Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Ott 30, 2017 12:23 am

Gesù mentre insegna ad una sinagoga il giorno di sabato vede una donna curva da diciotto anni e la guarisce. Il capo della sinagoga sdegnato dice che se vogliono essere guariti lo devono fare in altri giorni e non il sabato. Allora Gesù risponde che anche loro slegano i loro animali per abbeverarli il giorno di sabato, mentre una donna che Satana teneva prigioniera con un'infermità non doveva forse guarirla? E a queste parole i suoi avversari si vergognavano, mentre la gente esultava per il bene che faceva. Per Gesù l'importante è il bene degli altri che sia un giorno di sabato o un altro per Lui non fa nessuna differenza l'Amore di Dio è per sempre.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  annaxel il Lun Ott 30, 2017 1:19 am


Luca, nel brano di oggi riafferma quello che Gesù in varie occasioni diceva:
«Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato». (Mc 2, 27)....
per Gesù non ci sono giorni  prestabiliti per operare in aiuto dell'uomo bisognoso. I capi della sinagoga non sanno riconoscere infatti, nei prodigi compiuti da Gesù , i segni dei tempi. Gesù prende l'iniziativa di guarire una povera donna, deforme da una malattia cronica; la guarigione compiuta di sabato serve inoltre a svergognare l'ipocrisia religiosa di coloro che antepongono alle necessità dell'uomo l'osservanza della legge. Nella vita di ciascun uomo ci sono deformità che non si vedono perché racchiuse nei cuori, allora è il momento di chiedere al Signore di «raddrizzare» il nostro cammino, affinché possiamo contemplare il suo amore e la sua luce.
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VANGELO di Gesù:

Messaggio  annaxel il Mar Ott 31, 2017 4:31 am

 Martedi della XXX settimana del tempo ordinario
Dal vangelo secondo Luca, 13, 18-21

Diceva dunque: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? È simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami». E ancora: «A che cosa rassomiglierò il regno di Dio? È simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata»
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  annaxel il Mar Ott 31, 2017 4:48 am


Gesù utilizza il linguaggio simbolico delle parabole, e con due brevissime, Luca ritorna sul tema della venuta del Regno, anche se gli inizi del Regno possono apparire insignificanti, come il seme di senape e il lievito, guardiamo al chicco di senape così piccolo che diviene un rigoglioso arbusto. Due segni semplici e quotidiani come il chicco di senape e il lievito invitano il discepolo a saper leggere il segno della storia.
Devono aver fiducia nella forza della Parola che è in loro e che, come lievito, fermenterà tutta la pasta, e rinnoverà evangelicamente l’umanità intera.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Ott 31, 2017 7:05 am

Gesù con la parabola del granello di senape che poi diventa un grande albero, dice che il Regno di Dio è qualcosa di piccolo che entra nei cuori di chi crede ma poi diventa grande attirando a sè molti credenti, mentre con la parabola del lievito dice che tutti noi siamo amalgamati insieme al Regno dei Cieli come un lievito che entra dentro di noi fino a diventare un tutt'uno con la nostra fede.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  annaxel il Mer Nov 01, 2017 12:09 am



Santi insieme
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Nov 01, 2017 9:30 am


Buona festa di Ognissanti!
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  annaxel il Gio Nov 02, 2017 5:39 am

Oggi ci si raccoglie per ricordare tutti i defunti nella certezza che con la morte <la vita non è tolta, ma trasformata>.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Nov 02, 2017 6:38 am


Cari Nonno Francesco, Nonna Graziella, Zia Suora, Gianni e Mango da lassù vegliate su di me e proteggetemi!
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Venerdi della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Nov 02, 2017 11:28 pm

Venerdi della XXX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO  


Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato? 


+ Dal Vangelo secondo Luca 14,1-6
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole. 


Parola del Signore. 


