VANGELO di Gesù: anno B

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MARTEDI' della XI SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Mar Giu 19, 2018 8:20 am

VANGELO  
Amate i vostri nemici.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 5,43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Parola del Signore.

OMELIA
Amare coloro che ci amano è facile, gratificante ed istintivo. Amare i nemici e addirittura pregare per i nostri persecutori è eroico e impossibile alle sole forze umane. Ci appare evidente un progetto divino, annesso alla redenzione di Cristo: egli vuole non solo colmarci del suo amore e farci sentire dentro la veemenza della divina misericordia, ma desidera ancora che la violenza, le divisioni, le lotte cessino definitivamente tra gli uomini. Gesù ci dice: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dá il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». La pace di Cristo è frutto del perdono da lui meritato per tutti noi sulla croce con tutta la sua passione. Ecco il meraviglioso intreccio: al peccato Dio ha risposto con la sua misericordia, alla violenza assurda degli uomini Cristo ha risposto con il suo perdono, ai suoi crudeli crocifissori Cristo ha risposto pregando per loro, al tentativo insane di dare la morte al Signore, egli ha risposto con la sua gloriosa risurrezione. Sono questi i percorsi della pace, percorsi ardui, ma che ci rendono realmente figli dell'unico Dio e fratelli dell'unico Padre. Soltanto se
intimamente uniti a Cristo e certi del suo amore possiamo come lui donarlo ai nostri fratelli, senza distinzione di razza o di religione o di censo o di cultura. L'amore non ha confini, di sua natura a tutti e ovunque si diffonde. È l'arma del cristiano che gli consente di conseguire le più grandi vittorie, è il modo migliore per fermare i volenti, per disarmare i guerrieri, per stabilire la pace. Dentro le nostre chiese, dentro i nostri confessionali dovrebbe in modo privilegiato regnare quell'amore. Prima di pretendere che i cuori degli uomini siano aperte a Cristo, bisogna verificare se le porte delle nostre chiese sono davvero spalancate a tutti. I cuori dei pastori e dei ministri del perdono dovrebbero essere ricolmi dell'amore di Cristo e pronti ad accogliere come lui ha fatto durante tutta la sua vite terrena.. Costatiamo con sgomento che talvolta i lontani a fatica e boccheggiando arrivano alle porte delle nostre chiese o al genuflessorio dei nostri confessionali e trovano porte chiuse e confessori che li respingono. Non ci è lecito tradire così il mandato che abbiamo ricevuto. Forse siamo ancora in troppi a prediligere la fredda applicazione della legge e dei canoni, creando nuove e più penose forme di schiavitù, che far sperimentare la gioia del perdono e della piena riconciliazione con Dio. Pare di vedere che intorno alla misericordia, nei confini del perdono, sono stati eretti steccati e muri talvolta invalicabili. Sappiamo che non è questo il comando del Signore. (Padri Silvestrini)
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GIOVEDI' della XI SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Gio Giu 21, 2018 9:21 am


VANGELO
Voi dunque pregate così.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Parola del Signore.

OMELIA
Talvolta nei nostri rapporti umani siamo convinti di poter ottenere quanto desideriamo dal nostro interlocutore ricorrendo alla forza delle nostre parole e qualche volta si riesce a sortire l'effetto desiderato. Ne erano convinti più di noi i pagani che, anche nell'invocare i loro idoli si profondevano in lunghi e pressanti monologhi, convinti di strappare così i favori di cui avevano bisogno. Non può essere questo il modo per il cristiano che prega; il suo personale interlocutore è Dio stesso che scruta i cuori e vede i nostri pensieri anche più segreti con assoluta limpidezza. Non potranno certamente essere le parole a convincerlo ad aiutarci, ma tutto sgorga, come un effluvio spontaneo, dal suo amore di Padre, dalla sua onnipotenza e dal suo irrefrenabile desiderio di darci tutto quanto ci occorre per salvarci e per vivere la nostra esperienza terrena. «Egli sa, prima ancora che gliele chiediamo di cosa abbiamo bisogno». Ecco allora l'insegnamento di Gesù, che si rivela per noi maestro di preghiera. «Voi dunque pregate così». Ci detta poi la più sublime preghiera che mai si potesse pensare, il Padre nostro. Facendoci invocare Dio con il nome di Padre ci dice subito che la preghiera s'incarna nell'amore, quello infinito ed eterno dell'Onnipotente, e quello dell'orante. Ci sollecita poi ad affermare il primato assoluto che gli spetta per cui chiediamo che il suo nome sia santificato, che il suo regno venga in noi e la sua santissima volontà si compia. Nella seconda parte chiediamo anche per noi, per le nostre necessità quotidiane, chiediamo il pane per noi e per tutti. Esprimiamo poi l'urgenza della sua misericordia riconoscendoci peccatori, esprimendo nel contempo il nostro impegno di usare la stessa bontà verso coloro che in qualsiasi modo ci hanno offeso. È ancora l'amore che deve trionfare sempre. L'ultima richiesta riguarda quella santa energia interiore che ci rende forti e saldi nel bene e capaci di respingere ogni male dalla nostra vita. Pregando come Gesù ci ha insegnato vediamo rinvigorita la nostra fede nelle verità fondamentali che professiamo, ribadiamo i nostri impegni e le nostre promesse di credenti e nel contempo presentiamo al nostro Padre celeste il miglior programma di vita possibile a ciascuno di noi. Per questo la preghiera di Gesù è diventata il modello di ogni preghiera e non solo nell'ambito cristiano. La sua universalità la tiene aperta ad ogni credente, qualunque sia lo specifico della propria fede. È davvero la preghiera ecumenica per eccellenza. (Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Gio Giu 21, 2018 9:36 am

...Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate....
Matteo spiega la preghiera di Gesù :Padre Nostro, come un modo di vivere di ciascun cristiano, prolungando e completando l'annuncio delle Beatitudini, ricordandoci che  la preghiera è un rapporto prima ancora che una parola. Forse è questo il motivo per cui Gesù ci insegna la preghiera del Padre nostro, affinché ci ricordiamo innanzitutto che non veniamo ascoltati a forza di parole, ma perché siamo amati da Qualcuno che ci ha voluti Figli nel figlio. 
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VENERDI' della XI SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Ven Giu 22, 2018 9:28 am

VANGELO
Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 6,19-23

«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l'occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».
Parola del Signore.

OMELIA
Con orrore ascoltiamo quanto ci narra la prima lettura. Atalìa, madre del re deceduto, Azaria, per assicurarsi il regno, fa uccidere tutti i possibili pretendenti, tutta la famiglia regale. A sua insaputa, viene salvato però un figlio del re di due anni che viene tenuto nascosto. Quando egli raggiunse il settimo anno, per opera di sommo sacerdote Ioiàda, viene fatta giustizia. Jòas viene acclamato re e Atalìa, uccisa fuori del tempio. Sono vicende umane che si ripetono nella storia delle Nazioni in cui l'ambizione del comando e del potere, della ricchezza, con la sete di felicità e di successo perverte l'animo umano, spingendolo a esecrandi misfatti. Gli ammonimenti che ci vengono dal brano del vangelo potremmo vederli sulla stessa linea. Anche Gesù mette in guardia dal pericolo delle ricchezze. Sono beni effimeri che ci possono essere rubati da un momento all'altro. Non costituiscono la vera felicità dell'uomo che è altrove, nella umile obbedienza alla volontà del Signore. Non le porteremo con noi... Ci invita a procurarci quei tesori di grazia che nessuno potrà mai rubarci, se nel nostro cuore ci sono sincerità e rettitudine. E' dal cuore che escono fuori tutti i cattivi pensieri e indegne intenzioni. La limpidezza dello sguardo denota anche la rettitudine delle intenzioni. Quando entra dentro di noi il peccato, lo sguardo si fa oscuro, torbido... Suona dentro di noi come un campanello di allarme che ci mette in guardia contro deviazioni e ingiustizie. Allora dovremmo seguire il consiglio che San Benedetto, seduto a cena, suggeriva al monaco che gli reggeva il lume, agitato da pensieri di superbia: "Segna il tuo cuore, fratello, segna il tuo cuore! Non è retto quello che tu pensi!" Quante volte i nostri pensieri, le nostre intenzioni, le nostre azioni... sono contro la verità, benché avvolti da un manto di perbenismo. Ci liberi il Signore da tante doppiezze; ci doni la forza della sincerità del "sì, sì" e del "no, no"! (Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Ven Giu 22, 2018 11:03 am

Il rapporto tra il Regno dei Cieli e i beni terreni; qual è il vero tesoro, il vero padrone del cuore umano, Dio o <mammona>, cioè i propri beni, le ricchezze di questo mondo? Il nostro futuro è in Cielo, dove Cristo ci attende ed è per questo è bene accumulare tesori che vivranno per sempre.
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SABATO della XI SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO

Messaggio  annaxel il Sab Giu 23, 2018 11:58 am

VANGELO
Non preoccupatevi del domani.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 6,24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?". Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Parola del Signore.

