III DOMENICA DI AVVENTO (anno B)

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III DOMENICA DI AVVENTO (anno B)

Messaggio  Andrea il Mar Dic 09, 2008 5:49 pm



Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 334.1706621
francescospaduzzi@virgilio.it
www.bastamare.it <http://www.bastamare.it/> MSN:francescoenricos@hotmail.it


Omelia per la III DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Letture bibliche: Is 61, 1-2. 10-11; Lc 1, 46-50.53-54; 1 Ts 5, 16-24; Gv 1,
6-8. 19-28

Introduzione e Atto penitenziale. Per essere graditi a Dio dobbiamo essere
poveri e umili, cioè riconoscerci peccatori e bisognosi di aiuto. Perciò
iniziamo la celebrazione chiedendo perdono dei nostri peccati.




Sintesi dell’omelia. La colletta prega: O Dio, Padre degli umili e dei
poveri, che chiami tutti gli uomini a condividere la pace e la gloria del
tuo regno, mostraci la tua benevolenza e donaci un cuore puro e generoso,
per preparare la via al Salvatore che viene. Egli è Dio... La prima lettura
è un annuncio del messia e della sua missione redentrice e degli effetti
meravigliosi di tale opera; il Vangelo ci mostra che il Messia è Gesù e
Giovanni è il suo precursore; la seconda lettura ci invita a prepararci alla
seconda venuta di Cristo con una vita cristiana più intensa.

Omelia. I – La colletta inizia con l’invocazione: O Dio, Padre degli umili e
dei poveri, …

Dio è padre di tutti gli uomini, ma sempre nell’AT e nel NT ha mostrato
un’attenzione speciale e cura particolare per le categorie più deboli, che
erano e sono gli orfani, le vedove, i senza fissa dimora e gli stranieri, i
poveri di ogni specie (cfr Is 10,1-2; 58,6-7). All’amore e aiuto concreto
per questi bisognosi Dio lega la salvezza temporale del popolo ebreo nell’AT
e la salvezza eterna nel NT (Mt 25,31-45). Lo stesso Messia è inviato, sì, a
tutti, ma in particolare ai carenti del necessario: a fasciare le piaghe dei
cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei
prigionieri, a promulgare l'anno di misericordia del Signore (Is 61,1-2).

Davanti a Dio siamo tutti veramente poveri… Sentiamoci poveri peccatori per
avvertire l’attenzione particolare di Dio per noi.

II -… e continua: che chiami tutti gli uomini a condividere la pace e la
gloria del tuo regno,…

a. Dio effettivamente vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino
alla conoscenza della verità (1Tm 2,4). La prova di questa sua vera volontà
di salvezza (“giustizia” nel linguaggio paolino) è la morte di Cristo per
tutti (Rm 8,32; 2Cor 5,14-15; 1Tm 2,6). Il Messia è mandato per tutti gli
uomini, come si vede dalla predicazione di Giovanni, che non esclude nessuno
dalla conversione e dal battesimo, e di Gesù, che accoglie tutti quelli che
si vogliono convertire, ma in particolare viene per i malati dell’anima, e
anche del corpo (Is 61,1-2).

b. La salvezza è entrare nel Regno di Dio, che è un regno di gioia e di
pace, come si vede dalle realtà che lo caratterizzano e dal messaggio
esplicito: mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri (Is 61,1).
Sono fonte di gioia per noi il lieto annunzio che Dio ci offre per mezzo del
suo Messia e i miracoli di misericordia corporale e spirituale che egli
esercita con noi; e noi vi dobbiamo rispondere mettendo in pratica – in
realtà senza molta fatica e molto volentieri - l’ordine di Paolo: State
sempre lieti (1Ts 5,16). Così ognuno di noi potrà esclamare col profeta: Io
gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio (Is 61,10);
il motivo di questa grande gioia è la certezza di essere amati da Dio come
uno sposo ama la sposa (Is 61,2) e di sentire questo amore bruciante per
noi, almeno in alcuni momenti del nostro cammino spirituale.

La salvezza ci offerta se entriamo nel Regno di Dio, che è anche apportatore
di gioia. Se pensiamo a quanto Dio ci ha dato e ci dà e soprattutto ci
promette, abbiamo tantissimi motivi per stare nella gioia. Rileggiamo
l’Esortazione di Paolo VI sulla gioia Gaudete in Domino (15.5.1975).

segue

_______________________________________________________________

2a parte

III - e supplica: mostraci la tua benevolenza…

Questo amore di Dio per l’umanità è un amore di benevolenza, che è proprio
di colui che ama per primo: In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad
amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima
di espiazione per i nostri peccati (1Gv 4,10), e senza aspettare risposta.
Dio non ha bisogno di noi in niente e per niente, ma vuole la nostra
risposta di amore perché essa arricchisce noi: Carissimi, se Dio ci ha
amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri (1Gv 4,11), come segno
del nostro amore per lui. Non lo rendiamo più felice col nostro amore e non
lo facciamo meno felice col nostro rifiuto, ma la nostra risposta di amore
diventa benedizione e ricchezza spirituale per noi. Dio ci mostra la sua
benevolenza arricchendoci sempre più.

Amiamo Dio e il prossimo: Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo (1Gv
4,19). La nostra grande ricompensa è Dio stesso: se ci amiamo gli uni gli
altri, Dio rimane in noi (1Gv 4,12).