OMELIA

 
"Chi di voi, se un figlio o un bue gli cadesse in un pozzo, non lo tirerebbe subito fuori in giorno di sabato"? L'agire di Dio suona bruciante domanda posta nel cuore della nostra esistenza continuamente tentata di incredulità, e chiede risposte. Ha forse paura oggi la Chiesa di Cristo di guarire in giorno di sabato, di trasmettere la beatificante realtà liberatrice dell'uomo, di farsi credibile sacramento dell'amore smisurato di Dio? La contestazione dell'agire di Dio o del Figlio suo Gesù Cristo o della sua chiesa, scaturisce quasi sempre da ottusa presunzione, da grettezza mentale o dall'aver assunto atteggiamenti di mera esteriorità che estranea dalla Verità. Dio è più grande del "sabato", è più grande di ogni umana grandezza, trascende ogni logica e i suoi disegni vanno oltre i confini della umana ragione senza umiliarla, se illuminata dalla sua stessa grazia. Impariamo oggi che ogni momento è buono per fare del bene, a tutti. (Padri Silvestrini) 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Quella monetina aveva il significato di qualcosa di peculiare per colei a cui apparteneva: era frutto della sua fatica e, avendola perduta, stava male, non tanto per il valore della monetina, ma per quello che la monetina significava per tutta la famiglia. La misericordia è un modo di essere di fronte all'altro, che scopre la bellezza dell'altro, che vuole salvare la bellezza dell'altro, che vuole partire sempre dalle possibilità non soffocate dal male e dal peccato. Rimane sempre la passione di Dio, per cui non solo accetta tutta la sofferenza che c'è nel riportare il fratello, ma lo va a cercare! In altre parole non si permette mai il lusso de1l’abbattimento. Ecco la misericordia, che porta sempre a fare festa. Nelle parabole della pecorella smarrita, della donna che cerca la moneta smarrita, Gesù manifesta la sua vera identità di Dio: amore infinito che cerca la sua creatura!

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Nov 03, 2017 1:46 am

Gesù si recò a pranzo dai farisei quando vide un uomo malato di ipropisìa, era sabato e chiese loro se è lecito guarire di sabato ed essi non dissero niente ma Gesù lo prese per mano e lo guarì, poi disse loro che chi di loro lascerebbe un figlio o un bue in un pozzo per salvarlo anche se è di sabato? E loro non trovavano risposta. Per Gesù fare del bene è la cosa più importante, anche se è di sabato perchè la vita di un uomo è più importante di un pretesto religioso, è l'amore che conta.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  annaxel il Ven Nov 03, 2017 8:16 am

Questo brano che Luca ci presenta, appartiene alle <parabole del banchetto>, infatti, la guarigione dell'uomo malato d'idropisia, avviene in giorno di sabato, ma in un contesto di un pranzo cui Gesù è invitato. Luca, riporta, ancora una volta una controversia relativa al sabato, dove Gesù, ridimensiona la pratica del giorno festivo in quanto tale, ribadendo l'importanza dell'attenzione verso il prossimo, perché la volontà di Dio, offre e chiede misericordia.
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Lunedi della XXX settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Nov 03, 2017 11:43 pm

Lunredi della XXX settimana del Tempo Ordinario


VANGELO 


Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
 
+ Dal Vangelo secondo Luca 14,1.7-11
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cédigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

 
Parola del Signore. 


OMELIA 


"I primi saranno gli ultimi", è scritto nel Vangelo ed è diventato un detto popolare. Ha in sé qualcosa di anacronistico tale affermazione; oggi potrebbe risuonare addirittura assurda. Chi riesce ad accaparrarsi un "posto" difficilmente lo molla, anche perché spesso tale conquista comporta una fatica immane e scoccia il sol pensiero di dover retrocedere e lasciare quel posto ad altri. Gesù non lascia spazio agli equivoci, condanna coloro che bramano accaparrarsi i primi posti e dichiara, senza mezzi termini, che il Regno è aperto a coloro che sanno diventare piccoli davanti a Dio. Ricordiamo il brano della porta stretta. Naturalmente se siamo afferrati dall'orgoglio, come capita spesso, l'ammonimento di Gesù suscita non consensi ma violenta contestazione. Anche per gli amanti del potere è incomprensibile ed impraticabile la proposta di Gesù. Egli ha però proclamato tale verità e ne ha dato un sublime esempio: nell'ultima cena assume la veste dello schiavo quando lava i piedi ai suoi discepoli, sulla croce è diventato la vittima designata che si lascia immolare sulla croce. Il cristiano, se davvero vuole essere un seguace di Cristo, no può esimersi dal seguire tali esempi e ciò anche quando si rischia di subire angherie e sopraffazioni. Questa è la via stretta! (Padri Silvestrini) 