OMELIA
O il mondo e le sue attrattive (è la ricchezza, il «mammona» nella vecchia traduzione, del vangelo odierno) o Dio; è l'esigenza di una scelta radicale, sgorga dalla coerenza e dalla fede che il cristiano vuole professare e di vivere. «Non potete servire a Dio e a mammona». Ci sono nella nostra vira compromessi irrealizzabili, anche se spesso siamo tentati di attuarli. Certamente il Signore non disconosce l'importanza del nutrimento, del vestire e di quanto serve alla vita di ogni giorno. Vuole farci comprendere però che non è questo che dà il vero senso alla vita e vuole metterci in guardia da quegli eccessivi affanni che inutilmente ci affliggono e da quell'attaccamento alle cose che ci procura solo amare delusioni. Vuole far rinascere in noi la fede nel Dio provvido, che ai nostri giorni sembra quasi scomparsa. Sollecitandoci alla preghiera ci ricorda Gesù che il nostro Padre celeste sa di che cosa abbiamo bisogno prima ancora che glie lo chiediamo. Ci sollecita perciò a guardare con intelligenza spirituale gli uccelli de cielo, che, non ammassano nei granai, pure sono nutriti dal Padre celeste e i gigli del campo che provvidenzialmente si adornano di tutta la loro splendida bellezza. La conclusione e di quelle che dovrebbero entrare pienamente nel programma di vita di ogni cristiano: «Cercate il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». Capita invece che proprio perché colpevolmente privi di beni spirituali, ci attacchiamo ai surrogati del mondo. Si tratta di spiritualizzare la nostra vita per imparare a cogliere i valori che davvero possono essere fonte della nostra gioia. Il materialismo si è sempre alleato all'ateismo l'uno a supporto dell'altro.
(Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Sab Giu 23, 2018 3:46 pm

Medita: L’immagine della mia vita

“Osservate come crescono i gigli del campo …” di don Luciano Vitton Mea

Come i fiori del prato, così è la vita dell’uomo. Ciascuno di noi ha i suoi colori e i suoi profumi; con queste peculiarità siamo chiamati a dipingere il grande quadro della nostra esistenza. Dobbiamo cercare dentro di noi il segreto della felicità, dobbiamo usare la “stoffa” con cui siamo fatti per cucire l’abito nuziale per l’aldilà. Molti cercano di scimmiottare modelli che non gli appartengono, rincorrere miti che ci conducono ad indossare l’abito di un altro, o troppo stretto o troppo largo. Si diventa così ridicoli, caricature, rozza satira del nostro essere. Santa Teresa Lisieux ha scritto una pagina molto bella a questo riguardo: “Gesù mi ha messo dinanzi agli occhi il libro della natura, ed ho capito che tutti i fiori della creazione sono belli, le rose magnifiche e i gigli bianchissimi non rubano il profumo alla viola, o la semplicità incantevole alla pratolina… Se tutti i fiori piccini volessero essere rose, la natura perderebbe la sua veste di primavera, i campi non sarebbero più smaltati di infiorescenze. Così è nel mondo delle anime, che è il giardino di Gesù. Dio ha voluto creare i grandi Santi, che possono essere paragonati ai gigli ed alle rose; ma ne ha creati anche di più piccoli, e questi si debbono contentare d’essere margherite o violette, destinate a rallegrar lo sguardo del Signore quand’egli si degna d’abbassarlo. La perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell’essere come vuole lui”.(Storia di un’anima).

I fiori di un campo accarezzati dal vento di Dio: questa è l’immagina della mia e della tua vita, segreto arcano della vera felicità.
( DAL SITO:NON DI SOLO PANE)

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LUNEDI' della XII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Lun Giu 25, 2018 2:24 pm


VVANGELO
Togli prima la trave dal tuo occhio.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio", mentre nel tuo occhio c'è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».
Parola del Signore.

OMELIA
Gesù oggi ci ammonisce: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati». Per ergerci a giudici del nostro prossimo dovremmo avere almeno due condizioni che raramente si realizzano in noi: dovremmo essere sgombri da difetti e da peccati, avere cioè uno sguardo limpido e poi essere certi di essere smossi e guidati dalla carità vera. Al quel punto però non si tratterebbe più di giudizio, ma di correzione fraterna. Ci torna alla mente la famosa favola di Fedro e delle due bisacce, una posta dietro le nostre spalle carica dei nostri difetti e l'altra sul davanti con i difetti degli altri. Vuol dire che siamo umanamente propensi a vedere facilmente le manchevolezze altri e restii a vedere le nostre. Pare inoltre che ci piaccia scrutare il male degli altri anche per scusare il nostro. Questi potremmo definirli i moti spontanei dell'anima, ma sicuramente non danno spazio alle virtù cristiane. Gesù dice chiaramente: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui». Se avessimo subito il giudizio di Dio secondo la più perfetta equità, saremmo tutti incappati inevitabilmente in una severa ed irrevocabile condanna. È prevalsa invece la misericordia, il perdono, la redenzione a prezzo del sangue di Cristo. Per questo il Signore non solo ci sollecita a non giudicare alcuno, ma aggiunge: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro». Non possiamo mai dimenticare che Colui che ha predicato e praticato amore fino al dono della vita, come suprema testimonianza, è stato vittima di un giudizio iniquo e di una condanna assurda. E dopo di Cristo i giudizi e le condanne inique si sono moltiplicate nel mondo, creando una vera schiera di vittime e di condannati innocenti. Così si agisce quando la misura dell'agire umano è la fredda norma scandita dalla ragione e spoglia di misericordia. Capita ancora che proprio coloro che hanno la trave negli occhi vogliano togliere la pagliuzza dall'occhio altrui cadendo nella peggiore ipocrisia. (Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Lun Giu 25, 2018 2:36 pm

Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo cominciare da noi stessi. Quante volte cadiamo nella trappola di giudicare gli altri con metri diversi da quelli che usiamo per giudicare noi stessi. Il Vangelo di oggi ci conferma questo aspetto: Gesù offre un insegnamento importante per chi scivola nel giudizio degli altri, sempre pronto a rilevare le mancanze altrui e sottolineare i difetti:”Non giudicate, per non essere giudicati”. E’ poi usa un eccesso per mostrare l’assurdità di chi si erge a giudice degli altri:”Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”. A questo segue l’invito: “Togli prima la trave dal tuo occhio….” Ecco il cambiamento”! Agire radicalmente su di sé per cambiare il mondo.
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MARTEDI' della XII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Mar Giu 26, 2018 1:33 pm

VANGELO
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 7,6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».
Parola del Signore.

OMELIA

Quando siamo illuminati dalla fede e facciamo esperienza della generosità e dell'amore gratuito ed infinito di Dio, quando soprattutto la sua misericordia ci risolleva dal peccato, non possiamo non aprirci allo stesso amore verso di lui, pur con i nostri limiti, e verso il nostro prossimo. In questo contesto leggiamo e meditiamo oggi le parole di Gesù: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti». Potrebbe sembrare che la nostra carità verso gli altri debba partire dalla dose e dall'abbondanza del nostro egoismo; Gesù vuole farci intendere che la misura giusta dell'amore è Lui stesso che ci parla e ci darà la suprema testimonianza di amore con il dono della sua vita nell'immolazione della croce. È in Lui che impariamo ad amarci nel modo giusto, e con l'amore che egli ci dona che riusciamo ad amare disinteressatamente il nostro prossimo. Questa è la novità che è venuto a portare nel mondo, questa è la perla preziosa da coltivare nel cuore e da preservare dai porci che la inquinano e la corrompono. Sarà ancora l'amore a darci la giusta direzione nel difficile orientamento della vita preservandoci dalle facili illusioni che fanno credere che le porte e le vie più larghe e spaziose siano quella da imboccare e da percorrere nei nostri itinerari dello spirito. «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa». «Quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!». La vita è il Regno di Dio in noi. È per questo che Gesù, parlando in parabole, ci dirà che per avere quel tesoro nascosto o quella perla preziosa, dobbiamo essere disposti a spendere tutto per averla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli
è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra». Trovare il vero tesoro e la perla veramente preziosa implica la continua ed assidua ricerca, implica prima ancora una interiore illuminazione dello spirito che ci renda capaci da valutare e di scegliere. Chi sa se Gesù ancora oggi e con maggiore amarezza non debba ripetere: quanto pochi sono quelli che la trovano!».
(Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Mar Giu 26, 2018 2:04 pm

...Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.....
sarebbe molto semplice applicare questa legge, ma quanti nell'agire verso gli altri si soffermano a pensare se fosse al proprio io, cosa gradita? Il Regno di Dio richiede coraggio e forza e la porta larga che il mondo ci propone può sembrare la via giusta da seguire, ma è attraverso la porta stretta, dove il nostro comportamento verso il prossimo potrà condurci alla meta finale; quella indicata da Gesù.
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MERCOLEDI' della XII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Mer Giu 27, 2018 11:12 am


VANGELO
Dai loro frutti li riconoscerete.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 7,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
Parola del Signore.

