XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (2a parte)

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XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (2a parte)

Messaggio  Andrea il Ven Ott 24, 2008 3:22 pm

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (2a parte)

III – La colletta supplica: donaci un cuore libero da tutti gli idoli…

I Tessalonicesi erano pagani come i loro contemporanei e credevano negli
dei, simboli dei tanti vizi, dei quali erano schiavi, ma grazie alla
predicazione di Paolo, di cui parlano gli abitanti delle regioni vicine:
Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a
voi, si sono convertiti: come vi siete convertiti a Dio, si sono liberati
dagli idoli e dalle schiavitù connesse: allontanandovi dagli idoli (1Ts
1,9).

Come si raggiunge questa libertà? Grazie a Gesù, che aveva detto:
conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8,32); egli è la verità
(Gv, 14,6) e diventa libero chi lo accetta nella propria vita: se dunque il
Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero (Gv 8,36), perché spazza via da
sé ogni forma di schiavitù; questo Paolo vede già realizzato nei fedeli
Tessalonicesi, ai quali rivolge la sua lettera: Voi infatti, fratelli, siete
stati chiamati a libertà, anche se avverte: Purché questa libertà non
divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate
a servizio gli uni degli altri (Gal 5,13). In effetti si può purtroppo usare
male la libertà, a così gran prezzo conquistataci da Gesù.

Ora i cristiani di Tessalonica, guardando all’esempio avuto da Paolo: ben
sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene (1Ts
1,5), e prendendo come riferimento la Parola di Dio: avendo accolto la
parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande
tribolazione, hanno imitato Paolo e Gesù: E voi siete diventati imitatori
nostri e del Signore (1Ts 1,6), e a loro volta, sono diventati di esempio
agli altri con la pratica della loro fede: così da diventare modello a tutti
i credenti che sono nella Macedonia e nell'Acaia (1Ts 1,7).

Seguiamo l’invito di Giovanni: Figlioli, guardatevi dai falsi dei! (1Gv
5,21).

IV – La colletta chiede: a. per servire te solo …

Il frutto della conversione non è solo la parte “negativa”, di staccarsi
dagli idoli, ma deve portarci anche a servire al Dio vivo e vero (1Ts 1,9),
che è Uno solo, ma è anche Trino, Padre Figlio Spirito; ora il Figlio è
venuto una prima volta in questo mondo, e si è incarnato per redimere il
mondo con la sua passione e morte, ed è salito al cielo, e perciò dobbiamo
attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù,
che ci libera dall'ira ventura (1Ts 1,10), donandoci il perdono dei peccati
per sua misericordia. Servire Dio è fare la sua volontà, che egli ha
espressa per tutti gli uomini nelle Dieci Parole, i Dieci Comandamenti, dei
quali i primi tre riguardano l’amore verso Dio, e gli altre sette
manifestano l’amore verso il prossimo.

L’insegnamento di oggi certamente Gesù l’avrà ripetuto tante volte; ora vi è
spinto da un un fariseo, un dottore della legge, (che) lo interrogò per
metterlo alla prova (Mt 22,35), con una domanda, che era molto frequente
nelle scuole rabbiniche e faceva scorrere fiumi di parole: Maestro, qual è
il più grande comandamento della legge? (Mt 22,36). Gesù risponde con una
Parola dell’AT: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la
tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei
comandamenti (Mt 22,37-38), che a tutti era familiare perché la ripetevano a
memoria ogni giorno, in quanto faceva parte dello Shema, Israel, (Ascolta,
Israele). Il precetto richiede la soggezione del cuore (nel linguaggio
ebraico il cuore è la sede dell’intelligenza) e dell’anima (la sede dei
sentimenti) a Dio, fatta con una totale dedizione dell’uomo.

b. e amare i fratelli secondo lo Spirito del tuo Figlio …

Gesù richiama l’obbligo dell’amore verso Dio e subito l’amore verso il
prossimo: E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te
stesso (Mt 22,39, cfr Lv 19,18). La presentazione dell’amore del prossimo
come il secondo precetto, da non disgiungersi dal primo (= il secondo gli è
equivalente), rivela apertamente il pensiero di Cristo. Egli, quantunque non
richiesto, afferma che l’amore di Dio è la fonte dell’amore del prossimo e
che, di conseguenza, i due precetti sono inseparabili; l’amore del prossimo
infatti va considerato come una ridondanza dell’amore di Dio: chi ama il
creatore, ama anche le sue creature. Gesù qui non spiega chi è il prossimo,
ma esso va inteso nel senso più ampio, ogni uomo (cfr Lc 10,25-37).

E’ interessante che S. Giovanni parte dall’amore che Dio ha per noi per
affermare la necessità, non dell’amore verso Dio, come ci aspetteremmo, ma
di quello verso il prossimo: Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi
dobbiamo amarci gli uni gli altri (1Gv 4,11). Ed è proprio Giovanni che
stabilisce il duplice principio; solo l’amore del prossimo è prova
dell’amore verso Dio: Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo
fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede,
non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui:
chi ama Dio, ami anche il suo fratello (1Gv 20-21); ma è anche vero che solo
chi ama Dio può amare il prossimo: Da questo conosciamo di amare i figli di
Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti (1Gv 5,2). Da non
dimenticare quest’affermazione di carattere soprannaturale ma anche
principio pedagogico: Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo (1Gv
4,19).

V – La colletta conclude: facendo del suo comandamento nuovo l'unica legge
della vita.

Gesù afferma che la Legge ebraica e i Profeti poggiano su questi
comandamenti: Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i
Profeti (Mt 22,40); egli è venuto a perfezionare l’insegnamento contenuto
nella Legge e nei Profeti con la promulgazione dei due precetti della carità
e ha definito “suo” particolarmente il comandamento dell’amore del prossimo:
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho
amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34); Questo è il mio
comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati (Gv 15,
12).

Pensiero eucaristico. Nell’Eucaristia Gesù continua a insegnare l’amore e ha
dare il suo Spirito perché effonda l’amore nei nostri cuori. Chiediamo alla
Vergine Santa e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai nostri Santi
Patroni la grazia di vivere e morire d’amore, con amore, per amore e
nell’amore, che è la nostra origine, la nostra natura, la nostra legge, il
nostro fine. Preghiamo insistentemente per ottenere questa grazia.

18.10.2008 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 334.1706621

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