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Gesù dice: «Guardate quest'uomo, si trova nella necessità e cosa fa? È furbo, perché non vuole andare a zappare! Viene rimosso, si fa degli amici con i soldi. Possibile che voi non vi facciate degli amici con i soldi dell'iniqua ricchezza perché vi accolgano un giorno nella vita eterna?» In altre parole, se un uomo, per sopravvivere, fa il furbo, voi perché, con i soldi che avete, non vi fate amici i poveri, i disperati, i disgraziati, che poi vi accolgono nelle dimore eterne? Questo per vivere su questa terra. Voi, che dovete creare un cielo nuovo e una nuova terra, perché non vi fate amici, cioè non formate un nuovo popolo?

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Nov 04, 2017 1:03 am

Gesù nota come tutti cercano i primi posti a tavola, e allora dice che quando si è invitati ad un banchetto invece di occupare i primi posti bisogna prendere gli ultimi in modo che colui che ti ha invitato ti dica di venire più avanti perchè chi si esalta sarà umiliato ma chi si umilia verrà esaltato. Per Gesù è importante l'umiltà in modo che quando saremo di fronte a Lui un giorno verremo giudicati secondo la nostra condotta di vita che deve essere il più umile possibile.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Andrea il Sab Nov 04, 2017 11:35 pm

Domenica dellA xxx setti9mana del Tempo Ordinario

VANGELO 

Dicono e non fanno. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 23, 1-12
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare ''rabbì'' dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare ''rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno ''padre'' sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare ''maestri'', perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato".


Parola del Signore. 


OMELIA 


Che cosa significa essere cristiano? Andare a Messa, battezzare i propri figli, fare la comunione a Pasqua, rispettare i comandamenti? Nel Vangelo di oggi, Cristo svela la falsità della religiosità dei farisei servendosi dell'esempio dei sacerdoti dell'Antico Testamento: "Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo; ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno". Viene da pensare ai genitori e agli educatori: non basta parlare o insegnare, bisogna dare il buon esempio. Quante volte un padre alcolizzato, una madre negligente o degli educatori poco adatti avviano i bambini alla menzogna? Quello che dovrebbe essere il comportamento del vero cristiano appare nell'insegnamento di san Paolo ai Tessalonicesi. Chiamato da Cristo sulla via di Damasco, san Paolo scoprì, per un'improvvisa folgorazione, tutto il mistero di Cristo e capì che l'essere cristiano consiste nello spirito di apostolato. Egli stesso, pieno dello Spirito di Cristo risorto, lo trasmise agli altri. Essere cristiani vuol dire questo: non tanto rispettare ciecamente delle formule o dei precetti, ma donare Cristo agli altri, mediante una vita cristiana onesta, perché, grazie all'apostolato della preghiera, della sofferenza e delle opere, il cristiano possa divenire una forza vivente del Vangelo di Cristo. Questo è l'insegnamento di Gesù ed è così che deve vivere chi vuole essere cristiano.



MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Il ricco per poter mandare avanti la storia deve farsi povero. Quanto più tu ricevi per le leggi errate che regolano i rapporti umani sul piano della giustizia distributiva, tu lo devi riparare restituendo ai poveri quello che ti viene dato di più. Dice il Signore: «Mia è la terra, voi siete soltanto miei inquilini» (Lv 25,23). Non siamo proprietari, ma amministratori dei beni di Dio. Il ricco diventando povero, diventa colui che porta avanti la storia. C'è posto per tutti in Cristo, l’importante è che non diventiamo idolatri.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Nov 05, 2017 1:42 am

Gesù dice che sulla cattedra di Mosè si sono messi i farisei, che sono per Lui un esempio di ipocrisia totale, perchè come dice Gesù: dicono e non fanno, nel senso che predicano bene ma nei fatti sono degli ipocriti che badano solo all'apparenza ma non hanno nessuna considerazione per Dio. E Gesù dice di non chiamarli mai rabbi perchè uno solo è il loro Maestro e la gente che lo segue per Lui sono tutti fratelli, di non chiamare nessuno "padre" perchè l'unico Padre vero e quello che è nei Cieli. Chi vuol essere grande agli occhi di Dio deve essere come un servo perchè chi si abbassa sarà innalzato ma chi si innalza sarà abbassato, perchè l'umiltà è la cosa più importante per essere considerati grandi nei Cieli perchè Dio apprezza un atteggiamento umile e non ipocrita.
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Lunedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Nov 05, 2017 11:34 pm

Lunedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO 


Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi. 