OMELIA
Suscitano ammirazione ed invidia coloro che possono presentarsi al mondo e poter dire agli uomini di parlare in nome di Dio. Si dotano di una garanzia di verità inconfutabile perché annunciano i pensieri dell'onnipotente, dell'onnisciente, che nessuno oserebbe contestare. Lo stesso Signore, nel corso della storia incessantemente ha cercato e trovato uomini particolarmente sensibili alla sua voce e li ha inviati per rivelarsi e per indicarci la via del ritorno dopo la defezione del peccato: sono i profeti di cui leggiamo gli annunci nella scrittura sacra. Quanti però arbitrariamente, non per mandato divino, ma solo per propria presunzione, si sono presentati a proclamare con inganno le proprie parole, i personali annunci. È praticamente innumerevole ed ininterrotta la schiera dei falsi profeti; hanno infestato il campo del Signore come la gramigna mescolata al buon grano. Hanno l'arte della seduzione e riescono sempre ad attrarre un buon numero di ingenui e di sbandati. Per questo Gesù ammonisce i suoi: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci.». La veste di pecora da l'immagine della mansuetudine: i modi sono accattivanti, il linguaggio è persuasivo per chi non sa guardare dentro e scoprire che sotto le mentite spoglie si nasconde un lupo rapace. Sono «ladri» e «mercenari» e non pastori. «Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». «Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde». Ora comprendiamo meglio il criterio di scelta che Gesù ci detta: «Dai loro frutti li riconoscerete». L'impronta di autenticità per riconoscere i veri profeti e smascherare i falsi, sono i loro frutti, cioè o vivono in piena coerenza quello che annunciano e sono perciò conformati a Cristo nella santità, oppure «dicono e non fanno», come i farisei al tempo di Gesù. Come la verità viene a galla, anche la menzogna non può restare sempre nascosta. (Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Mer Giu 27, 2018 11:37 am

….«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!  ….
La storia ci racconta che molti sono stati gli uomini che si presentavano come salvatori del mondo, uomini che incantavano platee del mondo (porta larga), ma poi i loro frutti sono stati amari, e pieni di sofferenza....guardiamo alle parole di Gesù: Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi?  ...nella vita dei discepoli di Gesù c'è sempre il bisogno di distinguere le persone dai frutti piuttosto che dalle parole. Questo messaggio non ha tempo, a noi il compito di capire!
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GIOVEDI' della XII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Gio Giu 28, 2018 6:43 pm


VANGELO
La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 7,21-29

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!". Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Parola del Signore.

OMELIA

Nella storia dei regni, delle nazioni come in quella delle famiglie e della singole persone si incontrano dei periodi belli ma anche oscuri, di sofferenza e a volte di crisi, di distruzione. Così avviene del Regno di Giuda che viene ridotto in cenere da Nabucodonosòr che si impadronisce di Gerusalemme, distrugge tutte le sue fortificazioni, deporta il re Joiachìm, la sua famiglia, quelle della gente più ragguardevole, lasciando solo i più poveri e inoffensivi per la coltivazione della terra. E' la grande deportazione in Babilonia, quella che viene chiamata "schiavitù di Babilonia". Dinanzi a questa distruzione, ci si chiede il motivo... E il motivo è così indicato dal sacro testo: "Joiachìm fece ciò che è male agli occhi del Signore!" Quest'affermazione non potrebbe darci una chiave di lettura delle sventure che piombano su nazioni, famiglie e individui? Quanti mali ci producono i nostri errori, le trasgressioni, l'avidità di ricchezza e di un vita spensierata! Il brano odierno del vangelo di Matteo è una conferma di quanto sopra esposto. Non bastano le belle parole, nemmeno le ripetute invocazioni per entrare nel regno di Dio ed evitare quindi la perdizione eterna, la somma di tutti i mali: Occorre "fare la volontà del Padre mio che è nei cieli". Il Signore porta la similitudine della casa per indicare la vita dei singoli come quella delle famiglie, delle comunità ecclesiali, delle nazioni... In ogni circostanza è necessario porre solide fondamenta, "sulla roccia", perché nel momento della tempesta, della prova, della sofferenza non si venga meno e si cada nella sfiducia e nella disperazione. La roccia è Cristo Signore, il suo esempio, il suo insegnamento. Non c'è da meravigliarsi se i singoli fedeli, le famiglie, le comunità e le opere di apostolato cadono e vanno in rovina. Non hanno fondamenta solide. Sono fondate su valori umani, su interessi, su valori effimeri: salute, avvenenza, ricchezza... ignorando le esigenze dello spirito. Quanta sofferenza, quanto strazio semina nel mondo il rifiuto della legge di amore del vangelo! (Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Gio Giu 28, 2018 7:04 pm

Non bastano le belle parole, nemmeno le ripetute invocazioni, per entrare nel regno di Dio: occorre fare la volontà del Padre. Il Signore porta la similitudine della casa per indicare la vita dei singoli come quella delle famiglie, delle comunità ecclesiali, delle nazioni….Signore! Signore! Siamo soliti invocarlo nei momenti bui della vita, senza domandarci il perché di certe condizione e se abbiamo saputo costruire bene la nostra vita,in ogni circostanza è necessario porre solide fondamenta, “sulla roccia”, perché nel momento della tempesta, della prova, della sofferenza, non si venga meno e si cada nella sfiducia e nella disperazione. La roccia è Cristo Signore, il suo esempio, il suo insegnamento, saranno la nostra forza.
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SOLENNITA' DI SAN PIETRO E PAOLO

Messaggio  annaxel il Ven Giu 29, 2018 11:44 am

VVANGELO
Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Parola del Signore.

