XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Messaggio  Andrea il Ven Set 26, 2008 5:26 am

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Omelia per la XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Letture bibliche: Ez 18, 25-28; Sal 23; Fil 2, 1-11; Mt 21, 28-32

Introduzione e Atto penitenziale. Il pentimento ristabilisce nel rapporto
d’amicizia con Dio, interrotto dal peccato. Chiediamo perdono delle nostre
colpe per riconciliarci pienamente con Dio.

Sintesi dell’omelia. La colletta prega: O Padre, sempre pronto ad accogliere
pubblicani e peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore, tu prometti
vita e salvezza a ogni uomo che desiste dall'ingiustizia: il tuo Spirito ci
renda docili alla tua parola e ci doni gli stessi sentimenti che sono in
Cristo Gesù. Egli è Dio... La prima lettura ci mostra la misericordia di Dio
per il peccatore pentito e la punizione per chi rifiuta di tornare a Dio; il
Vangelo ricorda che Dio per misericordia accoglie tutti i pentiti nel suo
regno, e questi possono anche arrivare ad avere la precedenza su quelli che
si ritengono giusti, come i farisei; la seconda lettura ci presenta
l’esempio di Cristo che pratica tutte le virtù, e in particolare l’umiltà
nella sua Passione e Morte, e ci esorta a imitarlo.

Omelia. I – La colletta inizia con l’invocazione a Dio, più consona ai
credenti: O Padre.

E’ il Padre sul quale gli Ebrei dell’AT trovano da ridire: Voi dite: Non è
retto il modo di agire del Signore, e Dio è costretto a rimproverarli per i
loro giudizi sbagliati: Ascolta dunque, popolo d'Israele: Non è retta la mia
condotta o piuttosto non è retta la vostra? (Ez 18,25). Egli premia i buoni
e castiga i cattivi, ma considera fra i buoni anche quelli che erano cattivi
e si sono pentiti e corretti.

E’ il Padre che vorrebbe essere obbedito da tutti i figli, ma si trova
davanti a obbedienti e disobbedienti, e si aspetta la perseveranza degli
obbedienti e il pentimento dei disobbedienti e il loro ritorno, come nel
Vangelo (Mt 21,28-32).

E’ Dio Padre, al quale Gesù, Dio e uomo, obbedisce e noi dobbiamo imitare il
nostro Dio e fratello nell’obbedienza a Lui (Fil 2, 1-11).

Sono alcune delle caratteristiche del nostro Padre celeste; accettiamole
tutte.

II – La colletta continua: sempre pronto ad accogliere pubblicani e
peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore.


Gesù è venuto a chiamare i peccatori a nome del Padre e perciò racconta le
parabole della misericordia, della pecorella smarrita e della moneta perduta
e del figlio prodigo: nelle prime due mostra l’opera di ricerca del
peccatore da parte di Dio e nell’altra la parte che l’uomo deve fare nel suo
ritorno a Dio (Lc 15).

Qui Gesù racconta la parabole per illustrare l’atteggiamento dei farisei e
capi ebrei da una parte e dei peccatori e pagani dall’altra. I capi ebrei,
specie i farisei, si ritenevano giusti e pensavano di raggiungere la
salvezza attraverso l’osservanza esteriore della legge, ma non compivano
veramente la volontà del Padre; peccatori e pagani si aspettano la salvezza
come dono di Dio e decidono di lasciare il peccato per fare la volontà di
Dio. Gesù paragona il primo figlio della parabola ai capi ebrei: Un uomo
aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella
vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; a questa buona volontà e disponibilità
iniziale però non corrisponde l’obbedienza nell’azione: ma non andò (Mt
21,29), per cui ci troviamo di fronte a un’obbedienza disobbediente. Invece
Gesù paragona i peccatori e pagani al secondo figlio: Rivoltosi al secondo,
gli disse lo stesso; questi in un primo momento si rifiuta: Ed egli rispose:
Non ne ho voglia; ma poi ci ripensa, si pente ed esegue l’ordine: ma poi,
pentitosi, ci andò (Mt 21,30); è la disobbedienza obbediente.

E’ ovvio che i principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, i capi
spirituali e politici ebrei, non avvertono subito la “trappola” che Gesù
tende loro con la domanda: Che ve ne pare? Chi dei due ha compiuto la
volontà del padre? e rispondono schiettamente: L'ultimo. Gesù allora fa
notare loro che essi sono il primo figlio della parabola, che ha promesso ma
non ha mantenuto, mentre i peccatori si sono ribellati all’inizio, ma poi si
sono corretti con la conseguenza che questi hanno la precedenza su di loro
nel Regno di Dio: In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano
avanti nel regno di Dio (Mt 21,31). La prova della durezza di cuore degli
ebrei si è avuta già con la predicazione di Giovanni il Battista: E` venuto
a voi Giovanni nella via della giustizia; egli non ha trovato ascolto presso
di loro: e non gli avete creduto; mentre i peccatori hanno accettato la
Parola di Dio che invitava alla penitenza attraverso di lui: i pubblicani e
le prostitute invece gli hanno creduto. Questo avrebbe dovuto aiutare i capi
a convertirsi pure loro, ma tutto è stato inutile: Voi, al contrario, pur
avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli (Mt
21,32).