+ Dal Vangelo secondo Luca 14,12-14
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». 


Parola del Signore. 


OMELIA 


Quando nelle nostre ricorrenze più gioiose stiliamo l'elenco degli invitati, istintivamente iniziamo la lista delle persone che noi riteniamo più ragguardevoli, che sono a noi più care e dalle quali, più o meno consapevolmente, ci attendiamo un contraccambio. Questo è un criterio umano e logico, che abitualmente viene praticato dalla stragrande maggioranza. Non siamo diversi neanche noi cristiani. Gesù però contesta palesemente tale scelta e ci dice chiaramente: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Il banchetto cristiano, da quando Cristo ha consumato con noi la sua cena, dandosi a tutti come cibo e bevanda di salvezza, deve essenzialmente conservare le stesse caratteristiche, deve avere cioè le caratteristiche della carità e della solidarietà vera. Anche alla nostra mensa deve essere sempre presente Cristo, se non sotto le specie eucaristiche, almeno in coloro che meglio lo rappresentano. Egli infatti si identifica in coloro che hanno fame, che hanno sete, che sono nudi, malati o carcerati. Una identificazione che è la naturale espansione e il pieno completamento dell'eucaristia. La stessa fede che ce lo fa riconoscere vivo e ero nell'ostia consacrata ci deve illuminare per farcelo vedere ancora vivo e vero nel povero, nell'affamato, negli ultimi e negli abbandonati. "Avevo fame e tu mi hai dato da mangiare. Avevo sete e tu mi hai dato da bere..." L'invito alla mensa non significa soltanto la condivisione del nostro cibo con loro, ma sta ad indicare il posto privilegiato che riserviamo loro nel nostro cuore e nella nostra vita per averli sempre con noi, perennemente invitati alla nostra mensa. Solo facendo risorgere tanti prostrati dalle miserie del mondo, potremmo garantirci la nostra personale risurrezione. "Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti". (Padri Silvestrini) 



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Questa vita non avrebbe senso se non fosse ordinata alla vita senza limite poiché nel cuore dell'uomo c'è
già l’infinito. Con la morte la vita non si distrugge ma si trasforma. Quando noi chiudiamo gli occhi alla terra ci apriamo ad una realtà che non riusciamo nemmeno ad immaginare. Ora noi vediamo Dio nei segni che ci ha lasciato, lo vediamo come di riflesso. Appena i nostri occhi si chiudono a questa terra il nostro spirito, che continua a vivere, vede Dio faccia a faccia, così come egli è. Allora lo conosceremo come siamo da lui conosciuti e finalmente lo possederemo direttamente in un incontro che non finirà mai. Aumentiamo in noi la portata dell'amore perché quando ci troveremo faccia a faccia con Dio lo conosceremo secondo la capacità di amare, che noi abbiamo accumulato su questa terra.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Nov 06, 2017 3:50 am

Gesù dice al capo dei farisei che quando organizza un pranzo o una cena di non invitare persone che conosce per avere il contraccambio, ma di invitare piuttosto povera gente che non lo potrà mai ricambiare, ma lui avrà la sua ricompensa alla resurrezione dei giusti. Gesù dice che per fare del bene basta poco, anche invitare della povera gente per uno ricco, che invece di arricchirsi in senso materiale diventa ricco agli occhi di Dio che tutto vede.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Andrea il Lun Nov 06, 2017 11:42 pm

Martedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO 


Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. 


+ Dal Vangelo secondo Luca 14,15-24
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: "Venite, è pronto". Ma tutti, uno dopo l'altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: "Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi". Un altro disse: "Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi". Un altro disse: "Mi sono appena sposato e perciò non posso venire". Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: "Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi". Il servo disse: "Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c'è ancora posto". Il padrone allora disse al servo: "Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena"». 


