XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Messaggio  Andrea il Gio Nov 13, 2008 4:44 am



Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 334.1706621
francescospaduzzi@virgilio.it
www.bastamare.it <http://www.bastamare.it/> MSN:francescoenricos@hotmail.it




Omelia per la XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Letture bibliche: Prv 31,10-13.19-20.30-31; Sal 127; 1Ts 5,1-6; Mt 25,14-30


Introduzione e Atto penitenziale. Il Signore ci crea e ci da dei doni perché
ci affida una missione per la sua gloria e per la salvezza dei nostri
fratelli e ce ne chiederà conto. Se ci chiedesse conto adesso, saremmo
trovati fedeli?

Sintesi dell’omelia. La colletta prega: O Padre, che affidi alle mani
dell'uomo tutti i beni della creazione e della grazia, fà che la nostra
buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre
operosi e vigilanti in attesa del tuo ritorno, nella speranza di sentirci
chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno. Per
il nostro Signore Gesù Cristo... Nel Vangelo Gesù racconta la parabola dei
talenti e del rendiconto che bisogna farne; nella prima lettura si parla
della donna che s’impegna a produrre al massimo e della gioia delle persone
che convivono con lei, e nella seconda lettura ci sottolinea che non
sappiamo l’ora del rendiconto delle nostre azioni.

Omelia. I – La colletta inizia: O Padre, che affidi alle mani dell'uomo
tutti i beni della creazione e della grazia…

Dio ci pensa e ci ama dall’eternità e vuole la nostra piena maturazione
naturale e soprannaturale per la sua gloria e per la nostra felicità in
questo mondo (per quanto che è possibile) e nell’eternità (in ogni caso), e
per la felicità degli altri; in effetti non veniamo da soli al mondo e non
cresciamo e non viviamo da soli, ma formiamo un popolo, sia sul piano
naturale che su quello soprannaturale. In vista della realizzazione di
questo fine, Dio dà a ognuno delle potenzialità da sviluppare e gli mette a
disposizione i beni della creazione e della grazia. Nella parabola questo
viene espresso con i talenti che l’uomo ricco affida ai suoi servi: Un uomo,
partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni (Mt
25,14). Egli non dà a tutti la stessa quantità di beni, ma li distribuisce,
tenendo conto delle capacità dei singoli: A uno diede cinque talenti, a un
altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità. Poi partì (Mt
25,15) per un lungo viaggio.

Anche la buona sposa della prima lettura è un dono che Dio fa a chi ritiene
opportuno: Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è
il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il
profitto (Prv 31,10-11).

II – La colletta continua: fà che la nostra buona volontà moltiplichi i
frutti della tua provvidenza…

Alcuni dei servi della parabola rispondono bene alla fiducia del padrone:
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne
guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne
guadagnò altri due (Mt 25,16-17). Quindi questi due servi si impegnarono con
un lavoro arduo e continuo e per un tempo adeguato e perciò produssero
abbondante frutto con la consistente somma. Atteggiamento diverso ebbe il
terzo dei servi: Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a
fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone (Mt 25,18).
Ovviamente su quel danaro non crebbe nessuna pianta che “fruttificasse”
soldi. In tal modo, mentre i primi con la loro buona volontà misero a frutto
ciò che il padrone aveva loro affidato, il secondo si limitò alla
conservazione di esso, certamente andando contro la volontà del padrone.

Abbiamo ricevuto doni di natura e di grazia, dobbiamo metterli a frutto. Lo
stiamo facendo?

III - La colletta continua: rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del
tuo ritorno…

Nella parabola il padrone tornò per chiedere conto del modo, in cui i servi
avevano amministrato i talenti loro affidati: Dopo molto tempo il padrone di
quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro (Mt 25,19). I servi
ignoravano la data del ritorno del padrone e la sua lunga assenza mette in
luce il lavoro paziente e perseverante dei due primi servi e la persistente
accidia del terzo. Gesù sta raccontando le parabole per invitare alla
vigilanza: Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora (Mt
25,13) del suo arrivo; ha parlato del servo fedele e prudente (Mt 24,25):
con la parabola delle dieci vergini illustra la prudenza (Mt 25,1-13), con
questa dei talenti illustra la fedeltà.

Eguale esortazione alla vigilanza e con la stessa motivazione troviamo nella
seconda lettura: Fratelli, riguardo ai tempi e ai momenti, non avete bisogno
che ve ne scriva; infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così
verrà il giorno del Signore (1Ts 5,1-2).

Dovremo presentarci a Dio per il giudizio particolare, per rendere conto
personalmente di come abbiamo usato i suoi doni. Ignorando l’ora di questo
incontro, è da sensati stare sempre pronti.