OMELIA
La liturgia di oggi ci sollecita a riflettere sulla fedeltà e sulla testimonianza delle due colonne portanti della Chiesa. Ci mostra Pietro con le chiavi del regno, primo e principe degli apostoli. Ascoltiamo la sua confessione che ormai ci appartiene come seguaci della stessa fede. Percepiamo con gioia l'origine della nostra appartenenza a Cristo, la fonte da cui abbiamo sorbito lo stesso credo, l'impegno che ci pone a nostra volta come testimoni. È anche il giorno della gratitudine a Dio, a Cristo Gesù e ai suoi apostoli, i fattori della Chiesa, nostra madre. Ci viene da ripercorrere la storia della Chiesa fino ai nostri giorni per rivivere un percorso dove le umane fragilità sono state come spente dalla forza dello Spirito. Siamo certi di poggiare ancora sulla roccia che è Cristo stesso e sulla Pietra che è il romano pontefice. Le porte degli inferi, anche quando hanno infierito con violenza contro di noi, non hanno prevalso. La promessa di Cristo si è realizzata in pienezza. La storia di Pietro, prima debole, spavaldo e pauroso, poi intrepido assertore della verità e martire come Cristo per testimoniare la propria fedeltà, è diventato sostanzialmente la storia della nostra Chiesa e di tanti cristiani. È stato determinate in questo faticoso percorso l'apporto di Paolo, il convertito sulla via di Damasco, l'Apostolo delle genti. Egli per primo ha valicato i confini del mondo ebraico per rivolgere il messaggio della salvezza ai pagani, a tutti noi che da quel mondo proveniamo. La seconda lettura d'oggi risuona come un gioioso testamento che Paolo confida al suo amico e collaboratore Timoteo: "io sto già
per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione". Vedere sparso in offerta il proprio sangue è la suprema aspirazione dell'Apostolo, dopo le dure fatiche del suo intensissimo apostolato. Egli brama il martirio per essere totalmente assimilato a Cristo e dare così la suprema testimonianza di fedeltà e d'amore. Ambedue in modo diverso tracciano il cammino della Chiesa e di ciascuno di noi: anche noi deboli come Pietro, prima della Pentecoste, ma anche noi irrorati dallo stesso Spirito. Noi pure forse lontani coma Paolo, ma poi folgorati dalla grazia. Chi sa se anche noi siamo disposti e realmente pronti a dare la vita per Cristo? (Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Ven Giu 29, 2018 11:51 am

Pietro e Paolo, fedeli discepoli di Cristo, uniti nel martirio, sono nostri fratelli maggiori che ci indicano la via della salvezza. La tenacia di Pietro e l'ardore missionario di Paolo sono la forza della Chiesa.
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SABATO della XII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Sab Giu 30, 2018 4:27 pm

VANGELO
Molti verranno dall'oriente e dall'occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 8,5-17

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va', avvenga per te come hai creduto». In quell'istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: "Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie".
Parola del Signore.

OMELIA
Oggi è un centurione, peggio ancora, un membro dell'esercito di occupazione, a trarre beneficio dalla vita che scaturisce da Cristo. "Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre molto". Gesù risponde: "Verrò a curarlo". Il centurione replica: "Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto". Crede Gesù capace di guarire anche senza la sua presenza fisica: basterà che dica una parola di comando, e la malattia se ne andrà. Egli, come soldato ha questa esperienza, e pensa che Gesù abbia questo potere. È sufficiente che comandi, e le potenze del male lasceranno il malato. Idea veramente grande, che quel centurione si è fatta di Gesù. La fede espressa dall'ufficiale non solo ottiene l'intervento prodigioso del Signore, ma ne suscita l'ammirazione, dato che fa risaltare come nel suo popolo, Israele, egli non "ha trovato nessuno con una fede così grande". La fiducia nella Parola che opera, doveva essere prerogativa del popolo che si nutriva delle Scritture, invece Gesù proclama che vi sarà una processione di popoli che parteciperanno alla mensa del Regno di Dio con i Patriarchi. Non solo, "i figli del Regno", predestinati a ricevere l'annuncio della salvezza, ne saranno esclusi. L'asprezza della critica qui rivolta a Israele ricorda l'insistente accusa degli antichi profeti. L'attività di Gesù come taumaturgo termina, in questo passo, nella casa di Pietro e sulla porta della sua casa. L'evangelista, vedendo questa innumerevole folla di bisognosi che accorrono a Gesù, riporta come conclusione il detto del profeta Isaia: "Ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie". E' un preannuncio del ministero della sua morte e della sua salvezza. (Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Sab Giu 30, 2018 4:39 pm

La fede è il motore che smuove il cuore di Dio, sono poche le guarigioni dove Gesù opera senza aver chiesto una testimonianza di fede. Il centurione romano è il modello di tutti quelli che con la loro fede sono riusciti ad osare e aggettarsi tra le braccia del Padre per mezzo di Cristo.
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LUNEDI' della XIII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Lun Lug 02, 2018 2:02 pm

VANGELO
Seguimi.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 8,18-22

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all'altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
Parola del Signore.