Parola del Signore. 


OMELIA 


Sono ancora tantissimi i così detti fedeli chi si dichiarano talmente affaccendati al punto di non avere più tempo da dedicare al Signore e ai propri doveri religiosi. C'è da credere invece che l'invito è di primaria importanza, è un invito a partecipare all'intimità con Dio, è un invito alle nozze con Cristo; è lui lo sposo tanto atteso e desiderato e ora misconosciuto e rifiutato. Le scuse che ancora oggi sono addotte per giustificarsi non sono sostanzialmente diverse da quelle che degli invitati alle nozze; cambiano i mestieri e il tipo di occupazione, ma tutti sono ugualmente presi e coinvolti dalle mille faccende della vita presente. Il loro tempo e stracolmo di impegni per le «cose» da fare, quindi non c'è più spazio per il Signore. Così molti posti 
rimangono vuoti: perché gli invitati hanno ben altro da fare! Così accade che i prediletti rimangono nelle strade del mondo e al loro posto sono invitati ciechi, storpi e zoppi. Il Signore non si rassegna mai ai rifiuti degli uomini. Proprio dal rifiuto degli «eletti» la fede è giunta fino a noi. Ora comprendiamo meglio la frase evangelica «gli ultimi saranno i primi»! Anche noi eravamo tra gli ultimi. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Come poter perdonare? Bisogna mettersi nel cuore di Gesù che perdona. Vi ricordate quando i soldati piantavano i chiodi nelle mani e nei piedi di Gesù, quando cioè lo crocifiggevano? Che cosa ha detto Gesù?
Ha detto: «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Cosa aveva Gesù nel cuore?
Cosa sentiva nel suo cuore per quelli che lo crocifiggevano? Lui voleva tanto bene a loro che soffriva più
per loro che per sé. Gesù soffriva più per quei soldati che lo crocifiggevano che per sé che veniva crocifisso!
E qui è il segreto della nostra vita: è Gesù! Quando uno ci offende, ci fa del male, Gesù ci dà la forza, se
noi stiamo uniti a lui, di sentire più sofferenza per lui che fa il male, per lui che ci odia, per lui che ci tratta
male, perché il fatto che lui ci tratta male, che ci odia, che ci percuote, è un male per lui. Allora Gesù ci dà
il suo amore. Non bada tanto a se stesso ma a lui. Voglio dirlo in due parole: se uno ti offende, se uno ti percuote, se uno ti fa del male, Gesù ti dà nel cuore più sofferenza per lui, che fa il male e che sta male a
fare il male, che per quel che fa a te! Ricordatevi che il perdono è la nostra vita. Gesù l'ha detto chiaro e tondo: non pretendete di avere il perdono se non perdonate di cuore!

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Nov 07, 2017 1:38 am

Uno dei commensali che era a tavola con Gesù dice che è beato colui che prenderà cibo nel Regno di Dio, e Gesù risponde con una parabola: un uomo aveva organizzato un banchetto e mandò il suo servo a dire agli invitati che era tutto pronto, ma questi si trovavano delle scuse per non venire. Il servo riferì tutto al padrone e questi, adirato disse di invitare tutta la povera gente che trovava, eppure disse il servo che c'era ancora posto e il padrone gli disse di invitare ancora altra gente perchè nessuno degli invitati gusterà più la sua cena. Con questa parabola Gesù vuole dire che certe persone sono attaccate più alle cose materiali che a Dio, Lui ci invita ad un banchetto eterno e alcuni preferiscono non andare e allora Dio invita coloro che sanno apprezzare ciò che Lui fa per loro cioè la povera gente e tutti coloro che hanno bisogno di Lui.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  annaxel il Mar Nov 07, 2017 4:39 am

