Marco apitolo 10

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Re: Marco apitolo 10

Messaggio  Andrea il Sab Set 27, 2008 5:17 am

Guarigione del ciecho di Gerico (10, 46 – 52)

La parte centrale del Vangelo di Marco si conclude con il racconto della guarigione del cieco di Gerico. La sezione che viene denominata “sezione del pane” finisce con la guartigione di un cieco, cosi anche questa finisce con un miracolo analogo.
Ci sono dei particolari che si possono attribuire direttamente all’ insegnamento di Cristo come “via”: nell’ introduzione Marco ci presenta che Gesù lascia Gerico ed è accompagnato dai discepoli. Ma li segue anche una grande “folla” (ecco la “Via”). Alla fine poi, dopo che il cieco acquista la vista “lo seguiva sulla strada” (ecco nuovamente la “Via”). Chi segue Gesù, è anche suo discepolo, cosi anche il cieco guarito diventa discepolo di Cristo. Il miracolo, così, diventa il cardine del cambiamento: un cambiamento radicale per chi è disposto a seguire il Maestro.
Il racconto di Marco lascia intravedere un insegnamento profondo ma anche spirituale: il cieco invoca Gesù con un titolo messianico: ”Figlio di Davide, abbi pietà di me!” Là invocazione arriva alle orecchie di Cristo che lo chiama presso di lui domandando che cosa chiede: “Rabunì, che io veda!” Ed ecco che Gesù suggerisce il significato profondo di questo episodio: “La tua fede ti ha salvato”. Il cieco è stato illuminato grazie a quella fede salvifica e segue Gesù (ecco ancora la via).Si vede così la forza della fede.
Intanto troviamo Pietro che non comprende il progetto messianico, mentre i due fratelli Giacomo e Giovanni fanno una figura meschina. I discepoli che sono tutti spaventati davanti alle misteriose rivelazioni di Gesù sul suo destino sono fatti che costituiscono una “cerniera” tra la sezione del cammino verso la Croce e l’ ultima parte che ci presenta la rivelazione definitiva con la morte e la resurrezione di Cristo!

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Re: Marco apitolo 10

Messaggio  Andrea il Dom Set 21, 2008 4:33 am

Terzo annuncio della morte e risurrezione (10, 32 – 34)

In questa brano, Marco riporta per la teza volta l’annuncio della morte e risurrezione di Gesù. Lui entrando a Gesrusalemme dove si compirà la sua tragica e penosa fine “precede” i discepoli ed esprime in questo modo la sua promessa che ci precederà come guida e pastore.
I dodoco ascoltano Cristo impauritima anche sbigottiti, mentre Gesù entra in particolari sul modo che la sua fine terrena averrà, Si nota la richezza dei partivolari e i momenti della passione che vengono elencati con precisione.

La domanda dei due figli di Zebedeo (10, 35 – 45)

Dopo il terzo annuncio della passione, risalta come per contrasto la richiesta dei due figli di Zebedeo, i quali chiedono di fare “carriera” nel seguito di Gesù. Nel Vangelo di Matteo questa richiesta è fatta presentare dalla madre dei due. Forse è anche un accenno sui contrasti che si prolungano nella vita della chiesa...
Gesù aveva giusto finito di elencare le tappe della sua passione che Giacomo e Giovanni xhiedono di trovarsi uno a destra ed uno a sinistra di Cristo nel regno di Dio, provocando così, a ragione, lo sdegno degli altri disepoli.
Gesù risponde “indicando”, prima, quale è lo statuto del Suo regno: condivi-dere là umiliazione, la sofferenza, e la morte. E contnua con la presentazione di due imaginidallà ambiente e dalla cultura biblica, cioè bere il calice ed essere battezzati con il battesimo.Il primo, il calice, indica un destino doloro-so, degli empi. Gesè essendo solidale con il destino dellà umanità berrà il calice fino in fondo. Cristo si fà solidale con il destino dell’ umanità, (la vio-lenza e l’ ingiustizia). Ma anche la coppa che Gesù farà circolare nell’ ultima cena, richiama la sua solidarietà con làumanità peccatrice. Ma anche dopo, nella preghiera di Getsemani, chiede al Padre di essere liberato dallà angosvia mortale.
Poi abbiamo l’ imagine del battesimo la quale evoca il destino di una morte dolorosa. Essere battezzati vuol dire essere immersi nell’ abisso della morte, perchè chi è perseguitato o tormentato dal male, sprofonda nelle acque amare della morte (Sl 69, 3 – 15).
Gesù chiede ai due discepoli se possono “essere battezzati”. Battezzati con un battesimo di conversione per la remissione del peccati come lui ha fatto nel fiume Giordano: Per Cristo era un gesto simbolico che però, è diventato un battesimo nella morte! Questo battesimo di Gesù è solidale con i peccatori ed è la sua morte con e per i peccatori.

Imagine Battesimo di Cristo fra Nathanaele

Pensando a queste due imagini (calice e battesimo) si somprende come le prime comunità cristiane abbiano scelto di esprimere la partecipazione di Cristo mediante questi sacramenti.Intanto i due discepoli ora si dicono pronti a condividere il suo destino (Mc 10, 39) Per giacomo questo si realizzerà nell’anno 44 d.C., messo a morte da erode Agrippa (At 12, 2) Giovanni avrà anche lui la sua parte di sofferenze e tribolazioni senza però morte violenta.
La pparola profetica di Gesù non è una predizione, ma una proposta e un invito che si apre nel futuro di Dio.Egli dona liberamente la salvezza a chi si rende diponibile. La seconda risposta di Gesù annuncia vhe la partecipazione al suo regno è per quelli “ai quali è stato destinato”.
Il brano finisce con l’ istruzione rivolta al gruppo dei discepoli “chi vuol essere grande, sia il vostro servo, chi vuol essere primo sia servo di tutti”. E l’ ultima precisazione di Cristo: “Lo stesso Figlio dell’ uomo è venuto non per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita”.