IV – e chiede ancora: e donaci un cuore puro e generoso…

Il cuore puro e generoso, che chiediamo, è quello che consente a Dio di
renderci belli ai suoi occhi, dandoci la salvezza: mi ha rivestito delle
vesti di salvezza, e la giustizia: mi ha avvolto con il manto della
giustizia, cioè che ci rende giusti, e che nel linguaggio paolino indica la
volontà salvifica di Dio, che attua il suo piano di salvezza con l’umanità.
Salvezza e giustizia, che rendono le singole anime così belle al cospetto di
Dio da farle rassomigliare agli sposi, che si sono ricoperti dei loro
oggetti preziosi e hanno indossato i vestiti più belli per l’occasione unica
della loro vita: come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che
si adorna di gioielli (Is 61,2).

Concretamente ci incamminiamo sulla via della salvezza, evitando il peccato:
Astenetevi da ogni specie di male; il peccato porta allo spegnimento dello
Spirito, cioè all’esclusione dello Spirito Santo dalla nostra vita, se così
bisogna intendere l’espressione: Non spegnete lo Spirito (1Ts 5,19), che si
potrebbe anche intendere nel senso di non spegnere le manifestazioni
carismatiche dello Spirito nei fedeli, come si vede dalle espressioni
seguenti: non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è
buono (1Ts 5,20-21). Ma la caratteristica fondamentale della vita cristiana
consiste nell’esecuzione dell’ordine perentorio di Paolo: pregate
incessantemente, in ogni cosa rendete grazie (1Ts 5,17-18), perché nella
preghiera si realizza un incontro a tu per tu con Dio.

Questo cammino di santificazione è formato da tappe e può raggiungere la
perfezione solo con la grazia di Dio: Il Dio della pace vi santifichi fino
alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si
conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo (1Ts
5,23). Dio è fedele e onnipotente e farà di noi dei santi, nonostante le
nostre debolezze: Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo! (1Ts
5,24). Perciò esclamiamo: Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima
esulta nel mio Dio (Is 61,10).

La nostra santificazione: questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù
verso di voi (1Ts 5,16). Chiediamo con insistenza il dono di convertirci,
che è il primo passo verso la perfezione, che Dio vuole da noi e in vista
della quale ci dà tutte le grazie di cui abbisogniamo.

V – e conclude: per preparare la via al Salvatore che viene.

La nostra santificazione ci prepara all’incontro con Gesù che viene. Già
nell’AT la venuta del Messia era prevista accompagnata da grandi frutti di
santità: Poiché come la terra produce la vegetazione e come un giardino fa
germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la
lode davanti a tutti i popoli (Is 61,11). A questo doveva mirare l’opera del
precursore del Messia: Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il
giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri
verso i figli e il cuore dei figli verso i padri (Mal 3, 23-24). Giovanni il
precursore è Elia redivivo, come preannuncia anche l’Angelo Gabriele a
Zaccaria, riprendendo la Parola di Malachia: egli sarà grande davanti al
Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo
fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro
Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre
i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e
preparare al Signore un popolo ben disposto (Lc 1,15-17) e riconoscerà Gesù:
io vi dico che Elia è gia venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno
voluto, come sta scritto di lui (Mc 9,12).

Giovanni appariva così grande, che alcuni lo ritennero il Messia, ma Egli
confessò e non negò, e confessò: “Io non sono il Cristo”. Dà questa risposta
agli inviati da Gerusalemme: i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti
e leviti a interrogarlo. Alle insistenti richieste: Chi sei? Perché possiamo
dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?
Giovanni dichiara di essere il precursore del Messia, che gli prepara la
strada: Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del
Signore, come disse il profeta Isaia, e che il suo è un battesimo di acqua:
Io battezzo con acqua (Gv 1,26) per la conversione (Mt 3,11), per spingere,
al pentimento dei peccati, mentre in mezzo a loro c’ è già una persona
straordinaria: in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene
dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo,
e il quale darà un battesimo immensamente superiore: vi battezzerà in
Spirito santo e fuoco (Mt 3,11). Perché Gesù può dire di sé quello che
preannuncia di lui Isaia: Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il
Signore mi ha consacrato con l'unzione (Is 61,1).

Giovanni, oltre a essere il precursore del Messia, ne è anche il testimone,
come ci ricorda l’Evangelista: questa è la testimonianza di Giovanni (Gv
1,19). Oltre al Padre, alla Scrittura, alle opere e parole di Gesù, non c’è
altro testimone al di fuori del precursore (Gv 5,33ss). Di lui aveva detto
poco prima: Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli
venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti
credessero per mezzo di lui (Gv 1,6-7) cioè egli conduce alla fede nel Verbo
Incarnato. La luce è Gesù: Egli non era la luce, ma doveva render
testimonianza alla luce (Gv 1,Cool.

Pensiero eucaristico. Accettiamo la testimonianza di Giovanni, che ci viene
riproposta nella Messa. Essa ci orienta a Gesù vero Dio e vero uomo, che
dobbiamo accogliere come nostro Salvatore. E lo riceviamo come nostro cibo e
bevanda nell’Eucaristia, fonte della nostra vita e della nostra gioia.
Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi
Patroni, che ci ottengano la grazia della conversione profonda e definitiva
e di incamminarci con passo spedito e deciso verso la perfezione.

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