Il vangelo di oggi, prende spunto dall'osservazione di uno dei commensali di Gesù al pranzo a casa di un capo dei farisei.
«Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!» Sembra voler affermare che il cibo di Dio sia riservato a pochi eletti, che qualcuno sia chiamato ed altri no. Non è così l'invito di Dio al Suo banchetto è universale, tutti sono chiamati, e se un invitato non partecipa è perché non ha accettato, non perché non è stato scelto. Il banchetto è immagine del Regno, gli invitati che rifiutano di entrarvi sono coloro che stanno ascoltando la parabola, -cioè noi!- ai quale viene proposto un radicale cambiamento di mentalità a favore dei poveri.
Continuamente siamo invitati a banchetti sempre nuovi che Dio predispone per noi. Siamo in grado di riconoscerli? Accettiamo gli inviti? Il Signore non ci chiama a ``fare presenza'', chiede l'adesione del nostro cuore. Può capitare invece di non gustare fino in fondo il cibo offerto dal Signore, perché distratti dalle mille occupazioni quotidiane. Succede così anche a noi? 
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annaxel

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Andrea il Mar Nov 07, 2017 11:16 pm

Martedi della XXXI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO 


Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. 

+ Dal Vangelo secondo Luca 14,25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro". Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

 
Parola del Signore. 


OMELIA 


È duro il linguaggio che Gesù usa per invitare i suoi e tutti noi a seguirlo in modo totale: egli esige un superamento radicale da ogni legame terreno, anche dagli affetti più spontanei. Arriva a dirci che dobbiamo avere una interiore disposizione a dare perfino la nostra vita, se questa ci è richiesta, come testimonianza di fedeltà a lui. Per nostra fortuna abbiamo esempi luminosissimi ed innumerevoli di sante e di santi, di martiri e di eroi, che con tutta la loro vita hanno testimoniato la loro completa dedizione al Signore. Possiamo dunque dedurre alla luce della storia che la radicalità evangelica, per quanto difficile, è comunque praticabile con la forza della fede, l'intensità dell'amore a Dio e soprattutto con la sua grazia. Sono ancora tanti e tante a lasciare tutto per seguire Cristo ed affermare concretamente il suo primato. Nonostante la crisi di vocazioni religiose e sacerdotali, sono ancora migliaia e migliaia nel mondo le persone che, sulla scia dei primi discepoli e sull'esempio di Cristo, obbediente, povero e casto, lasciano tutto, ma veramente tutto, per dare la vita a lui. Il materialismo, il consumismo, la brama dei beni terreni, distolgono ai nostri giorni dalla sequela del Signore: ci vogliono fede e coraggio non comuni per lasciare tutto ciò che il mondo può offrire, cedere volontariamente ad una povertà totale e sperare solo nei beni futuri. Il mondo ha comunque urgentissimo bisogno di esempi chiari di distacco dalle cose materiali e di una visione più spirituale della vita. È il ruolo a cui il Signore ha chiamato i monaci e tutta la schiera dei consacrati. (Padri Silvestrini) 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Il Signore vi chiede di essere servi inutili, la parola esatta è “inadeguati”, perché siete chiamati ad un’opera piena d'amore e di dono pieno. Ma c'è sempre un limite, quello della fragilità umana, ed il Signore viene a colmare questo limite. Sei inadeguata, sei inadeguato, anche io sono inadeguato, però il Signore dice: «Di te faccio il mio servo», secondo quello che ha detto Gesù: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi e il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve» (Lc 22,25-26). Il darsi completamente al Signore è il trionfo, perché servire lui è regnare, è entrare nella pienezza della libertà.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  annaxel il Mer Nov 08, 2017 2:17 am

Oggi Luca ci parla di croci e rinunce, sottolineando la necessità di comprendere bene la propria decisione di diventare discepoli: seguire Gesù, infatti comporta esigenze di rinuncia che non possono essere sottovalutate: chiede che i suoi discepoli siano ben consapevoli della scelta che stanno compiendo. «Dio è Amore», leggiamo esplicitamente nella prima lettera di San Giovanni (1Gv 4, 8; 4, 16). Se ci nutriamo dell'amore di Dio, saremo forti abbastanza per portare la nostra croce e per lasciarci condurre sui sentieri che ci mostrerà. Le parabole che spesso Gesù ci illustra ci aiutano a scoprire qualcosa delle opere meravigliose compiute da Dio; è dunque un invito a <guardare oltre>, per comprendere come l'azione di Dio superi sempre ciò che l'uomo può capire.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A - No 2

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Nov 08, 2017 4:11 am

Gesù volgendosi verso la folla che lo segue dice che chi ama i propri cari più di Lui non può essere suo discepolo, con questo Gesù dice che per seguirlo bisogna rinunciare alle cose materiali e pensare solo a Lui e al Suo operato, Lui non dice di non amare più le persone a noi vicine, ma soltanto di non mettere i propri affetti e i sentimenti più profondi non nell'avere ma nell'essere veramente cristiani per amore del Figlio di Dio.
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Giovedi della XXXi settimana del -tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Nov 09, 2017 5:16 am

Giovedi della XXXi settimana del -tempo Ordinario

VANGELO 


Parlava del tempio del suo corpo.
 