OMELIA
Quando si rimane affascinati da qualcuno o un ideale forte preme dentro di noi, ci accompagna spesso la convinzione che stiamo per intraprendere un percorso pieno di sicurezze e di garanzie. Non accade così con il Signore: egli, cominciando da Abramo, chiama a sé, propone il suo progetto, ma senza dare indirizzi precisi e ancor meno prospettive di successo. Allo scriba, che gli si accosta e, mosso da sicura ammirazione, fa la sua offerta di mettersi alla sua sequela: «Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai», Gesù risponde: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». Egli così sta proclamando non tanto la sua povertà, ma il necessario ed indispensabile distacco dalle cose del mondo. Sta ribadendo al suo interlocutore e a tutti noi che dobbiamo cercare tesori che non periscono. Dobbiamo guardare le cose di lassù e non quelle della terra. Vuole ancora dirci che in Lui dobbiamo riporre ogni nostra fiducia, è lui il tesoro nascosto che ci è dato di scoprire, lui la nostra vera ricchezza. Gesù lo scandirà ancora ai suoi quando affiderà loro la missione di andare ad annunciare il suo regno: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». La caratteristica del cristiano è il distacco dai beni del mondo per mettere al primo posto il Signore. I suoi ministri hanno il dovere di andare "sgombri" di ogni peso e liberi da ogni umana preoccupazione. È difficile oggi convincersi che il distacco dai beni materiali e l'abbandono fiducioso alla provvidenza divina possa essere motivo di interiore libertà e garanzia di vera ricchezza. Gesù mette sullo stesso piano per chi vuole seguirlo nel suo regno il distacco dalle umane sicurezze e quello dagli affetti umani: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Sèguimi e lascia i morti seppellire i loro morti». San Benedetto dice ai suoi monaci che nulla debbono anteporre all'amore di Cristo, questo però vale anche per ogni cristiano. (Padri Silvestrini)
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Lun Lug 02, 2018 2:21 pm

Gesù vuole l'uomo nella sua totalità, senza compromessi. Seguire il “Figlio dell'Uomo” Gesù, fa presente che seguire Lui non sarà privo di difficoltà ne le cose del mondo dovranno avere la precedenza. Il discepolo non si può nascondere dietro false sicurezze, ma confidare solo su la misericordia di Dio.
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MARTEDI' della XIII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Mer Lug 04, 2018 11:48 am

VANGELO
Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?
+ Dal Vangelo secondo Matteo 8,28-34

In quel tempo, giunto Gesù all'altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.
Parola del Signore.

OMELIA
Il Vangelo ci presenta oggi, in modo molto simbolico, l'azione liberatrice di Gesù e la sua capacità di vittoria sul male. Il paese dei Gadareni si trova oltre le frontiere di Israele, in territorio pagano. I posseduti sono doppiamente infelici perché sono sottomessi alle forze del male e resi inumani. Vivono tra le tombe, cosa che sottolinea il loro isolamento e la loro esclusione dalla comunità dei vivi, così come la loro impurità. Alcune affermazioni così risolute come: "Nessuno poteva più passare per quella strada" indicano quale fosse il potere delle forze malefiche e come fosse difficile penetrare in quel campo. Cristo dimostra in questo episodio che non esiste circostanza, per quanto disumana possa essere, che il Vangelo non possa raggiungere, nessuna situazione d'isolamento che non possa essere distrutta, né di sfida che non possa diventare, attraverso il potere di Dio, un dialogo salvatore. Il contrasto tra le lamentele dei demoni e il loro sproloquio, e la sola, semplice e autoritaria parola di Gesù mette in evidenza la sovranità di Dio, e l'universalità della salvezza che egli ci offre. Tutti sono raggiunti dalla gratuità del suo amore, anche coloro che sono esclusi ed emarginati. Tutte le barriere dell'incomunicabilità e le catene della schiavitù sono sormontate grazie alla bontà e alla vicinanza del nostro Dio. Il male è quindi nuovamente definito, confinato e restituito al suo luogo di origine biblico: gli abissi. E le creature, libere, sono restituite al dialogo innocente, riconoscente e vicino al loro Signore. Lo stupore impaurito dei Gadareni si oppone all'amore ricettivo dei posseduti-salvati, testimoniando quindi che l'iniziativa salvatrice di Dio ha sempre bisogno della libera risposta dell'uomo. Gesù è ancora una volta oggetto di scandalo e segno di contraddizione.
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Re: VANGELO di Gesù: anno B