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Re: Marco apitolo 10

Messaggio  Andrea il Mer Set 10, 2008 4:31 am

Gesù accoglie i bambini (10, 13 - 16)

Sembra una istantanea! D’ una parte i discepoli che vedono il Signore, il loro Maestro “insediasto dai piccoli” e cercano di allontanarli per nono importunarlo. Dall’ altra parte la reazione di Gesù che impone ai discepoli di lasciare che i bambini si avvivinino e, anzi, li benedisce.
Segue làinsegnamento che “quasi con sdegno” rivolge ai discepoli dicendo: “Lasciate che i bambini vengano a me!” Con questo termine Gesù intende anche avvertire, e lo dice, che chi non è come i bambininono entrerà nel regno dei cieli: un regno fatto per chi è come questi suoi piccoli amici.
Ma quale significato dobbiamo dare a questi bambini? I piccoli sono come i poveri, fanno parte della cateforiadi chi è escluso dalla società, come i peccatori, gli ammalati, le donne. (Non scordiamo che ci troviamo in pieno ambiente giudaico).
Gesù ci specifica che chi nono accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà: il fatto è che tanto i bambini quanto i poveri non hanno sicurezze, nè richezze, nè privileggi, sono semplicemente aperti a quanto Dio promette e offre!

Il possesso dei beni e la sequela di Gesù (10, 17 – 31)

Il racconto di Marco presegue con la scena del giovane ricco che chiede al Signore le condizioni per entrare nella vita eterna. Segue il dialogo tra i due, dove Gesù indica quali sono queste condizioni.
Nell’ insieme abbiamo due aspetti che sembrano le due facce della stessa medaglia. Per la prima l’ entusiasmo del giovane ricco che vuol seguire Gesù, che vuole meritare la vita eterna, ma, sentite le condizioni, passiamo al rovescio dove riscontriamo la delusione di questo giovane che si fà triste e se ne và sconcertato.
Cristo chiede, nella prima parte del dialogo se osserva il decalogo, ma alla fine conclude con quello che è il “sine qua non”: la vendita di tutti i beni per seguirlo. E questo giovane si sente molto debole e incapace di agire in questo modo; per lui è impensabile vendere tutto e “distribuirlo ai poveri”. Questo però è il modo indicato da Cristo per avere “un tesoro in cielo°. Un modo che arriva ad una abnegazione di se stessi offrendo nello stesso modo un amore totale, un amore che arriva ad offrire anche la propria vita!
La risposta di Gesù sembra anche, anzi è anche un aprecisazione teologica che forse puo\ creare difficoltà nel poter affermare la sua divinità. Ma questa risposta rivela il modo di vivere il suo rapporto con Dio Padre, con la semplicità del credente.
Nel colloquio con i discepoli, che segue, Gesù commenta e ripete due volte la sua risposta sulla via da seguire per arrivare nel regno di Dio: “Quanto è difficile...” Ma questa risposta non è per i pochi eletti, ma un consiglio per i più generosi: è la condizione per avere “un tesoro in cielo”. ‘E la condizione per entrare nel regno dei cieli e per ereditare la vita eterna e definitiva. Nella prospettiva umana tutto questo appare assurdo, ma anche impossibile (il passagio dal buco del cammello. ‘E da notare che questa “durezza” della sentenza di Gesù, si può attenuare riferendosi a quella porta che c’ era in Gerusalemmeç una porta bassa e angusta che veniva chiamata “cruna d’ago”. Ma questo non è che per entrare nel regno di Dio, non è frutto di abilità ma dono di potenza salvifica.

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Messaggio  Andrea il Dom Ago 31, 2008 5:07 am

Matrimonio e divorzio (10, 1 – 12)

Questa prima parte del 10° Capitolo si inserisce nel quadro di insegnamento di Gesù durante il suo viaggio verso Gerusalemme.

In questo contesto ci troviamo durante la controversia con i farisei e si ferma sulla “liceità” del ripudio della moglie. A questo punto bisogna pensare che per i Giudei non è in discussione la leggitimità del divorzio ma la sua modalità che è regolata dall’ insegnamento mosaico.

Gesù pone una controdomanda circa la volontà di Dio ed essi, i farisei, si ap-pellano aò Deuteronomio (Dt 24, 1a - 4a) dove troviamo che la normativa bibblica tutela la posizione della donna ripudiata e rivendica la piena autonomia e libertà.

Gesù però trasferisce la discussione dal piano giuridico e quello religioso, perchè il libello del ripudio nono risolve il problema; la radice del male è nel cuore indurito, la “scelocardia” la quale chiude la strada verso il piano originario di Dio. Gesù pone una nuova ottica: non c’ è legge che possa far rinascere o risuscitare l’ amore perchè solo l’ iniziativa di Dio creatore può dare all’ uomo e alla donna, la possibilità di realizzarsi nel reciproco impegno d’ amore.

Questo disegno si Dio qualche volta si inaridisce ed è compromessodalla resistenza o dalla paura dellà essere umano: cosi il centro stesso della personalità si vede bloccato.

La novità allora della parola di Gesù sul matrimonio nono consiste in una legislazione più rigorosa, oppure su una visione morale più esigente. Gesù richiama la tradizione biblica la quale diventa °vangelo del matrimonio°. Di questo modo si può arrivare al progetto originario di Dio perchè è tolta la du-rezza del cuore.

Pertanto il divorzio è contrario al disegno di Dio. Il matrimonio conseguente al ripudio è adulterio in quanto permane sempre l’ impegno precedente.

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