(SEGUE)

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2a parte

IV – La colletta conclude: nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e
fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno.

a. Così avviene ai due servi volenterosi. Il primo, Colui che aveva ricevuto
cinque talenti, ne presentò altri cinque, e disse: Signore, mi hai
consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque (Mt 25,20).
Il secondo, colui che aveva ricevuto due talenti disse: Signore, mi hai
consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due (Mt 25,22). A
entrambi, che avevano lavorato con lo stesso impegno e avevano dato in
proporzione lo stesso frutto e che gli presentano il risultato del loro
lavoro con le stesse parole, il padrone risponde allo stesso modo: Bene,
servo buono e fedele, …sei stato fedele nel poco, cioè sei stato fedele in
affari di poca importanza (comunque non era una cosa da poco
l’amministrazione di cinque o due talenti) relativamente alla ricompensa: ti
darò autorità su molto, cioè ti porrò su molti affari, per indicare una
ricompensa trascendente e celeste; l’aggiunta del padrone: prendi parte alla
gioia del tuo padrone (Mt 25,21.23), significa la partecipazione al
banchetto celeste (Mt 25,10). Il servo attivo sarà premiato con una
partecipazione al governo del regno di Cristo sopra la terra (cfr Mt 19,28;
24,47). Lo stesso elogio e la stessa ricompensa, fatte probabilmente le
debite proporzioni (non appaiono qui, ma in Lc 19,13ss), vengono fatte ai
due servi operosi.

Questi sono i servi prudenti e fedeli, ai quali si applicano bene queste
parole di Paolo: Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel
giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della
luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre. Non
dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobrii (1Ts
5,4-6).

Di questa stessa stoffa è anche la sposa dei Proverbi: Si procura lana e
lino e li lavora volentieri con le mani. Stende la sua mano alla conocchia e
mena il fuso con le dita. Apre le sue mani al misero, stende la mano al
povero (Prv 31,13.19.20). Sempre occupata e, quando pare che non ci sia
nulla da fare, provvede da sé a trovarsi gli impegni. Vivere con lei rende
felici marito e figli: Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i
giorni della sua vita (Prv 31,12). Avrà ricompensa in questo mondo: Datele
del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della
città (Prv 31,31), ma è soprattutto il premio di Dio che è quello che conta:
Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da
lodare (Prv 31,30).

Impegniamoci seriamente per avere anche noi la stessa lode e la stessa
ricompensa. La fedeltà nelle piccole cose della vita quotidiana non mancherà
di meritarci l’amore misericordioso di Dio.

b. Situazione e sorte diversa per il terzo servo, il quale, invece di
scusarsi per la sua infingardaggine, accusa il padrone, che pure l’aveva
beneficato con un gesto di fiducia, di essere intrattabile ed esoso:
Signore, so che sei un uomo duro, affermando così che il Padrone divino
richiede dai suoi servi un apporto personale: mieti dove non hai seminato e
raccogli dove non hai sparso (Mt 25,24); trova una scusa per coprire la sua
indolenza: per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; e ritiene
di restare sciolto da ogni responsabilità personale con la semplice consegna
della somma ricevuta: ecco qui il tuo (Mt 25,25). E’ ovvio che il padrone
smascheri il vero movente della condotta del suo servo: Servo malvagio e
infingardo; anche se fosse vero quanto il servo dice: sapevi che mieto dove
non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso (Mt 25,26), ciò non giustifica
la sua condotta; se gli riusciva faticoso mettere a frutto il danaro,
avrebbe almeno dovuto portarlo ai banchieri e lasciare che esso maturasse
gli interessi: avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così,
ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse (Mt 25,27); per questo
mancato apporto personale egli viene punito: Toglietegli dunque il talento,
e datelo a chi ha i dieci talenti… E il servo fannullone gettatelo fuori
nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti (Mt 25,28.30).

Questo servo non è stato vigilante e non è stato fedele, è tra quelli che si
sono lasciati ingannare dall’attesa: E quando si dirà:“Pace e sicurezza”,
allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta;
e nessuno scamperà (1Ts 5,3).

Il suo talento viene dato al servo attivo. Così il servitore fedele di
Cristo riceve maggiore autorità e responsabilità nel governo del regno. Il
padrone giustifica questo passaggio di talento con l’affermazione: a
chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto
anche quello che ha (Mt 25,29), parole che possono riferirsi a un aspetto
dell’economia divina nelle anime: Dio moltiplica le sue grazie a coloro che
le apprezzano e sfruttano; le ritira invece da quelli che se ne mostrano
indegni. Sforziamoci di essere degni dei doni di Dio.

Pensiero eucaristico. La celebrazione eucaristica costituisce la sintesi
massima dei talenti datici da Dio, trafficando i quali porteremo molto
frutto. Chi si unisce a Cristo nella Parola e nell’Eucaristia, ha in sé il
massimo principio operativo. Preghiamo la nostra Madre celeste e S.
Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di ottenerci di portare molto
frutto per la vita eterna.

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