Messaggio  annaxel il Mer Lug 04, 2018 12:58 pm

Chiediamo al Signore la grazia di prendere sul serio queste cose. Lui è venuto a lottare per la nostra salvezza. Lui ha vinto il demonio! Per favore, non facciamo affari con questo demonio! Lui cerca di tornare a casa, di prendere possesso di noi… Non relativizzare, vigilare! E sempre con Gesù!”. (Santa Marta, 11 ottobre 2013)
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GIOVEDI' della XIII SETTIMANA del TEMPO ORDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Gio Lug 05, 2018 10:26 am

VANGELO  
Resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 9,1-8

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati e cammina"? Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va' a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Parola del Signore.

OMELIA
L'intervento prodigioso del Salvatore è sempre provocato da una richiesta o dalla constatazione della fede. Nell'episodio narrato nel vangelo di oggi questa è riconosciuta da Gesù nel fatto stesso di "portare a lui un paralitico steso su un letto". Infatti la parola di incoraggiamento rivolta al malato è preceduta dalla constatazione "vista la loro fede". Nessun gesto o nessuna parola pur proveniente da Dio hanno un qualche effetto in ordine alla salvezza, se non incontrano una disposizione previa di accoglienza fiduciosa da parte di chi chiede. La fede è la porta che si apre all'azione di Dio nella nostra vita. Ciò vale anche per la parola profetica, che è salvifica se viene accolta come parola che Dio ci rivolge, tramite un suo rappresentante. Nel caso concreto si evidenzia anche il processo di salvezza integrale dell'uomo infermo attraverso il perdono che Gesù gli concede. La reazione dei dottori della legge li presenti è di scandalo: "Solo Dio può perdonare i peccati". Cristo, sapendo quello che pensavano, non si smentisce, ma per provare che lui ha il potere di perdonare e che i peccati del malato sono effettivamente rimessi, gli ordina: "Alzati, prendi il tuo letto e va a casa tua". Che l'infermo si alzi realmente e vada a casa, appare come una semplice conseguenza. La cosa principale per la gente non è la guarigione miracolosa, ma che Dio abbia "dato tale potere agli uomini". E' quanto Dio fa, che qui viene accentuato. Come deve essere grande Dio, proprio per questa liberalità, con la quale non tiene gelosamente per sé il suo tesoro, ma trasmette agli uomini i suoi poteri. Siamo noi consapevoli della magnanimità di Dio, che ci perdona tramite i suoi ministri? (Padri Silvestrini)
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SABATO della XIII SETTIMANA del TEMPO OERDINARIO anno B

Messaggio  annaxel il Sab Lug 07, 2018 2:32 pm

VANGELO
Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?
+ Dal Vangelo secondo Matteo 9,14-17

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano».
Parola del Signore

OMELIA
I farisei si lamentavano che Gesù mangiasse con i peccatori. Qui lo si accusa di non digiunare. La risposta di Cristo è significativa: Gesù inaugura il tempo messianico il tempo delle nozze, già prefigurato dai profeti. che è tempo di gioia. I discepoli non digiunano, perché Cristo è con loro. Questo è per il presente, ma per il futuro Gesù prevede che "verranno però giorni nei quali lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno". Afflizione e digiuno vanno di pari passo, e la pratica ascetica del digiunare caratterizzerà i giorni nei quali "lo sposo sarà tolto". Per il tempo che corre tra il momento in cui lo sposo ci viene tolto e il suo ritorno, il digiuno acquista un nuovo significato: non è soltanto pratica di penitenza, è attesa, disponibilità per un più significativo incontro. Così ci sentiamo otri nuovi perché, evidentemente, la gioia del Vangelo è già in noi e in questo senso dobbiamo essere novità per l'ambiente in cui viviamo. E ci sentiamo contemporaneamente otri ancora vecchi atteggiamento di penitenza - perché nessuno di noi può dire di essere già stato completamente raggiunto dal Vangelo. Nessuno come il cristiano deve continuamente vivere in questi due ruoli: un evangelizzato che evangelizza, e nel medesimo tempo un uomo ancora da evangelizzare. E' appunto per questo che ascoltiamo la Parola ogni giorno e cerchiamo di far sì che ogni giorno ci dica qualcosa che ci illumini. Ambedue le immagini finali mettono di fronte l'antico e il nuovo. Ora è il tempo del nuovo: effervescente come vino giovane, forte e resistente come panno grezzo. Ha la sua legge propria, la legge della gioia e di una pienezza traboccante. "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete e udire ciò che voi udite". (Padri Silvestrini)
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