Corriamo anche noi lo stesso rischio degli Ebrei di essere preceduti da
tutti nel Regno di Dio, se condividiamo la loro mentalità sbagliata:
impegniamoci seriamente a fare la volontà di Dio, non solo esternamente, ma
col cuore.

III - La colletta continua: tu prometti vita e salvezza a ogni uomo che
desiste dall'ingiustizia
:

Dio nell’AT minacciava la morte spirituale in ogni caso, e anche quella
fisica a volte, a quelli che peccavano e non si volevano convertire: Se il
giusto si allontana dalla giustizia per commettere l'iniquità e a causa di
questa muore, egli muore appunto per l'iniquità che ha commessa (Ez 18,26).
Ma all’opposto già nell’AT Dio prometteva la salvezza e la vita a chi si
convertiva: E se l'ingiusto desiste dall'ingiustizia che ha commessa e
agisce con giustizia e rettitudine, egli fa vivere se stesso (Ez 18,27).
L’occasione della conversione è la riflessione: Ha riflettuto, si è
allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà (Ez
18,28).

La predicazione di Giovanni Battista prima e di Gesù dopo era tutto un
invito alla conversione: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete al vangelo (Mc 1,15). L’accettazione di Cristo per
mezzo della fede e della carità procura la vita eterna: Chi crede nel Figlio
ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira
di Dio incombe su di lui (Gv 3,36). La fede comporta il cambiamento del modo
di pensare e la carità del modo di amare e quindi di relazionarsi con Dio e
col prossimo e con se stesso e con la natura.

Fidiamoci dell’amore di Dio, che ci accoglie peccatori pentiti e ci
trasforma interiormente.

IV – Preghiamo ancora: il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola

Nella vita soprannaturale non possiamo contare sulle nostre forze, ma
possiamo appoggiarci solo sulla grazia di Dio, sull’opera dello Spirito
Santo in noi. Solo Dio può aprire il nostro cuore a intendere la sua Parola,
a crederla, a metterla in pratica. Dobbiamo molto pregare che avvenga di noi
quello che Dio operò in Lidia: C'era ad ascoltare anche una donna di nome
Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio,
e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo (At 16,14).
In effetti ascoltare solo la Parola senza aderirvi o senza metterla in
pratica non serve a nulla. Ricordiamo la parabola del seminatore (Mt 13,3ss;
Lc 8,5ss).

Preghiamo molto per la nostra docilità all’opera dello Spirito in noi.

V – La colletta conclude: e ci doni gli stessi sentimenti che sono in Cristo
Gesù
.


Nella lettura di Paolo c’è un invito esplicito a condividere i sentimenti
del Cuore di Cristo: Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in
Cristo Gesù (Fil 2,5). Non c’è un’indicazione limitativa dei sentimenti di
Cristo da imitare, anche se qualche versetto prima Paolo ha esortato
all’umiltà e nei versi seguenti la sua attenzione torna a concentrarsi sulla
medesima virtù. Prima aveva rivolto l’invito a evitare le contrapposizioni,
la vanagloria e l’egoismo e a essere umili: Non fate nulla per spirito di
rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri
gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma
anche quello degli altri (Fil 2,3-4). Dopo esplicitamente esorta a
considerare l’umiltà di Cristo. Gesù ha dato esempio di umiltà quando è
diventato uomo in tutto uguale all’uomo, perché, pur rimanendo Dio - e non
poteva fare diversamente – nasconde le sue prerogative divine: pur essendo
di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini (Fil 2,6-7); quindi, in tutto uguale all’uomo: apparso in forma
umana, scende un ulteriore gradino nella pratica dell’umiltà perché accetta
la morte di croce: umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e
alla morte di croce (Fil 2,7-Cool.

Ma nei versetti precedenti Paolo esorta anche alla concordia degli animi;
egli si appella a tutti i più nobili sentimenti dell’amicizia: se ci sono
sentimenti di amore e di compassione, e dell’amore: se c'è conforto
derivante dalla carità, dell’intesa fraterna: se c'è qualche comunanza di
spirito, e della mutua consolazione: se c'è pertanto qualche consolazione in
Cristo (Fil 2,1), per ottenere da tutti un decisivo sforzo di buona volontà,
allo scopo di di instaurare un clima di perfetta carità e unanimità: rendete
piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità,
con i medesimi sentimenti (Fil 2,2). Poiché prima Paolo ha invitato a
imitare Cristo, immaginiamo che ora esorti a guardare al clima di carità e
perfetta unione di volontà e di intenti, che si vive nella Trinità e che noi
possiamo imitare.

A chi imita Gesù, a chi vive della carità trinitaria, toccherà in sorte di
condividere la glorificazione che ha avuta Gesù per la sua obbedienza al
Padre: Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra
di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei
cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è
il Signore, a gloria di Dio Padre (Fil 2,9-11).

Pensiero eucaristico. Nella celebrazione eucaristica noi comunichiamo
sacramentalmente proprio con il mistero della morte di Cristo e quindi della
sua umiliazione e uddidienza. La partecipazione sacramentale esige una
coerenza esistenziale, cioè un impegno di umiltà, di obbedienza a Dio e ai
suoi rappresentanti, impegno da assolversi nella vita quotidiana. Preghiamo
la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, di
ottenerci di partecipare all’Eucaristia in modo da averne i frutti.
______________________________________________________________
23.9.2008 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 334.1706621 francescospaduzziATvirgilio.it


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