, e il suono delle campane invitava le persone a recarsi in chiesa.
Svegliati! Sussurrai al ramo che era attorcigliato a me; stanno  accendendo i ceri! Tre fiammelle brillarono nel centro della ghirlanda, regalandoci un alone di luce, simile alla luna che sovente rischiarava il bosco: il mio bosco! Al pensiero di esserle lontano mi rendeva triste;  troppe cose stavano accadendo….Don Pino, (così si chiamava il sacerdote) prese posto vicino a me; non persi neppure una parola di quello che annunciava, l’attesa stava per terminare, i profeti: ”Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina”.  Per nulla al mondo avrei voluto perdere  l’evento.
Dei quattro  ceri rossi che decoravano la ghirlanda d’Avvento, n’erano stati accesi tre, il quarto doveva illuminare l’ultima settimana.  Qualcosa mi diceva che tante altre cose sarebbero accadute. Avevo ragione, quella settimana si presentava  molto movimentata, le luci furono solo abbassate, un gran viavai di persone, con enormi scatoloni, occuparono lo spazio laterale, dove sorgeva un incavo nel muro. Dagli scatoloni vennero fuori diverse statuine, un pastore con le pecore, un bue, un asinello, una bella signora con un volto così bello che rimasi senza parole, accanto a lei collocarono un’altra statua, un uomo con un bastone da viaggio in mano, anche lui aveva uno sguardo dolce, come la bella signora, ed entrambi i loro sguardi erano rivolti  verso una culla ricoperta di paglia, erano in adorazione, ma di chi? Finalmente il quarto cero fu acceso;  l’Avvento era terminato. Quello che i Profeti avevano annunciato stava per realizzarsi, < Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele: Dio con noi >. L’evento tanto atteso stava per realizzarsi, finalmente avrei potuto vedere Colui, per il quale mi avevano divelto da mio padre ed ero divenuta una ghirlanda. Così pensavo, quando senza complimenti fui catapultato in un grosso sacco nero, strascicato nel cortile della chiesa, ed assieme ad altri arbusti, accatastati formammo un bel falò.
Ero esterrefatto, domandandomi il perché dopo tanti giorni d’attesa, ed ora che il momento era arrivato, ero divenuto legno da ardere, come avrei potuto conoscere l’Emmanuele annunciato dai profeti? Il rogo fu accesso, ben presto tra scoppiettii e profumo di resina divenni una scintilla che il vento portò in alto, sempre più in alto…. fino a quando fui raccolto da una mano celestiale, divenendo la fiamma di una bianca candela che l’Angelo teneva in mano. Ero così piccola, ma la luce che emanavo non aveva uguali, era la luce eterna che avrebbe illuminato il cielo, solo un rammarico, non aver potuto vedere quel bambino che tutti attendevano: “Mi hai chiamato?” Tuonò una voce  nell’immensità del cielo. “ Chi sei?” Risposi facendo vibrare la fiammella: “Sono L’Emmanuele”.
La mia fiamma fu assorbita  dalla sua luce, divenendo tuttuno con lui.
(Annaxel)

   
 

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