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 2,13-22
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 


Parola del Signore. 


OMELIA 



Quando l'imperatore romano Costantino si convertì alla religione cristiana, verso il 312, donò al papa Milziade il palazzo del Laterano, che egli aveva fatto costruire sul Celio per sua moglie Fausta. Verso il 320, vi aggiunse una chiesa, la chiesa del Laterano, la prima, per data e per dignità, di tutte le chiese d'Occidente. Essa è ritenuta madre di tutte le chiese dell'Urbe e dell'Orbe. Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, col nome di basilica del Santo Salvatore, essa fu la prima chiesa in assoluto ad essere pubblicamente consacrata. Nel corso del XII secolo, per via del suo battistero, che è il più antico di Roma, fu dedicata a san Giovanni Battista; donde la sua corrente denominazione di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi ebbero la loro residenza nelle sue vicinanze e fra le sue mura si tennero duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi, dalle guerre e dall'abbandono, venne ricostruita sotto il pontificato di Benedetto XIII e venne di nuovo consacrata nel 1726. Basilica e cattedrale di Roma, la prima di tutte le chiese del mondo, essa è il primo segno esteriore e sensibile della vittoria della fede cristiana sul paganesimo occidentale. Durante l'era delle persecuzioni, che si estende ai primi tre secoli della storia della Chiesa, ogni manifestazione di fede si rivelava pericolosa e perciò i cristiani non potevano celebrare il loro Dio apertamente. Per tutti i cristiani reduci dalle "catacombe", la basilica del Laterano fu il luogo dove potevano finalmente adorare e celebrare pubblicamente Cristo Salvatore. Quell'edificio di pietre, costruito per onorare il Salvatore del mondo, era il simbolo della vittoria, fino ad allora nascosta, della testimonianza dei numerosi martiri. Segno tangibile del tempio spirituale che è il cuore del cristiano, esorta a rendere gloria a colui che si è fatto carne e che, morto e risorto, vive nell'eternità. L'anniversario della sua dedicazione, celebrato originariamente solo a Roma, si commemora da tutte le comunità di rito romano. Questa festa deve far sì che si rinnovi in noi l'amore e l'attaccamento a Cristo e alla sua Chiesa. Il mistero di Cristo, venuto "non per condannare il mondo, ma per salvare il mondo" (Gv 12,47), deve infiammare i nostri cuori, e la testimonianza delle nostre vite dedicate completamente al servizio del Signore e dei nostri fratelli potrà ricordare al mondo la forza dell'amore di Dio, meglio di quanto lo possa fare un edificio in pietra. 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Se siamo tempio dello Spirito, la Chiesa è per le persone che si devono riunire, perché altrimenti come fa
un popolo a riunirsi? Almeno un tendone ci vorrà! Dio non abita nel tempio; c’è un passo nella Scrittura
in cui Gesù dice: «Non si adorerà né qui né a Gerusalemme, ma si adorerà in spirito e verità» (Gv 4,24), cioè nello Spirito Santo si pregherà. Le chiese sono per gli uomini, non perché Dio abiti nelle chiese! Il Signore non abita lì in quella chiesa, ma abita nei cuori dei fedeli e abita nella chiesa rimanendo fisicamente presente nell’Eucaristia! Lui non ha bisogno di un tempio, però rimane il bisogno di riunirsi degli uomini, specialmente d'inverno, con la neve. La chiesa è per gli uomini. Noi siamo «il tempio di Dio» (lCor 3,16). Dio ci partecipa la sua vita e ci coinvolge in essa, per cui siamo da lui resi santi; non ci rimane che vivere da santi! 

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