Quaresima 2018

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Quaresima 2018

Messaggio  silvia il Mar Feb 13, 2018 1:48 am


domenica 11/02/2018 16:26
Claudio Traverso <padre.claudio.traverso@gmail.com>
Da: Claudio Traverso <padre.claudio.traverso@gmail.com>


La quaresima non è orientata al venerdì santo, ma alla Pasqua di risurrezione. Per questo non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni. Si tratta di scoprire forme inedite, originali e creative di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua come pienezza della vita del Cristo e propria.
Per questo c'è l'imposizione delle ceneri. Pratica che si rifà all'uso agricolo dei contadini che conservavano tutto l'inverno le ceneri del camino, per poi, verso la fine della brutta stagione, spargerle sul terreno, come fattore vitalizzante per dare nuova energia alla terra.
Ed è questo il significato delle ceneri: l'accoglienza della buona notizia di Gesù ("Convertiti e credi al vangelo"), è l'elemento vitale che vivifica la nostra esistenza, fa scoprire forme nuove originali di amore, e fa fiorire tutte quelle capacità di dono che sono latenti e che attendevano solo il momento propizio per emergere. Creati a immagine di Dio (Gen 1,27), il Creatore ha posto in ogni uomo la sua stessa capacità d'amare. La Quaresima è il tempo propizio perché questo amore fiorisca in forme nuove, originali, creative.
La Quaresima comincia con il rito simbolico delle ceneri che ricorda la condizione transitoria e precaria dell’umanità sulla terra, prosegue con l’impegno dell’astinenza dalle carni e del digiuno,(ormai limitato al mercoledì delle ceneri e al venerdì prima di Pasqua) per praticare la giustizia e la solidarietà con gli affamati del mondo, e rinnova l’invito alla preghiera per mantenere aperto il flusso di vita che da Dio, la fonte, fluisce sull’ umanità redenta.
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silvia

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Re: Quaresima 2018

Messaggio  silvia il Mar Feb 13, 2018 1:54 am

Claudio Traverso <padre.claudio.traverso@gmail.com>
Qualità della preghiera.

Nella preghiera la misura della fede!

La nostra società ha perso il gusto di pregare.

Sant’Agostino, nel rapporto che si instaura tra credente e preghiera, diceva: “Aut mali, aut male, aut mala”. Non si prega bene quando si è cattivi (mali); quando si prega malamente (male); quando si chiedono cose cattive (mala). Quest’uomo del Signore, che conobbe la conversione dopo anni di inquietudine e di vita dissoluta, in poche parole, chiarisce un concetto fondamentale nella vita di un fedele, indicando tre atteggiamenti umani che vanificano la sua relazione con Dio. La nostra società ha perso il gusto di pregare e ha tramutato questo appuntamento straordinario dell’uomo con l’Altissimo, in un abitudinario “resoconto” occasionale. Eppure la sostanza dell’essere umano tende al cielo, avverte nella preghiera, magari nelle forme più “romanzate” possibili, un canale di comunicazione con il mondo che non si conosce, ma si ferma qui! Il pericolo di cadere nelle grinfie dei venditori ambulanti della fede, sta a due passi della propria quotidianità. Il rischio di invalidare la natura dell’essere anima e corpo, è a portata di mano! La persona, in quanto tale, non necessita di formule magiche per avere coscienza del Creatore, ma di umiltà del cuore e comunanza totale con la Parola di Cristo e la sua Santa Chiesa.
La storia dell’uomo attesta la verità di queste mie ultime parole, che solo la cecità dello spirito può ribaltare a favore di comportamenti fuorvianti e soprattutto lontani dalla verità del Vangelo. Ma anche chi è nella Parola, come dice il vescovo Agostino, deve capire che la sua fede si misura, sempre, dalla maniera con la quale porge la sua preghiera al Signore. I Padri medievali dicevano: lex orandi, lex credendi. La legge della preghiera è la legge della fede. Da una preghiera fatta male, con contenuti inopportuni, deriva un credere distorto; al contrario da una buona formula di preghiera si ha una corretta fede. L’uomo non deve, certo, pregare dopo aver fatto un corso di formazione; nessuno lo ha mai organizzato! Gesù vuole che l’uomo si sappia immergere in un silenzio cosmico assoluto e parli al Padre con il cuore pieno della sua Parola. Sia umile e sappia rispettare l’altro che prega nella casa del Signore, che non ha titolari particolari. La casa di Dio è la casa di tutti.
È Gesù, come si legge in Luca, che racconta la Parabola della vedova, che ebbe giustizia grazie alla sua continua insistenza, per insegnare alla folla e ai suoi discepoli che bisogna continuamente pregare senza mai stancarsi. La preghiera parte essenziale della vita e non momento di invocazione per superare un momento di crisi. È sempre Gesù che tra il pubblicano e il fariseo, che si recano al Tempio per pregare, indica nel primo l’uomo che sarà ascoltato dal Signore e non nel dotto della sacra scrittura, che pregando si vanta con Dio delle sue azioni, denigrando coloro, che come il pubblicano, sono ingiusti, adulteri; non pagano la decima due volte la settimana e non seguono i culti ufficiali. Ma Gesù invita, chi crede, a pregare assieme nella semplicità, per rendere più forte la richiesta al Padre. Così in Matteo: “Poiché dovunque due o tre son radunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro”. L’’augurio è che ritorni il gusto della preghiera e conquisti il cuore dei giovani, solitamente invasi da altre forme di relazione con l’infinito. Anche il nostro culto, proprio per rendere partecipi le nuove generazioni, come vuole Cristo, avrebbe bisogno di purificazione. Il mio parroco, nei suoi scritti, ha più volte sottolineato che esso è divenuto per noi commercio di idee umane; scambio di sensazioni terrene; musica, canti, incensi, cerimonie, celebrazione dell’uomo e del suo peccato; grida contro questa o quell’altra ingiustizia sociale; momento per rivendicazioni; pulpito dal quale cercare un plauso universale. In tale modo, Cristo Gesù rimane sempre più nascosto da questo culto, perché l’uomo ne ha preso tutto il posto. Ha conquistato la scena. L’esteriorità ha fagocitato l’interiorità. Così i giovani non capiscono! Se la misura è questa, quale sarà la nostra fede?

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silvia

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